Pietro Dattola

Articoli di Pietro Dattola

Il viaggio di SaltinAria alla XVI edizione del Kilowatt Festival si conclude con il racconto di tre spettacoli andati in scena venerdì 20 luglio: “Prof!” di Jean-Pierre Dopagne con la regia di Alberto Giusta, “Il bambino dalle orecchie grandi” di Teatrodilina e “Nessuna pietà per l'arbitro” della compagnia Mamimò.

Il reportage di SaltinAria dalla XVI edizione del Kilowatt Festival prosegue con tre spettacoli andati in scena giovedì 19 luglio: “Come va a pezzi il tempo” di Progetto Demoni, “Dove tutto è stato preso” di Bartolini/Baronio ed “Heretico” della compagnia Leviedelfool.

Il Kilowatt Festival, ideato e organizzato da Luca Ricci e dalla sua Capotrave, da sedici anni ormai anima le estati di Sansepolcro. Il vero scarto e scatto si ebbe però dodici anni fa, quando una felice intuizione della direzione artistica decise di affidare una parte della programmazione alla decisione collegiale di un gruppo di Visionari, (video)spettatori non professionisti, di età variabile e provenienza disomogenea. Chiamati per questa edizione a selezionare 9 spettacoli, nei lunghi mesi invernali questi 37 "giurati popolari" hanno visionato complessivamente oltre 400 proposte (di fatto, ciascuno di loro arriva a vedere, nel corso delle varie fasi di selezione, circa un'ottantina di lavori, tra cui sempre e comunque quella trentina circa della shortlist dei finalisti), portando avanti le opere che maggiormente hanno colpito il loro immaginario. Con questo piccolo reportage ci proponiamo di discutere diffusamente di 7 di questi spettacoli, più altri due, facenti parte del resto della programmazione del festival.

Il nostro reportage della XVI edizione del Kilowatt Festival ha inizio con tre spettacoli andati in scena mercoledì 18 luglio: “Il desiderio segreto dei fossili” di Maniaci D’Amore, “Almost dead. 46 ore di felicità” dell’associazione Mitmacher ed infine “Beast without beauty” della compagnia C&C.

Sabato, 17 Febbraio 2018 15:32

Il Cortile - Off/Off Theatre (Roma)

Dal 6 al 18 febbraio. Lo spettacolo Premio Ubu per la "Nuova drammaturgia italiana" del 2004, “Il Cortile” della Compagnia Scimone Sframeli, torna a Roma dopo dieci anni e lo fa sul palco dell'Off/Off Theatre, che ha coraggiosamente aperto i battenti lo scorso ottobre. In una discarica di una città non meglio precisata si ride amaramente con un testo quanto mai attuale.

Ha debuttato al Teatro Studio Uno in anteprima nazionale “Domani i giornali non usciranno”, il nuovo lavoro della Compagnia Barone Chieli Ferrari. Dopo la trilogia di spettacoli incentrata sulla figura dello scrittore argentino Julio Cortázar, la compagnia porta in scena una drammaturgia originale della scrittrice Veronica Raimo. Le musiche originali del lavoro sono composte dal musicista Toni Virgillito, mentre la parte visuale è affidata all’artista finlandese Elisabeth Mladenov.

Cos'è il teatro "immersivo"? Non dovrebbe esserlo ogni forma di teatro? Allora in che misura è una novità? E cosa c'entra tutto questo con un night club gestito da una famiglia criminale romana? Con “La Fleur: il fiore proibito”, il regista Riccardo Brunetti introduce a Roma questa forma teatrale in gran voga nei paesi anglosassoni. Fino al 23 luglio presso l'Associazione culturale Controchiave.

Ha debuttato in prima assoluta al Teatro Sala Uno dal 25 al 30 aprile “Nella giungla delle città”, opera giovanile di Bertolt Brecht rivisitata dalla compagnia Cavalierimascherati, da anni impegnata nello studio dell'autore tedesco; in questo nuovo allestimento il regista Alessandro De Feo porta in scena le vicende e i conflitti sociali e generazionali di una città contemporanea, tra possibilità di riscatto, speranze di cambiamento e nuove opportunità.

All’interno della settimana in sostegno del Teatro dell’Orologio, il Centro Teatrale MaMiMò ha portato a Roma il lavoro “Scusate se non siamo morti in mare”. Andato in scena al Teatro India, il testo di Emanuele Aldrovandi con la regia di Pablo Solari si interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale.

Un Paolo Rossi uno e trino prende spunto da L'improvvisazione di Versailles di Molière per parlare di ciò che gli sta più a cuore: il teatro e la politica in senso lato.

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