Artisti dell’Ottocento: temi e riscoperte – La collezione Gemito

Scritto da  Giovedì, 04 Dicembre 2014 

Artisticamente parlando, l’Ottocento fu senza dubbio un secolo di rottura, in nome dell’autenticità e del realismo gli artisti si slegarono dall’arte tradizionale e accademica, nel tentativo di innovare e rinnovare il linguaggio figurativo, sia per quanto riguarda i temi trattati che per quanto concerne la tecnica.

Fu il secolo del realismo di Courbet, del proletariato rurale di Millet, dello scandaloso Manet e soprattutto della rivoluzione impressionista, la Francia divenne quindi il principale centro culturale, qui nacquero i nuovi linguaggi ed il gusto estetico dell’epoca. Il ruolo dell’Italia, fino ad un secolo prima fucina di creatività artistica, sembra quasi marginale, in realtà l’ambiente artistico seppe adeguarsi ai cambiamenti mostrandosi al passo con i tempi e desideroso di sganciarsi da quella tradizione che ormai sembrava pesare eccessivamente. La mostra Artisti dell’Ottocento: temi e riscoperte vuole proprio fare luce sull’arte italiana della seconda metà del XIX secolo, scavallando anche nel Novecento, con un focus sulla collezione Gemito. Curata da Cinzia Virno, a partire dal 7 Novembre 2014 è ospitata nella sale della Galleria d’Arte Moderna a Roma e sarà visibile fino al 14 Giugno 2015, mentre La collezione Gemito, sarà presente nelle sale all’ultimo piano della Galleria fino al 1 Marzo 2014.

Due eleganti signore ci guardano, l’una si copre il volto col ventaglio in un gesto di vergogna e pudore, l’altra tiene lo sguardo fermo verso di noi, quasi ad invitarci ad entrare nel quadro. Accanto a lei un bambino elegantemente abbigliato, e con cane al guinzaglio, ci dà le spalle, rapito dal panorama che si apre davanti ai suoi occhi, una veduta familiare a tutti i romani, quella del Pincio. L’inconfondibile profilo della Cupola di San Pietro svetta sulla Roma di inizio ‘900, una luce aranciata, che ci suggerisce l’ora del tramonto, avvolge i personaggi e filtra attraverso le fronde degli alberi creando dei giochi di luci ed ombre cari agli impressionisti; non per niente, l’olio su tela Passeggiata al Pincio (1910) fu realizzato dal francese Georges Paul Leroux, in quegli anni in Italia grazie al Prix de Rome. Il dipinto colpisce all’instante il visitatore che entra nella prima sala dell’esposizione, non solo grazie al grande formato, ma anche per il tema trattato, una scena di vita quotidiana di inizio Novecento, e per la tecnica utilizzata, sicuramente debitrice delle ricerche impressioniste, ma che sembra rispondere ad una maggiore compostezza.
La sala è dedicata alle correnti artistiche che in quegli anni animano il panorama romano, come il simbolismo, esemplificato da un notevole dipinto realizzato da Giulio Aristide Santorio, Le vergini savie e le vergini stolte, dove delle leggiadre fanciulle dai lunghi capelli, si dirigono a passo leggero verso un edificio di chiara ispirazione medievale, e che perciò ci suggerisce la vicinanza dell’artista anche alla corrente artistica dei Preraffaelliti; da soffermarsi sui particolari della decorazione architettonica, in primis le colonnine tortili con decorazione cosmatesca ai lati del portone, preziosi, eleganti e stupefacenti per la loro precisione.
Santorio, artista di spicco nel panorama pittorico ottocentesco, è rappresentato in mostra anche da Veduta di Ninfa, che ci introduce nell’altro ramo pittorico molto in voga nella Roma dell’epoca, ossia la pittura di paesaggio; numerose sono le opere che ritraggono luoghi realmente esistenti nelle vicinanze della città, studiati nella loro realtà e nei cieli luminosi che li sovrastano, in questo vicinissimi alla pittura paesaggistica francese che prende vita dagli artisti di Barbizon. Cattura l’atmosfera poetica e quasi fiabesca del dipinto di Enrico Coleman Speculum Dianae, una veduta del Lago di Nemi, dove i colori rosati del tramonto si accendono ed uno spicchio di luna, definito da un tocco veloce di bianco puro, si specchia sulle acque del lago.

Il percorso espositivo è pensato in funzione delle grandi tematiche che interessarono la pittura ottocentesca italiana, ci troviamo quindi di fronte alla sezione dedicata ai ritratti, genere pittorico sempre di gran moda, ma che nell’Ottocento si troverà a confrontarsi con la grande innovazione della fotografia. I ritratti perdono perciò ogni volontà idealizzante o eccessivamente celebrativa, e cercano di rispondere ad un criterio di verosimiglianza fisiognomica e psicologica; notevole in tal senso l’Autoriritratto di Antonio Mancini, che si rappresenta con pennelli e tavolozza, fiero del suo mestiere, come si intuisce chiaramente dallo sguardo e dal sorriso che accenna; le pennellate materiche e vibranti donano all’effigiato una vitalità sorprendente.

Proseguendo, l’esposizione indaga le tendenze artistiche dell’Italia del Nord e quelle del meridione. Le prime sono sicuramente tendenti verso il naturalismo, come ben si vede nel dipinto del veneto Guglielmo Ciardi, Canale della Giudecca, dove una Venezia malinconica, avvolta dal grigio del cielo che si rispecchia nelle acque e che sembra coinvolgere gli stessi edifici, ricorda i dipinti impressionisti, oltre che per la tecnica pittorica soprattutto per l’attenzione riservata alle nuvole e alla luce che le attraversa. Brillante nei colori è invece il dipinto di Angelo Morbelli, In giardino; un verde luminoso è il protagonista assoluto, la vista sembra aprirsi su delle colline e l’occhio dello spettatore è invitato ad entrare nello spazio pittorico grazie all’espediente del sentiero posto obliquamente che si sviluppa in profondità; sul lato sinistro tre boccioli di rosa rossa danno un’ennesima nota di brillantezza al dipinto, realizzato con una tecnica che ricorda il puntinismo francese.

Nonostante l’Ottocento sia un secolo di innovazione e di rivoluzione, l’esposizione ci mostra come il passato, e soprattutto l’antico, non si dimenticano, ma si rielaborano in chiave moderna. I pittori sono, infatti, soprattutto attratti dalle tematiche mitologiche, dalle rovine e dai grandi avvenimenti storici passati. Pompei e le rovine di Roma sono fra i soggetti maggiormente trattati.
L’ultima sezione tematica tratta della vita quotidiana, delle scene che riguardano il popolo e le sue credenze, come ne L’indovina, dipinto di Adriano Ferraresi, che ci ripropone un tema caro alla pittura caravaggesca, ma rivisitato in chiave moderna, con due giovani fanciulle dai volti speranzosi, in attesa che la veggente gli predica uno splendente futuro.
L’esposizione è chiusa dalle sale dedicate a Vincenzo Gemito, uno degli artisti italiani ottocenteschi più importanti, con una serie di opere scultoree e grafiche appartenenti alla collezione della Galleria. L’artista napoletano cercò di dare voce ai personaggi della sua città, come i giovani pescatori, ma ritrasse anche celebri personaggi, in mostra Busto di Giuseppe Verdi, fino ad arrivare all’ultimo periodo della sua carriera, in cui vittima di una malattia mentale, sosteneva di parlare con i grandi personaggi del passato ai quali dedicò diverse creazioni, primo fra tutti Alessandro Magno. Le opere in mostra ispirate all’illustre condottiero macedone dimostrano come Gemito affiancasse ad una spiccata componente realista un linguaggio derivato dallo stile antico; la sua arte risulta energica e materica, pulsante di vita e sicuramente frutto di una personalità notevole.

L’esposizione della Galleria d’Arte Moderna di Roma, pur non essendo eccessivamente grande per spazi utilizzati ed opere esposte, ha il pregio di fare una panoramica su un’arte troppo spesso sconosciuta e considerata secondaria, illustrandoci artisti che altrimenti rimarrebbero ignoti al grande pubblico e dimostrandoci come l’Italia di fine Ottocento non mancava di spirito innovativo, pur mantenendo quel gusto e quell’eleganza estetica che da sempre contraddistinguono il nostro Paese.

Informazioni
Artisti dell’Ottocento: temi e riscoperte – La collezione Gemito
Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale - Via Francesco Crispi 24
Dal 7 Novembre 2014 al 14 Giugno 2015 (Artisti dell’Ottocento)
Dal 7 Novembre 2014 al 1° Marzo 2015 (La collezione Gemito)
Da martedì a domenica ore 10.00 - 18.30
Biglietti: Intero € 7,50; Ridotto € 6,50 (Biglietto unico comprensivo di ingresso alla Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale e alla Mostra)
Info: 060608
www.galleriaartemodernaroma.it


Grazie a Gabriella Gnetti, Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Articolo di Roberta Di Pietro

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