Per la prima volta a Firenze le opere della Collezione Kunila, tra le più grandi raccolte private di pittura moderna dell’Europa nordorientale: la pittura estone ancora poco conosciuta al Museo del Novecento. Al centro della raccolta il paesaggio e il connubio quasi mistico con la luce, con una forte sperimentazione cromatica. Un’arte che vuole offrire soprattutto piacere nell’unione intima con la natura come nel caso del più grande pittore estone del Novecento, il primo modernista, Konrad Mägi al quale è dedicata una stanza.

A due anni dalla scomparsa di un cantautore simbolo di Napoli e della sua lingua diventata cult, cantore delle atmosfere mediterranee e dei mali del sud ma sempre a testa alta. Due ore di testimonianze in una docu-fiction non celebrativa ma partecipata da tanti artisti, con molte immagini e video di grande vivacità per la regia di Giorgio Verdelli e con il contributo di Claudio Amendola. Appena una velatura malinconica nello spirito del cantautore e insieme tanta gioia di vivere.

Lo sguardo di un gruppo di artisti inglesi sulla realtà contemporanea, il senso della fluidità e dell’incertezza al centro della riflessione. Eppure in questa foresta urbana, mutuata anche dalla fantascienza, dove non ci sono più certezza, si apre una porta sul nuovo che è speranza e non groviglio che è semplicemente gorgo. Come se gli artisti avessero la speranza, la coscienza e la responsabilità di poter trovare la chiave per un mondo rigenerato.

Il primo modernista brasiliano a livello internazionale, figlio di immigrati italiani, che non dimentica nei suoi murales la lezione rinascimentale, con una vocazione per i soggetti sociali, testimone delle condizioni dei lavoratori brasiliani soprattutto rurali. Interessante il tratto nel disegno.

Il 21 e 22 gennaio 76 scatti del “fotografo delle dive” tratti dall’Archivio della Fondazione 3M negli spazi di Superstudio Più di Milano, il gusto cinematografico di un ritrattista d’eccezione che ha saputo usare la luce in modo “espressionistico”

L’ultimo dei futuri, l’aeropittore ma soprattutto l’uomo che cerca con il segno grafico. Guido Strazza è in mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, da martedì 7 febbraio a domenica 26 marzo 2017. Vitale nonostante gli anni, schivo, sempre alla ricerca ha reinterpretato il futurismo e lo spirito nell’avanguardia come ricerca permanente, facendo correre su binari paralleli e correlati disegno, pittura e grafica senza mettere l’uno al servizio degli altri. Tanti i rapporti personali e gli scambi con gli artisti che non gli hanno impedito di cercare in ogni situazione la propria via anche al riparo dalle tendenze del mercato come dimostra l’inattualità temporale del suo futurismo.

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