Sabato, 18 Gennaio 2020 13:59

Non si sa come - Pacta Salone (Milano)

Dall’11 al 26 gennaio PACTA . dei Teatri presenta nel suo teatro di Milano la prima milanese di “Non si sa come”, ultima opera teatrale compiuta di Luigi Pirandello. In scena Matteo Bonanni, Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi ed Annig Raimondi. La regia profonda di Paolo Bignamini indaga tra le pieghe del testo che ruota attorno ai temi della responsabilità individuale delle proprie azioni e della necessità della menzogna, ammessa, stabilita e accettata da tutti per nascondere, alla propria coscienza e alla società, quei delitti “innocenti” accaduti appunto “non si sa come”. Testo quanto mai attuale, che offre innumerevoli spunti.

Creatrice di forme, Camille Claudel lavora con le mani e con il cuore, esprimendo una forza che la reclusione nell’ospedale psichiatrico di Ville-Evrard, all’età di quarantotto anni, fa emergere con una potenza distruttrice e alienante. Sì, perché la decisione di non creare più è tanto forte, per chi ha nella testa e nel cuore “del genio”, quanto quella di creare: forse di più. All’Accademia Colarossi incontra Auguste Rodin, che le chiede di entrare nel suo atelier. È l’inizio di una travagliata storia d’amore, forse la parte più nota della sua esistenza. Perché Camille non crea solo forme, dà le sue forme alle sculture di Rodin e dietro al volto femminile dello splendido e sensuale Baiser, eccola comparire… Ma lo stile di Camille non è quello del maestro. Dal 1883 in avanti espone le sue opere a Parigi e il suo nome comincia a circolare. Scolpisce L’Âge mûr, incarnazione della sua sofferenza, quando il sentimento per Rodin inizia a trasformarsi in odio, odio infinito, insopportabile, folle. «Delirio di persecuzione basato principalmente su false interpretazioni e false immaginazioni», la sua cartella clinica. Muore sola.

Non è facile ricostruire il rapporto tra Elisabetta I e Maria Stuarda; non è facile suggerire agli spettatori quel groviglio psicanalitico, intriso di invidie e livori sotterranei, che vissero le due regine, “parenti serpenti”d'oltremanica. Tutte cose non facili, che per essere portate a compimento necessitavano di una buona drammaturgia, una buona regia e brave attrici. Per fortuna, nello specifico, l'operazione era nelle mani di Paolo Bignamini, Alberto Oliva, Maria Eugenia D'Aquino e Annig Raimondi: fior di professionisti, che hanno mantenuto tutte le promesse e anche di più.

Dall’8 al 25 maggio. Uno spettacolo che affonda le radici in un passato lontano per attraversare le epoche, dal 1500 ad oggi, insieme a due grandi regine, Maria Stuarda ed Elisabetta I, rivali anche dopo la morte. Un modo originale, ricco di tensione drammatica e sottile ironia, per rivivere il rapporto tra queste due figure, mescolando con intelligenza storia e fantasia.

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