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In libreria a luglio: Dalla P2 alla P4. Trent’anni di politica e affari all’ombra di Berlusconi, di Marco Marsili Stampa E-mail
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News cultura
Domenica 10 Luglio 2011 12:07

 

Marco Marsili

Dalla P2 alla P4. Trent’anni di politica e affari all’ombra di Berlusconi

Termidoro edizioni, Milano

pagg. 397

euro 18,00

ISBN 978-88-9748-600-8

 

La storia della P2 e dei suoi affiliati si intreccia con quella dei servizi deviati, dello stragismo di stato (frutto della strategia della tensione e della contrapposizione Est-Ovest), delle Br e del rapimento Moro; riguarda i rapporti tra imprenditori, politica, mafia, massoneria e Vaticano, passando dal «piano Solo» al golpe Borghese, dal crack del Banco Ambrosiano alla morte di Calvi e Sindona, dalla banda della Magliana all’Opus Dei, da Tangentopoli al dossier Mitrokhin; eventi successivi ma legati ai personaggi della loggia segreta. Storie di un’Italia oscura che si intrecciano, e che, spesso, intersecano la strada di Silvio Berlusconi e dei suoi sodali.

Dalla P2 alla P4. Trent’anni di politica e affari all’ombra di Berlusconi, di Marco Marsili, in libreria dal 6 luglio, non vuole essere l’ennesima pubblicazione sulla storia della P2 e dei suoi iscritti, ma si propone di svelare come i membri della loggia segreta, che il Maestro Venerabile Licio Gelli chiamava «l’Istituzione», siano sopravvissuti allo scandalo degli anni ’80, e abbiano trovato lavoro, aiuto e protezione all’ombra dell’impero di Berlusconi, che si fece strada come imprenditore, prima come costruttore, poi come editore, poi come politico, finendo per occuparsi infine pressoché di tutto, partendo proprio dal periodo di massima espansione della loggia di Licio Gelli.

Dopo la bufera politica successiva al ritrovamento delle liste di Castiglion Fibocchi, si ebbe una sorta di temporanea epurazione degli aderenti alla loggia, in realtà agevolata dal ridotto desiderio degli interessati di restare sotto i riflettori, e molti piduisti, come il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, si eclissarono dalle cariche più in vista, o si fecero da parte per poi ripresentarsi qualche tempo dopo.

Nonostante lo scioglimento, decretato dalla Legge 25 gennaio 1982, n. 17, la P2 è ancora attiva. Lo sono, perlomeno, molti dei suoi componenti. I piduisti che ricoprivano incarichi pubblici sono scomparsi per qualche tempo, per riaffacciarsi alla ribalta in coincidenza con la discesa in campo di Berlusconi, e la fondazione di Forza Italia. Nel frattempo, sono stati tenuti a galla da una vera e propria rete di solidarietà, che ricorda molto Odessa, l’organizzazione segreta nata dopo la fine della seconda guerra mondiale per proteggere i nazisti. Qualcuno ha trovato lavoro in Mediaset (il direttore di Canale 5, Massimo Donelli, Maurizio Costanzo, Roberto Gervaso, il medico di Gelli Fabrizio Tifone Trecca, o il produttore Angelo Rizzoli, la cui moglie è parlamentare del Pdl), altri in Mondadori (Paolo Mosca); altri ancora occupano posti statali o parastatali di nomina politica. Non tutti gli ex piduisti, ovviamente, occupano posti di rilievo, ma hanno comunque risalito la china, aiutati dai «fratelli» più fortunati. I magistrati della Procura di Roma che indagano sull’intreccio tra politica, mafia, affari e magistrati, che vede coinvolti esponenti politici di primo piano della maggioranza e del governo - tra i quali il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il senatore Marcello Dell’Utri e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo - ha ribattezzato il fenomeno «Nuova P2».

Sono passati oltre trent’anni dall’ingresso di Berlusconi nella P2, e, nonostante i tentativi del presidente del Consiglio di prendere le distanze, anche mentendo sulla sua affiliazione, è evidente che il legame con i «fratelli» è restato fortissimo. Il Cavaliere ha riportato gli ex piduisti nelle istituzioni che contano e nel suo vasto impero mediatico. A tal fine, basta ricordare ciò che Tina Anselmi, ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, dichiarò nel 1898, quando, con un blitz, Berlusconi si impossessò del gruppo Mondadori-L’Espresso, estromettendo De Benedetti dalla gestione: «Gli uomini di Gelli hanno rimesso in piedi la struttura, il loro potere, hanno ristabilito una loro presenza in aree così significative che ora il problema riemerge». Dalle colonne di Repubblica, Eugenio Scalfari profetizzò «Se l’operazione andrà in porto, vedremo a capo del più grande gruppo multimediale un membro della Loggia P2 […]. Oggi un membro di quell’associazione segreta, sciolta per legge perché ritenuta sovversiva contro lo Stato, sta per assidersi al vertice della Mondadori, dopo aver monopolizzato tutte le reti televisive private esistenti […]. Se sta nascendo un regime col volto di Silvio Berlusconi, questo regime e quel volto avranno nei prossimi mesi la nostra attenzione».

L’ex presidente della Camera Luciano Violante, da presidente della Commissione parlamentare antimafia disse: «La P2 è stata sciolta da una legge, ma può essere sopravvissuto il suo sistema di relazioni politiche, finanziarie e criminali».

Questo «sistema di relazioni politiche, finanziarie e criminali» è particolarmente evidente all’ombra della Madonnina, dove il potere berlusconiano è nato e si è sviluppato, giungendo a toccare ogni ambito politico, finanziario, economico e sociale. Le vicende giudiziarie dell’estate 2010, che hanno visto coinvolti esponenti altolocati del Pdl, confermano che questo fil rouge non si è mai spezzato. La triade Dell’Utri-Verdini-Carboni, con l’aggiunta di altri personaggi di secondo piano, conferma la vitalità di rapporti di antica data, e di una forma mentis che rivive, trent’anni dopo, nella P3, reincarnazione della P2 di Gelli sopravvissuta e mantenuta all’ombra del potere berlusconiano.

«Berlusconi non ha alcun legame con la P3, è la testa della P3». Così il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, rispondendo il 12 settembre ai giornalisti alla festa del Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta che gli chiedevano degli eventuali rapporti tra il presidente del Consiglio, e quella che lui stesso definisce «piovra politica». «Abbiamo sempre ragionato sui coinvolgimenti delle varie parti di questa piovra politica - continua Di Pietro - ma a capo di essa c'è proprio lui».

A conferma della sopravvivenza della P2 è arrivata l’inchiesta sulla P4, «un vero e proprio “sistema parallelo” e surrettizio gestito sia da soggetti formalmente estranei alle istituzioni pubbliche e alla pubblica amministrazione sia, invece, da soggetti espressione delle istituzioni dello Stato» che vede al centro dell’indagine Luigi Bisignani, ex piduista considerato tra i più influenti nei palazzi romani, legato da un rapporto di lunga data al sottosegretario Gianni Letta, «autorità delegata» del presidente del Consiglio Berlusconi ai servizi di informazione e sicurezza. Una nuova indagine che ha origini antiche.

 

 

Fonte: Ufficio Stampa Termidoro Edizioni

 

 

 

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