ArteFiera, nuovo volto più italiano e selettivo – Padiglioni fieristici (Bologna)

Scritto da  Mercoledì, 20 Febbraio 2019 

L’era Menegoi porta il focus sull’Italia e ancor più sul territorio regionale con l’obiettivo di una panoramica dall’inizio del secolo scorso ad oggi e maggior selettività. Ai galleristi l’indicazione di esporre da tre a sei artisti al massimo privilegiando percorsi tematici. Una sessione dedicata alla fotografia e grande attenzione ai nuovi mezzi di espressione. L’ambizione è di un polo italiano non generalista che attragga gli stranieri e si focalizzi sul Novecento.

 

Nuova edizione e nuova veste per ArteFiera, dopo la discussa gestione di Angela Vettese, con Simone Menegoi incaricato per il triennio. Il cambio di passo di questo veronese, 48 anni, si è già fatta sentire: la selezione delle gallerie è stata più stretta con la raccomandazione di esporre dai tre ai sei artisti al massimo per chi ha avuto lo spazio più grande, promuovendo esposizioni tematiche come circa un terzo delle 141 gallerie hanno scelto di fare, quali ad esempio la galleria di Pietrasanta Flora Bigai che ha proposto una personale di Tom Wasselmann o Spirale arte di Milano che ha presentato a diverso titolo le opere di Giosetta Fioroni. Anche la Galleria di Roma Campaiola, che come quelle della capitale ha in genere una proposta più classica, ha scelto una personale di Mario Schifano, di altro profilo. La napoletana Tiziana Caro, che è tornata a Bologna proprio per questa scelta curatoriale del nuovo direttore, ha presentato l’artista bolognese Sissi, sulla quarantina, che all’interno dello stand ha declinato il tema dell’interiorità, con un’installazione del naufrago, una sorta di scheletro ricomposto, una carrellata di ossa, che dimostrano la sua finezza nel disegno, cervelli, quasi ornamenti decorativi, con intrecci a guisa di cornice che lei stessa realizza e una foto di una performance. De Bonis di Reggio Emilia ha diviso il proprio spazio tra Mario Tozzi e Renato Guttuso. Oltre le novità della curatela quelle organizzative e tecniche con l’esperimento della digitalizzazione del catalogo e delle vip card, un’offerta culturale nuova grazie alla firma di accordi di collaborazione con fondazioni e altre realtà cittadine, compresa l’area ristorazione rivisitata e numerosi accordi con altre istituzioni. Dal 1^ al 4 febbraio – il 31 gennaio il vernissage ad inviti – i padiglioni di BolognaFiere hanno ospitato la vetrina più longeva delle fiere di arte moderna e contemporanea d’Italia organizzata in una main section con 128 presenze che spaziava tra moderno ed arte post bellica, fino al contemporaneo di ricerca e una sezione fotografica, “Fotografia e immagini in movimento” con 18 realtà, di cui 5 gallerie erano presenti in entrambe le aree ed è stata rinnovata aprendola anche al video.
La direzione artistica è stata affidata a Fantom, la piattaforma curatoriale nata tra Milano e New York nel 2000 e rappresentata da Selva Barni, Ilaria Speri, Massimo Torrigiani e Francesco Zanot. Una rivoluzione realizzata in appena quattro mesi e mezzo che torna a concentrarsi sull’Italia con l’ambizione di attrarre galleristi stranieri.
Da segnalare i cinque progetti che sono la firma del nuovo direttore a cominciare da quello curato da Davide Ferri, “Solo figura e sfondo”: per la prima nel padiglione 26 le opere dalle collezioni istituzionali, private e pubbliche di Bologna e dell’Emilia-Romagna. Il curatore è partito dai libri, soprattutto quelli legati alla Pianura Padana e non dall’arte per poi farli dialogare. Il secondo progetto, “Oplà. Performing activities” di Silvia Fanti, un programma di performance nei diversi luoghi. In collaborazione con la Fondazione Golinelli, il terzo progetto dedicato al ruolo formativo dell’arte per i ragazzi; mentre il quarto è stato invece un programma di dialoghi e conversazioni affidato alla rivista Flash Art. Infine, il quinto progetto quello che ha accolto i visitatori, “Hic et nunc”, una sala creata dall’artista Flavio Favelli. L’edizione 2019 ha assegnato sei premi. Da segnalare inoltre l’esplosione di eventi Art City, con un centinaio di eventi che hanno animato la città fino al 3 febbraio, coordinati da Lorenzo Balbi, direttore del Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Sabato 2 febbraio, infine, la notte bianca dell’arte con musei, palazzi storici e gallerie aperte fino a mezzanotte.
La sezione fotografica ha visto Monica De Cardenas con l’assaggio dell’artista tedesco Thomas Struth, classe 1954, uno tra i più quotati fotografi della scena contemporanea (con pezzi fino a 150mila euro). La Galleria Continua ha esposto Leandro Erlich (foto e installazioni fino a 300mila euro); Ornaghi&Prestinari; Arcangelo Sassolino; Loris Cecchini e Hiroshi Sugimoto. Al centro il rapporto tra uomo e natura nella serie I pilastri della terra di Andreco, classe 1978 e Virginia Zanetti, classe 1981 esposti da Traffic di Bergamo.
Poco presente la scultura fatta salva la Galleria Contini di Venezia, con sede anche a Cortina, che ha proposto Manolo Valdès e Igor Mitorai.
La fotografia è stato un elemento di continuità con le edizioni precedenti in quest’ultima rafforzata e riorganizzata in termini di allestimento. Tra le tante proposte “La città radiosa” di Massimo Vitali che vive e lavora a Lucca e la sua Marsiglia, esposto da Mazzoleni (Londra e Torino). La sua scelta sono le grandi dimensioni che in generale sono state la scelta di questa edizione dove lo sguardo si posa su gruppi di persone nel cui orizzonte e paesaggio la dimensione architettonica è molto presente. In effetti la Cité radieuse di Le Corbusier a Marsiglia, con la sua idea di città verticale, ha determinato non solo un contenitore ma un contenuto, un modo di vivere la città. Altro progetto singolare quello esposto dalla Galleria Guidi & Schoen di Genova che oltre al raffinato Andrea Chiesi, con le sue foto di interni, sospesi tra l’archeologia industriale e spazi vuoti che sanno di passato e di quinte teatrali, propone Giacomo Costa, fiorentino, con i suoi time scape, opere che paiono fotografie statiche ma in effetti sono immagini realizzate con moltissimi frame che si muovono molto lentamente e si modificano come la realtà, per poi ricominciare e tornare al punto di partenza in una sorta di annullamento del divenire.
La Galleria dello Scudo era presente con un dipinto del 1988 di Emilio Vedova e un Afro del 1953. La Repetto Gallery di Londra proponeva due grandi artisti italiani, Osvaldo Licini e Fausto Melotti. Mazzoleni, con sede a Londra e Torino, presente in entrambe le sezioni ha una selezione di opere di notevole valore fino a 900mila euro. Tega di Milano ha portato in scena sei artisti: Turcato, Dorazio, Festa, Perilli, Christo e Botero. Il Novecento ‘classico’ per così dire è stato meno presente, come già nelle ultime edizioni, e lo abbiamo ritroviato in alcune storiche gallerie come la Galleria Tornabuoni di Firenze che ritaglia il proprio spazio tra Alighiero Boetti e Dorazio; Farsetti di Prato (con sede anche a Cortina) che ha ospitato Ottone Rosai, Giorgio De Chirico e Piero Calzolari; o Conceptual di Milano che ha scelto Robert Rauschenberg e la serie Bike e Sand del 1974-’75, opere realizzate con una tecnica che l’artista scoprì mentre lavorava la fotografia. Notò che le garze per pulire le lastre di pietra mantenevano tracce della carta di giornale e con un solvente speciale cominciò a trasferirne le immagini su seta, cotone e chiffon. La Galleria Guastalla di Milano ha accennato al progetto di esposizione probabilmente entro l’anno del gruppo F4, lanciato lo scorso autunno a Grandart a Milano. Interessante, tra le tante, la proposta della galleria MLZ Art Dep di Trieste con lo sloveno, non ancora quarantenne, Aleksander Velišček, con la serie “Gulliver” dal romanzo di Burgess, che si concentra sul tema del ritratto, inteso come testa più che come volto, con un approfondimento delle dinamiche del pensiero legate alla contemporaneità e al risvolto sociale lavorando profondamente su alcuni personaggi chiave come il linguista Chomsky o Foucault, ma anche Marcel Duchamp in quando giocatore di scacchi, o ancora i ‘ritratti’ di Pier Paolo Pasolini e Marina Abramovic nei quali vede la comunanza dell’autolesionismo.


BolognaFiere
Piazza della Costituzione
ArteFiera
1-4 febbraio 2019

Grazie all’Ufficio stampa Gregory Picco

Articolo scritto da Ilaria Guidantoni

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