Laura Timpanaro

Articoli di Laura Timpanaro

Cosa definisce l'identità di una donna? La sua posizione sentimentale? La maternità? La solidità dei rapporti familiari? Il possesso di un lavoro stabile e sicuro? L'aver raggiunto tutto ciò ad un'età non troppo avanzata? No, non è una società di un paese arretrato o in via di sviluppo a pretendere tali requisiti perché la vita di una donna possa considerarsi dignitosa e rispettabile. No, è la Milano del 2017, che dopo aver assorbito gli stimoli del '68 (di cui a breve ricorre il cinquantennio) e aver superato gli edonistici anni '80 e il decennio della Milano da bere, mostra riflussi di un nuovo bieco oscurantismo.

“Ballano, cantano, senti che brivido…questa è la vita fantastica di St. Tropez” cantava Peppino Di Capri facendo sognare intere generazioni sulle estati da brivido nella magnifica cornice del mare francese. Erano anni in cui la vita era dolce, la ricca borghesia in ascesa dava sfoggio dei simboli del proprio benessere: macchine sportive, case confortevoli, lunghe vacanze nelle spiagge più eleganti, abiti di classe, gite a Cannes, domestici in casa, puntate al casinò. L’esistenza scorreva placida, senza preoccuparsi di politica e di denaro, tra una vacanza al mare e l’altra i mariti facevano affari e le donne si occupavano della casa e dell’educazione dei figli. In mezzo ad un mare di tradimenti, scappatelle e piccole infelicità coniugali. In questa cornice si svolge la vicenda di Suzanna Andler, nata dalla penna di Marguerite Duras, nella traduzione di Natalia Ginzburg, messa in scena al Teatro Litta di Milano dal regista Antonio Syxty. Ne sono protagonisti Caterina Bajetta, Guglielmo Menconi, Elisabetta Scarano, Pietro De Pascalis, Maurizio Salvalalio e Gaetano Callegaro.

Domenica, 23 Luglio 2017 17:31

E’ Bal - TeatroLaCucina (Milano)

È un canto d’amore intimo, passionale, viscerale, in cui ci sono tutto il dolore dell’abbandono, la solitudine e la consapevolezza del proprio amaro destino; quello di Ezia, la protagonista di “E’ Bal” del poeta Nevio Spadoni, messo in scena da Roberto Magnani e Simone Marzocchi del Teatro delle Albe e rappresentato al TeatroLaCucina, all’interno della manifestazione “Da vicino nessuno è normale”.

Come da tradizione ogni estate teatrale milanese viene inaugurata da INDEPENDENT THEATRE FESTIVAL, il primo festival del teatro indipendente a Milano e per il 2017 non si poteva fare eccezione. Così il 9,10 e 11 giugno alla Fabbrica del Vapore più di trecento teatranti indipendenti hanno regalato al pubblico una vasta scelta di spettacoli o meglio di assaggi, estratti di 20 minuti circa, secondo una programmazione fitta e una modalità (pièce presentate simultaneamente in diverse sale) ormai consolidata. Una vera e propria panoramica sul teatro contemporaneo, arricchita dagli spazi di approfondimento, i Talk it, e da momenti dedicati ai più piccoli con It Young.

Metti un sabato di metà giugno con l’estate alle porte, l’afa milanese e la città svuotata dai primi esodi della bella stagione, cosa c’è di meglio che un bel tuffo…nel mare di proposte teatrali milanesi? Già, perché a Milano il teatro non va mai in vacanza, e mentre giungono a termine le proposte dei cartelloni dei principali teatri meneghini in altri spazi cittadini pullulano festival e rassegne: da IT festival, imperdibile appuntamento con le compagnie indipendenti alla Fabbrica del vapore per una maratona teatrale fatta di tappe di 20 minuti di estratti di spettacoli messi in scena simultaneamente in diverse sale, a Milano Off, rassegna sul teatro off nazionale, che giunge quest’anno alla seconda edizione, proponendo per 8 giorni, dal pomeriggio alla sera, 50 spettacoli, all’interno di teatri e spazi culturali in diverse zone della città. Sempre a giugno si svolgono inoltre le rassegne Città Balena al Teatro-i e Da vicino nessuno è normale allo Spazio Olinda.

Cosa succede nella nostra vita dopo il dolore di un lutto? L’interrogativo è al centro di “La vita ferma” pièce dolceamara scritta e diretta da Lucia Calamaro, andata in scena al Teatro Franco Parenti di Milano. Dopo aver indagato il dramma della precarietà e della disoccupazione nel suo penultimo lavoro, “Diario del tempo”, Lucia Calamaro indaga con ironia e delicatezza su uno dei temi-tabù: l’elaborazione del lutto.

Un ragazzo di diciassette anni non si riconosce nei valori della società in cui vive; la famiglia, la società e la città in cui vive gli appaiono istituzioni ipocrite e prive di senso e per sfuggire ad un destino segnato dall’affanno della ricerca del benessere economico scappa. In realtà si allontana semplicemente e simbolicamente, nascondendosi sui tetti. Finché l’amore non farà capolino, perché è il sentimento più destabilizzante di sempre, anche in alta quota e soprattutto durante l’adolescenza. Questa è la trama di “Non su questa terra”, andato in scena al Pacta dei teatri Salone Dini, scritto da Francesco Errico che ha curato anche la regia e Isabella Perego ed interpretato da Salvatore Aronica e Rossella Guidotti. Particolare cura dei dettagli rivelano la scenografia e i costumi di Francesca Biffi.

«Abbiamo seguito fin dal suo apparire in Italia questo autore schivo - spiegano Elena Bucci e Marco Sgrosso - capace di leggere in profondità le persone e la storia e di registrarne le contraddizioni fino a farle esplodere in tragedia e risate di cuore. Attraverso i suoi testi, pieni di odio e amore per il teatro e per gli attori, abbiamo avuto l'occasione di vedere molti artisti alla prova. Ora tocca a noi saltare». I due artisti delle Belle Bandiere scelgono di affrontare Bernhard partendo dal sinistro e bellissimo testo di Prima della pensione.

In prima assoluta, dal 28 febbraio al 19 marzo, al Teatro Strehler “Bestie di scena”, il ritratto di un’umanità in fuga senza via d’uscita. La prima regia di Emma Dante per il Piccolo Teatro, una coproduzione con Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo e Festival di Avignone. Nel girone dell'inferno un gruppo di anime espia la colpa: camminano in cerchio, avvinghiati gli uni agli altri, nudi, lenti; prigionieri delle convenzioni, dei tic, delle nevrosi collettive, non riescono più a uscire di scena.

Cosa rimane dei classici? Una chiave per interpretare il presente? Una lezione per conoscere il passato e le ragioni dell’animo umano? Suggestioni, lezioni di stile, filosofia? Un classico è tale perché rimane attuale a distanza di secoli ed è capace di generare innumerevoli suggestioni. Di questo sono ben consapevoli Alberto Oliva e Mino Manni, fautori del progetto Prospettiva Dostoevskij, un percorso di avvicinamento teatrale a “Delitto e Castigo” che si snoda attraverso spettacoli, lezioni e conversazioni sul grande classico della letteratura russa. Una di queste tappe è stata la pièce “Il topo del sottosuolo”, spin off tratto dalla seconda parte di “Delitto e Castigo”.

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