Aldo Mondino, il fascino dell’altrove

Scritto da  Domenica, 21 Settembre 2014 

Aldo Mondino, il fascino dell’altrove

Dandismo e leggerezza nella pittura di questo artista, girovago dove l’altrove è una suggestione intensa ma anche ‘confusa’ nella suggestione della lontananza

 Ho incontrato la pittura di Aldo Mondino, artista nato a Torino nel 1938 e morto nel 2005, nella Galleria d’arte Giovanni Bonelli a Pietrasanta, colpita dai suoi Dervisci su sfondo rosso e da alcune immagini che, pur essendo facilmente riconoscibili come simboli – e al limite stereotipi - di culture mediterranee altre da noi, mantengono nelle sue tele una forte personalità. Sono sempre più convinta che l’originalità non sia stupire con effetti speciali, dar vita a qualcosa di non ancora visto perché per definizione rappresenta un’evoluzione. Di stranezze fatte a tutti costi per creare novità ne abbiamo esempi in tutti i campi, come non citare le scarpe dai tacchi così alti che le modelle traballano, con effetti goffi e rischiosi, tanto per citare – senza nomi – un caso finito su tutti i giornali.

Rileggere in modo personalizzato la classicità è un esercizio di grande interesse ed è così che nella sua arte i simboli che individuano alcune civiltà, i tappeti per l’Oriente, tori e toreri per la Spagna, i Dervisci per la Turchia, i venditori ambulanti del nord Africa, come turbanti e uomini che esercitano la propria resistenza su carboni ardenti, sono trasferiti in un quadro di modernità e fuori dall’elemento del folclore, per venire distillati in note raffinate. In fondo è questo che fa della pittura un’arte. Una recente mostra, conclusasi lo scorso febbraio, organizzata dalla collaborazione della Galleria Giovanni Bonelli con la Galleria Giuseppe Pero – in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino – completata dal catalogo “Milano Venezia Calcutta”, ben illustra il viaggio di venticinque anni in giro per il mondo dove il termine Oriente, non individua né una connotazione strettamente geografica, né un altrove generico ed esotico che attinge all’Orientalismo dell’Ottocento – formato dallo sguardo del colonialismo – quanto una categoria mentale che disegna una civiltà nella quale la spiritualità occupa una centralità smarrita nell’Occidente. Questa dimensione secondo Aldo Mondino trova la massima espressione nella preghiera che trova nell’arte concettuale l’espressione più consona. Le cosiddette ‘solite’ figure non annoiano se è insolito il modo di ritrarle come la serie de’ “i tappeti stesi”, oli su eraclite, le sue grandi tele dei Dervisci e ancora gli Ebrei di Lublino.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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