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Negrita presentano “Helldorado”: gabbia dorata come emblema della situazione in Occidente Stampa E-mail
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Cd in uscita
Scritto da Carla Veccia   
Martedì 04 Novembre 2008 01:00

La nuova release dei Negrita è “Helldorado”: un po’ il disco della maturità, un po’ il pieno realizzarsi di questa svolta che nasce non più dalla “botta emotiva” post incontro con la cultura sudamericana, bensì dalla consapevolezza e dall’aver assimilato e interiorizzato tali cambiamenti.

 

 

Se i Negrita non fossero presenti sulla scena musicale italiana, credo se ne sentirebbe la mancanza. Un gruppo ormai ben radicato nella cultura italiana, capace di regalare hit storiche, quasi inni generazionali, attraversare un periodo di crisi di ispirazione e di smarrimento all’inizio del nuovo millennio culminato con “l’inutile partecipazione a Sanremo”, parafrasando le parole di Pau il frontman dei Negrita, e infine trovare la forza di rialzarsi e recuperare nuova linfa creativa, a seguito di un viaggio tra luoghi e cultura sudamericana conclusosi con l’uscita del disco della svolta, “L’uomo sogna di volare” nel 2005.

La nuova release “Helldorado” è un po’ il disco della maturità – “siamo dei 40enni con figli” evidenzia Drigo, chitarrista della band – un po’ il pieno realizzarsi di questa svolta che nasce non più dalla “botta emotiva” post incontro con la cultura sudamericana, bensì dalla consapevolezza e dall’aver assimilato e interiorizzato tali cambiamenti.

Registrato tra Buenos Aires e la Toscana, prodotto da Fabrizio Barbacci, con alla batteria Cris Dalla Pellegrina e alle percussioni il brasiliano Itaiata De Sa, arricchito dalla presenza di Roy Paci e degli argentini Bersuit e La Zurda, Helldorado, composto da 12 tracce e in uscita il 31 ottobre 2008 – in concomitanza tra l’altro con la messa online del nuovo sito www.negrita.com – è un disco solare, festaiolo, dalla vocazione internazionale che si esprime in  Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese, Portoghese e non solo. Musicalmente vi confluiscono generi diversi, un rock contaminato dal reggae, dal patchanka e dal blues, con omaggi neppure troppo nascosti a Dylan e Marley; Clash, Mano Negra e Rino Gaetano, caratterizzato da ritmi incessanti, forte presenza di percussioni e di strumenti a fiato.

Un disco in apparenza spensierato, che però rivela ad un ascolto più attento tematiche di critica sociale, l’aspirazione ad essere una voce fuori dal coro, cercando con la musica di mettere in discussione quello che non va. Le tracce raccontano i mali, le contraddizioni di un’Italia sofferente avvolta da un clima simile ad una “cappa lattiginosa”, dove il “non dire” prevale sul confronto e la discussione sui problemi. Ed il lungo viaggio in Sudamerica è servito proprio alla band per allontanarsi dalla realtà italiana al fine di vederla da un’altra prospettiva. Sottolinea Drigo che l’intento non è solo protestare ma anche indicare delle vie d’uscita; “la nostra società - aggiunge poi Pau - è così aberrata da aver bisogno di una revisione”.

In merito alle dodici tracce, vale la pena segnalare oltre al singolo “Che rumore fa la felicità”, un pezzo dalle inconfondibili sonorità Negrita, con un testo semplice ma di grande efficacia; “Il libro in un mano, la bomba nell’altra”, una filastrocca rock che sottende una critica ai grandi problemi dell’umanità; “Gioia infinita”, una ballata che con il claim Pace, amore. E gioia infinita resta impressa sin dal primo ascolto e che ospita al suo interno Roy Paci; “Brother Joe”, un omaggio a Joe Strummer; ”Salvation” che presenta nello special una citazione dei Clash; “Il ballo decadente”, brano di matrice “gaetanesca”, dal quale prende a prestito la celebre frase “ma il cielo è sempre più blu”, emblematica della situazione attuale del nostro Paese e della distanza tra politici e realtà italiana; “Malavida en Buenos Aires”, una ballad arrangiata in rock in cui Pau si dichiara “per sempre Giramundo”, richiamo alla precedente collaborazione con Roy Paci presente anche in questa traccia, dalle sonorità patchanka fino ad arrivare a “Muoviti”, un inno a reagire, dal roots reggae al rock che spazia dall’inglese “soul fire” all’italiano

Helldorado”, gabbia dorata come emblema della situazione in Occidente: HELLdorado come l'Occidente che viviamo, come la gioia e come il dolore in uno status costante di eterne contraddizioni. Un disco che si fa ascoltare con piacere, che “lascia un buon sapore” - per parafrasare un commento della band - con uno sguardo critico sul mondo e un invito alla riflessione.

 

 

PAU - voce

CESARE “Mac” ‑ chitarra

DRIGO ‑ chitarra

FRANKY ‑ basso

 

“HELLDORADO”

  1. Radio Conga
  2. Il libro in una mano, la bomba nell'altra
  3. Malavida en Bs. As.
  4. Soy Taranta
  5. Gioia Infinita
  6. Il ballo decadente
  7. Muoviti!
  8. Che rumore fa la felicità?
  9. Salvation
  10. Notte Mediterranea
  11. Ululalluna
  12. Brother Joe

 

 

Articolo di: Carla Veccia

Grazie: Emanuela Redaelli, Uff. Stampa Universal Music

Sul web: www.negrita.com - www.myspace.com/inegrita

 

 

 

 

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