TREND, nuove frontiere della scena britannica - la XVI edizione al Teatro Belli

Scritto da  Sabato, 07 Ottobre 2017 

Ritorna in scena “TREND - nuove frontiere della scena britannica”, la ricchissima rassegna curata da Rodolfo di Giammarco, giunta ormai alla XVI edizione. L’appuntamento è come di consueto al Teatro Belli, dal 10 ottobre al 17 dicembre.

 

dal 10 al 14 ottobre
THREE MORE SLEEPLESS NIGHTS
di Caryl Churchill
con Lorenzo Lavia e
Giorgia Salari
regia Lorenzo Lavia
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale / Garage Zeami

15 / 16 / 17 ottobre
I, MALVOLIO
di Tim Crouch
con Pieraldo Girotto
regia Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli Artefatti

20 / 21 / 22 ottobre
TALKING HEADS II
di Alan Bennett
con Michela Cescon
regia Valter Malosti
produzione Teatro di Dioniso, Pierfrancesco Pisani, Progetto Goldstein in collaborazione con Infinito srl

24 / 25 ottobre
A GAMBLER’S GUIDE TO DYING
di Gary McNair
con Stefano Patti
regia Giampiero Rappa
produzione Teatro Belli

27 / 28 / 29 ottobre
BAD JAZZ
di Robert Farquhar
con Mariagrazia Pompei, Simone Ciampi, Francesco Maria Cordella,
Andrea Bonella, Marika De Chiara,
Carmen Di Marzo
regia Guglielmo Guidi
GEKON productions Francesco Dainotti

dal 31 ottobre al 3 novembre
UND
di Howard Barker
con Laura Mazzi
regia Massimiliano Farau
produzione Ass. Cult. “Il Torchio”

dal 5 all’8 novembre
MEN IN THE CITIES
di Chris Goode
con Giulio Forges Davanzati
regia Silvio Peroni
produzione Festival Quartieri dell’Arte, Ludwig Officine linguaggi contemporanei, Fondazione Odyssea, Forteresse

10 / 11 / 12 novembre
D. N. A.
(bullying play)
di Dennis Kelly
con Alessandro Blasioli,
Ilaria Camplone, Andrea Carpiceci,
Giulia Gallone, Massimo Leone,
Martino Loberto, Luca Molinari,
Giorgio Sales, Massimo Sconci,
Andrea Palladino e Zoe Zolferino
regia Antonia Renzella
produzione Compagnia TAG &
Florian Teatro Stabile d’Innovazione

14 / 15 / 16 novembre
LEMONS, LEMONS, LEMONS, LEMONS, LEMONS
di Sam Steiner
con Loris Fabiani e
Elisa Benedetta Marinoni
regia Alessandro Tedeschi
produzione Bottega Rosenguild

17 / 18 / 19 novembre
THE PASS
di John Donnelly
con Edoardo Purgatori,
Federico Lima Roque, Giorgia Salari, Gianluca Macrì
regia Maurizio Pepe
produzione Ass. Cult. La Forma dell’Acqua / The Shape of Water

21/ 22 novembre
EDEN
di Eugene O’Brien
con Alice Arcuri e Denis Fontanari
regia Carlo Sciaccaluga
produzione ariaTeatro

24 / 25 / 26 novembre
IN THE NIGHT TIME
(BEFORE THE SUN RISES)
di Nina Segal
con Marcello Gravina e Diletta Masetti
regia Emiliano Russo
produzione Capsa Service in collaborazione con Ar.Ma Teatro

dal 28 novembre al 3 dicembre
SPLENDOUR
di Abi Morgan
con Francesca Bianco
regia Carlo Emilio Lerici
produzione Teatro Belli -
La Comune Bolzano

dal 6 al 10 dicembre
REVOLT. SHE SAID. REVOLT AGAIN
di Alice Birch
con Aurora Peres
regia Giacomo Bisordi
produzione Schadenfreude

11/ 12 / 13 dicembre
BLINK
di Phil Porter
con Celeste Gugliandolo e Matteo Sintucci
regia Mauro Parrinello
produzione OffRome, Tedacà/Compagnia Dei Demoni in collaborazione con
Teatro Libero di Palermo

16 / 17 dicembre
MOTHER ADAM
di Charles Dyer
con Leo Gullotta e Ludovica Modugno
lettura scenica a cura di Elena Sbardella
produzione L’Albero Teatro Canzone

CICLO PROIEZIONI DIGITAL THEATRE

1 dicembre ore 18.00 - BILLY THE KID di Michael Molpurgo
2 dicembre ore 18.00 – THE SOAP MYTH di Jeff Cohen
3 dicembre ore 18.00 – FROM UP HERE di Aaron Lee Lambert

 

TREND nuove frontiere della scena britannica

Per il sedicesimo anno consecutivo tracciamo una geografia, un florilegio, un tracciato tematico, un inventario linguistico della drammaturgia contemporanea inglese, e lo facciamo con le iniziative, i mezzi, la cantieristica, le traduzioni, le regie e le performance attoriali confluenti nel festival “Trend, nuove frontiere della scena britannica” attestato al Teatro Belli, sostenuto dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Regione Lazio. I due mesi di ininterrotta programmazione fanno affidamento in questo 2017 su sedici titoli, su oltre cinquanta serate di spettacolo, su sedici autori d’Oltremanica, su altrettanti registi italiani. Il fenomeno della pronta importazione culturale di testi battezzati negli ultimi tempi a Londra, Edimburgo o in altre città del Regno Unito è il segnale, è la testimonianza di un interscambio che non risente delle strettoie spesso solo annunciate della Brexit, avvalorando un vincolo intellettuale, e di pratica della scena, che alimenta di continuo il dialogo tra i (molti, creativi, dotati, ispirati) fabbricanti inglesi della scena e l’utenza europea correntemente in sintonia programmativa con quei cataloghi di novità, con quegli allestimenti a raffica, con quelle iniziative editorial-teatrali da fare invidia. La nostra manifestazione ha l’onore (e l’onere intercettatore) di rispecchiare per una lunga tenitura bimestrale una formidabile e fluviale casistica, unica al mondo, di partiture sceniche che toccano qualunque dramma privato o qualsiasi risvolto sociale. E anche stavolta è l’aspetto personale delle scritture, è l’incidenza individuale delle trame a imporsi, piuttosto che un andamento di referenzialità teoretica, di messa in discussione sperimentativa.
Stando a uno dei tanti approcci pragmatici, privi di maniera, c’è ad esempio una lente d’ingrandimento che s’applica alle modalità esistenziali della coppia, in drammaturghi come Caryl Churchill (“Three More Sleepless Nights”), Howard Barker (“Und”), Sam Steiner (“Lemons, Lemons, Lemons, Lemons, Lemons”), Eugene O’Brien (“Eden”), Nina Segal (“In the Night Time (Before the Sun Rises)” ), Phil Porter (“Blink”). Ma c’è pure un filone di analisi di certe specifiche inter-relazioni in ambiti intimi o amicali, e qui va fatto il nome di Gary McNair (“A Gambler’s Guide to Dying”), Robert Farquhar (“Bad Jazz”), Chris Goode (“Men in the Cities”), Dennis Kelly (“D.N.A. (Bullying Play)” ), John Donnelly (“The Pass”), Abi Morgan (“Splendour”), Charles Dyer (“Mother Adam”). E a mettere invece in gioco formulazioni lessicali, parodistiche e antitetiche sono scrittori come Tim Crouch (“I, Malvolio”), Alan Bennett (“Talking Heads 2”), Alice Birch (“Revolt. She Said. Revolt Again”).
Le procedure sono quelle della spettacolazione, della mise en espace e del reading avanzato, e i nostri registi in causa, in ordine di calendario, sono Lorenzo Lavia, Fabrizio Arcuri, Valter Malosti, Giampiero Rappa, Guglielmo Guidi, Massimiliano Farau, Silvio Peroni, Antonia Renzella, Alessandro Tedeschi, Maurizio Pepe, Carlo Emilio Lerici, Emiliano Russo, Carlo Sciaccaluga, Giacomo Bisordi, Mauro Parrinello, Elena Sbardella. E ci sono pure tre proiezioni cinematografiche: “Billy the Kid” di Michael Morpurgo con regia di Tony Graham, “The Soap Myth” di Jeff Cohen diretto da Arnold Mittelman, e “From Up Here” di Aaron Lee Lambert per la messinscena di Luke Sheppard.
Complemento necessario, gli spettatori.
Rodolfo di Giammarco


dal 10 al 14 ottobre
THREE MORE SLEEPLESS NIGHTS
di Caryl Churchill
traduzione Massimiliano Farau e Laura Mazzi
con Lorenzo Lavia e Giorgia Salari
aiuto regia Livia Mastrodonato e Alessandro Minati
musiche originali Giorgio Stefanori
grafica Kreattivamente
illustrazioni Clelia Bove
foto di scena Azzurra Primavera
regia Lorenzo Lavia
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale / Garage Zeami

A quante coppie capita di ritrovarsi a letto, la sera, a parlare della giornata appena passata, della vita, della quotidianità?
E a quante coppie capita di ritrovarsi a letto a discutere, sino anche a litigare furiosamente, sulla giornata appena passata, sulla vita, sulla quotidianità?
A letto, la sera, le coppie, danno il peggio di sé. A volte. Spesso.
I meccanismi di sopravvivenza incominciano a non essere più così scorrevoli, la convivenza diventa tolleranza, i difetti diventano insormontabili montagne di cui non si era mai prospettata la presenza.
La crisi coniugale.
Si urla. Si sta in silenzio. Ci si lascia.
Più o meno l'evoluzione è questa.
Ma che succede se anche quando si incontra un nuovo amore e ci si lascia andare ad una nuova convivenza si vanno a reiterare i comportamenti che avevano messo fine a quella - drammatica e devastante - precedente?
Caryl Churchill ci mette proprio di fronte a questa eventualità, senza darci però una risposta. Lascia questo interrogativo nelle righe sincopate ed essenziali della sua drammaturgia che gli attori devono cavalcare come farebbero con un purosangue non domato.
In questa rilettura del testo, le coppie, quelle nuove e quelle vecchie, sono proiezioni degli stessi personaggi, che passano attraverso ad un caleidoscopio e permettono agli spettatori di osservarne peculiarità e banalità.
Sono gli stessi due attori che interpretano i quattro personaggi che si incontrano e le tre coppie che di volta in volta si avvicendano, la sera, a letto.
Perché siamo sempre noi, quando diamo il peggio e quando crediamo di aver imparato a dare il meglio.
Testo inedito – Prima Nazionale – Roma Teatro Belli – Rassegna “Trend – nuove frontiere della scena britannica”
Rappresentato a Londra al National Theatre nel 2009.

15 / 16 ottobre ore 21.00
17 ottobre matinée ore 11.00
I, MALVOLIO
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
con Pieraldo Girotto
assistente alla regia Francesca Zerilli
regia Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli Artefatti

MALVOLIO: maggiordomo di Olivia, duchessa d’Illiria ne La dodicesima notte. Imbrogliato con una finta lettera d’amore da parte della sua signora, viene spinto a comportarsi in modo sconsiderato e poi rinchiuso per questo. Verrà liberato alla fine del testo.
IO, MALVOLIO
- non ridete. Questa è una cosa seria.
Io, Malvolio mostra un personaggio che sfida le crudeli tendenze voyeuristiche del teatro. Come Toby Belch ne La dodicesima notte, lo spettatore viene spinto a godere della caduta di un uomo con l’accusa ripetuta: ‘Lo trovate divertente, vero? È questo il genere di cose che vi piace, non è vero?’. Come un clown beckettiano, più Malvolio si dispera, più ridiamo di lui. Il suo punto di vista si fa reale man mano che il suo racconto prosegue e ci spinge a passare dalla parte del torturatore, di colui che ride; addirittura di colui che lo aiuterebbe ad impiccarsi.
‘Penso che rispettare le regole sia una cosa buona. Le leggi sono necessarie. Ci rendono persone civili. E mentre penso queste cose, il mondo intorno a me impazzisce.’
Così ci ritroviamo a guardare colui che all’inizio ci sembrava un pazzo, che piano piano ha invertito il nostro ruolo col suo: chi è il vero pazzo qui? Sono i personaggi della dodicesima notte che scambiano uomini per donne e si innamorano nel giro di un paio di giorni? Siamo noi che assistiamo a tutto questo trovandolo normale? O è Malvolio, il maggiordomo innamorato?
La vendetta finale di Malvolio alla fine di tutto, è quella di disertare, di abbandonarci a noi stessi e alle nostre domande. Questo è forse l’unico modo in cui una vittima può reagire davvero al proprio torturatore.
I, SHAKESPEARE è un dispositivo di indagine sulle forme del racconto teatrale: 5 spettacoli che sono occasione per 5 personaggi shakespeariani di raccontare, e rivivere, 5 opere del drammaturgo inglese, realizzando 5 spettacoli ulteriori, imprevedibili e dirompenti. Accademia degli artefatti ha messo in scena tutti e 5 i testi: Io, Fiordipisello; Io, Banquo; Io, Cinna; Io, Calibano; Io, Malvolio.

20 / 21 / 22 ottobre
TALKING HEADS II
(Miss Fozzard finds her feet, The outside dog, Nights in the gardens of Spain)
tre testi inediti per le scene italiane
di Alan Bennett
traduzione Valter Malosti
con Michela Cescon
foto Fabio Lovino
regia Valter Malosti
produzione Teatro di Dioniso, Pierfrancesco Pisani,
Progetto Goldstein in collaborazione con Infinito srl

Michela Cescon e Valter Malosti - pluripremiati interpreti della scena teatrale italiana – tornano a lavorare insieme in un progetto dedicato al grande autore Alan Bennett.
In scena Michela Cescon dà voce e corpo ad alcuni irresistibili, irriverenti e caustici brani del grande autore inglese, parte della seconda raccolta della serie «Talking Heads», rappresentati per la prima volta in Italia. Protagoniste di queste piccole commedie nere - come spesso accade nella scrittura di Bennett - sono quasi sempre donne, tutte ad un punto di svolta, tutte alle prese con quel momento della vita in cui le loro esistenze apparentemente anonime si squarciano, per rivelare, con dissacrante ironia, un'altra vita possibile, fuori dall'ombra.

24 / 25 ottobre
A GAMBLER’S GUIDE TO DYING
di Gary McNair
traduzione Natalia di Giammarco
con Stefano Patti
assistente alla regia Giulia Malavasi
regia Giampiero Rappa
produzione Teatro Belli

Il titolo del testo di Gary McNair ha un duplice significato. Il giocatore è il nonno scozzese del narratore, un uomo che verosimilmente ha piazzato una scommessa vincente sul risultato della vittoria dell’Inghilterra nei mondiali del 1966. Quando gli viene diagnosticato il cancro piazza un’altra scommessa: contro ogni aspettativa avrebbe vissuto fino al nuovo millennio. Ma il titolo si riferisce anche a qualcos’altro: siamo tutti giocatori e scommettiamo sul fatto che vinceremo la morte e riusciremo a raggiungere una sorta di immortalità attraverso i nostri geni e attraverso le storie che raccontiamo ai nostri figli e nipoti.
A Gambler’s Guide To Dying è un monologo in apparenza semplice ma in realtà è una storia ricca, divertente, delicata nella rappresentazione del rapporto tra nipote e nonno, e nel raffigurare il desiderio che abbiamo tutti di essere speciali: eroi della nostra storia.
È sia una celebrazione dell’atto del raccontare, sia un acuto monito sul fatto che la realtà e la finzione sono difficili da distinguere tra loro.
È una meditazione dal tocco leggero sulla fortuna, sulla probabilità, sul destino, sull’amore.

27 / 28 / 29 ottobre
BAD JAZZ
di Robert Farquhar
traduzione Stefano Cisano
con Mariagrazia Pompei, Simone Ciampi, Francesco Maria Cordella,
Andrea Bonella, Marika De Chiara, Carmen Di Marzo
regia Guglielmo Guidi
GEKON productions Francesco Dainotti

La nuova drammaturgia, soprattutto il filone irlandese di terza generazione, che imperversa in tutta Europa, ma della quale in Italia si sente poco parlare, con questo nuovo “straniamento” si dà un senso attivo alle emozioni; è un mezzo potente e suggestivo. Le battute sono brevi e fulminee, la lingua è “parlata”; i personaggi raccontano una storia, poi chiudono la porta e se ne vanno.
BAD JAZZ (gioco sporco), di Robert Farquhar, è una farsa satirica sul teatro moderno: quando la realtà e l’arte teatrale si confondono; ma è anche un assalto a tutto campo su quei registi ambiziosi che spingono in maniera autoritaria gli attori (quelli idioti) ad eseguire i loro ‘comandi’ nell’interesse della ricerca.
Questa provocatoria commedia parla di un “gruppo” che si riunisce nel tentativo di perseguire un sogno: fare teatro. La compagnia, che si definisce, di teatro sperimentale, sta mettendo in scena una commedia dalle tinte forti per scuotere il pubblico. I personaggi, che per la loro stranezza sfiorano il paradosso, fanno parte di quella “cultura wannabe”; e cioè, che aspirano a qualcosa, in particolare a essere qualcuno, a ricoprire un certo ruolo; e fingono, di essere quel qualcuno o ricoprire quel determinato ruolo. Natasha è un'attrice, perché vuole essere un’attrice, vuole diventare un’attrice, ma per Ben, il suo fidanzato, dovrebbe smettere e andare a vivere con lui; Gavin, il regista, nonostante la sua fama di enfant terrible, non è affatto quello che sembra e spinge i suoi attori a impegnarsi in situazioni dove il mondo del reale e il mondo del palcoscenico diventano quasi instinguibili: ne scaturiscono scene esilaranti e al limite del grottesco; Danny, come Natasha, è un attore che vorrebbe essere un attore, ma il suo appetito sessuale gli crea grosse difficoltà (Il suo monologo, quando confessa a Gavin che ha avuto una relazione con Natasha è davvero comico); Danielle, la produttrice, è preoccupata per come Gavin sta portando avanti le prove; Hannah, infine, l’autrice, vuole solo raccontare una storia.
Farquhar, architetta la pièce intorno ad un pene finto che diventa come un talismano e che rende l’intreccio non solo una farsa, ma anche un veicolo con cui sfida il moderno teatro “di ricerca”.
Bad jazz è una costante sorpresa. In un atto unico della durata di 80 minuti il drammaturgo britannico mette insieme budella, sesso, cani morti (di peluche), sangue, che diventano un bizzarro inno all’umana ricerca di senso e significato della vita. Le scene sono come delle micce che anticipano un’esplosione di comicità, ma al tempo stesso un ritratto iperbolico del nostro bisogno di essere, in questo mondo, propositivi.

BAD JAZZ è stato rappresentato per la prima volta all’ATC and Drum Theatre Plymouth il 22 Febbraio 2007, al Drum Theatre Plymouth. Il testo è per la prima volta rappresentato in Italia.

dal 31 ottobre al 3 novembre
UND
di Howard Barker
traduzione Antonia Brancati
con Laura Mazzi
scena Fabiana di Marco
luci Camilla Piccioni
regia Massimiliano Farau
produzione Ass. Cult. “Il Torchio”

Una donna in un sontuoso abito da sera attende il suo amante davanti a uno scintillante servizio da té in quella che - dalle sue parole - sembra essere una dimora aristocratica forse ormai in stato di abbandono. Mentre i suoi assillanti richiami alla servitù cadono nel vuoto ( anche l’ultima cameriera ha lasciato per sempre la casa?), e il ritardo dell’uomo comincia a farsi preoccupante, il campanello continua ossessivamente a suonare, sempre più minaccioso, mentre da tutta la villa arriva il suono di vetri infranti. E nel frattempo noi ascoltiamo il profluvio verbale della donna, ora torrenziale, ora frammentato, quasi a singulti e cominciamo a scoprire dettagli inquietanti della situazione: l’amante sembra essere un alto ufficiale di un esercito alle prese con campagne antisemite, e lei stessa un’ebrea. Dove siamo realmente? Che cosa è successo all’uomo? Chi sta inviando gli oggetti che in perturbate epifanie appaiono sulla scena (un mazzo di fiori, una lettera, un misterioso involto sanguinolento)?
Howard Barker ha costruito con Und un enigmatico e disturbante teorema, di forte impronta beckettiana, sugli aspetti più mortiferi e distruttivi del rapporto uomo-donna, evocando con potente forza espressiva anche scenari di violenza collettiva che si stagliano sullo sfondo della inquietante vicenda privata.
Andato in scena in una prestigiosa edizione francese in cui è stato interpretato dal soprano Natalie Dessay, il testo ha a Trend il suo debutto italiano.

dal 5 all’8 novembre
MEN IN THE CITIES
di Chris Goode
traduzione Noemi Abe
con Giulio Forges Davanzati
regia Silvio Peroni
produzione Festival Quartieri dell’Arte, Ludwig Officine linguaggi contemporanei, Fondazione Odyssea, Forteresse

Men in the cities di Chris Goode è un’esplorazione cruda ed emotiva di ciò che significa essere un uomo in Gran Bretagna oggi. Incorniciato da due morti violente – il suicidio apparentemente inspiegabile di un giovane uomo gay e l’omicidio del batterista Lee Rigby fuori dai Royal Artillery Barracks di Woolwich nel maggio 2013 – Men in the cities è un avvincente monologo sul male e la complicità, e sulle forze che determinano le nostre relazioni. Attraverso istantanee frastagliate di vite apparentemente scollegate, Chris Goode ci presenta un racconto provocatorio ma radicalmente umano su come viviamo oggi, un ritratto scuro e sfrenato della virilità moderna e dell’enorme effetto frammentario della vita cittadina.
Chris Goode è una delle figure più interessanti nell’ambito della sperimentazione artistica in Gran Bretagna. Il suo lavoro spazia dalla drammaturgia alle arti visive ed è stato ospitato da una varietà di istituzioni, dal Royal Court Theatre alla Tate Gallery, dalla West Yorkshire Playhouse al Teatro dell’Opera di Sidney. In entrambi i campi Goode mira a creare spazi accoglienti e strutture interessanti per far succedere qualcosa di inaspettato al loro interno.

10 / 11 / 12 novembre
D.N.A
(bullying play)
di Dennis Kelly
traduzione Monica Nappo Kelly
con Alessandro Blasioli, Ilaria Camplone, Andrea Carpiceci, Giulia Gallone, Massimo Leone, Martino Loberto, Luca Molinari, Giorgio Sales, Massimo Sconci, Andrea Palladino e Zoe Zolferino
sound designer & composer Luigi Tarquini
scene e costumi Velia Gabriele
in collaborazione con Canova 22 Roma
assistente regia Ilaria Micari
aiuto regia Fausto Morciano
regia Antonia Renzella
produzione Compagnia TAG & Florian Teatro Stabile d’Innovazione

“In natura i predatori puntano sempre l’animale più debole o più lento in un branco. Si assicurano il pasto con meno fatica e meno rischi.”
Adam è scomparso, inghiottito dal buio di un pozzo profondo in disuso. E’ caduto giù, camminando in bilico su una grata, mentre i suoi amici si divertivano a lanciargli pietre addosso. Ognuno di loro sente di essere colpevole, ma nessuno ha intenzione di essere scoperto. In preda al panico, i ragazzi mettono in atto un improbabile piano per allontanare i sospetti e inscenare il crimine perfetto. Il piano riesce, al punto che viene processato e accusato un innocente. Le tensioni nel gruppo sembrano allentarsi, quando un imprevisto rimescola le carte, rompendo i nuovi equilibri tra i membri di questa micro-società senza regole, modificando gerarchie e lotte di potere all’interno del branco.
D.N.A di Dennis Kelly è breve, acuto, scioccante: accumula abilmente i colpi di scena, mostrando come il senso di colpa e la paura lavorano sulle dinamiche di gruppo. Non importa che il tracciato è improbabile, perché è affilato: la scrittura riflessiva di Kelly entra dentro le teste dei personaggi. Una commedia nerissima che mette a nudo il modo in cui l'interesse personale, la pressione dei propri simili e l'incapacità di connettersi realmente ed entrare in empatia con l'altro porta ad un’ abulìa dei sentimenti, fino a generare in un gruppo di adolescenti la determinazione a farla franca con l'omicidio.
D.N.A ha la semplicità e la chiarezza di una tragedia greca filtrata attraverso un episodio di bullismo.
Il testo di Kelly, “D.N.A.”, esordisce al National Theatre di Londra nel 2007 conoscendo poi in Inghilterra e all’estero numerosissime edizioni ed allestimenti diventando il testo “cult” di riferimento sul bullismo. E’ stato rappresentato dagli studenti di college e scuole di tutto il mondo. Per il suo valore formativo e i temi trattati è entrato a far parte dei programmi di letteratura inglese e nelle scuole dove il teatro e materia di insegnamento. D.N.A. non è solo un testo per ragazzi. Come suggerisce il titolo, violenza, sopraffazione e crudeltà, riconducibili a un’ istintualità primordiale, a un d.n.a. dell’essere umano. Non c’è nessun particolare contesto critico di degrado sociale a fare da sfondo. L’azione scenica si muove tra un campo e un bosco, spazio nascosto, lontano dallo <<sguardo pubblico>>, punto di ritrovo di un gruppo di ragazzi che ha instaurato un “regime” al di fuori delle leggi. La ripetitività strutturale delle scene sembra rimandare a una ciclicità della vita, della Storia, nel suo alternare lo schema: malessere, conflitto, persecuzione di un capro espiatorio. Questa micro-società riproduce la tipica struttura di un regime tirannico - ci sono i leader, i seguaci fanatici, quelli che non prendono posizione, quelli che obbediscono per paura di essere esclusi, emarginati, “fatti fuori”. E’ una micro-società dalla miscela esplosiva, votata ad azioni violente e irrazionali.
Se le relazioni in un gruppo, in una collettività, non sono fondate sull’ empatia, l’altruismo, la cooperazione non è possibile nessuna emancipazione della nostra specie, “il branco” continuerà a ricaderci addosso ciclicamente, perché nessun animale fa tanto ricorso a guerre inutili quanto l’uomo.

14 / 15 / 16 novembre
LEMONS, LEMONS, LEMONS, LEMONS, LEMONS
di Sam Steiner
traduzione Matteo Curtoni e Maura Parolini
con Loris Fabiani e Elisa Benedetta Marinoni
regia Alessandro Tedeschi
produzione Bottega Rosenguild

«I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo» Ludwig Wittgenstein
Ogni civiltà è fondata sul linguaggio.
Il livello di crescita di una società si misura con la complessità della sua lingua.
La democrazia liberale, la più evoluta forma di governo di una società, dovrebbe basarsi sulla libertà di espressione. Le parole con cui interagiamo sono lo specchio della nostra cultura e della nostra libertà.
Ammesso che sia cosí...cosa succederebbe se una legge riducesse il numero di parole che ognuno di noi può usare al giorno? E se fossero solo 140? Come faremmo a lavorare? A Cantare? Far valere i nostri diritti? Sfogarci? Conoscere qualcuno? Fare un discorso? Ordinare del cibo? E quante parole rimarrebbero per amare?
Una giovane coppia, Bernadette ed Oliver, ci racconteranno il tentativo in questa obbligata carestia verbale di trovare una nuova lingua su cui fondare e difendere il loro rapporto, all’interno di un mondo in cui non è solo la loro storia ad essere a rischio, ma la democrazia stessa.
“Limoni Limoni Limoni Limoni Limoni” è una commedia scritta da Sam Steiner, giovane drammaturgo britannico. Il testo non è mai stato rappresentato in Italia. Ha debuttato al Fringe Festival di Edimburgo con un ottimo riscontro da parte della stampa.

17/ 18 / 19 novembre
THE PASS
di John Donnelly
traduzione Valentina De Simone
con Edoardo Purgatori, Federico Lima Roque, Giorgia Salari, Gianluca Macrì
casting director Federica Baglioni
sound design Lorenzo Benassi
assistente alla regia Valentina De Simone
regia Maurizio Pepe
produzione Ass. Cult. La Forma dell’Acqua / The Shape of Water

Una camera d’albergo a Bucarest, 2006
Cristian e Thomas sono diciannovenni. Si allenano con la primavera di una famosa squadra di calcio di Roma da quando avevano otto anni, e ora sono in competizione per lo stesso ruolo. E’ la sera prima del debutto in prima squadra – una partita di Champions League – e sono in una camera d’albergo a Bucarest. Dovrebbero dormire, ma sono troppo eccitati. Si allenano, combattono, ridono, parlano di ragazze. E poi, improvvisamente, Cristian bacia Thomas. Stacco a…
Una stanza d’albergo a Barcellona, cinque anni dopo
Cristian è in una costosa suite con una lap-dancer: Linda. E’ notte fonda, hanno bevuto, e lui sta cercando di portarla a letto. Ormai è uno dei calciatori più famosi del mondo. La borsa di Linda è dotata di una videocamera nascosta – è una trappola – ma alla fine diventa chiaro che non solo Cristian è a conoscenza della telecamera, ma è proprio lui ad aver commissionato in segreto questa truffa. Cristian vuole che su internet giri un video porno con una ragazza per smentire la voce che sia gay. Linda vuole andarsene, ma lui insiste. Lei chiede il doppio per andare fino in fondo, del resto ha un figlio a carico. Lui accetta. Stacco a…
Una camera d’albergo a Milano, cinque anni dopo
Cristian ora ha ventinove anni, un divorzio alle spalle e un ginocchio in via di riabilitazione dopo un’operazione al legamento crociato. Sta finendo di scontare una squalifica di 5 giornate per via di un brutto fallo. Nella sua Penthouse c’è Thomas, che non vede da dodici anni. Thomas ora è un idraulico, e Cristian gli ha chiesto di venire a Milano per offrirgli un lavoro. Dice che vuole un preventivo per la sua villa in Grecia, ma sospettiamo che provi ancora qualcosa per Thomas. Thomas ora è apertamente gay, ha una storia con un ragazzo, mentre Cristian nega la propria sessualità. Iniziano a bere, e Cristian chiama la reception per avere un cacciavite in modo da poter smontare la TV dal muro e gettarla dalla finestra. Un giovane cameriere, Enrico, porta il cacciavite e viene coinvolto da Cristian in un gioco pericoloso a base di alcol e droghe. Si crea una grande tensione fra i tre che sfocia in un confronto molto acceso tra Cristian e Enrico, che verrà cacciato dalla stanza. Ora Cristian non ha più tempo e scuse a disposizione. Deve ammettere cosa prova per Thomas. Non ci riesce. Alla fine Thomas se ne va.
Una storia che sviscera uno degli ultimi grandi tabù dello sport. Sesso, fama e fallimento, segreti e bugie, in un mondo dove l’immagine è tutto.
The Pass è stato presentato al Royal Court Theatre di Londra nel gennaio 2014. La versione cinematografica prodotta da Lionsgate è uscita in sala nel 2016.

21 / 22 novembre
EDEN
di Eugene O’Brien
traduzione Marcello Cotugno
con Alice Arcuri e Denis Fontanari
regia Carlo Sciaccaluga
produzione ariaTeatro

Il momento in cui un marito e una moglie si sfiorano nel letto è il momento in cui faticosi pensieri vincono il sonno e il matrimonio stesso.
Si vorrebbero pronunciare delle parole che al contrario tornano indietro, si vorrebbe trovare il coraggio di ricominciare e invece è solo un sospiro ad avere la meglio.
Un sospiro pieno di: mi ami ancora? Io… E tu?
Eccoli. Breda e Billy.
Una coppia qualunque, come la mamma e il papà, come loro e come noi che in questo momento stiamo leggendo queste poche righe prima di affrontare un profondo viaggio nella loro misera quotidianità fatta di notti insonni, occhi al soffitto, carezze mancate.
La porta di casa viene tirata indietro e improvvisamente lui è andato via nel cuore della notte, verso tentazioni nuove, donne diverse, attimi di disperata libertà.
Cosa sono l’una per l’altro è fin troppo chiaro sin dall’inizio.
La sofferenza di chi sa che l’altro non ha più gli occhi degli anni felici non è inferiore a quella di chi non può costringere se stesso a fingere continuamente la nebbia dei sensi.
Eccoli. Breda e Billy. Due caratteri completamente diversi.
Uguali tuttavia nella disperazione di chi prova a cambiare il finale di una storia anonima come infinite altre.
Eccoli, Breda e Billy, prevedibili come non mai, andare incontro alla distruzione in una serata programmata in maniera così speciale da bruciare come una ferita aperta, da agitare come il sonno disturbato delle bambine che di là sono preda degli incubi dell’infanzia.
Prevedibili come non mai, nella buona e nella cattiva sorte, Breda e Billy hanno molto da raccontare a chi, come loro, sta chiedendosi se l’amore o la fine dell’amore non possa incredibilmente sorprendere, come un fantastico lento degli Spandau Ballet, uguale da sempre ma emozionante – a tratti – come la prima volta.
Uno spettacolo che narra una realtà. Una realtà di coppia.

24 / 25 / 26 novembre
IN THE NIGHT TIME (BEFORE THE SUN RISES)
di Nina Segal
traduzione Emiliano Russo
con Marcello Gravina e Diletta Masetti
coreografia Monica Scalese
disegno luci Massimo Sugoni
foto promozionali Giuseppe De Angelis
ufficio stampa Rocchina Ceglia
regia Emiliano Russo
produzione Capsa Service in collaborazione con Ar.Ma Teatro

Un neonato piange. Una bottiglia si rompe. Una finestra va in frantumi. Vi siete mai chiesti se fare un figlio sia un atto di grande responsabilità o di puro egoismo?
Considerati il costante bombardamento dei titoli dei giornali e le notizie di tragedie umane, di catastrofi naturali e sugli scontri politici globali, possiamo davvero giustificare la volontà di due persone di mettere al mondo un bambino?
Con In the Night Time (Before the Sun Rises), Nina Segal ci mette davanti, in maniera allucinatoria, alle paure di una coppia che decide di avere il primo figlio.
Durante una notte qualunque, un uomo e una donna cercano di calmare il pianto della loro bambina – ma con il passare delle ore, i due iniziano ad accusare la perdita del sonno e il mondo intorno a loro inizia ad andare in pezzi, e gli orrori che affliggono il nostro pianeta si riversano nella camera della bambina. Decidere di fare un figlio in un modo dilaniato come il nostro, sarà stata una buona idea?

dal 28 novembre al 3 dicembre
SPLENDOUR
di Abi Morgan
traduzione Carlo Emilio Lerici
con Francesca Bianco
regia Carlo Emilio Lerici
produzione Teatro Belli / La Comune Bolzano

Mentre la guerra civile infuria, quattro donne si ritrovano chiuse all’interno di un lussuoso palazzo presidenziale, mentre aspettano che il capo di stato torni a casa.
Splendour è un intricato e complesso racconto in cui Abi Morgan esplora il privilegio, la paura e la brutalità attraverso cui si esercita il potere politico, e lo fa attraverso le esperienze di quattro donne: vittime, collaboratori del potere stesso e testimoni.
Il paese in cui l’opera si svolge non è specificato: le protagoniste sono Micheleine, moglie del presidente che aspetta il rientro di suo marito insieme alla sua migliore amica, Genevieve; Kathyrin, una fotografa e giornalista inglese, incaricata di fare un ritratto fotografico al presidente, e un’interprete, Gilma. Mentre sullo sfondo imperversa la battaglia, le quattro donne, nonostante le differenze linguistiche, si conoscono e si confrontano.
Quattro caratteri forti, quattro vite diverse ma avvicinate dalle circostanze emergono in questo interessante ritratto femminile, in cui ognuna di loro cela le proprie menzogne e verità e anche un’amicizia di lunga data come quella fra Micheleine e Genevieve appare come costruita sul risentimento.
La particolare struttura del testo serve ad amplificare questi contrasti: le stesse scene vengono mostrate più volte, in una continua ripetizione, ogni volta da una nuova prospettiva, ed i dialoghi così frammentati ogni volta che vengono riproposti aggiungono nuovi dettagli.
In quest’opera, potente e complessa, sarà lo spettatore a comporre la sua verità.
Splendour ha debuttato al Fringe Festival di Edimburgo nel 2000. Da allora è stato riproposto in varie edizioni sia in Gran Bretagna che nel resto del mondo. L'ultima edizione è andata in scena con grande successo a Londra nel 2015.
Lo spettacolo debutta in prima assoluta per l'Italia, tradotto e diretto da Carlo Emilio Lerici che nella scorsa edizione di TREND ha portato in scena un altro testo di Abi Morgan: Lovesong.

dal 6 al 10 dicembre
REVOLT. SHE SAID. REVOLT AGAIN
di Alice Birch
traduzione Giacomo Bisordi
con Aurora Peres
scene Paola Castrignanò
costumi Anna Missaglia
luci Javier Delle Monache
regia Giacomo Bisordi
produzione Schadenfreude

Scritto e rappresentato nel 2014, Revolt. She said. Revolt again è un potente impianto drammaturgico che prova ad indagare il ruolo della donna nell’Occidente del XXI secolo. Alice Birch esamina il linguaggio, i comportamenti e le forze che influenzano le donne nel XXI secolo, e si chiede cosa ci impedisce davvero dal fare qualcosa di radicale per cambiarle.
Uno spettacolo costruito per far deflagrare questa domanda, Revolt. She said. Revolt again è un manifesto in forma drammatica: al suo centro, l’agire rivoluzionario. Con tutta la sua controversa violenza.
Quattro tappe di un unico discorso drammatico e linguistico in cui, battuta dopo battuta, si disseziona quel misterioso momento in cui la comunicazione si interrompe e il linguaggio verbale smette di provarsi efficace: fantasie sessuali, proposte di matrimonio, colloqui di lavoro, atti di protesta pubblici in supermercati discount, scontri familiari nervosi e marci - momenti di un testo che ha una sola richiesta: should not be well behaved , non dovrebbe essere beneducato - chiede Alice Birch.
Quale sia questa educazione, lo capiremo.

11 / 12 / 13 dicembre
BLINK
di Phil Porter
traduzione Francesca Montanino
con Celeste Gugliandolo e Matteo Sintucci
scene e costumi Maria Mineo
musiche originali Matteo Sintucci
regia Mauro Parrinello
produzione OffRome, Tedacà/ Compagnia Dei Demoni
in collaborazione con Teatro Libero di Palermo

Blink è la storia d’amore di Jonah e Sophie. Una storia normale… più o meno…
A parte per Jonah, che è fuggito dalla severa comunità presbiteriana in cui è nato e cresciuto con un gruzzolo di sterline che la madre gli ha lasciato sotto terra, e la sua inseparabile Reflex, filtro obbligato per guardare il mondo.
E per Sophie, che dopo la morte del padre, e un licenziamento inaspettato, ha la costante sensazione di stare diventando invisibile. A parte per il pianerottolo che divide i due appartamenti gemelli in cui si rintanano tutto il giorno, entrambi impauriti dal mondo là fuori.
E a parte per il monitor che li unisce, un monitor che Sophie consegna anonimamente a Jonah, che si ritrova a spiarla in ogni momento del giorno…
Guardare ed essere guardati. Per entrambi un antidoto contro l’invisibilità a cui questo mondo li condanna.
Blink racconta con ironia e originalità di due solitudini, tenere, comiche e disperate, e del loro tentativo di incontrarsi e difendersi dal mondo reale.
E per quanto bizzarra e ”filtrata” possa essere questa storia d’amore, siamo sicuri che sia meno autentica di una storia normale?
Giovane autore già pluripremiato, Phil Porter ha debuttato con Blink al Soho Theatre di Londra, aggiudicandosi ottimi consensi di critica e pubblico. Questa produzione segna il debutto di Phil Porter, e di Blink, in Italia.

16 / 17 dicembre
MOTHER ADAM
di Charles Dyer
traduzione Maria Teresa Petruzzi
con Leo Gullotta e Ludovica Modugno
assistente alla messa in scena Chiara Lipparelli
lettura scenica a cura di Elena Sbardella
produzione L’Albero Teatro Canzone

Leo Gullotta e Ludovica Modugno, per la prima volta insieme a teatro, in Mother Adam di Charles Dyer, anteprima assoluta in Italia: un'opera tragicomica di raffinata ferocia dell'autore - noto soprattutto per Staircase, "Il Sottoscala" - che qui dipinge con maestria il rapporto tra una madre terribile e il figlio che tenta di sognare invano possibili vie di fuga.
Leo Gullotta e Ludovica Modugno, figlio e madre, in un meraviglioso incontro artistico e umano danno vita ad Adamo e Mammina. È domenica e Mammina è crocefissa al letto, bloccata dalla sua malattia, accudita da Adamo. Signora Dio, così la chiama Adamo mentre, in questa giornata di festa, dà vita a una serie di stravaganti personaggi che gli permetteranno di attraversare il tempo e dipingere a tinte forti la loro grottesca relazione.


CICLO PROIEZIONI DIGITAL THEATRE
proiezioni in lingua originale senza sottotitoli
ingresso gratuito

1 dicembre ore 18.00
BILLY THE KID
di Michael Morpurgo
con Dudley Sutton e Sam Donovan
regia di Tony Graham

L’unica cosa che Billy ha mai desiderato è giocare per il Chelsea ed il suo sogno diventa realtà quando viene scelto per diventare attaccante per la prima squadra. Ma è il 1939, e a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la vita di Billy cambia per sempre. L’Unicorn Theatre presenta la storia di un grande calciatore del Chelsea, sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, Billy the Kid, di Michael Morpurgo. Votato come Best Children’s Show nel 2007 da Time Out, la produzione comprende gli amati attori britannici Dudley Sutton nel ruolo di Billy e Sam Donovan come Sam.
L’autore: MICHAEL MOLPURGO
Nato a St Albans il 5 ottobre 1943 è uno scrittore e poeta britannico, ed ha al suo attivo più di cento romanzi. Dopo la laurea ha esercitato per circa dieci anni la professione di insegnante, per dedicarsi successivamente, assieme alla moglie Clare, all'organizzazione di Farms for the City Children (Fattorie per i bambini di città), associazione benefica che vuole avvicinare i bambini di città alla vita di campagna. Il suo impegno civile e letterario gli ha permesso di diventare, nel 2006, Cavaliere dell'Impero Britannico. Fra i suoi principali successi Il naufragio dello Zanzibar, Il Regno di Kensuke e La guerra del soldato Pace, romanzi che hanno vinto premi letterari. Nel 2011 Steven Spielberg ha adattato per il cinema il suo romanzo War Horse (1982).

2 dicembre ore 18.00
THE SOAP MYTH
di Jeff Cohen 
con Greg Mullavey, Andi Potamkin, Donald Corren, Dee Pelletier.
regia di Arnold Mittelman

Più di mezzo secolo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie alla spinta disperata di un sopravvissuto, una giovane reporter investigativa si ritrova immersa in numerose versioni della stessa storia.
Giocato sullo scontro tra le scadenze giornalistiche e l’integrità professionale, la critica ha acclamato The Soap Myth, scritto da Jeff Cohen, che pone domande su chi ha l’autorità di raccontare la storia: coloro che l’hanno vissuta e la ricordano, coloro che la studiano e la proteggono, o coloro che cercano di distorcere la sua stessa esistenza? Ed infine, qual è la nostra responsabilità, una volta che conosciamo la verità?
L’autore: JEFF COHEN
Direttore teatrale americano, drammaturgo e produttore. E’ cresciuto a Baltimora, nel Maryland. Si è laureato alla Baltimore Friends School, prima di frequentare la New York University, dove ha studiato recitazione con Stella Adler. E’ molto conosciuto per il Tribeca Playhouse Stage Door Canteen, la sua risposta agli attacchi del 9/11 che ha portato star di Broadway, della televisione e della musica a Ground Zero a “intrattenere le truppe”, durante il salvataggio e il recupero delle vittime del World Trade Center. E’ fondatore e direttore artistico della Dog Run Repertory Company, The Tribeca Playhouse, the Worth Street Theater Company, e The RAPP Arts Center, dove ha prodotto e diretto più di cinquanta produzioni che hanno vinto il Drama Desk e l’Outer Critics Awards. Tra i suoi spettacoli più celebri ricordiamo The Soap Myth, The Man Who Ate Michael Rockefeller, Men Of Clay, e il revival di The Normal Heart.

3 dicembre ore 18.00
FROM UP HERE
di Aaron Lee Lambert
con Leila Benn Harris, Tony Kemp, Lisa Kerr, Tommy Sherlock e Russel Walker
regia Luke Sheppard

“Ogni momento merita di essere ricordato. Che sia buono o cattivo, è comunque parte di chi siamo”.
From Up Here è un nuovo musical di Aaron Lee Lambert, che esplora cosa possono significare le scelte di vita che ognuno di noi compie e come possono influenzare altre persone senza rendersene conto. Questa produzione, ripresa dal Digital Theatre al Wilde Theatre di South Hill Park, è diretta da Luke Sheppard con la direzione musicale di Tom Attwood.
L’autore: Aaron Lee Lambert
Aaron Lee Lambert si è laureato all’Università di Yale in Musica nel 2006, trasferendosi successivamente a New York, dove ha lavorato come attore per due anni. Ha fatto da sostituto Off-Broadway, ha recitato nel ruolo di Bert nella premiere mondiale di Meet John Doe al Goodspeed, ed è apparso in Show Boat al Carnegie Hall, per la regia di Francesca Zambello. Al momento vive in Inghilterra, dove ha lavorato per celebri musical come Shrek e Sister Act. From Up Here è il suo primo musical.


TREND
nuove frontiere della scena britannica
XVI edizione

Direzione Artistica: Rodolfo di Giammarco
Organizzazione Generale: Carlo Emilio Lerici

Orario spettacoli: tutte le sere alle ore 21
Prezzi posto unico € 10
Carnet 10 ingressi € 50

Informazioni e prenotazioni: 06 5894875 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.teatrobelli.it

Teatro Belli – piazza Sant'Apollonia, 11a – (Trastevere)

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TREND – Nuove Frontiere della Scena Britannica

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Twitter
@Trend_NFSB

Fonte: Paola Rotunno, Ufficio stampa Trend

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