"Bellezza è verità, verità bellezza, questo solo sulla Terra sapete, ed è quanto basta”. Cita John Keats il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, pronto ad introdurre le novità della stagione 2016-2017. “Un verso che mi pare si adatti bene al Teatro, che è il luogo della verità e insieme della bellezza, dell’invenzione, della poesia”. Si rivolge subito alle istituzioni presenti sul palco, esortando il Sindaco Virginia Raggi e l’Assessore alla Cultura della Regione Lidia Ravera a marcare l’attenzione in una visione pubblica del Teatro di Roma, una realtà artistica che intende proseguire il suo percorso di rinascita culturale di Roma.

STANZE è un progetto ideato e realizzato da Alberica Archinto e Rossella Tansini con la collaborazione di Teatro Alkaest, grafica e web di Jaya Cozzani, per sviluppare una diffusione del teatro verso situazioni di massima vicinanza tra chi recita e chi assiste. Al suo quinto anno, Stanze, esperienze di teatro d’appartamento finora svoltasi solo in case private e talvolta in alcune case-museo, ora cambia ed esplora altri spazi per realizzare nuovi incontri. Oltre alla qualità abitativa, questa volta i ‘luoghi non teatrali’ si arricchiscono, come accade con la proposta del 2 maggio che vede il progetto di Anagor alla Casa della Memoria: una appassionata indagine su un complesso ambito della poesia pasoliniana, ovvero L’italiano è ladro. Testo poco noto di Pier Paolo Pasolini che ha avuto un lungo periodo di gestazione fra il 1947 e la seconda metà degli anni Cinquanta, è un poema scritto in diverse lingue o meglio dialetti, dalla forte connotazione politica, testimone significativo sia del clima culturale degli anni ‘50 che si apriva alla rappresentazione delle classi popolari, sia del particolare contesto dell’opera di Pasolini.

Anagoor
L’italiano è ladro
di Pier Paolo Pasolini
una transizione imperfetta
con Luca Altavilla, Marco Menegoni
commento critico Lisa Gasparotto
regia Simone Derai
prima assoluta

La Casa della Memoria, situata ai piedi del celebre Bosco Verticale in uno degli edifici più rappresentativi della zona di Porta Nuova, è stata restaurata e adibita a spazio pubblico lo scorso 25 aprile: l’edificio, progettato dallo studio Baukuh e vincitore di un concorso internazionale di architettura, è interamente rivestito di mattoni che compongono quadri rappresentativi della storia di Milano del dopoguerra. Il quartiere del fashion e della Milano che ripopola quartieri come questo, noto come ‘L’Isola’, è situato nei pressi della stazione Garibaldi e nella Casa della Memoria vi ha sede un gruppo di associazioni che dedicano la loro attività a mantenere viva la memoria delle vittime di tutte le violenze di cui Milano è stata a sua volta vittima: dalle persecuzioni razziali naziste e fasciste, alle stragi politiche degli anni ’70. Un fulcro per le attività culturali di ricerca e formazione sui temi legati alla storia più recente e spesso dolorosa della città. Ecco perché si è così fortemente voluto mettere in scena qui la prima.

La compagnia Anagoor che oggi presenta Pasolini nasce nel 2000 a Castelfranco Veneto su iniziativa di Simone Derai e Paola Dallan ai quali si aggiungeranno successivamente molti altri, creando un progetto di collettività. Danno voce ai versi di Pasolini Luca Altavilla e Marco Menegoni mentre a Lisa Gasparotto, ricercatrice in Scienze Linguistiche e Letterarie presso le Università di Udine e di Milano-Bicocca, è affidato, oltre a un’intensa lettura poetica, anche un importante intervento critico col racconto dell’evoluzione del laboratorio pasoliniano. La regia è curata da Simone Derai. I tre giovani e dall’aspetto forse poco pasoliniano, ovvero belli e puliti, ottengono invece un effetto direi catartico leggendo e interpretando molto intensamente e con perfetta dizione anche nei dialetti il senso desolante, urlato o sussurrato della poetica pasoliniana.

“Così ho aperto le imposte… ma cos’è il mondo? Il mio demone” scriveva nei ‘Ragazzi di vita’ del ’55 e nel diario, perché di un diario si tratta, ‘L’italiano è ladro’ che serve al ‘Canzoniere popolare’ come esperimento per dimostrare quella che Pasolini chiamava ‘pratica regressiva’ ovvero un modo per usare il dialetto e far sì che il borghese trasferisse alla classe più povera e inespressa un linguaggio di narrazione in versi per raccontare il conflitto tra i proletari e i borghesi, cioè il conflitto di classe. Tutto il testo infatti è in terzine e in novenario, come i cori delle madri o i discorsi tra il figlio del padrone e il figlio del contadino, che ritroviamo in altri eccelsi poeti come Dante e Pascoli. Impariamo che il patrimonio lessicale con multilinguismo che include vari dialetti ed epoche storiche, comprese bestemmie spesso censurate ma importanti per via del valore ideologico, come polemica sociale che considera una intera classe sociale capace di bestemmia come si faceva tra figli e madri nei loro dialetti che però, proprio grazie a Pasolini, qui usano invece un linguaggio dei padri, con miscela di stili e mescolanza di versi e lingue. E’ il “meraviglioso fallimento che porta al romanzo…”.

Il pubblico che ha affollato la piccola aula a disposizione ha applaudito molto a lungo, totalmente affascinato da questo esperimento che ci ha tenuti a poche decine di centimetri dai giovani monologhisti, straordinari e struggenti nel testo scelto, quasi mai sentito prima e davvero potente.

lunedì 2 maggio 2016 – ore 20.00
presso Casa della Memoria
via Confalonieri, 14 - Milano
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www.lestanze.eu 331 4129098

Siete venuti qui per fare del teatro, ma ora dovete dirci: a che cosa serve? Bertolt Brecht, Discorso agli attori-operai danesi sull’arte dell’osservazione

Articolo di Daniela Cohen

L'incontro del pluripremiato attore Giuseppe Battiston con Pierpaolo Pasolini, un viaggio di ritorno alla terra di temporali e primule, anche autobiografico, pensato per restituire la bellezza del grande laboratorio di poesia in lingua friulana di Pasolini e il suo spessore emozionale nella nostra memoria collettiva. Un mondo che lo spettacolo intende ricreare, attraverso una selezione di poesie, delineando una struttura drammaturgica che vuol essere soprattutto un contrappunto più leggero al grande dolore che queste poesie veicolano. Non un recital, ma uno spazio per le tante voci che popolano il mondo di Pasolini, in particolare la concretezza della gioventù, con i suoi desideri, la sua tenacia: il tentativo di dare vita al sogno di quelle voci, di quelle presenze.

Sabato, 23 Aprile 2016 13:21

Calderón - Teatro Argentina (Roma)

Un testo possente, quello in scena dal 20 aprile all’8 maggio al Teatro Argentina. Federico Tiezzi firma la regia del "Calderón", tragedia in versi scritta da Pier Paolo Pasolini nel 1967 e pubblicata nel 1973, una produzione Teatro di Roma e Fondazione Teatro della Toscana. Sandro Lombardi conferma la sua capacità di affabulazione, quasi un burattinaio che tiene insieme gli attori, la trama, l’intreccio tra sogno e realtà, simbolicamente, e non solo personaggio padre e figlio ad un tempo, oltre che narratore. Un testo densissimo, fino agli ultimi istanti, un concentrato della poetica di Pasolini e una summa del teatro che la regia esalta anche nella scelta della scena unica che racchiude idealmente temi e secoli che attraversano il dramma.

Mercoledì, 02 Marzo 2016 20:31

Porcile - Teatro Vascello (Roma)

Dal 16 al 28 febbraio al Teatro Vascello la compagnia di Valerio Binasco ha portato in scena lo spettacolo "Porcile" di Pier Paolo Pasolini. Un testo complesso e oscuro, dal forte valore simbolico, interpretato da un gruppo di attori che offrono una performance apprezzabile, sotto la guida attenta del regista.

Un testo sul percorso giornalistico dell’autore, su Pasolini giornalista e sul giornalismo investigativo in Italia, ricco di spunti e di angolature per nulla scontate.

Un testo impegnativo, frutto di un lavoro certosino con un metodo di grande scrupolosità: lavoro giornalistico ed investigativo al contempo oltre che un affresco dell’Italia irrisolta dei processi e dei poteri occulti. Un libro di valore per ricomporre il contesto culturale, sociale e politico, ma anche economico, degli anni Settanta inquadrando la figura del poeta in un contesto e una prospettiva complessa.

Introduzione di Alessandro Cannavò

A quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini il caso è stato dichiarato irrisolto e archiviato definitivamente ma mai come oggi è vivo, il personaggio, l’uomo Pasolini e tutto il mondo che lo ha circondato così come le domande che investono la società italiana, il suo mondo intellettuale, il giornalismo d’inchiesta e la giustizia. Un testo su Pasolini e su Oriana Fallaci che raccoglie postumo la sua indagine, una controinchiesta sulla morte di un amico prima di tutto. E’ un testo a suo modo frammentario che consente di aprire la via a quella che per me spero una via di indagine su un buco nero dell’Italia contemporanea che può svelare molte più cose di quante si possano immaginare ad uno sguardo superficiale; proprio perché il caso fu archiviato frettolosamente e in modo un po’ spiccio da “sua Altezza” come ironicamente la definisce la fallaci, la polizia, prima che la magistratura.

Il Teatro Officina è un luogo della periferia nord milanese che da decenni ha rappresentato il mondo ‘degli altri’, rinnovandosi di generazione in generazione. E stasera si ha uno splendido colpo d’occhio nel vedere sul palco un gruppo di adolescenti, alcuni perfino minorenni, dalle facce pulite, quattro ragazze e quattro ragazzi a presentare un laboratorio che si è tenuto lo scorso anno e che li aveva già molto coinvolti. Ne hanno tratto uno spettacolo intitolato "La profezia alle spalle - A Pier Paolo Pasolini, a 40 anni dalla morte", un dialogo a distanza su pagine di PPP scelte da giovani nati nel 2000. Ad aiutarli la regia di Daniela Airoldi Bianchi e il presidente e direttore artistico del Teatro Officina Massimo de Vita che a un certo punto sale sul palcoscenico coi ragazzi per alcuni interventi. I nomi degli otto giovanissimi attori-interpreti restano segreti.

Mercoledì, 18 Novembre 2015 21:11

Ragazzi di vita - Teatro Franco Parenti (Milano)

Fabrizio Gifuni torna al Teatro Franco Parenti leggendo e interpretando con la sua consueta intensità "Ragazzi di Vita". Dopo il successo dell'anno scorso con 'Na specie de cadavere lunghissimo e dopo il grande seguito di Siamo tutti in pericolo, un nuovo appuntamento al Franco Parenti di Milano con Pasolini, per non dimenticare il grande genio che ci ha lasciati da 40 lunghissimi anni.

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