Ai Weiwei Libero – Palazzo Strozzi (Firenze)

Scritto da  Lunedì, 24 Ottobre 2016 

Dal 23 settembre 2016 al 22 gennaio 2017 a Palazzo Strozzi a Firenze la personale del dissidente cinese Ai Weiwei che dà il titolo alla mostra aggiungendo Libero: 10 sale con installazioni e opere di grande varietà per l’uso dei materiali e delle tecniche che evidenziano il rapporto stretto e dialettico dell’artista con l’arte della tradizione e la voglia di sperimentazione moderna, così come l’amore contrastato per il suo paese, il recupero e la difesa della storia che si intreccia all’attività politica di protesta. Una felice ambiguità dal punto di vista artistico che si sposa perfettamente nella cornice di un Palazzo storico che riecheggia in due delle sue opere in mostra che accoglie un artista contemporaneo.

La mostra curata da Arturo Galansino, Direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, promossa e organizzata dalla stessa Fondazione, è sostenuta dal Comune di Firenze, Camera di Commercio della città, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana; con la collaborazione della Galleria Continua di San Gimignano – Main sponsor Banca CR Firenze Intesa San Paolo.

All’esterno la sobria struttura di Palazzo Strozzi ci accoglie con le pareti decorate con gommoni rossi e superato lo shock si entra in un mondo più cupo: un’installazione nel cortile, una barca con lamiere. Al primo piano la mostra si apre con una grande installazione che è al contempo un labirinto e un arco di trionfo e si può pensare che il noto dissidente abbai scelto di proposito quest’ambiguità. “Stacked” è formata da 950 biciclette assemblate che rappresentano un mezzo di trasporto che fa parte integrante dell’identità cinese. L’installazione, presentata per la prima volta nel 2003 con il titolo “Forever” e poi con allestimenti successivi animati da diverse declinazioni, rimanda alla nota ruota di Duchamp del 1913. L’opera evidenzia il problema del trasporto e l’impatto ambientale molto sentito in Cina ma la marca della bici, la più diffusa nel paese, nata negli anni Quaranta del Novecento, quando era l’unica evidenzia anche il simbolo di libertà perché a quei tempi avere una bicicletta significava disporre di libertà di movimento.
Nella seconda sala “Snake bag” e “Rebar and Case”: alle 14.28 del 12 maggio 2008 Sichuan fu colpita da un terremoto che fece 70mila vittima Weiwei vi si recò per fare delle indagini e denunciare le responsabilità del Governo che intendeva insabbiare l’accaduto. Ne nascono alcune opere come il serpente realizzato con 360 zaini dei bambini vittime e dei contenitori in legno pregiato hauli a guida di bare.
La terza sala “Wood” nasce dal ritorno in patria dagli Usa nl 1993 quando l’artista matura un interesse per l’antiquariato e l’arte tradizionale cinese dove il legno è protagonista. Quest’attenzione diventa anche una denuncia contro l’abbattimento di vecchie costruzioni come templi importanti per far parte a nuove costruzioni volute dal Governo, Nasce così un’arte di assemblamento originale a partire da “pezzi” tradizionali. La sala ha una decorazione murale che evoca l’immagine di gioielli giganti nei quali sono però “nascosti” anche strumenti di carcerazioni come catene, sbarre e chiavi che rimandano ad elementi tragici della biografia dell’artista.
L’allusione è agli 81 giorni di prigionia 41 dei quali passati senza poter dare alcuna notizia alla propria famiglia, periodo nel quale Weiwei fu sorvegliato a vista.


La quarta sala è intitolata “Renaissance” e racconta la rilettura del periodo rinascimentale ispirato ai disegni realizzati da Leonardo per illustrare il De divina proportione di Luca Pacioli del 1427. Nella stessa sala quattro disegni con i mattoncini del Lego dedicati a dissidenti noti del Rinascimento: Dante, Galileo, Girolamo Savonarola e Filippo Strozzi che fu bandito dalla città di Firenze per vent’anni dai Medici e al suo rientro edificò Palazzo Strozzi appunto, sede della mostra. Seguono sei sale con una successione che non è corrispondente nell’ordine al mio percorso perché ognuno fa il proprio cammino che in quest’esposizione tra l’altro non è vincolante.
Siamo ora alla quinta tappa con “Objects”, reinterpretazione di oggetti di tortura in chiave preziosa e in qualche modo ironica, dalle manette alle stampelle perché nella sua piccola cella di isolamento lo spazio era così piccolo che non poteva mettere biancheria pulita. Ottenne però dalle guardie 6 stampelle in plastica per appendere la propria biancheria che lavava ogni giorno.
Eccoci alla sesta tappa con “Jingdezhem” per il recupero della tradizione che dialoga con la modernità spericolata, le inversioni di senso, leit motiv dell’artista dove il decoro funge a mio parere da ammiccamento alla denuncia, da inversione di senso appunto che rafforza l’emozionalità e il messaggio, stimolando l’attenzione.
Così accade alla settima fermata “Vases” dove antichi vasi che sono anche urbe vengono tinti r rivestiti di colori madreperlacei quasi con un tono di sfida; le antiche porcellane diventano oggetti di design. Alle spalle quattro disegni in Leo raccontano la discussa performance del 1995 dove ruppe un urna appartenente alla dinastia Han (206-220 d.C.).
Ottava sosta con “Studi of perspective” del 1995: una serie di scatti fotografici ambientati a piazza Tienanmen a Pechino con una raccolta di 40 foto con il braccio sinistro e il dito medio alzato di fronte a monumenti di fama mondiale come la Casa Bianca, il Colosseo o la Tour Eiffel. Il gesto provocatore è un invito a non abbassare mai la vigilanza e a non rinunciare alla nostra capacità di giudizio su quello che è considerato un valore ufficialmente. Nello stesso ambiente “Blossom and grass”, installazioni suggestive, rispettivamente ciuffi di erba in ghisa e un raffinato tappeto di fiori in porcellana bianca. Nel 1996 da parte del Governo si aprì una parentesi di apertura alla libertà di espressione, come una fioritura, tosto richiusa.
Eccoci alla penultima fermata con “Mythologies” e il recupero del mondo fantastico dell’antica Cina tra seta e bambù che danno forma a creature del classico dei monti e dei mari, certamente un po’ lontano dalla nostra sensibilità.


La decima e ultima sala è “Shanghai” dove nel 2008 Weiwei viene invitato a costruire un proprio studio ma, a causa della sua attività politica, al momento dell’inaugurazione viene contestata l’opera per questioni di permessi non chiesti e irregolarità presunte. L’artista invita tutti a partecipare all’ultimazione e contemporaneamente alla distruzione dell’opera fatto che gli procura gli arresti domiciliari. Le persone durante la manifestazione mangiano dei granchi che in cinese si chiamano he xie che vuol dire armonia e la parola diventa uno slogan contro la censure. Nella mostra l’artista ha accatastato 1.500 granchi in porcellana. Nel 2011 poi lo studio viene raso al suolo senza preavviso.
Un bel percorso, ricco ma non faticoso, allestimento elegante e raffinato come il suo artista e un ottimo lavoro di presentazione e narrazione dell’esposizione nei pannelli illustrativi.


Ai Weiwei - Palazzo Strozzi (Firenze)
Piazza Strozzi – Firenze
23 settembre 2016 - 22 gennaio 2017

Orari
Tutti i giorni 10.00-20.00 – giovedì fino alle 23.00
Dalle 9.00 solo su prenotazione.
BIGLIETTI
Intero € 12,00
Ridotto e gruppi € 9,50 e € 4,00
Costo prevendita a biglietto (escluso scuole) € 1,00
Maggiori informazioni
Per prenotazioni gruppi contattare:
Sigma CSC
Dal lunedì al venerdì
9.00-13.00 / 14.00-18.00
Telefono: +39 055 2469600
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Ufficio StampaAntonella Fiori
Fondazione Palazzo Strozzi: Lavinia Rinaldi

Articolo di Ilaria Guidantoni

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