“In nome del padre” è uno spettacolo di e con Mario Perrotta sulla figura odierna del padre, andato in scena dal 17 al 22 dicembre al Teatro Studio Melato di Milano. Il testo, interamente scritto e diretto da Perrotta, nasce da un confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati ed è il primo di una trilogia sulla famiglia. Perrotta porta in scena tre uomini che vivono con difficoltà il loro ruolo di padri, incapaci di comunicare con i loro figli e di leggere le relazioni familiari.

Dal 17 al 22 aprile, al Teatro Studio Melato, Mario Perrotta ha messo in scena la sua “Odissea”: i versi di Omero, il dialetto leccese e un’epica che si fa sofferta esperienza personale, accompagnata dalle musiche originali di Mario Arcari e Maurizio Pellizzari. Un racconto narrato da un punto di vista inconsueto, quello di Telemaco, figlio dell’eroe che racconta la sua versione dei fatti.

Una serata unica non solo per la data, un’occasione nella quale il teatro dimostra tutta la sua vivacità dove l’attore diventa protagonista assoluto, superando il testo, peraltro credibile. Sono la voce più che la lingua, l’espressione più che il gesto, l’emozione più che il movimento a dominare la scena, unica, fissa, tono su tono con una luce centrale che scende e sale di intensità. Poderosa l’interpretazione del solista con un testo difficile, una sorta di lingua inventata, che balbetta e torna sillabando per una prova inedita di integrazioni tra le genti diverse che appartengono ad una patria: nome vuoto per chi è milite ignoto, ovvero straniero a se stesso. Prospettiva inedita, non solo perché narra storie e non la storia, ma per l’angolatura. Un sottobosco di emozioni filtrate attraverso il corpo che con il suo dolore diventa protagonista, che guida quel che resta della mente straniata dall’orrore della guerra.

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