16 febbraio - 5 marzo 2017

Titolo azzeccato per una mostra che molti attendevano e che ha fatto accorrere una grossa folla di milanesi alle 18 del 16 febbraio 2017 ai Bagni Misteriosi di via Carlo Botta 18. Il nome accattivante del luogo si riferisce alla scomparsa piscina Botta, riaperta dopo decenni di abbandono all’interno del grosso complesso che comprende il Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo. Le opere esposte, che resteranno a disposizione degli appassionati e dei curiosi fino al 5 marzo 2017, sono tutte inedite e la loro vendita intende contribuire alla riqualificazione della Palazzina dei Bagni Misteriosi. Qui a dicembre era stata creata sull’acqua una pista di pattinaggio sul ghiaccio e ora gli spogliatoi della piscina, d’inverno non agibile ma illuminata a festa, sono stati trasformati in un’area per l’esposizione di opere d’’arte: e Jean Blanchaert con generosità ne ha messe a disposizione 790, tutte incantevoli.

Una piazza contemporanea e un cenacolo del pensiero libero per costruire un’utopia possibile: spazio di studio, lettura, condivisione ma anche promozione e diffusione delle scienze sociali con iniziative didattiche e performative nel cuore di Milano con l’idea di reinterpretare in modo innovativo la conoscenza.

Lo stilista spagnolo che fa volare con le scarpe

Una passione per l’armonia dei piedi, per il teatro, per l’architettura, la curiosità per la natura e, in una parola, la passione per il bello. Un trionfo di ricchezza senza l’eccesso della ridondanza, la voglia di stupire e del lusso a tutti i costi. Una virtuosità non leziosa che racconta una dimensione di vita multiculturale, ricca di suggestioni diverse.

Edizione numero 41 con la direzione di Angela Vettese con molte novità, lo sguardo concentrato soprattutto sull’Italia dove Milano, il nord e le Regioni Emilia-Romagna e Toscana fanno la parte del leone – assente il sud – con un focus sul contemporaneo in senso stretto e la fotografia al centro delle nuove frontiere dell’arte.

Come ogni artista “maledetto” Jean-Michel Basquiat, scomparso nel 1988 a soli 27 anni, è riuscito nell’arco brevissimo di pochi anni a costruire una leggenda attorno alla sua figura e alla sua arte. Il Mudec diventa un nastro discreto che lascia fuoriuscire limpida l’energia lacerata di questo insolito talento. Allestimento discreto e molto curato nell’accompagnamento didascalico.

Un corto metraggio documentario su Palermo simbolo della Sicilia e del Mediterraneo come chiasmo di popoli, di incontri e rivalità. Girato senza enfasi come una narrazione poetica attraverso l’ascolto di varie voci, il film diventa un inno alla città e alla sua specularità tunisina nel segno delle corrispondenze mediterranee. Un messaggio di dialogo attraverso una rilettura delicata della storia incrociata tra i due paesi.

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