Laura Timpanaro

Articoli di Laura Timpanaro

Giovedì, 05 Aprile 2018 20:29

Montagne Russe - Teatro Litta (Milano)

I complessi rapporti tra uomini e donne, il potere economico come surrogato di una giovinezza svanita per l’uomo di mezza età, la molteplicità dell’ animo femminile e la mediocrità che aleggia in molti matrimoni non infelici ma noiosi. “Montagne russe” del commediografo francese Eric Assous, andato in scena al Teatro Litta di Milano con la regia di Fabrizio Visconti, sembra concentrarsi sulla mediocrità del quotidiano alto borghese, per poi virare verso mete sentimentali inaspettate, con punte di melodramma appena accennate.

Era il 1987 quando la BBC chiese ad Alan Bennett di scrivere dei monologhi per il piccolo schermo. Nacque così “Signore e signori”, una raccolta di sette monologhi pubblicata nel 2004, in cui si riconoscono i segni dell’ironia caustica del drammaturgo inglese. Dei sette scritti, solo “Una patatina nello zucchero” ha come protagonista un uomo, negli altri sei le protagoniste e voci narranti sono donne. Sono storie brevi, drammatiche, ironiche, che raccontano una quotidianità apparentemente insignificante.

Un autore molto letto, molto discusso ma poco rappresentato. Si potrebbe leggere così il ritratto di Oscar Wilde, l’autore de Il ritratto di Dorian Gray”, “Il fantasma di Canterville” e molti altri classici, che sembra trovare poco spazio al di fuori delle antologie scolastiche. Se come romanziere la sua fortuna è evidente, come drammaturgo risulta poco frequentato dai registi teatrali, almeno in Italia. Al Teatro Elfo Puccini di Milano il merito di aver riscoperto e valorizzato l’opera dell’autore inglese, dedicandogli addirittura una maratona teatrale nei primi giorni di dicembre con la messa in scena di ben tre opere: “Atti Osceni”, “Il fantasma di Canterville” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”.

“Mamma a carico - mia figlia ha novant’anni” è un monologo comico e struggente sul rapporto tra una donna di cinquant’anni, Gianna, e una vecchia ribelle di novanta, cieca, che porta occhiali 3D perché da sempre è abituata ad avere qualcosa sul naso, non cammina più e la testa ogni tanto va per conto suo. Quella vecchia è Anna, la madre di Gianna. Lo spettacolo è tratto dal libro ominimo della stessa Coletti, edito da Einaudi nel 2015, ed è arricchito con proiezioni di scene di vita reale dal docufilm, uscito nel 2013, “Tra cinque minuti in scena”, che vede Gianna e Anna protagoniste. Dopo il film e il libro, il testo teatrale conclude la trilogia del rapporto madre-figlia nel momento più difficile della vita.

Cosa definisce l'identità di una donna? La sua posizione sentimentale? La maternità? La solidità dei rapporti familiari? Il possesso di un lavoro stabile e sicuro? L'aver raggiunto tutto ciò ad un'età non troppo avanzata? No, non è una società di un paese arretrato o in via di sviluppo a pretendere tali requisiti perché la vita di una donna possa considerarsi dignitosa e rispettabile. No, è la Milano del 2017, che dopo aver assorbito gli stimoli del '68 (di cui a breve ricorre il cinquantennio) e aver superato gli edonistici anni '80 e il decennio della Milano da bere, mostra riflussi di un nuovo bieco oscurantismo.

“Ballano, cantano, senti che brivido…questa è la vita fantastica di St. Tropez” cantava Peppino Di Capri facendo sognare intere generazioni sulle estati da brivido nella magnifica cornice del mare francese. Erano anni in cui la vita era dolce, la ricca borghesia in ascesa dava sfoggio dei simboli del proprio benessere: macchine sportive, case confortevoli, lunghe vacanze nelle spiagge più eleganti, abiti di classe, gite a Cannes, domestici in casa, puntate al casinò. L’esistenza scorreva placida, senza preoccuparsi di politica e di denaro, tra una vacanza al mare e l’altra i mariti facevano affari e le donne si occupavano della casa e dell’educazione dei figli. In mezzo ad un mare di tradimenti, scappatelle e piccole infelicità coniugali. In questa cornice si svolge la vicenda di Suzanna Andler, nata dalla penna di Marguerite Duras, nella traduzione di Natalia Ginzburg, messa in scena al Teatro Litta di Milano dal regista Antonio Syxty. Ne sono protagonisti Caterina Bajetta, Guglielmo Menconi, Elisabetta Scarano, Pietro De Pascalis, Maurizio Salvalalio e Gaetano Callegaro.

Domenica, 23 Luglio 2017 17:31

E’ Bal - TeatroLaCucina (Milano)

È un canto d’amore intimo, passionale, viscerale, in cui ci sono tutto il dolore dell’abbandono, la solitudine e la consapevolezza del proprio amaro destino; quello di Ezia, la protagonista di “E’ Bal” del poeta Nevio Spadoni, messo in scena da Roberto Magnani e Simone Marzocchi del Teatro delle Albe e rappresentato al TeatroLaCucina, all’interno della manifestazione “Da vicino nessuno è normale”.

Come da tradizione ogni estate teatrale milanese viene inaugurata da INDEPENDENT THEATRE FESTIVAL, il primo festival del teatro indipendente a Milano e per il 2017 non si poteva fare eccezione. Così il 9,10 e 11 giugno alla Fabbrica del Vapore più di trecento teatranti indipendenti hanno regalato al pubblico una vasta scelta di spettacoli o meglio di assaggi, estratti di 20 minuti circa, secondo una programmazione fitta e una modalità (pièce presentate simultaneamente in diverse sale) ormai consolidata. Una vera e propria panoramica sul teatro contemporaneo, arricchita dagli spazi di approfondimento, i Talk it, e da momenti dedicati ai più piccoli con It Young.

Metti un sabato di metà giugno con l’estate alle porte, l’afa milanese e la città svuotata dai primi esodi della bella stagione, cosa c’è di meglio che un bel tuffo…nel mare di proposte teatrali milanesi? Già, perché a Milano il teatro non va mai in vacanza, e mentre giungono a termine le proposte dei cartelloni dei principali teatri meneghini in altri spazi cittadini pullulano festival e rassegne: da IT festival, imperdibile appuntamento con le compagnie indipendenti alla Fabbrica del vapore per una maratona teatrale fatta di tappe di 20 minuti di estratti di spettacoli messi in scena simultaneamente in diverse sale, a Milano Off, rassegna sul teatro off nazionale, che giunge quest’anno alla seconda edizione, proponendo per 8 giorni, dal pomeriggio alla sera, 50 spettacoli, all’interno di teatri e spazi culturali in diverse zone della città. Sempre a giugno si svolgono inoltre le rassegne Città Balena al Teatro-i e Da vicino nessuno è normale allo Spazio Olinda.

Cosa succede nella nostra vita dopo il dolore di un lutto? L’interrogativo è al centro di “La vita ferma” pièce dolceamara scritta e diretta da Lucia Calamaro, andata in scena al Teatro Franco Parenti di Milano. Dopo aver indagato il dramma della precarietà e della disoccupazione nel suo penultimo lavoro, “Diario del tempo”, Lucia Calamaro indaga con ironia e delicatezza su uno dei temi-tabù: l’elaborazione del lutto.

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