Isabella Polimanti

Articoli di Isabella Polimanti

Al Teatro Argentina, nell’ambito del progetto Miti nel Presente, va in scena lo spettacolo IL VIAGGIO DI ENEA, nella riscrittura di Olivier Kemeid. Il mito sempre eterno di Enea, con la regia e l’adattamento di Emanuela Giordano, va ad intrecciare la vicenda mitologica alle ferite dell’epoca contemporanea.

Uno spettacolo che con leggerezza e grande efficacia tratta il difficile tema del riscatto, sarà in scena al Teatro De’ Servi. NON RUBATECI I SOGNI, scritto e diretto da Bernardino de Bernardis è una commedia brillante ed emozionante, un inno al diritto di sognare.

Torna, a grande richiesta, sulle tavole del palcoscenico del Teatro Trastevere lo spettacolo CIVICO 15 di Olimpio Pingitore. Sei bizzarri personaggi portano in scena l’intolleranza verso i vicini della porta accanto.

TeatroSenzaTempo presenta, al Teatro Lo Spazio, lo spettacolo G8 SOTTO L'IRA DEL SOLE, di Mary Ferrara e Alexandro Sabetti con la regia di Pietro De Silva. Un caso storico che si è tragicamente trasformato in atto di violenza, il Summit di Genova del 2001. Una drammaturgia che intreccia storie realmente accadute a storie romanzate, affinché il teatro possa contribuire a non dimenticare.

Al Teatro Sala Umberto continuano con successo le repliche di UNO NESSUNO CENTOMILA, spettacolo che celebra il centocinquantenario della nascita di Luigi Pirandello, con Enrico Lo Verso e la regia di Alessandra Pizzi.

Per festeggiare i primi venti anni di attività della Onlus Soccorso Clown (SC), venerdì 28 aprile al Teatro Sistina si svolgerà una serata-evento che vedrà coinvolti molti artisti di fama nazionale ed internazionale: CIRCUS GRAN GALA. Il ricavato della serata andrà in beneficienza per l’attività di Soccorso Clown negli ospedali pediatrici di Roma.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

Buona visione con SaltinAria!


IL VIAGGIO DI ENEA
di Olivier Kemeid
dall’Eneide di Virgilio
adattamento e regia Emanuela Giordano
con Fausto Russo Alesi (Enea), Alessio Vassallo (Acate), Carlo Ragone (Anchise, Acmenide, Re pastore), Roberta Caronia (Creusa, Sibilla), Valentina Minzoni (Didone), Giulio Corso (Ascanio), Antoinette Kapinga Mingu (Lucia, Aletto, Direttrice del Resort, Agente dell’Immigrazione), Emmanuel Dabone (Roberto, Boss della fabbrica, Figlio di Aletto), Simone Borrelli, Lorenzo Frediani e Giulia Trippetta (il Coro)
scene Francesco Ghisu - costumi Cristina Da Rold - disegno luci Giuseppe Filipponio
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale e Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Il mito sempre eterno di Enea rivive sulla scena nella riscrittura del drammaturgo canadese Olivier Kemeid, nato in Quebec da una famiglia di origini egiziane, che porta a teatro IL VIAGGIO DI ENEA per la regia di Emanuela Giordano, dal 26 aprile al 7 maggio al Teatro Argentina. Una moderna traversata mitologica in cui i nodi dell’epica si intrecciano con le vicende di un’epoca contemporanea ferita dalle migrazioni, dalle guerre, dalla fame e dalla ricerca del benessere intravisto da lontano. Una produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale e Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano.
IL VIAGGIO DI ENEA è dunque un racconto poetico delle migrazioni, ma soprattutto è una storia familiare, quella di Olivier Kemeid. Riscrittura moderna e fedele al classico di Virgilio, in cui l’autore proietta le vicende di suo padre e della sua famiglia, emigrata dall’Egitto al Canada con grandi difficoltà e peregrinazioni, alla ricerca di un mondo migliore attraverso personaggi e luoghi del mito di Enea. Così, Olivier Kemeid ha riconosciuto nel racconto di Virgilio la storia di suo padre, che è la storia dell’uomo, in fuga dai disastri dell’esistenza. Dal latino, al francese, all’Italiano odierno il mito compie il suo viaggio di ritorno offrendo nuove riflessioni. L’Enea di Virgilio supera le insidie del viaggio grazie alla divina materna benevolenza.
L’Enea di Kemeid, che pure si rifà al racconto virgiliano, non ha santi in paradiso ed è per questo più spaventato, più stanco e meno pio. Per una volta, l’esodo biblico che cambierà il volto dell’Europa viene raccontato da chi è costretto a partire, con un ironico capovolgimento dei ruoli in cui i neri sono al posto dei bianchi e viceversa. Non c’è enfasi, non c’è retorica né vittimismo. C’è solo la necessità di sopravvivere. Enea è un giovane uomo che vive un continuo conflitto di coscienza: pensare a sé o pensare anche agli altri? Sopravvivere in clandestinità o rischiare per ritrovare dignità e rispetto di se stesso? Il figlio di Enea, Ascanio, divenuto grande, riordina frammenti di ricordi così come gli sono stati raccontati dal padre. Ne ricostruisce il viaggio, i rapporti, gli amori, i dubbi, l’approdo che al momento è solo una speranza.

Quello di Emanuela Giordano è un teatro che si costruisce in scena, con i corpi e le intelligenze vive degli attori. Questo testo è quindi ancora una trama aperta, la traccia di un viaggio che si può compiere solo con attori capaci di mettersi in gioco. La regista inserisce nel testo di Kemeid segni dell’Eneide di Virgilio, ricercando e traducendo quei versi che si fondono in questa riscrittura. Ogni scena è cadenzata da evocazioni dell’opera originale, rendendo più evidente il nesso tra il mito e la contemporaneità. Non analizzare la “correlazione oggettiva” con il presente sarebbe un’omissione. Il confronto con il mito diventa strumento per cogliere temi essenziali del vivere contemporaneo, che la Giordano decide di affrontare prima di tutto con gli attori che dovranno fare i conti con loro stessi, senza filtri. «In palcoscenico, due grandi zattere: macchine sceniche che si muovono dal fondo al proscenio, quasi a invadere la platea – spiega la regista Emanuela Giordano – Intorno, solo mura di fango. I naufragi cui vanno incontro i personaggi vengono soprattutto raccontati. Ma l’aspetto particolare è che i migranti sono interpretati da attori bianchi, mentre coloro che stanno dall’altra parte, cioè chi dovrebbe accoglierli – ma li accoglie male, li rifiuta, li rilega nei campi profughi oppure cerca di sfruttare a proprio vantaggio il loro dolore – ho voluto fossero attori di colore. Un ribaltamento dei ruoli: l’esodo biblico, che cambierà il volto dell’Europa, viene visto allo specchio».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, Roma
Dal 26 aprile al 7 maggio 2017
Orari: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17
Durata spettacolo: 90’

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


La Bilancia Produzioni presenta
NON RUBATECI I SOGNI
scritto e diretto da Bernardino de Bernardis
con Luca Buongiorno (Enrico), Bernardino de Bernardis (Don Angelo), Mauro De Maio (Salvatore), Francesca Di Meglio (Mariagrazia), Ciro Formisano (Boss), Martin Loberto (Alessandro), Coky Ricciolino (aiuto boss), Angela Ruggiero/ElenaVerde (Donna Assunta)

Cosa succederebbe se un prete napoletano particolarmente timoroso, dopo vent’anni lontano dalla sua città di origine, venisse trasferito proprio in quel quartiere difficile dove ha vissuto la sua adolescenza? Don Angelo è un prete che ha condotto l’intera vita pastorale nella tranquilla valle Aurina in Trentino, immerso tra gente ordinata e pacifica, ma quando viene trasferito nel quartiere della provincia napoletana in cui è nato, l’iniziale entusiasmo dovrà fare i conti con la precaria e problematica realtà fatta di miseria e sotterfugi.
Inizierà cosi per lui una seconda vita che lo metterà di fronte a quel passato inconsapevolmente rimosso e ai continui soprusi che la sua comunità è costretta a subire, come quello dell’abbattimento del teatro che le istituzioni vogliono compiere per far posto a un centro commerciale dietro la cui iniziativa, in realtà, si nasconde la mano crudele della delinquenza locale.
Per convincere la comunità ad appoggiare la lotta contro l'abbattimento del teatro, Don Angelo porterà alcuni ragazzi della sua parrocchia a mettere in scena uno spettacolo teatrale che racconti le loro vite, le loro difficoltà, insomma che sia un grido contro la cultura della violenza e della sopraffazione. Ma come tutti i "capitano, oh mio capitano" della letteratura, Don Angelo non troverà la strada spianata e dovrà fare i conti con il proprio timore e la propria natura titubante. Contemporaneamente, anche la comunità farà i conti con il proprio atteggiamento servile, con quel capo chino con cui ha lasciato che la delinquenza tenesse in mano le redini della propria vita.
Sotterfugi, improbabili stratagemmi, paure e ipocondrie fanno da cornice alla perenne lotta tra il bene e il male, in cui si alternano personaggi che, dietro l’apparente leggerezza, nascondono ferite mai completamente rimarginate.
Sarà dunque un semplice spettacolo di teatro a restituire dignità a questi protagonisti che non avevano la vocazione dell'eroe e a riscattare esistenze marginali che non hanno mai pensato di avere qualcosa da dire. Ma d'altronde, non è forse questo il ruolo del teatro?

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22 (ang. Via del Tritone), Roma
Dal 25 aprile al 14 maggio 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
Orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21, sabato ore 17.30 e 21, domenica ore 17.30, lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06.6795130
Sito web: www.teatroservi.it


IL FUNERALE DEL PADRONE
di Dario Fo
regia Massimo Di Michele
con gli allievi della Scuola di Teatro e Perfezionamento Professionale del Teatro di Roma Antonio Bannò, Dario Battaglia, Federico Benvenuto, Luisa Borini, Edoardo Coen, Mariasilvia Greco, Alessandro Minati, Arianna Pozzoli, Silvia Quondam, Fabio Vasco
assistente alla regia Gabriele Zecchiaroli

Proporre un testo di Dario Fo nasce dalla convinzione e dall'amore profondo per un mestiere in cui credo molto, quello dell’attore. L'idea del Teatro come momento di confronto civile, rende giustizia alle origini di una Istituzione che è nata con l'uomo e reca con sé la storia dell'umanità.
Il lavoro su un testo così di impatto e di attualità come Il Funerale del Padrone significa tornare a un'idea del teatro, tanto cara a Dario Fo, inteso come momento di denuncia, di impegno civile, di presa di coscienza dell'attore che diviene parte vivente di questa dichiarazione d'amore per l'umanità e di tutela e salvaguardia del diritto a non morire per il lavoro.
“Il Funerale del Padrone” è leggero, impertinente, irriverente; è una satira pungente ma, nel solco della tradizione stessa della satira, è un testo impegnato, di grande impatto.
Esso vuole essere una grande prova per un giovane attore, il confronto con un testo pieno di colori e molteplici sonorità che spaziano dalla Commedia dell'arte a momenti "circensi", da espedienti drammatici alla danza, fino al momento finale dove, con freddezza e lucidità, vengono elencati i dati delle morti sul lavoro degli ultimi anni.
All'attore viene chiesta una prova di grande duttilità e versatilità, ma soprattutto di creatività, non perdendo di vista ciò che siamo e dovremmo essere sempre: CREATIVI.
“Il Funerale del Padrone” è una grande sfida, come lo sono tutti i testi di Dario Fo.
Al Maestro Fo, a cui sono grato per aver sostenuto da subito l'operazione consapevole e coraggiosa di un gruppo di giovani artisti.
Massimo Di Michele

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
28 - 29 - 30 aprile 2017
Orario spettacoli: venerdì ore 19, sabato ore 21, domenica ore 19
Biglietti: 10 euro intero, 7 euro ridotto
Durata spettacolo: 1 ora e 10 minuti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Amendola|Malorni
NESSUNO PUO' TENERE BABY IN UN ANGOLO
con Valerio Malorni
scritto da Simone Amendola
collaborazione al testo Sandro Torella
scenografia Faisal Dasser, Giulia Giorgi e Fosca Giulia Tempera
regia Simone Amendola, Valerio Malorni
una produzione BLUE DESK
residenze produttive TAN Teatri Associati di Napoli / Carrozzerie Not
con il sostegno di Attraversamenti Multipli

'Nessuno può tenere Baby in un angolo' è un giallo.
Un giallo che inizia ocra. La storia di un uomo accusato di omicidio. Un uomo. Uno che poteva fare tante cose e fa il benzinaio. Uno che ha sempre pensato che non devi essere per forza un benzinaio per fare il benzinaio.
Tutto inizia con un corpo senza testa dietro una pompa di benzina. Una donna. Gli indizi stringono su un solo uomo. Che non ha un alibi e potrebbe avere un movente. Forse la conosceva, forse no. Ne ha incontrate diverse nell'ultimo periodo. La storia trae spunto da un trafiletto di cinque righe in cronaca, che diventa un racconto in tre atti. Tre scene per una verità. Difficile da raggiungere. Come difficile è il dialogo nei rapporti. Come difficile è il dialogo in un monologo.
Nel primo e nel terzo atto Lucio risponde ad un interrogatorio fuori campo. Nel secondo al simulacro di un avvocato. In tutti e tre a se stesso. Il giallo lo costringe ad aprire gli occhi. Perchè non si vede un velo finchè non si è levato.
'Nessuno può tenere Baby in un angolo' è l'ultima possibilità per Luciano Schiamone detto Lucio di essere un uomo. Con le donne. Che non riesce ad amare come vorrebbe.

LA COMPAGNIA AMENDOLA/MALORNI

Dopo anni di amicizia e stima, inziano a collaborare nel 2013 realizzando L’UOMO NEL DILUVIO (Vincitore Premio In-Box, Finalista Scenario, Segnalato Premio Rete Critica). In un linguaggio, che è sintesi di due storie diverse, nasce anche questo secondo lavoro.
Simone Amendola, una scrittura affinata nel cinema documentario, costruendo narrazioni partendo dalle vite reali. Valerio Malorni, un corpo a corpo col pubblico in ogni luogo, trasformando in teatro ogni luogo.

CHI E' SIMONE AMENDOLA?

Cineasta e drammaturgo. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il Premio Ilaria Alpi per il documentario narrativo e Premio Solinas per la scrittura cinematografica. Tra i suoi lavori il docu-film Alisya Nel Paese Delle Meraviglie, presentato in oltre 50 festival e più volte trasmesso dalla Rai, che ha contribuito a far emergere con poesia, il mondo delle seconde generazioni. Tra i suoi testi teatrali, l'atto unico Porta Furba (premiato, con la pubblicazione, dal Premio Oreste Calabresi). Nel 2011 ha partecipato alla Biennale d'Arte di Venezia con il video Narciso realizzato con l'artista Ali Assaf.

CHI E' VALERIO MALORNI?

Attore, danzatore, autore e regista. Ha studiato e lavorato con Mario Scaccia, Anton Milenin, Jean-Paul Denizon, Vladimir Olshansky, Deja Donne, Khosro Adibi e Julyen Hamilton, Giorgio Barberio Corsetti. È parte del Teatro delle Apparizioni e collabora con Amnesia Vivace, La Bottega del Pane, Areté Ensemble e altre realtà romane e del territorio nazionale. Tra i suoi titoli Con chi, Lo Stato di Saluto. È parte del gruppo di Laboratorio di pedagogia dell’espressione dell’Università di Roma Tre. Tiene e coordina laboratori di Teatro Relazionale per adulti, per l’infanzia e per disabili.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a, Roma
27|28|29 aprile ore 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


CIVICO 15
di Olimpio Pingitore
Con Silvia Cox, Albamarina Dei, Fabrizio Nicoletti, Olimpio Pingitore, Francesca Targa, Gianlorenzo Tennenini.
Regia Olimpio Pingitore

...ai miei tempi tra vicini ci si presentava, oggi, non si sa più cosa voglia dire buongiorno...

Una palestra anonima in una anonima città. Una riunione di condominio. Un ascensore da approvare. Sei personaggi insoliti amanti dell’umanità ma intolleranti verso il vicino della porta accanto. Questo lo scenario con cui si apre la divertente commedia “Civico 15” che la Compagnia TramAttori porta in scena al Teatro Trastevere di Roma dal 28 al 30 aprile con la regia di Olimpio Pingitore:
“Un occasione per rivivere, divertendosi, le dinamiche che tutti noi affrontiamo nelle tanto odiate riunioni condominiali; microcosmi di intrighi, conflitti e pettegolezzi che fotografano vizi e virtù di una piccola comunità. La vita condominiale, si sa, è tutt’altro che semplice, una vera e propria selva intricata di problemi e piccole angherie in cui i condomini litigano, straparlano e quasi mai si ascoltano”
Fin dagli inizi è importante quindi decidere che tipo di relazione volete mantenere con i vostri vicini, se di amicizia o di distaccata cortesia. In ogni caso cercate di applicare il principio di non fare agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi. A chi non è capitato di “affrontare”, armandosi di santa pazienza e di una buona dose di coraggio, un’assemblea condominiale?
“Chi, non si è trovato faccia a faccia con il proprio vicino/nemico o con la vicina/amica e, durante la seduta, riderci, litigarci, soffrirci per poi alla fine sparlare degli assenti? Ebbene, a chiunque non abbia mai avuto la fortuna/sfortuna di parteciparvi, con questa pièce gli verrà restituito uno spaccato di vita reale, per chi invece, ha ripetutamente partecipato a delle assemblee si interrogherà: ma io sono così?”
Evitate di avere dei vicini se volete vivere in pace con loro!

TEATRO TRASTEVERE - Via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 28 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo e Fabrizio Bordignon in
ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
Con Beniamino Zannoni
Scene Francesco Bottai
Costumi Lorenzo Cutùli
Regia Maurizio Scaparro

Prodotto dal Teatro Carcano di Milano nella stagione 2014/15, ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett ha per protagonista un formidabile terzetto di attori di grande valore e temperamento formato da Antonio Salines (Estragone), Luciano Virgilio (Vladimiro) e Edoardo Siravo (Pozzo). Accanto a loro nel ruolo di Lucky (in sostituzione di Enrico Bonavera) Fabrizio Bordignon e, nel ruolo del Ragazzo, Beniamino Zannoni.
La regia è firmata da Maurizio Scaparro, uno dei maestri della scena italiana e internazionale, alla sua seconda collaborazione con il Teatro Carcano dopo l’eccezionale exploit della Coscienza di Zeno della stagione 2012/13 e alla sua prima messinscena beckettiana. La critica, unanimemente entusiasta, ha definito lo spettacolo “umanissimo”, “tridimensionale”, “solare” ed ha lodato l’eccellenza degli interpreti e il delicato e suggestivo impianto scenico.
Scritto da Samuel Beckett tra la fine del 1948 e l’inizio del ’49, En attendant Godot, nelle parole di Jean Anouilh “un capolavoro che provocherà disperazione negli uomini in generale e in quelli di teatro in particolare”, fu considerato da molti una provocazione, un trucco, prima di essere universalmente accettato come opera d’eccezione. I due vagabondi protagonisti dell’opera, Vladimiro/Didi e Estragone/Gogo, sono diventati l’emblema della condizione dell’uomo del Novecento, essere in eterna attesa, vagante verso la morte, punto minuscolo nella vastità di un cosmo ostile, segnato fin dalla nascita (“partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte”, dice Pozzo).
Sento il peso, la responsabilità e l'emozione di mettere in scena per la prima volta un testo di Samuel Beckett e in particolare “Aspettando Godot” – scrive Scaparro nelle note di regia. Rileggo questo testo oggi e mi colpisce profondamente per le sue radici collegate alla millenaria e senza confini Cultura Europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Quelle creature deboli e immortali come Estragone e Vladimiro (e come Pozzo e Lucky), che vivono in una terra desolata aspettando Godot, che non arriverà mai, vivono in un lontano e vicino (a loro e a noi) '900 nel ricordo romantico di una Tour Eiffel che resiste come immagine e nell’aridità di un presente che esclude loro e quelli che vorrebbero cantare, ballare parlare, vivere … Vorrei poter idealmente dedicare questa nostra fatica all'Europa della Cultura, la grande dimenticata dell'Europa che viviamo; ma anche a quelle parole che Beckett sussurra quasi per caso, come “teatro”, “varietà”, “circo”.

TEATRO PALLADIUM (Università Roma Tre) - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
28-29-30 aprile 2017
Biglietti: €15 intero | €10 ridotto | €5 studenti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327 2463456
Sito web: http://teatropalladium.uniroma3.it


BLUE BIRD BUKOWSKI
drammaturgia Riccardo Spagnulo
con Vito Signorile
luci Vincent Longuemare
realizzazione scene Michele Iannone
regia e spazio Licia Lanera
produzione Teatri di Bari Kismet Abeliano

Pensare a Bukowski oggi è come pensare a una possibilità di vita che non c’è più. Eppure di quel ‘900 non ci siamo davvero liberati. C’è un’anima blues e jazz che ancora persiste, che chiama all’idea di viaggio, all’idea di sogno. C’è ancora un odore di cantina e di vino e di poesia nei sogni di un’intera generazione, desiderio e nostalgia di perdersi in una straziante voglia di vita. E Vito Signorile, attore, regista e uomo di “ordinaria follia”, che in oltre quaranta anni di palcoscenico ha attraversato classici del teatro, drammaturgia contemporanea, teatro popolare, poesia e musica, vi si immerge con giovani- le entusiasmo. Ancora in viaggio.

TEATRO VASCELLO - Via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
Dal 27 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06.5881021/06.5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrovascello.it


LA FAMIGLIA REMBRANDT SCONFITTA DAI TULIPANI
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
Con Gianna Paola Scaffidi, Antonio Serrano, Andrea Giuliano
Scene Antonella Rebecchini
Costumi Clara Surro
Musiche Originali Antonio Di Pofi
Luci Rika Barresi
Foto Elio Leonardo Carchidi
Aiuto regia Paola Conte
Organizzazione Antonella Lepore

Dopo un inizio di carriera folgorante, Rembrandt, nella seconda metà della sua vita, conobbe un tristissimo declino economico, oltre che una serie di lutti personali. Queste tristi vicissitudini lo costrinsero dapprima ad abbandonare la splendida casa dove aveva a lungo alloggiato, nell’elegante quartiere ebraico di Amsterdam, e quindi a tentare di ricostruirsi un nuovo nucleo familiare con Hendrjeke, la donna che era nel frattempo divenuta la sua nuova e fedelissima compagna dopo la morte di Saskja, la prima moglie.
La crisi finanziaria di Rembrandt è da addebitarsi alla perdita delle commissioni che per oltre un ventennio lo avevano visto protagonista assoluto della ritrattistica olandese (e a rubargli il lavoro furono, in gran parte, i suoi ex allievi), all’eccesso di capitali profusi nell’acquisto di oggetti d’arte destinati ad arricchire una pregevolissima collezione privata (poi messa interamente all’asta), infine, ad alcuni gravi investimenti sbagliati. Per l’esattezza, investimenti fatti nel mercato dei tulipani; né più né meno come potrebbe avvenire oggi a chi investisse in borsa puntando tutto su un titolo che, dopo crescite repentine, dovesse poi rivelarsi fallimentare.
Ed è qui il nodo messo in luce dal nostro racconto in una vicenda a tre che vede protagonisti, oltre al Maestro e alla sua seconda compagna, una sorta di agente finanziario ‘ante litteram’ a cui Rembrandt si era affidato mani e piedi per ridare un po’ di ossigeno alle proprie finanze già tanto smagrite ma ancora non del tutto esaurite.
E’ sera tardi e siamo nell’abitazione-studio del grande pittore. Hendrjeke, con una ciotola tra le ginocchia, sembra stia cucinando qualcosa. Scopriremo invece che la donna sta preparando delle tinture per il lavoro del marito. Rembrandt, sulla soglia, è di ritorno con aria gongolante da un incontro con un banchiere che lo ha rassicurato circa un contratto che il pittore ha appena firmato. Si tratta di un acquisto in titoli. Rembrandt cercherà di spiegare alla sua compagna di cosa si tratti, ma lui sembra saperne meno di lei e il dialogo si svilupperà denso di risvolti comici. A questo entrerà in scena il terzo personaggio della storia: lo sciagurato ‘broker’ (un ragazzino, in verità) che ha consigliato a Rembrandt quell’investimento dagli esiti catastrofici.
Si chiama Pitius. Lo vedremo sopraggiungere provvisto di una dialettica professionale che, per certi versi, potrebbe ricordare quella dei medici di Molière. Parla di flessioni momentanee, di notizie da verificare, di speculazioni senza futuro, della necessità di non farsi prendere dal panico. Proprio quella notte, infatti, il mercato dei tulipani è destinato a un tracollo che anticipa di secoli quello del ’29.
Si tratta, dunque, di una vicenda raccontata in presa diretta, tutta racchiusa nell’arco di una nottata durante la quale alcuni poveri diavoli (e poco importa che uno di essi si chiami Rembrandt) sono costretti a barcamenarsi tra i rovesci della realtà che già allora, come oggi, potevano coincidere con quelli del mercato azionario.
Per inciso, proprio in quel tempo (e la nostra commedia ne renderà conto) Rembrandt è impegnato a portare termine il più straordinario dei suoi autoritratti.

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei conciatori 5, 00154 Roma
25 | 30 aprile 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06.45448982 - 06.45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


SENZA GLUTINE
di Giuseppe Tantillo
regia Daniele Muratore e Giuseppe Tantillo
Con Valentina Carli, Vincenzo De Michele, Orsetta De Rossi, Giuseppe Tantillo
Scenografia Francesco Ghisu
Costumi Alessandro Lai
disegno luci Daria Grispino

Da mercoledì 26 aprile per la stagione large debutta al Teatro Argot Studio, Senza glutine, nuovo testo dell’attore e autore palermitano Giuseppe Tantillo che già nel 2013 riceve con il suo primo testo teatrale, Best friend, la Segnalazione Speciale al prestigioso Premio Riccione per il Teatro. Senza glutine è una cinica e spietata riflessione sull’amore e sul glutine.

Breve sinossi: Fran e Lisa hanno trent’anni e stanno insieme da cinque. Paolo e Felicia di anni ne hanno quasi cinquanta e la loro relazione va avanti da quindici. Ne verrà fuori un inevitabile incrocio che metterà a dura prova la solidità delle due coppie.

Dal testo: La cosa più difficile in assoluto è lasciarsi. Anche se non ci si ama più. E in un certo senso non è neanche un male. Se non fosse così non si farebbero un sacco di cose. E non si conoscerebbero veramente le persone. In fondo cominciamo davvero a conoscere la persona che ci sta accanto quando smettiamo di provare qualcosa per lei. Solo allora riusciamo a vederla per quello che è. E a quel punto viene fuori tutto quell’insieme di senso di colpa, malinconia, tenerezza e gratitudine che prende il nome di rapporto stabile. Dove il sesso è una chimera e la dermatite atopica una triste realtà.

Dalle note di regia: La prima volta che mi sono innamorato avevo nove anni. Era il 10 maggio ed erano le sette di sera. E lo ricordo bene perché un’ora dopo saltai la cena per la prima volta nella mia vita, a causa di un’improvvisa colica addominale. Da allora fino al compimento dei trent’anni mi sono innamorato altre otto volte. E a ogni innamoramento è seguito un disturbo di natura gastrointestinale. Ho sempre letto che il mondo è diviso tra chi ama col cuore e chi con la testa. Io amo con lo stomaco e l’intestino. E vi assicuro che le conseguenze sono meno romantiche. La verità è che mi riesce difficile scindere il concetto di amore da quello di digestione. Li considero affini. In entrambi i casi, infatti, si tratta di assorbire e trasformare (alimenti o sentimenti) avendo cura di eliminare le scorie. Sono partito da qui per raccontare questa storia. La storia di due coppie che non hanno la forza di lasciarsi. E che grazie a questa incapacità riescono a realizzare i propri desideri. La mancanza di coraggio infatti, checché ne dica la psicanalisi, non è necessariamente un male. Rimanere bloccati in un rapporto apre a un caleidoscopio di possibilità e permette di cogliere dettagli, che altrimenti sarebbe impossibile notare.
(Giuseppe Tantillo)

TEATRO ARGOT STUDIO - Via Natale del Grande 27, Roma
Dal 26 aprile al 7 maggio 2017
Orari spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro (intero) - 8 euro (studenti e over 65)

Info e prenotazioni: telefono 06-5898111, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroargotstudio.com


TeatroSenzaTempo Produzione Spettacoli Teatrali presenta
G8 SOTTO L'IRA DEL SOLE
Da un'idea di Alexandro Sabetti
Testo di Mary Ferrara e Alexandro Sabetti
Regia di Pietro De Silva
Assistente alla Regia Andrea De Luca
con (in ordine di apparizione) Antonella Petrone, Alberto Albertino, Stefano Di Giulio, Giulia Sperati, Daniela Anzellini, Virginia Menendez, Davide Colnaghi, Alice Adorni, Serena Piraine, Greta Polinori, Chiara Della Rossa, Matteo Maria Dragoni, Luca Attadia.
E con la partecipazione amichevole di Gabriele Carbotti nel ruolo di Cristiano Lander

Il Summit di Genova, atteso per riunire capi di stato e di governo delle maggiori democrazie industriali, si è trasformato in un caso storico di violenza tale da far intervenire con una sentenza e dopo 14 anni, la Corte di Strasburgo per dare finalmente giustizia a chi, per anni, ha continuato a denunciare quanto accaduto in Piazza Alimonda, nella scuola Diaz, nel carcere di Bolzaneto. ‘G8 - sotto l’ira del sole’ raccoglie storie, reali o romanzate, di chi c’è stato, di chi ha subito, di chi avrebbe voluto esserci. Tanti occhi e tante voci cucite da un filo drammaturgico per far si che anche il teatro contribuisca a non dimenticare.

TEATRO LO SPAZIO - Via Locri 42/44, Roma
Dal 27 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: ore 20.30, domenica ore 17
Biglietti: Intero € 12 - Ridotto € 10 (Più Tessera Teatro) Posto Unico

Info e prenotazioni: telefono 366 4538808 - 06 77204149, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolospazio.it


Cavalierimascherati e SalaUno teatro presentano
NELLA GIUNGLA DELLE CITTÀ
im dickicht der staedte
di Bertolt Brecht
con Caterina Casini, Chiara Condrò, Eugenio Banella, Guido Goitre, Irene Vannelli, Lorenzo Garufo, Luisa Belviso, Marco Usai, Maurizio Greco, Stefano Flamia
musiche eseguite dal vivo dal maestro Valerio Mele
regia Alessandro De Feo

Debutta in prima assoluta al teatro Sala Uno di Roma dal 25 al 30 aprile “Nella giungla delle città” im dickicht der staedte, un'opera giovanile di Bertolt Brecht rivisitata dalla compagnia Cavalierimascherati, da anni impegnata nello studio dell'autore tedesco e che in questo nuovo allestimento diretto da Alessandro De Feo porta in scena le vicende e i conflitti sociali e generazionali di una città contemporanea, tra possibilità di riscatto, speranze di cambiamento e nuove opportunità.

“Vi trovate a Chicago, ed assistete all'inspiegabile lotta di due uomini e alla rovina di una famiglia, che dalle praterie è venuta nella giungla della metropoli. Non tormentatevi il cervello per scoprire i motivi di questa lotta, ma interessatevi alle poste umane in gioco, giudicate imparzialmente lo stile a-gonistico dei due avversari e concentrate la vostra attenzione sul finale”. (Bertolt Brecht)

La giungla è una cricca di orientali di seconda generazione, sgualdrine tossicodipendenti e alcolizzate, timide ragazze mittel-europee nella morsa dei lupi. Una lotta tra due uomini apparentemente squilibrata, tra scontri, fughe e sudore, domande che esigono risposte. Thaiti o New York?
L'allestimento punta all' esaltazione totale e scarna dell' azione, alla ricerca di immagini e ambientazioni cangianti, per evitare la fissità del quadro, tentando di conferire costante dinamica alla scena, anche con l'esecuzione di musiche dal vivo. Il gruppo di orientali presente nell' opera parla spesso una propria lingua, inventata, con traduzione proiettata su schermo.
Avvincente e misterioso “Nella giungla delle città” fu scritto tra il 1921 e il 1923 quando l’America, crocevia di popoli e culture, rappresentava il futuro e la possibilità di una vita nuova, tematiche più che mai attuali, che ancora oggi riescono a inquadrare e dipingere sfumature, contraddizioni ed ambiguità della società contemporanea.

TEATRO SALA UNO - Piazza S. Giovanni in Laterano 10, Roma
25-30 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì-sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 12 € intero, 8€ ridotto, tessera associativa 2€
Durata spettacolo: 100 minuti con intervallo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3914658246 - 06/86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


MUMMY
con Maria Alberta Bajma Riva, Caterina Bonanni , Renato Civello, Massimo Leone
regia Renato Civello
drammaturgia Chiara Arrigoni

Il 29 e 30 Aprile 2017 andrà in scena, al Teatro Agorà, “Mummy”, spettacolo che ha debuttato in occasione del Festival ContaminAzioni 2016 organizzato dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” presso il Teatro dell’Orologio.

L’equilibrio tranquillizza, ma la pazzia è molto più interessante

Lucy è una casalinga imprigionata nella sua borghesia ed è schiava delle sue stesse abitudini e cliché. Non vede altro che bambini e considera tali anche gli adulti, ignorando il mondo che la circonda. Terry e Rosemary intervengono chiamati in causa da Harry, ignari di che stanno per affrontare.
Ed è l’ignoranza stessa il dramma che accompagna i personaggi: sono ignari del ridicolo che li delinea e delle loro stesse caratteristiche; sono incapaci di comunicare e spaesati, persi nel vuoto della banalità quotidiana perdendo di vista gli obiettivi e i piani prefissati. Il non-tempo e il non-luogo che circondano i personaggi creano un mondo cupo e senza speranza, un mondo comico che blocca il naturale scorrimento dell’esistenza. Nulla si evolve, il tempo non scorre: veniamo immersi in un’atmosfera fittizia che ci porta ad indagare sull’essenza umana, sulla società, a mettere in discussione perfino noi stessi.

Note di regia:
Lo spettacolo ha lo scopo di essere una grande metafora sociale della nostra quotidianità, Lucy è inglobata nei suoi pregiudizi e utilizza i bambini come alibi per non affrontare la dura realtà che la circonda.
La scena ha luogo in un non tempo in un non luogo e il pubblico si ritrova immerso in un’atmosfera comica e assurda totalmente distante dalla vita comune, finisce col mettere in discussione se stesso e si trova “bloccato” nel momento in cui scopre essere tutto fittizio. I personaggi, molto caratterizzati in principio, rappresentano ognuno una categoria sociale ben definita e strutturata come lo sono la regia e lo spettacolo stesso.
Lucy è la tipica donna borghese e altezzosa che ritiene di sapere tutto sulla vita e sugli uomini ed è allo stesso tempo frustrata e angosciata dalla prigione in cui è costretta a vivere; nel frattempo Terry e Rosemary rappresentano la vita comune, la coppia libera e moderna che è tuttavia più passiva e vuota.
Uno degli elementi cardine del progetto è la condizione della donna attuale e del passato: se Lucy viene rappresentata come una vittima del sistema maschile, lo diventa invece Rosemary nonostante faccia parte di una femminilità emancipata. L’uomo si è evoluto nel corso dei secoli, la psicologia e la sociologia hanno cambiato la condizione delle donne e degli uomini ma in fin dei conti nulla è cambiato, tutto è restato uguale e nulla si è evoluto.
È proprio questo l’obiettivo finale delle ultime scene in cui lo studio “psichiatrico” che viene rappresentato sottolinea la passività della condizione umana.

La Compagnia nasce su un’idea di Renato Civello che propone lo spettacolo “Mummy” al gruppo in occasione del Festival ContaminAzioni 2016, organizzato dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’ e autogestito all’interno del Teatro dell’Orologio di Roma.
Lo scopo è quello di creare uno spettacolo divertente in una società in cui è sempre più difficile ridere e distrarsi e allo stesso tempo metaforizzare la passività dei giorni nostri.
La volontà di distrarsi e divertirsi accompagnata dall’ispirazione di commedie contemporanee, del teatro dell’assurdo, ha portato alla creazione di uno spettacolo fuori dalle righe, ricco di colpi di scena.
“Mummy” rappresenta il punto di partenza di progetti che vogliono rappresentare un teatro originale e riportare sul palcoscenico storie che non si ha più il coraggio di raccontare o vivere.
Con una forte azione ben strutturata il pubblico viene immerso in un mondo dal registro chiaro e dal linguaggio definito, per ridere e allo stesso tempo condividere la melanconia che ci accompagna.
Con lo spettacolo “Mummy” si ride, si piange, si viaggia.

TEATRO AGORÀ 80 (Sala B) - Via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
29 e 30 aprile 2017
Orario spettacoli: Sabato ore 21.30 - Domenica ore 21.00 
Tessera associativa: 2 euro - Biglietti: Intero 10 euro | Ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito: www.teatroagora80.org


AUTORI IN COMPAGNIA
progetto di residenza teatrale per autori iscritti al Fondo PSMSAD
ideato da Massimo Vincenzi con la collaborazione di Carlo Emilio Lerici

“Autori in Compagnia” vuole essere un progetto innovativo di “residenza”, dove ad essere residenti sono gli autori, ospiti di una compagnia teatrale.
Il Teatro Belli, con la sua Compagnia, si offre quindi come casa ospitale per un nutrito gruppo di autori italiani, tutti associati al Fondo P.S.M.S.A.D. (Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori, Autori Drammatici). Questo Fondo, poco conosciuto, è gestito oggi dall'I.N.P.S. - Direzione Centrale Credito e Welfare, ma esiste in realtà da molti decenni, ed ha come missione il sostegno agli Artisti e alle Arti.
Ed infatti l'intero progetto si è reso possibile proprio grazie ad un contributo economico da parte del Fondo che si è fatto carico di una cospicua parte delle spese necessarie alla realizzazione della manifestazione.
Attraverso questa “residenza” sarà quindi possibile andare a costituire un vero e proprio repertorio di testi a disposizione di una compagnia teatrale che di anno in anno sarà integrato da nuove proposte e nuovi autori.
Dopo il grande successo della prima edizione dello scorso anno, anche per questa seconda stagione si è scelto di offrire un cartellone nettamente diverso dalle tradizionali rassegne teatrali che ospitano vari autori proposti da diverse compagnie.
Una rassegna che mette al centro dell'attenzione i drammaturghi italiani, chiamati a proporre testi di opere complete, e non corti teatrali.
Una rassegna che conferma quindi la sua indole “coraggiosa”.
6 autori per un totale di 36 recite distribuite in un periodo di 6 settimane. 7 titoli a firma di Antonio Bruni, Rosa Menduni, Roberto De Giorgi, Roberta Calandra, Carlo Emilio Lerici, Massimo Vincenzi.
Gli attori e i registi che animeranno il programma sono tutti componenti della compagnia del Teatro Belli. Su tutti Antonio Salines, fondatore della compagnia più di 40 anni fa, e Francesca Bianco, da oltre 30 anni protagonista in tutte le principali produzioni. E poi Carlo Emilio Lerici, Stefania Barca, Gianni De Feo, Diana Detoni, Anna Casalino, Monica Belardinelli e tanti altri.
Il progetto “Autori in Compagnia” è stato ideato da Massimo Vincenzi, da quasi 20 anni vero e proprio “dramaturg” del Teatro Belli, che in collaborazione con Carlo Emilio Lerici ha composto il cartellone della rassegna.

CASALINGHE SOCIAL CLUB
una commedia brillante di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
con Francesca Bianco, Diana Detoni, Anna Casalino, Monica Belardinelli
Musiche originali Francesco Verdinelli
Video Enzo Aronica
regia Carlo Emilio Lerici

Quattro amiche, età diverse, diverse esperienze alle spalle, diversi anche i modi di affrontare la vita di tutti i giorni.
Una sola cosa in comune: il termine con cui vengono definite per collocarle all'interno della società.
Arrivano a teatro le “casalinghe” in formato italiano.
Non meno disperate delle più famose colleghe d'oltreoceano ma con altrettanta voglia di divertire e divertirsi!
“Credi fermamente che nella tua vita debba esserci altro che non sia solo pulire, lavare, spazzare, cucinare, apparecchiare, stirare e portare a spasso il cane dei tuoi figli, e lo credi al punto di mollare tutto e di andare a pulire, lavare, spazzare, cucinare, apparecchiare, stirare a casa d’altri, dove almeno ti pagano?
Sospetti che tuo marito ti sia infedele e il tuo tempo lo passi a controllare chiamate ed SMS, frugare tasche, analizzare estratti conto, architettare ipotesi, studiare il detto e il non detto, guardarlo mentre dorme aspettando che si tradisca nel sonno, nelle pause gli spii il profilo Facebook e ti auguri di “beccarlo” presto, così puoi divorziare e finalmente cominciare a rilassarti anche tu?
Sei assolutamente convinta di essere più giovane di quel che dice lo specchio, di assomigliare ancora alla foto a bianco e nero sulla patente, ti pesi di nascosto, mangi carote bollite, progetti il primo “interventino” estetico e ti sorprendi a fissare con un pizzico di invidia ogni figura femminile snella e scattante, anche se si tratta di tua figlia?
Se ti riconosci in uno di questi tre profili e pensi che gli altri due appartengano a delle povere squilibrate mentre tu sei una persona assolutamente normale, beh, allora hai un problema, ma statisticamente fai parte di una maggioranza molto ampia.
Se invece tu non sei affatto così e, soprattutto, non vuoi diventare così, non illuderti: la vita riserva spesso delle sorprese e un giorno potresti scoprire di far parte anche tu del Casalinghe Social Club!”

TEATRO BELLI - Piazza di Sant'Apollonia 11, Roma
Dal 25 al 30 aprile 2017
Orario Spettacoli: dal martedì al sabato alle ore 21,00, domenica alle ore 17,30, lunedì riposo
Biglietti: Interi € 18,00, Ridotti € 13,00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


ASPETTANDO MR. FOX
scritto e diretto da Alberto Fumagalli
con la compagnia teatrale Les Moustaches

Buio in scena. Due gangster, Charlie e Fish, si lavano le mani sporche di sangue mentre strazianti grida provengono dalla stanza accanto.
Cosa è accaduto? Non vi accenniamo nulla…ma immaginate un ristorante giapponese e l’attesa di Mr. Fox. Chi è Ms. Fox cosa stanno aspettando? La tensione e i dissapori aumentano col passare del tempo:
Fish odia e nutre dei sospetti verso i giapponesi, Boris abusa di droghe e comincia ad avere allucinazioni, Charlie tenta di mantenere la calma nel gruppo ma Mr. Fox è in ritardo, non arriva, nonostante il lavoro assegnatogli fosse semplice. Cosa succederà nel ristorante? Un giallo dalle tinte cangianti

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna 37), Roma
Dal 26 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: dal mercoledì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06-83777148 - 3464703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


MATURINA FANTESCA, EREDE DI LEONARDO DA VINCI
di e con Patrizia La Fonte

La pièce, che ruota intorno al personaggio della fedele servitrice di uno dei più grandi geni di tutti i tempi, ha ottenuto negli anni uno straordinario successo di pubblico e di critica. Siamo ad Amboise nel novembre del 1519. Leonardo è morto da diversi mesi. In un disimpegno accanto alla cucina nel maniero di Clos Lucé, ci sono gli scritti e alcuni dei suoi ritratti su tavola che attendono d’essere consegnati ai due eredi: Francesco Melzi e Giacomo Caprotti. La voce di Maturina, che è stata accanto a Leonardo nell’ultimo periodo di vita, racconta dettagli e retroscena del suo lavoro e dei rapporti intercorsi proprio con gli allievi. La donna dialoga direttamente col pubblico, coinvolgendo gli spettatori in un gioco interattivo intenso ed esilarante. Vuole vendere all’asta la ‘Gioconda nuda’ di Caprotti, prende in giro l’abbigliamento di qualcuno seduto in sala, cerca di farsi assumere da una dama. Dopo la morte del suo amatissimo padrone, ha bisogno urgentemente di un nuovo impiego. In fondo, è proprio Maturina, con la sua ironia, la sua lingua tagliente, la sua intelligenza geniale, ad essere la vera erede di Leonardo. Tuttavia, a lei viene riconosciuto poco o nulla, perché è una donna di umili origini, che si muove in una società dominata dagli uomini. La lingua utilizzata è antica eppure attuale, pienamente comprensibile da parte degli spettatori nella misura in cui descrive, con impareggiabile sarcasmo, le regole di un mondo allo stesso tempo lontano e vicino alla nostra esperienza. Lo spettacolo nasce da un approfondito lavoro di ricerca delle fonti letterarie e storiche. A Patrizia La Fonte viene unanimemente riconosciuta la capacità di interpretare e attualizzare una vicenda altrimenti poca nota. La Storia (anche quella dell’arte e della scienza) ha sistematicamente escluso dal proprio campo di indagine il punto di vista delle donne. Grazie a Maturina scopriamo, invece, un altro Umanesimo. La protagonista ci affascina con le sue invettive e i suoi aneddoti, ci fa sorridere e soprattutto ci fa riflettere sull’umanità del genio creativo, che è anche la sua, che è anche la nostra.

TEATRO KOPÓ - Via Vestricio Spurinna 47/49, 00175 Roma
Dal 28 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: ore 21, domenica 30 aprile doppia replica alle 17 e alle 21

Info e prenotazioni: telefono 06 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


UNA VOCE (IN)UMANA
uno spettacolo di Marco Carniti
da Jean Cocteau
con Carmen Giardina
scenografia Marco Carniti in collaborazione con Paolo Carbone
musiche Pivio

L’amore è pura follia, e merita una stanza al buio e una frusta come per i pazzi.
(Shakespeare)

Nulla è più drammaticamente attuale delle tragedie per amore. L’amore è pazzia e l’abbandono è il vuoto. Così Cocteau rappresenta l’Amore in un testo nel quale, ancora oggi, tutti ci possiamo rispecchiare. Così come per Shakespeare, l’innamorato è un folle chiuso nella sua prigione, vittima della sua stessa follia masochistica.
Ho trasportato l’amante dolorosa di Cocteau in una dimensione contemporanea incastrando il personaggio nell’ingranaggio emotivo infernale di una routine quotidiana. Una “donna sull’orlo di una crisi di nervi” che, straziata per l’abbandono dell’amante, vive in un suo spazio fermo nel tempo, invasa dai mezzi di comunicazione.
Uno spazio dominato da un totem sacrificale. Una lapide meccanica a cui la protagonista si aggrappa ostinatamente nella speranza di cancellare tracce, azioni, odori, ricordi, della persona amata. La sua condizione, ad uno sguardo distaccato, non può che svelare l’involontaria comicità dei nostri comportamenti, l’assurdità dei nostri processi interiori, condannando l’ipocrisia dei nostri rapporti sentimentali.
Dal tragicomico al dramma. Dalla farsa alla tragedia. Questo esperimento teatrale ci dà l’opportunità per un dialogo contemporaneo con Cocteau sul buio esistenziale ed il vuoto interiore causati dall’amore.
(Marco Carniti)

TEATRO DUE - Via Due Macelli 37, Roma
dal 26 al 28 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 06/6788.259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it

 

Per la Rassegna di Teatro Contemporaneo Permanente IKNE' - Tracce
TeatRing presenta 
TU, MIO
adattamento e regia Marianna Esposito
con Ettore Distasio e Marianna Esposito

liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Erri De Luca, con il quale la compagnia ha vinto il Premio Aenaria come "Miglior Spettacolo" nella stagione 2015 del Teatro di Ischia ed ha partecipato tra i finalisti lo scorso luglio alla rassegna estiva AD ARTE a Calcata. Lo stesso spettacolo è tra i finalisti della prossima edizione "Le voci dell'anima" di Rimini
Il 1955, il dopoguerra, un'estate, il primo amore, un ragazzo che ragazzo non sarà mai più.
Il mare, che costringe all'equilibrio, centrifuga tutto e spinge i personaggi a trovare il proprio "centro": la propria posizione nella storia di quest'estate di chitarre, dove l'Italia si lecca le ferite, nessuno vuole parlare di quello che è stato; i tedeschi sono solo quelli che vengono ad arrostirsi al sole e un ragazzo, con l'età della dimenticanza, vuole ricordare un passato non suo.
Enrico conosce Caia, “l’ebbrea”, e si fa carico di una decisione. Attraverso l'amore, si fa carico della storia. La propria posizione nella Storia che verrà.
Due interpreti in scena. Un uomo e una donna. Davanti a loro il terzo personaggio: il mare.

TEATRO TORDINONA (Sala Starsberg) - Via degli Acquasparta, 16
27 e 28 Aprile ore 21

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
Sito web: www.tordinonateatro.it

 

Per la Rassegna di Teatro Contemporaneo Permanente IKNE' - Tracce
CA/1000
Un corto che ripercorre la vita dell artista Camile Claudel
di Enrico Manzo
con Noemi Francesca
regia Luisa Corcione
costumi Martina Sterlino
opere in scena Luisa Corcione
Un lavoro promosso da Estudio Associazioneculturale
Si ringraziano Peppe Voltarelli, Giacinto Palmarini, Lino Musella, Gwendoline Meunier per le musiche, le voci di Rodin, Paul, Jessy

Note di regia

Ca/1000 vuole rappresentare la storia di un’ anima attraverso i momenti salienti della vita di Camille Claudel, artista di fine 800, dall'arrivo in manicomio a Monfavet fino alla sua "uscita" vittoriosamente perdente. Nelle sue opere, Camille Claudel è riuscita a scolpire l’animo umano, cogliendone la bellezza ma anche la crudezza e tutti quegli aspetti di cui solitamente non si vuole parlare.
Gli elementi che accompagnano il personaggio di Camille in Ca/1000 sono rappresentati dal sonoro delle voci, che vengono percepite ora come una presenza assordante, ora come un tenero ricordo; da dipinti che rappresentano le compagne di viaggio di Camille (le “internate” del manicomio) che l'hanno accompagnata per trent’anni della sua esistenza.
Si mette in scena il coraggio di Camille, la forza che l'hanno resa profonda ed autentica, ma, anche logorata e 'pazza'.
Dopo l’abbandono di Rodin, Camille ha lottato moltissimo per affermare il suo talento in un periodo in cui la scultura era ancora appannaggio maschile, ma ha ceduto alla fine per le contingenze economiche insuperabili per una donna sola di quell’epoca. Per tal motivo, in Ca/1000 le vicende dell’esistenza personale e gli esiti dell’opera sono inestricabilmente mescolati e fusi nel comune fallimento.
La scena è il suo diario, il grido disperato di un’anima che passa dalla felicità di un tormentato rapporto d’amore e quello che la legò per alcuni anni a Rodin, fino al rancore e alla rêverie di ciò che non è stato e mai potrà essere.
Si vuole rappresentare l’esaltazione amorosa, l’illusione della felicità e delle promesse di fedeltà, dell’abbandono, del risentimento, della solitudine estrema, dell’amara consapevolezza di una ferita che mai potrà rimarginarsi.
A lei fu data la dolorosa capacità di “dare forma alle proprie visioni interiori, di strappare all’ignoto che ci abita – “il salvame” del “nostro intimo” di cui parla Rilke nelle Elegie duinesi – brandelli di verità, di vedere più nitidamente ciò che altri potevano solo superficialmente intuire. Perché sono, le sue opere, sofferenza pagata”.

TEATRO TORDINONA (Sala Starsberg) - Via degli Acquasparta, 16
29 Aprile ore 21, 30 Aprile ore 18

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it

 

Compagnia Fuori Tempo Massimo presenta
LA PESSIMA ABITUDINE
scritto da Mauro Ballanti e Massimo Izzo 
regia Massimo Izzo 
con Mauro Ballanti, Davide Giacinti, Massimo Izzo, Dalila Manzo, Debora Manzo, Francesca Romana Reggiani, Sabrina Sgarra, Stefano Sgrulletti

La commedia Cult della compagnia FTM sbarca alla Sala Massimo TROISI.
Con un cast nuovo riviviamo la storia di Massimo e Giulia, una coppia ormai vicina al matrimonio.
Ma la Pessima Abitudine, malattia di famiglia che altro non è che quel vizio presente in tutti gli uomini di guardare qualsiasi donna (anche in presenza della propria compagna), crea non poche difficoltà.
E se poi una ex un po' invadente torna a fare visita i guai diventano seri.
Sei amici e un padre poeta daranno vita a una commedia degli equivoci dal ritmo irrefrenabile.
Risate assicurate dal 27 al 30 aprile 2017!!

SALA MASSIMO TROISI - Via Cardinal Ginnasi 12, 00122 Ostia Lido (Roma)
27-28-29 aprile ore 21 e 30 aprile ore 18
Biglietti: intero €13+1 di prevendita, ridotto € 10+1 di prevendita

Info e prenotazioni: telefono 345-1866605
Sito web: http://www.teatropegaso.net

 

Compagnia CASTALIA presenta
IL SOLDATO SPACCONE (Miles Gloriosus)
di T. M. Plauto
Adattamento e Regia Vincenzo Zingaro
con Vincenzo Zingaro 
Fabrizio Passerini, Annalena Lombardi, Ugo Cardinali, Rocco Militano,
Laura De Angelis, Piero Sarpa, Miriana Minichino
Musiche Nando Citarella - Maschere Carboni Studio - Costumi Paola Pani Scene Luisa Taravella - Disegno Luci Giovanna Venzi

Dal 27 Aprile al 7 Maggio, al Teatro ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico) di Roma, per il 25° anniversario dalla nascita della Compagnia CASTALIA, Vincenzo Zingaro riporta in scena la sua storica edizione de IL SOLDATO SPACCONE di Plauto, rappresentato in importanti Festival con straordinario successo di pubblico e di critica (TAORMINA ARTE, OSTIA ANTICA, TEATRI DI PIETRA). Si tratta di un’edizione che ha lasciato un segno del tutto nuovo ed originale nell’interpretazione del Miles Gloriosus.

IL SOLDATO SPACCONE (Miles Gloriosus) è uno dei maggiori capolavori della commedia classica. Il protagonista, si impone come uno dei personaggi più felici della storia del teatro, per le innumerevoli rivisitazioni di cui è stato oggetto nei secoli, tanto da costituire un archetipo nell’immaginario teatrale e letterario. L'adattamento di Vincenzo Zingaro, affronta il testo plautino evidenziando il rapporto che ebbe con la Commedia dell'Arte. Tenendo presente che proprio dal personaggio del “soldato spaccone”, nato dalla fantasia del Sarsinate, presero vita quegli intramontabili Capitani che conosciamo con i nomi di Capitan Spaventa, Fracassa, Matamoros, ecc., lo spettacolo narra le gesta del protagonista evocando i molteplici percorsi della sua evoluzione nei secoli: da Pirgopolinice a Scaramouche, a Don Chisciotte, a Cyrano de Bergerac, fino a Brancaleone. Un viaggio, seguendo il filo conduttore che lega la Commedia antica alla Commedia dell’Arte e, fino ai nostri giorni, alla cosiddetta Commedia all’italiana. Un’occasione per immergersi nella nostra tradizione teatrale più autentica, evidenziando l’importanza che l’eredità del teatro latino ebbe nello sviluppo del teatro moderno. Una rappresentazione estremamente divertente e suggestiva, dal sapore mediterraneo, colorata dalle vivaci atmosfere della musica popolare partenopea di Nando Citarella, in cui il pubblico è travolto dal ritmo vorticoso di una comicità scoppiettante, fino al commovente colpo di scena finale, che lascia un segno del tutto nuovo ed originale nell’interpretazione del Miles Gloriosus.

Note di regia

Nel mio adattamento affronto il capolavoro plautino soffermandomi sul rapporto che ebbe con la Commedia dell’Arte, tenendo presente che proprio dal soldato spaccone presero vita quegli intramontabili Capitani che conosciamo coi nomi di Capitan Fracassa, Spavento, Matamoros, Spezzamonti, ecc. Recuperando, così, gli antichi scenari dei comici dell’Arte, in particol modo “Le Bravure di Capitan Spavento” di Francesco Andreini, capocomico della celebre compagnia dei Gelosi, sono giunto ad una rielaborazione del Miles Gloriosus arricchita di nuove sfumature, che lasciano l’immaginazione libera di evocare le gesta del protagonista attraverso i molteplici percorsi della sua evoluzione nei secoli: da Pirgopolinice a Scaramouche, a Don Chisciotte, a Cyrano de Bergerac, fino a Brancaleone. Un viaggio, insomma, seguendo quel filo conduttore che lega la Commedia classica alla Commedia dell’Arte e, fino ai nostri giorni, alla cosiddetta Commedia all’italiana. Ad animare questa scelta non c’è stata da parte mia l’intenzione di ricercare una vera e propria ricostruzione di un genere (la Commedia dell’Arte, appunto), quanto quella di rintracciare i principi che stanno alla base di una tradizione attoriale, che si fonda sul cosiddetto “codice energico”, cioè quello stile recitativo che fa un uso “sapiente” della deformazione corporea e vocale, riscontrabili anche in alcuni nostri grandi attori del Novecento (pensiamo, ad esempio, a Petrolini, a Totò, a Dario Fo, o per diversi aspetti a Vittorio Gassman). Intendo per deformazione corporea l’utilizzo del corpo in direzione assolutamente non naturalistica, ma “extraquotidiana”, basata su condizioni di particolare alterazione dell’equilibrio, che giocando sullo sviluppo di forze contrastanti rompono in maniera fortemente dinamica lo spazio scenico, risultando, perciò, accattivanti (ad esempio la figura del capitano presenta il busto retratto mentre le gambe divaricate sembrerebbero sospingerlo in avanti). Allo stesso modo, intendo per deformazione vocale un’alterazione della parola, a livello sia fonico che linguistico. In questa direzione faccio uso ancora una volta dei dialetti (nostro autentico patrimonio) non a fini realistici, ma come fraseggio ritmico-musicale, in modo da rendere l’attore strumento e allo stesso tempo compositore di una vera e propria partitura, rispondente ad una “partitura scenica” globale. Il testo plautino diventa così l’occasione per salire su un carrozzone e mettermi in viaggio verso territori sospesi fra storia e immaginazione, per incontrare personaggi, colori e suoni su cui si è formata la nostra tradizione teatrale più autentica. Il ‘500 italiano ha rappresentato per la storia del Teatro europeo una pagina preziosa e rivoluzionaria, piena di avvincenti e travagliate battaglie: la nascita del professionismo, le Compagnie girovaghe, la rivendicazione di un ruolo centrale dell’attore nell’evento teatrale, ma soprattutto (e questa si rivelò la più ardua delle battaglie), la rivendicazione di una collocazione sociale e di una dignità, a lungo negate. Inserendo la vicenda plautina nel repertorio di una Compagnia di comici dell’Arte, ho cercato romanticamente, pur nell’assoluta fedeltà all’originale latino, di recuperare la ricchezza e la miseria di un mito vagheggiato in tutto il mondo. Niente più del Miles Gloriosus poteva offrirmi un’occasione così invitante. Egli, con il volteggiare della sua spada, sembra rappresentare il gesto stesso del fare teatro, spavaldo e sofferto, come di chi titanicamente oppone alla morte il fragile, eterno gioco del teatro.
Vincenzo Zingaro

TEATRO ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico) - Via F. Redi 1/a, 00161 Roma
Dal 27 Aprile al 7 Maggio 2017
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato alle ore 21, domenica alle ore 17.30

Info e prenotazioni: telefono/fax 06.44248154, cellulare 320.2773855, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroarcobaleno.it

 

Data Unica

ALTRASCENA presenta
CIRCUS GRAN GALA
Festa per il ventennale di Soccorso Clown Onlus
Presentano Andrea Delogu e Roberto Ciufoli
Con Vladimir Olshansky, Sergio Bustrick, Disguido, Chiara Casarico, Tiziana Scrocca, Paolo Scannavino, Lorenzo D'amelio e tanti altri artisti

Nel 1997 nasceva la Onlus Soccorso Clown (SC). Venti anni di magia e sorrisi donati a bambini e anziani ricoverati negli ospedali. Per festeggiare i primi venti anni di attività, venerdì 28 Aprile 2017 al Teatro Sistina di Roma si svolgerà un grandissimo evento che vede coinvolti molti artisti di fama nazionale ed internazionale nella serata evento “Circus Gran Gala”. A fare da padroni di casa saranno Andrea Delogu e Roberto Ciufoli. Con loro sul palco un ensamble di artisti che offriranno i loro numeri e tutto il ricavato dell'evento andrà in beneficenza per l'attività di Soccorso Clown negli ospedali pediatrici di Roma.
Soccorso Clown Onlus è l’organismo ideatore e pioniere di una nuova figura professionale: i Clown Ospedalieri o, come si definiscono loro stessi, i Soccorso Clown, professionisti dell’arte, del teatro e del circo a sostegno e supporto dei piccoli malati.

I protagonisti della serata, oltre a numerosi artisti della clownerie, giocoleria e discipline circensi, saranno Vladimir Olshansky, fondatore e direttore artistico di Soccorso Clown e artista del Cirque du Soleil; Sergio Bustric, clown e fantasista sostenitore storico di SC; Disguido, duo di magia comica che recentemente ha partecipato al FISM 2016, campionato mondiale di magia; Paolo Scannavino, l’Uomo Palloncino, detentore del Guinness World Record per questo numero e membro di SC; Chiara Casarico, Tiziana Scrocca e Lorenzo D'Amelio, Light Man, uno dei due unici esecutori di questo numero in Italia.
Lo show parte già dal foyer dove i clowndottori accoglieranno il pubblico dalle 20.30, durante la serata sarà presente tutto il cast di Soccorso Clown Roma e Firenze. E a testimoniare il lavoro svolto in ospedale dagli artisti di SC ci saranno alcuni medici, direttori sanitari delle unità pediatriche, dove la Onlus interviene.

Un giorno senza sorriso è un giorno perso, è con questo pensiero di Chaplin che la Onlus lavora ininterrottamente da venti anni per portare magia e sorrisi ai piccoli ricoverati. Attori versatili e pluri-specializzati, provenienti, per formazione, dai più diversi ambiti dello spettacolo, studiano appositamente l’acquisizione delle tecniche che poi usano per sdrammatizzare i piccoli e i grandi drammi della vita dei piccoli pazienti, affiancando lo staff ospedaliero con notevole efficacia, passione e professionalità.

TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, Roma
Venerdì 28 Aprile 2017 - Ore 21.00
Biglietti: POLTRONISSIMA Intero 30€/ Ridotto 25€, POLTRONA & I GALLERIA Intero 25€/ Ridotto 20€, II GALLERIA Intero 20€/Ridotto 15€, III GALLERIA Intero 15€

Info e prenotazioni: telefono 06 4200711 - 392 8567896, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.ilsistina.it


TOSCA in CONCERTO

Cantante e attrice eclettica, da sempre affascinata dalle musiche popolari del mondo, Tosca ha fatto sue quelle radici sonore che ogni cultura da lei approcciata ha saputo donarle. Rimettendo insieme tutti questi frammenti è nato uno spettacolo di suoni e parole che conduce l’artista e lo spettatore attraverso un percorso poetico ed emozionante, anche grazie al sapiente utilizzo di lingue molto lontane fra loro.
Un "racconto in musica" che passa da un fado portoghese a una ninna nanna russa, da un canto sciamano, a un canto tradizionale dei matrimoni Yiddish, da una ballata zingara fino ad approdare alle nostre sponde popolari napoletane, romane e siciliane, inframmezzando il tutto con le parole di grandi poeti del mondo. Insieme a Tosca sul palco due grandi maestri polistrumentisti: Giovanna Famulari al pianoforte e violoncello e Massimo De Lorenzi alle Chitarre.

"Si dice che in un momento di sbandamento etico e sociale, l’unica ancora di salvezza siano proprio le nostre radici. Così quando mi sento persa, e non vedo via d’uscita, sprofondo negli abissi delle 'tradizioni' e mi sento al sicuro, e appartenente a qualcosa di più grande e improvvisamente... sorrido!" (Tosca)

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO - Via Ostuni 8, Roma
27 aprile 2017 ore 21.00
Biglietto unico 15 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 98951725, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobibliotecaquarticciolo.it - www.teatriincomune.roma.it 


Compagnia Due e mezzo presenta
IL TRIANGOLO NO.......
Non è mai stato così quadrato!
Regia Riccardo Giacomini
Con Alessia Francescangeli, Riccardo Giacomini e Matteo Montaperto
Con l’amichevole partecipazione in voce di Pino Insegno

Sembrerebbe la storia del classico triangolo amoroso ma non lo è. Maria ha sposato Ramon, ma non ha mai dimenticato il suo grande amore Pedro.
Quando, all'improvviso, quest'ultimo piomba a casa di Maria per portarla via con sè, Ramon rienta in casa e li scopre. 
Ne nasce una discussione furibonda all’interno della quale, però, iniziano piano piano ad accadere dei fatti alquanto strani.
I tre personaggi, contro la loro volontà, iniziano a perdere il controllo di ciò che dicono dando luogo a frasi senza senso e ad un susseguirsi di gag e fraintendimenti spassosissimi. 
La lite amorosa viene accantonata e i tre, unite le forze, cercano di capire quale sia la motivazione di questo clamoroso scompiglio. I loro gesti e le loro parole sembrano essere manovrati da qualcuno. 
Chi si sta divertendo a sconvolgere la vita dei tre amanti? Come riesce a possederli e a far compiere loro delle azioni così ridicole?
Scopritelo insieme a noi!

TEATRO NINO MANFREDI - Via dei Pallottini 10, Ostia Lido (Roma)
28 aprile 2017 ore 21
Biglietti: Intero 10 €

Info e prenotazioni: telefono 06 56 32 48 49, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroninomanfredi.it

 

Ancora in scena

UNO NESSUNO CENTOMILA
Con Enrico Lo Verso
Dal romanzo di Luigi Pirandello
Adattamento e regia Alessandra Pizzi

30 repliche Sold Out in Italia - Oltre 25.000 spettatori
In occasione del 150esimo anniversario
della nascita di Luigi Pirandello

L’omaggio a Luigi Pirandello, attraverso l’adattamento teatrale del più celebre dei suoi romanzi: la storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio, minimo insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità, lasciano il posto alla ricerca del SÉ autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita.

Il Progetto

Avrei voluto che Pirandello fosse vivo, per mostrargli la grandezza della sua parola, la contemporaneità di un messaggio, più attale oggi a 100 anni dalla sua formulazione, il bisogno impellente, necessario, autentico del pubblico di approvvigionarsi della conoscenza di sé, di leggere per provare a decodificare quei segni della quotidianità come codici di accesso ai meandri delle proprie emozioni. Mi chiedo ogni sera, osservando il pubblico che, immobile, assiste allo spettacolo, se Pirandello fosse veramente consapevole delle conseguenze che la portata della forza tumultuosa, di quella giustapposizione di pensieri, di quella serie, interminabile, di quesiti, della ricerca smaniosa di risposte, avrebbero potuto produrre sul pubblico. O se, come spesso accade, il risultato abbia superato le intenzioni. Di certo nel suo pensiero e nella sua opera c’è la consegna al mondo del fardello della conoscenza, che è peso per la presa in carica di sé stessi, ma anche leggerezza per la scoperta meravigliosa di quella bellezza che ad ognuno la vita riserva.
Uno, nessuno e centomila è il romanzo chiave: non in quanto apoteosi o summa del pensiero, ma quanto incipit per un’analisi introspettiva e macroscopica sulle dinamiche esistenziali, ma anche socio culturali della società. Uno, nessuno e centomila “apre”, la mente a riflessioni e a dubbi, il cuore alla ricerca della propria essenza, ma soprattutto apre alla vita, affinché scelga la forma migliore con cui rappresentare l’individuo.
Ho raccolto l’eredità di questo pensiero, più per dovere che per amore per l’arte. Il dovere di chi fa questo lavoro e che è chiamato ad interpretare strumenti di conoscenza, inventando specifici e linguaggi in modo da renderli accessibili a tutti.
Ecco che UNO NESSUNO CENTOMILA, nel riadattamento del testo reso in forma di monologo, che ho voluto dargli diventa il presupposto per un teatro che “informa”, che supera la funzione dell’intrattenimento e diventa pretesto, occasione, spunto per la conoscenza. E in questo sta il dovere di un drammaturgo, nel trovare un codice per offrire al pubblico l’occasione per superare sé stesso. Poco importa se il pretesto sia una sera a teatro, del resto, Pirandello stesso ci insegna che il pretesto è pur sempre una banalità.
Ecco che la messa in scena di UNO NESSUNO CENTOMILA, affidata alla magistrale bravura di Enrico Lo Verso, è come una seduta psicoterapeutica: tutti ne sono attratti, ma in pochi sono consapevoli degli scenari che possono profilarsi.
Ecco che 70 minuti sono il tempo necessario ad affondare le mani nella propria mente, ricercare come in un dejà vu, gli elementi già noti, riconoscerli e iniziare a guardarli con una luce nuova.
Ecco che lo spettacolo rompe gli schemi, toccando uno dopo l’altro i conflitti di un’esistenza: il rapporto con i genitori, i dubbi sulla provenienza, il rapporto dei generi, la ricerca dell’identità ed, in fine, l’affermazione di sé.
Ecco che il pubblico si nutre di testo, in silenzio elabora, applaude e, ogni sera, ci chiede di farlo ancora.
(Alessandra Pizzi)

Lo Spettacolo

Uno spettacolo su l’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, in occasione del 150esimo anniversario della nascita dell’autore di Girgenti, quello che riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo. Pirandello stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita. “Uno, nessuno e centomila” è un’opera di lunga elaborazione, di assidua stesura, che accompagna, o per meglio dire informa di sé, il resto della produzione pirandelliana.
Da qui l’idea di una nuova e originale messa in scena, che possa ricercare nuovi specifici per lo spettacolo ma, soprattutto, sappia ridisegnare il rapporto, all’interno dello spazio scenico tra la parola e gesto.
Un unico testo narrativo, per interpretazione sempre diverse affidate al racconto di Enrico Lo Verso, che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”. Un’interpretazione naturalistica, immediata, “schietta”, volta a sottolineare la contemporaneità di un messaggio universale, univoco, perenne: la ricerca della propria essenza, dentro la giungla quotidiana di omologazioni. La voglia di arrivare infondo ed assaporare la vita, quella autentica, oltre le imposizioni sociali dei ruoli. La paura di essere soli, fuori dal grido sociale della massa. Ed infine, il piacere unico, impagabile della scoperta del proprio “uno”: autentico, vero, necessario. Il Vitangelo Moscarda interpretato da Lo Verso diventa uomo di oggi, di ieri, di domani. Ed il testo diventa critica di una società che oggi, come cento anni fa (quando il testo fu concepito), tende alla partecipazione di massa a svantaggio della specificità dell’individuo. Ma la sua è una critica volta ad un finale positivo, la scoperta per ognuno di essere stessi, dentro la propria bellezza. L’interpretazione, non manca di ironia e sagacia, ricca com’è di inflessioni e note di colore tipiche siciliane, tanto care all’autore del testo, al personaggio e all’attore che lo interpreta. Una messa in scena mutevole in ogni contesto, nel rapporto empatico con il luogo e con chi ascolta e che dà forma ad un personaggio, che è uno, centomila o nessuno, tutti per la prima volta affidati al racconto di una voce.

SALA UMBERTO - Via della Mercede 50, Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, sabato 22 aprile 2017 ore 17, domenica ore 17, sabato 29 aprile 2017 ore 17 e ore 21
Biglietti: da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


NON AVER PAURA …È Solo Uno Spettacolo
Scritto da Eduardo Aldan
Progetto artistico di Gianluca Ramazzotti
Diretto da Ricard Reguant
Versione italiana di Franco Ferrini
Con: Claudia Genolini, Luca Basile, Yaser Mohamed
E con la partecipazione di Gianni Garko

Un nuovo entusiasmante e rinfrescante spettacolo sulle nostre paure infantili, un viaggio nel terrore, scritto e diretto dal geniale Eduardo Aldan, il cui obiettivo è che lo spettatore provi una sensazione di inquietudine e paura in un luogo dove abitualmente si sente al sicuro; in una comoda poltrona di teatro. Un esperimento squisitamente teatrale attualmente di grande successo in Spagna, Messico e Portogallo con pubblico e critica entusiastiche. Una trama e un’ambientazione sorprendenti, terrore psicologico ed effetti speciali, sono gli ingredienti di questa nuova e appassionante avventura, che divertirà e appassionerà anche il pubblico italiano. Ma se qualcuno pensa che sia solo uno spettacolo e per questo motivo sia difficile spaventarsi, si sbaglia. Mai puoi sentirti al sicuro in un teatro, perché in realtà non conosci chi ti sta seduto dietro.

“Non aver paura” scritto da Eduardo Aldàn, e diretto da Ricard Reguant e' un successo spagnolo della scorsa stagione a Madrid oltre che campione d'incassi in America Latina. La versione Italiana tradotta e adattata da Franco Ferrini (sceneggiatore tra gli altri, di c'era una volta in America e numerosi film di Dario Argento) su progetto di Gianluca Ramazzotti cerca di riportare in Italia un genere che si è' solito vedere in cinema e quasi mai in teatro: “l’horror”. Lo spettacolo, che vanta la presenza come Maestro di Cerimonia l’ attore Gianni Garko, noto volto del cinema italiano degli anni ’60 e ’70 di film di culto come, tra gli altri: ”Sartana”, “ 10.000 dollari per un massacro”, “La notte dei diavoli”, “Sette note in nero”, “Uomo a metà”, attraverso un sapiente uso del linguaggio scenico, spiazza, sorprende e destabilizza il pubblico suggerendo terrore psicologico, fino a immergerlo in un grande e spaventoso momento teatrale.
Però se qualcuno dovesse pensare che si tratti “solo di uno spettacolo teatrale” (come dichiara il sottotitolo dello stesso) e che non ci sia niente da temere, si sbaglia di grosso. “Non potrai mai sentirti sicuro in un teatro, perché non sai ma chi siede dietro di te”. Lo spettacolo sarà in scena dal 20 Aprile al Teatro Ghione una scelta dovuta anche all’affascinante storia che non tutti conoscono, distrutto dal Grande Incendio del 1915 in via delle Fornaci dove persero la vita 23 persone, ricostruito successivamente, è da anni luogo di eventi paranormali e sorprendenti.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
20 aprile| 14 maggio 2017
Il botteghino è aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00. Domenica ore 17.00
Biglietti: Intero Platea 27 - Intero Galleria 20 - Riduzione 16 Euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


SPACCANAPOLI TIMES
Scritto e diretto da Ruggero Cappuccio
con
Ruggero Cappuccio - Giuseppe Acquaviva
Giovanni Esposito - Romualdo Acquaviva
e con
Giulio Cancelli Norberto Boito
Gea Martire Gabriella Acquaviva
Marina Sorrenti Gennara Acquaviva
Ciro Damiano Dottor Lorenzi

Scene Nicola Rubertelli
Costumi Carlo Poggioli
Aiuto regia e disegno luci Nadia Baldi
Letture sonore di Marco Betta da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi
Foto di scena Marco Ghidelli
Produzione TEATRO STABILE DI NAPOLI

Quattro fratelli in lotta con il modernismo globalizzante, che innesca nel mondo dinamiche sociali dalle quali i componenti della famiglia si sentono esclusi, sullo scenario di una Napoli contemporanea vista come detonatore della crisi etica. Questo è lo scenario in cui sono coinvolti i protagonisti di Spaccanapoli Times, testo scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, vincitore del Premio le Maschere 2016 come Migliore autore di novità italiana.
Lo spettacolo che nel 2015 ha inaugurato la riapertura dello storico Teatro San Ferdinando di Napoli, è che ha anche visto il debutto come attore di Ruggero Cappuccio, arriva finalmente a Roma al Teatro Eliseo dal 18 aprile al 7 maggio.

Cappuccio veste i panni di Giuseppe Acquaviva, il personaggio al centro della storia – uno scrittore che pubblica le sue opere in assoluto anonimato e vive tra i binari della stazione centrale di Napoli – accompagnato in scena da Giovanni Esposito (Romualdo Acquaviva), Gea Martire (Gabriella Acquaviva), Marina Sorrenti (Gennara Acquaviva), Giulio Cancelli (Norberto Boito) e Ciro Damiano (Dott. Lorenzi).

Spaccanapoli Times è una dirompente macchina comica che attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata velocità.
La scrittura di Ruggero Cappuccio si materializza in un italiano che slitta sul terreno delle lingue del Sud, irrorandosi di anglicismi erosivi per una partitura sonora in cui fiammeggiano allegri dirompenti e adagi malinconici. Su tutto regna il ridere e sorridere, dove la comicità volontaria, sferzante e innocente, diventa una lente d’ingrandimento per leggere la realtà del male di vivere con impeto tagliente e irriguardoso.
La scena si apre nella vecchia casa della famiglia Acquaviva: un appartamento all’ultimo piano di un palazzo situato nella via Spaccanapoli. Gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie d’acqua, ormai vuote, che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza.
Giuseppe ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo, lo raggiungono nella dimora in cui hanno vissuto infanzia e adolescenza, ma il motivo della convocazione appare ambiguo e misterioso.
La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati, innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente, tra i teneri rituali dell’infanzia e l’avanzata cancerogena del capitalismo.
I quattro fratelli sono disorientati dall’attualità, vivono in dimensioni mentali e fisiche estreme, concretizzando sulla vita punti di vista e interpretazioni follemente comici.
La singolare pazzia sentimentale che ispira gli innamoramenti di Gabriella, la surreale visionarietà di Gennara per il mondo dello spirito e il talento fobico che Romualdo applica nella pittura, attivano un confronto serrato sulla possibilità di amare e di esistere.
Così, mentre Giuseppe rivela ai fratelli che una guerra invisibile e mortale incombe sul pianeta, si consuma l’attesa febbrile di una visita che dovrà sciogliere la ragione della convocazione degli Acquaviva nella casa della memoria.

Ruggero Cappuccio, attualmente direttore del Napoli Teatro Festival, propone un testo ambientato nei giorni nostri, come a voler blindare un momento storico dal quale proprio non si può far ritorno; una riflessione sull'uomo, chiamato a vivere questi giorni difficili, che per alcuni sono arrivati troppo presto, cogliendoli impreparati. L’incontro con questa modernità manda in frammenti i già fragili animi dei protagonisti; sono costoro che più ne risentono venendo considerati come malati della società quando, in realtà, sono coloro che presentono il male del nostro tempo
Durata: 2 ore in 2 atti

TEATRO ELISEO - Via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 18 aprile a domenica 7 maggio 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com


Emilio Solfrizzi in
IL BORGHESE GENTILUOMO
di Molière
con (in ordine alfabetico) Viviana Altieri, Anita Bartolucci, Fabrizio Contri, Nico Di Crescenzo, Cristiano Dessì, Lisa Galantini, Lydia Giordano, Simone Luglio, Elisabetta Mandalari e Roberto Turchetta
scene Andrea Taddei
costumi Sandra Cardini
disegno luci Gaetano La Mela
musiche Antonio Sinagra
regia Armando Pugliese

Personaggi e interpreti:
Monsieur Jourdain, borghese Emilio Solfrizzi
Madame Jourdain, sua moglie Anita Bartolucci
Lucilla, figlia di M. Jourdain Viviana Altieri
Nicole, serva Lisa Galantini
Cleonte, innamorato di Lucilla Roberto Turchetta
Coviello, servitore di Cleonte Cristiano Dessì
Dorante, conte amante di Dorimene Fabrizio Contri
Dorimene, marchesa Lydia Giordano
Madame Jourdain, sua moglie Anita Bartolucci
Maestro di musica Nico Di Crescenzo
Allievi musicisti Cristiano Dessì Viviana Altieri Lydia Giordano
Maestro di ballo Elisabetta Mandalari
Maestro di scherma Roberto Turchetta
Maestro di filosofia Simone Luglio
Maestro sarto Cristiano Dessì
Aiutanti del sarto Nico Di Crescenzo Elisabetta Mandalari
Un Muftì Simone Luglio

Un ricco borghese, il signor Jourdain, sogna di diventare nobile, tra persone prive di autentiche qualità come adulatori e scrocconi, che lo raggirano e assecondano la sua follia, pur di ottenerne un guadagno. È circondato dal maestro di musica, di ballo, di scherma, di filosofia. La trama si arricchisce delle rivalità tra i diversi maestri che scroccano denaro a Jourdain e ciascuno di loro ritiene e predica che la propria arte, la propria scienza, è il fondamento primo dell’esser un gentiluomo. A questi si contrappone la moglie, donna estremamente pratica e razionale che cerca di farlo rinsavire. Alla coppia dei Jourdain se ne aggiunge una secondaria, i rispettivi servitori dei due coniugi: la servetta Nicoletta, simpatica e coraggiosa, e Coviello, innamorati tra di loro.
Ne nasce una farsa, chiassosa e colorata, tipica del teatro comico: quella del Gran Turco. Coviello, vestito da turco e parlando un turco maccheronico, si presenta a Jourdain e gli fa credere che il figlio del Gran Turco, di lignaggio reale, è qui per sposare Lucilla, la figlia di Jourdain. Jourdain, lusingato dalle promesse di nobiltà, cade nel tranello e ne nasce un fragoroso balletto-farsa. Di fronte all’ennesimo rifiuto del ‘borghese’ di dare in sposa sua figlia al non nobile ragazzo che ama, tutti d’accordo gli giocano la beffa finale e anche la moglie che, pur criticandolo aspramente lo ha sempre protetto, gli si schiera contro lasciandolo definitivamente solo nella sua folle utopia.
Al termine della vicenda Jourdain continuerà a sognare tutto quello che non potrà mai avere, come succede ai grandi personaggi comici del teatro di Molière.

Note di regia

“Come l’avaro, come il malato immaginario, come l’ipocrita Tartufo, anche questo borghese che sogna di diventare un gentiluomo è, nella cultura letteraria europea, un archetipo: è il modello esemplare e imprescindibile del nuovo ricco, dell’arrampicatore sociale, dell’ambizioso che pretende di comprare col denaro quei meriti e quei titoli che non avrà mai”.
(Armando Pugliese)

Lo spettacolo ha una durata di 2 ore compreso intervallo

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
Dal 18 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 20 e mercoledì 26 aprile ore 17, sabato 29 aprile ore 17 e ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


CHI È DI SCENA
Scritto e diretto da Alessandro Benvenuti
con Alessandro Benvenuti, Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti

Alessandro Benvenuti presenta il nuovo spettacolo CHI È DI SCENA, dal 19 aprile al 7 maggio al Teatro della Cometa a Roma. Scritto, diretto e interpretato dall’attore toscano che ha al suo fianco anche Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti. Impegnati in un intreccio giocoso e imprevedibile avvolto in una comicità istintiva e feroce. La produzione è di Arca Azzurra Teatro.
Una novità drammaturgica nel panorama nazionale di cui è ancora fresco l’inchiostro del copione che si propone come una vera e propria novità anche nel repertorio firmato dall’attore toscano.
La trama racconta di uno stravagante e chiacchierato uomo di teatro scomparso dalle scene improvvisamente e apparentemente senza un plausibile motivo da cinque anni. Viene rintracciato per un caso fortuito da un giovane fan. A lui, l'uomo decide di rilasciare un'intervista per spiegare le ragioni della sua scelta e svelare così il mistero che si è creato intorno a questa. Lo invita perciò a casa sua. Testimone silente di questo loro incontro è però una giovane donna che, giacendo seminuda su una chaiselongue di spalle ai due, sembra dormire un sonno profondo.
E come spesso accade nei lavori di Alessandro Benvenuti, quel che appare si scopre tutt'altro che vero, e quel che è vero si svela in un intreccio giocoso e imprevedibile, con una specie di doppio salto mortale drammaturgico che accompagna lo spettatore a un finale assolutamente inaspettato che gioca con leggerezza con le vicende pubbliche e private dei tre protagonisti, sull'intreccio tutt'altro che evidente dei loro rapporti, affrontando insieme tematiche di grande attualità sociale. Il tutto ovviamente con il linguaggio forte, pastoso, ricco dei testi di Benvenuti, assolutamente esplicito, lineare, venato di ironia con punte di corrosività sarcastica e sempre di una comicità istintiva e feroce.

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
19 aprile | 7 maggio 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Paola Minaccioni in
DAL VIVO SONO MOLTO MEGLIO
Scritto da Paola Minaccioni con Alberto Caviglia e Claudio Fois
Musiche Lady Coco
Regia Paola Rota
Costumi Ursula Patzec
Foto Fabio Lovino

"Dal Vivo Sono Molto Meglio" raccoglie tutti i personaggi di Paola Minaccioni nati in tv, al cinema o alla Radio ed è un viaggio in cui siamo portati a indagare sul tema dell’identità, per esplorarla e rispondere alla domanda che tutti ci facciamo: “Chi siamo davvero?”. Una surreale sequenza di personaggi che incarnano i dubbi, le paure e le nevrosi dell’attrice, cerca di consegnarci una risposta a questa domanda, con uno spettacolo fuori dagli schemi che ci invita a riflettere su noi stesse e a interpretare l’assurdità della società in cui viviamo.
“Dal vivo sono molto meglio" è un flusso di coscienza leggero e irriverente con cui Paola Minaccioni ci conduce in un universo comico e paradossale.
Donne dipendenti dai social network, improbabili venditrici, raffinate poetesse, badanti e inappuntabili manager, rapper incredibili. Sembrerà strano ma vivono tutte dentro di lei e in fondo sono lo specchio delle nostre nevrosi e dell'assurdità della nostra epoca.
Paola Minaccioni ci consegna la chiave della stanza delle sue incredibili maschere, con cui si nasconde e allo stesso tempo rivela, guidata dalle note di Lady Coco, melodico contrappunto a un’esperienza teatrale unica.
Ma raccontare uno spettacolo che cambia di sera in sera è impossibile, si può capire solo dal vivo. Dal vivo infatti è molto meglio!

TEATRO AMBRA JOVINELLI - Via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
20|30 aprile 2017
Orari repliche dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 22 aprile doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Info 06 83082620 – 06 83082884
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: Ufficio promozione telefono 06 88816460
Sito web: www.ambrajovinelli.org


BUBBLES
con Marco Zoppi e Rolanda Sabaliauskaite
suoni e luci: Paolo Jacobazzi
produzione: Teatro Fantastico

Al Teatro Vittoria ritorna con emozione rinnovata BuBBles. Uno show entusiasmante che conduce il pubblico in un viaggio emozionante nel magico mondo delle bolle di sapone, una dimensione fantastica dove tutto è possibile e non esistono limiti all’immaginazione. In BuBBles, Marco Zoppi racchiude tutta la sua esperienza di illusionista e bubble artist, crea bolle di sapone di ogni forma e colore che prendono vita, mutano e si trasformano, gioca con gli elementi della natura attraverso la sua arte leggera e delicata, realizza uno spettacolo magico, poetico e surreale dove musica, colori, luci e materia si fondono e fenomeni all'apparenza inspiegabili accadono di fronte allo sguardo attonito dello spettatore.
“Siamo emozionati e onorati di tornare al Teatro Vittoria di Roma, un teatro molto importante per la nostra storia artistica. E’ infatti proprio in questo prestigioso teatro che nel 2014 ha debuttato BuBBles e si è realizzato il sogno di realizzare uno spettacolo visuale con le bolle di sapone che emozionasse il pubblico di tutte le età. Da quel momento in poi abbiamo portato il nostro spettacolo in giro per il mondo senza sosta e siamo felici dopo tre anni di tornare lì dove tutto è iniziato e poter presentare in prima assoluta nuovi numeri.”

Marco Zoppi è uno dei Bubble Artist di maggior successo nel panorama mondiale costantemente presente nei migliori teatri, programmi TV, variety show e parchi divertimento del mondo. I suoi numeri, presentati anche a "Le Plus Grand Cabaret du Monde" di Parigi, sono stati recentemente notati anche dalla prestigiosa International Magician Society di New York che gli ha conferito il Merlin Award come Miglior Bubble Artist Europeo.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 20 al 30 aprile 2017 ore 21
(sabato 22 e 29 aprile doppia replica, ore 17 ed ore 21; domeniche e martedi 25 ore 17)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


Antonello Costa in
NON CI POSSO CREDERE
con Annalisa Costa Pierre Bresolin
Regia Antonello Costa

Quante volte abbiamo usato la frase non ci posso credere... per un incontro inaspettato... per un bel voto o una promozione sul posto di lavoro..... e cosa ha spinto Antonello Costa a chiamare cosi il suo nuovo spettacolo? “I miei 30 anni di carriera coincidono con 30 anni di attività del teatro Manzoni??!! Bisogna festeggiare: Non ci posso credere!!!”
Sta dando vita quindi ad un varietà in grande stile con soubrette, un numeroso corpo di ballo (Licia Cricchi, Marica Galli, Agata Moschini e Elisa Milani) sarà accompagnato sulla scena da Annalisa Costa e Pierre Bresolin.
Canzoni, personaggi, macchiette, balli come nella migliore tradizione, il tutto condito dal talento di Antonello che ballerà il tip tap sulle note di Vecchio Frack di Domenico Modugno. Non mancherà di coinvolgere il pubblico ricordando Renato Carosone. o attraverso l'incontro di Totò e Charlie Chaplin, di Renato Rascel e Petrolini, di Chaplin e Michael Jackson.
Molti i personaggi che incontreremo del suo repertorio, come il siculo Don Antonino, Tony Fasano, ballerino di salsa, Sergio il cugino esaurito, Hamed, e tanti altri ancora...
Antonello sa coniugare tanto mestiere con un'approfondita conoscenza del varietà storico che è stata la base sulla quale ha costruito il suo spessore con amore e scuola. E come dichiara spesso: “il talento non è solo una dote, io ho fatto tutto con serietà, passione, studio e lavoro, senza intraprendere scorciatoie, di questo ne vado fiero”.
Antonello Costa è un vero artista che crea e tiene vivo il varietà.
Assisteremo ad uno spettacolo coinvolgente, divertente, assolutamente da non perdere.

TEATRO MANZONI - Via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 20 aprile al 14 maggio 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30., lunedì riposo. Martedì 9 maggio ore 19, giovedì 11 maggio ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


Greg in
L’ACCENDINO MAGICO
Di Claudio Greg Gregori e Riccardo Graziosi
Con Lallo Circosta, Claudio Gregori, Riccardo Graziosi, Claudia Campagnola, Vania Della Bidia, Roberto Fazioli
Regia: Claudio Greg Gregori
Scene: Andrea Simonetti
Musiche originali: Claudio Greg Gregori

Una tranquilla villetta al mare. Due coppie di coniugi e un amico di famiglia, un misterioso monaco e un accendino che si rivela essere una chiave per varcare le dimensioni.
Questi sono i magici ingredienti per un’avida corsa al potere, tra irresistibili cambi di esistenze e personalità. Una corsa che porterà i protagonisti ad una meta inaspettata. Imprevedibile, graffiante, dissacrante, il grande Greg ritorna sul palco del Teatro 7 con un nuovo, divertentissimo e folle spettacolo, nel quale poter di nuovo esprimere tutta la geniale creatività che da sempre lo contraddistingue.

TEATRO SETTE - Via Benevento 23, Roma
Dal 18 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21; domenica ore 18
Biglietti: da 24€ a 18€ (prev. compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Maurizio Mattioli in
ANCORA ERA ORA!
Regia Stefano Reali

Grande, grosso e pieno di quell’allegria genuina che gli arriva direttamente dalla sua città.
Sul palcoscenico del Teatro Tirso de Molina, Maurizio Mattioli, l’attore romano DOC, nato e cresciuto in borgata, grande comico, vero erede di Aldo Fabrizi, uno dei pochi attori italiani capace di passare dal cinema, alla televisione, al doppiaggio, al cabaret, al teatro comico, al teatro serio, alla festa di piazza, sempre con eguale scioltezza, si racconta per la prima volta.
“Ancora era ora!” è la sua esilarante biografia, dagli esordi come “barzellettaro” nei bar di borgata, fino al grande teatro, al cinema, e alla tivù, il tutto con un’orchestra dal vivo che accompagna Mattioli in una serie di canzoni che hanno segnato un’epoca, dagli anni settanta ad oggi.
In scena con lui c’è Stefano Reali, regista, qui in veste di narratore, che provoca ed istiga Maurizio Mattioli nel rievocare, con i suoi racconti irriverenti e comicissimi, il gusto di un’epoca che non c’è più, e di cui in tanti sentiamo la mancanza.
C’è tutto Mattioli in questo “one man show” dal ritmo incalzante e la risata assicurata: infanzia, vocazione, vita e miracoli di un figlio della periferia, che ne racconta le pulsioni e le contraddizioni. Dagli inizi al bar del Pino, dove neanche sedicenne intratteneva gli avventori di Piazza Guadalupe, e dove conobbe una serie di personaggi, come Nino “l’Americano”, Mario “Er Poca Luce”, Zebrotto “Er Zanzara”, e Angioletto “Er Cofano”, che saranno poi tra i pilastri della sua cifra comica, passando per il teatro “serio” con Luigi Squarzina ed Enrico Maria Salerno. E poi il Puff, per approdare finalmente al Sistina, con la sua irripetibile interpretazione di Mastro Titta nel celebre “Rugantino” di Garinei e Giovannini.
Ma nella sua carriera c’è stato spazio anche per tantissimo cinema e tanta televisione. Tutto questo ci verrà raccontato da Mattioli, intervallato dalla sua personalissima interpretazione di brani dell’amato Califano, del maestro Trovajoli e di Francesco De Gregori.
Possiamo considerarlo tra gli artisti più amati del prestigioso teatro Tirso de Molina, l'unico teatro capace di far vivere l'emozione e la leggerezza attraverso i grandi nomi della romanità con la direzione artistica di Achille Mellini.
«Maurizio Mattioli è l’unico vero erede di una generazione di artisti come Aldo Fabrizi, Mario Carotenuto, Paolo Stoppa, Renato Rascel», dice Stefano Reali, compagno di avventura e amico di una vita del comico romano, «personaggi che avevano la forza di un attore protagonista e al tempo stesso la bonomia e il calore di un caratterista. È un qualcosa che non ha eguali nelle cinematografie straniere, si tratta di una particolarità italiana, e forse, quasi tutta romana. Sono personaggi che possiedono caratteristiche contraddittorie: hanno ferocia, rabbia, ma anche simpatia, amabilità, profondità, senso dell’ironica leggerezza della vita, potenza drammatica e una dirompente forza comica. Il tutto mischiato nelle dosi giuste. È per questo che artisti di questo tipo sono sempre stati amatissimi dal pubblico. Mattioli è forse l’ultimo esponente di una razza, che sinceramente mi sembra in via di estinzione…».

TEATRO TIRSO DE MOLINA - Via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
Dal 19 al 30 aprile 2017
Biglietti: intero mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27; ridotto mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orario spettacoli: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30
Parcheggio convenzionato in Via Tirso, 14
Biglietti in vendita anche su TicketOne www.ticketone.it

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


ANAMONI
spettacolo di teatrodanza
Produzione Matroos
Ideazione Regia Coreografia Lisa Rosamilia
Progetto e realizzazione scenografica Lisa Rosamilia
Musica originale composta e diretta da Michele Sganga
Pianoforte: Michele Sganga
Violino: Lia Tiso
Riprese audio e sonorizzazioni: Matteo de Rossi
Postproduzione musica: Studio Sonicview Roma
Luci: Marco Bilanzone
Visual: Daniele Casolino

Presentato in anteprima al Doit Festival 2017, debutta al Teatro Studio Uno dal 20 al 30 aprile il nuovo lavoro della compagna Matroos che porta in scena grazie alla danzatrice, coreografa e regista Lisa Rosamilia, “Anamoni” suggestivo, visionario ed emozionante spettacolo di teatro danza ispirato al mito di Penelope rielaborato nella contemporaneità.

Lo sguardo di Anamoni si dilata nell’acqua. Vive connessa a una muraglia galleggiante di porte e finestre, che è casa e scialuppa. E da quel veliero fatiscente osserva il mare e attende. Fluttua l’assenza, la perdita, si disperdono e inabissano visioni, Anamoni tesse la tela dell’attesa. Compone il suo quadro di corde e reti che legano telai di vecchie finestre, la sua fragile imbarcazione, un suggestivo mosaico dove risiede, lavora. Unico rifugio nel mare della sospensione a cui la costringe l’attesa. Attesa di un ritorno e qualcosa che nasca da quelle acque, o attesa di una partenza, di un vento che la spinga lontano da quel luogo sospeso. Tessere e disfare si trasformano in una danza ritmica, temporale, alternata a momenti di stasi fra trame e spazi di tessuto. La musica risuona attraverso i passaggi di fili sulla tela, come se fosse essa stessa a produrli. Anamoni osserva, sta, ripete, tesse tele reali e metaforiche, fila nell’attesa trame e orditi, in un’architettura che imbrogli il tempo, un non luogo dove niente è ancora accaduto e tutto deve ancora succedere, un apparente tempo immobile, che in realtà si consuma in attesa di un divenire.

Note di Regia

Spettacolo di TeatroDanza dove oggetto scenografico, composizione coreografica e musica si intrecciano comunicando tra loro. Lo spettacolo prende spunto dalla figura di Penelope omerica rielaborando il personaggio classico nella rappresentazione di un’attesa instabile e mobile, spesso fine a se stessa. Anamoni è una Penelope contemporanea, non c’è realmente nessun uomo da aspettare, né Proci da ingannare, ma solo uno spazio da riempire sempre in bilico con il vuoto e una tessitura che non è inganno del tempo, ma inseguimento e fuga, costruzione e creazione.
La Scenografia e la Danza. La dimensione di Anamoni è una memoria sonora, visionaria e materica. La memoria contenuta nell’oggetto di una vecchia finestra che ha visto, riflesso, atteso, è idea, collegamento e ispirazione alla natura del personaggio e del racconto di Anamoni. L’elaborazione dello spettacolo ha inizio nella ricerca e recupero di vecchi infissi, reti da pesca e materiali in disuso che vengono ricontestualizzati attraverso il lavoro di costruzione della scenografia. La composizione della coreografia nasce ed è strettamente collegata al momento dell’assemblaggio scenografico. Una tela-telaio costruita in sezioni, tessere, stanze, scultura vivente e mezzo necessario al suggerimento danzato. Quadro in cui è simbolicamente racchiusa l’essenza del personaggio stesso, che coniuga passato e presente, accordando la memoria ad una progettualità temporale. La tela, intesa come uno specchio del sé, attraverso giochi di tessuti, video proiezioni, luci e ombre, rimanda all’immaginazione, al disvelamento dell’invisibile, ad una sorta di rovesciamento della realtà. La narrazione si compone attraverso vuoti e pieni, stasi e movimenti di fili che vengono intrecciati, dove il continuo fare e disfare è movimento circolare in cui ogni cosa è eternamente attesa, sperata e rimandata.
La Musica. Originale e composta appositamente per lo spettacolo, alterna momenti di composizione per pianoforte e violino, a sonorizzazioni realizzate dalla stimolazione sonora della scenografia. Dall’osservazione delle tensioni delle corde e dei tessuti sulla tela, e dagli effetti di reazione al movimento del corpo in essi, nasce la musica, che risuona dalla tela come se si trasformasse in un’arpa, un organo, un tamburo, un violino. La descrizione musicale del racconto è realizzata anche attraverso l’utilizzo di sonorizzazioni di elementi naturali legati alla dimensione del personaggio, come onde del mare, cigolii del legno del telaio o di barche, strofinii di fili, il fruscio della sabbia, manipolazioni sensibili delle sonorità delle forme e dell’ambiente.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6, Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 10 euro. Tessera associativa gratuita

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


DoveComeQuando presenta
FOLLOWER
di Pietro Dattola
con Flavia Germana De Lipsis
regia Pietro Dattola

Al Teatro Studio Uno dal 20 al 30 aprile la Compagnia DoveComeQuando debutta in prima assoluta con lo spettacolo “Follower”, scritto e diretto da Pietro Dattola con protagonista Flavia Germana De Lipsis, monologo che analizza il fenomeno social e i suoi riflessi sulla psiche, sui desideri e sui comportamenti umani, attraverso la storia di una ragazza ancorata ad una amore che non è più suo.
“E se, tramite un'app, potessi essere seguito nella vita reale, anziché semplicemente sullo schermo?
Se un tuo follower potesse realmente seguirti per tutta la giornata, restando invisibile e anonimo, e osservarti mentre prepari la colazione, vai al lavoro o incontri degli amici?
Prova nuove sensazioni, rendi più eccitante la tua giornata, aggiungi un pizzico di magia al tran-tran quotidiano, acquista una nuova prospettiva sulla vita, apri il tuo mondo agli altri, dai un nuovo significato alla tua esistenza, afferma la tua presenza!
Diventa il centro del mondo di qualcun altro. Scarica l'app e iscriviti subito. Se ricevi la notifica significa che qualcuno vuole seguirti! Per tutto il giorno, dalle 10:00 alle 20:00, il tuo follower ignoto riceverà da me alcune tue fotografie e la tua posizione GPS. Tutti gli altri dati resteranno confidenziali. Parola di app.
Fatti seguire!"
Cosa rende così difficile il distacco da una persona amata? Quanto può essere difficile dire addio?
La protagonista, Nina, è ancorata a una storia con Pietro che non le appartiene più. Farebbe di tutto per riaverla indietro. Perché un rapporto funzioni, occorre mantenere le giuste distanze. Quelle tra Pietro e Nina sono ormai abissali e ci sono casi in cui, se vieni bloccato nella vita reale, è per sempre. Ma ora c'è un'app, Follower, con cui Nina crede di poterle accorciare. Non appena si convincerà che il suo follower potrebbe essere Pietro, Nina farà di tutto per rivederlo ancora una volta. Di tutto.
Un atto unico poetico, multiforme - di parole, azione e immagini - per persona sola in cui lo spettatore è il vero follower di Nina - e in cui, qualsiasi cosa lei faccia, le Condizioni d'uso dell'app impediscono di intervenire.

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca 6, Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 10 euro, tessera associativa gratuita

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 – 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Gianni Ferreri, Daniela Morozzi, Giancarlo Ratti in
TERAPIA TERAPIA
da un soggetto di Roberto Nobile
una commedia di Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia, Roberto Nobile, Vincenzo Sinopoli
regia Augusto Fornari

Ninì Serpiello, (Gianni Ferreri) e Lucia Montello, (Daniela Morozzi) sono interapia di coppia per cercare di salvare il loro litigiosissimo matrimonio.
Si sono rivolti dopo aver tentato, senza successo, di risolvere con altri terapisti, al Dottor Mauro Angeli, (Giancarlo Ratti) stimato psicologo del settore, considerato un salva-coppie per l’alta percentuale di successi delle sue terapie.
Ma i Serpiello non sanno che proprio in questo periodo anche lo Psicologo vive una gravissima crisi matrimoniale.
Cosa può accadere se i problemi della coppia si intrecciano con quelli dell’analista?
Fra equivoci, litigi, svelamenti, tenerezze, “Terapia Terapia” affronta, in chiave comica ma non superficiale, le commedie e i drammi del matrimonio attraverso un viaggio analitico, da Freud alla sfogliatella napoletana.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto 36, Roma
Dal 18 aprile al 14 maggio 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 21; domenica ore 17
Biglietti: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


LA BANDA DEL BOX 23
di Antonio Romano
regia Massimo Milazzo
con Antonio Romano, Carlotta Ballarini, Stefano Scaramuzzino e Claudio Scaramuzzino
Con la partecipazione straordinaria di Luciana Frazzetto
scenografie Michele Funghi
costumi Roberto Di Falco
luci e suoni Tony di Tore
foto Loredana Pensa

Che l’Italia sia un Paese ricco di creatività e inventiva non è certo cosa nuova. Vuoi per storia, vuoi per genetica, la fantasia l’ha sempre fatta da padrona, soprattutto quando dev’essere usata per portare a casa la pagnotta.
L’arte di arrangiarsi, infatti, è diventata quasi una cultura. Da sempre i lavori classici si affiancano a mestieri nuovi, più o meno legali.
D’altronde, con la crisi che picchia sempre più duro, non si può biasimare chi tenta di arrotondare l’entrata mensile.
È in questa situazione che i cinque protagonisti della storia, stretti nella morsa della crisi lavorativa, una sera come tante, mentre sono impegnati nella visione della serie televisiva “Gomorra”, vengono attratti dal modo semplice per fare soldi e valutano l’opportunità di “mettersi in affari”.
È a Roma, che i protagonisti si riuniscono per creare l’associazione BOX23, proprio in un Box al civico 23, imitando, in malo modo e con scarsi risultati, i gesti e le parole dei protagonisti di Gomorra e la Banda della Magliana.
Tra equivoci e gaffe, il testo cercherà di ridicolizzare i supereroi camorristici, di sfatare il mito delle scorciatoie e dei facili risultati, per far comprendere che, solo con il lavoro duro e l’onestà, si possono ottenere le dovute soddisfazioni e che, a volte, le scorciatoie possono essere fatali.

Note di regia

A teatro mi annoio. Un illustre insegnante all’inizio della mia carriera di regista mi disse: “…il teatro avrà un futuro se riuscirà a competere con il cinema!“.
Nella parallela attività di direttore di doppiaggio dirigo una sessantina di film l’anno, oltre a curarne spesso i dialoghi. Ho capito quindi cosa significhi non far annoiare lo spettatore. Il teatro non è solo proporre sul palcoscenico un dialogo, ma è soprattutto utilizzare gli infiniti mezzi che questa disciplina offre.
“La banda del Box 23” di Antonio Romano garantisce questa opportunità: dialoghi serrati, personaggi incisivi e ben delineati, risvolti imprevedibili.
Il più delle volte negli stereotipi cine-televisivi certi individui non adattandosi al processo di socializzazione violano le leggi accettate dal gruppo sociale a cui appartengono. Qui invece Sky, Spillo, Napoli, Scheggia e Tanica aderiscono al crimine per motivi socio-familiar-economici. Lo fanno in modo divertente e rocambolesco senza rendersi conto a che cosa vanno incontro. Ciascuno ha un retroterra che giustifica questa scelta impulsiva e non razionale.
Uno dei tanti meriti di questo testo è quello di ricordare a chi scrive sceneggiature per il cinema o la tv di non lanciare messaggi fuorvianti come quello di trasformare i malviventi in “eroi da emulare”. Sarebbe invece motivo di apprezzamento lanciarne uno solo, abusato ma sempre efficace: il crimine non paga!
Massimo Milazzo

TEATRO DEGLI AUDACI - Via Giuseppe De Santis 29, Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: Intero 16 euro - Ridotto 13 euro (over 65); Ridotto bambini 2/13 anni 10 euro - prevendita 2 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 94376057 - 339.6095598
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


LIBERI TUTTI
di Elda Alvigini e Natascia Di Vito
con Elda Alvigini | Marius Bizau
Valerio Di Benedetto | Jun Ichikawa
Regia Elda Alvigini

Al Piccolo Eliseo torna in scena la commedia LIBERI TUTTI, scritta a quattro mani da Elda Alvigini - anche regista e interprete - e Natascia Di Vito e rappresentata al Teatro dell’Orologio soltanto per tre giorni nonostante avesse già registrato il tutto esaurito per l’intera programmazione.
Lo spettacolo che affronta il tema della separazione, non solo amorosa, ma anche dalla propria terra o da se stessi, vede protagonisti, oltre alla stessa Alvigini, gli attori Marius Bizau, Valerio Di Benedetto, Jun Ichikawa.
«LIBERI TUTTI ha debuttato con grande successo al Teatro dell’Orologio lo scorso 14 febbraio e, già il giorno dopo, è stato necessario aggiungere una replica straordinaria.
La notte di giovedì 16 febbraio, allo storico Teatro dell’Orologio vengono messi i sigilli e tutta la nostra scenografia sequestrata all’interno.
Ero preoccupatissima, trovare una sala libera a Roma era pressoché impossibile con le programmazioni in corso e, soprattutto, volevo trovare la soluzione giusta per non deludere tutto il pubblico che ancora una volta ci aveva dimostrato tanto affetto. Mentre cercavo una soluzione, ecco che ricevo una telefonata: ‘Pronto, sono Luca!’ E io: ‘Luca chi?’ Risposta: ‘Barbareschi! Ci vieni tre settimane al Piccolo Eliseo? Ho saputo dell’Orologio, c’è questa possibilità, ci posso contare?’ Il cervello mi fa tilt, non riesco a credere alle mie orecchie, ma ho la prontezza di rispondere subito: ‘Grazie! Davvero? Certo che ci vengo! È un sogno per me’.
LIBERI TUTTI, tolti i sigilli e recuperato tutto il materiale di scena, torna libero di esprimersi sul bellissimo e ambito palco del Piccolo Eliseo. Un sogno per tutto il cast artistico e tecnico…che poi mettere i sigilli mentre in scena c’è uno spettacolo che si chiama LIBERI TUTTI, sembra già una battuta da commedia!» (Elda Alvigini)

TEATRO PICCOLO ELISEO - Via Nazionale 183, Roma
Dal 12 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com


IL SOGNO DI NIETZSCHE
di Maricla Boggio
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Adriana Ortolani

Il fatto che la vita sia dolore non giustifica che si viva prigionieri della compassione. Il coraggio consente di trasformare il passato in un nuovo inizio”.
In mezzo a un turbine di affermazioni filosofiche e di teorie, ciò che caratterizza la persona Nietzsche è il forte impulso alla vita e talvolta il prevalere dei sentimenti rispetto alla ragione quando si tratta della propria esistenza e non della filosofia.
È da questa dimensione del personaggio che si sviluppa il testo teatrale, attraverso le vicende che lo vedono agire, amare, soffrire e reagire alla sofferenza, fisica e sentimentale mediante lo sforzo smisurato e vincente della sua genialità intellettuale.
Nell’evolversi del personaggio hanno parte determinante due referenti, Lou Salomè e Paul Rée. Tenuto conto dei mutamenti di costume - il loro rapporto fu allora considerato singolare: un triangolo di amici che vogliono condividere alla pari, al di là del sesso, la passione per lo studio;
Lou Salomé è un’interprete sensibile delle riflessioni più profonde di Nietzsche. L’intesa fra i due in un’epoca in cui le donne sono confinate all’ambito familiare, è perfetta. Ma Lou intende realizzarsi attraverso lo studio in una sorta di paritaria collaborazione non sbilanciata da rapporti sessuali. Il progetto è assecondato da Paul Rée, scrittore di vivace personalità, il cui amore rimane segreto per non contrastare la volontà dell’amica. I pregiudizi dell’epoca però, la stessa moralità borghese che Nietzsche combatte, e la reiterata volontà del filosofo di convincere Lou ad essere sua moglie, vanificano il progetto
Personaggio grandioso nella sofferenza e nella creazione intellettuale, Nietzsche si ritrae dal sogno di una vita in cui trovino spazio i sentimenti e prosegue nel cammino che giunge fino a noi, fra alterne fasi di lucidità e disperazione, dal felice momento di equilibrio della stesura dell’”Ecce homo” ai vaneggiamenti confortati dalle piccole soddisfazioni quotidiane del soggiorno torinese, e pare sprofondare in una follia che forse è un’intuizione delle potenzialità che può avere l’essere umano, di essere tutto e niente.
(Maricla Boggio)

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3, Roma (Trastevere)
dal 4 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.
Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.
In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.
“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1, Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


Maddalena Rizzi e Francesco Maria Cordella in
COME AMMAZZARE LA MOGLIE O IL MARITO SENZA TANTI PERCHE’
Di Antonio Amurri
Regia di F. D’Alessio

Un classico di Antonio Amurri che, in coppia con Dino Verde, negli anni ’60, è stato un grande autore televisivo. La sua comicità, stringata ed elegante, mette sotto una spietata lente di ingrandimento la vita di coppia: vizi e difetti, incomprensioni ed egoismi, nevrosi e comportamenti maniacali di una lunga serie di mogli e di mariti ingombranti. Tante storie che hanno trovato nella televisione in bianco e nero del carosello il primo “palcoscenico” per tanti spettatori. Lo spettacolo ne ripropone ambienti e stile, muovendo gli attori in un set televisivo degli anni sessanta in un ping pong dinamico ed effervescente con il Telefono Amico.

TEATRO ROMA - Via Umbertide 3, Roma (S. Maria Ausiliatrice)
dal 18 al 30 Aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 06 7850626
Sito web: www.ilteatroroma.it


Articolo di: Isabella Polimanti

Al Teatro India va in scena UN QUADERNO PER L’INVERNO uno spettacolo di Massimiliano Civica su testo di Armando Pirozzi. Un testo che pone come temi centrali la scrittura e la forza della poesia, dove l’ambizione del regista è che la regia sia “invisibile”, per portare in primo piano il rapporto tra le persone, l’incontro, nel rito teatrale, tra gli uomini in scena e quelli in platea.

IL DIVORZIO, l’ultima commedia di Vittorio Alfieri, inaugura invece la collaborazione del Teatro di Roma con il Teatro Palladium, dove andrà in scena nella versione originale e brillante di Beppe Navello con un cast di giovani attori. Una storia semplice, ricca di colpi di scena, su un matrimonio che assomiglia subito ad un divorzio e più in generale sul malcostume italiano del Settecento, che si rivela quanto mai attuale.

Un omaggio a Luigi Pirandello, in occasione del centocinquantesimo anniversario della sua nascita, sarà in scena al Teatro Sala Umberto. Con la regia di Alessandra Pizzi, Enrico Lo Verso sarà il protagonista di UNO NESSUNO CENTOMILA.

Continua la Rassegna Una Stanza Tutta per Lei, con la direzione artistica di Daniele Salvo: in scena al Teatro Brancaccino, Federica Bern con IL VIAGGIO DI FELICIA, uno spettacolo di Claudio Pallottini con la regia di Marco Simeoli.

Al Teatro Della Cometa CHI È DI SCENA, scritto e diretto e interpretato da Alessandro Benvenuti. Si narra, in un intreccio giocoso e imprevedibile, di un uomo di teatro scomparso dalle scene. Rintracciato da un fan, si concederà a lui in un’intervista per spiegare le ragioni della sua scelta.

Al Teatro Sistina continua lo straordinario successo di JESUS CHRIST SUPERSTAR, l’opera rock divenuta ormai leggendaria grazie al carisma indiscusso di un superlativo Ted Neeley nel ruolo di Gesù.

Dopo il grande successo televisivo, torna in scena - all’ Auditorium Parco della Musica - Gigi Proietti con i suoi CAVALLI DI BATTAGLIA. Uno spettacolo che attinge a tutto il suo repertorio, in una contaminazione di generi che ne caratterizzano l’eccezionale successo.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

Buona visione con SaltinAria!


UN QUADERNO PER L’INVERNO
di Armando Pirozzi
uno spettacolo di Massimiliano Civica
con Alberto Astorri e Luca Zacchini
scene Luca Baldini
costumi Daniela Salernitano
luci Roberto Innocenti
Produzione Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Armunia Centro di Residenze Artistiche Castiglioncello

Un quaderno per l’inverno, testo per due attori in tre scene, racconta la storia di un introverso professore di letteratura che, rientrando in casa, vi trova un ladro, armato di coltello, che vuole da lui qualcosa di molto insolito: è una questione di vita o di morte. Durante la notte che segue i due personaggi, in bilico tra speranza e disperazione, si confrontano su idee, sentimenti, interrogativi dolorosi, in un dialogo per entrambi nuovo e inaspettato. I due si ritroveranno anni dopo, ancora in qualche modo segnati dall’esperienza di quella notte che, seppure vissuta e ricordata in modi molto diversi, ha tracciato forse la possibilità di un cambiamento, di una più ampia comprensione. «Il tema centrale del testo è la scrittura e la sua possibilità di incidere direttamente sulla realtà – annota l’autore Armando Pirozzi – la forza miracolosa della poesia, non come semplice esercizio di tecnica letteraria, ma per la dirompente carica vitale che suscita, nonostante tutto, nelle persone».

«Nel Teatro all’Antica Italiana, di uno spettacolo che era stato un successo si diceva che aveva “incontrato” il pubblico. La parola “incontro” stava dunque per “successo”. È stato un incontro, è stato un bell’incontro: è tutto quello che si può e si deve pretendere dal Teatro - racconta Massimiliano Civica - con Un quaderno per l’inverno non vogliamo dire qualcosa agli spettatori, ma condividere qualcosa con loro. Qualcosa che sentiamo che ci riguarda, come persone ed esseri umani. Alla fine delle repliche saremo sereni se, in piena onestà, potremo dire: è stato un incontro».

NON “NOTARE” LA REGIA. Cosa accomuna ognuno di noi a Dante, a Michelangelo, a Ramsete II, a Giulio Cesare o a Emily Dickinson? Che anche noi, come loro prima di noi, soffriamo e gioiamo per amore, abbiamo paura di morire, piangiamo per la scomparsa dei nostri cari, ci preoccupiamo per i nostri figli, patiamo delle ingiustizie che subiamo, soffriamo per i mali del corpo e per quelli dell’anima. L’amore, la morte, la lotta per la sopravvivenza, e i sentimenti ad essi legati, rappresentano la persistenza dell’umano: sono ciò che ci rende uguali, che ci permette di capirci e soprattutto di provare compassione per gli altri.
Le storie dei grandi poeti, drammaturghi e scrittori ci interessano e ci commuovono appunto perché sentiamo che ci riguardano: con Shakespeare abbiamo in comune gli stessi sentimenti della tragica inesplicabilità della nostra esistenza, con la “sola” differenza che lui riesce ad esprimerli in forme più compiute e artisticamente evidenti. E di questo gli siamo grati, per l’immenso dono di non farci sentire soli.
A teatro ci riconosciamo umani ed effimeri, e la condivisione degli stessi sentimenti ci rende meno soli e ci apre alla compassione: quando c’è teatro noi ci perdoniamo e perdoniamo. Ma questo può avvenire solo attraverso gli attori. A teatro noi abbiamo la possibilità di entrare in empatia e di commuoverci solo per e con quegli esseri umani che sono lì davanti a noi ad agire una storia. Se il teatro vuole tornare ad essere un bisogno vitale per le persone, allora gli attori devono tornare ad essere i sovrani della scena. Perché, come dice Blaise Pascal, “All’uomo ciò che interessa veramente è l’uomo”.
Come regista la mia nuova ambizione è quella di sparire, di rendere invisibile la mia presenza per servire gli attori e, dunque, il pubblico. Non ci si può commuovere per “una regia”, ma solo per gli attori e per le loro storie; si può entrare in reale empatia solo con degli altri esseri umani, non con un segno scenografico, con un gioco di luci o con dei simboli che un deus ex machina utilizza per spiegarci analiticamente la sua visione della vita. Questo voler sottrarsi e nascondersi come regista serve a portare ancora di più in primo piano, rispetto a quello che ho fatto in passato, il rapporto tra esseri umani nel qui ed ora del rito teatrale, l’incontro “al presente” tra gli uomini sulla scena e quelli in platea. Un teatro che “toglie” scorie per giungere ad una maggiore purezza, un cancellare per far risaltare di più i tratti identificativi del quadro. Invece della “bella regia”, della regia che fa mostra e spettacolo di sé, una regia che miri alla purezza, che “serva” il teatro a dispiegare la sua essenza, che renda più prossimo e quasi senza precauzioni l’incontro “faccia a faccia” tra attori e spettatori. Lavorare ancora di più a togliere, limare e asciugare per riuscire a dare di più.
Con il drammaturgo Armando Pirozzi e gli attori Alberto Astorri e Luca Zacchini abbiamo deciso dunque di provare a “non farci notare”: cercheremo di non far notare il lavoro sulla regia, sul testo e sulla recitazione. Vogliamo che gli spettatori si trovino davanti ad un “fatto”, non alla nostra interpretazione e al nostro giudizio di quel fatto. Metteremo davanti al pubblico due esseri umani e la loro storia, sperando che quella storia ci riguardi tutti e che, per la durata della rappresentazione, il pubblico stesso si dimentichi di essere a teatro. Perché il massimo dell’arte e della tecnica è non far notare l’arte e la tecnica.
Uomini che sanno “fare accadere” una storia davanti ad altri uomini, questo per noi è oggi la vocazione del teatro. In fondo vogliamo semplicemente raccontare una storia, lasciando liberi gli spettatori di esserne i coautori, ovvero di viverla ed interpretarla ognuno a modo proprio, riconoscendosi, con quelli che sono in scena, uomini tra gli uomini. Tutti alle prese con le stesse fondamentali questioni: l’amore, la morte, l’amicizia e lo sforzo di trovare un senso alla vita.
Se durante UN QUADERNO PER L’INVERNO lo spettatore non si sorprenderà a pensare “che bella scelta registica” o “com'è bello questo testo” o “come recitano beni gli attori”, ma rimarrà costantemente dentro la storia ed emotivamente addosso ai “personaggi”, allora sapremo di aver fatto una grande regia, di aver scritto un grande testo e di averlo recitato al meglio (Massimiliano Civica).

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 19 al 23 aprile 2017
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18
Durata spettacolo: 50 minuti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

IL DIVORZIO
di Vittorio Alfieri
regia Beppe Navello
con Stefano Moretti, Marcella Favilla, Daria-Pascal Attolini, Riccardo De Leo, Alessandro Meringolo, Riccardo Ripani, Diego Casalis, Giuseppe Nitti, Fabrizio Martorelli, Vincenzo Paterna, Roberto Carrubba, Alberto Onofrietti
scene Francesco Fassone - costumi Barbara Tomada 
musiche Germano Mazzocchetti - luci Mauro Panizza
Produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa
la presenza al Teatro Palladium è attuata in collaborazione con il Teatro di Roma

«In questo periodo particolarmente difficile della nostra vita civile – racconta Beppe Navello – Sentire lo sdegno sarcastico di Alfieri, riproporlo al pubblico con la forza di un lessico esemplare per sobrietà e ricchezza espressiva, libera lo spirito costretto nelle poche centinaia di espressioni alle quali è definitivamente condannata la lingua italiana contemporanea; e travestire i suoi personaggi con i caratteri eterni della mediocrità patria, con i ceffi imperituri dell’impudenza sociale, dell’ambiguità morale ci fa capire che qualcosa di eterno e imperituro è all’origine della nostra secolare decadenza». Una storia semplice, ricca di colpi di scena, su un matrimonio che assomiglia subito ad un divorzio e più in generale sul malcostume italiano del Settecento, che si rivela quanto mai attuale. Un ragazzo di buona famiglia si innamora di una ragazza di famiglia altrettanto buona ma di costumi più disinvolti, più alla moda: il fidanzamento va a monte e allora, per risolvere in maniera acconcia le cose senza provocare scandalo, la madre di lei trova alla figlia un marito di comodo, vecchio e ricco, disposto a chiudere un occhio sull’andirivieni di amici, cicisbei e confidenti. Il tutto rappresentato alla maniera di una farsa, divertente ma con una morale alla fine della storia: come scandalizzarci se i costumi italiani costituiscono “obbrobrio d’Europa tutta?” Se il matrimonio nel nostro paese assomiglia da subito a un divorzio? Naturalmente, ogni allusione a fatti o persone della realtà contemporanea è puramente casuale.

«Vittorio Alfieri, il più grande autore di tragedie della nostra storia letteraria, applaudito in tutta Europa come un italiano anomalo e ammirevole per statura morale e forza poetica, decide alla fine della sua vita di scrivere alcune commedie – continua Beppe Navello – Abita ormai a Firenze, dopo la fuga da Parigi in seguito alla Rivoluzione, disgustato dagli eccessi della tirannide e desideroso di riascoltare la lingua della patria. “Nel bel mezzo di schiavitù, e senza quasi probabilità né speranza di uscirne, né d’aver tempo io più, né mezzi per eseguire, mi si sollevò a un tratto lo spirito e mi riaccese faville creatrici” scrive egli stesso nell’Epoca Quarta della Vita scritta da esso, la bellissima autobiografia che è in realtà uno dei primi romanzi di formazione e di avventure della nostra letteratura. È come se gli eroi delle sue tragedie, perfetti e smisurati nelle passioni e nei sentimenti, li sentisse definitivamente sconfitti; e ormai gli riuscisse soltanto a parlare di uomini, in particolare quelli del suo tempo e della sua patria, meschini e volgari, “dai piedi fangosi”. Mi è sempre sembrata straordinaria la figura d’Alfieri: e mi è tornata in mente in questo periodo particolarmente difficile della nostra accidentata vita civile. Così ho trovato particolarmente bello proporre l’ultima commedia del conte astigiano a una pattuglia di giovani attori provenienti da tutta Italia, per affrontare un progetto di formazione e di avviamento alla professione teatrale: non è un caso che la mia generazione abbia dimenticato il repertorio alfieriano, tutto deve essere facile, commestibile e digeribile nel mercato triturante dello spettacolo nostrano. Ma i giovani, ai quali stiamo consegnando un paese per il quale ogni giorno sentiamo vergogna, si sono appassionati nel raccontare questa commedia amara e divertente di vita all’Italiana».

TEATRO PALLADIUM - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
Dal 18 al 22 aprile 2017
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21 
Biglietti: € 15 intero, € 10 ridotto, € 5 studenti
Durata: 1 ora e 20 minuti

INFO Teatro di Roma: telefono 06.684.000.311/314 
INFO Teatro Palladium: telefono 327 2463456

 

UNO NESSUNO CENTOMILA
Con Enrico Lo Verso
Dal romanzo di Luigi Pirandello
Adattamento e regia Alessandra Pizzi

30 repliche Sold Out in Italia - Oltre 25.000 spettatori
In occasione del 150esimo anniversario
della nascita di Luigi Pirandello

L’omaggio a Luigi Pirandello, attraverso l’adattamento teatrale del più celebre dei suoi romanzi: la storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio, minimo insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità, lasciano il posto alla ricerca del SÉ autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita.

Il Progetto:
Avrei voluto che Pirandello fosse vivo, per mostrargli la grandezza della sua parola, la contemporaneità di un messaggio, più attale oggi a 100 anni dalla sua formulazione, il bisogno impellente, necessario, autentico del pubblico di approvvigionarsi della conoscenza di sé, di leggere per provare a decodificare quei segni della quotidianità come codici di accesso ai meandri delle proprie emozioni. Mi chiedo ogni sera, osservando il pubblico che, immobile, assiste allo spettacolo, se Pirandello fosse veramente consapevole delle conseguenze che la portata della forza tumultuosa, di quella giustapposizione di pensieri, di quella serie, interminabile, di quesiti, della ricerca smaniosa di risposte, avrebbero potuto produrre sul pubblico. O se, come spesso accade, il risultato abbia superato le intenzioni. Di certo nel suo pensiero e nella sua opera c’è la consegna al mondo del fardello della conoscenza, che è peso per la presa in carica di sé stessi, ma anche leggerezza per la scoperta meravigliosa di quella bellezza che ad ognuno la vita riserva.
Uno, nessuno e centomila è il romanzo chiave: non in quanto apoteosi o summa del pensiero, ma quanto incipit per un’analisi introspettiva e macroscopica sulle dinamiche esistenziali, ma anche socio culturali della società. Uno, nessuno e centomila “apre”, la mente a riflessioni e a dubbi, il cuore alla ricerca della propria essenza, ma soprattutto apre alla vita, affinché scelga la forma migliore con cui rappresentare l’individuo.
Ho raccolto l’eredità di questo pensiero, più per dovere che per amore per l’arte. Il dovere di chi fa questo lavoro e che è chiamato ad interpretare strumenti di conoscenza, inventando specifici e linguaggi in modo da renderli accessibili a tutti.
Ecco che UNO NESSUNO CENTOMILA, nel riadattamento del testo reso in forma di monologo, che ho voluto dargli diventa il presupposto per un teatro che “informa”, che supera la funzione dell’intrattenimento e diventa pretesto, occasione, spunto per la conoscenza. E in questo sta il dovere di un drammaturgo, nel trovare un codice per offrire al pubblico l’occasione per superare sé stesso. Poco importa se il pretesto sia una sera a teatro, del resto, Pirandello stesso ci insegna che il pretesto è pur sempre una banalità.
Ecco che la messa in scena di UNO NESSUNO CENTOMILA, affidata alla magistrale bravura di Enrico Lo Verso, è come una seduta psicoterapeutica: tutti ne sono attratti, ma in pochi sono consapevoli degli scenari che possono profilarsi.
Ecco che 70 minuti sono il tempo necessario ad affondare le mani nella propria mente, ricercare come in un dejà vu, gli elementi già noti, riconoscerli e iniziare a guardarli con una luce nuova.
Ecco che lo spettacolo rompe gli schemi, toccando uno dopo l’altro i conflitti di un’esistenza: il rapporto con i genitori, i dubbi sulla provenienza, il rapporto dei generi, la ricerca dell’identità ed, in fine, l’affermazione di sé.
Ecco che il pubblico si nutre di testo, in silenzio elabora, applaude e, ogni sera, ci chiede di farlo ancora.
(Alessandra Pizzi)

Lo Spettacolo
Uno spettacolo su l’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, in occasione del 150esimo anniversario della nascita dell’autore di Girgenti, quello che riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo. Pirandello stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita. “Uno, nessuno e centomila” è un’opera di lunga elaborazione, di assidua stesura, che accompagna, o per meglio dire informa di sé, il resto della produzione pirandelliana.
Da qui l’idea di una nuova e originale messa in scena, che possa ricercare nuovi specifici per lo spettacolo ma, soprattutto, sappia ridisegnare il rapporto, all’interno dello spazio scenico tra la parola e gesto.
Un unico testo narrativo, per interpretazione sempre diverse affidate al racconto di Enrico Lo Verso, che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”. Un’interpretazione naturalistica, immediata, “schietta”, volta a sottolineare la contemporaneità di un messaggio universale, univoco, perenne: la ricerca della propria essenza, dentro la giungla quotidiana di omologazioni. La voglia di arrivare infondo ed assaporare la vita, quella autentica, oltre le imposizioni sociali dei ruoli. La paura di essere soli, fuori dal grido sociale della massa. Ed infine, il piacere unico, impagabile della scoperta del proprio “uno”: autentico, vero, necessario. Il Vitangelo Moscarda interpretato da Lo Verso diventa uomo di oggi, di ieri, di domani. Ed il testo diventa critica di una società che oggi, come cento anni fa (quando il testo fu concepito), tende alla partecipazione di massa a svantaggio della specificità dell’individuo. Ma la sua è una critica volta ad un finale positivo, la scoperta per ognuno di essere stessi, dentro la propria bellezza. L’interpretazione, non manca di ironia e sagacia, ricca com’è di inflessioni e note di colore tipiche siciliane, tanto care all’autore del testo, al personaggio e all’attore che lo interpreta. Una messa in scena mutevole in ogni contesto, nel rapporto empatico con il luogo e con chi ascolta e che dà forma ad un personaggio, che è uno, centomila o nessuno, tutti per la prima volta affidati al racconto di una voce.

TEATRO SALA UMBERTO - Via della Mercede 50, Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21.00; sabato 22 aprile 2017 ore 17.00; domenica ore 17.00;
sabato 29 aprile 2017 ore 17.00 e ore 21.00
Biglietti: da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


NON AVER PAURA …È Solo Uno Spettacolo
Scritto da Eduardo Aldan
Progetto artistico di Gianluca Ramazzotti
Diretto da Ricard Reguant
Versione italiana di Franco Ferrini
Con: Claudia Genolini, Luca Basile, Yaser Mohamed
E con la partecipazione di Gianni Garko

Un nuovo entusiasmante e rinfrescante spettacolo sulle nostre paure infantili, un viaggio nel terrore, scritto e diretto dal geniale Eduardo Aldan, il cui obiettivo è che lo spettatore provi una sensazione di inquietudine e paura in un luogo dove abitualmente si sente al sicuro; in una comoda poltrona di teatro. Un esperimento squisitamente teatrale attualmente di grande successo in Spagna, Messico e Portogallo con pubblico e critica entusiastiche. Una trama e un’ambientazione sorprendenti, terrore psicologico ed effetti speciali, sono gli ingredienti di questa nuova e appassionante avventura, che divertirà e appassionerà anche il pubblico italiano. Ma se qualcuno pensa che sia solo uno spettacolo e per questo motivo sia difficile spaventarsi, si sbaglia. Mai puoi sentirti al sicuro in un teatro, perché in realtà non conosci chi ti sta seduto dietro.

“Non aver paura” scritto da Eduardo Aldàn, e diretto da Ricard Reguant e' un successo spagnolo della scorsa stagione a Madrid oltre che campione d'incassi in America Latina. La versione Italiana tradotta e adattata da Franco Ferrini (sceneggiatore tra gli altri, di c'era una volta in America e numerosi film di Dario Argento) su progetto di Gianluca Ramazzotti cerca di riportare in Italia un genere che si è' solito vedere in cinema e quasi mai in teatro: “l’horror”. Lo spettacolo, che vanta la presenza come Maestro di Cerimonia l’ attore Gianni Garko, noto volto del cinema italiano degli anni ’60 e ’70 di film di culto come, tra gli altri: ”Sartana”, “ 10.000 dollari per un massacro”, “La notte dei diavoli”, “Sette note in nero”, “Uomo a metà”, attraverso un sapiente uso del linguaggio scenico, spiazza, sorprende e destabilizza il pubblico suggerendo terrore psicologico, fino a immergerlo in un grande e spaventoso momento teatrale.
Però se qualcuno dovesse pensare che si tratti “solo di uno spettacolo teatrale” (come dichiara il sottotitolo dello stesso) e che non ci sia niente da temere, si sbaglia di grosso. “Non potrai mai sentirti sicuro in un teatro, perché non sai ma chi siede dietro di te”. Lo spettacolo sarà in scena dal 20 Aprile al Teatro Ghione una scelta dovuta anche all’affascinante storia che non tutti conoscono, distrutto dal Grande Incendio del 1915 in via delle Fornaci dove persero la vita 23 persone, ricostruito successivamente, è da anni luogo di eventi paranormali e sorprendenti.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
Dal 20 aprile al 14 maggio 2017
Il botteghino è aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00. Domenica ore 17.00
Biglietti: Intero Platea 27 - Intero Galleria 20 - Riduzione 16 Euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


SPACCANAPOLI TIMES
Scritto e diretto da Ruggero Cappuccio
con
Ruggero Cappuccio - Giuseppe Acquaviva
Giovanni Esposito - Romualdo Acquaviva
e con
Giulio Cancelli Norberto Boito
Gea Martire Gabriella Acquaviva
Marina Sorrenti Gennara Acquaviva
Ciro Damiano Dottor Lorenzi

Scene Nicola Rubertelli
Costumi Carlo Poggioli
Aiuto regia e disegno luci Nadia Baldi
Letture sonore di Marco Betta da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi
Foto di scena Marco Ghidelli
Produzione TEATRO STABILE DI NAPOLI

Quattro fratelli in lotta con il modernismo globalizzante, che innesca nel mondo dinamiche sociali dalle quali i componenti della famiglia si sentono esclusi, sullo scenario di una Napoli contemporanea vista come detonatore della crisi etica. Questo è lo scenario in cui sono coinvolti i protagonisti di Spaccanapoli Times, testo scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, vincitore del Premio le Maschere 2016 come Migliore autore di novità italiana.
Lo spettacolo che nel 2015 ha inaugurato la riapertura dello storico Teatro San Ferdinando di Napoli, è che ha anche visto il debutto come attore di Ruggero Cappuccio, arriva finalmente a Roma al Teatro Eliseo dal 18 aprile al 7 maggio.

Cappuccio veste i panni di Giuseppe Acquaviva, il personaggio al centro della storia - uno scrittore che pubblica le sue opere in assoluto anonimato e vive tra i binari della stazione centrale di Napoli - accompagnato in scena da Giovanni Esposito (Romualdo Acquaviva), Gea Martire (Gabriella Acquaviva), Marina Sorrenti (Gennara Acquaviva), Giulio Cancelli (Norberto Boito) e Ciro Damiano (Dott. Lorenzi).

Spaccanapoli Times è una dirompente macchina comica che attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata velocità.
La scrittura di Ruggero Cappuccio si materializza in un italiano che slitta sul terreno delle lingue del Sud, irrorandosi di anglicismi erosivi per una partitura sonora in cui fiammeggiano allegri dirompenti e adagi malinconici. Su tutto regna il ridere e sorridere, dove la comicità volontaria, sferzante e innocente, diventa una lente d’ingrandimento per leggere la realtà del male di vivere con impeto tagliente e irriguardoso.
La scena si apre nella vecchia casa della famiglia Acquaviva: un appartamento all’ultimo piano di un palazzo situato nella via Spaccanapoli. Gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie d’acqua, ormai vuote, che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza.
Giuseppe ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo, lo raggiungono nella dimora in cui hanno vissuto infanzia e adolescenza, ma il motivo della convocazione appare ambiguo e misterioso.
La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati, innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente, tra i teneri rituali dell’infanzia e l’avanzata cancerogena del capitalismo.
I quattro fratelli sono disorientati dall’attualità, vivono in dimensioni mentali e fisiche estreme, concretizzando sulla vita punti di vista e interpretazioni follemente comici.
La singolare pazzia sentimentale che ispira gli innamoramenti di Gabriella, la surreale visionarietà di Gennara per il mondo dello spirito e il talento fobico che Romualdo applica nella pittura, attivano un confronto serrato sulla possibilità di amare e di esistere.
Così, mentre Giuseppe rivela ai fratelli che una guerra invisibile e mortale incombe sul pianeta, si consuma l’attesa febbrile di una visita che dovrà sciogliere la ragione della convocazione degli Acquaviva nella casa della memoria.

Ruggero Cappuccio, attualmente direttore del Napoli Teatro Festival, propone un testo ambientato nei giorni nostri, come a voler blindare un momento storico dal quale proprio non si può far ritorno; una riflessione sull'uomo, chiamato a vivere questi giorni difficili, che per alcuni sono arrivati troppo presto, cogliendoli impreparati. L’incontro con questa modernità manda in frammenti i già fragili animi dei protagonisti; sono costoro che più ne risentono venendo considerati come malati della società quando, in realtà, sono coloro che presentono il male del nostro tempo.

Durata: 2 ore in 2 atti

TEATRO ELISEO - Via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 18 aprile a domenica 7 maggio 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com


Marioletta Bideri per Bis Tremila srl Presenta
Federica Bern in
IL VIAGGIO DI FELICIA
regia Marco Simeoli
uno spettacolo di Claudio Pallottini

Felicia è una ragazza rumena, ma potrebbe essere di un qualsiasi altro paese dell'est, o una migrante africana, o asiatica, molto sognatrice e con i piedi poco piantati per terra. Il crollo del regime comunista e la miseria crescente l'hanno spinta a lasciare la sua patria ed emigrare in Italia. Come per molte sue connazionali anche per Felicia l'Italia è prima di tutto ciò che ha visto in televisione: la famigliola del Mulino Bianco, i milioni di euro in palio ogni giorno nei quiz serali, il paese dei balocchi dove la ricchezza basta saperla prendere o volerla, per acciuffarla, ma anche, il luogo ideale dove realizzare il suo sogno d'integrazione.
Felicia con il visto turistico viene in Italia, a Roma, con la certezza che trovare un lavoro e ben retribuito sarà una barzelletta, così come essere accettata. Ma la realtà è diversa: il lavoro onesto è duro, mal pagato e, spesso, sfruttato e c'è sempre qualcuno pronto a specularci sopra. Per non parlare del costo della vita e dell'affitto pel buco di casa dove abita. E l'integrazione, poi, non è così ovvia e scontata.

Note di Regia
Il monologo di Claudio Pallottini è un viaggio la cui partenza e il cui arrivo non sono soltanto un luogo geografico definito, ma un luogo della mente.
Il luogo deove la protagonista fa i conti con la realtà che si infrange con il suo sogno d'integrazione e di successo.
Il luogo della delusione della protagonista che accetta la sua vita per ciò che è, per la parte di destino che le è stata assegnata.
Rendere questo viaggio è stato il compito della regia, che lo ha fatto facendo ricorso a linguaggi extra teatrali come il fumetto e la tv; o il racconto in terza persona di stampo Brechtiano.
Felicia ci racconta così il suo viaggio con semplicità, senza rancore, ma anzi, con leggerezza e ironia, grazie alla sua capacità di confondere e confondersi la realtà che vive con l'immaginazione e il sogno.
(Marco Simeoli)

TEATRO BRANCACCINO - Via Mecenate 2, Roma
Dal 20 al 23 aprile 2017
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 20.00, domenica ore 18.00
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


I RAGAZZI DEL CAVALCAVIA
Scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri
Con Alberto Alemanno, Maziar Firouzi, Ciccio La Mantia, Daniele Pilli e Michael Schermi
Disegno luci Gigi Martinucci
Musiche originali Diego Buongiorno
Assistente alla regia Elvira Berarducci
Costumi Livia Fulvio
Una produzione Industria Indipendente
In collaborazione con Carrozzerie N.O.T. Fivizzano 27
Testo inserito e promosso nell'ambito del progetto Fabulamundi Playwrtiting Europe
premio giuria popolare Dante Cappelletti 2015

Uno spettacolo scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri, già vincitrici del Premio Hystrio per le Scritture di scena 2014, I ragazzi del cavalcavia è ispirato ai fatti di cronaca avvenuti a Tortona venti anni fa quando i fratelli Furlan, lanciando un sasso dal Cavalcavia della Cavallosa, colpirono un'auto in corsa uccidendo Maria Letizia Berdini.
Durante le prime dichiarazioni si chiarì il movente, dissero che l'avevano fatto per passare il tempo, per gioco, "per scacciare la noia non sapendo come trascorrere una serata d'Inverno nel periodo di Natale".
Attraverso questi elementi la storia è stata rielaborata è il tragico evento preso come pretesto per raccontare le vicende di un gruppo di ragazzi come tanti, i Fratelli F., con un lavoro qualunque e una città alle calcagna, la Città di T.
Tra la noia e la voglia di rivalsa sulla vita, i Fratelli F., accompagnati da uno zio acquisito (lo Zio Tex) si muovono tra eccessi e tentativi di rimanere a galla, portando a compimento quello che pare essere un atto già predestinato dalla vita.
Il racconto ci conduce in un luogo irreale, che somiglia a numerosi luoghi reali, dove le gesta di questi ragazzi si svolgono come da copione: la narrazione si suddivide in tre cicli diurni/notturni: 24-25-26 dicembre.
Sono passati vent'anni dall'accaduto e la noia nelle città di periferia sembra ancora essere presente. Luoghi deserti e inabitati, dimenticati, che fanno crescere male e non sentire più niente. (Industria Indipendente)

Spettacolo Per Un Pubblico Adulto

TEATRO VASCELLO - Via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
20-21-22-23 aprile 2017
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 589 8031
Sito web: www.teatrovascello.it


Emilio Solfrizzi in
IL BORGHESE GENTILUOMO
di Molière
con (in ordine alfabetico) Viviana Altieri, Anita Bartolucci, Fabrizio Contri, Nico Di Crescenzo, Cristiano Dessì, Lisa Galantini, Lydia Giordano, Simone Luglio, Elisabetta Mandalari e Roberto Turchetta
scene Andrea Taddei
costumi Sandra Cardini
disegno luci Gaetano La Mela
musiche Antonio Sinagra
regia Armando Pugliese

Personaggi e interpreti:
Monsieur Jourdain, borghese Emilio Solfrizzi
Madame Jourdain, sua moglie Anita Bartolucci
Lucilla, figlia di M. Jourdain Viviana Altieri
Nicole, serva Lisa Galantini
Cleonte, innamorato di Lucilla Roberto Turchetta
Coviello, servitore di Cleonte Cristiano Dessì
Dorante, conte amante di Dorimene Fabrizio Contri
Dorimene, marchesa Lydia Giordano
Madame Jourdain, sua moglie Anita Bartolucci
Maestro di musica Nico Di Crescenzo
Allievi musicisti Cristiano Dessì, Viviana Altieri, Lydia Giordano
Maestro di ballo Elisabetta Mandalari
Maestro di scherma Roberto Turchetta
Maestro di filosofia Simone Luglio
Maestro sarto Cristiano Dessì
Aiutanti del sarto Nico Di Crescenzo, Elisabetta Mandalari
Un Muftì Simone Luglio

Un ricco borghese, il signor Jourdain, sogna di diventare nobile, tra persone prive di autentiche qualità come adulatori e scrocconi, che lo raggirano e assecondano la sua follia, pur di ottenerne un guadagno. È circondato dal maestro di musica, di ballo, di scherma, di filosofia. La trama si arricchisce delle rivalità tra i diversi maestri che scroccano denaro a Jourdain e ciascuno di loro ritiene e predica che la propria arte, la propria scienza, è il fondamento primo dell’esser un gentiluomo. A questi si contrappone la moglie, donna estremamente pratica e razionale che cerca di farlo rinsavire. Alla coppia dei Jourdain se ne aggiunge una secondaria, i rispettivi servitori dei due coniugi: la servetta Nicoletta, simpatica e coraggiosa, e Coviello, innamorati tra di loro.
Ne nasce una farsa, chiassosa e colorata, tipica del teatro comico: quella del Gran Turco. Coviello, vestito da turco e parlando un turco maccheronico, si presenta a Jourdain e gli fa credere che il figlio del Gran Turco, di lignaggio reale, è qui per sposare Lucilla, la figlia di Jourdain. Jourdain, lusingato dalle promesse di nobiltà, cade nel tranello e ne nasce un fragoroso balletto-farsa. Di fronte all’ennesimo rifiuto del ‘borghese’ di dare in sposa sua figlia al non nobile ragazzo che ama, tutti d’accordo gli giocano la beffa finale e anche la moglie che, pur criticandolo aspramente lo ha sempre protetto, gli si schiera contro lasciandolo definitivamente solo nella sua folle utopia.
Al termine della vicenda Jourdain continuerà a sognare tutto quello che non potrà mai avere, come succede ai grandi personaggi comici del teatro di Molière.

Note di regia
“Come l’avaro, come il malato immaginario, come l’ipocrita Tartufo, anche questo borghese che sogna di diventare un gentiluomo è, nella cultura letteraria europea, un archetipo: è il modello esemplare e imprescindibile del nuovo ricco, dell’arrampicatore sociale, dell’ambizioso che pretende di comprare col denaro quei meriti e quei titoli che non avrà mai”.
(Armando Pugliese)

Lo spettacolo ha una durata di 2 ore compreso intervallo

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
Dal 18 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 20 e mercoledì 26 aprile ore 17, sabato 29 aprile ore 17 e ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it

 

CHI È DI SCENA
Scritto e diretto da Alessandro Benvenuti
con Alessandro Benvenuti, Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti

Alessandro Benvenuti presenta il nuovo spettacolo CHI È DI SCENA, dal 19 aprile al 7 maggio al Teatro della Cometa a Roma. Scritto, diretto e interpretato dall’attore toscano che ha al suo fianco anche Paolo Cioni e Maria Vittoria Argenti. Impegnati in un intreccio giocoso e imprevedibile avvolto in una comicità istintiva e feroce. La produzione è di Arca Azzurra Teatro.
Una novità drammaturgica nel panorama nazionale di cui è ancora fresco l’inchiostro del copione che si propone come una vera e propria novità anche nel repertorio firmato dall’attore toscano.
La trama racconta di uno stravagante e chiacchierato uomo di teatro scomparso dalle scene improvvisamente e apparentemente senza un plausibile motivo da cinque anni. Viene rintracciato per un caso fortuito da un giovane fan. A lui, l'uomo decide di rilasciare un'intervista per spiegare le ragioni della sua scelta e svelare così il mistero che si è creato intorno a questa. Lo invita perciò a casa sua. Testimone silente di questo loro incontro è però una giovane donna che, giacendo seminuda su una chaiselongue di spalle ai due, sembra dormire un sonno profondo.
E come spesso accade nei lavori di Alessandro Benvenuti, quel che appare si scopre tutt'altro che vero, e quel che è vero si svela in un intreccio giocoso e imprevedibile, con una specie di doppio salto mortale drammaturgico che accompagna lo spettatore a un finale assolutamente inaspettato che gioca con leggerezza con le vicende pubbliche e private dei tre protagonisti, sull'intreccio tutt'altro che evidente dei loro rapporti, affrontando insieme tematiche di grande attualità sociale. Il tutto ovviamente con il linguaggio forte, pastoso, ricco dei testi di Benvenuti, assolutamente esplicito, lineare, venato di ironia con punte di corrosività sarcastica e sempre di una comicità istintiva e feroce.

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Dal 19 aprile al 7 maggio 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Paola Minaccioni in
DAL VIVO SONO MOLTO MEGLIO
Scritto da Paola Minaccioni con Alberto Caviglia e Claudio Fois
Musiche Lady Coco
Regia Paola Rota
Costumi Ursula Patzec
Foto Fabio Lovino

"Dal Vivo Sono Molto Meglio" raccoglie tutti i personaggi di Paola Minaccioni nati in tv, al cinema o alla Radio ed è un viaggio in cui siamo portati a indagare sul tema dell’identità, per esplorarla e rispondere alla domanda che tutti ci facciamo: “Chi siamo davvero?”. Una surreale sequenza di personaggi che incarnano i dubbi, le paure e le nevrosi dell’attrice, cerca di consegnarci una risposta a questa domanda, con uno spettacolo fuori dagli schemi che ci invita a riflettere su noi stesse e a interpretare l’assurdità della società in cui viviamo.
“Dal vivo sono molto meglio" è un flusso di coscienza leggero e irriverente con cui Paola Minaccioni ci conduce in un universo comico e paradossale.
Donne dipendenti dai social network, improbabili venditrici, raffinate poetesse, badanti e inappuntabili manager, rapper incredibili. Sembrerà strano ma vivono tutte dentro di lei e in fondo sono lo specchio delle nostre nevrosi e dell'assurdità della nostra epoca.
Paola Minaccioni ci consegna la chiave della stanza delle sue incredibili maschere, con cui si nasconde e allo stesso tempo rivela, guidata dalle note di Lady Coco, melodico contrappunto a un’esperienza teatrale unica.
Ma raccontare uno spettacolo che cambia di sera in sera è impossibile, si può capire solo dal vivo. Dal vivo infatti è molto meglio!

TEATRO AMBRA JOVINELLI - Via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orari repliche dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 22 aprile doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Info 06 83082620 – 06 83082884
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: Ufficio promozione telefono 06 88816460
Sito web: www.ambrajovinelli.org


BUBBLES
con Marco Zoppi e Rolanda Sabaliauskaite
suoni e luci Paolo Jacobazzi
produzione Teatro Fantastico

Al Teatro Vittoria ritorna con emozione rinnovata BuBBles. Uno show entusiasmante che conduce il pubblico in un viaggio emozionante nel magico mondo delle bolle di sapone, una dimensione fantastica dove tutto è possibile e non esistono limiti all’immaginazione. In BuBBles, Marco Zoppi racchiude tutta la sua esperienza di illusionista e bubble artist, crea bolle di sapone di ogni forma e colore che prendono vita, mutano e si trasformano, gioca con gli elementi della natura attraverso la sua arte leggera e delicata, realizza uno spettacolo magico, poetico e surreale dove musica, colori, luci e materia si fondono e fenomeni all'apparenza inspiegabili accadono di fronte allo sguardo attonito dello spettatore.
“Siamo emozionati e onorati di tornare al Teatro Vittoria di Roma, un teatro molto importante per la nostra storia artistica. E’ infatti proprio in questo prestigioso teatro che nel 2014 ha debuttato BuBBles e si è realizzato il sogno di realizzare uno spettacolo visuale con le bolle di sapone che emozionasse il pubblico di tutte le età. Da quel momento in poi abbiamo portato il nostro spettacolo in giro per il mondo senza sosta e siamo felici dopo tre anni di tornare lì dove tutto è iniziato e poter presentare in prima assoluta nuovi numeri.”

Marco Zoppi è uno dei Bubble Artist di maggior successo nel panorama mondiale costantemente presente nei migliori teatri, programmi TV, variety show e parchi divertimento del mondo. I suoi numeri, presentati anche a "Le Plus Grand Cabaret du Monde" di Parigi, sono stati recentemente notati anche dalla prestigiosa International Magician Society di New York che gli ha conferito il Merlin Award come Miglior Bubble Artist Europeo.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 20 al 30 aprile 2017 ore 21
(sabato 22 e 29 aprile doppia replica, ore 17 ed ore 21; domeniche e martedi 25 ore 17)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


SEMPRE DOMENICA
Regia Clara Sancricca
Con: Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero

"Il lavoro come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidità, del desiderio di indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità di energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare".
Sul palco sei voci e un intrico di vite: al microscopio la trama sottile dei moti e dei vuoti dell'animo umano.
Sempre domenica, per l'originale regia di Clara Sancricca, è un lavoro sul lavoro.
È un lavoro sul tempo, l’energia e i sogni che il lavoro quotidianamente mangia, consuma, sottrae. Sul palco sei attori su sei sedie, che tessono insieme una trama di storie, che aprono squarci di esistenze incrociate. Sono vite affaccendate nei quotidiani affanni, vite che si arrovellano e intanto si consumano, che a tratti si ribellano eppure poi si arrendono, perché in questo carosello di moti e fallimenti è il lavoro a suonare la melodia più forte, quella dell’ineluttabile, dell’inevitabile, del così è sempre stato e del sempre così sarà.
Sempre domenica è un coro di anime, una sinfonia di destini.
Ma è, soprattutto, un canto d’amore per gli esseri umani, per il nostro starcene qui frementi eppure inchiodati, nell’immobilità di una condizione che una tenace ideologia ci fa credere da secoli non tanto la migliore, quanto l’unica – davvero? – possibile.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
dal 18 al 23 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


Antonello Costa in
NON CI POSSO CREDERE
con Annalisa Costa e Pierre Bresolin
Regia Antonello Costa

Quante volte abbiamo usato la frase non ci posso credere... per un incontro inaspettato... per un bel voto o una promozione sul posto di lavoro..... e cosa ha spinto Antonello Costa a chiamare cosi il suo nuovo spettacolo? “I miei 30 anni di carriera coincidono con 30 anni di attività del teatro Manzoni??!! Bisogna festeggiare: Non ci posso credere!!!”
Sta dando vita quindi ad un varietà in grande stile con soubrette, un numeroso corpo di ballo (Licia Cricchi, Marica Galli, Agata Moschini e Elisa Milani) sarà accompagnato sulla scena da Annalisa Costa e Pierre Bresolin.
Canzoni, personaggi, macchiette, balli come nella migliore tradizione, il tutto condito dal talento di Antonello che ballerà il tip tap sulle note di Vecchio Frack di Domenico Modugno. Non mancherà di coinvolgere il pubblico ricordando Renato Carosone. o attraverso l'incontro di Totò e Charlie Chaplin, di Renato Rascel e Petrolini, di Chaplin e Michael Jackson.
Molti i personaggi che incontreremo del suo repertorio, come il siculo Don Antonino, Tony Fasano, ballerino di salsa, Sergio il cugino esaurito, Hamed, e tanti altri ancora...
Antonello sa coniugare tanto mestiere con un'approfondita conoscenza del varietà storico che è stata la base sulla quale ha costruito il suo spessore con amore e scuola. E come dichiara spesso: “il talento non è solo una dote, io ho fatto tutto con serietà, passione, studio e lavoro, senza intraprendere scorciatoie, di questo ne vado fiero”.
Antonello Costa è un vero artista che crea e tiene vivo il varietà.
Assisteremo ad uno spettacolo coinvolgente, divertente, assolutamente da non perdere.

TEATRO MANZONI - Via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 20 aprile al 14 maggio 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 9 maggio ore 19, giovedì 11 maggio ore 17 e ore 21
Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


Greg in
L’ACCENDINO MAGICO
Di Claudio Greg Gregori e Riccardo Graziosi
Con Lallo Circosta, Claudio Gregori, Riccardo Graziosi, Claudia Campagnola, Vania Della Bidia, Roberto Fazioli
Regia: Claudio Greg Gregori
Scene: Andrea Simonetti
Musiche originali: Claudio Greg Gregori

Una tranquilla villetta al mare. Due coppie di coniugi e un amico di famiglia, un misterioso monaco e un accendino che si rivela essere una chiave per varcare le dimensioni.
Questi sono i magici ingredienti per un’avida corsa al potere, tra irresistibili cambi di esistenze e personalità. Una corsa che porterà i protagonisti ad una meta inaspettata. Imprevedibile, graffiante, dissacrante, il grande Greg ritorna sul palco del Teatro 7 con un nuovo, divertentissimo e folle spettacolo, nel quale poter di nuovo esprimere tutta la geniale creatività che da sempre lo contraddistingue.

TEATRO SETTE - Via Benevento 23, Roma
Dal 18 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21; domenica ore 18
Biglietti: da 24€ a 18€ (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Maurizio Mattioli in
ANCORA ERA ORA!
Regia Stefano Reali

Grande, grosso e pieno di quell’allegria genuina che gli arriva direttamente dalla sua città.
Sul palcoscenico del Teatro Tirso de Molina, Maurizio Mattioli, l’attore romano DOC, nato e cresciuto in borgata, grande comico, vero erede di Aldo Fabrizi, uno dei pochi attori italiani capace di passare dal cinema, alla televisione, al doppiaggio, al cabaret, al teatro comico, al teatro serio, alla festa di piazza, sempre con eguale scioltezza, si racconta per la prima volta.
“Ancora era ora!” è la sua esilarante biografia, dagli esordi come “barzellettaro” nei bar di borgata, fino al grande teatro, al cinema, e alla tivù, il tutto con un’orchestra dal vivo che accompagna Mattioli in una serie di canzoni che hanno segnato un’epoca, dagli anni settanta ad oggi.
In scena con lui c’è Stefano Reali, regista, qui in veste di narratore, che provoca ed istiga Maurizio Mattioli nel rievocare, con i suoi racconti irriverenti e comicissimi, il gusto di un’epoca che non c’è più, e di cui in tanti sentiamo la mancanza.
C’è tutto Mattioli in questo “one man show” dal ritmo incalzante e la risata assicurata: infanzia, vocazione, vita e miracoli di un figlio della periferia, che ne racconta le pulsioni e le contraddizioni. Dagli inizi al bar del Pino, dove neanche sedicenne intratteneva gli avventori di Piazza Guadalupe, e dove conobbe una serie di personaggi, come Nino “l’Americano”, Mario “Er Poca Luce”, Zebrotto “Er Zanzara”, e Angioletto “Er Cofano”, che saranno poi tra i pilastri della sua cifra comica, passando per il teatro “serio” con Luigi Squarzina ed Enrico Maria Salerno. E poi il Puff, per approdare finalmente al Sistina, con la sua irripetibile interpretazione di Mastro Titta nel celebre “Rugantino” di Garinei e Giovannini.
Ma nella sua carriera c’è stato spazio anche per tantissimo cinema e tanta televisione. Tutto questo ci verrà raccontato da Mattioli, intervallato dalla sua personalissima interpretazione di brani dell’amato Califano, del maestro Trovajoli e di Francesco De Gregori.
Possiamo considerarlo tra gli artisti più amati del prestigioso teatro Tirso de Molina, l'unico teatro capace di far vivere l'emozione e la leggerezza attraverso i grandi nomi della romanità con la direzione artistica di Achille Mellini.
«Maurizio Mattioli è l’unico vero erede di una generazione di artisti come Aldo Fabrizi, Mario Carotenuto, Paolo Stoppa, Renato Rascel», dice Stefano Reali, compagno di avventura e amico di una vita del comico romano, «personaggi che avevano la forza di un attore protagonista e al tempo stesso la bonomia e il calore di un caratterista. È un qualcosa che non ha eguali nelle cinematografie straniere, si tratta di una particolarità italiana, e forse, quasi tutta romana. Sono personaggi che possiedono caratteristiche contraddittorie: hanno ferocia, rabbia, ma anche simpatia, amabilità, profondità, senso dell’ironica leggerezza della vita, potenza drammatica e una dirompente forza comica. Il tutto mischiato nelle dosi giuste. È per questo che artisti di questo tipo sono sempre stati amatissimi dal pubblico. Mattioli è forse l’ultimo esponente di una razza, che sinceramente mi sembra in via di estinzione…».

TEATRO TIRSO DE MOLINA - Via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
Dal 19 al 30 aprile 2017
Costo Biglietto: Intero: mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27
Ridotto: mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30
Parcheggio convenzionato in Via Tirso, 14
Biglietti in vendita anche su TicketOne www.ticketone.it

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


TESORO, NON È COME CREDI!
di Pietro Morachioli e Joseph Criafulli
con Pietro Morachioli, Ughetta d’Onorascenzo, Raffaele Proietti, Giorgia Mareri, Diego Nesta, Valeria Moccia, Stefano Starna, Alessia Paladino.
regia Pietro Morachioli
Tecnico luci e audio Joseph Crisafulli
Musiche Luigi Morachioli
Grafica Gabriele Mareri
Acconciature Spettinati
Trucco Accademia di Trucco Professionale

La commedia ruota intorno a una serie infinita di equivoci e bugie, un castello di ipocrisia che cadrà miseramente sulle spalle dei protagonisti, un meccanismo comico che promette molte risate.
La storia è quella di Filippo e Margherita, sposati da anni, con una bella casa, un giardino e una governate, la Signora Lina. Tutto sembra procedere tranquillamente ma una scappatella extraconiugale rischia di compromettere il tutto. Giorgio, amico d'infanzia di Filippo, prova a riparare il danno e accorre subito in aiuto dell'amico. Un susseguirsi di personaggi e situazioni paradossali e divertenti equivoci che metteranno i due amici in una sempre più intensa difficoltà! Moglie, amanti, pompieri, governanti, tutti trascinati dentro una bomba ad orologeria pronta a scoppiare.

TEATRO SAN PAOLO - Via Ostiense 190, Roma
Dal 21 al 23 aprile 2107
Orario spettacoli: ore 21.00, domenica ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3394684545
Sito web: www.teatrosanpaolo.it


ANAMONI
spettacolo di teatrodanza
Produzione Matroos
Ideazione Regia Coreografia Lisa Rosamilia
Progetto e realizzazione scenografica Lisa Rosamilia
Musica originale composta e diretta da Michele Sganga
Pianoforte: Michele Sganga
Violino: Lia Tiso
Riprese audio e sonorizzazioni: Matteo de Rossi
Postproduzione musica: Studio Sonicview Roma
Luci: Marco Bilanzone
Visual: Daniele Casolino

Presentato in anteprima al Doit Festival 2017, debutta al Teatro Studio Uno dal 20 al 30 aprile il nuovo lavoro della compagna Matroos che porta in scena grazie alla danzatrice, coreografa e regista Lisa Rosamilia, “Anamoni” suggestivo, visionario ed emozionante spettacolo di teatro danza ispirato al mito di Penelope rielaborato nella contemporaneità.

Lo sguardo di Anamoni si dilata nell’acqua. Vive connessa a una muraglia galleggiante di porte e finestre, che è casa e scialuppa. E da quel veliero fatiscente osserva il mare e attende. Fluttua l’assenza, la perdita, si disperdono e inabissano visioni, Anamoni tesse la tela dell’attesa. Compone il suo quadro di corde e reti che legano telai di vecchie finestre, la sua fragile imbarcazione, un suggestivo mosaico dove risiede, lavora. Unico rifugio nel mare della sospensione a cui la costringe l’attesa. Attesa di un ritorno e qualcosa che nasca da quelle acque, o attesa di una partenza, di un vento che la spinga lontano da quel luogo sospeso. Tessere e disfare si trasformano in una danza ritmica, temporale, alternata a momenti di stasi fra trame e spazi di tessuto. La musica risuona attraverso i passaggi di fili sulla tela, come se fosse essa stessa a produrli. Anamoni osserva, sta, ripete, tesse tele reali e metaforiche, fila nell’attesa trame e orditi, in un’architettura che imbrogli il tempo, un non luogo dove niente è ancora accaduto e tutto deve ancora succedere, un apparente tempo immobile, che in realtà si consuma in attesa di un divenire.

Note di Regia
Spettacolo di TeatroDanza dove oggetto scenografico, composizione coreografica e musica si intrecciano comunicando tra loro. Lo spettacolo prende spunto dalla figura di Penelope omerica rielaborando il personaggio classico nella rappresentazione di un’attesa instabile e mobile, spesso fine a se stessa. Anamoni è una Penelope contemporanea, non c’è realmente nessun uomo da aspettare, né Proci da ingannare, ma solo uno spazio da riempire sempre in bilico con il vuoto e una tessitura che non è inganno del tempo, ma inseguimento e fuga, costruzione e creazione.
La Scenografia e la Danza. La dimensione di Anamoni è una memoria sonora, visionaria e materica. La memoria contenuta nell’oggetto di una vecchia finestra che ha visto, riflesso, atteso, è idea, collegamento e ispirazione alla natura del personaggio e del racconto di Anamoni. L’elaborazione dello spettacolo ha inizio nella ricerca e recupero di vecchi infissi, reti da pesca e materiali in disuso che vengono ricontestualizzati attraverso il lavoro di costruzione della scenografia. La composizione della coreografia nasce ed è strettamente collegata al momento dell’assemblaggio scenografico. Una tela-telaio costruita in sezioni, tessere, stanze, scultura vivente e mezzo necessario al suggerimento danzato. Quadro in cui è simbolicamente racchiusa l’essenza del personaggio stesso, che coniuga passato e presente, accordando la memoria ad una progettualità temporale. La tela, intesa come uno specchio del sé, attraverso giochi di tessuti, video proiezioni, luci e ombre, rimanda all’immaginazione, al disvelamento dell’invisibile, ad una sorta di rovesciamento della realtà. La narrazione si compone attraverso vuoti e pieni, stasi e movimenti di fili che vengono intrecciati, dove il continuo fare e disfare è movimento circolare in cui ogni cosa è eternamente attesa, sperata e rimandata.
La Musica. Originale e composta appositamente per lo spettacolo, alterna momenti di composizione per pianoforte e violino, a sonorizzazioni realizzate dalla stimolazione sonora della scenografia. Dall’osservazione delle tensioni delle corde e dei tessuti sulla tela, e dagli effetti di reazione al movimento del corpo in essi, nasce la musica, che risuona dalla tela come se si trasformasse in un’arpa, un organo, un tamburo, un violino. La descrizione musicale del racconto è realizzata anche attraverso l’utilizzo di sonorizzazioni di elementi naturali legati alla dimensione del personaggio, come onde del mare, cigolii del legno del telaio o di barche, strofinii di fili, il fruscio della sabbia, manipolazioni sensibili delle sonorità delle forme e dell’ambiente.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca, 6 Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: Ingresso 10 euro. Tessera associativa gratuita

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


MANCO FOSSI LAURA CHIATTI…
Uno spettacolo scritto e diretto da Danila Stalteri
con la collaborazione di Gioia Vicari
Con Danila Stalteri, Massimo Corvo, Lucia Batassa

Uno spaccato di vita reale, vissuta intensamente tra illusioni, lacrime e tante risate. Questo in poche parole racconta “… MANCO FOSSI LAURA CHIATTI…” interpretato dalla bravissima Danila Stalteri. Tra giochi di luci, suoni e balli, la straordinaria attrice che ha incantato l’Italia approda finalmente al Teatro Ambra alla Garbatella per regalare agli spettatori momenti unici. Si tratta di una commedia brillante dove Danila Stalteri, con abilità condita da un pizzico di sarcasmo e ironia, mette in scena quello che un’attrice deve affrontare per la scalata al successo nel mondo dello spettacolo. Come nel celebre romanzo di Pirandello Uno, nessuno e centomila, la Stalteri, attingendo a piene mani dal suo vissuto, svela quelli che sono i retroscena, le maschere e le difficoltà di chi vuole calcare le assi del palcoscenico. Un vero e proprio one woman show scritto, diretto ed interpretato da lei, la straordinaria e poliedrica, Danila Stalteri. Con lei in scena Massimo Corvo e Lucia Batassa. Sotto i riflettori gli spettatori vedranno sfilare personaggi di pura fantasia, reali, i corsi di recitazione che ha frequentato, gli insegnanti di teatro con i loro metodi, i provini, le audizioni, le telefonate e le conversazioni con la madre preoccupata e che vorrebbe vedere la figlia sistemata ed una serie interminabile di lavori fatti per potersi mantenere e raggiungere il suo obiettivo. Il tutto condito da un pizzico di follia e autoironia in modo da rendere più frizzante e leggero lo spettacolo. Il tutto con l’ossessione di raggiungere la fama e la popolarità delle attrici conosciute da tutti, di cui Laura Chiatti diventa ironicamente simbolo e termine di paragone inarrivabile.

TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA - Piazza Giovanni da Triora 15, Roma
Dal 20 al 22 aprile 2017 - ore 21,00

Info e prenotazioni: telefono 06.81173900, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroambra.it


DoveComeQuando presenta
FOLLOWER
di Pietro Dattola
con Flavia Germana De Lipsis
regia Pietro Dattola

Al Teatro Studio Uno dal 20 al 30 aprile la Compagnia DoveComeQuando debutta in prima assoluta con lo spettacolo “Follower”, scritto e diretto da Pietro Dattola con protagonista Flavia Germana De Lipsis, monologo che analizza il fenomeno social e i suoi riflessi sulla psiche, sui desideri e sui comportamenti umani, attraverso la storia di una ragazza ancorata ad una amore che non è più suo.
“E se, tramite un'app, potessi essere seguito nella vita reale, anziché semplicemente sullo schermo?
Se un tuo follower potesse realmente seguirti per tutta la giornata, restando invisibile e anonimo, e osservarti mentre prepari la colazione, vai al lavoro o incontri degli amici?
Prova nuove sensazioni, rendi più eccitante la tua giornata, aggiungi un pizzico di magia al tran-tran quotidiano, acquista una nuova prospettiva sulla vita, apri il tuo mondo agli altri, dai un nuovo significato alla tua esistenza, afferma la tua presenza!
Diventa il centro del mondo di qualcun altro. Scarica l'app e iscriviti subito. Se ricevi la notifica significa che qualcuno vuole seguirti! Per tutto il giorno, dalle 10:00 alle 20:00, il tuo follower ignoto riceverà da me alcune tue fotografie e la tua posizione GPS. Tutti gli altri dati resteranno confidenziali. Parola di app.
Fatti seguire!"
Cosa rende così difficile il distacco da una persona amata? Quanto può essere difficile dire addio?
La protagonista, Nina, è ancorata a una storia con Pietro che non le appartiene più. Farebbe di tutto per riaverla indietro. Perché un rapporto funzioni, occorre mantenere le giuste distanze. Quelle tra Pietro e Nina sono ormai abissali e ci sono casi in cui, se vieni bloccato nella vita reale, è per sempre. Ma ora c'è un'app, Follower, con cui Nina crede di poterle accorciare. Non appena si convincerà che il suo follower potrebbe essere Pietro, Nina farà di tutto per rivederlo ancora una volta. Di tutto.
Un atto unico poetico, multiforme - di parole, azione e immagini - per persona sola in cui lo spettatore è il vero follower di Nina - e in cui, qualsiasi cosa lei faccia, le Condizioni d'uso dell'app impediscono di intervenire.

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca 6, Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: ingresso 10 euro. Tessera associativa gratuita

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Gianni Ferreri, Daniela Morozzi, Giancarlo Ratti in
TERAPIA TERAPIA
da un soggetto di Roberto Nobile
una commedia di Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia, Roberto Nobile, Vincenzo Sinopoli
regia Augusto Fornari

Ninì Serpiello, (Gianni Ferreri) e Lucia Montello, (Daniela Morozzi) sono interapia di coppia per cercare di salvare il loro litigiosissimo matrimonio.
Si sono rivolti dopo aver tentato, senza successo, di risolvere con altri terapisti, al Dottor Mauro Angeli, (Giancarlo Ratti) stimato psicologo del settore, considerato un salva-coppie per l’alta percentuale di successi delle sue terapie.
Ma i Serpiello non sanno che proprio in questo periodo anche lo Psicologo vive una gravissima crisi matrimoniale.
Cosa può accadere se i problemi della coppia si intrecciano con quelli dell’analista?
Fra equivoci, litigi, svelamenti, tenerezze, “Terapia Terapia” affronta, in chiave comica ma non superficiale, le commedie e i drammi del matrimonio attraverso un viaggio analitico, da Freud alla sfogliatella napoletana.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto 36, Roma
Dal 18 aprile al 14 maggio 2017
Orario Spettacoli: Martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 21.00, Domenica ore 17.00
Intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


LA BANDA DEL BOX 23
di Antonio Romano
regia Massimo Milazzo
con Antonio Romano, Carlotta Ballarini, Stefano Scaramuzzino e Claudio Scaramuzzino
Con la partecipazione straordinaria di Luciana Frazzetto
scenografie Michele Funghi
costumi Roberto Di Falco
luci e suoni Tony di Tore
foto Loredana Pensa

Che l’Italia sia un Paese ricco di creatività e inventiva non è certo cosa nuova. Vuoi per storia, vuoi per genetica, la fantasia l’ha sempre fatta da padrona, soprattutto quando dev’essere usata per portare a casa la pagnotta.
L’arte di arrangiarsi, infatti, è diventata quasi una cultura. Da sempre i lavori classici si affiancano a mestieri nuovi, più o meno legali.
D’altronde, con la crisi che picchia sempre più duro, non si può biasimare chi tenta di arrotondare l’entrata mensile.
È in questa situazione che i cinque protagonisti della storia, stretti nella morsa della crisi lavorativa, una sera come tante, mentre sono impegnati nella visione della serie televisiva “Gomorra”, vengono attratti dal modo semplice per fare soldi e valutano l’opportunità di “mettersi in affari”.
È a Roma, che i protagonisti si riuniscono per creare l’associazione BOX23, proprio in un Box al civico 23, imitando, in malo modo e con scarsi risultati, i gesti e le parole dei protagonisti di Gomorra e la Banda della Magliana.
Tra equivoci e gaffe, il testo cercherà di ridicolizzare i supereroi camorristici, di sfatare il mito delle scorciatoie e dei facili risultati, per far comprendere che, solo con il lavoro duro e l’onestà, si possono ottenere le dovute soddisfazioni e che, a volte, le scorciatoie possono essere fatali.

Note di regia
A teatro mi annoio. Un illustre insegnante all’inizio della mia carriera di regista mi disse: “…il teatro avrà un futuro se riuscirà a competere con il cinema!“.
Nella parallela attività di direttore di doppiaggio dirigo una sessantina di film l’anno, oltre a curarne spesso i dialoghi. Ho capito quindi cosa significhi non far annoiare lo spettatore. Il teatro non è solo proporre sul palcoscenico un dialogo, ma è soprattutto utilizzare gli infiniti mezzi che questa disciplina offre.
“La banda del Box 23” di Antonio Romano garantisce questa opportunità: dialoghi serrati, personaggi incisivi e ben delineati, risvolti imprevedibili.
Il più delle volte negli stereotipi cine-televisivi certi individui non adattandosi al processo di socializzazione violano le leggi accettate dal gruppo sociale a cui appartengono. Qui invece Sky, Spillo, Napoli, Scheggia e Tanica aderiscono al crimine per motivi socio-familiar-economici. Lo fanno in modo divertente e rocambolesco senza rendersi conto a che cosa vanno incontro. Ciascuno ha un retroterra che giustifica questa scelta impulsiva e non razionale.
Uno dei tanti meriti di questo testo è quello di ricordare a chi scrive sceneggiature per il cinema o la tv di non lanciare messaggi fuorvianti come quello di trasformare i malviventi in “eroi da emulare”. Sarebbe invece motivo di apprezzamento lanciarne uno solo, abusato ma sempre efficace: il crimine non paga!
Massimo Milazzo

TEATRO DEGLI AUDACI - Via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 20 al 30 aprile 2017
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 16 euro, Ridotto 13 euro (over 65), Ridotto bambini 2/13 anni 10 euro - prevendita 2 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 94376057 - 339.6095598
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Le Sorelle Marinetti in
TOPOLINI, MICI E PINGUINI INNAMORATI
Storie dal fantastico zoo dello swing italiano
di Giorgio Umberto Bozzo
Direzione musicale del M° Christian Schmitz
con
Matteo Minerva – Elica Marinetti
Marco Lugli – Scintilla Marinetti
Nicola Olivieri – Turbina Marinetti
Christian Schmitz – Chicco Maniscalchi

Non può certo passare inosservato un fenomeno che ha attraversato tutta la produzione della canzonetta sincopata della fine degli anni Trenta e dell’inizio degli anni Quaranta: molti di quei simpatici motivetti, che avevano impegnato le penne dei migliori autori e compositori e le ugole dei più valenti interpreti del periodo, avevano per protagonisti gli animali.
Il pinguino innamorato, Il gatto in cantina, La canzone delle mosche, Maramao perché sei morto, La sardina innamorata… canzoni che allestirono un fantastico zoo al servizio dello swing e – a maggior ragione – della necessaria evasione dal contingente (un regime in agonia, le ristrettezze economiche dovute alle sanzioni, le leggi liberticide, l’avvicinarsi di una guerra…)

Fatta salva la tradizione millenaria della favola con interpreti zoomorfi (Esopo, Fedro e i loro epigoni più moderni) una ragione era senz’altro da rintracciare nelle programmazioni cinematografiche di quegli anni, che dalla metà degli anni Trenta cominciarono ad ospitare i primi cartoni animati di Walt Disney, le Silly Symphonies – il cui titolo nel nostro Pese venne italianizzato in Sinfonie Allegre – e la saga di Mickey Mouse, che avevano colonne sonore di sapore decisamente moderno, se non esplicitamente jazz e swing.
I programmi leggeri dell’EIAR e tutta la pletora di artisti che vi gravitavano intorno intuirono immediatamente il grosso successo di questi cortometraggi animati e si impegnarono da subito a creare canzoncine in sintonia con quel mondo fantastico.
Topolini, mici e pinguini innamorati è uno spettacolo che racconta in modo leggero, ma ricco di aneddoti e informazioni questo periodo e questo repertorio: una divertente lezione di storia del costume arricchita da una selezione di divertenti canzoni interpretate dalle sorelle canterine che hanno fatto dello swing una vera missione di vita.
Nate da un’idea del produttore Giorgio Bozzo e dell’arrangiatore Christian Schmitz, le Sorelle Marinetti sono il frutto di una seria ricerca nel repertorio dello swing e del jazz italiano degli anni Trenta e Quaranta, di un certosino lavoro di adattamento dei timbri vocali dei tre attori e cantanti e di recupero filologico degli arrangiamenti e del sound originale dei brani in repertorio.
Nel 2010 sono state sul palco del Teatro Ariston con Arisa, nel 2011 hanno fatto un tour estivo con Simone Cristicchi e nel 2012 Vinicio Capossela le ha volute per i cori del suo singolo Pryntyl estratto dall’album Marinai profeti e balene e per il tour seguito all’uscita del disco.
Hanno da poco dato alle stampe il loro terzo lavoro discografico dal titolo “La Famiglia Canterina”.

TEATRO SALA VIGNOLI - Via Bartolomeo D’Alviano 1, Roma
22 e 23 aprile 2017
Sabato ore 21.00 Domenica ore 19.00
Biglietti: Intero 12,00 euro – Ridotto 10,00 euro
Tessera associazione 3,00 euro.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 371.16.27.502


IKNE' - TRACCE TEATRALI
Dal 18 aprile al 7 maggio il Teatro Tordinona organizza IKNE' - TRACCE Teatrali una rassegna di sette spettacoli che si costituisce come spazio realmente aperto di attraversamento.
La città di Roma è terra di passaggio per tante realtà della scena contemporanea del paese. Per alcune è un punto di arrivo, per altre un punto di partenza, per altre ancora una tappa di transito. Ma esistono tante realtà che restano escluse dal panorama scenico della capitale.
Roma, vista la sua particolare collocazione geografica al centro dell’Italia, è un crocevia imprescindibile per tutte le compagnie teatrali che attraversano il paese da sud a nord e viceversa.
La scena contemporanea in movimento per raggiungere pubblici e le regioni più disparate, deve passare da Roma. Roma ha il dovere di intercettarle e di offrire loro spazi e possibilità. Il Teatro Tordinona con questa piccola rassegna vuol lasciare tracce teatrali (Ikné).

18-19 aprile - Terzo Piano Teatro (un)Happy Hour
21 aprile Compagnia di Teatro La San Luis Amore Loop
22-23 aprile –Terre Vivaci The Joyce Audition
27-28 aprile - TeatRing Tu, Mio
29-30 aprile - Associazione Artistica Estudio CA/1000
3-4-5 maggio - Duska Bisconti Foemina Sapiens
6-7 maggio - Compagnia Carvelli/Cusato Pinocchieide

Terzo Piano Teatro
(UN)HAPPY HOUR
drammaturgia Nicola Borghesi
con Francesco Dendi
regia Nicola Borghesi
produzione Factory TAC
in collaborazione con La Gualchiera,
Festival Young Station 6
_selezione Festival Anteprima Collinarea 2015

(Un)happy Hour è una visita guidata nell'assurdità di una vita media, molto media, che sfocia in conseguenze impreviste. È una storia da raccontare prima che sia troppo tardi, in cui una piccola storia si incrocia in un punto imprecisato con una Grande Storia fittizia ma non troppo inverosimile. Le gesta di Ivo Mantellassi, cassiere della Coop, schizofrenico e dinamitardo improvvisato e maniacale, diventano, per caso o per disegno, l'inizio di un'implosione dell'Occidente. È come se dalla vita fossero estratti alcuni episodi apparentemente casuali unendo i quali risulta un quadro sghembo, fastidioso, a tratti incomprensibile, pieno di slanci vitali, come poi è la nostra esperienza del quotidiano. Una giornata d’infanzia sbagliata sulla riviera adriatica, una strana ossessione per la coop, un rapporto di coppia completamente disfunzionale, esaminatori deliranti e minacciosi, una figura materna lucidamente folle, un uomo che assume su di sé tutte le colpe di un paese. E che per liberare un paese dalle sue colpe non può che colpirlo nella sua anima: la festa. Tutto ciò lascerà nella Grande Storia tracce indelebili, riportate con attenzione morbosa dalla guida del
Memorial of Absurdity Victims Museum. (Un)happy Hour vive una sovrapposizione di codici, di modi di raccontare, proprio perché un affresco irregolare e mutevole come quello di un quotidiano spezzato non può non passare attraverso mondi, modi di guardare e, quindi, di stare in scena, schizofrenici e diversi tra loro.
18-19 Aprile (ore 21:00)

Compagnia di Teatro La San Luis
AMORE LOOP
di Maria Mar Perez y Macarena Fuentes

Dall’Argentina a Roma una proposta di teatro espresso. Un gruppo di attori mette in scena l'opera, il motivo è sempre lo stesso: un litigio, elementi sonori immersivi e tanto amore. Ciò che cambia ogni volta sono attori e luogo di rappresentazione, con una parte importante lasciata all'improvvisazione. Il risultato è una opera itinerante in cui ogni rappresentazione è simile ma mai uguale alle altre.
AMORE LOOP eredita il realismo della compagnia argentina del Teatro San Luis che da più di 5 anni lavora con l'idea di inserire la routine quotidiana nel contesto teatrale, per creare e ricreare scene della vita di tutti i giorni e rappresentare il lavoro della gente comune. Situazioni e momenti "reali" vengono elevati a opera teatrale e salgono sul palcoscenico. Musica ed effetti speciali aiutano a creare uno spazio cinematografico di cui il pubblico è parte integrante.
AMORE LOOP a Roma sarà interpretato da Viviana Datti e Lorenzo Parlati, due attori italiani, essi interpretano una coppia di musicisti viaggiatori che condivideranno con noi: canzoni, tensioni e passioni del loro viaggio...
21 Aprile (ore 21:00)

Terre Vivaci
THE JOYCE AUDITION
di Riccardo Mini
Con Angelica Cacciapaglia, Mario Migliucci, Riccardo Mini

Una coppia di attori italiani emigrati a Londra in cerca di fortuna si sta preparando ad un importante provino per una produzione inglese di Exiles, l'unico dramma di James Joyce. Tra situazioni a tratti comiche e paradossali, momenti di riflessione e confronto suscitati dal dramma a cui stanno lavorando, i due attori si trovano spinti ad affrontare il proprio vissuto individuale e di coppia, mettendo in discussione se stessi e i propri sogni, uscendone profondamente trasformati.
The Joyce Audition è un testo bilingue, scritto e recitato in italiano ed inglese, che alterna scene e
dialoghi originali ad estratti del dramma Exiles di James Joyce. L'utilizzo del linguaggio metateatrale, attraverso la situazione drammatica di “prova aperta”, permette una esplorazione di alcuni tipici temi joyciani (senso di paralisi esistenziale, decadenza morale ed economica della società, crisi di valori, epifania come presa di coscienza della propria condizione umana) riattualizzandoli in chiave contemporanea, allo scopo di evidenziarne le analogie profonde con il mondo di oggi. Propone quindi anche una riflessione sull'Italia odierna, sul senso di inquietudine delle giovani generazioni, alle prese con la difficile conquista della propria identità personale e professionale.
22-23 Aprile (ore 21:00 – domenica ore 18:00)

TEATRO TORDINONA (Sala Starsberg) - Via degli Acquasparta, 16

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


Sardegna teatro presenta
ESODO - Tributo a Sergio Atzeni
di Valentino Mannias
con Valentino Mannias e Luca Spanu
musica Luca Spanu
regia Valentino Mannias
foto Dietrich Steinmetz
produzione Sardegna Teatro

Lo spettacolo è un tributo al grande giornalista Sergio Atzeni. La storia raccontata è quella di un giovane che parte e lascia la sua terra, la Sardegna, e più precisamente il Medio Campidano. Giancarlo parte negli anni ’70 in cerca di fortuna, ma potrebbe lasciare la terra natia in ogni epoca, che sia di crisi o meno non importa: viene da una terra dove si dice sempre che “per i giovani non c’è futuro”, e chiunque consiglia di partire e di non tornare troppo presto. “Bona fortuna e bonu viaggiu fillu miu, e abarra attentu!” Un viaggio attraverso le generazioni, una brillante narrazione in cui un musicista accompagna l’attore in tutte le situazioni che compongono il grande esodo.

«Esodo è il frutto di un racconto che mi fece mio padre - racconta Valentino - che negli anni Settanta studiava a Lignano Sabbiadoro e non potendo tornare per Natale era rimasto lì a lavorare con un altro ragazzo nuorese. Storia di famiglia che intreccio con un libro di Atzeni poco citato "Il quinto passo è l’addio". Mi sono ispirato al ritmo di narrazione del personaggio che parte per Roma». Uno spettacolo dove non è importante la cronologia, ma l’immagine. L’esodo di tre generazioni di sardi: negli anni Trenta, Settanta, fino a oggi. Una migrazione senza tempo. Un popolo che si sposta di continuo. «E ora per me è arrivato il momento di portare qui ciò che ho imparato. Costruire con amore un momento di formazione dove sarà possibile vivere questo luogo come uno spazio pubblico".

Valentino Mannias è un attore di 24 anni, diplomato nel 2013 presso la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Sempre nel 2013 lavora come attore co-protagonista su LA 7 nella trasmissione “Crozza nel Paese delle Meraviglie” e su Sky Arte nella Docu- Fiction “Attori o Corsari” per la regia di Giampiero Solari. Nell’aprile 2014 mette in scena con breve tournée a Milano lo spettacolo “ESODO” (di cui è autore interprete e regista) A giugno 2015 riceve il premio Hystrio come miglior attore alla vocazione.

ANGELO MAI - Via delle Terme di Caracalla 55a, Roma
Dal 20 al 22 aprile 2017 – ore 21
Durata spettacolo 70′

Sito web: www.angelomai.org


TE LO DICO ADESSO, NON TE LO DICO PIÙ

Ecco l’annuale e immancabile appuntamento con il divertentissimo Nino Taranto. Il Teatro L’Aura è lieto di festeggiare i 25 anni della sua carriera con la kermesse TE LO DICO ADESSO, NON TE LO DICO PIÙ uno spettacolo esilarante in cui vedremo i cavalli di battaglia e molte novità del brillante artista romano dal 19 al 23 aprile 2017.
Dopo anni dal suo primo debutto, Nino Taranto torna per raccontarvi tutto quello che è successo in questi cinque lustri. Senza tralasciare neanche una risata, dalla prima all’ultima storiella, dall’infermiere del “Seven show” fino ad “Eccezionale veramente” attraverso teatro, televisione, locali sparsi in tutta Italia e tanto altro…
Il veterano della comicità italiana, ci racconta la sua carriera, trascorsa tra programmi televisivi, cabaret e teatro.
Sicuro riderete e molto…è una promessa.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna 37), Roma
dal 19 al 23 aprile 2017
Orario spettacoli: dal mercoledì al sabato ore 21, domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06-83777148 oppure 346-4703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


LA FOTO DEL CARABINIERE
scritto, diretto e interpretato da Claudio Boccaccini

Claudio Boccaccini torna al Teatro Nino Manfredi di Ostia. Dal 20 al 23 aprile è in scena La foto del Carabiniere da lui scritto, diretto e interpretato.
L'attore, che lo scorso 23 settembre nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, ha ricevuto il Premio Speciale Salvo D'Acquisto per "per aver onorato la figura del Vice Brigadiere in Teatro" è il diretto testimone del sacrificio del giovane carabiniere. “E' d'obbligo per me raccontare la storia di questo eroe affinché il suo sacrificio non venga mai dimenticato” ha affermato l'attore dopo il ritiro del premio consegnatoli dall'Associazione Ancislink.
Il 23 settembre del 1943 davanti al mare di Palidoro un vicebrigadiere dei carabinieri, il ventitreenne Salvo D’Acquisto, fu ucciso dalle SS. Il giorno prima, durante un’ispezione, era esplosa una cassa di munizioni uccidendo due soldati tedeschi. Un incidente, ma per i tedeschi l’episodio era da considerarsi un attentato e, come tale, andava vendicato con una rappresaglia. La foto del carabiniere è il ricordo vero di un protagonista della vicenda, il padre dell’autore e interprete, Tarquinio Boccaccini, che quella mattina del ’43 era tra quei ventidue uomini salvati dal gesto dell’eroico carabiniere.
Nell'estate del 1960 Claudio Boccaccini, all'epoca bambino, scopre che il papà Tarquinio conservava gelosamente, e ai suoi occhi misteriosamente, la foto di un giovane in uniforme nella sua patente di guida. Il piccolo ne chiede al padre la ragione e, dopo molte insistenze, riesce a farsi raccontare la storia del giovane carabiniere, Salvo D'Acquisto, della loro amicizia e del suo eroico sacrificio che, nel 1943, salvò la vita di Tarquinio e di altri 21 uomini innocenti.
La struttura narrativa ripercorre gli anni di un'Italia ingenua e spensierata, fruga tra i ricordi di una tipica famiglia romana, quella dell'autore, e attraverso una serie di istantanee di “come eravamo” compone un quadro ricco di emozioni, di nostalgia e di aneddoti esilaranti.
La forza evocativa del testo è quella dirompente di una storia “vera” lasciata in eredità da un padre e trasformata dal figlio in uno spettacolo teatrale nel quale si ride e ci si commuove con la stessa intensità.

TEATRO NINO MANFREDI - Via dei Pallottini 10, Ostia Lido (Roma)
dal 20 al 23 aprile 2017
Orario spettacoli: ore 21.00, domenica ore 17.30
Biglietti: Intero 18.00, Ridotto 14.00, Under 25, 8€

Info e prenotazioni: telefono 06 56 32 48 49, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroninomanfredi.it


Argot Produzioni presenta
BLUES IN SEDICI - La ballata della città dolente
di Stefano Benni
Reading Teatrale
con Stefano Benni, Elena Arvigo, Irene Maiorino, Maurizio Panici, Tiziano Panici, Dacia D'Acunto
regia Maurizio Panici
aiuto regia Maria Stella Taccone
musiche Umberto Petrin e Paolo Damiani
luci Fabio Durastante
grafica Marcella Santomassimo

Al Teatro Argot Studio di Roma due serate EXTRA-ORDINARIE con Stefano Benni e il suo Blues in sedici. A dar vita a questa poetica ballata blues le voci di sei interpreti d'eccezione: lo stesso Benni, Elena Arvigo, Irene Maiorino, Maurizio Panici, Tiziano Panici e Dacia D'Acunto.

Blues in sedici - Ballata della città dolente è un libro di Stefano Benni edito da Feltrinelli e pubblicato per la prima volta nel 1998. Prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto negli Anni Ottanta che Benni lesse su un giornale, riguardante un padre che, come guidato da un presagio, attraversava una città del nord d'Italia fino ad una sala giochi notturna dove, durante un regolamento di conti tra spacciatori, per far da scudo al figlio moriva al suo posto.
Una storia di sacrificio misteriosamente bella che Benni trasforma in un racconto in versi scritto in sedici parti, come un blues.
Nato per essere recitato, Blues in sedici è stato portato a teatro in forma di reading dallo stesso Benni, accompagnato da Paolo Damiani.
La lettura scenica, per ammissione dell'autore, ha "levigato" il testo e prodotto una seconda edizione del libro.
Stefano Benni racconta, in versi, il dolore della realtà che si fa comprensibile, dando vita ad un testo poetico di grande impatto che si articola come una ballata blues polifonica.
L'Indovino cieco, il Padre, la Madre, il Figlio, Lisa, la Città, il Killer, il Teschio sono le otto voci, gli otto personaggi di questa ballata.

TEATRO ARGOT STUDIO - Via Natale del Grande 27, 00153 Roma (Trastevere)
20 e 21 aprile 2017
Orario spettacoli: ore 20.30
Biglietti: 17 euro (intero) - 10 euro (studenti e over 65)

Info e prenotazioni: telefono 06-5898111, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroargotstudio.com

 

Maddalena Rizzi e Francesco Maria Cordella in
COME AMMAZZARE LA MOGLIE O IL MARITO SENZA TANTI PERCHE’
Di Antonio Amurri
Regia di F. D’Alessio

Un classico di Antonio Amurri che, in coppia con Dino Verde, negli anni ’60, è stato un grande autore televisivo. La sua comicità, stringata ed elegante, mette sotto una spietata lente di ingrandimento la vita di coppia: vizi e difetti, incomprensioni ed egoismi, nevrosi e comportamenti maniacali di una lunga serie di mogli e di mariti ingombranti. Tante storie che hanno trovato nella televisione in bianco e nero del carosello il primo “palcoscenico” per tanti spettatori. Lo spettacolo ne ripropone ambienti e stile, muovendo gli attori in un set televisivo degli anni sessanta in un ping pong dinamico ed effervescente con il Telefono Amico.

TEATRO ROMA - Via Umbertide 3, Roma (S. Maria Ausiliatrice)
dal 18 al 30 Aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 06 7850626
Sito web: www.ilteatroroma.it


Enzo Decaro
IN ARTE TOTÒ
Di Enzo Decaro e L. De Curtis

“Viaggio nel mondo poetico e musicale di Antonio De Curtis”

Nell'ambito delle celebrazioni di “50 Totò: i primi 50 anni senza il principe della risata”, (ricordiamo che è venuto amancare il 15 aprile del 1967),celebrazioni che prevedono una serie di iniziative tra cui una grande mostra, retrospettive, convegni etc., questo spettacolo è un percorso sulle tracce del grande poeta, musicista e uomo di pensiero che è stato Antonio De Curtis, in arte 'Totò'.
Tutto (o quasi) èstato detto, scritto (e anche sottoscritto! come direbbe lui), su Totò: il suo genio attoriale, creativo e innovatore, ha conquistato intere platee di svariate generazioni, prima con le macchiette dell'Avanspettacolo, poi con il Varietà nei teatri, quindi con i suoi personaggi nelle pellicole cinematografiche, prolungate nel tempo dalla televisione che continua a trasmetterle ancora oggi (e di sicuro anche domani, qualsiasi siano i supporti che la tecnologia saprà trovare...).Meno si sa, e si èindagato, invece sulla 'poetica' dell'artista Totò, così fortemente connessa alla sua complessa vicenda umana: quel suo complesso dei 'gemelli siamesi'. Così lui stesso definiva la non sempre armonica convivenza tra il nobile principe, raffinato esteta, e quel comico stralunato, guitto e saltimbanco, che pure non era solo il suo alter ego, ma il terminale umano così radicato in quel 'popolino' da cui amava prendere le distanze, ma che gli apparteneva così profondamente.
Un inseparabile tutt'uno, quel principe, nobile anche di animo, equell' irresistibile burattino: insieme hanno dato vita a una 'maschera', forse tra le più complete, e complesse, nella sua apparente, sprovveduta ingenuità, di tutto il panorama dei personaggi dello Spettacolo nel XX secolo.

Antonio De Curtis poeta, ma anche musicista! Questi i due obiettivi a “svelare”le radici più profonde (e un po’nascoste) della pianta Totò e dei suoi fiori creativi più belli, e certamente da lui i più amati, con sobrietà e leggerezza, e non senza approfondire alcuni aspetti biografici (ma soprattutto di pensiero) alla base di una serie di poesie, alcune inedite (perchè Totò poeta non è soltanto 'A livella) e di canzoni (perchèil musicista De Curtis non è solo 'Malafemmena'). Veri e propri piccoli tesori di raffinata sensibilità, opere tra le più rappresentative della sua produzione, che daranno, insieme a tracce ritrovate della sua voce e ad altro raro e prezioso materiale, un'immagine nuova e inaspettata di Antonio De Curtis, in Arte Totò.

Enzo Decaro

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
venerdì 11 aprile 2017 ore 21,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8073040
Sito web: www.parioliteatro.it


BALLETTO DEL SUD - ROMEO E GIULIETTA
Festival Internazionale della Danza di Roma 2017 dell’Accademia Filarmonica Romana e del Teatro Olimpico

La storia d’amore più celebre e celebrata di tutti i tempi. La famosa ed emozionante partitura di Prokof’ev. Le coreografie commoventi ed intense firmate da Fredy Franzutti per i suoi carismatici danzatori. Questi gli ingredienti per il graditissimo ritorno del Balletto del Sud, dopo i successi della passata stagione.

La tragedia di William Shakespeare, Romeo e Giulietta, è sicuramente una delle storie d’amore più popolari di ogni tempo e luogo. La vicenda dei due amanti di Verona ha assunto nel tempo un valore simbolico, diventando l’archetipo dell’amore perfetto ma avversato dalla società.

La compagnia Balletto del Sud, oggi una delle più note e apprezzate nel panorama nazionale, presenta la sua versione del balletto Romeo e Giulietta, sulla trama della tragedia di Shakespeare e sull’omonima partitura di Sergej Prokofev.
Il coreografo Fredy Franzutti crea il balletto per la sua compagnia riscuotendo successo di pubblico e critica, sia per la parte coreografica che per quella visiva: le scene (realizzate da Francesco Palma) sono tratte dai dipinti di Giotto, Piero della Francesca e Cimabue e ci introducono in un mondo illustrativo bidimensionale, sospeso e fluttuante.
I costumi sono ricostruttivi dell’età medioevale italiana, nella quale Franzutti pone l’ambientazione della vicenda. Il fascino arcaico del medioevo è stato considerato uno dei punti di forza della produzione.

Il Romeo e Giulietta del Balletto del Sud è proposto in occasione dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare. Lo spettacolo ha raccolto, fin dalle prime esecuzioni del 1998, pieni consensi di pubblico e apprezzamenti dalla critica ed è stato trasmesso integralmente da Rai due la notte di Natale 2010 e più volte da Rai Uninettuno.

TEATRO OLIMPICO - Piazza Gentile da Fabriano 17, Roma
Giovedì 20 e venerdì 21 aprile 2017 ore 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 326 5991
Sito web: www.teatroolimpico.it

 

Associazione Culturale "Dietro le Quinte" presenta
SALI O SCENDO?
di Danilo De Santis
con Luca Intoppa, Sharon Alessandri, Gianpiero Catallo, Susan Rose e Federica Colucci
Regia Luca Intoppa
Supervisione alla regia Danilo De Santis

"Sali o scendo?", la commedia scritta da Danilo De Santis (Lillo & Greg, Colorado), torna al Teatro Petrolini di Testaccio, messa in scena dalla compagnia dell'Associazione Culturale "Dietro le Quinte".

La vicenda si svolge a Roma, davanti al citofono del civico 36 A di una via qualsiasi, dove Serena (Sharon Alessandri) cerca di trovare il coraggio per citofonare al suo ex ragazzo Paolo (Gianpiero Catallo), pentita di averlo lasciato due settimane prima.

Allo stesso portone si affaccia Attilio (Luca Intoppa), venuto a prendere Sofia (Federica Colucci) per il loro primo appuntamento.

A portare ulteriore scompiglio nella vicenda penserà Nadežda (Susan Rose), la donna con cui Paolo ha intrecciato una relazione alle spalle di Serena, e che comparirà, come si conviene in queste occasioni, nel momento meno opportuno.

Tutta la commedia gira attorno ai temi dell'amore e del destino. Entrambi i protagonisti sono convinti di dover incontrare la persona della loro vita.

Tra la confusione dei citofoni da suonare e la scoperta di tradimenti e gelosie rabbiose, lo spettacolo è frizzante e veloce, immerso nelle risate degli spettatori dall'inizio alla fine.

TEATRO PETROLINI - Via Rubattino 5, 00153 Roma
dal 19 al 23 aprile 2017
Biglietti: intero 13,00 Euro, ridotto 10,00 Euro (tessera associativa 2,00 Euro)

Info e prenotazioni: telefono 06.5757488, facebook www.facebook.com/pg/salioscendoreloaded
Sito web: www.teatropetrolini.com

 


Data unica

CAVALLI DI BATTAGLIA - una serata con Gigi Proietti

Dopo il grande successo televisivo ritorna Gigi Proietti con i suoi Cavalli di Battaglia, martedi 18 aprile, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Lo spettacolo è a sostegno del servizio di telemedicina in Africa della Global Health Telemedicine del programma "Dream" della Comunità di Sant'Egidio
Gigi Proietti ritorna, con Cavalli di battaglia, un excursus del proprio repertorio: popolare, drammaturgico, canoro, mimico, poetico, parodistico, comico , umano, multiculturale.
Una contaminazione di generi che caratterizzano i suoi spettacoli e che sono gli ingredienti del suo grande successo.
Un'occasione unica, dunque, per rivedere in scena l’artista poliedrico.
Sarà accompagnato da un’orchestra di 25 elementi diretti dal M° Mario Vicari, da un corpo di ballo, e da Marco Simeoli e Claudio Pallottini, attori del Suo Laboratorio che da diversi anni partecipano ai suoi spettacoli .
Ci saranno anche Susanna e Carlotta, le due figlie dell'artista, che sorprenderanno il pubblico con le loro qualità vocali e con la loro vis comica.
Cavalli di battaglia sarà anche un'ottima occasione per festeggiare i 50 anni di carriera dell'artista.

“Se lo avessimo fatto in un giorno solo avremmo riempito lo Stadio Olimpico. Il pubblico romano non mi ha mai tradito. Grazie, grazie, grazie.” (Gigi Proietti)

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA (Sala Santa Cecilia) - Viale Pietro de Coubertin 10, 00196 Roma
martedì 18 aprile 2017 ore 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.santacecilia.it


Gabriele Cirilli in
#TALEEQUALEAME
di Gabriele Cirilli, Maria De Luca, Carlo Negri
regia di Gabriele Guidi

“La casa nasconde ma non perde” - Lo diceva nonna Concetta.

Ogni pezzettino di vita o ricordo di ognuno di noi è in una soffitta o in una cantina, ma con l’avvento di Internet il nascondiglio viene sostituito da un hashtag dentro il quale puoi conservare le tue emozioni. Gabriele apre il suo # al suo pubblico proprio sul palcoscenico l’unico luogo dove l’attore riesce ad essere tale e quale a se stesso.

GABRIELE CIRILLI:
Gabriele Cirilli ha avuto la fortuna, la determinazione ed il privilegio di imparare il “mestiere”, con umiltà e determinazione, dai più grandi artisti del teatro e del cinema italiano.
Inizia la sua formazione al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Roma diretto da Gigi Proietti. Da qui tante collaborazioni in teatro, nel cinema e nella fiction tv, in qualità di interprete non solo comico, accanto a grandi artisti; nomi prestigiosi, pietre miliari, come Flavio Bucci, Piera Degli Esposti, Lina Sastri, Michele Placido, Lino Banfi, Paolo Villaggio, Nino Manfredi, Alberto Sordi, ma anche tante giovani promesse scrive insieme ad autori storici come Vincenzo Cerami e ha la fortuna di lavorare come premi Oscar come Nicola Piovani.
Le regie dei suoi spettacoli sono affidate a nomi come Ugo Gregoretti, Antonio Calenda e Pietro Garinei che nel 2003 gli apre le porte del Teatro Sistina di Roma, tempio della commedia musicale. Da qui i suoi spettacoli prendono il via girando tutta l’Italia in un consenso di applausi e di critica.

GABRIELE GUIDI – REGIA:
L’attività teatrale inizia a fine anni ’90 con collaborazioni a vari spettacoli diversi per genere (musical, farsa e prosa). Nel 2003 Mind & Art realizza lo spettacolo “Lennon & John” con Giampiero Ingrassia e Giuseppe Cederna (debutto al Festival di Borgio Verezzi) e a seguire 110 repliche in tutta Italia.

Nel 2005 va in scena “Storie Parallele – Edith Piaf”, con Catherine Spaak; dopo il debutto in Campidoglio a Roma, il recital gira in alcuni tra i teatri e gli spazi più prestigiosi (oltre 170 repliche). Nel 2008, esordio al Festival Asti Teatro per “I have a Dream” con Marialaura Baccarini (e il contributo di Gigi Proietti, Arnoldo Foà, Rosario e Beppe Fiorello); lo stesso anno, in autunno, realizza lo spettacolo “Vivien Leigh – L’ultima conferenza stampa” (con Catherine Spaak), spettacolo introduttivo del Festival del Cinema di Roma. Nel 2009, il capolavoro letterario “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupey con musiche originali di compositori del calibro di Glass, Bacalov, Penderecki, Fabrizio.

Nel 2010 debutta al Festival La Versiliana “Chi ha paura muore ogni giorno” con Giuseppe Ayala; poi due anni di grande successo di pubblico e critica. Nel 2011 “Pierino e il Lupo… e molto altro” con Gigi Proietti, rivisitazione del classico di Prokofiev interpretato dal grande attore con le orchestre più prestigiose d’Italia. Nel 2013 Gabriele Guidi mette in scena “Nel nome di chi?” con Antonia Liskova, spettacolo di teatro civile. Nel 2015, l’ultima produzione: “Stasera parlo… con l’orchestra”, con Laura Morante, Remo Girone e Teresa Mannino più 54 elementi d’orchestra. Tra gli eventi curati, il cinquantenario di “Saint Vincent per il cinema – Grolle d’Oro”, il concerto di Natale 2007 a Roma del Maestro Ennio Morricone, l’evento “Ascolta il Canto del Vento” (Teatro Sistina) per la prestigiosa Fondazione Roma e la direzione artistica del “Mitreo Film Festival 2009”.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
20 aprile 2017 ore 21
Biglietti: da 29,00 a 15,00 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-80687231/2
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata
UN MONDO RARO
Omaggio a Chavela Vargas
l’Edith Piaf messicana amante di Frida Kahlo

Un viaggio emozionante tra Messico e Palermo, un concerto omaggio a Chaveka Vargas - l’Edith Piaf messicana amante di Frida Kahlo: questo è "Un mondo Raro" di Fabrizio Cammarata e Antonio Di Martino, live al Quirinetta il 19 aprile.
Un appassionato omaggio alla straordinaria artista messicana sviluppato attraverso la scrittura e la musica dei due cantautori siciliani, fra i nomi più rilevanti della scena musicale italiana, tradotto in un album e un romanzo.
Una vita fra tequila, canzoni d’amore, passioni impossibili e magia.

Chavela Vargas (1919-2012) è stata una delle voci più importanti dell’America Latina, arrivando, dopo gli ottant’anni, alla fama mondiale. Quasi sconosciuta in Italia, questa chanteuse messicana è stata amante di Frida Kahlo, musa di Almodóvar (dal regista definita “la rude voce della tenerezza”) e icona omosessuale che ha infranto gli schemi di un intero secolo.

Una carriera iniziata negli anni ’40, arrestatasi dopo tre decadi e, dopo vent’anni di alcolismo e oblio, ricominciata grazie a un incontro misterioso, che ha riportato la cantante alle scene mondiali, già anziana.
Sul palco del Quirinetta, il 19 aprile, Cammarata e Di Martino, accompagnati da altri tre musicisti, come nel disco "Un Mondo raro" reinterpreteranno in italiano i brani dell'artista, dando vita a una vera e propria performance, che rievoca lo spirito di Chavela Vargas e che tesse un filo sottile che collega la loro Palermo a Città del Messico.
Con il passo, la voce e la partecipazione emotiva di un romanzo, questo lavoro, nato da una passione comune e da un viaggio in Messico di due cantautori italiani, sulle orme della cantante, ricostruisce la vita avventurosa di Chavela Vargas, dall’infanzia dolorosa in Costa Rica alla scoperta del Messico, dai concerti nelle bettole, all’Olympia di Parigi. Una vita di solitudine ed euforia raccontata attraverso le canzoni e il rapporto con autori, artisti e celebrità, tra iniziazioni sciamaniche e amori travolgenti bagnati da litri di tequila, come quello con la pittrice Frida Kahlo.

QUIRINETTA - Via Marco Minghetti 5, Roma
19 aprile 2017, ore 22.00
Biglietti 12 euro
Prevendite: booking.viteculture.com


CASA GODOT
Da “Aspettando Godot” di Samuel Beckett
Scritto ed interpretato da: Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Alice Hardouin Bertini, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo

Un uomo è affacciato in finestra. Non sa se andare o rimanere lì dov’è. Sa benissimo che lo stanno aspettando, ma c’è qualcosa che lo inchioda. Altre persone abitano in casa con lui. Tra queste c’è chi lo spinge a uscire e chi, invece, lo prega di non muoversi. L’uomo prepara una vecchia valigia marrone, poi la disfa, la prepara di nuovo, la disfa. Vaglia. Rimugina. Soppesa. Appena si convince ci ripensa. Se sta per cedere, reagisce. Temporeggia, appena il tempo di un caffè, dice, di una sigaretta magari. L’uomo è sulla porta ancora chiusa. Si chiama Godot e qualcuno, da qualche parte, lo sta aspettando.

TEATRO SALA UMBERTO - Via della Mercede 50, 00187 Roma
19 aprile 2017 ore 20.30
Biglietti: €8,00 (intero) € 6,00 (ridotto)

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, fax 06 97274058
Sito web: www.salaumberto.com


Melania Fiore in
MARY SHELLEY E FRANKENSTEIN
di Enrico Bernard
regia di Melania Fiore

Mary Shelley, nell’immaginario collettivo è legata alla creazione di quel formidabile racconto che è “Frankenstein, o il moderno Prometeo”, un mito della letteratura e poi del cinema che affonda le radici nella paura di una scienza maledetta e nel terrore del diver-so. Enrico Bernard usa un altro e più sottile registro: Mary è la donna che evoca e condensa in un mo-stro le sue ossessioni interiori. E’ un po’ lei il dottor Frakenstein che sa comporre dai brandelli delle sue rovine e dai simulacri delle sue sofferenze una creatura-mostro, autonoma da lei e insieme a lei debitrice della vita. Amore, passioni, traumi infantili, rovelli interiori e pause di illusorie serenità, morti e resurrezioni dell’anima. Bernard ha la rara abilità di saper far convivere racconto e poesia in un impasto singolare che si fa monologo interiore e ansia di esternazione, aspirazione a una vita “alternativa” e fuga dalla realtà. Melania Fiore una fine, duttile e intensa attrice, già adusa a far teatro ad una sola voce, ha portato in scena questo testo mirabile. E lo ha fatto con una drammaturgia ascetica e claustrofobica, giocando su poche note e pochi toni, su una corda sola eliminando qualsiasi movimento scenico al di fuori di quello imposto dagli incubi e dei fantasmi da lei stessa suscitati. Parole evocate e raccordi narrativi prendono corpo solo attraverso le voci “fuori scena” ottimamente interpretate da Aldo Emanuele Castellani. Forse per Melania la prova d’attrice più ardua e difficile, una vera e propria sfida. Ma in questa regia austera la sua interpretazione prende luce. (recensione di Leandro Castellani)

TEATRO LO SPAZIO - via Locri 42, Roma (S. Giovanni)
Domenica 23 aprile 2017 ore 20,30

Info e prenotazioni: telefono 06 77076486 - 06 77204149, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolospazio.it


IL CATAMARANO
Di Gabriele Mazzucco
Regia Gigi Palla
Con Andrea Alesio

Il giovane Andrea è un ragazzo che coltiva il grande sogno di diventare un attore. È lui a raccontare la sua storia “corale” esclusivamente in prima persona. Unico interlocutore, seppur assente, suo nonno, Angelo. Un uomo tutto di un pezzo, con alle spalle una vita piena e difficile, vissuta intensamente andando anche contro tutto e tutti. Un uomo d’altri tempi, forse, eppure attuale come non mai. Andrea viaggia in solitaria tra passato e presente, tra sensazioni ed emozioni, narrando e rievocando, facendo toccare con mano allo spettatore non una ma più vite, allo stesso tempo ordinarie e straordinarie. Le varie figure che emergono sono uniche nel loro genere, e insieme costituiscono un affresco di varia umanità. Come la bidella bigotta mortalmente scandalizzata per un bacio tra ragazzi, o come il giovane regista naif che si crede proiettato verso il successo grazie alla sua versione contemporanea dell’opera “Il Catamarano”. Ed è proprio Il Catamarano, che poi è il titolo della pièce, a rappresentare il legame che unisce le esistenze di nonno e nipote, e di tutto ciò che ha girato e che continua a girare intorno a loro. Un'unione indissolubile, che travalica lo scorrere del tempo. Si ride ma allo stesso tempo ci si emoziona, senza lasciare spazio alla malinconia e ai rimpianti. Come fa lo stesso Andrea nel suo coinvolgente flusso esistenziale. «Il Catamarano è una storia come tante e come tale unica e straordinaria - spiega il regista, Gigi Palla - Una storia urgente per chi l’ha scritta e necessaria per chi la interpreta e l’ha ispirata. Una carrellata di esistenze che si intrecciano e personaggi che si sfiorano nell’attraversare il mare magnum della vita».

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
venerdì 21 aprile 2017 ore 21
Biglietti: intero: € 16, ridotto € 10

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia), Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina), Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


JESUS CHRIST SUPERSTAR
di Massimo Romeo Piparo

Quest’anno la Pasqua al Teatro Sistina di Roma ha tutta la passione di una storia universale e senza tempo: dopo gli incredibili successi di pubblico e critica ottenuti nel tour invernale a Amsterdam, Den Haag, Antwerpen, Groningen e poi di nuovo Amsterdam, seguiti dai grandissimi trionfi nei teatri italiani degli ultimi mesi, torna a risplendere nella sua ‘casa’ romana la stella luminosa e carismatica di Jesus Christ Superstar, il musical firmato da Massimo Romeo Piparo e prodotto dalla PeepArrow Entertainment, con l’interpretazione del grandissimo Ted Neeley nel ruolo di Gesù.
Un’ultima, imperdibile occasione di vedere in scena a Roma, a partire dal 12 aprile, l’opera rock più amata di tutti i tempi, pronta ancora una volta a far parlare di sé e a trascinare il pubblico romano in un vortice di emozioni. L’esaltante musica rock in stile anni ’70 suonata live dall’orchestra, oltre due ore di spettacolo in lingua originale e interpretate interamente dal vivo, l’indiscutibile eccellenza artistica del cast, primo fra tutti Ted Neeley -l’indimenticabile protagonista dello storico film di Norman Jewison del 1973 che ha dato una impronta mitica e indelebile al ruolo di Gesù - sono gli insostituibili ingredienti di un musical sempre premiato dall’affetto del pubblico.
Un imponente e spettacolare allestimento che non solo celebra il talento ma rende onore all'Italia sui palcoscenici internazionali, dimostrando che il nostro Paese ha raggiunto ormai livelli competitivi in termini di qualità artistica e professionalità nel musical. Ne sono prova i sold out e le standing ovation a scena aperta che da anni accompagnano lo spettacolo, così come il prestigioso MusicalWorld Award, uno dei riconoscimenti internazionali più autorevoli nell'ambito del musical, che ha premiato il Jesus Christ Superstar prodotto dalla PeepArrow Entertainment di Massimo Romeo Piparo come migliore produzione internazionale in Olanda nel 2016.
E proprio a Pasqua, si rinnova il significato profondo di un musical che offre al pubblico la passione di un uomo-simbolo capace di fare della spiritualità la sua bandiera rivoluzionaria, un personaggio che non ha precedenti nella storia del teatro musicale: il celebre lavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice non subisce i segni del tempo, anzi a ogni rappresentazione rinnova il proprio mito contagiando con entusiasmo sempre maggiore le centinaia di migliaia di spettatori che in Europa e in Italia hanno scelto di andarlo a vedere.
E se dopo ormai quasi 23 anni di successi (più di 1.600 rappresentazioni, 160 artisti che si sono alternati nel cast, oltre 1milione e 700mila spettatori, quattro diverse edizioni e ancora, 12 anni consecutivi in cartellone nei Teatri italiani dal 1994 al 2006) questo spettacolo continua a dispensare emozioni passando di generazione in generazione, il merito va tutto innanzitutto al grande lavoro artistico e produttivo di Massimo Romeo Piparo e della sua squadra, che hanno saputo rendere al meglio sulla scena la forza trascinante di una storia universale, dai valori positivi e dai forti sentimenti, in cui la musica diviene protagonista.

Accanto al mitico Ted Neeley nei panni di Gesù, anche Feysal Bonciani (Giuda), Paride Acacia (Hannas), Simona Distefano (Maria Maddalena), Emiliano Geppetti (Pilato), Elia Lo Tauro (Simone), Francesco Mastroianni (Caifa), Salvador Axel Torrisi (Erode) e Mattia Braghero (Pietro).
Sul palco anche l’Orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello, l’ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, con le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

TEATRO SISTINA - Via Sistina 129, Roma
Dal 12 al 23 aprile 2017
Biglietti: Poltronissima €55,00 - Poltrona e I Galleria €49,50 - Seconda Galleria €44,00 - Terza Galleria €34,00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00

Info e prenotazioni: telefono 06 4200711 - 392 8567896, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.ilsistina.it


SE FOSSI FICO
di Clelio D’Ostuni, Daniele Locci, Daniele Trombetti
con Sara Baccarini (Beatrice), Ilario Crudetti (Maurizio), Clelio D’Ostuni (Mimmo), Daniele Locci (Walter), Roberta Marcucci (Amelia Bonomo), Daniele Trombetti (Fabio)
Scene Ferruccio Caridi - Aiuto regia Davide Macaione
Regia Daniele Trombetti

"Se fossi fico" è una favola d'amore contemporanea in cui, al posto della solita rivisitazione di Cenerentola, troviamo come protagonista un controverso Cenerentolo: Fabio, perdigiorno fannullone che vive a carico dei suoi due amici e coinquilini che lo mantengono per affetto.
Un giorno, in uno studio legale in cui si trova per caso, Fabio incontra Beatrice: un fiore luminoso e solare che fa la segretaria per Amelia Bonomo, perfida avvocatessa perfida che vuole bene solo a suo figlio Maurizio, un disadattato goffo e segretamente innamorato della bella Beatrice.
Appena Fabio vede Beatrice scocca il colpo di fulmine, ma lui sa benissimo di non essere il principe azzurro ideale: povero e neanche bello, si accontenta di guardarla da lontano. I suoi inseparabili amici - un gatto e una volpe che agiscono al contrario, e cioè per proteggere l'indifeso Fabio - lo convincono a farsi avanti mettendo in atto un semplice piano: dargli una ripulita, inventare per lui una nuova identità, insomma fornirlo di un'immagine attraente che gli consenta di farlo partecipare al gran ballo dell'amore.
Il piano sembra funzionare, se non fosse per qualche falla qua e là dovuta anche al background degli inventori di questo imbroglio: Mimmo è una guardia giurata dai modi gretti che lavora principalmente di notte ed è sempre alla ricerca dell’attimo giusto per recuperare le forze; mentre Walter è un commesso di un negozio di abbigliamento che ancora deve confessare agli amici la sua omosessualità.
La cattiva Amelia Bonomo sarà la prima a mangiare la foglia e ricatterà i tre ragazzi minacciando di denunciarli per truffa, spinta forse anche dal desiderio di proteggere quel buono a nulla di suo figlio che sfoga tutte le sue frustrazioni in fumetti e cartoni animati sognando di sposare un giorno la dolce Beatrice. Ce la farà Fabio a confessare la verità? E Beatrice riuscirà a perdonarlo? Il figlio goffo da che parte si schiererà? E l'amore davvero trionfa su tutto?
Una commedia brillante, che a tratti toglie il respiro dalle risate, ma che lascia anche spazio alla riflessione del combattere la pigrizia, per un vero cambiamento alla ricerca del proprio valore.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 4 al 23 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
Orario spettacoli: da martedì a venerdì ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedì riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


LIBERI TUTTI
di Elda Alvigini e Natascia Di Vito
con Elda Alvigini | Marius Bizau
Valerio Di Benedetto | Jun Ichikawa
Regia Elda Alvigini

Al Piccolo Eliseo torna in scena la commedia LIBERI TUTTI, scritta a quattro mani da Elda Alvigini - anche regista e interprete - e Natascia Di Vito e rappresentata al Teatro dell’Orologio soltanto per tre giorni nonostante avesse già registrato il tutto esaurito per l’intera programmazione.
Lo spettacolo che affronta il tema della separazione, non solo amorosa, ma anche dalla propria terra o da se stessi, vede protagonisti, oltre alla stessa Alvigini, gli attori Marius Bizau, Valerio Di Benedetto, Jun Ichikawa.
«LIBERI TUTTI ha debuttato con grande successo al Teatro dell’Orologio lo scorso 14 febbraio e, già il giorno dopo, è stato necessario aggiungere una replica straordinaria.
La notte di giovedì 16 febbraio, allo storico Teatro dell’Orologio vengono messi i sigilli e tutta la nostra scenografia sequestrata all’interno.
Ero preoccupatissima, trovare una sala libera a Roma era pressoché impossibile con le programmazioni in corso e, soprattutto, volevo trovare la soluzione giusta per non deludere tutto il pubblico che ancora una volta ci aveva dimostrato tanto affetto. Mentre cercavo una soluzione, ecco che ricevo una telefonata: ‘Pronto, sono Luca!’ E io: ‘Luca chi?’ Risposta: ‘Barbareschi! Ci vieni tre settimane al Piccolo Eliseo? Ho saputo dell’Orologio, c’è questa possibilità, ci posso contare?’ Il cervello mi fa tilt, non riesco a credere alle mie orecchie, ma ho la prontezza di rispondere subito: ‘Grazie! Davvero? Certo che ci vengo! È un sogno per me’.
LIBERI TUTTI, tolti i sigilli e recuperato tutto il materiale di scena, torna libero di esprimersi sul bellissimo e ambito palco del Piccolo Eliseo. Un sogno per tutto il cast artistico e tecnico…che poi mettere i sigilli mentre in scena c’è uno spettacolo che si chiama LIBERI TUTTI, sembra già una battuta da commedia!» (Elda Alvigini)

TEATRO PICCOLO ELISEO - Via Nazionale 183, Roma
Dal 12 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com


IL SOGNO DI NIETZSCHE
di Maricla Boggio
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Adriana Ortolani

Il fatto che la vita sia dolore non giustifica che si viva prigionieri della compassione. Il coraggio consente di trasformare il passato in un nuovo inizio”.
In mezzo a un turbine di affermazioni filosofiche e di teorie, ciò che caratterizza la persona Nietzsche è il forte impulso alla vita e talvolta il prevalere dei sentimenti rispetto alla ragione quando si tratta della propria esistenza e non della filosofia.
È da questa dimensione del personaggio che si sviluppa il testo teatrale, attraverso le vicende che lo vedono agire, amare, soffrire e reagire alla sofferenza, fisica e sentimentale mediante lo sforzo smisurato e vincente della sua genialità intellettuale.
Nell’evolversi del personaggio hanno parte determinante due referenti, Lou Salomè e Paul Rée. Tenuto conto dei mutamenti di costume - il loro rapporto fu allora considerato singolare: un triangolo di amici che vogliono condividere alla pari, al di là del sesso, la passione per lo studio;
Lou Salomé è un’interprete sensibile delle riflessioni più profonde di Nietzsche. L’intesa fra i due in un’epoca in cui le donne sono confinate all’ambito familiare, è perfetta. Ma Lou intende realizzarsi attraverso lo studio in una sorta di paritaria collaborazione non sbilanciata da rapporti sessuali. Il progetto è assecondato da Paul Rée, scrittore di vivace personalità, il cui amore rimane segreto per non contrastare la volontà dell’amica. I pregiudizi dell’epoca però, la stessa moralità borghese che Nietzsche combatte, e la reiterata volontà del filosofo di convincere Lou ad essere sua moglie, vanificano il progetto
Personaggio grandioso nella sofferenza e nella creazione intellettuale, Nietzsche si ritrae dal sogno di una vita in cui trovino spazio i sentimenti e prosegue nel cammino che giunge fino a noi, fra alterne fasi di lucidità e disperazione, dal felice momento di equilibrio della stesura dell’”Ecce homo” ai vaneggiamenti confortati dalle piccole soddisfazioni quotidiane del soggiorno torinese, e pare sprofondare in una follia che forse è un’intuizione delle potenzialità che può avere l’essere umano, di essere tutto e niente.
(Maricla Boggio)

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 4 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.
Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.
In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.
“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1, Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


Articolo di: Isabella Polimanti

Dal 3 al 7 aprile. Con le ultime cinque e acclamatissime repliche al Teatro Argentina, lo stesso che ne ha visto il debutto tre anni fa, si chiude la lunga e fortunata tournée de “La Resistibile ascesa di Arturo Ui” di Bertolt Brecht, l’ultima opera scritta dal grande drammaturgo tedesco durante il suo esilio in Finlandia. Una messinscena, consacrata al successo dal pubblico, dalla stampa e dalla critica, nella tournèe iniziata – in questa stagione teatrale - tre mesi fa e che, dopo aver calcato i palcoscenici dei teatri più prestigiosi della penisola, si conclude là dove tutto era iniziato. Un successo salutato anche da una calorosa accoglienza internazionale con la partecipazione, ad aprile dell’anno scorso, al Festival dell’Unione dei Teatri d’Europa al Maly Theater di Mosca.

Torna nella sua “casa romana” l’opera rock più amata di tutti i tempi. Dal 12 aprile al Teatro Sistina, dopo gli incredibili successi di pubblico e critica ottenuti nel tour invernale oltreconfine, di nuovo in scena JESUS CHRIST SUPERSTAR, di Massimo Romeo Piparo, con lo straordinario Ted Neeley nel ruolo di Gesù.

Attesissimo il debutto, al Teatro Vascello, dello spettacolo VECCHI PER NIENTE ispirato a La forza del carattere di James Hillman con la regia di Nicola Russo.

Il Teatro Piccolo Eliseo ospita LIBERI TUTTI di Elda Alvigini e Natascia Di Vito. Lo spettacolo era nella programmazione del Teatro dell’Orologio ed era stato rappresentato per soli tre giorni, poi l’improvvisa sospensione delle repliche a causa della chiusura del teatro. Recuperato tutto il materiale di scena, LIBERI TUTTI, uno spettacolo che affronta il tema della separazione (d’amore, dalla propria terra, da se stessi), riprende le repliche grazie alla gradita ospitalità di Luca Barbareschi.

Nell’ambito della rassegna “Ritratto d’artista”, in data unica lunedì 10 aprile, al Teatro India lacasadargilla porta in scena GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI di Douglas Adams. Tredici storie, messe in scena al suono di rhythm&blues, per un gruppo di strani ed eccentrici personaggi venuti dallo spazio.

Serata di solidarietà al Teatro Brancaccio lunedì 10 aprile. Sarà in scena la seconda edizione di DEDICATO, uno spettacolo diretto da Franco Miseria e da Claudio Porcarelli e condotto da Lorella Cuccarini. Organizzato da “L’ApertaMente”, sarà un omaggio a tutte le donne che in ogni parte del mondo subiscono le più disparate violenze. I proventi dello spettacolo andranno a costituire un fondo di solidarietà per sostenere il contrasto e l’eliminazione della violenza contro le donne.

Ultimi giorni per non perdere il carisma, la dolcezza, il talento della straordinaria Giulia Lazzarini nei panni di EMILIA, diretta da Claudio Tolcachir. Al Teatro Argentina.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

Buona visione con SaltinAria!

 


JESUS CHRIST SUPERSTAR
di Massimo Romeo Piparo

Quest’anno la Pasqua al Teatro Sistina di Roma ha tutta la passione di una storia universale e senza tempo: dopo gli incredibili successi di pubblico e critica ottenuti nel tour invernale a Amsterdam, Den Haag, Antwerpen, Groningen e poi di nuovo Amsterdam, seguiti dai grandissimi trionfi nei teatri italiani degli ultimi mesi, torna a risplendere nella sua ‘casa’ romana la stella luminosa e carismatica di Jesus Christ Superstar, il musical firmato da Massimo Romeo Piparo e prodotto dalla PeepArrow Entertainment, con l’interpretazione del grandissimo Ted Neeley nel ruolo di Gesù.
Un’ultima, imperdibile occasione di vedere in scena a Roma, a partire dal 12 aprile, l’opera rock più amata di tutti i tempi, pronta ancora una volta a far parlare di sé e a trascinare il pubblico romano in un vortice di emozioni. L’esaltante musica rock in stile anni ’70 suonata live dall’orchestra, oltre due ore di spettacolo in lingua originale e interpretate interamente dal vivo, l’indiscutibile eccellenza artistica del cast, primo fra tutti Ted Neeley -l’indimenticabile protagonista dello storico film di Norman Jewison del 1973 che ha dato una impronta mitica e indelebile al ruolo di Gesù - sono gli insostituibili ingredienti di un musical sempre premiato dall’affetto del pubblico.
Un imponente e spettacolare allestimento che non solo celebra il talento ma rende onore all'Italia sui palcoscenici internazionali, dimostrando che il nostro Paese ha raggiunto ormai livelli competitivi in termini di qualità artistica e professionalità nel musical. Ne sono prova i sold out e le standing ovation a scena aperta che da anni accompagnano lo spettacolo, così come il prestigioso MusicalWorld Award, uno dei riconoscimenti internazionali più autorevoli nell'ambito del musical, che ha premiato il Jesus Christ Superstar prodotto dalla PeepArrow Entertainment di Massimo Romeo Piparo come migliore produzione internazionale in Olanda nel 2016.
E proprio a Pasqua, si rinnova il significato profondo di un musical che offre al pubblico la passione di un uomo-simbolo capace di fare della spiritualità la sua bandiera rivoluzionaria, un personaggio che non ha precedenti nella storia del teatro musicale: il celebre lavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice non subisce i segni del tempo, anzi a ogni rappresentazione rinnova il proprio mito contagiando con entusiasmo sempre maggiore le centinaia di migliaia di spettatori che in Europa e in Italia hanno scelto di andarlo a vedere.
E se dopo ormai quasi 23 anni di successi (più di 1.600 rappresentazioni, 160 artisti che si sono alternati nel cast, oltre 1milione e 700mila spettatori, quattro diverse edizioni e ancora, 12 anni consecutivi in cartellone nei Teatri italiani dal 1994 al 2006) questo spettacolo continua a dispensare emozioni passando di generazione in generazione, il merito va tutto innanzitutto al grande lavoro artistico e produttivo di Massimo Romeo Piparo e della sua squadra, che hanno saputo rendere al meglio sulla scena la forza trascinante di una storia universale, dai valori positivi e dai forti sentimenti, in cui la musica diviene protagonista.

Accanto al mitico Ted Neeley nei panni di Gesù, anche Feysal Bonciani (Giuda), Paride Acacia (Hannas), Simona Distefano (Maria Maddalena), Emiliano Geppetti (Pilato), Elia Lo Tauro (Simone), Francesco Mastroianni (Caifa), Salvador Axel Torrisi (Erode) e Mattia Braghero (Pietro).
Sul palco anche l’Orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello, l’ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, con le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

TEATRO SISTINA - via Sistina 129, Roma
Dal 12 al 23 aprile 2017
Biglietti: Poltronissima €55,00 - Poltrona e I Galleria €49,50 - Seconda Galleria €44,00 - Terza Galleria €34,00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00

Info e prenotazioni: telefono 06 4200711 - 392 8567896, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.ilsistina.it


VECCHI PER NIENTE
testo e regia Nicola Russo
ispirato a La forza del carattere di James Hillman
con (ordine alfabetico)
Benedetta Barzini, Sara Borsarelli, Teresa Piergentili, Marco Quaglia, Agostino Tazzini, Guido Tonetti
scene e costumi Giovanni De Francesco
luci Cristian Zucaro
foto e grafica Liligutt Studio
organizzazione Isabella Saliceti
produzione Teatro Franco Parenti in collaborazione con Monstera

Vecchi per niente nasce dalla lettura de La Forza del Carattere di James Hillman e dalla volontà di parlare della vecchiaia da un punto di vista insolito: come espressione massima del carattere di una persona e non come crepuscolo o decadimento del corpo e della mente. Spesso nei miei lavori ho messo in discussione il concetto di physique du rôle e questo progetto è un passo avanti nella stessa direzione: fare pulizia dai luoghi comuni legati alla rappresentazione, ai sentimenti e ai ruoli che associamo automaticamente alla nostra età e a quella degli altri. Due vecchi non hanno niente in comune per il fatto di condividere la stessa età, men che meno la saggezza. In questo senso i vecchi non esistono, esiste l’identità, esiste il carattere. Per parlare della forza del carattere ho messo insieme le storie di persone anziane sui propri genitori e in particolare sul momento della morte dei propri genitori, riportando così i vecchi alla condizione di figli. Se essere figli e morire sono esperienze che accomunano tutti, mettere in scena i vecchi come figli è stato un modo per tentare di colmare quella distanza che di solito poniamo tra noi e loro.
Tra litigi, risate, parolacce, balli e incontri inaspettati Teresa, Benedetta, Agostino e Guido si rivelano e sorprendono con la loro straordinaria e folle vitalità.
(Nicola Russo)

TEATRO VASCELLO - Via Giacinto Carini 78, Roma
Dall’ 11 al 14 aprile 2017 - ore 21.00
Biglietti: intero: €20,00; ridotto over 65, €15,00; ridotto under 26, € 2,00; promozione coppia: un biglietto €15, il secondo €5

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


LIBERI TUTTI
di Elda Alvigini e Natascia Di Vito
con Elda Alvigini, Marius Bizau, Valerio Di Benedetto e Jun Ichikawa
Regia Elda Alvigini

Al Piccolo Eliseo torna in scena la commedia LIBERI TUTTI, scritta a quattro mani da Elda Alvigini - anche regista e interprete - e Natascia Di Vito e rappresentata al Teatro dell’Orologio soltanto per tre giorni nonostante avesse già registrato il tutto esaurito per l’intera programmazione.
Lo spettacolo che affronta il tema della separazione, non solo amorosa, ma anche dalla propria terra o da se stessi, vede protagonisti, oltre alla stessa Alvigini, gli attori Marius Bizau, Valerio Di Benedetto, Jun Ichikawa.
«LIBERI TUTTI ha debuttato con grande successo al Teatro dell’Orologio lo scorso 14 febbraio e, già il giorno dopo, è stato necessario aggiungere una replica straordinaria.
La notte di giovedì 16 febbraio, allo storico Teatro dell’Orologio vengono messi i sigilli e tutta la nostra scenografia sequestrata all’interno.
Ero preoccupatissima, trovare una sala libera a Roma era pressoché impossibile con le programmazioni in corso e, soprattutto, volevo trovare la soluzione giusta per non deludere tutto il pubblico che ancora una volta ci aveva dimostrato tanto affetto. Mentre cercavo una soluzione, ecco che ricevo una telefonata: ‘Pronto, sono Luca!’ E io: ‘Luca chi?’ Risposta: ‘Barbareschi! Ci vieni tre settimane al Piccolo Eliseo? Ho saputo dell’Orologio, c’è questa possibilità, ci posso contare?’ Il cervello mi fa tilt, non riesco a credere alle mie orecchie, ma ho la prontezza di rispondere subito: ‘Grazie! Davvero? Certo che ci vengo! È un sogno per me’.
LIBERI TUTTI, tolti i sigilli e recuperato tutto il materiale di scena, torna libero di esprimersi sul bellissimo e ambito palco del Piccolo Eliseo. Un sogno per tutto il cast artistico e tecnico…che poi mettere i sigilli mentre in scena c’è uno spettacolo che si chiama LIBERI TUTTI, sembra già una battuta da commedia!» (Elda Alvigini)

TEATRO PICCOLO ELISEO - Via Nazionale 183, Roma
Dal 12 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com


Pino Quartullo, Rosita Celentano e Attilio Fontana in
QUALCHE VOLTA SCAPPANO
dalla commedia TouTou
di Daniele Besse e Agnès Besse
scene Francesco Ghisu
costumi Giovanni Ciacci
adattamento e regia Pino Quartullo

Sembra una sera come tante altre, in casa di Alessandro (Pino Quartullo) e Marzia (Rosita Celentano). Sposati da oltre vent’anni, professionalmente realizzati, e legatissimi al loro cane Toutoù, i due coniugi all’improvviso vedono crollare il loro mondo, le loro certezze. O almeno quelle che credevano tali. Alessandro ha portato fuori per il giretto serale Toutoù, ma ahimè rientra a casa senza di lui. Tragedia. Il cane è fuggito. Non si è perso come Marzia rimprovera ad Alessandro, non è stato abbandonato come tante, troppe volte, accade. No. La sua è una deliberata dichiarazione di ribellione. Perché un cane ha una sua identità, una sua dignità. E perché all’improvviso l’amato quadrupede di casa diviene il rivelatore di disagi e compromessi, l’elemento sublimante di carenze affettive, di vuoti opportunamente celati, ed il detonatore di segreti, complice l’arrivo dell’amico Paolo (Attilio Fontana)- figura chiave nella vicenda e nella movimentata serata. Commedia molto divertente, ironica, pungente ed intelligente, frutto della penna di due autori francesi contemporanei, il cui titolo originale è proprio Toutoù, “ Qualche volta scappano”, nell’adattamento italiano di Pino Quartullo che ne firma anche la regia, rivela anche il legame oggi fortissimo, a tratti paradossale, ma diffusissimo, che si instaura con i propri animali domestici. Che smettono di essere considerati tali, ovvero esseri viventi che appartengono ad una specie propria, per essere umanizzati in un eccesso di amore, o nel desiderio di trovare in loro affetti, legami, corrispondenze amorose. Molti si riconosceranno in Marzia ed Alessandro, e molti in Paolo, amico tutto raziocinio e persino un po’ cinico nel ridicolizzare il dramma divampato a casa dei suoi amici per la fuga del cane, ma a sua volta ricco di sfaccettature, debolezze ed errori che poi alla fine sono quelle che un po’ tutti raccolgono. Perdonerà alla fine Toutoù i suoi padroni? Si sistemerà tutto quanto la sua deliberata fuga ha scatenato?

“Dopo tanti episodi di persone che abbandonano i cani, noi portiamo in scena la storia di un cane che abbandona i suoi padroni. Qualche volta scappano. Può scappare un cane, il proprio partner, possono scappare dei cattivi pensieri, delle parole sbagliate, un amico, una situazione di mano, un tradimento. E un cane “scappato” può diventare il segnale di un amore in crisi, di qualcosa di cui non ci si è accorti. E questo succede ad Alessandro e Marzia che stanno insieme da tanti anni. Alessandro (Pino Quartullo), professore di filosofia, torna a casa una sera, sconvolto per essere stato abbandonato dal proprio cane Toutou. Anche Marzia (Rosita Celentano), ricercatrice nel settore ambientalista, è distrutta, annientata dalla perdita. Si interrogano. Forse il loro cane si è offeso per essere stato troppo sgridato o forse è stanco dei loro padroni o dei croccantini che obbligatoriamente gli somministrano per via dell’eczema, o forse semplicemente era attratto da una femmina in calore. Una commedia sulla dipendenza da animali, persone impazzite, che hanno cambiato la loro vita per il proprio animale domestico. Un amico, Paolo (Attilio Fontana) li mette in guardia: forse il loro cane ha fatto bene ad andarsene. Ci si interroga, si rimette tutto in discussione e si scoprono tante cose, in una notte piena di sorprese”.
(Pino Quartullo)
Questa commedia francese, originale e divertentissima, ci offre un’occasione di viaggio anche dentro noi stessi.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
Dall’11 al 13 aprile 2017
Orario dpettacoli: martedì 11 e mercoledì 12 aprile ore 21, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


GANG OF MAGIC
Produzione Teatro Fantastico
Direzione artistica Paolo Maria Jacobazzi e Simone Angelini

Torna, la Gang of Magic, con uno spettacolo tutto nuovo ed ancora più stupefacente che farà vivere al pubblico l’emozione indimenticabile della magia dal vivo.
La Gang of Magic è un affiatato gruppo di giovani talenti dell’illusionismo che ha lo scopo di rinnovare l'arte magica, un’arte antica dal fascino senza tempo che deve adattarsi costantemente all’evoluzione e ai gusti del pubblico, per riuscire a stupire e meravigliare gli spettatori di oggi.
Manipolazione, mentalismo, magia comica, cartomagia, escapologia, grandi illusioni, sono alcuni dei generi di magia proposti in chiave brillante e originale da giovani talenti della magia contemporanea. Il pubblico viene immerso fin da subito in un’atmosfera magica unica e diventa il protagonista assoluto di uno spettacolo emozionante dove momenti magici e surreali si alternano a situazioni divertenti e travolgenti.
La Gang of Magic è, da sette anni, un laboratorio-spettacolo residente al Teatro Alba di Roma, che ha visto esibirsi e formarsi nel corso del tempo alcuni tra i migliori giovani prestigiatori di oggi. Da questa esperienza è nato lo spettacolo che ha debuttato con grande successo nel 2014 al Teatro Vittoria.
Tra illusioni, magie, prestigi, la Gang of Magic si divertirà a stupire tutti coloro che andranno a curiosare nel loro mondo, coinvolgendoli con incredibili effetti magici. Energia, dinamicità, stupore e comicità, sono le parole chiave della Gang of Magic. Uno spettacolo originale e sorprendente, un'occasione per entrare in una nuova dimensione della magia.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Dall' 11 al 15 aprile 2017 ore 21 (sabato 15 aprile doppia replica, ore 17 ed ore 21)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


CASA GODOT
Da “Aspettando Godot” di Samuel Beckett
Scritto ed interpretato da: Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Alice Hardouin Bertini, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo

Un uomo è affacciato in finestra. Non sa se andare o rimanere lì dov’è. Sa benissimo che lo stanno aspettando, ma c’è qualcosa che lo inchioda. Altre persone abitano in casa con lui. Tra queste c’è chi lo spinge a uscire e chi, invece, lo prega di non muoversi. L’uomo prepara una vecchia valigia marrone, poi la disfa, la prepara di nuovo, la disfa. Vaglia. Rimugina. Soppesa. Appena si convince ci ripensa. Se sta per cedere, reagisce. Temporeggia, appena il tempo di un caffè, dice, di una sigaretta magari. L’uomo è sulla porta ancora chiusa. Si chiama Godot e qualcuno, da qualche parte, lo sta aspettando.

TEATRO SALA UMBERTO - Via della Mercede 50, 00187 Roma
12 e 19 aprile 2017 ore 20.30
Biglietti: €8,00 (intero) € 6,00 (ridotto)

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, fax 06 97274058
Sito web: www.salaumberto.com


Narramondo presenta
CONFIRMATION
di Chris Thorpe
traduzione e regia Jacopo Gassmann
con Nicola Pannelli
luci Gianni Staropoli

Confirmation è un testo sulle barriere attraverso le quali non riusciamo a parlare, sul rigetto impulsivo del punto di vista contrario al nostro e sui meccanismi che ci portano a scegliere soltanto ciò che conferma le nostre ragioni. Attingendo da alcuni studi intorno al tema del “pregiudizio di conferma”, l'autore tenta di instaurare un “dignitoso” dialogo, reale e immaginario, con l'estremismo politico. Per cercare di capire come costruiamo le nostre convinzioni e come mai, partendo da un comune punto di partenza, finiamo per ritrovarci così distanti gli uni dagli altri. Chris Thorpe è oggi una delle voci più importanti del teatro britannico. La sua opera si interroga sul comportamento umano, ponendo alcune semplici ma ingannevoli domande ad esso sottese. Esaminando l'intersezione fra quelle domande e il nostro modo di rapportarci al vivere quotidiano e alla politica, i suoi testi sovvertono e reinventano le convenzioni della “lecture performance” (o conferenza performance).
Jacopo Gassmann

TEATRO ARGOT STUDIO - Via Natale del Grande 27, Roma
Dall’ 11 al 13 aprile 2017
(ven-sab ore 20.30 domenica ore 17.30)
Orari spettacoli: al martedì al sabato ore 20.30 - domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro (intero) - 8 euro (studenti e over 65)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-5898111
Sito web: www.teatroargotstudio.com


LA DONNA CHE DISSE NO
testo e regia Pierpaolo Saraceno
con Pierpaolo Saraceno, Mariapaola Tedesco
musiche originali Concetto Fruciano
scene e costumi Pierpaolo Saraceno
disegno luci Gianni Grillo
foto e video Daniele Manzella
direzione tecnica Massimiliano Boco
produzione Onirika del Sud

Dopo il successo dello scorso anno al Teatro Palladium, Pierpaolo Saraceno porta sul palco dell'Ar.Ma Teatro “La donna che disse no”, un'opera teatrale liberamente tratta dalla vera storia di Franca Viola. Sul palco, insieme allo stesso autore e regista, Mariapaola Tedesco.
Quello di Franca Viola fu il primo vero rifiuto al matrimonio riparatore. Divenne simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane.
Nel 1965, a soli 17 anni, venne rapita da Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi, e da altri suoi amici. La ragazza fu violentata per otto giorni. Il padre fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani.
Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare. All'epoca, inoltre, la Repubblica Italiana proteggeva, con l'articolo 544 del codice penale, il reato di violenza carnale, il quale veniva estinto se l'aggressore sposava la sua vittima.
Franca Viola si rifiutò di sposare Melodia e, solo nel 1981, l'articolo 544 cp venne abrogato.
Si dovrà invece aspettare il 1996 perché in Italia lo stupro venga legalmente riconosciuto non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona".
Una continua lotta tra un vero ed ingenuo amore e un matrimonio riparatore da parte della Mafia siciliana. Un mix tra prosa, musica e crudi movimenti corporei, evidenziano ancor di più quelli che furono i primi fiori d’acciaio ad urlare “No”, per difesa della propria dignità, della propria persona. Un’unica voce condurrà il prossimo a gridare una sola parola:Libertà.
Una sola luce, un solo riflesso, un grido per educare a una sessualità dolce e matura, per superare tabù e contribuire a sconfiggere definitivamente il maschilismo ancora imperante, nel ricordo di tante altre vittime di questa cultura di dominio e di sopraffazione e far conoscere ciò che ha caratterizzato nel 1965 la terra tradita, amata e da tanti ricordata.
Un forte e spietato messaggio in tempi in cui il femminicidio, lo stupro, la violenza sulle donne non smettono di caratterizzare negativamente le nostre società, in ogni parte.
Lo spettacolo, già applaudito la scorsa stagione al Teatro Palladium, in pochi mesi ha già conquistato pubblico e addetti ai lavori. Diversi sono i premi e i riconoscimenti ricevuti: Premio Speciale al Festival Nazionale del Teatro XS della Città di Salerno (SA); Terzo Classificato – Festival Nazionale del Teatro San Prospero, Reggio Emilia (RE); Primo Classificato – Calàbbria Teatro Festival, Castrovillari e Primo Premio Giuria Popolare – Calàbbria Teatro Festival, Castrovillari, nonché Finalista – Premio Salvo Randone, Calamonaci (AG).

Note di regia
Essere Franca significa andare controcorrente, contro le regole stabilite dal popolo di quel tempo, siamo nel 1965; allontanarsi dal moralismo e dall'ipocrisia di certi ambienti tranquilli e puliti dove l’orrore c’è, ma è ben custodito lontano dalla vista. Essere Franca significa provare l’ebbrezza della libertà, reggere il sacrificio della coraggiosa scelta, mettere in discussione l’esistenza di Dio. Un oscuro circo a ciel sereno, all'interno del quale ci si ama e ci si odia.
L’opera si apre con un sogno premonitore. La vera protagonista è solo una bambola, che assorbe tutta la storia di Franca. Filippo, uomo dalle mille maschere, è solo un'intermediazione tra ciò che sta sul palcoscenico e gli spettatori. Un uomo appeso ad una quarta parete, in un continuo oscillare tra bene e male, tra amore e odio, tra libertà e incatenamento. Sul proscenio, esposti gli oggetti di un'ingenua fanciulla come simbolo di un passaggio temporale, che alla fine si rivelano come uniche cose pulite ed immutate. Un vestito da sposa come simbolo della sua verginità e del suo desiderio di matrimonio si contrappone ad un luttuoso abito nero, simbolo di un'atroce morte morale.
Franca va spavalda incontro alla morte e se ne frega di finire tra le braccia della “Cosa Nostra” di quel tempo. La musica “Meridionale”, evidenzia lo sfruttamento delle donne, scava l'anima dello spettatore portandolo ad elaborare il vero concetto del tragico. Una sacra musica orchestrale, paragonabile a quella del Cristo Morto durante le processioni pasquali del Sud Italia. Penso che tale opera sia un’interpretazione della realtà dove il paesaggio povero e scarno è macchiato da qualche pennellata surreale. Una storia da conoscere e far conoscere. Liberamente tratta dalla vera storia di Franca Viola.

AR.MA TEATRO - Via Ruggero di Lauria 22, Roma
Dal 13 al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti 10 euro

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 39744093 - cellulare 333 9329662


ImPerfect Dancers Company presenta
IN-FAUST
Ideazione Walter Matteini-Ina Broeckx
Coreografia Walter Matteini
Scene e costumi Ina broeckx
Luci Bruno Ciulli
Partecipazione straordinaria dell’artista Paolo Cervi Kervischer

Lunedi 10 e martedi 11 aprile, al Teatro Parioli Peppino de Filippo, ImPerfect Dancers Company presenta In-Faust, ideazione Walter Matteini-Ina Broeckx, coreografia,Walter Matteini, scene e costumi,Ina Broeckx,luci, Bruno Ciulli.Con la partecipazione straordinaria dell’artista Paolo Cervi Kervischer. " IN-FAUST -L'ultimo capolavoro del genio coreografico di Walter Matteini e Ina Broeckx approda sulla scena del Teatro Parioli di Roma con 2 date il 10 e 11 aprile 2017L'audace e prestigiosa imPerfect Dancers Company acclamata sulla scena internazionale da critica e pubblico vede impegnato x queste 2 serate evento la partecipazione di una stella internazionale :IDO TADMOR (Direttore Artistico e Coreografo Israel Ballett ).

Dopo la tappa Italiana la imPerfect Dancers Company sempre con INFAUST ,sarà ospite con 3 date a partire dal 1 di giugno alla OPERA HOUSE di TELAVIV.Il famoso dramma Shakespeairiano tradotto con la potenza della Danza .
E se anche il più buono, il più fedele e onesto dei cittadini si trovasse nella posizione di poter scegliere tra il bene e il male? Quale sarebbe la scelta? La più facile? La più scontata? Oppure l'inaspettata e coraggiosa? Ma chi decide qual è l'una e qual è l'altra?Quello che l' imPerfect Dancers Company vuole offrire al pubblico con questa nuova creazione è un viaggio di sola andata verso i più oscuri vicoli dell'animo umano.Un’appassionante studio sulla drammaturgia di Goethe e Mann per l’azione scenica danzata, che gira attorno ai personaggi di Faust, Mefistofele e Margherita, progettato e inscenato da grandi interpreti e scenografi quali Paolo Cervi Kervisher oltre ai direttori artistici della compagnia.
E se fossimo tutti Faust? A ognuno il suo viaggio…

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
Lunedi 10 e martedi 11 aprile 2017 ore 21,00
Biglietti: platea 10 euro ; galleria 10 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8073040
Sito web: www.parioliteatro.it

 

Miguel Angel Berna
CARDIA

In prima rappresentazione italiana, il nuovo spettacolo di Miguel Ángel Berna e Manuela Adamo è un cuore che pulsa al ritmo di una danza impetuosa e di una musica travolgente. Tra canti e poesia, mito e tradizioni popolari, un viaggio attraverso l’anima profonda di due terre distanti eppure affini: l’Aragona e il Salento.

Cardía, il nuovo spettacolo di Miguel Angel Berna e Manuela Adamo,è un viaggionell’anima di due regioni del sud d’Europa: l’Aragona e il Salento. Terre distanti, si dirà,oggi diverse, addirittura estranee, benchéabbiano condiviso un tratto di storiaquando agli albori dell’età moderna gli aragonesi governarono l’Italia meridionale. Eppure, scavando nelle tradizioni, nella memoria popolare, nei recessi del patrimonio immateriale di queste terre si scorgonoaffinità inaspettate, curiose coincidenze,tracce,forse,di una patria culturale comune:musiche e balli per curare il mal-essere miticamente generato dal morso di un ragno o di uno scorpione; canti e lamenti di prefiche che accompagnano la strazianteseparazione dei morti dai vivi; coltelli e bastoni che maneggiati con maestria riproducono in un disegno coreutico perfetto la tensione di scontri e duelli. Coincidenze o convergenze? La ricerca, ai primi passi su questi temi, è ancora da approfondire. Si tratta comunque di segni che attestano una sensibilità comune, modi analoghi che le tradizioni popolari,superando i confini posti dalla storia, preservano e tramandano per scandire i tempi e i fatti della vita.

I gesti, le danze, le musiche e le parole che compongono Cardía sono, dunque, quelli che nei secoli, per coincidenza o per convergenza, hanno dato voce in queste due regioni agli accadimenti che segnano il volgere dell’umana avventura, quelli che irrompono nel quotidiano e sembrano alterare per sempre l’ordine del mondo, quelli che agitano le passioni, alterano gli equilibri, scompaginano l’esistenza. Amore, disperazione, follia; sofferenza, malattia, remissione del male; i conflitti che scuotono il quotidiano,per rabbia, onore ovendetta; la morte, soprattutto, l’estremo dramma della perdita di una persona cara; e poi la vita, di nuovo, che festosamente ricomincia. Sono questi gli aspetti di un ciclo vitale costellato di emozioni, gioie e dolori che, in Aragona come in Salento, sono narrate, commentate, addomesticate da rituali, canti e poesia.Essi esprimono la volontà di una comunità intera di attraversare letemperie individuali edi ristabilire l’ordine del mondo, facendo appello insieme, coralmente, al savoir-fairee al savoir-vivreperpetuato in antiche tradizioni.
Andrea Carlino

Il 12 aprile dopo lo spettacolo si terrà un incontro con Miguel Angel Berna e Manuela Adamo con gli artisti invitati dello spettacolo e il direttore musicale.

TEATRO OLIMPICO - piazza Gentile da Fabriano 17, Roma
Martedì 12 e mercoledì 13 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 326 5991
Sito web: www.teatroolimpico.it

 

ANAMONI
spettacolo di teatrodanza
Produzione Matroos
Ideazione Regia Coreografia LISA ROSAMILIA
Progetto e realizzazione scenografica Lisa Rosamilia
Musica originale composta e diretta da MICHELE SGANGA
Pianoforte: Michele Sganga
Violino: Lia Tiso
Riprese audio e sonorizzazioni: Matteo de Rossi
Postproduzione musica: Studio Sonicview Roma
Luci: Marco Bilanzone
Visual: Daniele Casolino

Presentato in anteprima al Doit Festival 2017, debutta al Teatro Studio Uno dal 20 al 30 aprile il nuovo lavoro della compagna Matroos che porta in scena grazie alla danzatrice, coreografa e regista Lisa Rosamilia, “Anamoni” suggestivo, visionario ed emozionante spettacolo di teatro danza ispirato al mito di Penelope rielaborato nella contemporaneità.
Lo sguardo di Anamoni si dilata nell’acqua. Vive connessa a una muraglia galleggiante di porte e finestre, che è casa e scialuppa. E da quel veliero fatiscente osserva il mare e attende. Fluttua l’assenza, la perdita, si disperdono e inabissano visioni, Anamoni tesse la tela dell’attesa. Compone il suo quadro di corde e reti che legano telai di vecchie finestre, la sua fragile imbarcazione, un suggestivo mosaico dove risiede, lavora. Unico rifugio nel mare della sospensione a cui la costringe l’attesa. Attesa di un ritorno e qualcosa che nasca da quelle acque, o attesa di una partenza, di un vento che la spinga lontano da quel luogo sospeso. Tessere e disfare si trasformano in una danza ritmica, temporale, alternata a momenti di stasi fra trame e spazi di tessuto. La musica risuona attraverso i passaggi di fili sulla tela, come se fosse essa stessa a produrli. Anamoni osserva, sta, ripete, tesse tele reali e metaforiche, fila nell’attesa trame e orditi, in un’architettura che imbrogli il tempo, un non luogo dove niente è ancora accaduto e tutto deve ancora succedere, un apparente tempo immobile, che in realtà si consuma in attesa di un divenire.

Note di Regia
Spettacolo di TeatroDanza dove oggetto scenografico, composizione coreografica e musica si intrecciano comunicando tra loro. Lo spettacolo prende spunto dalla figura di Penelope omerica rielaborando il personaggio classico nella rappresentazione di un’attesa instabile e mobile, spesso fine a se stessa. Anamoni è una Penelope contemporanea, non c’è realmente nessun uomo da aspettare, né Proci da ingannare, ma solo uno spazio da riempire sempre in bilico con il vuoto e una tessitura che non è inganno del tempo, ma inseguimento e fuga, costruzione e creazione.
La Scenografia e la Danza. La dimensione di Anamoni è una memoria sonora, visionaria e materica. La memoria contenuta nell’oggetto di una vecchia finestra che ha visto, riflesso, atteso, è idea, collegamento e ispirazione alla natura del personaggio e del racconto di Anamoni. L’elaborazione dello spettacolo ha inizio nella ricerca e recupero di vecchi infissi, reti da pesca e materiali in disuso che vengono ricontestualizzati attraverso il lavoro di costruzione della scenografia. La composizione della coreografia nasce ed è strettamente collegata al momento dell’assemblaggio scenografico. Una tela-telaio costruita in sezioni, tessere, stanze, scultura vivente e mezzo necessario al suggerimento danzato. Quadro in cui è simbolicamente racchiusa l’essenza del personaggio stesso, che coniuga passato e presente, accordando la memoria ad una progettualità temporale. La tela, intesa come uno specchio del sé, attraverso giochi di tessuti, video proiezioni, luci e ombre, rimanda all’immaginazione, al disvelamento dell’invisibile, ad una sorta di rovesciamento della realtà. La narrazione si compone attraverso vuoti e pieni, stasi e movimenti di fili che vengono intrecciati, dove il continuo fare e disfare è movimento circolare in cui ogni cosa è eternamente attesa, sperata e rimandata.
La Musica. Originale e composta appositamente per lo spettacolo, alterna momenti di composizione per pianoforte e violino, a sonorizzazioni realizzate dalla stimolazione sonora della scenografia. Dall’osservazione delle tensioni delle corde e dei tessuti sulla tela, e dagli effetti di reazione al movimento del corpo in essi, nasce la musica, che risuona dalla tela come se si trasformasse in un’arpa, un organo, un tamburo, un violino. La descrizione musicale del racconto è realizzata anche attraverso l’utilizzo di sonorizzazioni di elementi naturali legati alla dimensione del personaggio, come onde del mare, cigolii del legno del telaio o di barche, strofinii di fili, il fruscio della sabbia, manipolazioni sensibili delle sonorità delle forme e dell’ambiente.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 20 al 30 aprile 2017
Biglietti: ingresso 10 euro (tessera associativa gratuita)
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com

 

TVATT
Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali
Uno spettacolo ideato da Luigi Morra, liberamente ispirato a “East” e “West” di Steven Berkoff
Con: Luigi Morra, Pasquale Passaretti, Eduardo Ricciardelli
Musiche: Camera
Luci e video: Domenico Catano
Elementi scenici: Stefano Zecchini
Drammaturgia e regia: Luigi Morra

Torna in scena a Roma, al Teatro di Documenti il 12 e il 13 aprile, TVATT, spettacolo ideato da Luigi Morra, liberamente ispirato a “East” e “West” di Steven Berkoff. TVATT, acronimo di Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali, è in realtà in Campania un modo per dire “ti picchio”. Partendo da un approccio prevalentemente comico e grottesco, la pièce indaga su una precisa tipologia di violenza: schiaffi, pugni, risse, sopraffazioni. Quella violenza primordiale, scovata nel quotidiano, che spesso agisce come esperienza piena di significati, caratterizzata da dinamiche che nel bene o nel male risultano inevitabilmente spettacolari. Dialetto, espressioni rituali, posture improbabili, racconti legati a episodi di vita, atteggiamenti di sfida, lo spettacolo diventa una sorta di parabola che spezza ogni giudizio preconfezionato.
Osservando un contesto geografico preciso e circoscritto, TVATT riflette su una questione globale, che riguarda in ogni luogo, scavando nella natura della rabbia e nell’impotenza di chi assiste o subisce. Prodotto da Etérnit e Teatraltro, con la collaborazione di Lunarte e il supporto di Teatro Forte, TVATT è un progetto partito con uno studio presentato nel 2014 nell’ambito del Festival Lunarte, per poi debuttare in forma di spettacolo nel 2015 al Teatro Tordinona di Roma. Di recente è stato pubblicato, sotto etichetta MArteLabel, il disco dei Camera con la colonna sonora dello spettacolo. Il prossimo anno TVATT farà tappa anche all’estero: all’Istituto di Cultura Italiana di Bruxelles e al Theater Het Klokhuis di Anversa ospite della Società Dante Alighieri.

TEATRO DI DOCUMENTI - via Nicola Zabaglia 42, Roma
12 e 13 aprile 2017 ore 20.45
biglietto intero: € 15.00 - biglietto ridotto € 10.00

Info e prenotazioni: telefono 06.5744034 - 328.8475891
Sito web: www.teatrodidocumenti.it

 


Data unica

GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI
di Douglas Adams
un progetto di lacasadargilla e Gianluca Ruggeri
con Simone Barraco, Antonietta Bello, Simone Castano, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Silvio Impegnoso, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Alice Palazzi, Diego Sepe, Roberta Zanardo, Francesca Zerilli
musiche e batteria Gianluca Ruggeri
tastiere Ivano Guagnelli

Lo spettacolo si inserisce in CONFINI un progetto de lacasadargilla nell’ambito della rassegna “Ritratto d’artista” dedicata dal Teatro di Roma al lavoro della compagnia.
Lunedì 10 aprile (ore 21) al Teatro India lacasadargilla porta in scena GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI di Douglas Adams, un’occasione per rivivere l’odissea spaziale di un gruppo d’irriverenti e stravaganti viaggiatori in giro per la galassia alle prese con istruzioni, vicende e incontri surreali.
Saranno 13 storie messe in scena come in un cabaret radiofonico stile “Motown”, animato da una moltitudine di eccentrici personaggi retrò venuti dallo spazio. In una strampalata ambientazione da balera galattica, individui equivoci in occhiali scuri, cowgirls di passaggio, hostess eccessivamente sexy, si alternano ai microfoni al suono rhythm&blues di batteria e tastiere per presentare il loro incredibile numero.
Testo cult per un’intera generazione, esilarante, linguisticamente esplosivo e politicamente scorretto, la Guida ci farà ripercorrere lo stravagante itinerario spaziale di un gruppo di viaggiatori alla scoperta delle meraviglie dell’universo.
Lo spettacolo è una delle attività del progetto Confini de lacasadargilla che, tracciando un filo rosso tra Teatro India e Teatro Argentina, dal 28 marzo al 10 aprile ripensa con spettacoli, mise en espace, istallazioni visive e sonore, stazioni radiofoniche on-air e balere galattiche, i Confini della città. Dal LEAR DI EDWARD BOND, per raccontare la violenza e l’orrore di ogni guerra e di tutti quei recinti in cui è imprigionata la nostra Storia, ad altre storie: quelle disabitate dall’uomo di IF/INVASIONI (dal) FUTURO*003; la stazione radio orbitale ASTRONAVE51; il misterioso viaggio ‘genealogico’ attraverso eredità e abbandoni di WHEN THE RAIN STOPS FALLING. Per ritrovare negli spazi esterni del Teatro India con WALLONWALL fotografie di frontiere fuori formato di Kai Wiedenhöfer.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere dei Papareschi), Roma
Lunedì 10 aprile 2017 - ore 21
Orario spettacolo: ore 21.00
Durata spettacolo: 1 ora e 10 minuti
Biglietti: 12€ intero, 8€ ridotto (Ritratto d’artista card 32 euro per 4 ingressi al Teatro India)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


ADONIS, ecco il mio nome
per la voce di Cosimo Cinieri
Roberto Bellatalla contrabbasso
Fabio Caricchia chitarra e canto
Luciano Orologi sax soprano e fiati
Giovanni Lo Cascio batteria e percussioni
Musiche originali e arrangiamenti: Roberto Bellatalla-Fabio Caricchia
Drammaturgia e regia: Irma Immacolata Palazzo

A Roma, l’11 aprile al Teatro India Sala A è in programma il Concerto ADONIS, ECCO IL MIO NOME per la voce di COSIMO CINIERI, drammaturgia e regia di IRMA IMMACOLATA PALAZZO, con ROBERTO BELLATALLA contrabbasso, FABIO CARICCHIA chitarra e canto, LUCIANO OROLOGI sax soprano e fiati, GIOVANNI LO CASCIO batteria e percussioni; musiche originali e arrangiamenti: Roberto Bellatalla e Fabio Caricchia. Un viaggio suddiviso in 6 stazioni: Damasco, Andalusia, New York, Beirut, Parigi e Napoli dove si snodano i temi cari al poeta: la rinascita della poesia araba, l’esilio, il dialogo ininterrotto con l’Altro, il disprezzo per la tecnocrazia e la logica del mercato, l’amata Beirut martoriata dalle guerre civili, la poesia e l’utopia di condividere con l’Occidente valori comuni nel rispetto della propria diversità.
'Ali Ahmad Sa'id Esber, il più grande poeta arabo vivente, è nato in un villaggio della Siria nel 1930. A 14 anni, per aver recitato i suoi versi al cospetto del Presidente della Repubblica, ottiene una borsa di studio. A 17 adotta lo pseudonimo di Adonis. Si laurea a Damasco in filosofia. Dopo un anno di carcere per questioni politiche, emigra a Beirut dove ottiene il dottorato e in seguito la cittadinanza. E’ stato più volte candidato al Premio Nobel. Adonis è nomade, da sempre in viaggio: l’erranza è la dimensione del suo spirito teso verso una ricerca inesauribile.

TEATRO INDIA (Sala A) - Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere dei Papareschi), Roma
Martedì 11 aprile 2017 ore 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


DEDICATO
Seconda Edizione
diretto da Franco Miseria e da Claudio Porcarelli
condotto da Lorella Cuccarini

Lunedì 10 aprile ’17 alle ore 21,00 al teatro Brancaccio di Roma si svolgerà la Seconda Edizione dello spettacolo “DEDICATO” condotto da Lorella Cuccarini, diretto dal grande coreografo Franco Miseria e da Claudio Porcarelli, fotografo di fama internazionale, fortemente voluto da Tiziana Di Vito, Presidente di “l’ApertaMente”, vuole essere un omaggio a tutte le donne che in ogni parte del mondo subiscono le più disparate violenze
Sul palco si alterneranno, portando la loro testimonianza e il loro contributo , non solo contro il triste fenomeno del femminicidio, che ci vede di gran lunga primi in Europa, ma contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne, popolari personaggi del mondo dello spettacolo che si esibiranno come Lino e Rosanna Banfi, Simona Izzo, Giulio Scarpati, Paolo Conticini, Simona Marchini, Mariangela D’Abbraccio, Rossella Brescia, Giusy Versace, Gianni Togni, Cinzia Tedesco, Vittorio De Scalzi, Riccardo Rossi, Sagi Rei e tanti altri grandi artisti che stanno aderendo.
L’ApertaMente è nata con l’intento di promuovere la solidarietà umana al fine di migliorare le condizioni della persona, in un'ottica che valorizzi le pari opportunità per ogni individuo.
I proventi dello spettacolo, infatti, andranno a costituire un fondo* di solidarietà per sostenere il contrasto e l’eliminazione della violenza contro le donne come fenomeno globale attraverso campagne antiviolenza, sostegno e progetti di formazione nelle scuole e nei centri anti violenza e reinserimento di chi ha subito il danno nel mondo del lavoro, nella convinta consapevolezza che senza educazione e informazione non sarà possibile avere un mondo libero dalla violenza di genere.
*La governance del fondo sarà costituita da un Board formato da personalità attive nel mondo del sociale e da una Commissione di Ong impegnate sul tema che supporterà le scelte del Board su indirizzo, strategia, aree di intervento e destinazione dei fondi.
La manifestazione è sostenuta da ONG che combattono per la tutela dei diritti umani a livello internazionale, come Non c’è Pace Senza Giustizia - Amref Health Africa - L.I.D.U. (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo) - O.N.P.S. (Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza)- Amnesty International - Unicef – Actionaid - Oxfam nonché Differenza Donna – Nosotras.
I biglietti potranno essere acquistati presso il teatro Brancaccio e su tutto il circuito TicketOne.
Se si volesse sostenere il progetto con una donazione, invece, la stessa potrà essere rimessa a mezzo bonifico bancario (con la causale: erogazione liberale) su IBAN IT90Q0510474600CC0450001099 - trasmettendo i dati anagrafici del sostenitore al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. per l'emissione della ricevuta.
Il Presidente della Repubblica, ha voluto destinare una Medaglia quale suo Premio di Rappresentanza alla seconda edizione dello spettacolo “Dedicato”, che per il suo alto valore sociale ha ricevuto anche il Patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

TEATRO BRANCACCIO - Via Mecenate 2, Roma
Lunedì 10 aprile 2017 ore 21.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Teatro Eliseo & Saint Louis presentano
SPECIAL GUEST Festival di produzioni originali
KURT ELLING
Rosario Giuliani e la Saint Louis Big Band
diretta da Antonio Solimene

Il “crooner” Kurt Elling special guest della Saint Louis Big Band diretta da Antonio Solimene e arricchita per l’occasione dal sax di Rosario Giuliani in un raffinato repertorio di standard della tradizione jazzistica: da I can't give you anything but love ad April in Paris, da Come Fly with me a Nature boy.

Kurt Elling
Ricca voce baritonale che si estende a quattro ottave, Elling è dotato di stupefacente maestria tecnica e intensa profondità emotiva. Il suo repertorio comprende composizioni originali e moderne interpretazioni di standard, trampolini per l’improvvisazione ispirata, lo scat, la poesia. Erede naturale di pionieri del jazz come Eddie Jefferson, King Pleasure, e Jon Hendricks, Elling ha improvvisato sugli assoli di Wayne Shorter, Keith Jarrett e Pat Metheny. Negli ultimi dieci anni è stato vincitore dei Grammy Awards, del DownBeat Critics Poll ed è stato più volte nominato “Cantante maschile dell’anno” dall'Associazione giornalisti Jazz.

Rosario Giuliani
Talento, una profonda passione per la musica tutta ed una grande tecnica hanno condotto Rosario Giuliani alla ribalta della scena europea ed internazionale. Con disinvoltura riesce a trarre dai suoi sassofoni un fraseggio fluido, allacciandosi con naturalezza ai grandi sassofonisti della storia del jazz. Il musicista colpisce proprio per la sua originalità quasi istintiva, che è facilmente identificabile non solo nell’approccio con gli strumenti, ma anche nella composizione delle partiture. Di rilievo anche il palmarès, che annovera autorevoli riconoscimenti (nel 2010 come miglior sassofonista dell’anno per Musica Jazz; nel 2010 e nel 2013 Jazz It Awards come miglior sax alto). Tante e prestigiose anche le sue collaborazioni nell’ambito del jazz, dove ha avuto modo di affiancare musicisti di valore assoluto quali Charlie Haden, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Jeff "Tain" Watts, Bob Mintzer, Joe Locke, John Patitucci, Sylvain Luc, Guy Barker e Richard Galliano.

Saint Louis Big Band
La Saint Louis Big Band è una formazione orchestrale che rispetta in pieno la struttura classica della big band ovvero 4 trombe, 5 sax, tromboni, sezione ritmica, 6 coristi. Il repertorio dell’ensemble, di tipo jazzistico, sfiora gran parte delle espressioni e dei cambiamenti che hanno caratterizzato la musica afro-americana fin dall’inizio del secolo scorso, proponendo alcune tra le pagine più belle della letteratura jazzistica orchestrale (Benny Goodman, Duke Ellington, Dizzy Gillespie). Vengono privilegiate le elaborazioni di arrangiatori contemporanei dell’area americana (Sammy Nestico, Don Sebesky, Bob Mintzer). Javier Girotto ha scelto la Saint Louis Big Band per eseguire ed incidere i brani del suo progetto “Escenas en Big Band”.


TEATRO ELISEO - Via Nazionale 183, Roma
Lunedì 10 aprile 2017 ore 21.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216
Sito web: www.teatroeliseo.com


FLOYDIANA NIGHT
LIVE CONCERT
Una magica notte alla ricerca del pianeta PINK FLOYD
Quando la creatività del rock degli anni ’70 sposa la solennità della musica contemporanea

Prosegue la quinta edizione del Vitala Festival, rassegna filantropica a sostegno della musica e delle arti visive a cura di Fabiana De Rose organizzata in collaborazione con il Teatro San Genesio, nell’ambito della quale mercoledì 12 aprile si svolgerà il nuovo concerto dei Floydiana, Racconti dall’Universo Pink Floyd, a cura di Guido Bellachioma.
In seguito all’esordio di successo ed esibizioni sold out alla Casa del Jazz, in poco tempo i Floydiana hanno ottenuto straordinari consensi che li hanno consacrati tra le novità più interessanti di questi ultimi anni.
Nel 2014, dopo il sold out all’Auditorium dell’Ara Pacis, in occasione della notte dei musei, il gruppo è stato il perno fondamentale degli spettacoli ATOM IN ROME e ATOM FOR ISLAND, mettendo la loro tecnica al servizio della suite orchestrale ATOM HEART MOTHER dei Pink Floyd con altri 60 artisti diretti dal Maestro Piero Gallo (Coro Mavra, Floyd Brass Ensemble e vari violoncellisti), concerti tenutisi al Gran Teatro di Roma, al Musica per i Borghi Festival di Marciano (Perugia) e al Festival dei Conservatori Italiani di Frosinone.
Questa nuova realtà artistica, costituita da musicisti di grande abilità tecnica, si confronta con il mondo dei Pink Floyd in una chiave stilistica da "le radici e le ali", rispettando l'approccio creativo originale ma svincolandosi dalla riproposizione del tributo fotocopia. Un gruppo rock solido e trascinante fuori dai "giochi di ruolo" tipici del mondo "tribute".
“Floydiana vuole sperimentare una nuova dimensione rock per rappresentare al meglio uno straordinario viaggio artistico, che inizia temporalmente nel 1968.
Gli album floydiani, simboleggianti le tappe di questo viaggio, sono quelli che sintetizzano al meglio le complicate sfaccettature del rock degli anni ‘70, ancora vivissimo anche in questo nuovo secolo.
Floydiana è infatti sempre più dedicato alla contaminazione tra l’identità rock della band britannica e la musica di oggi. D’altronde sono universi, non solo sonori, paralleli, persino sovrapposti in alcuni momenti, che vivono della magia di musiche curiose e che si contaminano, pur mantenendo la propria identità.
FLOYDIANA NIGHT è uno spettacolo composito, che si basa sulle emozioni vitali della musica Pinkfloydiana ma rivive il tutto con gli orizzonti aperti del rock progressivo degli anni 70, musica senza ghettizzazioni, che vedeva molti gruppi sperimentare sui confini artistici tra rock, jazz, musica classica, folk, elettronica.
Noi abbiamo rispettato il codice genetico di questa meravigliosa musica con l’inserimento, in alcuni brani, di strumenti non utilizzati dai Floyd (come il flauto o il sax soprano) emozioni vissute in prima persona e abbinate a questi suoni senza tempo, attuali ieri come oggi, non appannati dalla polvere del tempo, anzi, è proprio vero,tutte le generazioni sotto il segno dei Pink Floyd”.

TEATRO SAN GENESIO - Via Podgora 1, Roma
Mercoledì 12 aprile 2017 ore 21.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-3223432
Sito web: www.teatrosangenesio.it


L’ASCENSORE
Una produzione Stabile della SITI
A cura di Giorgia Mazzuccato e Maria Beatrice Alonzi
Regia di Giorgia Mazzucato
Scenografia interattiva realizzata dal docente Michele Modafferi insieme agli allievi del Centro di Formazione Cinematografico Nazionale di Roma (Scuola di Cinema sul Set) con Marco Allegretti, Maria Beatrice Alonzi, Paolo Berini, Simone Congedo, Simona Faustino Ventapane, Sara Fraietta, Pasquale Guerrera, Silvana Lagrotta, Maria Teresa Robusto, Viviana Valastro, Mauro Vottari

Come in una Commedia dell'Assurdo del XXI secolo, in cui protagonisti interattivi e decisivi sono gli stessi spettatori, il 13 aprile alla Fonderia delle Arti va in scena in una serata unica L'Ascensore, il nuovo progetto de La Siti - Scuola Internazionale di Teatro all'Improvviso nato dalla fantasia di Giorgia Mazzuccato e Maria Beatrice Alonzi: due tra le più brillanti e talentuose menti creative della scena contemporanea. La prima riconosciuta come tale da maestri come Dario Fo, Paolo Rossi, Paolo Poli e Franca Rame, la seconda definita dall'agenzia stampa internazionale AFP "la digital artist italiana".
Nella sua incredibile quotidianità, l'ascensore è sempre stato protagonista dell'immaginario collettivo come luogo d’incontro e scontro, imbarazzo e catarsi.
“Qualche viaggio insieme su e giù nell'ascensore e la personalità viene fuori meglio che sul lettino di Freud”, scriveva il giornalista Dino Basili, "sognate che Bossi resti incastrato per un'ora e mezza in ascensore con Mike Tyson. E che a Mike Tyson Bossi ricordi uno che l'ha picchiato da bambino", ironizzava Paolo Rossi.
Dopo tante parole, ecco che finalmente, nel 2017, all'Ascensore viene dato lo spazio e il riconoscimento che si merita, diventando unico e reale protagonista della scena con "L'Ascensore" il 13 aprile alla Fonderia delle Arti.
Le conversazioni in ascensore sono fenomeni naturali; si dimentica l’autore, si dicono per non dire niente, si chiudono con l’aprirsi di una porta, ma dove vanno a finire?
C’è un ascensore in scena. Dove porta lo decidi tu.
Al primo piano c’è un medico? Una famiglia con tre figli, di cui uno biondo? O un tatuatore? E al terzo piano? Un prete? Una bisca clandestina? Dove siamo? In un albergo? Siamo in un noto stabile del centro?
Sarà il pubblico seduto comodamente in platea a decidere dove siamo, e dove porta l’ascensore, con quali personalità mettere in relazione gli attori tra loro, vedendoli vivere nella sala d’attesa o nella hall o nell’atrio.
L’ascensore si aprirà su piani, appartamenti e stanze, fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana e la realtà abiterà la scena in uno spettacolo di teatro interattivo, che finirà per somigliare moltissimo a un fenomeno naturale.

FONDERIA DELLE ARTI - Via Assisi 31, Roma
Giovedì 13 Aprile 2017 ore 21
Biglietto ridotto prenotando alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ingresso riservato unicamente ai soci (tessera associativa 2 euro)


Andrea Pucci
IN... TOLLERANZA ZERO
di Andrea Baccan
collaborazione ai testi Daniele Ceva e Raffaele Skizzo

Quando Pucci deve aprire una porta e non trova le chiavi, non perde tempo a cercarle, sfonda la porta con un calcio! Il rumore che genera non è il tipico “crash” del legno che si rompe ma è quello di una fragorosa risata.

IN…TOLLERANZA ZERO, il nuovo spettacolo in cui Andrea Baccan, (in arte PUCCI), rende esilarante la fatica di vivere di chi, a 50 anni, si trova ad interagire con nuove e incomprensibili mode, nuove tecnologie, con la scuola della figlia e le devastanti e dispendiose attività extrascolastiche senza tralasciare gli acciacchi del mezzo secolo che si porta sulle spalle, costretto ad esami clinici ed esercizi fisici, per rimanere vitale in un mondo dove sono diventate indispensabili cose fino a poco tempo fa inutili e ridicole.

L’attore comico italiano con i ritmi più incalzanti e l’energia a “ciclo continuo”, evita la satira politica, preferendo quella di costume, la quotidianità è l’argomento centrale:

“Non tollero quando vai in pizzeria a prendere le pizze da portare a casa agli amici: sei lì da solo e ordini 3 Margherite, 2 quattro stagioni, 1 coi funghi e 3 Napoli e il pizzaiolo ti fa: "Da portare via?" - "No, me le mangio tutte io! guardi da bere solo un bicchiere d'acqua!"
“Non tollero quando vai in aeroporto, al banco del check-in consegni due biglietti e l'impiegata ti fa: "Siete in due?" - "No siamo in 38, adesso arriva il pullman!"

IN….TOLLERANZA ZERO Andrea Pucci sfonda le assurde porte che bisogna superare ogni giorno per tornare a casa sani e salvi a colpi di un “intolleranza” dalla comicità energica e devastante.

TEATRO BRANCACCIO - Via Mecenate 2, Roma
Mercoledì 12 aprile 2017 ore 21.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia), Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina), Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, 1 aprile ore 17, lunedì riposo, dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


DESTREZZA
di Remo Pannain
con Bob Noceti
regia Sergio Bustric
lo spettacolo di prestigio con orchestra dal vivo
e con la partecipazione di Eliana De Siena e Cristina Cardillo
testi Remo Pannain
musiche originali Mario Dovinola

Torna esclusivamente a Roma la grande magia dal vivo di Supermagic con il nuovo spettacolo Destrezza, un viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle illusioni che hanno fatto la storia della magia, un’occasione unica per vivere le coinvolgenti atmosfere dei grandi varietà con l’orchestra dal vivo, un imperdibile spettacolo di illusionismo con il maestro prestigiatore Bob Noceti: il primo campione italiano di magia.
Destrezza è uno spettacolo di illusioni, di indimenticabili sorprese e di momenti straordinari, un sapiente mix di divertimento, di stupore e di attimi di tensione, è la testimonianza della storia di un incanto. Il protagonista, lo straordinario Bob Noceti, dopo aver dedicato tutta la vita a perfezionare le difficili tecniche della prestigiazione, approda alla sensazionale scoperta di poter realizzare le sue illusioni senza nessuna manipolazione: è diventato un Mago, con la certezza che niente è impossibile.
Manipolazione, prestigiazione, mentalismo e grandi illusioni, si mescolano sulla scena per dar vita ad uno degli spettacoli più magici di sempre. Destrezza, diretto da Sergio Bustric e con i testi di Remo Pannain, creatore e produttore di Supermagic, con musiche originali di Mario Dovinola suonate dal vivo da una band di quattro elementi, porta in scena la perfetta atmosfera dell'incanto, ma anche della tensione e del divertimento. Destrezza è uno spettacolo per tutti, pensato per risvegliare il senso di meraviglia e far sognare gli adulti, ma anche per coinvolgere e affascinare i bambini.

TEATRO SALA UMBERTO - Via della Mercede 50, Roma
Dal 4 al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì e venerdì ore 21, mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Biglietti: da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753
Sito web: www.salaumberto.com


SE FOSSI FICO
di Clelio D’Ostuni, Daniele Locci, Daniele Trombetti
con Sara Baccarini (Beatrice), Ilario Crudetti (Maurizio), Clelio D’Ostuni (Mimmo), Daniele Locci (Walter), Roberta Marcucci (Amelia Bonomo), Daniele Trombetti (Fabio)
Scene Ferruccio Caridi - Aiuto regia Davide Macaione
Regia Daniele Trombetti

"Se fossi fico" è una favola d'amore contemporanea in cui, al posto della solita rivisitazione di Cenerentola, troviamo come protagonista un controverso Cenerentolo: Fabio, perdigiorno fannullone che vive a carico dei suoi due amici e coinquilini che lo mantengono per affetto.
Un giorno, in uno studio legale in cui si trova per caso, Fabio incontra Beatrice: un fiore luminoso e solare che fa la segretaria per Amelia Bonomo, perfida avvocatessa perfida che vuole bene solo a suo figlio Maurizio, un disadattato goffo e segretamente innamorato della bella Beatrice.
Appena Fabio vede Beatrice scocca il colpo di fulmine, ma lui sa benissimo di non essere il principe azzurro ideale: povero e neanche bello, si accontenta di guardarla da lontano. I suoi inseparabili amici - un gatto e una volpe che agiscono al contrario, e cioè per proteggere l'indifeso Fabio - lo convincono a farsi avanti mettendo in atto un semplice piano: dargli una ripulita, inventare per lui una nuova identità, insomma fornirlo di un'immagine attraente che gli consenta di farlo partecipare al gran ballo dell'amore.
Il piano sembra funzionare, se non fosse per qualche falla qua e là dovuta anche al background degli inventori di questo imbroglio: Mimmo è una guardia giurata dai modi gretti che lavora principalmente di notte ed è sempre alla ricerca dell’attimo giusto per recuperare le forze; mentre Walter è un commesso di un negozio di abbigliamento che ancora deve confessare agli amici la sua omosessualità.
La cattiva Amelia Bonomo sarà la prima a mangiare la foglia e ricatterà i tre ragazzi minacciando di denunciarli per truffa, spinta forse anche dal desiderio di proteggere quel buono a nulla di suo figlio che sfoga tutte le sue frustrazioni in fumetti e cartoni animati sognando di sposare un giorno la dolce Beatrice. Ce la farà Fabio a confessare la verità? E Beatrice riuscirà a perdonarlo? Il figlio goffo da che parte si schiererà? E l'amore davvero trionfa su tutto?
Una commedia brillante, che a tratti toglie il respiro dalle risate, ma che lascia anche spazio alla riflessione del combattere la pigrizia, per un vero cambiamento alla ricerca del proprio valore.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 4 al 23 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
Orario spettacoli: da martedì a venerdì ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedì riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


Federica Cifola in
MAMMA…ZZO E RITORNO
di Federica Cifola e Marco Terenzi
grafica e aiuto regia: Massimiliano Papaleo
trucco speciale video: Adriano Carboni
foto locandina: Gianni Martini
arredo scenico: Galleria Bosi
regia Marco Terenzi

Federica Cifola dopo averci spiegato in “Mamma…zzo” quanto meraviglioso sia diventare madre a 40 anni, in “Mamma…zzo e ritorno” ci parla di quanto meraviglioso sia crescere i propri figli.
Perché ormai una volta fatti, i figli te li tieni… purtroppo, pare brutto abbandonarli davanti ai conventi come tanto tempo fa.
E si passa dalla nausea per la gravidanza, alla nausea per le loro domande.
Mamma che significa principe azzurro?
Mamma che significa acido ialuronico?
Mamma che significa vegano?
Significa che mamma è vecchia e quindi: non mangia carne per paura del colesterolo, ha le rughe e si mette la crema sennò il principe azzurro, che sarebbe papà, scappa con una compagna di classe tua!
A quest’ora mamma, non doveva essere mamma… doveva essere nonna!
E inizi a pensare come tua nonna: in che mondo lascio i miei figli?
Inizi ad aver paura del futuro e diventi improvvisamente ecologista vegana e Renziana.
Vuoi fare per il pianeta, in due settimane, quello che al WWF non è riuscito per 100 anni!
Leggi le etichette dei prodotti!
Guardi Report tutte le domeniche!
Il futuro, che per te era al massimo, “che smalto metto stasera?” diventa importantissimo.
Insomma dal peso della pancia al peso delle responsabilità.
A tutto questo deve pensare una madre quando va a dormire… sempre che riesca a dormire!!!

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
Dal 4 al 13 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


COMING OUT
La vera storia di Andy e Norma
Interpreti: Alessandro Catalucci, Tania Benvenuti e Paolo Tommasi
Regia: Alex Tanpaul
Aiuto Regia: Marco Ambrosia
Scenografia: Brando Falorsi
Disegno Musicale: Christian Marras

La compagnia professionista de ‘I Soliti Quattro’ è orgogliosa di presentare, all’interno della stagione del Teatro Hamlet, una commedia originale ed attualissima, Coming Out, che si ispira alla celebre piece di Neil Simon, Andy e Norman, che in questo caso diventano Andy e Norma.
Coming Out, è una commedia degli equivoci, dal ritmo incalzante e appassionante, che fra risate e gag fa riflettere anche sulla difficoltà di riconoscersi per quello che si è, di fare outing e di guardare in faccia i propri sentimenti. Un triangolo amoroso fuori dagli schemi classici raccontato però come una classica sit-com statunitense. A Londra un dandy squattrinato e la sua amica scrittrice, ma senza ispirazione, condividono l’appartamento e le vicissitudini della vita. Sembra tutto scritto, ma cosa succede se la scrittrice si innamora di un principe azzurro assai diverso da quello che aveva in mente? E se il principe azzurro si accorgesse di essere meno azzurro e molto più glitterato? E se l’amico della principessa fosse anche lui una principessa rinchiuso a sua volta in un castello? Insomma, l’amore salverà qualcuno dalla torre, ma niente sarà come previsto!

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano 13, Roma
Dal 6 al 16 aprile 2017, dal giovedì alla domenica
Giovedì, venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 12 euro (+ 2 euro tessera annuale teatro) Ridotto 10 euro (+ 2 euro tessera annuale Teatro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-94 84 24 63
Sito web: www.teatrohamlet.it


IL SOGNO DI NIETZSCHE
di Maricla Boggio
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Adriana Ortolani

“Il fatto che la vita sia dolore non giustifica che si viva prigionieri della compassione. Il coraggio consente di trasformare il passato in un nuovo inizio”
In mezzo a un turbine di affermazioni filosofiche e di teorie, ciò che caratterizza la persona Nietzsche è il forte impulso alla vita e talvolta il prevalere dei sentimenti rispetto alla ragione quando si tratta della propria esistenza e non della filosofia.
È da questa dimensione del personaggio che si sviluppa il testo teatrale, attraverso le vicende che lo vedono agire, amare, soffrire e reagire alla sofferenza, fisica e sentimentale mediante lo sforzo smisurato e vincente della sua genialità intellettuale.
Nell’evolversi del personaggio hanno parte determinante due referenti, Lou Salomè e Paul Rée. Tenuto conto dei mutamenti di costume - il loro rapporto fu allora considerato singolare: un triangolo di amici che vogliono condividere alla pari, al di là del sesso, la passione per lo studio;
Lou Salomé è un’interprete sensibile delle riflessioni più profonde di Nietzsche. L’intesa fra i due in un’epoca in cui le donne sono confinate all’ambito familiare, è perfetta. Ma Lou intende realizzarsi attraverso lo studio in una sorta di paritaria collaborazione non sbilanciata da rapporti sessuali. Il progetto è assecondato da Paul Rée, scrittore di vivace personalità, il cui amore rimane segreto per non contrastare la volontà dell’amica. I pregiudizi dell’epoca però, la stessa moralità borghese che Nietzsche combatte, e la reiterata volontà del filosofo di convincere Lou ad essere sua moglie, vanificano il progetto
Personaggio grandioso nella sofferenza e nella creazione intellettuale, Nietzsche si ritrae dal sogno di una vita in cui trovino spazio i sentimenti e prosegue nel cammino che giunge fino a noi, fra alterne fasi di lucidità e disperazione, dal felice momento di equilibrio della stesura dell’”Ecce homo” ai vaneggiamenti confortati dalle piccole soddisfazioni quotidiane del soggiorno torinese, e pare sprofondare in una follia che forse è un’intuizione delle potenzialità che può avere l’essere umano, di essere tutto e niente.
(Maricla Boggio)

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3, Roma (Trastevere)
Dal 4 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it


IL SEGRETO DELLA VITA
Rosalind Franklin
di Anna Ziegler
con Asia Argento e Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico) Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musica Arturo Annecchino
Ideazione e Realizzazione video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
Regia Filippo Dini
Produzione TEATRO ELISEO

Il dono di una grande donna alla scienza e all’umanità

La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin.
Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche.
Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”.
La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile.

Note di regia
La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a sé stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni.
Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la Storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
(Filippo Dini)

TEATRO ELISEO - Via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 28 marzo a domenica 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Biglietti: prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.
Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.
In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.
“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1, Roma
Dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00 (Tessera associativa € 3,00)

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


AFTER THE END
di Dennis Kelly
Regia di Enzo Masci
con Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini

Erano tutti in un pub quando c’è stata l’esplosione. Louise si è appena risvegliata per trovarsi chiusa in un rifugio antiatomico con Mark, l’uomo che le ha salvato la vita. I suoi amici dicevano che fosse un paranoico ma, in fondo, Mark sapeva cosa fare quando alla fine è successo. Adesso tutto quello che possono fare è aspettare, chiusi nel rifugio con cibo in scatola, una radio che non cattura alcun segnale e un coltello. Ma l’assenza di qualsiasi contatto con l’esterno e la costrizione in uno spazio fuori dal tempo, senza più regole né schemi sociali, disintegrano la relazione fra le personalità opposte di Mark e Louise in una brutale e agghiacciante lotta per il potere.
Sono sopravvissuti all’attacco.
Riusciranno a sopravvivere a loro stessi?
Con un finale a sorpresa, l’opera più penetrante di uno dei più acclamati drammaturghi inglesi dell’ultimo decennio esplora le paure della nostra società e le mette a confronto nei loro estremi distorti attraverso uno scenario da incubo ma terribilmente plausibile.

TEATROINSCATOLA - Lungotevere degli Artigiani 12, Roma
Dal 30 marzo al 15 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347.6808868 - 340.5573255
Sito web: www.teatroinscatola.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
Dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto 36, 00182 Roma
Dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.00, lunedì e mercoledì riposo
Biglietti: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


Articolo di: Isabella Polimanti

Mentre continuano con successo le repliche di EMILIA, con una straordinaria Giulia Lazzarini, il Teatro Argentina accoglie LA RAGAZZA CARLA di Elio Pagliarani, diretto e interpretato da Carla Chiarelli. Una pièce ambientata nel dopoguerra, un racconto intimo e seducente che narra di una giovane ragazza al suo ingresso nel mondo del lavoro, e il suo affacciarsi alla vita.

Ancora al Teatro Argentina, lunedì 3 aprile, nell’ambito del progetto “Confini”, sarà in scena WHEN THE RAIN STOPS FALLING con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli. Una saga familiare, un grande viaggio sulle eredità e sull’abbandono, che attraverserà un arco temporale dal secolo scorso al 2039. Sempre con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli, proseguono al Teatro India le repliche di LEAR DI EDWARD BOND con un superlativo Elio De Capitani. Una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere.

Attesissimo il debutto romano di MR PÙNTILA E IL SUO SERVO MATTI, una delle migliori commedie di Brecht, scritta nel 1940 a guerra da poco iniziata, in scena questa settimana al Teatro Quirino nella produzione dell’Elfo Puccini di Milano. Ferdinando Bruni e Francesco Frongia firmano il primo Brecht "made in Elfo", a sessant'anni dalla morte del drammaturgo, scegliendo una "commedia popolare" - secondo la definizione brechtiana - che nell'allestimento pensato per il grande palco della sala Shakespeare dell’Elfo sprigiona tutto il suo potenziale comico facendo emergere, con esiti spesso esilaranti, le contraddizioni e le disuguaglianze sociali di un'epoca che, pur con altri abiti e abitudini, somiglia nella sostanza alla nostra.

Numeri magici, illusioni mozzafiato, musiche coinvolgenti ed effetti speciali incanteranno il pubblico in un sapiente miscuglio di arte e magia. Tutto questo è DESTREZZA, la grande magia dal vivo di Supermagic con il maestro prestigiatore Bob Noceti, primo campione italiano di magia, in scena al Teatro Sala Umberto.

Al Teatro Due, nell’ambito della rassegna LEI, va in scena la “tragedia da ridere” SULLE SPINE con Urbano Barberini. Uno spettacolo che nelle precedenti messe in scena ha già conquistato pubblico e critica.

TÀLIA SI È ADDORMENTATA, scritto e diretto da Francesco Petti, sarà in scena al Teatro Trastevere. Una pièce a metà tra introspezione e surrealtà, un racconto onirico, una favola dove si nasconde inesorabilmente la vita. Sempre al Teatro Trastevere, in data unica il 4 aprile, 30 SPETTACOLI IN 60 MINUTI con quattro attori in scena, 60 minuti di tempo a disposizione e 30 storie da raccontare! Una corsa contro il tempo per mostrare tutte le sfaccettature della vita quotidiana, in una successione apparentemente casuale dei meccanismi più profondi dell'esistenza umana.

Al Teatro della Cometa ultimi giorni per godere di una commedia che sta riscuotendo grande successo e che tratta un tema di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova, RISIKO - QUELL’ IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE. Di Francesco Apolloni e con la regia di Vanessa Gasbarri sarà in scena fino al 9 aprile.
Per i lettori di Saltinaria biglietti ridotti!

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

 

LA RAGAZZA CARLA
di Elio Pagliarani
diretto e interpretato da Carla Chiarelli

Dal 2 al 13 aprile dai palchetti del Teatro Argentina una manciata di spettatori (25 a rappresentazione) saranno accolti dai versi di un piccolo capolavoro letterario, ricco di umanità, LA RAGAZZA CARLA, poema che il poeta e scrittore Elio Pagliarani dedicò a una giovane ragazza trapiantata di colpo nel mondo del lavoro, al suo pieno ingresso nella vita. Il luogo è Milano, il tempo il dopoguerra. Su tutto la voce di Carla Chiarelli che, con seduttiva delicatezza, declama il poema in una versione teatrale semplice e molto sentita, una produzione Teatro di Roma.

Raccolto, intimo, leggero, lo spettacolo punta sulla recitazione che si dipana dalla platea ai palchetti per condurre l’attenzione del pubblico sull’espressività dell’attrice, una performance corpo/memoria che getta un ponte tra il poema e il pubblico. Con la sua voce, Carla Chiarelli attraversa insieme al solo corpo tutta la vicenda, lasciandoci osservare la città, le ragazze Carla, i Pratek, gli Aldo che la popolano e quel modo di vivere Milano con i flussi scanditi da orari che svuotano e riempiono le vie, che riportano nel silenzio di grandi edifici creati solo per il lavoro.

Scritto tra il ’54 e il ’57 e poi pubblicato nel ’62, il poema racconta l’ingresso nel mondo del lavoro e la fatica del crescere di una ragazzina, Carla Dondi, nella Milano anni Cinquanta. Figlia minore della vedova Dondi, donna della più piccola borghesia che fa pantofole per sostenere il magro bilancio famigliare. La ragazza viene iscritta ad una scuola di formazione professionale per dattilografe. A scuola fa quello che deve fare, senza una vera passione o una convinta determinazione. In testa ha altri pensieri, altri sogni e un gran paura di buttarsi nella mischia. Finita la scuola Carla trova lavoro presso la Transocean Limited Import Export Company, piccola ditta in piazza del Duomo. La dirige il misterioso signor Praték, che non sembra avere grandi riguardi per i suoi dipendenti e che addirittura fa delle esplicite avances alla povera Carla, che fugge inorridita dalla mamma per dirle che non vuole più saperne di quel lavoro. Ma la madre le dice chiaramente che trovare un lavoro non è facile di questi tempi e non può permettersi di perderlo. La storia si chiude con Carla pronta ad affrontare una nuova giornata di lavoro, sospesa tra rifiuto della società e apertura verso la vita.

In questa storia semplice si avverte forte e scalpitante la voglia di riscatto che si staglia sullo sfondo di una Milano da dopoguerra, onesta, operaia, anonima. A rendere tutto concreto, la parola di Pagliarani che risuona con il ritmo e il respiro della sua bella lingua. Poemetto narrativo e romanzo in versi, La ragazza Carla è il racconto singolare e collettivo di un’Italia che ha da poco superato i traumi della Seconda guerra mondiale per lanciarsi verso una crescita senza precedenti, piena di contraddizioni e compromessi. Ma è soprattutto la storia di Carla Dondi, che incarna le dicotomie più estreme di questa psicotica realtà: dalle scuole serali al lavoro di segretaria, Carla vive i riti di passaggio della ragazza che diventa donna e coltiva il desiderio di emancipazione, ostacolato dalle ambiguità dei diritti sociali, dalle insidie sessuali dei superiori, dalle coordinate culturali di un tempo che consegna al successo personale l’unica possibilità di realizzazione. Sullo sfondo l’illusione del miracolo italiano, coagulo di una serie di storie minime, di piccoli destini nelle periferie di Milano, che sono le periferie dell’io e delle sue alienazioni.

Ancora, su tutto, la voce e il corpo di Carla Chiarelli che dal 1997 porta per teatri il lavoro ventennale che ha svolto su quest’opera. Un lungo e tenace percorso fatto nel tempo, che accompagna lo spettatore in un viaggio intenso attraverso i pensieri della protagonista e di quella realtà troppo impegnata a mandare avanti la vita per rendersi conto delle difficoltà di una giovane donna, che cresce e supera gli ostacoli da sola, in una città in cui è facile smarrirsi tra il ritmo di lavoro incessante e l’inquieta e curiosa voglia di vivere.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 2 al 13 aprile 2017
orari spettacolo ore 17.00
2 e 13 aprile ore 20.00
riposo 6 e 9 aprile
prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro
(max 25 spettatori a rappresentazione)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Teatro dell’Elfo
MR PÙNTILA E IL SUO SERVO MATTI
di Bertolt Brecht
traduzione Ferdinando Bruni
con Ferdinando Bruni, Luciano Scarpa, Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni, Luca Toracca, Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo de Mojana, Francesca Turrini, Francesco Baldi e Carolina Cametti
musiche originali Paul Dessau
arrangiamenti Matteo de Mojana
costumi Gianluca Falaschi
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
scene e regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Personaggi e interpreti:
Pùntila Ferdinando Bruni
Matti Luciano Scarpa
Emma / Laina Ida Marinelli
Eva Elena Russo Arman
telefonista / pastorella Corinna Agustoni
cameriere / macilento / pastore Luca Toracca
attachè Umberto Petranca
giudice / studebwaker Nicola Stravalaci
Pelorosso / avvocato Matteo de Mojana
lattaia Francesca Turrini
Surkkala Francesco Baldi
assistente farmacista / Fina Carolina Cametti

Considerata una delle migliori commedie di Brecht, scritta nel 1940 a guerra da poco iniziata, Puntila e il suo servo Matti fu rappresentata per la prima volta quando Brecht rientrò in Europa dall'esilio negli Stati Uniti, dapprima a Zurigo nel 1948, poi scelta per inaugurare nel 1949 la prima stagione del Berliner Ensemble.
Brecht mette in scena una "variante" di dottor Jeckyll e Mister Hyde (e per altri versi una variante di Luci della città, a cui si era probabilmente ispirato): il ricco possidente Puntila è infatti un personaggio a due volti, schizofrenico come il milionario del film di Chaplin e come Shen Te, la protagonista nell'Anima buona. Da sobrio è un tiranno che vessa i suoi dipendenti, sfrutta i suoi operai e vuol dare la figlia Eva in moglie a un diplomatico inetto e a caccia di dote, mentre, quando è ubriaco, diventa amico di tutti e vuol far sposare Eva al suo autista Matti, che tratta su un piano di parità. Sfortunatamente le sbronze passano sempre...
Al tagliente Matti il compito di smontare le false promesse e la falsa bontà del suo padrone, in un rapporto che a tratti richiama nobili precedenti (da Don Chisciotte/Sancho Panza a Don Giovanni/Leporello) e a tratti rimanda alle comiche finali dei film muti.

Una riflessione sulla compresenza del bene e del male nell’animo umano, un’allegoria del capitalismo e dei suoi sorrisi da caimano dove Karl Marx incontra suo fratello Groucho. E il messaggio di Brecht, attualissimo in un mondo in cui l’uno per cento della popolazione detiene metà della ricchezza globale e il resto delle risorse è in mano a un quinto degli abitanti, suggerisce che solo un’autentica eguaglianza, piuttosto che uno slancio filantropico individuale, può davvero colmare il divario fra ricchezza e povertà e che il benessere di cui godiamo altro non è che il ghigno di Puntila ubriaco.

Ferdinando Bruni e Francesco Frongia firmano il primo Brecht "made in Elfo", a sessant'anni dalla morte del drammaturgo, (e a sei anni dall’esperienza genovese di Bruni e De Capitani con L’Anima buona del Sezuan con Mariangela Melato), i due registi scelgono una "commedia popolare" - secondo la definizione brechtiana - che nell'allestimento pensato per il grande palco della sala Shakespeare sprigiona tutto il suo potenziale comico facendo emergere, con esiti spesso esilaranti, le contraddizioni e le disuguaglianze sociali di un'epoca che, pur con altri abiti e abitudini, somiglia nella sostanza alla nostra.
In scena una compagnia affiatata di dodici attori di diverse generazioni che sa dosare ritmi incalzanti e sospensioni liriche. A guidarli Ferdinando Bruni nel ruolo mutevole e schizofrenico di Puntila, affiancato dal servo Matti di Luciano Scarpa che torna tra le file dell'Elfo dove aveva interpretato Orazio nell'Amleto, Elicone nel Caligola, il giovane Eugenio nella Bottega del caffé. Completano il cast Ida Marinelli, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni e Luca Toracca, insieme agli "elfi d'adozione" Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo de Mojana, Carolina Cametti e ai nuovi scritturati Francesca Turrini e Francesco Baldi.

Le scene, firmate da Bruni e Frongia, alludono a un ambiente rurale del secolo scorso, tra sipari di tela grezza stampati come enormi monete, sacchi di iuta pieni di soldi, quarti di bue appesi, immagini di animali scuoiati, ossa e crani a richiamare quanto di crudele si nasconda dietro la facciata bucolica della vita contadina.
I costumi di Gianluca Falaschi rimandano ironicamente agli anni bui del primo dopoguerra con la marsina, il panciotto e la tuba dell’eterno capitalista Puntila e dei suoi amici notabili, con gli abiti hollywoodiani di Eva (da camera, da sera, sportivi...) o coi costumi consunti e rattoppati delle cameriere e dei contadini. Un mondo che spazia dalle comiche di Charlot alle foto di August Sander.
Ma basta poco perché dalla remota Puntiland, dove regna il protagonista, ci si ritrovi, nel giro di una battuta, nell'attualità, quando ad esempio Puntila rimpiange di aver sottoscritto mentre era in preda ai fumi dell'alcool “un contratto a tempo indeterminato"...

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini 7, 00187 Roma
Dal 4 al 9 aprile 2017
ORARI SPETTACOLI: da martedì a sabato ore 21 / domenica ore 17
mercoledì 5 aprile ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


Ariel dei Merli (Manieri|Rosellini)
KING KONG GIRL
di Francesca Manieri e Federica Rosellini
con Elvira Berarducci, Dacia D’Acunto, Barbara Mattavelli, Ilaria Matilde Vigna

Dopo il monologo su “Testo Tossico” di Paul B. Preciado, la compagnia Ariel dei Merli torna a indagare le tematiche del genere con un ideale “secondo capitolo”, un nuovo spettacolo dedicato alla figura di una grande romanziera, la signora delle lettere nere francesi, Virginie Despentes, V. Con uno spettacolo omaggio, un testo inedito che costeggia la poetica dell’autrice, che la cerca senza mai attraversarla, Francesca Manieri e Federica Rosellini compiono la parabola di un viaggio, iniziato appunto con “Testo Tossico” e un corpo femminile singolare bombardato da un’autosomministrazione di testosterone per arrivare ad una pluralità, ad un femminile “femme”, al gigantesco mostro femmina entrato nell’immaginario collettivo con il nome di King Kong.

Attraversando i generi, cari all’autrice, del porno e della detective story, del manifesto e del post apocalittico, lo spettacolo si snoda in un territorio in cui il nome dell’autrice “Virginie”, si moltiplica fino a diventare una landa, uno Stato/Madre, un luogo, e non più solo un nome proprio: la Virginia. Letteralmente la terra vergine, o meglio la terrà della santa verginità, dedicata fin dal momento della conquista inglese, ad Elisabetta, la regina che si diceva non avesse conosciuto uomo. In questo habitat, in una luce che rimanda alle catene montuose del Blue Ridge, in uno Stato che diventa progressivamente stato dell’anima, si muove il nostro King Kong. Guarda sul ciglio di una strada una ragazzina bionda che fa l’autostop, viene violentata, e rifà l’autostop.

“Le donne inviano agli uomini un messaggio rassicurante: Non abbiate paura di noi. Vale la pena di portare gli abiti scomodi, delle scarpe che intralciano il cammino, di farsi spaccare il naso o gonfiare il seno, di affamarsi. Nessuna società ha mai preteso altrettante prove di sottomissione ai diktat estetici, altrettante modificazioni del corpo per renderlo più femminile. La sovraccentuazione della femminilità assomiglia ad una richiesta di scuse per la perdita delle prerogative maschili, uno modo di rassicurarsi, rassicurandoli. “Sentiamoci liberate, ma non troppo, non vogliamo far paura a nessuno”.

COS'E' ARIEL DEI MERLI?

La compagnia ARIEL dei MERLI nasce nel 2015 da un’idea di Federica Rosellini e Francesca Manieri. Ha portato in scena BIGODINI (OH, MARY), libero adattamento da Frankenstein di Mary Shelley di F.Manieri, la trilogia “Noi che non abbiamo pietà” - Francesca Woodman, Diane Arbus, Henriette Grindat di F.Rosellini e F.Manieri e “Testo Tossico” di P.B.Preciado, per la drammaturgia di F.Manieri.
Federica Rosellini classe 1989, attrice e performer, dopo gli studi di canto e violino, si diploma alla Scuola del Piccolo. Premio Hystrio alla vocazione 2011, è stata diretta da molti registi fra cui L. Ronconi, A. Latella, C. Rifici, P.Sepe, M.di Michele, A.Calenda, M.Tarasco. E’ stata assistente alla regia per L.Ronconi. Nel 2016 vince il premio UBU come miglior attrice under35 per “Santa Estasi” di Antonio Latella.
Francesca Manieri laureata in filosofia e diplomata in sceneggiatura presso il CSC, collabora con molti registi cinematografici tra cui G. Piccioni (nomination al Nastro d’argento come miglior sceneggiatura), D.Vicari, P.del Monte, M.Rovere, V.Pedicini, F.Comencini, S.Sibilia, L.Bispuri (premio “Nora Ephron” miglior scrittura femminile al Tribeca film festival di New York 2015). Nel 2016 vince il Nastro d’Argento SIAE per il film “Veloce come il vento”. Per il teatro è stata autrice e drammaturga per P.Sepe e A.Latella.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a, Roma
6 - 7 - 8 aprile 2017 ore 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


Supermagic presenta
DESTREZZA
di Remo Pannain
con Bob Noceti
regia Sergio Bustric
lo spettacolo di prestigio con orchestra dal vivo
e con la partecipazione di Eliana De Siena e Cristina Cardillo
testi Remo Pannain
musiche originali Mario Dovinola

Torna esclusivamente a Roma la grande magia dal vivo di Supermagic con il nuovo spettacolo Destrezza, un viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle illusioni che hanno fatto la storia della magia, un’occasione unica per vivere le coinvolgenti atmosfere dei grandi varietà con l’orchestra dal vivo, un imperdibile spettacolo di illusionismo con il maestro prestigiatore Bob Noceti: il primo campione italiano di magia.
Destrezza è uno spettacolo di illusioni, di indimenticabili sorprese e di momenti straordinari, un sapiente mix di divertimento, di stupore e di attimi di tensione, è la testimonianza della storia di un incanto. Il protagonista, lo straordinario Bob Noceti, dopo aver dedicato tutta la vita a perfezionare le difficili tecniche della prestigiazione, approda alla sensazionale scoperta di poter realizzare le sue illusioni senza nessuna manipolazione: è diventato un Mago, con la certezza che niente è impossibile.
Manipolazione, prestigiazione, mentalismo e grandi illusioni, si mescolano sulla scena per dar vita ad uno degli spettacoli più magici di sempre. Destrezza, diretto da Sergio Bustric e con i testi di Remo Pannain, creatore e produttore di Supermagic, con musiche originali di Mario Dovinola suonate dal vivo da una band di quattro elementi, porta in scena la perfetta atmosfera dell'incanto, ma anche della tensione e del divertimento. Destrezza è uno spettacolo per tutti, pensato per risvegliare il senso di meraviglia e far sognare gli adulti, ma anche per coinvolgere e affascinare i bambini.
Bob Noceti è uno dei prestigiatori più stimati nel segreto ambiente degli illusionisti italiani, elegante ed ironico e' un maestro nell'arte della manipolazione, è il primo campione italiano di magia. Si è esibito in importanti programmi televisivi tra Rai e Mediaset, nei più importanti congressi dei prestigiatori, nei locali più prestigiosi, addirittura al Folk Studio, il tempio della musica romana. Negli anni, grazie al suo estro tecnico e creativo, ha creato e sviluppato numeri moderni ed originali, che si fondono perfettamente con il suo personaggio classico in frac e cilindro. È l’erede di Cardini, il creatore del moderno archetipo del prestigiatore in frac e cilindro, del quale replica, unico al mondo, il difficilissimo ma straordinario numero da scena, al quale si sono ispirati tutti i migliori manipolatori del mondo.
Sergio Bustric è uno straordinario artista, regista e attore, con i suoi spettacoli si è esibito nei teatri più importanti, dall'Europa all'America, ed ha preso parte ai film più noti degli ultimi anni accanto a Roberto Benigni e Woody Allen. Un creatore di momenti magici ricchi di intensità poetica, comicità e sorprendenti illusioni.
SUPERMAGIC è il più grande spettacolo di magia in Europa, che vanta più di 70 grandi artisti di fama mondiale applauditi da oltre 180.000 spettatori. Supermagic continua il suo progetto di portare la magia di qualità a teatro e far scoprire al pubblico dimensioni dello spettacolo che non sono molto diffuse in Italia, ma anche di offrire al pubblico la possibilità di avvicinarsi all’arte magica con l’offerta di eventi speciali come la “Scuola della Magia” e la “Super Street Magic”.
Gli aggiornamenti sul nuovo spettacolo, foto, video e appuntamenti speciali, sono pubblicati regolarmente sulla pagina Facebook www.facebook.com/SupermagicFestival

TEATRO SALA UMBERTO -  Via della Mercede, 50 Roma
Dal 4 al 16 aprile 2017
martedì, giovedì e venerdì ore 21, mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753
Sito web: www.salaumberto.com


Antonello Avallone e Maria Cristina Fioretti
PUGGILI ovvero Il boxeur, la moglie e l’allenatore
di Alessandro Canale
scene e costumi Red Bodò
regia Antonello Avallone

Durante l’incontro per il titolo italiano dei pesi medi, un pugile rivive, attraverso i ricordi del suo sanguigno allenatore Artemio e della giovane e intraprendente moglie Moira, tutte le tappe che lo hanno condotto a quel momento così importante della sua carriera. Dalla palestra frequentata da ragazzino dodicenne, alla sua prima esperienza amorosa, ai conflitti tra le due persone più importanti della sua vita. Infatti i veri pugili sono proprio Artemio e Moira che da più di dieci anni combattono tra di loro nel tentativo di ottenere il potere assoluto su di lui. Un testo mozzafiato, senza un attimo di pausa, dove risalta la bravura dei due interpreti ed una regia di grande atmosfera. Uno spettacolo dai contenuti fondamentalmente drammatici che non rinuncia, grazie a situazioni tragicomiche e ad un coloratissimo dialetto romanesco, a numerosissimi momenti di comicità.


TEATRO DELL’ANGELO - Via Simone de Saint Bon, n. 19
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
ORARI REPLICHE: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
PREZZI BIGLIETTI:poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00
poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it


SE FOSSI FICO
di Clelio D’Ostuni, Daniele Locci, Daniele Trombetti
con Sara Baccarini (Beatrice), Ilario Crudetti (Maurizio), Clelio D’Ostuni (Mimmo), Daniele Locci (Walter), Roberta Marcucci (Amelia Bonomo), Daniele Trombetti (Fabio)
Scene Ferruccio Caridi - Aiuto regia Davide Macaione
Regia Daniele Trombetti

"Se fossi fico" è una favola d'amore contemporanea in cui, al posto della solita rivisitazione di Cenerentola, troviamo come protagonista un controverso Cenerentolo: Fabio, perdigiorno fannullone che vive a carico dei suoi due amici e coinquilini che lo mantengono per affetto.
Un giorno, in uno studio legale in cui si trova per caso, Fabio incontra Beatrice: un fiore luminoso e solare che fa la segretaria per Amelia Bonomo, perfida avvocatessa perfida che vuole bene solo a suo figlio Maurizio, un disadattato goffo e segretamente innamorato della bella Beatrice.
Appena Fabio vede Beatrice scocca il colpo di fulmine, ma lui sa benissimo di non essere il principe azzurro ideale: povero e neanche bello, si accontenta di guardarla da lontano. I suoi inseparabili amici - un gatto e una volpe che agiscono al contrario, e cioè per proteggere l'indifeso Fabio - lo convincono a farsi avanti mettendo in atto un semplice piano: dargli una ripulita, inventare per lui una nuova identità, insomma fornirlo di un'immagine attraente che gli consenta di farlo partecipare al gran ballo dell'amore.
Il piano sembra funzionare, se non fosse per qualche falla qua e là dovuta anche al background degli inventori di questo imbroglio: Mimmo è una guardia giurata dai modi gretti che lavora principalmente di notte ed è sempre alla ricerca dell’attimo giusto per recuperare le forze; mentre Walter è un commesso di un negozio di abbigliamento che ancora deve confessare agli amici la sua omosessualità.
La cattiva Amelia Bonomo sarà la prima a mangiare la foglia e ricatterà i tre ragazzi minacciando di denunciarli per truffa, spinta forse anche dal desiderio di proteggere quel buono a nulla di suo figlio che sfoga tutte le sue frustrazioni in fumetti e cartoni animati sognando di sposare un giorno la dolce Beatrice. Ce la farà Fabio a confessare la verità? E Beatrice riuscirà a perdonarlo? Il figlio goffo da che parte si schiererà? E l'amore davvero trionfa su tutto?
Una commedia brillante, che a tratti toglie il respiro dalle risate, ma che lascia anche spazio alla riflessione del combattere la pigrizia, per un vero cambiamento alla ricerca del proprio valore.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 4 al 23 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedì a venerdì ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedì riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


LA MANDRAGOLA
di N. Machiavelli
diretto ed interpretato da Jurij Ferrini
con Matteo Alì, Michele Schiano di Cola, Angelo Tronca, Gianluca Guastella, Alessandra Frabetti, Rebecca Rossetti
luci Lamberto Pirrone - costumi Nuvia Valestri
pittura scenica di Cris Spadavecchia - scenografia Jurij Ferrini
la canzone GIOCATTOLI è di Soulcè&Teddy Nuvolari
aiuto regia Ilaria Carmel - tecnico audio Gian Andrea Francescutti – Diapason (PN)
realizzazione elementi di scena Laboratorio Ferrini&Neri

Sul palcoscenico del Teatro Vittoria La Mandragola, diretta ed interpretata da Jurij Ferrini. La Tragicomica storia di un paese di furbi, ispirata da un motivo erotico-cortese non è solo una perfetta macchina comica ma anche una meravigliosa allegoria sulla “corruzione della logica politica”, che scambia i vizi della vita pubblica con quelli della vita privata, allargando il suo orizzonte critico anche al clero. In quasi cinque secoli di storia, non solo non ha perso mordente sull’attualità, ma al contrario è stata in qualche modo una lucidissima premonizione sui nostri tempi, rivelando la nostra stessa identità di popolo e le radici profonde di un mal costume - ahimé - tutto italiano.
La storia si svolge a Firenze nel 1504. Callimaco è innamorato di Lucrezia, moglie dello sciocco dottore in legge messer Nicia. Con l'aiuto del servo Siro e dell'astuto amico Ligurio, Callimaco, in veste di famoso medico, riesce a convincere messer Nicia che l’unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di mandragola, ma il primo che avrà rapporti con lei morirà. Alla fine tutto andrà per il meglio in questo sordito piano? Di sicuro vivranno felici e…ingannati
Non appena si solleva il velo sottile che Machiavelli pone sulla sua commedia si scorge con una certa chiarezza la perfetta metafora della profonda ignoranza di un intero popolo che non vuole vedere la meschina astuzia dei pochi facoltosi oligarchi che lo governano. Il prologo comincia come un talk show ma subito si entra nella storia, condotta con un registro comico efficacissimo tra gag e piccoli lazzi ben orchestrati. È una Mandragola in giacca e cravatta, il testo originale è recitato con brio e fresca disinvoltura strizzando l'occhio alla contemporaneità, con un ottimo uso dei ritmi e delle pause e una scelta musicale accattivante. Stesso sorprendente mix tra tradizione e modernità anche nelle scenografie.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 4 al 9 aprile 2017 ore 21 (martedi 5 ore 17, domenica 9 ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


Urbano Barberini in
SULLE SPINE
noir psicologico da morire dal ridere
scritto e diretto da Daniele Falleri
e con Sergio Valastro
Aiuto Regia Viviana Broglio
Direttore di Scena Simone Romano
Musiche Marco Schiavoni
Foto Carlo De Gori

Ad interpretare questa tragedia da ridere è Urbano Barberini attore di grande spessore teatrale che, fino al 9 aprile, diretto dallo stesso autore, darà vita a questa pièce teatrale che ha già conquistato, nelle precedenti messe in scena, pubblico e critica.
In Sulle Spine si parte da spunti di realtà̀ oggettivamente drammatici raccontati attraverso il filtro di un’ironia schietta e travolgente. La trama si dipana attraverso situazioni probabili, ma imprevedibili tanto da spiazzare continuamente lo spettatore con una serie di colpi di scena che fanno assumere alla storia una parvenza di thriller. Silio, aspirante attore, ex-adolescente bullizzato sessualmente incerto, dopo aver trascorso l’intera vita alla ricerca continua di un affetto negato decide di prendere in pugno la situazione e di forzare gli eventi a suo favore. Guidato da una lucida follia, modifica i destini della propria famiglia passando indenne attraverso situazioni ai limiti dell’attacco cardiaco.
Gli eventi evocano episodi di cronaca drammaticamente attuali, tra gli altri la piaga adolescenziale del bullismo.
Quali ripercussioni può avere sulla vita di un adulto la ferita mai rimarginata di vessazioni subìte da bambino? Vittime e carnefici vivranno eternamente sulle spine o riusciranno a spuntarle?
Confidando fermamente nella capacità terapeutica del teatro, i minorenni che si presenteranno al botteghino dichiarandosi pubblicamente “bulli” usufruiranno di una riduzione del 50% sul prezzo del biglietto.
Il testo è stato pubblicato dalla Casa Editrice TITIVILLUS con una brillante prefazione di Franca Valeri che ha affermato che “Sulle Spine è uno spettacolo molto comico e molto crudele, molto quotidiano e abbastanza surreale per privilegiare nello spettatore il divertimento come sarebbe la formula della vera comicità̀ teatrale”. Non solo la signora del teatro italiano ha apprezzato il testo di Falleri con l'interpretazione di Barberini ma anche altri personaggi come Giuseppe Patroni Griffi il quale ha affermato: “È stata una rivelazione. Recita in inglese? Dove mi trovo, a Shaftesbury? In uno di quei teatri? Sì, perché́ Barberini ha un modo non “italiano” di porsi di fronte al personaggio, lo affronta dall’interno fino ad un eventuale “tic” necessario. È un modo così personale di essere quello o quell’altro che suscita sbalordimento per la sua originalità̀ e un’ammirazione curiosa che ti porta al più̀ indiscusso entusiasmo.”
La colonna sonora dello spettacolo include la canzone originale “Sulle spine” scritta ed interpretata da Donatella Rettore.
Il testo “Sulle spine” è stato tradotto in lingua inglese, francese e ceca. Nel 2012 è stato rappresentato a Londra presso l’Istituto di Cultura Italiano e la prossima stagione teatrale andrà in scena a Praga nella traduzione di Hana Balbelli.

Lo spettacolo è inserito all'interno della rassegna LEI - attraversamenti in territori femminili organizzata dal Teatro Due e da Società per Attori. Un ciclo di spettacoli che, attraverso la scrittura, la regia e la performance attoriale, rappresentano la complessità delle dinamiche della vita, in tutte le sfumature psichiche e relazionali, viste dal punto di vista femminile.
“Con questo progetto, la Compagnia aderisce allo sforzo di resistenza culturale a sostegno dei piccoli teatri romani che rischiano la chiusura.” Barberini-Falleri

TEATRO DUE - Vicolo dei Due Macelli 37 (M Piazza di Spagna), Roma
dal 4 al 9 aprile 2017
Ore 21.00 – domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 15.00 – Ridotto 10.00

Per info e prenotazioni: telefono 06/6788.259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


HARRY, SALLY…ED IO
di Nicolò Mazza de’ Piccioli
regia di Vittoria Citerni di Siena
con Alessandro Giova, Marilina Marino, Maria Laura Moraci e Andrea Puglisi

La giovane regista Vittoria Citerni di Siena si ispira alla commedia romantica “Harry ti presento Sally”. In scena vedremo l’amore e i rapporti di coppia e di amicizia uomo-donna. Una storia a effetto matrioska in cui si intreccerà la storia della regista dello spettacolo, Nora, con quella degli attori e dei personaggi stessi. Non più solo Harry e Sally e gli attori che li interpretano, ma anche la stessa Nora e il suo coautore e aiuto regia Bruno. In un intreccio di situazioni ambigue e divertenti si assisterà allo svelamento di misteri, segreti e verità… Esiste veramente l’amicizia tra uomo e donna? Quando due persone si lasciano è proprio vero che finisce tutto? Se la regista dello spettacolo perde il suo potere decisionale e si fa travolgere dagli eventi cosa succederà alla commedia? Quando la vita si fonde con il teatro tutto può accadere! In questo climax ascendente, tra l’evoluzione dei personaggi, colpi di scena e situazioni che vi faranno sorridere il divertimento è assicurato.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna 37), Roma
Dal 5 al 9 aprile 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06-83777148 - 3464703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


TÀLIA SI È ADDORMENTATA
tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
scritto e diretto da Francesco Petti
con Cinzia Antifona, Valentina Greco, Francesca Pica
musiche Francesco Petti e Carlo Roselli
Ninna nanna testo di Antonio Petti musicata da Melisma

Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere.
Friedrich Nietzsche

L'Associazione Culturale Teatro Trastevere ha il piacere di ospitare lo spettacolo TÀLIA SI È ADDORMENTATA da un’idea della Compagnia PolisPapin, tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile e scritto da Francesco Petti.
“Un meccanismo si mette in moto. E non si ferma finché tutto non è compiuto. Finché il Destino non ha fatto il suo corso. Allora il congegno si può arrestare. Ma solo per riprodursi altrove con qualche variante”
Il racconto di tradizione orale dice questo: rivolgersi alla fiaba, rivelarne il possibile significato poetico, entrare nel solco di questa tradizione, provare a umanizzare e a rendere tridimensionali i suoi personaggi-funzione, per ri-raccontare nuovamente, con un altro linguaggio, una delle tante storie possibili (ma anche l’unica che da sempre ci raccontiamo).
Come previsto da due improbabili indovini, la giovane Tàlia si punge un dito con una lisca di lino e cade addormentata. Il padre, credendola morta, per la disperazione l’abbandona in tale stato e in totale solitudine resta nel suo palazzo per un certo tempo. Un giorno un Re, passando di lì, trova la giovane dormiente, giace con essa e poi va via. Dopo nove mesi Tàlia, con l’aiuto di due mostruose ma dolci fate, dà alla luce un figlio ed una figlia, chiamati Sole e Luna, che succhiando il suo dito invece che il capezzolo ne estraggono la lisca e rompono l'incantesimo che la costringe a dormire. Il Re si ricorda della bella giovane e ritorna al palazzo, trovandola viva e con il frutto del loro rapporto. I due sono ormai innamorati l’uno dell’altra, ma la moglie del Re, venuta a conoscenza di questi fatti, ordina che i bimbi vengano cucinati e dati in pasto al marito, e poi che la stessa Tàlia venga uccisa. Ma il Re scopre l'infimo piano della Regina e riesce a salvare Tàlia. Si scopre poi che i figli non sono stati uccisi, ma sono stati salvati dal buon cuore dei due strani cuochi di palazzo. Allora la Regina verrà condannata a morte e il Re, Tàlia, Sole e Luna vivranno per sempre felici e contenti. Tutta la vicenda è incorniciata dalla presenza di tre Sorelle, le Figlie del Tempo, che manovrano i meccanismi dei destini umani.
La Bella Addormentata non si è mai svegliata con un semplice bacio. Al fondo oscuro della sua favola c’è una bambina che diventa donna, preda di un uomo cacciatore catturato, e la vecchia generazione che lotta per non scomparire, Eros e Thanatos, l’ineluttabilità spietata del Fato e il Tempo inarrestabile. E tutto questo non è che teatro.
Sulla scena tre attrici, ma molti personaggi si susseguono dando vita ad un gioco di scambio continuo di ruoli. Un meccanismo da giostra, un espediente teatrale che cela però il compito più profondo della fiaba e del teatro: essere uno specchio per chi legge, ascolta, guarda. Lo spettacolo prende lo spunto da una delle versioni più antiche della fiaba a tutti nota come La Bella Addormentata: quella inclusa, con il titolo Sole, Luna e Tàlia, ne Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile, da cui riprende il clima barocco con sfumature da gothic novel. Una fiaba quindi per adulti, ma che non dimentica mai di essere nata per i peccerille, di essere cioè anche un gioco. Al suo interno, in una atmosfera onirica, sospesa tra lo steampunk e Miyazaki, tra l’introspezione e la commedia surreale, si avvicendano figure misteriose, vicende fosche, storie d'amore; un susseguirsi di eventi in cui ciò che appare in superficie è solo favola, ma ciò che vi si nasconde è inesorabilmente vita.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
dal 6 al 9 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


MARCO PRESTA e MAX PAIELLA in
ZOMBIE
Scritto da Marco Presta e Fabio Toncelli
e con Attilio Di Giovanni al piano
E la partecipazione di Cristina Pensiero
Musiche di Max Paiella e Attilio Di Giovanni
Costumi Maria Freitas
Scenografia Carlo Ficini
Video Claudio Piccolotto
Luci Zothouse
Audio Lallo Costa
Direttore di scena Diego Caccavallo
Regia Fabio Toncelli

Vi fa più paura un lupo mannaro o un funzionario televisivo senza scrupoli? Temete maggiormente la mummia o un consulente finanziario che cerca di farvi sottoscrivere azioni spazzatura? Non è meglio andare a mangiare una pizza col mostro di Frankenstein che con una soubrette di mezza età siliconata a casaccio? Ci sarà tempo per rispondere a queste domande perché “loro”, i morti viventi, ormai hanno da tempo invaso le nostre città. Ai pochi sopravvissuti alla catastrofe non resta altro che rifugiarsi al sicuro nel Teatro Olimpico di Roma, l’unico risparmiato dall’epidemia, e aspettare insieme che si plachi il morbo. Nel frattempo però Marco Presta e Max Paiella, supportati dalle belle e agghiaccianti canzoni eseguite dal Maestro di Giovanni, anche lui indigesto agli zombie, si ritroveranno involontariamente protagonisti di uno spettacolo “improvvisato” sulle tavole di un palcoscenico abbandonato in tutta fretta da una compagnia fantasma, dove sono stati lasciati in bella vista i pezzi incoerenti di una scenografia in allestimento: oggetti vari, poltrone d’aereo, una tavola apparecchiata, due inginocchiatoi e un inquietante grande letto sfatto, insieme ad alcuni bauli di costumi usati e un provvidenziale pianoforte bianco.
Così, un po’ come era avvenuto durante la pestilenza boccacesca del Decameron, a questo punto tanto vale raccontarsi storie, lasciarsi andare a surreali sketch e fare un po’ di musica in attesa che il mondo di fuori torni praticabile. Anche se, alla fine, quanto saranno mai cattivi questi zombie? La risposta è molto più terrificante della domanda.
Uno spettacolo “orribile” che non vi farà dormire dal ridere, per la regia di Fabio Toncelli.

TEATRO OLIMPICO - Piazza Gentile da Fabriano 17, Roma
Dal 31 marzo al 9 aprile 2017
Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Prezzi da € 39 a € 15,50

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/3265991
Sito web: www.teatroolimpico.it


Federica Cifola in
MAMMA…ZZO E RITORNO
di Federica Cifola e Marco Terenzi
grafica e aiuto regia: Massimiliano Papaleo
trucco speciale video: Adriano Carboni
foto locandina: Gianni Martini
arredo scenico: Galleria Bosi
regia Marco Terenzi

Federica Cifola dopo averci spiegato in “Mamma…zzo” quanto meraviglioso sia diventare madre a 40 anni, in “Mamma…zzo e ritorno” ci parla di quanto meraviglioso sia crescere i propri figli.
Perché ormai una volta fatti, i figli te li tieni… purtroppo, pare brutto abbandonarli davanti ai conventi come tanto tempo fa.
E si passa dalla nausea per la gravidanza, alla nausea per le loro domande.
Mamma che significa principe azzurro?
Mamma che significa acido ialuronico?
Mamma che significa vegano?
Significa che mamma è vecchia e quindi: non mangia carne per paura del colesterolo, ha le rughe e si mette la crema sennò il principe azzurro, che sarebbe papà, scappa con una compagna di classe tua!
A quest’ora mamma, non doveva essere mamma… doveva essere nonna!
E inizi a pensare come tua nonna: in che mondo lascio i miei figli?
Inizi ad aver paura del futuro e diventi improvvisamente ecologista vegana e Renziana.
Vuoi fare per il pianeta, in due settimane, quello che al WWF non è riuscito per 100 anni!
Leggi le etichette dei prodotti!
Guardi Report tutte le domeniche!
Il futuro, che per te era al massimo, “che smalto metto stasera?” diventa importantissimo.
Insomma dal peso della pancia al peso delle responsabilità.
A tutto questo deve pensare una madre quando va a dormire… sempre che riesca a dormire!!!

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 4 al 13 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


RUN
di Barbata Caridi e Claudia Salvatore
con Claudia Salvatore
Paint & grafic Roberto Ciangola e Guido D’angelo
Live music Flavio Rambotti

Run è un imperativo categorico, un’ispirazione improvvisa “dopo un’apnea durata 20 anni”
Un moto rivoluzionario, il tentativo di sostenere il proprio sguardo, la perseveranza della notte che si fa giorno e del giorno che si fa notte.
Run è una metamorfosi che deforma e ri-forma un corpo, uno stato emotivo, un grido cieco nella notte, il desiderio di cambiamento e di libertà.
Run non racconta, mostra, è un invito a farsi domande, alla partecipazione emotiva e spirituale.

Debutta in prima assoluta al Teatro Studio Uno dal 6 al 9 aprile lo spettacolo “Run” firmato a quattro mani da Barbara Caridi e Claudia Salvatore, quest’ultima protagonista anche in scena di una performance densa e coinvolgente che partendo dall’imperativo categorico “corri” racconta l’urgenza di raggiungere, per affermare, o per allontanare, per rispettare una distanza o per imporla.
Run descrive la ricerca, il senso di una ricerca, che passa per urgenze, campanelli d'allarme, start, finish line, visioni, delusioni, ma soprattutto Desideri. La ricerca di una sensazione, di un' emozione, di uno stato di grazia, o semplicemente della velocità di esecuzione di un gesto, che porta sempre e comunque ad un qualche raggiungimento.
La passione che genera l'urgenza e il desiderio di “vivere per sempre”.
In questo correre apparentemente insensato, inutile e vano, accade l' impensabile. Accade di incontrare se stessi. È cosi che si spalancano gli occhi oltre lì orizzonte, e tutto ciò che include il nostro campo visivo e anche ciò che esclude, diventa il nostro territorio di caccia.
Dunque una corsa per incontrare o per dimenticare, si corre per restare a galla finché la tempesta perfetta non ti riporti violentemente sul fondo.
Corri per non toccare il fondo. Corri per toccarlo, ma per risalire velocemente.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 6 al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gatuita
Ven - Sab. ore 21.00 Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


EDUARDO #OGGIPIÙCHEIERI
Per un domani migliore
regia di Antonello Ronga
con Valentina Tortora, Mauro Collina, Martina Iacovazzo, Federica Buonomo e Vincenzo Triggiano.

A più di trent’anni dalla sua scomparsa, le parole di uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi, Eduardo De Filippo, rivivono sul palcoscenico del Teatro Kopó, grazie allo straordinario lavoro di ricerca condotto dalla Compagnia dell’Arte, sotto l’egida di Antonello Ronga, direttore artistico nonché regista di questo spettacolo ispirato al nostro patrimonio letterario e teatrale. In Eduardo #oggipiùcheieri, la tradizione viene non solo rivisitata ma anche ‘stravolta’, dando luogo a qualcosa di inedito ed entusiasmante, animato dall’energia di cinque giovani attori innamorati del proprio mestiere. Il punto di partenza della pièce è costituito fondamentalmente da una domanda di grande attualità: perché ancora oggi, nella nostra società ultratecnologica, abbiamo così tanto bisogno di sentire la voce degli autori classici? L’accumulo senza sosta e senza limiti di oggetti, che in breve tempo saranno sostituti da altri oggetti, ci ha precipitati in una terrificante spirale consumistica. E dal vortice non si vede la luce dell’uscita. Tuttavia, se invece di accumulare oggetti provassimo ad accumulare parole, potremmo immergerci nel nostro passato collettivo per immaginare un futuro migliore. Le parole di Eduardo rappresentano dunque un ancora di salvezza per sciogliere l’incantesimo dell’eterno presente nel quale siamo caduti. I cinque protagonisti danno corpo e vita ad uno spettacolo poliedrico, nel quale ciascuno potrà riconoscere se stesso. Tutti loro, in fondo, sono legati da un comune destino, che è poi anche il nostro: trovare la salvezza. La riscoperta di un gigante del teatro italiano come Eduardo non può e non deve limitarsi ad una sterile celebrazione della sua grandezza. La Commedia dell’Arte, con spregiudicatezza, si appropria delle sue ambientazioni e delle sue parole, scardinandole dalla tradizione e proiettandole verso il futuro. Tra attori e spettatori si crea una sorta di complicità, un comune afflato poetico ed esistenziale. Si può essere certi che Eduardo avrebbe gioito nel vedere come il suo lavoro abbia dato nuova linfa ad un teatro di qualità e autenticamente democratico, il teatro di tutti.

TEATRO KOPÓ - Via Vestricio Spurinna 47/49, Roma
Dal 7 al 9 aprile 2017 - ore 21

Info e prenotazioni: telefono (06) 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


COMING OUT
La vera storia di Andy e Norma
Interpreti: Alessandro Catalucci, Tania Benvenuti e Paolo Tommasi
Regia: Alex Tanpaul
Aiuto Regia: Marco Ambrosia
Scenografia: Brando Falorsi
Disegno Musicale: Christian Marras

La compagnia professionista de ‘I Soliti Quattro’ è orgogliosa di presentare, all’interno della stagione del Teatro Hamlet, una commedia originale ed attualissima, Coming Out, che si ispira alla celebre piece di Neil Simon, Andy e Norman, che in questo caso diventano Andy e Norma.
Coming Out, è una commedia degli equivoci, dal ritmo incalzante e appassionante, che fra risate e gag fa riflettere anche sulla difficoltà di riconoscersi per quello che si è, di fare outing e di guardare in faccia i propri sentimenti. Un triangolo amoroso fuori dagli schemi classici raccontato però come una classica sit-com statunitense. A Londra un dandy squattrinato e la sua amica scrittrice, ma senza ispirazione, condividono l’appartamento e le vicissitudini della vita. Sembra tutto scritto, ma cosa succede se la scrittrice si innamora di un principe azzurro assai diverso da quello che aveva in mente? E se il principe azzurro si accorgesse di essere meno azzurro e molto più glitterato? E se l’amico della principessa fosse anche lui una principessa rinchiuso a sua volta in un castello? Insomma, l’amore salverà qualcuno dalla torre, ma niente sarà come previsto!

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano, 13 Roma
Dal 6 al 16 aprile 2017, dal giovedì alla domenica
Giovedì, venerdì e sabato ore 21.00 – Domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 12 euro (+ 2 euro tessera annuale teatro) Ridotto 10 euro (+ 2 euro tessera annuale Teatro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94 84 24 63
Sito web: www.teatrohamlet.it


TRE CIVETTE SUL COMO'
regia Emilia Martinelli
di e con Chiara Casarico, Antonella Civale, Tiziana Scrocca

In scena dal 7 al 9 Aprile al Teatro Agorà 80, "Tre civette sul comò” di e con Chiara Casarico, Antonella Civale e Tiziana Scrocca, con la regia di Emilia Martinelli, è uno spettacolo comico, a volte surreale, a volte parossistico, che lascia ampio spazio alla riflessione, dopo una sana risata.
L’idea di questo spettacolo è nata durante un viaggio in autobus, ascoltando (involontariamente!) due vecchiette che conversavano. Era difficile definire quello scambio verbale una “conversazione”, perché la verità era che le due donne non si ascoltavano affatto, andavano avanti su strade distinte, senza incontrarsi mai.
Quante volte, ogni giorno, crediamo di ascoltare e di venire ascoltati, pensiamo di aver dialogato con qualcuno e poi ci rendiamo conto di non aver portato via nulla da quello scambio? Quanto ci infastidisce la chiusura dell’altro alle nostre parole? E a noi capita di fingere un ascolto empatico?
La vita quotidiana ci ha, ovviamente, offerto molti suggerimenti irrinunciabili, ma abbiamo anche giocato con la fantasia, col non-sense, con i suoni e a volte anche con i rumori.
E inoltre, non ci siamo limitate a sillabare, gorgogliare, cantare, dire parole con e senza senso, ma abbiamo anche indagato (sempre ridendo!) il linguaggio non verbale, cioè tutta quella fetta di comunicazione che avviene con il corpo.
Non possiamo dire di aver esaurito gli argomenti, ma siamo sicure che nello spettacolo che proporremo ci sarà la possibilità di riconoscersi in qualcuno dei personaggi che lo popolano e, visto che siamo esseri sociali, di ricevere qualche spunto di riflessione su come migliorare le nostre capacità comunicative.
- Avviso ai soci -

TEATRO AGORÀ 80 (Sala B) - Via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 7 al 9 aprile 2017
Orari spettacoli: Venerdì e Sabato ore 21.00- Domenica ore 18.30
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 13 euro | Ridotto 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 68 74 167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


THE SECRET RAPTURE
di David Hare
Regia di Michael Fitzpatrick
Con Fabiana De Rose, Helen Raiswell, Jim Schiebler, Alashiya Gordes, Rishad Noorani, Anna Butterworth
Spettacolo in lingua inglese

Un anziano libraio muore nella sua casa nella campagna Inglese. Le sue due figlie giungono per sistemare le sue cose. Isobel che lo ha assistito nei suoi ultimi giorni, è socia di una piccola impresa di design e grafica. Marion, la figlia maggiore, è in politica ed è già un sottosegretario di Stato. Nel suo lavoro Marion deve fornire risposte e sostenere coloro che offrono soluzioni; ma non tutte le situazioni umane cedono ad un approccio così professionale, meno che mai quando coinvolgono la loro giovane matrigna, Katherine.
Scritta nel 1988, The Secret Rapture è una commedia di maniere mordente che si addentra in un'analisi spietata delle conseguenze che derivano dall'applicare un pragmatismo di principio ai sentimenti umani.
Quest'opera di Davide Hare ancora molto attuale, colpisce e tocca l'animo in profondità, molto più di altri suoi lavori; come ritratto dei nostri tempi, questa storia è letale e puntuale.
Autore pluripremiato, Sir David Hare è stato definito "uno dei grandi drammaturghi Inglesi del dopo guerra".

TEATRO SAN GENESIO - Via Podgora 1 (Viale Mazzini), Roma
Dal 4 al 9 aprile 2017
Repliche: da martedì a venerdì ore 20,30; sabato e domenica ore 17,30
Biglietti: intero 15€, ridotto 13€ (gruppi e over 65, membri dell’associazione Plays in Rome ), ridotto 10€ (studenti e bambini)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-8248661
Sito web: www.teatrosangenesio.it


DALL’ALTRA PARTE DEL BOSCO
di Neil LaBute
traduzione di Marcello Cotugno e Gianluca Ficca
regia Marcello Cotugno
con Paolo Giovannucci e Chiara Tomarelli

Il testo racconta di Bobby e Betty, due fratelli che si incontrano in una notte buia e tempestosa. La ragione del loro incontro, apparentemente un banale trasloco, si rivelerà essere una resa dei conti familiare, con toni tra il giallo hard boiled alla Cornell Woolrich e il thriller psicologico alla David Lynch.
La maggior parte dei testi di LaBute analizzano "semplicemente" le relazioni umane. Ma quando indaga i più profondi e bui meandri delle nostre esistenze, LaBute ha il talento di rivelarci per quello che siamo e che non vorremmo essere: abitanti di un altro mondo interiore ed oscuro. In un'epoca in cui il teatro attinge sempre più ad una dimensione politica, può essere interessante focalizzare la nostra attenzione sulla dimensione intima di un teatro dell'uomo, parabola esistenziale e filosofica di conflitti eterni.
Neil LaBute, acclamato drammaturgo americano dell'era post Mamet, uno degli autori che è riuscito maggiormente a rielaborare il crollo del sogno americano in chiave esistenzialista e post-liquida in bilico tra Cechov e Bauman.

TEATRO ARGOT STUDIO - Via Natale del Grande 27, Roma
Dal 31 marzo al 9 aprile 2017
(dal martedì al sabato ore 20.30 - domenica ore 17.30)
Orari spettacoli: al martedì al sabato ore 20.30 - domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro (intero) 10 euro (ridotto) 8 euro (studenti e over 65)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5898111
Sito web: www.teatroargotstudio.com


IL SOGNO DI NIETZSCHE
di Maricla Boggio
con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti e Adriana Ortolani

“Il fatto che la vita sia dolore non giustifica che si viva prigionieri della compassione.
Il coraggio consente di trasformare il passato in un nuovo inizio”
In mezzo a un turbine di affermazioni filosofiche e di teorie, ciò che caratterizza la persona Nietzsche è il forte impulso alla vita e talvolta il prevalere dei sentimenti rispetto alla ragione quando si tratta della propria esistenza e non della filosofia.
E’ da questa dimensione del personaggio che si sviluppa il testo teatrale, attraverso le vicende che lo vedono agire, amare, soffrire e reagire alla sofferenza, fisica e sentimentale mediante lo sforzo smisurato e vincente della sua genialità intellettuale.
Nell’evolversi del personaggio hanno parte determinante due referenti, Lou Salomè e Paul Rée. Tenuto conto dei mutamenti di costume - il loro rapporto fu allora considerato singolare: un triangolo di amici che vogliono condividere alla pari, al di là del sesso, la passione per lo studio;
Lou Salomé è un’interprete sensibile delle riflessioni più profonde di Nietzsche. L’intesa fra i due in un’epoca in cui le donne sono confinate all’ambito familiare, è perfetta. Ma Lou intende realizzarsi attraverso lo studio in una sorta di paritaria collaborazione non sbilanciata da rapporti sessuali. Il progetto è assecondato da Paul Rée, scrittore di vivace personalità, il cui amore rimane segreto per non contrastare la volontà dell’amica. I pregiudizi dell’epoca però, la stessa moralità borghese che Nietzsche combatte, e la reiterata volontà del filosofo di convincere Lou ad essere sua moglie, vanificano il progetto
Personaggio grandioso nella sofferenza e nella creazione intellettuale, Nietzsche si ritrae dal sogno di una vita in cui trovino spazio i sentimenti e prosegue nel cammino che giunge fino a noi, fra alterne fasi di lucidità e disperazione, dal felice momento di equilibrio della stesura dell’”Ecce homo” ai vaneggiamenti confortati dalle piccole soddisfazioni quotidiane del soggiorno torinese, e pare sprofondare in una follia che forse è un’intuizione delle potenzialità che può avere l’essere umano, di essere tutto e niente.
(Maricla Boggio)

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 4 al 30 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it


LA FABBRICA DEI PRETI
giovedì 6 e venerdì 7 aprile 2017
MIO EROE
sabato 8 e domenica 9 aprile 2017
di e con Giuliana Musso

Giuliana Musso, una delle più amate esponenti del teatro italiano di narrazione e d’indagine, presenta per la prima volta a Roma, sul palcoscenico del Teatro Biblioteca Quarticciolo, i suoi ultimi successi: La Fabbrica dei Preti - in scena dal 6 al 7 aprile - che arriva nella capitale dopo anni di repliche sold out, e Mio Eroe - in scena dall'8 al 9 aprile - il nuovo spettacolo attualmente in tournée nazionale. Due produzioni ancora una volta firmate da La Corte Ospitale che vanno a comporre, in questa speciale occasione, un dittico dedicato agli uomini sacrificabili. Ispirazione di entrambi i lavori, la poetica del Teatro del Vivente.
La Fabbrica dei Preti è un tributo alla dimensione umana ed affettiva dei preti. E con la loro, anche alla nostra. Ragazzini cresciuti all’interno delle alte mura di un seminario preconciliare, la “grande fabbrica silenziosa”, che hanno poi lottato tutta la vita per liberare ciò che del proprio spirito era stato represso e condizionato. Tre uomini anziani, combattenti di razza, innamorati della vita, fanno il bilancio di un esistenza che ha attraversato la nostra storia contemporanea e oggi assiste al crollo dello stesso mondo che li ha generati. Un racconto personale ed autentico di bisogni umani insopprimibili letteralmente sacrificati sull’altare.
Mio Eroe presenta, attraverso la voce delle madri, il ritratto di tre giovani uomini caduti per la patria. Oggi: Afghanistan 2010, una campagna militare ancora in corso. Sono testimonianze travolgenti di un dolore incoercibile che si fa discorso spirituale, politico ed etico sul tema della guerra contemporanea. Madri piangenti che non balbettano ma parlano al mondo con l’intelligenza del sentimento, con lo sguardo di chi sa vedere nel Cristo in croce un ragazzo massacrato, nell’eroe morto un figlio che era vivo. Domande che si depositano nelle nostre mani e pesano sulle nostre coscienze di uomini e cittadini.
Ho il desiderio di un teatro che ci guardi negli occhi e che ci ascolti” - dichiara Giuliana - “di una drammaturgia che nasca dall'indagine e trasferisca sulla scena la testimonianza di chi vive. So di condividere questo desiderio con molti altri artisti che resistono spontaneamente alla seduzione dell'autoreferenzialità per arrendersi con gioia a un teatro che ama osservare più di quanto ami farsi osservare. Diamoci occasioni per spostare il baricentro: dal virtuosismo al contenuto, dal grande teatro a una comunità che si riunisce. Ho scoperto in questi ultimi dieci anni di lavoro che la cosa che mi interessa di più è l’ascolto del 'reale'. Reale è l’esperienza concreta delle singole persone, la vita vissuta, che io amo chiamare il vivente.

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO - Via Ostuni 8, Roma
6 e 7 aprile (LA FABBRICA DEI PRETI)
8 e 9 aprile (MIO EROE)
Orario: giov/sab h 21 – dom h 18
Biglietti: Intero 10€ – Ridotto 8€

Info e prenotazioni: telefono 06 98951725, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatriincomune.roma.it/teatro-biblioteca-quarticciolo-new/


TOGHE ROSSO SANGUE
uno spettacolo di Francesco Marino
scritto da Giacomo Carbone
ispirato da Paride Leporace
con Francesco Polizzi, Emanuela Valiante, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso
con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Magistrati

L'8 e il 9 aprile il Teatro Sala Vignoli apre il suo sipario su Toghe Rosso Sangue, uno spettacolo di Francesco Marino scritto da Giacomo Carbone. Il testo, ispirato da Paride Leporace, vede in scena Francesco Polizzi, Emanuele Valiante, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso e ha ottenuto il patronicino dell'Associazione Nazionale Magistrati.

“La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia”. Il progetto Toghe Rosso Sangue nasce dalla voglia di “fare memoria”, conoscere una parte della nostra storia italiana troppe volte dimenticata e messa in ombra, gli ultimi 25 anni di storia italiana quelli che vanno dal 1969 al 1994.
Dalla morte della giustizia alla giustizia della morte una linea rossa, del rosso del sangue, unifica tristemente l’Italia nella sua storia più cupa. Nell’arco di 25 anni, dal 1969 al 1994, 27 magistrati italiani hanno perso la vita per mano della mafia, della ‘ndrangheta, del terrorismo rosso, di quello nero, di soliti ignoti o di tristemente noti. Con pochissime eccezioni, oltre alla pena di morte decretata dai mandanti e decantata dagli esecutori, tali magistrati hanno subito una nuova morte: l’oblio.
Ventisette magistrati “colpevoli” di servire lo Stato, vittime cancellate dalla memoria collettiva. Infatti per molti magistrati caduti nell’esercizio delle loro funzioni si è assistito a un deprecabile processo di rimozione del loro impegno – oltre che della loro vita- dalla faticosa storia della Repubblica Italiana.
La storia di questi giudici attraversa la storia dell’Italia: dagli errori giudiziari verso il singolo cittadino ai processi sommari dei Nuclei Armati Rivoluzionari, dal Padrino di Coppola e Brando alla Magliana di Placido e Scamarcio, dalle micce corte di Prima Linea ai lunghi strascichi di Via D’Amelio, dalla sabbia e dal vento della Calabria alle vendette delle ‘ndrine per le vie della grigia Torino, dalle stragi di Stato allo stato di scomparso di Paolo Adinolfi.
Da tutto questo nasce il progetto Toghe Rosso Sangue che è diventato uno spettacolo teatrale.
Quattro voci, quattro attori, quattro anime avvolte da un’atmosfera tra il realismo e il noir e da una scenografia essenziale, che mirano con rabbia e con amore ad un teatro che non spettacolarizza ma, senza condanne né valutazioni politiche, silenziosamente grida un omaggio a uomini morti nell’adempimento del loro dovere: un omaggio al loro senso dello Stato. Un vecchio Stato di appena 150 anni.
Insieme agli attori saranno presenti, per un incontro con gli studenti, l’autore del libro Paride Leporace e qualora fosse possibile un magistrato esposto in prima linea.

TEATRO SALA VIGNOLI - Via Bartolomeo D’Alviano, 1
8 e 9 aprile 2017
Sabato ore 21.00 Domenica ore 19.00
Biglietti: Intero 12,00 euro – Ridotto 10,00 euro
Tessera associazione 3,00 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 371.16.27.502
Sito web: www.etes.it


TRUMAN CAPOTE questa cosa chiamata amore
di Massimo Sgorbani
con Gianluca Ferrato
scene Massimo Troncanetti
costumi Elena Bianchini
impianto e regia Emanuele Gamba
produzione Teatro della Toscana

Truman Capote questa cosa chiamata amore è uno spettacolo da e su uno dei più grandi scrittori americani del '900, in uno spazio teatrale mutevole e leggero, una pelle prismatica di camaleonte pronto alla trasformazione, com'era la lucentezza della prosa dell'autore di A sangue freddo, di cui quest'anno ricorrono i 50 anni dalla prima pubblicazione.
"Tutta la letteratura è pettegolezzo". Così Truman Capote liquidava con una delle sue abituali provocazioni anti-letterarie qualsiasi visione sacrale dell'arte e dell'artista. 'Pettegolezzo' inteso come svelamento di ciò che non si sa, indagine sui lati oscuri dell'America, in modo leggero e profondo, snob e vivace come un vodka martini. È il Capote più irriverente, infatti, quello che emerge da Truman Capote questa cosa chiamata amore, in cui Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato, diretto da Emanuele Gamba, un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.
Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta ha segnato la letteratura degli Stati Uniti. Truman Capote, geniale scrittore, giornalista e drammaturgo, è stato, dopo Hemingway, forse il più grande esempio di autore divenuto protagonista, e vittima, dello star system a stelle e strisce.
Un predestinato alla scrittura. Inizia a scrivere a otto anni, a diciassette le prime pubblicazioni, a diciannove vince il primo O. Henry Award della sua vita. Il suo stile è già formato, come ammetterà lui stesso negli ultimi anni della sua vita; cambia l'oggetto dei suoi racconti, la materia tra le mani, ma il suo stile è quasi identico a quello della sua giovinezza, e si basa tantissimo sul suono e sul ritmo delle parole.
Dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità, Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese, quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri, da Colazione da Tiffany a Marlon Brando.
Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo di cinquanta anni fa (1966), storia del massacro di una famiglia e capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico. Ma trent'anni dopo la sua morte, per cirrosi epatica nell'agosto del 1984, a neppure 60 anni di età, non possiamo che rimpiangere il suo genio e anche la sua candida e disperata voglia di stupire e, probabilmente, di essere apprezzato e amato.
"Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l'autoflagellazione". Se per Capote il suo talento è stato una frusta, per tutti noi è stato solo piacere puro.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 5 al 9 aprile 2017 ore 21.00 - domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it

 

La Compagnia di Operetta del Teatro Al Massimo di Palermo presenta
LA VEDOVA ALLEGRA
con UMBERTO SCIDA e SPERO BONGIOLATTI
coreografie STEFANIA COTRONEO
cast e corpo di ballo del TEATRO AL MASSIMO DI PALERMO
regia UMBERTO SCIDA
supervisione Artistica ALDO MORGANTE
produzione del TEATRO AL MASSIMO DI PALERMO

Interpretato da Umberto Scida (Njegus), con la regia dello stesso Umberto Scida, LA VEDOVA ALLEGRA si conferma come una delle operette più famose e rappresentate dell’intero repertorio operettistico.

All’ambasciata del Pontevedro a Parigi, c’è grande fermento. Sta arrivando la Signora Hanna Glawary, giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte. L’ambasciatore, il Barone Zeta, ha ricevuto l’incarico di trovare un marito pontevedrino alla vedova per conservare i milioni di dote della signora, in patria.
Infatti se la signora Glawary passasse a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca Nazionale Pontevedrina e per il Pontevedro sarebbe la rovina. Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione, ma c’è il conte Danilo che potrebbe andare benissimo. Njegus e Zeta tentano di convincerlo, ma lui non ne vuole sapere. Tra Danilo e Hanna c’era stata una storia d’amore finita male a causa della famiglia di Danilo. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo ingelosire.

Frattanto si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane moglie di Zeta, e Camillo de Rossillon, un diplomatico francese che la corteggia con assiduità. I due si danno convegno in un chiosco. Li sta per sorprendere il barone Zeta quando Njegus riesce a fare uscire per tempo Valencienne sostituendola con Hanna. La vedova sorpresa con Camillo! Tutti sono sconvolti, Danilo furioso abbandona la festa. Tutto ormai sembra compromesso, ma Njegus, vero Deus ex-machina, riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Hanna e Danilo il loro reciproco amore.

La patria è salva. D’ora in poi la signora Glawary non sarà più “La vedova allegra”, ma la felice consorte del conte Danilo Danilowitch.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 6 al 9 aprile 2017
Dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Marioletta Bideri presenta
Maria Paiato in
IL GATTOPARDO - lettura in 4 serate
letture da "il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
con: Maria Paiato - regia: Giulio Costa

“Tutto è partito da Giorgio Bassani. Il celebre autore ferrarese, in qualità di consulente e direttore editoriale per la Feltrinelli, riuscì a far pubblicare "il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il romanzo, che altrove aveva ricevuto resistenze e rifiuti, si rivelò un assoluto capolavoro e la sua fortuna dura ancora oggi. E ancora tutto è partito da Giorgio Bassani perché in questo 2016 molte città italiane ma soprattutto Ferrara hanno reso omaggio ai 100 anni dalla sua nascita. Giulio Costa che ha curato la regia di queste quattro puntate di lettura, mi ha offerto questa bellissima e un po' rischiosa occasione di lavoro. Bellissima perché ho riscoperto la potenza di un romanzo che avevo letto in gioventù a scuola e davvero è stato sorprendente misurarsi con la ricchezza di una lingua italiana sontuosa, con un tema attualissimo, con il gusto per l'ironia e il paradosso..... un romanzo magistrale che racconta come siamo diventati italiani, e perché lo siamo diventati in questo modo, contraddittorio, eroico, ipocrita, generoso e disarmante. Rischiosa perché si trattava di chiedere in qualche modo al pubblico di tornare la settimana dopo per la seconda e poi la terza e la quarta puntata.... una lettura a puntate? I sabato sera? Di giugno?.. non sarà chieder troppo? Ma se non si prova non si può sapere e così mettendoci al servizio solo del romanzo senza aspettarci niente abbiamo cominciato ed è andata benone. 4 sabati in cui io e il pubblico entravamo in un mondo lontano nel tempo ma nostro e per questo era bello, necessario e curioso farci i conti. Ora questa piccola sfida mi piace proporla al pubblico di Roma e questa rassegna intelligente e coraggiosa, "una stanza tutta per lei", che ha a cuore la letteratura il teatro, le attrici e soprattutto di offrire al pubblico proposte nuove, immediatamente l'ha colta”.

Maria Paiato

TEATRO BRANCACCINO - via Mecenate 2, Roma
Dal 6 al 9 aprile 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it

 

Data Unica

THE GREAT PRETENDER omaggio a Lester Bowie
di Angelo Olivieri e Mario Corvini + CAT’S Workshop
Line up:
Angelo Olivieri (tromba)
Mario Corvini (trombone)
Alice Claire Ranieri (voce)
Daniela Turchetti (voce)
Noemi Nori (voce)
Federico Lacerna (sax contralto)
Luciano Orologi (sax tenore e soprano)
Vincenzo Vicaro (sax tenore, baritono e clarinetto)
Riccardo Notazio (chitarra)
Andrea Araceli (Hammond)
Enrico Mianulli (contrabbasso)
Alberto Corsi (batteria)
Michele Villetti (batteria, percussioni)
Joe Serafini (turntable)
Ospiti:
John Heineman (sax contralto)
Sandro Satta (sax contralto)
Mario Paliano (percussioni)
feat. wonderful guests!
in collaborazione con Ass. Cult. Controchiave e LSD

Quando un trombettista “non convenzionale”, uno dei migliori arrangiatori sulla scena e un neonato collettivo artistico si incontrano, può nascere qualcosa di affascinante e di... pericoloso. Quando poi una produzione come quella di “COSE” rimane affascinata dall’idea e la sposa in toto, allora il rischio non è più un’eventualità, ma una certezza. Ma se è vero che è nel rischio che nascono altre possibilità, allora vale la pena tentare.

Lester Bowie, oltre ad essere una sorta di fantasma buono che mi porto dietro più o meno da sempre, è un artista difficile da inquadrare ad una prima lettura; cercheremo di offrirne una seconda e se necessario anche una terza, con la presunzione, l’ironia e l’umiltà necessarie.
Angelo Olivieri

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
lunedì 3 aprile 2017 ore 21.00
Biglietteria: Intero € 15,00 - Ridotto over 65 e studenti € 12,00 - Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it

 

WHEN THE RAIN STOPS FALLING
di Andrew Bovell
traduzione inedita Margherita Mauro
regia Lisa Ferlazzo Natoli
allestimento Alessandro Ferroni e Maddalena Parise
con Alessandro Averone, Caterina Carpio, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano

Lunedì 3 aprile (ore 21) al Teatro Argentina lacasadargilla porta in scena la mise en espace When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell, per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli. Una saga familiare, un grande viaggio sulle eredità e sull’abbandono, che ci porta dal 1959 fino al 2039, alle soglie di un incredibile diluvio torrenziale in cui il passato si materializza in forma di valigia e un pesce caduto dal cielo ha il sapore eccentrico e favoloso della pioggia di rane in Magnolia di Anderson.
La mise en espace si inserisce nel progetto Confini che continua ad abitare gli spazi del Teatro India durante le rappresentazioni dello spettacolo LEAR DI EDWARD BOND in scena con Elio De Capitani fino al 9 aprile.

Sta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio che non vede da quando aveva sette anni: “So cosa vuole. Vuole quello che tutti i giovani vogliono dai loro padri. Vuole sapere chi è. Da dove viene. Dove sia il suo posto. E per quanto ci provi non so cosa dirgli.” È questo l’inizio di When the Rain Stops Falling, storia della famiglia York-Law: quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri, amanti e mogli. Bovell costruisce un testo epico, intimo e familiare a un tempo, e disegna un’affascinante struttura drammatica, dove i diversi fili narrativi, l’incrocio dei destini delle quattro generazioni, raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno, da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano solo i nomi dei protagonisti, ma anche i comportamenti, le inclinazioni e gli errori.
Tutto sembra accadere in uno stesso ambiente, l’interno di un appartamento, le pareti ridipinte di fresco e il lungo tavolo da pranzo, dove si raccolgono e si ritrovano le generazioni: personaggi di età diverse, gli stessi personaggi in momenti diversi della loro vita, letteralmente uno accanto all’altro durante un pasto silenzioso che ha qualcosa di biblico. E dietro, una grande finestra che raccoglie, nel paesaggio, le risonanze immaginifiche e fantastiche di cui il testo è intriso. I protagonisti, uomini quasi smarriti e donne solide come alberi maestri, entrano nelle vite altrui e nella propria come in un singolare sogno a occhi aperti. A poco a poso si svela, come in un thriller, una fabula oscura in cui i figli pagano per le colpe dei padri. Matrimoni spezzati e morti accidentali, bambini che spariscono. Un suicidio. Verità taciute o sottintese.

When the Rain Stops Falling investiga la mortalità e la famiglia, la memoria e le eredità che riceviamo, mostrando come i segreti, le omissioni, non cancellano ciò di cui non si parla, che invece resta e resiste come un lascito tramandato di generazione in generazione, un ‘guasto’ di famiglia.

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Lunedì 3 aprile 2017 (ore 21) - Ingresso libero

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11/14
Sito web: www.teatrodiroma.net


30 SPETTACOLI IN 60 MINUTI
Con Gioele Barone, Valentina Guaetta, Paola Moscelli e Lodovico Zago

Biglietto 10 euro o Sfida la Sorte, giocando ai dadi o a blackjack!
Quattro attori in scena, 60 minuti di tempo a disposizione e 30 storie da raccontare!
Tratto dal format americano di “Too Much Light Makes The Baby Go Blind” (30 Plays in 60 Minutes)© di Greg Allen, “30 Spettacoli in 60 Minuti” è una corsa contro il tempo per mostrare tutte le sfaccettature della vita quotidiana, in una successione apparentemente casuale dei meccanismi più profondi dell'esistenza umana.
Un nuovo tipo di spettacolo: sul palco non si susseguiranno personaggi imprigionati in un’unica trama, ma stili, pensieri e punti di vista inconsueti sulle relazioni, sulla società e sulla politica.
Una finestra sulle dinamiche della vita.
Al pubblico la chiave per aprirla.

Questa è la sfida da cui parte la prima produzione indipendente di "Vox Animi": una sfida, in realtà, lanciata già quasi trent’anni fa a Chicago dallo scrittore e regista teatrale Greg Allen e raccolta con successo dalla sua innovativa compagnia di attori. Con “Too Much Light Makes The Baby Go Blind” (30 Plays in 60 Minutes)© nasce un nuovo format teatrale basato sulla brevità del testo, sull’immediatezza della rappresentazione, sull’onestà dell’interpretazione.
Su questi stessi princìpi il giovane gruppo "Vox Animi" propone per la prima volta in Italia, con la diretta approvazione del suo creatore, questo nuovo genere teatrale che consiste in 30 spettacoli il cui unico filo conduttore è la loro verità. Sospendendo le convenzioni teatrali di personaggio, ambientazione, trama e la separazione fra pubblico e attore, il format mira infatti a rappresentare la vita reale sul palco, ricreando un mondo all’interno del teatro che non presenta nessuna finzione o illusione: il format «non accetta una “sospensione dello scetticismo”, – spiega Greg Allen – non cerca di condurre il pubblico in qualche altro posto, in un'altra epoca insieme ad altre persone. L’idea è di occuparsi di cosa sta succedendo adesso, qui ed ora».

TEATRO TRASTEVERE - Via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Martedì 4 aprile 2017 - ore 21:00

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia),
Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina),
Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


LEAR DI EDWARD BOND
adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Tommaso Spinelli
con Elio De Capitani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala,
Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano
scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò - costumi Gianluca Falaschi luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni, Umberto Fiore - immagini a china Francesca Mariani
disegno video Maddalena Parise - collaboratore alla regia Roberta Zanardo
UNA COPRODUZIONE TEATRO DI ROMA–TEATRO NAZIONALE,
TEATRO DELL’ELFO E LACASADARGILLA

Riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana del grande drammaturgo britannico Edward Bond, lo spettacolo è una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere. Una parabola della violenza, dell’orrore, delle guerre disseminate nel mondo e dei rapporti di forza, pubblici e privati, che la regia di Lisa Ferlazzo Natoli traduce in scena come una favola nera dalle dimensioni imponenti, con violenza tragica ed esplosiva, da teatro elisabettiano.
Trentacinque personaggi per otto attori che si muovono sul palcoscenico nudo attraversato da impalcature di tubi metallici su cui si stendono drappi semitrasparenti. La costruzione richiama le rovine di un palazzo sontuoso, radicando però nel mondo contemporaneo il senso di distruzione che emana dai suoni e dagli ambienti. E tutt’intorno, silenzioso e ossessivo, il muro, evocato negli spazi e nei sotterranei insondabili delle anime dei personaggi. Ricordo antico e attualissimo, che chiude e imprigiona in recinti sempre più claustrofobici e violenti tutta la nostra Storia.
Nel suo Lear Bond racconta della violenza in ogni sua forma, da quelle private a quelle più sapientemente democratiche; non a caso l’intera vicenda ruota intorno a una compressione, a uno stato di pericolo diffuso, in cui Lear – autocrate paranoico – costruisce un muro per tenere fuori i nemici. Grande racconto contemporaneo della violenza e dell’orrore, lo spettacolo – una coproduzione Teatro di Roma, Teatro dell’Elfo e lacasadargilla – si dipana lungo la costruzione di questo muro, difesa, frontiera e immenso monumento del potere. Lear parla di Berlino, di quelle cortine di ferro che potrebbero sembrarci un ricordo antico, e ci costringe oggi a rintracciare quelle altre mura che sempre più alte, ci chiudono in un cosiddetto centro ‘civile e sicuro’ ridotto a una silenziosa periferia dell’anima. E nel cuore del testo le sanguinose violenze – linguistiche, fisiche e allucinatorie – che i personaggi sembrano destinati a reiterare. In questa pericolosa architettura, sempre sul punto di precipitare, si innesta il cast di attori con Elio De Capitani, nel ruolo di Lear, a cui si affiancano Fortunato Leccese (Il Consigliere; Soldato K; Un Sergente; Soldato Ribelle Ferito; Il Figlio del Contadino), Anna Mallamaci (Il Capomastro; Cordelia; Susan), Emiliano Masala (Il Terzo lavoratore; Nord; Il Ragazzo; Il Fantasma del Ragazzo), Alice Palazzi (Fontanelle), Pilar Peréz Aspa (Bodice; La Moglie del Contadino), Diego Sepe (Un Ufficiale; Cornovaglia; Soldato A; Il Carpentiere; L’Inserviente; Thomas), Francesco Villano (Warrington; Il Giudice; Soldato I; Il Medico della Prigione; Un Contadino; L’Uomo Piccolo).

Il filo narrativo disegna, con un linguaggio crudo e poetico, le violenze, gli intrighi e le guerre che dal muro prendono vita: Lear, autocrate che molto somiglia a tanti capi di Stato moderni, si dedica alla costruzione del muro per separare e proteggere il proprio stato dai nemici confinanti. Le figlie Bodice e Fontanelle gli si ribellano causando una guerra sanguinosa e una lunga catena di abusi – privati e di Stato. Divenuto loro prigioniero e poi liberato, Lear è accompagnato e al contempo ossessionato dal fantasma del figlio di un becchino, la cui gentilezza verso il re lo ha portato alla morte. All’orizzonte si muovono forze ribelli che, una volta preso il potere, tortureranno il re e ne uccideranno le figlie. Dopo un arco di intrighi e violenze Lear si lascerà uccidere da un giovane soldato, proprio mentre prova a smantellare il muro da lui stesso edificato.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
Dal 28 marzo al 9 aprile 2017
Orari spettacolo: tutte le sere ore 21 _ domenica ore 19 _ lunedì riposo
Biglietti: Ritratto d'artista card _ 32 euro per 4 ingressi al Teatro India
Durata spettacolo: 2 ore e 5 minuti senza intervallo

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir,
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI SALTINARIA!

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Glauco Mauri e Roberto Sturno
Serata Shakespeare
IL CANTO DELL’USIGNOLO
poesie e teatro di Shakespeare
regia Glauco Mauri
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Zappalorto
percussioni Marzio Audino
cantante in video Anna Lisa Amodio
elementi scenografici Marta Crisolini Malatesta
video Nexus
Produzione Compagnia Mauri Sturno

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing.
Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?» «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?»
«Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».
Chi ha il dono di «cantare» quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.
Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, da Marzio Audino alle percussioni e, in video, dalla cantante Annalisa Amodio, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta e i video di Nexus, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, «l’usignolo» che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato ne I Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.

Durata: 90 minuti senza intervallo

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 1 al 9 aprile 2017
Orario degli spettacoli: dal martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 9 aprile ore 17.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 – 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


IL SEGRETO DELLA VITA
Rosalind Franklin
di Anna Ziegler
con Asia Argento Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico)
Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musica Arturo Annecchino
Ideazione e Realizzazione video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
Regia Filippo Dini
Produzione TEATRO ELISEO

Il dono di una grande donna alla scienza e all’umanità

La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin.
Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche.
Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”.
La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile.

Note di regia:
La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a sé stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni.
Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la Storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
(Filippo Dini)

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 28 marzo a domenica 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.
Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.
In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.
“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1, Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario degli spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21 – domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE
Una commedia ironica e profonda che vi farà ridere della quotidianità
scritto e diretto da Andrea Quintili
con Andrea Quintili, Simone Destrero, Ornella Lorenzano, Mario Sapia, Eleonora Pedini, Pierfrancesco Galeri e Umberto Stefolani
Assistente alla regia: Pierfrancesco Galeri
Coreografie: Ornella Lorenzano
Assistente di scena: Flavia Martone
Tecnico Luci/Audio: Cristian Bove
Realizzazione Grafica: Andrea Quintili
Scenografia: Riccardo Polimeni

Una moglie casalinga che vuole un figlio dal marito, un uomo egoista, venale, tutto dedito alla carriera; un ragazzo simpatico, caciarone, invadente e ballerino di hip hop a modo suo; un'avvenente venditrice di libri; un clochard italo-francese, simpatico, esilarante, opportunista e maleodorante; un inquilino del piano di sopra, burbero ma buono e, infine, un Dio, nel nostro immaginario, perfetto ed onnipotente, che si rivelerà simpatico ma tutt'altro che perfetto e quasi umano. Questi i personaggi di fantasia, ma maledettamente realistici, protagonisti della commedia scritta da Andrea Quintili. Personaggi nei quali il pubblico può riconoscersi, inseriti in una storia inventata ma verosimile, ironica e profonda, che vi farà ridere della quotidianità.
“Tutti possiamo sbagliare” mostra come la quotidianità possa all’improvviso essere stravolta, arricchendosi con nuovi arrivi, abbandoni, incontri e rivelazioni. La tranquillità familiare di una coppia felice, Marco e Sole, sussulta con l’arrivo di un “figlio” non previsto che altera gli equilibri della coppia. Marco e Sole accolgono in casa il figlio di un amico prematuramente scomparso. Quella che inizialmente sembra una convivenza forzata, si rivela un modo per conoscersi e apprezzarsi. E quando Sole abbandonerà il tetto coniugale, arrivi inaspettati stravolgeranno la vita della nuova strana “coppia”…

TEATRO PETROLINI - Via del Rubattino 5, Roma
dal 6 al 9 aprile 2017
Biglietti 10€ + 2 € tessera

Info e prenotazioni: telefono 06-5757488 - 347-8484998
Sito web: www.teatropetrolini.com


LA LEGGENDA DEL PESCATORE CHE NON SAPEVA NUOTARE
Spettacolo con musiche dal vivo
con Domenico Macrì, Eleonora De Luca, Teo Guarini, Agnese Fallongo
Regia di Alessandra Fallucchi
Drammaturgia di Agnese Fallongo

“Sapevate che l’Italia è il paese con il maggior numero di dialetti, tradizioni e culture popolari al mondo? Ma questa ricchezza è un relitto del passato, destinato ad estinguersi con il tempo, o un
patrimonio vivo, che occorre ancora studiare e valorizzare? E se è vero che non sai dove vai se non sai da dove vieni, oggi: qual è la nostra casa? Qual è la nostra Itaca?”
Protagonista è la generazione dei nostri nonni, della seconda guerra mondiale, dei mestieri fatti con le mani, della terra e del mare. Storie che si mescolano con le leggende popolari e che, semplicemente, meritano di essere ascoltate.
Lo spettacolo vede avvicendarsi sul palco quattro personaggi che raccontano al pubblico le proprie “storie di vita”, una crasi tra realtà e leggenda popolare. Mamozio, Maria, Reginella e Arturo: due uomini e due donne che racchiudono tutte le vicende più commoventi e più divertenti raccontate dalle persone intervistate nei differenti paesini italiani. Un pescatore calabrese che non sa nuotare; un pizzaiolo romano nella Garbatella degli anni 40’; una ragazza madre che sogna di ballare lo swing in una Sicilia devastata dal dopoguerra ed una signora napoletana che racconta la leggendaria storia della sua famiglia.
Naufragare in questo passato, che non è poi così passato, rappresenta un ottimo punto di partenza per rispondere ai dubbi e gli interrogativi delle generazioni più giovani. Il pubblico è chiamato ad abbandonarsi alle acque di una saggezza popolare che sembra ormai sbiadita ma che è invece ancora viva e colorata, come le persone intervistate. Al centro dello spettacolo l’elemento musicale che fa da fil rouge tra un racconto e l’altro tramite canti popolari e polifonici, musiche dal vivo e strumenti tradizionali. La musica assume una funzione poetica per dare voce a quelle emozioni che spesso, proprio come accade in una serenata, non riusciamo ad esprimere solo a parole.
“Mi capitava spesso – spiega Agnese Fallongo – sia per lavoro che per diletto, di girare per paesini italiani quasi sconosciuti, parliamo addirittura di borghi di 1000, 200, 80 abitanti. Durante questi viaggi mi accadeva di conoscere persone molto semplici (nell’accezione più genuina del termine) ma con storie incredibili, leggende da manuale, insomma, vite da raccontare. Più di una volta avevo sentito l’esigenza di voler scrivere questi racconti ma mi sembrava come di perderne la magia abbassando lo sguardo sul foglio bianco, distogliendo quindi l’attenzione dagli occhi di queste persone così “felliniane” che mi stavano regalando i loro ricordi. Un giorno ho quindi deciso di cominciare a documentare il tutto con un semplice registratore, niente video, solo voci dal sapore antico, come fossero dei cantastorie. Nel giro di un anno ho raccolto moltissimo materiale gelosamente conservato nel mio pc nella cartella “Storie di Vita” con tanto di foto e file audio di tutte le persone incontrate in questo arco temporale. Si tratta per lo più di gente anziana, che svolge “mestieri in via di estinzione” come pescatori, contadini, artigiani oppure semplicemente persone incontrate sul lungomare, nella taverna del paese, nel bar della piazza.”

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00 ; Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3494356219- 3298027943
Sito web: www.teatrostudiouno.com


AFTER THE END
di Dennis Kelly
Regia di Enzo Masci
con Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini

Erano tutti in un pub quando c’è stata l’esplosione. Louise si è appena risvegliata per trovarsi chiusa in un rifugio antiatomico con Mark, l’uomo che le ha salvato la vita. I suoi amici dicevano che fosse un paranoico ma, in fondo, Mark sapeva cosa fare quando alla fine è successo. Adesso tutto quello che possono fare è aspettare, chiusi nel rifugio con cibo in scatola, una radio che non cattura alcun segnale e un coltello. Ma l’assenza di qualsiasi contatto con l’esterno e la costrizione in uno spazio fuori dal tempo, senza più regole né schemi sociali, disintegrano la relazione fra le personalità opposte di Mark e Louise in una brutale e agghiacciante lotta per il potere.
Sono sopravvissuti all’attacco.
Riusciranno a sopravvivere a loro stessi?
Con un finale a sorpresa, l’opera più penetrante di uno dei più acclamati drammaturghi inglesi dell’ultimo decennio esplora le paure della nostra società e le mette a confronto nei loro estremi distorti attraverso uno scenario da incubo ma terribilmente plausibile.

TEATROINSCATOLA - Lungotevere degli Artigiani 12, Roma
Dal 30 marzo al 15 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347.6808868 - 340.5573255
Sito web: www.teatroinscatola.it


Pietro Romano in
MISERIA E NOBILTÀ
Trasposta in dialetto romanesco e diretta da Pietro Romano
dall’omonima Opera di Eduardo Scarpetta

Con EDOARDO CAMPONESCHI, MARCO D’ANGELO, VALENTINO FANELLI, GIORGIO GIURDANELLA, FRANCESCA LA SCALA, ELEONORA MANZI, BEATRICE PROIETTI, MIRKO SUSANNA, MARINA VITOLO
aiuto regia BARBARA LAURETTA musiche SIMONE ZUCCA
testo canzone LOREDANA CORRAO
scene MAURIZIO MANZI costumi SIMONA SAVA
assistente alla regia EDOARDO CAMPONESCHI

Dopo il grande successo ottenuto a inizio stagione torna a grande richiesta di pubblico "Miseria e nobiltà", rivisitazione e trasposizione in dialetto romanesco scritta, diretta e interpretata da Pietro Romano, liberamente tratta dall'omonima opera di Eduardo Scarpetta, in replica straordinaria dal 29 marzo al 9 aprile presso il Teatro delle Muse di Roma.
Prosegue, dunque, la straordinaria intuizione artistico-letteraria, suscitata dal talento poliedrico di Pietro Romano, autore interprete e regista dei propri lavori, già confermata in operazioni vincenti in cui i classici di Goldoni (Arlecchino, servo di due padroni, I due gemelli veneziani) e di Molière (L'Avaro, Il malato immaginario) sono stati riadattati e trasposti in dialetto romanesco, offrendo al pubblico lo splendido vezzo della commedia dell’arte in un dialetto diverso dall’originale, e archiviando incredibili successi e mesi di sold out, dimostrando l’alto livello artistico e culturale necessario al mondo dello spettacolo.
L’energia istrionica di Romano, inguaribile ed irriducibile amante della sua città natale, si china questa volta alla gloria del teatro napoletano di Scarpetta trasponendo e riadattando la più celebre delle sue opere, Miseria e Nobiltà, consegnata al pubblico già nella splendida realizzazione cinematografica con Totò, nel proprio dialetto, tingendo con grazia e maestria l’inestimabile, indiscussa ricchezza dell’originale, dei colori della popolarità romana, esaltandone l’intramontabile vernacolarità.
Il protagonista "Felice Sciosciammocca" interpretato da Pietro Romano, gioca sulle corde della celebre maschera scarpettiana, sovraintendendo, nella logica di una disarmante comicità, alla storia d’amore del nobile per la popolana, con la scaltrezza del povero che si finge ricco, tra colpi di scena e verità che scottano.
Sulla scena accanto a Pietro Romano, Marco Todisco (Pierino), Marina Vitolo (Bruttia), Beatrice Proietti (Pupetta), Edoardo Camponeschi (Eugenio), Valentino Fanelli (Appio/Giovanni), Eleonora Manzi (Gemma), Francesca La Scala (Rosa) e Mirko Susanna (Bamba), Giorgio Giurdanella (Cuoco).
La storia rimane forte della comicità e del pregio della stesura iniziale, lasciando che la giostra continui a volteggiare tra i caratteri umani, le classi sociali e le introspezioni di ogni sorta.
La commedia risulta esilarante e intrisa da una comicità elegante, e l’umile intelligenza artistica di Romano si rivolge sera per sera, direttamente al genio di Scarpetta con il saluto: “Maestro, chapeau!”.

TEATRO DELLE MUSE - Via Forlì 43, Roma
dal 29 marzo al 9 aprile 2017
dal mercoledì al sabato alle 21; sabato 8 aprile anche ore 17,30, domenica ore 17,30.
Biglietti: mercoledì e giovedì 22 euro (rid. 16 euro), venerdì, sabato e domenica 25 euro (rid. 19 euro).

Info e prenotazioni: telefono 06 44233649, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatromuse.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.
Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…
Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


PINOCCHIO
da Carlo Collodi
regia Roberto Gandini
drammaturgia Attilio Marangon
con Chiara Mercuri, Carlos Garcia, Danilo Turnaturi,
Edoardo Maria Lombardo, Emmanuel Rotunno, Fabio Piperno, Fabrizio Lisi,
Gabriele Ortenzi, Gelsomina Pascucci, Giulia Tetta, Jessica Bertagni, Simone Salucci
musica Roberto Gori - scena Paolo Ferrari - costumi Tiziano Iuculano
consulenza specialistica Maria Irene Sarti - assistente alla regia Luciano Pastori
coordinamento Istituzionale Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli
Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale
Matteo Cesaretti Salvi, Ester Sampaolo, Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, Michela Corsi, Carla D’Antimi, Anna Laura De Martino, Teatro di Roma
Produzione Teatro di Roma

Nel famoso libro di Carlo Collodi c’è una componente che interessa da vicino i 12 giovani attori con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, e cioè che Pinocchio è un vero “diverso”. Un Pinocchio cosciente della propria diversità e che cerca di diventare uguale agli altri, in scena dal 29 marzo al 7 aprile al Teatro India.
Un diverso al cubo, un diverso che non si tira mai indietro nelle sfide che la vita gli propone. Ad esempio quando va a scuola e reagisce risolutamente alle prese in giro dei compagni, o quando affronta l’umiliazione di essere messo in catene per sostituire il cane da guardia Melampo, o quella di essere esibito in un circo sotto le sembianze di un asino. Ecco, a noi questo Pinocchio piace perché ha tanti difetti, alcune sfortune ma ha anche tanto coraggio. È sensibile, generoso e affronta le difficoltà senza piangersi addosso. E ci piace anche che non sia perfetto, che dica le bugie, e che sappia delle cose senza che nessuno gliele abbia mai insegnate. Ecco cominciata l’avventura di questo Pinocchio fedele alla tradizione e al testo di Collodi, ma raccontato con la vitalità, l’allegria e l’ironia dei 12 giovani attori con e senza disabilità. «Uno spettacolo che speriamo possa dire qualcosa ai ragazzi che magari si sentono “diversi” per condizione sociale, forma fisica, solitudine – commenta il regista Roberto Gandini – un Pinocchio che possa dire ancora tanto a quei ragazzi che non trovano il coraggio di reagire alle ostilità della vita o che per timore non riescono a chiedere aiuto a chi gli sta accanto. Ed è con loro che condivideremo la più bella fiaba italiana mai scritta».
Trarne un lavoro teatrale è un’operazione tutt’altro che semplice viste le innumerevoli versioni cinematografiche e televisive (quella di Walt Dysney, Comencini, Carmelo Bene, Benigni, “Pinocchio il Grande Musical” con le musiche dei Pooh, ed altre ancora), ma in questo caso Roberto Gandini mette in scena un Pinocchio cosciente della propria “diversità”, un bambino raccontato attraverso difetti e pregi, che compie buone e cattive azioni, che si fa detestare e amare. Sulla scena prendono vita le peripezie del burattino, dagli accadimenti drammatici (Pinocchio impiccato, la Fata Turchina che appare come fosse una bambina morta) a quelli comici e ironici (Pinocchio in prigione perché innocente, Pinocchio che dice le bugie), fino al lieto fine che dà senso “a quel nascere” da un ciocco di legno e “a quel sentirsi” diverso da tutti. Questo desiderio, quello di voler essere come gli altri, «gli adulti non lo ricordano più, mentre i bambini, disabili o no, lo riconoscono. E infatti, al Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli pensavamo da tanto tempo di mettere in scena “Le avventure di Pinocchio” ma più ci pensavamo, più ci si complicava l’approccio – continua Roberto Gandini – Quale lettura dare del capolavoro collodiano? Esiste un mare infinito di saggi “pinocchieschi” in cui si sovrappongono interpretazioni psicanalitiche, formaliste, politiche, cristologiche e altro. Da che parte cominciare? Abbiamo scelto quella più diretta. Abbiamo incominciato dal libro, dal gusto di leggerlo, insieme, ad alta voce. Possiamo dire che ci sentiamo enormemente coinvolti e che la nostra versione sarà molto differente da quella di Walt Disney».
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, si inserisce nell’ambito della rassegna IL TEATRO FA GRANDE, che apre la scena al pubblico dei piccoli e dei ragazzi, trasformando il teatro in “atelier” dove formare le prossime generazioni di spettatori e sperimentare nuove modalità di condivisione familiare e scolastica del teatro. Sono 9 titoli in programma, di cui 4 produzioni: Leo, un successo della passata stagione, regia di Francesco Frangipane, mentre il Piero Gabrielli con le regie di Roberto Gandini ha presentato i nuovi debutti da Pinocchio al saggio/spettacolo da William Shakespeare, e la ripresa dell’Albero di Rodari. Tra le ospitalità, Astronave51 di Caterina Carpio e Alice Palazzi, H+G di Alessandro Serra, ll tenace soldatino di piombo del Teatro delle Apparizioni; La Divina Commedia raccontata ai bambini, spettacolo di teatro d’ombre di Laura Nardi; Il Flauto Magico di Mozart, il progetto didattico di Europa InCanto che farà cantare migliaia di bambini.
Attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli il Teatro di Roma vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente e inclusiva in cui le differenze possano convivere e diventare una ricchezza. Un modello di integrazione e formazione rivolto a ragazzi con e senza disabilità, con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale. Finanziato da Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale, in collaborazione con l’Ufficio scolastico Regionale per il Lazio, il Laboratorio Piero Gabrielli è un progetto promosso e organizzato con Teatro di Roma.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 29 marzo al 7 aprile
Orari spettacolo: tutte le repliche alle ore 10.30, sabato 1 aprile ore 17, domenica 2 aprile ore 16, lunedì 3 aprile ore 21
Biglietti: 5 euro
Spettacolo per bambini dai 6 anni
Durata spettacolo: 60 minuti

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

Articolo di: Isabella Polimanti

Un gradito ritorno al Teatro India. Lisa Ferlazzo Natoli porta in scena un nuovo allestimento di “LEAR DI EDWARD BOND” una riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana, una riflessione sull'indissolubile rapporto tra uomo e potere. Protagonista Elio De Capitani nel ruolo di Lear.

Al Teatro Ghione va in scena la poetica visionaria di Dario Fo e Franca Rame. Con la regia di Sandro Torella, Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti e Gianni Iorio saranno i protagonisti di “COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA”, testo satirico scritto in un’epoca di grandi cambiamenti, un periodo storico in cui mutava la coscienza civile del nostro Paese. Solo per due giorni, 27 e 28 marzo. Seguirà, sempre al Ghione, un omaggio a Shakespeare, “IL CANTO DELL’USIGNOLO” con Glauco Mauri e Roberto Sturno.

“LA RIUNIFICAZIONE DELLE DUE COREE” di Joël Pommerat sarà in scena al Teatro Vascello. Un testo sull’amore, nel quale la divisione politica delle due Coree è intesa come metafora per interrogarsi sulle difficoltà di coppia.

Continuano con straordinario successo, al Teatro Argentina, le repliche di “EMILIA”, scritto e diretto dall’astro della scena argentina Claudio Tolcachir con protagonista la grande Giulia Lazzarini.

Al Teatro Della Cometa seconda settimana di repliche per “RISIKO - QUELL’ IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE”, di Francesco Apolloni con la regia Vanessa Gasbarri. Uno spettacolo sul potere e sulla fascinazione che ne subisce chiunque si avvicini ad esso. Un testo forte, dove si bilanciano perfettamente incisività e leggerezza, con i toni brillanti della migliore tradizione della commedia all’italiana e con un gruppo di giovani e talentuosi attori. Biglietti ridotti per i lettori di Saltinaria.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.


DIECI STORIE PROPRIO COSÌ
da un’idea di Giulia Minoli
drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
regia Emanuela Giordano
con Antonio Bannò, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba,
Valentina Minzoni, Diego Valentino Venditti, Alessio Vassallo
e con Tommaso Di Giulio chitarre e Paolo Volpini batteria
musiche originali Antonio di Pofi e Tommaso Di Giulio
aiuto regia Tania Ciletti

Dieci storie proprio così è parte integrante del progetto Il Palcoscenico della legalità
Assistenti al progetto Ludovica Siani, Noemi Caputo, Luca Caiazzo
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,
Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con The Co2 Crisis Opportunity Onlus
Il progetto è promosso da Università degli Studi di Milano - Corso di Sociologia della Criminalità organizzata, Fondazione Pol.i.s., Libera, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Fondazione Silvia Ruotolo, DaSud e Italiachecambia.org
con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
con il sostegno di SIAE , Enel Cuore, Poste Italiane, Fondazione CON IL SUD, Autostrade per l’ Italia
Vincitore del premio Anima 2016 per la categoria teatro

Dal 27 marzo all’1 aprile torna al Teatro Argentina Dieci storie proprio così, il progetto di educazione alla legalità ideato da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, rivolto alle coscienze in formazione delle giovani generazioni. Uno spettacolo che racconta di vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, episodi di impegno civile e riscatto sociale, responsabilità individuali e collettive, connivenze istituzionali e taciti consensi.

Il progetto rientra nel percorso di Stagione Il teatro per la legalità e la memoria con cui il Teatro di Roma intende contribuire al recupero e alla formazione di un senso civico, per mantenere vivi i valori fondanti della nostra società: la convivenza, il vivere civile e l’essere partecipe di una comunità. Non un semplice spettacolo ma un ritratto sociale, un’indagine emotiva, una lotta collettiva contro il crimine per promuove la cultura come antidoto alla mafia e il teatro come strumento di denuncia, di educazione civica per le giovani generazioni e di impegno per tutti cittadini che fanno della memoria un diritto inalienabile. «Il valore di questa operazione sta nell’essere uno spettacolo realizzato da giovani interpreti per i loro coetanei che restituisce al teatro il suo valore etico più alto, il suo essere occasione di formazione e coscienza civica – commenta il direttore Antonio Calbi – Un progetto che dà concretezza al pensiero di Giovanni Falcone quando annotava: “Gli uomini passano, le idee restano; restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Ecco perché lo abbiamo sostenuto, perché è sulle gambe di questi giovani interpreti e su quelle delle folle di giovani spettatori che quelle idee di giustizia continueranno a camminare, nella convinzione che alla edificazione di un futuro migliore per l’Italia concorra anche il Teatro».

Dieci storie proprio così è una toccante testimonianza corale, un appassionato affresco che ha il colore del coraggio, quello dimostrato dalle associazioni di ragazzi caparbi, e della tenacia, quella dei parenti delle vittime e di tutti gli italiani che fanno dell’impegno una necessità inalienabile. In scena, un coro di sette interpreti si fa portatore delle voci e delle storie, Antonio Bannò, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Diego Valentino Venditti e Alessio Vassallo, con l’accompagnamento musicale alla chitarra di Tommaso Di Giulio e alla batteria di Paolo Volpini. Le matinée dedicate alle scuole saranno arricchite dall’incontro con testimoni ed esperti, una tappa che si inserisce nel percorso formativo che accompagna lo spettacolo (progetto Il palcoscenico della legalità).
Lo spettacolo nasce come opera-dibattito sulla legalità e, partendo dall’esperienza della Campania, si è arricchito con storie di dolore e riscatto della Sicilia e del Lazio. Dal 2017, in occasione dei 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio viene presentata una nuova versione drammaturgica con un ulteriore approfondimento su Mafia Capitale e sui legami tra ‘Ndrangheta calabrese e Lombardia. Dopo il debutto al Piccolo di Milano, approda ora al Teatro Argentina per proseguire al Teatro San Ferdinando di Napoli (dal 27 al 30 aprile) e al Teatro Gobetti di Torino (30 e 31 maggio) in una rete di collaborazione tra Teatri Nazionali.

Dieci storie proprio così nasce dall’incontro con decine di familiari di vittime innocenti di mafia, camorra e ‘ndrangheta e con i rappresentanti di cooperative ed associazioni che sulle terre confiscate alle mafie hanno costruito speranze, lavoro, accoglienza, idee. In seguito a questo primo traguardo, lo spettacolo è diventato parte integrante di un progetto nazionale, Il palcoscenico della legalità, che coinvolge scuole, carceri minorili e teatri. La cultura diventa strumento di educazione alla legalità, attraverso il teatro, per apprendere insieme un nuovo alfabeto civile. Da allora sono stati attivati laboratori nelle scuole (più di 30.000 gli studenti coinvolti) e negli istituti penitenziari minorili. Attualmente il progetto educativo è attivo nelle scuole di Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia e nell’IPM Malaspina di Palermo e di Ariola (Bn).

Quest’anno il percorso di formazione degli studenti sarà arricchito da un momento di incontro che seguirà la visione dello spettacolo e che vedrà la presenza di protagonisti delle storie raccontate, giornalisti, magistrati ed esperti: Nino Bartuccio, ex sindaco Rizziconi, e Daniele Marannano presidente Addio Pizzo (il 28 marzo); Paola Severino, Rettore Luiss, e Alfonso Sabella Magistrato – ex Assessore alla legalità del Comune di Roma (il 29); Raffaele Cantone, Presidente Anac, e Giovanni Tizian Giornalista La Repubblica – L’Espresso (il 30); Marco Genovese, Referente Libera Roma, Danilo Chirico, Presidente Da Sud, e Ilaria Meli Cross - Osservatorio sulla criminalità organizzata UNIMI (il 31); Ilia Bartolomucci Amministratore giudiziario Tribunale di Roma (l’1 aprile).

«Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, il riscatto che necessariamente dobbiamo compiere, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero – raccontano Giulia Minoli e Emanuela Giordano – Il teatro non lancia messaggi, si accontenta di offrire stimoli e questo noi cerchiamo di fare, con grande convinzione, pensando soprattutto ai ragazzi. E proprio ai ragazzi ci rivolgiamo con un lavoro che realizziamo nelle scuole di tutta Italia perché lo spettacolo non sia solo un evento ma una parte di un percorso di avvicinamento a temi fondamentali per la loro crescita».

Settimana della legalità al Teatro Argentina
Alla fine di ciascuna replica si terrà un dibattito della durata di 45 minuti circa

28 marzo L’azione antimafia: dall’ impegno istituzionale a quello associativo
Nino Bartuccio Ex sindaco Rizziconi (Calabria)
Daniele Marannano presidente Addio Pizzo (Palermo)

29 marzo
Paola Severino Rettore Luiss
Alfonso Sabella Magistrato – ex Assessore alla legalità del Comune di Roma

30 marzo
Raffaele Cantone Presidente Anac
Giovanni Tizian Giornalista La Repubblica – L’Espresso

31 marzo Un progetto per Roma: fare rete è una risorsa per la città
Marco Genovese Referente Libera Roma
Danilo Chirico Presidente Da Sud
Ilaria Meli Cross - Osservatorio sulla criminalità organizzata (UNIMI)

1 aprile Fare impresa nei beni confiscati
Ilia Bartolomucci Amministratore giudiziario Tribunale di Roma

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Orari spettacolo: 27 marzo ore 21 _ posto unico numerato 10 euro
28 - 29 - 30 - 31 - marzo e 1 aprile ore 10 _ posto unico numerato 8 euro
Durata spettacolo: 1 ore e 10 minuti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


LEAR DI EDWARD BOND
adattamento e regia Lisa Ferlazzo Natoli
traduzione Tommaso Spinelli
con Elio De Capitani, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala,
Alice Palazzi, Pilar Perez Aspa, Diego Sepe, Francesco Villano
scene Luca Brinchi, Fabiana Di Marco, Daniele Spanò - costumi Gianluca Falaschi luci Luigi Biondi
disegno del suono Alessandro Ferroni, Umberto Fiore - immagini a china Francesca Mariani
disegno video Maddalena Parise - collaboratore alla regia Roberta Zanardo
UNA COPRODUZIONE TEATRO DI ROMA–TEATRO NAZIONALE,
TEATRO DELL’ELFO E LACASADARGILLA

Dal 28 marzo al 9 aprile al Teatro India Lisa Ferlazzo Natoli torna in scena con un nuovo allestimento di LEAR DI EDWARD BOND, che vede protagonista Elio De Capitani nel ruolo di Lear.
Riscrittura contemporanea della celebre opera shakespeariana del grande drammaturgo britannico Edward Bond, lo spettacolo è una riflessione sull’indissolubile rapporto tra uomo e potere. Una parabola della violenza, dell’orrore, delle guerre disseminate nel mondo e dei rapporti di forza, pubblici e privati, che la regia di Lisa Ferlazzo Natoli traduce in scena come una favola nera dalle dimensioni imponenti, con violenza tragica ed esplosiva, da teatro elisabettiano.

Trentacinque personaggi per otto attori che si muovono sul palcoscenico nudo attraversato da impalcature di tubi metallici su cui si stendono drappi semitrasparenti. La costruzione richiama le rovine di un palazzo sontuoso, radicando però nel mondo contemporaneo il senso di distruzione che emana dai suoni e dagli ambienti. E tutt’intorno, silenzioso e ossessivo, il muro, evocato negli spazi e nei sotterranei insondabili delle anime dei personaggi. Ricordo antico e attualissimo, che chiude e imprigiona in recinti sempre più claustrofobici e violenti tutta la nostra Storia.

Nel suo Lear Bond racconta della violenza in ogni sua forma, da quelle private a quelle più sapientemente democratiche; non a caso l’intera vicenda ruota intorno a una compressione, a uno stato di pericolo diffuso, in cui Lear – autocrate paranoico – costruisce un muro per tenere fuori i nemici. Grande racconto contemporaneo della violenza e dell’orrore, lo spettacolo – una coproduzione Teatro di Roma, Teatro dell’Elfo e lacasadargilla – si dipana lungo la costruzione di questo muro, difesa, frontiera e immenso monumento del potere. Lear parla di Berlino, di quelle cortine di ferro che potrebbero sembrarci un ricordo antico, e ci costringe oggi a rintracciare quelle altre mura che sempre più alte, ci chiudono in un cosiddetto centro ‘civile e sicuro’ ridotto a una silenziosa periferia dell’anima. E nel cuore del testo le sanguinose violenze – linguistiche, fisiche e allucinatorie – che i personaggi sembrano destinati a reiterare. In questa pericolosa architettura, sempre sul punto di precipitare, si innesta il cast di attori con Elio De Capitani, nel ruolo di Lear, a cui si affiancano Fortunato Leccese (Il Consigliere; Soldato K; Un Sergente; Soldato Ribelle Ferito; Il Figlio del Contadino), Anna Mallamaci (Il Capomastro; Cordelia; Susan), Emiliano Masala (Il Terzo lavoratore; Nord; Il Ragazzo; Il Fantasma del Ragazzo), Alice Palazzi (Fontanelle), Pilar Peréz Aspa (Bodice; La Moglie del Contadino), Diego Sepe (Un Ufficiale; Cornovaglia; Soldato A; Il Carpentiere; L’Inserviente; Thomas), Francesco Villano (Warrington; Il Giudice; Soldato I; Il Medico della Prigione; Un Contadino; L’Uomo Piccolo).

Il filo narrativo disegna, con un linguaggio crudo e poetico, le violenze, gli intrighi e le guerre che dal muro prendono vita: Lear, autocrate che molto somiglia a tanti capi di Stato moderni, si dedica alla costruzione del muro per separare e proteggere il proprio stato dai nemici confinanti. Le figlie Bodice e Fontanelle gli si ribellano causando una guerra sanguinosa e una lunga catena di abusi – privati e di Stato. Divenuto loro prigioniero e poi liberato, Lear è accompagnato e al contempo ossessionato dal fantasma del figlio di un becchino, la cui gentilezza verso il re lo ha portato alla morte. All’orizzonte si muovono forze ribelli che, una volta preso il potere, tortureranno il re e ne uccideranno le figlie. Dopo un arco di intrighi e violenze Lear si lascerà uccidere da un giovane soldato, proprio mentre prova a smantellare il muro da lui stesso edificato.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) - Roma
Dal 28 marzo al 9 aprile 2017
Orari spettacolo: tutte le sere ore 21 _ domenica ore 19 _ lunedì riposo
Biglietti: Ritratto d'artista card _ 32 euro per 4 ingressi al Teatro India
Durata spettacolo: 2 ore e 5 minuti senza intervallo

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


PINOCCHIO
da Carlo Collodi
regia Roberto Gandini
drammaturgia Attilio Marangon
con Chiara Mercuri, Carlos Garcia, Danilo Turnaturi,
Edoardo Maria Lombardo, Emmanuel Rotunno, Fabio Piperno, Fabrizio Lisi,
Gabriele Ortenzi, Gelsomina Pascucci, Giulia Tetta, Jessica Bertagni, Simone Salucci
musica Roberto Gori - scena Paolo Ferrari - costumi Tiziano Iuculano
consulenza specialistica Maria Irene Sarti - assistente alla regia Luciano Pastori
coordinamento Istituzionale Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli
Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale
Matteo Cesaretti Salvi, Ester Sampaolo, Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, Michela Corsi, Carla D’Antimi, Anna Laura De Martino, Teatro di Roma
Produzione Teatro di Roma

Nel famoso libro di Carlo Collodi c’è una componente che interessa da vicino i 12 giovani attori con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, e cioè che Pinocchio è un vero “diverso”. Un Pinocchio cosciente della propria diversità e che cerca di diventare uguale agli altri, in scena dal 29 marzo al 7 aprile al Teatro India.
Un diverso al cubo, un diverso che non si tira mai indietro nelle sfide che la vita gli propone. Ad esempio quando va a scuola e reagisce risolutamente alle prese in giro dei compagni, o quando affronta l’umiliazione di essere messo in catene per sostituire il cane da guardia Melampo, o quella di essere esibito in un circo sotto le sembianze di un asino. Ecco, a noi questo Pinocchio piace perché ha tanti difetti, alcune sfortune ma ha anche tanto coraggio. È sensibile, generoso e affronta le difficoltà senza piangersi addosso. E ci piace anche che non sia perfetto, che dica le bugie, e che sappia delle cose senza che nessuno gliele abbia mai insegnate. Ecco cominciata l’avventura di questo Pinocchio fedele alla tradizione e al testo di Collodi, ma raccontato con la vitalità, l’allegria e l’ironia dei 12 giovani attori con e senza disabilità. «Uno spettacolo che speriamo possa dire qualcosa ai ragazzi che magari si sentono “diversi” per condizione sociale, forma fisica, solitudine – commenta il regista Roberto Gandini – un Pinocchio che possa dire ancora tanto a quei ragazzi che non trovano il coraggio di reagire alle ostilità della vita o che per timore non riescono a chiedere aiuto a chi gli sta accanto. Ed è con loro che condivideremo la più bella fiaba italiana mai scritta».
Trarne un lavoro teatrale è un’operazione tutt’altro che semplice viste le innumerevoli versioni cinematografiche e televisive (quella di Walt Dysney, Comencini, Carmelo Bene, Benigni, “Pinocchio il Grande Musical” con le musiche dei Pooh, ed altre ancora), ma in questo caso Roberto Gandini mette in scena un Pinocchio cosciente della propria “diversità”, un bambino raccontato attraverso difetti e pregi, che compie buone e cattive azioni, che si fa detestare e amare. Sulla scena prendono vita le peripezie del burattino, dagli accadimenti drammatici (Pinocchio impiccato, la Fata Turchina che appare come fosse una bambina morta) a quelli comici e ironici (Pinocchio in prigione perché innocente, Pinocchio che dice le bugie), fino al lieto fine che dà senso “a quel nascere” da un ciocco di legno e “a quel sentirsi” diverso da tutti. Questo desiderio, quello di voler essere come gli altri, «gli adulti non lo ricordano più, mentre i bambini, disabili o no, lo riconoscono. E infatti, al Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli pensavamo da tanto tempo di mettere in scena “Le avventure di Pinocchio” ma più ci pensavamo, più ci si complicava l’approccio – continua Roberto Gandini – Quale lettura dare del capolavoro collodiano? Esiste un mare infinito di saggi “pinocchieschi” in cui si sovrappongono interpretazioni psicanalitiche, formaliste, politiche, cristologiche e altro. Da che parte cominciare? Abbiamo scelto quella più diretta. Abbiamo incominciato dal libro, dal gusto di leggerlo, insieme, ad alta voce. Possiamo dire che ci sentiamo enormemente coinvolti e che la nostra versione sarà molto differente da quella di Walt Disney».
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, si inserisce nell’ambito della rassegna IL TEATRO FA GRANDE, che apre la scena al pubblico dei piccoli e dei ragazzi, trasformando il teatro in “atelier” dove formare le prossime generazioni di spettatori e sperimentare nuove modalità di condivisione familiare e scolastica del teatro. Sono 9 titoli in programma, di cui 4 produzioni: Leo, un successo della passata stagione, regia di Francesco Frangipane, mentre il Piero Gabrielli con le regie di Roberto Gandini ha presentato i nuovi debutti da Pinocchio al saggio/spettacolo da William Shakespeare, e la ripresa dell’Albero di Rodari. Tra le ospitalità, Astronave51 di Caterina Carpio e Alice Palazzi, H+G di Alessandro Serra, ll tenace soldatino di piombo del Teatro delle Apparizioni; La Divina Commedia raccontata ai bambini, spettacolo di teatro d’ombre di Laura Nardi; Il Flauto Magico di Mozart, il progetto didattico di Europa InCanto che farà cantare migliaia di bambini.
Attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli il Teatro di Roma vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente e inclusiva in cui le differenze possano convivere e diventare una ricchezza. Un modello di integrazione e formazione rivolto a ragazzi con e senza disabilità, con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale. Finanziato da Roma Capitale - Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale, in collaborazione con l’Ufficio scolastico Regionale per il Lazio, il Laboratorio Piero Gabrielli è un progetto promosso e organizzato con Teatro di Roma.

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 29 marzo al 7 aprile
Orari spettacolo: tutte le repliche alle ore 10.30, sabato 1 aprile ore 17, domenica 2 aprile ore 16, lunedì 3 aprile ore 21
Biglietti: 5 euro
Spettacolo per bambini dai 6 anni
Durata spettacolo: 60 minuti

Info e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA
di Dario Fo e Franca Rame
con Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti, Gianni Iorio
Regia Sandro Torella

Dario Fo e Franca Rame scrivono “Coppia aperta, quasi spalancata” nel 1982, in un periodo in cui l’Italia, grazie ai movimenti di contestazione e soprattutto al contributo di quello femminista, comincia a svincolarsi dalle convenzioni e dai retaggi sociali, momento in cui grazie alla contestazione muta la coscienza civile del nostro Paese attraverso tre leggi fondamentali: il divorzio nel 1974, il nuovo diritto di famiglia nel 1975 e la liberalizzazione dell’aborto nel 1978.

Ed ecco dunque che Fo e Rame mettono sotto la loro satirica lente d’ingrandimento l’affascinante e pericoloso concetto di “coppia aperta”, che altro non è che un escamotage del marito per giustificare la sua infedeltà cronica alla moglie e a se stesso. Ma la carica comica, e drammatica allo stesso tempo, risiede proprio nell’univocità dello status, perché «la coppia aperta deve essere aperta da una parte sola (quella del maschio): se è aperta da entrambe le parti… poi ci sono le correnti d’aria».
La storia di un matrimonio “democratico” e “progressista” vissuto sulla scia di un Sessantotto dove le spinte alla liberazione sessuale e al rifiuto dei tabù e delle convenzioni “borghesi” si scontrano con gli equivoci di una morale ipocrita, di cui la donna è vittima.
Dialoghi brillanti ed esilaranti, ritmo veloce in una continua interazione tra attori e spettatori. A dirigere gli attori Anna Mazzantini, Emanuele Panzetti e Gianni Iorio, è il regista Sandro Torella, interessato a sottolineare la forza comunicativa e l’attualità di questo testo che, anche se procede con il passo grottesco della commedia, parla delle dinamiche sentimentali che legano una coppia oggi come ieri. Un testo che denuncia l’arretratezza emotiva, culturale e affettiva di certi uomini che si sentono superiori, e valorizza la sensibilità e l’ironia di donne come Antonia, eroina di tutte le mogli tradite e trascurate, capace di dire: “tutte ’ste storie di letto, letto, sempre letto! Con tutti i mobili che ci sono per casa…”.

Parte dell’incasso sarà devoluto per scopi di beneficenza, al fine di sostenere l’associazione “Parent project onlus” ed, in particolare, il Fondo Daniele Amanti.
Il Fondo Daniele Amanti, istituito presso Parent Project Onlus, nasce nel 2009 e ha lo scopo di finanziare dei programmi di ricerca volti ad individuare un approccio terapeutico per tutte le mutazioni meno comuni che causano la Distrofia Muscolare di Duchenne.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
27 e 28 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Glauco Mauri e Roberto Sturno
Serata Shakespeare
IL CANTO DELL’USIGNOLO
poesie e teatro di Shakespeare
regia Glauco Mauri
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Zappalorto
percussioni Marzio Audino
cantante in video Anna Lisa Amodio
elementi scenografici Marta Crisolini Malatesta
video Nexus
Produzione Compagnia Mauri Sturno

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing.
Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?» «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?»
«Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».
Chi ha il dono di «cantare» quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.
Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, da Marzio Audino alle percussioni e, in video, dalla cantante Annalisa Amodio, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta e i video di Nexus, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, «l’usignolo» che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato ne I Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.
Durata: 90 minuti senza intervallo

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
dal 1 al 9 aprile 2017
Orario degli spettacoli: dal martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 9 aprile ore 17.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


ROSALIND FRANKLIN
IL SEGRETO DELLA VITA
di Anna Ziegler
con Asia Argento e Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico)
Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musica Arturo Annecchino
Ideazione e Realizzazione video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti
Regia Filippo Dini
Produzione TEATRO ELISEO

Il dono di una grande donna alla scienza e all’umanità

La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin.
Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche.
Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”.
La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile.

Note di regia:
La grande Storia, la scoperta della struttura del DNA e il piccolo straordinario racconto degli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello che comunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali.
Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a sé stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni.
Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la Storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente.
(Filippo Dini)

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 28 marzo a domenica 16 aprile 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini in
ERANO TUTTI MIEI FIGLI
di Arthur Miller
regia Giuseppe Dipasquale
traduzione Masolino D’Amico
con (in ordine alfabetico)
Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Liliana Lo Furno, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo
scene Antonio Fiorentino
costumi Silvia Polidori

«Nella prodigiosa struttura della pièce – evidenzia Giuseppe Dipasquale – convivono allegoria e stringente concretezza. Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale. L’impianto concepito per la nostra messinscena trasporta lo spettatore dentro il perimetro di un interno alto-borghese, le cui pareti assorbono da anni verità malcelate e ansie manifeste di responsabilità troppo a lungo sottaciute. Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonda una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna. A prevalere è il modello della società di massa, la ricerca acritica di un benessere solo economico, inconsapevole o peggio incurante di conseguenze funeste. Laddove l’errore di un padre diventa incarnazione di un sistema perverso che minaccia i figli di tutti. Miller non è un facile autore. Non lo è per la sua penetrante semplicità. Questo dramma, in particolare, è interamente costruito su un meccanismo che poggia sul modello della tragedia classica, ma reinventata sui moduli drammaturgici, del tutto moderni, del dramma borghese. Ne viene fuori una scrittura che ha la forza dell’acciaio e la limpidezza dell’argento. Tutto ciò avrebbe potuto spaventare il pubblico. Invece, con un appuntamento che puntualmente restituisce dalla platea lo stesso riscontro, il pubblico tributa allo spettacolo delle autentiche ovazioni. La compagnia, in due anni di tournée, riscontra e riferisce con gioia di questo contagio emotivo che ha con il pubblico di ogni città. E questo è il miglior risultato che si possa sperare.
La sua sconcertante modernità. Joe Keller, la sua vicenda familiare e sociale, è il modello di una classe che ha invertito i valori. Questo dramma è la spietata analisi del fallimento del capitalismo contemporaneo che pur poggiando su principi condivisibili, ma vissuti nell’apparenza della loro consistenza, ovvero famiglia, casa benessere, ribalta nell’agire quotidiano le priorità. Miller propone una società che gioca con la vita, col denaro e pur anche con i sentimenti, senza che questo comporti, a volte consapevolezza del crimine. Solo un atto tragico, intimo, familiare, mette in discussione l’impianto, restituendo alla vicenda e ai suoi personaggi la necessaria catarsi».
Pubblicato nel 1947, Erano tutti miei figli (All my Sons) è il primo grande successo teatrale di Arthur Miller, testo di svolta della carriera dello scrittore americano, adattato anche per il grande schermo, che precede il noto Morte di un commesso viaggiatore (Death of a Salesman) del 1949.
Il dramma è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller, il quale durante la seconda guerra mondiale, da poco terminata, non aveva esitato a trarre profitti dalla vendita di pezzi “difettosi” destinati all’aeronautica militare, che erano costati la vita a ben 21 piloti. Arrestato per fornitura di materiale non conforme alle norme, l’uomo riesce a scagionarsi dall’accusa scaricando tutta la responsabilità sul suo socio, che Keller sacrifica impassibile alla sua brillante carriera di magnate. Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai ritrovato. Sarà la giovane fidanzata del ragazzo – figlia del socio finito in galera – della quale si è innamorato anche il fratello che la vuole sposare, a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico industriale.

Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, Arthur Miller infrange gli ideali della famiglia, del successo e del denaro: il suo Joe Keller incarna una “minaccia” per la società non in ragione di ciò che ha commesso ma perché rifiuta di ammettere la sua responsabilità civile, convinto che un certo grado di illegalità sia necessario.

“Un grandissimo testo – dichiara Mariano Rigillo – che come tutti i veri capolavori conserva un’attualità costante. Scritto immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, ha un riferimento molto preciso a quell’epoca, ma la corruzione, la spregiudicatezza e il cinismo del magnate dell’industria di cui parla possiamo ritrovarli facilmente anche oggi”.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017
Orari Spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 30 marzo ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


LA RIUNIFICAZIONE DELLE DUE COREE
di Joël Pommerat
con Sara Alzetta, Giandomenico Cupaiuolo, Paolo De Vita, Biagio Forestieri, Laura Graziosi, Giulia Innocenti, Gaia Insenga, Armando Iovino, Giulia Weber
scene Roberto Crea
costumi Marianna Carbone
musiche Paolo Coletta
scrittura fisica Simona Lisi
regia Alfonso Postiglione
aiuto regia Beatrice Tomassetti
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
in collaborazione con La Corte Ospitale (Rubiera) e Armunia Festival Inequilibrio (Castiglioncello)

La riunificazione delle due Coree di Joël Pommerat è un testo sull’amore.
La coatta divisione politica delle “due Coree” si presta soltanto come metafora, di platonica discendenza, per interrogarsi sulle difficoltà di ri-unione di due anime gemelle.
Difatti, il flo tematico dei 18 quadri per 51 personaggi per 9 attori è l’amore come fenomeno difettoso. Amore coniugale, sessuale ma anche filiale, amore vissuto, o solo sognato, desiderato. Celebrando soprattutto le fatiche e gli inciampi dell’esperienza sentimentale, ciò che si costruisce è un caleidoscopio di situazioni, indipendenti narrativamente, che si susseguono una via l’altra, a inseguire un’ossessione, un’illusione, in un circolo più vizioso che virtuoso. Perché non c’è unione senza separazione, appagamento senza insoddisfazione, appropriazione senza perdita, felicità senza dolore. Una giostra sempre in corsa, da cui è impossibile scendere, inevitabile come la vita, con l’amore, sua necessaria costituzione, a dettarne, implacabile, le regole. Un varietà dell’amor sofferto che un coro di “innamorati anonimi” tenta di mettere in scena sotto forma di performance sentimentali. Un girotondo di relazioni, una altalena di emozioni, dove ora si sorride e poi ci si commuove, in un afflato tragicomico dove non sempre predomina l’azione ma ciò che in silenzio scorre nelle pieghe dei discorsi. Il linguaggio de La riunifcazione delle due Coree è contemporaneo, reale e concreto. Ma gli scrosci di surrealtà con cui l’autore innaffia alcuni dei suoi confronti drammatici sollevano a tal punto la marea della loro emotività da sommergere noi che guardiamo con lo stesso umore, che ci respinge o cattura, che ci tiene a galla tra un sogno o un incubo, ma permette a tutti di nuotare nello stesso mare dei sentimenti, scivolando, come direbbe Ibsen, sull’onde delle (inevitabili) parole d’amore.
I nostri innamorati, del discorso amoroso sono qui a verifcarne le possibili nuove sfaccettature, o invece le solite temperature, per accorgersi magari che l’unica lingua che tutti conosciamo è quella dei sentimenti… o ancora vedersi rivelati – parafrasando Tolstoj – che tutti gli amori felici, sono felici allo stesso modo; ogni amore infelice, lo è a modo suo.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 28 marzo al 2 aprile 2017 ore 21.00- domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


AETERNITAS storia di amianto, un killer silenzioso
Scritto e diretto da Pino Borselli
Con Sebastiano Tringali e Roberta Mattei

Nel salutare gli studenti, durante la sua ultima lezione all'Università prima di andare in pensione, il professore Giovanni Marchisio si concede al ricordo della sua vita che lo porta nella sua città natale, Casale Monferrato in Piemonte, terra di buon vino e di fabbriche, sede della Eternit e luogo di tragedia dell’amianto, il serial killer silenzioso dal quale, purtroppo, non c’è via di scampo quando scatena uno dei tumori più devastanti, il mesotelioma della pleura.
In un racconto insolitamente intimo, Giovanni Marchisio evoca tutti i fantasmi di questa drammatica vicenda che ancora oggi non ha fine. Il professore racconta cosa sia realmente accaduto in tutti questi anni: come, lucidamente e consapevolmente, per meri interessi economici, operai e cittadini - persone colpevoli solo di essere nate in quel luogo e di aver respirato quell’aria - siano diventate vittime sacrificali condannate a morte per amianto.
Scorrono, parallelamente al dramma di Casale, trent’anni di storia del nostro paese. La piccola cittadina diventa, suo malgrado, l’epicentro di una tragedia alla quale non vi è possibilità di rimedio e che va purtroppo ripetendosi anche oggi in modo simile, in altri luoghi in Italia e nel mondo.
Il professore ha dedicato tutto se stesso a questa causa, i sogni, gli affetti e l’amore, nella speranza che la sua missione diventasse consapevolezza e impegno di tutti, per far conoscere il dramma di Casale e rendere giustizia alle sue vittime.
(Pino Borselli)

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
28 marzo | 2 aprile 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


LA MILITE IGNOTA
con Ramona Genna
regia di Pierluigi Bevilacqua

La sentenza della Fortezza da Basso, Bill Cosby, Sara Tommasi: abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Queste le premesse de La Milite Ignota, la storia di un'aspirante attrice alle prese col provino più importante della sua vita. Dal finale a sorpresa. Il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su se stessa e sul proprio talento. Dove, naturalmente, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

Sabato 26 luglio 2008 alla Fortezza da Basso, a Firenze, succede qualcosa di terribile. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. La giovane conosce alcuni di loro. La denuncia, le indagini, i rinvii a giudizio, i retroscena. Nel 2013 il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, uno viene assolto, a 4 anni e mezzo di reclusione. La sentenza è del gennaio e sembra fare giustizia, a quasi 3 anni dall’inizio del processo. Un processo in cui il comune di Firenze si è costituito parte civile. Questa brutta storia sembra finire. Fino a quando i difensori dei 6 condannati ricorrono in appello. Nel marzo 2015 la Corte, ribaltando completamente la condanna, nelle quattro pagine della sentenza definisce la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la ragazza, bisessuale dichiarata, voleva con la sua denuncia «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza e fragilità», ma «l’iniziativa di gruppo» non venne da lei «ostacolata». Scaduti i termini per il ricorso in Cassazione. La sentenza diventa definitiva. A luglio del 2016 sono state pubblicate le motivazioni. La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che oggi, così come ha scritto in una lettera, non desidera altro che l’oblio.
Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare: la milite ignota.

Note di regia
Affrontare una storia come questa pone una questione di principio: da che parte stare.
Per quanto il teatro, nella drammaturgia così come nella regia, il più delle volte non prevedano questa possibilità.
La verità è che non si riesce a decidere.
Da entrambe le parti ci sono elementi che non riesci a decifrare, sia per la complessità legata al fatto di cronaca da cui è liberamente tratto, sia perché non si può indagare in modo esaustivo la psicologia femminile di un personaggio come questo.
Abbiamo preferito farlo fluire, dare alla sua voce tutto, verità, alibi, omissioni, emozioni costruite o pure.
I martiri non hanno sempre ragione, non hanno sempre torto. Sono simboli.

TEATRO TORDINONA (Sala Strasberg) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017 - ore 20.45, domenica ore 17.45

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


ELETTRA, BIOGRAFIA DI UNA PERSONA COMUNE
di Nicola Russo
tratto dalle parole di Elettra Romani
elaborazione drammaturgica Nicola Russo, Sara Borsarelli
regia Nicola Russo
con Sara Borsarelli, Nicola Russo
e la partecipazione straordinaria di Elettra Romani
video scene costumi Giovanni De Francesco
luci Cristian Zucaro
suono Jean Christophe Potvin
coreografie Stefano Bontempi
direzione musicale Gabriella Aiello
assistente alla regia e organizzazione Isabella Saliceti
progetto grafico Liligutt Studio
produzione MONSTERA
spettacolo vincitore del E45 Napoli Fringe Festival 2010

Elettra, biografia di una persona comune ha debuttato nel 2010, vincendo il NapoliFringeFestival. Se viene ora riproposto a Roma, e poi a Napoli, è perché il 2017 è un anno particolare nella sua storia: Elettra Romani compirà 90 anni e riprendere lo spettacolo che parla della sua vita è sembrato il modo migliore per rendere omaggio a una protagonista di quel teatro, l’avanspettacolo, fatto di enormi sacrifici e spesso di pochi riconoscimenti.
Spiega Nicola Russo: “Elettra Romani è stata ballerina e poi attrice di avanspettacolo dagli anni 40 in poi. Abbiamo parlato con lei e registrato la sua voce. Abbiamo ascoltato la sua storia, uno spaccato dell’Italia dagli anni Venti dal punto di vista di una lavoratrice dell’avanspettacolo che l’Italia l’ha girata in lungo e in largo. La sua voce ci ha parlato del teatro di avanspettacolo dai suoi momenti di gloria al suo lento disfarsi”.
Lo spettacolo è una riflessione sul senso del racconto di una vita. Su cosa è possibile raccontare della propria esistenza, su come scegliamo di farlo, sul significato di una biografia.
La storia di Elettra viene narrata in prima persona dai due attori in scena, assumendo di volta in volta aspetti contrastanti e a volte opposti della sua personalità in un monologo a due voci per giocare sul doppio, sulla spudoratezza di dire le parole di una donna di novant’anni come se fossero le proprie.
Alle loro spalle un video silenzioso (realizzato dall’artista Giovanni De Francesco) con il volto di Elettra oggi, che guarda un film di cui si indovina lo scorrere delle scene attraverso i riflessi di luce sul suo viso. Il racconto procede a volte come se fosse al presente e a volte come se gli attori ricordassero i ricordi di qualcun altro.
Alle parole del racconto di Elettra si aggiunge un materiale di repertorio di brani dell’avanspettacolo ricavato dai suoi ricordi. Un materiale inedito e preziosissimo proprio perché ricavato dalla memoria di una delle protagoniste di quell’epoca. Siparietti, canzoni, sketch, reinterpretati dai due attori, diventano la punteggiatura dello spettacolo, un’antologia di brani in relazione con la vita avventurosa e tragica della protagonista della storia.
Attraverso questi modi diversi ma complementari di raccontare un’unica storia si vuole indagare la biografia di una persona che non è diventata famosa, di una persona comune, ma comunque speciale.

TEATRO TORDINONA - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017 - ore 21.00

Info e prenotazioni: telefono 06-7004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


APARTHEID
Regia: Gina Merulla
Interpreti: Mamadou Dioume, Patrizia Casagrande e Massimo Secondi
Luci e Fonica: Fabrizio Facchini
Scenografia: Christian Valentini
Costumi: Agnese Pizzuti

Una delle pagine più tristi della nostra Storia fu scritta mentre – come spesso accade - gli occhi del resto del mondo si voltavano da un’altra parte. Fu scritta in nome di folli principi, di politiche cieche ed ottuse, di superiorità e divisioni. Fu scritta e qualcuno provò a cancellarla. Qualcuno ci provò con il teatro.
Lo spettacolo ‘Apartheid’ in scena al Teatro Hamlet da un’idea di Gina Merulla con la partecipazione di Mamadou Dioume, storico collaboratore di Peter Brooke, si ispira all’opera ‘Età di Ferro’ di John Maxwell Coetzee, scrittore premio Nobel, ed affronta il tema della segregazione razziale in Sudafrica nel secolo scorso.
Durante il periodo dell’Apartheid in Sudafrica, il teatro non restò indifferente davanti a leggi che annichiliscono e tolgono umanità. Un gruppo di persone sotto la guida di Barney Simon e Mannie Manim si riunisce e restaura un vecchio mercato della frutta indiano: nasce così il Market Theatre di Johannesburg . Una donna bianca e un uomo nero assistono alla creazione del primo “non-racial Theatre” che sfidò l’Apartheid armato solo ed esclusivamente della convinzione che la cultura può cambiare la società.

L’Apartheid visto attraverso gli occhi dei bianchi, gli occhi dei neri, i nostri occhi, gli occhi della storia, gli occhi dell’Artista. Ed è proprio questo aspetto di amalgama, di fusione, che la regia dello spettacolo Apartheid vuole sottolineare: passato, presente e futuro si mescolano in un tempo frammentato, indecifrabile.

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano, 13 Roma
da giovedì 30 marzo a domenica 2 aprile 2017 ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: interi 15 euro/ ridotti 13 euro (+ 2 euro tessera associativa)
Biglietti online: interi 13 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/94842463, cellulare 333/4313086
Sito web: www.teatrohamlet.it


LA BAITA DEGLI SPETTRI
di Claudio Gregori
regia di Valentina Maselli
con Katia Leardi, Elisa Nichelli, Simone Buffa, Giulio Pierotti, Paolo Russomanno e Alessandro Capone

Cinque amici decidono di trascorrere alcuni giorni in una sperduta baita di montagna, nonostante gravi sulla casa una leggenda di fantasmi. Tra scricchiolii, rumori sinistri, presenze spettrali, personaggi grotteschi, la trama si svolge tra gag comiche e colpi di scena esilaranti, colorando di ironia e divertimento il genere horror e arricchendolo di una veste parodica. Una commedia dal perfetto ingranaggio, di un’unicità “indecente”, ricca di non sense, gag sopraffine, orsi impagliati, detective improvvisati, interrogatori incasinati, maniaci dell’ordine, fantasmi di maniaci dell’ordine, turbe maniacali e tanto altro ancora.

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37) Roma
dal 29 marzo al 2 aprile 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: telefono 06/83777148 - 346/4703609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolaura.org


CRTscenaMadre presenta
Daniela Giordano e Danila Massimi in
DI CHI È LA TERRA?
Ballata rap per Chicco di Grano Pannocchia e Sacchetto
di Citoni/Giordano/Massimi/Veruggio

“DI CHI È LA TERRA? Ballata per Chicco di Grano Pannocchia e Sacchetto” è il secondo spettacolo creato dalla collaborazione tra le due formidabili artiste multidisciplinari, Daniela Giordano e Danila Massimi, iniziata nel 2013. Entrambe utilizzando il canto, la musica, il ritmo, la poesia, la parola, affrontano con acuta intelligenza, graffiante ironia ed emozionante vibrazione poetica, sintesi tematiche importanti e scottanti che riguardano i diritti umani e dell’ambiente.
Non tutto ciò che pensiamo cibo, viene coltivato per soddisfare i bisogni alimentari del pianeta. Grani e cereali sono diventati flex crops, vale a dire flessibili all’utilizzo per fini diversi da quello alimentare.
La green economy necessita di grandi aree per coltivare cereali e vegetali destinati a biocarburanti e bioplastiche, generando un fenomeno chiamato land grabbing, accaparramento delle terre, che nega i diritti di sopravvivenza e di utilizzo alle popolazioni che ci vivono da sempre. L’Africa è uno dei paesi maggiormente coinvolti dal fenomeno del land grabbing.
Il rap, “DI CHI È LA TERRA?” è il filo conduttore della storia, nella quale si affacciano i protagonisti, alimenti e cose, che danno voce alle loro problematiche, proponendo il loro spiazzante e surreale punto di vista. Tutti rispondono alla domanda: di chi è la terra? Di chi la abita o di chi la governa? Ne parlano: Chicco di grano, Pannocchia e Sacchetto.

TEATRO DUE - vicolo dei Due Macelli 37, 00187 Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 06/6788259, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodueroma.it


8 DONNE E UN MISTERO
di Robert Thomas
adattamento Alessio De Caprio
con Silvia Bastianelli, Antonella Desiante, Annamaria Marletta, Nicoletta Meci, Patrizia Morelli, Agnese Nassi, Giulia Ricci, Patrizia Tomassini
regia di Alessio De Caprio
luci Nicola De Santis
grafica Federico Leone

Anni Cinquanta. Una famiglia alto borghese si prepara a festeggiare il Natale.
Otto sono le donne: l’elegante e bella padrona di casa, le sue due sorelle (opposte nel carattere e in perenne conflitto tra di loro), l’anziana mamma, la giovane figlia e le due domestiche. L’uomo di casa non si vede e non si sente. Infatti, viene ritrovato morto accoltellato nel suo letto. Iniziano le indagini all’interno della casa, per risolvere il mistero del delitto. Nessuna può uscire, tutte sono probabili assassine. Un’ottava donna si aggiungerà al gruppo, la sorella della vittima, per entrare a far parte delle sospettate.
Così comincia la divertente saga noir, tutta al femminile, tratta dalla famosa sceneggiatura francese di Robert Thomas.
Un testo che diverte e commuove, intriga e seduce, svelando passo dopo passo un segreto che come nei migliori romanzi polizieschi si manifesterà solo alla fine.
- Avviso ai soci -

TEATRO AGORÀ 80 (Sala B) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
Dal 31 marzo al 2 aprile 2017
feriali ore 21.00 - festivi ore 18.00
Orari spettacoli: Venerdì e Sabato ore 21.00, Domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro
Biglietti: Intero 10 euro | Ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


WASHINGTON SQUARE
(Storie Americane)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.

Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è, nello spettacolo di Sepe, un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli.
In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente.
Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo "sbagliato", per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell'integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.

In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.
La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.

“James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi” (Giancarlo Sepe)

TEATRO LA COMUNITA’ - Via G. Zanazzo 1 Roma
dal 30 marzo al 7 maggio 2017
Orario degli spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21 – domenica ore 18
Biglietti: Intero € 15,00 - Ridotto €10,00
Tessera associativa € 3,00

Info e prenotazioni: telefono 06 581 7413 - 329 167 7203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrolacomunita.com


TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE
Una commedia ironica e profonda che vi farà ridere della quotidianità
scritto e diretto da Andrea Quintili
con Andrea Quintili, Simone Destrero, Ornella Lorenzano, Mario Sapia, Eleonora Pedini, Pierfrancesco Galeri e Umberto Stefolani
Assistente alla regia: Pierfrancesco Galeri
Coreografie: Ornella Lorenzano
Assistente di scena: Flavia Martone
Tecnico Luci/Audio: Cristian Bove
Realizzazione Grafica: Andrea Quintili
Scenografia: Riccardo Polimeni

Una moglie casalinga che vuole un figlio dal marito, un uomo egoista, venale, tutto dedito alla carriera; un ragazzo simpatico, caciarone, invadente e ballerino di hip hop a modo suo; un'avvenente venditrice di libri; un clochard italo-francese, simpatico, esilarante, opportunista e maleodorante; un inquilino del piano di sopra, burbero ma buono e, infine, un Dio, nel nostro immaginario, perfetto ed onnipotente, che si rivelerà simpatico ma tutt'altro che perfetto e quasi umano. Questi i personaggi di fantasia, ma maledettamente realistici, protagonisti della commedia scritta da Andrea Quintili. Personaggi nei quali il pubblico può riconoscersi, inseriti in una storia inventata ma verosimile, ironica e profonda, che vi farà ridere della quotidianità.
“Tutti possiamo sbagliare” mostra come la quotidianità possa all’improvviso essere stravolta, arricchendosi con nuovi arrivi, abbandoni, incontri e rivelazioni. La tranquillità familiare di una coppia felice, Marco e Sole, sussulta con l’arrivo di un “figlio” non previsto che altera gli equilibri della coppia. Marco e Sole accolgono in casa il figlio di un amico prematuramente scomparso. Quella che inizialmente sembra una convivenza forzata, si rivela un modo per conoscersi e apprezzarsi. E quando Sole abbandonerà il tetto coniugale, arrivi inaspettati stravolgeranno la vita della nuova strana “coppia”…

TEATRO PETROLINI - Via del Rubattino 5, Roma
dal 30 marzo 2017 al 2 aprile 2017 - dal 6 aprile 2017 al 9 aprile 2017
(dal giovedì alla domenica)
Tutti i giorni alle ore 21.00 – La domenica alle ore 18.00
Biglietti 10€ + 2 € tessera

Info e prenotazioni: telefono 06/5757488 - cellulare 347/8484998
Sito web: www.teatropetrolini.com


LA LEGGENDA DEL PESCATORE CHE NON SAPEVA NUOTARE
Spettacolo con musiche dal vivo
con Domenico Macrì, Eleonora De Luca, Teo Guarini, Agnese Fallongo
Regia di Alessandra Fallucchi
Drammaturgia di Agnese Fallongo

“Sapevate che l’Italia è il paese con il maggior numero di dialetti, tradizioni e culture popolari al mondo? Ma questa ricchezza è un relitto del passato, destinato ad estinguersi con il tempo, o un
patrimonio vivo, che occorre ancora studiare e valorizzare? E se è vero che non sai dove vai se non sai da dove vieni, oggi: qual è la nostra casa? Qual è la nostra Itaca?”

Protagonista è la generazione dei nostri nonni, della seconda guerra mondiale, dei mestieri fatti con le mani, della terra e del mare. Storie che si mescolano con le leggende popolari e che, semplicemente, meritano di essere ascoltate.
Lo spettacolo vede avvicendarsi sul palco quattro personaggi che raccontano al pubblico le proprie “storie di vita”, una crasi tra realtà e leggenda popolare. Mamozio, Maria, Reginella e Arturo: due uomini e due donne che racchiudono tutte le vicende più commoventi e più divertenti raccontate dalle persone intervistate nei differenti paesini italiani. Un pescatore calabrese che non sa nuotare; un pizzaiolo romano nella Garbatella degli anni 40’; una ragazza madre che sogna di ballare lo swing in una Sicilia devastata dal dopoguerra ed una signora napoletana che racconta la leggendaria storia della sua famiglia.

Naufragare in questo passato, che non è poi così passato, rappresenta un ottimo punto di partenza per rispondere ai dubbi e gli interrogativi delle generazioni più giovani. Il pubblico è chiamato ad abbandonarsi alle acque di una saggezza popolare che sembra ormai sbiadita ma che è invece ancora viva e colorata, come le persone intervistate. Al centro dello spettacolo l’elemento musicale che fa da fil rouge tra un racconto e l’altro tramite canti popolari e polifonici, musiche dal vivo e strumenti tradizionali. La musica assume una funzione poetica per dare voce a quelle emozioni che spesso, proprio come accade in una serenata, non riusciamo ad esprimere solo a parole.

“Mi capitava spesso – spiega Agnese Fallongo – sia per lavoro che per diletto, di girare per paesini italiani quasi sconosciuti, parliamo addirittura di borghi di 1000, 200, 80 abitanti. Durante questi viaggi mi accadeva di conoscere persone molto semplici (nell’accezione più genuina del termine) ma con storie incredibili, leggende da manuale, insomma, vite da raccontare. Più di una volta avevo sentito l’esigenza di voler scrivere questi racconti ma mi sembrava come di perderne la magia abbassando lo sguardo sul foglio bianco, distogliendo quindi l’attenzione dagli occhi di queste persone così “felliniane” che mi stavano regalando i loro ricordi. Un giorno ho quindi deciso di cominciare a documentare il tutto con un semplice registratore, niente video, solo voci dal sapore antico, come fossero dei cantastorie. Nel giro di un anno ho raccolto moltissimo materiale gelosamente conservato nel mio pc nella cartella “Storie di Vita” con tanto di foto e file audio di tutte le persone incontrate in questo arco temporale. Si tratta per lo più di gente anziana, che svolge “mestieri in via di estinzione” come pescatori, contadini, artigiani oppure semplicemente persone incontrate sul lungomare, nella taverna del paese, nel bar della piazza.”

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 30 marzo al 9 aprile 2017
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00 ; Dom ore 18.00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 3494356219 - 3298027943
Sito web: www.teatrostudiouno.com


AFTER THE END
di Dennis Kelly
Regia di Enzo Masci
con Tommaso Arnaldi e Claudia Genolini

Erano tutti in un pub quando c’è stata l’esplosione. Louise si è appena risvegliata per trovarsi chiusa in un rifugio antiatomico con Mark, l’uomo che le ha salvato la vita. I suoi amici dicevano che fosse un paranoico ma, in fondo, Mark sapeva cosa fare quando alla fine è successo. Adesso tutto quello che possono fare è aspettare, chiusi nel rifugio con cibo in scatola, una radio che non cattura alcun segnale e un coltello. Ma l’assenza di qualsiasi contatto con l’esterno e la costrizione in uno spazio fuori dal tempo, senza più regole né schemi sociali, disintegrano la relazione fra le personalità opposte di Mark e Louise in una brutale e agghiacciante lotta per il potere.
Sono sopravvissuti all’attacco.
Riusciranno a sopravvivere a loro stessi?
Con un finale a sorpresa, l’opera più penetrante di uno dei più acclamati drammaturghi inglesi dell’ultimo decennio esplora le paure della nostra società e le mette a confronto nei loro estremi distorti attraverso uno scenario da incubo ma terribilmente plausibile.

TEATROINSCATOLA - Lungotevere degli Artigiani 12, Roma
Dal 30 marzo al 15 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347.6808868 - 340.5573255
Sito web: www.teatroinscatola.it


EYES WINE SHOT
Lo spettacolo/degustazione
di e con Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni

Dal 28 marzo al 2 aprile al Sala Uno Teatro sarà in scena EYES WINE SHOT, lo spettacolo di e con Giuseppe Gandini e Gianantonio Martinoni, che unisce il teatro al sapore antico del vino, un’occasione unica per gli appassionati delle cantine e del buon teatro. Ad aprire le danze della degustazione martedì 28 marzo avremo l’onore di assaporare i vini dell’azienda vinicola La Tognazza, di Gian Marco Tognazzi.

Lo spettacolo. Uno spettacolo esilarante, divertente e ricco di informazioni sul vino, la sua storia, la sua chimica e il suo linguaggio. Un racconto serrato sul nettare degli Dei con una lettura ironica del linguaggio che si legge nelle guide enologiche. Uno spettacolo piccolo e divertente che si accompagna perfettamente ad una degustazione. Uno spettacolo, infine, adatto per qualsiasi luogo e per qualsiasi occasione, dal teatro alla casa privata, dalla cantina vera e propria al ristorante e alle enoteche. Testi di grandi autori (Gaber, Neruda), informazioni semiotico-scientifiche e sketch derivati dall’improvvisazione regalano al pubblico 50 minuti di puro divertimento durante il quale saprete ‘tutto quello che volevate sapere sul vino e non avete mai osato chiedere’ (in enoteca).

La Tognazza, la filosofia. “La Tognazza è oggi un brand e uno stile di vita. È sinonimo di carattere, convivialità, personalità audace e creativa, divertimento.
Sono questi gli ingredienti principali di ogni prodotto, sono questi gli elementi che regalano ad ogni etichetta colore, aroma, accento, vita.
Ogni vino de La Tognazza racchiude una sua storia, sempre diversa e soprattutto in controtendenza ai classici stereotipi. Dalla vigna alla bottiglia, fino alle etichette e al modo di farsi vivere, La Tognazza è un’alternativa.
La Tognazza, l’Alternativa dal 1969.”

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
Dal 28 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


IN ALTRE PAROLE
Rassegna Internazionale di Drammaturgia Contemporanea
XI edizione
a cura di Pino Tierno e Simone Trecca
responsabile artistico Ferdinando Ceriani

Un evento in collaborazione con: Teatro Palladium, Real Academia de España en Roma, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.
Con il contributo di: Programa de Internacionalización de la Cultura Española (PICE) de Acción Cultural Española (AC/E), Ambasciata d’Israele, Ambasciata di Lituania
Con il patrocinio di: AITS21 – Asociación Internacional Teatro Siglo XXI

Dieci edizioni, finora: di quasi 100 testi presentati in prima nazionale, provenienti da ogni angolo del mondo, oltre 25 sono stati realmente prodotti e messi in scena, alcuni anche più volte. Nel panorama italiano delle rassegne dedicate alla nuova drammaturgia, In altre parole resta decisamente la manifestazione più curiosa, più proficua, più concreta.
Giunta al suo undicesimo anno di vita, In altre parole - in programma dal 28 al 30 marzo a Roma negli spazi del Teatro Palladium e della Real Academia de España, è ancora adesso un appuntamento imprescindibile per professionisti e semplici appassionati, in pratica per tutti coloro che desiderino conoscere le voci più rappresentative del panorama teatrale internazionale e che, attraverso gli spettacoli proposti, gli incontri con gli autori, le conferenze e i seminari, intendano riscoprire insieme a noi la forza, la bellezza, il senso della parola in scena.
Negli appuntamenti di marzo, prosegue l’approfondimento del teatro spagnolo (Tablas), ma si farà anche la conoscenza di nuove, vivaci drammaturgie, quali quella lituana, passando altresì per le pagine migliori del teatro di Israele.
Il teatro vive se rimane un incontro attivo e partecipe; vive se non perde mai di vista il sogno, la necessità, il compito di comunicare, di metterci in contatto con noi stessi e con gli altri.

Programma

28 marzo, ore 11.00 - Real Academia de España en Roma
Una voce - Maestro amore
di Luigi Pirandello (adattamento teatrale di Pino Tierno)
a cura di Marco Belocchi
con Cristiano Arni, Carlo Caprioli, Maria Teresa Pintus

Lidia presta servizio in casa del giovane marchese Silvio Borghi, cieco da tempo a causa di un glaucoma. Fra i due nasce pian piano un sentimento d’amore. La ragazza, però, crede che Silvio sia invaghito solo della sua voce e teme che questo legame non potrà reggere all'urto con la realtà.
Maestro Amore
Roberto e Vittorio si preparano per un concorso che li abiliti all’insegnamento dello spagnolo nelle scuole. Occorre dunque praticare l’idioma straniero. Vittorio suggerisce all’amico di legarsi sentimentalmente alla sua insegnante, in quanto la lingua, a suo dire, si apprende soprattutto in maniera emotiva, carnale…Ma il consiglio di Vittorio è realmente disinteressato?

28 marzo, ore 20.30 - Teatro Palladium
La puttana dell’Ohio
di Hanoch Levin (traduzione di Serena Scateni e Pino Tierno)
a cura di Stefano Genovese
con Antonio Salines, Alessandra Muccioli, Diego Savastano

Un vecchio vagabondo sogna da sempre una notte con un’inarrivabile prostituta d’alto bordo, ma per il suo settantesimo compleanno decide di farsi un regalo più all’altezza delle proprie tasche. Il figlio, vagabondo anche lui, fantastica di un padre segretamente benestante e di una cospicua eredità, minacciata dalla tendenza allo sperpero del genitore sognato. La prostituta, più pragmatica, intasca i miseri risparmi dell’anziano in cambio dell’illusione di un incontro d’amore. In questa cruda opera di Hanoch Levin, la fantasia è l’unica forza che, a stento, riscatta le misere vite dei protagonisti.

29 marzo, ore 20.30 - Teatro Palladium
Sognare forse
di Antonio Tabares(traduzione e adattamento di Simone Trecca)
a cura di Ferdinando Ceriani
con Luciano Virgilio, Laura Mazzi, Salvatore Palombi

C’è davvero bisogno di morire per comprendere fino in fondo la vita, le relazioni umane, i sentimenti, le angosce? È davvero necessario guardare le cose umane dall’altra riva del fiume, per prenderle con il giusto distacco? Il percorso di Emma, la protagonista di questo nuovo testo di Antonio Tabares, ci invita, con amenità e senza drammatizzare troppo, a prendere in considerazione l’ipotesi che, forse, non èpoi necessario arrivare a tali estremi. Forse è sufficiente quasi-morire, forse è sufficiente sognare, forse.

30 marzo, ore 18.00 - Teatro Palladium
La città vicina (Artimasmiestas)
di Marius Ivaškevičius (traduzione di Alessandra Calì)
a cura di Stefano Moretti
immagini a cura di Luca Carboni
con Giulia Valenti, Stefano A. Moretti e 4 allievi diplomati dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma

Anika Svantensson, casalinga e madre di una famiglia numerosa, si decide ad uscire da Malmö e a recarsi a Copenaghen, per distrarsi e vedere le luci della propria città dall’altra sponda. Sul treno, Anika conosce Birgit, che pure va a svagarsi a Copenaghen, e la sua iniziale diffidenza sfuma man mano che vede avvicinarsi le luci della città danese. Il contatto con la città vicina sembra segnare l’inizio di un’avventura inattesa lungo sentieri inesplorati, avendo come unica guida l’emergere di desideri fino ad allora sopiti.

30 marzo, ore 21.00 - Teatro Palladium
La pietra oscura
di Alberto Conejero (traduzione di Simone Trecca)
a cura di Loredana Scaramella
con Luca Tanganelli e Mauro Santopietro
Junko Mashima - piano
Lorenzo Perracino– sax

La stanza di un ospedale militare nei pressi di Santander e due uomini, costretti a condividere le terribili ore di un conto alla rovescia, che potrebbe concludersi con la morte di uno dei due all’alba. Un segreto avvolto da rimpianti e un nome che risuona tra le mura della stanza: Federico. Ispirata alla vita di Rafael Rodríguez Rapún – studente di Ingegneria, segretario della Barraca e compagno di Federico García Lorca nei suoi ultimi anni di vita ‒, La pietra oscura è una toccante pièce sulla memoria come spazio della giustizia e sul bisogno di redenzione.

31 marzo, ore 18.30 - Real Academia de España en Roma
Principe
di Juan Carlos Rubio (traduzione di Martina Vannucci)
con Pietro Bontempo

Un dualismo costante attraversa vita e opere di Niccolò Machiavelli. La complessità della sua cruda analisi socio-politica acquista maggior spessore se vista attraverso la lente delle angosciose circostanze che fecero da sfondo alla creazione dei suoi testi. Principe è un monologo composto da frammenti tratti da Il principe, Dell’arte della guerra, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, La mandragola e dalla corrispondenza personale del politico e stratega fiorentino. Un’appassionante esperienza filosofica e teatrale, nella quale Rubio fonde opera e autore, dotando di voce propria il suo affascinante personaggio.

Curatore scientifico: Simone Trecca
Direttore artistico: Pino Tierno
Responsabile artistico: Ferdinando Ceriani
Responsabile organizzativo: Simona Di Giovenale
Organizzazione: Michela Bartoli, Simone Olivieri

TEATRO PALLADIUM - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA - Piazza di S. Pietro in Montorio, 3, 00153 Roma
Dal 28 al 31 marzo 2017
Ingresso libero

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327/2463456
Sito web: teatropalladium.uniroma3.it


PARSONS DANCE

Torna al Brancaccio di Roma Parsons Dance, la compagnia americana molto amata dal pubblico per la sua danza atletica e vitale che trasmette gioia di vivere.
Parsons Dance, nata dal genio creativo dell’eclettico coreografo David Parsons e del light designer Howell Binkley, è tra le poche compagnie che, oltre ad essersi affermate sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, sono riuscite a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo e a creare coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. I loro show sono, sempre richiestissimi, sono già andati in scena in più di 383 città, 22 paesi nei cinque continenti e nei più importanti teatri e festival in tutto il mondo fra i quali il The Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, la Maison de la Danse di Lione, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro dell’Opera di Sydney e il Teatro Muncipal do Rio de Janeiro.

Parsons Dance incarna alla perfezione la forza dirompente di una danza carica di energia e positività, acrobatica e comunicativa al tempo stesso. E’ ormai un caposaldo della danza post-moderna made in Usa, che può mixare senza paura tecniche e stili per ottenere effetti magici e teatrali, creativi e divertenti. Una danza elegante, ariosa e virtuosistica che continua comunque a essere accessibile a tutti.

Sin dagli esordi, l’elevata preparazione atletica degli interpreti e la grande capacità di David Parsons di dare anima alla tecnica sono state gli elementi distintivi della compagnia. Come ha scritto il New York Times, “I ballerini vengono scelti per il loro virtuosismo, energia e sex appeal, attaccano il pubblico come un ciclone, una vera forza della natura”.

Nel programma che vedremo nel tour italiano 2017 non mancherà la celebre e richiestissima “Caught” (brano del 1982 che David Parsons creò per se stesso), incredibile assolo su musiche di Robert Fripp nel quale il danzatore sembra sospeso in aria grazie ad un gioco di luci stroboscopiche. “Caught” è una hit della modern dance definita dalla critica: “una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi”. A fianco di questa e altri classici del repertorio della Parsons Dance come “Union”, “Hand Dance” e “In The End”, la compagnia avrà l’onore di presentare in Italia, in anteprima europea, altri due brani originali che sicuramente sapranno affascinare e coinvolgere il pubblico italiano.
Fondamentale resta il ruolo del light designer Howell Binkley (vincitore di un Tony Award per lo spettacolo di Broadway “Hamilton”) che esalta con fantasia e immaginazione le performance della compagnia.

Parsons Dance incarna il senso più genuino di una danza che punta dritto all’emozione e al desiderio nascosto di ogni spettatore di ballare, saltare e gioire insieme ai ballerini. Difficile non lasciarsi trasportare dai ritmi vibranti e dalle coreografie avvolgenti e colorate dei ballerini della Parsons Dance...

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 29 marzo al 2 aprile 2017
Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: prezzi da 39 a 25,50 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 80687231
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Pietro Romano in
MISERIA E NOBILTÀ
Trasposta in dialetto romanesco e diretta da Pietro Romano
dall’omonima Opera di Eduardo Scarpetta
con EDOARDO CAMPONESCHI, MARCO D’ANGELO, VALENTINO FANELLI, GIORGIO GIURDANELLA, FRANCESCA LA SCALA, ELEONORA MANZI, BEATRICE PROIETTI, MIRKO SUSANNA, MARINA VITOLO
aiuto regia BARBARA LAURETTA musiche SIMONE ZUCCA
testo canzone LOREDANA CORRAO
scene MAURIZIO MANZI costumi SIMONA SAVA
assistente alla regia EDOARDO CAMPONESCHI

Dopo il grande successo ottenuto a inizio stagione torna a grande richiesta di pubblico "Miseria e nobiltà", rivisitazione e trasposizione in dialetto romanesco scritta, diretta e interpretata da Pietro Romano, liberamente tratta dall'omonima opera di Eduardo Scarpetta, in replica straordinaria dal 29 marzo al 9 aprile presso il Teatro delle Muse di Roma.
Prosegue, dunque, la straordinaria intuizione artistico-letteraria, suscitata dal talento poliedrico di Pietro Romano, autore interprete e regista dei propri lavori, già confermata in operazioni vincenti in cui i classici di Goldoni (Arlecchino, servo di due padroni, I due gemelli veneziani) e di Molière (L'Avaro, Il malato immaginario) sono stati riadattati e trasposti in dialetto romanesco, offrendo al pubblico lo splendido vezzo della commedia dell’arte in un dialetto diverso dall’originale, e archiviando incredibili successi e mesi di sold out, dimostrando l’alto livello artistico e culturale necessario al mondo dello spettacolo.
L’energia istrionica di Romano, inguaribile ed irriducibile amante della sua città natale, si china questa volta alla gloria del teatro napoletano di Scarpetta trasponendo e riadattando la più celebre delle sue opere, Miseria e Nobiltà, consegnata al pubblico già nella splendida realizzazione cinematografica con Totò, nel proprio dialetto, tingendo con grazia e maestria l’inestimabile, indiscussa ricchezza dell’originale, dei colori della popolarità romana, esaltandone l’intramontabile vernacolarità.
Il protagonista "Felice Sciosciammocca" interpretato da Pietro Romano, gioca sulle corde della celebre maschera scarpettiana, sovraintendendo, nella logica di una disarmante comicità, alla storia d’amore del nobile per la popolana, con la scaltrezza del povero che si finge ricco, tra colpi di scena e verità che scottano.
Sulla scena accanto a Pietro Romano, Marco Todisco (Pierino), Marina Vitolo (Bruttia), Beatrice Proietti (Pupetta), Edoardo Camponeschi (Eugenio), Valentino Fanelli (Appio/Giovanni), Eleonora Manzi (Gemma), Francesca La Scala (Rosa) e Mirko Susanna (Bamba), Giorgio Giurdanella (Cuoco).
La storia rimane forte della comicità e del pregio della stesura iniziale, lasciando che la giostra continui a volteggiare tra i caratteri umani, le classi sociali e le introspezioni di ogni sorta.
La commedia risulta esilarante e intrisa da una comicità elegante, e l’umile intelligenza artistica di Romano si rivolge sera per sera, direttamente al genio di Scarpetta con il saluto: “Maestro, chapeau!”.

TEATRO DELLE MUSE - Via Forlì 43, Roma
dal 29 marzo al 9 aprile 2017
dal mercoledì al sabato alle 21; sabato 8 aprile anche ore 17,30, domenica ore 17,30.
Biglietti: mercoledì e giovedì 22 euro (rid. 16 euro), venerdì, sabato e domenica 25 euro (rid. 19 euro).

Info e prenotazioni: telefono 06 44233649, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatromuse.it

 

Ancora in scena

EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia),
Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina),
Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata – racconta il regista Claudio Tolcachir – Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo – conclude il regista – mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir,
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI MEDIA&SIPARIO e SALTINARIA

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani e Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


CHIEDO I DANNI
di e con Grazia Scuccimarra
musiche di Grazia Scuccimarra e di Pino Cangialosi
luci di Flavio Bruno

Grazia Scuccimarra, grande attrice comica, ci divertirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi.
Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzi, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico nelle quali l’autrice con la sua ben nota vena satirica, renderà le sue frecciate occasione, come sempre, di risate e applausi. E mentre raccoglie, incolla, ripara le tessere del mosaico della nostra vita, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci circonda, con la sua verve, pungente, allegra e più che mai amorevole.
“Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta.

TEATRO DEGLI AUDACI - Via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 23 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
prezzi: biglietto intero € 18,00 - biglietto ridotto € 15,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94376057
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
Traduzione Pino Tierno
con Maria Paiato ed Arianna Scommegna
Scene Barbara Bessi
Musiche Paolo Coletta
Luci Gianni Staropoli
Regia Veronica Cruciani
prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Ad interpretarla due autentiche stelle della scena italiana, per la prima volta insieme sul palcoscenico, le pluripremiate Maria Paiato (Premio Borgio Verezzi 1994, Premio Flaiano 2001, Premio della Critica Teatrale 2004, Premio Olimpici del Teatro 2004 e 2007, Maschera d’Oro 2005, Premio Ubu 2005 e 2006, Premio Eleonora Duse 2009, Premio Hystrio 2010) e Arianna Scommegna (Premio Lina Volonghi 1997, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2010, Premio Hystrio 2011, Premio Ubu 2014). La regia è firmata da Veronica Cruciani (finalista Premi Ubu 2008 come regista e produttrice e Premio Hystrio – Associazione Nazionale Critici Italiani 2012).
Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare. Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica. Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.

Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimi autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 23 marzo al 2 aprile 2017 ore 21 (martedi 28 ore 19.00, domenica ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione Danilo Rana
con Alberto Bognanni, Veruska Rossi, Emanuela Annini, Valeria Antonucci, Alice Bertini, Ajay Bisogni Ludovica Boccaccini, Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo, Alessandro Tiberi
in collaborazione con ACCADEMIA ARTE NEL CUORE
regia Lorenzo Gioielli
regia associata Virginia Franchi
produzione Viola Produzioni

Una famiglia di spacciatori di cocaina, madre stilista di abiti da sposa, padre gangster dal cuore d’oro e figlio ipertecnologico a un passo dalla laurea, si trova di fronte un gravissimo problema: è necessario trasferire un’ingente quantità di droga in Macedonia, ma il corriere che viene normalmente utilizzato è morto per un tragico errore di trasporto. Gli spacciatori non trovano niente di meglio che nascondere la sostanza stupefacente nei bauli di una compagnia amatoriale di attori diversamente abili che partecipano a un concorso teatrale, per l’appunto, in Macedonia.
I ragazzi metteranno in scena Romeo e Giulietta. Il loro spettacolo, quindi, verrà prodotto dalla famiglia di spacciatori. Che ci prenderanno molto gusto, perché Shakespeare, la cocaina, l’amore e la disabilità creeranno una miscela esplosiva, come solo in teatro può accadere. Una commedia iperattiva, vitalissima e scorretta, che ci racconta come tutti siamo diversamente abili e che la normalità è una supposizione che cede di schianto quando non riusciamo a fingere di essere normali.

Note di regia
Una famiglia di spacciatori non particolarmente abili decide di approfittare del viaggio di una compagnia teatrale di disabili per trasportare cocaina in Macedonia. La compagnia rappresenterà “Romeo e Giulietta”. Gli spacciatori assistono alle prove e s’innamorano de “Il segreto del teatro”, che è poi il titolo della commedia.
Qual è il segreto del teatro?
Il teatro, quando è bello e coraggioso come questa commedia, quando è spregiudicato e nello stesso tempo accogliente, quando ci spinge a ridere e a piangere senza nemmeno accorgercene, è l’arte più lieve e profonda che gli esseri umani abbiano concepito. Ed è così che alla fine gli spettatori torneranno nelle loro case, turbati e felici per aver assistito alla rappresentazione della vita di altre persone che non sono loro ma che gli assomigliano molto, per aver capito delle cose in più di quelle che sapevano, per le domande che da quelle nuove conoscenze nascono. Ma, soprattutto, per aver fatto tutto questo dimenticandosi di se stessi per un momento, divertendosi.
Abbiamo scelto di far interpretare parte della compagnia di diversamente abili a dei veri diversamente abili, scoprendo che diversamente è un avverbio piuttosto inutile quando si parla della natura degli esseri umani. Siamo tutti diversamente abili e la normalità è soltanto una parola.
Ci siamo divertiti e abbiamo pianto insieme, abbiamo lavorato duramente e ci siamo riposati, insieme, e abbiamo passato giorni indimenticabili. Insieme. Il frutto è stato “Il segreto del teatro”. Dovete venire, così lo scoprirete.
(Lorenzo Gioielli)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
Dal 21 marzo al 2 aprile 2017
martedì, giovedì, venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, mercoledì e domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari
Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
Regia Filippo Gili

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d'eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi capisaldo della drammaturgia mondiale, quell' "Aspettando Godot" che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l'uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario, per quello che si preannuncia uno degli eventi di questa stagione teatrale. Per sole sei esclusive repliche, l'appuntamento con Godot è allo Spazio Diamante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Aprile, dal venerdì alla domenica.

Note di Regia - Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’.
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

SPAZIO DIAMANTE - Via Prenestina 230b, Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017
venerdì e sabato 21.00 / domenica 18.00
Biglietti: Intero eur 20 + prevendita; ridotto eur 15 + prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-80687231/393-0970018
Sito web: www.spaziodiamante.it


Tributo a Gerorge Gerwshwin
UN AMERICANO A PARIGI
con Michele Carfora, Arianna e Danilo Brugia
e con Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni
Regia di Enzo Sanny
di Lena Sarsen
adattamento Tiziana D’Anella

Liberamente ispirato al film di Vincent Minnelli, il musical ambientato nella Parigi degli anni ’50, racconta la storia d’amore fra Gimmy, pittore americano e Fanny, commessa, rapporto insidiato da Jean Marie, famoso chansonnier del Lido e dalla miliardaria Patricia.

Note di regia
UN AMERICANO A PARIGI è un’opera sinfonica del compositore americano George Gershwin, e si ispira al soggiorno che fece a Parigi alla fine della prima guerra mondiale. In questa composizione virtuosistica c’è tutta l’anima di Gershwin, in particolar modo nel famoso assolo di tromba che lui stesso definì “il tema della nostalgia di casa”. L’abilità con cui ne ha fatto un ritratto musicale presenta Gershwin non come pianista, né come compositore, ma come uomo, che con la sua passione è in grado di avvolgere l’ascoltatore nelle sue splendide melodie, lasciandogli accarezzare con la fantasia le immagini della sua musica. Egli stesso definisce la sua opera “la musica più moderna che io abbia mai scritto”. Era moderna nel 1928, anno della sua composizione, è moderna a distanza di quasi un secolo e sarà così sempre. In fin dei conti tutto il repertorio di Gershwin valorizza gli aspetti fondamentali del musical, la sua forma teatrale preferita, in special modo i suoi brani esaltano la tap-dance.
Il musical Un Americano a Parigi è liberamente ispirato all’omonimo film di Vincent Minnelli. Nella stagione teatrale 2000/2001 è stato campione d’incassi, grazie ad un cast eccezionale e alla raffinata interpretazione di uno straordinario Christian De Sica.
Questa nuova versione si riallaccia alla stesura originale anche se rimaneggiata in alcune parti per conferirgli tutte le caratteristiche e il sapore del musical d’oltreoceano.
Il plot della storia narra le vicende di una compagnia stabile teatrale, che rappresenterà il musical Un americano a Parigi. Si entrerà quindi nel vivo della narrazione dove Gimmy (Michele Carfora), pittore americano ed ex soldato, che alla fine della guerra decide di vivere nello scenario della Parigi degli anni ’50 in cerca di fortuna, vivrà un’intensa storia d’amore con Fanny (Arianna Bergamaschi), una commessa di una nota profumeria. Fanny è a sua volta corteggiata da Jean Marie (Danilo Brugia), famoso chansonnier del Lido. Personaggio di rottura nell’idillio tra Gimmy e Fanny è Patricia (Barbara Terrinoni), miliardaria innamorata di Gimmy.
L’intento della mia regia è quello di creare numeri mozzafiato sulle note del grande genio del ventesimo secolo. La colonna sonora sarà un Gershwin jukebox, che ci accompagnerà attraverso la storia, all’ascolto di brani come I got rhythm, The man I love, Love is here to stay, They can’t take that away from me e tanti altri. Recitazione, canto e danza, attraverseranno soprattutto il senso della sua musica, e, i protagonisti con la loro capacità di suscitare profonde emozioni, ci porteranno indietro nel tempo, a quella magica atmosfera tipica della “Ville lumière”. Lo spettatore non avrà nemmeno il tempo per un momento di distrazione poiché sarà completamente e magicamente avvolto in un sogno, tanto che, al termine dello spettacolo non avrà alcuna voglia di tornare a casa, ma soltanto… rimanere per attendere la replica successiva.
(Enzo Sanny)

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


SFINGE
di e con Melissa Lohman

La Danza protagonista la Teatro Studio Uno con il nuovo lavoro in prima assoluta della performer/danzatrice newyorkese Melissa Lohman, che dal 24 marzo al 2 aprile porta in scena "Sfinge" solo di danza ispirato alla figura mitologica della sfinge, presentato come primo studio al Festival Troia Teatro 2016.
La sfinge è la guardia che risiede ai limiti dell’inconscio. La sfinge non fornisce spiegazioni. Si presenta per dare accesso all'inesplorato, per rispondere attraverso la prova al desiderio di avvicinarsi al mistero. La perfomance enigmatica e misteriosa si muove in questo universo mitologico e fantastico. Dalle ombre ai bordi dello spazio, una figura si rivela. Si muove in un paesaggio illimitato e intimo, dando indizi e segni poco decifrabili se non nel linguaggio onirico. Ascolta qualcosa. Bisbiglia una cantilena di memorie smarrite, racconta storie indecifrabili. Rimane ai confini del territorio conosciuto.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara)
dal 24 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


Gianni Ferreri e Daniela Morozzi in
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia Toni Fornari

Gianni Ferreri e Daniela Morozzi, tornano ancora una volta insieme sul palcoscenico del Teatro 7 protagonisti della commedia Chiamalo ancora amore in scena da martedì 21 marzo a domenica 2 aprile diretti da Toni Fornari.
Per la terza volta i due artisti danno vita ad una commedia targata Golden prodotta da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli.
Il napoletano Gianni Ferreri e la fiorentina Daniela Morozzi, coppia televisiva di Distretto di polizia, sono già stati i protagonisti delle commedie Terapia terapia e Se non ci fossi io riscuotendo un enorme successo nei teatri di tutta Italia.
Accanto a Daniela Morozzi e Gianni Ferreri salirà sul palcoscenico, nel ruolo del figlio, il giovane e talentuoso Emanuele Propizio, conosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive, tra cui I liceali, Manuale d’amore 3 e l’ultimo film di Claudio Amendola La mossa del pinguino.
Chiude il cast Giulia Marinelli, che interpreta la fidanzata del figlio, attrice diplomatasi alla GoldenSter Academy.
Chiamalo ancora amore è una commedia divertente che ci porta all’interno del normale menage di una coppia sposata da oltre vent’anni, una relazione che sembra in apparenza solidissima, ma che nasconde in realtà debolezze e fragilità.
Un rapporto logoro dove protagonisti sono la monotonia e la quotidianità e in questo caso anche le relazioni platoniche che due coniugi intessono ognuno con amanti virtuali.

La Storia
Una coppia “affiatata” alla vigilia delle nozze d’argento.
Hanno un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e due I Pad.
Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”!
Una esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare ad ogni costo il matrimonio dei suoi adorati genitori.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


NON TI FISSARE
TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
regia di Velia Viti
con Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto Regia Teresa Fama
locandina Martozs
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felici

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.
Cesare Pavese

Al Teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in 2”, dopo i successi di "Cuori Monolocali", "Sessolosé" e "Appese a un filo", torna in scena dal 23 marzo al 2 aprile con "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni", esilarante spettacolo sulle compulsioni, manie e stranezze che più o meno consapevolmente riguardano ognuno di noi.
Protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada, il consolidato ed affiatato gruppo formato da Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso. Un cast di bravissimi attori diretti dalla giovane regista Velia Viti, coadiuvata alle scene da Paolo Carbone scenografo tra i più apprezzati del panorama romano (vincitore del Premio Cerami 2015), portano in scena con sottile umorismo l’universo irrazionale e tragicomico delle ossessioni.
Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili: amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi.
Frizzante ed ironico "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni" strizza l’occhio alle commedie inglesi di Nick Hornby e alle atmosfere surreali della comedy americana, brillantemente scritto a quattro mani dal collaudato duo Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, due giovani autori che in questo nuovo allestimento si divertono a mettere in luce i lati più nascosti della nostra generazione.
In scena un autista ipocondriaco, una donna sola, un erotomane, una workaholic, un iperconnesso. Una meta da raggiungere. Un guasto da riparare. Cinque personaggi costretti a condividere una lunga notte nel bel mezzo del nulla. Ognuno reagirà in maniera diversa all'imprevisto, ma l'incontro tra cinque menti stra-ordinarie darà vita a situazioni altrettanto inaspettate, dai risvolti esilaranti, in un mix tragicomico sempre pronto ad esplodere.
Paure, ansie, paranoie, paturnie, ossessioni, compulsioni, fisse, manie, fobie, ognuno ha le sue "Non ti fissare" le porta in scena con ironia pungente, sarcasmo e un pizzico di sentimento per sdrammatizzarle, riconoscerle e riderci su.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 23 marzo al 2 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico presenta
FASSBINDER
Non c’è amore senza dolore
Tre studi degli allievi registi del III anno
A cura di Arturo Cirillo

L´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta FASSBINDER – Non c’è amore senza dolore, tre studi sulle opere di Rainer Werner Fassbinder “Un anno con tredici lune”, “Katzelmacher” e “Le lacrime amare di Petra Von Kant” ideati e diretti dagli allievi del III anno del Corso di Regia, Carmelo Alù, Raffaele Bartoli e Federico Gagliardi, a cura di Arturo Cirillo.
“Ritornare a Fassbinder con i tre sensibili allievi registi del terzo anno è stato per me un riscoprire una personalità interessantissima del novecento, un autore dai molteplici interessi e abitato da una grande sola disperata ossessione: l'amore.
Questi tre testi che presentiamo mi paiono modernissimi per come ci parlano ancora di noi, delle nostre solitudini e disperato bisogno d'amore.
Tre testi che recitati da giovani bravi attori diplomati o in via di diplomarsi risuonano fortemente nella loro incredibile descrizione della gioventù, del mondo del femminile e della ricerca di una propria identità.
Storie di fragilità per questo nostro tempo così insicuro, spaventato e al tramonto.”
Arturo Cirillo

Il progetto, oltre ai tre allievi del corso di Regia, ha coinvolto l´intera classe di Recitazione del III anno, tre attrici diplomate in Accademia, Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e Zoe Zolferino, e alcuni allievi dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura e Critica giornalistica.
Gli studi sulle opere di Fassbinder si alterneranno al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma in via Vittoria, 6 a partire dal 24 marzo 2017 con il seguente calendario:

“UN ANNO CON TREDICI LUNE”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Carmelo Alù
Traduzione e adattamento di Letizia Russo
Interpreti Zoe Zolferino e gli allievi del III anno del Corso di Recitazione, oltre allo stesso regista Carmelo Alù , Grazia Capraro, Gabriele Cicirello, Emanuele Linfatti, Adalgisa Manfrida, Eugenio Mastrandrea, Riccardo Ricobello, Luca Vassos
Repliche
31 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

“KATZELMACHER”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Raffaele Bartoli
Traduzione di Umberto Gandini
Con la collaborazione dell’allieva del Master in Drammaturgia Elena D’Angelo
Interpreti gli allievi del III anno del corso di Recitazione Marco Celli, Irene Ciani, Renato Civello, Eugenia Faustini, Angelo Galdi, Alice Generali, Paolo Marconi, Elisa Novembrini, Michele Ragno, Barbara Venturato
Repliche
30 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

“LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT”
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Federico Gagliardi
Interpreti Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e le allieve del III anno del corso di Recitazione Liliana Bottone, Jessica Cortini, Camilla Tagliaferri
Repliche
28 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 29 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE - Via Vittoria 6, Roma
dal 24 al 31 marzo 2017
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria esclusivamente al n. 366 6815543 attivo dal 16 marzo ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)


Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andra Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


LOVE ME TINDER - HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.
Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387
Sito web: www.mrkaos.it


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net

 

Articolo di: Isabella Polimanti

Torna sulle scene Giulia Lazzarini. L’atteso ritorno la vedrà protagonista dello spettacolo diretto dal maestro argentino Claudio Tolcachir, “EMILIA”. Al Teatro Argentina si racconterà la storia di una famiglia, tra frammenti del passato, apparenze e amore incondizionato.

Al Teatro India sono di nuovo rievocate la personalità e la poetica di Pier Paolo Pasolini con lo spettacolo “MA”, ispirato alla figura della madre del poeta corsaro. Candida Nieri, diretta da Antonio Latella, sarà la protagonista dello spettacolo, una sorta di “processo-interrogatorio” scritto da Linda Dalisi.

Melania Giglio, nell’ambito della rassegna “Una stanza tutta per lei” sarà la protagonista di “VOCE DI DONNA” un racconto intenso, comune a molte donne, che narra di vittorie e di sconfitte, di gioie e di dolori.

Riscuote successo dal 1992, anno in cui Francesco Apolloni lo propose al Todi Festival, lo spettacolo RISIKO - QUELL' IRREFRENABILE VOGLIA DI POTERE. Torna in scena al Teatro della Cometa dopo 25 anni con un tema che è ancora di grande attualità. Uno spettacolo sul potere e sulla fascinazione che ne subisce chiunque si avvicini ad esso. Con la regia di Vanessa Gasbarri, che non trascura elementi della tradizione della commedia all’italiana, sarà in scena un gruppo di giovani e talentuosi attori.

In un’unica data, martedì 21 marzo, sarà in scena nella suggestiva cornice del Sala Uno Teatro "MARIA D'ENGHIEN”. Scritto, diretto e interpretato da Tiziana Buccarella lo spettacolo racconta le gesta di una donna dotata di grande personalità vissuta nel basso medioevo. Tiziana Buccarella, nel suo monologo, metterà in luce lo spessore di un personaggio storico, una donna del tempo, che può essere considerata - come recita il sottotitolo dello spettacolo - una donna di tutti i tempi. Lo farà alternando il racconto storico e biografico a momenti di comicità e di musica.

I dettagli di tutta la programmazione teatrale romana all’interno dell’articolo.

Buona visione con SaltinAria!


EMILIA
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
con Giulia Lazzarini (Emilia), Sergio Romano (Walter), Pia Lanciotti (Carolina), Josafat Vagni (Leo), Paolo Mazzarelli (Gabriel)
scene Paola Castrignanò
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
regista collaboratrice Cecilia Ligorio
Produzione Teatro Di Roma - Teatro Nazionale

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, del testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia.
La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia, un ritratto di famiglia con tragico segreto e identità ferite, in prima nazionale dal 25 marzo al 23 aprile sul palcoscenico dell’Argentina. Una produzione Teatro di Roma che vede protagonista Giulia Lazzarini, una delle attrici italiane più amate e apprezzate di sempre, nel ruolo di una balia che dopo anni rincontra il bambino che aveva allevato, determinando la fuoriuscita di quei frammenti del passato che spargeranno scariche elettriche sul terreno già crepato delle apparenze e dei sorrisi, rimettendo in discussione ogni cosa.

«Emilia nasce il giorno del quarantesimo compleanno di mio fratello: ero andato a prendere in macchina la donna che per tutta la nostra infanzia era stata la mia tata - racconta il regista Claudio Tolcachir - Non la vedevo da anni. In quel viaggio ha tirato fuori molte storie, aneddoti, memorie e ricordi che mi parlavano di un amore intatto. Immenso, incondizionato. Sembrava che ai suoi occhi tutte quelle cose fossero successe pochi giorni prima. Iniziai a pensare a quanto certe relazioni siano sbilanciate; a cosa succede a tutte quelle persone che dedicano la loro vita a prendersi cura di una famiglia nel momento in cui non c’è più bisogno di loro; a cosa resta nelle loro vite; a quale sia la responsabilità nei loro confronti. Emilia parla di loro, dello “staccamento” tra persone che a volte cerchiamo di placare con uno smalto di solidarietà superficiale. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. È ciò che la mantiene in vita».

Emilia è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

Nella storia presente, passato e futuro si compenetrano vicendevolmente, le cose accadono e si narrano allo stesso tempo. Emilia subentra nella nuova complicata famiglia di Walter parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre gli altri personaggi agiscono dietro, e quando sembra che non la vedano, la includono nei loro dialoghi. Gli avvenimenti vengono svelati poco alla volta, con mistero, generando la sensazione che in qualsiasi momento la precaria fragilità familiare possa sgretolarsi all’improvviso. «Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – continua Tolcachir – Ho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.

Emilia è una storia che non trascorre tra le parole, ma dal corpo degli interpreti e dalle emozioni che palpitano sotto le loro voci e dietro i loro occhi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico, con cui Claudio Tolcachir dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rendere più sensibili, più vulnerabili, pervasi da emozioni. «Mi interessa che il teatro sia vivo - conclude il regista - mi piace pensare al teatro come fosse una partita di football e per far ciò fondamentali sono gli attori, e l’ascolto con gli attori. L’importante è che ogni cosa che succeda in scena sia attraversata dalla verità e che il regista riesca a sparire dalla scena e a far sembrare tutto una casualità».

TEATRO ARGENTINA - Largo di Torre Argentina, 52 - 00186 Roma
Dal 25 marzo al 23 aprile 2017
Orari spettacolo: prima ore 21 _ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17 _ 1 novembre ore 17 _ lunedì riposo _ dal 14 al 18 aprile riposo

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


MA
drammaturgia Linda Dalisi
regia Antonio Latella
con Candida Nieri
scene Giuseppe Stellato - costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli - luci Simone De Angelis
assistente alla regia Francesca Giolivo

Produzione stabilemobile compagnia Antonio Latella
coproduzione Festival delle Colline Torinesi in collaborazione con Centrale Fies, NEST

Pier Paolo Pasolini, la sua personalità, la sua lungimiranza e la sua letteratura, ritornano protagoniste sul palcoscenico del Teatro India dal 21 al 26 marzo con lo spettacolo MA di Linda Dalisi e la regia di Antonio Latella, un lavoro ispirato alla figura della madre nell’opera del poeta “corsaro”.
Antonio Latella torna così ad occuparsi di Pasolini e lo fa indirettamente, inscenando una sorta di processo-interrogatorio all’immaginata madre, nell’interpretazione di Candida Nieri, che appare al pubblico seduta lateralmente, con i piedi incagliati in due gigantesche scarpe nere che ne fiaccano i movimenti e la rendono goffa e ingombrante. Il viso è rivolto a una grata di lampade sottratte a interni piccolo-borghesi che per l’occasione si fanno fari minacciosi da commissariato di polizia. Sola in scena, griderà tutto il suo dolore e le inadeguatezze di famiglia in un microfono, mettendo a nudo l’intimità di una morte violenta e “mica male insabbiata”. Lei, che donò l’uso della parola al figlio e che ora, a quarant’anni dalla sua morte per l’uso libero della parola stessa, vorrebbe disperatamente sottrarglielo. Lei, “madre sorda di un figlio lottatore”, diviene paradigma universale di tutte le madri costrette a seppellire i figli vittime della violenza del mondo (da Plaza de Mayo alle vittime di mafia a Federico Aldrovandi), metaforica Madonna come nel “Vangelo secondo Matteo” e Madre-Scrittura, “dove il pozzo inesauribile è il pensiero e l’arma nella battaglia della vita è la parola”.
Partendo dalla prima sillaba della parola Mamma, Latella ci guida in un percorso all’interno dell’opera di uno dei massimi poeti del ‘900, seguendo un filo conduttore che ha al suo centro quella forza generatrice, procreatrice di parole come di uomini, di pensiero come di gesti artistici. «In tutte le sue vittorie e sconfitte accanto all’uomo Pasolini, c’è sempre la madre – racconta il regista – Nel suo cinema la madre diventa uno dei perni attorno a cui tutto ruota. Sguardi e sorrisi spezzati delle madri scelte come icone assolute di un’Italia che sa che tutto sarà irrecuperabile. Quegli sguardi potenti e violentati da un dolore ancestrale. Tutta la sua letteratura e il suo teatro sono pervasi dalla presenza di quella madre che lo ha accompagnato nella fuga dalla banalità coatta del vivere quotidiano. Sarà proprio la madre del Poeta la Maria straziata dal dolore sotto la croce di Gesù, nel film Il Vangelo secondo Matteo. Ma ogni volta la MA diventa altro. Per una madre che piange un figlio, un Gesù dei poveri, un operaio, un pittore, un poeta, un re Edipo, per una città che accoglie i reietti, per un paese che scaccia gli intellettuali, per una nazione troppo cattolica per non essere ipocritamente di destra fino in fondo, tutto è madre e si fa madre. Attraverso le parole, le immagini, il nostro tentativo è quello di tracciare una possibile unica madre, con quel MA necessario a mettere un dubbio: madre sì, ma....».
La drammaturgia di Linda Dalisi è un intenso e duplice studio sulla Parola e sugli intrecci psicologici e affettivi tra la figura materna e il suo prodotto, un figlio che della parola ha fatto arma di difesa e di scandagliamento di verità in un mondo di ipocrisie. «Con Pasolini – spiega la Dalisi – parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del “ma” la ricerca prosegue nella parola…che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia. E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso. Osservo a lungo e accuratamente le immagini che ritraggono la madre del Poeta e ne resto incantata. Quella Parola è scritta in quegli occhi che hanno pianto o in quel sorriso che non ha mai smesso di accompagnare il figlio. Quella Madre che le parole le conservava in un cassetto, mentre il Figlio ne faceva arma di battaglia. Che madre può essere la madre di un Profeta?».

TEATRO INDIA - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi), Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.684.000.311/314
Sito web: www.teatrodiroma.net


Marioletta Bideri per Bis Tremila srl presenta
Melania Giglio in
VOCE DI DONNA
uno spettacolo di Melania Giglio

"L'uomo che non ha musica dentro di sé,
ed è insensibile agli accordi delle dolci melodie,
è pronto per tradimenti, stratagemmi e rapine"
William Shakespeare, Il Mercante di Venezia

Una donna sola in scena. Vestita di un enorme abito da sposa che occupa quasi tutto il palco.
Racconta la sua storia fatta di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Una storia comune a molte. Ma questa donna percepisce il mondo in un modo molto particolare. Per lei solo il suono, le voci, la musica danno un senso agli eventi. Solo il suono mette ordine in un universo che altrimenti sarebbe percepito come caos. Attraverso le voci di donna che l'hanno guidata ed ossessionata riesce persino a raccontarci quell'assurdo susseguirsi di ore che qualche sprovveduto si ostina a chiamare vita.

Note di Regia
Io sono la sposa che non ha vissuto, quella che nessuno ha voluto.
Non so se ancora vivo. Non so se esisto.
Ma so che prima ancora di nascere io ero suono.
Della mia infanzia non mi ricordo nulla. Ore e ore senza sapere che farsene del tempo.
L'unica cosa che mi è restata nelle ossa di quegli anni senza forma è la voce di mia madre. E naturalmente la voce di mia nonna.
Solo il suono era il mio mondo. Solo sentirlo mi placava.
Poi è arrivata la musica. Anzi: è arrivato il canto. A dare finalmente un senso a tutta quella confusione.
Il mio mondo solitario finalmente si è popolato di voci. Voci di donne che hanno dato un nome a tutti i miei fantasmi.
Eros, Solitudine, Dolore, Amore, Nascita, Lotta, Fede sono diventati musica.
Universo senza fine.
Canto eterno ed invincibile.
(Melania Giglio)

TEATRO BRANCACCINO - via Mecenate 2, Roma
Dal 23 al 26 marzo 2017
Dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18
Biglietto: 15,50 € - Card open 5 ingressi 55 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobrancaccio.it


Produzione PRAGMA srl presenta
RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere
di Francesco Apolloni
regia Vanessa Gasbarri
con (in ordine alfabetico)
Arturo: Andrea Bizzarri
Giulio: Tommaso Cardarelli
Claudia: Guenda Goria
Simone: Antonio Monsellato
Alex: Luigi Pisani
Stella: Giulia Rupi
scene Katia Titolo,
costumi Marco Maria Della Vecchia e Maura Casaburi
musiche Jonis Bascir
luci Corrado Rea
aiuto regia Claudia Ferri, Alessandro Salvatori ed Alessandra Merico
foto Barbara Ledda

Era il 1992 quando Francesco Apolloni propose al TodiFestival lo spettacolo RISIKO - Quell’ irrefrenabile voglia di potere. Fu un grandissimo successo, applauditissimo in tutti i teatri che lo videro in scena, compreso il Teatro della Cometa. Lo spettacolo divenne un cult. A distanza di 25 anni torna in scena dal 22 marzo al 9 aprile proprio al Teatro della Cometa. Un tema sempre di grande attualità: il crollo della vecchia classe politica e la nascita della nuova.
Primissimi anni ‘90. In un albergo di lusso, di un paese della provincia italiana, quattro giovani ‘yuppies’ della politica, Alex (il carismatico Luigi Pisani), Simone (l'affascinante Antonio Monsellato), Arturo (il divertentissimo Andrea Bizzarri), Claudia (l'altera Guenda Goria), si riuniscono in occasione del congresso del loro partito (quale, non ha davvero importanza) per l'elezione del nuovo segretario giovanile.
A movimentare ulteriormente la notte che precede l'elezione al quartetto si uniscono la cameriera Stella (l'intraprendente Giulia Rupi) e l'amico d'infanzia Giulio (il camaleontico Tommaso Cardarelli). Denominatore comune dei sei giovani la smania di potere che non sembra essere per loro niente di più o di diverso dello status symbol del telefonino o del tabellone del ‘Risiko’, dove si conquista il mondo tirando ai dadi.
Il sesso, la droga, la politica, la stessa vita altrui... tutto è gioco per questi bambini che si allenano a diventare i padroni di domani e i risvolti comici di cui la commedia è ricca non fanno che renderla più accattivante.
La commedia scritta da un pungente Francesco Apolloni 25 anni fa risulta oggi preveggente e ancora attualissima. Attenta a tutti i dettagli e sarcastica come nella miglior tradizione della commedia all’italiana è la regia di Vanessa Gasbarri, che fa della piéce un ‘classico’ del teatro contemporaneo. Le musiche sono composte, per l’occasione, da Jonis Bascir.
Risiko non è un testo sulla politica ma sul potere, chiunque si avvicina ad esso finisce per subirne il fascino. Non a caso, anche la cronaca di oggi non fa che parlare del congresso di un grande partito, scissioni fra correnti, la vecchia legge elettorale che ritorna... che la prima Repubblica dei giovani protagonisti di Risiko non stia ritornando?

TEATRO DELLA COMETA - Via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
22 marzo | 9 aprile 2017
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
RIDUZIONI PER I LETTORI DI SALTINARIA

Info e prenotazioni: telefono 06-6784380
Sito web: www.teatrodellacometa.it

 

IL CANDIDATO
Regia: Simone Villani
Interpreti: Mauro De Maio, Riccardo Averaimo, Roberta Rigano, Pierfrancesco Perrucci, Rossella Ambrosini e Giacomo De Rose
Scenografia: Vittoria Giampaulini
Musiche: Mauro De Maio

Nella campagna elettorale del governatore democratico Morris, Stephen Bellamy è il giovane addetto stampa, nonché il miglior del paese perché crede nel suo lavoro e nel suo candidato. A pochi giorni da un’importanza votazione negli Stati principali, c’è bisogno di stringere accordi per assicurarsi la vittoria. Durante l’assenza del responsabile della campagna, Stephen lotterà tra il suo fermo credo politico e le lusinghe dell’addetto stampa rivale. La notizia di un suo gesto, arrivata nelle mani sbagliate, rischia di mettere in pericolo la sua posizione e quella del partito stesso.

Il nucleo dell’opera Il candidato, riadattamento dell’opera teatrale Le idi di Marzo - Farragut North di Beau Willimon, ruota attorno ai vari meccanismi che muovono l’universo politico nel delicato momento della campagna democratica del 2004, mirata ad eleggere il candidato meglio sostenuto da contrapporre alla compagine repubblicana. Ogni personaggio è un pezzo preciso posto nella giusta casella di una scacchiera dove ognuno ha una diversa importanza e si muove con precise modalità. Ciascuno di essi è regolato e trascinato dalla propria ambizione, a tratti stratosferica, come fosse lei il vero cuore pulsante del loro corpo. Grazie al suo lavoro realmente svolto nella campagna democratica, Willimon sfida saggiamente i propri personaggi, mettendo su un lato della bilancia valori come il rispetto e la fiducia, e dall’altro i falsi miti dell’onnipotenza, spesso raggiunta grazie all’aiuto di compromessi e ricatti. In un campo senza regole, nessun gioco è troppo sporco, nessuna menzogna è troppo spudorata per poter arrivare lì dove i sogni sembrano finalmente tangibili e concreti, grazie ad un serbatoio ancora pieno di una miscela letale fatta d’ambizione ed ego. Il ritrovarsi tutto d’un tratto faccia a faccia con il proprio fallimento è il vero obiettivo dello scrittore americano, che analizza le diverse dinamiche psicologiche con le quali i personaggi agiscono nel tentativo di rimanere in piedi più tempo possibile, evitando di essere divorati dai loro simili, proprio come in una partita a scacchi. In un mondo fatto di personaggi cinici dove regna l’arrivismo, non c’è spazio, o meglio, non c’è tempo per il perdono o il rimorso, ma soltanto la possibilità di rimanere sé stessi. Sempre.

TEATRO HAMLET - Via Alberto da Giussano 13, Roma
Dal 24 al 26 marzo 2017
24 e 25 marzo ore 21, 26 marzo ore 18

Info e prenotazioni: telefono 348/8451068, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrohamlet.it

 


AULULARIA - L’AVARO DI PLAUTO
con Edoardo Siravo
di Tito Maccio Plauto
regia Nando Sessa

E’ la vivacità drammatica, unita all’essenzialità dello svolgimento, a caratterizzare l’ ”Aulularia”, vale a dire la commedia della pentola d’oro, (aulula, pentolina ed aurum, oro, sono i termini di cui è composto il titolo originale): dominante è la figura dell’avaro, interpretato da Edoardo Siravo, certamente uno dei personaggi più riusciti di Plauto e più imitati nei tratti caricaturali, preso a modello, tra gli altri, da Shakespeare e Moliere. Con la sua maniacale ossessione l’avaro dà vita a tutta la vicenda, mentre la beffa ordita dal servo alla fine si ricompone e lo stesso protagonista, rinsavito dalla sua funesta “malattia”, congeda gli spettatori con un invito ad essere generosi e a non scherzare mai con l’avarizia.
La commedia diretta da Nando Sessa ed intitolata “L’avaro di Plauto” per rendere omaggio al genio di Sarsina, è sostenuta da ritmi incalzanti, con il gusto per il “botta e risposta”, per battute sapide e frizzanti che rendono più divertenti i sottintesi dei dialoghi. Alla stimolante “sensualità” lessicale plautina, al gusto per i doppi sensi, i giochi di parole e gli equivoci, cerca di intonarsi la traduzione e l’adattamento di Michele Di Martino, con una significativa e singolare scelta di frasi e parole dell’originale latino, recitate dagli attori e scandite in metrica nelle parti cantate: sarà pure questo latine loqui, parlare in lingua latina, un modo per rivivere, ancora oggi, la grandezza del mondo classico, per risalire il fiume dei segni che ci arriva dalla civiltà di cui siamo eredi diretti.

TEATRO GHIONE - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017
dal martedì al sabato, ore 21.00 domenica ore 17.00 lunedì riposo
Replica per spettatori non vedenti o ipovedenti 26 marzo, ore 17

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6372294 - 06 39670340
Sito web: www.teatroghione.it


Pietro Longhi e Gabriella Silvestri in
LA NOTTE DELLA TOSCA
di Roberta Skerl
con Annachiara Mantovani Alida Sacoor
e con Pierre Bresolin
scene LolloZolloArt
costumi Lucia Mariani
musiche a cura di Eugenio Tassitano
regia Silvio Giordani

La notte della Tosca è la storia di tre infermiere ausiliarie di una casa di cura per lungodegenti che, da un giorno all’altro, ricevono una lettera di licenziamento. Anna ha il marito in cassa integrazione, Linda è al terzo mese di gravidanza e Ivana vive con i due figli da mantenere. Annientate dalla notizia, precipitano nella disperazione e nella rabbia. A suggerire come far sentire la loro voce è Oscar, un paziente della casa di cura, amante di Puccini ed ex-sindacalista delle Ferrovie dello Stato, che spiega alle tre che devono compiere un gesto eclatante: se vogliono riavere un lavoro, devono andare in televisione a raccontare la loro storia. Anzi, è la televisione che le deve raggiungere!!! E così, Oscar nonostante sia costretto a vivere sulla sedia a rotelle, sente riaccendersi il fuoco della lotta, che lo ha accompagnato per tanti anni nel passato, e trascina le tre verso l’avventurosa protesta sulla terrazza di Castel Sant’Angelo……
Una pièce divertente, e commovente, dove l'autrice Roberta Skerl affronta con delicatezza, sensibilità e ironia, il tema scottante della perdita del lavoro, condizione sempre più frequente che coinvolge sempre più da vicino, ma che ci fa continuare a desiderare e sognare un futuro migliore.

TEATRO MANZONI - via Monte Zebio 14/c, Roma
dal 23 marzo al 16 aprile 2017
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21 sabato ore 17-21 domenica ore 17.30, lunedì riposo. Martedì 11 aprile ore 19, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21. Biglietti: intero euro 25, ridotto euro 22.

Info e prenotazioni: telefono 06-3223634
Sito web: www.teatromanzoni.info


L’ISOLA DEGLI SCHIAVI
di Pierre de Marivaux
Regia Ferdinando Ceriani
Traduzione e adattamento di Ferdinando Ceriani e Tommaso Mattei
Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Papele, servo - Giovanni Anzaldo
Eufrosine, marchese - Ippolita Baldini
Silvia, serva - Carla Ferraro
Ificatre, conte - Stefano Fresi
Trivellino, governatore -Carlo Ragone

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
Musiche Stefano Fresi
Luci Andrea Burgaretta

Produzione KHORA.TEATRO E TEATRO STABILE D'ABRUZZO

E se esistesse un’isola in cui i padroni non fossero più tali e gli schiavi potessero prendere il loro posto smascherando tutte le malefatte che sono stati costretti a tollerare, al fine di riportarli sulla retta via?

L’isola degli schiavi, una commedia scritta nel 1725 per i Comici italiani di Parigi, quasi tre quarti di secolo prima della Rivoluzione francese, non ipotizza drastici rivolgimenti sociali, né l'abolizione dei privilegi, ma una ‘piccola’, semplice, utopia umana: la possibilità di riabilitarsi.
Quattro dispersi, Ificrate e il suo servo Arlecchino, Eufrosine e la sua serva Cleante, sono gettati da un naufragio su un’isola dove un gruppo di schiavi, governati da Trivellino, ha fondato una singolare repubblica, in cui i servi scambiano il loro posto con quello dei padroni e sono liberi di vendicarsi dei torti subiti mentre i padroni sperimentano quali mali si patiscono in schiavitù.
Trivellino, con inflessibile dolcezza, guida, come farebbe un regista teatrale, i quattro in una sorta di onirico gioco fatto di travestimenti, di scambi di ruolo, in cui le maschere della commedia dell’arte sbiadiscono per trasformarsi in personaggi vivi, in carne ed ossa.
Marivaux ne descrive l'ingegneria dei sentimenti: non perde un solo passaggio, una sola vibrazione di quanto avviene nell’animo di ciascuno e nel campo magnetico che collega un animo all'altro.
Centocinquanta anni dopo Arthur Rimbaud scriveva che la cosa più importante non è cambiare il mondo, bensì la vita; e ancora oggi, dopo la débâcle delle rivoluzioni storiche, è difficile non chiedersi se il fallimento non sia cominciato dalla convinzione che il cuore sia solo una ‘sovrastruttura’.
Un testo classico, di sorprendente attualità per la sua storia (un naufragio, un’isola, servi e padroni messi a confronto, la necessità di favorire un dialogo tra di essi) - sottolinea Ferdinando Ceriani - ma è anche un grande gioco teatrale in cui il teatro svela allo spettatore le sue enormi potenzialità espressive e comiche.

TEATRO PICCOLO ELISEO - via Nazionale 183e, Roma
Da mercoledì 22 marzo a domenica 9 aprile 2017

Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 21 € a 30 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 83510216, biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it Call center Vivaticket: 892234
Sito web: www.teatroeliseo.com


EUROEVENTI Production
Moscow State Ballet
diretto da Anna Aleksidze-Grogol
LA BELLA ADDORMENTATA
balletto in due atti
musica di P. I. Ciaikovskij
coreografie di M. Petipa
scenografie e costumi di J. Samodurov
con:
Olga Pavlova Principessa Aurora
Sergey Skvortsov Principe Désiré
A. Gherasimov Carabosse
N. Gubanova Fata dei Lillà
A. Salimov Uccello Blu

Il Moscow State Ballet è stato fondato ed è diretto da Anna Aleksidze-Grogol, ex-ballerina e coreografa. Figlia d'arte, suo padre Georghij Aleksidze fu un famoso coreografo, nonché Artista del Popolo della Russia.
Il repertorio della Compagnia include più di dieci titoli tra i quali Il Lago dei Cigni, Lo Schiaccianoci, La Bella Addormentata, Romeo e Giulietta, Cenerentola, così come balletti moderni.
Il Moscow State Ballet porta in scena la sua arte non solo in Russia ma anche all’estero. Durante questa stagione, nelle sole Germania, Danimarca, Svezia la Compagnia ha fatto più di 80 spettacoli e nel corso degli anni ha effettuato tournèe in oltre 35 paesi del mondo. Inoltre la Compagnia partecipa attivamente al progetto sociale ”The Great Russian Nutcracker” negli Stati Uniti dove gli artisti del balletto si esibiscono con i bambini portatori di handicap.
Le qualità della Compagnia non si limitano al vasto repertorio ma soprattutto ai suoi artisti provenienti dalle migliori accademie statali russe di balletto.

Nell’ambito del suo tour europeo il Moscow State Ballet presenta al pubblico romano il famoso balletto La Bella Addormentata di P. I. Ciaikovskij, ispirato alla celebre fiaba di Perrault e ritenuto uno dei balletti più amati dagli appassionati di danza.
La prima rappresentazione fu al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo il 16 gennaio del 1890. Ancora oggi continuamente rappresentato, è sempre pronto ad affascinare e a far sognare con le splendide danze e i magnifici pas de deux e ad incantare con il famoso e difficilissimo Adagio delle Rose.

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - via delle Vergini, Roma
dal 21 al 26 marzo 2017
da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, mercoledì 22 marzo ore 17

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


CHIEDO I DANNI
di e con Grazia Scuccimarra
musiche di Grazia Scuccimarra e di Pino Cangialosi
luci di Flavio Bruno

Grazia Scuccimarra, grande attrice comica, ci divertirà ancora una volta, attingendo al suo talento, all’amore per il mondo, alla curiosità sempre viva per quello che accade intorno a noi.
Intanto, chiede i danni. Anzi, le piacerebbe una bella ‘class action’, visto che non c’è persona che non sia delusa dalla famiglia, dalla politica, dai rapporti umani in genere. E’ stata mortificata la scala dei valori in cui abbiamo creduto per una vita, vacilla il naturale diritto ad invecchiare serenamente, per non dire del diritto dei giovani a vivere gioiosamente.
Ma Grazia, come una leonessa, continua a darsi da fare: anche se tutto quello per cui si è spesa è andato in mille pezzi, lei non rinuncia a raccattare qua e là briciole dei suoi sogni, per rimettere in piedi qualcosa che somigli a una donna, a un uomo, a uno Stato, alla società civile.
Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico nelle quali l’autrice con la sua ben nota vena satirica, renderà le sue frecciate occasione, come sempre, di risate e applausi. E mentre raccoglie, incolla, ripara le tessere del mosaico della nostra vita, lei ride e ci fa ridere di tutto quello che ci circonda, con la sua verve, pungente, allegra e più che mai amorevole.
“Chiedo i danni” gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta.

TEATRO DEGLI AUDACI - via Giuseppe De Santis 29, Roma
dal 23 marzo al 2 aprile 2017
da giovedì a sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
prezzi: biglietto intero € 18,00 - biglietto ridotto € 15,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 94376057
Sito web: www.teatrodegliaudaci.it


Vanessa Gravina - voce recitante
Tiziana Cosentino - pianoforte in
ENOCH ARDEN
NAUFRAGO PER AMORE
melologo per voce recitante e pianoforte
di Richard Strauss
su poema narrativo di Alfred Tennyson

Nato dalla penna del più illustre dei poeti vittoriani Lord Alfred Tennyson, Enoch Arden fu pubblicato come poema in versi nell'agosto 1864 riscuotendo un successo da vero best seller (17.000 copie nel giorno di pubblicazione; 60.000 in soli quattro mesi).
R. Strauss riprese il poema alla fine del secolo nella traduzione tedesca di A. Strodtmann per farne un suggestivo melologo per pianoforte che verrà interpretato al Teatro Palladium il 24 e 25 marzo p.v. da Vanessa Gravina (voce recitante) e Tiziana Cosentino (pianoforte).
Racconto commovente e dolcissimo, Enoch Arden narra la storia di tre fanciulli di un piccolo porto della costa meridionale dell'lnghilterra.
Enoch (figlio orfano di un marinaio), Philip (il figlio del mugnaio) ed Annie (la ragazzina più graziosa del villaggio) giocano sulla spiaggia tra i relitti del mare. Divenuti adolescenti i due ragazzi s'innamorano di Annie. Ella a Philip preferisce Enoch - divenuto a sua volta marinaio - e lo sposa. Un giorno però Enoch s'imbarca per un lungo viaggio...
Ne nasce una storia semplice ma tormentosa, con uno schietto sapore di leggenda, "storia di mare e d'amore, viaggio reale e simbolico sull'onda della poesia e della musica" (A. Boccalari).
Sullo sfondo il mare, col suo cupo muggito, fa da cornice alle vicende dei protagonisti e incarna la natura profonda, ineluttabile, del destino.
ll commento musicale di R. Strauss, “ricco d'intelligenza drammatica e persino cinematografica ante litteram” (Q.Principe), venato di suggestive inquietudini armoniche, fa di questo “melodramma da camera” un'opera di fortissimo impatto emotivo oltre che un'espressione perfetta del romanticismo europeo fin de siècle.

TEATRO PALLADIUM - UNIVERSITÀ ROMA TRE - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
venerdì 24 - sabato 25 marzo 2017 - ore 21,00
€15 intero | €10 ridotto | €5 studenti

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; telefono 327 2463456
Sito web: http://teatropalladium.uniroma3.it/


Sebastiano Somma e Augusto Zucchi in
TANGENTOPOLI
di Vincenzo Sinopoli e Andrea Maia
con Morgana Forcella, Roberto Negri, Danilo Giannini
regia Andrea Maia

La storia si ispira ai fatti di Tangentopoli e ai processi che ne seguirono per soffermarsi sulla figura di Bettino Craxi e Antonio Di Pietro.
Si immagina che Craxi, ritorni a Milano da Hammamet, per presentarsi davanti al tribunale di Milano dove trova a sostenere l’accusa il Dott. Di Pietro.
Lo spettacolo inizia con l’arrivo in tribunale di Bettino Craxi per soffermarsi sul serrato interrogatorio da parte di Antonio Di Pietro.
Cosa gli avrebbe chiesto Di Pietro? E Craxi? Cosa avrebbe risposto se davvero fosse tornato?
Nell’aula del tribunale si assiste così all’incontro scontro tra i due. Incontro che diventa anche confronto umano, privato, tra due personalità forti. Craxi non più leader carismatico, per anni padrone incontrastato della scena politica, ma uomo provato dalla malattia e dalla terribile esperienza giudiziaria, che non rinuncia però a difendersi. Di Pietro che seppur determinato ad ottenere la sua condanna, che nell’immaginario collettivo è diventata la condanna della prima Repubblica, si trova anche lui indagato a Brescia dove nei suoi confronti sono aperte più di trenta inchieste tanto da determinarsi a lasciare la magistratura.
Lo spettacolo è una realistica ricostruzione di un’immaginaria “ultima udienza” del processo a Craxi. Lo spettatore, sarà coinvolto emotivamente in un gioco poetico dove nessuno è mai né completamente colpevole né completamente innocente.
Sullo sfondo la storia di una difficile transizione dalla prima alla seconda Repubblica e l’amara constatazione che quel fenomeno, lungi dall’essere stato estirpato, continua a rappresentare il problema centrale di una morente seconda Repubblica.
Sebastiano Somma veste i panni del PM Antonio Di Pietro e Augusto Zucchi quelli dell’ex segretario del partito socialista e ex Presidente del Consiglio dei Ministri Bettino Craxi.
Sul palco con loro Morgana Forcella interpreta l’avvocato della difesa di Craxi, Roberto Negri il giudice, Danilo Giannini è il narratore.
“Tangentopoli” è il lavoro teatrale che ricorda gli avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e contribuito in maniera sostanziale a dividere la storia recente del nostro paese tra prima e seconda Repubblica.
Sono passati esattamente 25 anni da quel febbraio del 1992 quando con l’arresto di Mario Chiesa, ebbe inizio l’inchiesta Mani pulite, che poi sfociò in Tangentopoli, condotta da un pool di magistrati della procura milanese che portò alla luce la corruzione del sistema politico italiano, dei partiti di maggioranza Dc e Psi e ai processi che ne seguirono e che vide tra gli imputati tanti uomini di spicco dell’economia e della politica italiana.
Una vicenda che ha influenzato e che ancora influenza la cronaca politica e giudiziaria dei nostri giorni e che vede ancora in auge molti dei protagonisti tra politici, imputati e magistrati.
Due sono sicuramente gli uomini simbolo di quell’inchiesta e di quel periodo storico. Bettino Craxi, segretario del PSI dal 1976 al 1993 e Presidente del Consiglio italiano dal 1983 al 1987. Antonio Di Pietro che ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Milano
Nella pièce Antonio Di Pietro è interpretato da Sebastiano Somma, mentre Augusto Zucchi veste i panni di Bettino Craxi, Morgana Forcella è l’avvocato difensore di Craxi, Roberto Negri il presidente di giuria.

TEATRO GOLDEN - Via Taranto, 36 00182 Roma
dal 21 marzo al 16 aprile 2017
Spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 17.00. Lunedì e mercoledì riposo.
Prezzi: intero € 26,00 + € 4 di prevendita; ridotto € 22,00 + € 3 di prevendita

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.70.49.38.26
Sito web: www.teatrogolden.it


INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME
Scritto e diretto da Giuseppe Manfridi
Con Melania Fiore
musiche originali di Antonio Di Pofi
scene di Antonella Rebecchini

Sarà in scena al Teatro dei Conciatori dal 21 al 26 marzo – in prima nazionale - INTERVISTA AI PARENTI DELLE VITTIME, spettacolo scritto e diretto da Giuseppe Manfridi. Protagonista è Melania Fiore. Le musiche originali sono di Antonio Di Pofi, le scene di Antonella Rebecchini. Il testo, scritto in versi incalzanti come onde sonore che traducono in un rap prolungato il dipanarsi dei ricordi, è affidato allo straordinario talento di Melania Fiore, che di Manfridi ha già interpretato con enorme consenso ‘La Castellana (un noir)’. A contrappunto del copione composto di parole, la partitura originale concepita per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi.
“Una donna, mentre si prepara per un primo appuntamento a cena ricevuto da un suo corteggiatore, - afferma Giuseppe Manfridi - aspetta che la televisione trasmetta l’intervista da lei rilasciata pochi giorni prima e in cui parla (in modo assai convenzionale) di sua sorella più piccola trovata morta per overdose all’interno di una chiesa. Le circostanze e soprattutto il contesto anomalo della tragedia hanno sollecitato un grande interesse mediatico suggerendo l’idea di dedicare al fatto una sorta di special. Ora, nel tempo in cui sta per partire la trasmissione, e poi durante quello della messa in onda, la donna sente erompere dentro di sé la voglia di dire ciò che per davvero avrebbe dovuto dire ma che non ha detto, e si abbandona a un furente corpo a corpo con la sorellina scomparsa, ma pure con quel video in cui vede una se stessa contraffatta e plagiata dal mezzo in cui si muove prigioniera di un’immagine che si rifiuta di accettare. La verità di ciò che è stato prende corpo piuttosto adesso, nel tempo di uno zapping frenetico, e per la necessità che la protagonista sente di dover comprendere una volta per tutte le ragioni profonde che la legavano a quella ragazza capace di condizionare innumerevoli vite con la dittatura della sua tossicodipendenza”.

TEATRO DEI CONCIATORI - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
21 | 26 marzo 2017
Biglietti: € 18,00 + tessera obbligatoria di 2 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.45448982 - 06.45470031
Sito web: http://www.teatrodeiconciatori.it


DUE DONNE CHE BALLANO
di Josep Maria Benet i Jornet
Traduzione Pino Tierno
con Maria Paiato ed Arianna Scommegna
scene Barbara Bessi
musiche Paolo Coletta
luci Gianni Staropoli
regia Veronica Cruciani
prodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Ad interpretarla due autentiche stelle della scena italiana, per la prima volta insieme sul palcoscenico, le pluripremiate Maria Paiato (Premio Borgio Verezzi 1994, Premio Flaiano 2001, Premio della Critica Teatrale 2004, Premio Olimpici del Teatro 2004 e 2007, Maschera d’Oro 2005, Premio Ubu 2005 e 2006, Premio Eleonora Duse 2009, Premio Hystrio 2010) e Arianna Scommegna (Premio Lina Volonghi 1997, Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro 2010, Premio Hystrio 2011, Premio Ubu 2014). La regia è firmata da Veronica Cruciani (finalista Premi Ubu 2008 come regista e produttrice e Premio Hystrio – Associazione Nazionale Critici Italiani 2012).
Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare. Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica. Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.

Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimi autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
dal 23 marzo al 2 aprile 2017 ore 21 (martedi 28 ore 19.00, domenica ore 17.30)
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


QUANTE STORIE!
di Vauro Senesi e Barbara Alberti
supervisione ai testi e regia David Riondino
collaborazione al testo Jacopo Masini
regia video Alessandro Nidi
produzione Epoché ArtEventi

Ogni incontro è una storia. Ogni luogo ha una storia. L'esperienza è il luogo delle storie. L'incontro è la loro narrazione.
Le storie si possono raccontare con le parole scritte o dette a voce, con segni e disegni, con immagini ferme o in movimento, con le note musicali.
In questo spettacolo Vauro e Barbara ripercorrono, trasformandole in un unico grande racconto, tutte le storie che hanno vissuto. Lo fanno intrecciando le loro voci, dialogando, amalgamando due approcci affabulatori diversi e complementari, servendosi di tutti gli strumenti della narrazione di cui dispongono e che hanno utilizzato in questi anni (letteratura, vignette, reportage su carta stampata e video), mentre la musica li accompagna, scandendo i tempi della narrazione e del dialogo. Ne nasce un ritratto articolato della nostra Storia recente, passata ed attuale. Un ritratto del nostro paese e del mondo intero, che permette di rileggere le figure del potere.
Lo sviluppo non è cronologico, segue piuttosto i grandi temi che sono il fulcro dello scorrere della Storia e delle vite che vi sono immerse: diritti, culture, barbarie, guerra, pace, potenti, prepotenti, rabbia, tenerezza, egoismo, solidarietà, politica e rivolta; un viaggio, il cui instancabile motore è fatto di passione e curiosità.
Il mondo non finirà mai finché qualcuno lo racconta.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
21 e 22 marzo 2017 ore 21.00
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita)
Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)
Promozione gruppi: 1 biglietto cortesia ogni 10 spettatori paganti
Botteghino: 06 57 40 170 ; 06 57 40 598 _ lunedì (ore 16-19), martedì - sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione Danilo Rana
con Alberto Bognanni, Veruska Rossi, Emanuela Annini, Valeria Antonucci, Alice Bertini, Ajay Bisogni Ludovica Boccaccini, Lorenzo Caldarozzi, Alberto Fumagalli, Francesco Massaro, Silvia Parasiliti Collazzo, Alessandro Tiberi
in collaborazione con ACCADEMIA ARTE NEL CUORE
regia Lorenzo Gioielli
regia associata Virginia Franchi
produzione Viola Produzioni

Una famiglia di spacciatori di cocaina, madre stilista di abiti da sposa, padre gangster dal cuore d’oro e figlio ipertecnologico a un passo dalla laurea, si trova di fronte un gravissimo problema: è necessario trasferire un’ingente quantità di droga in Macedonia, ma il corriere che viene normalmente utilizzato è morto per un tragico errore di trasporto. Gli spacciatori non trovano niente di meglio che nascondere la sostanza stupefacente nei bauli di una compagnia amatoriale di attori diversamente abili che partecipano a un concorso teatrale, per l’appunto, in Macedonia.
I ragazzi metteranno in scena Romeo e Giulietta. Il loro spettacolo, quindi, verrà prodotto dalla famiglia di spacciatori. Che ci prenderanno molto gusto, perché Shakespeare, la cocaina, l’amore e la disabilità creeranno una miscela esplosiva, come solo in teatro può accadere. Una commedia iperattiva, vitalissima e scorretta, che ci racconta come tutti siamo diversamente abili e che la normalità è una supposizione che cede di schianto quando non riusciamo a fingere di essere normali.

Note di regia
Una famiglia di spacciatori non particolarmente abili decide di approfittare del viaggio di una compagnia teatrale di disabili per trasportare cocaina in Macedonia. La compagnia rappresenterà “Romeo e Giulietta”. Gli spacciatori assistono alle prove e s’innamorano de “Il segreto del teatro”, che è poi il titolo della commedia.
Qual è il segreto del teatro?
Il teatro, quando è bello e coraggioso come questa commedia, quando è spregiudicato e nello stesso tempo accogliente, quando ci spinge a ridere e a piangere senza nemmeno accorgercene, è l’arte più lieve e profonda che gli esseri umani abbiano concepito. Ed è così che alla fine gli spettatori torneranno nelle loro case, turbati e felici per aver assistito alla rappresentazione della vita di altre persone che non sono loro ma che gli assomigliano molto, per aver capito delle cose in più di quelle che sapevano, per le domande che da quelle nuove conoscenze nascono. Ma, soprattutto, per aver fatto tutto questo dimenticandosi di se stessi per un momento, divertendosi.
Abbiamo scelto di far interpretare parte della compagnia di diversamente abili a dei veri diversamente abili, scoprendo che diversamente è un avverbio piuttosto inutile quando si parla della natura degli esseri umani. Siamo tutti diversamente abili e la normalità è soltanto una parola.
Ci siamo divertiti e abbiamo pianto insieme, abbiamo lavorato duramente e ci siamo riposati, insieme, e abbiamo passato giorni indimenticabili. Insieme. Il frutto è stato “Il segreto del teatro”. Dovete venire, così lo scoprirete.
(Lorenzo Gioielli)

TEATRO SALA UMBERTO - via della Mercede 50, Roma
21 marzo - 2 aprile 2017
martedì, giovedì, venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, mercoledì e domenica ore 17
Prezzi da 32€ a 23€

Info e prenotazioni: telefono 06 6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.salaumberto.com


BRIGANTESSE
di Eduardo Ricciardelli
con Antonio Lubrano, Susy Pariante, Clara Morlino, Alessandra Masi, Apollonia Bellino.
Aiuto regia: Raffaella Cosmo
Ufficio stampa e comunicazione: Maria Rosaria Lisi
Costumi: Domizia Romano

"Quattro donne e un uomo si trovano in una casa, nei pressi di Roscigno Vecchia paese del Cilento. La loro vita procede
tra canti, liti e organizzazione di atti di guerriglia. Ci troviamo nell'Italia appena unificata e nel deserto lasciato dallo strapotere piemontese, che ha senza scrupoli saccheggiato le casse dell'oro del regno di Napoli, rubati tutti i macchinari e le ricchezze possedute dal Regno delle due Sicilie. L'effetto dell'unificazione ha giocato sulle vite dei cittadini un brutto scherzo, la fame la povertà e le continue umiliazioni subite dall'esercito sabaudo costringono alcuni gruppi armati per la difesa del territorio e questi stessi vengono definiti in modo improprio Briganti. Lo spettacolo nonostante tratti un tema drammatico ha molti guizzi comici e molte canzoni che rendono la rappresentazione agile e godibile. il grottesco che è insito nella storia esce grazie agli attori con una enorme forza comica. Si ripercorre il sud dai canti popolari dell'area vesuviana, alla tarantella del Gargano e del carnevale di Montemarano per poi arrivare ai canti di giacca e alla fronte di limone che sono tipici canti a distesa di devozione alla madonna ma che venivano anche usati per fare le comunicazioni fuori dai carceri avendo una potenza di estensione vocale. Lo spettacolo punta il dito sugli aspetti più umani e fragili di donne e uomini costretti a combattere per sopravvivere."

TEATRO DEI DOCUMENTI - via Nicola Zabaglia 42, Roma
giovedì 23, venerdì 24, sabato 25 marzo alle ore 21:00

Info e prenotazioni: telefono 06.5744034 o 328.8475891, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrodidocumenti.it


QUANDO SI DICE IL CASO
scritto e diretto da Anna Fraioli
con Alessandro Ciccola, Alessandro Gianfaldone, Cesare Del Beato, Chiara Abbruzzese, Daniele Pierotti, Elisabetta Baldi, Elisabetta Madau, Fabio Tamburini, Ilaria Serafini, Marco Tavani, Silvia Organtini

Una commedia moderna i cui personaggi sembrano usciti da una serie tv americana. Quattro coinquilini, squattrinati studenti fuori-sede, convivono in un piccolo, angusto appartamento tra la paura di essere sfrattati, i pochi soldi e il bisogno di avere un po di intimità con qualche ragazza. Alla fine arrivano a una decisione: ciascuno di loro userà per un giorno alla settimana l’appartamento per intero. Tutto sembra sistemato ma qualcosa non andrà per il verso giusto…e tra coinquilini catatonici per i troppi vizi, vicine di casa e ladre di buon cuore, si ride con gusto dall’inizio alla fine. Verrà da chiedersi: ma esiste davvero il caso? E il colpo di fulmine? Massimi sistemi? No, è solo la vita che si svela con la sua meravigliosa ironia…
Tanti attori in scena, tanto movimento e tanto brio. Una commedia di situazioni esilaranti e paradossali che vi lascerà sempre sorpresi dagli avvenimenti e stupiti dalle reazioni dei protagonisti!

TEATRO L'AURA - Vicolo di Pietra Papa 64 (angolo con Via Pietro Blaserna, 37), Roma
dal 22 al 26 marzo 2017
Dal mercoledì al sabato ore 21 domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06-83777148
Sito web: www.teatrolaura.org


GLI AMICI DEL ROSPO
Processo e cattività di Verlaine per l’attentato a Rimbaud
di Gennaro Francione
con Manuel Amadasi, Tina Angrisani, Matteo Cianci, Gianluca Gugliandolo, Nicolò Matricardi, Vincenzo Morra, Principe Valeri
regia di Antonella De Angelis
scelte musicali, costumi e scenografie Antonella De Angelis
grafica Veronica Crocetti, Giorgia Gallinelli

Il dramma in due atti descrive il processo e la prigionia di Verlaine che il 10 luglio 1873, in una stanza d'hotel di Bruxelles, spara due colpi di pistola all'amante Rimbaud deciso a lasciarlo.

L'8 agosto del medesimo anno viene condannato a due anni di carcere confermati in appello il 27 agosto. E' un processo umiliante che trasmoda dall'attentato a una causa contro la pederastia, col climax della visita corporale medica rilevante tracce d'abitudine pederastica attiva e passiva.
Dopo la causa l'azione scenica racconta la cattività che si trasforma da spazio serrato a sogno di un universo sconfinato dove, nel ricordo, il poeta solitario viene rivisitato dal suo amante fantasma. Oltre alla funzione consolatoria, insieme rivivono la stagione del loro amore coi due cuori maschili che, amanti del pigro rospo, trovano il trionfo nella poesia dell'eros platonico. Là dove anche i gesti e i simboli più osceni vengono trasfigurati e resi sublimi dalla versificazione metafisica

Note di regia
Verlaine e Rimbaud la storia di due amanti vissuta in un’epoca dove l’amore aveva dei canoni prestabiliti, presenti ancor oggi in una società solo apparentemente aperta ma in molte frange ipocrita e codina.
La razionalità non ha nulla a che fare con l’amore che travalica i generi.
I due “rospi” vivono istintivamente la loro passione che contrasta giuridicamente i magistrati benpensanti: con il loro poetico bel parlare e verseggiare, rivoluzioneranno il senso della giustizia forcaiola. Gli attori si muovono dentro una scenografia essenziale e simbolista con costumi d’epoca. Il mood dei due atti è contrastante per stile e forma, a ritmo sostenuto nel primo atto, svolgentesi nell’aula di giustizia; più pacato e surreale nel secondo con Verlaine nella prigione alle prese coi fantasmi che l’hanno portato alla perdita della libertà e alla distruzione di un sogno.
-Avviso ai Soci-

TEATRO AGORÀ 80 (Sala A) - via della Penitenza 33, Roma (Trastevere)
dal 21 al 26 marzo 2017
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Tessera associativa: 2 euro - Biglietti: 10 euro

Info e prenotazioni: telefono 06 6874167, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroagora80.org


SERATA CELESTINI
Ascanio Celestini e Alessio Lega
accompagnati dal fisarmonicista Guido Baldoni

Ascanio Celestini e Alessio Lega, duemondi, uno il teatro, l’altro la musica,in una jam session unica e irripetibile offriranno uno spettacolo costruito su di un lavoro inedito basato sull’improvvisazione dei due grandi artisti che con sensibilità offriranno un percorso virtuoso vocale e musicale. Da una parte la capacità attoriale di esibirsi improvvisando su di un testo e di influenzare la musica e le parole dell’altro artista e dall’altra parte l’alter ego musicale e cantautorale in grado di influenzare la performance dell’attore. Partiture non scritte e concerti di parole che conducono verso scenari imprevisti.

Il nostro domani (ovvero "la costruzione")
La memoria delle canzoni, i suoni delle storie, il ritmo delle parole.

Tanto racconto quanto canto si confondevano nella voce dei cantastorie che sulle piazze portavano un punto di vista diverso da quello del potere. Ed erano fatti di cronaca per un popolo che magari non sapeva leggere, ma voleva ascoltare. Ed erano filastrocche, contrasti, favole, storie d'amore e di Orlando e cavalieri.
Così Ascanio Celestini e Alessio Lega - cantastorie oggi - confondono sul palco le loro voci per una sinfonia unica. Nata da mille incontri frettolosi sui palchi, dove la domanda "che si fa stasera?" precede di pochi minuti il sipario (quando c'è un sipario...) con un foglio per gli appunti in mano, questa improvvisazione che a volte sorprende gli attori stessi, ma che fa sempre divertire il pubblico, è diventata uno stile, una drammaturgia musicale di vuoti e di pieni.
I racconti aguzzi e concentrici, comici e disturbanti di Ascanio e le canzoni di amore e di denuncia di Alessio arrivano dunque anche al Teatro Vascello di Roma il prossimo 20 e 21 marzo, lì dove si incontrano poeti russi e ubriaconi di borgata, desiderio di futuro e presente impossibile. "La luna è una lampadina" diceva Dario Fo e quel po' di luce, che filtra tra sorrisi e lacrime, illumina un pezzetto del palco, con Rodari, con Okudhzava, Erofev e col pittoresco valzer che fa la fisarmonica quando accompagna la vita.

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
20 - 21 marzo 2017 h 21

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


Spellbound Contemporary Ballet
ROSSINI OUVERTURES
coreografia e regia Mauro Astolfi
danzatori Fabio Cavallo Alice Colombo Maria Cossu Giovanni La Rocca Mario Laterza Giuliana Mele Caterina Politi Giacomo Todeschi Serena Zaccagnini
musiche Gioachino Rossini
disegno luci Marco Policastro
set concept Mauro Astolfi Marco Policastro
realizzazione scene Filippo Mancini/CHIEDISCENA Scenografia
costumi Verdiana Angelucci
assistente coreografa Alessandra Chirulli
comunicazione e ufficio stampa Antonino Pirillo
una produzione Spellbound realizzata con il Contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT

Dopo le numerose presenze nei maggiori teatri e festival internazionali e reduce da una prestigiosa tournée asiatica (a Taiwan per l’inaugurazione del National Taichung Theater e in Giappone nell’ambito della Triennale di Tokyo con il progetto LA MODE diretto da Tomoko Mukaiyama), Spellbound Contemporary Ballet, reduce dal debutto in prima mondiale al Teatro Rossini di Pesaro, arriva a Roma al Teatro Vascello, con ROSSINI OUVERTURES, 23, 24 e 25 marzo alle ore 21.00 e 26 marzo alle ore 18.00.
Rossini Ouvertures celebra la figura artistica e umana di Gioachino Rossini di cui, nel 2018, ricorreranno i 150 anni dalla morte. Al suo illustre concittadino, Pesaro, città della Musica, con il suo conservatorio e teatro storico, ha dedicato un ricchissimo calendario di attività artistiche, musicali e letterarie tese a onorare la vita e l’attività artistica del geniale compositore; tra queste si è inserito lo spettacolo creato da Mauro Astolfi a cui la città di Pesaro, insieme al Teatro Rossini, partecipa come co-produttore.
È infatti l'attesissima nuova creazione di Mauro Astolfi realizzata con il contributo del MiBACT - Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT, inaugurando una nuova stagione di grandi tournée e successi non solo italiani per Spellbound Contemporary Ballet che si è affermata come una delle principali espressioni della danza made in Italy conquistando i primi posti dell’attenzione internazionale.
"La lettura di Augusto Benemeglio sulla vita di Rossini, su quella "Follia organizzata" è stata per me profondamente e assolutamente illuminante. Sono sinceramente stato sedotto in 24 ore di ascolto continuo e ripetuto dal mondo Rossiniano, da questa genialità così prorompente e inebriante ma che al tempo stesso viveva camminando a braccetto con tante macchie nere, dilaniato da un profondo mal di vivere che, attraverso una fortissima ed energetica personalità, al limite del bipolarismo, ha creato opere musicali di una grazia assoluta ed eterna.
Cercare di toccare tutti i punti di una vita come quella di Gioacchino Rossini sarebbe stato assolutamente impossibile, anche perché per quanto la danza possa e per quanto il movimento sia un altro aspetto del suono, la materializzazione della musica, quello che Rossini ha saputo creare in pochi anni della sua vita... non credo potrà mai essere rappresentato diversamente in modo sinceramente sensato.
Ma l'estrema contemporaneità di questo grandissimo artista è talmente presente e vibrante nella vita che vivo, nella vita che osservo attorno a me, che ho cercato di avvicinarmi alla profonda relazione tra questo presagio, questa consapevolezza, questa paura della morte e la capacità al tempo stesso di generare un'emozione così scintillante, così piena di grazia, di potenza e di divertimento che ogni fine d’opera era un ‘altra opera che si creava.
In questo spettacolo ho immaginato una grande parete, la parete dei ricordi di Rossini, dove nascondeva, dove archiviava il suo cibo, i suoi vini, la casa dove ospitare I suoi grandi amici e compositori, ma anche la gente comune con la quale amava scherzare, giocare e condividere tutti gli aspetti della sua vita... questa "parete" è stata immaginata come una proiezione della sua mente, piena di sportelli, di ripiani, di nascondigli, una parete che separava un mondo dall'altro.
In questo spazio si aggirava un inquilino, una figura antropomorfa, nera, una macchia che aveva assunto sembianze umane, che ormai comunicava con lui, che si insinuava nei suoi sogni, strisciava dentro il suo letto e poi spariva ma che era sempre lì, come a scandire il poco tempo, ma anche il lungo tempo passato a combattere contro disagi fisici e psichici di ogni tipo. Questa figura nera era la paura della morte, la sua malattia, ma forse anche il suo consigliere, paradossalmente in alcuni momenti l'unica certezza.
Nelle sue lunghissime notti, sempre più insonni, Rossini viveva ormai in due mondi, che a momenti si avvicinavano, quasi si toccavano, e solo la sua infinita capacità di creare, la sua passione per il godimento fisico, sensoriale, per la cucina, per il sesso, riuscivano momentaneamente ad anestetizzare quello che stava accadendo nel suo corpo e nella sua mente.
La sua era musica estrema. Il segno di una forza e di una energia superiore, e ho volutamente cercato di creare una danza estrema, carica di energia, di vitalità, di incontri, di seduzioni, di suggestioni; ho passato molto tempo pensando come si sarebbe potuto tradurre in movimento la sua genialità compositiva. Non ho sentito di lavorare su un'astrazione, ho cercato e ho ‘sentito’ come raccontare la vibrazione della sua musica: mi sono letteralmente lasciato trasportare, ed è stata un'esperienza unica.
Come scrive Alessandro Baricco: la musica di Rossini è una vera e propria ‘follia organizzata’. Intensità, caos puro, smarrimento, fuga schizoide ma scappando ha creato qualcosa che non avrebbe mai più potuto essere ripetuto dopo di lui." Mauro Astolfi

TEATRO VASCELLO - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma
dal 23 al 26 marzo 2017 ore 21.00- domenica ore 18

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.5881021/06.5898031
Sito web: www.teatrovascello.it


ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli – Francesco Montanari
Riccardo De Filippis – Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
Regia Filippo Gili

Giorgio Colangeli e Francesco Montanari sono un Vladimiro e un Estragone d'eccezione nella messinscena a pianta centrale di Filippo Gili di uno dei testi capisaldo della drammaturgia mondiale, quell' "Aspettando Godot" che continua a rivoluzionare il nostro modo di sentire e intendere il teatro e l'uomo. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky, completando un cast straordinario, per quello che si preannuncia uno degli eventi di questa stagione teatrale. Per sole sei esclusive repliche, l'appuntamento con Godot è allo Spazio Diamante di Roma, dal 24 Marzo al 2 Aprile, dal venerdì alla domenica.

Note di Regia - Aspettare Godot come aspettare ‘il domani’. Un domani che ‘ogni oggi’ sarà domani. L’ombra che non s’afferra. Il cane che non se la può mordere, la coda. Nella trappola psichica di un futuro talmente vicino, ‘domani’, da sembrar prendibile. Ma che nessuno ha davvero voglia di veder comparire. Perché se li mettessimo sotto ipnosi, Didi e Gogo esprimerebbero la paura di vederselo inverato, questo domani, questo agire, questo futuro dietro un angolo costante e tondo, continuo, prossimo ma non afferrabile. E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità. E non si può che tentare di favorirla, questa scarsa nitidezza. Mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà. Perché più del domani, sia il ‘forse’, a trionfare. Uno stagno mistico del vivere che la fischietta, la paura di morire; bleffandola di un infinito, ripetitivo oggi ‘aperto’.
Sotto un albero ‘unica cosa viva’.
E sopra una terra mobile, spaventata, angosciata d’essere la casa, di questa perversità.

SPAZIO DIAMANTE - via Prenestina 230b, Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017
venerdì e sabato 21.00 / domenica 18.00
Biglietti: Intero euro 20 + prevendita; ridotto euro 15 + prevendita

Info e prenotazioni: telefono 06-80687231/393-0970018


Tributo a Gerorge Gerwshwin
UN AMERICANO A PARIGI
con Michele Carfora, Arianna e Danilo Brugia
e con Jean Michel Danquin e Barbara Terrinoni
Regia di Enzo Sanny
di Lena Sarsen
adattamento Tiziana D’Anella

Liberamente ispirato al film di Vincent Minnelli, il musical ambientato nella Parigi degli anni ’50, racconta la storia d’amore fra Gimmy, pittore americano e Fanny, commessa, rapporto insidiato da Jean Marie, famoso chansonnier del Lido e dalla miliardaria Patricia.

Note di regia
UN AMERICANO A PARIGI è un’opera sinfonica del compositore americano George Gershwin, e si ispira al soggiorno che fece a Parigi alla fine della prima guerra mondiale. In questa composizione virtuosistica c’è tutta l’anima di Gershwin, in particolar modo nel famoso assolo di tromba che lui stesso definì “il tema della nostalgia di casa”. L’abilità con cui ne ha fatto un ritratto musicale presenta Gershwin non come pianista, né come compositore, ma come uomo, che con la sua passione è in grado di avvolgere l’ascoltatore nelle sue splendide melodie, lasciandogli accarezzare con la fantasia le immagini della sua musica. Egli stesso definisce la sua opera “la musica più moderna che io abbia mai scritto”. Era moderna nel 1928, anno della sua composizione, è moderna a distanza di quasi un secolo e sarà così sempre. In fin dei conti tutto il repertorio di Gershwin valorizza gli aspetti fondamentali del musical, la sua forma teatrale preferita, in special modo i suoi brani esaltano la tap-dance.

Il musical Un Americano a Parigi è liberamente ispirato all’omonimo film di Vincent Minnelli. Nella stagione teatrale 2000/2001 è stato campione d’incassi, grazie ad un cast eccezionale e alla raffinata interpretazione di uno straordinario Christian De Sica.

Questa nuova versione si riallaccia alla stesura originale anche se rimaneggiata in alcune parti per conferirgli tutte le caratteristiche e il sapore del musical d’oltreoceano.

Il plot della storia narra le vicende di una compagnia stabile teatrale, che rappresenterà il musical Un americano a Parigi. Si entrerà quindi nel vivo della narrazione dove Gimmy (Michele Carfora), pittore americano ed ex soldato, che alla fine della guerra decide di vivere nello scenario della Parigi degli anni ’50 in cerca di fortuna, vivrà un’intensa storia d’amore con Fanny (Arianna Bergamaschi), una commessa di una nota profumeria. Fanny è a sua volta corteggiata da Jean Marie (Danilo Brugia), famoso chansonnier del Lido. Personaggio di rottura nell’idillio tra Gimmy e Fanny è Patricia (Barbara Terrinoni), miliardaria innamorata di Gimmy.

L’intento della mia regia è quello di creare numeri mozzafiato sulle note del grande genio del ventesimo secolo. La colonna sonora sarà un Gershwin jukebox, che ci accompagnerà attraverso la storia, all’ascolto di brani come I got rhythm, The man I love, Love is here to stay, They can’t take that away from me e tanti altri. Recitazione, canto e danza, attraverseranno soprattutto il senso della sua musica, e, i protagonisti con la loro capacità di suscitare profonde emozioni, ci porteranno indietro nel tempo, a quella magica atmosfera tipica della “Ville lumière”. Lo spettatore non avrà nemmeno il tempo per un momento di distrazione poiché sarà completamente e magicamente avvolto in un sogno, tanto che, al termine dello spettacolo non avrà alcuna voglia di tornare a casa, ma soltanto… rimanere per attendere la replica successiva.
(Enzo Sanny)

TEATRO GRECO - Via Ruggero Leoncavallo 10, 00199 Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
tel. 06 8607513
Sito web: www.teatrogreco.it


SFINGE
di e con Melissa Lohman

La Danza protagonista la Teatro Studio Uno con il nuovo lavoro in prima assoluta della performer/danzatrice newyorkese Melissa Lohman, che dal 24 marzo al 2 aprile porta in scena "Sfinge" solo di danza ispirato alla figura mitologica della sfinge, presentato come primo studio al Festival Troia Teatro 2016.
La sfinge è la guardia che risiede ai limiti dell’inconscio. La sfinge non fornisce spiegazioni. Si presenta per dare accesso all'inesplorato, per rispondere attraverso la prova al desiderio di avvicinarsi al mistero. La perfomance enigmatica e misteriosa si muove in questo universo mitologico e fantastico. Dalle ombre ai bordi dello spazio, una figura si rivela. Si muove in un paesaggio illimitato e intimo, dando indizi e segni poco decifrabili se non nel linguaggio onirico. Ascolta qualcosa. Bisbiglia una cantilena di memorie smarrite, racconta storie indecifrabili. Rimane ai confini del territorio conosciuto.

TEATRO STUDIO UNO (Sala Specchi) - Via Carlo della Rocca 6 (Torpignattara), Roma
dal 24 marzo al 2 aprile 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219 - 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


INTORNO A SALOMÈ
Adattamento ed elaborazione drammaturgica Viviana Di Bert
(da Oscar Wilde)
regia Viviana Di Bert
luci Gemma Nucci
costumi Alessandra Milani
Personaggi e attori:
Salomè - Giulia Pinzari
Erode - Stefano Villani
Erodiade - Valeria de Matteis
Capitano - Andrea Frau
Iokanaan - Adriano Greco
Ancella - Filiz Erciyas

"Quel giorno il sole diverrà nero come un sacco di pelo, la luna diventerà come il sangue, e le stelle dal cielo cadranno sulla terra, come i fichi cadono dall'albero e i re della terra avranno paura."
Nel palazzo di Erode Antipa, dove egli vive con sua moglie Erodiade, si sta svolgendo un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egizi. La terrazza del palazzo è illuminata da una splendida ed incantevole luna, che presagirà all'ancella di corte e al Capitano delle guardie, perdutamente innamorato della principessa Salomè, ciò che il profeta Yokanaan annuncia dalla cisterna in cui è stato imprigionato. Sventura e morte, in una partita a scacchi per il potere, dove il desiderio e il piacere carnale dettano le regole, lasciando che sia proprio la cecità della paura a commettere l'ennesimo omicidio.

Lo spettacolo già realizzato nel 2002 viene ripreso per il grande desiderio dell’attrice che interpreterà il personaggio di Salomè, Giulia Pinzari, allora giovanissima, innamoratasi del ruolo; ora poco più che ventenne lo interpreterà. La ripresa vede delle modifiche di tempo (ambientato in una atmosfera contemporanea, anni ‘60) mantiene tutto il rigore e il rispetto alle tematiche centrali del testo adattato sulle basi dello scritto di 0.Wilde. L’inganno del desiderio, la trappola della forma, la vita come scelta, contemplazione o semplicemente sensazione. Attualissime le dispute sui diversi percorsi religiosi e di potere, la paura che attanaglia l’uomo di fronte agli eventi della natura contro la quale nulla può. San Giovanni, Iokanaan, un prigioniero politico..

TEATRO TORDINONA (Sala Strasberg) - via degli Acquasparta 16, Roma
Dal 21 al 26 marzo 2017 - ore 20.45, domenica ore 17.45

Info e prenotazioni: telefono 067004932, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.tordinonateatro.it


Gianni Ferreri e Daniela Morozzi in
CHIAMALO ANCORA AMORE
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con: Emanuele Propizio e Giulia Marinelli
regia: Toni Fornari

Gianni Ferreri e Daniela Morozzi, tornano ancora una volta insieme sul palcoscenico del Teatro 7 protagonisti della commedia Chiamalo ancora amore in scena da martedì 21 marzo a domenica 2 aprile diretti da Toni Fornari.
Per la terza volta i due artisti danno vita ad una commedia targata Golden prodotta da Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli.
Il napoletano Gianni Ferreri e la fiorentina Daniela Morozzi, coppia televisiva di Distretto di polizia, sono già stati i protagonisti delle commedie Terapia terapia e Se non ci fossi io riscuotendo un enorme successo nei teatri di tutta Italia.
Accanto a Daniela Morozzi e Gianni Ferreri salirà sul palcoscenico, nel ruolo del figlio, il giovane e talentuoso Emanuele Propizio, conosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive, tra cui I liceali, Manuale d’amore 3 e l’ultimo film di Claudio Amendola La mossa del pinguino.
Chiude il cast Giulia Marinelli, che interpreta la fidanzata del figlio, attrice diplomatasi alla GoldenSter Academy.
Chiamalo ancora amore è una commedia divertente che ci porta all’interno del normale menage di una coppia sposata da oltre vent’anni, una relazione che sembra in apparenza solidissima, ma che nasconde in realtà debolezze e fragilità.
Un rapporto logoro dove protagonisti sono la monotonia e la quotidianità e in questo caso anche le relazioni platoniche che due coniugi intessono ognuno con amanti virtuali.

La Storia
Una coppia “affiatata” alla vigilia delle nozze d’argento.
Hanno un figlio laureato che “non schioda” da casa con una fidanzata “stravagante” e due I Pad.
Proprio alla vigilia del 25° anniversario di matrimonio, il figlio scopre che il padre e la madre, l’uno all’insaputa dell’altra, intrattengono una relazione sentimentale via chat e che proprio quella sera, inventandosi reciproci impegni di lavoro, dovranno incontrare per la prima volta i loro “amanti virtuali”!
Una esilarante commedia che, ribaltando i ruoli, costringe un figlio ad inventare un piano diabolico per impedire il pericoloso incontro e salvare ad ogni costo il matrimonio dei suoi adorati genitori.

TEATRO 7 - Via Benevento 23, Roma
dal 21 marzo al 2 aprile 2017
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
biglietti: € 24,00 - € 18,00 (prevendita compresa)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 442.36.382
Sito web: www.teatro7.it


Martufello e Manuela Villa in
PER UN PUGNO DI SGAY
Tragedia comica di una famiglia italiana narrata con doppiezza
con Andrea Dianetti e Sebastian Gimelli Morosini
Regia di Pier Francesco Pingitore

Che cosa può accadere quando in una famiglia italiana media, babbo e mamma (Martufello e Manuela Villa) vengono a sapere che il loro unico figlio intende sposarsi? Niente di più normale e sereno. A meno che il figliolo all’atto di presentare ai genitori la presunta fidanzata, non presenti invece un fidanzato…
Babbo e mamma, colti di sorpresa, non la prendono affatto bene. I rapporti con i due promessi sposi si fanno improvvisamente pessimi e nulla sembra in grado di ricomporli. Finché non giunge una grossa novità dall’America…
Ma sarà solo il primo di una serie di colpi di scena.
Avere un figlio gay che si vuole sposare con un uomo: la possibilità che ci si trovi di fronte ad una eventualità del genere è sempre meno remota. Anzi. Certo l’approvazione della legge sulle unioni civili sembra indicare che ormai persone dello stesso sesso possono tranquillamente dare vita a mènages coniugali o quasi, senza incontrare più alcun ostacolo.
Tuttavia quello che le legge consente, non sempre è accettato all’interno di famiglie tradizionali, i cui componenti, babbo e mamma soprattutto, sono pur sempre legati allo stereotipo del matrimonio uomo-donna.
Ma le ragioni dell’attaccamento alla tradizione sono poi così solide e invalicabili? E se improvvisamente fa capolino l’Interesse, la possibilità di un arricchimento imprevisto e strabiliante, siamo sicuri che le frontiere dell’Ideale reggeranno?
“Per un pugno di sgay” affronta proprio la questione del rapporto figli-genitori, alla luce delle nuove tendenze della società. E senza rinunciare alla leggerezza e al divertimento, che caratterizzano i testi di Pingitore, pone l’accento sull’ipocrisia di tanti fieri propositi e tetragone convinzioni, destinate a crollare di fronte al tintinnare del Dio Denaro.
Costumi e scene di Graziella Pera, aiuto regista Morgana Giovannetti, produzione Nevio Schiavone. Lo spettacolo sarà in scena fino a domenica 9 aprile 2017.

SALONE MARGHERITA - Via dei Due Macelli, 75, 00187 Roma
Da mercoledì 22 marzo ore 21,00 a domenica 9 aprile
Orari spettacoli: dal mercoledì al venerdì h 21.00 - sabato 25 marzo h 21.00 – sabato 1 e 8 aprile h 16,30 - la domenica h.16.30
Prezzi biglietti: Palco con cena: €65,00 - Poltronissima €35,00 - Poltrona: €25,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 6791439
Sito web: www.salonemargherita.com


NON TI FISSARE
TU CHIAMALE SE VUOI OSSESSIONI
di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
regia di Velia Viti
con: Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Lidia Miceli, Francesco Bonaccorso
aiuto Regia Teresa Fama
locandina Martozs
scene Paolo Carbone
video Alessandro Felici

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.
Cesare Pavese

Al Teatro Trastevere la compagnia “Come risolvere in 2”, dopo i successi di "Cuori Monolocali", "Sessolosé" e "Appese a un filo", torna in scena dal 23 marzo al 2 aprile con "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni", esilarante spettacolo sulle compulsioni, manie e stranezze che più o meno consapevolmente riguardano ognuno di noi.
Protagonisti di questa originale ed irriverente commedia ambientata in un’area di sosta di una non identificata autostrada, il consolidato ed affiatato gruppo formato da Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e i nuovi interpreti Lidia Miceli e Francesco Bonaccorso. Un cast di bravissimi attori diretti dalla giovane regista Velia Viti, coadiuvata alle scene da Paolo Carbone scenografo tra i più apprezzati del panorama romano (vincitore del Premio Cerami 2015), portano in scena con sottile umorismo l’universo irrazionale e tragicomico delle ossessioni.
Debolezze imbarazzanti, strane fissazioni e segreti inconfessabili: amici immaginari, gesti scaramantici, l'ossessione per il lavoro, per il sesso o per i social network, il terrore della solitudine o quello di ammalarsi.
Frizzante ed ironico "Non ti fissare. Tu chiamale se vuoi ossessioni" strizza l’occhio alle commedie inglesi di Nick Hornby e alle atmosfere surreali della comedy americana, brillantemente scritto a quattro mani dal collaudato duo Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, due giovani autori che in questo nuovo allestimento si divertono a mettere in luce i lati più nascosti della nostra generazione.
In scena un autista ipocondriaco, una donna sola, un erotomane, una workaholic, un iperconnesso. Una meta da raggiungere. Un guasto da riparare. Cinque personaggi costretti a condividere una lunga notte nel bel mezzo del nulla. Ognuno reagirà in maniera diversa all'imprevisto, ma l'incontro tra cinque menti stra-ordinarie darà vita a situazioni altrettanto inaspettate, dai risvolti esilaranti, in un mix tragicomico sempre pronto ad esplodere.
Paure, ansie, paranoie, paturnie, ossessioni, compulsioni, fisse, manie, fobie, ognuno ha le sue "Non ti fissare" le porta in scena con ironia pungente, sarcasmo e un pizzico di sentimento per sdrammatizzarle, riconoscerle e riderci su.

TEATRO TRASTEVERE - via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma
Dal 23 marzo al 2 aprile 2017
martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

Info e prenotazioni: telefono 06-5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrotrastevere.it


L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico presenta
FASSBINDER
Non c’è amore senza dolore
Tre studi degli allievi registi del III anno
A cura di Arturo Cirillo

L´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica "Silvio d´Amico" presenta FASSBINDER – Non c’è amore senza dolore, tre studi sulle opere di Rainer Werner Fassbinder “Un anno con tredici lune”, “Katzelmacher” e “Le lacrime amare di Petra Von Kant” ideati e diretti dagli allievi del III anno del Corso di Regia, Carmelo Alù, Raffaele Bartoli e Federico Gagliardi, a cura di Arturo Cirillo.
Ritornare a Fassbinder con i tre sensibili allievi registi del terzo anno è stato per me un riscoprire una personalità interessantissima del novecento, un autore dai molteplici interessi e abitato da una grande sola disperata ossessione: l'amore.
Questi tre testi che presentiamo mi paiono modernissimi per come ci parlano ancora di noi, delle nostre solitudini e disperato bisogno d'amore.
Tre testi che recitati da giovani bravi attori diplomati o in via di diplomarsi risuonano fortemente nella loro incredibile descrizione della gioventù, del mondo del femminile e della ricerca di una propria identità.
Storie di fragilità per questo nostro tempo così insicuro, spaventato e al tramonto.”
Arturo Cirillo

Il progetto, oltre ai tre allievi del corso di Regia, ha coinvolto l´intera classe di Recitazione del III anno, tre attrici diplomate in Accademia, Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e Zoe Zolferino, e alcuni allievi dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura e Critica giornalistica.
Gli studi sulle opere di Fassbinder si alterneranno al Teatro Studio Eleonora Duse di Roma in via Vittoria, 6 a partire dal 24 marzo 2017 con il seguente calendario:

UN ANNO CON TREDICI LUNE
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Carmelo Alù
Traduzione e adattamento di Letizia Russo
Interpreti Zoe Zolferino e gli allievi del III anno del Corso di Recitazione, oltre allo stesso regista Carmelo Alù , Grazia Capraro, Gabriele Cicirello, Emanuele Linfatti, Adalgisa Manfrida, Eugenio Mastrandrea, Riccardo Ricobello, Luca Vassos
Repliche
24 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 31 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

KATZELMACHER
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Raffaele Bartoli
Traduzione di Umberto Gandini
Con la collaborazione dell’allieva del Master in Drammaturgia Elena D’Angelo
Interpreti gli allievi del III anno del corso di Recitazione Marco Celli, Irene Ciani, Renato Civello, Eugenia Faustini, Angelo Galdi, Alice Generali, Paolo Marconi, Elisa Novembrini, Michele Ragno, Barbara Venturato
Repliche
26 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 30 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT
di Rainer Werner Fassbinder
Allievo Regista Federico Gagliardi
Interpreti Flaminia Cuzzoli, Maria Giulia Scarcella e le allieve del III anno del corso di Recitazione Liliana Bottone, Jessica Cortini, Camilla Tagliaferri
Repliche
28 Marzo ore 17:00 e ore 20:00 - 29 Marzo ore 17:00 e ore 20:00

TEATRO STUDIO ELEONORA DUSE - Via Vittoria 6, Roma
dal 24 al 31 marzo 2017
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria esclusivamente al n. 366 6815543 attivo dal 16 marzo ore 10.30/15.00 (domenica esclusa)


SUONI E SCENE presenta
Benedetto Casillo in
CAVIALE E LENTICCHIE
Di Scarnicci, Tarabusi, Taranto, Casillo
Con Benedetto Casillo
Scene Max Comune
Costumi Isa Di Lena
Regia Benedetto Casillo

A metà degli anni '50 Scarnicci e Tarabusi, celebri autori di rivista, lasciarono per un poco musiche e lustrini, per firmare una commedia d'intreccio, leggera e brillante, "Caviale e lenticchie" portata al successo anche televisivo da Nino Taranto, e rappresentata spesso anche all'estero. Nonostante gli autori non fossero napoletani, il testo, per lo spunto fantasioso della trama, ispirata all'arte di arrangiarsi, si presta benissimo allo spirito comico partenopeo.
Ora lo porta in scena Benedetto Casillo, beniamino del pubblico napoletano, che ne cura una rispettosa rilettura e la regia. Il protagonista è Ferdinando Cafiero, che si atteggia a filosofo e artista. Non ha voglia di lavorare e, per tirare a campare, fa l'ospite abusivo in feste e festini della buona società. Può fare così incetta di cibi e bevande che poi rivende a ristoranti e trattorie. Particolarmente pittoreschi i componenti della famiglia del nostro Ferdinando e del vicinato. C'è la sua donna Nannina nell'esasperata attesa di essere sposata. Ci sono i figli. C'è una zia zitella che vive da gran diva il suo lavoro di addetta alle pulizie di un teatro. Ci sono sfaccendati, garzoni, mariuoli, invasati giovanotti emuli di Elvis Presley. In questo colorito quadro si innesta una situazione da miseria e nobiltà. L'ineffabile don Ferdinando, spacciandosi per autorevole commendatore, porta in casa un manipolo di aristocratici, chiamati a beneficare la sua famiglia bisognosa. Una sceneggiata irresistibile. Ma la faccenda si complica, per un perfido tutore che vuole sbarazzarsi del suo nobile rampollo, la messinscena di un delitto, un cadavere che appare e scompare, nella sarabanda di un farsesco thriller notturno. Poi il lieto fine.

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO - Via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
da martedì 21 a domenica 26 marzo 2017
Ingresso: Platea € 27, Galleria € 22

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 8073040
Sito web: www.parioliteatro.it


IL GRANDE FORNELLO
di e con Diego Placidi e Simona Epifani
In diretta dal Kopó uno scontro senza precedenti tra autentica finzione e realtà surreali

I reality e i talent show si sono impadroniti della tivù e con essa hanno conquistato il nostro sguardo, le nostre case, le nostre menti. Solleticando pulsioni basilari dell’animo umano, come la curiosità, il pettegolezzo, la discordia, il perdono e la competizione, hanno colonizzato l’immaginario collettivo. Il reality è diventato un genere televisivo a sé stante, che colleziona ascolti da capogiro e produce montagne di soldi tra spazi pubblicitari venduti, nomination e televoti. Il visionario George Orwell aveva già previsto, con largo anticipo, come un Grande Fratello ci avrebbe spiati, controllati e manipolati. Lo spettacolo di Placidi ed Epifani, non a caso intitolato Il Grande Fornello, si ispira all’intuizione orwelliana, anche se la realtà ha finito col superare di gran lunga l’immaginazione letteraria. Non c’è più alcun limite, infatti, alle attività rappresentate ed esibite davanti ai nostri occhi avidi di telespettatori/teledipendenti: sconosciuti litigiosi rinchiusi per settimane in una casa, sedicenti Vip naufragati su isole disperse nei mari caraibici, chef o aspiranti tali che si combattono a suon di ricette, mestoli, padelle e fornelli. Tra fuochi e fiamme, le cucine (perfino più delle camere da letto) sono diventate il campo di battaglia di persone comuni desiderose di diventare celebri come i cuochi della tivù, che a loro volta vogliono essere più famosi, meglio considerati e più retribuiti di attori e rockstar. Nella società dello spettacolo senza confini, che ormai sovrasta lo stesso showbiz, un uomo e una donna, entrambi cuochi, si faranno la guerra sul palco del teatro Kopó e si sfideranno per vincere il reality e con esso una somma in danaro. Ma un altro concorrente invisibile potrebbe entrare in scena conquistando il cuore del pubblico allo scopo di sovvertire le regole di questo gioco surreale. In perfetta sintonia con le scelte artistiche del Kopó, Il Grande Fornello si confronta con temi di grande attualità, coniugando riflessione e ironia, “condite” da una trama avvincente e divertente, personaggi strepitosi e situazioni paradossali che dispenseranno risate e buon umore.

TEATRO KOPÓ - Via Vestricio Spurinna 47/49, 00175 Roma
dal 24 al 26 marzo 2017 alle 21, domenica doppia replica alle 17 e alle 21.

Info e prenotazioni: telefono 06 45650052
Sito web: www.teatrokopo.it


La Compagnie Francaise de Théatre de Rome presenta
TOUT POUR ÊTRE HEUREUX
di e con Christian Poissonneau e Isabelle Courier

Quattro spettacoli in due diverse formule: dal 24 al 25 marzo in anteprima come teatro d’appartamento e il 26 marzo due spettacoli al Teatro Arciliuto di Roma

La Compagnie Française de Théâtre de Rome festeggia quest’anno i suoi 14 anni di attività: un periodo contraddistinto dall’impegno ad aprire nella città una finestra sulla cultura teatrale francese, dal classico al contemporaneo (da Molière a Ionesco, o ancora Bacrì e tanti altri), e con la capacità di rivolgersi sia al pubblico adulto (che nel corso degli anni ha conosciuto la Compagnie nei Teatri di Roma, come l’Ambra Jovinelli o il Teatro Belli…), che ai giovani (attraverso un programma di rappresentazioni per le scuole, sviluppato su tutto il territorio italiano).
Quest’anno, per la prima volta, la Compagnie porterà in Italia uno spettacolo arrivato direttamente dalla Francia: la commedia brillante Tout pour être heureux, di e con Christian Poissonneau e Isabelle Courger, in scena a Roma dal 24 al 26 marzo 2017, grazie a una co-produzione con gli autori. Uno dei punti di forza dello spettacolo è il suo carattere interattivo: non solo gli attori si rivolgono al pubblico chiedendo consigli e opinioni ma, soprattutto, gli spettatori diventano parte integrante di uno spettacolo che non potrebbe avvenire senza di loro, e che si modifica al mutare del suo pubblico. In questo senso, la Compagnie ha scelto di offrire un’anteprima di Tout pour être heureux nella formula del teatro d’appartamento, genere molto diffuso e apprezzato in Francia, dove però a essere sfondata non è solo la simbolica «quarta parete» ma, si direbbe, anche le altre tre.
Come genere vuole, dunque, l’indirizzo della pièce per le prime due date sarà quello di una casa di Roma: Via Vittoria Colonna 40, terzo piano. Domenica 26 marzo, invece, lo spettacolo calcherà la scena del Teatro Arciliuto di Roma, con due appuntamenti: alle 17.00 e alle 20.00.
Con questa iniziativa la Compagnie intende proseguire nel suo impegno decennale di creare un ponte tra la cultura francese e quella italiana, nella convinzione che, oggi più che mai in quest’epoca di grandi mutamenti, l’arte possa rappresentare un terreno di dialogo e scambio tra le persone e i popoli, in virtù di un linguaggio universale che arricchisce e unisce le coscienze.
Lo spettacolo Tout pour être heureux. Un uomo, una donna… e un sms che arriva a sconvolgere una serata che si preannunciava magnifica. Questo evento diventa un’occasione per rivangare e acuire antichi dissapori, per regolare conti in sospeso, per riscoprire le ragioni e i momenti in cui hanno scelto di adattarsi pur di salvare la coppia. Ma tutto questo sarà ancora sufficiente a salvarli?

Gli artisti:
Christian Poissonneau ha una formazione di psicologo e consulente del lavoro, ma dal 2012 si dedica esclusivamente al teatro, come sceneggiatore e attore. Isabelle Courger ha una lunga carriera di attrice e di regista, firmando la regia dello spettacolo.

Dichiarazioni:
«Ogni testo riflette, in parte o totalmente, il suo autore. In questo caso su di me ha influito l’esperienza dei colloqui [psicologici] e dei rapporti umani che ho potuto sviluppare nel corso degli anni». – Christian Poissonneau
«Il mio obiettivo è puntare lo sguardo sulle diverse interpretazioni che si possono dare di una stessa situazione, in funzione delle storia di ognuno di noi e delle nostre emozioni. Nella regia a me interessa soprattutto illuminare i difetti dei personaggi con una luce diversa, mostrare le ferite che li spingono a infilarsi in situazioni pericolose». – Isabelle Courger

Un appartamento di Via Vittoria Colonna 40, Roma
durata 1h15' Lingua: francese
Dal 24 al 25 marzo 2017 ore 21.00

TEATRO ARCILIUTO - vicolo di Montevecchio 5, Roma
domenica 26 marzo 2017 ore 17.00 e ore 20.00
Biglietti: € 12 (24-25 marzo) e € 15 (26 marzo)

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sito web: www.teatrofrancese.com


Neripè e Guappecartò in
AMAY
9 DONNE 9 GRANDI STORIE
WeWorld Onlus e AMAY insieme per difendere i diritti delle donne

Da oggi al nostro fianco, il progetto musicale AMAY, 9 donne, 9 grandi storie
Neripè, autrice e voce dell’intenso lavoro discografico intitolato AMAY (“Madre” in Birmano, soprannome dato dal popolo ad Aung San Suu Kyi), uscito a marzo 2016, ha deciso di sostenere il progetto Spazio Donna di WeWorld, devolvendo parte degli incassi dei propri prossimi concerti.
La collaborazione partirà proprio in occasione della “Giornata Internazionale sull’eliminazione della violenza contro le donne “(25 novembre) festeggiata a Milano con il WeWorld Film Festival (25/27 novembre), un importante appuntamento completamente dedicato alle donne, dove il 27 novembre, a conclusione delle tre giornate, Neripè porterà sul palco dell’UniCredit Pavilion di Milano il suo concerto “Amay” WeWorld, organizzazione che da quasi 20 anni si occupa di garantire i diritti dei bambini vulnerabili in Italia e nel sud del Mondo, all’interno del programma nazionale contro la violenza sulle donne ha realizzato il progetto Spazi Donna, con centri inseriti in quartieri particolarmente disagiati per le donne a rischio di violenza, a Roma, Napoli e Palermo, con attività rivolte a loro e un’attenzione particolare anche ai loro figli.
Il disco, scritto dalla poliedrica Neripè (Francesca Olivia Risoli), arrangiato e suonato dallo straordinario ensemble Parigino, i Guappecartò, prodotto da Stefano Piro e Laurent Dupuy (Grammy Award 2014 e 2015), è un Concept Album dedicato a storie di grandi donne, che hanno lasciato un segno profondo nella storia passata e recente grazie alle loro esperienze di vita.
Un collettivo artistico che si è riunito per dare, in musica, il proprio contributo alla lotta contro la violenza sulle donne, di qualunque forma essa sia.
Rosa Parks, Samantha Cristoforetti, Margherita Hack, Aung San Suu Kyi, Lehyma Gbowee, Saffo, Marie Curie, Cristina Cassina, Frida Kahlo, sono le donne a cui ogni canzone è dedicata, ispirata talvolta da frasi dette, talvolta da trasposizioni immaginifiche, talvolta da un aneddoto di vita vissuta.
L’album è stato candidato al Premio Tenco come “Miglior Opera Prima 2016″.
Una nuova amica nella nostra battaglia contro la violenza sulle donne, che ha in prevenzione e sensibilizzazione due armi fondamentali per far partire il cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno” Marco Chiesara, Presidente di WeWorld.
Sono felice di poter dare il mio contributo, se pur minimo, ad una realtà come WeWorld, che ogni giorno si batte per la lotta contro la discriminazione di genere e per i diritti fondamentali delle donne. Io ho cercato di farlo attraverso ciò che amo, e, dopo l’ennesima notizia di violenza sulle donne, è nata in me l’urgenza di raccontare, celebrare in musica, la grandezza di alcune donne straordinarie. Così è nato l’album AMAY”. Neripè.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
24 e 25 marzo 2017 alle 21
Biglietti: 8 euro - tessera 2 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


PROGETTO SPECIALE LA MERDA
con Silvia Gallerano, premio "The Stage for Acting Excellence
di Cristian Ceresoli, premio Fringe First for Writing Excellence
INTERPRETATO IN INGLESE E IN ITALIANO
una produzione Frida Kahlo Productions
con Richard Jordan Productions
Produzioni Fuorvia
in collaborazione con Summerhall (Edinburgh) e Teatro Vallle Occupato (Roma) Produzione Esecutiva & Tour Managing Marco Pavanelli
Tecnico Giorgio Gagliano

L’opera che ha scioccato e meravigliato il mondo al Festival di Edimburgo 2012 registrando il tutto esaurito anche nel ritorno al festival del 2013, continua senza sosta a raccogliere recensioni entusiaste dai più importanti media internazionali e un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio, con Edimburgo, Copenhagen, Roma, Madrid, São Paulo, Milano, Glasgow, Berlino, Vilnius, Adelaide e il celeberrimo West End di Londra in cinque anni consecutivi di tutto esaurito, nonostante una sottile e persistente censura, in particolare in Italia.
Il “brutale, disturbante e umano” testo sulla condizione umana di Cristian Ceresoli, considerato “straordinario” dal Times, e che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura, viene pubblicato in edizione bilingue Italiano–Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 ed è tradotto oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano e francese, mentre è in corso di traduzione in numerose altre lingue.
L’interpretazione “sublime e da strapparti la pelle di dosso” di Silvia Gallerano definita “straordinaria” dal Guardian viene accolta da più da cinque anni da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, e prossimamente anche in francese, è la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.
La Merda è un fenomeno che ha da tempo rotto i confini del teatro e viene seguito quasi fosse un concerto rock, con un’accoglienza clamorosa in ogni città e villaggio.
La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.
La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.

Le due serate previste a Carrozzerie n.o.t coincidono con la realizzazione dell'opera video FILMING LA MERDA tutti coloro che vorranno prendere parte al progetto saranno parte del lavoro di ripresa e dovranno liberare l'utilizzo della propria immagine ai fini della realizzazione di questo progetto speciale.

CARROZZERIE N.O.T - Via Panfilo Castaldi 28/a, Roma
23 e 24 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347-1891714
Sito web: www.carrozzerienot.com


SCINTILLE
L’elogio del sussulto
Di Jean Michel Ribes
Con Pier Paola Bucchi
Regia Claudia Maitan De Seta
Ideazione scenografica Anna Addamiano

“Amo tantissimo le scintille dei corto-circuiti, gli edifici che crollano, le persone che scivolano o che volano via, in breve, i sussulti. Quegli attimi deliziosi che ci dicono che il mondo non è definitivamente prevedibile e che esistono ancora luoghi dove la realtà non ci ha chiuso per sempre le sue porte sulla testa”. Con queste parole Jean-Michel Ribes, noto autore teatrale francese per la prima volta tradotto e rappresentato in Italia, introduce la rassegna dei suoi divertenti e originali “monologues, bilogues, trilogues” Una coppia che si sta dividendo in maniera… acrobatica; una donna ossessionata dalle minacce che la sua mente percepisce continuamente nella vita quotidiana; una città incantata che crea false e vendicative illusioni; una promotrice di campagne di solidarietà sull’orlo di una crisi di nervi; una madre preoccupata di dare ai propri bambini un’educazione artistica alquanto originale; il tutto permeato di un raffinato e coinvolgente umorismo.

TEATRO STANZE SEGRETE - Via della Penitenza 3 (Trastevere), Roma
dal 22 al 26 marzo 2017
dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 19.00. Prezzo biglietto: 10 - 15 euro

Info e prenotazioni: telefono 066872690 - 3889246033
Sito web: www.stanzesegrete.it

 

Data unica

MARIA D’ENGHIEN
Omaggio a una donna di tutti i tempi
Scritto e interpretato da Tiziana Buccarella

Lo spettacolo è stato ideato da Tiziana Buccarella che ne è anche autrice, con finalità di recupero valorizzazione e divulgazione del personaggio storico di Maria D’Enghien, Principessa di Taranto Regina di Napoli e di Sicilia che fu Contessa di Lecce dall’anno di investitura risalente al 1384 fino alla sua morte avvenuta nel 1446. Maria D’Enghien governò la contea di Lecce con gli Editti e Statuti da lei redatti insieme al Concistorium Principiis-una Giurisprudenza sulle cui basi si reggevano i diritti e i doveri, e assicurò alla contea un lungo periodo, circa sessant’anni, di pace e di equilibrio sociale, in quei tempi peraltro burrascosi e travagliati da guerre . Maria d’Enghien fu anche promotrice di cultura e d’arte accogliendo a corte numerosi artisti del tempo da tutta Italia e anche fuori dell’Italia e fu fautrice di veri gioielli artistici che commissionò insieme al marito Raimondo Del Balzo Orsini, come la Basilica di santa Caterina a Galatina il campanile con la meravigliosa guglia a Soleto, fece anche fortificare il Porto di Adriano a San Cataldo di Lecce con una torre di vedetta e promosse nuove attività artigianali e artistiche.
Personaggio dotato di tempra e coraggio, si ricorda che difese il Principato di Taranto dall’avanzata di Ladislao d’Angiò con il suo stesso corpo armato di corazza scudo e spada ma il giudizio sulla sua opera fu adombrato da scelte politiche ritenute poco inopportune.
Lo spettacolo trasporta il personaggio di Maria ai tempi odierni facendola tornare in vita per parlar di sé e precisare quale fu il suo ruolo nell’epoca in cui visse e operò, con l’intento di fare chiarezza sulle ombre che gli stessi suoi biografi e contemporanei vollero trovare limitandone il valore.
Il personaggio alterna ricordi e richiami alla sua biografia con spiegazioni sul suo operato mettendo in luce lo spessore di donna del tempo e di donna di tutti i tempi, rivivacizzando il racconto con momenti di comicità teatrale con brani cantati e movimenti di danza su musica medievale.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni 10, Roma
martedì 21 marzo 2017 - ore 21
Biglietti interi: €15,00, ridotti € 10,00 - tessera € 2,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


ARMONIE E RICERCA
serata spettacolo al Teatro Quirino

“Fai Viaggiare la Ricerca” ONLUS ha promosso una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore di due importantissime fondazioni: l’Istituto di Ricerca Mario Negri di Milano, diretto dal prof. Silvio Garattini e la Fondazione GIMEMA, presieduta dal prof. Franco Mandelli; entrambi gli Istituti, partendo dalle loro recenti scoperte e intuizioni, hanno messo a punto un progetto scientifico e umanitario per la ricerca di nuovi farmaci e nuovi modelli clinici efficaci a curare le LEUCEMIE MIELOIDI ACUTE: forma subdola della leucemia che colpisce tutti e a ogni età.
A tal proposito è stato creato questo grande Evento Nazionale per raccogliere fondi, vista la disponibilità dei maggiori teatri italiani e la generosità degli artisti, sempre sensibili e attivi ai richiami di valore sociale e umanitario.
L’impegno e le finalità del progetto scientifico richiedono grande organizzazione, competenze, strumentazioni e notevoli risorse finanziarie.
La nostra serata, capitanata come conduttore, dal bravissimo e versatile Roberto Ciufoli, vedrà esibirsi in scena un alternarsi di grandi artisti: da Paola Minaccioni a Barbara Cola da Marco Simeoli a I Favete Linguis da Annalisa Cucchiara a Donatella Pandimiglio che ne curerà anche la regia. La serata si aprirà con la presenza di una orchestra con 38 persone di coro…..cosa dire….non mancate sarà una magnifica serata!!!!!

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN - Via delle Vergini, Roma
lunedì 20 marzo, ore 21

Info e prenotazioni: telefono 06.6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatroquirino.it


EDOARDO FERRARIO SHOW
di e con Edoardo Ferrario

Edoardo Ferrario Show è uno spettacolo di stand up comedy, scritto e interpretato da Edoardo Ferrario.
A Quelli che il Calcio, ospite tutte le domeniche con le ormai note imitazioni di Alessandro Cattelan, Marco Giallini, Alessandro Borghese e il recente allenatore del Palermo Paul Baccaglini, solo per citarne alcune, e l’introduzione di uno dei suoi tanti personaggi di fantasia, Pips, Edoardo Ferrario arriva dalla web serie di successo Esami, da lui scritta e interpretata, che ha raccolto oltre 7 milioni di views. Ma Ferrario è anche l’inviato Flavio Maria Guerra di CCN, il programma di Comedy Central, da fine marzo di nuovo in onda con la terza stagione.
Lunedì 20 marzo, alle ore 21.00, al Teatro Vittoria di Roma, andrà in scena EDOARDO FERRARIO SHOW, un’ora e mezza di monologhi, personaggi e imitazioni incentrati sulla confusa realtà italiana e le più diffuse ossessioni moderne: la tecnologia, il cibo biologico, l'offerta televisiva e il valore dell’arte.
Attraverso le tante voci da lui create nel corso degli anni, dove trovano posto sia stereotipi della vita di tutti i giorni sia personaggi famosi del presente e del passato, rielaborati con un sapiente mix di psicologia e umorismo, Ferrario riesce ad affrescare un ritratto dei trentenni di oggi, lui incluso, con uno sguardo tagliente e uno stile essenziale: solo sul palco con il microfono, senza scenografia, nello stile della stand up comedy americana. Edoardo Ferrario Show è uno spettacolo prodotto da Tano Produzioni.

TEATRO VITTORIA / ATTORI & TECNICI - Piazza S. Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Lunedì 20 marzo, ore 21.00
platea 16 euro, galleria 14 euro + diritto di prevendita.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 5740170 - 06 5740598
Sito web: www.teatrovittoria.it


I GUAPPECARTÒ
in concerto
Violino ‘O malamente
Fisarmonica Dottor Zingarone
Contrabbasso Braghetta
Chitarra Frank Cosentini
Batteria ‘O Brigante
Percussioni ‘O Professore

Cinque musicisti italiani di straordinaria sensibilità compositiva ed esecutiva, dotati di un irresistibile e stralunato carisma “Made in Italy” tra ironia ed intensità espressiva. Un violino, una fisarmonica, una chitarra, un contrabbasso e una batteria. La loro musica è folle e trasversale, prima intima e profonda, poi trascinante e festosa. E’ ben riconoscibile la componente tzigana come quella mediterranea ma ugualmente giocano un ruolo centrale i valzer e le milonghe che si mescolano ad arie che sfiorano la musica classica o a modernissime linee che oscillano tra punk e “acustic trance” .
Una miscela sorprendente ed equilibrata di tanti generi e culture, che l’ensemble ha potuto conoscere ed assorbire negli anni, durante il suo incessante viaggiare, per le strade, nelle piazze, nei teatri, tra la gente di tutta Europa.
Fanno commuovere, sorridere, ballare, immaginare… vivere.
I Guappecartò nascono a Perugia come musicisti di strada nel 2004. Durante una loro performance la celebre attrice Madeleine Fischer – collaboratrice, tra i molti, di Antonioni, Sordi, Anna Magnani, Bergman se ne innamora artisticamente e chiede loro di comporre una colonna sonora per un suo film di imminente realizzazione.
Proprio la creazione di quei brani porta i giovani artisti a decidere di credere totalmente nelle proprie capacità. Partono per Parigi, con l’intento di raggiungere più facilmente le strade e le piazze di tutta Europa, spinti dall’unico desiderio di suonare i propri strumenti e condividere la propria musica con più persone possibile.
Da subito i Guappecartò si fanno amare non solo dal pubblico che incontrano, ma anche da critici e musicisti che trovano in loro un altissimo senso di libertà stilistica e una profonda poetica musicale.
Ad oggi, dopo 12 anni dalla nascita, i Guappecartò hanno realizzato 4 dischi e si sono esibiti in più di 1500 concerti in tutta Europa. L’album più recente, ROCKAMBOLES (Aprile 2015), prodotto da Stefano Piro, è giunto alla terza ristampa ed è stato rappresentato in 70 concerti in tutta Italia. Osannato dalla critica, è stato scelto come disco della settimana dal programma “Fahrenheit” di Radio Rai3.

SALA UNO TEATRO - P.za Porta San Giovanni, 10 Roma
Domenica 26 marzo alle 21
biglietti: 6 euro – tess. 2 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 86606211
Sito web: www.salaunoteatro.com


Rossella Rhao in
PSICOSI DELLE 4 E 48
regia di Ivano Capocciama

Nel fatato e angusto spazio di una stanza di un vecchio palazzo, una bambola meccanica aspetta, da secoli, che qualcuno possa rimetterne insieme i pezzi, le gambe, le braccia, la testa e i capelli, per poter tornare a raccontare la sua storia. La bambola si desta da un sonno antico, forse è stata gettata in quella stanza da tempo immemore. La polvere le accarezza il corpo come accade alle cose antiche e una strana magia le ha donato la parola. Cosa accade al corpo di un pupazzo meccanico nel momento in cui, una volta liberatosi delle polveri da soffitta del tempo e dell'incuria, si ritrova, come in una storia di Collodi, improvvisamente dotato della parola e di un'anima tesa inesorabilmente verso la carne? La sua psicosi non è altro che disperata vitalità che scorre tra i cardini e le membra legnose della bambola, figura ibrida tra umano la cui metamorfosi innescherà il suo ultimo, burattinesco e pietoso spettacolo.

Note di regia
“Lo spettacolo, attraverso uno slittamento totale dell'orizzonte d'attesa dello spettatore, sposta la vicenda di Sarah Kane in un contesto «altro» in cui il personaggio tenta di rimettere insieme i frammenti di una condizione mentale (forse d'amore) che si staglia davanti agli occhi dello spettatore come il tentativo disperato di riconquista di una identità perduta. Attraverso le parole di Sarah Kane, la bambola meccanica, abbandonata nel proprio polveroso alveo sospeso a metà tra il gioco e la realtà, tra il sogno e il risveglio, tenta una evoluzione autofagocitante all'interno della quale non c'è posto per alcuna possibilità di redenzione o di riscatto. Non si assiste ad una riconquista della posizione eretta di darwiniana memoria, ma ci si libera dell'involucro meccanico attraverso una struttura fisica lacerante, radiografia epidermica di una mente ed eucaristia fisica di una vivificazione. La metamorfosi da automa a donna si traduce in uno schema registico che, con l'abilità d'un orefice d'altri tempi, incastona il martirio della protagonista in una cornice melodrammatica ove la musica e le azioni si fondono in un «arioso» (nel senso di aria d'Opera lirica) esperire del dolore in cui le mani, le braccia e il corpo intero tessono un percorso dello sguardo, un lento sprofondamento nella mortalità che metamorfizza la protagonista e ne racconta la propria sconfinata, atroce ed antica storia.”
Durata Spettacolo: 70 minuti

ABARICO TEATRO - via dei Sabelli 116, 00185 Roma
sabato 25 marzo 2017
Orario spettacolo: ore 21.00
Prezzo biglietti: €10,00 (si consiglia la prenotazione)

Info e prenotazioni: telefono 06-98932488 - 329/6963504, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.abarico.it


Ancora in scena

Società per Attori presenta
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
con (in ordine di apparizione)
Andra Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbricatore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall
e con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti
costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta
light designer Javier Delle Monache

La programmazione del Teatro Marconi di Roma continua dal 18 marzo al 9 aprile con lo spettacolo La Calsse, scritto da Vincenzo Manna e diretto da Giuseppe Marini.
Un cast di attori molto ricco calcherà il palco del teatro diretto da Felice Della Corte. Andrea Paolotti, Cecilia D'Amico, Tito Vittori, Carmine Fabbri-catore, Edorardo Frullini, Valentina Carli, Giulia Paoletti, Haroun Fall con la partecipazione straordinaria di Ludovica Modugno daranno vita allo spettacolo che è il risultato di un progetto nato dalla sinergia di soggetti operanti nei settori della ricerca (Tecné), della formazione (Phidia), della psichiatria sociale (SIRP) e della produzione di spettacoli dal vivo (Società per Attori).

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulterior-mente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, parados-salmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo come Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari.
Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.
Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”.
Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare.
La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

Il progetto ha preso l'avvio da una ricerca condotta da Tecné, basata su circa 2.000 interviste a giovani tra i 16 e i 19 anni, sulla loro relazione con gli altri, intesi come diversi, altro da sé, e sul loro rapporto con il tempo, inteso come capacità di legare il presente con un passato anche remoto e con un futuro non prossimo.
Gli argomenti trattati nel corso delle interviste hanno rappresentato un importante contributo alla scrittura drammaturgica del testo "La Classe" da parte di Vincenzo Manna.
Un innovativo esperimento di data storytelling che prevede, inoltre, in collaborazione con Phidia e Sirp Lazio, la realizzazione di una serie di incontri-lezioni sul tema dell'accoglienza con gli studenti di alcuni Istituti scolastici del territorio laziale.

TEATRO MARCONI - viale Marconi 698 E, Roma
dal 18 marzo al 9 aprile 2017
dal martedì al sabato ore 21.00, domenica e mercoledì ore 17.30

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 59.43.544
Sito web: www.teatromarconi.it


ELENA BONELLI interpreta BRECHT
direzione musicale Cinzia Gangarella
regia Marco Mattolini

Elena Bonelli, conosciuta al grande pubblico come l’erede e voce della canzone romana nel mondo, con la sua ultima produzione teatrale sul drammaturgo Bertolt Brecht si avvicina a temi decisamente impegnati e impegnativi e ne offre una chiave di lettura originale, che dà spunti di riflessione sull’attualità di oggi e rende l’opera del poeta godibile e fruibile anche ad un pubblico che meno lo conosce o lo apprezza.
Al fortunatissimo debutto del recital al Todi Festival 2015, il pubblico che ha gremito la sala ha straapplaudito Brecht ed il suo nuovo universo così riproposto dall’artista che con versatilità istrionica riesce a regalare personaggi al limite della follia tra ironia, divertimento, malinconie e dolcezze, insomma un turbinio di forti emozioni date da canzoni e brani recitati di enorme impatto. Così la Bonelli, accompagnata dal maestro Cinzia Gangarella al pianoforte e seguita dalla regia di Patrick Rossi Gastaldi, interpreta magistralmente i brani di Brecht e Kurt Weill: da La ballata della vivificante potenza del denaro a quella della schiavitù sessuale, sempre attuali; da Filastrocca popolare che sembra scritta oggi ad Alabama song, sogno di nuova vita dell’emigrazione; da Jacob Apfelbock che accende una luce sui crimini giovanili; a Marie Sanders sull’odio razziale; Mackie Messer il serial killer; la sguattera Jenny dei pirati, ovvero la pazzia, Surabaja Johnny e il fenomeno della prostituzione. Elena Bonelli, dotata di una voce e interpretazione straordinariamente “brechtiana” apre così nuove porte d’accesso al significato dei testi di Brecht, con un inaspettato, quanto originale, accostamento ai fatti della cronaca attuale letti sui giornali del giorno. Così Brecht secco e scarno, diventa una riflessione sociale, un viaggio antropologico attraverso racconti e testimonianze che hanno segnato la storia del mondo.

TEATRO DELL’ANGELO - via Simone de Saint Bon 19, Roma
Dal 15 al 26 marzo 2017
Orari repliche: dal giovedì al sabato ore 21.00 - domenica ore 17.30
Prezzi biglietti: poltronissima € 25,00 - poltronissima ridotta € 20,00
poltrona € 22,00 - poltrona ridotta € 18,00
ridotti cral giovedì e venerdì € 16,00 - sabato e domenica € 18,00

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06/37513571- 06/37514258
Sito web: www.teatrodellangelo.it


Castellum presenta
RIFIUTI
Una vita da differenziati
scritto e diretto da Stefano Fabrizi
con Stefano Fabrizi (Toto), G-Max (Luca), Riccardo Graziosi (Sasà) Yaser Mohamed (Nico), Elettra Zeppi (Sara)
scene Ferruccio Caridi
luci e fonica Fabio Bendia
musiche Roberto Quarta
aiuto regia Leonardo Buttaroni

Debutta il 14 marzo al Teatro de' Servi "Rifiuti. Una vita da differenziati", scritto e diretto da Stefano Fabrizi. La commedia racconta la storia di quattro ragazzi emarginati dalla società e affetti da molteplici psicosi, che vivono abusivamente in un seminterrato fatiscente nella periferia della metropoli. Non hanno i soldi per arredarlo come si deve, ma hanno una spiccata immaginazione psicanalitica che li porta a vedere negli oggetti e negli accadimenti della loro vita il simbolo di qualcosa che sta accadendo, o che devono fare. Per esempio sono soliti raccogliere oggetti che sono stati buttati nell'immondizia e portarli a casa per arredare il loro appartamento. Non si tratta di una vocazione da interior designers specializzati in recycling, ma di un disperato tentativo di cambiare la propria vita affidandosi al messaggio misterioso di quegli oggetti: una frusta abbandonata forse suggerisce di intraprendere una carriera da domatore? Uno sportello di automobile, invece, sta dicendo a qualcuno di fare l'autista?
Finora si è trattato di un gioco, ma quando uno di loro torna a casa con una confezione di pasticceria che dovrebbe contenere una torta, il gioco si fa molto più duro. La confezione infatti nasconde quattro pistole e quattro passamontagna, evidentemente abbandonati da qualcuno che è stato inseguito dalla polizia. Sulle prime i quattro registrano la delusione: si erano preparati per assaltare un millefoglie o un profiteroles, ma sono invece assaltati da questi oggetti sinistri che, inevitabilmente, suggeriscono loro una malsana idea. E se li usassero per rapinare una banca? O, meglio ancora, un grande teatro? Il Sistina sarebbe perfetto, e in effetti la rapina va a buon fine, ma un inconveniente pregiudicherà tutto.

TEATRO DE’ SERVI - Via del Mortaro 22, Roma
Dal 14 marzo al 2 aprile 2017
Biglietti: platea 22€ - galleria 18€
orario spettacoli: da martedi a venerdi ore 21 – sabato ore 17.30 e 21 – domenica ore 17.30 – lunedi riposo

Info e prenotazioni: telefono 06-6795130
Sito web: www.teatroservi.it


NOI ROMANE - NOANTRE
e in omaggio alle donne, mamme, lavoratrici, parte a Roma l’iniziativa “Nursery Sharing” a teatro
regia Toni Fornari
con Simona Patitucci, Valentina Martino Ghiglia, Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza.
Voce narrante: Maurizio Mattioli

Un omaggio a Roma, attraverso il sorridente tributo alle piccole e grandi protagoniste della storia della città Eterna dalla sua fondazione ai giorni nostri. Al Teatro Belli, dal 14 marzo al 9 aprile, andrà in scena lo spettacolo Noi Romane - Noantre. Un viaggio appassionante tra miti e leggende, durante il quale lo spettatore potrà fare la conoscenza di: Madama Lucrezia la statua parlante, Agrippina la madre di Nerone, Acca Larentia ovvero la leggendaria Lupa, la Papessa Giovanna, Donna Olimpia Pamphili “la Pimpaccia”, Enrichetta Caracciolo la monaca garibaldina, Lina Cavalieri la regina della Bella Epoque e tante altre affascinanti figure femminili. Un’idea di Simona Patitucci che, grazie al testo e alle liriche di Toni Fornari che ne cura anche la regia, si è trasformato in un racconto teatrale impreziosito dalle musiche e dalle canzoni di Massimo Sigillò Massara. E per onorare ulteriormente le donne, mamme, lavoratrici e sognatrici di ogni epoca la giornalista Federica Rinaudo, in collaborazione con l’azienda Io Bimbo (tra i leader in campo di articoli per l’infanzia) e l’Armando Curcio Editore, promuove l’iniziativa “Nursery Sharing”. Un mini spazio essenziale formato famiglia a disposizione delle mamme che in questo modo non dovranno rinunciare alla loro serata a teatro. Un angolo condiviso dove sarà possibile trovare tutto il necessario per i propri figli, dal fasciatoio allo scalda biberon, da giochi ed accessori ad una serie di libri, tra favole e racconti, per rispolverare le sane tradizioni di un tempo e lasciare da parte lo smartphone. L’esperimento, per la prima volta a Roma, sarà preceduto da una serie di video in cui le mamme potranno dire la loro (a partire dal 13 marzo) sulla pagina Facebook “Noi - mamme - romane” e sul sito www.nurserysharing.it. Un motivo in più per non perdere lo spettacolo brillante, vivace e a tratti commovente, che restituisce a queste donne la possibilità di rettificare anche alcune “inesattezze” storiche. A dare volto e voce a queste romane: le attrici Simona Patitucci (nota al grande pubblico anche come voce di Ariel in “La Sirenetta” della Disney e già protagonista di spicco del teatro musicale italiano), Valentina Martino Ghiglia (reduce dal grande successo degli spettacoli “Tacchi misti” e “Mom’s”), affiancate dalle giovani Alberta Cipriani, Ilaria Nestovito, Noemi Sferlazza. Tra le suggestive atmosfere anche una ciliegina sulla torta: la voce narrante di Maurizio Mattioli, unica “presenza” maschile, che introdurrà le storie avvincenti di queste romane speciali. Da non perdere al Teatro Belli dal 14 marzo al 9 aprile.

TEATRO BELLI - Piazza Sant’Apollonia 11, Roma
Dal 14 marzo al 9 aprile 2017
Feriali ore 21.00 - Festivi ore 18.00

Info e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrobelli.it


IL MISANTROPO
di Molière
Regia di Marco Belocchi

con Marco Belocchi - Alceste; Eleonora Pariante – Céliméne; Giustino De Filippis- Filinte; Giuseppe Alagna – Oronte; Maurizio Castè – Acaste; Vittorio Ciardo – Clitandro; Valentina Maselli – Eliante; Teresa Marra - Li; Vittorio Aparo- La guardia / Du Bois

Alceste ha un carattere particolare, malinconico e ombroso, non tollera le ipocrisie degli uomini ed è convinto che dire sempre la verità in ogni occasione sia la miglior virtù possibile. Ne discute spesso con l’amico Filinte, che invece propone una visione del mondo più accondiscendente e volta alla pacifica convivenza civile. Alceste è anche innamorato di Céliméne, una ragazza cui piace essere sempre al centro dell’attenzione, viziata e corteggiata. Naturalmente ne è gelosissimo e mal sopporta di vederla attorniata da uno stuolo di spasimanti a cui lei dà ovviamente corda. Alceste stesso d’altronde è corteggiato e ammirato da Arsinoé e da Eliante, ma nonostante le profferte dell’una e la disponibilità dell’altra, rimane sempre Celiméne colei che ama. Quando però scopre alcuni comportamenti non proprio irreprensibili della donna, acconsente al perdono a patto che lei accetti di fuggire con lui dal mondo e rifugiarsi in un eremo lontano da tutto e da tutti. Céliméne non si sente pronta per una scelta così estrema e Alceste andrà via solo, mentre l’amico Filinte, gentiluomo di buonsenso, convolerà a nozze con la saggia Eliante.
Il Misantropo è unanimemente considerato uno dei grandi capolavori di Molière. Andato in scena per la prima volta nel 1666, aveva inizialmente come sottotitolo L’atrabiliare innamorato, appellativo che già definisce, almeno in parte, il carattere del protagonista Alceste. Ed in effetti tutta la commedia ruota intorno ad Alceste che, con la sua etica inflessibile, non solo si oppone al buonsenso e all’urbanità che la società impone, rappresentata del suo amico e uomo di mondo Filinte, ma è anche innamorato di Céliméne, una bella ragazza alquanto civetta, sentimento che contraddice la sua etica e ne fa infine un personaggio complesso, oltre che ridicolo. L’intransigenza del protagonista lo porterà infine ad isolarsi da un mondo dove troppo spesso dilaga l’ipocrisia, la corruzione, la piaggeria e la maldicenza, rinunciando perfino all’amore di Celimene che non può invece rinunciare a vivere la mondanità. Una commedia amara in cui il lieto fine è assegnato solo all’amico Filinte che riuscirà a sposarsi con l’equilibrata Eliante e a ricomporre l’ideale, sebbene in minore nell’architettura drammaturgica, della convivenza civile.
Il misantropo è quindi una opera dai tratti universali e in realtà modernissimi: la fuga da un mondo che si vorrebbe giusto e leale, e che invece giusto non lo è quasi mai, è un sentimento che molti hanno provato di fronte alle delusioni che la vita ci presenta. Non per questo si deve condividere la decisione di Alceste, che forse troppo chiede a una società umana, allora come adesso, fin troppo accomodante, ma certamente ci fa riflettere e ci mette di fronte ad un bivio: sporcarsi le mani per rendere il mondo migliore o isolarsi in una perfetta “torre d’avorio”? È uno dei grandi dilemmi che filosofi, santi ed eroi d’ogni tempo si sono posti e ancora si continuano a porre.
Nella nostra messa in scena, che per sottolineare l’attualità dell’assunto, portiamo verso un’epoca più vicina alla nostra, ovvero all'inizio del novecento, non propenderemo per una scelta o per l’altra, sicuramente verrà sottolineato l’aspetto “atrabiliare”, comico e ridicolo del protagonista, ma anche la superficialità del mondo che lo circonda con le sue ingiustizie, presunzioni e tradimenti. Starà poi al pubblico decidere quale sarà la posizione da preferire.

TEATRO ANFITRIONE - via di San Saba 24 - Roma
dal 15 al 26 marzo 2017
ore 21.00 - domenica ore 18.00
Biglietti Intero 20€ Ridotto 14€

Info e prenotazioni: telefono 06.5750827 - 327.7386420
Sito web: www.teatroanfitrione.it/


LOVE ME TINDER – HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini

«Il [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale] è dedicato a chi, per ottenere il piacere teatrale, desidera e ama guardare, da luoghi sicuri e a loro insaputa, attraverso tende, finestre, feritoie e colori, personaggi immersi nel vivere il loro spettacolo. Anime seminude, nude o intente a spogliarsi. Si tratta dunque della trasformazione degli spettatori in [Nuovi-Voyeuristi-Teatrali].»
Kaos in Skatola [Nuovo-Voyeurismo-Teatrale

Il 17 marzo ha debuttato “Love me tinder – Hate me true” commedia brillante del format teatrale [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale], in scena per tre fine settimana ogni venerdì, sabato e domenica fino al 2 di aprile presso lo spazio teatrale Mr Kaos. Autori registi e protagonisti della pièce sono Alessandra Flamini e Mauro Fanoni.
Nell’era di Internet, dei social-network, delle chat, il piano virtuale e quello reale spesso si sovrappongono e confondono e le percezioni cambiano. Cambiano gli approcci e le aspettative e molte volte quello che ci si trova di fronte dal vivo dopo un incontro on-line non è proprio quello che ci si aspetterebbe. Gli stereotipi possono ribaltarsi e le nuove dinamiche sfuggire agli “attori” piombati nella realtà.
In “Love me tinder – Hate me true” si racconta questo e molto altro in modo ironico e dissacrante.

Nico si annoia, Eva vuole divertirsi. Si connettono a un sito di incontri ed è subito “Match!”. Appuntamento da lei, con le migliori intenzioni: sesso sì, problemi no. Potrebbe essere una gran serata. Ma la scintilla che scatta non è quella che si sarebbero aspettati. Non accende un fuoco di passione ma un candelotto di dinamite. Cosa? Lui prima ha bisogno di conoscersi un po’? E lei invece vorrebbe soltanto concludere? L’ uomo e la donna sembrano scambiarsi i ruoli. Ne consegue una battaglia di distruzione dei luoghi comuni, duelli in punta d’ironia e colpi sotto la cintura, in un travolgente susseguirsi di situazioni paradossali e divertenti istantanee di una società virtuale sull’orlo di una crisi di nervi. Si ameranno? Si odieranno? Finiranno a letto? L’unica anticipazione possibile è che “Vissero per sempre…almeno fino a quel giorno”.
Lo spettacolo fa parte della produzione [Kaos in Skatola – Nuovo Voyeurismo Teatrale] format ideato da Alessandra Flamini, in collaborazione con Mauro Fanoni e Mr Kaos. Un nuovo modo di guardare il teatro, di viverlo. Dodici pareti da cui spiare, infinite possibilità di partecipare alla creazione di visioni e visuali private, individuali, irripetibili. Lo spettatore sceglie il filtro, il colore, il punto di vista dal quale rubare la storia e i suoi segreti.
Gli spettatori guardano gli attori attraverso un allestimento scenografico di forma pressoché cubica (all’incirca due metri e mezzo per due metri e mezzo), composto da dodici moduli che vanno a formare quattro pareti. Ogni modulo offre un tipo di “visibilità” e “trasparenza”: plexiglass colorati, plexiglass neutri, velatini, strutture in legno, alcuni fissi altri con la possibilità di variarli all’occorrenza aggiungendo elementi scenici come tende o altro.
Gli spettatori possono muoversi durante la visione su tre dei lati della Skatola, cambiare a proprio piacimento il posto a sedere tra quelli rossi disponibili detti anche “posti voyeur”, o decidere di godere dello spettacolo in piedi, rubando segreti da ogni visuale. Solo una parte di pubblico siederà infatti su “posti fissi” o posti blu, dai quali non è possibile muoversi ma guardare lo spettacolo in modo “canonico” attraverso la “quarta parete”.
Quello che ne risulta è una visione di tipo “cinematografico” e assolutamente personale.
Gli spettacoli creati per la Skatola prevedono una regia che, pur senza danneggiare la visibilità per coloro che hanno il posto fisso, tiene sempre conto della possibilità, per coloro che hanno il posto mobile, di cogliere, spostandosi, particolari dettagli, visuali, “inquadrature”.
«Ne consegue che la regia di uno spettacolo [in Skatola] – spiegano i registi- debba tenere conto anche della sfida di confezionare una messinscena perfettamente godibile in modalità “frontale” ma che sappia nel contempo stimolare la curiosità e il movimento dello spettatore “mobile”, celando particolari attraenti ovunque possano essere spiati e colti: dietro le ombre della scena, oppure sul viso di un attore che normalmente sarebbe “di spalle”, magari nell’espressività emotiva di chi sta ascoltando un monologo, oltre che in quella di chi lo sta facendo. La visione a 360 gradi, accanto alla necessità di non lasciare mai alcun particolare al caso, permette di stratificare alcuni dettagli drammaturgici in livelli supplementari che, a seconda del punto di vista dello spettatore, non più “passivo” ma “attivo”, nella propria personale “regia della visione”, possono nutrire lo spettacolo con sfaccettature interessanti, sempre diverse e, si direbbe, anche esclusive e individuali.
Nello specifico caso di “Love me tinder – Hate me true”, spettacolo a due attori, proprio i piani di ascolto risultano essere di grandissima importanza per lo spettatore e di grande stimolo per il regista, specialmente nella misura in cui un nodo cardine della commedia è la reazione di un personaggio di fronte allo spiazzamento generato dalla totale distruzione delle aspettative da parte dell’altro. Spiazzamento che è doppio, biunivoco, laddove sia l’uomo che la donna non si allineano ai clichet che, volente o nolente, trovano spazio in ognuno di noi; e spiazzamento che genera situazioni di incomprensione e stupore, molto spesso caratterizzate da forte ironia e anche grande comicità; a volte, invece, il sorriso e la risata sono stimolate da un’atmosfera divertente ma anche amara, grottesca, che offre generosi spazi di riflessione sulle persone e sulla società di oggi, per chiunque abbia voglia di farlo.»

MR KAOS - via Antonio Dionisi 50, Roma (Zona Monteverde/Portuense)
dal 17 marzo al 2 aprile 2017 (solo venerdì, sabato e domenica)
In scena il Venerdì e Sabato con doppio spettacolo alle ore 20,30 e alle ore 22,00 e la domenica alle ore 20,30.
Biglietto posto fisso 7 euro + 3 euro di tessera associativa.
Biglietto posto mobile 10 euro + 3 euro di tessera associativa.
Lo spettacolo non è adatto alla visione di minori di 14 anni.
Il massimo di spettatori ammesso è di 35 persone a turno.

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 327.3087387


MURA
di Riccardo Caporossi
ideazione, progetto, messa in scena, esecuzione Riccardo Caporossi
con Vincenzo Preziosa
luci Nuccio Marino
foto Zhang Xinwei
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Dopo la ricostruzione di Forme la scorsa estate al Teatro India, torna nella cornice della Sala Squarzina del Teatro Argentina, dall’8 marzo al 1 aprile, il teatrante-artigiano della scena Riccardo Caporossi con MURA, spettacolo che compone il dittico di creazioni dedicato a un vero e proprio protagonista della ricerca teatrale italiana.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, ricrea in scena un quadro visivo, una “scatola teatrale” completa e autonoma con circa 50 mattoni che vanno a comporre un muro, dietro il quale c’è una superficie su cui si proiettano ombre che si concretizzano in forme: mani, scarpe, cappelli, scale, bottiglie, cannocchiali, bastoni, ombrelli. Mura rimuove gli ostacoli attraverso l’immaginazione, smantella quelle barriere che ancora oggi sono motivo di divisioni, quelle cortine immateriali e invisibili fatte di odio, paura, mancanza di immaginazione, e quelle costruzioni mentali e costrizioni sociali che rendono prigionieri e separano gli uomini per razza, religione, cultura e ricchezze.
Si parla ora dell’Europa dei “muri”, frontiere che sbarrano mettendoci di fronte ad “un vicolo cieco”. Una vera e propria ricerca di significato sui gradi di conoscenza tra immagine rappresentata e la sua vera natura: il muro ne è lo spartiacque e può svelare qualcosa che altrimenti rimane nascosto. Così, un prologo verbale tra ombre e suoni ad esse connessi introduce il pubblico di fronte al muro, costretto con lo sguardo fisso come si fosse in fondo ad un vicolo cieco. Da qui inizia un gioco che si svolge in toni fantastici, surreali, ironici per terminare nel lungo elenco dei muri che dividono il mondo.
Circa quaranta anni dopo Cottimisti, Riccardo Caporossi riporta in scena “i mattoni” con una performance che unisce l’arte e un teatro essenziale, costringendo lo spettatore ad osservare il dettaglio, il tempo dei gesti, i silenzi tra le cose. «Nel 1977 ho realizzato insieme a Claudio Remondi lo spettacolo Cottimisti in cui costruivamo, in scena, un muro vero con 1000 mattoni veri. Operai visionari. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Dietro quel muro, manu-fatto vero, apparivano un paio di mani che con l’alfabeto dei sordo-muti lanciavano un messaggio oltre il confine. Mura è un “dettaglio” di quel muro; è un “primo piano” di memoria che vuol dire conoscenza, appello della mente – racconta il regista e interprete Riccardo Caporossi – È una pagina, una tela, uno schermo: frammento di ciò che può esserci, di qua o di là del muro. Altri tempi, per valutare il senso dello spettacolo. Alla fine calava una grande sfera di metallo, sospesa tra il pubblico e il muro. Una provocazione. Un suggerimento per abbatterlo. Di lì a 12 anni fu abbattuto il muro di Berlino. Quelle mani giocavano con dei segni scritti nell’aria, senza necessariamente chiedere soccorso, ma spronavano ad immaginare. Quelle mani tornano ad affacciarsi di là del muro. Portano il segno del tempo, non ancora livide e nodose, agiscono nell’invisibile mondo dell’immaginazione. Altri muri da abbattere. Il tempo presente, per valutare il senso dello spettacolo. Il tempo presente, per far sbocciare una nuova immaginazione».
Un gioiello di grazia e di intelligenza, in cui protagonisti sono essenzialmente gli oggetti, una particolare composizione teatrale in cui i mattoni man mano vengono sottratti fino a lasciare vuoto il palcoscenico e la strada aperta alla riflessione.

TEATRO ARGENTINA (Sala Squarzina) - Largo di Torre Argentina, Roma
Dall’8 marzo al 1° aprile 2017
in replica sempre alle ore 17, 9 e 26 marzo ore 21
Durata spettacolo: 60 minuti
Prezzo speciale 10 euro | ridotto 8 euro

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06 684 00 03 11 / 14
Sito web: www.teatrodiroma.net


Raoul Bova e Chiara Francini in
DUE
di Miniero e Smeriglia
regia di Luca Miniero
Aiuto Regia Paola Rota
Disegno Luci Daniele Ciprì
Scenografia Roberto Crea
Costumi Eleonora Rella

Raoul Bova e Chiara Francini saranno in scena dal 9 al 26 marzo al Teatro Ambra Jovinelli, protagonisti dello spettacolo DUE, scritto da Miniero e Smeriglia. Una scelta significativa per Bova, che ritorna al palcoscenico dopo quasi vent’anni, dedicati al cinema e alla televisione. Regista è lo stesso Luca Miniero, al suo esordio teatrale, dopo i successi sul grande schermo.
La scena è una stanza vuota. L'occasione è l'inizio della convivenza che per tutti gli essere umani, sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco fra 20 anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile. Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo. Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l'immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.
(Luca Miniero)

TEATRO AMBRA JOVINELLI - via Guglielmo Pepe 43 /47, 00185 Roma
9|26 marzo 2017
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21:00 - domenica ore 17:00 - sabato 11 marzo doppia replica ore 16:30 e ore 21:00
Biglietti (compresa prevendita): da € 33,00 a € 17,00
Convenzioni parcheggio in orario spettacolo:
• Garage Esquilino – via G. Giolitti, 27/A - dal martedì al sabato € 1,50 l’ora
• Parcheggio ES Giolitti Park – via G. Giolitti 267 - tutti i giorni € 1,00 l’ora

Info e prenotazioni: telefono 06 83082620 - 06 83082884
Sito web: www.ambrajovinelli.org


L’ORA DI RICEVIMENTO
Banlieue
di Stefano Massini
Con Fabrizio Bentivoglio
e Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani
Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori,
Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti
Scenografia Marco Rossi
Costumi Andrea Cavalletto
Musiche originali Luca D’Alberto
Voce cantante Federica Vincenti
Luci Simone De Angelis
Regia Michele Placido
Produzione TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Nella classe del professor Ardeche anche il menù è guerra tra religioni

Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie. Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. Fra le sue passioni svettano Rabelais e il Candide di Voltaire. Peccato che la sua classe si trovi nel cuore dell'esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell'area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola, al di là di Rabelais e di Voltaire, è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest'anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze, con l’incognita sempre in agguato di improvvisi crolli: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana per un'ora, dalle 11:00 alle 12:00 del giovedì. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l'intero anno scolastico della classe Sesta sezione C, da settembre a giugno. Al pubblico spetta il compito di immaginare i visi e le fattezze dei giovanissimi allievi, ognuno ribattezzato dal professor Ardeche con un ironico soprannome, e ognuno protagonista a suo modo di un frammento dello spettacolo. Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all'avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell'esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi regolare di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.

Note di regia
Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il teatro italiano è poco connesso con il mutare dei tempi, tenendo conto delle trasformazioni della società. Si distinguono i testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini, che ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Per questo, dopo l’avventura di 7 minuti, che con lo stesso Massini ho adattato per farne un’opera cinematografica, ho accettato con entusiasmo la proposta del Teatro Stabile dell’Umbria, nella figura di Franco Ruggieri, di essere regista a teatro di un altro lavoro di Massini, L’ora di ricevimento. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti. L’ora di ricevimento racconta, infatti, con verità e ironia, l’incontro–scontro culturale, sociale e religioso tra le famiglie di una classe di bambini delle periferie delle metropoli europee e un Professore attento e partecipe alla crescita culturale dei suoi allievi, ma che, nel percorso dell’anno scolastico cui assistiamo, si trova a mettere in discussione il modello educativo di una classe intellettuale borghese sempre più spiazzata dai cambiamenti epocali della recente storia contemporanea.
Per il ruolo del Professore ho voluto come compagno di viaggio Fabrizio Bentivoglio, un artista di rara intensità e sensibilità con cui ho già collaborato in due miei film come regista: Un eroe borghese e Del perduto amore. Con Stefano Massini e con Franco Ruggieri abbiamo subito pensato che Fabrizio fosse l’interprete ideale per questo ruolo raro per la drammaturgia italiana. A completare il cast la Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria che vede tra gli altri il “professorino” di Francesco “Bolo” Rossini, Balkissa
Maiga già tra le interpreti di 7 minuti, e Marouane Zotti che aveva recitato in Lehman Trilogy di Massini con la regia di Luca Ronconi. La possibilità di contribuire al percorso di crescita di un cast di giovani ha reso ancora più stimolante quest’avventura.
Ho sempre pensato a un teatro d’ensemble, in cui gli attori diventino parte del progetto sia nella costruzione dei personaggi, sia facendo ricerche sulle abitudini e i costumi, non solo sul proprio personaggio, ma indagando anche su tutti gli altri. Insomma, devono diventare collaboratori stretti, preziosi, non subendo il ruolo del regista, ma diventando corpo unico con lui, dal primo attore al più giovane.

TEATRO ELISEO - via Nazionale 183, 00184 Roma
Da martedì 7 a domenica 26 marzo 2017
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00, mercoledì e domenica ore 17.00
Prezzi da 25 € a 40 €

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.83510216
Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it
Sito web: www.teatroeliseo.com


Nadia Rinaldi e Walter Croce in
GENTE DI FACILI COSTUMI
di Nino Manfredi e Nino Marino
Regia Walter Croce

In una società come la nostra hanno ancora valore l’onestà, la dignità e il rispetto delle persone? La risposta la troverete nella commedia Gente di facili costumi in scena al teatro Tirso de Molina di Roma dall’’8 al 26 marzo con due straordinari interpreti: Nadia Rinaldi e Walter Croce.
Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, Gente di facili costumi è considerato ancora oggi uno dei testi più eclatanti portato nei teatri italiani negli ultimi anni.
«È una pièce brillante e piena di ritmo», spiega Walter Croce, regista e protagonista dello spettacolo, «ma percorsa anche da una velata malinconia. I personaggi appartengono a due mondi opposti, ma nel corso della storia ci accorgiamo che in fondo sono più simili di quanto sembri, perché uniti dalla stessa solitudine e dalla incapacità di integrarsi in una società troppo cinica e ipocrita».
Anna esercita la più antica professione del mondo.
Rientra a casa alle quattro del mattino, sbatte rumorosamente la porta d’ingresso, apre i rubinetti della vasca da bagno, e in attesa che la vasca si riempia accende ad alto volume la musica, intanto fa qualche telefonata, a voce alta per sovrastare il suono. Fa cascare delle cose, gira per casa sbattendo i tacchi.
Ugo abita sotto. Uomo di cultura, professore universitario, scrittore, squattrinato sceneggiatore di film intellettuali che non trovano produttori. Lui non ne può più di essere svegliato ogni mattina alle quattro, sale a protestare. I due si conoscono. Due solitudini che s’incontrano, due facce della stessa medaglia. Costretti alla convivenza, per l’appartamento allagato di lui dalla vasca di lei e in seguito dallo sfratto per morosità, sviluppano un interessante e ironico “mutuo soccorso”.
Lui le offre la sua conoscenza ed intelligenza, lei un tetto, cibo e calore umano. Così attraverso divertenti vicissitudini di vita quotidiana ed equivoci dovuti dalla voglia di lei di aiutarlo a realizzare il suo film, le distanze si accorciano e i due opposti si… toccano.

TEATRO TIRSO DE MOLINA - via Tirso 89 (Piazza Buenos Aires), 00198 Roma
dall’ 8 al 26 marzo 2017
Intero: mercoledì e giovedì € 25, venerdì, sabato e domenica € 27
Ridotto: mercoledì e giovedì € 22, venerdì, sabato e domenica € 24
Orari: mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:00, sabato e domenica ore 17:30

Info e prenotazioni: telefono 06.8411827
Sito web: www.teatrotirsodemolina.it


NANO EGIDIO, LA TRILOGIA
Una retrospettiva prematura
di Marco Ceccotti
con Marco Ceccotti, Francesco Picciotti e Simona Oppedisano
regia Nano Egidio
luci Giacomo Cappucci / Camila Chiozza

Il Nano Egidio, collettivo teatrale di attori e pupazzi è in scena al Teatro Studio Uno dal 9 al 26 Marzo con tutti e tre gli episodi della sua divertente, ironica e dissacrante trilogia.
Il 9 e 10 Marzo si inizia con lo storico e pluripremiato Nano Egidio, una Storia Vera. Season One, l'11 e 12 Marzo è la volta di Batman Blues mentre a partire da giovedì 16 Marzo debutta in prima assoluta il nuovo Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, un kolossal intimista, residenza creativa 2016-17 del Teatro Studio Uno.
La trilogia ha una trama originale e fuori dagli schemi: la Season One, il primo capitolo dalle tinte giallo-fiabesche ci racconta la nascita dell'amicizia tra il Nano Egidio, un generico nano delle fiabe che qualcuno vuole morto e Batman, investigatore ormai stanco del suo lavoro che indaga sul caso di tentato omicidio; Batman Blues, è un sequel/prequel che ci mostra il passato oscuro e tormentato di Batman e del Nano Egidio e ci narra di come i due amici cercheranno di sconfiggere l'ondata di crimini e violenza che hanno luogo nella Capitale del Mondo della Fantasia.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, ha come sfondo un Mondo in pieno clima di terrore e vede Batman e Nano Egidio, divisi da differenti e contrastanti scelte di vita, affrontare dei nemici ancora più pericolosi, non più i classici cattivi fumettistici o dei cartoni, bensì le paure, le crisi e le ansie che caratterizzano i nostri tempi. Lo spettacolo si ispira ai film d’azione americani senza averne i soldi e i mezzi. Gli effetti speciali e il montaggio rapido, tipici di questo genere cinematografico, vengono ricreati in scena tramite la manipolazione dei più disparati giocattoli e pupazzi e la costruzione di gag estreme e demenziali.
Il Teatro Studio Uno offre agli spettatori una retrospettiva prematura su uno dei gruppi più bizzarri e interessanti della scena off romana, una formazione che da 6 anni, mescolando brillantemente elementi di teatro di figura, comicità di situazione, personaggi dell’immaginario popolare e POP realizza degli spettacoli che sono un mix esplosivo di ironia, risate e divertimento.

NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO dal 16 al 26 marzo
Ingr. 10 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

TEATRO STUDIO UNO - Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
Dal 9 al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: telefono 3494356219- 3298027943, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.teatrostudiouno.com


ROMEO E GIULIETTA… PACCAVANO ECCOME!
Di Mimmo Strati e Maria Elisabetta Alaimo
con Marisol Serago, Cesare Cesarini, Anita Pusceddu, Flavia Faloppa, Francesco Falco, Andrea Carpiceci, Giulia Debe', Arianna Polidori, Tommaso Moro
regia Mimmo Strati
aiuto regia Claudio Zaccaria
costumi Isaura Bruni
scenografia Compagnia dei Bardi
ufficio stampa Rocchina Ceglia
grafica Valiera Minelle

Torna a Roma dopo qualche anno uno spettacolo di grande successo. Il Romeo e Giulietta di Mimmo Strati, ambientato in un istituto scolastico in autogestione, ribalta le aspettative, rimanendo fedele all'originale ma allo stesso tempo risultando scherzoso nei confronti del testo, senza mai essere irriverente.
Un'attrice disoccupata si ritrova a gestire un corso di teatro in un istituto tecnico autogestito. Il testo trattato è Romeo e Giulietta del Bardo William Shakespeare. Il primo impatto non è facile: i suoi "allievi" nascondono le loro insicurezze dietro una facciata di aggressività e modi sgarbati e rudi. Le uniche entusiaste sono due giovani ragazze, una di famiglia aristocratica e imparentata con noti personaggi, l'altra timida, silenziosa e forse con qualche problema di anoressia. L'attrice/professoressa non si scoraggia davvero mai, facendosi aiutare dalla bellezza del testo, cercando anche di parlare con i suoi "allievi" che si rivelano parecchio problematici e tutt'altro che insensibili.
Lo spettacolo corre continuamente su due binari: dalla magia della poesia e del teatro si ritorna alla realtà quotidiana fatta di battute e gag, tra dichiarazioni d'amore alla squadra del cuore, e ricordi dolorosi che inevitabilmente il teatro fa riaffiorare. Il balcone è un banco di scuola, al rinfresco della festa da ballo in casa Capuleti ci sono patatine e coca cola, per fare la pioggia bastano due buste di plastica, ma la forza della storia trascina comunque. Uno spettacolo sulla scuola e sulla magia del teatro, al tempo stesso istruttivo e divertente, poetico e goliardico, ma anche un po’ malinconico.

TEATRO DELLE MUSE - via Forlì 43, Roma
dal 9 al 26 marzo (dal giovedì alla domenica)
giovedì e venerdì ore 21.00, sabato ore 17.00 e 21.00, domenica ore 18.00
biglietti Intero 22€ - Ridotto 16€

Info e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 06.44233649
Sito web: www.teatrodellemuse.it


Lorella Cuccarini in
LA REGINA DI GHIACCIO - Il Musical
ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musica Davide Magnabosco, Paolo Barillari, Alex Procacci
testi Maurizio Colombi, Giulio Nannini
scene Alessandro Chiti, costumi Francesca Grossi
disegno luci Alessio De Simone, disegno suono Emanuele Carlucci
videografica Marco Schiavoni direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
aiuto regia Davide Nebbia, assistente coreografie Francesco Spizzirri
con
LORELLA CUCCARINI nel ruolo di TURANDOT
PIETRO PIGNATELLI nel ruolo di CALAF
SIMONETTA CARTIA nel ruolo di CHANG’È,
SERGIO MANCINELLI nel ruolo di YAO,
VALENTINA FERRARI nel ruolo della strega TORMENTA
FEDERICA BUDA nel ruolo della strega GELIDA
SILVIA SCARTOZZONI nel ruolo della strega NEBBIA
GIANCARLO TEODORI nel ruolo di PING
JONATHAN GUERRERO nel ruolo di PONG
ADONÀ MAMO nel ruolo di PANG
PAOLO BARILLARI nel ruolo di ALTOUM
FLAVIO TALLINI nel ruolo del PRINCIPE DI PERSIA
LAURA CONTARDI nel ruolo di ZELIMA
ensemble
LUCA CONTINI, MARTINA GABBRIELLI, FILIPPO GRANDE, CAMILLA MAFFEZZOLI,
ANTONELLA MARTINA, ELEONORA PELUSO, IVAN TRIMARCHI
regia MAURIZIO COLOMBI

Dopo il successo di RAPUNZEL il musical, torna al Teatro Brancaccio Lorella Cuccarini in LA REGINA DI GHIACCIO il musical, ideato e diretto da Maurizio Colombi, ispirato alla fiaba persiana da cui nacque la Turandot di Giacomo Puccini.
Lorella Cuccarini interpreta il ruolo di una crudele e malefica regina vittima di un incantesimo, nel cui regno gli uomini sono costretti ad indossare una maschera per non incrociare il suo sguardo. Solo colui che sarà in grado di risolvere tre enigmi potrà averla in sposa. Riuscirà il Principe Calaf, interpretato da Pietro Pignatelli, a sciogliere il cuore di ghiaccio della regina con il calore e il fuoco del suo amore?
L'Opera lirica Turandot, incompiuta per la prematura scomparsa di Puccini, ebbe nelle varie edizioni dei finali distinti. Il moderno adattamento in musical di Maurizio Colombi, geniale regista che si conferma una delle menti più creative del genere Musical (suoi Rapunzel, Peter pan),dà una nuova chiave di lettura fantastica, più vicina alla sensibilità dei bambini, grazie all’inserimento di personaggi inediti: le tre streghe Tormenta, Gelida e Nebbia, fautrici dell’incantesimo, in contrasto con i consiglieri dell’imperatore Ping, Pong e Pang; un albero parlante, la Dea della Luna Changé, il Dio del Sole Yao. Un cast artistico formato da venti straordinari performer fra attori, cantanti, ballerini, acrobati.
Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Brancaccio, produce per Viola Produzioni questo nuovo grande musical, riconfermando la squadra vincente di Rapunzel: Maurizio Colombi, Lorella Cuccarini, oltre al prezioso cast creativo: Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari per le musiche, Giulio Nannini per i testi, Alessandro Chiti per le scenografie, Francesca Grossi per i costumi, Alessio De Simone per il disegno luci Emanuele Carlucci per il disegno suono, Rita Pivano per le coreografie.
Non mancheranno in sala gli effetti speciali che abbattono la quarta parete coinvolgendo tutti gli spettatori, grazie all’utilizzo di immagini video realizzate con le più moderne tecnologie.
La musica originale, composta da 18 emozionanti brani musicali arrangiata e diretta da Davide Magnabosco mantiene dei riferimenti melodici ad alcune tra le più famose arie di Puccini ,come il celeberrimo Nessun dorma, rivisitato in chiave pop e di altri “grandi” dell’opera lirica.

TEATRO BRANCACCIO - Via Merulana 244, 00185 Roma
Dal 4 marzo al 26 marzo 2017

Info e prenotazioni: mail