Isabella Polimanti

Articoli di Isabella Polimanti

Un gradito ritorno al Teatro India. Lisa Ferlazzo Natoli porta in scena un nuovo allestimento di “LEAR DI EDWARD BOND” una riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana, una riflessione sull'indissolubile rapporto tra uomo e potere. Protagonista Elio De Capitani nel ruolo di Lear.

Al Teatro Ghione va in scena la poetica visionaria di Dario Fo e Franca Rame. Con la regia di Sandro Torella, Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti e Gianni Iorio saranno i protagonisti di “COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA”, testo satirico scritto in un’epoca di grandi cambiamenti, un periodo storico in cui mutava la coscienza civile del nostro Paese. Solo per due giorni, 27 e 28 marzo. Seguirà, sempre al Ghione, un omaggio a Shakespeare, “IL CANTO DELL’USIGNOLO” con Glauco Mauri e Roberto Sturno.

“LA RIUNIFICAZIONE DELLE DUE COREE” di Joël Pommerat sarà in scena al Teatro Vascello. Un testo sull’amore, nel quale la divisione politica delle due Coree è intesa come metafora per interrogarsi sulle difficoltà di coppia.

Continuano con straordinario successo, al Teatro Argentina, le repliche di “EMILIA”, scritto e diretto dall’astro della scena argentina Claudio Tolcachir con protagonista la grande Giulia Lazzarini.

Al Teatro Della Cometa seconda settimana di repliche per “RISIKO - QUELL’ IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE”, di Francesco Apolloni con la regia Vanessa Gasbarri. Uno spettacolo sul potere e sulla fascinazione che ne subisce chiunque si avvicini ad esso. Un testo forte, dove si bilanciano perfettamente incisività e leggerezza, con i toni brillanti della migliore tradizione della commedia all’italiana e con un gruppo di giovani e talentuosi attori. Biglietti ridotti per i lettori di Saltinaria.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.


DIECI STORIE PROPRIO COSÌ
da un’idea di Giulia Minoli
drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
regia Emanuela Giordano
con Antonio Bannò, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba,
Valentina Minzoni, Diego Valentino Venditti, Alessio Vassallo
e con Tommaso Di Giulio chitarre e Paolo Volpini batteria
musiche originali Antonio di Pofi e Tommaso Di Giulio
aiuto regia Tania Ciletti

Dieci storie proprio così è parte integrante del progetto Il Palcoscenico della legalità
Assistenti al progetto Ludovica Siani, Noemi Caputo, Luca Caiazzo
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con The Co2 Crisis Opportunity Onlus
Il progetto è promosso da Università degli Studi di Milano - Corso di Sociologia della Criminalità organizzata, Fondazione Pol.i.s., Libera, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Fondazione Silvia Ruotolo, DaSud e Italiachecambia.org
con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
con il sostegno di SIAE , Enel Cuore, Poste Italiane, Fondazione CON IL SUD, Autostrade per l’ Italia
Vincitore del premio Anima 2016 per la categoria teatro

Dal 27 marzo all’1 aprile torna al Teatro Argentina Dieci storie proprio così, il progetto di educazione alla legalità ideato da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, rivolto alle coscienze in formazione delle giovani generazioni. Uno spettacolo che racconta di vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, episodi di impegno civile e riscatto sociale, responsabilità individuali e collettive, connivenze istituzionali e taciti consensi.

Il progetto rientra nel percorso di Stagione Il teatro per la legalità e la memoria con cui il Teatro di Roma intende contribuire al recupero e alla formazione di un senso civico, per mantenere vivi i valori fondanti della nostra società: la convivenza, il vivere civile e l’essere partecipe di una comunità. Non un semplice spettacolo ma un ritratto sociale, un’indagine emotiva, una lotta collettiva contro il crimine per promuove la cultura come antidoto alla mafia e il teatro come strumento di denuncia, di educazione civica per le giovani generazioni e di impegno per tutti cittadini che fanno della memoria un diritto inalienabile. «Il valore di questa operazione sta nell’essere uno spettacolo realizzato da giovani interpreti per i loro coetanei che restituisce al teatro il suo valore etico più alto, il suo essere occasione di formazione e coscienza civica – commenta il direttore Antonio Calbi – Un progetto che dà concretezza al pensiero di Giovanni Falcone quando annotava: “Gli uomini passano, le idee restano; restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Ecco perché lo abbiamo sostenuto, perché è sulle gambe di questi giovani interpreti e su quelle delle folle di giovani spettatori che quelle idee di giustizia continueranno a camminare, nella convinzione che alla edificazione di un futuro migliore per l’Italia concorra anche il Teatro».

Dieci storie proprio così è una toccante testimonianza corale, un appassionato affresco che ha il colore del coraggio, quello dimostrato dalle associazioni di ragazzi caparbi, e della tenacia, quella dei parenti delle vittime e di tutti gli italiani che fanno dell’impegno una necessità inalienabile. In scena, un coro di sette interpreti si fa portatore delle voci e delle storie, Antonio Bannò, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Diego Valentino Venditti e Alessio Vassallo, con l’accompagnamento musicale alla chitarra di Tommaso Di Giulio e alla batteria di Paolo Volpini. Le matinée dedicate alle scuole saranno arricchite dall’incontro con testimoni ed esperti, una tappa che si inserisce nel percorso formativo che accompagna lo spettacolo (progetto Il palcoscenico della legalità).
Lo spettacolo nasce come opera-dibattito sulla legalità e, partendo dall’esperienza della Campania, si è arricchito con storie di dolore e riscatto della Sicilia e del Lazio. Dal 2017, in occasione dei 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio viene presentata una nuova versione drammaturgica con un ulteriore approfondimento su Mafia Capitale e sui legami tra ‘Ndrangheta calabrese e Lombardia. Dopo il debutto al Piccolo di Milano, approda ora al Teatro Argentina per proseguire al Teatro San Ferdinando di Napoli (dal 27 al 30 aprile) e al Teatro Gobetti di Torino (30 e 31 maggio) in una rete di collaborazione tra Teatri Nazionali.

Dieci storie proprio così nasce dall’incontro con decine di familiari di vittime innocenti di mafia, camorra e ‘ndrangheta e con i rappresentanti di cooperative ed associazioni che sulle terre confiscate alle mafie hanno costruito speranze, lavoro, accoglienza, idee. In seguito a questo primo traguardo, lo spettacolo è diventato parte integrante di un progetto nazionale, Il palcoscenico della legalità, che coinvolge scuole, carceri minorili e teatri. La cultura diventa strumento di educazione alla legalità, attraverso il teatro, per apprendere insieme un nuovo alfabeto civile. Da allora sono stati attivati laboratori nelle scuole (più di 30.000 gli studenti coinvolti) e negli istituti penitenziari minorili. Attualmente il progetto educativo è attivo nelle scuole di Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia e nell’IPM Malaspina di Palermo e di Ariola (Bn).

Quest’anno il percorso di formazione degli studenti sarà arricchito da un momento di incontro che seguirà la visione dello spettacolo e che vedrà la presenza di protagonisti delle storie raccontate, giornalisti, magistrati ed esperti: Nino Bartuccio, ex sindaco Rizziconi, e Daniele Marannano presidente Addio Pizzo (il 28 marzo); Paola Severino, Rettore Luiss, e Alfonso Sabella Magistrato – ex Assessore alla legalità del Comune di Roma (il 29); Raffaele Cantone, Presidente Anac, e Giovanni Tizian Giornalista La Repubblica – L’Espresso (il 30); Marco Genovese, Referente Libera Roma, Danilo Chirico, Presidente Da Sud, e Ilaria Meli Cross - Osservatorio sulla criminalità organizzata UNIMI (il 31); Ilia Bartolomucci Amministratore giudiziario Tribunale di Roma (l’1 aprile).

«Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, il riscatto che necessariamente dobbiamo compiere, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero – raccontano Giulia Minoli e Emanuela Giordano – Il teatro non lancia messaggi, si accontenta di offrire stimoli e questo noi cerchiamo di fare, con grande convinzione, pensando soprattutto ai ragazzi. E proprio ai ragazzi ci rivolgiamo con un lavoro che realizziamo nelle scuole di tutta Italia perché lo spettacolo non sia solo un evento ma una parte di un percorso di avvicinamento a temi fondamentali per la loro crescita».

Settimana della legalità al Teatro Argentina
Alla fine di ciascuna replica si terrà un dibattito della durata di 45 minuti circa

28 marzo L’azione antimafia: dall’ impegno istituzionale a quello associativo
Nino Bartuccio Ex sindaco Rizziconi (Calabria)
Daniele Marannano presidente Addio Pizzo (Palermo)

29 marzo
Paola Severino Rettore Luiss
Alfonso Sabella Magistrato – ex Assessore alla legalità del Comune di Roma

30 marzo
Raffaele Cantone Presidente Anac
Giovanni Tizian Giornalista La Repubblica – L’Espresso

31 marzo Un progetto per Roma: fare rete è una risorsa per la città
Marco Genovese Referente Libera Roma
Danilo Chirico Presidente Da Sud
Ilaria Meli Cross - Osservatorio sulla criminalità organizzata (UNIMI)

1 aprile Fare impresa nei beni confiscati
Ilia Bartolomucci Amministratore giudiziario Tribunale di Roma

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Orari spettacolo: 27 marzo ore 21 _ posto unico numerato 10 euro
28 - 29 - 30 - 31 - marzo e 1 aprile ore 10 _ posto unico numerato 8 euro
Durata spettacolo: 1 ore e 10 minuti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


LEAR DI EDWARD BOND
adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Tommaso Spinelli
con Elio De Capitani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala,
Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano
scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò - costumi Gianluca Falaschi luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni, Umberto Fiore - immagini a china Francesca Mariani
disegno video Maddalena Parise - collaboratore alla regia Roberta Zanardo
UNA COPRODUZIONE TEATRO DI ROMA–TEATRO NAZIONALE,
TEATRO DELL’ELFO E LACASADARGILLA

Dal 28 marzo al 9 aprile al Teatro India Lisa Ferlazzo Natoli torna in scena con un nuovo allestimento di LEAR DI EDWARD BOND, che vede protagonista Elio De Capitani nel ruolo di Lear.
Riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana del grande drammaturgo britannico Edward Bond, lo spettacolo è una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere. Una parabola della violenza, dell’orrore, delle guerre disseminate nel mondo e dei rapporti di forza, pubblici e privati, che la regia di Lisa Ferlazzo Natoli traduce in scena come una favola nera dalle dimensioni imponenti, con violenza tragica ed esplosiva, da teatro elisabettiano.

Trentacinque personaggi per otto attori che si muovono sul palcoscenico nudo attraversato da impalcature di tubi metallici su cui si stendono drappi semitrasparenti. La costruzione richiama le rovine di un palazzo sontuoso, radicando però nel mondo contemporaneo il senso di distruzione che emana dai suoni e dagli ambienti. E tutt’intorno, silenzioso e ossessivo, il muro, evocato negli spazi e nei sotterranei insondabili delle anime dei personaggi. Ricordo antico e attualissimo, che chiude e imprigiona in recinti sempre più claustrofobici e violenti tutta la nostra Storia.

Nel suo Lear Bond racconta della violenza in ogni sua forma, da quelle private a quelle più sapientemente democratiche; non a caso l’intera vicenda ruota intorno a una compressione, a uno stato di pericolo diffuso, in cui Lear – autocrate paranoico – costruisce un muro per tenere fuori i nemici. Grande racconto contemporaneo della violenza e dell’orrore, lo spettacolo – una coproduzione Teatro di Roma, Teatro dell’Elfo e lacasadargilla – si dipana lungo la costruzione di questo muro, difesa, frontiera e immenso monumento del potere. Lear parla di Berlino, di quelle cortine di ferro che potrebbero sembrarci un ricordo antico, e ci costringe oggi a rintracciare quelle altre mura che sempre più alte, ci chiudono in un cosiddetto centro ‘civile e sicuro’ ridotto a una silenziosa periferia dell’anima. E nel cuore del testo le sanguinose violenze – linguistiche, fisiche e allucinatorie – che i personaggi sembrano destinati a reiterare. In questa pericolosa architettura, sempre sul punto di precipitare, si innesta il cast di attori con Elio De Capitani, nel ruolo di Lear, a cui si affiancano Fortunato Leccese (Il Consigliere; Soldato K; Un Sergente; Soldato Ribelle Ferito; Il Figlio del Contadino), Anna Mallamaci (Il Capomastro; Cordelia; Susan), Emiliano Masala (Il Terzo lavoratore; Nord; Il Ragazzo; Il Fantasma del Ragazzo), Alice Palazzi (Fontanelle), Pilar Peréz Aspa (Bodice; La Moglie del Contadino), Diego Sepe (Un Ufficiale; Cornovaglia; Soldato A; Il Carpentiere; L’Inserviente; Thomas), Francesco Villano (Warrington; Il Giudice; Soldato I; Il Medico della Prigione; Un Contadino; L’Uomo Piccolo).

Il filo narrativo disegna, con un linguaggio crudo e poetico, le violenze, gli intrighi e le guerre che dal muro prendono vita: Lear, autocrate che molto somiglia a tanti capi di Stato moderni, si dedica alla costruzione del muro per separare e proteggere il proprio stato dai nemici confinanti. Le figlie Bodice e Fontanelle gli si ribellano causando una guerra sanguinosa e una lunga catena di abusi – privati e di Stato. Divenuto loro prigioniero e poi liberato, Lear è accompagnato e al contempo ossessionato dal fantasma del figlio di un becchino, la cui gentilezza verso il re lo ha portato alla morte. All’orizzonte si muovono forze ribelli che, una volta preso il potere, tortureranno il re e ne uccideranno le figlie. Dopo un arco di intrighi e violenze Lear si lascerà uccidere da un giovane soldato, proprio mentre prova a smantellare il muro da lui stesso edificato.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
Dal 28 marzo al 9 aprile 2017
Orari spettacolo: tutte le sere ore 21 _ domenica ore 19 _ lunedì riposo
Biglietti: Ritratto d'artista card _ 32 euro per 4 ingressi al Teatro India
Durata spettacolo: 2 ore e 5 minuti senza intervallo

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


PINOCCHIO
da Carlo Collodi
regia Roberto Gandini
drammaturgia Attilio Marangon
con Chiara Mercuri, Carlos Garcia, Danilo Turnaturi,
Edoardo Maria Lombardo, Emmanuel Rotunno, Fabio Piperno, Fabrizio Lisi,
Gabriele Ortenzi, Gelsomina Pascucci, Giulia Tetta, Jessica Bertagni, Simone Salucci
musica Roberto Gori - scena Paolo Ferrari - costumi Tiziano Iuculano
consulenza specialistica Maria Irene Sarti - assistente alla regia Luciano Pastori
coordinamento Istituzionale Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli
Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale
Matteo Cesaretti Salvi, Ester Sampaolo, Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, Michela Corsi, Carla D’Antimi, Anna Laura De Martino, Teatro di Roma
Produzione Teatro di Roma

Nel famoso libro di Carlo Collodi c’è una componente che interessa da vicino i 12 giovani attori con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, e cioè che Pinocchio è un vero “diverso”. Un Pinocchio cosciente della propria diversità e che cerca di diventare uguale agli altri, in scena dal 29 marzo al 7 aprile al Teatro India.
Un diverso al cubo, un diverso che non si tira mai indietro nelle sfide che la vita gli propone. Ad esempio quando va a scuola e reagisce risolutamente alle prese in giro dei compagni, o quando affronta l’umiliazione di essere messo in catene per sostituire il cane da guardia Melampo, o quella di essere esibito in un circo sotto le sembianze di un asino. Ecco, a noi questo Pinocchio piace perché ha tanti difetti, alcune sfortune ma ha anche tanto coraggio. È sensibile, generoso e affronta le difficoltà senza piangersi addosso. E ci piace anche che non sia perfetto, che dica le bugie, e che sappia delle cose senza che nessuno gliele abbia mai insegnate. Ecco cominciata l’avventura di questo Pinocchio fedele alla tradizione e al testo di Collodi, ma raccontato con la vitalità, l’allegria e l’ironia dei 12 giovani attori con e senza disabilità. «Uno spettacolo che speriamo possa dire qualcosa ai ragazzi che magari si sentono “diversi” per condizione sociale, forma fisica, solitudine – commenta il regista Roberto Gandini – un Pinocchio che possa dire ancora tanto a quei ragazzi che non trovano il coraggio di reagire alle ostilità della vita o che per timore non riescono a chiedere aiuto a chi gli sta accanto. Ed è con loro che condivideremo la più bella fiaba italiana mai scritta».
Trarne un lavoro teatrale è un’operazione tutt’altro che semplice viste le innumerevoli versioni cinematografiche e televisive (quella di Walt Dysney, Comencini, Carmelo Bene, Benigni, “Pinocchio il Grande Musical” con le musiche dei Pooh, ed altre ancora), ma in questo caso Roberto Gandini mette in scena un Pinocchio cosciente della propria “diversità”, un bambino raccontato attraverso difetti e pregi, che compie buone e cattive azioni, che si fa detestare e amare. Sulla scena prendono vita le peripezie del burattino, dagli accadimenti drammatici (Pinocchio impiccato, la Fata Turchina che appare come fosse una bambina morta) a quelli comici e ironici (Pinocchio in prigione perché innocente, Pinocchio che dice le bugie), fino al lieto fine che dà senso “a quel nascere” da un ciocco di legno e “a quel sentirsi” diverso da tutti. Questo desiderio, quello di voler essere come gli altri, «gli adulti non lo ricordano più, mentre i bambini, disabili o no, lo riconoscono. E infatti, al Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli pensavamo da tanto tempo di mettere in scena “Le avventure di Pinocchio” ma più ci pensavamo, più ci si complicava l’approccio – continua Roberto Gandini – Quale lettura dare del capolavoro collodiano? Esiste un mare infinito di saggi “pinocchieschi” in cui si sovrappongono interpretazioni psicanalitiche, formaliste, politiche, cristologiche e altro. Da che parte cominciare? Abbiamo scelto quella più diretta. Abbiamo incominciato dal libro, dal gusto di leggerlo, insieme, ad alta voce. Possiamo dire che ci sentiamo enormemente coinvolti e che la nostra versione sarà molto differente da quella di Walt Disney».
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, si inserisce nell’ambito della rassegna IL TEATRO FA GRANDE, che apre la scena al pubblico dei piccoli e dei ragazzi, trasformando il teatro in “atelier” dove formare le prossime generazioni di spettatori e sperimentare nuove modalità di condivisione familiare e scolastica del teatro. Sono 9 titoli in programma, di cui 4 produzioni: Leo, un successo della passata stagione, regia di Francesco Frangipane, mentre il Piero Gabrielli con le regie di Roberto Gandini ha presentato i nuovi debutti da Pinocchio al saggio/spettacolo da William Shakespeare, e la ripresa dell’Albero di Rodari. Tra le ospitalità, Astronave51 di Caterina Carpio e Alice Palazzi, H+G di Alessandro Serra, ll tenace soldatino di piombo del Teatro delle Apparizioni; La Divina Commedia raccontata ai bambini, spettacolo di teatro d’ombre di Laura Nardi; Il Flauto Magico di Mozart, il progetto didattico di Europa InCanto che farà cantare migliaia di bambini.
Attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli il Teatro di Roma vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente e inclusiva in cui le differenze possano convivere e diventare una ricchezza. Un modello di integrazione e formazione rivolto a ragazzi con e senza disabilità, con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale. Finanziato da Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale, in collaborazione con l’Ufficio scolastico Regionale per il Lazio, il Laboratorio Piero Gabrielli è un progetto promosso e organizzato con Teatro di Roma.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 29 marzo al 7 aprile
Orari spettacolo: tutte le repliche alle ore 10.30, sabato 1 aprile ore 17, domenica 2 aprile ore 16, lunedì 3 aprile ore 21
Biglietti: 5 euro
Spettacolo per bambini dai 6 anni
Durata spettacolo: 60 minuti

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA
di Dario Fo e Franca Rame
con Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti, Gianni Iorio
Regia Sandro Torella

Dario Fo e Franca Rame scrivono “Coppia aperta, quasi spalancata” nel 1982, in un periodo in cui l’Italia, grazie ai movimenti di contestazione e soprattutto al contributo di quello femminista, comincia a svincolarsi dalle convenzioni e dai retaggi sociali, momento in cui grazie alla contestazione muta la coscienza civile del nostro Paese attraverso tre leggi fondamentali: il divorzio nel 1974, il nuovo diritto di famiglia nel 1975 e la liberalizzazione dell’aborto nel 1978.

Ed ecco dunque che Fo e Rame mettono sotto la loro satirica lente d’ingrandimento l’affascinante e pericoloso concetto di “coppia aperta”, che altro non è che un escamotage del marito per giustificare la sua infedeltà cronica alla moglie e a se stesso. Ma la carica comica, e drammatica allo stesso tempo, risiede proprio nell’univocità dello status, perché «la coppia aperta deve essere aperta da una parte sola (quella del maschio): se è aperta da entrambe le parti… poi ci sono le correnti d’aria».
La storia di un matrimonio “democratico” e “progressista” vissuto sulla scia di un Sessantotto dove le spinte alla liberazione sessuale e al rifiuto dei tabù e delle convenzioni “borghesi” si scontrano con gli equivoci di una morale ipocrita, di cui la donna è vittima.
Dialoghi brillanti ed esilaranti, ritmo veloce in una continua interazione tra attori e spettatori. A dirigere gli attori Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti e Gianni Iorio, è il regista Sandro Torella, interessato a sottolineare la forza comunicativa e l’attualità di questo testo che, anche se procede con il passo grottesco della commedia, parla delle dinamiche sentimentali che legano una coppia oggi come ieri. Un testo che denuncia l’arretratezza emotiva, culturale e affettiva di certi uomini che si sentono superiori, e valorizza la sensibilità e l’ironia di donne come Antonia, eroina di tutte le mogli tradite e trascurate, capace di dire: “tutte ’ste storie di letto, letto, sempre letto! Con tutti i mobili che ci sono per casa…”.

Parte dell’incasso sarà devoluto per scopi di beneficenza, al fine di sostenere l’associazione “Parent project onlus” ed, in particolare, il Fondo Daniele Amanti.
Il Fondo Daniele Amanti, istituito presso Parent Project Onlus, nasce nel 2009 e ha lo scopo di finanziare dei programmi di ricerca volti ad individuare un approccio terapeutico per tutte le mutazioni meno comuni che causano la Distrofia Muscolare di Duchenne.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
27 e 28 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Glauco Mauri e Roberto Sturno
Serata Shakespeare
IL CANTO DELL’USIGNOLO
poesie e teatro di Shakespeare
regia Glauco Mauri
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Zappalorto
percussioni Marzio Audino
cantante in video Anna Lisa Amodio
elementi scenografici Marta Crisolini Malatesta
video Nexus
Produzione Compagnia Mauri Sturno

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing.
Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?» «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?»
«Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».
Chi ha il dono di «cantare» quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.
Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, da Marzio Audino alle percussioni e, in video, dalla cantante Annalisa Amodio, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta e i video di Nexus, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, «l’usignolo» che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato ne I Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.
Durata: 90 minuti senza intervallo

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 1 al 9 aprile 2017
Orario degli spettacoli: dal martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 9 aprile ore 17.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


ROSALIND FRANKLIN
IL SEGRETO DELLA VITA
di Anna Ziegler
con Asia Argento e Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico)
Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musica Arturo Annecchino
Ideazione e Realizzazione video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
Regia Filippo Dini
Produzione TEATRO ELISEO

Il dono di una grande donna alla scienza e all’umanità

La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin.
Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche.
Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”.
La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile.

Note di regia:
La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a sé stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni.
Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la Storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
(Filippo Dini)

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 28 marzo a domenica 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini in
ERANO TUTTI MIEI FIGLI
di Arthur Miller
regia Giuseppe Dipasquale
traduzione Masolino D’Amico
con (in ordine alfabetico)
Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Liliana Lo Furno, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo
scene Antonio Fiorentino
costumi Silvia Polidori

«Nella prodigiosa struttura della pièce – evidenzia Giuseppe Dipasquale – convivono allegoria e stringente concretezza. Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. L’impianto concepito per la nostra messinscena trasporta lo spettatore dentro il perimetro di un interno alto-borghese, le cui pareti assorbono da anni verità malcelate e ansie manifeste di responsabilità troppo a lungo sottaciute. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonda una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste. Laddove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti. Miller non è un facile autore. Non lo è per la sua penetrante semplicità. Questo dramma, in particolare, è interamente costruito su un meccanismo che poggia sul modello della tragedia classica, ma reinventata sui moduli drammaturgici, del tutto moderni, del dramma borghese. Ne viene fuori una scrittura che ha la forza dell’acciaio e la limpidezza dell’argento. Tutto ciò avrebbe potuto spaventare il pubblico. Invece, con un appuntamento che puntualmente restituisce dalla platea lo stesso riscontro, il pubblico tributa allo spettacolo delle autentiche ovazioni. La compagnia, in due anni di tournée, riscontra e riferisce con gioia di questo contagio emotivo che ha con il pubblico di ogni città. E questo è il miglior risultato che si possa sperare.
La sua sconcertante modernità. Joe Keller, la sua vicenda familiare e sociale, è il modello di una classe che ha invertito i valori. Questo dramma è la spietata analisi del fallimento del capitalismo contemporaneo che pur poggiando su principi condivisibili, ma vissuti nell’apparenza della loro consistenza, ovvero famiglia, casa benessere, ribalta nell’agire quotidiano le priorità. Miller propone una società che gioca con la vita, col denaro e pur anche con i sentimenti, senza che questo comporti, a volte consapevolezza del crimine. Solo un atto tragico, intimo, familiare, mette in discussione l’impianto, restituendo alla vicenda e ai suoi personaggi la necessaria catarsi».
Pubblicato nel 1947, Erano tutti miei figli (All my Sons) è il primo grande successo teatrale di Arthur Miller, testo di svolta della carriera dello scrittore americano, adattato anche per il grande schermo, che precede il noto Morte di un commesso viaggiatore (Death of a Salesman) del 1949.
Il dramma è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller, il quale durante la seconda guerra mondiale, da poco terminata, non aveva esitato a trarre profitti dalla vendita di pezzi “difettosi” destinati all’aeronautica militare, che erano costati la vita a ben 21 piloti. Arrestato per fornitura di materiale non conforme alle norme, l’uomo riesce a scagionarsi dall’accusa scaricando tutta la responsabilità sul suo socio, che Keller sacrifica impassibile alla sua brillante carriera di magnate. Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai ritrovato. Sarà la giovane fidanzata del ragazzo – figlia del socio finito in galera – della quale si è innamorato anche il fratello che la vuole sposare, a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico industriale.

Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, Arthur Miller infrange gli ideali della famiglia, del successo e del denaro: il suo Joe Keller incarna una “minaccia” per la società non in ragione di ciò che ha commesso ma perché rifiuta di ammettere la sua responsabilità civile, convinto che un certo grado di illegalità sia necessario.

“Un grandissimo testo – dichiara Mariano Rigillo – che come tutti i veri capolavori conserva un’attualità costante. Scritto immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, ha un riferimento molto preciso a quell’epoca, ma la corruzione, la spregiudicatezza e il cinismo del magnate dell’industria di cui parla possiamo ritrovarli facilmente anche oggi”.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017
Orari Spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 30 marzo ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


LA RIUNIFICAZIONE DELLE DUE COREE
di Joël Pommerat
con Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Paolo De Vita, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Giulia Innocenti, Gaia Insenga, Armando Iovino, Giulia Weber
scene Roberto Crea
costumi Marianna Carbone
musiche Paolo Coletta
scrittura fisica Simona Lisi
regia Alfonso Postiglione
aiuto regia Beatrice Tomassetti
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
in collaborazione con La Corte Ospitale (Rubiera) e Armunia Festival Inequilibrio (Castiglioncello)

La riunificazione delle due Coree di Joël Pommerat è un testo sull’amore.
La coatta divisione politica delle “due Coree” si presta soltanto come metafora, di platonica discendenza, per interrogarsi sulle difficoltà di ri-unione di due anime gemelle.
Difatti, il flo tematico dei 18 quadri per 51 personaggi per 9 attori è l’amore come fenomeno difettoso. Amore coniugale, sessuale ma anche filiale, amore vissuto, o solo sognato, desiderato. Celebrando soprattutto le fatiche e gli inciampi dell’esperienza sentimentale, ciò che si costruisce è un caleidoscopio di situazioni, indipendenti narrativamente, che si susseguono una via l’altra, a inseguire un’ossessione, un’illusione, in un circolo più vizioso che virtuoso. Perché non c’è unione senza separazione, appagamento senza insoddisfazione, appropriazione senza perdita, felicità senza dolore. Una giostra sempre in corsa, da cui è impossibile scendere, inevitabile come la vita, con l’amore, sua necessaria costituzione, a dettarne, implacabile, le regole. Un varietà dell’amor sofferto che un coro di “innamorati anonimi” tenta di mettere in scena sotto forma di performance sentimentali. Un girotondo di relazioni, una altalena di emozioni, dove ora si sorride e poi ci si commuove, in un afflato tragicomico dove non sempre predomina l’azione ma ciò che in silenzio scorre nelle pieghe dei discorsi. Il linguaggio de La riunifcazione delle due Coree è contemporaneo, reale e concreto. Ma gli scrosci di surrealtà con cui l’autore innaffia alcuni dei suoi confronti drammatici sollevano a tal punto la marea della loro emotività da sommergere noi che guardiamo con lo stesso umore, che ci respinge o cattura, che ci tiene a galla tra un sogno o un incubo, ma permette a tutti di nuotare nello stesso mare dei sentimenti, scivolando, come direbbe Ibsen, sull’onde delle (inevitabili) parole d’amore.
I nostri innamorati, del discorso amoroso sono qui a verifcarne le possibili nuove sfaccettature, o invece le solite temperature, per accorgersi magari che l’unica lingua che tutti conosciamo è quella dei sentimenti… o ancora vedersi rivelati – parafrasando Tolstoj – che tutti gli amori felici, sono felici allo stesso modo; ogni amore infelice, lo è a modo suo.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 28 marzo al 2 aprile 2017 ore 21.00- domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


AETERNITAS storia di amianto, un killer silenzioso
Scritto e diretto da Pino Borselli
Con Sebastiano Tringali e Roberta Mattei

Nel salutare gli studenti, durante la sua ultima lezione all'Università prima di andare in pensione, il professore Giovanni Marchisio si concede al ricordo della sua vita che lo porta nella sua città natale, Casale Monferrato in Piemonte, terra di buon vino e di fabbriche, sede della Eternit e luogo di tragedia dell’amianto, il serial killer silenzioso dal quale, purtroppo, non c’è via di scampo quando scatena uno dei tumori più devastanti, il mesotelioma della pleura.
In un racconto insolitamente intimo, Giovanni Marchisio evoca tutti i fantasmi di questa drammatica vicenda che ancora oggi non ha fine. Il professore racconta cosa sia realmente accaduto in tutti questi anni: come, lucidamente e consapevolmente, per meri interessi economici, operai e cittadini - persone colpevoli solo di essere nate in quel luogo e di aver respirato quell’aria - siano diventate vittime sacrificali condannate a morte per amianto.
Scorrono, parallelamente al dramma di Casale, trent’anni di storia del nostro paese. La piccola cittadina diventa, suo malgrado, l’epicentro di una tragedia alla quale non vi è possibilità di rimedio e che va purtroppo ripetendosi anche oggi in modo simile, in altri luoghi in Italia e nel mondo.
Il professore ha dedicato tutto se stesso a questa causa, i sogni, gli affetti e l’amore, nella speranza che la sua missione diventasse consapevolezza e impegno di tutti, per far conoscere il dramma di Casale e rendere giustizia alle sue vittime.
(Pino Borselli)

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
28 marzo | 2 aprile 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


LA MILITE IGNOTA
con Ramona Genna
regia di Pierluigi Bevilacqua

La sentenza della Fortezza da Basso, Bill Cosby, Sara Tommasi: abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Queste le premesse de La Milite Ignota, la storia di un'aspirante attrice alle prese col provino più importante della sua vita. Dal finale a sorpresa. Il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su se stessa e sul proprio talento. Dove, naturalmente, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

Sabato 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso, a Firenze, succede qualcosa di terribile. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. La giovane conosce alcuni di loro. La denuncia, le indagini, i rinvii a giudizio, i retroscena. Nel 2013 il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, uno viene assolto, a 4 anni e mezzo di reclusione. La sentenza è del gennaio e sembra fare giustizia, a quasi 3 anni dall’inizio del processo. Un processo in cui il comune di Firenze si è costituito parte civile. Questa brutta storia sembra finire. Fino a quando i difensori dei 6 condannati ricorrono in appello. Nel marzo 2015 la Corte, ribaltando completamente la condanna, nelle quattro pagine della sentenza definisce la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la ragazza, bisessuale dichiarata, voleva con la sua denuncia «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza e fragilità», ma «l’iniziativa di gruppo» non venne da lei «ostacolata». Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza diventa definitiva. A luglio del 2016 sono state pubblicate le motivazioni. La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che oggi, così come ha scritto in una lettera, non desidera altro che l’oblio.
Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare: la milite ignota.

Note di regia
Affrontare una storia come questa pone una questione di principio: da che parte stare.
Per quanto il teatro, nella drammaturgia così come nella regia, il più delle volte non prevedano questa possibilità.
La verità è che non si riesce a decidere.
Da entrambe le parti ci sono elementi che non riesci a decifrare, sia per la complessità legata al fatto di cronaca da cui è liberamente tratto, sia perché non si può indagare in modo esaustivo la psicologia femminile di un personaggio come questo.
Abbiamo preferito farlo fluire, dare alla sua voce tutto, verità, alibi, omissioni, emozioni costruite o pure.
I martiri non hanno sempre ragione, non hanno sempre torto. Sono simboli.

TEATRO TORDINONA (Sala Strasberg) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017 - ore 20.45, domenica ore 17.45

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


ELETTRA, BIOGRAFIA DI UNA PERSONA COMUNE
di Nicola Russo
tratto dalle parole di Elettra Romani
elaborazione drammaturgica Nicola Russo, Sara Borsarelli
regia Nicola Russo
con Sara Borsarelli, Nicola Russo
e la partecipazione straordinaria di Elettra Romani
video scene costumi Giovanni De Francesco
luci Cristian Zucaro
suono Jean Christophe Potvin
coreografie Stefano Bontempi
direzione musicale Gabriella Aiello
assistente alla regia e organizzazione Isabella Saliceti
progetto grafico Liligutt Studio
produzione MONSTERA
spettacolo vincitore del E45 Napoli Fringe Festival 2010

Elettra, biografia di una persona comune ha debuttato nel 2010, vincendo il NapoliFringeFestival. Se viene ora riproposto a Roma, e poi a Napoli, è perché il 2017 è un anno particolare nella sua storia: Elettra Romani compirà 90 anni e riprendere lo spettacolo che parla della sua vita è sembrato il modo migliore per rendere omaggio a una protagonista di quel teatro, l’avanspettacolo, fatto di enormi sacrifici e spesso di pochi riconoscimenti.
Spiega Nicola Russo: “Elettra Romani è stata ballerina e poi attrice di avanspettacolo dagli anni 40 in poi. Abbiamo parlato con lei e registrato la sua voce. Abbiamo ascoltato la sua storia, uno spaccato dell’Italia dagli anni Venti dal punto di vista di una lavoratrice dell’avanspettacolo che l’Italia l’ha girata in lungo e in largo. La sua voce ci ha parlato del teatro di avanspettacolo dai suoi momenti di gloria al suo lento disfarsi”.
Lo spettacolo è una riflessione sul senso del racconto di una vita. Su cosa è possibile raccontare della propria esistenza, su come scegliamo di farlo, sul significato di una biografia.
La storia di Elettra viene narrata in prima persona dai due attori in scena, assumendo di volta in volta aspetti contrastanti e a volte opposti della sua personalità in un monologo a due voci per giocare sul doppio, sulla spudoratezza di dire le parole di una donna di novant’anni come se fossero le proprie.
Alle loro spalle un video silenzioso (realizzato dall’artista Giovanni De Francesco) con il volto di Elettra oggi, che guarda un film di cui si indovina lo scorrere delle scene attraverso i riflessi di luce sul suo viso. Il racconto procede a volte come se fosse al presente e a volte come se gli attori ricordassero i ricordi di qualcun altro.
Alle parole del racconto di Elettra si aggiunge un materiale di repertorio di brani dell’avanspettacolo ricavato dai suoi ricordi. Un materiale inedito e preziosissimo proprio perché ricavato dalla memoria di una delle protagoniste di quell’epoca. Siparietti, canzoni, sketch, reinterpretati dai due attori, diventano la punteggiatura dello spettacolo, un’antologia di brani in relazione con la vita avventurosa e tragica della protagonista della storia.
Attraverso questi modi diversi ma complementari di raccontare un’unica storia si vuole indagare la biografia di una persona che non è diventata famosa, di una persona comune, ma comunque speciale.

TEATRO TORDINONA - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017 - ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 06-7004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


APARTHEID
Regia: Gina Merulla
Interpreti: Mamadou Dioume, Patrizia Casagrande e Massimo Secondi
Luci e Fonica: Fabrizio Facchini
Scenografia: Christian Valentini
Costumi: Agnese Pizzuti

Una delle pagine più tristi della nostra Storia fu scritta mentre – come spesso accade - gli occhi del resto del mondo si voltavano da un’altra parte. Fu scritta in nome di folli principi, di politiche cieche ed ottuse, di superiorità e divisioni. Fu scritta e qualcuno provò a cancellarla. Qualcuno ci provò con il teatro.
Lo spettacolo ‘Apartheid’ in scena al Teatro Hamlet da un’idea di Gina Merulla con la partecipazione di Mamadou Dioume, storico collaboratore di Peter Brooke, si ispira all’opera ‘Età di Ferro’ di John Maxwell Coetzee, scrittore premio Nobel, ed affronta il tema della segregazione razziale in Sudafrica nel secolo scorso.
Durante il periodo dell’Apartheid in Sudafrica, il teatro non restò indifferente davanti a leggi che annichiliscono e tolgono umanità. Un gruppo di persone sotto la guida di Barney Simon e Mannie Manim si riunisce e restaura un vecchio mercato della frutta indiano: nasce così il Market Theatre di Johannesburg . Una donna bianca e un uomo nero assistono alla creazione del primo “non-racial Theatre” che sfidò l’Apartheid armato solo ed esclusivamente della convinzione che la cultura può cambiare la società.

L’Apartheid visto attraverso gli occhi dei bianchi, gli occhi dei neri, i nostri occhi, gli occhi della storia, gli occhi dell’Artista. Ed è proprio questo aspetto di amalgama, di fusione, che la regia dello spettacolo Apartheid vuole sottolineare: passato, presente e futuro si mescolano in un tempo frammentato, indecifrabile.

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano, 13 Roma
da giovedì 30 marzo a domenica 2 aprile 2017 ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: interi 15 euro/ ridotti 13 euro (+ 2 euro tessera associativa)
Biglietti online: interi 13 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/94842463, cellulare 333/4313086
Sito web: www.teatrohamlet.it


LA BAITA DEGLI SPETTRI
di Claudio Gregori
regia di Valentina Maselli
con Katia Leardi, Elisa Nichelli, Simone Buffa, Giulio Pierotti, Paolo Russomanno e Alessandro Capone

Cinque amici decidono di trascorrere alcuni giorni in una sperduta baita di montagna, nonostante gravi sulla casa una leggenda di fantasmi. Tra scricchiolii, rumori sinistri, presenze spettrali, personaggi grotteschi, la trama si svolge tra gag comiche e colpi di scena esilaranti, colorando di ironia e divertimento il genere horror e arricchendolo di una veste parodica. Una commedia dal perfetto ingranaggio, di un’unicità “indecente”, ricca di non sense, gag sopraffine, orsi impagliati, detective improvvisati, interrogatori incasinati, maniaci dell’ordine, fantasmi di maniaci dell’ordine, turbe maniacali e tanto altro ancora.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37) Roma
dal 29 marzo al 2 aprile 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06/83777148 - 346/4703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


CRTscenaMadre presenta
Daniela Giordano e Danila Massimi in
DI CHI È LA TERRA?
Ballata rap per Chicco di Grano Pannocchia e Sacchetto
di Citoni/Giordano/Massimi/Veruggio

“DI CHI È LA TERRA? Ballata per Chicco di Grano Pannocchia e Sacchetto” è il secondo spettacolo creato dalla collaborazione tra le due formidabili artiste multidisciplinari, Daniela Giordano e Danila Massimi, iniziata nel 2013. Entrambe utilizzando il canto, la musica, il ritmo, la poesia, la parola, affrontano con acuta intelligenza, graffiante ironia ed emozionante vibrazione poetica, sintesi tematiche importanti e scottanti che riguardano i diritti umani e dell’ambiente.
Non tutto ciò che pensiamo cibo, viene coltivato per soddisfare i bisogni alimentari del pianeta. Grani e cereali sono diventati flex crops, vale a dire flessibili all’utilizzo per fini diversi da quello alimentare.
La green economy necessita di grandi aree per coltivare cereali e vegetali destinati a biocarburanti e bioplastiche, generando un fenomeno chiamato land grabbing, accaparramento delle terre, che nega i diritti di sopravvivenza e di utilizzo alle popolazioni che ci vivono da sempre. L’Africa è uno dei paesi maggiormente coinvolti dal fenomeno del land grabbing.
Il rap, “DI CHI È LA TERRA?” è il filo conduttore della storia, nella quale si affacciano i protagonisti, alimenti e cose, che danno voce alle loro problematiche, proponendo il loro spiazzante e surreale punto di vista. Tutti rispondono alla domanda: di chi è la terra? Di chi la abita o di chi la governa? Ne parlano: Chicco di grano, Pannocchia e Sacchetto.

TEATRO DUE - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


8 DONNE E UN MISTERO
di Robert Thomas
adattamento Alessio De Caprio
con Silvia Bastianelli, Antonella Desiante, Annamaria Marletta, Nicoletta Meci, Patrizia Morelli, Agnese Nassi, Giulia Ricci, Patrizia Tomassini
regia di Alessio De Caprio
luci Nicola De Santis
grafica Federico Leone

Anni Cinquanta. Una famiglia alto borghese si prepara a festeggiare il Natale.
Otto sono le donne: l’elegante e bella padrona di casa, le sue due sorelle (opposte nel carattere e in perenne conflitto tra di loro), l’anziana mamma, la giovane figlia e le due domestiche. L’uomo di casa non si vede e non si sente. Infatti, viene ritrovato morto accoltellato nel suo letto. Iniziano le indagini all’interno della casa, per risolvere il mistero del delitto. Nessuna può uscire, tutte sono probabili assassine. Un’ottava donna si aggiungerà al gruppo, la sorella della vittima, per entrare a far parte delle sospettate.
Così comincia la divertente saga noir, tutta al femminile, tratta dalla famosa sceneggiatura francese di Robert Thomas.
Un testo che diverte e commuove, intriga e seduce, svelando passo dopo passo un segreto che come nei migliori romanzi polizieschi si manifesterà solo alla fine.
- Avviso ai soci -

TEATRO AGORÀ 80 (Sala B) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 31 marzo al 2 aprile 2017
feriali ore 21.00 - festivi ore 18.00
Orari spettacoli: Venerdì e Sabato ore 21.00, Domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 10 euro | Ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.

Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.

In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.

“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1 Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario degli spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21 – domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE
Una commedia ironica e profonda che vi farà ridere della quotidianità
scritto e diretto da Andrea Quintili
con Andrea Quintili, Simone Destrero, Ornella Lorenzano, Mario Sapia, Eleonora Pedini, Pierfrancesco Galeri e Umberto Stefolani
Assistente alla regia: Pierfrancesco Galeri
Coreografie: Ornella Lorenzano
Assistente di scena: Flavia Martone
Tecnico Luci/Audio: Cristian Bove
Realizzazione Grafica: Andrea Quintili
Scenografia: Riccardo Polimeni

Una moglie casalinga che vuole un figlio dal marito, un uomo egoista, venale, tutto dedito alla carriera; un ragazzo simpatico, caciarone, invadente e ballerino di hip hop a modo suo; un'avvenente venditrice di libri; un clochard italo-francese, simpatico, esilarante, opportunista e maleodorante; un inquilino del piano di sopra, burbero ma buono e, infine, un Dio, nel nostro immaginario, perfetto ed onnipotente, che si rivelerà simpatico ma tutt'altro che perfetto e quasi umano. Questi i personaggi di fantasia, ma maledettamente realistici, protagonisti della commedia scritta da Andrea Quintili. Personaggi nei quali il pubblico può riconoscersi, inseriti in una storia inventata ma verosimile, ironica e profonda, che vi farà ridere della quotidianità.
“Tutti possiamo sbagliare” mostra come la quotidianità possa all’improvviso essere stravolta, arricchendosi con nuovi arrivi, abbandoni, incontri e rivelazioni. La tranquillità familiare di una coppia felice, Marco e Sole, sussulta con l’arrivo di un “figlio” non previsto che altera gli equilibri della coppia. Marco e Sole accolgono in casa il figlio di un amico prematuramente scomparso. Quella che inizialmente sembra una convivenza forzata, si rivela un modo per conoscersi e apprezzarsi. E quando Sole abbandonerà il tetto coniugale, arrivi inaspettati stravolgeranno la vita della nuova strana “coppia”…

TEATRO PETROLINI - Via del Rubattino 5, Roma
dal 30 marzo 2017 al 2 aprile 2017 - dal 6 aprile 2017 al 9 aprile 2017
(dal giovedì alla domenica)
Tutti i giorni alle ore 21.00 – La domenica alle ore 18.00
Biglietti 10€ + 2 € tessera

Info e prenotazioni: telefono 06/5757488 - cellulare 347/8484998
Sito web: www.teatropetrolini.com


LA LEGGENDA DEL PESCATORE CHE NON SAPEVA NUOTARE
Spettacolo con musiche dal vivo
con Domenico Macrì, Eleonora De Luca, Teo Guarini, Agnese Fallongo
Regia di Alessandra Fallucchi
Drammaturgia di Agnese Fallongo

“Sapevate che l’Italia è il paese con il maggior numero di dialetti, tradizioni e culture popolari al mondo? Ma questa ricchezza è un relitto del passato, destinato ad estinguersi con il tempo, o un
patrimonio vivo, che occorre ancora studiare e valorizzare? E se è vero che non sai dove vai se non sai da dove vieni, oggi: qual è la nostra casa? Qual è la nostra Itaca?”

Protagonista è la generazione dei nostri nonni, della seconda guerra mondiale, dei mestieri fatti con le mani, della terra e del mare. Storie che si mescolano con le leggende popolari e che, semplicemente, meritano di essere ascoltate.
Lo spettacolo vede avvicendarsi sul palco quattro personaggi che raccontano al pubblico le proprie “storie di vita”, una crasi tra realtà e leggenda popolare. Mamozio, Maria, Reginella e Arturo: due uomini e due donne che racchiudono tutte le vicende più commoventi e più divertenti raccontate dalle persone intervistate nei differenti paesini italiani. Un pescatore calabrese che non sa nuotare; un pizzaiolo romano nella Garbatella degli anni 40’; una ragazza madre che sogna di ballare lo swing in una Sicilia devastata dal dopoguerra ed una signora napoletana che racconta la leggendaria storia della sua famiglia.

Naufragare in questo passato, che non è poi così passato, rappresenta un ottimo punto di partenza per rispondere ai dubbi e gli interrogativi delle generazioni più giovani. Il pubblico è chiamato ad abbandonarsi alle acque di una saggezza popolare che sembra ormai sbiadita ma che è invece ancora viva e colorata, come le persone intervistate. Al centro dello spettacolo l’elemento musicale che fa da fil rouge tra un racconto e l’altro tramite canti popolari e polifonici, musiche dal vivo e strumenti tradizionali. La musica assume una funzione poetica per dare voce a quelle emozioni che spesso, proprio come accade in una serenata, non riusciamo ad esprimere solo a parole.

“Mi capitava spesso – spiega Agnese Fallongo – sia per lavoro che per diletto, di girare per paesini italiani quasi sconosciuti, parliamo addirittura di borghi di 1000, 200, 80 abitanti. Durante questi viaggi mi accadeva di conoscere persone molto semplici (nell’accezione più genuina del termine) ma con storie incredibili, leggende da manuale, insomma, vite da raccontare. Più di una volta avevo sentito l’esigenza di voler scrivere questi racconti ma mi sembrava come di perderne la magia abbassando lo sguardo sul foglio bianco, distogliendo quindi l’attenzione dagli occhi di queste persone così “felliniane” che mi stavano regalando i loro ricordi. Un giorno ho quindi deciso di cominciare a documentare il tutto con un semplice registratore, niente video, solo voci dal sapore antico, come fossero dei cantastorie. Nel giro di un anno ho raccolto moltissimo materiale gelosamente conservato nel mio pc nella cartella “Storie di Vita” con tanto di foto e file audio di tutte le persone incontrate in questo arco temporale. Si tratta per lo più di gente anziana, che svolge “mestieri in via di estinzione” come pescatori, contadini, artigiani oppure semplicemente persone incontrate sul lungomare, nella taverna del paese, nel bar della piazza.”

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00 ; Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3494356219 - 3298027943
Sito web: www.teatrostudiouno.com


AFTER THE END
di Dennis Kelly
Regia di Enzo Masci
con Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini

Erano tutti in un pub quando c’è stata l’esplosione. Louise si è appena risvegliata per trovarsi chiusa in un rifugio antiatomico con Mark, l’uomo che le ha salvato la vita. I suoi amici dicevano che fosse un paranoico ma, in fondo, Mark sapeva cosa fare quando alla fine è successo. Adesso tutto quello che possono fare è aspettare, chiusi nel rifugio con cibo in scatola, una radio che non cattura alcun segnale e un coltello. Ma l’assenza di qualsiasi contatto con l’esterno e la costrizione in uno spazio fuori dal tempo, senza più regole né schemi sociali, disintegrano la relazione fra le personalità opposte di Mark e Louise in una brutale e agghiacciante lotta per il potere.
Sono sopravvissuti all’attacco.
Riusciranno a sopravvivere a loro stessi?
Con un finale a sorpresa, l’opera più penetrante di uno dei più acclamati drammaturghi inglesi dell’ultimo decennio esplora le paure della nostra società e le mette a confronto nei loro estremi distorti attraverso uno scenario da incubo ma terribilmente plausibile.

TEATROINSCATOLA - Lungotevere degli Artigiani 12, Roma
Dal 30 marzo al 15 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347.6808868 - 340.5573255
Sito web: www.teatroinscatola.it


EYES WINE SHOT
Lo spettacolo/degustazione
di e con Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni

Dal 28 marzo al 2 aprile al Sala Uno Teatro sarà in scena EYES WINE SHOT, lo spettacolo di e con Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni, che unisce il teatro al sapore antico del vino, un’occasione unica per gli appassionati delle cantine e del buon teatro. Ad aprire le danze della degustazione martedì 28 marzo avremo l’onore di assaporare i vini dell’azienda vinicola La Tognazza, di Gian Marco Tognazzi.

Lo spettacolo. Uno spettacolo esilarante, divertente e ricco di informazioni sul vino, la sua storia, la sua chimica e il suo linguaggio. Un racconto serrato sul nettare degli Dei con una lettura ironica del linguaggio che si legge nelle guide enologiche. Uno spettacolo piccolo e divertente che si accompagna perfettamente ad una degustazione. Uno spettacolo, infine, adatto per qualsiasi luogo e per qualsiasi occasione, dal teatro alla casa privata, dalla cantina vera e propria al ristorante e alle enoteche. Testi di grandi autori (Gaber, Neruda), informazioni semiotico-scientifiche e sketch derivati dall’improvvisazione regalano al pubblico 50 minuti di puro divertimento durante il quale saprete ‘tutto quello che volevate sapere sul vino e non avete mai osato chiedere’ (in enoteca).

La Tognazza, la filosofia. “La Tognazza è oggi un brand e uno stile di vita. È sinonimo di carattere, convivialità, personalità audace e creativa, divertimento.
Sono questi gli ingredienti principali di ogni prodotto, sono questi gli elementi che regalano ad ogni etichetta colore, aroma, accento, vita.
Ogni vino de La Tognazza racchiude una sua storia, sempre diversa e soprattutto in controtendenza ai classici stereotipi. Dalla vigna alla bottiglia, fino alle etichette e al modo di farsi vivere, La Tognazza è un’alternativa.
La Tognazza, l’Alternativa dal 1969.”

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


IN ALTRE PAROLE
Rassegna Internazionale di Drammaturgia Contemporanea
XI edizione
a cura di Pino Tierno e Simone Trecca
responsabile artistico Ferdinando Ceriani

Un evento in collaborazione con: Teatro Palladium, Real Academia de España en Roma, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.
Con il contributo di: Programa de Internacionalización de la Cultura Española (PICE) de Acción Cultural Española (AC/E), Ambasciata d’Israele, Ambasciata di Lituania
Con il patrocinio di: AITS21 – Asociación Internacional Teatro Siglo XXI

Dieci edizioni, finora: di quasi 100 testi presentati in prima nazionale, provenienti da ogni angolo del mondo, oltre 25 sono stati realmente prodotti e messi in scena, alcuni anche più volte. Nel panorama italiano delle rassegne dedicate alla nuova drammaturgia, In altre parole resta decisamente la manifestazione più curiosa, più proficua, più concreta.
Giunta al suo undicesimo anno di vita, In altre parole - in programma dal 28 al 30 marzo a Roma negli spazi del Teatro Palladium e della Real Academia de España, è ancora adesso un appuntamento imprescindibile per professionisti e semplici appassionati, in pratica per tutti coloro che desiderino conoscere le voci più rappresentative del panorama teatrale internazionale e che, attraverso gli spettacoli proposti, gli incontri con gli autori, le conferenze e i seminari, intendano riscoprire insieme a noi la forza, la bellezza, il senso della parola in scena.
Negli appuntamenti di marzo, prosegue l’approfondimento del teatro spagnolo (Tablas), ma si farà anche la conoscenza di nuove, vivaci drammaturgie, quali quella lituana, passando altresì per le pagine migliori del teatro di Israele.
Il teatro vive se rimane un incontro attivo e partecipe; vive se non perde mai di vista il sogno, la necessità, il compito di comunicare, di metterci in contatto con noi stessi e con gli altri.

Programma

28 marzo, ore 11.00 - Real Academia de España en Roma
Una voce - Maestro amore
di Luigi Pirandello (adattamento teatrale di Pino Tierno)
a cura di Marco Belocchi
con Cristiano Arni, Carlo Caprioli, Maria Teresa Pintus

Lidia presta servizio in casa del giovane marchese Silvio Borghi, cieco da tempo a causa di un glaucoma. Fra i due nasce pian piano un sentimento d’amore. La ragazza, però, crede che Silvio sia invaghito solo della sua voce e teme che questo legame non potrà reggere all'urto con la realtà.
Maestro Amore
Roberto e Vittorio si preparano per un concorso che li abiliti all’insegnamento dello spagnolo nelle scuole. Occorre dunque praticare l’idioma straniero. Vittorio suggerisce all’amico di legarsi sentimentalmente alla sua insegnante, in quanto la lingua, a suo dire, si apprende soprattutto in maniera emotiva, carnale…Ma il consiglio di Vittorio è realmente disinteressato?

28 marzo, ore 20.30 - Teatro Palladium
La puttana dell’Ohio
di Hanoch Levin (traduzione di Serena Scateni e Pino Tierno)
a cura di Stefano Genovese
con Antonio Salines, Alessandra Muccioli, Diego Savastano

Un vecchio vagabondo sogna da sempre una notte con un’inarrivabile prostituta d’alto bordo, ma per il suo settantesimo compleanno decide di farsi un regalo più all’altezza delle proprie tasche. Il figlio, vagabondo anche lui, fantastica di un padre segretamente benestante e di una cospicua eredità, minacciata dalla tendenza allo sperpero del genitore sognato. La prostituta, più pragmatica, intasca i miseri risparmi dell’anziano in cambio dell’illusione di un incontro d’amore. In questa cruda opera di Hanoch Levin, la fantasia è l’unica forza che, a stento, riscatta le misere vite dei protagonisti.

29 marzo, ore 20.30 - Teatro Palladium
Sognare forse
di Antonio Tabares(traduzione e adattamento di Simone Trecca)
a cura di Ferdinando Ceriani
con Luciano Virgilio, Laura Mazzi, Salvatore Palombi

C’è davvero bisogno di morire per comprendere fino in fondo la vita, le relazioni umane, i sentimenti, le angosce? È davvero necessario guardare le cose umane dall’altra riva del fiume, per prenderle con il giusto distacco? Il percorso di Emma, la protagonista di questo nuovo testo di Antonio Tabares, ci invita, con amenità e senza drammatizzare troppo, a prendere in considerazione l’ipotesi che, forse, non èpoi necessario arrivare a tali estremi. Forse è sufficiente quasi-morire, forse è sufficiente sognare, forse.

30 marzo, ore 18.00 - Teatro Palladium
La città vicina (Artimasmiestas)
di Marius Ivaškevičius (traduzione di Alessandra Calì)
a cura di Stefano Moretti
immagini a cura di Luca Carboni
con Giulia Valenti, Stefano A. Moretti e 4 allievi diplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma

Anika Svantensson, casalinga e madre di una famiglia numerosa, si decide ad uscire da Malmö e a recarsi a Copenaghen, per distrarsi e vedere le luci della propria città dall’altra sponda. Sul treno, Anika conosce Birgit, che pure va a svagarsi a Copenaghen, e la sua iniziale diffidenza sfuma man mano che vede avvicinarsi le luci della città danese. Il contatto con la città vicina sembra segnare l’inizio di un’avventura inattesa lungo sentieri inesplorati, avendo come unica guida l’emergere di desideri fino ad allora sopiti.

30 marzo, ore 21.00 - Teatro Palladium
La pietra oscura
di Alberto Conejero (traduzione di Simone Trecca)
a cura di Loredana Scaramella
con Luca Tanganelli e Mauro Santopietro
Junko Mashima - piano
Lorenzo Perracino– sax

La stanza di un ospedale militare nei pressi di Santander e due uomini, costretti a condividere le terribili ore di un conto alla rovescia, che potrebbe concludersi con la morte di uno dei due all’alba. Un segreto avvolto da rimpianti e un nome che risuona tra le mura della stanza: Federico. Ispirata alla vita di Rafael Rodríguez Rapún – studente di Ingegneria, segretario della Barraca e compagno di Federico García Lorca nei suoi ultimi anni di vita ‒, La pietra oscura è una toccante pièce sulla memoria come spazio della giustizia e sul bisogno di redenzione.

31 marzo, ore 18.30 - Real Academia de España en Roma
Principe
di Juan Carlos Rubio (traduzione di Martina Vannucci)
con Pietro Bontempo

Un dualismo costante attraversa vita e opere di Niccolò Machiavelli. La complessità della sua cruda analisi socio-politica acquista maggior spessore se vista attraverso la lente delle angosciose circostanze che fecero da sfondo alla creazione dei suoi testi. Principe è un monologo composto da frammenti tratti da Il principe, Dell’arte della guerra, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, La mandragola e dalla corrispondenza personale del politico e stratega fiorentino. Un’appassionante esperienza filosofica e teatrale, nella quale Rubio fonde opera e autore, dotando di voce propria il suo affascinante personaggio.

Curatore scientifico: Simone Trecca
Direttore artistico: Pino Tierno
Responsabile artistico: Ferdinando Ceriani
Responsabile organizzativo: Simona Di Giovenale
Organizzazione: Michela Bartoli, Simone Olivieri

TEATRO PALLADIUM - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA - Piazza di S. Pietro in Montorio, 3, 00153 Roma
Dal 28 al 31 marzo 2017
Ingresso libero

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327/2463456
Sito web: teatropalladium.uniroma3.it


PARSONS DANCE

Torna al Brancaccio di Roma Parsons Dance, la compagnia americana molto amata dal pubblico per la sua danza atletica e vitale che trasmette gioia di vivere.
Parsons Dance, nata dal genio creativo dell’eclettico coreografo David Parsons e del light designer Howell Binkley, è tra le poche compagnie che, oltre ad essersi affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, sono riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo e a creare coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. I loro show sono, sempre richiestissimi, sono già andati in scena in più di 383 città, 22 paesi nei cinque continenti e nei più importanti teatri e festival in tutto il mondo fra i quali il The Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, la Maison de la Danse di Lione, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro dell’Opera di Sydney e il Teatro Muncipal do Rio de Janeiro.

Parsons Dance incarna alla perfezione la forza dirompente di una danza carica di energia e positività, acrobatica e comunicativa al tempo stesso. E’ ormai un caposaldo della danza post-moderna made in Usa, che può mixare senza paura tecniche e stili per ottenere effetti magici e teatrali, creativi e divertenti. Una danza elegante, ariosa e virtuosistica che continua comunque a essere accessibile a tutti.

Sin dagli esordi, l’elevata preparazione atletica degli interpreti e la grande capacità di David Parsons di dare anima alla tecnica sono state gli elementi distintivi della compagnia. Come ha scritto il New York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”.

Nel programma che vedremo nel tour italiano 2017 non mancherà la celebre e richiestissima “Caught” (brano del 1982 che David Parsons creò per se stesso), incredibile assolo su musiche di Robert Fripp nel quale il danzatore sembra sospeso in aria grazie ad un gioco di luci stroboscopiche. “Caught” è una hit della modern dance definita dalla critica: “una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi”. A fianco di questa e altri classici del repertorio della Parsons Dance come “Union”, “Hand Dance” e “In The End”, la compagnia avrà l’onore di presentare in Italia, in anteprima europea, altri due brani originali che sicuramente sapranno affascinare e coinvolgere il pubblico italiano.
Fondamentale resta il ruolo del light designer Howell Binkley (vincitore di un Tony Award per lo spettacolo di Broadway “Hamilton”) che esalta con fantasia e immaginazione le performance della compagnia.

Parsons Dance incarna il senso più genuino di una danza che punta dritto all’emozione e al desiderio nascosto di ogni spettatore di ballare, saltare e gioire insieme ai ballerini. Difficile non lasciarsi trasportare dai ritmi vibranti e dalle coreografie avvolgenti e colorate dei ballerini della Parsons Dance...

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 29 marzo al 2 aprile 2017
Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: prezzi da 39 a 25,50 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Pietro Romano in
MISERIA E NOBILTÀ
Trasposta in dialetto romanesco e diretta da Pietro Romano
dall’omonima Opera di Eduardo Scarpetta
con EDOARDO CAMPONESCHI, MARCO D’ANGELO, VALENTINO FANELLI, GIORGIO GIURDANELLA, FRANCESCA LA SCALA, ELEONORA MANZI, BEATRICE PROIETTI, MIRKO SUSANNA, MARINA VITOLO
aiuto regia BARBARA LAURETTA musiche SIMONE ZUCCA
testo canzone LOREDANA CORRAO
scene MAURIZIO MANZI costumi SIMONA SAVA
assistente alla regia EDOARDO CAMPONESCHI

Dopo il grande successo ottenuto a inizio stagione torna a grande richiesta di pubblico "Miseria e nobiltà", rivisitazione e trasposizione in dialetto romanesco scritta, diretta e interpretata da Pietro Romano, liberamente tratta dall'omonima opera di Eduardo Scarpetta, in replica straordinaria dal 29 marzo al 9 aprile presso il Teatro delle Muse di Roma.
Prosegue, dunque, la straordinaria intuizione artistico-letteraria, suscitata dal talento poliedrico di Pietro Romano, autore interprete e regista dei propri lavori, già confermata in operazioni vincenti in cui i classici di Goldoni (Arlecchino, servo di due padroni, I due gemelli veneziani) e di Molière (L'Avaro, Il malato immaginario) sono stati riadattati e trasposti in dialetto romanesco, offrendo al pubblico lo splendido vezzo della commedia dell’arte in un dialetto diverso dall’originale, e archiviando incredibili successi e mesi di sold out, dimostrando l’alto livello artistico e culturale necessario al mondo dello spettacolo.
L’energia istrionica di Romano, inguaribile ed irriducibile amante della sua città natale, si china questa volta alla gloria del teatro napoletano di Scarpetta trasponendo e riadattando la più celebre delle sue opere, Miseria e Nobiltà, consegnata al pubblico già nella splendida realizzazione cinematografica con Totò, nel proprio dialetto, tingendo con grazia e maestria l’inestimabile, indiscussa ricchezza dell’originale, dei colori della popolarità romana, esaltandone l’intramontabile vernacolarità.
Il protagonista "Felice Sciosciammocca" interpretato da Pietro Romano, gioca sulle corde della celebre maschera scarpettiana, sovraintendendo, nella logica di una disarmante comicità, alla storia d’amore del nobile per la popolana, con la scaltrezza del povero che si finge ricco, tra colpi di scena e verità che scottano.
Sulla scena accanto a Pietro Romano, Marco Todisco (Pierino), Marina Vitolo (Bruttia), Beatrice Proietti (Pupetta), Edoardo Camponeschi (Eugenio), Valentino Fanelli (Appio/Giovanni), Eleonora Manzi (Gemma), Francesca La Scala (Rosa) e Mirko Susanna (Bamba), Giorgio Giurdanella (Cuoco).
La storia rimane forte della comicità e del pregio della stesura iniziale, lasciando che la giostra continui a volteggiare tra i caratteri umani, le classi sociali e le introspezioni di ogni sorta.
La commedia risulta esilarante e intrisa da una comicità elegante, e l’umile intelligenza artistica di Romano si rivolge sera per sera, direttamente al genio di Scarpetta con il saluto: “Maestro, chapeau!”.

TEATRO DELLE MUSE - Via Forlì 43, Roma
dal 29 marzo al 9 aprile 2017
dal mercoledì al sabato alle 21; sabato 8 aprile anche ore 17,30, domenica ore 17,30.
Biglietti: mercoledì e giovedì 22 euro (rid. 16 euro), venerdì, sabato e domenica 25 euro (rid. 19 euro).

Info e prenotazioni: telefono 06 44233649, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatromuse.it

 

Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia),
Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina),
Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir,
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI MEDIA&SIPARIO e SALTINARIA

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani e Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


CHIEDO I DANNI
di e con Grazia Scuccimarra
musiche di Grazia Scuccimarra e di Pino Cangialosi
luci di Flavio Bruno

Grazia Scuccimarra, grande attrice comica, ci divertirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi.
Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzi, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico nelle quali l’autrice con la sua ben nota vena satirica, renderà le sue frecciate occasione, come sempre, di risate e applausi. E mentre raccoglie, incolla, ripara le tessere del mosaico della nostra vita, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci circonda, con la sua verve, pungente, allegra e più che mai amorevole.
“Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta.

TEATRO DEGLI AUDACI - Via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 23 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
prezzi: biglietto intero € 18,00 - biglietto ridotto € 15,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94376057
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
Traduzione Pino Tierno
con Maria Paiato ed Arianna Scommegna
Scene Barbara Bessi
Musiche Paolo Coletta
Luci Gianni Staropoli
Regia Veronica Cruciani
prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Ad interpretarla due autentiche stelle della scena italiana, per la prima volta insieme sul palcoscenico, le pluripremiate Maria Paiato (Premio Borgio Verezzi 1994, Premio Flaiano 2001, Premio della Critica Teatrale 2004, Premio Olimpici del Teatro 2004 e 2007, Maschera d’Oro 2005, Premio Ubu 2005 e 2006, Premio Eleonora Duse 2009, Premio Hystrio 2010) e Arianna Scommegna (Premio Lina Volonghi 1997, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2010, Premio Hystrio 2011, Premio Ubu 2014). La regia è firmata da Veronica Cruciani (finalista Premi Ubu 2008 come regista e produttrice e Premio Hystrio – Associazione Nazionale Critici Italiani 2012).
Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare. Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica. Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.

Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimi autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 23 marzo al 2 aprile 2017 ore 21 (martedi 28 ore 19.00, domenica ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione Danilo Rana
con Alberto Bognanni, Veruska Rossi, Emanuela Annini, Valeria Antonucci, Alice Bertini, Ajay Bisogni Ludovica Boccaccini, Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo, Alessandro Tiberi
in collaborazione con ACCADEMIA ARTE NEL CUORE
regia Lorenzo Gioielli
regia associata Virginia Franchi
produzione Viola Produzioni

Una famiglia di spacciatori di cocaina, madre stilista di abiti da sposa, padre gangster dal cuore d’oro e figlio ipertecnologico a un passo dalla laurea, si trova di fronte un gravissimo problema: è necessario trasferire un’ingente quantità di droga in Macedonia, ma il corriere che viene normalmente utilizzato è morto per un tragico errore di trasporto. Gli spacciatori non trovano niente di meglio che nascondere la sostanza stupefacente nei bauli di una compagnia amatoriale di attori diversamente abili che partecipano a un concorso teatrale, per l’appunto, in Macedonia.
I ragazzi metteranno in scena Romeo e Giulietta. Il loro spettacolo, quindi, verrà prodotto dalla famiglia di spacciatori. Che ci prenderanno molto gusto, perché Shakespeare, la cocaina, l’amore e la disabilità creeranno una miscela esplosiva, come solo in teatro può accadere. Una commedia iperattiva, vitalissima e scorretta, che ci racconta come tutti siamo diversamente abili e che la normalità è una supposizione che cede di schianto quando non riusciamo a fingere di essere normali.

Note di regia
Una famiglia di spacciatori non particolarmente abili decide di approfittare del viaggio di una compagnia teatrale di disabili per trasportare cocaina in Macedonia. La compagnia rappresenterà “Romeo e Giulietta”. Gli spacciatori assistono alle prove e s’innamorano de “Il segreto del teatro”, che è poi il titolo della commedia.
Qual è il segreto del teatro?
Il teatro, quando è bello e coraggioso come questa commedia, quando è spregiudicato e nello stesso tempo accogliente, quando ci spinge a ridere e a piangere senza nemmeno accorgercene, è l’arte più lieve e profonda che gli esseri umani abbiano concepito. Ed è così che alla fine gli spettatori torneranno nelle loro case, turbati e felici per aver assistito alla rappresentazione della vita di altre persone che non sono loro ma che gli assomigliano molto, per aver capito delle cose in più di quelle che sapevano, per le domande che da quelle nuove conoscenze nascono. Ma, soprattutto, per aver fatto tutto questo dimenticandosi di se stessi per un momento, divertendosi.
Abbiamo scelto di far interpretare parte della compagnia di diversamente abili a dei veri diversamente abili, scoprendo che diversamente è un avverbio piuttosto inutile quando si parla della natura degli esseri umani. Siamo tutti diversamente abili e la normalità è soltanto una parola.
Ci siamo divertiti e abbiamo pianto insieme, abbiamo lavorato duramente e ci siamo riposati, insieme, e abbiamo passato giorni indimenticabili. Insieme. Il frutto è stato “Il segreto del teatro”. Dovete venire, così lo scoprirete.
(Lorenzo Gioielli)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
Dal 21 marzo al 2 aprile 2017
martedì, giovedì, venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, mercoledì e domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari
Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
Regia Filippo Gili

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d'eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi capisaldo della drammaturgia mondiale, quell' "Aspettando Godot" che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l'uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario, per quello che si preannuncia uno degli eventi di questa stagione teatrale. Per sole sei esclusive repliche, l'appuntamento con Godot è allo Spazio Diamante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Aprile, dal venerdì alla domenica.

Note di Regia - Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’.
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

SPAZIO DIAMANTE - Via Prenestina 230b, Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017
venerdì e sabato 21.00 / domenica 18.00
Biglietti: Intero eur 20 + prevendita; ridotto eur 15 + prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-80687231/393-0970018
Sito web: www.spaziodiamante.it


Tributo a Gerorge Gerwshwin
UN AMERICANO A PARIGI
con Michele Carfora, Arianna e Danilo Brugia
e con Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni
Regia di Enzo Sanny
di Lena Sarsen
adattamento Tiziana D’Anella

Liberamente ispirato al film di Vincent Minnelli, il musical ambientato nella Parigi degli anni ’50, racconta la storia d’amore fra Gimmy, pittore americano e Fanny, commessa, rapporto insidiato da Jean Marie, famoso chansonnier del Lido e dalla miliardaria Patricia.

Note di regia
UN AMERICANO A PARIGI è un’opera sinfonica del compositore americano George Gershwin, e si ispira al soggiorno che fece a Parigi alla fine della prima guerra mondiale. In questa composizione virtuosistica c’è tutta l’anima di Gershwin, in particolar modo nel famoso assolo di tromba che lui stesso definì “il tema della nostalgia di casa”. L’abilità con cui ne ha fatto un ritratto musicale presenta Gershwin non come pianista, né come compositore, ma come uomo, che con la sua passione è in grado di avvolgere l’ascoltatore nelle sue splendide melodie, lasciandogli accarezzare con la fantasia le immagini della sua musica. Egli stesso definisce la sua opera “la musica più moderna che io abbia mai scritto”. Era moderna nel 1928, anno della sua composizione, è moderna a distanza di quasi un secolo e sarà così sempre. In fin dei conti tutto il repertorio di Gershwin valorizza gli aspetti fondamentali del musical, la sua forma teatrale preferita, in special modo i suoi brani esaltano la tap-dance.
Il musical Un Americano a Parigi è liberamente ispirato all’omonimo film di Vincent Minnelli. Nella stagione teatrale 2000/2001 è stato campione d’incassi, grazie ad un cast eccezionale e alla raffinata interpretazione di uno straordinario Christian De Sica.
Questa nuova versione si riallaccia alla stesura originale anche se rimaneggiata in alcune parti per conferirgli tutte le caratteristiche e il sapore del musical d’oltreoceano.
Il plot della storia narra le vicende di una compagnia stabile teatrale, che rappresenterà il musical Un americano a Parigi. Si entrerà quindi nel vivo della narrazione dove Gimmy (Michele Carfora), pittore americano ed ex soldato, che alla fine della guerra decide di vivere nello scenario della Parigi degli anni ’50 in cerca di fortuna, vivrà un’intensa storia d’amore con Fanny (Arianna Bergamaschi), una commessa di una nota profumeria. Fanny è a sua volta corteggiata da Jean Marie (Danilo Brugia), famoso chansonnier del Lido. Personaggio di rottura nell’idillio tra Gimmy e Fanny è Patricia (Barbara Terrinoni), miliardaria innamorata di Gimmy.
L’intento della mia regia è quello di creare numeri mozzafiato sulle note del grande genio del ventesimo secolo. La colonna sonora sarà un Gershwin jukebox, che ci accompagnerà attraverso la storia, all’ascolto di brani come I got rhythm, The man I love, Love is here to stay, They can’t take that away from me e tanti altri. Recitazione, canto e danza, attraverseranno soprattutto il senso della sua musica, e, i protagonisti con la loro capacità di suscitare profonde emozioni, ci porteranno indietro nel tempo, a quella magica atmosfera tipica della “Ville lumière”. Lo spettatore non avrà nemmeno il tempo per un momento di distrazione poiché sarà completamente e magicamente avvolto in un sogno, tanto che, al termine dello spettacolo non avrà alcuna voglia di tornare a casa, ma soltanto… rimanere per attendere la replica successiva.
(Enzo Sanny)

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


SFINGE
di e con Melissa Lohman

La Danza protagonista la Teatro Studio Uno con il nuovo lavoro in prima assoluta della performer/danzatrice newyorkese Melissa Lohman, che dal 24 marzo al 2 aprile porta in scena "Sfinge" solo di danza ispirato alla figura mitologica della sfinge, presentato come primo studio al Festival Troia Teatro 2016.
La sfinge è la guardia che risiede ai limiti dell’inconscio. La sfinge non fornisce spiegazioni. Si presenta per dare accesso all'inesplorato, per rispondere attraverso la prova al desiderio di avvicinarsi al mistero. La perfomance enigmatica e misteriosa si muove in questo universo mitologico e fantastico. Dalle ombre ai bordi dello spazio, una figura si rivela. Si muove in un paesaggio illimitato e intimo, dando indizi e segni poco decifrabili se non nel linguaggio onirico. Ascolta qualcosa. Bisbiglia una cantilena di memorie smarrite, racconta storie indecifrabili. Rimane ai confini del territorio conosciuto.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara)
dal 24 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Gianni Ferreri e Daniela Morozzi in
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia Toni Fornari

Gianni Ferreri e Daniela Morozzi, tornano ancora una volta insieme sul palcoscenico del Teatro 7 protagonisti della commedia Chiamalo ancora amore in scena da martedì 21 marzo a domenica 2 aprile diretti da Toni Fornari.
Per la terza volta i due artisti danno vita ad una commedia targata Golden prodotta da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli.
Il napoletano Gianni Ferreri e la fiorentina Daniela Morozzi, coppia televisiva di Distretto di polizia, sono già stati i protagonisti delle commedie Terapia terapia e Se non ci fossi io riscuotendo un enorme successo nei teatri di tutta Italia.
Accanto a Daniela Morozzi e Gianni Ferreri salirà sul palcoscenico, nel ruolo del figlio, il giovane e talentuoso Emanuele Propizio, conosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive, tra cui I liceali, Manuale d’amore 3 e l’ultimo film di Claudio Amendola La mossa del pinguino.
Chiude il cast Giulia Marinelli, che interpreta la fidanzata del figlio, attrice diplomatasi alla GoldenSter Academy.
Chiamalo ancora amore è una commedia divertente che ci porta all’interno del normale menage di una coppia sposata da oltre vent’anni, una relazione che sembra in apparenza solidissima, ma che nasconde in realtà debolezze e fragilità.
Un rapporto logoro dove protagonisti sono la monotonia e la quotidianità e in questo caso anche le relazioni platoniche che due coniugi intessono ognuno con amanti virtuali.

La Storia
Una coppia “affiatata” alla vigilia delle nozze d’argento.
Hanno un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e due I Pad.
Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”!
Una esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare ad ogni costo il matrimonio dei suoi adorati genitori.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


NON TI FISSARE
TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
regia di Velia Viti
con Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto Regia Teresa Fama
locandina Martozs
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felici

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.
Cesare Pavese

Al Teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in 2”, dopo i successi di "Cuori Monolocali", "Sessolosé" e "Appese a un filo", torna in scena dal 23 marzo al 2 aprile con "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni", esilarante spettacolo sulle compulsioni, manie e stranezze che più o meno consapevolmente riguardano ognuno di noi.
Protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada, il consolidato ed affiatato gruppo formato da Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso. Un cast di bravissimi attori diretti dalla giovane regista Velia Viti, coadiuvata alle scene da Paolo Carbone scenografo tra i più apprezzati del panorama romano (vincitore del Premio Cerami 2015), portano in scena con sottile umorismo l’universo irrazionale e tragicomico delle ossessioni.
Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili: amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi.
Frizzante ed ironico "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni" strizza l’occhio alle commedie inglesi di Nick Hornby e alle atmosfere surreali della comedy americana, brillantemente scritto a quattro mani dal collaudato duo Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, due giovani autori che in questo nuovo allestimento si divertono a mettere in luce i lati più nascosti della nostra generazione.
In scena un autista ipocondriaco, una donna sola, un erotomane, una workaholic, un iperconnesso. Una meta da raggiungere. Un guasto da riparare. Cinque personaggi costretti a condividere una lunga notte nel bel mezzo del nulla. Ognuno reagirà in maniera diversa all'imprevisto, ma l'incontro tra cinque menti stra-ordinarie darà vita a situazioni altrettanto inaspettate, dai risvolti esilaranti, in un mix tragicomico sempre pronto ad esplodere.
Paure, ansie, paranoie, paturnie, ossessioni, compulsioni, fisse, manie, fobie, ognuno ha le sue "Non ti fissare" le porta in scena con ironia pungente, sarcasmo e un pizzico di sentimento per sdrammatizzarle, riconoscerle e riderci su.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 23 marzo al 2 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico presenta
FASSBINDER
Non c’è amore senza dolore
Tre studi degli allievi registi del III anno
A cura di Arturo Cirillo

L´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta FASSBINDER – Non c’è amore senza dolore, tre studi sulle opere di Rainer Werner Fassbinder “Un anno con tredici lune”, “Katzelmacher” e “Le lacrime amare di Petra Von Kant” ideati e diretti dagli allievi del III anno del Corso di Regia, Carmelo Alù, Raffaele Bartoli e Federico Gagliardi, a cura di Arturo Cirillo.
“Ritornare a Fassbinder con i tre sensibili allievi registi del terzo anno è stato per me un riscoprire una personalità interessantissima del novecento, un autore dai molteplici interessi e abitato da una grande sola disperata ossessione: l'amore.
Questi tre testi che presentiamo mi paiono modernissimi per come ci parlano ancora di noi, delle nostre solitudini e disperato bisogno d'amore.
Tre testi che recitati da giovani bravi attori diplomati o in via di diplomarsi risuonano fortemente nella loro incredibile descrizione della gioventù, del mondo del femminile e della ricerca di una propria identità.
Storie di fragilità per questo nostro tempo così insicuro, spaventato e al tramonto.”
Arturo Cirillo

Il progetto, oltre ai tre allievi del corso di Regia, ha coinvolto l´intera classe di Recitazione del III anno, tre attrici diplomate in Accademia, Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e Zoe Zolferino, e alcuni allievi dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura e Critica giornalistica.
Gli studi sulle opere di Fassbinder si alterneranno al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma in via Vittoria, 6 a partire dal 24 marzo 2017 con il seguente calendario:

“UN ANNO CON TREDICI LUNE”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Carmelo Alù
Traduzione e adattamento di Letizia Russo
Interpreti Zoe Zolferino e gli allievi del III anno del Corso di Recitazione, oltre allo stesso regista Carmelo Alù , Grazia Capraro, Gabriele Cicirello, Emanuele Linfatti, Adalgisa Manfrida, Eugenio Mastrandrea, Riccardo Ricobello, Luca Vassos
Repliche
31 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

“KATZELMACHER”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Raffaele Bartoli
Traduzione di Umberto Gandini
Con la collaborazione dell’allieva del Master in Drammaturgia Elena D’Angelo
Interpreti gli allievi del III anno del corso di Recitazione Marco Celli, Irene Ciani, Renato Civello, Eugenia Faustini, Angelo Galdi, Alice Generali, Paolo Marconi, Elisa Novembrini, Michele Ragno, Barbara Venturato
Repliche
30 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

“LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Federico Gagliardi
Interpreti Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e le allieve del III anno del corso di Recitazione Liliana Bottone, Jessica Cortini, Camilla Tagliaferri
Repliche
28 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 29 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE - Via Vittoria 6, Roma
dal 24 al 31 marzo 2017
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria esclusivamente al n. 366 6815543 attivo dal 16 marzo ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)


Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andra Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


LOVE ME TINDER - HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.
Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387
Sito web: www.mrkaos.it


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

Articolo di: Isabella Polimanti

Torna sulle scene Giulia Lazzarini. L’atteso ritorno la vedrà protagonista dello spettacolo diretto dal maestro argentino Claudio Tolcachir, “EMILIA”. Al Teatro Argentina si racconterà la storia di una famiglia, tra frammenti del passato, apparenze e amore incondizionato.

Al Teatro India sono di nuovo rievocate la personalità e la poetica di Pier Paolo Pasolini con lo spettacolo “MA”, ispirato alla figura della madre del poeta corsaro. Candida Nieri, diretta da Antonio Latella, sarà la protagonista dello spettacolo, una sorta di “processo-interrogatorio” scritto da Linda Dalisi.

Melania Giglio, nell’ambito della rassegna “Una stanza tutta per lei” sarà la protagonista di “VOCE DI DONNA” un racconto intenso, comune a molte donne, che narra di vittorie e di sconfitte, di gioie e di dolori.

Riscuote successo dal 1992, anno in cui Francesco Apolloni lo propose al Todi Festival, lo spettacolo RISIKO - QUELL' IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE. Torna in scena al Teatro della Cometa dopo 25 anni con un tema che è ancora di grande attualità. Uno spettacolo sul potere e sulla fascinazione che ne subisce chiunque si avvicini ad esso. Con la regia di Vanessa Gasbarri, che non trascura elementi della tradizione della commedia all’italiana, sarà in scena un gruppo di giovani e talentuosi attori.

In un’unica data, martedì 21 marzo, sarà in scena nella suggestiva cornice del Sala Uno Teatro "MARIA D'ENGHIEN”. Scritto, diretto e interpretato da Tiziana Buccarella lo spettacolo racconta le gesta di una donna dotata di grande personalità vissuta nel basso medioevo. Tiziana Buccarella, nel suo monologo, metterà in luce lo spessore di un personaggio storico, una donna del tempo, che può essere considerata - come recita il sottotitolo dello spettacolo - una donna di tutti i tempi. Lo farà alternando il racconto storico e biografico a momenti di comicità e di musica.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

Buona visione con SaltinAria!


EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia), Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina), Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata - racconta il regista Claudio Tolcachir - Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo - conclude il regista - mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


MA
drammaturgia Linda Dalisi
regia Antonio Latella
con Candida Nieri
scene Giuseppe Stellato - costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli - luci Simone De Angelis
assistente alla regia Francesca Giolivo

Produzione stabilemobile compagnia Antonio Latella
coproduzione Festival delle Colline Torinesi in collaborazione con Centrale Fies, NEST

Pier Paolo Pasolini, la sua personalità, la sua lungimiranza e la sua letteratura, ritornano protagoniste sul palcoscenico del Teatro India dal 21 al 26 marzo con lo spettacolo MA di Linda Dalisi e la regia di Antonio Latella, un lavoro ispirato alla figura della madre nell’opera del poeta “corsaro”.
Antonio Latella torna così ad occuparsi di Pasolini e lo fa indirettamente, inscenando una sorta di processo-interrogatorio all’immaginata madre, nell’interpretazione di Candida Nieri, che appare al pubblico seduta lateralmente, con i piedi incagliati in due gigantesche scarpe nere che ne fiaccano i movimenti e la rendono goffa e ingombrante. Il viso è rivolto a una grata di lampade sottratte a interni piccolo-borghesi che per l’occasione si fanno fari minacciosi da commissariato di polizia. Sola in scena, griderà tutto il suo dolore e le inadeguatezze di famiglia in un microfono, mettendo a nudo l’intimità di una morte violenta e “mica male insabbiata”. Lei, che donò l’uso della parola al figlio e che ora, a quarant’anni dalla sua morte per l’uso libero della parola stessa, vorrebbe disperatamente sottrarglielo. Lei, “madre sorda di un figlio lottatore”, diviene paradigma universale di tutte le madri costrette a seppellire i figli vittime della violenza del mondo (da Plaza de Mayo alle vittime di mafia a Federico Aldrovandi), metaforica Madonna come nel “Vangelo secondo Matteo” e Madre-Scrittura, “dove il pozzo inesauribile è il pensiero e l’arma nella battaglia della vita è la parola”.
Partendo dalla prima sillaba della parola Mamma, Latella ci guida in un percorso all’interno dell’opera di uno dei massimi poeti del ‘900, seguendo un filo conduttore che ha al suo centro quella forza generatrice, procreatrice di parole come di uomini, di pensiero come di gesti artistici. «In tutte le sue vittorie e sconfitte accanto all’uomo Pasolini, c’è sempre la madre – racconta il regista – Nel suo cinema la madre diventa uno dei perni attorno a cui tutto ruota. Sguardi e sorrisi spezzati delle madri scelte come icone assolute di un’Italia che sa che tutto sarà irrecuperabile. Quegli sguardi potenti e violentati da un dolore ancestrale. Tutta la sua letteratura e il suo teatro sono pervasi dalla presenza di quella madre che lo ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano. Sarà proprio la madre del Poeta la Maria straziata dal dolore sotto la croce di Gesù, nel film Il Vangelo secondo Matteo. Ma ogni volta la MA diventa altro. Per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un poeta, un re Edipo, per una città che accoglie i reietti, per un paese che scaccia gli intellettuali, per una nazione troppo cattolica per non essere ipocritamente di destra fino in fondo, tutto è madre e si fa madre. Attraverso le parole, le immagini, il nostro tentativo è quello di tracciare una possibile unica madre, con quel MA necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma....».
La drammaturgia di Linda Dalisi è un intenso e duplice studio sulla Parola e sugli intrecci psicologici e affettivi tra la figura materna e il suo prodotto, un figlio che della parola ha fatto arma di difesa e di scandagliamento di verità in un mondo di ipocrisie. «Con Pasolini – spiega la Dalisi – parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del “ma” la ricerca prosegue nella parola…che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia. E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso. Osservo a lungo e accuratamente le immagini che ritraggono la madre del Poeta e ne resto incantata. Quella Parola è scritta in quegli occhi che hanno pianto o in quel sorriso che non ha mai smesso di accompagnare il figlio. Quella Madre che le parole le conservava in un cassetto, mentre il Figlio ne faceva arma di battaglia. Che madre può essere la madre di un Profeta?».

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


Marioletta Bideri per Bis Tremila srl presenta
Melania Giglio in
VOCE DI DONNA
uno spettacolo di Melania Giglio

"L'uomo che non ha musica dentro di sé,
ed è insensibile agli accordi delle dolci melodie,
è pronto per tradimenti, stratagemmi e rapine"
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia

Una donna sola in scena. Vestita di un enorme abito da sposa che occupa quasi tutto il palco.
Racconta la sua storia fatta di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Una storia comune a molte. Ma questa donna percepisce il mondo in un modo molto particolare. Per lei solo il suono, le voci, la musica danno un senso agli eventi. Solo il suono mette ordine in un universo che altrimenti sarebbe percepito come caos. Attraverso le voci di donna che l'hanno guidata ed ossessionata riesce persino a raccontarci quell'assurdo susseguirsi di ore che qualche sprovveduto si ostina a chiamare vita.

Note di Regia
Io sono la sposa che non ha vissuto, quella che nessuno ha voluto.
Non so se ancora vivo. Non so se esisto.
Ma so che prima ancora di nascere io ero suono.
Della mia infanzia non mi ricordo nulla. Ore e ore senza sapere che farsene del tempo.
L'unica cosa che mi è restata nelle ossa di quegli anni senza forma è la voce di mia madre. E naturalmente la voce di mia nonna.
Solo il suono era il mio mondo. Solo sentirlo mi placava.
Poi è arrivata la musica. Anzi: è arrivato il canto. A dare finalmente un senso a tutta quella confusione.
Il mio mondo solitario finalmente si è popolato di voci. Voci di donne che hanno dato un nome a tutti i miei fantasmi.
Eros, Solitudine, Dolore, Amore, Nascita, Lotta, Fede sono diventati musica.
Universo senza fine.
Canto eterno ed invincibile.
(Melania Giglio)

TEATRO BRANCACCINO - via Mecenate 2, Roma
Dal 23 al 26 marzo 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI SALTINARIA

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it

 

IL CANDIDATO
Regia: Simone Villani
Interpreti: Mauro De Maio, Riccardo Averaimo, Roberta Rigano, Pierfrancesco Perrucci, Rossella Ambrosini e Giacomo De Rose
Scenografia: Vittoria Giampaulini
Musiche: Mauro De Maio

Nella campagna elettorale del governatore democratico Morris, Stephen Bellamy è il giovane addetto stampa, nonché il miglior del paese perché crede nel suo lavoro e nel suo candidato. A pochi giorni da un’importanza votazione negli Stati principali, c’è bisogno di stringere accordi per assicurarsi la vittoria. Durante l’assenza del responsabile della campagna, Stephen lotterà tra il suo fermo credo politico e le lusinghe dell’addetto stampa rivale. La notizia di un suo gesto, arrivata nelle mani sbagliate, rischia di mettere in pericolo la sua posizione e quella del partito stesso.

Il nucleo dell’opera Il candidato, riadattamento dell’opera teatrale Le idi di Marzo - Farragut North di Beau Willimon, ruota attorno ai vari meccanismi che muovono l’universo politico nel delicato momento della campagna democratica del 2004, mirata ad eleggere il candidato meglio sostenuto da contrapporre alla compagine repubblicana. Ogni personaggio è un pezzo preciso posto nella giusta casella di una scacchiera dove ognuno ha una diversa importanza e si muove con precise modalità. Ciascuno di essi è regolato e trascinato dalla propria ambizione, a tratti stratosferica, come fosse lei il vero cuore pulsante del loro corpo. Grazie al suo lavoro realmente svolto nella campagna democratica, Willimon sfida saggiamente i propri personaggi, mettendo su un lato della bilancia valori come il rispetto e la fiducia, e dall’altro i falsi miti dell’onnipotenza, spesso raggiunta grazie all’aiuto di compromessi e ricatti. In un campo senza regole, nessun gioco è troppo sporco, nessuna menzogna è troppo spudorata per poter arrivare lì dove i sogni sembrano finalmente tangibili e concreti, grazie ad un serbatoio ancora pieno di una miscela letale fatta d’ambizione ed ego. Il ritrovarsi tutto d’un tratto faccia a faccia con il proprio fallimento è il vero obiettivo dello scrittore americano, che analizza le diverse dinamiche psicologiche con le quali i personaggi agiscono nel tentativo di rimanere in piedi più tempo possibile, evitando di essere divorati dai loro simili, proprio come in una partita a scacchi. In un mondo fatto di personaggi cinici dove regna l’arrivismo, non c’è spazio, o meglio, non c’è tempo per il perdono o il rimorso, ma soltanto la possibilità di rimanere sé stessi. Sempre.

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano 13, Roma
Dal 24 al 26 marzo 2017
24 e 25 marzo ore 21, 26 marzo ore 18

Info e prenotazioni: telefono 348/8451068, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrohamlet.it

 


AULULARIA - L’AVARO DI PLAUTO
con Edoardo Siravo
di Tito Maccio Plauto
regia Nando Sessa

E’ la vivacità drammatica, unita all’essenzialità dello svolgimento, a caratterizzare l’ ”Aulularia”, vale a dire la commedia della pentola d’oro, (aulula, pentolina ed aurum, oro, sono i termini di cui è composto il titolo originale): dominante è la figura dell’avaro, interpretato da Edoardo Siravo, certamente uno dei personaggi più riusciti di Plauto e più imitati nei tratti caricaturali, preso a modello, tra gli altri, da Shakespeare e Moliere. Con la sua maniacale ossessione l’avaro dà vita a tutta la vicenda, mentre la beffa ordita dal servo alla fine si ricompone e lo stesso protagonista, rinsavito dalla sua funesta “malattia”, congeda gli spettatori con un invito ad essere generosi e a non scherzare mai con l’avarizia.
La commedia diretta da Nando Sessa ed intitolata “L’avaro di Plauto” per rendere omaggio al genio di Sarsina, è sostenuta da ritmi incalzanti, con il gusto per il “botta e risposta”, per battute sapide e frizzanti che rendono più divertenti i sottintesi dei dialoghi. Alla stimolante “sensualità” lessicale plautina, al gusto per i doppi sensi, i giochi di parole e gli equivoci, cerca di intonarsi la traduzione e l’adattamento di Michele Di Martino, con una significativa e singolare scelta di frasi e parole dell’originale latino, recitate dagli attori e scandite in metrica nelle parti cantate: sarà pure questo latine loqui, parlare in lingua latina, un modo per rivivere, ancora oggi, la grandezza del mondo classico, per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà di cui siamo eredi diretti.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017
dal martedì al sabato, ore 21.00 domenica ore 17.00 lunedì riposo
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 26 marzo, ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


EUROEVENTI Production
Moscow State Ballet
diretto da Anna Aleksidze-Grogol
LA BELLA ADDORMENTATA
balletto in due atti
musica di P. I. Ciaikovskij
coreografie di M. Petipa
scenografie e costumi di J. Samodurov
con:
Olga Pavlova Principessa Aurora
Sergey Skvortsov Principe Désiré
A. Gherasimov Carabosse
N. Gubanova Fata dei Lillà
A. Salimov Uccello Blu

Il Moscow State Ballet è stato fondato ed è diretto da Anna Aleksidze-Grogol, ex-ballerina e coreografa. Figlia d'arte, suo padre Georghij Aleksidze fu un famoso coreografo, nonché Artista del Popolo della Russia.
Il repertorio della Compagnia include più di dieci titoli tra i quali Il Lago dei Cigni, Lo Schiaccianoci, La Bella Addormentata, Romeo e Giulietta, Cenerentola, così come balletti moderni.
Il Moscow State Ballet porta in scena la sua arte non solo in Russia ma anche all’estero. Durante questa stagione, nelle sole Germania, Danimarca, Svezia la Compagnia ha fatto più di 80 spettacoli e nel corso degli anni ha effettuato tournèe in oltre 35 paesi del mondo. Inoltre la Compagnia partecipa attivamente al progetto sociale ”The Great Russian Nutcracker” negli Stati Uniti dove gli artisti del balletto si esibiscono con i bambini portatori di handicap.
Le qualità della Compagnia non si limitano al vasto repertorio ma soprattutto ai suoi artisti provenienti dalle migliori accademie statali russe di balletto.

Nell’ambito del suo tour europeo il Moscow State Ballet presenta al pubblico romano il famoso balletto La Bella Addormentata di P. I. Ciaikovskij, ispirato alla celebre fiaba di Perrault e ritenuto uno dei balletti più amati dagli appassionati di danza.
La prima rappresentazione fu al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo il 16 gennaio del 1890. Ancora oggi continuamente rappresentato, è sempre pronto ad affascinare e a far sognare con le splendide danze e i magnifici pas de deux e ad incantare con il famoso e difficilissimo Adagio delle Rose.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - via delle Vergini, Roma
dal 21 al 26 marzo 2017
da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, mercoledì 22 marzo ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


CHIEDO I DANNI
di e con Grazia Scuccimarra
musiche di Grazia Scuccimarra e di Pino Cangialosi
luci di Flavio Bruno

Grazia Scuccimarra, grande attrice comica, ci divertirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi.
Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzi, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico nelle quali l’autrice con la sua ben nota vena satirica, renderà le sue frecciate occasione, come sempre, di risate e applausi. E mentre raccoglie, incolla, ripara le tessere del mosaico della nostra vita, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci circonda, con la sua verve, pungente, allegra e più che mai amorevole.
“Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta.

TEATRO DEGLI AUDACI - via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 23 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
prezzi: biglietto intero € 18,00 - biglietto ridotto € 15,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94376057
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Vanessa Gravina - voce recitante
Tiziana Cosentino - pianoforte in
ENOCH ARDEN
NAUFRAGO PER AMORE
melologo per voce recitante e pianoforte
di Richard Strauss
su poema narrativo di Alfred Tennyson

Nato dalla penna del più illustre dei poeti vittoriani Lord Alfred Tennyson, Enoch Arden fu pubblicato come poema in versi nell'agosto 1864 riscuotendo un successo da vero best seller (17.000 copie nel giorno di pubblicazione; 60.000 in soli quattro mesi).
R. Strauss riprese il poema alla fine del secolo nella traduzione tedesca di A. Strodtmann per farne un suggestivo melologo per pianoforte che verrà interpretato al Teatro Palladium il 24 e 25 marzo p.v. da Vanessa Gravina (voce recitante) e Tiziana Cosentino (pianoforte).
Racconto commovente e dolcissimo, Enoch Arden narra la storia di tre fanciulli di un piccolo porto della costa meridionale dell'lnghilterra.
Enoch (figlio orfano di un marinaio), Philip (il figlio del mugnaio) ed Annie (la ragazzina più graziosa del villaggio) giocano sulla spiaggia tra i relitti del mare. Divenuti adolescenti i due ragazzi s'innamorano di Annie. Ella a Philip preferisce Enoch - divenuto a sua volta marinaio - e lo sposa. Un giorno però Enoch s'imbarca per un lungo viaggio...
Ne nasce una storia semplice ma tormentosa, con uno schietto sapore di leggenda, "storia di mare e d'amore, viaggio reale e simbolico sull'onda della poesia e della musica" (A. Boccalari).
Sullo sfondo il mare, col suo cupo muggito, fa da cornice alle vicende dei protagonisti e incarna la natura profonda, ineluttabile, del destino.
ll commento musicale di R. Strauss, “ricco d'intelligenza drammatica e persino cinematografica ante litteram” (Q.Principe), venato di suggestive inquietudini armoniche, fa di questo “melodramma da camera” un'opera di fortissimo impatto emotivo oltre che un'espressione perfetta del romanticismo europeo fin de siècle.

TEATRO PALLADIUM - UNIVERSITÀ ROMA TRE - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
venerdì 24 - sabato 25 marzo 2017 - ore 21,00
€15 intero | €10 ridotto | €5 studenti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; telefono 327 2463456
Sito web: http://teatropalladium.uniroma3.it/


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
Con Melania Fiore
musiche originali di Antonio Di Pofi
scene di Antonella Rebecchini

Sarà in scena al Teatro dei Conciatori dal 21 al 26 marzo – in prima nazionale - INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME, spettacolo scritto e diretto da Giuseppe Manfridi. Protagonista è Melania Fiore. Le musiche originali sono di Antonio Di Pofi, le scene di Antonella Rebecchini. Il testo, scritto in versi incalzanti come onde sonore che traducono in un rap prolungato il dipanarsi dei ricordi, è affidato allo straordinario talento di Melania Fiore, che di Manfridi ha già interpretato con enorme consenso ‘La Castellana (un noir)’. A contrappunto del copione composto di parole, la partitura originale concepita per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi.
“Una donna, mentre si prepara per un primo appuntamento a cena ricevuto da un suo corteggiatore, - afferma Giuseppe Manfridi - aspetta che la televisione trasmetta l’intervista da lei rilasciata pochi giorni prima e in cui parla (in modo assai convenzionale) di sua sorella più piccola trovata morta per overdose all’interno di una chiesa. Le circostanze e soprattutto il contesto anomalo della tragedia hanno sollecitato un grande interesse mediatico suggerendo l’idea di dedicare al fatto una sorta di special. Ora, nel tempo in cui sta per partire la trasmissione, e poi durante quello della messa in onda, la donna sente erompere dentro di sé la voglia di dire ciò che per davvero avrebbe dovuto dire ma che non ha detto, e si abbandona a un furente corpo a corpo con la sorellina scomparsa, ma pure con quel video in cui vede una se stessa contraffatta e plagiata dal mezzo in cui si muove prigioniera di un’immagine che si rifiuta di accettare. La verità di ciò che è stato prende corpo piuttosto adesso, nel tempo di uno zapping frenetico, e per la necessità che la protagonista sente di dover comprendere una volta per tutte le ragioni profonde che la legavano a quella ragazza capace di condizionare innumerevoli vite con la dittatura della sua tossicodipendenza”.

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
21 | 26 marzo 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
Traduzione Pino Tierno
con Maria Paiato ed Arianna Scommegna
scene Barbara Bessi
musiche Paolo Coletta
luci Gianni Staropoli
regia Veronica Cruciani
prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Ad interpretarla due autentiche stelle della scena italiana, per la prima volta insieme sul palcoscenico, le pluripremiate Maria Paiato (Premio Borgio Verezzi 1994, Premio Flaiano 2001, Premio della Critica Teatrale 2004, Premio Olimpici del Teatro 2004 e 2007, Maschera d’Oro 2005, Premio Ubu 2005 e 2006, Premio Eleonora Duse 2009, Premio Hystrio 2010) e Arianna Scommegna (Premio Lina Volonghi 1997, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2010, Premio Hystrio 2011, Premio Ubu 2014). La regia è firmata da Veronica Cruciani (finalista Premi Ubu 2008 come regista e produttrice e Premio Hystrio – Associazione Nazionale Critici Italiani 2012).
Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare. Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica. Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.

Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimi autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 23 marzo al 2 aprile 2017 ore 21 (martedi 28 ore 19.00, domenica ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


QUANTE STORIE!
di Vauro Senesi e Barbara Alberti
supervisione ai testi e regia David Riondino
collaborazione al testo Jacopo Masini
regia video Alessandro Nidi
produzione Epoché ArtEventi

Ogni incontro è una storia. Ogni luogo ha una storia. L'esperienza è il luogo delle storie. L'incontro è la loro narrazione.
Le storie si possono raccontare con le parole scritte o dette a voce, con segni e disegni, con immagini ferme o in movimento, con le note musicali.
In questo spettacolo Vauro e Barbara ripercorrono, trasformandole in un unico grande racconto, tutte le storie che hanno vissuto. Lo fanno intrecciando le loro voci, dialogando, amalgamando due approcci affabulatori diversi e complementari, servendosi di tutti gli strumenti della narrazione di cui dispongono e che hanno utilizzato in questi anni (letteratura, vignette, reportage su carta stampata e video), mentre la musica li accompagna, scandendo i tempi della narrazione e del dialogo. Ne nasce un ritratto articolato della nostra Storia recente, passata ed attuale. Un ritratto del nostro paese e del mondo intero, che permette di rileggere le figure del potere.
Lo sviluppo non è cronologico, segue piuttosto i grandi temi che sono il fulcro dello scorrere della Storia e delle vite che vi sono immerse: diritti, culture, barbarie, guerra, pace, potenti, prepotenti, rabbia, tenerezza, egoismo, solidarietà, politica e rivolta; un viaggio, il cui instancabile motore è fatto di passione e curiosità.
Il mondo non finirà mai finché qualcuno lo racconta.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
21 e 22 marzo 2017 ore 21.00
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)
Promozione gruppi: 1 biglietto cortesia ogni 10 spettatori paganti
Botteghino: 06 57 40 170 ; 06 57 40 598 _ lunedì (ore 16-19), martedì - sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione Danilo Rana
con Alberto Bognanni, Veruska Rossi, Emanuela Annini, Valeria Antonucci, Alice Bertini, Ajay Bisogni Ludovica Boccaccini, Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo, Alessandro Tiberi
in collaborazione con ACCADEMIA ARTE NEL CUORE
regia Lorenzo Gioielli
regia associata Virginia Franchi
produzione Viola Produzioni

Una famiglia di spacciatori di cocaina, madre stilista di abiti da sposa, padre gangster dal cuore d’oro e figlio ipertecnologico a un passo dalla laurea, si trova di fronte un gravissimo problema: è necessario trasferire un’ingente quantità di droga in Macedonia, ma il corriere che viene normalmente utilizzato è morto per un tragico errore di trasporto. Gli spacciatori non trovano niente di meglio che nascondere la sostanza stupefacente nei bauli di una compagnia amatoriale di attori diversamente abili che partecipano a un concorso teatrale, per l’appunto, in Macedonia.
I ragazzi metteranno in scena Romeo e Giulietta. Il loro spettacolo, quindi, verrà prodotto dalla famiglia di spacciatori. Che ci prenderanno molto gusto, perché Shakespeare, la cocaina, l’amore e la disabilità creeranno una miscela esplosiva, come solo in teatro può accadere. Una commedia iperattiva, vitalissima e scorretta, che ci racconta come tutti siamo diversamente abili e che la normalità è una supposizione che cede di schianto quando non riusciamo a fingere di essere normali.

Note di regia
Una famiglia di spacciatori non particolarmente abili decide di approfittare del viaggio di una compagnia teatrale di disabili per trasportare cocaina in Macedonia. La compagnia rappresenterà “Romeo e Giulietta”. Gli spacciatori assistono alle prove e s’innamorano de “Il segreto del teatro”, che è poi il titolo della commedia.
Qual è il segreto del teatro?
Il teatro, quando è bello e coraggioso come questa commedia, quando è spregiudicato e nello stesso tempo accogliente, quando ci spinge a ridere e a piangere senza nemmeno accorgercene, è l’arte più lieve e profonda che gli esseri umani abbiano concepito. Ed è così che alla fine gli spettatori torneranno nelle loro case, turbati e felici per aver assistito alla rappresentazione della vita di altre persone che non sono loro ma che gli assomigliano molto, per aver capito delle cose in più di quelle che sapevano, per le domande che da quelle nuove conoscenze nascono. Ma, soprattutto, per aver fatto tutto questo dimenticandosi di se stessi per un momento, divertendosi.
Abbiamo scelto di far interpretare parte della compagnia di diversamente abili a dei veri diversamente abili, scoprendo che diversamente è un avverbio piuttosto inutile quando si parla della natura degli esseri umani. Siamo tutti diversamente abili e la normalità è soltanto una parola.
Ci siamo divertiti e abbiamo pianto insieme, abbiamo lavorato duramente e ci siamo riposati, insieme, e abbiamo passato giorni indimenticabili. Insieme. Il frutto è stato “Il segreto del teatro”. Dovete venire, così lo scoprirete.
(Lorenzo Gioielli)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
21 marzo - 2 aprile 2017
martedì, giovedì, venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, mercoledì e domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


BRIGANTESSE
di Eduardo Ricciardelli
con Antonio Lubrano, Susy Pariante, Clara Morlino, Alessandra Masi, Apollonia Bellino.
Aiuto regia: Raffaella Cosmo
Ufficio stampa e comunicazione: Maria Rosaria Lisi
Costumi: Domizia Romano

"Quattro donne e un uomo si trovano in una casa, nei pressi di Roscigno Vecchia paese del Cilento. La loro vita procede
tra canti, liti e organizzazione di atti di guerriglia. Ci troviamo nell'Italia appena unificata e nel deserto lasciato dallo strapotere piemontese, che ha senza scrupoli saccheggiato le casse dell'oro del regno di Napoli, rubati tutti i macchinari e le ricchezze possedute dal Regno delle due Sicilie. L'effetto dell'unificazione ha giocato sulle vite dei cittadini un brutto scherzo, la fame la povertà e le continue umiliazioni subite dall'esercito sabaudo costringono alcuni gruppi armati per la difesa del territorio e questi stessi vengono definiti in modo improprio Briganti. Lo spettacolo nonostante tratti un tema drammatico ha molti guizzi comici e molte canzoni che rendono la rappresentazione agile e godibile. il grottesco che è insito nella storia esce grazie agli attori con una enorme forza comica. Si ripercorre il sud dai canti popolari dell'area vesuviana, alla tarantella del Gargano e del carnevale di Montemarano per poi arrivare ai canti di giacca e alla fronte di limone che sono tipici canti a distesa di devozione alla madonna ma che venivano anche usati per fare le comunicazioni fuori dai carceri avendo una potenza di estensione vocale. Lo spettacolo punta il dito sugli aspetti più umani e fragili di donne e uomini costretti a combattere per sopravvivere."

TEATRO DEI DOCUMENTI - via Nicola Zabaglia 42, Roma
giovedì 23, venerdì 24, sabato 25 marzo alle ore 21:00

Info e prenotazioni: telefono 06.5744034 o 328.8475891, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodidocumenti.it


QUANDO SI DICE IL CASO
scritto e diretto da Anna Fraioli
con Alessandro Ciccola, Alessandro Gianfaldone, Cesare Del Beato, Chiara Abbruzzese, Daniele Pierotti, Elisabetta Baldi, Elisabetta Madau, Fabio Tamburini, Ilaria Serafini, Marco Tavani, Silvia Organtini

Una commedia moderna i cui personaggi sembrano usciti da una serie tv americana. Quattro coinquilini, squattrinati studenti fuori-sede, convivono in un piccolo, angusto appartamento tra la paura di essere sfrattati, i pochi soldi e il bisogno di avere un po di intimità con qualche ragazza. Alla fine arrivano a una decisione: ciascuno di loro userà per un giorno alla settimana l’appartamento per intero. Tutto sembra sistemato ma qualcosa non andrà per il verso giusto…e tra coinquilini catatonici per i troppi vizi, vicine di casa e ladre di buon cuore, si ride con gusto dall’inizio alla fine. Verrà da chiedersi: ma esiste davvero il caso? E il colpo di fulmine? Massimi sistemi? No, è solo la vita che si svela con la sua meravigliosa ironia…
Tanti attori in scena, tanto movimento e tanto brio. Una commedia di situazioni esilaranti e paradossali che vi lascerà sempre sorpresi dagli avvenimenti e stupiti dalle reazioni dei protagonisti!

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37), Roma
dal 22 al 26 marzo 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-83777148
Sito web: www.teatrolaura.org


GLI AMICI DEL ROSPO
Processo e cattività di Verlaine per l’attentato a Rimbaud
di Gennaro Francione
con Manuel Amadasi, Tina Angrisani, Matteo Cianci, Gianluca Gugliandolo, Nicolò Matricardi, Vincenzo Morra, Principe Valeri
regia di Antonella De Angelis
scelte musicali, costumi e scenografie Antonella De Angelis
grafica Veronica Crocetti, Giorgia Gallinelli

Il dramma in due atti descrive il processo e la prigionia di Verlaine che il 10 luglio 1873, in una stanza d'hotel di Bruxelles, spara due colpi di pistola all'amante Rimbaud deciso a lasciarlo.

L'8 agosto del medesimo anno viene condannato a due anni di carcere confermati in appello il 27 agosto. E' un processo umiliante che trasmoda dall'attentato a una causa contro la pederastia, col climax della visita corporale medica rilevante tracce d'abitudine pederastica attiva e passiva.
Dopo la causa l'azione scenica racconta la cattività che si trasforma da spazio serrato a sogno di un universo sconfinato dove, nel ricordo, il poeta solitario viene rivisitato dal suo amante fantasma. Oltre alla funzione consolatoria, insieme rivivono la stagione del loro amore coi due cuori maschili che, amanti del pigro rospo, trovano il trionfo nella poesia dell'eros platonico. Là dove anche i gesti e i simboli più osceni vengono trasfigurati e resi sublimi dalla versificazione metafisica

Note di regia
Verlaine e Rimbaud la storia di due amanti vissuta in un’epoca dove l’amore aveva dei canoni prestabiliti, presenti ancor oggi in una società solo apparentemente aperta ma in molte frange ipocrita e codina.
La razionalità non ha nulla a che fare con l’amore che travalica i generi.
I due “rospi” vivono istintivamente la loro passione che contrasta giuridicamente i magistrati benpensanti: con il loro poetico bel parlare e verseggiare, rivoluzioneranno il senso della giustizia forcaiola. Gli attori si muovono dentro una scenografia essenziale e simbolista con costumi d’epoca. Il mood dei due atti è contrastante per stile e forma, a ritmo sostenuto nel primo atto, svolgentesi nell’aula di giustizia; più pacato e surreale nel secondo con Verlaine nella prigione alle prese coi fantasmi che l’hanno portato alla perdita della libertà e alla distruzione di un sogno.
-Avviso ai Soci-

TEATRO AGORÀ 80 (Sala A) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
dal 21 al 26 marzo 2017
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro - Biglietti: 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


SERATA CELESTINI
Ascanio Celestini e Alessio Lega
accompagnati dal fisarmonicista Guido Baldoni

Ascanio Celestini e Alessio Lega, duemondi, uno il teatro, l’altro la musica,in una jam session unica e irripetibile offriranno uno spettacolo costruito su di un lavoro inedito basato sull’improvvisazione dei due grandi artisti che con sensibilità offriranno un percorso virtuoso vocale e musicale. Da una parte la capacità attoriale di esibirsi improvvisando su di un testo e di influenzare la musica e le parole dell’altro artista e dall’altra parte l’alter ego musicale e cantautorale in grado di influenzare la performance dell’attore. Partiture non scritte e concerti di parole che conducono verso scenari imprevisti.

Il nostro domani (ovvero "la costruzione")
La memoria delle canzoni, i suoni delle storie, il ritmo delle parole.

Tanto racconto quanto canto si confondevano nella voce dei cantastorie che sulle piazze portavano un punto di vista diverso da quello del potere. Ed erano fatti di cronaca per un popolo che magari non sapeva leggere, ma voleva ascoltare. Ed erano filastrocche, contrasti, favole, storie d'amore e di Orlando e cavalieri.
Così Ascanio Celestini e Alessio Lega - cantastorie oggi - confondono sul palco le loro voci per una sinfonia unica. Nata da mille incontri frettolosi sui palchi, dove la domanda "che si fa stasera?" precede di pochi minuti il sipario (quando c'è un sipario...) con un foglio per gli appunti in mano, questa improvvisazione che a volte sorprende gli attori stessi, ma che fa sempre divertire il pubblico, è diventata uno stile, una drammaturgia musicale di vuoti e di pieni.
I racconti aguzzi e concentrici, comici e disturbanti di Ascanio e le canzoni di amore e di denuncia di Alessio arrivano dunque anche al Teatro Vascello di Roma il prossimo 20 e 21 marzo, lì dove si incontrano poeti russi e ubriaconi di borgata, desiderio di futuro e presente impossibile. "La luna è una lampadina" diceva Dario Fo e quel po' di luce, che filtra tra sorrisi e lacrime, illumina un pezzetto del palco, con Rodari, con Okudhzava, Erofev e col pittoresco valzer che fa la fisarmonica quando accompagna la vita.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
20 - 21 marzo 2017 h 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


Spellbound Contemporary Ballet
ROSSINI OUVERTURES
coreografia e regia Mauro Astolfi
danzatori Fabio Cavallo Alice Colombo Maria Cossu Giovanni La Rocca Mario Laterza Giuliana Mele Caterina Politi Giacomo Todeschi Serena Zaccagnini
musiche Gioachino Rossini
disegno luci Marco Policastro
set concept Mauro Astolfi Marco Policastro
realizzazione scene Filippo Mancini/CHIEDISCENA Scenografia
costumi Verdiana Angelucci
assistente coreografa Alessandra Chirulli
comunicazione e ufficio stampa Antonino Pirillo
una produzione Spellbound realizzata con il Contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT

Dopo le numerose presenze nei maggiori teatri e festival internazionali e reduce da una prestigiosa tournée asiatica (a Taiwan per l’inaugurazione del National Taichung Theater e in Giappone nell’ambito della Triennale di Tokyo con il progetto LA MODE diretto da Tomoko Mukaiyama), Spellbound Contemporary Ballet, reduce dal debutto in prima mondiale al Teatro Rossini di Pesaro, arriva a Roma al Teatro Vascello, con ROSSINI OUVERTURES, 23, 24 e 25 marzo alle ore 21.00 e 26 marzo alle ore 18.00.
Rossini Ouvertures celebra la figura artistica e umana di Gioachino Rossini di cui, nel 2018, ricorreranno i 150 anni dalla morte. Al suo illustre concittadino, Pesaro, città della Musica, con il suo conservatorio e teatro storico, ha dedicato un ricchissimo calendario di attività artistiche, musicali e letterarie tese a onorare la vita e l’attività artistica del geniale compositore; tra queste si è inserito lo spettacolo creato da Mauro Astolfi a cui la città di Pesaro, insieme al Teatro Rossini, partecipa come co-produttore.
È infatti l'attesissima nuova creazione di Mauro Astolfi realizzata con il contributo del MiBACT - Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT, inaugurando una nuova stagione di grandi tournée e successi non solo italiani per Spellbound Contemporary Ballet che si è affermata come una delle principali espressioni della danza made in Italy conquistando i primi posti dell’attenzione internazionale.
"La lettura di Augusto Benemeglio sulla vita di Rossini, su quella "Follia organizzata" è stata per me profondamente e assolutamente illuminante. Sono sinceramente stato sedotto in 24 ore di ascolto continuo e ripetuto dal mondo Rossiniano, da questa genialità così prorompente e inebriante ma che al tempo stesso viveva camminando a braccetto con tante macchie nere, dilaniato da un profondo mal di vivere che, attraverso una fortissima ed energetica personalità, al limite del bipolarismo, ha creato opere musicali di una grazia assoluta ed eterna.
Cercare di toccare tutti i punti di una vita come quella di Gioacchino Rossini sarebbe stato assolutamente impossibile, anche perché per quanto la danza possa e per quanto il movimento sia un altro aspetto del suono, la materializzazione della musica, quello che Rossini ha saputo creare in pochi anni della sua vita... non credo potrà mai essere rappresentato diversamente in modo sinceramente sensato.
Ma l'estrema contemporaneità di questo grandissimo artista è talmente presente e vibrante nella vita che vivo, nella vita che osservo attorno a me, che ho cercato di avvicinarmi alla profonda relazione tra questo presagio, questa consapevolezza, questa paura della morte e la capacità al tempo stesso di generare un'emozione così scintillante, così piena di grazia, di potenza e di divertimento che ogni fine d’opera era un ‘altra opera che si creava.
In questo spettacolo ho immaginato una grande parete, la parete dei ricordi di Rossini, dove nascondeva, dove archiviava il suo cibo, i suoi vini, la casa dove ospitare I suoi grandi amici e compositori, ma anche la gente comune con la quale amava scherzare, giocare e condividere tutti gli aspetti della sua vita... questa "parete" è stata immaginata come una proiezione della sua mente, piena di sportelli, di ripiani, di nascondigli, una parete che separava un mondo dall'altro.
In questo spazio si aggirava un inquilino, una figura antropomorfa, nera, una macchia che aveva assunto sembianze umane, che ormai comunicava con lui, che si insinuava nei suoi sogni, strisciava dentro il suo letto e poi spariva ma che era sempre lì, come a scandire il poco tempo, ma anche il lungo tempo passato a combattere contro disagi fisici e psichici di ogni tipo. Questa figura nera era la paura della morte, la sua malattia, ma forse anche il suo consigliere, paradossalmente in alcuni momenti l'unica certezza.
Nelle sue lunghissime notti, sempre più insonni, Rossini viveva ormai in due mondi, che a momenti si avvicinavano, quasi si toccavano, e solo la sua infinita capacità di creare, la sua passione per il godimento fisico, sensoriale, per la cucina, per il sesso, riuscivano momentaneamente ad anestetizzare quello che stava accadendo nel suo corpo e nella sua mente.
La sua era musica estrema. Il segno di una forza e di una energia superiore, e ho volutamente cercato di creare una danza estrema, carica di energia, di vitalità, di incontri, di seduzioni, di suggestioni; ho passato molto tempo pensando come si sarebbe potuto tradurre in movimento la sua genialità compositiva. Non ho sentito di lavorare su un'astrazione, ho cercato e ho ‘sentito’ come raccontare la vibrazione della sua musica: mi sono letteralmente lasciato trasportare, ed è stata un'esperienza unica.
Come scrive Alessandro Baricco: la musica di Rossini è una vera e propria ‘follia organizzata’. Intensità, caos puro, smarrimento, fuga schizoide ma scappando ha creato qualcosa che non avrebbe mai più potuto essere ripetuto dopo di lui." Mauro Astolfi

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 23 al 26 marzo 2017 ore 21.00- domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari
Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
Regia Filippo Gili

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d'eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi capisaldo della drammaturgia mondiale, quell' "Aspettando Godot" che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l'uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario, per quello che si preannuncia uno degli eventi di questa stagione teatrale. Per sole sei esclusive repliche, l'appuntamento con Godot è allo Spazio Diamante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Aprile, dal venerdì alla domenica.

Note di Regia - Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’.
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

SPAZIO DIAMANTE - via Prenestina 230b, Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017
venerdì e sabato 21.00 / domenica 18.00
Biglietti: Intero euro 20 + prevendita; ridotto euro 15 + prevendita

Info e prenotazioni: telefono 06-80687231/393-0970018


Tributo a Gerorge Gerwshwin
UN AMERICANO A PARIGI
con Michele Carfora, Arianna e Danilo Brugia
e con Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni
Regia di Enzo Sanny
di Lena Sarsen
adattamento Tiziana D’Anella

Liberamente ispirato al film di Vincent Minnelli, il musical ambientato nella Parigi degli anni ’50, racconta la storia d’amore fra Gimmy, pittore americano e Fanny, commessa, rapporto insidiato da Jean Marie, famoso chansonnier del Lido e dalla miliardaria Patricia.

Note di regia
UN AMERICANO A PARIGI è un’opera sinfonica del compositore americano George Gershwin, e si ispira al soggiorno che fece a Parigi alla fine della prima guerra mondiale. In questa composizione virtuosistica c’è tutta l’anima di Gershwin, in particolar modo nel famoso assolo di tromba che lui stesso definì “il tema della nostalgia di casa”. L’abilità con cui ne ha fatto un ritratto musicale presenta Gershwin non come pianista, né come compositore, ma come uomo, che con la sua passione è in grado di avvolgere l’ascoltatore nelle sue splendide melodie, lasciandogli accarezzare con la fantasia le immagini della sua musica. Egli stesso definisce la sua opera “la musica più moderna che io abbia mai scritto”. Era moderna nel 1928, anno della sua composizione, è moderna a distanza di quasi un secolo e sarà così sempre. In fin dei conti tutto il repertorio di Gershwin valorizza gli aspetti fondamentali del musical, la sua forma teatrale preferita, in special modo i suoi brani esaltano la tap-dance.

Il musical Un Americano a Parigi è liberamente ispirato all’omonimo film di Vincent Minnelli. Nella stagione teatrale 2000/2001 è stato campione d’incassi, grazie ad un cast eccezionale e alla raffinata interpretazione di uno straordinario Christian De Sica.

Questa nuova versione si riallaccia alla stesura originale anche se rimaneggiata in alcune parti per conferirgli tutte le caratteristiche e il sapore del musical d’oltreoceano.

Il plot della storia narra le vicende di una compagnia stabile teatrale, che rappresenterà il musical Un americano a Parigi. Si entrerà quindi nel vivo della narrazione dove Gimmy (Michele Carfora), pittore americano ed ex soldato, che alla fine della guerra decide di vivere nello scenario della Parigi degli anni ’50 in cerca di fortuna, vivrà un’intensa storia d’amore con Fanny (Arianna Bergamaschi), una commessa di una nota profumeria. Fanny è a sua volta corteggiata da Jean Marie (Danilo Brugia), famoso chansonnier del Lido. Personaggio di rottura nell’idillio tra Gimmy e Fanny è Patricia (Barbara Terrinoni), miliardaria innamorata di Gimmy.

L’intento della mia regia è quello di creare numeri mozzafiato sulle note del grande genio del ventesimo secolo. La colonna sonora sarà un Gershwin jukebox, che ci accompagnerà attraverso la storia, all’ascolto di brani come I got rhythm, The man I love, Love is here to stay, They can’t take that away from me e tanti altri. Recitazione, canto e danza, attraverseranno soprattutto il senso della sua musica, e, i protagonisti con la loro capacità di suscitare profonde emozioni, ci porteranno indietro nel tempo, a quella magica atmosfera tipica della “Ville lumière”. Lo spettatore non avrà nemmeno il tempo per un momento di distrazione poiché sarà completamente e magicamente avvolto in un sogno, tanto che, al termine dello spettacolo non avrà alcuna voglia di tornare a casa, ma soltanto… rimanere per attendere la replica successiva.
(Enzo Sanny)

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel. 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


SFINGE
di e con Melissa Lohman

La Danza protagonista la Teatro Studio Uno con il nuovo lavoro in prima assoluta della performer/danzatrice newyorkese Melissa Lohman, che dal 24 marzo al 2 aprile porta in scena "Sfinge" solo di danza ispirato alla figura mitologica della sfinge, presentato come primo studio al Festival Troia Teatro 2016.
La sfinge è la guardia che risiede ai limiti dell’inconscio. La sfinge non fornisce spiegazioni. Si presenta per dare accesso all'inesplorato, per rispondere attraverso la prova al desiderio di avvicinarsi al mistero. La perfomance enigmatica e misteriosa si muove in questo universo mitologico e fantastico. Dalle ombre ai bordi dello spazio, una figura si rivela. Si muove in un paesaggio illimitato e intimo, dando indizi e segni poco decifrabili se non nel linguaggio onirico. Ascolta qualcosa. Bisbiglia una cantilena di memorie smarrite, racconta storie indecifrabili. Rimane ai confini del territorio conosciuto.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


INTORNO A SALOMÈ
Adattamento ed elaborazione drammaturgica Viviana Di Bert
(da Oscar Wilde)
regia Viviana Di Bert
luci Gemma Nucci
costumi Alessandra Milani
Personaggi e attori:
Salomè - Giulia Pinzari
Erode - Stefano Villani
Erodiade - Valeria de Matteis
Capitano - Andrea Frau
Iokanaan - Adriano Greco
Ancella - Filiz Erciyas

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della terra avranno paura."
Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi. La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incantevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokanaan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato. Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio.

Lo spettacolo già realizzato nel 2002 viene ripreso per il grande desiderio dell’attrice che interpreterà il personaggio di Salomè, Giulia Pinzari, allora giovanissima, innamoratasi del ruolo; ora poco più che ventenne lo interpreterà. La ripresa vede delle modifiche di tempo (ambientato in una atmosfera contemporanea, anni ‘60) mantiene tutto il rigore e il rispetto alle tematiche centrali del testo adattato sulle basi dello scritto di 0.Wilde. L’inganno del desiderio, la trappola della forma, la vita come scelta, contemplazione o semplicemente sensazione. Attualissime le dispute sui diversi percorsi religiosi e di potere, la paura che attanaglia l’uomo di fronte agli eventi della natura contro la quale nulla può. San Giovanni, Iokanaan, un prigioniero politico..

TEATRO TORDINONA (Sala Strasberg) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017 - ore 20.45, domenica ore 17.45

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


Gianni Ferreri e Daniela Morozzi in
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con: Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia: Toni Fornari

Gianni Ferreri e Daniela Morozzi, tornano ancora una volta insieme sul palcoscenico del Teatro 7 protagonisti della commedia Chiamalo ancora amore in scena da martedì 21 marzo a domenica 2 aprile diretti da Toni Fornari.
Per la terza volta i due artisti danno vita ad una commedia targata Golden prodotta da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli.
Il napoletano Gianni Ferreri e la fiorentina Daniela Morozzi, coppia televisiva di Distretto di polizia, sono già stati i protagonisti delle commedie Terapia terapia e Se non ci fossi io riscuotendo un enorme successo nei teatri di tutta Italia.
Accanto a Daniela Morozzi e Gianni Ferreri salirà sul palcoscenico, nel ruolo del figlio, il giovane e talentuoso Emanuele Propizio, conosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive, tra cui I liceali, Manuale d’amore 3 e l’ultimo film di Claudio Amendola La mossa del pinguino.
Chiude il cast Giulia Marinelli, che interpreta la fidanzata del figlio, attrice diplomatasi alla GoldenSter Academy.
Chiamalo ancora amore è una commedia divertente che ci porta all’interno del normale menage di una coppia sposata da oltre vent’anni, una relazione che sembra in apparenza solidissima, ma che nasconde in realtà debolezze e fragilità.
Un rapporto logoro dove protagonisti sono la monotonia e la quotidianità e in questo caso anche le relazioni platoniche che due coniugi intessono ognuno con amanti virtuali.

La Storia
Una coppia “affiatata” alla vigilia delle nozze d’argento.
Hanno un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e due I Pad.
Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”!
Una esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare ad ogni costo il matrimonio dei suoi adorati genitori.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


NON TI FISSARE
TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
regia di Velia Viti
con: Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto Regia Teresa Fama
locandina Martozs
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felici

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.
Cesare Pavese

Al Teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in 2”, dopo i successi di "Cuori Monolocali", "Sessolosé" e "Appese a un filo", torna in scena dal 23 marzo al 2 aprile con "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni", esilarante spettacolo sulle compulsioni, manie e stranezze che più o meno consapevolmente riguardano ognuno di noi.
Protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada, il consolidato ed affiatato gruppo formato da Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso. Un cast di bravissimi attori diretti dalla giovane regista Velia Viti, coadiuvata alle scene da Paolo Carbone scenografo tra i più apprezzati del panorama romano (vincitore del Premio Cerami 2015), portano in scena con sottile umorismo l’universo irrazionale e tragicomico delle ossessioni.
Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili: amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi.
Frizzante ed ironico "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni" strizza l’occhio alle commedie inglesi di Nick Hornby e alle atmosfere surreali della comedy americana, brillantemente scritto a quattro mani dal collaudato duo Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, due giovani autori che in questo nuovo allestimento si divertono a mettere in luce i lati più nascosti della nostra generazione.
In scena un autista ipocondriaco, una donna sola, un erotomane, una workaholic, un iperconnesso. Una meta da raggiungere. Un guasto da riparare. Cinque personaggi costretti a condividere una lunga notte nel bel mezzo del nulla. Ognuno reagirà in maniera diversa all'imprevisto, ma l'incontro tra cinque menti stra-ordinarie darà vita a situazioni altrettanto inaspettate, dai risvolti esilaranti, in un mix tragicomico sempre pronto ad esplodere.
Paure, ansie, paranoie, paturnie, ossessioni, compulsioni, fisse, manie, fobie, ognuno ha le sue "Non ti fissare" le porta in scena con ironia pungente, sarcasmo e un pizzico di sentimento per sdrammatizzarle, riconoscerle e riderci su.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 23 marzo al 2 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico presenta
FASSBINDER
Non c’è amore senza dolore
Tre studi degli allievi registi del III anno
A cura di Arturo Cirillo

L´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta FASSBINDER – Non c’è amore senza dolore, tre studi sulle opere di Rainer Werner Fassbinder “Un anno con tredici lune”, “Katzelmacher” e “Le lacrime amare di Petra Von Kant” ideati e diretti dagli allievi del III anno del Corso di Regia, Carmelo Alù, Raffaele Bartoli e Federico Gagliardi, a cura di Arturo Cirillo.
Ritornare a Fassbinder con i tre sensibili allievi registi del terzo anno è stato per me un riscoprire una personalità interessantissima del novecento, un autore dai molteplici interessi e abitato da una grande sola disperata ossessione: l'amore.
Questi tre testi che presentiamo mi paiono modernissimi per come ci parlano ancora di noi, delle nostre solitudini e disperato bisogno d'amore.
Tre testi che recitati da giovani bravi attori diplomati o in via di diplomarsi risuonano fortemente nella loro incredibile descrizione della gioventù, del mondo del femminile e della ricerca di una propria identità.
Storie di fragilità per questo nostro tempo così insicuro, spaventato e al tramonto.”
Arturo Cirillo

Il progetto, oltre ai tre allievi del corso di Regia, ha coinvolto l´intera classe di Recitazione del III anno, tre attrici diplomate in Accademia, Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e Zoe Zolferino, e alcuni allievi dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura e Critica giornalistica.
Gli studi sulle opere di Fassbinder si alterneranno al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma in via Vittoria, 6 a partire dal 24 marzo 2017 con il seguente calendario:

UN ANNO CON TREDICI LUNE
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Carmelo Alù
Traduzione e adattamento di Letizia Russo
Interpreti Zoe Zolferino e gli allievi del III anno del Corso di Recitazione, oltre allo stesso regista Carmelo Alù , Grazia Capraro, Gabriele Cicirello, Emanuele Linfatti, Adalgisa Manfrida, Eugenio Mastrandrea, Riccardo Ricobello, Luca Vassos
Repliche
24 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 31 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

KATZELMACHER
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Raffaele Bartoli
Traduzione di Umberto Gandini
Con la collaborazione dell’allieva del Master in Drammaturgia Elena D’Angelo
Interpreti gli allievi del III anno del corso di Recitazione Marco Celli, Irene Ciani, Renato Civello, Eugenia Faustini, Angelo Galdi, Alice Generali, Paolo Marconi, Elisa Novembrini, Michele Ragno, Barbara Venturato
Repliche
26 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 30 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Federico Gagliardi
Interpreti Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e le allieve del III anno del corso di Recitazione Liliana Bottone, Jessica Cortini, Camilla Tagliaferri
Repliche
28 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 29 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE - Via Vittoria 6, Roma
dal 24 al 31 marzo 2017
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria esclusivamente al n. 366 6815543 attivo dal 16 marzo ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)


SUONI E SCENE presenta
Benedetto Casillo in
CAVIALE E LENTICCHIE
Di Scarnicci, Tarabusi, Taranto, Casillo
Con Benedetto Casillo
Scene Max Comune
Costumi Isa Di Lena
Regia Benedetto Casillo

A metà degli anni '50 Scarnicci e Tarabusi, celebri autori di rivista, lasciarono per un poco musiche e lustrini, per firmare una commedia d'intreccio, leggera e brillante, "Caviale e lenticchie" portata al successo anche televisivo da Nino Taranto, e rappresentata spesso anche all'estero. Nonostante gli autori non fossero napoletani, il testo, per lo spunto fantasioso della trama, ispirata all'arte di arrangiarsi, si presta benissimo allo spirito comico partenopeo.
Ora lo porta in scena Benedetto Casillo, beniamino del pubblico napoletano, che ne cura una rispettosa rilettura e la regia. Il protagonista è Ferdinando Cafiero, che si atteggia a filosofo e artista. Non ha voglia di lavorare e, per tirare a campare, fa l'ospite abusivo in feste e festini della buona società. Può fare così incetta di cibi e bevande che poi rivende a ristoranti e trattorie. Particolarmente pittoreschi i componenti della famiglia del nostro Ferdinando e del vicinato. C'è la sua donna Nannina nell'esasperata attesa di essere sposata. Ci sono i figli. C'è una zia zitella che vive da gran diva il suo lavoro di addetta alle pulizie di un teatro. Ci sono sfaccendati, garzoni, mariuoli, invasati giovanotti emuli di Elvis Presley. In questo colorito quadro si innesta una situazione da miseria e nobiltà. L'ineffabile don Ferdinando, spacciandosi per autorevole commendatore, porta in casa un manipolo di aristocratici, chiamati a beneficare la sua famiglia bisognosa. Una sceneggiata irresistibile. Ma la faccenda si complica, per un perfido tutore che vuole sbarazzarsi del suo nobile rampollo, la messinscena di un delitto, un cadavere che appare e scompare, nella sarabanda di un farsesco thriller notturno. Poi il lieto fine.

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
da martedì 21 a domenica 26 marzo 2017
Ingresso: Platea € 27, Galleria € 22

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8073040
Sito web: www.parioliteatro.it


IL GRANDE FORNELLO
di e con Diego Placidi e Simona Epifani
In diretta dal Kopó uno scontro senza precedenti tra autentica finzione e realtà surreali

I reality e i talent show si sono impadroniti della tivù e con essa hanno conquistato il nostro sguardo, le nostre case, le nostre menti. Solleticando pulsioni basilari dell’animo umano, come la curiosità, il pettegolezzo, la discordia, il perdono e la competizione, hanno colonizzato l’immaginario collettivo. Il reality è diventato un genere televisivo a sé stante, che colleziona ascolti da capogiro e produce montagne di soldi tra spazi pubblicitari venduti, nomination e televoti. Il visionario George Orwell aveva già previsto, con largo anticipo, come un Grande Fratello ci avrebbe spiati, controllati e manipolati. Lo spettacolo di Placidi ed Epifani, non a caso intitolato Il Grande Fornello, si ispira all’intuizione orwelliana, anche se la realtà ha finito col superare di gran lunga l’immaginazione letteraria. Non c’è più alcun limite, infatti, alle attività rappresentate ed esibite davanti ai nostri occhi avidi di telespettatori/teledipendenti: sconosciuti litigiosi rinchiusi per settimane in una casa, sedicenti Vip naufragati su isole disperse nei mari caraibici, chef o aspiranti tali che si combattono a suon di ricette, mestoli, padelle e fornelli. Tra fuochi e fiamme, le cucine (perfino più delle camere da letto) sono diventate il campo di battaglia di persone comuni desiderose di diventare celebri come i cuochi della tivù, che a loro volta vogliono essere più famosi, meglio considerati e più retribuiti di attori e rockstar. Nella società dello spettacolo senza confini, che ormai sovrasta lo stesso showbiz, un uomo e una donna, entrambi cuochi, si faranno la guerra sul palco del teatro Kopó e si sfideranno per vincere il reality e con esso una somma in danaro. Ma un altro concorrente invisibile potrebbe entrare in scena conquistando il cuore del pubblico allo scopo di sovvertire le regole di questo gioco surreale. In perfetta sintonia con le scelte artistiche del Kopó, Il Grande Fornello si confronta con temi di grande attualità, coniugando riflessione e ironia, “condite” da una trama avvincente e divertente, personaggi strepitosi e situazioni paradossali che dispenseranno risate e buon umore.

TEATRO KOPÓ - Via Vestricio Spurinna 47/49, 00175 Roma
dal 24 al 26 marzo 2017 alle 21, domenica doppia replica alle 17 e alle 21.

Info e prenotazioni: telefono 06 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


La Compagnie Francaise de Théatre de Rome presenta
TOUT POUR ÊTRE HEUREUX
di e con Christian Poissonneau e Isabelle Courier

Quattro spettacoli in due diverse formule: dal 24 al 25 marzo in anteprima come teatro d’appartamento e il 26 marzo due spettacoli al Teatro Arciliuto di Roma

La Compagnie Française de Théâtre de Rome festeggia quest’anno i suoi 14 anni di attività: un periodo contraddistinto dall’impegno ad aprire nella città una finestra sulla cultura teatrale francese, dal classico al contemporaneo (da Molière a Ionesco, o ancora Bacrì e tanti altri), e con la capacità di rivolgersi sia al pubblico adulto (che nel corso degli anni ha conosciuto la Compagnie nei Teatri di Roma, come l’Ambra Jovinelli o il Teatro Belli…), che ai giovani (attraverso un programma di rappresentazioni per le scuole, sviluppato su tutto il territorio italiano).
Quest’anno, per la prima volta, la Compagnie porterà in Italia uno spettacolo arrivato direttamente dalla Francia: la commedia brillante Tout pour être heureux, di e con Christian Poissonneau e Isabelle Courger, in scena a Roma dal 24 al 26 marzo 2017, grazie a una co-produzione con gli autori. Uno dei punti di forza dello spettacolo è il suo carattere interattivo: non solo gli attori si rivolgono al pubblico chiedendo consigli e opinioni ma, soprattutto, gli spettatori diventano parte integrante di uno spettacolo che non potrebbe avvenire senza di loro, e che si modifica al mutare del suo pubblico. In questo senso, la Compagnie ha scelto di offrire un’anteprima di Tout pour être heureux nella formula del teatro d’appartamento, genere molto diffuso e apprezzato in Francia, dove però a essere sfondata non è solo la simbolica «quarta parete» ma, si direbbe, anche le altre tre.
Come genere vuole, dunque, l’indirizzo della pièce per le prime due date sarà quello di una casa di Roma: Via Vittoria Colonna 40, terzo piano. Domenica 26 marzo, invece, lo spettacolo calcherà la scena del Teatro Arciliuto di Roma, con due appuntamenti: alle 17.00 e alle 20.00.
Con questa iniziativa la Compagnie intende proseguire nel suo impegno decennale di creare un ponte tra la cultura francese e quella italiana, nella convinzione che, oggi più che mai in quest’epoca di grandi mutamenti, l’arte possa rappresentare un terreno di dialogo e scambio tra le persone e i popoli, in virtù di un linguaggio universale che arricchisce e unisce le coscienze.
Lo spettacolo Tout pour être heureux. Un uomo, una donna… e un sms che arriva a sconvolgere una serata che si preannunciava magnifica. Questo evento diventa un’occasione per rivangare e acuire antichi dissapori, per regolare conti in sospeso, per riscoprire le ragioni e i momenti in cui hanno scelto di adattarsi pur di salvare la coppia. Ma tutto questo sarà ancora sufficiente a salvarli?

Gli artisti:
Christian Poissonneau ha una formazione di psicologo e consulente del lavoro, ma dal 2012 si dedica esclusivamente al teatro, come sceneggiatore e attore. Isabelle Courger ha una lunga carriera di attrice e di regista, firmando la regia dello spettacolo.

Dichiarazioni:
«Ogni testo riflette, in parte o totalmente, il suo autore. In questo caso su di me ha influito l’esperienza dei colloqui [psicologici] e dei rapporti umani che ho potuto sviluppare nel corso degli anni». – Christian Poissonneau
«Il mio obiettivo è puntare lo sguardo sulle diverse interpretazioni che si possono dare di una stessa situazione, in funzione delle storia di ognuno di noi e delle nostre emozioni. Nella regia a me interessa soprattutto illuminare i difetti dei personaggi con una luce diversa, mostrare le ferite che li spingono a infilarsi in situazioni pericolose». – Isabelle Courger

Un appartamento di Via Vittoria Colonna 40, Roma
durata 1h15' Lingua: francese
Dal 24 al 25 marzo 2017 ore 21.00

TEATRO ARCILIUTO - vicolo di Montevecchio 5, Roma
domenica 26 marzo 2017 ore 17.00 e ore 20.00
Biglietti: € 12 (24-25 marzo) e € 15 (26 marzo)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sito web: www.teatrofrancese.com


Neripè e Guappecartò in
AMAY
9 DONNE 9 GRANDI STORIE
WeWorld Onlus e AMAY insieme per difendere i diritti delle donne

Da oggi al nostro fianco, il progetto musicale AMAY, 9 donne, 9 grandi storie
Neripè, autrice e voce dell’intenso lavoro discografico intitolato AMAY (“Madre” in Birmano, soprannome dato dal popolo ad Aung San Suu Kyi), uscito a marzo 2016, ha deciso di sostenere il progetto Spazio Donna di WeWorld, devolvendo parte degli incassi dei propri prossimi concerti.
La collaborazione partirà proprio in occasione della “Giornata Internazionale sull’eliminazione della violenza contro le donne “(25 novembre) festeggiata a Milano con il WeWorld Film Festival (25/27 novembre), un importante appuntamento completamente dedicato alle donne, dove il 27 novembre, a conclusione delle tre giornate, Neripè porterà sul palco dell’UniCredit Pavilion di Milano il suo concerto “Amay” WeWorld, organizzazione che da quasi 20 anni si occupa di garantire i diritti dei bambini vulnerabili in Italia e nel sud del Mondo, all’interno del programma nazionale contro la violenza sulle donne ha realizzato il progetto Spazi Donna, con centri inseriti in quartieri particolarmente disagiati per le donne a rischio di violenza, a Roma, Napoli e Palermo, con attività rivolte a loro e un’attenzione particolare anche ai loro figli.
Il disco, scritto dalla poliedrica Neripè (Francesca Olivia Risoli), arrangiato e suonato dallo straordinario ensemble Parigino, i Guappecartò, prodotto da Stefano Piro e Laurent Dupuy (Grammy Award 2014 e 2015), è un Concept Album dedicato a storie di grandi donne, che hanno lasciato un segno profondo nella storia passata e recente grazie alle loro esperienze di vita.
Un collettivo artistico che si è riunito per dare, in musica, il proprio contributo alla lotta contro la violenza sulle donne, di qualunque forma essa sia.
Rosa Parks, Samantha Cristoforetti, Margherita Hack, Aung San Suu Kyi, Lehyma Gbowee, Saffo, Marie Curie, Cristina Cassina, Frida Kahlo, sono le donne a cui ogni canzone è dedicata, ispirata talvolta da frasi dette, talvolta da trasposizioni immaginifiche, talvolta da un aneddoto di vita vissuta.
L’album è stato candidato al Premio Tenco come “Miglior Opera Prima 2016″.
Una nuova amica nella nostra battaglia contro la violenza sulle donne, che ha in prevenzione e sensibilizzazione due armi fondamentali per far partire il cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno” Marco Chiesara, Presidente di WeWorld.
Sono felice di poter dare il mio contributo, se pur minimo, ad una realtà come WeWorld, che ogni giorno si batte per la lotta contro la discriminazione di genere e per i diritti fondamentali delle donne. Io ho cercato di farlo attraverso ciò che amo, e, dopo l’ennesima notizia di violenza sulle donne, è nata in me l’urgenza di raccontare, celebrare in musica, la grandezza di alcune donne straordinarie. Così è nato l’album AMAY”. Neripè.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
24 e 25 marzo 2017 alle 21
Biglietti: 8 euro - tessera 2 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


PROGETTO SPECIALE LA MERDA
con Silvia Gallerano, premio "The Stage for Acting Excellence
di Cristian Ceresoli, premio Fringe First for Writing Excellence
INTERPRETATO IN INGLESE E IN ITALIANO
una produzione Frida Kahlo Productions
con Richard Jordan Productions
Produzioni Fuorvia
in collaborazione con Summerhall (Edinburgh) e Teatro Vallle Occupato (Roma) Produzione Esecutiva & Tour Managing Marco Pavanelli
Tecnico Giorgio Gagliano

L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 registrando il tutto esaurito anche nel ritorno al festival del 2013, continua senza sosta a raccogliere recensioni entusiaste dai più importanti media internazionali e un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio, con Edimburgo, Copenhagen, Roma, Madrid, São Paulo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e il celeberrimo West End di Londra in cinque anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura, in particolare in Italia.
Il “brutale, disturbante e umano” testo sulla condizione umana di Cristian Ceresoli, considerato “straordinario” dal Times, e che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura, viene pubblicato in edizione bilingue Italiano–Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 ed è tradotto oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano e francese, mentre è in corso di traduzione in numerose altre lingue.
L’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano definita “straordinaria” dal Guardian viene accolta da più da cinque anni da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, e prossimamente anche in francese, è la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.
La Merda è un fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e viene seguito quasi fosse un concerto rock, con un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio.
La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.
La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.

Le due serate previste a Carrozzerie n.o.t coincidono con la realizzazione dell'opera video FILMING LA MERDA tutti coloro che vorranno prendere parte al progetto saranno parte del lavoro di ripresa e dovranno liberare l'utilizzo della propria immagine ai fini della realizzazione di questo progetto speciale.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a, Roma
23 e 24 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


SCINTILLE
L’elogio del sussulto
Di Jean Michel Ribes
Con Pier Paola Bucchi
Regia Claudia Maitan De Seta
Ideazione scenografica Anna Addamiano

“Amo tantissimo le scintille dei corto-circuiti, gli edifici che crollano, le persone che scivolano o che volano via, in breve, i sussulti. Quegli attimi deliziosi che ci dicono che il mondo non è definitivamente prevedibile e che esistono ancora luoghi dove la realtà non ci ha chiuso per sempre le sue porte sulla testa”. Con queste parole Jean-Michel Ribes, noto autore teatrale francese per la prima volta tradotto e rappresentato in Italia, introduce la rassegna dei suoi divertenti e originali “monologues, bilogues, trilogues” Una coppia che si sta dividendo in maniera… acrobatica; una donna ossessionata dalle minacce che la sua mente percepisce continuamente nella vita quotidiana; una città incantata che crea false e vendicative illusioni; una promotrice di campagne di solidarietà sull’orlo di una crisi di nervi; una madre preoccupata di dare ai propri bambini un’educazione artistica alquanto originale; il tutto permeato di un raffinato e coinvolgente umorismo.

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 22 al 26 marzo 2017
dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 19.00. Prezzo biglietto: 10 - 15 euro

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it

 

Data unica

MARIA D’ENGHIEN
Omaggio a una donna di tutti i tempi
Scritto e interpretato da Tiziana Buccarella

Lo spettacolo è stato ideato da Tiziana Buccarella che ne è anche autrice, con finalità di recupero valorizzazione e divulgazione del personaggio storico di Maria D’Enghien, Principessa di Taranto Regina di Napoli e di Sicilia che fu Contessa di Lecce dall’anno di investitura risalente al 1384 fino alla sua morte avvenuta nel 1446. Maria D’Enghien governò la contea di Lecce con gli Editti e Statuti da lei redatti insieme al Concistorium Principiis-una Giurisprudenza sulle cui basi si reggevano i diritti e i doveri, e assicurò alla contea un lungo periodo, circa sessant’anni, di pace e di equilibrio sociale, in quei tempi peraltro burrascosi e travagliati da guerre . Maria d’Enghien fu anche promotrice di cultura e d’arte accogliendo a corte numerosi artisti del tempo da tutta Italia e anche fuori dell’Italia e fu fautrice di veri gioielli artistici che commissionò insieme al marito Raimondo Del Balzo Orsini, come la Basilica di santa Caterina a Galatina il campanile con la meravigliosa guglia a Soleto, fece anche fortificare il Porto di Adriano a San Cataldo di Lecce con una torre di vedetta e promosse nuove attività artigianali e artistiche.
Personaggio dotato di tempra e coraggio, si ricorda che difese il Principato di Taranto dall’avanzata di Ladislao d’Angiò con il suo stesso corpo armato di corazza scudo e spada ma il giudizio sulla sua opera fu adombrato da scelte politiche ritenute poco inopportune.
Lo spettacolo trasporta il personaggio di Maria ai tempi odierni facendola tornare in vita per parlar di sé e precisare quale fu il suo ruolo nell’epoca in cui visse e operò, con l’intento di fare chiarezza sulle ombre che gli stessi suoi biografi e contemporanei vollero trovare limitandone il valore.
Il personaggio alterna ricordi e richiami alla sua biografia con spiegazioni sul suo operato mettendo in luce lo spessore di donna del tempo e di donna di tutti i tempi, rivivacizzando il racconto con momenti di comicità teatrale con brani cantati e movimenti di danza su musica medievale.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
martedì 21 marzo 2017 - ore 21
Biglietti interi: €15,00, ridotti € 10,00 - tessera € 2,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


ARMONIE E RICERCA
serata spettacolo al Teatro Quirino

“Fai Viaggiare la Ricerca” ONLUS ha promosso una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore di due importantissime fondazioni: l’Istituto di Ricerca Mario Negri di Milano, diretto dal prof. Silvio Garattini e la Fondazione GIMEMA, presieduta dal prof. Franco Mandelli; entrambi gli Istituti, partendo dalle loro recenti scoperte e intuizioni, hanno messo a punto un progetto scientifico e umanitario per la ricerca di nuovi farmaci e nuovi modelli clinici efficaci a curare le LEUCEMIE MIELOIDI ACUTE: forma subdola della leucemia che colpisce tutti e a ogni età.
A tal proposito è stato creato questo grande Evento Nazionale per raccogliere fondi, vista la disponibilità dei maggiori teatri italiani e la generosità degli artisti, sempre sensibili e attivi ai richiami di valore sociale e umanitario.
L’impegno e le finalità del progetto scientifico richiedono grande organizzazione, competenze, strumentazioni e notevoli risorse finanziarie.
La nostra serata, capitanata come conduttore, dal bravissimo e versatile Roberto Ciufoli, vedrà esibirsi in scena un alternarsi di grandi artisti: da Paola Minaccioni a Barbara Cola da Marco Simeoli a I Favete Linguis da Annalisa Cucchiara a Donatella Pandimiglio che ne curerà anche la regia. La serata si aprirà con la presenza di una orchestra con 38 persone di coro…..cosa dire….non mancate sarà una magnifica serata!!!!!

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
lunedì 20 marzo, ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


EDOARDO FERRARIO SHOW
di e con Edoardo Ferrario

Edoardo Ferrario Show è uno spettacolo di stand up comedy, scritto e interpretato da Edoardo Ferrario.
A Quelli che il Calcio, ospite tutte le domeniche con le ormai note imitazioni di Alessandro Cattelan, Marco Giallini, Alessandro Borghese e il recente allenatore del Palermo Paul Baccaglini, solo per citarne alcune, e l’introduzione di uno dei suoi tanti personaggi di fantasia, Pips, Edoardo Ferrario arriva dalla web serie di successo Esami, da lui scritta e interpretata, che ha raccolto oltre 7 milioni di views. Ma Ferrario è anche l’inviato Flavio Maria Guerra di CCN, il programma di Comedy Central, da fine marzo di nuovo in onda con la terza stagione.
Lunedì 20 marzo, alle ore 21.00, al Teatro Vittoria di Roma, andrà in scena EDOARDO FERRARIO SHOW, un’ora e mezza di monologhi, personaggi e imitazioni incentrati sulla confusa realtà italiana e le più diffuse ossessioni moderne: la tecnologia, il cibo biologico, l'offerta televisiva e il valore dell’arte.
Attraverso le tante voci da lui create nel corso degli anni, dove trovano posto sia stereotipi della vita di tutti i giorni sia personaggi famosi del presente e del passato, rielaborati con un sapiente mix di psicologia e umorismo, Ferrario riesce ad affrescare un ritratto dei trentenni di oggi, lui incluso, con uno sguardo tagliente e uno stile essenziale: solo sul palco con il microfono, senza scenografia, nello stile della stand up comedy americana. Edoardo Ferrario Show è uno spettacolo prodotto da Tano Produzioni.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Lunedì 20 marzo, ore 21.00
platea 16 euro, galleria 14 euro + diritto di prevendita.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


I GUAPPECARTÒ
in concerto
Violino ‘O malamente
Fisarmonica Dottor Zingarone
Contrabbasso Braghetta
Chitarra Frank Cosentini
Batteria ‘O Brigante
Percussioni ‘O Professore

Cinque musicisti italiani di straordinaria sensibilità compositiva ed esecutiva, dotati di un irresistibile e stralunato carisma “Made in Italy” tra ironia ed intensità espressiva. Un violino, una fisarmonica, una chitarra, un contrabbasso e una batteria. La loro musica è folle e trasversale, prima intima e profonda, poi trascinante e festosa. E’ ben riconoscibile la componente tzigana come quella mediterranea ma ugualmente giocano un ruolo centrale i valzer e le milonghe che si mescolano ad arie che sfiorano la musica classica o a modernissime linee che oscillano tra punk e “acustic trance” .
Una miscela sorprendente ed equilibrata di tanti generi e culture, che l’ensemble ha potuto conoscere ed assorbire negli anni, durante il suo incessante viaggiare, per le strade, nelle piazze, nei teatri, tra la gente di tutta Europa.
Fanno commuovere, sorridere, ballare, immaginare… vivere.
I Guappecartò nascono a Perugia come musicisti di strada nel 2004. Durante una loro performance la celebre attrice Madeleine Fischer – collaboratrice, tra i molti, di Antonioni, Sordi, Anna Magnani, Bergman se ne innamora artisticamente e chiede loro di comporre una colonna sonora per un suo film di imminente realizzazione.
Proprio la creazione di quei brani porta i giovani artisti a decidere di credere totalmente nelle proprie capacità. Partono per Parigi, con l’intento di raggiungere più facilmente le strade e le piazze di tutta Europa, spinti dall’unico desiderio di suonare i propri strumenti e condividere la propria musica con più persone possibile.
Da subito i Guappecartò si fanno amare non solo dal pubblico che incontrano, ma anche da critici e musicisti che trovano in loro un altissimo senso di libertà stilistica e una profonda poetica musicale.
Ad oggi, dopo 12 anni dalla nascita, i Guappecartò hanno realizzato 4 dischi e si sono esibiti in più di 1500 concerti in tutta Europa. L’album più recente, ROCKAMBOLES (Aprile 2015), prodotto da Stefano Piro, è giunto alla terza ristampa ed è stato rappresentato in 70 concerti in tutta Italia. Osannato dalla critica, è stato scelto come disco della settimana dal programma “Fahrenheit” di Radio Rai3.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni, 10 Roma
Domenica 26 marzo alle 21
biglietti: 6 euro – tess. 2 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


Rossella Rhao in
PSICOSI DELLE 4 E 48
regia di Ivano Capocciama

Nel fatato e angusto spazio di una stanza di un vecchio palazzo, una bambola meccanica aspetta, da secoli, che qualcuno possa rimetterne insieme i pezzi, le gambe, le braccia, la testa e i capelli, per poter tornare a raccontare la sua storia. La bambola si desta da un sonno antico, forse è stata gettata in quella stanza da tempo immemore. La polvere le accarezza il corpo come accade alle cose antiche e una strana magia le ha donato la parola. Cosa accade al corpo di un pupazzo meccanico nel momento in cui, una volta liberatosi delle polveri da soffitta del tempo e dell'incuria, si ritrova, come in una storia di Collodi, improvvisamente dotato della parola e di un'anima tesa inesorabilmente verso la carne? La sua psicosi non è altro che disperata vitalità che scorre tra i cardini e le membra legnose della bambola, figura ibrida tra umano la cui metamorfosi innescherà il suo ultimo, burattinesco e pietoso spettacolo.

Note di regia
“Lo spettacolo, attraverso uno slittamento totale dell'orizzonte d'attesa dello spettatore, sposta la vicenda di Sarah Kane in un contesto «altro» in cui il personaggio tenta di rimettere insieme i frammenti di una condizione mentale (forse d'amore) che si staglia davanti agli occhi dello spettatore come il tentativo disperato di riconquista di una identità perduta. Attraverso le parole di Sarah Kane, la bambola meccanica, abbandonata nel proprio polveroso alveo sospeso a metà tra il gioco e la realtà, tra il sogno e il risveglio, tenta una evoluzione autofagocitante all'interno della quale non c'è posto per alcuna possibilità di redenzione o di riscatto. Non si assiste ad una riconquista della posizione eretta di darwiniana memoria, ma ci si libera dell'involucro meccanico attraverso una struttura fisica lacerante, radiografia epidermica di una mente ed eucaristia fisica di una vivificazione. La metamorfosi da automa a donna si traduce in uno schema registico che, con l'abilità d'un orefice d'altri tempi, incastona il martirio della protagonista in una cornice melodrammatica ove la musica e le azioni si fondono in un «arioso» (nel senso di aria d'Opera lirica) esperire del dolore in cui le mani, le braccia e il corpo intero tessono un percorso dello sguardo, un lento sprofondamento nella mortalità che metamorfizza la protagonista e ne racconta la propria sconfinata, atroce ed antica storia.”
Durata Spettacolo: 70 minuti

ABARICO TEATRO - via dei Sabelli 116, 00185 Roma
sabato 25 marzo 2017
Orario spettacolo: ore 21.00
Prezzo biglietti: €10,00 (si consiglia la prenotazione)

Info e prenotazioni: telefono 06-98932488 - 329/6963504, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.abarico.it


Ancora in scena

Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andra Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

La programmazione del Teatro Marconi di Roma continua dal 18 marzo al 9 aprile con lo spettacolo La Calsse, scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giuseppe Marini.
Un cast di attori molto ricco calcherà il palco del teatro diretto da Felice Della Corte. Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbri-catore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno daranno vita allo spettacolo che è il risultato di un progetto nato dalla sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori).

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


ELENA BONELLI interpreta BRECHT
direzione musicale Cinzia Gangarella
regia Marco Mattolini

Elena Bonelli, conosciuta al grande pubblico come l’erede e voce della canzone romana nel mondo, con la sua ultima produzione teatrale sul drammaturgo Bertolt Brecht si avvicina a temi decisamente impegnati e impegnativi e ne offre una chiave di lettura originale, che dà spunti di riflessione sull’attualità di oggi e rende l’opera del poeta godibile e fruibile anche ad un pubblico che meno lo conosce o lo apprezza.
Al fortunatissimo debutto del recital al Todi Festival 2015, il pubblico che ha gremito la sala ha straapplaudito Brecht ed il suo nuovo universo così riproposto dall’artista che con versatilità istrionica riesce a regalare personaggi al limite della follia tra ironia, divertimento, malinconie e dolcezze, insomma un turbinio di forti emozioni date da canzoni e brani recitati di enorme impatto. Così la Bonelli, accompagnata dal maestro Cinzia Gangarella al pianoforte e seguita dalla regia di Patrick Rossi Gastaldi, interpreta magistralmente i brani di Brecht e Kurt Weill: da La ballata della vivificante potenza del denaro a quella della schiavitù sessuale, sempre attuali; da Filastrocca popolare che sembra scritta oggi ad Alabama song, sogno di nuova vita dell’emigrazione; da Jacob Apfelbock che accende una luce sui crimini giovanili; a Marie Sanders sull’odio razziale; Mackie Messer il serial killer; la sguattera Jenny dei pirati, ovvero la pazzia, Surabaja Johnny e il fenomeno della prostituzione. Elena Bonelli, dotata di una voce e interpretazione straordinariamente “brechtiana” apre così nuove porte d’accesso al significato dei testi di Brecht, con un inaspettato, quanto originale, accostamento ai fatti della cronaca attuale letti sui giornali del giorno. Così Brecht secco e scarno, diventa una riflessione sociale, un viaggio antropologico attraverso racconti e testimonianze che hanno segnato la storia del mondo.

TEATRO DELL’ANGELO - via Simone de Saint Bon 19, Roma
Dal 15 al 26 marzo 2017
Orari repliche: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
Prezzi biglietti: poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00
poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it


Castellum presenta
RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


IL MISANTROPO
di Molière
Regia di Marco Belocchi

con Marco Belocchi - Alceste; Eleonora Pariante – Céliméne; Giustino De Filippis- Filinte; Giuseppe Alagna – Oronte; Maurizio Castè – Acaste; Vittorio Ciardo – Clitandro; Valentina Maselli – Eliante; Teresa Marra - Li; Vittorio Aparo- La guardia / Du Bois

Alceste ha un carattere particolare, malinconico e ombroso, non tollera le ipocrisie degli uomini ed è convinto che dire sempre la verità in ogni occasione sia la miglior virtù possibile. Ne discute spesso con l’amico Filinte, che invece propone una visione del mondo più accondiscendente e volta alla pacifica convivenza civile. Alceste è anche innamorato di Céliméne, una ragazza cui piace essere sempre al centro dell’attenzione, viziata e corteggiata. Naturalmente ne è gelosissimo e mal sopporta di vederla attorniata da uno stuolo di spasimanti a cui lei dà ovviamente corda. Alceste stesso d’altronde è corteggiato e ammirato da Arsinoé e da Eliante, ma nonostante le profferte dell’una e la disponibilità dell’altra, rimane sempre Celiméne colei che ama. Quando però scopre alcuni comportamenti non proprio irreprensibili della donna, acconsente al perdono a patto che lei accetti di fuggire con lui dal mondo e rifugiarsi in un eremo lontano da tutto e da tutti. Céliméne non si sente pronta per una scelta così estrema e Alceste andrà via solo, mentre l’amico Filinte, gentiluomo di buonsenso, convolerà a nozze con la saggia Eliante.
Il Misantropo è unanimemente considerato uno dei grandi capolavori di Molière. Andato in scena per la prima volta nel 1666, aveva inizialmente come sottotitolo L’atrabiliare innamorato, appellativo che già definisce, almeno in parte, il carattere del protagonista Alceste. Ed in effetti tutta la commedia ruota intorno ad Alceste che, con la sua etica inflessibile, non solo si oppone al buonsenso e all’urbanità che la società impone, rappresentata del suo amico e uomo di mondo Filinte, ma è anche innamorato di Céliméne, una bella ragazza alquanto civetta, sentimento che contraddice la sua etica e ne fa infine un personaggio complesso, oltre che ridicolo. L’intransigenza del protagonista lo porterà infine ad isolarsi da un mondo dove troppo spesso dilaga l’ipocrisia, la corruzione, la piaggeria e la maldicenza, rinunciando perfino all’amore di Celimene che non può invece rinunciare a vivere la mondanità. Una commedia amara in cui il lieto fine è assegnato solo all’amico Filinte che riuscirà a sposarsi con l’equilibrata Eliante e a ricomporre l’ideale, sebbene in minore nell’architettura drammaturgica, della convivenza civile.
Il misantropo è quindi una opera dai tratti universali e in realtà modernissimi: la fuga da un mondo che si vorrebbe giusto e leale, e che invece giusto non lo è quasi mai, è un sentimento che molti hanno provato di fronte alle delusioni che la vita ci presenta. Non per questo si deve condividere la decisione di Alceste, che forse troppo chiede a una società umana, allora come adesso, fin troppo accomodante, ma certamente ci fa riflettere e ci mette di fronte ad un bivio: sporcarsi le mani per rendere il mondo migliore o isolarsi in una perfetta “torre d’avorio”? È uno dei grandi dilemmi che filosofi, santi ed eroi d’ogni tempo si sono posti e ancora si continuano a porre.
Nella nostra messa in scena, che per sottolineare l’attualità dell’assunto, portiamo verso un’epoca più vicina alla nostra, ovvero all'inizio del novecento, non propenderemo per una scelta o per l’altra, sicuramente verrà sottolineato l’aspetto “atrabiliare”, comico e ridicolo del protagonista, ma anche la superficialità del mondo che lo circonda con le sue ingiustizie, presunzioni e tradimenti. Starà poi al pubblico decidere quale sarà la posizione da preferire.

TEATRO ANFITRIONE - via di San Saba 24 - Roma
dal 15 al 26 marzo 2017
ore 21.00 - domenica ore 18.00
Biglietti Intero 20€ Ridotto 14€

Info e prenotazioni: telefono 06.5750827 - 327.7386420
Sito web: www.teatroanfitrione.it/


LOVE ME TINDER – HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

«Il [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale] è dedicato a chi, per ottenere il piacere teatrale, desidera e ama guardare, da luoghi sicuri e a loro insaputa, attraverso tende, finestre, feritoie e colori, personaggi immersi nel vivere il loro spettacolo. Anime seminude, nude o intente a spogliarsi. Si tratta dunque della trasformazione degli spettatori in [Nuovi-Voyeuristi-Teatrali].»
Kaos in Skatola [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale

Il 17 marzo ha debuttato “Love me tinder – Hate me true” commedia brillante del format teatrale [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale], in scena per tre fine settimana ogni venerdì, sabato e domenica fino al 2 di aprile presso lo spazio teatrale Mr Kaos. Autori registi e protagonisti della pièce sono Alessandra Flamini e Mauro Fanoni.
Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.

Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Raoul Bova e Chiara Francini in
DUE
di Miniero e Smeriglia
regia di Luca Miniero
Aiuto Regia Paola Rota
Disegno Luci Daniele Ciprì
Scenografia Roberto Crea
Costumi Eleonora Rella

Raoul Bova e Chiara Francini saranno in scena dal 9 al 26 marzo al Teatro Ambra Jovinelli, protagonisti dello spettacolo DUE, scritto da Miniero e Smeriglia. Una scelta significativa per Bova, che ritorna al palcoscenico dopo quasi vent’anni, dedicati al cinema e alla televisione. Regista è lo stesso Luca Miniero, al suo esordio teatrale, dopo i successi sul grande schermo.
La scena è una stanza vuota. L'occasione è l'inizio della convivenza che per tutti gli essere umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l'immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.
(Luca Miniero)

TEATRO AMBRA JOVINELLI - via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
9|26 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 11 marzo doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: telefono 06 83082620 - 06 83082884
Sito web: www.ambrajovinelli.org


L’ORA DI RICEVIMENTO
Banlieue
di Stefano Massini
Con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani
Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori,
Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
Scenografia Marco Rossi
Costumi Andrea Cavalletto
Musiche originali Luca D’Alberto
Voce cantante Federica Vincenti
Luci Simone De Angelis
Regia Michele Placido
Produzione TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Nella classe del professor Ardeche anche il menù è guerra tra religioni

Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie. Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell'esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell'area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest'anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un'ora, dalle 11:00 alle 12:00 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l'intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardeche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all'avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell'esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.

Note di regia
Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Per questo, dopo l’avventura di 7 minuti, che con lo stesso Massini ho adattato per farne un’opera cinematografica, ho accettato con entusiasmo la proposta del Teatro Stabile dell’Umbria, nella figura di Franco Ruggieri, di essere regista a teatro di un altro lavoro di Massini, L’ora di ricevimento. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti. L’ora di ricevimento racconta, infatti, con verità e ironia, l’incontro–scontro culturale, sociale e religioso tra le famiglie di una classe di bambini delle periferie delle metropoli europee e un Professore attento e partecipe alla crescita culturale dei suoi allievi, ma che, nel percorso dell’anno scolastico cui assistiamo, si trova a mettere in discussione il modello educativo di una classe intellettuale borghese sempre più spiazzata dai cambiamenti epocali della recente storia contemporanea.
Per il ruolo del Professore ho voluto come compagno di viaggio Fabrizio Bentivoglio, un artista di rara intensità e sensibilità con cui ho già collaborato in due miei film come regista: Un eroe borghese e Del perduto amore. Con Stefano Massini e con Franco Ruggieri abbiamo subito pensato che Fabrizio fosse l’interprete ideale per questo ruolo raro per la drammaturgia italiana. A completare il cast la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria che vede tra gli altri il “professorino” di Francesco “Bolo” Rossini, Balkissa
Maiga già tra le interpreti di 7 minuti, e Marouane Zotti che aveva recitato in Lehman Trilogy di Massini con la regia di Luca Ronconi. La possibilità di contribuire al percorso di crescita di un cast di giovani ha reso ancora più stimolante quest’avventura.
Ho sempre pensato a un teatro d’ensemble, in cui gli attori diventino parte del progetto sia nella costruzione dei personaggi, sia facendo ricerche sulle abitudini e i costumi, non solo sul proprio personaggio, ma indagando anche su tutti gli altri. Insomma, devono diventare collaboratori stretti, preziosi, non subendo il ruolo del regista, ma diventando corpo unico con lui, dal primo attore al più giovane.

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 7 a domenica 26 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


Nadia Rinaldi e Walter Croce in
GENTE DI FACILI COSTUMI
di Nino Manfredi e Nino Marino
Regia Walter Croce

In una società come la nostra hanno ancora valore l’onestà, la dignità e il rispetto delle persone? La risposta la troverete nella commedia Gente di facili costumi in scena al teatro Tirso de Molina di Roma dall’’8 al 26 marzo con due straordinari interpreti: Nadia Rinaldi e Walter Croce.
Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, Gente di facili costumi è considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti portato nei teatri italiani negli ultimi anni.
«È una pièce brillante e piena di ritmo», spiega Walter Croce, regista e protagonista dello spettacolo, «ma percorsa anche da una velata malinconia. I personaggi appartengono a due mondi opposti, ma nel corso della storia ci accorgiamo che in fondo sono più simili di quanto sembri, perché uniti dalla stessa solitudine e dalla incapacità di integrarsi in una società troppo cinica e ipocrita».
Anna esercita la più antica professione del mondo.
Rientra a casa alle quattro del mattino, sbatte rumorosamente la porta d’ingresso, apre i rubinetti della vasca da bagno, e in attesa che la vasca si riempia accende ad alto volume la musica, intanto fa qualche telefonata, a voce alta per sovrastare il suono. Fa cascare delle cose, gira per casa sbattendo i tacchi.
Ugo abita sotto. Uomo di cultura, professore universitario, scrittore, squattrinato sceneggiatore di film intellettuali che non trovano produttori. Lui non ne può più di essere svegliato ogni mattina alle quattro, sale a protestare. I due si conoscono. Due solitudini che s’incontrano, due facce della stessa medaglia. Costretti alla convivenza, per l’appartamento allagato di lui dalla vasca di lei e in seguito dallo sfratto per morosità, sviluppano un interessante e ironico “mutuo soccorso”.
Lui le offre la sua conoscenza ed intelligenza, lei un tetto, cibo e calore umano. Così attraverso divertenti vicissitudini di vita quotidiana ed equivoci dovuti dalla voglia di lei di aiutarlo a realizzare il suo film, le distanze si accorciano e i due opposti si… toccano.

TEATRO TIRSO DE MOLINA - via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
dall’ 8 al 26 marzo 2017
Intero: mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27
Ridotto: mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


NANO EGIDIO, LA TRILOGIA
Una retrospettiva prematura
di Marco Ceccotti
con Marco Ceccotti, Francesco Picciotti e Simona Oppedisano
regia Nano Egidio
luci Giacomo Cappucci / Camila Chiozza

Il Nano Egidio, collettivo teatrale di attori e pupazzi è in scena al Teatro Studio Uno dal 9 al 26 Marzo con tutti e tre gli episodi della sua divertente, ironica e dissacrante trilogia.
Il 9 e 10 Marzo si inizia con lo storico e pluripremiato Nano Egidio, una Storia Vera. Season One, l'11 e 12 Marzo è la volta di Batman Blues mentre a partire da giovedì 16 Marzo debutta in prima assoluta il nuovo Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, un kolossal intimista, residenza creativa 2016-17 del Teatro Studio Uno.
La trilogia ha una trama originale e fuori dagli schemi: la Season One, il primo capitolo dalle tinte giallo-fiabesche ci racconta la nascita dell'amicizia tra il Nano Egidio, un generico nano delle fiabe che qualcuno vuole morto e Batman, investigatore ormai stanco del suo lavoro che indaga sul caso di tentato omicidio; Batman Blues, è un sequel/prequel che ci mostra il passato oscuro e tormentato di Batman e del Nano Egidio e ci narra di come i due amici cercheranno di sconfiggere l'ondata di crimini e violenza che hanno luogo nella Capitale del Mondo della Fantasia.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, ha come sfondo un Mondo in pieno clima di terrore e vede Batman e Nano Egidio, divisi da differenti e contrastanti scelte di vita, affrontare dei nemici ancora più pericolosi, non più i classici cattivi fumettistici o dei cartoni, bensì le paure, le crisi e le ansie che caratterizzano i nostri tempi. Lo spettacolo si ispira ai film d’azione americani senza averne i soldi e i mezzi. Gli effetti speciali e il montaggio rapido, tipici di questo genere cinematografico, vengono ricreati in scena tramite la manipolazione dei più disparati giocattoli e pupazzi e la costruzione di gag estreme e demenziali.
Il Teatro Studio Uno offre agli spettatori una retrospettiva prematura su uno dei gruppi più bizzarri e interessanti della scena off romana, una formazione che da 6 anni, mescolando brillantemente elementi di teatro di figura, comicità di situazione, personaggi dell’immaginario popolare e POP realizza degli spettacoli che sono un mix esplosivo di ironia, risate e divertimento.

NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO dal 16 al 26 marzo
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 9 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


ROMEO E GIULIETTA… PACCAVANO ECCOME!
Di Mimmo Strati e Maria Elisabetta Alaimo
con Marisol Serago, Cesare Cesarini, Anita Pusceddu, Flavia Faloppa, Francesco Falco, Andrea Carpiceci, Giulia Debe', Arianna Polidori, Tommaso Moro
regia Mimmo Strati
aiuto regia Claudio Zaccaria
costumi Isaura Bruni
scenografia Compagnia dei Bardi
ufficio stampa Rocchina Ceglia
grafica Valiera Minelle

Torna a Roma dopo qualche anno uno spettacolo di grande successo. Il Romeo e Giulietta di Mimmo Strati, ambientato in un istituto scolastico in autogestione, ribalta le aspettative, rimanendo fedele all'originale ma allo stesso tempo risultando scherzoso nei confronti del testo, senza mai essere irriverente.
Un'attrice disoccupata si ritrova a gestire un corso di teatro in un istituto tecnico autogestito. Il testo trattato è Romeo e Giulietta del Bardo William Shakespeare. Il primo impatto non è facile: i suoi "allievi" nascondono le loro insicurezze dietro una facciata di aggressività e modi sgarbati e rudi. Le uniche entusiaste sono due giovani ragazze, una di famiglia aristocratica e imparentata con noti personaggi, l'altra timida, silenziosa e forse con qualche problema di anoressia. L'attrice/professoressa non si scoraggia davvero mai, facendosi aiutare dalla bellezza del testo, cercando anche di parlare con i suoi "allievi" che si rivelano parecchio problematici e tutt'altro che insensibili.
Lo spettacolo corre continuamente su due binari: dalla magia della poesia e del teatro si ritorna alla realtà quotidiana fatta di battute e gag, tra dichiarazioni d'amore alla squadra del cuore, e ricordi dolorosi che inevitabilmente il teatro fa riaffiorare. Il balcone è un banco di scuola, al rinfresco della festa da ballo in casa Capuleti ci sono patatine e coca cola, per fare la pioggia bastano due buste di plastica, ma la forza della storia trascina comunque. Uno spettacolo sulla scuola e sulla magia del teatro, al tempo stesso istruttivo e divertente, poetico e goliardico, ma anche un po’ malinconico.

TEATRO DELLE MUSE - via Forlì 43, Roma
dal 9 al 26 marzo (dal giovedì alla domenica)
giovedì e venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e 21.00, domenica ore 18.00
biglietti Intero 22€ - Ridotto 16€

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.44233649
Sito web: www.teatrodellemuse.it


Lorella Cuccarini in
LA REGINA DI GHIACCIO - Il Musical
ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musica Davide Magnabosco, Paolo Barillari, Alex Procacci
testi Maurizio Colombi, Giulio Nannini
scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Grossi
disegno luci Alessio De Simone, disegno suono Emanuele Carlucci
videografica Marco Schiavoni direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
aiuto regia Davide Nebbia, assistente coreografie Francesco Spizzirri
con
LORELLA CUCCARINI nel ruolo di TURANDOT
PIETRO PIGNATELLI nel ruolo di CALAF
SIMONETTA CARTIA nel ruolo di CHANG’È,
SERGIO MANCINELLI nel ruolo di YAO,
VALENTINA FERRARI nel ruolo della strega TORMENTA
FEDERICA BUDA nel ruolo della strega GELIDA
SILVIA SCARTOZZONI nel ruolo della strega NEBBIA
GIANCARLO TEODORI nel ruolo di PING
JONATHAN GUERRERO nel ruolo di PONG
ADONÀ MAMO nel ruolo di PANG
PAOLO BARILLARI nel ruolo di ALTOUM
FLAVIO TALLINI nel ruolo del PRINCIPE DI PERSIA
LAURA CONTARDI nel ruolo di ZELIMA
ensemble
LUCA CONTINI, MARTINA GABBRIELLI, FILIPPO GRANDE, CAMILLA MAFFEZZOLI,
ANTONELLA MARTINA, ELEONORA PELUSO, IVAN TRIMARCHI
regia MAURIZIO COLOMBI

Dopo il successo di RAPUNZEL il musical, torna al Teatro Brancaccio Lorella Cuccarini in LA REGINA DI GHIACCIO il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi, ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini.
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina vittima di un incantesimo, nel cui regno gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Riuscirà il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio della regina con il calore e il fuoco del suo amore?
L'Opera lirica Turandot, incompiuta per la prematura scomparsa di Puccini, ebbe nelle varie edizioni dei finali distinti. Il moderno adattamento in musical di Maurizio Colombi, geniale regista che si conferma una delle menti più creative del genere Musical (suoi Rapunzel, Peter pan),dà una nuova chiave di lettura fantastica, più vicina alla sensibilità dei bambini, grazie all’inserimento di personaggi inediti: le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, fautrici dell’incantesimo, in contrasto con i consiglieri dell’imperatore Ping, Pong e Pang; un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Un cast artistico formato da venti straordinari performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati.
Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, produce per Viola Produzioni questo nuovo grande musical, riconfermando la squadra vincente di Rapunzel: Maurizio Colombi, Lorella Cuccarini, oltre al prezioso cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie.
Non mancheranno in sala gli effetti speciali che abbattono la quarta parete coinvolgendo tutti gli spettatori, grazie all’utilizzo di immagini video realizzate con le più moderne tecnologie.
La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali arrangiata e diretta da Davide Magnabosco mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini ,come il celeberrimo Nessun dorma, rivisitato in chiave pop e di altri “grandi” dell’opera lirica.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 4 marzo al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


MF Produzioni in collaborazione con IPE Confidi presenta
una commedia musicale tratta dal film “Febbre da Cavallo” di Steno
scritto da Steno, Enrico Vanzina e Alfredo Giannetti
FEBBRE DA CAVALLO
supervisione artistica di Enrico Brignano
musiche Fabio Frizzi canzoni di Toni Fornari
con Andrea Perroni, Patrizio Cigliano, Sara Zanier, Tiziano Caputo
e con Maurizio Mattioli
regia Claudio Insegno

Alzi la mano chi non lo ha mai visto! A quarant’anni dall’uscita nelle sale italiane di Febbre da Cavallo, era il 17 maggio del 1976, il teatro Sistina di Roma ospita la trasposizione teatrale del film che ha segnato una intera generazione arricchendo il vocabolario popolare di espressioni e modi dire che ancor oggi suonano nelle orecchie di tutti con le stesse inflessioni dei fortunati e talentuosi protagonisti di allora. Mandrakate, la cravatta di Manzotin, un “whisky maschio”, King, Soldatino e D’Artagnan, e le tante battute entrate nell’uso comune continuano a definire una setta sempre più ampia di accoliti, una ‘fanbase’ di appassionati di commedia leggera, di cavalli e scommesse, o anche solo simpatizzanti per questi ‘soliti noti’. Certo, a leggere le critiche del 1976 il film sarebbe potuto passare quasi inosservato, e invece il destino ha scelto una via inaspettata…così Mandrake (Gigi Proietti), Er Pomata (Enrico Montesano) Felice (Francesco De Rosa), Gabriella (Catherine Spaak), l’Avvocato de Marchis (Mario Carotenuto), Mafalda (Nikki Gentile) e tutti quelli che hanno prestato il volto e la voce ai ruoli di questa pellicola firmata da Steno, hanno consegnato alla storia più di una interpretazione magistrale, delle vere e proprie “maschere” tratteggiate con chiarezza e definizione esasperate ed esasperanti, ma nelle quali è spesso facile riconoscere i lineamenti di vizi comuni e incontrollabili.

Un cult, forte di gag indimenticabili e di uno sviluppo popolare e semplice, che continuerà la sua ‘galoppata’ sul palcoscenico del tempio della commedia musicale italiana con l’adattamento teatrale di Enrico Vanzina, la Supervisione Artistica di Enrico Brignano e le musiche di scena affidate al maestro Fabio Frizzi, co-autore della memorabile sigla.

TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, 00187 Roma
Dal 16 marzo al 9 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 329.4917851
Sito web: www.ilsistina.it


Articolo di: Isabella Polimanti

Al Teatro Vittoria Khora Teatro porta in scena, dal 14 al 19 marzo, una particolare versione dell’Odissea di Omero, archetipo di ogni viaggio, per riscoprire la contemporaneità del mito di Ulisse, con la regia di Vincenzo Manna e Daniele Muratore, ed un nutrito cast di attori tra i quali spicca il talentuoso Jacopo Venturiero.

Debutto molto atteso è quello di La Classe di Vincenzo Manna, con la regia di Giuseppe Marini, che sarà in scena al Teatro Marconi dal 18 marzo sino al 9 aprile. Una fotografia dei giorni d’oggi, con gli elementi di un quotidiano decadimento: la crisi economica, i conflitti sociali, la criminalità.

Al Teatro Argentina sarà in scena Madame Pink con la regia dell’argentino Alfredo Arias, che torna alla commedia musicale con un melodramma surreale, uno spettacolo un po’ irriverente con musica, canzoni e… un cane.

Al Brancaccino prosegue la rassegna Una Stanza tutta per Lei con uno spettacolo di Valeria Perdonò, Amorosi assassini. Una riflessione sui casi di violenza sulle donne realizzata con ironia e leggerezza.

Ultima settimana per godere di un classico pirandelliano, I Sei Personaggi in cerca d’Autore nella visione di Daniele Salvo. Al Teatro Ghione fino a domenica 19 marzo.

Tanti altri spettacoli in scena a Roma, non c’è che da scegliere all’interno di questo articolo. Buona visione con SaltinAria!

 

I Debutti della Settimana


ODISSEA
da Omero a Derek Walcott
regia Vincenzo Manna e Daniele Muratore
con Jacopo Venturiero, Elisa Di Eusanio, Francesca Agostini, Federico Brugnone, Eleonora Pace, Daniele Paoloni, Daniela Vitale, Matteo Guma, Caterina Marino, Gianluca Passarelli
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Giacomo Vezzani luci Andrea Burgaretta
supervisione artistica Andrea Baracco
una produzione Khora.teatro

Khora.teatro offre la propria versione dell’Odissea di Omero, archetipo di ogni viaggio, per riscoprire la contemporaneità del mito di Ulisse, traendo spunto dalla vasta tradizione di opere ispirate al ciclo omerico ed in particolare, dal modello inaugurato dalla versione teatrale di Derek Walcott, poeta e drammaturgo caraibico, fondatore del Trinidad Theater Workshop, Premio Nobel per la Letteratura nel 1992.
La ricomposizione del mito epico, incarnato in Ulisse e nelle altre figure che lo accompagnano, rappresenta in questo allestimento una fase del processo editoriale di ri-costruzione della cultura occidentale e di creazione di una nuova identità culturale attraverso il teatro. Si tratta di uno spettacolo che parte dal classico per parlare del contemporaneo, della nostra vita, del nostro oggi e lo fa attraverso un gruppo di giovani attori diretti dagli altrettanto giovani Vincenzo Manna e Daniele Muratore, sotto l’occhio e la cura attenta di Andrea Baracco.
Il viaggio di Ulisse come metafora della vita contemporanea: infiniti mondi, infiniti incontri, infiniti mostri, infiniti spazi mentali in cui grazie al potere dell’immaginazione e alla forza della narrazione si muove un eroe moderno, ironico e sognatore, ma che scopriamo anche fisico e dotato di un certo erotismo. Le modalità di trasposizione contemporanea del testo, destrutturata e frammentaria, ma sempre strettamente popolare e fruibile, vuole mettere in scena un’Odissea mai metaforica, con l’obiettivo concreto di proporla come un’utile guida per chi non vuole annegare nella “modernità liquida” di questo secolo. L’adattamento assume come modello la struttura del dramma elisabettiano che dà la possibilità, nella messa in opera, di giocare con accorgimenti scenici ed evocativi, che coinvolgono lo spettatore in una visione spettacolare ed emozionante sempre in bilico tra passato e presente, immaginazione e realtà.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 14 al 19 marzo 2017 ore 21.00 (domenica ore 17.30 , mercoledi 15 ore 17.00)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: telefono 06 5781960, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrovittoria.it


Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

La programmazione del Teatro Marconi di Roma continua dal 18 marzo al 9 aprile con lo spettacolo "La Classe", scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giuseppe Marini. Un cast di attori molto ricco calcherà il palco del teatro diretto da Felice Della Corte. Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbri-catore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno daranno vita allo spettacolo che è il risultato di un progetto nato dalla sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori).

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


MADAME PINK
commedia con canzoni e cane
scritta da Alfredo Arias e René de Ceccatty
musiche Mark Plati e Mauro Gioia
regia Alfredo Arias
con Gaia Aprea (Madame Pink), Flo (Roxie), Mauro Gioia (Goodman), Gianluca Musiu (Badman), Paolo Serra (Regularman, Dr Tore, Inspector Shake)
scene Agostino Iacurci - costumi Marco De Vincenzo
disegno luci Cesare Accetta - maschera Erhard Stiefel
testi delle canzoni Alfredo Arias e Mauro Gioia
arrangiamenti musicali Mark Plati
musiche eseguite dal vivo da Giuseppe Burgarella (tastiere), Ben Croze (chitarre),
Marco Di Palo (basso), Salvatore Minale (batteria)
foto di scena Giovanni Ambrosio
Produzione Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale

Il regista argentino Alfredo Arias torna al mondo della commedia musicale con un melodramma surreale e animalesco, a metà strada tra un cartone animato disneyano, uno spettacolo di Broadway e un noir con inserti quasi splatter. MADAME PINK, in scena dal 14 al 19 marzo al Teatro Argentina, nuova produzione del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, racconto assai irriverente di un sogno rosa che si trasforma in un nero incubo.
Protagonista della vicenda la dolce cagnolina Rossy, una bestiola apparentemente tenera che sa parlare, rifiuta le crocchette e pasteggia a caviale e champagne. A comprarla è stata Madame Pink che, come suggerito dal buffo cognome, sogna una vita dal color di favola. Col passare del tempo, tuttavia, Rossy mostrerà un’indole da feroce assassina, tingendo di rosso vermiglio i destini dei protagonisti.

Un melodramma sul Nord America, con uno sguardo critico e ironico sulla cultura imperante negli scintillanti ambienti di Hollywood e Broadway, luoghi fondamentali nel panorama cinematografico e teatrale. Si parte da una cultura visiva che si rifugia nel mondo irreale degli animali che parlano, tra cui l’elefantino volante della Disney Dumbo, per arrivare poi ad Elephant, l’impeccabile film di Gus Van Sant. Da qui prende corpo una storia ricca di riferimenti cinematografici, ritrascritta con un puro vocabolario teatrale, fino a sfociare in una sintesi perfetta delle due arti. «Qualcuno mi ha chiesto perché avessi fatto di un cane il cattivo o, meglio, la cattiva della storia – racconta il regista Alfredo Arias – Di solito un cane è considerato un buon compagno, e invece di causare turbamenti, si aspetta da lui che ci regali un certo conforto. Mi sono domandato cosa il cinema americano mi avesse insegnato sugli esseri umani, e sono giunto alla conclusione che questo cinema si struttura sull’idea generica di crudeltà. Pensandoci e guardando questo panorama da abbastanza lontano, mi sono accorto di quanta violenza si nasconde in queste storie, sotto gli strati di felicità che conducono all’happy end». Dunque, dopo Concha Bonita, un altro spettacolo teatrale sulla memoria del cinema per Alfredo Arias che firma la regia di una brillante commedia di Broadway che sfocia nel melodramma dei noir americani, ispirandosi a quei film che, pur basandosi sull’innocenza e l’ingenuità, non nascondono la crudeltà che la società attuale utilizza come linguaggio di sopravvivenza.

Tra canzoni, atmosfere suggestive, colori e technicolor, si narrano così terrificanti problemi esistenziali che trovano un barlume di speranza all’ultimo momento. «In Madame Pink – continua Alfredo Arias – la complessità del melodramma nel cinema noir americano si sposa con lo spirito diretto e innocente degli spettacoli di Broadway. In un mondo di animali che parlano – come nei film di Walt Disney – accadono situazioni al limite dell’umano. Madame Pink può essere considerato un lavoro ispirato alla cultura americana anche se espressione della mia visione del mondo. È una commedia con canzoni, non un musical o una commedia musicale. Ci siamo ispirati alla musica americana degli anni ’70 e ’80 rivista da Mark Plati e Mauro Gioia in un largo ventaglio di suggestioni. Madame Pink, come tutte le eroine del melodramma, è una donna esposta alla crudeltà del mondo ma condannata a finire la sua vita con un happy End. La povera Madame non immaginava che una cagnolina trasformasse la sua esistenza in una vita da cani».
In scena un universo irreale interpretato da Gaia Aprea nel ruolo della Madame del titolo, Flo (Roxie), Mauro Gioia (Goodman), Gianluca Musiu (Badman), Paolo Serra (Regularman; Dr. Tore; Inspector Shake), accompagnati in scena dai musicisti Giuseppe Burgarella (alle tastiere), Ben Croze (alle chitarre), Marco Di Palo (al basso) e Salvatore Minale (alla batteria).
Per questa creazione il regista ha coinvolto un gruppo di artisti di peso del panorama italiano, e non solo. Oltre la collaudata “intesa” con il cantante e attore Mauro Gioia e la direzione del cast di attori in forza allo Stabile, Madame Pink si avvale del prezioso contributo di Agostino Iacurci – il 31enne pittore, scultore e scenografo foggiano tra i più considerati protagonisti della street art mondiale – che firma le scene dello spettacolo e l’immagine di locandina; di Marco De Vincenzo, il 38enne stilista di Messina, nuovo astro della moda italiana osannato dalla stampa americana e inglese, indossato da Beyoncé, autore dei costumi di scena – entrambi alla loro prima “incursione” nel mondo del teatro.
Le musiche dello spettacolo – composte da ben 14 canzoni inedite ispirate agli anni ’70 e ’80 americani – sono state composte dallo statunitense Mark Plati (collaboratore storico di David Bowie e di Prince, The Cure, Natalie Imbruglia) insieme a Mauro Gioia, su liriche dello stesso Arias e di Mauro Gioia. La maschera di scena è firmata da Erhard Stiefel, lo scultore e scenografo franco-svizzero, storico collaboratore di Ariane Mnouchkine e Théâtre du Soleil, di Antoine Vitez e dello stesso Arias, per il quale aveva realizzato le maschere di scena degli spettacoli Peines de coeur d'une chatte française nel 1999 e La Belle et les Bêtes nel 2005. Il disegno luci è di Cesare Accetta, tra i più autorevoli light design della scena partenopea contemporanea e maestro della fotografia a teatro, al cinema e nell’arte.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 00186 Roma
Dal 14 al 19 marzo 2017
Orari spettacolo: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti senza intervallo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


IDIOTA
di Jordi Casanovas
traduzione Francesca Clari in collaborazione con Francesco Fava
regia Roberto Rustioni
con Roberto Rustioni e Giulia Trippetta
aiuto regia Francesco Piotti
scene & costumi Francesco Esposito
contributi video Pablo Solari
ideazione video Igor Renzetti
disegno luci Gianluca Cappelletti
Produzione Fattore K
in collaborazione con Fabulamundi. Playwriting Europe e Associazione OlindaProduzione

La crisi economica, globale e personale, la viva attualità dei nostri tempi vanno in scena al Teatro India dal 16 al 19 marzo con lo spettacolo IDIOTA di Jordi Casanovas, diretto e interpretato da Roberto Rustioni. Un testo profondo che indaga il nostro presente, le difficoltà e i nostri tentativi per cercare di restare a galla e sopravvivere.
Il protagonista prova a rispondere alle domande di una dottoressa, un test: un uomo e una donna si affrontano in una stanza, in un ufficio che appare come un ring. L’autore costruisce un preciso meccanismo ironico e leggero a tinte noir, in cui niente è ciò che appare e dove la verità emerge probabilmente solo alla fine. «Con Idiota e con il progetto Jordi Casanovas proseguo il mio percorso di esplorazione sulla scrittura contemporanea, soprattutto sulle nuove storie, indispensabili in funzione di un rinnovamento teatrale – racconta Roberto Rustioni, regista e interprete dello spettacolo – Casanovas è uno dei nomi di punta della nuova drammaturgia iberica, nello specifico catalana: a Barcellona, grazie alla sala Beckett ed ad altre strutture, è emersa in questi ultimi anni una nuova onda di scrittori per il teatro molto interessante, originale, piena d’energia. Credo che in Spagna così come in Italia il pubblico sia incuriosito naturalmente dal nuovo. Semplicemente come accade nel cinema o nelle ultime sofisticate serie tv, il pubblico desidera seguire storie nuove, vuole essere catturato da intrecci inediti, e spera di innamorarsi di personaggi sorprendenti mai conosciuti prima. Le atmosfere e la scrittura molto cinematografiche di Casanovas, la sua poetica tra la commedia ed il noir, tra Woody Allen e Roman Polansky, possiedono una qualità che cattura immediatamente lo spettatore. Sento che Casanovas è un autore coinvolgente di grande impatto con il pubblico, ma anche intelligente e di qualità...non è poco».
Una pièce dal titolo dostoevskiano, energica, ironica, pungente, contaminata dalle atmosfere cinematografiche della dark comedy. Un percorso psicologico comportamentale, in cui il pubblico viene chiamato in causa e sollecitato dalle insistenti domande. In scena a dare corpo e voce a questo moderno dramma distopico lo stesso Roberto Rustioni, nei panni del problematico protagonista, e Giulia Trippetta in quelli di una neuro scienziata tedesca. Tanti interrogativi per sorridere e riflettere sulla nostra precaria società, sempre in bilico tra emotività, intuizioni, vittoria e sconfitta.
ROBERTO RUSTIONI, dopo un lungo cammino attorale con diversi registi in cui spicca la collaborazione costante e continua con Giorgio Barberio Corsetti, inizia dieci anni fa un proprio percorso autorale e di regia. Tra i diversi riconoscimenti si segnala il premio Ubu 2011 miglior novità straniera per Lucido e tra i suoi spettacoli spicca Tre atti unici da Anton Cechov. Villa dolorosa di R. Kricheldorf e Donne che sognarono cavalli di D. Veronese, i suoi ultimi lavori.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
dal 16 al 19 marzo 2017
tutte le sere ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

FALLISCI FACILE
scritto e diretto da Alessia Giovanna Matrisciano
Con Chiara de Concilio, Giacomo de Rose e Valentina Fornaro

“Un uomo e una donna. E un’altra donna. Non si toccano, non si ascoltano, non si piacciono. C’è una ragazza nico-tinomane che vorrebbe trasformarsi in una dea del fitness; c’è un ragazzo cicciottello con una dipendenza dagli zuccheri trasformati e dal potere sulle donne; c’è una mina vagante che non sa se vuole più esser mamma o mandare a quel paese la propria, di mamma. Potete immaginare una forma d’amore tra questi soggetti? Sono perennemente estraniati, con il naso dentro le riviste, con le mani nel pacco dei biscotti, con l’immagine di loro stessi nello specchio”
Vi riconoscete? Non preoccupatevi. Per loro e per voi abbiamo creato Fallisci Facile. Fallisci Facile è il nostro programma, semplice, veloce, in un atto unico, dal risultato garantito, per imparare a liberarsi dalle proprie dipendenze e avere un’interessante vita relazionale. Il tabacco e il cibo spazzatura non sono solo abitudini, non sono solo droghe. Fanno parte dell’essere-nel-mondo di chi ne dipende. Cibo=vita, tabacco=vita, equazioni che resistono alle più martellanti campagne per la salute. Sappiamo che gesto malvagio è togliere le sigarette a un fumatore, il quale probabilmente piagnucolerà, protesterà, andrà in crisi di nervi. Sappiamo che trenta minuti dopo l’ultimo frollino alla panna lo stomaco del divoratore seriale inizia a languire, la lingua a salivare, e gli occhi e il naso a protestare contro l’apparizione indesiderata delle verdure crude. Pensiamo che essere-nel-mondo come si dovrebbe è un lavoraccio dall’esito fallimentare, una di quelle cose che non leggono sulle riviste, che non si imparano dalla mamma e di cui non ci si sbarazza facendo figli. La ragazza nicotinomane non riesce essere sana; il ragazzo cicciottello non riesce a essere virile; la donna con il pancione non riesce a essere mamma.
“Nei loro occhi non c’è lo spazio per incontrare quelli degli altri: ci sono solo oggetti inanimati, simboli in cui proiettarsi, sfogarsi, trincerarsi e con cui muovere guerra alle persone vive”.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
dal 14 al 16 marzo 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


VOGLIO VEDERE UNA BALENA
liberamente ispirato a "Moby Dick" di H Melville e Se vuoi vedere una balena di Stead Fogliano
Pensato ed interpretato da Giovanni Avolio
Disegno luci e gestione audio Mauro Buoninfante
Con Giovanni Avolio

A volte i desideri sono come balene bianche: sono nel profondo, gli altri non credono che esistano, spesso non li riesci a trovare...ma quando li raggiungi...
Uno spettacolo durante il quale puoi sorridere, commuoverti, crederci e sorprenderti. Insomma, uno spettacolo sulla vita
“Ismaele è un uomo comune che vive una vita comune semplice. Amante di scatole dentro cui raccoglie oggetti comuni e cianfrusaglie. Attraverso di questi ci racconterà una storia speciale. Costretto in un monotono lavoro di uomo delle pulizie l'unica cosa che lo tiene legato a questa vita è un amore e il suo fedele gatto Jimmy. Ma quando perde ogni cosa avviene una cosa straordinaria: Ismaele si trova in mano un biglietto per un viaggio. Un viaggio alla ricerca della sua balena bianca.
Lasciare ogni cosa, la propria spenta quotidianeità per compiere un viaggio verso l'ignoto? Ma se questo ignoto fosse il tuo desiderio profondo che non ha mai potuto ascoltare?
Ciascuno ha una propria balena bianca: una famiglia, il lavoro dei propri sogni, una casa dove essere a casa, la felicità. VOGLIO VEDERE UNA BALENA è la volontà di rimboccarsi le maniche e guardare in alto.”
Lo spettacolo è un esperimento performativo attoriale e sonoro.
E' uno spettacolo privo di testo il cui registro potrebbe ricordare un poetico clown. Parole non ci sono ma suono sì! La sperimentazione nasce infatti dal desiderio di applicare la tecnologia del looper al teatro creando dal vivo tessuti sonori che accompagnino la scena attraverso voce e suoni di oggetti quotidiani.
“Il TEATRO PEREGRINO nasce da un’idea di Giovanni Avolio come progetto di teatro su misura umana.
TEATRO: quello che facciamo
PEREGRINO: la semplicità, il racconto, l’itinerante, lo scambio.
Gli spettacoli peregrini sono di contastorie, teatro di figura, narrazione, all’impronta…e da adesso pure senza parole!
Giovanni Avolio, regista, autore, attore e contastorie inizia con il teatro classico per fuggire presto nell'Improvvisazione. Senza sapere come si ritrova a fare teatro di ricerca e piacendogli molto ci sguazza dentro per diversi anni.
Dopo aver incontrato il teatro di strada la sua vita professionale cambia, grazie all'incontro con l'ironia. Grazie a questa grande maestra incontra la narrazione che diventa il suo proprio campo di ricerca. Nel frattempo continua la formazione in maniera perenne e testarda. Questo nuovo lavoro inaugura una nuova strada con il fascino del mistero: chissà dove si andrà!”

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 17 al 19 marzo 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06/5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


Valeria Perdonò in
AMOROSI ASSASSINI
Facciamo finta di niente, dai…
uno spettacolo di Valeria Perdonò
musiche al pianoforte Marco Sforza
Art Director FEDERICA RESTANI Produzione ARS CREAZIONE E SPETTACOLO

“Amorosi assassini” è il titolo di un saggio edito da Laterza nel 2006: 13 giornaliste e scrittrici raccontano casi di violenza su donne avvenuti in quell’anno.
Da quando mi è capitato per caso questo libro tra le mani, non ho più smesso di leggere, scrivere, recitare, parlare della questione “femmina“. Cercare di non fare finta di niente insomma.
Purtroppo il tema della violenza sulle donne diventa, ogni giorno di più, protagonista delle nostre vite e delle più crudeli vicende di cronaca. Ma non perché prima non ci fossero così tanti episodi come negli ultimi anni, solo perché finalmente se ne parla.
Qualche anno fa il Telefono Rosa di Mantova mi chiese di occuparmi della questione, parlarne a teatro, dare vita al problema, raccontare episodi, commentare e metterci del mio, ma io non sapevo da dove cominciare. Erano e sono troppi i casi!
Partiamo da una statistica però, esiste un comune denominatore: mariti, compagni o ex amanti che uccidono, e famiglie che spesso sotterrano e nascondono.
Cominciai a leggere resoconti degli omicidi, guardare video-interviste, analizzare i dati, e poi mi capitò tra le mani quel libro.
In "Amorosi assassini" - Ed Laterza mi ha colpito una storia in particolare, quella di Francesca Baleani, perché era l’unica che aveva un lieto fine, se così si può dire: Francesca è stata quasi uccisa dal suo ex marito ma si è salvata per miracolo ed è riuscita a ricominciare una nuova vita. Per questo ho deciso di scrivere un monologo proprio su di lei, partendo dalla sua storia, dalle sue stesse parole così piene di disperazione e, nonostante tutto, di meraviglioso attaccamento alla vita, di rinascita.
L'episodio della Baleani, però, mi ha colpito più di altri anche perché si è consumato in un ceto sociale benestante e culturalmente molto elevato, e così viene meno anche il luogo comune per il quale siamo portati a credere che la maggior parte delle violenze sulle donne avvenga in sfere economico-sociali basse o ai margini.
Una donna che parla di donne con un uomo e insieme al pubblico. Una donna che pensa alle donne e a se stessa. Fogli e un pianoforte, documenti e musica, cronaca e poesia, l’attualità col sorriso dell’ironia. La storia di Francesca Baleani fa da filo conduttore insieme a citazioni, canzoni e riflessioni. Da Esiodo alla Merini, da De Andrè a Gaber passando per il Trio Lescano. Per dare una voce in più. Per non fare finta di niente, o almeno provarci.
Per aprire una piccola riflessione sulla violenza sulle donne, sull'amore o sulle donne e basta. Con tutta la violenza che comporta, e con tutta l’ironia e la leggerezza che mi contraddistinguono come donna e come attrice.

TEATRO BRANCACCINO - via Mecenate 2, Roma
Dal 16 al 19 marzo 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Compagnia Coturno 15 presenta
ALKESTIS 2.1
scritto e diretto da Johannes Bramante
Con Lucia Bianchi, Alessandro Lussiana, Francesca Accardi
Luci Mauro Buoninfante

Debutterà in prima nazionale a Carrozzerie n.o.t. – dal 16 al 18 marzo 2017 - ALKESTIS 2.1 scritto e diretto da Johannes Bramante. Protagonisti: Lucia Bianchi, Alessandro Lussiana, Francesca Accardi. Uno spettacolo che si ispira ad un mito che nella sua eternità resta vivo in noi. Un testo ambientato ai giorni nostri, in cui la dimensione tragica e mitologica è interiore ai protagonisti, i quali dimostrano come l’universalità del mito sia insita nell’uomo.

Un fotografo e una giovane modella. Lui tormentato da una vita senza grandi successi, lei al limite estremo dell'ultima speranza. L'incontro non è dei più felici, la rassegnazione del primo e la poca esperienza della seconda non sembrano inizialmente favorire una feconda collaborazione. Soltanto un gesto estremo e umiliante da parte di lei convincerà, alla fine del loro primo incontro, il fotografo a tentare qualche scatto. Il successo è immediato. Tuttavia come si presentano i primi traguardi, che i due taglieranno con facilità, così si presenta nella mente del fotografo una vecchia idea, un demone nascosto da anni di insuccessi: è la fotografia perfetta, quello scatto che trascenderà le copertine dei giornali e regalerà, a chi l'ha fatto, la gloria del grande artista. Il fantasma dell' ipotetica fotografia è seducente. Molto. Troppo. Con il passare degli shooting fotografici, il corpo e la mente della giovane ambiziosa diventano per l'artista ossessivo sempre più una materia da modificare; carne e forma, nulla di più, nulla di meno. E lei accetta. È la fame di fama, l'immediato e volubile potere del denaro a facilitare alla ragazza un'umiliazione della propria persona a favore della gloria della fotografia, di se stessa. Gli scatti diventano torture. I corpi meri mezzi per uno scopo virtuale. Le parole si fanno più rade. Parla il flsh della macchina fotografica. Agisce il bisturi. Si consumano in una simbiosi malvoluta i due cercatori di fama. La mortificazione dei loro corpi soltanto alla fine si risolverà in una visione più profonda della loro condizione eternamente umana, eternamente anelante, ma sarà troppo tardi e il prezzo sarà già pagato. Non è con occhi umani che si può contemplare il proprio trasumanare.

Note di regia
Lo conosciamo, il mito. Quello della pia donna d'un remotissimo non-tempo che, per strappare il pusillanime coniuge da morte certa, si sacrifica al posto del marito. Conosciamo la tragedia. Conosciamo la commedia. Conosciamo il dibattito sulla tragedia che-non-è-una-tragedia. Insomma, conosciamo Alcesti. L'abbiamo incontrata tra i banchi d'un liceo, nel polverone d'un teatro all'aperto, nelle riflessioni di qualche filosofo nichilista. Ne conosciamo anche un altro, di mito. Siamo stati tutti sedotti dai pochi versi che Ovidio dedica alla bramosia d'amore – o d'amor di se, chi lo sa! - del giovane artista Pigmalione. L'abbiamo anche invidiato un pochino, lui che con tecnica e martello si costruisce la donna ideale e che resterà vinto dal fascino della sua stessa creazione. Questo Dorian Grey altruista della Grecia antica! Sì, in una sempre più sbiadita memoria collettiva d'un occidente colto e appassionato queste figure esistono. Vagano. Afferrano. Ogni tanto si smarriscono. Ma sempre tornano. E allora – nella tragica comicità del quotidiano – si compone la mirabile visione: personaggi e situazioni senza apparente incisività risvegliano il Mito dal suo torpore secolare. Ci troviamo nello studio di un fotografo, condannato dalla sua ambizione a una ricerca del bello e del vero solo a servizio del proprio piacere. Vediamo allora proporsi come modella una delle – tante, tantissime, infinite – fanciulle alla ricerca del sacrificio che le immolerà all'eterna bellezza sulla copertina d'un giornale. Il patto è già fatto prima che i due pallidi riflessi dei rispettivi miti suggellino qualsiasi carta. Il Fotografo-Pigmalione opererà sulla Modella-Alcesti con minuzia chirurgica per ottenere il suo premio: la fotografi perfetta, il dono degli dei che lo renderà mito immortale. D'altro canto la Modella-Alcesti lascerà frugare il proprio corpo dal Fotografo-Pigmalione per divenire la donna velata che sfida – e vince! - la morte di un corpo corruttibile per restare, velata dal proprio giovane e seducente ritratto, impressa nella memoria degli altri, poveri mortali. I personaggi non cercano il mito, è il mito a trovare i personaggi. Nel corso di un anno, a cominciare dai primi brevi e intensi incontri fio a perdersi nel vortice d'una mendace gloria, il fotografo e la modella si sfidano a vicenda. Si studiano. Si torturano. Di carne fanno marmo. Di ambizione fanno religiosa visione. Tormentati entrambi da quella “Fotografi di Alcesti” che vive soltanto nella mente del fotografo e nella speranza della modella finiranno per giungere a una conclusione molto più tremenda di qualsiasi bramosia di fama. Tremenda perché inconciliabile con qualsiasi piano o strategia elaborata da mente umana. Incontreranno, senza volerlo, una visione eterna della bellezza, un senso reale e pacifico della loro piccola esistenza quotidiana; la incontreranno però dopo aver versato sangue a favore delle Divinità del Successo e del Danaro, dopo aver modificato e mortificato violentemente il proprio corpo e il proprio cuore. E allora, senza saperlo, saranno diventati miti. Così come tutti noi da sempre non siamo altro che il pallido riflesso di una storia già raccontata migliaia di anni fa.
Johannes Bramante

CARROZZERIE N.O.T - via Panfilo Castaldi 28/a (Ponte Testaccio)
16 | 17 | 18 marzo 2017
Orario spettacoli: ore 21,00
Biglietti: intero: 12 Euro - Tessera Obbligatoria 3 Euro
Consigliata Prenotazione Telefonica - Ingresso Riservato ai Soci

Info e prenotazioni: telefono 347 1891714, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.carrozzerienot.com


Castellum presenta
RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


AVVISO AI SOCI
La Compagnia Teatrale Artigianale I cani sciolti presenta
THE CROWN
di Luca Pastore
con Miriam Messina, Dimitri D'Urbano, Luca Laviano, Ludovica Avetrani, Matteo Antonucci, Claudio Filardi, Martina Caronna, Jawad Moraqib
regia di Luca Pastore
musiche originali Mattia Yuri Messina

...Vedi? Anche le mie mani sanguinano,
anche i miei occhi piangono, siamo uguali...
La Corona accoglie e spiega le sue spire per proteggere
chi potrà salvaguardarla, chi non interromperà la Corona
riuscirà a capirne il senso.
Seguimi troverai un mondo nuovo che ci
appartiene, forse, per sempre

La performance teatrale nasce dall'idea che il tempo è l'elemento che contraddistingue l'umanità e che tutte le storie dell'uomo sono racchiuse nel tempo che lui stesso ha creato.
Uno Spazio vuoto delimitato da “cavi”, un reticolato che racchiuda le esperienze umane che coinvolgono l’intera razza e non solo l’individuo singolo.
Cos'è il passato? Cos'è il futuro? Si può vivere fuori dal tempo? Siamo noi il tempo?
Chi indosserà la Corona?
Otto corpi per raccontare l'umanità. Otto corpi chiusi in un reticolo di Emozioni, incapaci di fare a meno degli altri, sia per decisione che per destino. La Sopravvivenza, l'Amore e infine la Speranza sono le forze che vibrano e spingono dal fondo per poter controllare il Tempo. La specie decade, si evolve, scopre la supremazia tramite la violenza e interrogando l'intelletto sceglie la sua strada.
Abbiamo cercato di afferrare la Corona. Riusciremo a tenerla?

TEATRO AGORÀ 80 (Sala A) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 14 al 19 marzo 2017
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00-Domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 10 euro| Ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


La Compagnia Habitas presenta
QUEL NOIOSO GIORNO D'ESTATE
testo e regia di Niccolò Matcovich
con Federico Antonello, Francesco Aricò, Riccardo Pieretti

Duncan, Oklahoma.
20 agosto 2013
Un parco pubblico.
Tre ragazzi minorenni uccidono un 22enne che sta facendo jogging sotto casa della fidanzata. Una volta arrestati, le motivazioni messe a verbale (e finite su tutti i quotidiani) sono “il gioco” e “il gusto del divertimento”.
Da questo fatto di cronaca parte e si sviluppa il testo, un atto unico i cui protagonisti sono proprio i tre ragazzi che hanno compiuto l’omicidio.
L’azione è spostata in Italia, nell’ipotetica periferia di un’ipotetica grande città.
Il progetto intende indagare, attraverso lo strumento della fiction, le motivazioni che possano aver spinto i tre ragazzi a compiere il gesto. E intende farlo dall’interno, sondando fantasticamente i pensieri, le relazioni, i corpi dei protagonisti, che non possono fare a meno di una panchina in un parco, sempre la stessa, che è casa, ritrovo ma anche prigione.
Una prigione dalla quale i tre non vogliono uscire, o forse non possono.
Una prigione che è luogo tanto di giochi camerateschi e parole volgari quanto di risveglio del passato: un passato scomodo di cui non riescono a fare a meno; un passato che porterà Francesco, detto Franklin, il più piccolo, ad aprire il fuoco, forse per dimostrare qualcosa agli altri due o forse, e più probabilmente, per un disperato, incontrollabile tentativo di rompere le sbarre di quella prigione, di andare oltre, di scardinare la panchina, per poi ritrovarsi dietro altre sbarre, più scomode, più concrete, con il rischio dell’ergastolo.
Gli spettatori sono chiamati a testimoniare di uno dei tanti episodi di cronaca cui siamo assuefatti. Uno dei tanti episodi che scivolano via con troppa facilità, pronti ad essere rimpiazziati, a finire appena il giorno dopo in fondo alla colonna della testata on-line.
Ma qui il tempo si ferma, si fa presente e diventa memoria, come a rimarcare la tragicità del quotidiano, o la quotidianità della tragedia, come a farsi exemplum e, attraverso la macchina del teatro, portare la riflessione sul piatto di una tavola grande e forse male apparecchiata che chiamiamo società.

Note di regia
Come plasmare la materia reale di un fatto di cronaca nera per renderla teatrale con il sussidio della fiction? Come entrare in una “storia tutta americana” e cercare di renderla non solo più vicina bensì universale? Ancora, come restituire al meglio quella che definiamo la quotidianità della tragedia, o tragicità del quotidiano?
Da queste domande parte il lavoro pratico di Quel noioso giorno d’estate. Abbiamo cercato di dare una risposta con una chiave che, non assecondando le linee proposte dal testo, bucasse l’apparente realismo dello spettacolo spingendo il pedale su un particolare lavoro tecnico, il cui fulcro si basa sullo spostamento degli accenti tonici delle frasi; senza assecondare quindi “l’intenzione naturale” che potrebbe risultare palese ad una prima lettura, abbiamo marcato a tavolino, in ogni frase del testo, le parole fondamentali sulle quali, appunto, porre l’accento, così da dare maggiore peso e rotondità al concetto espresso e agito. A questo si affianca, consequenzialmente, un rigoroso lavoro sul ritmo, quasi una partitura musicale, peculiarità di tutto il lavoro di Compagnia Habitas. Non ultime, le geometrie, altra peculiarità della Compagnia: il lavoro si sviluppa quindi su rette e diagonali che gravitano intorno alla panchina, quarto protagonista dello spettacolo insieme ai tre attori. Ultimo motore fondamentale dell’azione è lo sguardo: uno sguardo vigile e sempre coscientemente direzionato.
In definitiva, una griglia molto precisa all’interno della quale gli attori agiscono con una libertà che è conseguenza di questo schema. Poste queste basi, quanto viene dopo si struttura principalmente sulla relazione dei tre ragazzi e sul doppio piano di rapporto interno (tutto ciò che avviene sulla e intorno alla panchina) e relazione con l’esterno: una sorta di orizzonte buio e misterioso in cui corre ignara la vittima dei tre: un giovane jogger che per mano loro ha perso la vita.

TEATRO MARCONI - Viale Guglielmo Marconi 698e - Roma
13 - 14 marzo 2017 ore 21:00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatromarconi.it


BERSAGLIO SU MOLLY BLOOM
da James Joyce
regia Marco Isidori
con Maria Luisa Abate, Paolo Oricco, Stefano Re, Valentina Battistone, Virginia Mossi, Daniel Nevoso,Francesca Rolli, Margaux Cerutti, Marco Isidori
tecniche Sabina Abate
scena e costumi Daniela Dal Cin
produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa
con il sostegno del Sistema Teatro Torino

Grande Conchiglia di Daniela Dal Cin

Dopo quattordici anni dal suo debutto (2002), i Marcido ripresentano la fortunatissima messa in scena di “Bersaglio su Molly Bloom”, dall’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce: quella Molly che con il suo fluviale e labirintico monologo chiude questo capolavoro indiscusso di tutto il Novecento.
Con le parole di Joyce, Isidori ha creato una vera e propria partitura, in cui il vivacissimo girotondo dei pensieri di Molly diviene il pretesto per uno strepitoso concerto teatrale di otto voci d’attore, in tutte le possibili combinazioni, dal terzetto al duetto, al tutti, fino all’intensissimo assolo conclusivo affidato a Maria Luisa Abate.
Lo spettacolo (premio Ubu 2003 per la scenografia) sarà nuovamente allestito sul palcoscenico del Vascello, il quale accoglierà l’istallazione deputata ad ospitare la torrenziale performance: quella Grande Conchiglia della Dal Cin, architettura sbalorditiva, di grande impatto visivo, composta da una serie di archi luminosi che inglobano gli attori, imbrigliati/impigliati ciascuno nella sua propria nicchia, e lì bloccati come santini in una teca votiva.
Questa poderosa macchina da concerto restituisce al pubblico l’immagine bidimensionale di una grande pala d’altare che però, corredata com’è da una fitta serie di luci che ne sottolineano il disegno, sconfina nel baraccone da fiera, e non può che essere vista come una sorta di visualizzazione del cervello di Molly Bloom, un cervello vivo e pulsante in cui personaggi, ricordi, emozioni trovano incarnazione nelle voci degli interpreti incastonati nella sorprendente installazione.
Le suggestioni della scrittura, i suoi più svariati umori e le più riposte dinamiche psicologiche dispiegate dall’autore nel corso della narrazione, saranno rese teatralmente fauste da un approccio barbaro alle difficoltà di un esperimento spettacolare, che dovrà misurarsi continuamente con i funambolismi della trama poetico/linguistica espressa da Joyce.
Le voci recitanti guidate dallo stesso regista, in scena appunto nelle vesti di direttore d’orchestra, sono: Paolo Oricco, Valentina Battistone, Stefano Re, Virginia Mossi, Daniel Nevoso, Francesca Rolli e Margaux Cerutti, insieme alla straordinaria Maria Luisa Abate, interprete principale, capo e capitano delle Molly, la quale terrà le fila della poliedricità narrante della nostra eroina.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 14 al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato h 21 - domenica h 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


AMORI PROIBITI
Spettacolo ideato e diretto da Michele Suozzo
Testi di Ovidio, Poe, D'Annunzio, Pasolini, Morante
con Tiziana Bagatella, Antonio Cesari, Camilla Dell'Agnola, Graziano Sirci
e con Guido Quaglione
Scene Dario Dato
Costumi Annalisa Di Piero
Musiche originali di Fabio Lorenzi
eseguite da Paolo Fontana (viola da gamba e chitarra)

Una incursione nei giardini più segreti di Eros, tra piante venefiche e frutti proibiti. Il tormento e l'angoscia delle passioni più incontrollabili e inconfessabili, recluse da ogni ragionevole e civile consorzio nelle più oscure segrete del subconscio, baciate e illuminate qui dal soffio trasfigurante della poesia.
All'uscita del tormentoso labirinto verremo confortati da un buon caffè e da un delizioso scherzo letterario di Elsa Morante, che ci inviterà a giocare con tre diversi aspetti della più comune delle perversioni (tra l'altro la più familiare a noi teatranti): il narcisismo.

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
14 | 19 marzo 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


FIORI DI ME
testo e musiche di Luna T Sveva Testori
con Simone Fraschetti
regia Klaus Kurtz
foto Pamlanephoto
maschera di Fabrizio Pangallozzi

In scena al Teatro Studio Uno dal 16 al 19 Marzo “Fiori di me” ultimo lavoro della Compagnia Pescatori di Poesia, monologo esistenziale sulla vita di un uomo che mette in discussione se stesso e il suo lavoro, scritto da Luna T Sveva Testori, che firma anche le musiche originali, con protagonista Simone Fraschetti diretto da Klaus Kurtz.
Vito Macchi è un brillante cardiochirurgo ma da qualche tempo vuole cambiare lavoro. Di fronte alla possibilità di essere nominato primario, comprende di non poter indugiare oltre. E’ giunto per lui il momento di realizzare il suo desiderio di fare il fioraio. Ma oggi cambiare mestiere è da pazzi. Decide quindi di chiedere consiglio alle persone a lui più care.
Entrano in scena, evocati dalle parole di Vito, sei personaggi: sua figlia, uno zio professore universitario, un'amica prostituta, un vicino di casa, una vecchia gatta, e suo padre fotoreporter. Vito lascia parlare i personaggi attraverso la sua voce dando vita ad un ironico dibattito corale. In questo piccolo tribunale privato, alcuni vogliono che Vito resti cardiochirurgo, altri che dia ascolto al suo desiderio di coltivare fiori. Tutti sono testimoni e giudici.
Cardiochirurgo o fioraio? È davvero questo il dubbio del protagonista?
I fiori intanto crescono nella testa di Vito, si ramificano nei meandri della memoria e sbocciano in ossessione. Divengono presenza dolorosa, mal di testa implacabile, mentre le voci degli altri evocano un oscuro ricordo del passato. Fiori di me è il racconto di un uomo che vuole cambiare mestiere, e che forse è pazzo davvero. Una piccola storia di un individuo che cerca una risposta nel labirinto delle domande.

MOSTRA FOTOGRAFICA “SCATTI PRIVATI” di ALDO MACCHI
Lo spettacolo Fiori di me sarà accompagnato dalla mostra fotografica Scatti Privati in cui saranno esposte nel foyer del teatro otto opere inedite del fotoreporter di guerra Aldo Macchi.
La mostra, curata dal figlio Vito, propone fotografie private, autoscatti e immagini di vita familiare dal 1975 al 1995, anno in cui di Aldo si persero le tracce. Otto opere ritrovate in archivi e redazioni di mezza Europa che ci permettono di ipotizzare gli spostamenti del fotoreporter negli ultimi vent'anni della sua vita.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara)
dal 16 al 19 marzo 2017
da giovedì a domenica ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


IO RIFIUTO
scritto e diretto da Francesca Romana Miceli Picardi
Interpretato da Marina Cappellini, Manola Rotunno
Aiuto Regia e Tecnico audio luci Lara Panizzi
Trucco ed effetti Marzia Croce

Carolina e Carmela non si conoscono. Ma si ritroveranno a condividere lo stesso spazio, lo stesso "risveglio". Due donne agli opposti: caratterialmente e fisicamente. Due donne del Sud, con lo stesso destino: rifiutate e finite nei rifiuti.
Il Sud è una terra dove le montagne sembrano giganti sonnecchianti e il mare è un testimone muto.
Tutti ne parlano, pochi lo conoscono veramente. "Il silenzio è d'oro" non è solo un proverbio.
Parlare, reagire, rifiutarsi sono tre verbi che fanno rima con pericolo e paura. Ancora oggi.
La storia di Carolina e Carmela è una ferita che ogni meridionale si porta dentro. Nonostante le lotte e i grandi personaggi che si sono ribellati alla mafia e a quella cosa sporca, che si chiama omertà. Due storie "piccole" e dolorose. Due donne forti e schiacciate, unite in un viaggio onirico, tenero, tragicomico, straziante e irriverente come sa esserlo solo la morte. Specialmente se a parlare sono i morti "nascosti bene". Quelli che mai nessuno troverà, quei morti che non avranno mai voce.
Racconto il mio Sud, quello che non vorrei esistesse.
Perché il Sud è una Donna caparbia e bellissima, senza trucco e con i capelli ricci. Cammina scalza e ha troppe ferite sotto i piedi. Racconto due anime che hanno scelto di combattere.

TEATRO TORDINONA (Sala Pirandello) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 14 al 19 marzo 2017
ore 21.00 - domenica ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


DOIT Festival - Drammaturgie Oltre Il Teatro
Una nuova avventura per il DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro è pronta a coinvolgerci e appassionarci. Otto spettacoli in concorso, compagnie provenienti da tutta Italia, anteprime nazionali, eventi editoriali e musicali e dibattiti con la critica, il pubblico e gli artisti.
Il festival, ideato e curato da Angela Telesca e Cecilia Bernabei, come ampia proposta culturale, che supera i confini del genere teatrale, darà il via alla sua terza edizione martedì 14 marzo sul palco dell’Ar.MaTeatro di Daria Veronese e Massimo Sugoni.

ANTIGONE - METAMORFOSI DI UN MITO
Storie per una voce sola
martedì 14 e mercoledì 15 marzo ore 20:45
di Serena Gaudino
con Tiziana Irti
musiche Doriana Legge
regia Giancarlo Gentilucci
Residenza Teatro Nobelperlapace
Produzione Arti e Spettacolo – L’Aquila
Testo vincitore del premio internazionale di drammaturgia “L’Artigogolo” 2016

Antigone/metamorfosi di un mito trasporta in una sorta di mondo parallelo dove i drammi escono dai propri confini territoriali e diventano universali (Serena Gaudino).
Il lavoro teatrale è tratto dal libro “Antigone a Scampia” che la stessa Serena Gaudino ha scritto per documentare il lavoro condotto con un nutrito gruppo di donne del quartiere napoletano. Serena le ha incontrate per un anno, raccontando e leggendo loro la tragedia di Antigone, intrecciandola con il ciclo di Edipo e I Sette contro Tebe. Alla fine del percorso, sull’eco del mito, le donne, immedesimandosi in Antigone e sentendo quella storia vicina alle proprie, hanno iniziato a raccontarsi…
La riflessione che propone la messa in scena è anche quella di comprendere la propria condizione per potersi liberare da un destino che non deve essere ineluttabile (Giancarlo Gentilucci).

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI
Giovedì 16 e venerdì 17 marzo ore 20:45
scritto e diretto da Alberto Rizzi
con Chiara Mascalzoni
Produzioni Ippogrifo - Verona

Anni di studi e confronti, letture e ricerche hanno portato alla stesura del copione di Sic Transit Gloria Mundi, la storia, inventata, della prima donna eletta Papa. Un monologo fanta-storiografico che non si concentra solo sull’esclusione delle donne dal sacerdozio, ma analizza le ragioni storiche, teologiche e religiose della sudditanza della donna all'uomo nella Chiesa e nel cattolicesimo laico. Tre sono i pilastri dello spettacolo: il ruolo della donna nel passato della Chiesa, la biografia inventata della prima donna Papa e, infine, una storia alternativa e possibile della Chiesa attraverso le donne. Critica surreale ed estrema al maschilismo cattolico e, quindi, al maschilismo del mondo laico.
Puro, irriverente e disarmante lo stile registico. Una prova attoriale importante per Chiara Mascalzoni chiamata, attraverso roboanti costruzioni sceniche, a dare corpo e voce ad un racconto pieno di invenzioni e di emozioni (Alberto Rizzi).

TEATRO DA LEGGERE | APERITIVO CON L’EDITORE
LE NEBULOSE
collana teatrale ChiPiùNeArt Edizioni
sabato 18 marzo ore 18.30

Una serata in compagnia degli autori che hanno pubblicato i loro testi nella collana teatrale Le Nebulose e nella miscellanea teatrale L’Artigogolo 2016 edite da ChiPiùNeArt. Letture, mise en éspace e musica per un teatro da leggere e da sfogliare nell’intento di stimolare la riconquista della dimensione letteraria della drammaturgia e avvicinare nuovi lettori ai testi teatrali.
Interverranno anche il direttore editoriale Adele Costanzo e la curatrice della collana Cecilia Bernabei.

EVENTO SPECIALE | DOIT FESTIVAL PER LA MUSICA
CONCERTO + APERITIVO
domenica 19 marzo ore 18:30
SOUL INDIGO
Sara Bernardi - Voce
Alessandro Bernabei - Tastiere
Antonio Marinelli - Sax

Il giovane trio Soul Indigo offre un repertorio di alta qualità musicale, originale negli arrangiamenti, frutto dell’incontro e della contaminazione di generi musicali come il neo soul e l'hip hop, il jazz tradizionale e moderno e la musica black dei giorni nostri.
Un pomeriggio domenicale in cui va in scena la musica accompagnata da un buon calice di vino.

AR.MA TEATRO - via Ruggero di Lauria 22, Roma (Metro A Cipro)
14 marzo | 9 aprile 2017
Biglietti: 10 euro intero; 8 euro ridotto; 5 euro studenti
Abbonamenti a partire da 28 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 39744093, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.doitfestival.eu


IL MISANTROPO
di Molière
Regia di Marco Belocchi

con Marco Belocchi - Alceste; Eleonora Pariante – Céliméne; Giustino De Filippis- Filinte; Giuseppe Alagna – Oronte; Maurizio Castè – Acaste; Vittorio Ciardo – Clitandro; Valentina Maselli – Eliante; Teresa Marra - Lisette; Vittorio Aparo- La guardia / Du Bois

Alceste ha un carattere particolare, malinconico e ombroso, non tollera le ipocrisie degli uomini ed è convinto che dire sempre la verità in ogni occasione sia la miglior virtù possibile. Ne discute spesso con l’amico Filinte, che invece propone una visione del mondo più accondiscendente e volta alla pacifica convivenza civile. Alceste è anche innamorato di Céliméne, una ragazza cui piace essere sempre al centro dell’attenzione, viziata e corteggiata. Naturalmente ne è gelosissimo e mal sopporta di vederla attorniata da uno stuolo di spasimanti a cui lei dà ovviamente corda. Alceste stesso d’altronde è corteggiato e ammirato da Arsinoé e da Eliante, ma nonostante le profferte dell’una e la disponibilità dell’altra, rimane sempre Celiméne colei che ama. Quando però scopre alcuni comportamenti non proprio irreprensibili della donna, acconsente al perdono a patto che lei accetti di fuggire con lui dal mondo e rifugiarsi in un eremo lontano da tutto e da tutti. Céliméne non si sente pronta per una scelta così estrema e Alceste andrà via solo, mentre l’amico Filinte, gentiluomo di buonsenso, convolerà a nozze con la saggia Eliante.
Il Misantropo è unanimemente considerato uno dei grandi capolavori di Molière. Andato in scena per la prima volta nel 1666, aveva inizialmente come sottotitolo L’atrabiliare innamorato, appellativo che già definisce, almeno in parte, il carattere del protagonista Alceste. Ed in effetti tutta la commedia ruota intorno ad Alceste che, con la sua etica inflessibile, non solo si oppone al buonsenso e all’urbanità che la società impone, rappresentata del suo amico e uomo di mondo Filinte, ma è anche innamorato di Céliméne, una bella ragazza alquanto civetta, sentimento che contraddice la sua etica e ne fa infine un personaggio complesso, oltre che ridicolo. L’intransigenza del protagonista lo porterà infine ad isolarsi da un mondo dove troppo spesso dilaga l’ipocrisia, la corruzione, la piaggeria e la maldicenza, rinunciando perfino all’amore di Celimene che non può invece rinunciare a vivere la mondanità. Una commedia amara in cui il lieto fine è assegnato solo all’amico Filinte che riuscirà a sposarsi con l’equilibrata Eliante e a ricomporre l’ideale, sebbene in minore nell’architettura drammaturgica, della convivenza civile.
Il misantropo è quindi una opera dai tratti universali e in realtà modernissimi: la fuga da un mondo che si vorrebbe giusto e leale, e che invece giusto non lo è quasi mai, è un sentimento che molti hanno provato di fronte alle delusioni che la vita ci presenta. Non per questo si deve condividere la decisione di Alceste, che forse troppo chiede a una società umana, allora come adesso, fin troppo accomodante, ma certamente ci fa riflettere e ci mette di fronte ad un bivio: sporcarsi le mani per rendere il mondo migliore o isolarsi in una perfetta “torre d’avorio”? È uno dei grandi dilemmi che filosofi, santi ed eroi d’ogni tempo si sono posti e ancora si continuano a porre.
Nella nostra messa in scena, che per sottolineare l’attualità dell’assunto, portiamo verso un’epoca più vicina alla nostra, ovvero all'inizio del novecento, non propenderemo per una scelta o per l’altra, sicuramente verrà sottolineato l’aspetto “atrabiliare”, comico e ridicolo del protagonista, ma anche la superficialità del mondo che lo circonda con le sue ingiustizie, presunzioni e tradimenti. Starà poi al pubblico decidere quale sarà la posizione da preferire.

TEATRO ANFITRIONE - via di San Saba 24 - Roma
dal 15 al 26 marzo 2017
ore 21.00 - domenica ore 18.00
Biglietti Intero 20€ Ridotto 14€

Info e prenotazioni: telefono 06.5750827 - 327.7386420


FA'AFAFINE
Vincitore Eolo Award 2016 - Miglior Spettacolo Teatro Ragazzi E Giovani
Vincitore Premio Infogiovani - Fit Festival Lugano 2015
Vincitore Premio Scenario Infanzia 2014
Patrocinio ufficiale di Amnesty International - Italia 'per aver affrontato in modo significativo un tema particolarmente difficile a causa di pregiudizi ed ignoranza, rappresentando con dolcezza il dramma vissuto oggi da molti giovani'
testo e regia Giuliano Scarpinato
con Michele Degirolamo
in video Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori
visual media Daniele Salaris - Videostille
progetto scenico Caterina Guia
assistente scene e costumi Giovanna Stinga
luci Giovanna Bellini
illustrazioni Francesco Gallo - Videostille
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia / Teatro Biondo Palermo
fascia d’età: dagli 8 anni
durata: 60 min

“Siamo incommensurabilmente fortunati ad avere un figlio di genere non conforme. È troppo facile sentirti fortunato quando ottieni quello che desideri. Riesci a sentirti così e continuare ad essere riconoscente quando le cose non vanno come ti aspettavi?
Sì, ci riesci. È questo che ci ha insegnato C.J.”
Lori Duron, Il mio bellissimo arcobaleno

Esiste una parola nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto. Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un “fa’afafine”; è un “gender creative child”, o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. La sua stanza è un mondo senza confini che la geografia possa definire: ci sono il mare e le montagne, il sole e la luna, i pesci e gli uccelli, tutto insieme. Il suo letto è una zattera o un aereo, un castello o una navicella spaziale.
Oggi per Alex è un giorno importante: ha deciso di dire ad Elliot che gli vuole bene, ma non come agli altri, in un modo speciale. Cosa indossare per incontrarlo? Il vestito da principessa o le scarpette da calcio? Occhiali da aviatore o collana a fiori? Alex ha sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari è maschio e i dispari è femmina, dice. Ma oggi è diverso: è innamorato, per la prima volta, e sente che tutto questo non basta più. Oggi vorrebbe essere tutto insieme, come l’unicorno, l’ornitorinco, o i dinosauri.
Fuori dalla stanza di Alex ci sono Susan e Rob, i suoi genitori. Lui non vuole farli entrare; ha paura che non capiscano, e probabilmente è vero, o almeno lo è stato, fino a questo momento. Nessuno ha spiegato a Susan e Rob come si fa con un bambino così speciale; hanno pensato che fosse un problema, hanno creduto di doverlo cambiare.
Alex, Susan e Rob. Questo spettacolo è il racconto di un giorno nelle loro vite, un giorno che le cambierà tutte. Un giorno speciale in cui un bambino-bambina diventa il papà-mamma dei suoi genitori, e insegna loro a non avere paura. Quando Alex aprirà la porta, tutto sarà nuovo.

ANGELO MAI - Via Delle Terme Di Caracalla 55a Roma
18 marzo h 18 e h 21
19 marzo h 12 e h 19
20 marzo h 11,30 matineé per le scuole

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.angelomai.org/


HEDDA GABLER
Di Henrik Ibsen
Diretto e interpretato da Alessia Tona
Da Ibsen
Con: Antonio Bandiera, Maurizio Canforini, Marco Masiello, Giulia Pelliciari, Valentina Rosaroni, Daniela Vancheri
Pianoforte: Gabriele Ripa
Mua: Matteo Lilli

Hedda Gabler, figlia del generale Gabler, sposa per motivi puramente economici Jørgen Tesman, uomo insipido la cui massima ambizione è una cattedra universitaria. Al ritorno dal viaggio di nozze, Ejlert Løvborg storico rivale di Jørgen irrompe nelle loro vite dichiarando di aver finalmente scritto un opera che gli permetterà di diventare professore all`università, e vincere davanti l’opinione pubblica Tesman. Ubriaco, Løvborg smarrisce il manoscritto che viene ritrovato dal marito di Hedda; quest`ultima che vuole a tutti costi tenere in pugno la vita di Løvborg, lo incoraggia in modo subdolo a porre fine ai suoi giorni donandogli una delle sue pistole. I tentativi dello scrittore, di ricostruire il contenuto dell’opera sono vani, e Løvborg muore in casa di una prostituta, probabilmente per un incidente e non per suicidio. Il giudice Brack riconosciuta l’ arma , ricatta Hedda minacciandola di divulgare la notizia se non accetterà le sue avances. Per evitare lo scandalo e non subire il ricatto del giudice, Hedda sceglierà di suicidarsi.

Note Di Regia
Questa Hedda Gabler cambia la sua prospettiva uscendo dai dettami del testo di Ibsen, non ci appare come algida e calcolatrice, ma viene posta al centro di un vero massacro psicologico. Sono infatti snaturati e distorti i personaggi che la circondano nella sua nuova casa da sposina infelice. Tutti le si presentano come anime mostruose dedite al proprio tornaconto. È forse questo il potere del personaggio? Vedere con occhi reali l’essenza delle bestie umane? Il punto di vista viene ribaltato in funzione del sentimento provato da Hedda. Non è più lei a manovrare nella prima parte, ma viene gestita dalle personalità ambigue che la circondano. Soggetta a continue forme di monotono perfezionismo e pudore, è costretta a scacciare da lei stessa la voglia di vivere, cadendo vittima dei suoi pensieri. Solo con l’arrivo di Lovborg, riuscirà a far riaffiorare il suo animo passionale e calcolatore che la distingueva, ma sempre in lotta continua con il suo essere vile nei confronti della vita. Tutto sembra ribaltarsi fino a che il gioco da lei ideato non le si ritorcerà contro portandola a compiere un gesto estremo. Hedda racconta una donna forte in cerca d’attenzione. Forse depressa, forse annoiata, che desidera sporcarsi delle sfumature della vita ma ne viene allontanata . Questi mostri, questi altri, matrici di solitudini personali ci aiutano poco nella sopravvivenza quotidiana, e ci sotterrano l’anima fino a farle sfiorare con il vuoto. Per leggerezza Hedda compie scelte sbagliate, non vuole essere madre, ne moglie ma solo viva. È nella crescita di questo desiderio che compie un auto sepoltura in un cimitero casalingo da lei stessa voluto, che non vuole ascoltarla …per sua scelta.
(Alessia Tona)

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza, 3 (Trastevere) - Roma
Dal 14 al 19 marzo 2017
Orario spettacoli
Dal martedì al venerdì ore 21
Sabato ore 18 e ore 21
Domenica ore 19

Info e prenotazioni: MotusArti telefono 392- 8088371, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.stanzesegrete.it


NOCCIOLI DI ALBICOCCHE
Scritto, diretto e interpretato da Bianca Maria Castelli
Coacher Cristina Aubry
Con Claudio Bevilacqua, Enrico Mossena e Roberto Capacci
Quadri di Paola Alviano Glaviano
con la partecipazione di Giulio Marasca

Una donna ha bisogno di immaginare la vita degli altri per non sentire l’angoscia per la sua di vita, che sta finendo troppo in fretta per una malattia incurabile. E allontana questo suo dramma quotidiano rifugiandosi nella musica, nel canto e andando via da casa. Così, mentre passeggia nelle strade della sua città osserva accuratamente le persone che incontra ed inizia a fantasticare sulla loro esistenza. Immagina minuziosamente la loro quotidianità e inizia il racconto della vita degli altri: “Noccioli di albicocche”.
“Noccioli di albicocche” parla di vita. Nella sua quotidianità, nelle sue imprese, grandi o piccole che siano. La vita, qualunque essa sia, è preziosa e il congedo da essa è sempre difficile perché momento unico e a noi sconosciuto. Vale sempre la pena di viverla, anche solo per assaporare la dolcezza languida di un frutto dolce e maturo. (B.M. Castelli)

TEATRO ARTEMIA - via Amilcare Cucchini 38, Roma
Dal 17 al 19 Marzo 2017
Venerdì h 20,30 sabato h 21.00 e domenica h 18
Biglietto unico euro 10 + 2 di tessera associativa, i minorenni non pagano la tessera

Info e prenotazioni: telefono 334/1598407


LOVE ME TINDER – HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

«Il [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale] è dedicato a chi, per ottenere il piacere teatrale, desidera e ama guardare, da luoghi sicuri e a loro insaputa, attraverso tende, finestre, feritoie e colori, personaggi immersi nel vivere il loro spettacolo. Anime seminude, nude o intente a spogliarsi. Si tratta dunque della trasformazione degli spettatori in [Nuovi-Voyeuristi-Teatrali].»
Kaos in Skatola [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale

Il 17 marzo debutterà “Love me tinder – Hate me true” commedia brillante del format teatrale [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale], in scena per tre fine settimana ogni venerdì, sabato e domenica fino al 2 di aprile presso lo spazio teatrale Mr Kaos. Autori registi e protagonisti della pièce sono Alessandra Flamini e Mauro Fanoni.
Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.

Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387


Balletto di Milano
ROMEO E GIULIETTA

Liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare
Balletto in 2 atti su musica di P.I. Čajkovskij
Coreografie e Costumi Federico Veratti
Scenografie Marco Pesta
Regia Federico Veratti

La più grande storia d’amore in una nuova e straordinaria produzione fedele alla storia. Una sinfonia di oro e argento domina la scena sia per gli splendidi costumi delle due famiglie rivali simboleggiate dai due colori, sia per le scene di Marco Pesta.
Lo sfavillante oro dei Capuleti brilla nella festa in cui si conoscono i due giovani amanti che si incontreranno nuovamente sotto la dimora di Giulietta.
Nella coreografia di Federico Veratti la ricchezza di passi trionfa nelle danza d’assieme, la ricerca di un’estetica personale si accentua negli emozionanti passi a due, i virtuosismi classici si fondono con armonia con espressioni moderne rivelando l’eccezionale padronanza delle tecnica per giungere a dinamiche diverse e di diverso approccio.

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
17 marzo ore 21 - 18 marzo ore 17 e ore 21 - 19 marzo ore 17

Info e prenotazioni: tel. 06 8073040, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.parioliteatro.it


Data Unica


Pif regista
Margherita Asta figlia di Barbara e sorella di Giuseppe e Salvatore
Daniela Marcone vicepresidente nazionale di Libera
parlano di antimafia dopo 32 anni dalla strage di Pizzolungo

La macchina rallenta improvvisamente, c’è una buca enorme sull’asfalto, sembra sia esploso un vulcano. Sul muro bianco della villa davanti a noi c’è una macchia rossa. Non faccio neanche in tempo a vederla bene. “Papà, è sangue nostro questo?”

2 aprile 1985, ore 8.35 Un’autobomba esplode a Pizzolungo, vicino Trapani. Il bersaglio dell’attentato, il giudice Carlo Palermo, è vivo per miracolo. A fargli da scudo è l’automobile di Barbara Asta che sta accompagnando a scuola i due figli di 6 anni, Giuseppe e Salvatore. Dei loro corpi non resta quasi niente. Su quella macchina avrebbe dovuto esserci anche l’altra figlia, Margherita, che quel giorno ha 10 anni. Ma i suoi fratellini non volevano saperne di vestirsi, per non fare tardi ha chiesto un passaggio a un’amica. Anche lei da quel momento è una sopravvissuta. Quando ha saputo il nome di quel giudice, Margherita ha pensato che fosse colpa sua se la sua famiglia era stata disintegrata. Ma crescendo ha voluto capire, ha iniziato a seguire il processo sui mandanti della strage. Il suo strazio non poteva rimanere un fatto privato.
Oggi è un’attivista di Libera, combatte la mafia raccontando la storia di quelle vittime innocenti. Il giudice Palermo, invece, per le conseguenze di quell’attentato e le continue minacce ha lasciato la magistratura. Sono riusciti a incontrarsi solo molti anni dopo, ricomponendo in un abbraccio i frammenti del loro destino.

100 passi Verso il 21 marzo XXII Giornata memoria della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

TEATRO PICCOLO ELISEO - Via Nazionale 183, 00184 Roma
Ingresso libero fino a esaurimento posti
Lunedì 13 marzo 2017 ore 18.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia
COLPEVOLI O INNOCENTI
a cura di Elisa Greco
ORIANA FALLACI

Con la Storia a Processo, riprendono gli appuntamenti del format a cura di Elisa
Greco Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia® Colpevole o Innocente?

Mercoledì 15 marzo, al Teatro Parioli Peppino De Filippo, Oriana Fallaci sarà la protagonista del dibattimento processuale che vedrà sulla scena dialogare, a braccio, magistrati, avvocati e personalità della vita civile in un confronto di tesi contrapposte tra accusa e difesa con il pubblico che sarà chiamato ad emettere il giudizio.

Per la prima volta nella storia delle edizioni del format, il processo intorno ad un personaggio si ripropone al giudizio popolare sia a Roma che a Milano anche se con capi di imputazione differenti “A dieci anni dalla morte della giornalista e scrittrice di fama internazionale - commenta Elisa Greco, autrice del format e dello spettacolo,- le sue idee, la vis polemica con cui le ha sostenute, la sua stessa forte personalità fanno discutere e sono più che mai al centro dell’ interesse culturale, come dimostrato dal forte richiamo di pubblico per questo processo sui generis “

Di quali capi di imputazione Oriana Fallaci sarà giudicata colpevole o innocente ?

A renderli pubblici e condurre il processo come Presedente della Corte Giudicante sarà il noto magistrato Simonetta Matone sostituto procuratore generale presso la Corte d’ Appello di Roma, mentre a sostenere l’accusa, come Pubblico Ministero sarà il magistrato Fabrizio Gandini, giudice del tribunale di Roma e nel ruolo di avvocato difensore interverrà Francesco Caringella, presidente di sezione del Consiglio di Stato. Sul banco dei testimoni, in contradditorio compariranno per l’accusa il giornalista e volto del TG1 Paolo Di Giannantonio, e la presidente di Confcultura e della Fondazione Industria e Cultura Patrizia Asproni, mentre per la difesa interverranno la giornalista del Corriere della Sera e scrittrice Emilia Costantini e il noto critico d’arte e creativo Angelo Bucarelli.
Nel difficile compito di impersonare Oriana Fallaci, la giornalista Annalisa Chirico.

Quale sarà il verdetto del pubblico del teatro Parioli Peppino De Filippo?

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
Mercoledì 15 marzo ore 21
Ingresso: € 10

Info e prenotazioni: telefono 06 8073040, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.parioliteatro.it

 

IMPRO’
Triangolare Nazionale Roma Napoli Ravenna

E’ lo spettacolo più famoso, il format d’Improvvisazione teatrale per eccellenza, è divertimento ed energia allo stato pure, è Imprò. Verbavolant, storica scuola romana d’Improvvisazione Teatrale, è orgogliosa di presentare Imprò, Triangolare Nazionale Roma Napoli Ravenna, al Teatro Le Maschere in via Saliceti, 3 a Trastevere.
Squadre provenienti da Roma, Napoli e Ravenna si fronteggeranno in sfide d’Improvvisazione Teatrale a suon di battute, gag e storie di ogni genere. Una gara dal ritmo serrato e dall’altro grado di comicità, ma in cui non mancheranno momenti di suggestione e poesia.
Un inflessibile notaio veglierà che tutto proceda secondo le regole e troverà ogni modo per mettere ai ferri corti i nervi degli improvvisatori. Il protagonista sarà però il pubblico. Saranno infatti gli spettatori a suggerire i temi delle improvvisazioni e sarà il pubblico a decretare la squadra vincitrice.
L’Improvvisazione Teatrale è un’arte antica, celeberrima all’estero, in cui gli attori senza copione, canovaccio o scenografia creano sul momento storie, brevi o lunghe, comiche o drammatiche, in ogni caso intense e vere. La creazione artistica avviene quindi davanti agli occhi del pubblico che spesso diventa partecipe - come nel caso dell’Imprò in cui c’è un alto livello interattivo - dell’opera stessa. Si tratta quindi di spettacoli unici ed irripetibili, mai uguali, e dal profondo impatto emotivo.

TEATRO LE MASCHERE - via Saliceti 3, Roma (zona Trastevere)
Venerdì 17 marzo - ore 21.00
Biglietti online o al botteghino: interi 8 euro/ ridotti vv 5 euro
Acquista i biglietti qui: http://www.verbavolant.roma.it/online-store

Informazioni e prenotazioni: telefono 347.9439412
Sito web: www.verbavolant.roma.it


AltraScena Art Management presenta
INFARTO CESAREO
di e con Daniele Fabbri

Lo Spazio Diamante ha aperto il sipario sulla Stand Up Comedy. Dopo i successi dei primi appuntamenti il 17 marzo sale sul palco Daniele Fabbri stand up comedian, autore, sceneggiatore noto per il suo lavoro sulla satira religiosa.
Infarto Cesareo, questo il titolo del suo nuovo monologo, è uno spettacolo che parla dei sentimenti nascosti dietro grandi e piccoli traumi. Dalle semplici brutte figure come essere sorpresi a fissare il seno di una donna, alle esperienze più forti come la perdita di un amico o la fine di una relazione importante. Tutti quei frammenti delle nostre vite che generano ansie, paure, e tabù, analizzati e scardinati a suon di risate dissacranti, in pieno stile Standup Comedy.

“Quando avevo quattro anni mia madre mi ha rimproverato nei bagni dell’asilo, perché avevo schizzato la tavoletta del water con delle gocce di pipì” racconta il comico “una bambina della mia classe ha sentito tutto e mi ha riso in faccia, mi sono vergognato per giorni. Oggi quando vado in bagno alzo sempre la tavoletta e pulisco tutto, cosa che soprattutto le donne apprezzano. In sintesi, per colpa del trauma oggi sono una persona migliore”. Nel suo settimo monologo, Daniele Fabbri sale sul palco per mettere a nudo le esperienze traumatiche più importanti della sua vita, perché lo sanno tutti che il modo migliore per superare i traumi è parlarne. Solo che quando li racconti allo psicologo, quello non ride mai.
Apriranno lo spettacolo Michela Giraud e Martina Catuzzi, giovani professioniste della StandUp che hanno lavorato con Fabbri in alcuni programmi tv e che stanno arricchendo il panorama nazionale della nuova comicità, scelte dallo stesso Fabbri per «la loro professionalità, la loro bravura, e perché Pippo Baudo ha sempre avuto due belle donne, una volta che ho l'occasione, lasciatemi fare!»
Daniele Fabbri, classe '82, attore comico-satirico, autore, sceneggiatore e pioniere della StandUp Comedy in Italia, ha partecipato come autore e come comico in trasmissioni radiotelevisive (tra cui NemicoPubblico con Giorgio Montanini RAI3, CCN con Saverio Raimondo Comedy Central).

SPAZIO DIAMANTE - via Prenestina 230 b, Roma
17 marzo 2017 ore 21.00
Intero 15 €+ 2€ - Ridotto 10€ + 1.50€

 

Ancora in scena

MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Raoul Bova e Chiara Francini in
DUE
di Miniero e Smeriglia
regia di Luca Miniero
Aiuto Regia Paola Rota
Disegno Luci Daniele Ciprì
Scenografia Roberto Crea
Costumi Eleonora Rella

Raoul Bova e Chiara Francini saranno in scena dal 9 al 26 marzo al Teatro Ambra Jovinelli, protagonisti dello spettacolo DUE, scritto da Miniero e Smeriglia. Una scelta significativa per Bova, che ritorna al palcoscenico dopo quasi vent’anni, dedicati al cinema e alla televisione. Regista è lo stesso Luca Miniero, al suo esordio teatrale, dopo i successi sul grande schermo.
La scena è una stanza vuota. L'occasione è l'inizio della convivenza che per tutti gli essere umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l'immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.
(Luca Miniero)

TEATRO AMBRA JOVINELLI - via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
9|26 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 11 marzo doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: telefono 06 83082620 - 06 83082884
Sito web: www.ambrajovinelli.org


Massimo Dapporto e Tullio Solenghi in
QUEI DUE
Staircase – Il sottoscala
di Charles Dyer
adattamento Massimo Dapporto
scene Massimo Bellando Randone
costumi Moris Verdiani
musiche Brentmont
regia Roberto Valerio

Una splendida commedia sull’amore.
Un amore che dura per tutta una vita.
Un amore fatto di attenzioni, di cure reciproche, di affetto; e naturalmente di continui litigi, ripicche, dispetti e plateali scenate.
Un vero amore.
Un amore omosessuale.
Protagonisti due uomini di mezza età, Charlie e Harry, di professione barbieri.
Harry e Charlie sono una coppia di barbieri omosessuali “intrappolati” da circa trent’anni in una barberia londinese situata in un sottoscala dove hanno condiviso gran parte delle loro irrisolte vite; un sottoscala dagli echi dostoevskiani in cui i protagonisti si torturano reciprocamente senza sosta incapaci di risparmiarsi l’un l’altro fino allo sfinimento, in una quotidianità paralizzante e asfissiante come l’odore di gas che fuoriesce dalla vecchia caldaia e che appesta l’aria del loro negozio.
Stanchi della solita routine e delle dinamiche ripetitive e frustranti che caratterizzano la loro vita e la loro relazione, i due uomini si dilaniano a vicenda con incessanti litigi, velenosi battibecchi, ingiurie crudeli e subdole ripicche, infliggendosi in tal modo inutili e continue sofferenze. Eppure Harry e Charlie sono legati indissolubilmente e disperatamente l’uno all’altro da decenni. È forse proprio quell’amore ormai lacero e stantio, ma ancora capace di accendersi e dispiegarsi con calore, l’unica cosa in grado di restituire un senso alla loro tragicomica parabola esistenziale. E così continuano, malgrado tutto, a prendersi teneramente cura l’uno dell’altro forse perché la solitudine è un abisso troppo oscuro e doloroso in cui sprofondare.
Harry è una civetta effeminata e suscettibile che mal sopporta i segni impietosi impressi dal tempo sul suo corpo: incapace di accettare un’improvvisa e irreversibile calvizie, cerca di occultarla con un ridicolo turbante arrotolato intorno al capo. Per compensare un forte istinto materno inappagato e inappagabile, ricopre il compagno di amorevoli e soffocanti attenzioni accolte senza entusiasmo né gratitudine da quest’ultimo che, non si lascia mai sfuggire l’occasione per schernirlo e umiliarlo.
D’altro canto Charlie è un pavone consumato dal narcisismo, un attore fallito che millanta di aver goduto di una certa fama nel mondo dello spettacolo, in un passato ormai lontano e che vive nell’anonimato, ormai da decenni, al fianco di Harry. Da giovane è stato sposato, probabilmente per tentare di sottrarsi al senso di inadeguatezza e di imbarazzo procurati da un’omosessualità accettata con fatica e per cui continua a provare vergogna, tanto da non riuscire ancora a confessarsi con la decrepita e disprezzata madre, abbandonata (assecondando un malcelato istinto punitivo) in un’orrenda casa di riposo. Sorte che non disdegnerebbe di riservare anche all’inferma madre di Harry la cui presenza incombe al piano di sopra. Ha inoltre una figlia mai conosciuta che sta per fargli visita.
Su tutta la commedia incombe l’ombra di un processo che Charlie dovrà affrontare per sospetto di omosessualità e per atti osceni in luogo pubblico.
Quello di Harry e Charlie è un amore consumato clandestinamente in un oscuro “sottosuolo”, emblema di una felicità sacrificata, di un’esistenza votata alla dissimulazione e alla vergogna, sullo sfondo di una società omofoba, quella dell’Inghilterra degli anni sessanta, che sorveglia e punisce (per dirla con Foucault) gli omosessuali con pene severe.
Una società inchiodata al giogo dell’oscurantismo, in cui essere omosessuale significava rischiare il carcere o la castrazione chimica. Una società intollerante e autoritaria che esercitava un coercitivo e arbitrario potere sui destini individuali, fissando lo scarto tra il bene e il male, intromettendosi con ingiustificabile violenza nella vita privata dei singoli, vagliandone i sentimenti, le pulsioni, i desideri e sentenziando sulla loro legittimità.
Due esistenze castrate, mortificate e offese quelle di Harry e Charlie, come quelle di moltissimi altri omosessuali dell’epoca, perseguitati da una legge obsoleta che si perde nel tempo: il Buggery act adottata in Inghilterra per la prima volta nel 1533 e abolita soltanto nel 1967.
(La stessa legge da cui fu perseguitato nel 1895 il celebre scrittore poeta e drammaturgo Oscar Wilde -processato e poi rinchiuso in carcere per due anni- divenuto poi l’emblema della lotta di liberazione degli omosessuali tanto da essere invocato da Charlie nel testo come una sorta di divinità propizia e protettrice. Quella stessa legge poi che non può non riportare alla memoria la tragica fine dello scienziato inglese Alan Turing, il quale, nonostante avesse contribuito con le sue invenzioni a determinare la sconfitta della Germania nazista nel secondo conflitto mondiale, dopo la guerra fu condannato per omosessualità nel suo paese e sottoposto ad una abietta castrazione chimica nel 1952 che lo spinse a togliersi la vita due anni più tardi.)
Senza compromettere la dirompente e amara comicità della commedia, pubblicata nel 1966 e rappresentata per la prima volta nello stesso anno con la regia di Peter Hall, Dyer mostra anche un tetro spaccato della società inglese a lui contemporanea, affrontando tematiche allora scabrose e oggi ancora attualissime.
In un esilarante e spietato confronto quei due nel giro di una notte si confesseranno per la prima volta in trent’anni. Con un’ironia pungente dal sapore amaro e crudele, si racconteranno sviscerando senza riserve il proprio doloroso vissuto, mostrandosi nudi in tutta la loro sincera, grottesca, fragile, arresa e sopraffatta umanità, per ritrovarsi infine, uniti nella consapevolezza di non poter sopravvivere in solitudine alle molteplici miserie che li tormentano.
Roberto Valerio

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - via delle Vergini, Roma
Dal 7 al 19 marzo 2017
Orari Spettacoli: da martedì a sabato ore 21 / domenica ore 17, giovedì 9, mercoledì 15 marzo ore 17, sabato 18 marzo ore 17 e ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


Sergio Assisi
Luigi Di Fiore| Francesco Procopio
Fabrizio Sabatucci | Beatrice Gattai
L'ISPETTORE DRAKE E IL DELITTO PERFETTO
di David Tristram
musiche originali LOUIS SICILIANO ALUEI-Edizioni musicali GDM Music
scenografia ROBERTO CREA | disegno luci FRANCESCO ADINOLFI
costumi e grafica MIRJANA PANOWSKY |aiuto regia PINO L’ABBATE
foto MARINA ALESSI | produzione esecutiva LUCILLA DE ROSA
distribuzione GIANPIERO MIRRA | ufficio stampa SILVIA SIGNORELLI
adattamento e regia Sergio Assisi

Quando un genio decide di commettere un delitto, il piano che mette in pratica per portare a termine il suo progetto è a prova di errore.
Ma è anche a prova di idiota?
L’Ispettore Drake e il suo fido aiutante Plod si ritrovano a dover affrontare la più grande sfida delle loro carriere: risolvere un misterioso e intricato delitto. E quando diciamo intricato, intendiamo proprio intricato, intricato come… come una cosa molto intricata, per intenderci.
Chi è il misterioso dottor Short? E perché ha sposato un facocero? E’ stato lui ad uccidere la sua quarta moglie o è stata la sua quarta moglie a uccidere lui? Ha veramente due figlie di nome Sabrina o una delle due mente? Che ci fa il Papa nel bosco? Ma soprattutto, perché c’è un lampione in salotto?
Queste sono solo alcune delle tante domande a cui l’ispettore dovrà dare una risposta.
Personaggio surreale al servizio di un thriller surreale, l’Ispettore Drake racchiude in sé tutti i luoghi comuni del detective esasperati all’ennesima potenza, fino ad ottenere una miscela esplosiva e irresistibilmente comica. La sua lampante incompetenza, malcelata da un atteggiamento serioso e goffamente beffardo, è resa ancora più esilarante dall’accoppiata con il sergente Plod, il peggior assistente che un detective possa desiderare di avere al suo fianco quando si sta indagando su un omicidio!
In questa fortunata commedia inglese si alternano continue e inaspettate gag e innumerevoli colpi di scena, trascinando lo spettatore in un universo goliardico dove tutto, ma proprio tutto può accadere, e dove ciò che è incredibile diventa magicamente plausibile.

Note di regia

Lo spettacolo nasce dalla volontà di rappresentare qualcosa di nuovo e di classico nello stesso momento.
Una commedia inglese dall’inconfondibile humor surreale, che si amalgama con la comicità nazional popolare.
L’idea è quella di dar vita a personaggi dichiaratamente eterogenei per dialetto. Dal napoletano al milanese, passando per il romano. Una sorta di spettacolo multietnico, che prova a sfruttare le comicità regionali, sulla base di una provata e internazionale ironia british.
Protagonista della storia non è un “semplice” delitto da risolvere, ma il gioco complesso e matematico del teatro nel teatro, l’abbattimento della quarta parete, e finzione che si mischia a realtà.
Attori che escono fuori dal personaggio e personaggi che giocano ad essere attori.
L’ambientazione classica di un salotto inglese, ma ricco di elementi folli, porta lo spettatore fin dall’inizio in una nuova dimensione, resa confortevole dalle più classiche trovate sceniche.
Una prima esperienza di regia teatrale, ambiziosa ma non troppo, con la quale provare a creare un nuovo stile identificativo.
Può la stupidità vincere sul genio del male? Può il genio prendersi gioco del comune essere umano senza pagare le conseguenze della propria vanità?
(Sergio Assisi)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
Dal 7 al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


L’ORA DI RICEVIMENTO
Banlieue
di Stefano Massini
Con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani
Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori,
Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
Scenografia Marco Rossi
Costumi Andrea Cavalletto
Musiche originali Luca D’Alberto
Voce cantante Federica Vincenti
Luci Simone De Angelis
Regia Michele Placido
Produzione TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Nella classe del professor Ardeche anche il menù è guerra tra religioni.

Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie. Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell'esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell'area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest'anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un'ora, dalle 11:00 alle 12:00 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l'intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardeche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all'avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell'esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.

Note di regia

Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Per questo, dopo l’avventura di 7 minuti, che con lo stesso Massini ho adattato per farne un’opera cinematografica, ho accettato con entusiasmo la proposta del Teatro Stabile dell’Umbria, nella figura di Franco Ruggieri, di essere regista a teatro di un altro lavoro di Massini, L’ora di ricevimento. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti. L’ora di ricevimento racconta, infatti, con verità e ironia, l’incontro–scontro culturale, sociale e religioso tra le famiglie di una classe di bambini delle periferie delle metropoli europee e un Professore attento e partecipe alla crescita culturale dei suoi allievi, ma che, nel percorso dell’anno scolastico cui assistiamo, si trova a mettere in discussione il modello educativo di una classe intellettuale borghese sempre più spiazzata dai cambiamenti epocali della recente storia contemporanea.
Per il ruolo del Professore ho voluto come compagno di viaggio Fabrizio Bentivoglio, un artista di rara intensità e sensibilità con cui ho già collaborato in due miei film come regista: Un eroe borghese e Del perduto amore. Con Stefano Massini e con Franco Ruggieri abbiamo subito pensato che Fabrizio fosse l’interprete ideale per questo ruolo raro per la drammaturgia italiana. A completare il cast la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria che vede tra gli altri il “professorino” di Francesco “Bolo” Rossini, Balkissa Maiga già tra le interpreti di "7 minuti", e Marouane Zotti che aveva recitato in "Lehman Trilogy" di Massini con la regia di Luca Ronconi. La possibilità di contribuire al percorso di crescita di un cast di giovani ha reso ancora più stimolante quest’avventura.
Ho sempre pensato a un teatro d’ensemble, in cui gli attori diventino parte del progetto sia nella costruzione dei personaggi, sia facendo ricerche sulle abitudini e i costumi, non solo sul proprio personaggio, ma indagando anche su tutti gli altri. Insomma, devono diventare collaboratori stretti, preziosi, non subendo il ruolo del regista, ma diventando corpo unico con lui, dal primo attore al più giovane.

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 7 a domenica 26 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


SCANNASURICE
di Enzo Moscato
Con Imma Villa
Scena Roberto Crea
Suono Hubert Westkemper
Musiche originali Paolo Coletta
Costumi Daniela Ciancio
Disegno luci Cesare Accetta
Regia Carlo Cerciello
Produzione ELLEDIEFFE
TEATRO ELICANTROPO ANONIMA ROMANZI

Carnale, ironica rabbiosa, sperduta e tenerissima

Scannasurice è il testo che nel 1982 segnò il debutto di Enzo Moscato come autore e interprete. Oggi con questa straordinaria interpretazione di Imma Villa è diventato un piccolo classico aggiudicandosi il Premio della Critica 2015 come Miglior spettacolo.
Scannasurice è una misteriosofica discesa agli inferi, come la definisce l’autore stesso, che attraversa la ferita della napoletanità. Racconta un terremoto metaforico, quello legato alla precarietà dettata dalla perdita di futuro in seguito al terremoto del 1980, ma anche quello esistenziale profondo che attraversa il protagonista. Scannasurice fa la vita, “batte”.
È un femminello dei Quartieri Spagnoli che vive in una sorta di stamberga, piena di cianfrusaglie e buste di immondizia; che parla con i topi con cui ha un rapporto di amore-odio e che rappresentano i napoletani; senza un’identità sessuale, metafora di incompletezza e inadeguatezza come solo i femminelli di Moscato sanno essere, creature mitologiche, quasi magiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’alternanza di ritmi e di sonorità rendendo un testo ed uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola profondamente affascinante.
Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982, il secondo, su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Di una morte simbolica comunque si tratta, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 8 a domenica 19 marzo 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Tel. 06 83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


Nadia Rinaldi e Walter Croce in
GENTE DI FACILI COSTUMI
di Nino Manfredi e Nino Marino
Regia Walter Croce

In una società come la nostra hanno ancora valore l’onestà, la dignità e il rispetto delle persone? La risposta la troverete nella commedia Gente di facili costumi in scena al teatro Tirso de Molina di Roma dall’8 al 26 marzo con due straordinari interpreti: Nadia Rinaldi e Walter Croce.
Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, Gente di facili costumi è considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti portato nei teatri italiani negli ultimi anni.
«È una pièce brillante e piena di ritmo», spiega Walter Croce, regista e protagonista dello spettacolo, «ma percorsa anche da una velata malinconia. I personaggi appartengono a due mondi opposti, ma nel corso della storia ci accorgiamo che in fondo sono più simili di quanto sembri, perché uniti dalla stessa solitudine e dalla incapacità di integrarsi in una società troppo cinica e ipocrita».
Anna esercita la più antica professione del mondo.
Rientra a casa alle quattro del mattino, sbatte rumorosamente la porta d’ingresso, apre i rubinetti della vasca da bagno, e in attesa che la vasca si riempia accende ad alto volume la musica, intanto fa qualche telefonata, a voce alta per sovrastare il suono. Fa cascare delle cose, gira per casa sbattendo i tacchi.
Ugo abita sotto. Uomo di cultura, professore universitario, scrittore, squattrinato sceneggiatore di film intellettuali che non trovano produttori. Lui non ne può più di essere svegliato ogni mattina alle quattro, sale a protestare. I due si conoscono. Due solitudini che s’incontrano, due facce della stessa medaglia. Costretti alla convivenza, per l’appartamento allagato di lui dalla vasca di lei e in seguito dallo sfratto per morosità, sviluppano un interessante e ironico “mutuo soccorso”.
Lui le offre la sua conoscenza ed intelligenza, lei un tetto, cibo e calore umano. Così attraverso divertenti vicissitudini di vita quotidiana ed equivoci dovuti dalla voglia di lei di aiutarlo a realizzare il suo film, le distanze si accorciano e i due opposti si… toccano.

TEATRO TIRSO DE MOLINA - via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
dall’8 al 26 marzo 2017
Intero: mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27
Ridotto: mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


NANO EGIDIO, LA TRILOGIA
Una retrospettiva prematura
di Marco Ceccotti
con Marco Ceccotti, Francesco Picciotti e Simona Oppedisano
regia Nano Egidio
luci Giacomo Cappucci / Camila Chiozza

Il Nano Egidio, collettivo teatrale di attori e pupazzi è in scena al Teatro Studio Uno dal 9 al 26 Marzo con tutti e tre gli episodi della sua divertente, ironica e dissacrante trilogia.
Il 9 e 10 Marzo si inizia con lo storico e pluripremiato Nano Egidio, una Storia Vera. Season One, l'11 e 12 Marzo è la volta di Batman Blues mentre a partire da giovedì 16 Marzo debutta in prima assoluta il nuovo Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, un kolossal intimista, residenza creativa 2016-17 del Teatro Studio Uno.
La trilogia ha una trama originale e fuori dagli schemi: la Season One, il primo capitolo dalle tinte giallo-fiabesche ci racconta la nascita dell'amicizia tra il Nano Egidio, un generico nano delle fiabe che qualcuno vuole morto e Batman, investigatore ormai stanco del suo lavoro che indaga sul caso di tentato omicidio; Batman Blues, è un sequel/prequel che ci mostra il passato oscuro e tormentato di Batman e del Nano Egidio e ci narra di come i due amici cercheranno di sconfiggere l'ondata di crimini e violenza che hanno luogo nella Capitale del Mondo della Fantasia.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, ha come sfondo un Mondo in pieno clima di terrore e vede Batman e Nano Egidio, divisi da differenti e contrastanti scelte di vita, affrontare dei nemici ancora più pericolosi, non più i classici cattivi fumettistici o dei cartoni, bensì le paure, le crisi e le ansie che caratterizzano i nostri tempi. Lo spettacolo si ispira ai film d’azione americani senza averne i soldi e i mezzi. Gli effetti speciali e il montaggio rapido, tipici di questo genere cinematografico, vengono ricreati in scena tramite la manipolazione dei più disparati giocattoli e pupazzi e la costruzione di gag estreme e demenziali.
Il Teatro Studio Uno offre agli spettatori una retrospettiva prematura su uno dei gruppi più bizzarri e interessanti della scena off romana, una formazione che da 6 anni, mescolando brillantemente elementi di teatro di figura, comicità di situazione, personaggi dell’immaginario popolare e POP realizza degli spettacoli che sono un mix esplosivo di ironia, risate e divertimento.

NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO dal 16 al 26 marzo
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

TEATRO STUDIO UNO - via Carlo della Rocca 6, Roma (Torpignattara)
Dal 9 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


CANCUN
Con Pamela Villoresi, Blas Roca Rey, Giancarlo Ratti e Nicoletta Della Corte
Di Jordi Galceràn
regia di Marco Mattolini

Cancun è una commedia dagli aspetti comici e surreali sulle relazioni e i desideri inconfessabili dell’amore coniugale. Due coppie di amici vanno in vacanza a Cancun, meta ideale per celebrare oltre vent’anni di amicizia. Tutto sembra perfetto all’arrivo: Francesca e Giovanni con Laura e Paolo si godono il paradiso che li accoglie, in un ambiente naturale da favola, ma festeggiano forse con troppe bollicine il loro arrivo. L’ebbrezza infatti porta a rivelare dei segreti che sarebbe stato meglio restassero tali, rendendoli consapevoli che le cose in passato sarebbero potute andare in maniera diversa. Ma se la vita nella quale si erano riposte tante aspettative si è rivelata meno bella del previsto, cosa può succedere? E se i desideri più inconfessabili per uno strano gioco del destino si potessero realizzare?

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 7 al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


La Compagnia Teatrale Sogni di Scena presenta
MENTRE LE LUCI ERANO SPENTE
di Jack Sharkey
Regia Emilia Miscio
con Claudio Bianchini, Flaminia Grippaudo, Lidia Losito, Claudio Carnevali, Loredana Cofano, Simone Giulietti, Gisella Cesari, Daniela Zoffoli, Laura Pacini, Massimo Sconci, Leone Mazzotti, Francesca Sampogna, Chiara Carpentieri, Ambra Lucchetti
Disegno Luci e Musica Giorgia Caredda
Scene Giorgio Miscio
Foto e Video Riccardo Dell'Era
traduzione di Emilia Miscio

Il Teatro San Genesio dal 7 marzo si tingerà di giallo, ma con il sorriso, per il debutto dello spettacolo “Mentre le Luci erano Spente”, una murder farce scritta dall’americano Jack Sharkey nel 1988 del tutto inedita in Italia, messa in scena per la prima volta dalla Compagnia Teatrale Sogni di Scena diretta dalla regista Emilia Miscio che ne ha curato anche la traduzione e l’adattamento.
Sharkey è stato infatti un prolifico autore di commedie, gialli e musical, scomparso nel 1992, ma quasi completamente sconosciuto in Italia.
La vicenda raccontata è ambientata nella residenza della ricca famiglia Wickenham dove fervono i preparativi per l’arrivo degli ospiti, che giungeranno per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Un detective, l’ispettore Benjamin Braddock e il suo assistente, il sergente Alma Threedle, arrivano prima degli ospiti a seguito di un misterioso messaggio, ricevuto alla centrale di polizia, che preannuncia che un omicidio sarà compiuto quella stessa sera alla residenza. Quando tutti gli ospiti arrivano e i cocktails sono serviti, sopraggiunge un violento temporale, le luci si spengono, si sente una voce agonizzante che urla “Sesso! Sesso!” e un colpo di pistola. Le luci si riaccendono e una bionda sconosciuta, in lingerie nera, e in preda ad un amnesia compare davanti al cadavere con in mano un pugnale insanguinato. L’ispettore esamina il corpo e annuncia "E 'stato strangolato!” A questo punto il mistero ha inizio.
La pièce che può essere definita una comedy mistery è ambientata all’interno di una villa inglese, isolata e posta su un’alta scogliera dell’arcipelago delle Bermuda dove si incontrano personaggi particolarmente bizzarri e imprevedibili, messi sotto torchio da un ispettore, non proprio brillante, che indagherà sul delitto e scoprirà il colpevole in base a indizi più o meno nascosti e fuorvianti, colpi di scena, oggetti che scompaiono, si spostano e si “trasformano”, drink avvelenati, e molto altro. L’assassino è sicuramente una delle persone presenti nella villa, ma su chi ricadranno i sospetti dell’ispettore? Sul playboy francese o sulla cameriera jamaicana dall’accento particolarmente marcato? Sul giovane tennista o sul maggiordomo freddo e apatico o magari sulla bionda in lingerie?
“La comedy – spiega la regista - inizia sotto forma di soap opera dove emergono i rapporti contorti e malati fra i personaggi: triangoli amorosi, pettegolezzi, inganni, finte amicizie, snobismo, scambi di personalità. Poi la comedy diventa mistery con tutti gli ingredienti tipici del giallo deduttivo, che vede la polizia occupata a risolvere un caso di omicidio sorprendente ed esilarante dove la soluzione finale prevede il movente più bizzarro mai concepito per scoprire che cosa è successo mentre le luci erano spente.
Il testo è stato lasciato nella sua ambientazione inglese – continua la regista - quale è l’arcipelago delle Bermuda, così come i personaggi mantengono un atteggiamento e un comportamento tipicamente “inglese”. La letteratura, il cinema e il teatro sono ricchi di opere di genere giallo e mistery, pensiamo solamente ai gialli di Agatha Christie, o ancora al più famoso detective della storia: Sherlock Holmes. In questo caso la scelta è ricaduta su un’opera teatrale inedita in Italia, ma rappresentata di frequente negli Stati Uniti e in Inghilterra, e un ringraziamento va alla Samuel French Inc di New York, che mi ha concesso la traduzione e l’adattamento del testo, così da farlo conoscere anche al pubblico italiano appassionato di gialli".

TEATRO SAN GENESIO - via Podgora 1, Roma (Mazzini)
Dal 7 al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato alle ore 21,00 - la domenica alle ore 17,00
Biglietto intero 15 euro; ridotto 12 euro.

Info e prenotazioni: telefono 06 3223432 - 338 5483473, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrosangenesio.it


COLPO BASSO
di Gianni Clementi
regia Ennio Coltorti
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Germano Gentile

Giulio, un ragazzo esile e di buona famiglia, piuttosto refrattario alla violenza fisica e morale ma deciso a fortificare fisico e spirito, si presenta alla “Gladius”, una palestra di periferia, chiedendo lezioni di boxe a Cesare, l’allenatore/gestore che è intento a prepare Yussuf, un ragazzo africano dal fisico possente, da poco in Italia.
L’allenatore Cesare è un traffichino senza scrupoli che recluta ragazzi immigrati e li allena per farli diventare pugili, “aggiusta” incontri per lucrare sulle scommesse e organizza anche match clandestini. Ma è anche un uomo solo: non ha figli e conduce un’esistenza fondata sull’arte di arrangiarsi.
Dal canto suo, Giulio, nel rapporto rozzo e immediato con Cesare, scopre aspetti sconosciuti di sé stesso, mentre Yussuf tenta disperatamente di farsi largo nel mondo un po’ deludente in cui ha cercato rifugio. L’incontro/scontro “pugilistico” tra i tre innesca situazioni comicissime e paradossali.
Sembra infatti nascere fra persone così sideralmente distanti una grande amicizia, ma quando Giulio rivela la sua vera identità inizia l’ultimo, decisivo ed esilarante round.
Una commedia brillante dai ritmi frenetici che, però, come in tutti i testi di Gianni Clementi, lascia spazio anche a importanti riflessioni.

TEATRO NINO MANFREDI - via dei Pallottini 10, Ostia Lido
dal 7 al 19 marzo 2017
7, 8, 9, 10, 11, 14, 16, 17 marzo ore 21.00
12, 15, 19 marzo ore 17.30
18 marzo ore 17.30 e 21.00
Biglietti: Platea: Intero 24.00, Ridotto 21.00
Galleria: Intero 21.00; Ridotto 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 56 32 48 49, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroninomanfredi.it


ROMEO E GIULIETTA… PACCAVANO ECCOME!
Di Mimmo Strati e Maria Elisabetta Alaimo
con Marisol Serago, Cesare Cesarini, Anita Pusceddu, Flavia Faloppa, Francesco Falco, Andrea Carpiceci, Giulia Debe', Arianna Polidori, Tommaso Moro
regia Mimmo Strati
aiuto regia Claudio Zaccaria
costumi Isaura Bruni
scenografia Compagnia dei Bardi
ufficio stampa Rocchina Ceglia
grafica Valiera Minelle

Torna a Roma dopo qualche anno uno spettacolo di grande successo. Il Romeo e Giulietta di Mimmo Strati, ambientato in un istituto scolastico in autogestione, ribalta le aspettative, rimanendo fedele all'originale ma allo stesso tempo risultando scherzoso nei confronti del testo, senza mai essere irriverente.
Un'attrice disoccupata si ritrova a gestire un corso di teatro in un istituto tecnico autogestito. Il testo trattato è Romeo e Giulietta del Bardo William Shakespeare. Il primo impatto non è facile: i suoi "allievi" nascondono le loro insicurezze dietro una facciata di aggressività e modi sgarbati e rudi. Le uniche entusiaste sono due giovani ragazze, una di famiglia aristocratica e imparentata con noti personaggi, l'altra timida, silenziosa e forse con qualche problema di anoressia. L'attrice/professoressa non si scoraggia davvero mai, facendosi aiutare dalla bellezza del testo, cercando anche di parlare con i suoi "allievi" che si rivelano parecchio problematici e tutt'altro che insensibili.
Lo spettacolo corre continuamente su due binari: dalla magia della poesia e del teatro si ritorna alla realtà quotidiana fatta di battute e gag, tra dichiarazioni d'amore alla squadra del cuore, e ricordi dolorosi che inevitabilmente il teatro fa riaffiorare. Il balcone è un banco di scuola, al rinfresco della festa da ballo in casa Capuleti ci sono patatine e coca cola, per fare la pioggia bastano due buste di plastica, ma la forza della storia trascina comunque. Uno spettacolo sulla scuola e sulla magia del teatro, al tempo stesso istruttivo e divertente, poetico e goliardico, ma anche un po’ malinconico.

TEATRO DELLE MUSE - via Forlì 43, Roma
dal 9 al 26 marzo (dal giovedì alla domenica)
giovedì e venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e 21.00, domenica ore 18.00
biglietti Intero 22€ - Ridotto 16€

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.44233649
Sito web: www.teatrodellemuse.it


Il Premio The Stage for Acting Excellence SILVIA GALLERANO in
LA MERDA
di CRISTIAN CERESOLI
Premio Fringe First for Writing Excellence
UNA PRODUZIONE FRIDA KAHLO PRODUCTIONS
CON RICHARD JORDAN PRODUCTIONS, PRODUZIONI FUORIVIA
IN COLLABORAZIONE CON SUMMERHALL (EDINBURGH) E TEATRO VALLE OCCUPATO (ROME)
PRODUZIONE ESECUTIVA & TOUR MANAGING MARCO PAVANELLI
TECNICO GIORGIO GAGLIANO

Dopo aver vinto l’oscar del teatro europeo e registrato un enorme successo di pubblico e critica in tutto il mondo, il poetico flusso di coscienza sulla condizione umana – il clamoroso fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e che viene accolto quasi fosse un concerto rock – ritorna in Italia, nonostante una sottile e persistente censura.
L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 registrando il tutto esaurito anche nel ritorno al festival del 2013, continua senza sosta a raccogliere recensioni entusiaste dai più importanti media internazionali e un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio, con Edimburgo, Copenhagen, Roma, Madrid, São Paulo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e il celeberrimo West End di Londra in cinque anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura, in particolare in Italia.
Il “brutale, disturbante e umano” testo sulla condizione umana di Cristian Ceresoli, considerato “straordinario” dal Times, e che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura, viene pubblicato in edizione bilingue Italiano–Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 ed è tradotto oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano e francese, mentre è in corso di traduzione in numerose altre lingue.
L’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano definita “straordinaria” dal Guardian viene accolta da più da cinque anni da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, e prossimamente anche in francese, è la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.
La Merda è un fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e viene seguito quasi fosse un concerto rock, con un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio.
La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.
La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.
Dopo circa due anni di lavorazione in uno stato precario dovuto al boicottaggio e alla censura subiti in Italia, alla fine di Marzo del 2012 la Première Italiana de La Merda al Teatro i di Milano va completamente sold out, con replica straordinaria esaurita in poche ore. Ad agosto dello stesso anno, la versione in inglese de La Merda (The Shit) viene presenta in Prima Mondiale alla Summerhall, per il Fringe Festival di Edimburgo, dove ottiene un altro record di pubblico fino a diventare un Fringe Sell Out Show. Qui riceve critiche straordinarie e vince il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura a Cristian Ceresoli, il The Stage Award for Acting Excellence per l’interpretazione a Silvia Gallerano e l’Arches Brick Award for Emerging Art oltre a una nomination per il Totale Theatre Award (mentre in Italia vince, tra gli altri, il Premio della Critica ANCT). Da quel momento un clamoroso e scioccante successo di pubblico e critica accompagna l’opera nel Tour Mondiale (incluse Londra, Madrid, São Paulo, Roma, Glasgow, Berlino, Vancouver, Vilnius, Copenhagen, Lisbona e Adelaide) con anni consecutivi di tutto esaurito nonostante una sottile e persistente censura continui a manifestarsi, in particolare in Italia. Intanto le produzioni del testo in altri paesi, come Danimarca e Brasile, vengono accolte con settimane di tutto esaurito e altrettanto successo di critica.

TEATRO DUE - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma
Dall'1 al 19 marzo, ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
con Carlo Valli, Marta Nuti, Selene Gandini, Alberto Mariotti, Giorgia Ferrara, Barbara Begala, Martino Duane, Giuseppe Rispoli, Maria Chiara Centorami, Roberto Mantovani, Germana Di Marino, Francesco Iaia, Alessandro Gorgoni
Scene Fabiana Di Marco – Costumi Daniele Gelsi
Actor Coach Melania Giglio
Adattamento e regia Daniele Salvo

Il mondo di Pirandello è un universo complesso fatto di linguaggi, visioni, sogni, miraggi, allucinazioni.
Nel suo universo il mondo dei vivi e il mondo dei morti si toccano, si sovrappongono, senza alcuna avvertenza.
Questi personaggi in cerca d’autore, figure evanescenti, diafane, sospese sul filo, ripetono all’ infinito, ossessivamente, le proprie brevi ed insignificanti esistenze. Sono funzioni linguistiche, spettri teatrali, vite fittizie.
La scrittura di Pirandello utilizza le armi della Fantasia per trovare nuove prospettive, per scoprire nuovi universi e definire nuove traiettorie. Il tentativo è quello di entrare direttamente nelle menti e nei cuori dei personaggi, nei loro desideri, nei loro affanni, nelle loro ansie e speranze disattese o soddisfatte.
L’equilibrio delicatissimo in cui si muovono tutte le figure del testo, compone un affresco di una potenza espressiva straordinaria….
Un unico raggio di luce cristallina attraversa la scena: è quella l’unica speranza, l’unica possibilità di un futuro luminoso.
Il vero unico luogo reale rimane però la mente umana, analizzata con gli strumenti dell’ironia pirandelliana, un attimo prima di un improbabile risveglio.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 24 febbraio al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00, lunedì riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Lorella Cuccarini in
LA REGINA DI GHIACCIO - Il Musical
ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musica Davide Magnabosco, Paolo Barillari, Alex Procacci
testi Maurizio Colombi, Giulio Nannini
scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Grossi
disegno luci Alessio De Simone, disegno suono Emanuele Carlucci
videografica Marco Schiavoni direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
aiuto regia Davide Nebbia, assistente coreografie Francesco Spizzirri
con
LORELLA CUCCARINI nel ruolo di TURANDOT
PIETRO PIGNATELLI nel ruolo di CALAF
SIMONETTA CARTIA nel ruolo di CHANG’È,
SERGIO MANCINELLI nel ruolo di YAO,
VALENTINA FERRARI nel ruolo della strega TORMENTA
FEDERICA BUDA nel ruolo della strega GELIDA
SILVIA SCARTOZZONI nel ruolo della strega NEBBIA
GIANCARLO TEODORI nel ruolo di PING
JONATHAN GUERRERO nel ruolo di PONG
ADONÀ MAMO nel ruolo di PANG
PAOLO BARILLARI nel ruolo di ALTOUM
FLAVIO TALLINI nel ruolo del PRINCIPE DI PERSIA
LAURA CONTARDI nel ruolo di ZELIMA
ensemble
LUCA CONTINI, MARTINA GABBRIELLI, FILIPPO GRANDE, CAMILLA MAFFEZZOLI,
ANTONELLA MARTINA, ELEONORA PELUSO, IVAN TRIMARCHI
regia MAURIZIO COLOMBI

Dopo il successo di RAPUNZEL il musical, torna al Teatro Brancaccio Lorella Cuccarini in LA REGINA DI GHIACCIO il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi, ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini.
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina vittima di un incantesimo, nel cui regno gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Riuscirà il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio della regina con il calore e il fuoco del suo amore?
L'Opera lirica Turandot, incompiuta per la prematura scomparsa di Puccini, ebbe nelle varie edizioni dei finali distinti. Il moderno adattamento in musical di Maurizio Colombi, geniale regista che si conferma una delle menti più creative del genere Musical (suoi Rapunzel, Peter pan),dà una nuova chiave di lettura fantastica, più vicina alla sensibilità dei bambini, grazie all’inserimento di personaggi inediti: le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, fautrici dell’incantesimo, in contrasto con i consiglieri dell’imperatore Ping, Pong e Pang; un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Un cast artistico formato da venti straordinari performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati.
Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, produce per Viola Produzioni questo nuovo grande musical, riconfermando la squadra vincente di Rapunzel: Maurizio Colombi, Lorella Cuccarini, oltre al prezioso cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie.
Non mancheranno in sala gli effetti speciali che abbattono la quarta parete coinvolgendo tutti gli spettatori, grazie all’utilizzo di immagini video realizzate con le più moderne tecnologie.
La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali arrangiata e diretta da Davide Magnabosco mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini ,come il celeberrimo Nessun dorma, rivisitato in chiave pop e di altri “grandi” dell’opera lirica.

TEATRO BRANCACCIO - via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 4 marzo al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


COSE POPOLARI
di Nicola Pistoia, Francesco Stella, Ariele Vincenti
con Giordana Morandini, Nicola Pistoia, Francesco Stella, Ariele Vincenti
Regia Nicola Pistoia

Roma, oggi. Possedere una casa di proprietà o sostenere le spese per un affitto sono un lusso che Fabio, a causa delle precarie condizioni economiche e lavorative in cui versa, non può permettersi. E così, all’insaputa della compagna Patrizia, trascina il suo amico e cognato Stefano nel disperato tentativo di occupare abusivamente una casa popolare, ormai disabitata. A far loro da “guida” in questa avventura tanto illegale quanto inevitabile è Mario, il misterioso dirimpettaio amante della musica classica e della raccolta differenziata...
“Cose popolari”, scritto “a sei mani” da Nicola Pistoia (anche regista), Ariele Vincenti e Francesco Stella - in scena insieme a Giordana Morandini - sfrutta il tema degli illeciti e degli abusi che circondano il mondo degli alloggi popolari, tanto trattato nella cronaca degli ultimi tempi, come pretesto per raccontare quattro storie del popolo, quattro vite concrete che il destino ha deciso di intrecciare sul pianerottolo di un condominio. Cose popolari, appunto, ispirate a una vicenda vera, o forse a migliaia di vicende vere.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 28 febbraio al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Pippo Franco in
BRANCALEONE E LA SUA ARMATA
Il lato tragicomico dell'esistenza umana.
Regia Pippo Franco

Giovedì 2 marzo 2017 alle ore 21,00 debutterà al Salone Margherita, in prima nazionale, lo spettacolo “Brancaleone e la sua Armata - Il lato tragicomico dell’esistenza umana“ interpretato e diretto da Pippo Franco.
Il debutto segna il ritorno di Pippo Franco al Salone Margherita con una esilarante commedia ricca di comicità, divertimento, risate, ma non priva di contenuti e di momenti di riflessione.
Il comico romano, accompagnato dalla sua "armata" composta da attori ben noti al grande pubblico quali Gegia, Giacomo Battaglia e Gigi Miseferi, presenta uno spettacolo ricco di azione, sorprese, al limite del grottesco, con tanti colpi di scena ed un finale a sorpresa.

La trama vede Brancaleone, di ritorno dalla Terra Santa, dove ha combattuto quella che lui definisce la sua ultima battaglia, chiedere ospitalità ad un clerico eremita, uomo colto ed esperto cerusico al servizio del Vescovo di Trani. Da questo incontro scaturiscono una serie di avventure ed imprevisti che Brancaleone deve fronteggiare, rendendosi conto di aver vissuto metà della sua esistenza come uomo d’armi mentre l’altra metà, quella dell’esperienza dell’amore e della visione spirituale dell’essere, gli è rimasta sconosciuta. Aiutato da Colombello (Giacomo Battaglia), Brancaleone e la sua improbabile armata, vivono una serie di avventure, al limite del grottesco, che portano il cavaliere ad incontrare personaggi stravaganti come Marozzia (Gegia) e Folco (Gigi Miseferi), procedendo verso una consapevolezza di se' sempre maggiore.
Le sorprese si susseguono ad ogni scena dello spettacolo fra esaltazioni e depressioni che consentono a Brancaleone di conoscere l’amore e di incontrare la donna della sua vita. Un finale a sorpresa suggella le avventure dell’armata in una commedia che è liberamente ispirata ai film di Mario Monicelli e si presenta ricca di azione e di spunti di riflessione che, cavalcando un umorismo spesso involontario, rappresentano nel modo più sorprendente possibile il lato tragicomico dell’esistenza umana.
Accanto a Pippo Franco ed ai coprotagonisti sono inoltre in scena Gianni Quinto, Tonino Tosto, Sabrina Crocco, Sara Adami, Esther Vinci ed Elisabetta Angi'. Le coreografie sono di Evelyn Hanack.

SALONE MARGHERITA - via dei Due Macelli 75, 00187 Roma
Dal 2 marzo alle ore 21,00 al 19 marzo ore 16,30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


JULIE
di A. Strindberg
adattamento e regia Marco Blanchi
con doppio cast:
Primo Cast: Vincenzo Grassi (Jean), Livia De Luca (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)
Secondo Cast: Valerio Rosati (Jean), Ilaria Salvatori (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)
luci: Augusto Belli
foto: Costanza Cosi
Scene e costumi: Devila
Sound designer: Daniele Paesano

Dal 3 al 19 marzo, dal venerdì alla domenica, il Teatro Azione ospita Julie il capolavoro della pur vasta produzione drammaturgica dello scrittore svedese August Strindberg. L'adattamento e la regia sono a cura di Marco Blanchi che affida questa elegante storia ad un doppio cast. Infatti sul palco del Teatro Azione si alterneranno Livia De Luca, Ilaria Salvatori, Vincenzo Grassi, Valerio Rosati, Valentina Mangoni.
Questa “tragedia naturalistica”, come la definisce lo stesso autore, mette in scena tutta una serie di rapporti conflittuali, primo fra tutti, quello eterno fra uomo e donna, ma anche quello tra servo e padrona e, quindi, implicitamente il tema della lotta di classe. La vicenda è apparentemente elementare: la contessina Julie si invaghisce del suo servo Jean e, complice l'assenza del padre che si è recato in visita dai parenti, l' alcool e le danze sfrenate del ballo della servitù e la conturbante atmosfera della notte di mezza estate, decide di intraprendere un pericoloso gioco di seduzione fatto di sguardi, allusioni ed esplicite sfrontatezze che, però, finiscono per innescare un meccanismo perverso che lei stessa non riuscirà più a controllare, e che la porterà a trasformarsi da padrona in serva del suo servo fino al suicidio come ultimo e unico atto di riparazione per il suo onore calpestato e ferito. Ma oltre la semplice apparenza c'è molto, molto di più... perché i veri motivi di questa storia non si trovano, secondo me, in ciò che accade ma in tutto quello che si nasconde all'interno delle cose che vediamo accadere. E allora ecco che ad una lettura un po' più attenta si scopre che ai “semplici fatti” si aggiungono nuovi riflessi che vanno ad illuminare le parti più oscure e nascoste della psiche dei personaggi. Ed ecco che il testo smette di essere ciò che sembra, e cioè un breve viaggio nel rapporto fra un uomo e una donna o tra un servo e la sua padrona, e inizia a trasformarsi in un percorso molto più affascinante all'interno di due anime alle prese con i loro sogni, con il loro sesso e con la loro animalità.
“Come regista e come uomo di teatro sono sempre stato affascinato dall'invisibile che si nasconde all'interno di un'opera d'arte” spiega Marco Blachi “perché ritengo che proprio quell'invisibile sia ciò che può essere utile allo spettatore e quindi credo che il mio lavoro consista più che nel mettere in scena un testo teatrale, nel cercare di rendere visibile l'invisibile di quel testo. Ciò che mi ha spinto a lavorare su “La contessina Julie” non è legato a ciò che accade o accadrà in scena ma all'investigazione dell'io nascosto e profondo dell'essere umano”.

TEATRO AZIONE - via dei Magazzini Generali 34, Roma
dal 3 al 19 marzo 2017
ore 21.00 domenica ore 18.00
Primo cast: 3,4,5,18,19 marzo
Secondo cast: 10,11,12,17 marzo
Biglietti: intero 10,00 + 2,00 (tessera associativa), 8,00 + 2,00 (tessera associativa)

Info e prenotazioni: telefono 347 3402275, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroazione.org


PRIMA DI [RI]FARE L’AMORE
di Marco Falaguasta, Alessandro Mancini
regia di Tiziana Foschi
con Marco Falaguasta, Marco Fiorini e Claudia Campagnola
Produzione LSD EDIZIONI srl

Uno spettacolo che è prima di tutto un racconto autobiografico dove Marco Falaguasta, attraverso il ricordo delle sue tante prime volte che la vita mette di fronte ad ognuno, cercherà il modo di parlare a sua figlia adolescente..
Il pretesto di raccontare una vita per parlare di tante vite: quelle che hanno attraversato gli anni 80-90. Vite segnate da moniti materni “mettiti la canottiera che ti asciuga il sudore”, vite al ritmo del compianto George Michael, Renato Zero, Greese. Di maschere a carnevale ereditate da fratelli, cugini, vicini di casa, di feste dove c’era LEI ma c’era anche il padre che ti apriva la porta: “a ragazzi’ togliti le scarpe che la signora de sotto s’arrabbia”! Vite timide alla ricerca del primo film a luci rosse pagato con i risparmi di una settimana e una volta riusciti ad entrare in sala (c’era chi si disegnava i baffi col pennarello per sembrare maggiorenne), ci si sedeva dietro a quello che fumava di più per respirare il primo fumo passivo... Marco Falaguasta li ricorda bene quegli anni con ironia e passione, ma oggi è chiamato ad affrontare l’unico “prima” che non può controllare: PRIMA DI FARE L'AMORE di una figlia adolescente. Che bagaglio gli hanno dato allora gli anni 80 e 90? Quali parole “giuste” gli avranno forgiato? Insieme a Marco Fiorini e a Claudia Campagnola, cercherà di dare le risposte adeguate.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 febbraio al 19 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


YVES MONTAND - UN ITALIANO A PARIGI
recital in due tempi con quartetto, pianoforte, contrabasso, batteria e sax/contralto
di e con Gennaro Cannavacciuolo
Pianoforte: Dario Pierini - Clarino-sax: Andrea Tardioli - Contrabasso: Flavia Ostini - Batteria: Antonio Donatone
Regia: Gennaro Cannavacciuolo
Aiuto regia: Valeria D’Orazio - Coreografie : Roberto Croce - Scene: Eva Sgrò - Luci: Michele Lavanga - Foto: Marco Salvadori - Fonica: Alfonso D’Emilio
Voci registrate: Patrizia Loreti e Marco Mete - Arrangiamenti: Dario Pierini e Andrea Tardioli - Produzione: Elsinor, Milano

Spettacolo voluto e co-finanziato dal Comune di Monsummano Terme (luogo natio di Yves Montand), nonché sostenuto alla vedova del grande artista, la Sig.ra Carol Amiel, si presenta come un “docu-recital”: partendo dagli albori toscani di Yves Montand, si arriva ai trionfi parigini, una vita lunga 70 anni (1921- 1991). Tutto questo e molto altro è “Yves Montand – Un Italiano A Parigi”, scritto, diretto ed interpretato da un sublime Gennaro Cannavacciuolo. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro della cometa dal 22 febbraio al 19 marzo.

Le canzoni più significative dell’artista scandiscono le fasi salienti della sua vita e carriera, costellata da straordinari successi e da importanti impegni politici. Canzoni che hanno fatto storia: Les feuilles mortes, A Paris, Sur le ciel de Paris, C’est si bon, A bicyclette, C’est à l’aube, Jesuis venu à pied, Bella ciao, Mon manège à moi e Paris canaille….
La narrazione è di tipo cronologico e presenta, attraverso le canzoni, i momenti più rilevanti che hanno caratterizzato la vita fuori dal comune di Montand, all’anagrafe Ivo Livi: - Gli esordi: figlio di immigrati poveri, manovale instancabile dall’età di 12 anni che scopre il tuo talento, lo coltiva di notte lavorando di giorno. Inizia nei teatrini della periferia di Marsiglia sino ad approdare all’Olympia di Parigi e successivamente al Metropolitan di New York; - L’amore, ovvero gli incontri sentimentali della sua vita: Edith Piaf, Simone Signoret che sposerà nel 1951 ed a cui resterà legato per 35 anni, Marylin Monroe e Carole Amiel che sposerà e la quale gli regalerà la gioia della paternità; - Il cinema: il periodo di Hollywood, l’incontro con Costa-Gavras;
- Gli incontri con grandi uomini di cultura e politici; Prévert, Picasso, Apollinaire, Kruscev, Kennedy, Tito e Mitterrand.
Di stampo classico e di grande eleganza, la struttura del recital è quella del teatro-canzone dove brevi monologhi, aneddoti, curiosità e note importanti che raccontano la vita di Montand ne introducono le canzoni, il tutto corredato da interessanti effetti-luce. Oltre al pianoforte, Gennaro Cannavacciuolo è accompagnato dalla batteria, dal contrabasso e dal sax-clarino che, in alcuni momenti di grande suggestione, proporrà degli assoli con ritmi swing. Di grande impatto la proposta di tre numeri danzati con le claquette; Fred Astaire è stato un mito per Montand il quale emulava il ballerino americano e creerà il famoso numero Le garçon dansant. La scenografia si ispira a quanto inventò Montand negli anni ’50: l’orchestra sul fondo del palcoscenico, in posizione centrale, nascosta da un velatino verde che attraverso un gioco di luci, a seconda delle esigenze, evidenzierà in musicisti e non solo…

Gennaro Cannavacciuolo, attore e cantante, ha calcato le scene dei teatri più importanti di Italia ed è stato protagonista di pièces, music-hall e commedie musical che hanno fatto storia. Da un decennio ormai, si è cimentato con successo nel teatro-canzone, proponendo dei suoi recital da one-man-show. Tra le sue ultime creazioni spiccano, per attinenza a questo recital, gli spettacoli
monografici Milly – ritratto di una diva tra guerre, prìncipi, pop e variété e, soprattutto, Volare – omaggio a Domenico Modugno, il quale totalizzerà quest’anno 400 repliche dal 2010. Vi è quindi una logica di continuità nel lavoro di ricerca artistica sul personaggio di Yves Montand che Cannavacciuolo, da anni, ha sempre sentito particolarmente vicino a se, così come sentiva Domenico Modugno e Milly (Carla Mignone). Non sarà forse casuale se, proprio come Montand, Cannavacciuolo è attore e cantante, se danza con le claquette e se è, anch’egli, è reduce da difficilissimi esordi, proveniente da un paesino del sud.
Un’affinità artistica che Cannavacciuolo ha approfondito già da tempo, leggendo le biografie di Montand, studiando il suo percorso canoro, attoriale e di vita ed imparando le sue canzoni, sino al desiderio di creare un recital sul grande artista.
Il dato positivo è che tale desiderio derivante da una mera “affinità elettiva”, artistica, ben si sposa con la ricchezza e complessità della vita di Montand permettendo la messa in scena di uno spettacolo di sicuro interesse.

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Dal 22 febbraio al 19 marzo 2017
Orario prenotazioni e vendita biglietti: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposto), domenica 14:30 – 17:00 - Telefono: 06.6784380
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


UN AMORE
un battello per Liepaja
di Aleksei Arbuzov - Pol Quentin
con Ania Sesia, Elena Cotta, Carlo Alighiero
Musiche elaborate da Enzo De Rosa
Scene Armando Mancini luci Mirco Maria Coletti
video di Andrea Carpiceci
libero adattamento e regia Carlo Alighiero

E’ alla fine di luglio dell’anno 1968, accanto al litorale del golfo di Riga, in Lettonia che ha inizio questa storia. I protagonisti sono il primario di una clinica Rodion Nikolaievitch (Carlo Alighiero) Lidija Vasil’evna, (Elena Cotta) e una affascinante gitana ( Ania Sesia ) che danza e canta bellissime canzoni russe.
Se non ci fosse stato l’incontro tra Lidia Vasil’evna e Rodion Nikolaievitch vissuto dai due come uno scontro, come un gioco d’amore, entrambi avrebbero continuato a vivere i loro giorni in modo sempre uguale. Lei ormai esclusa dal lavoro artistico accetta di fare la cassiera al circo godendo del successo dei suoi compagni. Lui continuando a far le ore piccole restando in attesa della figlia, che vive dall’altra parte del mondo, struggendosi al canto zigano per cacciare …. la malinconia mandando tutti al diavolo.
Un amore vissuto con pudore e intelligente ironia, all’insegna della fantasia e della grande tenerezza.
Nella commedia i ricordi, i sogni, i momenti salienti, le esperienze di vita si snodano, si intrecciano, si scontrano e si incontrano con ritrovata fiducia nella vita.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 febbraio al 19 marzo 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30., lunedì riposo. Martedì 14 marzo ore 19, giovedì 16 marzo ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


UN PAPÀ PER TUTTI
di Jhon Tremblay
Regia Flavio De Paola
Con Flavio De Paola, Maria Cristina Gionta, Enrico Franchi, Antonio Coppola,
Antonella Rebecchi, Marina Pedinotti

Una commedia degli equivoci che non manca di divertire lo spettatore grazie a situazioni tanto assurde quanto comiche e che non perde occasione di trattare, seppur con leggerezza, temi sociali legati all’adozione, alla famiglia e all’omosessualità, lasciando spazio alla riflessione. Le relazioni umane sono al centro dell’intera pièce teatrale e s’intrecciano formando nuovi e insoliti legami, spesso con colpi di scena.
Il protagonista Matteo, Flavio De Paola, quando finalmente sta per diventare padre adottivo, è vittima di ciò che non dovrebbe mai accadere in una simile situazione. Il suo rapporto di coppia si frantuma e le certezze svaniscono, lasciando spazio a improvvisi e folli equilibri in un “gioco” di menzogne e mezze verità.

TEATRO DEGLI AUDACI - via Giuseppe De Santis 29, 00139 Roma
Dal 2 al 19 marzo 2017
Tutte le sere ore 21,00 – domenica ore 18,00 – lunedì, martedì e mercoledì riposo
Orari botteghino: dal lunedì al sabato 10-13.30 / 16.00-20.00 ; domenica: 16.00-18.00.
Costo dei Biglietti: intero € 28 -/ € 16,00 – ridotto € 13,00
(più € 2,00 di prenotazione e prevendita)

 

Articolo di: Isabella Polimanti

Settimana ricchissima di ottime offerte teatrali sui palcoscenici di Roma.

Debutta oggi, domenica 5 marzo, e rimarrà in scena fino al 12 marzo, un’interessante rilettura di “NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI” di Annibale Ruccello, saggio di diploma di Mario Scandale, allievo regista presso l´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico"; protagonista d’eccezione al Teatro Studio Eleonora Duse sarà Arturo Cirillo, docente dell’Accademia.

Torna, dopo lo straordinario successo registrato di recente al Teatro Cometa Off, “MUMBLE MUMBLE… OVVERO CONFESSIONI DI UN ORFANO D’ARTE” con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli. Un racconto ironico, intimo e irriverente sul rapporto con due figure paterne importanti e ingombranti: Luciano Salce e Vittorio Gassman. Sarà in scena al Teatro Tor Di Nona. Da non perdere.

Per il secondo anno consecutivo torna la rassegna tutta al femminile “UNA STANZA TUTTA PER LEI”, un’iniziativa per raccontare le donne del terzo millennio. Con la direzione artistica di Daniele Salvo, e in collaborazione con Marioletta Bideri e Melania Giglio, la rassegna si svolgerà al Teatro Brancaccino dal 9 marzo al 14 maggio. Saranno otto le attrici che si avvicenderanno negli spettacoli in rassegna. Si comincia, questa settimana, con Michela Andreozzi in “L’AMORE AL TEMPO DELLE MELE”, un viaggio a ritroso per tornare al periodo in cui si iniziano a capire le prime tragiche, irresistibili e divertentissime conseguenze dell’amore. La regia è di Paola Tiziana Cruciani.

Dopo quasi vent’anni, dedicati al cinema e alla televisione torna al palcoscenico Raoul Bova che sarà in scena in coppia con Chiara Francini, al Teatro Ambra Jovinelli, con lo spettacolo “DUE”: un viaggio nei meandri della diversa visione della vita insieme che emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile.

Al Teatro delle Muse sarà in scena la divertentissima commedia di Mimmo Strati “ROMEO E GIULIETTA… PACCAVANO ECCOME!”. Ambientata tra i banchi di scuola dove un gruppo scalmanato di ragazzi e ragazze si trova a dover mettere in scena “Romeo e Giulietta” del Bardo William Shakespeare. Si passerà con disinvoltura dalla magia della poesia e del teatro alla realtà quotidiana fatta di battute e gag, e ai ricordi dolorosi che inevitabilmente il teatro fa riaffiorare.

Al Teatro Ghione continuano con successo le repliche di “SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE” con l’adattamento e la straordinaria regia di Daniele Salvo, e un gruppo di attori di grande talento. Da vedere!

I dettagli, e tutti gli altri spettacoli in scena, qui di seguito.
Buona visione con SaltinAria!


NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI
di Annibale Ruccello
con Arturo Cirillo, Luca Carbone, Giulia Trippetta, Luca Tanganelli, Giulia Gallone, Simone Borrelli, Voce Padre - Giovanni Ludeno
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
foto Davide Giannetti
regia Mario Scandale

Dal 5 al 12 marzo 2017 l´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta Notturno di donna con ospiti, di Annibale Ruccello, saggio di diploma dell’allievo regista Mario Scandale. Arturo Cirillo, docente dell’Accademia, è interprete del saggio nel ruolo della protagonista.

“Annibale Ruccello sosteneva che “Il segno dei travestiti è alla base stessa del teatro popolare campano. Il travestimento più frequente è quello dell'uomo vestito da donna. Le motivazioni alla base sono molteplici [...] il travestitismo corrisponde all'esigenza di far emergere nel momento del rituale tutto il represso quotidiano e quindi l'ermafroditismo.” Da questo pensiero si sviluppa l’ ipotesi di messa in scena, in cui l'Adriana di “Notturno di donna con ospiti” diviene la proiezione del desiderio inespresso di un uomo. Adriana, la donna che l'uomo sogna e desidera essere, è fragile, com'è fragile il sogno di essere qualcosa di diverso da sé. L'irrazionale che affiora dalle pieghe della mente e dalla psiche si palesa nel “suonno” di una tranquilla notte d'estate.
Data la violenza dell'operazione e l’ardire della proposta e del tema, avevo bisogno di un grande interprete a sostenere con me la sfida. Arturo Cirillo mi ha prestato la sua intelligenza e passione d’attore, oltre che il suo amore e la sua conoscenza dell’opera di Ruccello.
Mario Scandale

“Fu più o meno un anno fa che Mario Scandale mi propose di recitare nel suo saggio di diploma, nell’inconsueto ruolo di Adriana di "Notturno di donna con ospiti" di Annibale Ruccello. Il testo lo avevamo letto, insieme ad altri, in una lezione preparatoria alla sua esercitazione del terzo anno; l'idea che un testo di Ruccello entrasse per la prima volta nell'Accademia Nazionale "Silvio d'Amico" di Roma anche per mio tramite e sostegno mi piaceva. Amo molto questo autore, i vari suoi testi che ho portato in scena lo dimostrano, e credo sia giusto che vengano studiati e sperimentati dalla scuola nazionale di teatro. Sperimentati appunto, perché quello che anche mi piacque della proposta di Mario Scandale fu l'arditezza e l'approccio fortemente metateatrale che aveva immaginato di dare alla sua lettura. Quello su cui stiamo lavorando infatti non è una canonica messa in scena del testo di Ruccello, ma una "visione" su di esso. Personalmente ho sempre messo in scena i testi pensando anche molto ai loro autori, e l'autore Ruccello me lo sono praticamente da subito sentito vicino, creandomi una mia idea di lui. La proposta di Mario mi ha fatto pensare a questo mio approccio all'opera di Ruccello, che potrei definire alquanto esistenzialista. Confrontarsi con un giovane regista e con dei giovani attori, con cui condividerò lo spazio del Teatro Studio Eleonora Duse, mi sembra un modo vitale e pratico
di scambiarsi dei saperi e delle esperienze. Come anche sostenere e partecipare attivamente a delle letture diverse che vogliono portare in luce inquietudini e spostamenti dal reale, per me molto presenti nell'opera di Ruccello, sia un modo giusto di pensare all'opera drammatica di un grande autore del teatro italiano, non solo napoletano. Il modo migliore per fare restare vivo un autore, attraverso le molteplici forme che può prendere la messa in scena della sua opera.
Ringrazio Carlo De Nonno per averci permesso di lavorare su questo testo.”
Arturo Cirillo

TEATRO STUDIO “ELEONORA DUSE” - via Vittoria 6, 00187 Roma
Dal 5 al 12 marzo 2017
Orario spettacoli: ore 20, domenica ore 18

Info e prenotazioni: prenotazione obbligatoria (fino ad esaurimento posti) info-line 366 6815543 ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)
Sito web: http://www.accademiasilviodamico.it


FAUST
una ricerca sul linguaggio dell’Opera di Pechino
di Li Meini
basato sul dramma Faust: prima parte di Johann Wolfgang Goethe
traduzione Fabrizio Massini
progetto e regia Anna Peschke
musiche originali composte da Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani, Chen Xiaoman
con Liu Dake, Xu Mengke, Zhao Huihui, Zhang Jiachun
musicisti: Vincenzo Core (chitarra elettrica ed elaborazione elettronica), Wang Jihui (jinghu)
Li Lijing (yueqin), Niu LuLu (gong), Laura Mancini (percussioni)
Giacomo Piermatti (contrabbasso), Wang Xi (bangu)
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione – China National Peking Opera Company
Si ringrazia per la collaborazione l'Istituto Confucio con il patrocinio del Goethe-Institut Mailand

Spettacolo in lingua cinese con sovratitoli in italiano

Dal 7 al 12 marzo al Teatro Argentina il Jīngjù, antichissima forma di teatro cinese, incontra una delle tragedie che più hanno arricchito il patrimonio letterario europeo, il Faust di Goethe. E il contatto tra due mondi così lontani è guidato con maestria dalla regista tedesca Anna Peschke, che riesce nell’impresa di creare una connessione eterea di infinita bellezza e di elevato impatto coreografico e visivo grazie alla fruttuosa collaborazione con la Compagnia Nazionale dell’Opera di Pechino.
Questo delicato scambio tra la cultura teatrale tedesca e le performing arts orientali consente l’interazione di diversi linguaggi scenici, non solo canto e recitazione, ma anche danza, arti acrobatiche e marziali in cui i personaggi, simili alle maschere della Commedia dell’Arte si esprimono in gesti stilizzati e duelli, rimandando alle battaglie dei pupi siciliani, tra archetipi popolari e affascinanti costumi. Il tutto miscelato in uno stile affascinante e commovente con attori, cantanti, atleti e ballerini capaci di un controllo del corpo e di una cura dei gesti che sfiora la perfezione e suggerisce nuovi, possibili sensi alla tragedia di Goethe. Così, seguendo il flusso magico di questa rappresentazione, si farà la conoscenza di un mondo lontano, un modo per osservare un classico con occhi differenti.
Lo spettacolo è una sfida importante affidata alla giovane Anna Peschke e a un gruppo di altrettanto giovani interpreti cinesi accompagnati da un ensemble musicale composto da musicisti italiani e cinesi, che eseguono un repertorio musicale originale composto da Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani e Chen Xiaoman. «Lì dove l’Occidente perde la parola – annota la regista Anna Peschke – può entrare in gioco l’espressività rituale dell’Oriente; dove la rigidità della tradizione orientale si farà scalfire emergeranno pieghe di senso e di espressività rivitalizzanti per la comprensione contemporanea. Il mio progetto si confronta con Faust di Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), di cui qui si indaga la prima parte. Pubblicato per la prima volta in Germania nel 1808, è considerato un capolavoro fondamentale della letteratura tedesca. Tradotto per la prima volta in cinese grazie al lavoro di Guo Moruo (1892-1978) solo nel Novecento è stato diffuso come testo di letteratura occidentale, studiato nelle università, e ha raggiunto il grande pubblico. Come regista – prosegue – la mia sfida risiede nel lavorare con gli attori della China National Peking Opera Company: questi performer possono raccontare un’intera storia con i movimenti, attraverso la danza e le azioni. Tra le peculiarità dell’educazione dell’Opera di Pechino, c’è infatti l’insegnamento della facoltà di comunicare grazie al corpo e al gesto, senza ricorrere all’uso della parola. Il testo, in lingua cinese, è stato rielaborato in collaborazione con la drammaturga Li Meini che ha scritto i versi in Jīngjù mandarino poetico. Il mio obiettivo è stato quello di interpretare il capolavoro di Goethe lavorando in stretto contatto con gli attori dell’Opera di Pechino alla ricerca di una performance sperimentale e interculturale, facendo interagire diversi linguaggi scenici».
Questa nuova forma e questa estetica orientale presentano un’opera nota come Faust in un contesto innovativo, offrendo nuove prospettive per una storia senza tempo. Un passo in avanti verso una forma contemporanea di Jīngjù che si apre a moderne influenze e a tematiche del nostro tempo. Infatti, il personaggio di Faust simboleggia l’archetipo dell’uomo contemporaneo che in nome del proprio piacere e per avidità, sottomette e sfrutta la natura e le persone, noncurante della miseria e della distruzione che genera. Mefistofele induce Faust in tentazione con seducenti promesse di gioventù, amore e piaceri, ma Faust sceglie in piena consapevolezza e responsabilità. Un’esperienza creativa toccante e stimolante, un’analisi e un’elaborazione attenta di un tema significativo, profondo e illuminante, che costituisce un’esplorazione artistica completamente nuova per una squadra formata da artisti occidentali e cinesi. Un incontro fra musica composta da un autore cinese, su modalità melodiche tradizionali, e musica composta da autori italiani.
Lo spettacolo si inserisce nel percorso tematico Mondi in scena cominciato dalla Bulgaria con Carmen Collection e continuato con il Teatro Noh dal Giappone, e ancora l’Ecole des maîtres 2016 diretta dalla regista brasiliana Christiane Jatahy, Harbour40 reading di frammenti di testi inediti commissionati dall’Unione dei Teatri d’Europa, per approdare al Festival Asiatica, panoramica sul cinema asiatico.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Dal 7 al 12 marzo 2017
Orari spettacolo: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA - Sala Squarzina - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


MUMBLE MUMBLE…
OVVERO CONFESSIONI DI UN ORFANO D’ARTE
"Narrazione impudica di due funerali ...e mezzo"
di Emanuele SALCE e Andrea PERGOLARI
con Emanuele SALCE e Paolo GIOMMARELLI
Regia Timothy Jomm
Distribuzione Altra Scena
Foto Di Scena Dania Martino
Costumi Giulia Elettra Francioni
Grafica E Materiali Compagnia Della Corte
Produzione Stardust Srl

Dopo oltre duecento repliche e sei anni di applausi e apprezzamenti dalla critica nazionale torna in scena Mumble Mumble - Confessioni di un orfano d'arte, racconto ironico, dissacrante, intimo e coraggioso di Emanuele Salce. Dal 7 al 12 marzo lo spettacolo è in scena al Teatro Tordinona per narrare impudicamente le vicende di due funerali e mezzo (e le gesta dei protagonisti che in quei giorni si distinsero...).
Nel primo racconto si narra il giorno del funerale di suo padre Luciano, quando aveva poco più di vent'anni e, reduce da una nottata di eccessi etilici, si trovò a dover gestire da solo l'accadimento affrontando, nelle condizioni peggiori, una realtà a lui sconosciuta ed assai scomoda fra para-parenti a caccia di lascito, addetti alle onoranze funebri che lo inseguivano con cataloghi di bare e la ragazza per cui spasimava che non gli si concedeva.
Nel secondo, si rivive il giorno della scomparsa di Vittorio Gassman, marito di sua madre, episodio vissuto da trentenne più lucido e consapevole, in cui si assiste ad un vero e proprio Carnevale del sacro e del profano, fra autorità politiche improbabili e presenzialisti d'ogni risma, dolori veri e presunti, per concludere il tutto con la semifinale degli Europei del 2000 Olanda - Italia con scene da stadio.
Nel terzo (metaforicamente) il suo: vissuto attraverso l'incontro con una bionda australiana e una défaillance occorsagli in un museo di Sydney, con un finale in crescendo, fino a giungere ad una vera e propria liberazione non solo simbolica.
A fare da contraltare in scena lo spettatore-regista Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore della confessione, passando con candida disinvoltura da Achille Campanile a Petrarca fino ad un para-trattato di gastroenterologia.
Il racconto conclusivo dello spettacolo, scritto insieme ad Andrea Pergolari, narra dell'incontro tra il protagonista e una bionda australiana, seguito da un'imbarazzante defaillance che ha catturato l’attenzione di Sandro Veronesi che, nel suo ultimo romanzo “Terre rare” scrive: “La storia narrata nel capitolo dieci della prima parte non è farina del sacco dell’autore, è una cover dello strepitoso monologo autobiografico di Emanuele Salce contenuto nel suo spettacolo intitolato Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte (di E. Salce e A. Pergolari). Oltre al ringraziamento per il permesso di rielaborarla, l’autore gli rivolge tutta la propria ammirazione”.

TEATRO TORDINONA - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 7 al 12 marzo 2017
Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


Marioletta Bideri per Bis Tremila srl presenta
UNA STANZA TUTTA PER LEI
Rassegna teatrale per immaginare il femminile del terzo millennio
Direzione artistica Daniele Salvo
In collaborazione con Marioletta Bideri e Melania Giglio

Era da tanto tempo che desideravo creare un evento dedicato alle donne, trovare un luogo dove le attrici più note (e anche le più giovani) potessero esprimere il loro talento raccontando con dei reading, con il canto, con monologhi e attraverso brani di letteratura, l’universo femminile. Volevo si potesse fare un viaggio nel cuore, nella mente, nelle emozioni delle donne, che riuscisse a parlare alla pancia degli spettatori.
Da questa idea e dalla collaborazione con Daniele Salvo e Melania Giglio nasce la rassegna “Una stanza tutta per lei”, che al Teatro Brancaccino vede la sua terza edizione.
A conclusione della rassegna ci sarà un concorso dedicato a 16 attrici, che potranno presentare venti minuti di storie inedite. Alla vincitrice, decretata da una giuria di addetti ai lavori, verrà assegnato un piccolo contributo per la realizzazione dell’intero spettacolo.
“Una stanza tutta per lei” non vuole essere soltanto un format teatrale, ma anche un mezzo per far conoscere e sostenere le tante ONLUS e Associazioni che lavorano ogni giorno per aiutare le donne in difficoltà.
(Marioletta Bideri)

Per il secondo anno consecutivo siamo orgogliosi di presentare questa rassegna tutta al femminile. Otto attrici, otto donne che cercano incessantemente una nuova identità. L’essenza delle donne del terzo millennio.
Due sono le grandi rivoluzioni che vedremo in questo nuovo secolo appena iniziato: la rivoluzione tecnologica e la rivoluzione femminile. La prima si sta affermando con più facilità, poiché è una rivoluzione "strumentale", "funzionale", anche se credo che pochi si rendano conto di quanto essa muterà nel profondo le nostre categorie etiche, mentali e culturali.
La rivoluzione femminile sarà più lenta, contrastata e sofferta. Ma è un'onda anomala che non si può fermare. Alle donne verranno affidati sempre più spesso ruoli di responsabilità e di potere. Le donne del terzo millennio non saranno mai più quelle che noi abbiamo conosciuto. Tentare di frenare quest'onda è demenziale, anacronistico, ottuso.
Cos'hanno da dire gli uomini a questo proposito? Sono evidentemente spaventati e confusi. Sono evidentemente in crisi di identità. Ma qualche domanda dovremo pur farcela.

Come ci immaginiamo le donne del terzo millennio? Cosa sarà essere madri? Cosa significherà avere il potere? Come fermeremo lo scempio del femminicidio? Come sarà il loro mondo emotivo? Quali nuovi linguaggi inventeranno? E noi uomini? Come resteremo loro accanto? Come verremo cambiati da tutto questo?
Al Teatro Brancaccino di Roma esploreremo possibili risposte a queste domande, attraverso storie drammatiche, attraverso sogni di resistenza, attraverso il potere rivoluzionario di una risata. Lo faremo grazie ad artiste di solida formazione ma di provenienze diversissime. Otto weekend, da marzo a maggio, dedicati a otto attrici, a otto donne straordinarie. Saranno loro a condurci per mano in questo nuovo, affascinante viaggio.
Una grande novità di questa seconda edizione romana è rappresentata dal concorso “L’alba che verrà, 16 attrici per raccontare le nuove voci del terzo millennio”. Sarà un’occasione unica per dare voce a proposte di drammaturgia contemporanea inedite e a nuove interpreti che sapranno raccontare con occhi acuti e freschi il femminile nostro contemporaneo. Al testo e all’attrice vincitori del concorso verrà assegnato un piccolo contributo alla produzione e la possibilità di essere inseriti nella prossima edizione della rassegna.
(Daniele Salvo)

Michela Andreozzi in
L’AMORE AL TEMPO DELLE MELE
regia Paola Tiziana Cruciani
uno spettacolo di Michela Andreozzi, Paola Tiziana Cruciani e Giorgio Scarselli
musiche dal vivo Alessandro Greggia

Dopo il successo di “A letto dopo Carosello” una sorta di "primo tempo" del suo esilarante e tenero viaggio nella memoria collettiva, Michela Andreozzi è pronta ad accompagnarci ancora una volta indietro nel tempo, in quel momento in cui, a nostre spese, abbiamo iniziato a capire le prime tragiche, irresistibili e divertentissime conseguenze dell’amore.
Ti vuoi mettere con me mantiene la stessa formula del varietà, con canzoni dal vivo e il coinvolgimento del pubblico, come se fosse un vecchio amico. Ma quest'anno c'è di più: Azzurra Doff Bolazzi e altri nuovi personaggi faranno capolino sul palco.
«Dreams are my reality…». Era il tempo delle mele, il sabato pomeriggio, una palla di specchietti girava sul soffitto del salotto: poche coppie dondolavano al centro della stanza. Lei gli teneva le mani sulle spalle, lui le teneva a pinza sui fianchi e tutte le mani erano sudate. Poi arrivava qualcuno con una scopa e la coppia scoppiava fino al lento successivo. Sul sesso circolavano poche notizie e annosi quesiti restavano insoluti: “Si può rimanere incinta con un bacio?”. Le confuse spiegazioni dei genitori riuscivano solo ad alimentare i dubbi… Non restava che scrivere alla Posta del Cuore.
L’adolescenza e la cameretta, il diario, il telefono, la gita scolastica e il primo amore: indimenticabili, drammatici e involontariamente esilaranti momenti che hanno segnato la vita di ciascuno di noi. Ma come siamo diventati?
Ma siamo davvero cambiati? E se potessimo per un attimo tornare indietro a quell’incantevole istante in cui non eravamo né carne né pesce, ma in cui tutto stava per accadere?

TEATRO BRANCACCINO - Via Mecenate 2, Roma
Dal 9 al 12 marzo 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Raoul Bova e Chiara Francini in
DUE
di Miniero e Smeriglia
regia di Luca Miniero
Aiuto Regia Paola Rota
Disegno Luci Daniele Ciprì
Scenografia Roberto Crea
Costumi Eleonora Rella

Raoul Bova e Chiara Francini saranno in scena dal 9 al 26 marzo al Teatro Ambra Jovinelli, protagonisti dello spettacolo DUE, scritto da Miniero e Smeriglia. Una scelta significativa per Bova, che ritorna al palcoscenico dopo quasi vent’anni, dedicati al cinema e alla televisione. Regista è lo stesso Luca Miniero, al suo esordio teatrale, dopo i successi sul grande schermo.
La scena è una stanza vuota. L'occasione è l'inizio della convivenza che per tutti gli essere umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l'immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.
(Luca Miniero)

DUE sarà poi in a tournée fino al 7 maggio ed è una produzione di Michele Gentile per la Compagnia Enfi Teatro.

TEATRO AMBRA JOVINELLI - Via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
9|26 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 11 marzo doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: telefono 06 83082620 - 06 83082884
Sito web: www.ambrajovinelli.org


Massimo Dapporto Tullio Solenghi
QUEI DUE
Staircase - Il sottoscala
di Charles Dyer
adattamento Massimo Dapporto
scene Massimo Bellando Randone
costumi Moris Verdiani
musiche Brentmont
regia Roberto Valerio

Una splendida commedia sull’amore.
Un amore che dura per tutta una vita.
Un amore fatto di attenzioni, di cure reciproche, di affetto; e naturalmente di continui litigi, ripicche, dispetti e plateali scenate.
Un vero amore.
Un amore omosessuale.
Protagonisti due uomini di mezza età, Charlie e Harry, di professione barbieri.
Harry e Charlie sono una coppia di barbieri omosessuali “intrappolati” da circa trent’anni in una barberia londinese situata in un sottoscala dove hanno condiviso gran parte delle loro irrisolte vite; un sottoscala dagli echi dostoevskiani in cui i protagonisti si torturano reciprocamente senza sosta incapaci di risparmiarsi l’un l’altro fino allo sfinimento, in una quotidianità paralizzante e asfissiante come l’odore di gas che fuoriesce dalla vecchia caldaia e che appesta l’aria del loro negozio.
Stanchi della solita routine e delle dinamiche ripetitive e frustranti che caratterizzano la loro vita e la loro relazione, i due uomini si dilaniano a vicenda con incessanti litigi, velenosi battibecchi, ingiurie crudeli e subdole ripicche, infliggendosi in tal modo inutili e continue sofferenze. Eppure Harry e Charlie sono legati indissolubilmente e disperatamente l’uno all’altro da decenni. È forse proprio quell’amore ormai lacero e stantio, ma ancora capace di accendersi e dispiegarsi con calore, l’unica cosa in grado di restituire un senso alla loro tragicomica parabola esistenziale. E così continuano, malgrado tutto, a prendersi teneramente cura l’uno dell’altro forse perché la solitudine è un abisso troppo oscuro e doloroso in cui sprofondare.
Harry è una civetta effeminata e suscettibile che mal sopporta i segni impietosi impressi dal tempo sul suo corpo: incapace di accettare un’improvvisa e irreversibile calvizie, cerca di occultarla con un ridicolo turbante arrotolato intorno al capo. Per compensare un forte istinto materno inappagato e inappagabile, ricopre il compagno di amorevoli e soffocanti attenzioni accolte senza entusiasmo né gratitudine da quest’ultimo che, non si lascia mai sfuggire l’occasione per schernirlo e umiliarlo.
D’altro canto Charlie è un pavone consumato dal narcisismo, un attore fallito che millanta di aver goduto di una certa fama nel mondo dello spettacolo, in un passato ormai lontano e che vive nell’anonimato, ormai da decenni, al fianco di Harry. Da giovane è stato sposato, probabilmente per tentare di sottrarsi al senso di inadeguatezza e di imbarazzo procurati da un’omosessualità accettata con fatica e per cui continua a provare vergogna, tanto da non riuscire ancora a confessarsi con la decrepita e disprezzata madre, abbandonata (assecondando un malcelato istinto punitivo) in un’orrenda casa di riposo. Sorte che non disdegnerebbe di riservare anche all’inferma madre di Harry la cui presenza incombe al piano di sopra. Ha inoltre una figlia mai conosciuta che sta per fargli visita.
Su tutta la commedia incombe l’ombra di un processo che Charlie dovrà affrontare per sospetto di omosessualità e per atti osceni in luogo pubblico.
Quello di Harry e Charlie è un amore consumato clandestinamente in un oscuro “sottosuolo”, emblema di una felicità sacrificata, di un’esistenza votata alla dissimulazione e alla vergogna, sullo sfondo di una società omofoba, quella dell’Inghilterra degli anni sessanta, che sorveglia e punisce (per dirla con Foucault) gli omosessuali con pene severe.
Una società inchiodata al giogo dell’oscurantismo, in cui essere omosessuale significava rischiare il carcere o la castrazione chimica. Una società intollerante e autoritaria che esercitava un coercitivo e arbitrario potere sui destini individuali, fissando lo scarto tra il bene e il male, intromettendosi con ingiustificabile violenza nella vita privata dei singoli, vagliandone i sentimenti, le pulsioni, i desideri e sentenziando sulla loro legittimità.
Due esistenze castrate, mortificate e offese quelle di Harry e Charlie, come quelle di moltissimi altri omosessuali dell’epoca, perseguitati da una legge obsoleta che si perde nel tempo: il Buggery act adottata in Inghilterra per la prima volta nel 1533 e abolita soltanto nel 1967.
(La stessa legge da cui fu perseguitato nel 1895 il celebre scrittore poeta e drammaturgo Oscar Wilde -processato e poi rinchiuso in carcere per due anni- divenuto poi l’emblema della lotta di liberazione degli omosessuali tanto da essere invocato da Charlie nel testo come una sorta di divinità propizia e protettrice. Quella stessa legge poi che non può non riportare alla memoria la tragica fine dello scienziato inglese Alan Turing, il quale, nonostante avesse contribuito con le sue invenzioni a determinare la sconfitta della Germania nazista nel secondo conflitto mondiale, dopo la guerra fu condannato per omosessualità nel suo paese e sottoposto ad una abietta castrazione chimica nel 1952 che lo spinse a togliersi la vita due anni più tardi.)
Senza compromettere la dirompente e amara comicità della commedia, pubblicata nel 1966 e rappresentata per la prima volta nello stesso anno con la regia di Peter Hall, Dyer mostra anche un tetro spaccato della società inglese a lui contemporanea, affrontando tematiche allora scabrose e oggi ancora attualissime.
In un esilarante e spietato confronto quei due nel giro di una notte si confesseranno per la prima volta in trent’anni. Con un’ironia pungente dal sapore amaro e crudele, si racconteranno sviscerando senza riserve il proprio doloroso vissuto, mostrandosi nudi in tutta la loro sincera, grottesca, fragile, arresa e sopraffatta umanità, per ritrovarsi infine, uniti nella consapevolezza di non poter sopravvivere in solitudine alle molteplici miserie che li tormentano.
Roberto Valerio

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - via delle Vergini, Roma
Dal 7 al 19 marzo 2017
Orari Spettacoli: da martedì a sabato ore 21 / domenica ore 17, giovedì 9, mercoledì 15 marzo ore 17, sabato 18 marzo ore 17 e ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


Sergio Assisi
Luigi Di Fiore| Francesco Procopio
Fabrizio Sabatucci | Beatrice Gattai
L'ISPETTORE DRAKE E IL DELITTO PERFETTO
di David Tristram
musiche originali LOUIS SICILIANO ALUEI-Edizioni musicali GDM Music
scenografia ROBERTO CREA | disegno luci FRANCESCO ADINOLFI
costumi e grafica MIRJANA PANOWSKY |aiuto regia PINO L’ABBATE
foto MARINA ALESSI | produzione esecutiva LUCILLA DE ROSA
distribuzione GIANPIERO MIRRA | ufficio stampa SILVIA SIGNORELLI
adattamento e regia Sergio Assisi

Quando un genio decide di commettere un delitto, il piano che mette in pratica per portare a termine il suo progetto è a prova di errore.
Ma è anche a prova di idiota?
L’Ispettore Drake e il suo fido aiutante Plod si ritrovano a dover affrontare la più grande sfida delle loro carriere: risolvere un misterioso e intricato delitto. E quando diciamo intricato, intendiamo proprio intricato, intricato come… come una cosa molto intricata, per intenderci.
Chi è il misterioso dottor Short? E perché ha sposato un facocero? E’ stato lui ad uccidere la sua quarta moglie o è stata la sua quarta moglie a uccidere lui? Ha veramente due figlie di nome Sabrina o una delle due mente? Che ci fa il Papa nel bosco? Ma soprattutto, perché c’è un lampione in salotto?
Queste sono solo alcune delle tante domande a cui l’ispettore dovrà dare una risposta.
Personaggio surreale al servizio di un thriller surreale, l’Ispettore Drake racchiude in sé tutti i luoghi comuni del detective esasperati all’ennesima potenza, fino ad ottenere una miscela esplosiva e irresistibilmente comica. La sua lampante incompetenza, malcelata da un atteggiamento serioso e goffamente beffardo, è resa ancora più esilarante dall’accoppiata con il sergente Plod, il peggior assistente che un detective possa desiderare di avere al suo fianco quando si sta indagando su un omicidio!
In questa fortunata commedia inglese si alternano continue e inaspettate gag e innumerevoli colpi di scena, trascinando lo spettatore in un universo goliardico dove tutto, ma proprio tutto può accadere, e dove ciò che è incredibile diventa magicamente plausibile.

Note di regia
Lo spettacolo nasce dalla volontà di rappresentare qualcosa di nuovo e di classico nello stesso momento.
Una commedia inglese dall’inconfondibile humor surreale, che si amalgama con la comicità nazional popolare.
L’idea è quella di dar vita a personaggi dichiaratamente eterogenei per dialetto. Dal napoletano al milanese, passando per il romano. Una sorta di spettacolo multietnico, che prova a sfruttare le comicità regionali, sulla base di una provata e internazionale ironia british.
Protagonista della storia non è un “semplice” delitto da risolvere, ma il gioco complesso e matematico del teatro nel teatro, l’abbattimento della quarta parete, e finzione che si mischia a realtà.
Attori che escono fuori dal personaggio e personaggi che giocano ad essere attori.
L’ambientazione classica di un salotto inglese, ma ricco di elementi folli, porta lo spettatore fin dall’inizio in una nuova dimensione, resa confortevole dalle più classiche trovate sceniche.
Una prima esperienza di regia teatrale, ambiziosa ma non troppo, con la quale provare a creare un nuovo stile identificativo.
Può la stupidità vincere sul genio del male? Può il genio prendersi gioco del comune essere umano senza pagare le conseguenze della propria vanità?
(Sergio Assisi)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
Dal 7 al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


L’ORA DI RICEVIMENTO
Banlieue
di Stefano Massini
Con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani
Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori,
Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
Scenografia Marco Rossi
Costumi Andrea Cavalletto
Musiche originali Luca D’Alberto
Voce cantante Federica Vincenti
Luci Simone De Angelis
Regia Michele Placido
Produzione TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Nella classe del professor Ardeche anche il menù è guerra tra religioni

Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie. Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell'esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell'area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest'anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un'ora, dalle 11:00 alle 12:00 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l'intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardeche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all'avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell'esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.

Note di regia
Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Per questo, dopo l’avventura di 7 minuti, che con lo stesso Massini ho adattato per farne un’opera cinematografica, ho accettato con entusiasmo la proposta del Teatro Stabile dell’Umbria, nella figura di Franco Ruggieri, di essere regista a teatro di un altro lavoro di Massini, L’ora di ricevimento. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti. L’ora di ricevimento racconta, infatti, con verità e ironia, l’incontro–scontro culturale, sociale e religioso tra le famiglie di una classe di bambini delle periferie delle metropoli europee e un Professore attento e partecipe alla crescita culturale dei suoi allievi, ma che, nel percorso dell’anno scolastico cui assistiamo, si trova a mettere in discussione il modello educativo di una classe intellettuale borghese sempre più spiazzata dai cambiamenti epocali della recente storia contemporanea.
Per il ruolo del Professore ho voluto come compagno di viaggio Fabrizio Bentivoglio, un artista di rara intensità e sensibilità con cui ho già collaborato in due miei film come regista: Un eroe borghese e Del perduto amore. Con Stefano Massini e con Franco Ruggieri abbiamo subito pensato che Fabrizio fosse l’interprete ideale per questo ruolo raro per la drammaturgia italiana. A completare il cast la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria che vede tra gli altri il “professorino” di Francesco “Bolo” Rossini, Balkissa

Maiga già tra le interpreti di 7 minuti, e Marouane Zotti che aveva recitato in Lehman Trilogy di Massini con la regia di Luca Ronconi. La possibilità di contribuire al percorso di crescita di un cast di giovani ha reso ancora più stimolante quest’avventura.
Ho sempre pensato a un teatro d’ensemble, in cui gli attori diventino parte del progetto sia nella costruzione dei personaggi, sia facendo ricerche sulle abitudini e i costumi, non solo sul proprio personaggio, ma indagando anche su tutti gli altri. Insomma, devono diventare collaboratori stretti, preziosi, non subendo il ruolo del regista, ma diventando corpo unico con lui, dal primo attore al più giovane.

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 7 a domenica 26 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €
Riduzioni e agevolazioni a norma di legge
Durata: 2 ore senza intervallo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216, Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


SCANNASURICE
di Enzo Moscato
Con Imma Villa
Scena Roberto Crea
Suono Hubert Westkemper
Musiche originali Paolo Coletta
Costumi Daniela Ciancio
Disegno luci Cesare Accetta
Regia Carlo Cerciello
Produzione ELLEDIEFFE
TEATRO ELICANTROPO ANONIMA ROMANZI

Carnale, ironica rabbiosa, sperduta e tenerissima

Scannasurice è il testo che nel 1982 segnò il debutto di Enzo Moscato come autore e interprete. Oggi con questa straordinaria interpretazione di Imma Villa è diventato un piccolo classico aggiudicandosi il Premio della Critica 2015 come Miglior spettacolo.
Scannasurice è una misteriosofica discesa agli inferi, come la definisce l’autore stesso, che attraversa la ferita della napoletanità. Racconta un terremoto metaforico, quello legato alla precarietà dettata dalla perdita di futuro in seguito al terremoto del 1980, ma anche quello esistenziale profondo che attraversa il protagonista. Scannasurice fa la vita, “batte”.
È un femminello dei Quartieri Spagnoli che vive in una sorta di stamberga, piena di cianfrusaglie e buste di immondizia; che parla con i topi con cui ha un rapporto di amore-odio e che rappresentano i napoletani; senza un’identità sessuale, metafora di incompletezza e inadeguatezza come solo i femminelli di Moscato sanno essere, creature mitologiche, quasi magiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’alternanza di ritmi e di sonorità rendendo un testo ed uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola profondamente affascinante.
Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982, il secondo, su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Di una morte simbolica comunque si tratta, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 8 a domenica 19 marzo 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


L'Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta
PER SEI DOLLARI L'ORA
Liberamente ispirato a “Pulp” di Charles Bukowski
regia di Alessandro Di Murro
con Laura Pannia, Alessio Esposito, Lorenzo Garufo, Bruna Sdao, Amedeo Monda, Jacopo Cinque.
Scenografia Benedetta Petrilli, Costumi Ginevra Angiuli
Aiuto Regia Cristiano Demurtas, Prodotto da Gruppo della Creta

“Costa così poco morire? Cosa succede se si mettono insieme su di un palcoscenico: sigarette, cosce, piume rosse, Bukowsky, Mia Wallace,Guy Ritchie, l'ispettore Hartigan, M.I.B., Humphrey Bogart, The Snatch, Louis Ferdinand Auguste Destouches , Space Invaders, Tarantino, Verdi e Nick Belane? Bé semplice! Avrete un'epopea di un Ulisse in canottiera e birra in lattina che cerca di orientarsi nel mare di una moderna e squallida Hollywood che altro non è che il mondo intero. Cioè...Per sei dollari l'ora”

Ebbene si, ci troviamo a Hollywood. Inizio anni '90. Nick Belane è un detective privato a corto di clienti che vive e lavora a Los Angeles sommerso dai debiti accumulati con le scommesse sui cavalli. Le cose cambiano il giorno in cui la Signora Morte si presenta da lui per chiedergli di trovarle Celine, lo scrittore francese autore di Viaggio al termine della notte. Belane accetta il caso e comincia a indagare. Da qui in poi le cose inizieranno a prendere una brutta piega per il protagonista che tra donne che si trasformano in alieni e strozzini che lo minacciano di morte, sarà sul punto di perdere di vista la cornice in cui è rinchiuso il fumetto dalla sua vita. Un grande, piccolo pastiche di musiche e parole, un cocktail dalle tinte brillanti dove, come in un film di Jean-Pierre Melville o in un più recente Tarantino, i personaggi non entrano in scena ma si manifestano; dove il grottesco va di pari passo con il realismo; e dove il gioco sui “generi” diventa un modo per analizzare l'uomo contemporaneo, uno strumento per poterlo scomporre e mostrarlo nei suoi minimi termini.

Bukowski scrive Pulp a pochi mesi dalla sua morte, utilizzandolo come escamotage per affrontarla e per ridere di lei. Come ha fatto per tutta la sua vita, sublima le paure e le sozzure del mondo che lo circonda con la sua penna, con le sue storie ma soprattutto con i suoi personaggi. È Nick Belane il protagonista di Per sei dollari l'ora, l'investigatore privato più dritto di LA. Belane è ciò che è rimasto dell'eroe americano, dopo essere stato masticato e rigurgitato dal cinema, dal fumetto e dalla tv spazzatura. All'ombra livida e smunta di una Hollywood polverosa come un motel d'autostrada, gli altri personaggi appaiono sulla scena per entrare in contatto con Belane, centro gravitazionale di un mondo dai confini labili, destinato a dissolversi. Da Celine a Burton, da Hal Grovers a Jennie Nitro, passando per il Passero Rosso, i personaggi sono tutte proiezioni del protagonista e sfilano davanti al pubblico come in un carrozzone imbastardito di maschere dai calzini spaiati. Come l'amore, che è un alieno che viene dallo spazio, incomprensibile, inafferrabile e multiforme creatura che non può fare altro che lasciare questo pianeta. E su tutti svetta, sui suoi vorticosi tacchi a spillo, Lei, la “Signora Morte” che controlla sempre le azioni funamboliche dei suoi burattini. Infine la letteratura stessa che si cela dietro ogni personaggio, ogni citazione, vena pulsante del testo.

“Quando si deve adattare in forma teatrale un romanzo è fondamentale il senso dell'equilibrio. Credo che ci si approcci, nei confronti di una storia, come un funambolo si approccia a un filo, bisogna saper disporre pazientemente pesi e contrappesi che rendano gradevole la narrazione senza dover snaturare l'impostazione iniziale dell'autore.”
cit. del drammaturgo Silvio Bambagiotti

Così come Pulp, testo dal quale è stato tratto il presente adattamento, si presenta come un insieme di stilemi diversi, allo stesso modo i brani che vanno a costituire il commento musicale di Per sei dollari l'ora spaziano attraverso le numerose possibilità espressive del chitarrista/barista, impegnato a descrivere mediante il suo strumento d'elezione i personaggi che gli passano davanti agli occhi; a fare da contrappeso al suo punto di vista si trova la radio, unica finestra sull'indifferente mondo esterno, interlocutore non richiesto, inascoltata coscienza della storia della musica del secolo passato messa a disposizione di ascoltatori ai quali, con le parole di Bukowski, suoni la grande musica dei secoli, ma loro non ascoltano.
cit. del compositore Enea Chisci

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de' Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 7 al 12 marzo 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


MATTEO 19,14
LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME
di Lorenzo Gioielli
Regia Riccardo Scarafoni
Scene: Emanuela Cignitti
Luci: Giacomo Cursi
Scenotecnica: TNT Srl
Costumi: Lisa Sorone
Aiuto Regia: Leonarda Imbornone
Assistenti alla Regia: Diego Tricarico e Veronica Benassi
Foto e Video: Patrizio Cocco
Fumetto: Isabella Manara

Torna al Cometa Off di Roma dal 7 al 12 marzo 'Matteo 19,14' il testo di Lorenzo Gioielli portato in scena da Riccardo Scarafoni e Veruska Rossi (regia dello stesso Scarafoni) che già lo scorso anno ha riscosso un grande consenso di pubblico e critica. Torna e lo fa a modo suo, mai uguale a se stesso. Quest'anno con un'ambizione in più, uscire dal teatro, entrare nelle case e arrivare alle coscienze soprattutto dei più giovani. E per questo affida il messaggio ad un linguaggio diretto e immediato come quello del fumetto grazie alla matita della giovanissima Manara.
La prima il 7 marzo ma a disposizione dei giornalisti gli accrediti per tutta la durata dello spettacolo. Perché 'Matteo 19,14' è uno schiaffo alle coscienze, è un esempio di teatro civile in una città negli ultimi tempi tanto distratta quanto ripiegata su se stessa.

Roma, 1 marzo
Due perfetti sconosciuti e una storia da raccontare. Due vite fatte incontrare per caso dal destino. Eppure è proprio il destino il nemico al quale non arrendersi. Perché c'è una partita da giocare, la posta in gioco una vita. E va vinta a tutti i costi. Bisogna solo decidere quanto si è disposti a barare. Fin qui i personaggi. Perché gli attori, Riccardo Scarafoni e Veruska Rossi - in scena al Cometa Off di Roma con "Matteo 19,14. Lasciate che i bambini vengano a me" (scritto da Lorenzo Gioielli e diretto dallo stesso Scarafoni) dal 7 al 12 Marzo - non barano di certo. Anzi. E' con tutto il loro bagaglio di umanità, di dolore e di verità che si porgono al pubblico. E non potranno fingere nemmeno gli spettatori che, alla fine, saranno chiamati dalle coscienze a rispondere ad un semplice quesito: quale crimine siete disposti a compiere per salvare chi amate?
Lo spettacolo torna al Cometa Off dopo il grande successo dello scorso anno e lo fa con lo stesso coraggio di guardare dritto negli occhi lo spettatore per costringerlo a guardarsi dentro. Uno spettacolo che prende a schiaffi le coscienze per svegliarle da quel torpore che sembra averle anestetizzate e rilegate ad esprimersi solo attraverso un ‘mi piace’ molto social e poco sociale. Torna per fare un passo avanti, uscire dal teatro e parlare ai più giovani troppo spesso lontano dai palcoscenici. E lo fa con un fumetto affidando alla matita di Isabella Manara il compito non solo di raccontare la storia ma soprattutto di trasmettere il messaggio, di arrivare alle coscienze e di catturare l’attenzione di un pubblico più giovane solo apparentemente distratto ma che una volta coinvolto sa essere uno straordinario traino per la società.
Un uomo e una donna s’incontrano per caso, in un bar. E’ sera, la donna ha un appuntamento, tanto misterioso quanto fondamentale, ma è arrivata in ritardo. Ha un mancamento. L’uomo, un semplice avventore, si affretta a soccorrerla, ne ascolta la storia, ne rimane turbato, spaventato: la donna è lì per compiere un atto talmente immorale da essere insopportabile. Tuttavia, l’uomo non può fare a meno di comprendere la strada che la donna ha scelto di percorrere. Fra i due nasce un’affettuosa complicità, ma nulla è quel che sembra.

TEATRO COMETA OFF - via A Luca Della Robbia 47 (Testaccio), Roma
Dal 7 al 12 marzo 2017 
Orario Spettacoli : dal martedì al sabato ore 21 - domenica ore 18
Prezzo Biglietti : Intero euro 12,50 (+ 2,50 euro tessera Cometa Off) - Ridotto euro 10 + (+ 2,50 euro tessera Cometa Off)

Info e prenotazioni: telefono 06-57284637
Sito web: www.cometaoff.it


Max Giusti
CATTIVISSIMO MAX!
scritto con Marco Terenzi e Giuliano Rinaldi

Essere “Cattivissimi” secondo Max Giusti è l’unico modo per riuscire ad esorcizzare questa attualità che si presenta sempre più inestricabile e bislacca!
Uno spettacolo pieno di personaggi che Max interpreta per prendere in giro l’assurda realtà che ci circonda: da Maria De Filippi e i suoi successi televisivi, a Maradona tornato in Italia per festeggiare i successi del Napoli, allo chef Antonino Cannavacciuolo e al grande mito della musica pop Elton John!
Ma saranno moltissimi i personaggi che si alterneranno sia in video che live!
Max sarà “Cattivissimo” in primo luogo con la sua città: Roma!
Una città in completa involuzione che Max, sempre con il sorriso sulle labbra, prende bonariamente in giro e alla quale offre una soluzione definitiva: Lotito sindaco di Roma!
Parallelamente alla tournée taetrale, che concluderà questa prima fase il 22 Aprile a Bari, continua la sua fortunatissima esperienza su Canale 9 con altre puntate del game show Boom ( fino a Maggio) che registra ogni giorno un incremento di ascolti da record per il canale del gruppo Discovery.

TEATRO OLIMPICO - piazza Gentile da Fabriano 17, Roma
dal 7 al 12 Marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 326 5991
Sito web: www.teatroolimpico.it


Nadia Rinaldi e Walter Croce in
GENTE DI FACILI COSTUMI
di Nino Manfredi e Nino Marino
Regia Walter Croce

In una società come la nostra hanno ancora valore l’onestà, la dignità e il rispetto delle persone? La risposta la troverete nella commedia Gente di facili costumi in scena al teatro Tirso de Molina di Roma dall’’8 al 26 marzo con due straordinari interpreti: Nadia Rinaldi e Walter Croce.
Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, Gente di facili costumi è considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti portato nei teatri italiani negli ultimi anni.
«È una pièce brillante e piena di ritmo», spiega Walter Croce, regista e protagonista dello spettacolo, «ma percorsa anche da una velata malinconia. I personaggi appartengono a due mondi opposti, ma nel corso della storia ci accorgiamo che in fondo sono più simili di quanto sembri, perché uniti dalla stessa solitudine e dalla incapacità di integrarsi in una società troppo cinica e ipocrita».
Anna esercita la più antica professione del mondo.
Rientra a casa alle quattro del mattino, sbatte rumorosamente la porta d’ingresso, apre i rubinetti della vasca da bagno, e in attesa che la vasca si riempia accende ad alto volume la musica, intanto fa qualche telefonata, a voce alta per sovrastare il suono. Fa cascare delle cose, gira per casa sbattendo i tacchi.
Ugo abita sotto. Uomo di cultura, professore universitario, scrittore, squattrinato sceneggiatore di film intellettuali che non trovano produttori. Lui non ne può più di essere svegliato ogni mattina alle quattro, sale a protestare. I due si conoscono. Due solitudini che s’incontrano, due facce della stessa medaglia. Costretti alla convivenza, per l’appartamento allagato di lui dalla vasca di lei e in seguito dallo sfratto per morosità, sviluppano un interessante e ironico “mutuo soccorso”.
Lui le offre la sua conoscenza ed intelligenza, lei un tetto, cibo e calore umano. Così attraverso divertenti vicissitudini di vita quotidiana ed equivoci dovuti dalla voglia di lei di aiutarlo a realizzare il suo film, le distanze si accorciano e i due opposti si… toccano.

TEATRO TIRSO DE MOLINA - via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
dall’8 al 26 marzo 2017
Biglietti: Intero: mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27; Ridotto: mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


CHE HUMPHREY BOGART SIA CON TE! OVVERO: NULLA È PERDUTO 
con Valeria Bono, Silvio De Luca, Federica Garavaglia, Mauro Milone, Santa Spena
regia Federica Garavaglia
aiuto regia Domenico Marretta

Una commedia intelligente in cui attraverso turbe amorose, conflitti personali, analisti in vacanza, aspirine e Darvon servito con succo di mele, appare chiaro che, dopo la fine di un amore, per riuscire ad amare di nuovo è necessario accettare se stessi per come si é e non per come ci vorrebbe Humphrey Bogart. Il protagonista dopo un divorzio viene convinto da una coppia di amici a rimettersi in gioco. Nei vari incontri amorosi sceglie sempre di indossare una maschera, fa ciò che farebbe il suo idolo, e non si mostra mai per quello che è. Dopo una serie di incontri andati male proprio l’attrazione per la sua migliore amica lo metterà di fronte al fatto che per piacere ad una donna deve essere se stesso. Una commedia tutta da ridere sull’amore…soprattutto sull’amore per se stessi.

TEATRO L'AURA - vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna 37), Roma
dal 9 al 12 marzo 2017
Dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 0683777148 - 3464703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


CECHOV FA MALE
Di Sergio Basile
Regia di Sergio Basile
Interpreti: Barbara Scoppa, Sergio Basile, Claudia Natale, Yuri Napoli
Scene: Mariano Ferrieri
Costumi: Marina Mango
Allestimento Tecnico: Edoardo Basile
Disegni: Spartaco Ripa

Mosca 1939: gli attori Serghiej Kozinkov e sua moglie Varvara , vengono convocati presso gli uffici del GLAVREPERTKOM, organo istituito da Stalin e preposto al controllo delle rappresentazioni teatrali. Devono fornire chiarimenti circa il progetto di un loro spettacolo. Lo spettacolo, intitolato Sincopi Deliqui Infarti e altri Mancamenti … si ispira ad un lavoro su Anton Cechov –autore ormai poco rappresentato in Unione Sovietica e guardato con diffidenza dai fautori del “realismo socialista”- che nel 1934, Mejerchol’d – il grande regista della Rivoluzione d’Ottobre caduto in disgrazia e inviso a Stalin- aveva messo in scena nel suo teatro a Mosca. Il celebre spettacolo mejercholdiano riuniva tre atti unici cechoviani –La domanda di matrimonio, L’Orso e l’Anniversario sotto il titolo “33 Svenimenti” (a causa della presenza di numerosi svenimenti, trentatré appunto, individuati nei tre atti unici e diventati il filo conduttore dello spettacolo). Dopo una lunga attesa trascorsa nella sala d’aspetto del GLAVREPERTKOM, Serghiej e Varvara alla fine vengono ricevuti dal funzionario delegato all’esame della loro pratica. Inconsapevoli degli sviluppi degli eventi storici, ignari della feroce repressione - le sanguinose “purghe”- che si sta profilando ai danni di intellettuali e artisti non allineati alle direttive di Stalin, davanti al funzionario –dichiaratamente ostile- , esaltano Cechov , citano le parole del “Grande Maestro” Mejerchol’d , di cui Serghiej e’ anche collaboratore. Il verdetto del funzionario sarà ovviamente scontato: lo spettacolo non si farà. In linea con quello che accadrà dopo qualche tempo a Mejerchol’d - il quale sarà fucilato il 2 febbraio del 1940 per ordine di Stalin- Serghiej e Varvara saranno divisi e spazzati via dalla Storia: l’uno arrestato e giustiziato, l’altra costretta a fuggire in America dove si farà una nuova vita. Un identico destino accomuna il grande Mejerchol’d e loro, i piccoli, stralunati e poetici protagonisti di questa pièce.

Cechov fa male - titolo mediato dal celebre monologo cecoviano Il tabacco fa male, scritto e diretto da Sergio Basile, vuole raccontare, in questa epoca distratta in cui il Teatro sembra aver smarrito il suo ruolo-guida nella formazione delle coscienze e sembra svolgere un ruolo molto subalterno ad altre forme di spettacolo, quanto invece sia importante; così importante che nello scontro tra chi vuole controllarlo (Stalin o altri dittatori che ne temono la forza dirompente e vogliono asservirlo ai loro fini propagandistici) e chi vuole farlo liberamente, lasciandosi guidare solo dalla propria fantasia e ispirazione (come Mejerchol’d e Serghiej e Varvara), si può anche morire. Il Teatro fa male diceva Vittorio Gassman, Maestro di Sergio Basile e Barbara Scoppa e di Marta Bifano (che cura la produzione) alla Bottega Teatrale di Firenze: a lui, a Gassman, questo spettacolo - che si avvale della collaborazione di Spartaco Ripa che ha eseguito i disegni che svolgono una funzione drammaturgica all’interno dello spettacolo e degli attori Yuri Napoli e di Claudia Natale- è dedicato.

TEATRO DEI CONCIATORI - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
dal 7 al 12 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 45448982 – 06 45470031
Sito web: www.teatrodeiconciatori.it


LA BUGIA
ANDREW WALKER E IL SEGRETO DI MADISONVILLE
di Daniela Vancheri
Con: Daniela Vancheri, Ileana De Gregorio, Angelica Pula, Giuseppe Pisacane, Nicola Manfedonia, Luca Armato, Maia Cignoni, Carlotta Bini, Roberta Marchisio, Francesco Bonaccorso, Giusi Anghelone, Ludovica Fantacone
Regia: Andrea D’Andrea
Aiuto Regia: Ludovica Fantacone, Giusi Anghelone

“Avete mai provato ad invertire l’ordine delle cose…?”
Siamo in America nel 1954 e cosa si legge sul quotidiano di oggi?
"TENTATO OMICIDIO A MADISONVILLE! SUSAN BAKER,MOGLIE DI
WILLIAM LEWIS...."
Erano gli anni delle dive, degli amori travolgenti e dei desideri impossibili. A Madisonville, piccola cittadina della Louisiana dove il tempo sembra essersi fermato, si intrecciano le storie delle sorelle
Baker:
Susan, dalla personalità apparentemente fragile e delicata ma che rivela dietro atteggiamenti frivoli e romantici un carattere forte e calcolatore; Johanna, timida e riservata, nasconde in realtà una passione che ha incatenato dentro di se' per anni; Christine, la Diva per eccellenza, sensuale e determinata, vive in un mondo illuminato dai riflettori e dai suoi capelli platino.
Donne diverse, ma rese simili da sogni e desideri ci accolgono nel loro salotto; costantemente disturbate dall'invadenza delle pettegole vicine di casa, le sorelle Miller e abilmente corteggiate da Jason Cooper, avvocato e amico di famiglia e da un originale Maestro di Mambo.
Gli abitanti della piccola città si incroceranno in un groviglio di sogni e confessioni tra un tè e un passo di mambo!
E il segreto di cui tutti parlano a Madisonville? Sta per essere svelato al TEATRO ELETTRA!
Perché sognare è divertente ma scoprirete anche molto pericoloso!
La compagnia teatrale 

TEATRO ELETTRA - via Capo D’Africa 32, Roma
Dal 9 al 12 marzo 2017
da giovedì a sabato h 21.00, domenica h 18.00
Ufficio Stampa Tel.3383206105
Orario: giovedi/venerdì/sabato ore 21.00
domenica ore 18.00 e ore 21.00
Biglietti: € 10 (intero), € 8 (ridotto, bambini fino a 9 anni)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 348 3326030
Sito web: www.teatroelettra.org


E SE LA COPPIA SCOPPIA?
di Laura Jacobbi
con Cristina Cappellini, Maria Cipriano, Andrea Delfino, Stefano Delfino, Giancarla Landi, Cinzia Moro, Alessandra Mosciatti, Gianni Stoppa, Leonardo Delfino
regia di Laura Jacobbi

Immaginate un uomo e una donna adulti. Una coppia in crisi che tenta un esperimento antico: uscire dalle convenzioni della fedeltà.
Immaginate che, ora l'uno ora l’altra, si trovino in situazioni imbarazzanti e paradossali. Immaginate che a un certo punto trovino una soluzione.
Questa è, banalmente, la trama.
Ma questo Non è lo spettacolo.
Immaginate che l'uomo sia interpretato da tre attori diversi e che la donna invece sia interpretata da sei attrici che raccontano in modi diversi ed improvvisi lo stesso personaggio.
Immaginate che nulla sia scontato o normale, nemmeno il suono del telefono o la composizione dei mobili di casa.
Immaginate un ritmo forsennato, un'ironia tagliente, un costante gioco di teatro nel teatro.
Immaginate di farvi un sacco di risate.
E poi smettete di immaginare e lasciatevi sorprendere da questa adorabile folle commedia.

TEATRO AGORÀ 80 - Sala A - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Orari spettacoli: da Martedì a Sabato ore 21.00, Domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro, Biglietti: Intero 12 euro |Ridotto 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 066874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


NANO EGIDIO, LA TRILOGIA
Una retrospettiva prematura
di Marco Ceccotti
con Marco Ceccotti, Francesco Picciotti e Simona Oppedisano
regia Nano Egidio
luci Giacomo Cappucci / Camila Chiozza

Il Nano Egidio, collettivo teatrale di attori e pupazzi è in scena al Teatro Studio Uno dal 9 al 26 Marzo con tutti e tre gli episodi della sua divertente, ironica e dissacrante trilogia.
Il 9 e 10 Marzo si inizia con lo storico e pluripremiato Nano Egidio, una Storia Vera. Season One, l'11 e 12 Marzo è la volta di Batman Blues mentre a partire da giovedì 16 Marzo debutta in prima assoluta il nuovo Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, un kolossal intimista, residenza creativa 2016-17 del Teatro Studio Uno.
La trilogia ha una trama originale e fuori dagli schemi: la Season One, il primo capitolo dalle tinte giallo-fiabesche ci racconta la nascita dell'amicizia tra il Nano Egidio, un generico nano delle fiabe che qualcuno vuole morto e Batman, investigatore ormai stanco del suo lavoro che indaga sul caso di tentato omicidio; Batman Blues, è un sequel/prequel che ci mostra il passato oscuro e tormentato di Batman e del Nano Egidio e ci narra di come i due amici cercheranno di sconfiggere l'ondata di crimini e violenza che hanno luogo nella Capitale del Mondo della Fantasia.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, ha come sfondo un Mondo in pieno clima di terrore e vede Batman e Nano Egidio, divisi da differenti e contrastanti scelte di vita, affrontare dei nemici ancora più pericolosi, non più i classici cattivi fumettistici o dei cartoni, bensì le paure, le crisi e le ansie che caratterizzano i nostri tempi. Lo spettacolo si ispira ai film d’azione americani senza averne i soldi e i mezzi. Gli effetti speciali e il montaggio rapido, tipici di questo genere cinematografico, vengono ricreati in scena tramite la manipolazione dei più disparati giocattoli e pupazzi e la costruzione di gag estreme e demenziali.

Il Teatro Studio Uno offre agli spettatori una retrospettiva prematura su uno dei gruppi più bizzarri e interessanti della scena off romana, una formazione che da 6 anni, mescolando brillantemente elementi di teatro di figura, comicità di situazione, personaggi dell’immaginario popolare e POP realizza degli spettacoli che sono un mix esplosivo di ironia, risate e divertimento.

TEATRO STUDIO UNO - via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 9 al 26 marzo 2017

UNA STORIA VERA. SEASON ONE - 9 e 10 marzo
BATMAN BLUES - 11 e 12 marzo
NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO - dal 16 al 26 marzo
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


CANCUN
Con Pamela Villoresi, Blas Roca Rey, Giancarlo Ratti e Nicoletta Della Corte
di Jordi Galceràn
regia di Marco Mattolini

Cancun è una commedia dagli aspetti comici e surreali sulle relazioni e i desideri inconfessabili dell’amore coniugale. Due coppie di amici vanno in vacanza a Cancun, meta ideale per celebrare oltre vent’anni di amicizia. Tutto sembra perfetto all’arrivo: Francesca e Giovanni con Laura e Paolo si godono il paradiso che li accoglie, in un ambiente naturale da favola, ma festeggiano forse con troppe bollicine il loro arrivo. L’ebbrezza infatti porta a rivelare dei segreti che sarebbe stato meglio restassero tali, rendendoli consapevoli che le cose in passato sarebbero potute andare in maniera diversa. Ma se la vita nella quale si erano riposte tante aspettative si è rivelata meno bella del previsto, cosa può succedere? E se i desideri più inconfessabili per uno strano gioco del destino si potessero realizzare?

TEATRO GRECO - via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 7 al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 068607513
Sito web: www.teatrogreco.it


La Compagnia Teatrale Sogni di Scena presenta
MENTRE LE LUCI ERANO SPENTE
di Jack Sharkey
Regia Emilia Miscio
Con Claudio Bianchini, Flaminia Grippaudo, Lidia Losito, Claudio Carnevali, Loredana Cofano, Simone Giulietti, Gisella Cesari, Daniela Zoffoli, Laura Pacini, Massimo Sconci, Leone Mazzotti, Francesca Sampogna, Chiara Carpentieri, Ambra Lucchetti
Disegno Luci e Musica Giorgia Caredda
Scene Giorgio Miscio
Foto e Video Riccardo Dell'Era
traduzione di Emilia Miscio

Il Teatro San Genesio dal 7 marzo si tingerà di giallo, ma con il sorriso, per il debutto dello spettacolo “Mentre le Luci erano Spente”, una murder farce scritta dall’americano Jack Sharkey nel 1988 del tutto inedita in Italia, messa in scena per la prima volta dalla Compagnia Teatrale Sogni di Scena diretta dalla regista Emilia Miscio che ne ha curato anche la traduzione e l’adattamento.
Sharkey è stato infatti un prolifico autore di commedie, gialli e musical, scomparso nel 1992, ma quasi completamente sconosciuto in Italia.
La vicenda raccontata è ambientata nella residenza della ricca famiglia Wickenham dove fervono i preparativi per l’arrivo degli ospiti, che giungeranno per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Un detective, l’ispettore Benjamin Braddock e il suo assistente, il sergente Alma Threedle, arrivano prima degli ospiti a seguito di un misterioso messaggio, ricevuto alla centrale di polizia, che preannuncia che un omicidio sarà compiuto quella stessa sera alla residenza. Quando tutti gli ospiti arrivano e i cocktails sono serviti, sopraggiunge un violento temporale, le luci si spengono, si sente una voce agonizzante che urla “Sesso! Sesso!” e un colpo di pistola. Le luci si riaccendono e una bionda sconosciuta, in lingerie nera, e in preda ad un amnesia compare davanti al cadavere con in mano un pugnale insanguinato. L’ispettore esamina il corpo e annuncia "E 'stato strangolato!” A questo punto il mistero ha inizio.
La pièce che può essere definita una comedy mistery è ambientata all’interno di una villa inglese, isolata e posta su un’alta scogliera dell’arcipelago delle Bermuda dove si incontrano personaggi particolarmente bizzarri e imprevedibili, messi sotto torchio da un ispettore, non proprio brillante, che indagherà sul delitto e scoprirà il colpevole in base a indizi più o meno nascosti e fuorvianti, colpi di scena, oggetti che scompaiono, si spostano e si “trasformano”, drink avvelenati, e molto altro. L’assassino è sicuramente una delle persone presenti nella villa, ma su chi ricadranno i sospetti dell’ispettore? Sul playboy francese o sulla cameriera jamaicana dall’accento particolarmente marcato? Sul giovane tennista o sul maggiordomo freddo e apatico o magari sulla bionda in lingerie?
“La comedy – spiega la regista - inizia sotto forma di soap opera dove emergono i rapporti contorti e malati fra i personaggi: triangoli amorosi, pettegolezzi, inganni, finte amicizie, snobismo, scambi di personalità. Poi la comedy diventa mistery con tutti gli ingredienti tipici del giallo deduttivo, che vede la polizia occupata a risolvere un caso di omicidio sorprendente ed esilarante dove la soluzione finale prevede il movente più bizzarro mai concepito per scoprire che cosa è successo mentre le luci erano spente.
Il testo è stato lasciato nella sua ambientazione inglese – continua la regista - quale è l’arcipelago delle Bermuda, così come i personaggi mantengono un atteggiamento e un comportamento tipicamente “inglese”. La letteratura, il cinema e il teatro sono ricchi di opere di genere giallo e mistery, pensiamo solamente ai gialli di Agatha Christie, o ancora al più famoso detective della storia: Sherlock Holmes. In questo caso la scelta è ricaduta su un’opera teatrale inedita in Italia, ma rappresentata di frequente negli Stati Uniti e in Inghilterra, e un ringraziamento va alla Samuel French Inc di New York, che mi ha concesso la traduzione e l’adattamento del testo, così da farlo conoscere anche al pubblico italiano appassionato di gialli".
Biglietto intero 15 euro; ridotto 12 euro.

TEATRO SAN GENESIO - via Podgora 1 (Mazzini), Roma
Dal 7 al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato alle ore 21,00 - la domenica alle ore 17,00.

Info e prenotazioni: telefono 06 3223432 - 338 5483473, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrosangenesio.it


COLPO BASSO
di Gianni Clementi
regia Ennio Coltorti
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Germano Gentile

Giulio, un ragazzo esile e di buona famiglia, piuttosto refrattario alla violenza fisica e morale ma deciso a fortificare fisico e spirito, si presenta alla “Gladius”, una palestra di periferia, chiedendo lezioni di boxe a Cesare, l’allenatore/gestore che è intento a prepare Yussuf, un ragazzo africano dal fisico possente, da poco in Italia.
L’allenatore Cesare è un traffichino senza scrupoli che recluta ragazzi immigrati e li allena per farli diventare pugili, “aggiusta” incontri per lucrare sulle scommesse e organizza anche match clandestini. Ma è anche un uomo solo: non ha figli e conduce un’esistenza fondata sull’arte di arrangiarsi.
Dal canto suo, Giulio, nel rapporto rozzo e immediato con Cesare, scopre aspetti sconosciuti di sé stesso, mentre Yussuf tenta disperatamente di farsi largo nel mondo un po’ deludente in cui ha cercato rifugio. L’incontro/scontro “pugilistico” tra i tre innesca situazioni comicissime e paradossali.
Sembra infatti nascere fra persone così sideralmente distanti una grande amicizia, ma quando Giulio rivela la sua vera identità inizia l’ultimo, decisivo ed esilarante round.
Una commedia brillante dai ritmi frenetici che, però, come in tutti i testi di Gianni Clementi, lascia spazio anche a importanti riflessioni.

TEATRO NINO MANFREDI - via dei Pallottini 10, Ostia Lido
dal 7 al 19 marzo 2017
7, 8, 9, 10, 11, 14, 16, 17 marzo ore 21.00
12, 15, 19 marzo ore 17.30
18 marzo ore 17.30 e 21.00
Biglietti: Platea: Intero 24.00, Ridotto 21.00
Galleria: Intero 21.00; Ridotto 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 56324849, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroninomanfredi.it


DISCONNESSI
regia e drammaturgia di Lisa Moras
con Lisa Moras e Michele Vargiu
sound design Alberto Biasutti

Giulia è una donna di trent’anni che, a seguito della fine della sua storia d’amore, vive da reclusa in un piccolo monolocale. Si trova in piena crisi esistenziale e, come se non bastasse, odia profondamente il suo lavoro. Le giornate trascorrono solitarie, avendo come un’unica compagnia Internet. D’altra parte, l’ex fidanzato lavora come blogger ed è un personaggio molto noto in tv. Sentendosi senza futuro, disillusa e isolata, la donna sceglie di compiere IL gesto estremo, non senza aver prima registrato un video d’addio indirizzato all’amore perduto. Nella sua storia è facile identificarsi, perché tutti noi siamo diventati isole tecnologiche connesse agli altri da un filo invisibile. Chi prova ad alzare lo sguardo si scopre immediatamente solo. Tuttavia, proprio quella blogosfera che l’ha sfinita sta per giocarle un incredibile scherzo. Per errore, il suo numero di cellulare viene condiviso su Facebook da una rivista online di salute. Sono molti gli sconosciuti che iniziano a chiamarla per chiederle aiuto, e in un caleidoscopio di equivoci, malintesi e paradossali incomprensioni, Giulia si ritrova a dover ascoltare i problemi degli altri. La donna impara così a riconoscersi nei drammi e nelle nevrosi dei suoi improbabili interlocutori, distraendosi dai pensieri ossessivi che l’hanno logorata. Nell’incontro con altri disconnessi come lei, isole sole che anelano un contatto umano, accade una sorta di miracolo laico: sulla soglia del precipizio la sua tragedia si trasforma in un’esilarante commedia. La scintilla della comicità può accendersi, nella vita come nel teatro, quando il senso di sé sembra essere del tutto smarrito. Disconnessi è uno spettacolo straordinario ispirato a Una giornata qualunque di Dario Fo, atto unico del 1986, nel quale il drammaturgo premio Nobel profetizzava la solitudine del nostro tempo, incarnata da una casalinga circondata da dispositivi tecnologici e collegata al marito da un monitor. A distanza di trent’anni, viene da chiedersi cos’abbiano in comune la casalinga di Fo e la nostra Giulia. Le loro storie, immerse nella società dei consumi Hi-Tech e della primizia del mercato, raccontano l’alienazione ma anche il risveglio di molte persone che, ad un certo punto della vita, si accorgono di non avere nulla, pur possedendo tutto.

TEATRO KOPÓ - via Vestricio Spurinna 47/49, 00175 Roma
dal 10 al 12 marzo 2017
ore 21, domenica doppia replica alle 17 e alle 21.

Info e prenotazioni: telefono 06 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


La compagnia Arte in Parte presenta
THE GLOBE GIRLS "Le ragazze del Globe"
commedia originale in un atto di Mauro Corsini
regia di Donatella Zapelloni
Con:
Laura Casamenti - Desdemona
Diana Casarini - Ofelia
Sara Miele - Cordelia
Jessica Pacioni - Giulietta
Marina Perini - Lady Macbeth

A quattrocento anni dalla sua morte, l’autore, in questo suo testo inedito, ha voluto ricordare Shakespeare non attraverso le sue opere, ma attraverso alcuni dei suoi personaggi femminili.
Desdemona, Giulietta, Ofelia, Cordelia, Lady Macbeth, si ritrovano nella medesima scena a raccontarsi in un confronto vivace e brillante, alternando momenti tra epoche vissute e l’attualità.
Una commedia che ritaglia gli originali profili shakespeariani e che nel divertimento dei dialoghi, affronta in maniera leggera, le tematiche del mondo femminile di tutte le epoche.
Cinque attrici ed una regista, uno spettacolo in “rosa” che dà il giusto risalto alle donne dei classici, spesso offuscate dai grandi protagonisti maschili.

PICCOLO TEATRO SAN PIO - via Paolo Stoppa 10, 00125 Roma
8 e 9 marzo 2017 - ore 21:00
Biglietti: € 12,00 Intero - € 10,00 Ridotto

Info e prenotazioni: telefono 338.1091411 - 348.4093777, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.piccoloteatrosanpio.it/


DONNE CHE SOGNARONO CAVALLI
di Daniel Veronese
adattamento e regia Roberto Rustioni
con Valeria Angelozzi, Maria Pilar Perez Aspa, Michela Atzeni, Paolo Faroni, Fabrizio Lombardo, Valentino Mannias
assistente alla regia Soraya Secci
scene e costumi Sabrina Cuccu
assistente scenografo Sergio Mancosu
luci Matteo Zanda
foto Alessandro Cani

una co-produzione Fattore K – Sardegna Teatro – Festival delle Colline torinesi
con il sostegno di Fondazione Olinda Teatro La Cucina
Lo spettacolo ha debuttato al festival delle Colline Torinesi a giugno 2016
e al Festival di Castiglioncello a luglio 2016 e arriva a Roma per la prima volta.

MUJERES SOÑARON CABALLOS uno dei testi più riusciti e rappresentativi dell’opera di Daniel Veronese, presenta una qualità di ambiguità e di mistero nella scrittura ed un andamento strutturale abbastanza particolare, tali da richiedere una breve esplicazione per facilitarne la lettura. Innanzitutto l’architettura dell’opera contiene uno sfasamento temporale: le scene o quadri sono 5, ma non sono in ordine cronologico, la prima scena (se vogliamo seguire e comprendere l’andamento della vicenda in senso lineare) è la 3 seguita poi dalla 1 e dalla 2 e poi le altre: cioè riassumendo la sequenza 3, 1, 2, 4, 5. Lucera, il personaggio più giovane, con i suoi monologhi che provano a ricostruire dolorosamente la sua memoria, aiuterà anche a ricostruire l’intera vicenda: Lucera è chiaramente una figlia di desaparecidos, una dei tanti figli di dissidenti tolti di mezzo durante la feroce dittatura militare che ha coinvolto l’Argentina tra il ’76 e l”83, strappati alle famiglie originarie ed affidati ad altre famiglie vicine al regime. Ma questa verità terribile è nascosta dietro ad una situazione ordinario-familiare apparentemente normale: tre fratelli ritrovano con le loro rispettive mogli per un improvvisato pranzo che li riunisce. Bugie, tradimenti, sospetti reciproci, competizioni continue e ridicole si alternano in un’atmosfera contemporaneamente torbida e tragicomica, fino ad arrivare ad un finale inaspettato e catartico. La Storia però con Veronese (così come avviene per Cechov-grande classico molto amato dall’autore argentino), rimane all’orizzonte, sullo sfondo, indeterminata, il Politico o il Sociale a Veronese interessano fino ad un certo punto. L’attenzione è sulle relazioni umane, sulla violenza insita nelle relazioni stesse, sul desiderio che ci muove come burattini tirati da invisibili fili, sulle dinamiche banali e quotidiane che possono rivelare inaspettatamente un fondo di orrore.
Sull’uomo e sulla donna, sul maschile e sul femminile, su ciò che conta, come in Cechov, appunto.

DANIEL VERONESE nato l’8 novembre del 1955 a Buenos Aires, è una delle figure di riferimento del teatro argentino nel periodo della post-dittatura. Inizia a lavorare all’inizio degli anni ‘90, fondando El Periférico de Objetos, collettivo di teatro di figura “per adulti”. Contemporaneamente Veronese inizia a scrivere testi propri, drammaturgie frammentarie, sospese in un presente “contaminato”, popolato da personaggi spesso senza nome e “psicologia”. Sul finire dei ‘90 il drammaturgo argentino diventa anche regista, dapprima mettendo in scena propri testi, tra cui anche “Mujeres soñaron caballos”, e negli ultimi anni indagando le scritture di Ibsen, Jon Fosse, Cechov, quest’ultimo molto amato dall’autore argentino. Buenos Aires – città che dopo la crisi economica del 2001 ha visto un’esplosione di esperienze teatrali- è considerata la città più “teatrale” del mondo e Daniel Veronese è riconosciuto come “maestro” da molti, al punto che anche grazie alla sua pratica in Argentina oggi è comune scrivere drammaturgie e metterle in scena allo stesso tempo. Veronese è stato selezionatore del Festival Internacional de Teatro de Buenos Aires e i suoi spettacoli sono stati ospitati nei maggiori festival europei e sudamericani.

ROBERTO RUSTIONI nasce a Milano, dove si diploma all’Accademia dei Filodrammatici e lavora per un paio d’anni con la compagnia del Teatro Filodrammatici. Dal 1991 entra a far parte stabilmente della compagnia di Barberio Corsetti, prendendo parte per più di dieci anni a tutte le produzioni. Ha lavorato anche con S. Braunsweig, E. Vargas, Rafael Spregelburd, Marco Baliani. Dal 2002 ha iniziato un percorso personale. Mette in scena Lucido di Spregelburd, con cui vince il Premio Ubu 2011 come miglior novità straniera. A partire dalla stagione 2011/12, attraverso un lungo lavoro laboratoriale, scrive, dirige e interpreta Tre atti unici da Anton Cechov, in tournèe con grande successo di pubblico e critica. Nella stagione 2014/15 dirige e interpreta Being norwegian di David Greig, è impegnato come attore nell’ultimo progetto di Lucia Calamaro e come attore ed assistente alla drammaturgia nel prossimo lavoro su Pasolini di Barberio Corsetti. Tra i progetti futuri la messa in scena di un testo inedito di Daniel Veronese ed un progetto sul Ramayana del poeta indù Valmiki.

ANGELO MAI - via delle Terme di Caracalla 55a, Roma
9-10-11 marzo h 21 * domenica 12 marzo h 19
biglietto unico 10 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.angelomai.org/


ROMEO E GIULIETTA… PACCAVANO ECCOME!
Di Mimmo Strati e Maria Elisabetta Alaimo
con Marisol Serago, Cesare Cesarini, Anita Pusceddu, Flavia Faloppa, Francesco Falco, Andrea Carpiceci, Giulia Debe', Arianna Polidori, Tommaso Moro
regia Mimmo Strati
aiuto regia Claudio Zaccaria
costumi Isaura Bruni
scenografia Compagnia dei Bardi
ufficio stampa Rocchina Ceglia
grafica Valiera Minelle

Torna a Roma dopo qualche anno uno spettacolo di grande successo. Il Romeo e Giulietta di Mimmo Strati, ambientato in un istituto scolastico in autogestione, ribalta le aspettative, rimanendo fedele all'originale ma allo stesso tempo risultando scherzoso nei confronti del testo, senza mai essere irriverente.
Un'attrice disoccupata si ritrova a gestire un corso di teatro in un istituto tecnico autogestito. Il testo trattato è Romeo e Giulietta del Bardo William Shakespeare. Il primo impatto non è facile: i suoi "allievi" nascondono le loro insicurezze dietro una facciata di aggressività e modi sgarbati e rudi. Le uniche entusiaste sono due giovani ragazze, una di famiglia aristocratica e imparentata con noti personaggi, l'altra timida, silenziosa e forse con qualche problema di anoressia. L'attrice/professoressa non si scoraggia davvero mai, facendosi aiutare dalla bellezza del testo, cercando anche di parlare con i suoi "allievi" che si rivelano parecchio problematici e tutt'altro che insensibili.
Lo spettacolo corre continuamente su due binari: dalla magia della poesia e del teatro si ritorna alla realtà quotidiana fatta di battute e gag, tra dichiarazioni d'amore alla squadra del cuore, e ricordi dolorosi che inevitabilmente il teatro fa riaffiorare. Il balcone è un banco di scuola, al rinfresco della festa da ballo in casa Capuleti ci sono patatine e coca cola, per fare la pioggia bastano due buste di plastica, ma la forza della storia trascina comunque. Uno spettacolo sulla scuola e sulla magia del teatro, al tempo stesso istruttivo e divertente, poetico e goliardico, ma anche un po’ malinconico.

TEATRO DELLE MUSE - via Forlì 43, Roma
dal 9 al 26 marzo (dal giovedì alla domenica)
giovedì e venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e 21.00, domenica ore 18.00
biglietti Intero 22€ - Ridotto 16€

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.44233649
sito web: www.teatrodellemuse.it


Circomare Teatro presenta
GENERAZIONI
di e con Alessandra Cappuccini
regia Mario Umberto Carosi

In scena al Teatro Studio Uno da 9 al 12 marzo la Compagnia Circomare Teatro con “Generazioni” spettacolo, scritto ed interpretato da Alessandra Cappuccini e diretto da Mario Umberto Carosi, che racconta la vita di tre donne: nonna, madre e figlia, mettendo a confronto tre epoche diverse, ognuna con la propria morale, la propria etica e le proprie regole non scritte a cui queste donne si ribellano.
Tre storie di coraggio che narrano la forza dell’individualità e dell’essere donna: la nonna, che vive durante la seconda guerra mondiale, la mamma durante le contestazioni studentesche degli anni 60/70 e la figlia al giorno d’oggi. Un monologo che dipinge e tratteggia personaggi e luoghi diversi attraverso la fisicità e la gestualità dinamica di Alessandra Cappuccini, offrendo diversi spunti di riflessione sulle tematiche di genere, sulla storia della donna nel nostro paese, dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri.
I tre periodi temporali si intrecciano e si sovrappongono nella voce e nei gesti dell’attrice, aiutata da pochi elementi scenici, oggetti di vita quotidiana, che si trasformano durante il racconto. Si materializzano così le tre generazioni: la storia della nonna, Rosetta, e il racconto di come lei si innamora e rimane incinta di un soldato fascista, padre di una bimba che non conoscerà mai, perché fucilato. La vita della madre, Margherita, cresciuta senza padre, in una stazione ferroviaria impresenziata, del suo viaggio a Roma dove si appassiona di politica alla fine degli anni 60. E infine Giulia, una donna moderna, che sogna di fare l’attrice, incastrata in una mondo frenetico, ipocrita e soffocante, una vita che sogna di cambiare.
La ricerca de La Compagnia Cirocomare Teatro, fondata nel 2002, si ispira alla “Commedia all’improvviso” dei comici dell’arte del XV° secolo, con l’intento di contestualizzare la Commedia dell’Arte nella società contemporanea. Attraverso lo studio di nuove maschere ispirate ai nostri tempi viene raccontato il mondo di oggi, conservando una dimensione mitica e fiabesca propria della Commedia.

TEATRO STUDIO UNO Sala Specchi - via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 9 al 12 marzo 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Data Unica

REQUIEM FOR PINOCCHIO
La scoperta dell’Esistenza
Leviedelfool
di e con Simone Perinelli
con un estratto di Emporium di Marco Onofrio
regia Simone Perinelli
aiuto regia e consulenza artistica Isabella Rotolo
produzione Leviedelfool
progetto fotografico Guido Mencari
spettacolo vincitore “Premio Anteprima” 2012, “Premio Bianco e Nero” della Civica Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe

Dopo averli visti lo scorso novembre con Luna Park - Do You Want a Cracker?, Leviedelfool torna a Roma a chiudere la settimana in sostegno del Teatro dell’Orologio al Teatro India.
Requiem For Pinocchio, che era previsto per il mese di marzo sempre all’interno della stagione 16/17 del Teatro dell’Orologio, sarà in scena in replica unica il 7 marzo al Teatro India.
Pinocchio, il burattino divenuto umano suo malgrado, si stacca qui dalla classica messa in scena del testo di Collodi, per destreggiarsi nel nostro mondo dove la favola non è che un lontano ricordo, una delle tante versioni dei fatti. Nel testo scritto da Simone Perinelli e nutrito della consulenza artistica di Isabella Rotolo, Pinocchio diventa un “pretesto, uno sguardo preso in prestito dal quale osservare con occhio limpido, infantile e ribelle il mondo che ci circonda e la vita che affrontiamo quotidianamente” (Simone Perinelli).
REQUIEM FOR PINOCCHIO - La scoperta dell'Esistenza è il punto di partenza di una riflessione sviluppatasi poi in una trilogia, la TRILOGIA DELL’ESSERE, che, articolandosi in altri due capitoli attraverso i monologhi MACARON - La R-Esistenza e LUNA PARK - Do You Want a Cracker?, vuole essere un tentativo di indagare i meandri dell'esistenza attraverso i temi cari all'esistenzialismo ed in particolare al pensiero e all'opera di Albert Camus.
Leviedelfool vive dei progetti artistici di Simone Perinelli e di Isabella Rotolo. La compagnia lavora su drammaturgie originali ponendosi l'obiettivo di dar vita ad un Teatro contemporaneo in grado di collegare l'arcaico con il moderno: in grado di portare il mondo in sé dalla preistoria al presente anticipando l'avvenire.

TEATRO INDIA Sala B - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
7 marzo 2017 - ore 19.00
La prenotazione è vivamente consigliata

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per gli abbonati del Teatro di Roma biglietto a 10 euro


Emanuela Grimalda in
LE DIFETTOSE
impianto registico Serena Sinigaglia
un progetto di Emanuela Grimalda
liberamente ispirato al romanzo Le difettose di Eleonora Mazzoni
drammaturgia Eleonora Mazzoni,
Emanuela Grimalda, Serena Sinigaglia
aiuto regia Gianluca Di Lauro
elementi scenici Stefano Zullo
disegno luci Anna Merlo
aiuti alle scene Serena Ferrari, Elena Giannangeli
assistente alla produzione Valeria Iaquinto
distribuzione e ufficio stampa: OffRome
Produzione: Pierfrancesco Pisani, OffRome, Emanuela Grimalda con il sostegno di Corte Ospitale

Nell’ambito della rassegna Io sono mia presso la Casa Internazionale delle donne in Via San Francesco Sales a Roma, Emanuela Grimalda, attrice e autrice di origine triestina, che alterna da sempre cinema, teatro e televisione, dopo l’amatissimo personaggio di Ave Battiston nella serie Un Medico in Famiglia, torna in scena con Le difettose, tratto dal romanzo di grande successo Le Difettose di Eleonora Mazzoni. Uno spettacolo allegro, disperato, trasversale e vitalissimo esattamente come il microcosmo sotterraneo, apparentemente marginale ma assai popoloso che racconta. Sette personaggi per una sola attrice, ironia e commozione in uno slalom senza fiato.
“Ho letto il romanzo Le Difettose di Eleonora Mazzoni e ho pensato che la storia che raccontava mi riguardasse non solo come donna, ma come cittadina, come individuo che fa i conti con le trasformazioni in atto nella società in cui vive, con i sui conflitti, coi suoi costanti interrogativi. Mi interessava soprattutto approfondire il concetto del tempo nella società contemporanea , di come si spostato in avanti. Un tempo paradossale che ha allungato la durata della vita ma non l’età fertile . Il nostro tempo, in cui non è facile distinguere i desideri dai diritti e in in cui la scienza apre continuamente nuovi orizzonti etici. Mi piaceva del romanzo , il parlare della fecondazione assistita nei temini di sentimenti e persone e non di leggi o ideologie. L’adattamento che ne abbiamo fatto per il teatro mi permette di dare voce e corpo, lacrime e risate a sette personaggi diversi per inseguire, attraverso la storia di Carla, la protagonista e del suo percorso di fecondazione assistita una metafora piu’ grande della vita. Volevo raccontare il desiderio di Infinito di cui il desiderio di un figlio è parte, ma che appartiene a tutti. Donne e uomini. Ho proposto a Serena Sinigaglia la regia di questo spettacolo per stima e perché mi piaceva l’idea di come le nostre sensibilità si sarebbero incontrate attorno a un tema così difficile. E’ una scommessa intellettuale che ha reso ancora piu’ appassionante questo lavoro.”
(Emanuela Grimalda)

Note di regia
La Mazzoni, nel suo romanzo, affronta un tema particolare e delicato, molto delicato: la procreazione assistita. Ma non immaginate un libro specialistico o polemico o ideologico. Niente di tutto questo. “Le difettose” ha il raro pregio di contenere con forza un dato di universalità. Anche chi non si sia confrontato con quel tipo di esperienza, finisce presto per identificarsi con Carla e il suo viaggio “creativo”, la sua domanda esistenziale di “senso”, il suo disperato bisogno di realizzazione. Questo lo rende un romanzo perfetto per essere adattato al teatro. Ti regala un frammento di vita che può “danzare” sul palco. Non vuole darti un messaggio, una morale assoluta, non vuole dirti ciò che è giusto o sbagliato, vuole raccontarti una storia, tutto qui. Al resto ci penserà il lettore o lo spettatore, secondo la sua coscienza ed esperienza.
Ci vuole grazia e grande delicatezza per affrontare un tema così spinoso, ci vuole anche una bella dose di ironia e auto-ironia. E così è. Ti ritrovi immerso in un mondo ricco di parole nuove e colorite, “fivettare”, “incicognarsi”, “stikkare”, “covare”. Incontri uomini e donne che non si rassegnano, che desiderano, amano, sperano, cadono. Un flusso continuo che ti guida dalla prima pagina all’ultima attraverso l’oceano del più grande mistero della vita: il suo inizio.
(Serena Sinigaglia)

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE - via San Francesco Sales 1 A, Roma
6 marzo 2017 | h. 21.00
Biglietti: Intero 12 euro; Ridotto 10 euro (over 65, under 25)

Info e prenotazioni: telefono 06 68401720
Sito Web: www.casainternazionaledelledonne.org


Tuttoteatro.com
in mancanza dei Premi “Dante Cappelletti” e “Renato Nicolini” presenta
ASSENZA, PRESENZA, TRASPARENZA
spazio scenico di Marcello Sambati
elaborazioni sonore di Antonia Gozzi e Martux_M-Maurizio Martusciello

L'Associazione Tuttoteatro.com, in collaborazione con il Teatro di Roma, lunedì 6 marzo alle 19.00 al Teatro India, presenta Assenza, presenza, trasparenza, evento unico con elaborazioni sonore di Antonia Gozzi e Martux_M, e con Marcello Sambati autore delle spazio scenico, un’opera nata dalla chiamata di artisti per denunciare l’impossibilità di dare vita all’edizione 2016 del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”.
Sono 30 i contributi vocali che gli artisti hanno deciso di donare a questo progetto: Athopos, Bartolini/Baronio, Fiora Blasi, Gigi Borruso, Carrozzerie Orfeo, Francesca Cola, Roberto Corradino, Antonello Cossia, Romina De Novellis, Alessandra Di Lernia, Daria Deflorian, Pietro Faiella, Mirko Feliziani, Frosini/Timpano, Salvo Lombardo, Lucilla Lupaioli, Adriano Mainolfi, Mario Mantilli, Rosario Mastrota, Pierpaolo Palladino, Marilù Prati, Gianluca Riggi, Maurizio Rippa, Roberto Rustioni, Federica Santoro, Giulio Stasi, Sabine Uitz, Teatro Dallarmadio, Elena Vanni e Teatro Forsennato, a cui si aggiungono registrazioni delle voci di Renato Nicolini e Dante Cappelletti.
L’opera, che prende il titolo dal convegno che concluse nel 2004 la prima edizione del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, nasce dalla convinzione di non poter accettare di sospendere l’attività e cancellare un prezioso osservatorio sulle arti sceniche (della giuria hanno fatto parte Aggeo Savioli, Renato Nicolini, Roberto Canziani, Gianfranco Capitta, Massimo Marino, Laura Novelli, Attilio Scarpellini, Mariateresa Surianello) che tanta visibilità ha dato a progetti di spettacolo di artisti e compagnie sparsi in tutta Italia. Negli ultimi due anni, il disinteresse, le alternanze politiche e i vuoti istituzionali, in particolare, romani ci hanno costretti a rimescolare i tempi di svolgimento e la consueta cadenza del Premio. «Vogliamo sganciarci da questa deriva – dichiara Surianello, ideatrice e direttrice del Concorso - e, insieme alle donne e agli uomini che dell’arte scenica hanno fatto una pratica quotidiana, incidere nel presente col segno del nostro operare». Abbiamo incontrato in questo atto di resistenza e non pentimento (“Non ho mai voglia di pentirmi” si è chiamata la campagna di crowdfunding lanciata sul sito Tuttoteatro.com) musicisti raffinati come Antonia Gozzi, compositrice, pianista, performer che ha composto ed eseguito pezzi per il teatro approfondendo il rapporto parola-suono (D. Dimitriadis, L. Gozzi, O. Py, J. Pommerat, A. Demattè, ecc.), lavorando con compagnie teatrali e produzioni in Italia e all’estero (T.N.E., Arena del Sole, Théâtre de l’Odéon, Scène National D’Orleans, Compagnie des Orties, ecc.), e Martux_M (Maurizio Martusciello) compositore, produttore, sound designer e percussionista italiano che lavora con i più grandi musicisti in tutto il mondo. Sua la composizione delle musiche della performance XXYY & Martha@20 che viene presentata in questi giorni al New York Live Arts da Richard Move, in omaggio a Martha Graham. Ha collaborato con Giorgio Battistelli, Arto Lindsay, Danilo Rea, Markus Stockhausen e moltissimi altri. E’ stato direttore artistico per tre anni di Sensoralia, rassegna di arte elettronica audiovisiva del Romaeuropa Festival, e ha partecipato alla Biennale Musica di Venezia con il progetto X-Scape.
Firma lo spazio scenico di questo Assenza, presenza, trasparenza, offrendo al pubblico una rara occasione di partecipazione e responsabilità, il maestro della scena da oltre 40 anni Marcello Sambati, artista eclettico e sensibilissimo poeta, regista, coreografo, animatore di laboratori e fondatore di teatri. A Roma, dagli anni 70, ha presentato più di 30 spettacoli con una coerenza artistica e poetica invariata dalle prime installazioni fino alla Trilogia delle Tenebre e al Natura Requiem, da Dark Camera al Campo Barbarico, dal Teatro Furio Camillo a Tuscania, fino agli odierni laboratori e alla Scuola Oscena di Catania.
Qui propone un’installazione che celebra il teatro e la sua caducità. Tutti sono invitati a coltivare il fiore del teatro, in un giardino aperto e senza recinzioni.
Non c’è spazio per il pentimento in questo incontro che vuole solo far brillare e celebrare il teatro e l’ostinata presenza dell’agire artistico.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman, Roma
Lunedì 6 marzo, ore 19.00 Ingresso libero

Sito web: www.tuttoteatro.com


DIMMI CHE MI AMI
coreografia Simona Cieri
soggetto rosanna Cieri
musiche originali Daniele Sepe
disegno luci Rosanna Cieri
costumi Marco Caboni
danzatori Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma
Maurizio Cannalire, Simona Gori
regia Rosanna e Simona Cieri
produzione Motus Danza

MOTUS anticipa la Festa della Donna
“DIMMI CHE MI AMI” di Motus un grido d’allarme contro la violenza alle donne

La “danza scomoda” dei MOTUS è di nuovo impegnata in una battaglia nazionale per denunciare quella che può essere definita una vera e propria strage. Con “Dimmi che mi ami”, in scena al Teatro Vascello di Roma il 6 marzo 2017 ale ore 21, la Compagnia lancia un grido d’allarme contro il femminicidio, fenomeno in aumento che registra in Italia una vittima ogni due giorni e mezzo e che, nella maggioranza dei casi, è perpetrato da un familiare o da una persona con cui la vittima ha avuto una relazione.
Addentrandosi nelle cause e nei meccanismi psicologici che conducono gli uomini ad arrogarsi diritto di vita o di morte sulle loro compagne, MOTUS analizza la diminuzione della percezione di realtà che viene dall'attutirsi del sentire e dall'incapacità di avvertire il valore delle cose, tipiche del mondo contemporaneo in disgregazione. In un contesto affettivamente precario, la ricerca di amore assume la connotazione di un affannoso e spasmodico inseguimento per raggiungere il possesso dell'altro, come unico sbocco possibile ai propri conflitti interiori. E la violenza contro le donne diviene "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini" come sancisce l’Assemblea Generale Onu.
I comportamenti amorosi ambientati in questa cornice sgangherata, sono fotografati da MOTUS come surrogato di certezze che non ci sono, in grado di sopperire a bisogni esistenziali che altrove non possono essere soddisfatti. E allora sulla scena si alternano varie solitudini, dal bisogno di tenerezza all’esibizionismo, dalla ricerca spasmodica del partner, alla violenza del tutti-contro-tutti. Ma più di tutte domina la solitudine delle donne che subiscono violenza (6 milioni e 788 mila, solo in Italia, secondo i dati Istat 2015) spesso incapaci di denunciare i propri carnefici e non sufficientemente tutelate anche quando trovano il coraggio di denunciarli. La stessa solitudine di Giordana Di Stefano, danzatrice appena ventenne, accoltellata e uccisa a Nicolosi il 7 Ottobre 2015 dall’ex fidanzato che aveva denunciato per stalking, alla quale MOTUS dedica lo spettacolo.
Interpretato da Veronica Abate, Martina Agricoli, Andrè Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori, su coreografie di Simona Cieri e regia di Rosanna e Simona Cieri, lo spettacolo è frutto della collaborazione con il compositore napoletano Daniele Sepe, uno degli autori più interessanti e prestigiosi del panorama nazionale, che firma le musiche originali.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
Lunedì 6 marzo 2017 h 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 589 8031
Sito web: www.teatrovascello.it


Glauco Mauri Roberto Sturno
EDIPO IL MITO
nel teatro nella letteratura nella musica
reading di brani da Sofocle, Dürrenmatt, Seneca, Tucidide, Cocteau
interventi musicali a cura di Luca Aversano musiche da Bach, Telemann, Debussy, Ibert, Ravel, Jolivet, Rota, Stravinskij eseguite dal vivo da
Marta Rossi - flauto Lamija Talam - oboe Raffaella Mattarelli - arpa
a cura di Andrea Baracco
produzione: Università degli studi Roma Tre e Compagnia Mauri Sturno

Martedì 7 marzo (ore 21) al Teatro Palladium EDIPO IL MITO nel teatro nella letteratura nella musica, avrà luogo una lettura-spettacolo promossa dall’Università degli Studi Roma Tre e dalla Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno per approfondire più compiutamente il mito immortale di Edipo.
Mito antico e profondamente radicato nella cultura occidentale e universale, fonte di ispirazione della poesia greca e della letteratura di tutti i tempi. Molti autori, classici e contemporanei, si sono misurati con la riscrittura appassionata della figura di Edipo che nel Novecento ha avuto, soprattutto dopo la formulazione del concetto di “complesso di Edipo” ad opera di Freud, un ruolo di primo piano nella storia del pensiero. Edipo Re è stato musicato da Igor Stravinskij e molti grandi musicisti hanno scritto le musiche di scena per Edipo a Colono.
Le due tragedie-capolavoro di Sofocle toccano gli strati più profondi della natura umana: Edipo è parricida ma è vittima del fato, la sua onestà intellettuale e morale lo porta a cercare ostinatamente la verità, e alla fine del suo lungo cammino comprende se stesso, la luce e le tenebre che sono dentro di lui, ma afferma anche il diritto alla libera responsabilità del suo agire.
Glauco Mauri e Roberto Sturno, che a distanza di vent’anni hanno riportato sulle scene italiane Edipo Re e Edipo a Colono, affidando la regia dei due capolavori di Sofocle a due registi di generazione diversa, lo stesso Mauri e Andrea Baracco, nella serata dedicata al Mito di Edipo offrono una lettura intensa e suggestiva di brani tratti da Edipo Re e Edipo a Colono di Sofocle, La morte della Plizia di Friedrich Dürrenmatt, Edipo di Seneca, La guerra del Peloponneso di Tucidide (libro II), La macchina infernale di Jean Cocteau.
Arricchiscono e integrano i momenti drammaturgici gli interventi musicali, curati da Luca Aversano, tratti dalle opere di Johann Sebastian Bach, George P. Telemann, Claude Debussy, Jacques Ibert, Maurice Ravel, André Jolivet, Nino Rota e Igor Stravinskij. Musiche eseguite dal vivo da Marta Rossi al flauto, Lamija Talam all’oboe e Raffaella Mattarelli all’arpa.
Il coordinamento fra parole e musiche è affidato alla cura di Andrea Baracco.

TEATRO PALLADIUM - Università Roma Tre - piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
Martedì 7 marzo - ore 21
Ingresso: € 15 intero - € 10 ridotto - € 5 studenti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327 2463456
Sito web: teatropalladium.uniroma3.it


PRINCIPESSE E SFUMATURE
di e con Chiara Becchimanzi

Cenerentola? Pollyanna? Anastasia Steel?
Tante facce della stessa medaglia.
Ma forse,‘sta medaglia, è ora di buttarla nel cesso.
Perché di riflettere c’è bisogno, ma se si riflette ridendo si riflette meglio...
E quale momento migliore dell'8 marzo per ridere insieme su che cosa siamo diventate e su che cosa vogliamo diventare?
Vincitore del Premio Comedy al Roma Fringe Festival 2016, inserito nella top ten dei migliori spettacoli teatrali da Media e Sipario, selezionato dall'Ordine Nazionale degli Psicologi per la giornata dedicata al femminile, Principesse e Sfumature di e con Chiara Becchimanzi, dopo il grande successo al Teatro Trastevere, torna in data unica mercoledì 8 marzo nella sua versione integrale al Teatro Hamlet.
Un pezzo esilarante e intelligente, per ridere (e forse piangere) in maniera mai banale sulla sessualità raccontata da una donna alle stesse donne e agli uomini, posti davanti a una “tragica verità” su cui riflettere... di cuore,come di cuore e sincero è questo spettacolo che in scena al Roma Fringe Festival e nelle rappresentazioni successive ha conquistato stampa e critici, insieme a pubblico di ogni età, gusti sessuali, orientamento.
Una donna sull’orlo della crisi dei 30 anni, una indefinita psicoterapeuta dalla voce suadente, e molte domande: perché le donne di oggi devono essere per forza "tutto"? Cosa vuol dire sottomissione femminile in un contesto in cui una patacca editoriale come "50 sfumature di grigio" vende lo stesso numero di copie di "Don Chisciotte"? Cosa vogliamo, a letto, da un uomo? Perché non sempre riusciamo a chiederlo? Quali sono i nostri modelli estetici, e soprattutto emotivi? Perché spesso siamo portate ad accontentarci, a sacrificarci?
La prima volta. Le relazioni. Sentirsi belle. Sesso. Sesso da soli, sesso insieme, sesso raccontato, sesso immaginato. Gli uomini. Le principesse e le spade. Principesse e Sfumature si interroga sulla femminilità, sulle relazioni, sulle idiosincrasie della sensualità/sessualità. Un ragionamento sincero e sentito, in grande rapporto col pubblico, senza mai prendersi troppo sul serio.
"Nascere nell’85 vuol dire avere circa 30 in questa nostra malandata epoca” racconta l’autrice e attrice Chiara Becchimanzi. “E avere 30 anni adesso vuol dire far parte della generazione dell’incertezza. Lavorativa. Logistica. Sentimentale. Scrivo “Principesse e sfumature” perché sono veramente in terapia. Perché veramente ho incontrato uomini di tutti i tipi. E soprattutto, perché le colte, brillanti, infaticabili trentenni multitasking della nostra epoca odiano le principesse…ma vorrebbero esserlo. Anche se non lo ammetterebbero mai. E questo attrito tra ciò che siamo consapevolmente diventate e ciò che il bombardamento culturale subito nell’infanzia ci induce a voler essere genera situazioni esilaranti, incomprensioni irresistibili, disavventure immediatamente riconoscibili."

Perché di riflettere c’è bisogno, ma se si riflette ridendo si riflette meglio.

TEATRO HAMLET - via Alberto da Giussano 13, Roma
Mercoledì 8 marzo 2017
Biglietto 13 euro + tessera (per i non associati) 2 euro

Info e prenotazioni: telefono 3492236865 (solo messaggi whatsapp), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.teatrohamlet.it/


Ancora in scena

Il Premio The Stage for Acting Excellence SILVIA GALLERANO in
LA MERDA
di CRISTIAN CERESOLI
Premio Fringe First for Writing Excellence
UNA PRODUZIONE FRIDA KAHLO PRODUCTIONS
CON RICHARD JORDAN PRODUCTIONS, PRODUZIONI FUORIVIA
IN COLLABORAZIONE CON SUMMERHALL (EDINBURGH) E TEATRO VALLE OCCUPATO (ROME)
PRODUZIONE ESECUTIVA & TOUR MANAGING MARCO PAVANELLI
TECNICO GIORGIO GAGLIANO

Dopo aver vinto l’oscar del teatro europeo e registrato un enorme successo di pubblico e critica in tutto il mondo, il poetico flusso di coscienza sulla condizione umana – il clamoroso fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e che viene accolto quasi fosse un concerto rock – ritorna in Italia, nonostante una sottile e persistente censura.
L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 registrando il tutto esaurito anche nel ritorno al festival del 2013, continua senza sosta a raccogliere recensioni entusiaste dai più importanti media internazionali e un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio, con Edimburgo, Copenhagen, Roma, Madrid, São Paulo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e il celeberrimo West End di Londra in cinque anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura, in particolare in Italia.
Il “brutale, disturbante e umano” testo sulla condizione umana di Cristian Ceresoli, considerato “straordinario” dal Times, e che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura, viene pubblicato in edizione bilingue Italiano–Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 ed è tradotto oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano e francese, mentre è in corso di traduzione in numerose altre lingue.
L’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano definita “straordinaria” dal Guardian viene accolta da più da cinque anni da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, e prossimamente anche in francese, è la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.
La Merda è un fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e viene seguito quasi fosse un concerto rock, con un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio.
La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.
La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.
Dopo circa due anni di lavorazione in uno stato precario dovuto al boicottaggio e alla censura subiti in Italia, alla fine di Marzo del 2012 la Première Italiana de La Merda al Teatro i di Milano va completamente sold out, con replica straordinaria esaurita in poche ore. Ad agosto dello stesso anno, la versione in inglese de La Merda (The Shit) viene presenta in Prima Mondiale alla Summerhall, per il Fringe Festival di Edimburgo, dove ottiene un altro record di pubblico fino a diventare un Fringe Sell Out Show. Qui riceve critiche straordinarie e vince il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura a Cristian Ceresoli, il The Stage Award for Acting Excellence per l’interpretazione a Silvia Gallerano e l’Arches Brick Award for Emerging Art oltre a una nomination per il Totale Theatre Award (mentre in Italia vince, tra gli altri, il Premio della Critica ANCT). Da quel momento un clamoroso e scioccante successo di pubblico e critica accompagna l’opera nel Tour Mondiale (incluse Londra, Madrid, São Paulo, Roma, Glasgow, Berlino, Vancouver, Vilnius, Copenhagen, Lisbona e Adelaide) con anni consecutivi di tutto esaurito nonostante una sottile e persistente censura continui a manifestarsi, in particolare in Italia. Intanto le produzioni del testo in altri paesi, come Danimarca e Brasile, vengono accolte con settimane di tutto esaurito e altrettanto successo di critica.

TEATRO DUE - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma
Dall'1 al 20 marzo, ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
con Carlo Valli, Marta Nuti, Selene Gandini, Alberto Mariotti, Giorgia Ferrara, Barbara Begala, Martino Duane, Giuseppe Rispoli, Maria Chiara Centorami, Roberto Mantovani, Germana Di Marino, Francesco Iaia, Alessandro Gorgoni
Scene Fabiana Di Marco – Costumi Daniele Gelsi
Actor Coach Melania Giglio
Adattamento e regia Daniele Salvo

Il mondo di Pirandello è un universo complesso fatto di linguaggi, visioni, sogni, miraggi, allucinazioni.
Nel suo universo il mondo dei vivi e il mondo dei morti si toccano, si sovrappongono, senza alcuna avvertenza.
Questi personaggi in cerca d’autore, figure evanescenti, diafane, sospese sul filo, ripetono all’ infinito, ossessivamente, le proprie brevi ed insignificanti esistenze. Sono funzioni linguistiche, spettri teatrali, vite fittizie.
La scrittura di Pirandello utilizza le armi della Fantasia per trovare nuove prospettive, per scoprire nuovi universi e definire nuove traiettorie. Il tentativo è quello di entrare direttamente nelle menti e nei cuori dei personaggi, nei loro desideri, nei loro affanni, nelle loro ansie e speranze disattese o soddisfatte.
L’equilibrio delicatissimo in cui si muovono tutte le figure del testo, compone un affresco di una potenza espressiva straordinaria….
Un unico raggio di luce cristallina attraversa la scena: è quella l’unica speranza, l’unica possibilità di un futuro luminoso.
Il vero unico luogo reale rimane però la mente umana, analizzata con gli strumenti dell’ironia pirandelliana, un attimo prima di un improbabile risveglio.

TEATRO GHIONE - via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 24 febbraio al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato, ore 21.00 domenica ore 17.00 lunedì riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Lorella Cuccarini in
LA REGINA DI GHIACCIO - Il Musical
ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musica Davide Magnabosco, Paolo Barillari, Alex Procacci
testi Maurizio Colombi, Giulio Nannini
scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Grossi
disegno luci Alessio De Simone, disegno suono Emanuele Carlucci
videografica Marco Schiavoni direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
aiuto regia Davide Nebbia, assistente coreografie Francesco Spizzirri
con
LORELLA CUCCARINI nel ruolo di TURANDOT
PIETRO PIGNATELLI nel ruolo di CALAF
SIMONETTA CARTIA nel ruolo di CHANG’È,
SERGIO MANCINELLI nel ruolo di YAO,
VALENTINA FERRARI nel ruolo della strega TORMENTA
FEDERICA BUDA nel ruolo della strega GELIDA
SILVIA SCARTOZZONI nel ruolo della strega NEBBIA
GIANCARLO TEODORI nel ruolo di PING
JONATHAN GUERRERO nel ruolo di PONG
ADONÀ MAMO nel ruolo di PANG
PAOLO BARILLARI nel ruolo di ALTOUM
FLAVIO TALLINI nel ruolo del PRINCIPE DI PERSIA
LAURA CONTARDI nel ruolo di ZELIMA

ensemble
LUCA CONTINI, MARTINA GABBRIELLI, FILIPPO GRANDE, CAMILLA MAFFEZZOLI,
ANTONELLA MARTINA, ELEONORA PELUSO, IVAN TRIMARCHI
regia MAURIZIO COLOMBI

Dopo il successo di RAPUNZEL il musical, torna al Teatro Brancaccio Lorella Cuccarini in LA REGINA DI GHIACCIO il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi, ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini.
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina vittima di un incantesimo, nel cui regno gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Riuscirà il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio della regina con il calore e il fuoco del suo amore?
L'Opera lirica Turandot, incompiuta per la prematura scomparsa di Puccini, ebbe nelle varie edizioni dei finali distinti. Il moderno adattamento in musical di Maurizio Colombi, geniale regista che si conferma una delle menti più creative del genere Musical (suoi Rapunzel, Peter pan),dà una nuova chiave di lettura fantastica, più vicina alla sensibilità dei bambini, grazie all’inserimento di personaggi inediti: le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, fautrici dell’incantesimo, in contrasto con i consiglieri dell’imperatore Ping, Pong e Pang; un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Un cast artistico formato da venti straordinari performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati.
Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, produce per Viola Produzioni questo nuovo grande musical, riconfermando la squadra vincente di Rapunzel: Maurizio Colombi, Lorella Cuccarini, oltre al prezioso cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie.
Non mancheranno in sala gli effetti speciali che abbattono la quarta parete coinvolgendo tutti gli spettatori, grazie all’utilizzo di immagini video realizzate con le più moderne tecnologie.
La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali arrangiata e diretta da Davide Magnabosco mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini ,come il celeberrimo Nessun dorma, rivisitato in chiave pop e di altri “grandi” dell’opera lirica.

TEATRO BRANCACCIO - via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 4 marzo al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


LSD edizioni presenta
Lillo & Greg
IL MISTERO DELL'ASSASSINO MISTERIOSO
Di Pasquale Petrolo e Claudio Gregori
Con Vania Della Bidia, Danilo De Santis e Dora Romano
con la partecipazione di Luca Latino
Regia Lillo & Greg
Scene Andrea Simonetti

Lillo & Greg per la prima volta al Teatro Sistina: dal 22 febbraio (e fino al 12 marzo) l’amatissima coppia comica arriva sul palcoscenico dello storico teatro romano con “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”, un autentico “cult” del loro straordinario repertorio. Un castello nella campagna londinese, un misterioso maggiordomo, l’omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti sospettati: ecco gli ingredienti per un perfetto giallo, dai toni brillanti, di chiara matrice anglosassone. 
Il detective Mallory ha riunito nel salone principale del castello i sospetti assassini della Contessa Worthington, ma un inatteso accadimento cambierà le dinamiche dell’indagine, minando esponenzialmente la trama del giallo e scatenando gli egoismi e le meschinità degli altri attori disposti a tutto pur di farsi notare da un produttore televisivo presente in platea.
 I ritmi serrati, le battute oblique, l'onnipresente umorismo di situazione e non ultima la cornice del giallo, rendono la commedia elettrizzante ed esilarante fuor di ogni dubbio. Nata da un’idea di Greg e scritta a quattro mani con Lillo, "Il Mistero dell’assassino misterioso" è la prima commedia in cui si fa centrale la narrazione metateatrale - tanto cara alla coppia- che svela, scardinandolo con un pizzico di perfidia, il delicato equilibrio su cui vivono alcune compagnie di teatro, ma su cui si fondano anche la maggior parte dei rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità. Insieme a Lillo & Greg sul palco anche Vania Della Bidia, Danilo De Santis e Dora Romano. La Regia è di Lillo & Greg. Scene di Andrea Simonetti.

TEATRO SISTINA - via Sistina 129, 00187 Roma
Dal 22 febbraio al 12 marzo 2017
Prezzi Biglietti: Poltronissima €44,00, Poltrona e I Galleria €39,50, Seconda Galleria €34,00, Terza Galleria €27,50
Orario Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00, mercoledì 1 marzo ore 17.00, sabato 4 marzo ore 17.00 e ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 06.4200711 - 392.8567896, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.ilsistina.it

 

FABRIZIO GIFUNI - L'AUTORE E IL SUO DOPPIO
Camus, Pasolini, Testori, Cortázar, Bolaño

martedì 7 e mercoledì 8 marzo
Fabrizio Gifuni legge
RAGAZZI DI VITA
di Pier Paolo Pasolini
Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

giovedì 9 e venerdì 10 marzo
IL DIO DI ROSERIO
di Giovanni Testori
studio sul primo capitolo
Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

sabato 11 e domenica 12 marzo
UN CERTO JULIO
omaggio a Julio Cortázar e Roberto Bolaño
Havier Girotto, sassofoni
Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

Un viaggio di andata e ritorno. Le parole provenienti dai corpi dei loro autori si depositano sulle pagine di un libro all'unico scopo di essere trasmesse. Finchè un attore le stacca dalla dimensione orizzontale in cui occasionalmente si trovano per rimetterle in verticale, riportandole alla loro sede originale, facendosene nuovamente carico. Dal corpo dello scrittore al corpo di scena.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 2 al 12 marzo 2017
dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


IL DOPPIATTORE
(LA VOCE OLTRE IL BUIO)
Scritto e diretto da Angelo Maggi
Con Vanina Marini e con l’amichevole partecipazione in video di Pino Insegno, Massimo Lopez, Marina Tagliaferri, Luca Ward
Sound designer e direzione tecnica Mauro Lopez
Aiuto regia Francesca Maggi
Scenografia e costumi Francesco Montanaro
Arrangiamenti musicali Roberto Lanzo ed Enrico Razzicchia
Vocal coach Gabriella Scalise
Light designer Francesco Bárbera
Riprese e montaggio interviste Francesco D’Ascenzo
Fotografo di scena e backstage Maurizio Pittiglio
La clip de Le voci del tempo perduto è di Gerardo di Cola e Andrea Razza
Realizzazione Clip Ospiti d’Onore di Mauro Lopez
Grafica e locandina Pádraig Ó Broin e Andrea Torricelli e Barbara Lulli
Registrazioni e prove effettuate presso SAFE & SOUND di Roma
L’armatura di Iron Man, la statua del Commissario Winchester e le attrezzature da palco sono state realizzate da Dany Bao
Collaborazione ai testi Patrizia Pesaresi
Collaborazione alle clip Francesco Silella
Assistente alla regia e Direttore organizzativo Valentina Morini
Direttore di palco Carlo Bernardini

Ospiti d’onore:
7 marzo GABRIELE LOPEZ
8 marzo FRANCESCO PEZZULLI
9 marzo GIORGIO BORGHETTI
10 marzo GIO GIO’ RAPATTONI
11 marzo CLAUDIA CATANI
12 marzo ALESSANDRO ROSSI

Torna a Roma - stesso teatro, stesso periodo, stesso cast - il primo e l’unico spettacolo dedicato all’arte del doppiaggio italiano: la voce di Tom Hanks, Bruce Willis, Robert Downey Jr, Il Commissario Winchester dei Simpson, Mark Harmon di NCIS e James Spader di Black List, ovvero Angelo Maggi, porterà dal 28 febbraio al 12 marzo sul palco del Teatro Belli il suo Doppiattore: una performance teatrale e cinematografica, musicale e colloquiale che, ospitando illustri ospiti del mondo italiano del “dubbing”, assumerà ogni sera una veste diversa. Ad accompagnare Maggi nel suo viaggio caleidoscopico oltre il sonoro della pellicola ci sarà Vanina Marini, alternata sullo schermo da quattro inconfondibili paia di corde vocali, quelle di Pino Insegno, Massimo Lopez, Marina Tagliaferri e Luca Ward. In sala, tra le interazioni col pubblico e le interpretazioni in diretta di alcuni degli spezzoni cinematografici più noti scelti ad hoc per esaltare la tecnica del doppiaggio in sala, Maggi chiamerà alcuni tra i professionisti dalle voci più riconoscibili per film musicali, drammi, documentari, cartoni animati e fiction. Si comincerà il 28 febbraio con Gabriella Scalise e, a seguire, per ogni giorno di rappresentazione, Gino La Monica (1 marzo), Fabrizio Pucci (2), Stefano Benassi (3), Claudia Razzi (4), Marina Tagliaferri (5), Gabriele Lopez (7), Francesco Pezzulli (8), Giorgio Borghetti (9), Gio Gio’ Rapattoni (10), Claudia Catani (11) e Alessandro Rossi (12). Vi saranno inoltre, come da tradizione oramai acquisita, due repliche pomeridiane speciali monotematiche: domenica 5 marzo saranno ospiti sul palco le voci di NCIS (Antonella Baldini, Patrizia Burul, Ambrogio Colombo, Stefano Crescentini, Valentina Favazza, Francesca Fiorentini, Alessandro Quarta, Laura Romano, Fabrizio Vidale), mentre una settimana dopo Il Doppiattore ospiterà le voci di IL TRONO DI SPADE (Sandro Acerbo, Claudia Catani, Letizia Ciampa, Simone Crisari, Daniele Giuliani, Mauro Gravina, Riccardo Rossi, Edoardo Stoppacciaro).
Il Doppiattore” – come afferma Maggi nella sua lectio magistralis - è il mestiere di colui che prima di tutto è un attore con il compito di dare espressione, nella nostra lingua, alle emozioni che altri hanno creato nella loro: in tale ambito lo spettacolo rappresenta una eccellente e rara occasione per il pubblico di conoscere da vicino e vedere chi si nasconde dietro una “Voce” che lo accompagna quotidianamente nelle sale cinematografiche o davanti al piccolo schermo, ma – ancor più – lo spettatore potrà assistere ad una vera propria seduta di doppiaggio dal vivo, entrando magicamente in sala insieme ai protagonisti del sonoro.
Un’iniziativa realizzata grazie al sostegno di Cinedubbing, con il patrocinio del Municipio I Centro Storico del Comune di Roma e Pro Loco Roma Capitale, in collaborazione con scuola di teatro Studio Enterprise, MKTP, Anad, Cat Sound e Safe & Sound. Gli abiti di scena sono di Kilt.

TEATRO BELLI - piazza di Sant’Apollonia 11/a, Roma
Dal 28 febbraio al 12 marzo 2017
Biglietti: € 18, intero - € 13, ridotto

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


Massimo Venturiello in
PROFUMO DI DONNA
(dal romanzo di Giovanni Arpino IL BUIO E IL MIELE)
adattamento di Pino Tierno
con (in ordine alfabetico)
Irma Ciaramella, Camillo Grassi, Andrea Monno
Claudia Portale, Sara Scotto Di Luzio, Franco Silvestri
scene Alessandro Chit - costumi Sabrina Chiocchio
musiche Germano Mazzocchetti - light designer Umile Vainieri
regia Massimo Venturiello
la voce dei brani cantati è di Tosca

Un capitano in pensione, rimasto cieco a causa di un'esplosione accidentale, decide di recarsi a Napoli da un amico anch'egli non vedente. Il capitano si farà accompagnare in questo viaggio da un giovane soldato in permesso premio. Tra vessazioni e rimproveri, il giovane, ribattezzato ''Ciccio'' al pari di tutti gli sventurati che si sono succeduti nell'ingrata mansione, “scorterà” quindi il bizzarro capitano che si rivelerà un uomo dalla personalità poliedrica; a tratti irascibile e spigoloso, a volte ironico e autoironico, sempre e comunque irresistibile seduttore di donne, per le quali ha una particolare passione. I due partono in treno da Torino e la prima tappa è Bologna, dove il capitano decide di passare alcune ore con una prostituta. La seconda tappa del viaggio è Roma, dove il capitano parla con il cugino prete della sua condizione fisica e, per ultimo, giungono a Napoli, dove il capitano viene corteggiato da una giovane donna perdutamente innamorata di lui, ma il capitano sembra infastidito dalle sue attenzioni. La vera ragione del viaggio e dell’incontro con l’amico non vedente giungerà inaspettata e sorprendente solo alla fine... solo allora il capitano capirà che non potrà rifiutare l'aiuto e le attenzioni della giovane donna.
“Ora che abbiamo i mezzi per spaziare, per comunicare con tutti ci siamo chiusi in noi stessi, siamo diventati cinici disumani…” Così dice Charlie Chaplin nel discorso finale de “Il Grande Dittatore” e, come a volte succede a noi attori, le parole che continuiamo a ripetere tutte le sere ci restano addosso e ci rimbalzano poi nella mente durante le nostre giornate. Così, interpretando il ruolo che fu di Chaplin, ho spesso ripensato a queste parole ed è cresciuta in me la necessità di continuare a parlarne. Viviamo quotidianamente il paradosso di un’epoca in cui la globalizzazione ci spinge sempre di più verso l’isolamento e l’anonimato. Ecco perché mi sono innamorato del romanzo di Giovanni Arpino “Il buio e il miele” e ho deciso di portarlo in scena come già fece Dino Risi con l’indimenticabile film interpretato da Vittorio Gassman “Profumo di donna”, poi risorto nel remake “Scent of a Woman” di Martin Brest con Al Pacino. Questo romanzo-film è sicuramente l’emblema della solitudine moderna, della disillusione esistenziale che inevitabilmente conduce al cinismo e alla perdita di umanità e che assume nella figura del protagonista Fausto una dimensione cosmica (chissà se Arpino, dando al suo protagonista il nome di Fausto ha, magari inconsciamente, pensato al dottor Faust), spingendolo verso un crinale in cui si è smarrito il “profumo della vita”, la disperazione si confonde con l’ironia e il sarcasmo e la tragedia diventa persino comica, esilarante, proprio come tragica e comica è la condizione umana.
Ed è proprio così che me lo immagino questo spettacolo, un incontro di emozioni contrapposte, uno scontro di lacrime e risate in cui, al momento, non so quale delle due prenderà il sopravvento.”(Massimo Venturiello)

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
Dal 2 al 12 marzo 2017
Ingresso: Platea € 27,00 Galleria € 22,00

Info e prenotazioni: telefono 06 8073040, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.parioliteatro.it


COSE POPOLARI
di Nicola Pistoia, Francesco Stella, Ariele Vincenti
con Giordana Morandini, Nicola Pistoia, Francesco Stella, Ariele Vincenti
Regia Nicola Pistoia

Roma, oggi. Possedere una casa di proprietà o sostenere le spese per un affitto sono un lusso che Fabio, a causa delle precarie condizioni economiche e lavorative in cui versa, non può permettersi. E così, all’insaputa della compagna Patrizia, trascina il suo amico e cognato Stefano nel disperato tentativo di occupare abusivamente una casa popolare, ormai disabitata. A far loro da “guida” in questa avventura tanto illegale quanto inevitabile è Mario, il misterioso dirimpettaio amante della musica classica e della raccolta differenziata...
“Cose popolari”, scritto “a sei mani” da Nicola Pistoia (anche regista), Ariele Vincenti e Francesco Stella - in scena insieme a Giordana Morandini - sfrutta il tema degli illeciti e degli abusi che circondano il mondo degli alloggi popolari, tanto trattato nella cronaca degli ultimi tempi, come pretesto per raccontare quattro storie del popolo, quattro vite concrete che il destino ha deciso di intrecciare sul pianerottolo di un condominio. Cose popolari, appunto, ispirate a una vicenda vera, o forse a migliaia di vicende vere.

TEATRO 7 - via Benevento 23, Roma
dal 28 febbraio al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 - 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Lukas Heller ed Henry Farrell
CHE FINE HA FATTO BABY JANE?
Adattamento e regia di Susanna Lauletta e Alessandra Silipo
Il thriller candidato a Cannes e agli Oscar arriva a teatro
con Alessandra Silipo, Susanna Lauletta, Fabrizia Scopinaro, Ilaria Orlando, Michele Prosperi

Candidato nel 1963 per il Premio Oscar, il Festival di Cannes, I Golden Globe e I BAFTA, il thriller gotico “Che fine ha fatto Baby Jane”, pellicola che vide protagonista una grandissima Bette Davis insieme a Joan Crawford, arriva al Teatro Stanze Segrete di Roma dal 28 febbraio al 12 marzo con la regia di due donne: Susanna Lauletta e Alessandra Silipo.
Follia, immobilismo, suspance e paura, gli ingredienti del romanzo firmato Henry Farrell, vengono ricreati dalle due registe all’interno degli spazi “claustrofobici” del Teatro Stanze Segrete che, per l’occasione si veste di inquietudine e atmosfere noir.
La storia è nota: Blanche e Jane Hudson (sulla scena Susanna Lauletta e Alessandra Silipo), due sorelle entrambe attrici, vivono incastrate in un legame di morbosa apparente indifferenza sull’eco della loro rivalità. Costrette a vivere insieme a causa di un incidente che ha sconvolto la carriera e la vita di entrambe, si muovono quotidianamente, prigioniere di se stesse, nel proprio interminabile e meccanico labirinto mentale.
Un senso di colpa assordante che silenziosamente rimbalza in ogni gesto e parola determinando un crudele e sottile confronto. La precedente gelosia e l’attuale le dipendenza l’una dall’altra creano un rapporto di astio dispettoso e di tacito reciproco rimprovero per la propria condizione.
Liberarsene, rompere questo legame fortemente radicato provocherà degli squilibri che inevitabilmente non si potranno controllare.
Completamente inedita e originale è invece la scelta di un teatro così raccolto come Stanze Segrete, che amplifica il senso claustrofobico della reciproca reclusione alla quale si condannano le due sorelle, e ne immerge totalmente lo spettatore, reso personaggio attraverso la collocazione alle sue spalle della vicina.
Un modalità tutta teatrale per portare lo spettatore dentro l’incubo, coinvolgendolo con la vicinanza quasi tattile agli attori, gli odori e l’atmosfera onirica e surreale, thriller e inquietante.

TEATRO STANZE SEGRETE - via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 28 febbraio al 12 marzo 2017
dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 19.00. Prezzo biglietto: 10 – 15 euro.

Info e prenotazioni: telefono 066872690
Sito web: www.stanzesegrete.it


Pippo Franco in
BRANCALEONE E LA SUA ARMATA
Il lato tragicomico dell'esistenza umana
Regia Pippo Franco

Giovedi' 2 marzo 2017 alle ore 21,00 debutterà al Salone Margherita, in prima nazionale, lo spettacolo “Brancaleone e la sua Armata - Il lato tragicomico dell’esistenza umana“ interpretato e diretto da Pippo Franco.
Il debutto segna il ritorno di Pippo Franco al Salone Margherita con una esilarante commedia ricca di comicità, divertimento, risate, ma non priva di contenuti e di momenti di riflessione.
Il comico romano, accompagnato dalla sua "armata" composta da attori ben noti al grande pubblico quali Gegia, Giacomo Battaglia e Gigi Miseferi, presenta uno spettacolo ricco di azione, sorprese, al limite del grottesco, con tanti colpi di scena ed un finale a sorpresa.

La trama vede Brancaleone, di ritorno dalla Terra Santa, dove ha combattuto quella che lui definisce la sua ultima battaglia, chiedere ospitalità ad un clerico eremita, uomo colto ed esperto cerusico al servizio del Vescovo di Trani. Da questo incontro scaturiscono una serie di avventure ed imprevisti che Brancaleone deve fronteggiare, rendendosi conto di aver vissuto metà della sua esistenza come uomo d’armi mentre l’altra metà, quella dell’esperienza dell’amore e della visione spirituale dell’essere, gli è rimasta sconosciuta. Aiutato da Colombello (Giacomo Battaglia), Brancaleone e la sua improbabile armata, vivono una serie di avventure, al limite del grottesco, che portano il cavaliere ad incontrare personaggi stravaganti come Marozzia (Gegia) e Folco (Gigi Miseferi), procedendo verso una consapevolezza di se' sempre maggiore.
Le sorprese si susseguono ad ogni scena dello spettacolo fra esaltazioni e depressioni che consentono a Brancaleone di conoscere l’amore e di incontrare la donna della sua vita. Un finale a sorpresa suggella le avventure dell’armata in una commedia che è liberamente ispirata ai film di Mario Monicelli e si presenta ricca di azione e di spunti di riflessione che, cavalcando un umorismo spesso involontario, rappresentano nel modo più sorprendente possibile il lato tragicomico dell’esistenza umana.
Accanto a Pippo Franco ed ai coprotagonisti sono inoltre in scena Gianni Quinto, Tonino Tosto, Sabrina Crocco, Sara Adami, Esther Vinci ed Elisabetta Angi'. Le coreografie sono di Evelyn Hanack.

SALONE MARGHERITA - via dei Due Macelli 75, 00187 Roma
Dal 2 marzo alle ore 21,00 al 19 marzo ore 16,30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
con Pietro De Silva, Felice Della Corte e con Riccardo Barbera, Roberto Della Casa, Francesca Cannizzo
regia Claudio Boccaccini
Luci e fonica Alessandro Pezza
Costumi Lucia Mirabilie
Aiuto regia Marzia Verdecchi
Grafica Giorgia Guarnieri
Albero realizzato da Danilo Ciancolini

È stato applaudito lo scorso anno al Teatro Ghione dove ha registrato continui sold out e questa stagione torna a calcare le tavole del palcoscenico il capolavoro mondiale di Samuel Beckett: Aspettando Godot.
In scena, dal 2 al 12 marzo, Felice della Corte nei panni di Estragone, Pietro De Silva in quelli di di Vladimiro, Riccardo Barbera (Pozzo) Roberto Della Casa (Lucky) e Francesca Cannizzo (Ragazzo) sono in scena al Teatro Marconi diretti da Claudio Boccaccini.
Considerato dall’unanimità della critica il lavoro teatrale più bello. e significativo di tutto il Novecento, Aspettando Godot è divenuto, nel dire comune, sinonimico di una situazione in cui si aspetta l’avverarsi di un avvenimento imminente ma che in realtà non accade mai e in cui, di solito, chi attende non fa nulla affinché questo possa realizzarsi.
Il capolavoro di Samuel Beckett, che si dipana in un’immobilità solo apparente, è intriso di una comicità graffiante, surreale, a tratti irresistibile. Il tempo sembra immobile, eppure tutto scorre.
I protagonisti, ignari e ingenui ultimi sopravvissuti, pur nella loro essenziale ripetitività, ci raccontano con leggerezza quasi impalpabile il senso profondo della vita. Facendoci riflettere e ridere ci pongono continuamente di fronte al grande circo dell’esistenza umana.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 2 al 12 marzo 2017
Dal martedì al sabato h21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


JULIE
di A. Strindberg
adattamento e regia Marco Blanchi
con doppio cast:
Primo Cast: Vincenzo Grassi (Jean), Livia De Luca (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)
Secondo Cast: Valerio Rosati (Jean), Ilaria Salvatori (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)
luci: Augusto Belli
foto: Costanza Cosi
Scene e costumi: Devila
Sound designer: Daniele Paesano

Dal 3 al 19 marzo, dal venerdì alla domenica, il Teatro Azione ospita Julie il capolavoro della pur vasta produzione drammaturgica dello scrittore svedese August Strindberg. L'adattamento e la regia sono a cura di Marco Blanchi che affida questa elegante storia ad un doppio cast. Infatti sul palco del Teatro Azione si alterneranno Livia De Luca, Ilaria Salvatori, Vincenzo Grassi, Valerio Rosati, Valentina Mangoni.
Questa “tragedia naturalistica”, come la definisce lo stesso autore, mette in scena tutta una serie di rapporti conflittuali, primo fra tutti, quello eterno fra uomo e donna, ma anche quello tra servo e padrona e, quindi, implicitamente il tema della lotta di classe. La vicenda è apparentemente elementare: la contessina Julie si invaghisce del suo servo Jean e, complice l'assenza del padre che si è recato in visita dai parenti, l' alcool e le danze sfrenate del ballo della servitù e la conturbante atmosfera della notte di mezza estate, decide di intraprendere un pericoloso gioco di seduzione fatto di sguardi, allusioni ed esplicite sfrontatezze che, però, finiscono per innescare un meccanismo perverso che lei stessa non riuscirà più a controllare, e che la porterà a trasformarsi da padrona in serva del suo servo fino al suicidio come ultimo e unico atto di riparazione per il suo onore calpestato e ferito. Ma oltre la semplice apparenza c'è molto, molto di più... perché i veri motivi di questa storia non si trovano, secondo me, in ciò che accade ma in tutto quello che si nasconde all'interno delle cose che vediamo accadere. E allora ecco che ad una lettura un po' più attenta si scopre che ai “semplici fatti” si aggiungono nuovi riflessi che vanno ad illuminare le parti più oscure e nascoste della psiche dei personaggi. Ed ecco che il testo smette di essere ciò che sembra, e cioè un breve viaggio nel rapporto fra un uomo e una donna o tra un servo e la sua padrona, e inizia a trasformarsi in un percorso molto più affascinante all'interno di due anime alle prese con i loro sogni, con il loro sesso e con la loro animalità.
“Come regista e come uomo di teatro sono sempre stato affascinato dall'invisibile che si nasconde all'interno di un'opera d'arte” spiega Marco Blachi “perché ritengo che proprio quell'invisibile sia ciò che può essere utile allo spettatore e quindi credo che il mio lavoro consista più che nel mettere in scena un testo teatrale, nel cercare di rendere visibile l'invisibile di quel testo. Ciò che mi ha spinto a lavorare su “La contessina Julie” non è legato a ciò che accade o accadrà in scena ma all'investigazione dell'io nascosto e profondo dell'essere umano”.

TEATRO AZIONE - via dei Magazzini Generali 34, Roma
dal 3 al 19 marzo 2017
ore 21.00 domenica ore 18.00
Primo cast: 3,4,5,18,19 marzo
Secondo cast: 10,11,12,17 marzo
Biglietti: intero 10,00 + 2,00 (tessera associativa), 8,00 + 2,00 (tessera associativa)

Info e prenotazioni: telefono 347 3402275, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroazione.org


PRIMA DI [RI]FARE L’AMORE
di Marco Falaguasta, Alessandro Mancini
regia di Tiziana Foschi
con Marco Falaguasta, Marco Fiorini e Claudia Campagnola
Produzione LSD EDIZIONI srl

Uno spettacolo che è prima di tutto un racconto autobiografico dove Marco Falaguasta, attraverso il ricordo delle sue tante prime volte che la vita mette di fronte ad ognuno, cercherà il modo di parlare a sua figlia adolescente..
Il pretesto di raccontare una vita per parlare di tante vite: quelle che hanno attraversato gli anni 80-90. Vite segnate da moniti materni “mettiti la canottiera che ti asciuga il sudore”, vite al ritmo del compianto George Michael, Renato Zero, Greese. Di maschere a carnevale ereditate da fratelli, cugini, vicini di casa, di feste dove c’era LEI ma c’era anche il padre che ti apriva la porta: “a ragazzi’ togliti le scarpe che la signora de sotto s’arrabbia”! Vite timide alla ricerca del primo film a luci rosse pagato con i risparmi di una settimana e una volta riusciti ad entrare in sala (c’era chi si disegnava i baffi col pennarello per sembrare maggiorenne), ci si sedeva dietro a quello che fumava di più per respirare il primo fumo passivo... Marco Falaguasta li ricorda bene quegli anni con ironia e passione, ma oggi è chiamato ad affrontare l’unico “prima” che non può controllare: PRIMA DI FARE L'AMORE di una figlia adolescente. Che bagaglio gli hanno dato allora gli anni 80 e 90? Quali parole “giuste” gli avranno forgiato? Insieme a Marco Fiorini e a Claudia Campagnola, cercherà di dare le risposte adeguate.

TEATRO GOLDEN - via Taranto 36, 00182 Roma
dal 21 febbraio al 19 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e Prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


Laros - #MaiNaGioia Spettacoli - Matteo Fiocco presentano
LA SCALA
di Giuseppe Manfridi
con
Andrea Dianetti (Niccolò), Barbara Clara (Elvi),
Gabriele Carbotti (Mirko), Marina Marchione (Miriam),
Fabrizio D’Alessio (Corrado), Samantha Fantauzzi (Terry)
Costumi Marco Della Vecchia – Scene Augusto Sandri
Regia Michele La Ginestra

Dal 21 febbraio al 12 marzo 2017 tutti pronti a salire su “La scala”, la freschissima commedia di Giuseppe Manfridi diretta da Michele La Ginestra.
"La scala" è un vero e proprio duello a sei, dal ritmo serratissimo, che si consuma durante un cocktail organizzato per festeggiare la ristrutturazione di un seminterrato al Nuovo Salario di cui hanno da poco preso possesso Mirko e Miriam, interpretati da Gabriele Carbotti e Marina Marchione. Con loro, una coppia di vecchi amici, Corrado e Terry (Fabrizio D’Alessio e Samantha Fantauzzi) e un’altra coppia da poco conosciuta Niccolò (interpretato da Andrea Dianetti dal cast di Amici) ed Elvi (Barbara Clara) che abita nello stesso palazzo. Fiore all’occhiello dell’approssimativo restyling, una scala che collega direttamente il seminterrato col marciapiede di fuori. Un estroso escamotage ideato per evitare, a chi debba entrare e uscire, complicati giri nel cortile esterno.
Le tre coppie si comportano come se stessero a un ricevimento della regina Elisabetta: complimenti mirabolanti, mondanità al limite dell'enfasi, smancerie esagerate, finché una piccola scintilla incendia una polveriera di emozioni represse, offese e malintesi che risvegliano vecchi scheletri tenuti nascosti nell'armadio, antichi rancori che colgono l'occasione per riemergere e colpire duro.
E sarà la scala a svolgere un ruolo determinante in questa guerra senza esclusione di colpi. La scala come simbolo, la scala come elemento architettonico, la scala come collegamento fra i piani bassi e i piani alti, insomma una vera e propria protagonista illuminata dalla pirotecnia dei dissapori umani.

TEATRO DE’ SERVI - via del Mortaro 22 (ang. Via del Tritone), Roma
Dal 21 febbraio al 12 marzo 2017
Biglietti: Platea 22€ - Galleria 18€
Orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06.6795130
Sito web: www.teatroservi.it


YVES MONTAND – UN ITALIANO A PARIGI
recital in due tempi con quartetto, pianoforte, contrabasso, batteria e sax/ contralto
di e con Gennaro Cannavacciuolo
Pianoforte: Dario Pierini - Clarino-sax: Andrea Tardioli - Contrabasso: Flavia Ostini - Batteria: Antonio Donatone
Regia: Gennaro Cannavacciuolo
Aiuto regia: Valeria D’Orazio - Coreografie : Roberto Croce - Scene: Eva Sgrò - Luci: Michele Lavanga - Foto: Marco Salvadori - Fonica: Alfonso D’Emilio
Voci registrate: Patrizia Loreti e Marco Mete - Arrangiamenti: Dario Pierini e Andrea Tardioli - Produzione: Elsinor, Milano

Spettacolo voluto e co-finanziato dal Comune di Monsummano Terme (luogo natio di Yves Montand), nonché sostenuto alla vedova del grande artista, la Sig.ra Carol Amiel, si presenta come un “docu-recital”: partendo dagli albori toscani di Yves Montand, si arriva ai trionfi parigini, una vita lunga 70 anni (1921- 1991). Tutto questo e molto altro è “Yves Montand – Un Italiano A Parigi”, scritto, diretto ed interpretato da un sublime Gennaro Cannavacciuolo. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro della cometa dal 22 febbraio al 19 marzo.

Le canzoni più significative dell’artista scandiscono le fasi salienti della sua vita e carriera, costellata da straordinari successi e da importanti impegni politici. Canzoni che hanno fatto storia: Les feuilles mortes, A Paris, Sur le ciel de Paris, C’est si bon, A bicyclette, C’est à l’aube, Jesuis venu à pied, Bella ciao, Mon manège à moi e Paris canaille….
La narrazione è di tipo cronologico e presenta, attraverso le canzoni, i momenti più rilevanti che hanno caratterizzato la vita fuori dal comune di Montand, all’anagrafe Ivo Livi: - Gli esordi: figlio di immigrati poveri, manovale instancabile dall’età di 12 anni che scopre il tuo talento, lo coltiva di notte lavorando di giorno. Inizia nei teatrini della periferia di Marsiglia sino ad approdare all’Olympia di Parigi e successivamente al Metropolitan di New York; - L’amore, ovvero gli incontri sentimentali della sua vita: Edith Piaf, Simone Signoret che sposerà nel 1951 ed a cui resterà legato per 35 anni, Marylin Monroe e Carole Amiel che sposerà e la quale gli regalerà la gioia della paternità; - Il cinema: il periodo di Hollywood, l’incontro con Costa-Gavras;
- Gli incontri con grandi uomini di cultura e politici; Prévert, Picasso, Apollinaire, Kruscev, Kennedy, Tito e Mitterrand.
Di stampo classico e di grande eleganza, la struttura del recital è quella del teatro-canzone dove brevi monologhi, aneddoti, curiosità e note importanti che raccontano la vita di Montand ne introducono le canzoni, il tutto corredato da interessanti effetti-luce. Oltre al pianoforte, Gennaro Cannavacciuolo è accompagnato dalla batteria, dal contrabasso e dal sax-clarino che, in alcuni momenti di grande suggestione, proporrà degli assoli con ritmi swing. Di grande impatto la proposta di tre numeri danzati con le claquette; Fred Astaire è stato un mito per Montand il quale emulava il ballerino americano e creerà il famoso numero Le garçon dansant. La scenografia si ispira a quanto inventò Montand negli anni ’50: l’orchestra sul fondo del palcoscenico, in posizione centrale, nascosta da un velatino verde che attraverso un gioco di luci, a seconda delle esigenze, evidenzierà in musicisti e non solo…

Il ricavato dello spettacolo di sabato 4 marzo, ore 21h00, verrà devoluto ai terremotati di Amatrice, tramite le associazioni sostenitrici, Lions Club Roma Nomentanum e Internationl Women’s Club of Rome.

Gennaro Cannavacciuolo, attore e cantante, ha calcato le scene dei teatri più importanti di Italia ed è stato protagonista di pièces, music-hall e commedie musical che hanno fatto storia. Da un decennio ormai, si è cimentato con successo nel teatro-canzone, proponendo dei suoi recital da one-man-show. Tra le sue ultime creazioni spiccano, per attinenza a questo recital, gli spettacoli
monografici Milly – ritratto di una diva tra guerre, prìncipi, pop e variété e, soprattutto, Volare – omaggio a Domenico Modugno, il quale totalizzerà quest’anno 400 repliche dal 2010. Vi è quindi una logica di continuità nel lavoro di ricerca artistica sul personaggio di Yves Montand che Cannavacciuolo, da anni, ha sempre sentito particolarmente vicino a se, così come sentiva Domenico Modugno e Milly (Carla Mignone). Non sarà forse casuale se, proprio come Montand, Cannavacciuolo è attore e cantante, se danza con le claquette e se è, anch’egli, è reduce da difficilissimi esordi, proveniente da un paesino del sud.
Un’affinità artistica che Cannavacciuolo ha approfondito già da tempo, leggendo le biografie di Montand, studiando il suo percorso canoro, attoriale e di vita ed imparando le sue canzoni, sino al desiderio di creare un recital sul grande artista.
Il dato positivo è che tale desiderio derivante da una mera “affinità elettiva”, artistica, ben si sposa con la ricchezza e complessità della vita di Montand permettendo la messa in scena di uno spettacolo di sicuro interesse.

TEATRO DELLA COMETA - via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
dal 22 febbraio al 19 marzo 2017
Orario prenotazioni e vendita biglietti: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposto), domenica 14:30 – 17:00 - Telefono: 06.6784380
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.

Info e prenotazioni: telefono 06 6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


UN AMORE
un battello per Liepaja
di Aleksei Arbuzov – Pol Quentin
con Ania Sesia, Elena Cotta, Carlo Alighiero
Musiche elaborate da Enzo De Rosa
Scene Armando Mancini luci Mirco Maria Coletti
video di Andrea Carpiceci
libero adattamento e regia Carlo Alighiero

E’ alla fine di luglio dell’anno 1968, accanto al litorale del golfo di Riga, in Lettonia che ha inizio questa storia. I protagonisti sono il primario di una clinica Rodion Nikolaievitch (Carlo Alighiero) Lidija Vasil’evna, (Elena Cotta) e una affascinante gitana ( Ania Sesia ) che danza e canta bellissime canzoni russe.
Se non ci fosse stato l’incontro tra Lidia Vasil’evna e Rodion Nikolaievitch vissuto dai due come uno scontro, come un gioco d’amore, entrambi avrebbero continuato a vivere i loro giorni in modo sempre uguale. Lei ormai esclusa dal lavoro artistico accetta di fare la cassiera al circo godendo del successo dei suoi compagni. Lui continuando a far le ore piccole restando in attesa della figlia, che vive dall’altra parte del mondo, struggendosi al canto zigano per cacciare …. la malinconia mandando tutti al diavolo.
Un amore vissuto con pudore e intelligente ironia, all’insegna della fantasia e della grande tenerezza.
Nella commedia i ricordi, i sogni, i momenti salienti, le esperienze di vita si snodano, si intrecciano, si scontrano e si incontrano con ritrovata fiducia nella vita.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 febbraio al 19 marzo 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30., lunedì riposo. Martedì 14 marzo ore 19, giovedì 16 marzo ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


Antonello Avallone Giuseppe Manfridi
DELITTO PERFETTO
di Frederick Knott
Regia Antonello Avallone
Con Flaminia Fegarotti, Adriano Evangelisti, Romano Talevi, Matteo Cianci.
Aiuto regia Matteo Cianci
Tecnico luci Tony Di Tore
Scenotecnica Fabrizio Bellacosa
Assistenti alle scene e ai costumi Alessia Baldini, Alessandra Trasciatti
Scene e costumi Red Bodò

Tony Wendice, un ex campione di tennis che ora commercia in articoli sportivi, scopre che la ricca moglie Margot lo tradisce con Mark Halliday, uno scrittore statunitense di romanzi gialli. Wendice decide pertanto di sbarazzarsi della moglie inscenando “un delitto perfetto”, in modo da ereditare a tempo debito la sua piccola fortuna. Per evitare qualunque sospetto a suo carico, Tony trova in un suo amico con precedenti penali il sicario ideale. Ma il piano, anche se meticolosamente costruito, non andrà per il verso giusto e uno zelante ed intelligente ispettore di Scotland Yardtroverà le prove per incolpare il marito-mandante. Rappresentata a Londra nel giugno 1952 e a New York nell'ottobre dello stesso anno, la commedia è pervasa da un’atmosfera di grande tensione, da una suspense costante che coinvolge emotivamente lo spettatore con un gioco continuo di aspettative, di imprevisti, di anticipi e sospensioni. Dal testo teatrale Alfred Hitchcock ne trasse un film di grande successo.

TEATRO DELL’ANGELO - via Simone de Saint Bon 19, Roma
Dal 10 febbraio al 12 marzo 2017
Orari repliche: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
prezzi biglietti: poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00, poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it


UN PAPÀ PER TUTTI
di Jhon Tremblay
Regia Flavio De Paola
Con Flavio De Paola, Maria Cristina Gionta, Enrico Franchi, Antonio Coppola,
Antonella Rebecchi, Marina Pedinotti

Una commedia degli equivoci che non manca di divertire lo spettatore grazie a situazioni tanto assurde quanto comiche e che non perde occasione di trattare, seppur con leggerezza, temi sociali legati all’adozione, alla famiglia e all’omosessualità, lasciando spazio alla riflessione. Le relazioni umane sono al centro dell’intera pièce teatrale e s’intrecciano formando nuovi e insoliti legami, spesso con colpi di scena.
Il protagonista Matteo, Flavio De Paola, quando finalmente sta per diventare padre adottivo, è vittima di ciò che non dovrebbe mai accadere in una simile situazione. Il suo rapporto di coppia si frantuma e le certezze svaniscono, lasciando spazio a improvvisi e folli equilibri in un “gioco” di menzogne e mezze verità.

TEATRO DEGLI AUDACI - via Giuseppe De Santis 29, 00139 Roma
Dal 2 al 19 marzo 2017
Tutte le sere ore 21,00 – domenica ore 18,00 – lunedì, martedì e mercoledì riposo
Orari botteghino: dal lunedì al sabato 10-13.30 / 16.00-20.00 ; domenica: 16.00-18.00.
Costo dei Biglietti: intero € 28 -/ € 16,00 – ridotto € 13,00
(più € 2,00 di prenotazione e prevendita)


Articolo di: Isabella Polimanti

Apriamo la nostra Agenda settimanale con una buona notizia. Avevamo parlato la scorsa settimana della vicenda del Teatro dell’Orologio, chiuso su disposizione delle autorità per la mancanza di un’uscita di sicurezza. Un’iniziativa improvvisa, ed imposta con il provvedimento del sequestro dei locali, che ha portato disorientamento e problematiche di varia natura alle Compagnie in programmazione nel fitto calendario della stagione del Teatro. Profetico, evidentemente, fu il claim scelto ad inizio stagione per la campagna di comunicazione “Nessun Teatro si salva da solo”: il Teatro di Roma corre in soccorso. Grazie alla disponibilità ed alla collaborazione del direttore Antonio Calbi, andranno in scena al Teatro India gli spettacoli che erano stati programmati all’Orologio: sette spettacoli per sette giorni. Un gesto simbolico, culturale e politico che da un lato risolve un’emergenza e dall’altro sancisce la proficua collaborazione tra un teatro “nazionale” e un teatro “off”.

Sempre al Teatro India, nell’ambito del progetto Ritratto d’Artista, va in scena una “personale” del lavoro della coppia d’artisti Elvira Frosini e Daniele Timpano che presenteranno ben quattro dei loro spettacoli prodotti a partire dal 2012. Saranno in scena dal 28 febbraio al 5 marzo con: “Acqua Di Colonia”, “Aldo Morto”, “Digerseltz”, “Zombitudine” (tutti i dettagli all’interno dell’articolo).

Torna al Teatro Brancaccino, nell’ambito della rassegna lo Spazio del Racconto, la storia d’amore che ha fatto emozionare tantissimi spettatori durante la scorsa stagione: “Le scoperte geografiche”, testo scritto da Marco Morana e messo in scena dalla regista Virginia Franchi, con protagonisti Michele Balducci e Daniele Gattano.

Al Teatro Quirino-Vittorio Gassman Neri Marcorè sarà il protagonista di “Quello che non ho”, uno spettacolo che si ispira a due straordinari personaggi del nostro recente passato: Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè.

Al Teatro Trastevere un interessante omaggio all’autore de “La classe morta”, Tadeusz Kantor, “La Casta Morta” con la regia di Simone Fraschetti. Uno spettacolo nuovo, un'opera originale ispirata alla sua concezione dell'arte come libertà, continuo dissenso e "salvezza". Quelli che erano i vecchi-bambini de “La classe morta” sono ora ministri e deputati, l'aula scolastica diviene aula parlamentare. Il potere da una parte, l'arte come "realtà del rango più basso" dall'altra. Da vedere.

Moltissime altre opportunità nel ricco calendario degli spettacoli in scena questa settimana a Roma. Qui di seguito tutti i dettagli.

Buona visione con SaltinAria!


OPHELìA
da William Shakespeare
di Giacomo Sette
regia Gianluca Merolli
con Giulia Fiume, Federico Le Pera, Gaia Benassi
con la partecipazione straordinaria di Giuliano Peparini

Tra musica, canti, pantomima e flusso di coscienza, Ofelia indaga se stessa e il suo principe, avvolgendoci in una lacerante e ironica intimità, in costante dialogo con il testo shakespeariano. Al fianco di Ofelia, come a rappresentarne l’audace contraltare, il giovane Fortebraccio, Re di Norvegia, narratore dall'occhio “lucido” e saldo, come una bussola nella tempesta emotiva di Ofelia.
28/02 ore 19.00 Sala A

FUTURA UMANITÀ
di Juan Mayorga
traduzione di Simone Trecca e Amy Bernardi
con Marco Bellomo, Alessandro Filosa, Claudia Guidi, Valerio Leoni
regia Marco Bellomo, Alessandro Filosa, Valerio Leoni

Futura Umanità ha come sfondo una grande azienda in cui un dirigente, Vladimir, ed un autista, Lev, reclutano personale per un progetto parallelo, un progetto, appunto, rivoluzionario: approfittando della menzogna che pervade tutto il sistema-mondo, creano una rete di persone che si proteggono a vicenda e che possono smettere di occuparsi del proprio lavoro, dei propri obblighi, per curare sé stesse, per dedicarsi alla propria Passione.
01/03 ore 19.00 Sala A

LE BUONE MANIERE. I FATTI DELLA UNO BIANCA
di Michele Di Vito
con Michele Di Giacomo
regia Michele Di Giacomo

A distanza di 30 anni dal primo colpo della Banda della Uno bianca al casello autostradale di Pesaro, risalente al 19 giugno 1987, il romagnolo Michele di Giacomo, ne ripercorre le tappe attraverso solo uno dei suoi protagonisti: Fabio Savi. Uno degli assassini più feroci della storia italiana, che per anni, con i fratelli Alberto e Roberto, entrambi poliziotti, mise a segno decine di rapine, uccise 24 persone e ne ferì un centinaio, incarnando fino all’arresto un incubo per chiunque vivesse in Emilia-Romagna.
02/03 ore 19.00 Sala A

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE
di Emanuele Aldrovandi
regia Pablo Solari
con Luz Beatriz Lattanzi, Marcello Mocchi, Matthieu Pastore e Daniele Pitari

Scusate se non siamo morti in mare
Un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa.
In un futuro non troppo lontano la crisi economica – che invece di finire si è aggravata – ha trasformato l’Europa in un continente di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più “ricchi”, ma devono farlo clandestinamente perché questi paesi, nel frattempo, hanno chiuso le frontiere.
03/03 ore 19.00 Sala

FAUST MARLOWE BURLESQUE
di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti
regia Massimo Di Michele
con Massimo Di Michele e Federica Rosellini

Gli autori elaborano un gioco straordinario nel quale i personaggi – Faust e Mefistofele – finiscono per rappresentare le due facce della stessa medaglia. La dannazione di Faust, spintosi troppo in là nella ricerca dell'immortalità, è anche la solitudine di Mefistofele. Il gioco – fatto di scherzi divertiti, inversioni di genere, ammiccamenti di seduzione reciproca, oscillante fra il disperante e il travolgente – invischia entrambi i personaggi in una progressiva crisi di identità.
04/03 ore 19.00 Sala A

HITCHCOCK. A LOVE STORY
di Fabio Morgan
con Anna Favella e Massimo Odierna
regia Leonardo Ferrari Carissimi

Hitchcock A love story. Una commedia sentimentale a tinte noir.
Due ragazzi col sogno di diventare attori, si incontrano durante un provino per uno spettacolo teatrale dedicato alla filmografia di Alfred Hitchcock. La loro storia, una storia d’amore ricca di colpi di scena e di e situazioni tragicomiche, si muove attraverso le fitte trame di Caccia al ladro, Intrigo internazionale, Vertigo, Il delitto perfetto, Psycho, La finestra sul cortile e Gli Uccelli.
05/03 ore 21.00 Sala A

REQUIEM FOR PINOCCHIO
La scoperta dell’Esistenza
di e con Simone Perinelli
con un estratto di “Emporium” di Marco Onofrio
regia Simone Perinelli

C'era una volta un pezzo di legno. E dico "c'era" perché ora non c'è più.
...E così Pinocchio, da burattino divenne bambino. Qualcuno gridò: “Che Peccato!”
Il burattino diventato umano suo malgrado si stacca dalla classica messa in scena del testo di Collodi, per destreggiarsi nel nostro mondo dove la favola non è che un lontano ricordo, una delle tante versioni dei fatti.
07/03 ore 21.00 Sala B

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
dal 28 febbraio al 7 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Tel. 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


Ritratto d’Artista
Frosini/Timpano
ACQUA DI COLONIA dal 28 febbraio al 2 marzo
ALDO MORTO 3 marzo
DIGERSELTZ 4 marzo
ZOMBITUDINE 5 marzo

Dopo il successo del loro Alla città morta, episodio conclusivo di Ritratto di una Capitale al Teatro Argentina nel 2014 e nel 2015, il duo Frosini/Timpano approda al Teatro India portando in scena i loro corpi che disinnescano, decostruiscono e incarnano le narrazioni della Storia, le derive antropologiche della società e un vasto materiale che si innesta nella coscienza contemporanea. Un complesso dispositivo teatrale in cui gli attori-autori sono sempre in dialogo con il pubblico e in bilico tra l’incarnazione di personaggi, mitologie culturali, topoi della Storia, portando in campo il proprio perturbante rapporto con la Storia stessa e la cultura, in un gioco di scivolamenti spiazzanti e dissacranti in cui pongono questioni radicali: «Il nostro dialogo con il pubblico – commentano Frosini/Timpano – è basato sulla co-esistenza con gli spettatori, su ciò che condividiamo qui, oggi: la stessa ipocrisia, cliché, le stesse paure, le stesse nevrosi, la stessa sorte».
È a partire da queste riflessioni che la coppia d’artista si rivolge direttamente al pubblico interrogandolo con Acqua di colonia (dal 28 febbraio al 2 marzo) se «il nostro pensiero sia colonialista e razzista?»; con Aldo morto (3 marzo) se «gli anni Settanta siano stati l’ultimo barlume di coscienza reattiva o una mitizzazione?»; con Digerseltz (4 marzo) se «a questo vuoto corrispondano risposte oppure parole che possano colmare la voragine di senso e la paura che ci assale?»; con Zombitudine (5 marzo) se «l’immobilismo sociale, culturale, politico, questa “zombitudine” in cui siamo tutti, abbia una via di uscita, una possibilità di coscienza?».

Si parte dal 28 ottobre al 2 marzo con l’ultimo lavoro (presentato a Romaeuropa Festival nell’autunno 2016), Acqua di colonia, uno spettacolo che affronta il rimosso del colonialismo italiano, una storia negata che dura 60 anni, iniziata già nell’Ottocento, ma che nell’immaginario comune si riduce ai 5 anni dell’Impero Fascista. Il fuoco del lavoro è tutto sull’oggi e su un altro rimosso, il nostro razzismo; sul nostro disagio nell’affrontare le migrazioni e trovare forme di convivenza; sul pensiero colonialista che risiede inconsapevolmente in noi; sulla nostra ipocrisia. Un falò di cortocircuiti, di risate e sensi di colpa, in cui si dissacrano i miti della mentalità coloniale e si smaschera il nostro sguardo – italiano, europeo, occidentale – sempre e solo rivolto su noi stessi.

Si continua il 3 marzo con Aldo morto e il 4 marzo con Digerseltz, due lavori del 2012 che hanno segnato un passaggio importante nel percorso e nel linguaggio della coppia, in cui si affronta il tema del declino e del vuoto politico, culturale e antropologico nel quale siamo immersi. Aldo morto è stato tradotto e presentato a Parigi per “Face à Face” nel 2015, ha vinto il Premio Rete Critica 2012 ed è stato candidato al Premio Ubu come migliore novità drammaturgica. Il progetto Aldo morto 54 (54 giorni di repliche dello spettacolo e 54 giorni di auto-reclusione di Daniele Timpano in streaming in una cella ricostruita appositamente) ha vinto il Premio Nico Garrone nel 2013. Parlando di Aldo Moro, Lotta armata e anni Settanta, si tocca una storia recente, ancora attaccata alla pelle di noi tutti, si tocca l’inarrestabile declino del nostro Paese, si fanno i conti con quell’ultimo guizzo di vitalità che ha attraversato la nostra vita civile e politica.

È lo stesso vuoto aperto come un’insondabile voragine da Digerseltz, vera e propria macellazione della mitologia contemporanea del cibo, in cui si fanno i conti con l’horror vacui dell’esistenza e di un presente cannibalico e si tocca l’insicurezza e la paura del nostro mondo che avverte lo sfaldamento del benessere e il timore di essere cannibalizzati dai nostri stessi mostri. Il corpo in scena, restituito come prodotto del bio-potere, diviene solitario pasto sacrificale di una società in preda ad una bulimia riempitiva del vuoto culturale, in cui segni e oggetti quotidiani (il frigo, la tavola, il compleanno, il presepe) si trasmutano in icone di una ritualità ossessiva che ha perduto ogni rapporto con il sacro.

Infine il 5 marzo torna in scena Zombitudine, spettacolo che ha debuttato al Teatro della Tosse di Genova nel 2013 e ha segnato un importante punto di svolta nel percorso dei due artisti. Dopo essere stato presentato al Romaeuropa nel 2014, come i precedenti lavori continua ad avere una lunga tournée in Italia. Zombitudine tenta di costruire qualcosa di vivo a partire dalla tabula rasa del nostro presente. Si parte non da un fatto storico, non da un cadavere eccellente, ma dai nostri cadaveri viventi, che vivono la propria spensierata morte. Si prende in prestito dall’immaginario collettivo un mostro, lo Zombi, e gli si dà corpo: «se il corpo morto dello Stato è un corpo zombi, sono zombi anche i corpi di noi cittadini, non più vivi ma nemmeno morti, di uno Stato non ancora morto ma mai stato vivo».

ACQUA DI COLONIA
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
scene e costumi Alessandra Muschella, Daniela De Blasio - luci Omar Scala
Produzione Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse, Accademia degli Artefatti con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
orari spettacolo: ore 21.00_ Durata 1 ora e 40 minuti
dal 28 febbraio al 2 marzo 2017

ALDO MORTO
testo, regia, interpretazione Daniele Timpano
collaborazione artistica Elvira Frosini
luci Dario Aggioli, Marco Fumarola
oggetti di scena Francesco Givone - registrazioni, editing audio Marco Fumarola, Marzio Venuti Mazzi
elaborazioni fotografiche Stefano Cenci
Produzione Frosini/Timpano con il sostegno di Area 06 in collaborazione con Cité Internationale des Arts, Comune di Parigi
orari spettacolo: ore 21.00_ Durata 1 ora e 35 minuti
3 marzo 2017

DIGERSELTZ
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini
collaborazione artistica Daniele Timpano
luci Dario Aggioli - materiali di scena Antonello Santarelli - musiche originali Marco Maurizi
Produzione Frosini/Timpano in collaborazione con Officine CAOS/Stalker Teatro
orari spettacolo: ore 21.00_ Durata 60 minuti
4 marzo 2017

ZOMBITUDINE
testo, regia, interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano
scene e costumi Alessandra Muschella - ideazione luci Marco Fumarola, Daniele Passeri - luci Omar Scala, Matteo Selis
produzione Frosini/Timpano - amnesiA vivacE, Kataklisma
coproduzione Teatro della Tosse Fuori Luogo, Teatro dell’Orologio / Progetto Goldstein, Accademia degli Artefatti
con il sostegno del Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Perdutamente”
orari spettacolo: ore 19.00_ Durata 1 ora e 15 minuti
5 marzo 2017

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Tel. 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
di Marco Morana
regia Virginia Franchi
con Michele Balducci e Daniele Gattano
installazione luminosa e composizione sonora Fabio Di Salvo
costumi Alessandro Fusco
disegno luci Marco D'Amelio
movimento scenico Marzia Meddi
aiuto regia Valeria Spada
scenotecnica Walter Mariucci e Giorgio Paolicelli
foto e grafica Manuela Giusto
ufficio stampa e promozione Giulia Taglienti
produzione e organizzazione LISA
spettacolo finalista della XI edizione del Premio alle Arti Sceniche Dante Cappelletti

Torna al Teatro Brancaccino dal 2 al 5 marzo, nell’ambito della rassegna lo Spazio del Racconto, la storia d’amore che ha fatto emozionare tantissimi spettatori: Le scoperte geografiche, testo scritto da Marco Morana e messo in scena dalla regista Virginia Franchi. Dopo aver partecipato alla rassegna Illecite/Visioni nella splendida cornice del Teatro dei Filodrammatici di Milano, Le scoperte geografiche è nuovamente a Roma per quattro date imperdibili. In scena gli attori Michele Balducci (sul grande e piccolo schermo diretto, fra gli altri, da Liliana Cavani, Luciano Odorisio, Luis Prieto e Giulio Base) e Daniele Gattano, (monologhista nel fortunato programma televisivo Colorado Caffè di Italia1), saranno accompagnati dall’installazione luminosa e dalle sonorità di Fabio Di Salvo del collettivo artistico Quiet Ensemble.

Le scoperte geografiche è la storia di un sentimento assoluto e forse mancato, l’epopea di una rotta perpetua, perché nell’oceano dei sentimenti non c’è terraferma su cui attraccare, non c’è meta, ma solo un senso agrodolce, insieme definitivo e sospeso, inevitabile conseguenza di ogni viaggio d’amore.
(Marco Morana)

In attesa del debutto romano sono previste delle letture del testo nei licei di Roma volte a promuovere lo spettacolo e suscitare una discussione attorno al tema dell’identità.

Sinossi: Un banco di scuola, anni cinquanta. Due compagni, due giovani uomini che ripassano la lezione di storia: le grandi scoperte geografiche di Colombo e Magellano. Ma quella lezione in realtà è un pretesto, perché tra i due c’è un sentimento profondo che finora hanno nascosto. Il viaggio dei due grandi esploratori si confonde con la loro esplorazione. La classe diventa la caravella, e la terra da scoprire è un continente oscuro e senza confini, quello del desiderio e dell’identità. Questo tragitto di formazione prosegue oltre l’adolescenza, attraversando la maturità e la vecchiaia dei protagonisti. Si addentra nel loro Nuovo Mondo interiore, un universo pericoloso, fatto di tempeste, di dubbi e di slanci improvvisi, di ammaraggi coraggiosi e di mostri sputati dall’inconscio. Un universo più reale della realtà, dove la lingua perde ogni funzione quotidiana diventando un codice esclusivamente amoroso, poetico in senso stretto, che si fonde ironicamente con il gergo marinaresco.

TEATRO BRANCACCINO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 2 al 5 marzo 2017
Biglietti: 15.50 euro, ridotti 11.50 euro
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 20.00, la domenica ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Neri Marcorè
QUELLO CHE NON HO
drammaturgia e regia Giorgio Gallione
canzoni di Fabrizio De Andrè
voci e chitarre Giua
Pietro Guarracino Vieri Sturlini
arrangiamenti musicali Paolo Silvestri
collaborazione alla drammaturgia Giulio Costa
scene Guido Fiorato
luci Aldo Mantovani

Le canzoni dello spettacolo sono
Se ti tagliassero a pezzetti (De Andrè - Bubola)
Una storia sbagliata (De Andrè - Bubola)
Ottocento (De Andrè - Pagani)
Don Raffaè (De Andrè - Pagani - Bubola)
Quello che non ho (De Andrè - Bubola)
Khorakhanè (De Andrè - Fossati)
Smisurata preghiera (De Andrè - Fossati)
Dolcenera (De Andrè - Fossati)
Volta la carta (De Andrè - Bubola)
Canzone per l’estate (De Andrè - De Gregori)

Dopo le felici esperienze di Eretici e corsari, Un certo Signor G e Beatles Submarine, Neri Marcorè torna a collaborare con il Teatro dell’Archivolto di Genova. L’attore è il protagonista di Quello che non ho e sul palco recita e canta accompagnato dalle voci e dalle chitarre di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini.
Scritto e diretto da Giorgio Gallione, lo spettacolo si ispira a due giganti del nostro recente passato, Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè, portando in scena il sentimento di indignazione civile del primo e le “anime salve” del secondo. In equilibrio instabile tra ansia del presente e speranza del futuro, Quello che non ho è un affresco teatrale che si interroga sulla nostra epoca. Lo fa raccontando storie emblematiche, anche in chiave satirica, che mettono a nudo le contraddizioni della nostra società globalizzata, dove – come affermava Pasolini nel documentario La rabbia – continua ad esserci sviluppo senza progresso. A questo tessuto narrativo, basato su episodi di cronaca internazionale, riflessioni di carattere economico e sociale, si incrociano le canzoni di Fabrizio De Andrè, da Khorakhané a Don Raffaè a Smisurata Preghiera - poesie in musica che passano dalle ribellioni e i sarcasmi giovanili alla visionarietà dolente delle "anime salve" e dei “non allineati” contemporanei. Idealmente dallo spettacolo emerge un dialogo, etico e politico, tra le narrazioni dell’Italia e del mondo lasciateci in eredità da due artisti lontani tra loro ma curiosamente spesso in assonanza.
“Nelle ultime stagioni insieme a Neri Marcorè abbiamo molto frequentato il teatro musicale, costruendo spettacoli che guardavano sia al teatro civile che alla bizzarra giocosità del surreale” commenta Giorgio Gallione. “Con Quello che non ho siamo di fronte a un anomalo, reinventato esempio di teatro canzone che, traendo linfa dalla visione del mondo e dalla poetica di Pasolini e De Andrè, prova a raccontare l’oggi. Un tempo nuovo e in parte inesplorato in cerca di idee e ideali”.
Lo spettacolo ha una durata di 1 ora e 25 minuti.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, 7 - ROMA
dal 28 febbraio al 5 marzo 2017
Orari Spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 2 marzo ore 17

Info e prenotazioni: Tel. 06-6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it

 

Il Premio The Stage for Acting Excellence SILVIA GALLERANO in
LA MERDA
di CRISTIAN CERESOLI
Premio Fringe First for Writing Excellence

UNA PRODUZIONE FRIDA KAHLO PRODUCTIONS
CON RICHARD JORDAN PRODUCTIONS, PRODUZIONI FUORIVIA
IN COLLABORAZIONE CON SUMMERHALL (EDINBURGH) E TEATRO VALLE OCCUPATO (ROME)
PRODUZIONE ESECUTIVA & TOUR MANAGING MARCO PAVANELLI
TECNICO GIORGIO GAGLIANO

Dopo aver vinto l’oscar del teatro europeo e registrato un enorme successo di pubblico e critica in tutto il mondo, il poetico flusso di coscienza sulla condizione umana – il clamoroso fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e che viene accolto quasi fosse un concerto rock – ritorna in Italia, nonostante una sottile e persistente censura.

L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 registrando il tutto esaurito anche nel ritorno al festival del 2013, continua senza sosta a raccogliere recensioni entusiaste dai più importanti media internazionali e un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio, con Edimburgo, Copenhagen, Roma, Madrid, São Paulo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e il celeberrimo West End di Londra in cinque anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura, in particolare in Italia.

Il “brutale, disturbante e umano” testo sulla condizione umana di Cristian Ceresoli, considerato “straordinario” dal Times, e che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura, viene pubblicato in edizione bilingue Italiano–Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 ed è tradotto oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano e francese, mentre è in corso di traduzione in numerose altre lingue.

L’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano definita “straordinaria” dal Guardian viene accolta da più da cinque anni da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, e prossimamente anche in francese, è la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.

La Merda è un fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e viene seguito quasi fosse un concerto rock, con un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio.

La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.

La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.

Dopo circa due anni di lavorazione in uno stato precario dovuto al boicottaggio e alla censura subiti in Italia, alla fine di Marzo del 2012 la Première Italiana de La Merda al Teatro i di Milano va completamente sold out, con replica straordinaria esaurita in poche ore. Ad agosto dello stesso anno, la versione in inglese de La Merda (The Shit) viene presenta in Prima Mondiale alla Summerhall, per il Fringe Festival di Edimburgo, dove ottiene un altro record di pubblico fino a diventare un Fringe Sell Out Show. Qui riceve critiche straordinarie e vince il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura a Cristian Ceresoli, il The Stage Award for Acting Excellence per l’interpretazione a Silvia Gallerano e l’Arches Brick Award for Emerging Art oltre a una nomination per il Totale Theatre Award (mentre in Italia vince, tra gli altri, il Premio della Critica ANCT). Da quel momento un clamoroso e scioccante successo di pubblico e critica accompagna l’opera nel Tour Mondiale (incluse Londra, Madrid, São Paulo, Roma, Glasgow, Berlino, Vancouver, Vilnius, Copenhagen, Lisbona e Adelaide) con anni consecutivi di tutto esaurito nonostante una sottile e persistente censura continui a manifestarsi, in particolare in Italia. Intanto le produzioni del testo in altri paesi, come Danimarca e Brasile, vengono accolte con settimane di tutto esaurito e altrettanto successo di critica.

TEATRO DUE - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma
Dall'1 al 20 marzo, ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it/it 


LA CASTA MORTA
soggetto di Luigi Marinelli e Michele Sganga
testo di Adriano Marenco
regia di Simone Fraschetti
con Raffaele Balzano, Marco Bilanzone, Valentina Conti, Francesca Romana Nascè, Mersia Valente, Marco Zordan
installazioni a cura di Pamela Adinolfi, Alessandra Caputo, Daniele Casolino, Lisa Rosamilia, Antonio Sinisi
musiche di Michele Sganga
soprano: Nora Capozio
violino: Lia Tiso
pianoforte: Michele Sganga
chitarra, riprese audio e sonorizzazioni: Matteo de Rossi
postproduzione: Studio Sonicview - Roma
scenografie di Domenico Latronico
foto di scena Ikonica Foto
Produzione Patas Arriba Teatro

Cinque parlamentari e un commesso eleggono il presidente fantoccio Neoplasio. A turno lo animano, gli danno voce ma, in Neoplasio, burattino e burattinaio coincidono. Nell'ombra della sua autorità faranno tutto il possibile per mantenere il potere fino alla fine dei giorni.
In scena il potere economico, rappresentato da una lavagna-monolite, e quello politico, rappresentato dalla casta, vivono la massima intimità nel momento del bisogno fisiologico.
La casta sa di essere morente. Ora dovrà trovare il modo di rigenerarsi. I deputati ricercano solo un nuovo tipo di potere, per continuare ad esistere, un potere dal volto umano, che si avvicini alla gente creando nuovi consensi.
Mentre la pars destruens dello spettacolo è giocata dai politici, la pars costruens è rappresentata dal mito omerico: in tempo di guerra Kantor aspettava il ritorno di Odisseo alla stazione di Cracovia, l'eroe doveva tornare a casa, sconfiggere i Proci usurpatori e ristabilire il buon governo. Ne La casta morta cinque happening evocheranno il tempo del mito in luoghi scenici adattati. Cassandra, Circe, Penelope e Athena aiuteranno Odisseo a ritornare a casa.
La casta è un branco.
Il branco difende il proprio territorio, la zona di caccia, il bacino di voti. Ogni esemplare monta la guardia, difende, aggredisce e sbrana. Ognuno di loro è simile agli altri, stessa pelliccia, medesimo appetito. Avanzano a quattro zampe nella storia, troveranno la postura eretta ed il potere.
La casta è un sistema di stratificazione gerarchica della società.
Al vertice un Presidente, dietro di lui ministri e parlamentari.
Nel fondo i cittadini.
La casta parla di sé, non si censura, non si pente di nulla. A volte il Mito torna nella storia in forma di sogno, di reminiscenza disturbante. I vecchi insegnanti-personaggi mitologici appaiono ai cattivi scolari, li terrorizzano, li puniscono. Ma il Mito è un racconto e non può cambiare la realtà. La casta continuerà a graffiare la storia, a salvaguardarsi, a rigenerarsi.
La Casta Morta è stata realizzata con il sostegno dell'Istituto Polacco di Roma in occasione del 250° Anniversario del Teatro Pubblico in Polonia e del Centenario di Tadeusz Kantor.

TEATRO TRASTEVERE via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma
dal 28 febbraio al 5 marzo 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


Teatro Vittoria | Attori & Tecnici presenta
MATTI DA SLEGARE
di Axel Hellstenius
Versione italiana della commedia Elling & Kjell Bjarne
Traduzione Giovanna Paterniti
con Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti
e con Irene Serini, Sara Damonte
Scene e costumi Francesca Pedrotti
Disegno luci Carlo Signorini
Musiche Ugo Gangheri
Adattamento e regia Gioele Dix
Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e Mismaonda

La vicenda dei “matti” Giovanni e Elia e il loro percorso di reinserimento nella società, un formidabile terzetto formato da Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti (interpreti) e Gioele Dix (regista), ovvero tre fra i più apprezzati, riconoscibili, simpatici, popolari e socialmente sensibili personaggi dello spettacolo italiano. Le loro caratteristiche artistiche garantiscono un approccio a un tema rilevante e delicato come quello della malattia mentale che è fresco, ironico, addirittura spassoso e divertente. Nessun tentativo di patetismo, né alcuna traccia di retorica in questo leggero e al tempo stesso intenso ritratto di vita e amicizia, di passioni e dolori, di fobie e scelte coraggiose.
In scena anche Irene Serini nel ruolo dell’assistente sociale Franci e Sara Damonte nel doppio ruolo della dottoressa Manu e della vicina di casa Rita. Dopo parecchi anni vissuti in una struttura psichiatrica protetta dove sono diventati amici inseparabili, Elia e Giovanni vengono “promossi” e mandati dal sistema sanitario a vivere da soli in un appartamento nel centro della città. Si tratta di un esperimento e di una prova molto importante per loro: dovranno provare a inserirsi nella società civile e dimostrare di saper badare a se stessi. Tratto dalla commedia Elling & Kjell Bjarne del norvegese Axel Hellstenius (da cui fu tratto nel 2001 il film Elling diretto da Petter Næss, candidato all’Oscar come migliore film straniero 2002), lo spettacolo racconta il percorso tortuoso, complicato ed esaltante che condurrà i due “matti” a slegarsi dai tanti fantasmi piccoli e grandi che li hanno resi infelici per gran parte della loro vita. Entrambi riusciranno a trovare una strada personale per il reinserimento nel mondo. È questa l’intuizione forte del testo: l’arte e l’amore come strumenti di guarigione e riscossa, elementi imprescindibili per un’esistenza piena e felice.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 28 febbraio al 5 marzo 2017 ore 21.00 (domenica ore 17.30 , mercoledi 1 ore 17.00)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)
Promozione gruppi: 1 biglietto cortesia ogni 10 spettatori paganti
Botteghino: 06 57 40 170 ; 06 57 40 598 _ lunedì (ore 16-19), martedì - sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)

Info e prenotazioni: telefono 06 5740170 - 06 5740598, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrovittoria.it

 

FABRIZIO GIFUNI - L'AUTORE E IL SUO DOPPIO
Camus, Pasolini, Testori, Cortázar, Bolaño

giovedì 2, venerdì 3, sabato 4, domenica 5 marzo
LO STRANIERO
un'intervista impossibile
(da L'Etranger di Albert Camus)
suono G.U.P. alcaro
ideazione e regia Roberta Lena
produzione il Circolo dei lettori di Torino

martedì 7 e mercoledì 8 marzo
Fabrizio Gifuni legge
RAGAZZI DI VITA
di Pier Paolo Pasolini
Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

giovedì 9 e venerdì 10 marzo
IL DIO DI ROSERIO
di Giovanni Testori
studio sul primo capitolo
Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

sabato 11 e domenica 12 marzo
UN CERTO JULIO
omaggio a Julio Cortázar e Roberto Bolaño
Havier Girotto, sassofoni
Fabrizio Gifuni in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti

Un viaggio di andata e ritorno. Le parole provenienti dai corpi dei loro autori si depositano sulle pagine di un libro all'unico scopo di essere trasmesse. Finchè un attore le stacca dalla dimensione orizzontale in cui occasionalmente si trovano per rimetterle in verticale, riportandole alla loro sede originale, facendosene nuovamente carico. Dal corpo dello scrittore al corpo di scena.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 2 al 12 marzo 2017
dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5898031
Sito web: www.teatrovascello.it

 

Lorella Cuccarini in
LA REGINA DI GHIACCIO - Il Musical
ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musica Davide Magnabosco, Paolo Barillari, Alex Procacci
testi Maurizio Colombi, Giulio Nannini
scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Grossi
disegno luci Alessio De Simone, disegno suono Emanuele Carlucci
videografica Marco Schiavoni direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
aiuto regia Davide Nebbia, assistente coreografie Francesco Spizzirri
con
LORELLA CUCCARINI nel ruolo di TURANDOT
PIETRO PIGNATELLI nel ruolo di CALAF
SIMONETTA CARTIA nel ruolo di CHANG’È,
SERGIO MANCINELLI nel ruolo di YAO,
VALENTINA FERRARI nel ruolo della strega TORMENTA
FEDERICA BUDA nel ruolo della strega GELIDA
SILVIA SCARTOZZONI nel ruolo della strega NEBBIA
GIANCARLO TEODORI nel ruolo di PING
JONATHAN GUERRERO nel ruolo di PONG
ADONÀ MAMO nel ruolo di PANG
PAOLO BARILLARI nel ruolo di ALTOUM
FLAVIO TALLINI nel ruolo del PRINCIPE DI PERSIA
LAURA CONTARDI nel ruolo di ZELIMA
ensemble
LUCA CONTINI, MARTINA GABBRIELLI, FILIPPO GRANDE, CAMILLA MAFFEZZOLI,
ANTONELLA MARTINA, ELEONORA PELUSO, IVAN TRIMARCHI
regia MAURIZIO COLOMBI

Dopo il successo di RAPUNZEL il musical, torna al Teatro Brancaccio Lorella Cuccarini in LA REGINA DI GHIACCIO il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi, ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini.
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina vittima di un incantesimo, nel cui regno gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Riuscirà il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio della regina con il calore e il fuoco del suo amore?
L'Opera lirica Turandot, incompiuta per la prematura scomparsa di Puccini, ebbe nelle varie edizioni dei finali distinti. Il moderno adattamento in musical di Maurizio Colombi, geniale regista che si conferma una delle menti più creative del genere Musical (suoi Rapunzel, Peter pan),dà una nuova chiave di lettura fantastica, più vicina alla sensibilità dei bambini, grazie all’inserimento di personaggi inediti: le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, fautrici dell’incantesimo, in contrasto con i consiglieri dell’imperatore Ping, Pong e Pang; un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Un cast artistico formato da venti straordinari performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati.
Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, produce per Viola Produzioni questo nuovo grande musical, riconfermando la squadra vincente di Rapunzel: Maurizio Colombi, Lorella Cuccarini, oltre al prezioso cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie.
Non mancheranno in sala gli effetti speciali che abbattono la quarta parete coinvolgendo tutti gli spettatori, grazie all’utilizzo di immagini video realizzate con le più moderne tecnologie.
La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali arrangiata e diretta da Davide Magnabosco mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini ,come il celeberrimo Nessun dorma, rivisitato in chiave pop e di altri “grandi” dell’opera lirica.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 9 marzo al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Francesca Reggiani in
FRANCESCA REGGIANI SHOW
SPAESATI
di V. Lupo, F. Reggiani e G. Giugliarelli
Regia di V. Lupo

Lo spaesamento è generale. L'unica sicurezza che abbiamo è la precarietà in tutti i sensi. Personaggi vecchi e nuovi tengono insieme il nuovo show. Da Hillary Clinton a Maria De Filippi, dal sottosegretario Maria Elena Boschi a Patty Pravo, sfiorando Virginia Raggi… se si lascia sfiorare.
Donne molto diverse tra loro, ma tutte donne che hanno da dire parecchio. Alcune illuminate, altre fulminante. Maria de Filippi fa da fil rouge, in quanto unico riferimento positivo in un Paese che si sfalda ogni giorno sotto i nostri occhi.
Un irresistibile one-woman-show che non lascia via d’uscita, fatto di riflessioni acute e scomode di una sfavillante Francesca Reggiani, con uno sguardo ironico attraverso le donne che finalmente occupano posti di potere, includendo anche le dinamiche con i loro uomini.
Per quanto riguarda invece la sfera sentimentale? Francesca risponde: "Ricalca esattamente quella politica e sociale. Anche le nostre relazioni sembrano sempre più essere a tempo determinato e in alcuni casi, anche loro, non riescono ad arrivare alla fine del mese". E propone la sua ricetta per uscire dall'impasse suggerendo "Rimboccatevi le maniche!" Ma specifica: "Sempre se vi è rimasta una camicia..."

TEATRO OLIMPICO - Piazza Gentile da Fabriano, 17 - Roma
dal 28 febbraio al 5 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Tel. 06 326 5991
Sito web: www.teatroolimpico.it


VIT! VIT!
di e con Francesca Danese

In scena al Teatro Studio Uno dal 2 al 5 marzo “Vìt! Vìt! Storia di una pendolare” spettacolo scritto, diretto ed interpretato da Francesca Danese nato da un lavoro sul tema del viaggio, un monologo metafora della nostra società, elaborato in occasione della residenza teatrale “Clessidra”, associazione RESET e Teatro delle Forche di Massafra.
Una donna semivestita è pronta a schizzare in corsa nella sua vita quotidiana, pochi minuti per compiere maldestramente i gesti più quotidiani e poi dritta come ogni giorno verso la stazione, sempre in bilico fra treni in ritardo superaffollati e lavoro precario, in un ritmo forsennato che schiaccia ogni possibile relazione e da cui fuoriescono bisogni inappagati e ricordi d’infanzia. La protagonista narra e rivive la sua feroce routine, dialogando ora con gli ipotetici compagni di viaggio ora con le presenze che emergono dal suo racconto, così quotidiano eppure così paradossale. Ingoiata da un meccanismo frenetico che la obbliga a non fermarsi mai, parla, corre, persino balla, abbandonandosi a momenti di ridicola esaltazione o malinconica riflessione, ma basta una distrazione e ecco sfumare davanti ai suoi occhi quell’unica fermata che la riporterà a casa. Inutile implorare di fermarsi non resta che proseguire la folle corsa di questo treno, ignari della meta, sebbene la protagonista, stavolta, non sia sola, perché, come afferma minacciosamente: “Sequestro? Certo! Siamo tutti sequestrati!”.
La messinscena si caratterizza per la sua essenzialità scenica e per la centralità della presenza dell’attore e della parola, in un linguaggio che mescola prosa e narrazione, comicità quasi cabarettistica e riflessione, quotidianità e citazione colta, dialoganti con un mirato contrappunto sonoro e musicale facendo diventare Il viaggio di una pendolare sempre in corsa, metafora della nostra società e delle sue lacune ed occasione per riflettere sulla quantità e sulla qualità di quel residuo di tempo e di relazioni umane che la corsa forsennata della società ci lascia a disposizione.
Vit! Vit! è ua piccola storia sul più grande furto della nostra società, il furto del nostro tempo, una sottrazione mirata e ineluttabile a cui l’essere umano si è abituato, nonostante cerchi in tutti i modi di recuperarlo tra i piccoli resti che l’ossessionata e convulsa vita quotidiana ci lascia, eppure bisogna trovarlo, correre, Vit! Vit!

TEATRO STUDIO UNO, Sala Specchi - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 2 al 5 marzo 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Marco Todisco in
RIFIUTO… E VADO AVANTI
Scritto e diretto Mario Scaletta

Marco è un attore diciottenne che sogna di divertirsi con il pubblico facendo uno spettacolo allegro e divertente . La sera della prima si accorgerà che realizzare un sogno è molto più difficile del previsto. Durante lo spettacolo scopre sempre con maggior ansia che il suo sogno a causa di uno strano analista e un personaggio non previsto dal copione, interpretato dallo stesso Mario Scaletta, che vede solo lui si sta trasformando in un incubo. Cercando di trovare una soluzione darà libero sfogo al suo inconscio. La sua paura darà luogo ad una esilarante confessione che lo porterà a scontrarsi con tutto e tutti. Marco è un giovanissimo attore che sogna di divertirsi insieme al pubblico facendo uno spettacolo allegro divertente. Ma in questo spettacolo si divertirà solo il pubblico…
Marco Todisco pupillo di Enrico Brignano, accanto allo stesso sia teatralmente che televisivamente, ormai raggiunta la maggiore età, sveste i panni del “bambino” per vestire quelli da adulto in una commedia che metterà alla prova le sue qualità artistiche. Un testo e una regia di eccezione quella di Mario Scaletta (autore dei testi di Enrico Brignano) che si “presta” come spalla per completare il quadro dello spettacolo.
Vicino a Marco Todisco una bambina Sofia Satta dal talento naturale completerà il cast dello spettacolo.

TEATRO TIRSO DE MOLINA - via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
Da 1 al 5 marzo 2017

Info e prenotazioni: 06.84.11.827 oppure 329.56.18.223
Sito Web: www.teatrotirsodemolina.it


IL DOPPIATTORE
(LA VOCE OLTRE IL BUIO)
Scritto e diretto da Angelo Maggi
Con Vanina Marini e con l’amichevole partecipazione in video di Pino Insegno, Massimo Lopez, Marina Tagliaferri, Luca Ward
Sound designer e direzione tecnica Mauro Lopez
Aiuto regia Francesca Maggi
Scenografia e costumi Francesco Montanaro
Arrangiamenti musicali Roberto Lanzo ed Enrico Razzicchia
Vocal coach Gabriella Scalise
Light designer Francesco Bárbera
Riprese e montaggio interviste Francesco D’Ascenzo
Fotografo di scena e backstage Maurizio Pittiglio
La clip de Le voci del tempo perduto è di Gerardo di Cola e Andrea Razza
Realizzazione Clip Ospiti d’Onore di Mauro Lopez
Grafica e locandina Pádraig Ó Broin e Andrea Torricelli e Barbara Lulli
Registrazioni e prove effettuate presso SAFE & SOUND di Roma
L’armatura di Iron Man, la statua del Commissario Winchester e le attrezzature da palco sono state realizzate da Dany Bao
Collaborazione ai testi Patrizia Pesaresi
Collaborazione alle clip Francesco Silella
Assistente alla regia e Direttore organizzativo Valentina Morini
Direttore di palco Carlo Bernardini

Ospiti d’onore:
28 febbraio GABRIELLA SCALISE
1 marzo GINO LA MONICA
2 marzo FABRIZIO PUCCI
3 marzo STEFANO BENASSI
4 marzo CLAUDIA RAZZI
5 marzo MARINA TAGLIAFERRI
7 marzo GABRIELE LOPEZ
8 marzo FRANCESCO PEZZULLI
9 marzo GIORGIO BORGHETTI
10 marzo GIO GIO’ RAPATTONI
11 marzo CLAUDIA CATANI
12 marzo ALESSANDRO ROSSI

Torna a Roma - stesso teatro, stesso periodo, stesso cast - il primo e l’unico spettacolo dedicato all’arte del doppiaggio italiano: la voce di Tom Hanks, Bruce Willis, Robert Downey Jr, Il Commissario Winchester dei Simpson, Mark Harmon di NCIS e James Spader di Black List, ovvero Angelo Maggi, porterà dal 28 febbraio al 12 marzo sul palco del Teatro Belli il suo Doppiattore: una performance teatrale e cinematografica, musicale e colloquiale che, ospitando illustri ospiti del mondo italiano del “dubbing”, assumerà ogni sera una veste diversa. Ad accompagnare Maggi nel suo viaggio caleidoscopico oltre il sonoro della pellicola ci sarà Vanina Marini, alternata sullo schermo da quattro inconfondibili paia di corde vocali, quelle di Pino Insegno, Massimo Lopez, Marina Tagliaferri e Luca Ward. In sala, tra le interazioni col pubblico e le interpretazioni in diretta di alcuni degli spezzoni cinematografici più noti scelti ad hoc per esaltare la tecnica del doppiaggio in sala, Maggi chiamerà alcuni tra i professionisti dalle voci più riconoscibili per film musicali, drammi, documentari, cartoni animati e fiction. Si comincerà il 28 febbraio con Gabriella Scalise e, a seguire, per ogni giorno di rappresentazione, Gino La Monica (1 marzo), Fabrizio Pucci (2), Stefano Benassi (3), Claudia Razzi (4), Marina Tagliaferri (5), Gabriele Lopez (7), Francesco Pezzulli (8), Giorgio Borghetti (9), Gio Gio’ Rapattoni (10), Claudia Catani (11) e Alessandro Rossi (12). Vi saranno inoltre, come da tradizione oramai acquisita, due repliche pomeridiane speciali monotematiche: domenica 5 marzo saranno ospiti sul palco le voci di NCIS (Antonella Baldini, Patrizia Burul, Ambrogio Colombo, Stefano Crescentini, Valentina Favazza, Francesca Fiorentini, Alessandro Quarta, Laura Romano, Fabrizio Vidale), mentre una settimana dopo Il Doppiattore ospiterà le voci di IL TRONO DI SPADE (Sandro Acerbo, Claudia Catani, Letizia Ciampa, Simone Crisari, Daniele Giuliani, Mauro Gravina, Riccardo Rossi, Edoardo Stoppacciaro).
Il Doppiattore” – come afferma Maggi nella sua lectio magistralis - è il mestiere di colui che prima di tutto è un attore con il compito di dare espressione, nella nostra lingua, alle emozioni che altri hanno creato nella loro: in tale ambito lo spettacolo rappresenta una eccellente e rara occasione per il pubblico di conoscere da vicino e vedere chi si nasconde dietro una “Voce” che lo accompagna quotidianamente nelle sale cinematografiche o davanti al piccolo schermo, ma – ancor più – lo spettatore potrà assistere ad una vera propria seduta di doppiaggio dal vivo, entrando magicamente in sala insieme ai protagonisti del sonoro.
Un’iniziativa realizzata grazie al sostegno di Cinedubbing, con il patrocinio del Municipio I Centro Storico del Comune di Roma e Pro Loco Roma Capitale, in collaborazione con scuola di teatro Studio Enterprise, MKTP, Anad, Cat Sound e Safe & Sound. Gli abiti di scena sono di Kilt.

TEATRO BELLI - Piazza di Sant’Apollonia 11/a – Roma
Dal 28 febbraio al 12 marzo 2017
Biglietti: € 18, intero - € 13, ridotto

Info e prenotazioni: Tel. 06 5894875 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


Massimo Venturiello in
PROFUMO DI DONNA
(dal romanzo di Giovanni Arpino IL BUIO E IL MIELE)
adattamento di Pino Tierno
con (in ordine alfabetico)
Irma Ciaramella, Camillo Grassi, Andrea Monno
Claudia Portale, Sara Scotto Di Luzio, Franco Silvestri
scene Alessandro Chit - costumi Sabrina Chiocchio
musiche Germano Mazzocchetti - light designer Umile Vainieri
regia Massimo Venturiello
la voce dei brani cantati è di Tosca

Un capitano in pensione, rimasto cieco a causa di un'esplosione accidentale, decide di recarsi a Napoli da un amico anch'egli non vedente. Il capitano si farà accompagnare in questo viaggio da un giovane soldato in permesso premio. Tra vessazioni e rimproveri, il giovane, ribattezzato ''Ciccio'' al pari di tutti gli sventurati che si sono succeduti nell'ingrata mansione, “scorterà” quindi il bizzarro capitano che si rivelerà un uomo dalla personalità poliedrica; a tratti irascibile e spigoloso, a volte ironico e autoironico, sempre e comunque irresistibile seduttore di donne, per le quali ha una particolare passione. I due partono in treno da Torino e la prima tappa è Bologna, dove il capitano decide di passare alcune ore con una prostituta. La seconda tappa del viaggio è Roma, dove il capitano parla con il cugino prete della sua condizione fisica e, per ultimo, giungono a Napoli, dove il capitano viene corteggiato da una giovane donna perdutamente innamorata di lui, ma il capitano sembra infastidito dalle sue attenzioni. La vera ragione del viaggio e dell’incontro con l’amico non vedente giungerà inaspettata e sorprendente solo alla fine... solo allora il capitano capirà che non potrà rifiutare l'aiuto e le attenzioni della giovane donna.
“Ora che abbiamo i mezzi per spaziare, per comunicare con tutti ci siamo chiusi in noi stessi, siamo diventati cinici disumani…” Così dice Charlie Chaplin nel discorso finale de “Il Grande Dittatore” e, come a volte succede a noi attori, le parole che continuiamo a ripetere tutte le sere ci restano addosso e ci rimbalzano poi nella mente durante le nostre giornate. Così, interpretando il ruolo che fu di Chaplin, ho spesso ripensato a queste parole ed è cresciuta in me la necessità di continuare a parlarne. Viviamo quotidianamente il paradosso di un’epoca in cui la globalizzazione ci spinge sempre di più verso l’isolamento e l’anonimato. Ecco perché mi sono innamorato del romanzo di Giovanni Arpino “Il buio e il miele” e ho deciso di portarlo in scena come già fece Dino Risi con l’indimenticabile film interpretato da Vittorio Gassman “Profumo di donna”, poi risorto nel remake “Scent of a Woman” di Martin Brest con Al Pacino. Questo romanzo-film è sicuramente l’emblema della solitudine moderna, della disillusione esistenziale che inevitabilmente conduce al cinismo e alla perdita di umanità e che assume nella figura del protagonista Fausto una dimensione cosmica (chissà se Arpino, dando al suo protagonista il nome di Fausto ha, magari inconsciamente, pensato al dottor Faust), spingendolo verso un crinale in cui si è smarrito il “profumo della vita”, la disperazione si confonde con l’ironia e il sarcasmo e la tragedia diventa persino comica, esilarante, proprio come tragica e comica è la condizione umana.
Ed è proprio così che me lo immagino questo spettacolo, un incontro di emozioni contrapposte, uno scontro di lacrime e risate in cui, al momento, non so quale delle due prenderà il sopravvento.”(Massimo Venturiello)

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
Dal 2 al 12 marzo 2017
Ingresso: Platea € 27,00 Galleria € 22,00

Info e prenotazioni: tel. 06 8073040, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.parioliteatro.it


COSE POPOLARI
di Nicola Pistoia, Francesco Stella, Ariele Vincenti
con Giordana Morandini, Nicola Pistoia, Francesco Stella, Ariele Vincenti
Regia Nicola Pistoia

Roma, oggi. Possedere una casa di proprietà o sostenere le spese per un affitto sono un lusso che Fabio, a causa delle precarie condizioni economiche e lavorative in cui versa, non può permettersi. E così, all’insaputa della compagna Patrizia, trascina il suo amico e cognato Stefano nel disperato tentativo di occupare abusivamente una casa popolare, ormai disabitata. A far loro da “guida” in questa avventura tanto illegale quanto inevitabile è Mario, il misterioso dirimpettaio amante della musica classica e della raccolta differenziata...
Cose popolari”, scritto “a sei mani” da Nicola Pistoia (anche regista), Ariele Vincenti e Francesco Stella - in scena insieme a Giordana Morandini - sfrutta il tema degli illeciti e degli abusi che circondano il mondo degli alloggi popolari, tanto trattato nella cronaca degli ultimi tempi, come pretesto per raccontare quattro storie del popolo, quattro vite concrete che il destino ha deciso di intrecciare sul pianerottolo di un condominio. Cose popolari, appunto, ispirate a una vicenda vera, o forse a migliaia di vicende vere.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 28 febbraio al 19 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 - 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Lukas Heller ed Henry Farrell
CHE FINE HA FATTO BABY JANE?
Adattamento e regia di Susanna Lauletta e Alessandra Silipo
Il thriller candidato a Cannes e agli Oscar arriva a teatro
con Alessandra Silipo, Susanna Lauletta, Fabrizia Scopinaro, Ilaria Orlando, Michele Prosperi

Candidato nel 1963 per il Premio Oscar, il Festival di Cannes, I Golden Globe e I BAFTA, il thriller gotico “Che fine ha fatto Baby Jane?”, pellicola che vide protagonista una grandissima Bette Davis insieme a Joan Crawford, arriva al Teatro Stanze Segrete di Roma dal 28 febbraio al 12 marzo con la regia di due donne: Susanna Lauletta e Alessandra Silipo.
Follia, immobilismo, suspance e paura, gli ingredienti del romanzo firmato Henry Farrell, vengono ricreati dalle due registe all’interno degli spazi “claustrofobici” del Teatro Stanze Segrete che, per l’occasione si veste di inquietudine e atmosfere noir.
La storia è nota: Blanche e Jane Hudson (sulla scena Susanna Lauletta e Alessandra Silipo), due sorelle entrambe attrici, vivono incastrate in un legame di morbosa apparente indifferenza sull’eco della loro rivalità. Costrette a vivere insieme a causa di un incidente che ha sconvolto la carriera e la vita di entrambe, si muovono quotidianamente, prigioniere di se stesse, nel proprio interminabile e meccanico labirinto mentale.
Un senso di colpa assordante che silenziosamente rimbalza in ogni gesto e parola determinando un crudele e sottile confronto. La precedente gelosia e l’attuale le dipendenza l’una dall’altra creano un rapporto di astio dispettoso e di tacito reciproco rimprovero per la propria condizione.
Liberarsene, rompere questo legame fortemente radicato provocherà degli squilibri che inevitabilmente non si potranno controllare.
Completamente inedita e originale è invece la scelta di un teatro così raccolto come Stanze Segrete, che amplifica il senso claustrofobico della reciproca reclusione alla quale si condannano le due sorelle, e ne immerge totalmente lo spettatore, reso personaggio attraverso la collocazione alle sue spalle della vicina.
Un modalità tutta teatrale per portare lo spettatore dentro l’incubo, coinvolgendolo con la vicinanza quasi tattile agli attori, gli odori e l’atmosfera onirica e surreale, thriller e inquietante.

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza, 3 (Trastevere) - Roma
dal 28 febbraio al 12 marzo 2017
dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 19.00. Prezzo biglietto: 10 – 15 euro.

Info e prenotazioni: telefono 066872690
Sito web: www.stanzesegrete.it


Vicoquartomazzini presenta
AMLETO FX
uno spettacolo di e con Gabriele Paolocà
collaborazione alla regia Michele Altamura, Gemma Carbone
scene Gemma Carbone
disegno luci Martin Emanuel Palma
prodotto da VicoQuartoMazzinI, Progetto Goldstein, Teatro dell'Orologio
Selezione In-Box 2015
Premio Direction Under 30 – Teatro Sociale Gualtieri
Gabriele Paolocà – Premio Hystrio alla Vocazione 2015

Amleto Fx è un'indagine sulla moda del deprimersi dei nostri tempi. Uno spettacolo che parla di castrazioni tecnologiche, della mancanza dei padri, dell'attrazione verso la dissoluzione e dell'eco assillante che tutto questo causa nelle nostre coscienze. Questo non è l'Amleto. E' un assolo generazionale. Un racconto intimo e globale che attraverso il riso amaro vuole spingere a trovare una soluzione al solito, annoso,banale, scontato ma comunque sempre irrisolto quesito: Essere o non Essere?Un uomo, un principe, che per comodità chiameremo Amleto, si è rinchiuso nella propria stanza e ha deciso di non uscirne più. Vuole farsi da parte e per farlo medita un gesto estremo, un gesto che lo liberi per sempre da tutto il marcio della Danimarca: il suicidio. Brandelli di storia ci aiutano a comprendere il perché del suo intento. Sappiamo che c'è un padre, un re, morto e una madre, una regina, che non ha perso tempo e si è risposata col fratello del marito defunto e poi se n'è andata in barca a Forte dei Marmi. Sappiamo che Orazio, il miglior amico di Amleto, ha organizzato una festa e che tutti andranno, compresa Ofelia. Lo sappiamo perché il computer, l'unica “finestra” sul mondo che Amleto tiene ancora aperta, continua a vomitare messaggi. Sappiamo che Amleto ne ha abbastanza di tutto e di tutti, anche di Rosencratz e Guildestern, due “ragazzi di vita” che della loro grezza incoscienza ne hanno fatto una religione.
Delle cause questo e poco altro sappiamo. L'importante sono le conseguenze, i propositi maniaco (essere)-depressivi (non essere) scaturiti da questi accadimenti e dalla masochistica solitudine che Amleto si è imposto per dire finalmente basta e farla finita.
Per trovare la forza Amleto invoca tutti i miti del suo (del nostro) tempo, tutti quei personaggi famosi che, in un modo o nell'altro, sono riusciti a porre fino all'assurdo gioco della vita. Attraverso le loro disperazioni cerca di dare un senso alla propria mentre un cappio, appeso in proscenio, aspetta solo di essere utilizzato.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a Roma
Dal 2 al 4 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


EXILE LONELIDAYS #2
Testo e regia Lorenzo De Liberato
Con Marco Quaglia, Barbara Folchitto, Emanuel Caserio, Michela De Rossi
Scenografia Laura Giusti
Costumi Giuseppe D’Andrea
Disegno luci Matteo Ziglio
Assistente alla regia Luisa Belviso

In un surreale, silenzioso e tedioso motel esiliato dal resto del mondo, la tranquillità e la routine di un concierge e di una giovane cameriera vengono sconvolti dalla presenza di due misteriosi ospiti: un’elegantissima coppia arrivata per la notte con soltanto una valigia piena zeppa di banconote.
I due, chiusi nella propria camera, per sconfiggere la noia del loro amore e cercare di non annegare all’interno di un lentissimo ed innaturale scorrere del tempo, danno vita ad una serie di bizzarri giochi di ruolo che coinvolgeranno, inesorabilmente, il personale dell’ albergo, in un susseguirsi di situazioni al limite, tra il grottesco e il sadico...
Fino a che punto si è disposti a spingersi pur di sentirsi vivi?
Cosa succede ad una coppia di quarantenni quando entrambi si rendono conto che il loro amore si è lentamente trasformato in abitudine? La paura di invecchiare, la paura di stancarsi, di "sopportarsi" si è insinuata talmente in Sally che non riesce più a desiderare Paul come una volta, come quando erano giovani... Come quando aveva un estremo bisogno di lui. Adesso il desiderio ha fatto posto alla noia; l'entusiasmo, la sorpresa si sono assopiti gettando il loro rapporto in un susseguirsi di giorni sempre uguali.
Eppure il cambiamento, il rinnovarsi, appaiono agli occhi dei due come ostacoli insormontabili, un percorso talmente complesso da seguire che preferiscono nascondersi, conservarsi ed esiliarsi, fingendo che l'aridità del loro amore sia soltanto una parentesi, e come per tutte le parentesi sia possibile semplicemente aspettare che passi.

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Dal 28 febbraio al 5 marzo 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni telefono 06.45448982 - 06.45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it/


La Compagnia del Buonumore presenta
PARLIAMO D’AMORE?
SCUSA, MA CON CHI CE L’HAI?
di Giulio Pennazza
con Giulio Pennazza, Loredana Lollobattista, Enrico Nicolucci, Vincenzo Vasta, Giulia Jacopino, Alessandro Tasselli, Francesca Fia, Gianluca Lo Porto, Elisa Biagioli.
regia di Giulio Pennazza
aiuto regia Alessandro Tasselli
luci e fonica Carlo Nicolucci

Dall’1 al 5 marzo 2017 andrà in scena al Teatro Agorà “Parliamo d’amore? Scusa ma con chi ce l’hai?”commedia surreale di Giulio Pennazza, autore e regista dello spettacolo.
“L’Amore è una cosa meravigliosa!” E’ vero, ma non sempre è così, soprattutto ai nostri giorni. E allora perché non riderci su, mettendo in scena gli amori sfasciati, ma anche poetici, divisi, violenti, di convenienza, dove l’Amore appare e scompare, tramontando presto?

E’ quello che ci propone Giulio Pennazza nella sua nuova commedia.
Dopo i Brutti, Sporchi e Cattivi, di “Brutto fatto di sangue alla trattoria da “Remo la ciccia bona”, torna a dipingere un quadro attuale, un po’ squallido, ma reale, con uno sguardo sempre ironico. L’Amore perduto, ritrovato, consumato, in una girandola di situazioni grottesche. Dove in un contesto farsesco l’Amore è condito con affari loschi, la ricerca del profitto, e tante altre nefandezze, come la nostra società ci suggerisce. Con ritmi di un film brillante si susseguono e consumano scene e personaggi, in un contesto comico da “Pochade” francese, dove nulla è preso sul serio.
-Avviso ai Soci-

TEATRO AGORÀ 80 Sala A - Via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 1 al 5 marzo 2017
Orari spettacoli: da Mercoledì a Venerdì ore 21.00, Sabato doppia replica ore 17.30 e ore 21.00, Domenica ore 17.30
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 13 euro| Ridotto 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 68 74 167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org

 

Giuseppe Pambieri in
CENTOMILA, UNO, NESSUNO
LA CURIOSA STORIA DI LUIGI PIRANDELLO

E’ un viaggio ironico e appassionato nel multiforme universo dello scrittore siciliano, un ritratto inedito disegnato attraverso le figure più significative della sua vita, le sue opere, il suo pensiero; una riflessione scanzonata e umoristica sull’uomo del Novecento, a cui solo la scena può dare voce.
“Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano”. Così Pirandello descrive l’inizio del suo “involontario soggiorno sulla terra”. L’uomo nato dal Caos si consegna al mito e guarda vivere i suoi personaggi che riannodano i fili segreti e misteriosi della sua biografia. L’autore agrigentino la vita l’ha scritta e l’ha vissuta, identificandosi in ognuna delle sue creature.
Lo spettacolo, affidato alle profonde risonanze di Giuseppe Pambieri, racconta gli aspetti meno visitati dell’esistenza di Pirandello: dal rapporto con la domestica Maria Stella che nutrì l’immaginazione religiosa dell’autore e il suo mondo magico popolare, tanto da guadagnarsi una citazione nella prefazione dei Sei personaggi, alla figura del precettore, custode del suo apprendistato culturale, dai tumultuosi anni giovanili e dal rapporto conflittuale con il padre al soggiorno tedesco e agli amori specchio di un immaginario erotico ossessivo e di una personalità complessa e tormentata.
La drammaturgia rivela l’uomo Pirandello con le parole dei suoi personaggi, attraversando narrativa, poesia e teatro: da Il fu Mattia Pascal al Padre dei Sei personaggi, dall’Enrico IV a Laudisi del Così è (se vi pare) e a Leone Gala de Il giuoco delle parti, fino a L’uomo dal fiore in bocca.
I temi dell’amore, della follia, della morte, del tragico emergono dall’inconscio dei diversi protagonisti e trovano spazio in una realtà sempre attuale.
La scena così come la vita non conclude e Pirandello ne è la metafora più viva, come testimoniano I giganti della montagna e l’incontro fra Ilse e Cotrone vicino all’olivo saraceno, dove tutto ebbe inizio, ma non una fine.

TEATRO PALLADIUM-Università Roma Tre - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
Venerdi 3 e Sabato 4 marzo - ore 21,00
Ingresso: €15 intero - €10 ridotto - €5 studenti

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; tel. 327 2463456
Sito web: http://teatropalladium.uniroma3.it/


Pippo Franco in
BRANCALEONE E LA SUA ARMATA
Il lato tragicomico dell'esistenza umana
Regia Pippo Franco

Giovedi' 2 marzo 2017 alle ore 21,00 debutterà al Salone Margherita, in prima nazionale, lo spettacolo “Brancaleone e la sua Armata - Il lato tragicomico dell’esistenza umana“ interpretato e diretto da Pippo Franco.
Il debutto segna il ritorno di Pippo Franco al Salone Margherita con una esilarante commedia ricca di comicità, divertimento, risate, ma non priva di contenuti e di momenti di riflessione.
Il comico romano, accompagnato dalla sua "armata" composta da attori ben noti al grande pubblico quali Gegia, Giacomo Battaglia e Gigi Miseferi, presenta uno spettacolo ricco di azione, sorprese, al limite del grottesco, con tanti colpi di scena ed un finale a sorpresa.

La trama vede Brancaleone, di ritorno dalla Terra Santa, dove ha combattuto quella che lui definisce la sua ultima battaglia, chiedere ospitalità ad un clerico eremita, uomo colto ed esperto cerusico al servizio del Vescovo di Trani. Da questo incontro scaturiscono una serie di avventure ed imprevisti che Brancaleone deve fronteggiare, rendendosi conto di aver vissuto metà della sua esistenza come uomo d’armi mentre l’altra metà, quella dell’esperienza dell’amore e della visione spirituale dell’essere, gli è rimasta sconosciuta. Aiutato da Colombello (Giacomo Battaglia), Brancaleone e la sua improbabile armata, vivono una serie di avventure, al limite del grottesco, che portano il cavaliere ad incontrare personaggi stravaganti come Marozzia (Gegia) e Folco (Gigi Miseferi), procedendo verso una consapevolezza di se' sempre maggiore.
Le sorprese si susseguono ad ogni scena dello spettacolo fra esaltazioni e depressioni che consentono a Brancaleone di conoscere l’amore e di incontrare la donna della sua vita. Un finale a sorpresa suggella le avventure dell’armata in una commedia che è liberamente ispirata ai film di Mario Monicelli e si presenta ricca di azione e di spunti di riflessione che, cavalcando un umorismo spesso involontario, rappresentano nel modo più sorprendente possibile il lato tragicomico dell’esistenza umana.
Accanto a Pippo Franco ed ai coprotagonisti sono inoltre in scena Gianni Quinto, Tonino Tosto, Sabrina Crocco, Sara Adami, Esther Vinci ed Elisabetta Angi'. Le coreografie sono di Evelyn Hanack.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Dal 2 marzo alle ore 21,00 al 19 marzo ore 16,30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
con
Pietro De Silva, Felice Della Corte
e con Riccardo Barbera, Roberto Della Casa, Francesca Cannizzo
regia Claudio Boccaccini
Luci e fonica Alessandro Pezza
Costumi Lucia Mirabilie
Aiuto regia Marzia Verdecchi
Grafica Giorgia Guarnieri
Albero realizzato da Danilo Ciancolini

È stato applaudito lo scorso anno al Teatro Ghione dove ha registrato continui sold out e questa stagione torna a calcare le tavole del palcoscenico il capolavoro mondiale di Samuel Beckett: Aspettando Godot.
In scena, dal 2 al 12 marzo, Felice della Corte nei panni di Estragone, Pietro De Silva in quelli di di Vladimiro, Riccardo Barbera (Pozzo) Roberto Della Casa (Lucky) e Francesca Cannizzo (Ragazzo) sono in scena al Teatro Marconi diretti da Claudio Boccaccini.
Considerato dall’unanimità della critica il lavoro teatrale più bello. e significativo di tutto il Novecento, Aspettando Godot è divenuto, nel dire comune, sinonimico di una situazione in cui si aspetta l’avverarsi di un avvenimento imminente ma che in realtà non accade mai e in cui, di solito, chi attende non fa nulla affinché questo possa realizzarsi.
Il capolavoro di Samuel Beckett, che si dipana in un’immobilità solo apparente, è intriso di una comicità graffiante, surreale, a tratti irresistibile. Il tempo sembra immobile, eppure tutto scorre.
I protagonisti, ignari e ingenui ultimi sopravvissuti, pur nella loro essenziale ripetitività, ci raccontano con leggerezza quasi impalpabile il senso profondo della vita. Facendoci riflettere e ridere ci pongono continuamente di fronte al grande circo dell’esistenza umana.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 2 al 12 marzo 2017
Dal martedì al sabato h21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


L’ORSO
di Anton Checov
e
IL CASO CHAMPIGNON
di Georges Courteline

Con Davide De Marco, Monica Angiuli, Cristina Angiuli Vito Caporusso.
Regia Cristina Angiuli

Al Teatro L’Aura in scena un classico… anzi due: “L’ORSO” e “IL CASO CHAMPIGNON”. L’allestimento è curato dalla compagnia il Vello D’Oro per la regia di Cristina Angiuli in scena dal 1 al 5 marzo 2017. Due atti unici stile retrò ambientati alla fine dell’Ottocento nella Belle Epoque, ma sempre verdi e decisamente divertenti.
Ne “L’Orso”, la protagonista è Elena Popova, vedova inconsolabile che ha giurato, dopo la morte del marito, di non uscire più di casa e di non frequentare più nessun uomo; nonostante le preghiere, a ripensare la sua decisione, da parte della sua cameriera. La situazione cambia quando l’ex ufficiale d’artiglieria Smirnov, si reca in casa della Popova per riscuotere delle vecchie cambiali del marito. Il rifiuto di lei a pagare e la volontà di lui a esigere quanto dovuto, porteranno i protagonisti a un dialogo concitato e divertente, che sfocerà in un duello tra i due e un finale a sorpresa.
“Il caso Champignon” si svolge in un’aula di un Tribunale francese. Il signor Champignon querela la propria moglie, per adulterio. Attraverso divertentissime situazioni, la situazione si ribalterà a sfavore del protagonista, che si vedrà condannato a una multa e al carcere.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37) Roma
dal 1 al 5 marzo 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 0683777148 oppure 346470360, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.teatrolaura.org


BERNARDA
O IL CAOS DI BERNARDA ALBA
Adattamento e regia di Giovan Bartolo Botta
con Giovan Bartolo Botta, Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Flavia G. de Lipsis, Mariagrazia Torbidoni
Progetto grafico Leonardo Spina
Costumi SerigraFata di Francesca Renda

Miglior attore al Roma Fringe Festival 2016 con lo spettacolo "Antigone fotti la legge", torna in scena dal 2 al 5 marzo al Teatro Studio Uno, Giovan Bartolo Botta con “Bernarda o il caos di Bernarda Alba” lavoro liberamente tratto da Federico Garcia Lorca, scritto, diretto ed interpretato da Giovan Bartolo Botta insieme a Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Flavia G. de Lipsis, Mariagrazia Torbidoni.

Sinossi
Bernarda Alba ha un problema. Ha molti problemi. È solo un problema. Le sue figlie sono un problema. Assettate di vita. Vita vissuta. Pretendono il motorino, il piercing, il tatuaggio, la libera uscita senza coprifuoco, il superalcolico, l’esperienza psichedelica e la giusta dose di sentimentalismo compulsivo. I compiti li scopiazzano, l’andamento scolastico è pessimo, ingollano junk food, non fanno attività fisica, disprezzano le generazioni precedenti, non credono in Dio, non credono nel caso, non credono e basta. L’assistente sociale alza bandiera bianca, il terapeuta si suicida, il confessore si inginocchia sui ceci. Tutto pur di non aver a che fare con loro. La loro storia non interessa a nessuno. Piace giusto agli attori che devono lavorare per mangiar e gli tocca farsi carico dei problemi dei personaggi come se non ne avessero già abbastanza come persone.

Produzioni Nostrane - Ultras Teatro è un progetto teatrale che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

TEATRO STUDIO UNO | Sala Teatro Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Dal 2 al 5 marzo 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


UN PAPÀ PER TUTTI
di Jhon Tremblay
Regia Flavio De Paola
Con Flavio De Paola, Maria Cristina Gionta, Enrico Franchi, Antonio Coppola,
Antonella Rebecchi, Marina Pedinotti

Una commedia degli equivoci che non manca di divertire lo spettatore grazie a situazioni tanto assurde quanto comiche e che non perde occasione di trattare, seppur con leggerezza, temi sociali legati all’adozione, alla famiglia e all’omosessualità, lasciando spazio alla riflessione. Le relazioni umane sono al centro dell’intera pièce teatrale e s’intrecciano formando nuovi e insoliti legami, spesso con colpi di scena.
Il protagonista Matteo, Flavio De Paola, quando finalmente sta per diventare padre adottivo, è vittima di ciò che non dovrebbe mai accadere in una simile situazione. Il suo rapporto di coppia si frantuma e le certezze svaniscono, lasciando spazio a improvvisi e folli equilibri in un “gioco” di menzogne e mezze verità.

TEATRO DEGLI AUDACI - Via Giuseppe De Santis 29, 00139 Roma
Dal 2 al 19 marzo 2017
Tutte le sere ore 21,00 – domenica ore 18,00 – lunedì, martedì e mercoledì riposo
Orari botteghino: dal lunedì al sabato 10-13.30 / 16.00-20.00 ; domenica: 16.00-18.00.
Costo dei Biglietti: intero € 28 -/ € 16,00 – ridotto € 13,00
(più € 2,00 di prenotazione e prevendita)


JULIE
di A. Strindberg
adattamento e regia Marco Blanchi
con doppio cast:
Primo Cast: Vincenzo Grassi (Jean), Livia De Luca (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)
Secondo Cast: Valerio Rosati (Jean), Ilaria Salvatori (Julie), Valentina Mangoni (Kristin)
luci: Augusto Belli
foto: Costanza Cosi
Scene e costumi: Devila
Sound designer: Daniele Paesano

Dal 3 al 19 marzo, dal venerdì alla domenica, il Teatro Azione ospita Julie il capolavoro della pur vasta produzione drammaturgica dello scrittore svedese August Strindberg. L'adattamento e la regia sono a cura di Marco Blanchi che affida questa elegante storia ad un doppio cast. Infatti sul palco del Teatro Azione si alterneranno Livia De Luca, Ilaria Salvatori, Vincenzo Grassi, Valerio Rosati, Valentina Mangoni.
Questa “tragedia naturalistica”, come la definisce lo stesso autore, mette in scena tutta una serie di rapporti conflittuali, primo fra tutti, quello eterno fra uomo e donna, ma anche quello tra servo e padrona e, quindi, implicitamente il tema della lotta di classe. La vicenda è apparentemente elementare: la contessina Julie si invaghisce del suo servo Jean e, complice l'assenza del padre che si è recato in visita dai parenti, l' alcool e le danze sfrenate del ballo della servitù e la conturbante atmosfera della notte di mezza estate, decide di intraprendere un pericoloso gioco di seduzione fatto di sguardi, allusioni ed esplicite sfrontatezze che, però, finiscono per innescare un meccanismo perverso che lei stessa non riuscirà più a controllare, e che la porterà a trasformarsi da padrona in serva del suo servo fino al suicidio come ultimo e unico atto di riparazione per il suo onore calpestato e ferito. Ma oltre la semplice apparenza c'è molto, molto di più... perché i veri motivi di questa storia non si trovano, secondo me, in ciò che accade ma in tutto quello che si nasconde all'interno delle cose che vediamo accadere. E allora ecco che ad una lettura un po' più attenta si scopre che ai “semplici fatti” si aggiungono nuovi riflessi che vanno ad illuminare le parti più oscure e nascoste della psiche dei personaggi. Ed ecco che il testo smette di essere ciò che sembra, e cioè un breve viaggio nel rapporto fra un uomo e una donna o tra un servo e la sua padrona, e inizia a trasformarsi in un percorso molto più affascinante all'interno di due anime alle prese con i loro sogni, con il loro sesso e con la loro animalità.
“Come regista e come uomo di teatro sono sempre stato affascinato dall'invisibile che si nasconde all'interno di un'opera d'arte” spiega Marco Blachi “perché ritengo che proprio quell'invisibile sia ciò che può essere utile allo spettatore e quindi credo che il mio lavoro consista più che nel mettere in scena un testo teatrale, nel cercare di rendere visibile l'invisibile di quel testo. Ciò che mi ha spinto a lavorare su “La contessina Julie” non è legato a ciò che accade o accadrà in scena ma all'investigazione dell'io nascosto e profondo dell'essere umano”.

TEATRO AZIONE - via dei Magazzini Generali 34 - Roma
dal 3 al 19 marzo 2017
ore 21.00 domenica ore 18.00
Primo cast: 3,4,5,18,19 marzo
Secondo cast: 10,11,12,17 marzo
Biglietti: intero 10,00 + 2,00 (tessera associativa), 8,00 + 2,00 (tessera associativa)

Info e prenotazioni: telefono 347 3402275, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroazione.org


Data unica

Michele Placido
VIAGGIO NELLA LETTERATURA ITALIANA, DA DANTE A LEOPARDI

La letteratura è la sola arma che abbiamo contro l’ignoranza, contro l’odio e la volgarità. Contro tutti i mali che stanno devastando, senza se e senza ma, il nostro tempo.

Una data unica per un evento eccezionale. Lunedì 6 marzo, al Teatro Sistina Michele Placido, attore, regista, sceneggiatore, tra i più grandi rappresentanti dello spettacolo e della cultura italiani, terrà un suo personalissimo viaggio interattivo attraverso la letteratura italiana “A lezione con Michele Placido”, prodotto dalla Godot di Benedetta Pontellini e Claudia Gatti, da oltre 13 anni produttrici di spettacoli teatrali, televisivi e cinematografici.
Sul palco ad accompagnare i gesti e le parole di Placido ci saranno due chitarristi che attraverso la loro musica faranno da sottofondo e accompagnamento allo spettacolo.
Un percorso, quello di Michele Placido, che si snoda attraverso i versi, i passi, le figure più famose del nostro impareggiabile patrimonio letterario, che parte dal V canto dell’infermo di Dante Alighieri quello che narra le vicende dei famosissimi amanti Paolo e Francesca per arrivare fino alla poesia di Gabriele D'annunzio e Giacomo Leopardi.
Michele Placido, ha infatti scelto, per il suo excursus teatrale che sarà interattivo e che sarà una base per dialogare con il pubblico in sala, un tema importante e universale come quello del rapporto tra amore e dolore.
Due elementi della vita che da sempre e che per sempre rappresentano il motore delle azioni dell’uomo, che permeano l’essenza della vita di ogni individuo e che hanno una strettissima relazione tra di loro. Dove uno è generatore dell’altro. L’amore che nelle complicate vicende umane è spesso portatore di dolore, ma che allo stesso tempo è capace ed è forse l’unica possibilità di alleviare e confortare le fatiche e la sofferenza umane.
Saranno due le rappresentazioni nella mattina dedicate alle scuole, mentre nel pomeriggio alle 17 sarà l’occasione per il pubblico più adulto di ascoltare e applaudire uno dei grandi mattatori italiani.
A seguito dello spettacolo, si terrà un momento di Approfondimento durante il quale Docenti, Studenti e Spettatori potranno sottoporre all’artista, le proprie curiosità e riflessioni.
GODOT PRODUZIONI
Società creata da Benedetta Pontellini e Claudia Gatti nel 2004, che attraverso un articolato sistema d’impresa sviluppa la propria attività trasversalmente, nei settori della produzione cinematografica e televisiva (Starlex srl), della produzione di teatro (Godot), della gestione teatrale (TFC | Teatro Furio Camillo dal 2010 al 2011) e dei grandi eventi.
GODOT PRODUZIONI ha prodotto finora più di 80 spettacoli dal vivo, relazionandosi con numerosi teatri in Italia tra cui il Teatro Eliseo, Il Teatro Brancaccio, La Sala Umberto, Il Gran Teatro, il Teatro Alfieri di Torino, Il Teatro Alessandrino, il Metropolitan di Catania, Il F. Cilea di Reggio Calabria, il Palapartenepe di Napoli e molti altri. Ha raggiunto già nel 2007 il record Nazionale di spettatori (allegato articolo il messaggero), e ha continuato a fidelizzare pubblico in tutta Italia (attraverso oltre le produzioni appuntamenti settimanali gratuiti, aperitivi e serate culturali) vantando ad oggi un nutrito gruppo di spettatori che ha raggiunto lo scorso anno 202.000 persone in tutta Italia.
Inoltre, in questi anni ha prodotto con Starlex srl documentari, pubblicità e cortometraggi tra cui degni di nota la produzione di un documentario in America per il MIT (Massachusetts Institute of Technology), 11 pubblicità per Mercedes, 2 pubblicità progresso (Campagna Nazionale per gli incidenti stradali e la Campagna Nazionale contro la violenza sulle Donne) e lo spot del Coni per i mondiali di calcio 2010. Ha ricevuto il premio come "migliore pruduzione emergente dell'anno" 2010 alla Mostra del Cinema dello Stretto. Ha gestito e organizzato in esclusiva gli eventi e la programmazione del Padiglione Don Bosco all’ interno di EXPO MILANO 2015. Ha vinto per due volte l’interesse culturale del MIBACT classificandosi prima su 5000 partecipanti. Attualmente sta lavorando al consolidamento dei fondi per il primo film.
Da 13 anni GODOT PRODUZIONI è protagonista della scena teatrale e degli spettacoli dal vivo, ha co-prodotto (assieme a Nuova Teatro Eliseo) il primo Master del Teatro Eliseo. Ha collaborato con Giuliana Lojodice, Rossella Falk, Umberto Orsini, Ricci/forte e molti altri. Da quest'anno la nuova sfida è quella di portare sulle scene nomi di grande prestigio artistico e commerciale (alcuni, dopo anni di assenza dalle scene teatrali) dedicando un attenzione particolare al pubblico delle scuole e introducendo una nuova concezione di fare teatro, ossia veicolare attraverso artisti riconosciuti il messaggio ai giovani di un teatro di formazione.
Soltanto l'albero vive diceva Samuel Beckett riferendosi ad un pezzo di legno rinsecchito, è con questo spirito che GODOT PRODUZIONI continua a vedere le cose, con gli occhi di chi guarda per chi guarda per chi ha ancora voglia di guardare anzi di vedere.

TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, 00187 Roma
Lunedì 6 Marzo ore 9.30 - 11.30 - 17.00
Il prezzo per le scuole è biglietto unico di € 10

Info e prenotazioni: telefono 329.4917851
Sito Web: www.ilsistina.it


MOLTO RUMORE PER NULLA, ATTO II

Lunedì 27 febbraio il Nuovo Teatro Orione darà luogo a partire dalle ore 19.40 al consueto appuntamento mensile “Molto Rumore Per Nulla”.
In occasione del secondo atto dell’evento lo spazio artistico di via Tortona ha incrementato le offerte gastronomiche e musicali che prenderanno posto all’interno del foyer.
Come sempre ad ingresso libero e con l’accesso gratuito al parcheggio del Teatro, Molto Rumore Per Nulla ospiterà il 27 febbraio le proposte musicali del cantautore calabrese Aiello, prossimo all’uscita del suo primo EP, e il dj set emergente TSIND - This Scene Is Not Dead - realtà già conosciuta ed apprezzata nelle serate della scena romana.
Novità interessanti che verranno allestite all’interno del foyer del Teatro saranno le installazioni artistiche di Gubrin - Claudia Intino, giovane artista romana da poco entrata a far parte anche della rete della Fox Gallery di Largo Argentina.
L’appuntamento Molto Rumore Per Nulla sarà come sempre un’occasione per lasciarsi condurre in un ambiente curato nel dettaglio e allestito con attenzione della creativa Noemi Intino.
Grazie a realtà giovani come Nabi Happiness Factory, Mordi e Vai, FOL gourmet Popcorn, Pandalì e con il supporto del gruppo Maciste - professional folding bar & workstation – si avrà modo di provare una selezione di deliziosi cocktail, vini, birre artigianali e proposte di street food adatte a tutti i palati e ad ogni esigenza culinaria.

TEATRO ORIONE - Via Tortona, 7 - 00183 Roma
Lunedì 27 febbraio 2017

Info e prenotazioni: telefono 06 77 206 960
Sito web: www.teatroorione.it


Pippo Pollina & Palermo Acoustic Quintet
IL SOLE CHE VERRA' EUROPA TOUR 2017

“Progetto speciale per l’Italia, Tour della memoria - passi di legalità”, nato per celebrare il Venticinquennale delle stragi di Falcone e Borsellino.

A seguito dell’uscita, del suo 22esimo album IL SOLE CHE VERRÁ ed al relativo Tour Europeo che ha già toccato Zurigo, Monaco, Vienna, Salisburgo, Stoccarda, Amburgo, Berlino, Francoforte, Lugano e altre importanti venue europee, e che prevede ben 30 concerti nel primo mese e mezzo di apertura, il 25 Febbraio Pippo Pollina approda in Italia. Verona, Firenze, Roma e Misano Adriatico, le tappe di questo primo tour italiano; l'artista tornerà a Maggio nel Bel paese, con altre date.
Lo spettacolo, che ha già registrato il tutto esaurito a Coira, Zurigo, Allensbach, Vienna, Amburgo, richiamando più di 11.000 persone in sole due settimane di tour, vede con Pippo Pollina sul palco una fomazione tutta italiana, il Palermo Acoustic Quintet: Roberto Petroli al clarinetto e sassofoni, Fabrizio Giambanco alla batteria e percussioni, Filippo Pedol al contrabbasso e basso elettrico, Michele Ascolese alle chitarre acustiche ed elettrica e Gianvito Di Maio alle tastiere e fisarmoniche. Una band di musicisti appassionati che arricchisce la presentazione del nuovo programma musicale dell'artista siciliano: oltre ai brani dell'ultimo disco, nuovi arrangiamenti di brani storici del suo vasto canzoniere, raramente eseguiti dal vivo.
Il tour italiano farà tappa a Roma, martedì 28 febbraio, al Teatro Vascello, con il “Progetto speciale per l’Italia, Tour della memoria - passi di legalità”, nato per celebrare il Venticinquennale delle stragi di Falcone e Borsellino, un tour della memoria per ripercorrere i passi di legalità che dal 1992 al 2017 sono stati fatti in Italia sul tema della lotta alla mafia. Il progetto speciale toccherà Firenze, Roma e Misano Adriatico per una serie d’iniziative legate ai temi della legalità e della giustizia, in collaborazione con le associazioni locali e/o i Comuni.
L’occasione del Venticinquennale delle stragi di mafia del ‘92 carica di significato questo tour italiano di Pippo Pollina che, in 30 anni di carriera, 22 album e più di 4000 concerti, oltre ad essere considerato un grande rappresentante della migliore tradizione cantautorale italiana, ha sempre tenuto il ruolo di ambasciatore nei paesi di madrelingua tedesca, principale bacino del suo grande pubblico, di una italianità legata anche ai temi della legalità e della giustizia. Tanto che al concerto finale della scorsa tournèe, a Zurigo nell'Agosto del 2015, uno stadio con più di 8.000 spettatori ha accolto Giovanni Impastato (fratello di Peppino Impastato ucciso dalla mafia nel 1978) con una standing ovation sorprendente, pensando alla composizione prevalentemente straniera del pubblico in sala.
Pippo Pollina, che ha fatto parte del primo grande movimento antimafia siciliano degli anni '80 e che giovanissimo collaborava con il mensile I Siciliani di Giuseppe Fava, andato via dalla Sicilia dopo l'omicidio del direttore del giornale, ha peregrinato in giro per il mondo per poi insediarsi in Svizzera dove ha intrapreso una brillante carriera artistica. L'impegno ha sempre caratterizzato i temi del suo canzoniere facendogli ottenere premi e riconoscimenti in Italia e all'estero.
Il coinvolgimento di Giovanni Impastato, che accompagnerà entrambi i tour italiani, è stato pensato con il fine di prevedere due momenti: uno di mattina, convegno/ conferenza/incontro con le scuole (a Roma incontrerà gli allievi dell'I.C." Nelson Mandela " alle ore 11) e l'altro serale con il concerto di Pippo Pollina e del Palermo Acoustic Quintet: un programma che, grazie alla bella amicizia con Impastato, permette di agire concretamente sui temi cari all'artista, attraverso il coinvolgimento dei giovani delle scuole e dell'associazionismo locale per segnare insieme i passi da compiere nella direzione del sole che verrà.

Pippo Pollina & Palermo Acoustic Quintet
Pippo Pollina: voce, piano e chitarra
Roberto Petroli: clarinetto e sassofoni
Fabrizio Giambanco: batteria e percussioni
Filippo Pedol: contrabbasso e basso elettrico
Michele Ascolese: chitarre acustiche ed elettrica
Gianvito Di Maio: tastiere e fisarmoniche

TEATRO VASCELLO - Via Giacinto Carini, 78 - Roma
martedì 28 febbraio 2017 ore 21,00
Ingresso: Intero Euro 20,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Tel. 06 589 8031
Sito web: www.teatrovascello.it


RE TUTTO CANCELLA
ovvero come nacquero le parole

Direttamente da Nonantola, in anteprima romana, il 26 febbraio alle ore 17.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo, la Compagnia Teatroperdavvero presenta RE TUTTO CANCELLA ovvero come nacquero le parole di e con Marco Cantori, video e suoni di Diego Gavioli, musiche di Marco Cantori e Diego Gavioli, oggetti di scena di Nives Storci e tessuti di Mari Carla.
C’era una volta un principe bambino. Di andare a scuola voglia non ne aveva e allora piangeva. Numeri, note, lettere e figure per lui erano solo seccature, perché troppo difficili e complicate, che quasi quasi le avrebbe strozzate. Le odiava proprio con rancore e promise vendetta dal profondo del suo cuore. Promise che se grande fosse diventato, tutte le scritte avrebbe mangiato.
Con un linguaggio che utilizza anche la body percussion, il teatro d'ombra e le videoproiezioni, realtà e fantasia si fondono insieme, per dare vita ad una favola dedicata in particolare ai bambini che stanno per scoprire o hanno appena scoperto l’universo delle lettere, dei numeri, delle figure geometriche e delle note.
Si parla di cooperazione infatti soltanto mettendosi insieme le lettere riusciranno a creare le parole e poi le frasi, con le quali convinceranno il Re Tutto Cancella a svuotare i sacchi con dentro i suoi prigionieri/ingredienti...

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO - Via Ostuni 8 - Roma
26 febbraio 2017 - ore 17.00
Biglietti: Adulti 8 euro, Bambini 5 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , tel. 06 98951725 – 060608
Sito web: www.teatriincomune.roma.it/teatro-biblioteca-quarticciolo-new


MAN RAY
Il genio irriverente

"Forse il desiderio più profondo di ogni artista è quello di confondere o di fondere tutte le arti, così come le cose si fondono nella vita reale” - Man Ray

Patrizia Genovesi presenta presso il Teatro Palladium dell’Università degli Studi Roma Tre, nel cuore del magnifico quartiere romano della Garbatella, un appassionante storytelling attraverso il quale vi guiderà dentro la storia e l’opera di Man Ray, una vera e propria icona dell'arte europea e americana del '900.
Sperimentatore curioso, orgoglioso della sua autonomia creativa, lontano dagli schemi, al servizio di un’idea personale, Man Ray teorizzò la morte della forma estetica come valore.
Cresciuto in opposizione ad alcune delle più rilevanti correnti artistiche del suo tempo, si attestò come precursore di un modo di fare arte che si imporrà come una delle più importanti linee estetiche del secondo 900.
Fotografo, pittore, scultore, regista e poeta, Man Ray è stato un artista inquieto e curioso. Sempre attratto dalla relazione fra realtà e finzione, ha conferito alla sua vita e alla sua opera un’impronta originale, ironica, ambigua e visionaria.
Man Ray, infatti, fu un artista demistificatore, ma anche poetico, indagò la naturalità del corpo femminile, ma ne evidenziò anche gli elementi fantastici trasferendovi la sua inquieta visione ideale del mondo.
Attraverso un viaggio nella vita di Man Ray, Patrizia Genovesi ci presenterà l’eclettica fantasia creatrice dell’artista.

TEATRO PALLADIUM - Università Roma Tre - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
Domenica 5 marzo - ore 18
Ingresso: € 10

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327 2463456
Sito web: http://teatropalladium.uniroma3.it


Ancora in scena

NON TI PAGO
di Eduardo De Filippo
regia Luca De Filippo

con Gianfelice Imparato (Ferdinando Quagliuolo), Carolina Rosi (Concetta, sua moglie),
Carmen Annibale (Stella, loro figlia), Nicola Di Pinto (Aglietiello, uomo di fatica in casa Quagliuolo),
Viola Forestiero (Margherita, cameriera), Massimo De Matteo (Mario Bertolini),
Paola Fulciniti (Erminia, sua zia), Federica Altamura (Vittorio Frungillo), Andrea Cioffi (Luigi Frungillo), Paola Fulciniti (Carmela, popolana), Gianni Cannavacciuolo (Don Raffaele Console),
Giovanni Allocca (Lorenzo Strummillo, avvocato)
scene Gianmaurizio Fercioni - costumi Silvia Polidori
musiche Nicola Piovani - luci Stefano Stacchini
Produzione Elledieffe - La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

Fedele ai tempi e alla scrittura del padre ma capace al contempo di infondere una nuova identità al testo, pur nel solido rispetto della tradizione e in continuità con lo spirito originario, Luca De Filippo lascia in eredità agli spettatori una regia solida, capace di dosare al meglio la risata e l’inquietudine, momenti riflessivi e azione irresistibile. Gianfelice Imparato, che si è formato con Eduardo, si dimostra un sostituto pienamente all’altezza nei panni di Ferdinando Quagliuolo, il surreale gestore di un botteghino del lotto a Napoli. La commedia si sviluppa intorno ai divertenti tentativi di Ferdinando di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese e grottesche maledizioni, mentre l’impiegato Mario Bertolini, suo futuro genero, colleziona vincite su vincite interpretando i sogni.
Non ti pago è più di uno spettacolo, è un piccolo gioiello pieno di ironia, ritmo e vitalità, un omaggio a Luca, grande attore e regista, a poco più di un anno dalla sua scomparsa. Forse il modo migliore per ricordarlo e per proteggere l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale napoletana e italiana.

Scritta nel 1940, la commedia è un perfetto meccanismo comico dove, tra sogni, vincite al lotto, superstizioni e credenze popolari di un’umanità dolente e sfaccendata, si racconta la cruda realtà quotidiana fatta di paure, angosce e miseria, senza rinunciare però alla speranza, all’illusione, all’ingenua attesa di un colpo di fortuna che determini un futuro migliore. Una storia che unisce pensiero ed azione, inquietudine e riso, dinamismo e riflessione, con quella sottile leggerezza tipica delle commedie di Eduardo. Il protagonista è un personaggio ambiguo e surreale, che vive tra sogno e realtà. Gestore di un botteghino del lotto a Napoli è un accanito giocatore eccezionalmente sfortunato. Al contrario un suo impiegato Mario Bertolini, suo futuro genero, interpretando i sogni, colleziona vincite su vincite e addirittura un giorno gli capita di vincere una ricca quaterna di quattro milioni delle vecchie lire datagli in sogno proprio dal defunto padre del suo datore di lavoro. Accecato da una feroce invidia, Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliuolo, dove ora risiede il giovane Bertolini.

Nei panni del protagonista Ferdinando Quagliuolo, Gianfelice Imparato, a cui si affianca una compagnia appassionata e unita intorno a Carolina Rosi, nel ruolo di Concetta, la moglie di Ferdinando, il ritratto di una donna dalle tante e diverse sfumature: inquieta e al tempo stesso concreta. Nel cast anche Nicola Di Pinto (Aglietiello), Massimo De Matteo (Mario Bertolini), Gianni Cannavacciuolo (padre Raffaele), Giovanni Allocca (l’avvocato Strummillo) e Paola Fulciniti (Erminia e Carmela); accanto a loro i giovanissimi Carmen Annibale, Viola Forestiero, Federica Altamura, Andrea Cioffi.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 00186 - Roma
Dal 21 febbraio al 5 marzo 2017
Orari spettacolo: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17. Lunedì riposo. Durata spettacolo: 1 ore e 45 minuti più intervallo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


ROMEO E GIULIETTA
di William Shakespeare
traduzione Salvatore Quasimodo
adattamento Andrea Baracco
con
Lucia Lavia nel ruolo di Giulietta
Antonio Folletto nel ruolo di Romeo
e Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio
e con
Frate Lorenzo - Gabriele Portoghese
Balia - Elisa Di Eusanio
Principe - Giacomo Vezzani
Paride - Mauro Conte
Tebaldo - Laurence Mazzoni
Benvolio - Dario Iubatti
Padre Capuleti - Woody Neri
Madre Capuleti - Roberta Zanardo
Padre Montecchi - Daniele Paoloni
Madre Montecchi - Alessia Pellegrino
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Irene Monti
luci Pietro Sperduti
musiche Giacomo Vezzani
regia Andrea Baracco
Produzione KHORA.teatro e Teatro Stabile d'Abruzzo

These violent delights have violent ends

In Romeo e Giulietta (la cui stesura va collocata nel 1592-94 e la prima rappresentazione nel 1595) c’è una sorta di ‘ossessione del tempo’ - racconta Andrea Baracco. La vicenda infatti si svolge in appena quattro giorni da un lunedì di luglio al giovedì della stessa settimana, e a questa velocità non c’è spazio per alcuna correzione, non si inciampa, si cade, ci si rompe il collo, le ossa e si perde la vita. Giulietta passa in quattro giorni da bambina a donna matura, Romeo da ragazzo imbevuto di amor cortese a vendicatore, Mercuzio da vitalistico funambolo del linguaggio a cadavere. Cosa spinge Shakespeare ad accelerare così vorticosamente il tempo dell’azione? “Non c’è tempo” o meglio “il tempo è scaduto” sembrano sussurrarsi di continuo tra loro i personaggi, o almeno tutti quelli che possiedono ancora gambe per correre, gli altri invece, i genitori, il Principe, la Chiesa, rimangono seduti in luoghi ben protetti ad osservare, immobili.

Un irriducibile antagonismo sociale avvicina Romeo e Giulietta più ad una tragedia borghese che ad una tragedia della vendetta o simili. Caratteristica tipica della tragedia borghese è quella di porre in scena personaggi non aristocratici in scene di vita famigliare; i Capuleti e i Montecchi sono ricchi borghesi e nel testo c’è ampio spazio dedicato alle loro abitudini domestiche. Shakespeare pare denunciare soprattutto lo spirito mercantile e pragmatico del borghese, tutto teso a fare sfoggio della propria raggiunta posizione sociale, preoccupato solo del vantaggio economico della sua famiglia. Sia Romeo che Giulietta, più Giulietta che Romeo - prosegue il regista - mettono ferocemente in discussione quel patto col mondo, quella specie di abitudine ereditaria, di convenzione prolungata che i loro padri, o sarebbe meglio dire che la generazione precedente, ha stipulato e che non sembra aver proprio alcuna voglia di ritrattare. C’è un universo adulto che osserva impassibile il dimenarsi forsennato dei propri figli che inciampano di continuo e che ogni volta, con ginocchia sempre più sbucciate e il corpo sempre più livido, si rialzano e riprendono il passo; e così Romeo e Giulietta diviene luogo di morti violente, quasi accidentali.

Romeo e Giulietta è anche la tragedia di Mercuzio, essere ambiguo e pornografico, né maschio né femmina, che più di ogni altro sente l’innata inadeguatezza e allora folle, rincorre versi e costruisce mondi, finché pazzo di gelosia si lancia come Aiace su una lama ben affilata. Shakespeare elimina troppo presto Mercuzio, perché egli è un intruso, perché egli è un essere monologante, perché con lui tra i piedi non è possibile nessuna tragedia. Perché è lui ad essere la tragedia.

Romeo muore e allora Giulietta non può continuare a vivere; muore Paride, muore Tebaldo e muore Mercuzio, l’unico tra i “figli” a sopravvivere è Benvolio, colui che mai entra nei conflitti, che mai è motore o vittima delle azioni e situazioni. Benvolio è colui che osserva, che si mette a distanza e poi narra. Benvolio è l’unico tra i giovani a sopravvivere perché utile all’universo adulto, perché attraverso i suoi racconti, i grandi, vengono informati dei fatti senza tuttavia correre il rischio di partecipare ai conflitti; Shakespeare lo situa opportunamente in una dimensione ibrida là dove le tragedie diventano innocue, in quella soglia in cui si hanno le orecchie sul palco e gli occhi in quinta. L’universo adulto ascolta Benvolio; l’universo adulto ascolta ma non vede le morti dei propri figli e alla fine, come in una sorta di metafora perfetta, decide di devitalizzare per sempre le giovani passioni ergendo mute statue che si lasciano osservare, su cui all’occorrenza si potrà piangere e che rimarranno immobili e smetteranno, una volta per tutte, di correre dietro alla Regina Mab costruttrice di sogni.

Durata:
Primo tempo 1h e 20’
Secondo tempo 1h e 10’

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 14 febbraio a domenica 5 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00 | mercoledì e domenica ore 17.00
sabato 4 febbraio ore 16:00
Prezzi da 25 € a 40 € | Riduzioni e agevolazioni a norma di legge

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com



IL LAVORO DI VIVERE
di Hanoch Levin
traduzione dall’ebraico Claudia Della Seta
adattamento Andrée Ruth Shammah
con Carlo Cecchi
e con Fulvia Carotenuto, Massimo Loreto
con la collaborazione
per l’allestimento scenico Gianmaurizio Fercioni
per le luci Gigi Saccomandi
per i costumi Simona Dondoni
musiche Michele Tadini
regia Andrée Ruth Shammah
Produzione TEATRO FRANCO PARENTI - MARCHE TEATRO

Andrée Shammah, con la complicità di Carlo Cecchi, uno degli ultimi grandi maestri del teatro italiano, qui protagonista insieme a Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto, confeziona con la consueta eleganza e raffinatezza, la regia di Il lavoro di vivere di Hanoch Levin, il più importante autore e drammaturgo israeliano. Il teatro di Levin è irriverente: la poesia si nasconde dentro le situazioni più imbarazzanti, i suoi testi sono una commistione di spiritualità nobile e cruda realtà; dalla critica alla cultura borghese ai contrasti tra carne e spirito, ‘arte e culo’, perché il meschino sogna di stare sotto il riflesso della luce della felicità altrui. Così avviene anche per Il lavoro di vivere, una storia d’amore fra due persone di mezza età, in cui l’amore appare a barlumi folgoranti in mezzo a un mare di insulti, parole durissime e rimpianti.
Lo spettatore ride di gusto, senza accorgersi che sta ridendo di se stesso.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, 00184 Roma
Dal 15 febbraio al 5 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 € (Riduzioni e agevolazioni a norma di legge)
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Call center Vivaticket: 892234

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com

 

LSD edizioni presenta
Lillo & Greg
IL MISTERO DELL'ASSASSINO MISTERIOSO
Di Pasquale Petrolo e Claudio Gregori
Con Vania Della Bidia, Danilo De Santis e Dora Romano
con la partecipazione di Luca Latino
Regia Lillo & Greg
Scene Andrea Simonetti

Lillo & Greg per la prima volta al Teatro Sistina: dal 22 febbraio (e fino al 12 marzo) l’amatissima coppia comica arriva sul palcoscenico dello storico teatro romano con “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”, un autentico “cult” del loro straordinario repertorio.
Un castello nella campagna londinese, un misterioso maggiordomo, l’omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti sospettati: ecco gli ingredienti per un perfetto giallo, dai toni brillanti, di chiara matrice anglosassone. 
Il detective Mallory ha riunito nel salone principale del castello i sospetti assassini della Contessa Worthington, ma un inatteso accadimento cambierà le dinamiche dell’indagine, minando esponenzialmente la trama del giallo e scatenando gli egoismi e le meschinità degli altri attori disposti a tutto pur di farsi notare da un produttore televisivo presente in platea.
 I ritmi serrati, le battute oblique, l'onnipresente umorismo di situazione e non ultima la cornice del giallo, rendono la commedia elettrizzante ed esilarante fuor di ogni dubbio.
Nata da un’idea di Greg e scritta a quattro mani con Lillo, "Il Mistero dell’assassino misterioso" è la prima commedia in cui si fa centrale la narrazione metateatrale - tanto cara alla coppia- che svela, scardinandolo con un pizzico di perfidia, il delicato equilibrio su cui vivono alcune compagnie di teatro, ma su cui si fondano anche la maggior parte dei rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità.
Insieme a Lillo & Greg sul palco anche Vania Della Bidia, Danilo De Santis e Dora Romano. La Regia è di Lillo & Greg. Scene di Andrea Simonetti.

TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, 00187 Roma
Dal 22 febbraio al 12 marzo 2017
Prezzi Biglietti: Poltronissima €44,00, Poltrona e I Galleria €39,50, Seconda Galleria €34,00, Terza Galleria €27,50
Orario Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00, mercoledì 1 marzo ore 17.00, sabato 4 marzo ore 17.00 e ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 06.4200711 - 392.8567896, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.ilsistina.it


SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
con Carlo Valli, Marta Nuti, Selene Gandini, Alberto Mariotti, Giorgia Ferrara, Barbara Begala, Martino Duane, Giuseppe Rispoli, Maria Chiara Centorami, Roberto Mantovani, Germana Di Marino, Francesco Iaia, Alessandro Gorgoni
Scene Fabiana Di Marco – Costumi Daniele Gelsi
Actor Coach Melania Giglio
Adattamento e regia Daniele Salvo

Il mondo di Pirandello è un universo complesso fatto di linguaggi, visioni, sogni, miraggi, allucinazioni.
Nel suo universo il mondo dei vivi e il mondo dei morti si toccano, si sovrappongono, senza alcuna avvertenza.
Questi personaggi in cerca d’autore, figure evanescenti, diafane, sospese sul filo, ripetono all’ infinito, ossessivamente, le proprie brevi ed insignificanti esistenze. Sono funzioni linguistiche, spettri teatrali, vite fittizie.
La scrittura di Pirandello utilizza le armi della Fantasia per trovare nuove prospettive, per scoprire nuovi universi e definire nuove traiettorie. Il tentativo è quello di entrare direttamente nelle menti e nei cuori dei personaggi, nei loro desideri, nei loro affanni, nelle loro ansie e speranze disattese o soddisfatte.
L’equilibrio delicatissimo in cui si muovono tutte le figure del testo, compone un affresco di una potenza espressiva straordinaria….
Un unico raggio di luce cristallina attraversa la scena: è quella l’unica speranza, l’unica possibilità di un futuro luminoso.
Il vero unico luogo reale rimane però la mente umana, analizzata con gli strumenti dell’ironia pirandelliana, un attimo prima di un improbabile risveglio.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 24 febbraio al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato, ore 21.00 domenica ore 17.00 lunedì riposo
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 5 marzo, ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , tel. 06 6372294 – 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Isa Danieli e Lello Arena in
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
di Ruggero Cappuccio
liberamente ispirato all’opera di William Shakespeare
con
Fabrizio Vona | Renato De Simone | Enzo Mirone
Rossella Pugliese | Antonella Romano
costumi Annamaria Morelli scene Luigi Ferrigno
musiche Massimiliano Sacchi burattini Selvaggia Filippini
regia Claudio Di Palma
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
in collaborazione con Officine Culturali della Regione Lazio Bon Voyage,
Festival Teatrale di Borgio Verezzie Civit’Arte 2015

Nel perimetro simbolico della sala di un antico palazzo napoletano, Titania e Oberon attivano una drammaturgia di capricci e smanie riducendo le sorti degli uomini a fragili trame da vecchi teatri dei burattini. I due, come schegge di dei precipitati in terra, continuamente sospesi fra sonno e veglia, inscenano armonie, assecondano discordie, conducono, con estro malaccorto, una regia dei sentimenti umani. Le loro parole/note contrappuntano la polifonia dei surreali ospiti del palazzo (pupazzi, elfi, musicisti, attori), dettano sintonie tra lirismo e antiche tradizioni narrative, reinventano fascinazioni favolistiche, si fanno poetiche o scurrili a richiamare le alternanze emotive del mondo ispirativo shakespeariano.
Tra fedeltà ed irriverenza, la scrittura di Cappuccio riorchestra il “Sogno” per cercare ulteriori rifrangenze all’incanto musicale della lingua shakespeariana. La regia e la scena ne assecondano la lettura trasformandosi, per amplificarne il suono, in una sorta di grande, onirico e vagamente circense carillon. (Claudio Di Palma)

Personaggi e interpreti:
Titania, Isa Danieli
Oberon, Lello Arena
Puck, Fabrizio Vona
Lisandro/Elfo Onorato, Renato De Simone
Demetrio/Elfo Salvatore, Enzo Mirone
Elena/Elfo Annunziata, Rossella Pugliese
Ermia/Elfo Concezione, Antonella Romano

TEATRO SALA UMBERTO - Via della Mercede, 50 Roma
dal 21 febbraio al 5 marzo 2017
martedì, giovedì e venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753
Sito web: www.salaumberto.com


PRIMA DI [RI]FARE L’AMORE
di Marco Falaguasta, Alessandro Mancini
regia di Tiziana Foschi
con Marco Falaguasta, Marco Fiorini e Claudia Campagnola
Produzione LSD EDIZIONI srl

Uno spettacolo che è prima di tutto un racconto autobiografico dove Marco Falaguasta, attraverso il ricordo delle sue tante prime volte che la vita mette di fronte ad ognuno, cercherà il modo di parlare a sua figlia adolescente..
Il pretesto di raccontare una vita per parlare di tante vite: quelle che hanno attraversato gli anni 80-90. Vite segnate da moniti materni “mettiti la canottiera che ti asciuga il sudore”, vite al ritmo del compianto George Michael, Renato Zero, Greese. Di maschere a carnevale ereditate da fratelli, cugini, vicini di casa, di feste dove c’era LEI ma c’era anche il padre che ti apriva la porta: “a ragazzi’ togliti le scarpe che la signora de sotto s’arrabbia”! Vite timide alla ricerca del primo film a luci rosse pagato con i risparmi di una settimana e una volta riusciti ad entrare in sala (c’era chi si disegnava i baffi col pennarello per sembrare maggiorenne), ci si sedeva dietro a quello che fumava di più per respirare il primo fumo passivo... Marco Falaguasta li ricorda bene quegli anni con ironia e passione, ma oggi è chiamato ad affrontare l’unico “prima” che non può controllare: PRIMA DI FARE L'AMORE di una figlia adolescente. Che bagaglio gli hanno dato allora gli anni 80 e 90? Quali parole “giuste” gli avranno forgiato? Insieme a Marco Fiorini e a Claudia Campagnola, cercherà di dare le risposte adeguate.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 febbraio al 19 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


EMMA B.
di Enza di Gioi
Regia Sabrina Pariante
Con Eleonora Manara, Gabriele Tuccimei, Tony Caporale, Costantino Comito e David Mastinu
Costumi Antonio Ventura
Scenografie Antonio Bonaviri

Emma B., scritto da Enza Li Gioi e diretto da Sabrina Pariante, debutterà al Teatro lo Spazio dal 28 febbraio al 5 marzo 2017.
Lo spettacolo, trasposizione in chiave moderna di Madame Bovary, è ambientato in Francia ai giorni nostri.
La protagonista, una donna viziata ed egoista che si crogiola nel suo disagio, è vittima delle sue stesse frustrazioni: priva di ambizioni e al tempo stesso superficiale e frivola, le basta un complimento per divenire lasciva.
L’unico ruolo che sembra calzarle a pennello, e in cui riesce a dare il meglio di sé, è quello della seduttrice “istintiva” e sentimentale: Emma B. vi si immerge calandosi completamente nella “parte”.
La chiave ironica e dissacrante che ci fornisce l’autrice ci fa entrare in empatia con i suoi goffi tentativi di seduzione: il suo, infatti, pur mettendola a nudo totalmente, è un occhio benevolo che permette allo spettatore di immedesimarsi con lei, sebbene, con la sua impacciata seduttività, possa risultare a tratti patetica.
In scena Eleonora Manara, Gabriele Tuccimei, Tony Caporale, Costantino Comito e David Mastinu.
La direzione artistica è di Mariaelena Masetti Zannini.

TEATRO LO SPAZIO - Via Locri,42 Roma,
dal 28 febbraio al 5 marzo 2017
Costo biglietto: 12 euro +( 3 euro tessera)
Ridotto: 9 euro +( 3 tessera)

Info e prenotazioni: Tel. 06 77076486, 06 77204149 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolospazio.it


Laros - #MaiNaGioia Spettacoli - Matteo Fiocco presentano
LA SCALA
di Giuseppe Manfridi
con
Andrea Dianetti (Niccolò), Barbara Clara (Elvi),
Gabriele Carbotti (Mirko), Marina Marchione (Miriam),
Fabrizio D’Alessio (Corrado), Samantha Fantauzzi (Terry)
Costumi Marco Della Vecchia – Scene Augusto Sandri
Regia Michele La Ginestra

Dal 21 febbraio al 12 marzo 2017 tutti pronti a salire su “La scala”, la freschissima commedia di Giuseppe Manfridi diretta da Michele La Ginestra.
"La scala" è un vero e proprio duello a sei, dal ritmo serratissimo, che si consuma durante un cocktail organizzato per festeggiare la ristrutturazione di un seminterrato al Nuovo Salario di cui hanno da poco preso possesso Mirko e Miriam, interpretati da Gabriele Carbotti e Marina Marchione. Con loro, una coppia di vecchi amici, Corrado e Terry (Fabrizio D’Alessio e Samantha Fantauzzi) e un’altra coppia da poco conosciuta Niccolò (interpretato da Andrea Dianetti dal cast di Amici) ed Elvi (Barbara Clara) che abita nello stesso palazzo. Fiore all’occhiello dell’approssimativo restyling, una scala che collega direttamente il seminterrato col marciapiede di fuori. Un estroso escamotage ideato per evitare, a chi debba entrare e uscire, complicati giri nel cortile esterno.
Le tre coppie si comportano come se stessero a un ricevimento della regina Elisabetta: complimenti mirabolanti, mondanità al limite dell'enfasi, smancerie esagerate, finché una piccola scintilla incendia una polveriera di emozioni represse, offese e malintesi che risvegliano vecchi scheletri tenuti nascosti nell'armadio, antichi rancori che colgono l'occasione per riemergere e colpire duro.
E sarà la scala a svolgere un ruolo determinante in questa guerra senza esclusione di colpi. La scala come simbolo, la scala come elemento architettonico, la scala come collegamento fra i piani bassi e i piani alti, insomma una vera e propria protagonista illuminata dalla pirotecnia dei dissapori umani.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22 (ang. Via del Tritone) Roma
Dal 21 febbraio al 12 marzo 2017
Biglietti: Platea 22€ - Galleria 18€
Orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni : 06.6795130
Sito web: www.teatroservi.it


YVES MONTAND - UN ITALIANO A PARIGI
recital in due tempi con quartetto, pianoforte, contrabasso, batteria e sax/ contralto
di e con Gennaro Cannavacciuolo
Pianoforte: Dario Pierini - Clarino-sax: Andrea Tardioli - Contrabasso: Flavia Ostini - Batteria: Antonio Donatone
Regia: Gennaro Cannavacciuolo
Aiuto regia: Valeria D’Orazio - Coreografie : Roberto Croce - Scene: Eva Sgrò - Luci: Michele Lavanga - Foto: Marco Salvadori - Fonica: Alfonso D’Emilio
Voci registrate: Patrizia Loreti e Marco Mete - Arrangiamenti: Dario Pierini e Andrea Tardioli - Produzione: Elsinor, Milano

Spettacolo voluto e co-finanziato dal Comune di Monsummano Terme (luogo natio di Yves Montand), nonché sostenuto alla vedova del grande artista, la Sig.ra Carol Amiel, si presenta come un “docu-recital”: partendo dagli albori toscani di Yves Montand, si arriva ai trionfi parigini, una vita lunga 70 anni (1921- 1991). Tutto questo e molto altro è “Yves Montand – Un Italiano A Parigi”, scritto, diretto ed interpretato da un sublime Gennaro Cannavacciuolo. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro della cometa dal 22 febbraio al 19 marzo.

Le canzoni più significative dell’artista scandiscono le fasi salienti della sua vita e carriera, costellata da straordinari successi e da importanti impegni politici. Canzoni che hanno fatto storia: Les feuilles mortes, A Paris, Sur le ciel de Paris, C’est si bon, A bicyclette, C’est à l’aube, Jesuis venu à pied, Bella ciao, Mon manège à moi e Paris canaille….
La narrazione è di tipo cronologico e presenta, attraverso le canzoni, i momenti più rilevanti che hanno caratterizzato la vita fuori dal comune di Montand, all’anagrafe Ivo Livi: - Gli esordi: figlio di immigrati poveri, manovale instancabile dall’età di 12 anni che scopre il tuo talento, lo coltiva di notte lavorando di giorno. Inizia nei teatrini della periferia di Marsiglia sino ad approdare all’Olympia di Parigi e successivamente al Metropolitan di New York; - L’amore, ovvero gli incontri sentimentali della sua vita: Edith Piaf, Simone Signoret che sposerà nel 1951 ed a cui resterà legato per 35 anni, Marylin Monroe e Carole Amiel che sposerà e la quale gli regalerà la gioia della paternità; - Il cinema: il periodo di Hollywood, l’incontro con Costa-Gavras;
- Gli incontri con grandi uomini di cultura e politici; Prévert, Picasso, Apollinaire, Kruscev, Kennedy, Tito e Mitterrand.
Di stampo classico e di grande eleganza, la struttura del recital è quella del teatro-canzone dove brevi monologhi, aneddoti, curiosità e note importanti che raccontano la vita di Montand ne introducono le canzoni, il tutto corredato da interessanti effetti-luce. Oltre al pianoforte, Gennaro Cannavacciuolo è accompagnato dalla batteria, dal contrabasso e dal sax-clarino che, in alcuni momenti di grande suggestione, proporrà degli assoli con ritmi swing. Di grande impatto la proposta di tre numeri danzati con le claquette; Fred Astaire è stato un mito per Montand il quale emulava il ballerino americano e creerà il famoso numero Le garçon dansant. La scenografia si ispira a quanto inventò Montand negli anni ’50: l’orchestra sul fondo del palcoscenico, in posizione centrale, nascosta da un velatino verde che attraverso un gioco di luci, a seconda delle esigenze, evidenzierà in musicisti e non solo…

Il ricavato dello spettacolo di sabato 4 marzo, ore 21h00, verrà devoluto ai terremotati di Amatrice, tramite le associazioni sostenitrici, Lions Club Roma Nomentanum e Internationl Women’s Club of Rome.

Gennaro Cannavacciuolo, attore e cantante, ha calcato le scene dei teatri più importanti di Italia ed è stato protagonista di pièces, music-hall e commedie musical che hanno fatto storia. Da un decennio ormai, si è cimentato con successo nel teatro-canzone, proponendo dei suoi recital da one-man-show. Tra le sue ultime creazioni spiccano, per attinenza a questo recital, gli spettacoli
monografici Milly – ritratto di una diva tra guerre, prìncipi, pop e variété e, soprattutto, Volare – omaggio a Domenico Modugno, il quale totalizzerà quest’anno 400 repliche dal 2010. Vi è quindi una logica di continuità nel lavoro di ricerca artistica sul personaggio di Yves Montand che Cannavacciuolo, da anni, ha sempre sentito particolarmente vicino a se, così come sentiva Domenico Modugno e Milly (Carla Mignone). Non sarà forse casuale se, proprio come Montand, Cannavacciuolo è attore e cantante, se danza con le claquette e se è, anch’egli, è reduce da difficilissimi esordi, proveniente da un paesino del sud.
Un’affinità artistica che Cannavacciuolo ha approfondito già da tempo, leggendo le biografie di Montand, studiando il suo percorso canoro, attoriale e di vita ed imparando le sue canzoni, sino al desiderio di creare un recital sul grande artista.
Il dato positivo è che tale desiderio derivante da una mera “affinità elettiva”, artistica, ben si sposa con la ricchezza e complessità della vita di Montand permettendo la messa in scena di uno spettacolo di sicuro interesse.

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
Dal 22 febbraio al 19 marzo 2017
Orario prenotazioni e vendita biglietti: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposto), domenica 14:30 – 17:00 - Telefono: 06.6784380
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.

Info e prenotazioni: Tel. 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


UN AMORE
Un battello per Liepaja
di Aleksei Arbuzov - Pol Quentin
con Ania Sesia, Elena Cotta, Carlo Alighiero
Musiche elaborate da Enzo De Rosa
Scene Armando Mancini luci Mirco Maria Coletti
video di Andrea Carpiceci
libero adattamento e regia Carlo Alighiero

E’ alla fine di luglio dell’anno 1968, accanto al litorale del golfo di Riga, in Lettonia che ha inizio questa storia. I protagonisti sono il primario di una clinica Rodion Nikolaievitch (Carlo Alighiero) Lidija Vasil’evna, (Elena Cotta) e una affascinante gitana ( Ania Sesia ) che danza e canta bellissime canzoni russe.
Se non ci fosse stato l’incontro tra Lidia Vasil’evna e Rodion Nikolaievitch vissuto dai due come uno scontro, come un gioco d’amore, entrambi avrebbero continuato a vivere i loro giorni in modo sempre uguale. Lei ormai esclusa dal lavoro artistico accetta di fare la cassiera al circo godendo del successo dei suoi compagni. Lui continuando a far le ore piccole restando in attesa della figlia, che vive dall’altra parte del mondo, struggendosi al canto zigano per cacciare …. la malinconia mandando tutti al diavolo.
Un amore vissuto con pudore e intelligente ironia, all’insegna della fantasia e della grande tenerezza.
Nella commedia i ricordi, i sogni, i momenti salienti, le esperienze di vita si snodano, si intrecciano, si scontrano e si incontrano con ritrovata fiducia nella vita.

TEATRO MANZONI - Via Monte Zebio 14/c Roma
dal 23 febbraio al 19 marzo 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30., lunedì riposo. Martedì 14 marzo ore 19, giovedì 16 marzo ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito Web: www.teatromanzoni.info


CERTE NOTTI
di Antonio Grosso
con Antonio Grosso e Rocio Munoz Morales
Ciro Scalera, Antonello Pascale, Ariele Vincenti, Federica Carruba Toscano
regia Giuseppe Miale Di Mauro

Certe notti è un titolo aperto per uno spettacolo aperto a voli pindarici che le parole di Grosso riconducono immediatamente a una realtà fatta di corpi, anime e sentimenti. Il tono brillante, i tratti dei personaggi, i loro rapporti, le loro storie che s‘intrecciano in vari modi, le risate, le riflessioni, l’ironia, la cattiveria, sono la vita che pulsa nel testo di Grosso. Quella vita che in certe notti sembra non riuscire ad arrivare all’alba. L’alba di un esame che certe vite sembrano non riuscire a superare.
Cinque universitari condividono gli spazi della Casa dello Studente e vivono in quel limbo che separa il giovane dall’adulto. Alle prese con i loro problemi esistenziali e un futuro dalle tinte troppo sbiadite per essere visto con ottimismo. Il tutto sempre coronato da una patina d’ironia che attraversa come un filo rosso tutto lo spettacolo. E poi c’è un professore infame, autoritario e cinico, simbolo di una società che abusa il potere e chiude le porte in faccia ai giovani al grido di: “Qui comando io e tu non sei nessuno!”.
Ma arriverà prima o poi un terremoto stravolgerà le cose, un terremoto che quelli come il professore hanno provocato con la loro spocchia, con la loro imprudenza, con la loro ignoranza. Un terremoto che il testo di Grosso fa sentire nell’aria da subito e fa intuire al più sgangherato del gruppo, un giovane autistico che i ragazzi troppo presi da loro stessi, dalle loro problematiche, non sanno ascoltare. E solo allora ci sarà la resa dei conti, perché si sa che i conti si fanno alla fine, ma questa è una fine che sa tanto di nuovo inizio. Queste, sono certe notti in cui l’alba arriva a rischiarare un nuovo giorno.
Al di là delle risate, tante, la lettura di questo testo ha degli spunti esistenzialisti notevoli: l’università come simbolo di una generazione bloccata, che fatica a superare l’esame della vita, e resta inchiodata in certe notti insonni che sembrano non finire mai. C’è l’impressione che Grosso abbia voluto costruire all’interno della Casa dello Studente un microcosmo, che è la società in cui viviamo, fatto di rabbia, amore, speranze, paure, in cui tutti i personaggi cercano goffamente di trovare il proprio posto. E magari, solo un terremoto, che per tutti è simbolo di paura e catastrofe, potrà rimescolare le carte e ricominciare il gioco della vita.
(Giuseppe Miale di Mauro)

TEATRO NINO MANFREDI - via dei Pallottini 10, Ostia Lido
dal 21 Febbraio al 5 marzo 2017
21, 22, 23, 24, 25, 28 febbraio, 2, 3 marzo ore 21.00
26 febbraio, 1, 5 marzo ore 17.30
4 marzo ore 17.30 e 21.00
Biglietti: Platea: Intero 24.00, Ridotto 21.00 - Galleria: Intero 21.00; Ridotto 18.00

Info e prenotazioni: 06 56 32 48 49 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroninomanfredi.it


Antonello Avallone e Giuseppe Manfridi
DELITTO PERFETTO
di Frederick Knott
Regia Antonello Avallone
Con Flaminia Fegarotti, Adriano Evangelisti, Romano Talevi, Matteo Cianci.
Aiuto regia Matteo Cianci
Tecnico luci Tony Di Tore
Scenotecnica Fabrizio Bellacosa
Assistenti alle scene e ai costumi Alessia Baldini, Alessandra Trasciatti
Scene e costumi Red Bodò

Tony Wendice, un ex campione di tennis che ora commercia in articoli sportivi, scopre che la ricca moglie Margot lo tradisce con Mark Halliday, uno scrittore statunitense di romanzi gialli. Wendice decide pertanto di sbarazzarsi della moglie inscenando “un delitto perfetto”, in modo da ereditare a tempo debito la sua piccola fortuna. Per evitare qualunque sospetto a suo carico, Tony trova in un suo amico con precedenti penali il sicario ideale. Ma il piano, anche se meticolosamente costruito, non andrà per il verso giusto e uno zelante ed intelligente ispettore di Scotland Yardtroverà le prove per incolpare il marito-mandante. Rappresentata a Londra nel giugno 1952 e a New York nell'ottobre dello stesso anno, la commedia è pervasa da un’atmosfera di grande tensione, da una suspense costante che coinvolge emotivamente lo spettatore con un gioco continuo di aspettative, di imprevisti, di anticipi e sospensioni. Dal testo teatrale Alfred Hitchcock ne trasse un film di grande successo.

TEATRO DELL’ANGELO - Via Simone de Saint Bon, n. 19 – Roma
Dal 10 febbraio al 12 marzo 2017
Orari repliche: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
prezzi biglietti: poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00, poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it

 

Articolo di: Isabella Polimanti

Mandiamo in pubblicazione la consueta Agenda settimanale con una notizia che ci lascia attoniti, e costretti a depennare - speriamo solo momentaneamente! - gli spettacoli che avrebbero dovuto essere in scena al Teatro dell’Orologio (peraltro tre progetti di assoluto interesse come “Faust Marlowe Burlesque” di Massimo di Michele, “Ophelìa” di Giacomo Sette con la regia di Gianluca Merolli e “Le buone maniere” di Michele Di Vito, diretto e interpretato da Michele Di Giacomo).

La chiusura coatta del Teatro getta un’onda di sconforto e di tristezza su tutti coloro che credono nel valore della cultura, della creatività e dell’arte. Riteniamo di esprimere la massima solidarietà a coloro che sono gli artefici del continuo ed incessante processo di rinnovamento, di ricerca e di sperimentazione teatrale di cui il Teatro dell’Orologio si è reso protagonista nella scena romana. Al di là delle pur rispettabili ragioni che hanno portato al sequestro dei locali - si parla di assenza di uscite di sicurezza, dunque giusto non sottovalutare la questione - auspichiamo che le istituzioni vogliano finalmente assumere responsabilmente iniziative che portino verso una costruttiva evoluzione della faccenda.

Nel frattempo il Direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi ha deciso di accogliere negli spazi del Teatro India le compagnie e gli artisti che, in programmazione all’Orologio, si sono visti chiudere improvvisamente la possibilità dell’andata in scena. Un segnale gradito ed apprezzabile contro la rassegnazione all’impoverimento culturale. Il Teatro dell’Orologio, e le straordinarie persone che lo conducono con passione e competenza rendendolo - anche per scelte artistiche - uno degli spazi più vivaci e più innovativi del panorama artistico romano, chiedono una risposta. Alla città e alle forze politiche. Noi di SaltinAria ci uniamo con forza alla loro richiesta, che non può e non deve rimanere inascoltata in una capitale europea che dovrebbe vivere di cultura e sostenerla in ogni modo.

Ci auguriamo che, come auspicato dal direttore Calbi, con l’impegno di tutti ma soprattutto in una prospettiva che guardi “alla creazione di un sistema culturale articolato e dinamico”, le forze politiche assumano gli impegni e impieghino le opportune risorse per una soluzione tempestiva e concretamente favorevole al ripristino delle attività di uno spazio che in pochi anni si è connotato come una realtà di punta del sistema culturale capitolino. Intanto, negli spazi del Teatro India vanno in scena i due spettacoli la cui programmazione è stata così bruscamente interrotta: “Madama Bovary” (andato in scena sabato 18 febbraio) e “Combustibili” (in scena stasera, domenica 19 febbraio, alle ore 20).

Per la programmazione della prossima settimana, ecco a seguire qualche consiglio.

Il Teatro di Roma, nel ricordo di Luca De Filippo scomparso il 27 novembre del 2015, ripropone il suo ultimo successo, uno dei testi più noti della prima drammaturgia eduardiana. L’indimenticabile arte di Luca De Filippo sarà protagonista sul palcoscenico del Teatro Argentina con “Non Ti Pago”, sua ultima memorabile regia.

Al Teatro Ghione sarà in scena un classico della drammaturgia pirandelliana, “Sei Personaggi In Cerca d’Autore”, nell’imperdibile versione adattata e diretta da Daniele Salvo.

Marco Falaguasta, Marco Fiorini e Claudia Campagnola sono i protagonisti, al Teatro Golden, dello spettacolo “Prima di [ri]fare l’amore”, “racconto autobiografico” scritto da Marco Falaguasta e Alessandro Mancini per la regia di Tiziana Foschi.

Continuano, dopo il successo al Teatro Ghione, le repliche di “Certe Notti”. Lo spettacolo di Antonio Grosso diretto da Giuseppe Miale Di Mauro sarà in scena al Teatro Nino Manfedi di Ostia.

Tutti gli spettacoli nel dettaglio della nostra agenda SaltaInTeatro.

Buona visione con SaltinAria!


NON TI PAGO
di Eduardo De Filippo
regia Luca De Filippo

con Gianfelice Imparato (Ferdinando Quagliuolo), Carolina Rosi (Concetta, sua moglie), Carmen Annibale (Stella, loro figlia), Nicola Di Pinto (Aglietiello, uomo di fatica in casa Quagliuolo), Viola Forestiero (Margherita, cameriera), Massimo De Matteo (Mario Bertolini), Paola Fulciniti (Erminia, sua zia), Federica Altamura (Vittorio Frungillo), Andrea Cioffi (Luigi Frungillo), Paola Fulciniti (Carmela, popolana), Gianni Cannavacciuolo (Don Raffaele Console), Giovanni Allocca (Lorenzo Strummillo, avvocato)
scene Gianmaurizio Fercioni - costumi Silvia Polidori
musiche Nicola Piovani - luci Stefano Stacchini
Produzione Elledieffe - La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

Fedele ai tempi e alla scrittura del padre ma capace al contempo di infondere una nuova identità al testo, pur nel solido rispetto della tradizione e in continuità con lo spirito originario, Luca De Filippo lascia in eredità agli spettatori una regia solida, capace di dosare al meglio la risata e l’inquietudine, momenti riflessivi e azione irresistibile. Gianfelice Imparato, che si è formato con Eduardo, si dimostra un sostituto pienamente all’altezza nei panni di Ferdinando Quagliuolo, il surreale gestore di un botteghino del lotto a Napoli. La commedia si sviluppa intorno ai divertenti tentativi di Ferdinando di appropriarsi del biglietto vincente con esasperate contese e grottesche maledizioni, mentre l’impiegato Mario Bertolini, suo futuro genero, colleziona vincite su vincite interpretando i sogni.
Non ti pago è più di uno spettacolo, è un piccolo gioiello pieno di ironia, ritmo e vitalità, un omaggio a Luca, grande attore e regista, a poco più di un anno dalla sua scomparsa. Forse il modo migliore per ricordarlo e per proteggere l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale napoletana e italiana.

Scritta nel 1940, la commedia è un perfetto meccanismo comico dove, tra sogni, vincite al lotto, superstizioni e credenze popolari di un’umanità dolente e sfaccendata, si racconta la cruda realtà quotidiana fatta di paure, angosce e miseria, senza rinunciare però alla speranza, all’illusione, all’ingenua attesa di un colpo di fortuna che determini un futuro migliore. Una storia che unisce pensiero ed azione, inquietudine e riso, dinamismo e riflessione, con quella sottile leggerezza tipica delle commedie di Eduardo. Il protagonista è un personaggio ambiguo e surreale, che vive tra sogno e realtà. Gestore di un botteghino del lotto a Napoli è un accanito giocatore eccezionalmente sfortunato. Al contrario un suo impiegato Mario Bertolini, suo futuro genero, interpretando i sogni, colleziona vincite su vincite e addirittura un giorno gli capita di vincere una ricca quaterna di quattro milioni delle vecchie lire datagli in sogno proprio dal defunto padre del suo datore di lavoro. Accecato da una feroce invidia, Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliuolo, dove ora risiede il giovane Bertolini.

Nei panni del protagonista Ferdinando Quagliuolo, Gianfelice Imparato, a cui si affianca una compagnia appassionata e unita intorno a Carolina Rosi, nel ruolo di Concetta, la moglie di Ferdinando, il ritratto di una donna dalle tante e diverse sfumature: inquieta e al tempo stesso concreta. Nel cast anche Nicola Di Pinto (Aglietiello), Massimo De Matteo (Mario Bertolini), Gianni Cannavacciuolo (padre Raffaele), Giovanni Allocca (l’avvocato Strummillo) e Paola Fulciniti (Erminia e Carmela); accanto a loro i giovanissimi Carmen Annibale, Viola Forestiero, Federica Altamura, Andrea Cioffi.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 00186 - Roma
Dal 21 febbraio al 5 marzo 2017
Orari spettacolo: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17. Lunedì riposo. Durata spettacolo: 1 ore e 45 minuti più intervallo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


LA DIVINA SARAH
da Memoir di Sarah Bernhardt di John Murrell
adattamento Eric-Emmanuel Schmitt
regia Marco Carniti
con Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci
scene Francesco Scandale
costumi Maria Filippi
musiche Paolo Daniele
produzione Teatro e Società

“La Divina Sarah è un atto d’amore per una diva immortale. Una donna che con la sua arte e le sue stravaganze ha costruito il primo esempio di divismo della storia dello spettacolo al femminile”, racconta Marco Carniti. Una pièce che indaga l’animo di una artista, una vera e propria diva anticonformista, che per prima si impose sulla scena mondiale in abiti maschili. Storia di un mito vivente ripercorso attraverso il segretario-schiavo con il quale si instaura un rapporto sadomasochistico. Un testo sarcastico in cui il comico si alterna al drammatico per ricreare l’immagine di una celebre artista e della sua complessa personalità, svelando l’essenza che si cela dietro la maschera e le ferite che si nascondono dietro ogni arte, e di cui ogni arte si nutre. Con il rapido entrare e uscire dalla finzione teatrale, ne emerge una Sarah Bernhardt completamente messa a nudo, iconica, grottesca, esasperata e disperata di fronte all’inevitabile fine.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
dal 21 al 26 febbraio 2017
orari spettacolo ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: tel. 06 87752210, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , Tel. 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

HEINER MÜLLER TRE PAESAGGI
Studi degli allievi del II anno del Corso di Regia

Dal 23 al 26 Febbraio 2017 l´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta Heiner Müller tre paesaggi, studi ideati e diretti con la guida di Giorgio Barberio Corsetti dagli allievi del II anno del Corso di Regia, Tommaso Capodanno, Paolo Costantini, Marco Fasciana.

La scrittura del grande drammaturgo tedesco del secolo scorso è costantemente in bilico nel fulcro della crisi di un'epoca; racconta la modernità, la desolazione, plasmando la materia mitica e tragica e restituendola in figure dell'esilio del nostro tempo.
Müller osserva il mito di Giasone e Medea e le tragedie shakespeariane di Tito Andronico e di Amleto attraverso le rovine della storia e della nostra contemporaneità mostrandoci dei paesaggi nei quali degli eroi è rimasta solo una ’traccia’, un’orma sulla riva di fiumi e mari devastati e contaminati.
I nostri giovani registi si interrogano sul tempo e sull’arte con lo sguardo inverso dell’Angelo della Storia di Müller, che da un futuro tragico viaggia verso di noi guardando il passato dietro le nostre spalle.’
Giorgio Barberio Corsetti

Il progetto ha coinvolto quattro Corsi dell´Istituzione: gli allievi di Regia, l´intera classe di Recitazione del II anno, gli allievi del Master di Drammaturgia e Sceneggiatura nella funzione di dramaturg e quelli del Master di Critica giornalistica per la comunicazione, e infine otto giovani attori professionisti diplomati in Accademia.
Il laboratorio, durato tre mesi, ha prodotto uno spettacolo itinerante pensato per gli spazi fortemente evocativi di Villa Piccolomini.
L’impegno di Giorgio Barberio Corsetti come maestro delle giovani generazioni di registi, autori e attori dell’Accademia si rinnova ormai da tre anni proponendo ogni volta agli allievi uno studio esaustivo di un autore, da cui trarre poi autonomi progetti di elaborazione scenica: prima Pasolini, poi Kleist, ora Müller. Sono nati così Anatomia Tito Fall of Rome Un commentario shakespeariano, Paesaggio con Argonauti e HamletMaschine, tre diversi studi di altrettante opere dell’autore tedesco.

Anatomia Tito
Fall of Rome
Un commentario shakespeariano
Allievo regista: Marco Fasciana
Durata 35 minuti

Il testo, inedito in Italia, viene per la prima volta messo in scena. Il suo traduttore, Francesco Fiorentino, ha gentilmente concesso i diritti di rappresentazione all’Accademia, prima ancora della prossima pubblicazione.
E’ una riscrittura mülleriana del Tito Andronico di Shakespeare. Nel progetto scenico di Marco Fasciana l’azione si svolge attorno a un muro che diventa, di volta in volta, il luogo in cui Tito macella i suoi nemici o si prende cura della figlia violata e mutilata. Su tutti i personaggi spicca la figura di un clown-narratore che commenta (come recita il titolo) l’opera di Shakespeare, ragionando sulla caduta degli imperi e sul rapporto tra “il primo e il terzo mondo”.

HamletMaschine
Allievo regista: Tommaso Capodanno
Durata 35 minuti

Il pubblico entra in un cabaret anni ’30, dove viene rappresentata, divisa in numeri, tra una canzone e l’altra, come nel più classico varietà, la storia di Amleto o, meglio, dell’attore che lo interpreta.
HamletMaschine è forse il testo più ‘intimo’ di Müller; non solo il titolo reca in maiuscolo le iniziali del suo nome, ma durante il dramma viene strappato un ritratto dell’autore.
La scelta di utilizzare l’ambientazione del cabaret è nata da uno studio sulla figura del clown e del saltimbanco nell’opera del drammaturgo e si collega con l’obbligo, per Amleto, di ripetere ogni volta la sua storia dolorosa ad un pubblico da intrattenere.

Paesaggio con Argonauti
Allievo regista: Paolo Costantini
Durata 30 minuti

Paesaggio con Argonauti è la riscrittura mülleriana del mito di Medea e del viaggio verso la Colchide degli eroi greci guidati da Giasone, così come narrato da Apollonio Rodio.
Il pubblico circonda una vasca quadrata, da cui emergono cumuli di vestiti e argonauti-naufraghi, personaggi persi, senza più patria. Sono, come suggerisce il titolo, solo parte del paesaggio e non più protagonisti, non più eroi.
Il principio drammaturgico che ha guidato la messa in scena è quello dell’ambiente: l’allievo regista ha creato una situazione fatta di acqua e musiche elettroacustiche dal vivo, volte a riprodurre “paesaggi sonori”, in connubio o in contrasto con le azioni e le parole degli attori.

VILLA PICCOLOMINI - Via Aurelia Antica 164, 00165 Roma
dal 23 al 26 Febbraio 2017 ore 20.00

Info e prenotazioni: (Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti) infoline 366 6815543 – attiva dal 16 febbraio – ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)
Sito web: www.accademiasilviodamico.it

 


SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
con Carlo Valli, Marta Nuti, Selene Gandini, Alberto Mariotti, Giorgia Ferrara, Barbara Begala, Martino Duane, Giuseppe Rispoli, Maria Chiara Centorami, Roberto Mantovani, Germana Di Marino, Francesco Iaia, Alessandro Gorgoni
Scene Fabiana Di Marco – Costumi Daniele Gelsi
Actor Coach Melania Giglio
Adattamento e regia Daniele Salvo

Il mondo di Pirandello è un universo complesso fatto di linguaggi, visioni, sogni, miraggi, allucinazioni.
Nel suo universo il mondo dei vivi e il mondo dei morti si toccano, si sovrappongono, senza alcuna avvertenza.
Questi personaggi in cerca d’autore, figure evanescenti, diafane, sospese sul filo, ripetono all’ infinito, ossessivamente, le proprie brevi ed insignificanti esistenze. Sono funzioni linguistiche, spettri teatrali, vite fittizie.
La scrittura di Pirandello utilizza le armi della Fantasia per trovare nuove prospettive, per scoprire nuovi universi e definire nuove traiettorie. Il tentativo è quello di entrare direttamente nelle menti e nei cuori dei personaggi, nei loro desideri, nei loro affanni, nelle loro ansie e speranze disattese o soddisfatte.
L’equilibrio delicatissimo in cui si muovono tutte le figure del testo, compone un affresco di una potenza espressiva straordinaria….
Un unico raggio di luce cristallina attraversa la scena: è quella l’unica speranza, l’unica possibilità di un futuro luminoso.
Il vero unico luogo reale rimane però la mente umana, analizzata con gli strumenti dell’ironia pirandelliana, un attimo prima di un improbabile risveglio.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 24 febbraio al 19 marzo 2017
dal martedì al sabato, ore 21.00 domenica ore 17.00 lunedì riposo
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 5 marzo, ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , tel. 06 6372294 – 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Isa Danieli e Lello Arena in
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
di Ruggero Cappuccio
liberamente ispirato all’opera di William Shakespeare
con
Fabrizio Vona | Renato De Simone | Enzo Mirone
Rossella Pugliese | Antonella Romano
costumi Annamaria Morelli scene Luigi Ferrigno
musiche Massimiliano Sacchi burattini Selvaggia Filippini
regia Claudio Di Palma
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
in collaborazione con Officine Culturali della Regione Lazio Bon Voyage,
Festival Teatrale di Borgio Verezzie Civit’Arte 2015

Nel perimetro simbolico della sala di un antico palazzo napoletano, Titania e Oberon attivano una drammaturgia di capricci e smanie riducendo le sorti degli uomini a fragili trame da vecchi teatri dei burattini. I due, come schegge di dei precipitati in terra, continuamente sospesi fra sonno e veglia, inscenano armonie, assecondano discordie, conducono, con estro malaccorto, una regia dei sentimenti umani. Le loro parole/note contrappuntano la polifonia dei surreali ospiti del palazzo (pupazzi, elfi, musicisti, attori), dettano sintonie tra lirismo e antiche tradizioni narrative, reinventano fascinazioni favolistiche, si fanno poetiche o scurrili a richiamare le alternanze emotive del mondo ispirativo shakespeariano.
Tra fedeltà ed irriverenza, la scrittura di Cappuccio riorchestra il “Sogno” per cercare ulteriori rifrangenze all’incanto musicale della lingua shakespeariana. La regia e la scena ne assecondano la lettura trasformandosi, per amplificarne il suono, in una sorta di grande, onirico e vagamente circense carillon. (Claudio Di Palma)

Personaggi e interpreti:
Titania, Isa Danieli
Oberon, Lello Arena
Puck, Fabrizio Vona
Lisandro/Elfo Onorato, Renato De Simone
Demetrio/Elfo Salvatore, Enzo Mirone
Elena/Elfo Annunziata, Rossella Pugliese
Ermia/Elfo Concezione, Antonella Romano

TEATRO SALA UMBERTO Via della Mercede, 50 Roma
dal 21 febbraio al 5 marzo 2017
martedì, giovedì e venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: Tel. 06 6794753
Sito web: www.salaumberto.com


LSD edizioni presenta
Lillo & Greg
IL MISTERO DELL'ASSASSINO MISTERIOSO
Di Pasquale Petrolo e Claudio Gregori
Con Vania Della Bidia, Danilo De Santis e Dora Romano
con la partecipazione di Luca Latino
Regia Lillo & Greg
Scene Andrea Simonetti

Lillo & Greg per la prima volta al Teatro Sistina: dal 22 febbraio (e fino al 12 marzo) l’amatissima coppia comica arriva sul palcoscenico dello storico teatro romano con “Il Mistero dell’Assassino Misterioso”, un autentico “cult” del loro straordinario repertorio.

Un castello nella campagna londinese, un misterioso maggiordomo, l’omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti sospettati: ecco gli ingredienti per un perfetto giallo, dai toni brillanti, di chiara matrice anglosassone. 
Il detective Mallory ha riunito nel salone principale del castello i sospetti assassini della Contessa Worthington, ma un inatteso accadimento cambierà le dinamiche dell’indagine, minando esponenzialmente la trama del giallo e scatenando gli egoismi e le meschinità degli altri attori disposti a tutto pur di farsi notare da un produttore televisivo presente in platea.
 I ritmi serrati, le battute oblique, l'onnipresente umorismo di situazione e non ultima la cornice del giallo, rendono la commedia elettrizzante ed esilarante fuor di ogni dubbio.
Nata da un’idea di Greg e scritta a quattro mani con Lillo, "Il Mistero dell’assassino misterioso" è la prima commedia in cui si fa centrale la narrazione metateatrale - tanto cara alla coppia- che svela, scardinandolo con un pizzico di perfidia, il delicato equilibrio su cui vivono alcune compagnie di teatro, ma su cui si fondano anche la maggior parte dei rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità.
Insieme a Lillo & Greg sul palco anche Vania Della Bidia, Danilo De Santis e Dora Romano. La Regia è di Lillo & Greg. Scene di Andrea Simonetti.


TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, 00187 Roma
Dal 22 febbraio al 12 marzo 2017
Prezzi Biglietti: Poltronissima €44,00, Poltrona e I Galleria €39,50, Seconda Galleria €34,00, Terza Galleria €27,50
Orario Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00, mercoledì 1 marzo ore 17.00, sabato 4 marzo ore 17.00 e ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 06.4200711 - 392.8567896, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.ilsistina.it

 

CIVICO 15
di Olimpio Pingitore
Con Silvia Cox, Albamarina Dei, Fabrizio Nicoletti, Olimpio Pingitore, Francesca Targa, Gianlorenzo Tennenini.
Regia di Olimpio Pingitore

Una palestra anonima in una anonima città. Una riunione di condominio. Un ascensore da approvare. Sei personaggi insoliti amanti dell’umanità ma intolleranti verso il vicino della porta accanto. Questo lo scenario con cui si apre la divertente commedia “Civico 15” che la Compagnia TramAttori porta in scena al Teatro Trastevere di Roma dal 21 al 26 febbraio con la regia di Olimpio Pingitore.
“Un occasione per rivivere, divertendosi, le dinamiche che tutti noi affrontiamo nelle tanto odiate riunioni condominiali; microcosmi di intrighi, conflitti e pettegolezzi che fotografano vizi e virtù di una piccola comunità. La vita condominiale, si sa, è tutt’altro che semplice, una vera e propria selva intricata di problemi e piccole angherie in cui i condomini litigano, straparlano e quasi mai si ascoltano”
Fin dagli inizi è importante quindi decidere che tipo di relazione volete mantenere con i vostri vicini, se di amicizia o di distaccata cortesia. In ogni caso cercate di applicare il principio di non fare agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi. A chi non è capitato di “affrontare”, armandosi di santa pazienza e di una buona dose di coraggio, un’assemblea condominiale?
“Chi, non si è trovato faccia a faccia con il proprio vicino/nemico o con la vicina/amica e, durante la seduta, riderci, litigarci, soffrirci per poi alla fine sparlare degli assenti? Ebbene, a chiunque non abbia mai avuto la fortuna/sfortuna di parteciparvi, con questa pièce gli verrà restituito uno spaccato di vita reale, per chi invece, ha ripetutamente partecipato a delle assemblee si interrogherà: ma io sono così?”
Evitate di avere dei vicini se volete vivere in pace con loro!

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 21 al 26 febbraio 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.00

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


PRIMA DI [RI]FARE L’AMORE
di Marco Falaguasta, Alessandro Mancini
regia di Tiziana Foschi
con Marco Falaguasta, Marco Fiorini e Claudia Campagnola
Produzione LSD EDIZIONI srl

Uno spettacolo che è prima di tutto un racconto autobiografico dove Marco Falaguasta, attraverso il ricordo delle sue tante prime volte che la vita mette di fronte ad ognuno, cercherà il modo di parlare a sua figlia adolescente..
Il pretesto di raccontare una vita per parlare di tante vite: quelle che hanno attraversato gli anni 80-90. Vite segnate da moniti materni “mettiti la canottiera che ti asciuga il sudore”, vite al ritmo del compianto George Michael, Renato Zero, Greese. Di maschere a carnevale ereditate da fratelli, cugini, vicini di casa, di feste dove c’era LEI ma c’era anche il padre che ti apriva la porta: “a ragazzi’ togliti le scarpe che la signora de sotto s’arrabbia”! Vite timide alla ricerca del primo film a luci rosse pagato con i risparmi di una settimana e una volta riusciti ad entrare in sala (c’era chi si disegnava i baffi col pennarello per sembrare maggiorenne), ci si sedeva dietro a quello che fumava di più per respirare il primo fumo passivo... Marco Falaguasta li ricorda bene quegli anni con ironia e passione, ma oggi è chiamato ad affrontare l’unico “prima” che non può controllare: PRIMA DI FARE L'AMORE di una figlia adolescente. Che bagaglio gli hanno dato allora gli anni 80 e 90? Quali parole “giuste” gli avranno forgiato? Insieme a Marco Fiorini e a Claudia Campagnola, cercherà di dare le risposte adeguate.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 febbraio al 19 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e Prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Tel. 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


FIGLI DI UN DIO MINORE
di Mark Medoff
traduzione Lorenzo Gioielli
con Giorgio Lupano
e Rita Mazza nel ruolo di Sarah
regia Marco Mattolini

Il viaggio di un dramma romantico che sfida le regole, abbatte le barriere e parla dritto al cuore. Sul palcoscenico Giorgio Lupano interpreta l’insegnante logopedista James Leeds, ruolo già di William Hurt al cinema, un giovane professore dai metodi poco convenzionali che fa breccia nell’istituto per sordi in cui lavora ma si scontra con l’ex allieva Sarah, interpretata dall'attrice sordo-muta Rita Mazza, svelando e cercando di risolvere le incomunicabilità fra due mondi. Per Lupano, già amato dal pubblico per le fiction interpretate in tv e diretto in scena e al cinema da grandi registi come Luca Ronconi o Roberto Andò, l’esperienza di Figli di un Dio minore non è come le altre: “In una carriera teatrale non è semplice trovare uno spettacolo davvero importante e significativo per la vita di un attore: dopo esperienze importante come il debutto con Ronconi, il mio primo lavoro teatrale oltreoceano, la mia prima regia andata in tour per 6 anni, finalmente ora ne ho trovato un altro”, dichiara il protagonista. Un’esperienza tanto incisiva per l’esistenza e la carriera di Lupano, da portare l’attore ad affrontare un anno e mezzo di studio intensivo nell’Istituto Statale dei Sordi di Roma per apprendere la Lingua dei Segni Italiana e imparare a interagire con attori sordi: l’allestimento diretto da Marco Mattolini mescola così in modo del tutto originale la comunicazione orale e quella gestuale, in un incontro di parole e sentimenti che cattura il pubblico e gli attori stessi. “L’integrazione tra sordi e udenti non è solo il punto di partenza della storia, ma anche l’esito dello spettacolo stesso - prosegue Lupano - Recitare con la lingua dei segni coinvolge il pubblico e io stesso sento di andare oltre la verosimiglianza: è verità messa in scena sul palcoscenico, un momento emozionante che arricchisce me e gli spettatori insieme”. Figli di un Dio minore è stato un successo quasi inatteso della scorsa stagione, partito dalla Sala Umberto di Roma: “Molti produttori avevano paura di mettere in scena uno spettacolo di questo tipo, ma dopo aver notato l’afflusso continuo e ripetuto di spettatori la voce si è sparsa velocemente - racconta il protagonista - Io spero di portarlo in scena per molti anni ancora”. Dopo Roma, ''Figli di un Dio minore'' farà tappa anche a Messina (Teatro Vittorio Emanuele, 28 febbraio - 2 marzo), Prato, Pavia, Padova, Teramo e Napoli.

TEATRO TOR BELLA MONACA - via Bruno Cirino | 00133, Roma
dal 24 al 26 febbraio 2017

Info e prenotazioni: tel. 06. 2010579, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
sito web: http://www.teatriincomune.roma.it/teatro-tor-bella-monaca/


EMMA B.
di Enza di Gioi
Regia Sabrina Pariante
Con Eleonora Manara, Gabriele Tuccimei, Tony Caporale, Francesco Laruffa e David Mastinu
Costumi Antonio Ventura
Scenografie Antonio Bonaviri

Emma B., scritto da Enza Li Gioi e diretto da Sabrina Pariante, debutterà al Teatro lo Spazio dal 28 febbraio al 5 marzo 2017.
Lo spettacolo, trasposizione in chiave moderna di Madame Bovary, è ambientato in Francia ai giorni nostri.
La protagonista, una donna viziata ed egoista che si crogiola nel suo disagio, è vittima delle sue stesse frustrazioni: priva di ambizioni e al tempo stesso superficiale e frivola, le basta un complimento per divenire lasciva.
L’unico ruolo che sembra calzarle a pennello, e in cui riesce a dare il meglio di sé, è quello della seduttrice “istintiva” e sentimentale: Emma B. vi si immerge calandosi completamente nella “parte”.
La chiave ironica e dissacrante che ci fornisce l’autrice ci fa entrare in empatia con i suoi goffi tentativi di seduzione: il suo, infatti, pur mettendola a nudo totalmente, è un occhio benevolo che permette allo spettatore di immedesimarsi con lei, sebbene, con la sua impacciata seduttività, possa risultare a tratti patetica.
In scena Eleonora Manara, Gabriele Tuccimei, Tony Caporale, Francesco Laruffa e David Mastinu.
La direzione artistica è di Mariaelena Masetti Zannini.

TEATRO LO SPAZIO - Via Locri,42 Roma,
dal 28 febbraio al 5 marzo 2017
Costo biglietto: 12 euro +( 3 euro tessera)
Ridotto: 9 euro +( 3 tessera)

Info e prenotazioni: Tel. 06 77076486, 06 77204149 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolospazio.it


MOZZA
di e con Claudia Gusmano
aiuto regia Laura Palmeri
musiche Ermanno Dodaro
scenografia Martina Picchioni, Letizia Cascialli
luci Michelangelo Vitullo
audio Ottavio Ciacchella
organizzazione Antonella Campanelli

Vincitore al Roma Fringe Festival 2016 dei premi “Miglior Drammaturgia”, “Miglior attrice” e “Fringers to fringers”, torna in scena al Teatro Studio Uno dal 23 al 26 febbraio “Mozza”, monologo scritto, diretto ed interpretato da Claudia Gusmano che racconta con poesia e delicatezza la storia di una giovane donna e del suo bisogno di libertà.
Mozza è una donna appena affacciata alla vita, con il desiderio profondo di voler far suo quel mare che ha accompagnato tutta la sua infanzia e che ora è diventato la sua culla morbida, necessaria, comoda a volte forse anche troppo, una donna in mare sulla prua di un peschereccio, lì da tempo e per scelta. La sua infanzia è trascorsa mano nella mano con il nonno, unico vero uomo di mare della sua famiglia, uno che il mare “ce l’aveva dentro” perché lo aveva bevuto tutto durante la sua vita e lo aveva conservato, con orgoglio, goccia dopo goccia nel suo stomaco abbastanza largo da poterlo contenere.
Il mare e il vento sono le sue radici, il tronco il suo peschereccio, i rami la sua voglia di vivere in solitudine lontano dalle voci soffocanti degli abitanti della terra che la reputano “troppo bianca e troppo sicca”. Il desiderio profondo di libertà, ereditato dal nonno capitano di un peschereccio, può essere realizzato solo in quel mare infinito che aveva vissuto con lui da bambina.
E se grazie ad un dialogo a volte rabbioso, altre volte liberatorio con un gabbiano si perdesse? “Né troppo vicino né troppo lontano” bisogna stare dalle cose che ci fanno paura, per questo bisogna avere un timone che lei, appena salita a bordo, scopre di non avere.
E se in quel perdersi scoprisse che anche il mare è finito? E che dove finisce lui inizia la terra? La stessa che le provocava un tempo vomito, nausea e spossatezza adesso si palesa come la parte mancante per la sua “interezza”.
Intimo, denso e appassionato, “Mozza” racconta di acqua troppo salata da bere e di terra troppo pesante da sorreggere, di una donna marinaia per desiderio ma come spesso accade “mozzata” per volontà. Un universo sospeso nel tempo e nello spazio che riporta sul palco il profumo di salsedine, la brezza marina e i colori di una Sicilia arcaica dove a vincere è il bisogno irrinunciabile e necessario di essere se stessi.

TEATRO STUDIO UNO Sala Specchi - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
dal 23 al 26 febbraio 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita - Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Per info: 3494356219- 3298027943 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Laros - #MaiNaGioia Spettacoli - Matteo Fiocco presentano
LA SCALA
di Giuseppe Manfridi
con
Andrea Dianetti (Niccolò), Barbara Clara (Elvi),
Gabriele Carbotti (Mirko), Marina Marchione (Miriam),
Fabrizio D’Alessio (Corrado), Samantha Fantauzzi (Terry)
Costumi Marco Della Vecchia – Scene Augusto Sandri
Regia Michele La Ginestra

Dal 21 febbraio al 12 marzo 2017 tutti pronti a salire su “La scala”, la freschissima commedia di Giuseppe Manfridi diretta da Michele La Ginestra.
"La scala" è un vero e proprio duello a sei, dal ritmo serratissimo, che si consuma durante un cocktail organizzato per festeggiare la ristrutturazione di un seminterrato al Nuovo Salario di cui hanno da poco preso possesso Mirko e Miriam, interpretati da Gabriele Carbotti e Marina Marchione. Con loro, una coppia di vecchi amici, Corrado e Terry (Fabrizio D’Alessio e Samantha Fantauzzi) e un’altra coppia da poco conosciuta Niccolò (interpretato da Andrea Dianetti dal cast di Amici) ed Elvi (Barbara Clara) che abita nello stesso palazzo. Fiore all’occhiello dell’approssimativo restyling, una scala che collega direttamente il seminterrato col marciapiede di fuori. Un estroso escamotage ideato per evitare, a chi debba entrare e uscire, complicati giri nel cortile esterno.
Le tre coppie si comportano come se stessero a un ricevimento della regina Elisabetta: complimenti mirabolanti, mondanità al limite dell'enfasi, smancerie esagerate, finché una piccola scintilla incendia una polveriera di emozioni represse, offese e malintesi che risvegliano vecchi scheletri tenuti nascosti nell'armadio, antichi rancori che colgono l'occasione per riemergere e colpire duro.
E sarà la scala a svolgere un ruolo determinante in questa guerra senza esclusione di colpi. La scala come simbolo, la scala come elemento architettonico, la scala come collegamento fra i piani bassi e i piani alti, insomma una vera e propria protagonista illuminata dalla pirotecnia dei dissapori umani.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22 (ang. Via del Tritone) Roma
Dal 21 febbraio al 12 marzo 2017
Biglietti: Platea 22€ - Galleria 18€
Orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni : 06.6795130
Sito web: www.teatroservi.it


GIUSEPPE VERDI A NAPOLI
di Antonio Tarantino
drammaturgia musicale Azio Corghi
con Carlo di Maio, Paolo Giovannucci, Fabrizio Parenti, Giulia Valenti
coreografie di Valentina Carpitella
scene e costumi Roberto Crea
direzione musicale Enrico Arias
sarto Marco Gioacchini PER H2OPERA
progetto visivo locandina Chiara Coccorese
regia Sandra De Falco
produzione La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello Roma, Altre Conversazioni

"Vediamo di capirci."
Che in fondo non è difficile.
Basta avere la stessa idea,
perseguirla fino a raggiungere "ciò che si era divisato di fare".
La rivoluzione. Sandra De Falco

Giuseppe Verdi è certamente stato in più occasioni a Napoli. Ed è altrettanto certo che abbia fatto visita al suo librettista Salvatore Cammarano. Esiste un carteggio tra i due, tuttavia noi per scrivere questa commedia abbiamo dovuto immaginare un dialogo tra un musicista ricco e famoso e un poeta povero. Da una parte vi è convenienza reciproca e dall'altra c'è la gerarchia. A mediare tra i