Kaput Mundi

TEATRO DELL’ANGELO
Dal 30/10/2012 al 18/11/2012
Break Art di Emilia Campanile e Valeria Ventrella
e Titania Produzioni
presentano

Kaput Mundi
Un progetto teatrale
Di Angelo Longoni
Con: Riccardo Francia, Lorenzo De Angelis, Valerio Morigi, Edoardo Persia
Aiuto regia: Eleonora Ivone

 

Sarà in scena al Teatro dell’Angelo dal 30 ottobre all’18 novembre lo spettacolo KAPUT MUNDI, un progetto teatrale di Angelo Longoni. Uno spettacolo composto da due atti unici: “Angeli” e “Bravi Ragazzi”; Il primo è una novità assoluta per l’autore e regista, mentre il secondo torna in scena a Roma dopo essere stato uno degli spettacoli di maggior successo degli ultimi anni. Protagonisti sono Riccardo Francia, Lorenzo De Angelis, Valerio Morigi, Edoardo Persia.
Kaput Mundi è un progetto teatrale dedicato a Roma in particolare e a tutte le metropoli italiane in generale, ai giovani che in esse abitano, al disagio che generano, alla difficoltà d’integrazione e all’impossibilità di vivere serenamente la gioventù.
L'espressione latina caput mundi, riferita alla città di Roma, significa capitale del mondo noto, e si ricollega alla grande estensione raggiunta dall'impero romano tale da fare della città capitolina il crocevia di ogni attività politica, economica e culturale mondiale.
Il significato della parola tedesca kaputt è tristemente noto e proviene dall'ebraico koppâroth che vuol dire vittima e che si allarga a: rotto, fuori combattimento, guasto, finito, distrutto, morto.
Il titolo del progetto, costruito da queste due parole, è quindi un chiaro riferimento alla passata magnificenza di Roma, alla sua storia, alla gloria eterna dei suoi fasti e della sua grandiosità. L’abbinamento a kaputt, nell’assonanza, invece mira ironicamente al contrario: ai difetti della città, al disagio che vive la sua popolazione, alla rottura del patto civile tra i suoi cittadini, alla difficoltà di essere giovani in una città difficile nella quale integrazione e occupazione sono due ideali mai veramente attuati.
Kaput Mundi è anche un omaggio da parte di un autore e regista milanese, residente da quasi vent’anni nella capitale, alle coloriture del linguaggio, alle costruzioni verbali, al modo di provare ed esprimere i sentimenti, alle parole per manifestarli e alle situazioni sociali che caratterizzano Roma e i suoi abitanti.
Kaputt Mundi è anche una denuncia nei confronti di un paese, l’Italia, che si sta progressivamente dimenticando dei giovani e del loro futuro impedendo loro di proiettarsi al di là di un presente molto deprimente, confuso e squallido che francamente non meritano.
Kaput Mundi è costituito da due spettacoli separati da un intervallo. Lo spettacolo è propdotto da Break Art di Emilia Campanile e Valeria Ventrella (anche organizzatrici dell’evento) e Titania Produzioni.

 

ANGELI
Quattro giovani disoccupati passano le loro serate senza la possibilità di permettersi nulla che non sia una birra, una sola, da sorseggiare lentamente nel parco del loro quartiere. I loro discorsi sono caratterizzati dalla frustrazione a causa dell’impossibilità di avere rapporti umani dignitosi con i propri coetanei e soprattutto con le ragazze alle quali non hanno nulla da offrire.
L’insicurezza rispetto al loro futuro economico li ha resi insicuri e chiusi ma ciò che maggiormente li debilita è la mancanza di un’identità sociale.
Il ruolo che ogni persona ha nella società è alla base della costruzione di un’autostima fondamentale per un’adeguata integrazione con gli altri
In questo caso l’incapacità di definirsi socialmente a causa della disoccupazione ha generato nei quattro amici una perdita di valore agli occhi degli altri e, di conseguenza, un doloroso senso di inadeguatezza.
La disoccupazione prolungata li ha portati, nel tempo, a svillupare la convinzione assoluta che dal loro stato non ne verranno mai fuori… ma una notte capita un fatto, un episodio che cambia la loro esistenza. Una bravata, un gioco nato come un dispetto, un’azione insensata che ha il sapore di un’avventura in grado però di rompere la monotonia e la rassegnazione.
I quattro amici compiono un furto tanto assurdo quanto inutile: rubano un’ambulanza credendola vuota.
Ciò che troveranno all’interno però li costringe a riflessioni nuove e ad affontare la vita con un rinnovato senso di speranza nei confronti della bellezza del mondo. L’incontro con un angelo potrà essere il loro punto di ripartenza.
ANGELI è una commedia surreale e poetica, un tenero apologo sulle speranze infrante dei giovani e sulla necessità di un cambiamento in grado di innescare la loro capacità di reazione.


BRAVI RAGAZZI
Sono anni ormai che le periferie delle città italiane sono sede naturale dei campi nomadi e sono anni che la tensione tra gli abitanti dei quartieri e gli “ospiti” di etnia Rom, albanese o rumena cresce in maniera esponenziale.
Anche in questo atto unico quattro amici compiono una bravata, un’azione insensata per vendicare un torto subito che però, in questo caso, coinvolge degli innocenti.
Ciò che si vuole indagare con BRAVI RAGAZZI è la percezione, da parte degli italiani, soprattutto giovani, di un mondo straniero e diverso che si sovrappone al nostro e che succhia linfa vitale provocando l’asfissia della nostra organizzazione sociale. La percezione del nomade, apolide, senza lavoro, senza dimora, senza leggi e regole è assimilabile a quella di un parassita che trae un vantaggio a spese dell'ospite creandogli un danno biologico.
BRAVI RAGAZZI racconta di come questa percezione da parte di un gruppo di giovani residenti nella periferia romana si possa trasformare in violenza e in dramma. Il vuoto dei loro discorsi, la vacuità delle loro opinioni, l’ottusità del loro conformismo, l’assenza di modelli di riferimento sono il paradigma di una società che lentamente sta abbandonando il mondo giovanile ad un destino di solitudine e di torpore culturale.
C’è la tendenza a pensare che le vittime di questo stato di cose siano unicamente le persone che subiscono violenze e ingiustizie ma in qualche modo lo sono anche coloro che le praticano. Il vuoto che circonda esteriormente i giovani e quello che pervade le loro teste e i loro cuori colloca anch’essi tra le vittime.
Prima caratteristica di questo vuoto è sicuramente il linguaggio che si è fatto, negli anni, sempre più povero, sempre più essenziale, sempre più piatto. Ed è proprio nel linguaggio che si trovano i primi segni di una violenza che fa presto a superare il livello puramente lessicale per trasferirsi sul piano fisico generando aggressività.
Bravi Ragazzi verrà presentato in matineè in esclusiva per le scuole.

 

Durata spettacolo: due atti unici della durata di 1 ora l’uno
Video Bravi Ragazzi:

http://www.youtube.com/watch?v=vO6-Vh2eTig&feature=youtu.be
Hanno scritto di BRAVI RAGAZZI:
“Longoni esplora le sorgenti del razzismo fino a un epilogo tragico e ragionevole: osserva come nel nulla l’odio nasce e si fissa su un bersaglio. La differenza fra la bravata e il crimine sta nella genesi delle motivazioni, nello scarto fra il non essere e il voler avere”.  Marcantonio Lucidi – Left
“Angelo Longoni e forse l’unico autore – regista che potesse elaborare da noi il corrispettivo violente, teppistico e razzista del branco che dava vita a FREDDO di LARS NOREN, e lo fa con il suo Bravi Ragazzi”. Rodolfo Di Gianmarco – La Repubblica
“Una commedia tipica dello stile di Longoni: drammaturgia ridotta al minimo, attenzione alle sfumature della lingua parlata analisi di comportamenti sociali patologici. Chi sono questi bravi ragazzi? Quattro bravissimi attori: Lorenzo De Angelis, Riccardo Francia, Valerio Morigi e Eduardo Persia”. Franco Cordelli – Il Corriere Della Sera
“Va via in un’ora, in un battito di cuore, Bravi Ragazzi scritto e diretto da Angelo Longoni. I suoi personaggi interpretati dagli ottimi Lorenzo De Angelis, Riccardo Francia, Valerio Morigi ed Eduardo Persia – sono scolpiti a cera persa nel fuoco dell’azione, quasi non hanno il te”po di raccontarsi. Ma è proprio questa stilizzazione tragica che permette a Longoni di andare dritto al cuore del problema che non è solo l’ordinario razzismo e la piccola banalità del male e la distanza (fisica, mentale, linguistica) che segrega la periferia. Attilio Scarpellini – L’unità
Bravi Ragazzi ha un obiettivo preciso: quello di focalizzare e analizzare, al di là delle polemiche politiche in tema di immigrazione, il punto di vista del mondo giovanile, per comprendere se il linguaggio dei giovani e i loro codici siano adatti per capire un fenomeno sempre più complesso che rischia di sfuggire di mano”. Giuliano Malatesta – Il Messagero
“Uno spettacolo spiazzante, disarmante duro ed dal forte impatto emotivo che fa riflettere i giovani e non solo. La storia è di quelli che rimbalzano sulla cronaca dei quotidiani con inquietante frequenza. Una storia di oggi, di Roma, di giovani seduti su un muro imbrattato da cui guardano le storture della società, i vuoti della politica, i falsi miti della tv, i vicoli ciechi del futuro, a du cui prendere coraggio per trasformarsi in teppisti”. Laura Novelli – Il Giornale
“Angelo Longoni racconta i disagi della cosiddetta “Generazione X” e lo fa con temi emotivamente forti, duri, spesso spiazzanti per scuotere i giovani e farli riflettere”. Barbara Nevosi – Metro
“Un testo asciutto e affilato che evidenzia le contraddizioni di un paese in perenne contrasto, scarico di responsabilità e crescente senso di impotenza. Bella prova morale dei quattro giovani attori che danno il giusto risalto ai singoli quadri con sapiente sottolineatura della tensione drammaturgica. Un intenso atto unico suggellato dai convinti e ripetuti applausi del pubblico”. Claudio Ruggiero – Latina Oggi
“Una storia ben scritta, con personaggi ben tratteggiati e ben interpretati dai quattro giovani attori”. Marcello Isidori – Dramma.it
“Bravi Ragazzi avvince e turba il pubblico grazie ad una tensione che cresce costantemente ed esplode nel dramma finale”. Gloria Bondi – Cinelab

 

Teatro dell'Angelo Via Simone de Saint Bon n°19, Roma 06.37513571 - 06.37514258
Informazioni:
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Biglietti: Poltronissima 23 € + 2 € di prevendita – Ridotto poltronissima 18 € + 2 € di prevendita – Poltrona 20 € + 2 € di prevendita – Ridotto poltrona 16 € + 2 € di prevendita. Altre promozioni sui biglietti a questo link: http://www.teatrodellangelo.it/biglietti-abb.asp
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 - Domenica e festivi ore 17.30 (lunedì riposo)
Orario botteghino: dal lunedì al venerdì ore 10.00-13.30 / 15.00-20.00 - Sabato 10.00-13.30
PARCHEGGIO MERCATO TRIONFALE Via Tunisi Tel. 06/39754485
Parcheggio automatizzato, aperto 24 ore su 24

 

Fonte: Maya Amenduni, Ufficio stampa Compagnia

 

Favole

Teatro La Comunità
Favole di Oscar Wilde
“per cominciare a leggerle”  
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
Produzione Associazione Culturale Teatro La Comunità 1972
in collaborazione con Teatro Eliseo
Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma
con Gianluca Merolli, Ivano Picciallo, Selene Jovy Rosiello, Mario Scerbo, Federica Stefanelli, Luca Trezza
scene Carlo De Marino
e Bruno Di Venanzio, Stefania Vecchione
luci Perceval
musiche Harmonia Team    
ricerca musicale Pino Tufillaro
collaboratore alle musiche Davide Mastrogiovanni
foto Tommaso Le Pera
collaborazione ai costumi Rachele Terrinoni
datore luci Guido Pizzuti
macchinista Simone Zapelloni
macchinisti costruttori Pietro Pignotta, Guido Pizzuti
organizzazione Pino Le Pera
Regia GIANCARLO SEPE


Favole di Oscar Wilde
“per cominciare a leggerle”
uno spettacolo di Giancarlo Sepe

 

Più che narrare, si sondano i territori della favola. Gli umori che presiedono alla loro lettura. È come descrivere lo stato d’animo che porta alla necessità del racconto favolistico, la spinta a varcare quella soglia che divide l’uomo, immerso nella sua realtà quotidiana, dal realismo magico del sentimento, che pure ci attraversa nella vita di tutti i giorni e al quale non cediamo per pudore o per paura di sprofondare nell’analisi del nostro sentire.
È come una sequenza ininterrotta di immagini, di passaggi, di attori, che un po’ raccontano della loro vita e un po’ delle storie che hanno depositate nella propria memoria.
Un’iterazione di suoni come fosse una sola musica, con i relativi andante, largo, crescendo, diminuendo ecc.
A loro sono abbinati i colori, che cambiano con gli sfondi, l’alternarsi delle stagioni…
Piccoli cristalli di azioni che potrebbero essere viste dentro una casa, ma che non hanno niente di magico. La magia è il dolore del sentimento non corrisposto, dell’amore incapace di abbattere gli steccati della diversità. L’angoscia che diventa ansia e si muta in speranza. Il sacrificio che non aspetta e non vuole ricompensa. Favole: come dedizione, appartenenza, coraggio e visione tollerante e solidale della vita. Una palestra emotiva dove si attivano le sensazioni sopite e destate dalla confessione interiore, l’accorato pensiero di personaggi che, timorosi di esprimersi, grazie alla favola che irrompe e sovverte il sentimento prudente, trovano l’ardire per esercitare la loro passione.
Giancarlo Sepe

 

Associazione Culturale Teatro La Comunità 1972
via Giggi Zanazzo, 1  00153 Roma
Tel/Fax 06/5817413  e-mail 
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Fonte: Ufficio stampa Compagnia

 

Marylin Monroe Fragments

Teatro Vascello
STAGIONE TEATRALE 2012-2013
sala Giancarlo Nanni
19-20-21 ottobre
Pierfrancesco Pisani e Trento Spettacoli presentano
Mariangela D'Abbraccio
Marilyn Monroe Fragments
tratto da Marilyn Monroe Fragments. Poesie, appunti, lettere di Marilyn Monroe
prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, 2010
musica dal vivo di Raffaele Toninelli (contrabbasso)
regia Carmen Giordano
Guarda il trailer
http://youtu.be/bDQv7LYuHxQ

 

«Mi aprono … e non trovano assolutamente nulla … è uscita soltanto segatura così
sottile – come da una bambola di pezza – e la segatura si sparge sul pavimento e il tavolo».
Un incubo agghiacciante. L’incubo di Marilyn Monroe, bellissima diva di Hollywood eternamente infelice.
Questo e molti altri pensieri fluiti dal suo sé più intimo si trovano in “Marilyn Monroe Fragments”, uno spettacolo che restituisce i pensieri e le confessioni che per anni l’attrice ha custodito in alcuni taccuini rimasti avvolti nel buio per anni.
Oggi, dopo il ritrovamento, rivedono la luce e plausibilmente andranno a confondersi in quel vortice di dicerie, ricordi, racconti che per anni ha alimentato il mito di Marilyn Monroe. Oppure no. Le verità che Marilyn ha annotato sulla pagina in modo disordinato, quasi convulso, forse la riscatteranno per sempre,
mostrandola così come realmente era: sensibile, sofferente, dotata di una vena poetica insospettabile.
«Oh Dio come vorrei essere morta/assolutamente inesistente/scomparsa da qui/da ogni posto», scrive negli anni cinquanta. Il decennio della svolta per lei, del successo a Hollywood e della fama internazionale. La sua vita sembra una favola: gira “Quando la moglie è in vacanza”, film indimenticabile che farà di lei un’icona sexy, sposa il famoso giocatore di baseball Joe Di Maggio, frequenta il jet set statunitense, compresa la famiglia Kennedy. Eppure i fantasmi del passato sono ancora concreti come blocchi di pietra sul suo petto, tanto che lei sente il bisogno di trasferirli nella pagina, come a volerli intrappolare per sempre nell’inchiostro: lo stupro subito a dieci anni per cui è stata brutalmente picchiata dalla zia, i giorni in orfanotrofio, l’uccisione del suo cagnolino Tippi, il tradimento del primo marito.
In “Marilyn Monroe Fragments” seguiamo passo, passo la vita pubblica e interiore della star di Hollywood, stupendoci di volta in volta dell’ossimoro che, insieme, le due dimensioni creano. Marilyn scrive e scrive, qualcuno a distanza di 50 anni leggerà. Si addentrerà in un mondo intimo fatto di confidenze lasciate alla carta, di lettere e vecchie fotografie e, abbandonato ogni comprensibile atteggiamento voyeuristico, si lascerà commuovere dalla dolcezza e dalla fragilità di una donna, di cui il mondo dorato di Hollywood ha sempre voluto vedere soltanto la disarmante bellezza.
http://www.mariangeladabbraccio.it/home.html

 

Biglietteria Teatro Vascello stagione Prosa
Intero € 20,00 - Ridotto € 15,00
Orari spettacoli: dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18
 
ABBONAMENTI
Abbonamento fisso (*): 8 spettacoli € 80,00
Abbonamento libero: 5 spettacoli a scelta € 60,00


(*)
Fratto_X - Rezza/Mastrella
Wordstar(S) - Pagliai/Gassman
‘Na specie de cadavere lunghissimo - Fabrizio Gifuni
La belle joyeuse - Anna Bonaiuto
La vita cronica - Odin Teatret
Clôture de l'amour - Lazzareschi/Della Rosa
Donna numero 4 tell the food, tell the life - Eleonora Danco
How long is now - Giorgio Colangeli

 

SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO
UNO SPAZIO DI LIBERTA’ DOVE L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTA’
Come raggiungerci
: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma tel 06 5800108; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma tel 06 5803217
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

 

Fonte: Ufficio stampa Teatro Vascello


Circus Klezmer

Le vie dei Festival 2012
XIX edizione
Roma -  16 ottobre // 20 novembre

 

Torna l’appuntamento con Le vie dei festival, diretto da Natalia Di Iorio - momento d’incontro, luogo di visioni privilegiate per gli spettatori più attenti che vogliono confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. “Festival dei festival”,  che da sempre presenta spettacoli e compagnie scelte tra le migliori delle manifestazioni dell’estate, Le vie dei festival,  realizzato dall’Associazione Cadmo con il sostegno di Roma Capitale -  Assessorato alle Politiche Culturali  e Centro Storico, e da quest’anno con il contributo della Regione Lazio  - Assessorato alla Cultura Arte e Sport e del MIBAC, ha sempre espresso la sua vocazione internazionale. Qui si sono incontrati per la prima volta artisti che oggi sono unanimemente considerati i maestri della nuova scena non solo europea (Eimuntas Nekrosius, William Kentridge, Alain Platel, Alvis Hermanis, solo per citarne alcuni) e qui negli anni si sono potute conoscere alcune delle esperienze recenti più innovative della drammaturgia contemporanea italiana, quelle che maggiormente si interrogano sulla forma del teatro che verrà.
Il Teatro Argentina ospita martedì 16 ottobre, alle ore 21.00 (replica il 17) l’apertura della manifestazione, affidata al Circus Klezmer della compagnia spagnola Aire Aire di Barcellona:  la musica klezmer, eseguita magistralmente dal vivo, e l’umorismo della cultura yiddish, si sposano con le abilità del circo e la comicità del teatro in uno spettacolo poetico ed esilarante. In scena, provenienti da tutto il mondo, musicisti e attori che sono anche acrobati, giocolieri, clown e Adriàn Schvarzstein. Ha vissuto in Spagna, Italia, Israele, ha lavorato con Dario Fo e Pina Bausch, è lui l’eclettico, comico, dirompente artista di origine argentina ideatore, regista e interprete dello spettacolo che da Barcellona approda  a Roma, grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma, dopo aver conquistato pubblico e stampa in tutta Europa.
In un villaggio ebraico dell’est europeo, in un tranquillo (ma non troppo) Shtetl, i musicisti stanno accordando i loro strumenti e la musica si diffonde ovunque. E’ un giorno speciale, si celebrerà un matrimonio: la sposa è incantevole, la zia è terribile, lo zio è stonato, lo sposo non vede l’ora che giunga il suo momento, il matto del villaggio combina guai e tutti sono protagonisti - con tanto di coinvolgimento di pazienti e divertiti spettatori - di fantasiose peripezie, complice la scomparsa degli anelli dei promessi sposi.
Nel Circus klezmer  vedrete quindi volare, luminosa di passione e bellezza, una fanciulla di Chagall dai lunghi veli bianchi,  e  un clown che canta in Yddish  schiantarsi senza danno come Jango Edwards; vi godrete l’esilarante danza di seduzione della zia brontolona che, da massaia alle prese con le patate da sbucciare, si trasforma (a modo suo) in pantera delle Folies-Bergéres.
I dipinti di Marc Chagall - capaci di trasportarci in una realtà distorta e fantastica  - costituiscono il riferimento visivo dello spettacolo, che ha i colori e l’atmosfera delle vecchie foto di ricordi, mentre la musica klezmer - una musica per matrimoni e feste, scatenata e vivace, ma anche a tratti malinconica - si adatta perfettamente a tutti i diversi registri che si alternano nello scorrere della vicenda.
Dopo l’apertura internazionale con il Circus Klezmer, Le vie dei Festival prosegue con altri significativi appuntamenti al Teatro Due e al Teatro Vascello dal 30 ottobre al 20 novembre: spettacoli dedicati alla drammaturgia contemporanea nelle sue molteplici declinazioni e alle nuovissime generazioni, alla scoperta di nuovi talenti e con uno sguardo attento alle proposte di due tra le più prestigiose Scuole di teatro italiane.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 06.684000346 // 331.2019941 -
www.leviedeifestival.com

 

Fonte: Ufficio Stampa Teatro di Roma

 

Giù

TEATRO ARGENTINA
18 - 21 ottobre 2012
Giù
di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Salvatore Arena, Gianluca Cesale
scene Lino Fiorito
Compagnia Scimone Sframeli
in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi e il Théâtre Garonne Toulouse

 


Dal 18 ottobre la Compagnia Scimone Sframeli provocherà il palcoscenico del Teatro Argentina mettendo in scena un grande water bianco da cui affacciarsi per riflettere e denunciare le contraddizioni morali e le storture che regolano la nostra quotidianità.
Ambientazione grottesca e surreale per uno spettacolo in equilibrio tra dramma e comicità, che restituisce l’immagine di un’intera generazione di giovani senza speranza né futuro, ma anche di padri dalle esistenze misere e calpestate, sacrificate e genuflesse all’egoismo e all’arroganza dei potenti. Ed ancora faranno capolino dall’enorme tazza del water altri simboli di un’umanità offesa, colpevole di aver conservato la propria dignità contro le bieche logiche del compromesso, e che per questo trova rifugio e riscatto soltanto in fondo allo scarico, lontano dal marciume che ingurgita il mondo.
Giù è un invito indignato a rompere il silenzio per dare voce agli altri. È un urlo contro il putridume della nostra società che umilia la dignità e la libertà dell'individuo. A popolare questo mondo, dalle suggestioni drammatiche ma a tratti molto divertenti, sono quattro personaggi: il Figlio, che una mattina, sotto gli occhi del Papà, sbuca fuori dal cesso per manifestargli il proprio malessere contro un mondo sempre più saturo di egoismo e di indifferenza. Il Papà, che vedendo il proprio figlio nel cesso e scosso dalle sue parole, cerca in tutti i modi di tirarlo fuori. Ma, nel cesso, da tirare fuori, c'è anche Don Carlo, un prete scomodo, che è finito giù, perché su non vuole più stare comodo.
Giù è finito il Sagrestano che dopo tanti anni di soprusi e violenze, stanco di subire, trova nel cesso la forza e il coraggio di ribellarsi.
Giù c'è anche il povero cristo di Ugo che preferisce cantare sotto un ponte per non perdere la dignità. Per non vendere la propria dignità.
Ma Giù ci sono ancora tante persone che, per difendere i valori umani e lottare contro il male che avanza, aspettano il loro turno per tornare su. Per tornare, di nuovo, su.

 

TEATRO ARGENTINA  18-21 ottobre 2012
Ufficio promozione Teatro di Roma: tel. 06.684.000.346 fax 06.684.000.360 
www.teatrodiroma.net
Biglietteria Teatro Argentina: tel.06.684.000.311
Orari: 18 e 19 ottobre ore 21.00 - 20 ottobre ore 19.00 - 21 ottobre ore 17.00

 

Fonte: Ufficio stampa Teatro di Roma

 

Massimiliano Civica

prima nazionale
13 | 14 ottobre 2012 – Teatro Argentina
MASSIMILIANO CIVICA
Soprattutto l’anguria

di Armando Pirozzi
uno spettacolo di Massimiliano Civica
con Diego Sepe e Luca Zacchini
impianto illuminotecnico a cura di Gianni Staropoli
luci a cura di Gianni Staropoli
Romaeuropa Festival 2012 in corealizzazione con Teatro di Roma
si ringrazia Armunia/Festival Inequilibrio
orari spettacolo
13 ottobre ore 21 - 14 ottobre ore 17


giovedì 11 ottobre alle ore 18 alla Casa delle Letterature: primo appuntamento del ciclo di incontri Teatri di Carta
con Massimiliano Civica e Armando Pirozzi, coordina Chiara Valerio
per il ciclo Appena fatto! - Rai Radio3
Antonio Audino incontra il regista domenica 14 ottobre al termine dello spettacolo

 

La collaborazione tra il Teatro di Roma e Romaeuropa Festival 2012 continua con il debutto in prima assoluta di Soprattutto l’anguria di Massimiliano Civica, il 13 e 14 ottobre al Teatro Argentina, un testo di Armando Pirozzi dai tratti surreali e cinicamente grotteschi.
Lo spettacolo affronta il complicato tentativo di un uomo di ristabilire un dialogo con il proprio fratello; un dialogo fatto dai discorsi dell’uno e dai silenzi in cui l’altro si rinserra tra ricordi e buchi neri della coscienza per scandire una pulsazione ineluttabile, dove un universo surreale rischia di divenire specchio del presente.
La forte dimensione teatrale del testo di Pirozzi, fatta di parole e silenzi che chiamano la scena, ha attratto Civica che per questa mise en scéne punta a pochi ed essenziali elementi scenografici, ritrovando due attori come Diego Sepe e Luca Zacchini. Un lavoro sul testo e nel testo, dove la frase, il discorso e la sua assenza tornano a trovare peso e spazio.
Sul palcoscenico emerge sempre più evidente la difficoltà della relazione fra i due fratelli attraverso l’ostinato silenzio dell’altro, che trasforma questo tentativo in un paradossale monologo in cui, lentamente, anche se mai in modo esplicito, si comprendono quali siano i profondi motivi dell’uno per continuare a parlare e i profondi motivi dell’altro per insistere nel silenzio. E così, mentre la fantasia del primo prova e riprova a costruire percorsi più o meno immaginari, e a definire o a negare le gigantesche differenze che contraddistinguono le persone che costituiscono un nucleo familiare, il silenzio dell’altro diventa sempre più un silenzio necessario, una impossibilità di dire, che affonda nel dolore più antico e vero le su radici, e che non ha mai davvero parole per esprimersi. E pare quasi che, se dentro quella cascata di parole non può che rivelarsi un livore e un’amarezza che per poco non sconfina nell’odio, forse proprio quel proteggersi dalla risposta, da qualsiasi risposta, nasconde ancora una scintilla, se non d’amore, almeno di quella nostalgia di un antico affetto che è la più schietta emozione che resiste nel confronto tra le persone. E forse questa emozione aleggia nel silenzio che alla fine sommerge i due afflitti fratelli, ormai chiaramente incapaci di sfondare il muro che li separa, ma forse ancora in grado di essere partecipi di un turbamento che riecheggia qualcosa di più grande di loro.

 

Fonte: Ufficio stampa Teatro di Roma

 

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