Dal 2 dicembre 2014 al 3 maggio 2015
MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo - Galleria 5
A cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi

Artisticamente parlando, l’Ottocento fu senza dubbio un secolo di rottura, in nome dell’autenticità e del realismo gli artisti si slegarono dall’arte tradizionale e accademica, nel tentativo di innovare e rinnovare il linguaggio figurativo, sia per quanto riguarda i temi trattati che per quanto concerne la tecnica.

Il fascino del vizio, del diverso, dell’ebbrezza e della gioia sfrenata è espresso nei dipinti esposti nella mostra “I bassifondi del Barocco. La Roma del vizio e della miseria”, ospitata nella cornice affascinante di Villa Medici – Accademia di Francia a Roma, fino al 18 Gennaio 2015, e curata da Francesca Cappelletti e Annick Lemoine, frutto della collaborazione tra l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, dove verrà presentata dal 24 febbraio al 24 maggio 2015. Una Roma barocca lontana dalle fastose commissioni papali, dagli affreschi spettacolari o dalle opere ardite di Bernini: è l’altro lato della città, abitato dalla miseria, ma anche da artisti che cercano nei vicoli la perdizione, il vizio e il divertimento.

Due esperienze rivoluzionarie per la Francia e per l’Italia, dove l’assolutizzazione di un elemento, colore, luce, linea, nel loro minimalismo stravolgono il concetto di arte e non solo di rappresentazione. Il blu e l’oro diventano un trait-d’union tra i due artisti compresenti nella Ville Lumière.

Giovanni Segantini (1858-1899), uno dei più grandi pittori europei di fine Ottocento, è la metafora di una situazione esistenziale di confine tra le eredità e le tradizioni della grande pianura e quelle più segrete e meno conosciute della macro-regione alpina, in una mostra che raccoglie per la prima volta a Milano oltre 120 opere da importanti musei e collezioni europee e statunitensi.

La scuola spesso ci insegna che il grande Rinascimento fu un movimento culturale italiano e che la nostra penisola diede i natali alle sue più grandi personalità, dimenticando così che fu in realtà un sentire culturale che investì tutta l’Europa e che ogni Stato arricchì il linguaggio rinascimentale con elementi derivanti della propria tradizione artistica, che dialogarono e si confrontarono con quelli propri dell’arte italiana.

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