Laura Timpanaro

Articoli di Laura Timpanaro

Sabato, 13 Luglio 2019 21:23

Visite - Teatro Franco Parenti (Milano)

“Ci vuole tempo per diventare giovani” sosteneva Pablo Picasso. Il Teatro dei Gordi, compagnia indipendente formata da un numero nutrito di artisti tutti diplomati alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, ne ha impiegato poco per raggiungere non solo la giovinezza ma anche una profondità e una maturità drammaturgica di grande livello. Con “Visite”, diretti dal regista Riccardo Pippa e guidati dalla dramaturg Giulia Tollis, i Gordi mettono in scena un percorso esistenziale intimo, delicato, passionale e poetico. Non una trama ben definita quanto la poesia della vita e del tempo che passa dall’impeto della giovinezza alla placida calma della vecchiaia attraverso il silenzioso racconto delle vite di un gruppo di amici.

Domenica, 17 Febbraio 2019 20:56

La classe - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Crisi economica, rabbia sociale, xenofobia e razzismo visti da una prospettiva originale e tradizionalmente relegata ai margini della collettività e geografici: dal punto di vista degli adolescenti di periferia di una grande città europea. La pièce di Vincenzo Manna, “La classe”, indaga i temi caldi dell’Europa Occidentale contemporanea dando voce ad una nuova minoranza: i giovani.

Dal 15 al 27 gennaio. Ha debuttato al Teatro Fontana di Milano il nuovo spettacolo del regista e musicista Gipo Gurrado, prodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale. “Supermarket - A modern musical tragedy” è uno spettacolo fuori dal comune, pieno di situazioni surreali, di risate tragicomiche e di poesia. A tratti senza parole. Perché quello che succede dentro a un supermercato lascia proprio così. Supermarket è un “non-musical” costruito con nove attori e una partitura sonora fatta di canzoni originali, a cui si aggiunge sia un sound design costruito con suoni e rumori ripresi in un vero supermercato, sia una serie di annunci ad hoc con una drammaturgia originale.

Poetico, comico, popolare e raffinato è il “gioco” teatrale che Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari portano in scena con “Amleto take away”, shakespeariano non solo e non tanto nella rivisitazione della vicenda del principe di Danimarca quanto nella poetica e nelle intenzioni. Nel loro Amleto pugliese e provinciale, colto ma di umili origini, c’è la riscoperta del senso del teatro come mezzo per smascherare i colpevoli e come megafono del senso di inadeguatezza dell’uomo contemporaneo.

“V'è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento”, scriveva Carmelo Bene in “Sono apparso alla Madonna”. E una atmosfera simile avvolge il “1985 - Un racconto di Natale” di Massimiliano Loizzi, andato in scena al Teatro della Cooperativa, risvegliando un sentimento di “saudade”, termine portoghese che non ha un esatto corrispondente nella lingua italiana e che indica una sorta di ricordo nostalgico, affettivo, di qualcosa di assente. Un sentimento che coniuga solitudine, nostalgia ma anche speranza e che fa da pilastro alla pièce. Gli ingredienti per un monologo suggestivo, nostalgico, emotivamente coinvolgente, dalla prosa lineare, con virate verso la satira e la comicità popolare ci sono tutti.

È la prima generazione dopo quella della grande guerra a vivere una condizione economica peggiore di quella dei propri genitori. Hanno conosciuto la libertà di muoversi lungo confini ben più ampi e in tempi più veloci persino rispetto ai loro fratelli maggiori, eppure il loro orizzonte emotivo, sentimentale e di sogni si è ristretto notevolmente. È questo il ritratto impietoso e drammatico che Luke Norris traccia della generazione dei trentenni contemporanei, figli del capitalismo, dell’edonismo e di una finta libertà, schiavi di bisogni indotti, di ritmi e richieste sempre più alte e legati ad un rigido conformismo travestito da modernità. “Il giorno del mio compleanno”, con la regia di Silvio Peroni, è andato in scena in prima milanese al Teatro Filodrammatici, per approdare poi al Piccolo Eliseo di Roma dal 15 novembre al 2 dicembre.

Giovedì, 05 Aprile 2018 20:29

Montagne Russe - Teatro Litta (Milano)

I complessi rapporti tra uomini e donne, il potere economico come surrogato di una giovinezza svanita per l’uomo di mezza età, la molteplicità dell’ animo femminile e la mediocrità che aleggia in molti matrimoni non infelici ma noiosi. “Montagne russe” del commediografo francese Eric Assous, andato in scena al Teatro Litta di Milano con la regia di Fabrizio Visconti, sembra concentrarsi sulla mediocrità del quotidiano alto borghese, per poi virare verso mete sentimentali inaspettate, con punte di melodramma appena accennate.

Era il 1987 quando la BBC chiese ad Alan Bennett di scrivere dei monologhi per il piccolo schermo. Nacque così “Signore e signori”, una raccolta di sette monologhi pubblicata nel 2004, in cui si riconoscono i segni dell’ironia caustica del drammaturgo inglese. Dei sette scritti, solo “Una patatina nello zucchero” ha come protagonista un uomo, negli altri sei le protagoniste e voci narranti sono donne. Sono storie brevi, drammatiche, ironiche, che raccontano una quotidianità apparentemente insignificante.

Un autore molto letto, molto discusso ma poco rappresentato. Si potrebbe leggere così il ritratto di Oscar Wilde, l’autore de Il ritratto di Dorian Gray”, “Il fantasma di Canterville” e molti altri classici, che sembra trovare poco spazio al di fuori delle antologie scolastiche. Se come romanziere la sua fortuna è evidente, come drammaturgo risulta poco frequentato dai registi teatrali, almeno in Italia. Al Teatro Elfo Puccini di Milano il merito di aver riscoperto e valorizzato l’opera dell’autore inglese, dedicandogli addirittura una maratona teatrale nei primi giorni di dicembre con la messa in scena di ben tre opere: “Atti Osceni”, “Il fantasma di Canterville” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”.

“Mamma a carico - mia figlia ha novant’anni” è un monologo comico e struggente sul rapporto tra una donna di cinquant’anni, Gianna, e una vecchia ribelle di novanta, cieca, che porta occhiali 3D perché da sempre è abituata ad avere qualcosa sul naso, non cammina più e la testa ogni tanto va per conto suo. Quella vecchia è Anna, la madre di Gianna. Lo spettacolo è tratto dal libro ominimo della stessa Coletti, edito da Einaudi nel 2015, ed è arricchito con proiezioni di scene di vita reale dal docufilm, uscito nel 2013, “Tra cinque minuti in scena”, che vede Gianna e Anna protagoniste. Dopo il film e il libro, il testo teatrale conclude la trilogia del rapporto madre-figlia nel momento più difficile della vita.

Pagina 1 di 4
TOP