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Inglobato nell’era del suo improprio, quanto mai inflazionato impiego, il termine “Manager” si usa, si abusa, spesso con poca, pochissima cognizione di causa. E’ un malessere diffuso, conseguenza logica del voler apparire sopra ogni cosa quello che non si è, che miete vittime di continuo; nel gioco dei ruoli diventa quindi sempre più difficile rimanere al proprio posto, e soprattutto essere in grado di occuparlo degnamente. “Manager”, alla regia di qualsiasi attività c’è spesso chi ha determinazione, chi crede in se stesso, chi ha capacità gestionali, che si espone senza preoccupazione manifestando la propria sicurezza, sia che essa risieda nelle proprie competenze che nella propria esperienza, è colui che ricopre questo ruolo. Per capirne di più, e tanto anche per assaporarne il gusto vero, abbiamo intervistato un manager nell’ambito della ristorazione e del divertimento: Giovanni Marazzi. Anni di esperienza e di crescita la portano ad essere un Manager? “Si, cosi dicono” (e l’umiltà vera si fa spazio- ndr) “ Cerco da sempre di fare il mio lavoro bene, o per essere più precisi, secondo il mio meglio; metto passione in tutto quello che faccio, e questo di sicuro mi facilita… amo costruire e veder crescere bene i progetti che sposo, e su tante cose il modo naturale in cui mi viene di fronteggiarli mi porta poi a ricoprire il ruolo di manager.” “Dal suo curriculum leggiamo che ha gestito locali importanti, che hanno inequivocabilmente segnato la night life milanese, là dove sono passate le mode, le tendenze, lei in quei luoghi ed in quegli anni era Manager di questi locali ( ricordiamo Il Gasoline, l’Atlantique, il Just Cavalli) è solo stato tutto il frutto di un caso?” “ No direi di no; le circostanze mi hanno sicuramente instradato bene; ma poi ho lavorato duro ed a lungo, ho fatto tanti sacrifici e tante rinunce, mi sono messo, in alcuni casi totalmente, a disposizione del locale del momento, ho pensato come fosse mio; in cima alla lista gli interessi del locale stesso e della sua vitalità; ho studiato e messo in atto strategie di crescita e di sviluppo, ho preso in mano attività giovani e le ho rese forti, funzionali, e chiaramente produttive; e poi mi sono occupato in parallelo del bene dell’utenza, delle sue richieste e a come soddisfare appieno queste necessità; tutto questo spesso, inutile negarlo, anche a scapito del mio personale. “Quanto pesano, se pesano, per lei le responsabilità?” “ Le responsabilità si sà pesano, ma hanno il loro perché; ne ho sempre avute tante; dal creare e mantenere degli equilibri, dal “fare cassetto” come si dice in gergo, ossia da portare i bilanci all’attivo, dall’accontentare tutti coordinandoli, mantenendo polso e facendo capire i margini da rispettare. Non è sempre facile, ma è sicuramente molto stimolante, ed una volta riuscito anche gratificante”. “Quali sono i criteri che adotta per la selezione dei suoi progetti?”. “ Dico si a quello che innanzitutto a primo impatto mi carpisce, a quello che d’istinto mi convince, mi stimola a livello energetico, poi cerco di essere obiettivo, analizzo e seziono l’impresa, e capisco se effettivamente c’è un margine di impiego e di sviluppo, poi quando ho compreso questo ed ho conosciuto la squadra di lavoro, e ne ho intuito le potenzialità, mi metto all’opera.” “Quant’è insaziabile la voglia di conoscere, di sapere?” “ Parecchio. La sete di sapere è fondamentale; apprendo da tutti, mi metto in discussione spesso con me stesso, mi conosco e mi analizzo molto, e poi di conseguenza mi rapporto agli altri. Amo viaggiare, stare a contatto con nuove realtà, sia territoriali che culturali, apprendo sia dall’uomo che dalla natura circostante. “Se non avesse fatto il manager?”.. “ Non saprei; con questa mente ci sono nato, organizzo i miei pensieri, la mia quotidianità, la determinazione fa parte di me, l’ambizione anche, non so magari avrei fatto lo scienziato, forse il contadino, in entrambi i casi avrei coordinato qualcosa, perciò avrei comunque dato sfogo alle mie inclinazioni”. “Qual è il progetto che ricorda con più piacere?” Fino ad un certo punto direi quello al Just Cavalli, poi ho svoltato. “Qual è il luogo in cui ha lavorato che l’ha accolto meglio?” Miami. “Il suo ultimo progetto è stato rilevare un Beach Club a Ibiza; le voci di campo fanno sapere che è stato un successo…lei cosa ci dice in merito?”. “Dico che Ibiza è una realtà che ha ancora molto da offrire, che è adatta a diverse tipologie di persone, e non solo ai giovani che vogliono evadere e spostare i limiti del buon senso e della trasgressione giusto per rispondere ad un luogo comune. Registro un’esperienza dura, ma positiva; le difficoltà non sono mancate, soprattutto nell’integrazione e nell’espletamento della concorrenza leale; ogni tanto siamo stati vittime di questo meccanismo; che chiaramente subisci solo se stai salendo, percui abbiamo anche avuto il giusto metro del nostro operato.” “Che consiglio darebbe a chi dovendo muovere i suoi passi pensasse di intraprendere la sua professione?”. “Direi loro di pensare sempre che prima di essere professionisti si è uomini e che, nel bene e male, assecondando le proprie passioni si vola molto in alto”. Fonte: Deborah Brulard
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