30 novembre 2016 – 7 maggio 2017

Mostra importante e ormai rara per composizione, traguardo di un progetto triennale che ha portato a Roma 95 opere da 80 provenienze diverse con una selezione rigorosa delle opere di Artemisia Gentileschi, valorizzata non solo come donna emancipata, vittima e talentuosa, ma espressione in dialogo con il proprio tempo, attraverso le tappe delle sue residenze italiane e londinese, le corti, gli intellettuali ed artisti del suo tempo.

Al Macro il restauro di Goldfinger/Miss, una Venere ritrovata tra arte Pop e citazioni dal Rinascimento ad opera della fondazione Paola Droghetti. Al centro la riconsiderazione di Mario Cèroli e dell'arte a Roma negli anni Sessanta con l'impegno di una Fondazione dedicata al Mecenatismo e alla divulgazione.

Il volo di aquilone continua idealmente sulla città e questa volta sorvola l’area dell’ex Mattatoio a Testaccio, che man mano negli anni si è arricchita di nuovi spazi espositivi partendo dai due padiglioni all’ingresso denominati Macro Future, attivi dal 2003. Già da qualche anno l’area è valorizzata anche dalla presenza della sede della Facoltà di Architettura di Roma Tre e dell’Accademia di Belle Arti; e ancora dai due spazi espositivi La Pelanda e Factory.

Time is Out of Joint - GNAM, (Roma)

Scritto da Domenica, 20 Novembre 2016

11.10.2016 — 15.04.2018

Nuovo allestimento nuova vivibilità per l’arte contemporanea nella Capitale

Riallestimento con più spazio alla vivibilità. Lo spazio museale diventa un luogo da vivere, dinamico dove il passato incontra il presente con opere antiche e moderne che dialogano con quelle contemporanee, per assonanza, suggestione, affinità nei temi, e spazi prima solo funzionali sono stati riallestiti come scenografie e una scelta di “lunga durata”.

Il 26 ottobre ha aperto al pubblico la mostra che lo stesso Direttore del Palazzo Reale di Milano, Domenico Piraina, ha definito centrale per il progetto espositivo della stagione in corso: Pietro Paolo Rubens e la Nascita del Barocco.
Come sottolineato dallo stesso Piraina durante la conferenza stampa, l’esposizione è il risultato di un intenso lavoro di ricerca durato tre anni, a opera di un comitato scientifico prestigioso e direttamente coinvolto nell’installazione della mostra, che ha avuto il suo battesimo del fuoco con l’esposizione dell’Adorazione dei Pastori a Palazzo Marino lo scorso dicembre.
Se la fruizione di un solo dipinto di Rubens ha affascinato e folgorato i milanesi, la mostra appena inaugurata promette di fare altrettanto e inoltre di portare a conoscenza del grande pubblico le opere e la figura di questo pittore fiammingo, sì, ma con uno stretto rapporto con l’Italia.

Dal 23 settembre 2016 al 22 gennaio 2017 a Palazzo Strozzi a Firenze la personale del dissidente cinese Ai Weiwei che dà il titolo alla mostra aggiungendo Libero: 10 sale con installazioni e opere di grande varietà per l’uso dei materiali e delle tecniche che evidenziano il rapporto stretto e dialettico dell’artista con l’arte della tradizione e la voglia di sperimentazione moderna, così come l’amore contrastato per il suo paese, il recupero e la difesa della storia che si intreccia all’attività politica di protesta. Una felice ambiguità dal punto di vista artistico che si sposa perfettamente nella cornice di un Palazzo storico che riecheggia in due delle sue opere in mostra che accoglie un artista contemporaneo.

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