In questo spettacolo, come in “The Governor”, Andrey Moguchy svela la propria caratteristica di impatto visuale e scenografico di grande suggestione, dove l’energia e la forza si sposano con il sogno e una sorprendente eleganza fantasiosa. In primo piano la coralità dell’interpretazione - tutti gli attori sono convincenti e di altissimo livello - e una regia avvolgente rispetto allo spettatore. Il teatro di parola diventa un gioco di incantamento, quasi di prestigio, con momenti giocosi.

Martedì, 25 Dicembre 2018 21:21

Puz/zle - Casa Baltica (San Pietroburgo)

Coreografia raffinata, con un bel lavoro sui corpi e decisamente originale nell’interazione di questi ultimi con la scenografia, composta da attrezzi di scena mobili e versatili. Un lavoro appassionato sul tema dell’integrazione, non solo sotto il profilo sociale ma anche del teatro come luogo d’elezione per il chiasmo delle culture, delle arti e delle attività artigianali artistiche. Grande ricchezza e complessità, impegnativo per la quantità degli elementi inseriti, che ricordano anche nei tanti finali successivi la struttura del pensiero di cultura araba che a volte rischia di appesantire la fruibilità dell’opera e di perdere incisività. Mirabile il lavoro di dialogo tra musica e movimento sia di danza sia di azione.

Spettacolo grandioso, possente, che si appoggia su una grande coralità sostenuta dall’interpretazione convincente degli attori ma soprattutto sulla scenografia, imponente anche se non particolarmente innovativa né raffinata. Interessante l’uso dell’elemento video. Il grottesco militaresco è riproposto senza novità seppur con grande energia. Bella la composizione scenica e dell’azione nonché dei testi per cui il tema della Prima Guerra Mondiale diventa universale, una presa di posizione contro tutte le guerre che disfano e inquinano anche i rapporti personali. Ironico in alcuni punti l’uso della musica.

Il Premio Europa per il Teatro è giunto alla 17° edizione e conferma la sua volontà di dialogo tra i popoli, di ponte tra i Paesi dell’Europa in un momento nel quale l’attualità del confine torna prepotentemente alla ribalta come dimostrano i temi trattati negli incontri, che hanno ruotato intorno a libertà, responsabilità del dialogo e diritti della diversità ma, soprattutto, l’auspicio alla pace. Dopo l’edizione romana legata alla ricorrenza della firma del Trattato di Roma, è la seconda volta per San Pietroburgo, nel 315° anno dalla sua fondazione, che ribadisce la volontà internazionale di essere porta d’Europa, affermando pienamente il teatro russo sulla scena europea alla quale lo legano affinità di storia e struttura.

TOP