Tosca debutta in prima nazionale al Museo del Bargello con "Il Suono della Voce"

Scritto da  Martedì, 01 Settembre 2015 

Reduce dai successi di Romana, omaggio a Gabriella Ferri e Sto core mio, dedicato a Roberto Murolo, lunedì 7 settembre ore 21.15 Tosca presenta nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello, in prima nazionale, il suo nuovo e ambizioso progetto, Il Suono della Voce. Un nuovo spettacolo teatrale e un nuovo disco per la cantante-attrice, una ‘summa' di 10 anni di attività che mette insieme musiche di atmosfere e culture diverse, dalla tradizione folk a una rilettura attorale di Prisencolinensinainciusol di Celentano: suoni del mondo legati insieme da Il suono della voce, una canzone inedita scritta per lei da Ivano Fossati. La direzione musicale è della Bubbez Orchestra, la regia è di Massimo Venturiello.

 

Lunedì 7 settembre ore 21.15, Cortile del Museo Nazionale del Bargello Prima Nazionale

TOSCA ne
IL SUONO DELLA VOCE
Confini e Sconfini di un Viaggio in Musica
Direzione Musicale Bubbez Orchestra
Regia Massimo Venturiello

Giovanna Famulari, pianoforte, violoncello e voce
Massimo De Lorenzi, chitarre
Ermanno Dodaro, contrabbasso
Matteo Di Francesco, batteria e percussioni

Nell’anima dei paesi si entra attraverso la musica, il canto e i suoni. E Tosca ha immerso le mani e la mente nelle radici del mondo, ha unito la sua voglia di saper e scoprire al viaggio tra Lisbona, Istanbul, Napoli, ma anche Roma e Parigi, cercando di respirare e riportare con sé da ogni luogo visitato una sensazione, un’emozione. Un itinerario musicale tra culture distanti, ma sorprendentemente armoniose, tra porti e atmosfere lontane, unite da un tratto comune: la straordinaria vocalità della cantante romana.
“Conoscere un paese attraverso la propria musica è come assaggiarne il sangue”, racconta Tosca, “come lasciarsi andare a dei richiami primitivi, forse più ancestrali della lingua stessa: la musica di un popolo ti racconta tutto quello che c’è da sapere.”
Yiddish, portoghese, giapponese, rumeno, libanese scorrono accanto e con l’italiano, in un omaggio alle infinite coniugazioni della musica popolare, e il filo conduttore è Il Suono della Voce, canzone che Ivano Fossati ha inviato a Tosca dopo una conversazione in cui la cantante-attrice gli aveva raccontato le esperienze di 10 anni di teatro/canzone e la sua voglia di un nuovo spettacolo che proseguisse le esperienze precedenti. Sintesi poetica, magica e struggente di una storia universale e normale dove spero di non perderti mai.
“Ho cominciato a raccogliere materiale per un nuovo lavoro discografico di cui non conoscevo ancora il tema preciso”, racconta Tosca, “non volevo fare il solito disco di canzoni, volevo esprimere qualcosa che fosse realmente in me, una mia necessità artistica, ma per quanti sforzi facessi, il progetto non prendeva la forma giusta. Fino a che, un pomeriggio di novembre, Ivano Fossati mi ha scritto un piccolo gioiello, Il Suono della voce. Come per magia ho trovato il bandolo della matassa: un viaggio nel suono della voce attraverso alcune tra le più belle e particolari canzoni del mondo.”
Tiziana Tosca Donati, in arte semplicemente Tosca, è prima di tutto una donna che crede nell’artigianalità e conseguente indipendenza assoluta del lavoro d’artista. Di qui discese 10 anni fa la scelta, allora in totale controtendenza, di rinunciare a un importante contratto discografico per diventare imprenditrice, produttrice e impresario di se stessa nel solco della migliore tradizione teatrale italiana, profondamente legata all’idea di ‘bottega a conduzione famigliare’, progetto realizzatosi nel sodalizio artistico, imprenditoriale e sentimentale con il compagno, il regista e attore Massimo Venturiello.
Con decine di titoli importanti, incentrati sul tema della canzone teatro, l’impresario Tosca, finalmente libera produttrice di se stessa, ha vinto pienamente la sua scommessa: Romana, omaggio all’amica Gabriella Ferri, Gastone, La Strada, Musicanti, Zoom Spartito Cinematografico, Il Borghese Gentiluomo, Sto’ Core Mio sono solo alcuni fra i tanti lavori che, con continue riprese in tutt’Italia, le hanno portato il successo diretto e continuo con il pubblico.
Da questa lunghissima e vincente esperienza, nasce Il Suono della Voce, un excursus antologico non solo delle potenzialità espressive della voce di Tosca, che in tal senso non ha rivali nel nostro Paese, ma anche indagine sull’intramontabile forma canzone, nelle sue mille anime diversamente coltivate in tutto il mondo, in mille lingue con esiti diversissimi, ma sempre di immediata comprensione. Per cogliere la straordinaria ricchezza di queste realtà musicali, Tosca ne ha dissotterrato quei suoni in una fusione di interpretazioni nelle quali racconta storie diverse, dall’intramontabile fascino esotico e del viaggio in cui si unisce una bruciante e talvolta drammatica attualità, fra tradizioni ancestrali, spinte innovative e il bisogno di conoscenza di mondi e culture diversi, per accomunarli al mondo di ognuno di noi, nella speranza di eliminare i confini.
“Ho provato a comporre un lungo “spartito di bordo” attraverso canzoni edite, inedite, adattate, in lingua originale, stralciate, in duetto”, spiega la cantante-attrice romana, “il tutto per raccontare la potenza della voce legata alle note, alla pronuncia e al suono di buona parte del mondo; Yiddish, Portoghese, Francese, Rumeno, Giapponese, Libanese, senza trascurare la mia musica “del popolo”: Nina se voi dormite (classico romano) si adatta a Nina, se você dorme in romanesco e portoghese. E ancora Catarì / Marzo di Salvatore di Giacomo si trasforma in Mars eseguita in napoletano e in francese. Sto core mio di Orlando di Lasso, autore del ‘600, adattata in volgo e tedesco con il titolo Dieses mein Herz.”
Un nuovo racconto nel ‘teatro canzone’ che Tosca frequenta da diversi anni, dove grazie ad alcuni elementi scenici, all’uso di proiezioni e all’utilizzo di un mirato disegno luci, lo spettatore viene coinvolto in un percorso visionario tra le molteplici etnie, in un turbinio di canzoni, parole, immagini e luci che non si propone di raggiungere una meta precisa, quanto di inseguire il piacere del viaggio, della conoscenza.
L’impianto è molto teatrale grazie a un percorso drammaturgico forte, la regia e i testi sono curati da Massimo Venturiello. Partendo da Il libro dell'inquietudine di Pessoa, che è l’emblema del viaggio dentro di sé, il viaggio della vita, Venturiello ha creato un filo emozionale molto intenso che unisce vari quadri legati a diverse etnie. Poi ci sono gli splendidi musicisti della Bubbez Orchestra, un’isola di luci e tanti microfoni che rappresentano le tante voci del mondo.”
Il suono della voce di Tosca è un compendio dei suoni del mondo, lungo il mistero e la bellezza della vita. L’artista romana spezza confini e frontiere, accogliendo nell’uscio di casa, i suoni delle voci che ci aleggiano intorno.
È un meraviglioso percorso, un arricchimento, un privilegio”, conclude Tosca, “un viaggio appunto, che mi piace pensare non abbia un capolinea.”

Il mio viaggio nella voce
di Tosca

"Il Viaggio non finisce mai. Sono i viaggiatori che finiscono". In aereo tra Roma e Milano, sul solito giornale che ti danno da leggere, questa frase di Saramago era scritta a penna da qualcuno. Ho strappato la pagina e l’ho conservata. Mi aveva colpito al cuore, al centro, dritto dritto.
Viaggio fin da bambina, e da sempre mi piace entrare nei paesi non solo attraverso le solite visite di ciò che ‘si deve vedere’: musei, pinacoteche, quanto piuttosto attraverso quello che si può ascoltare, respirare e conservare sotto la propria pelle: vedere come si muove un popolo, le sue usanze, le manie, le particolarità, la sua musica.
Conoscere un paese attraverso la propria musica è come assaggiarne il sangue, come lasciarsi andare a dei richiami primitivi, forse più ancestrali della lingua stessa: la musica di un popolo ti racconta tutto quello che c’è da sapere.
Ricordo il mio stupore, misto a paura, davanti al canto del Muezzin, oppure la meraviglia nell’ascoltare la potenza dell'urlo berbero, la bellezza dei canti celtici, gli origami tunisini, ma anche le melodie e le tradizioni più profonde del mio paese apparentemente somiglianti fra loro, ma con mille sfaccettature diverse.
Ho iniziato il mio percorso nello studio della musica del mondo quasi 20 anni fa. Il mio primo ‘viaggio musicale’ è stato Musica Caeli, un lavoro composto da testi sacri in latino su musiche inedite. Un primo passo.
Subito dopo quella che è stata la mia vera partenza per il viaggio nelle radici: Romana, omaggio a Gabriella Ferri, prospettiva sulla cultura della canzone e della letteratura romana. E ancora il progetto successivo, Musicanti – Sonata a Cosimina, una prospettiva sulla musica popolare di buona parte del mondo, dalla cultura Ebraica a quella Yiddish fino alle nostre sponde del Cilento. E poi Trentino senza tempo con la banda di Albiano, Esperanto, un viaggio nella musica spirituale e popolare nel mondo, Sto core mio, notturno napoletano per Roberto Murolo.
La musica del mondo ti stupisce, ti sorprende. Così, durante una funzione religiosa, in Sicilia, ho sentito tre donne che cantavano uno strano Adeste Fideles. Ho chiesto in che lingua fosse, mi hanno risposto: “in iracheno”. Ho chiesto loro di cantarla per poterla registrare ed oggi nei miei concerti trovo sempre un posto per eseguirla. La stessa cosa per una canzone dei matrimoni Yiddish; una canzoncina che sentivo canticchiare da una signora che mi aiutava in casa. Anche questo è viaggiare.
Circa 5 anni fa, ho cominciato a raccogliere materiale per un nuovo lavoro discografico di cui non conoscevo ancora il tema preciso, ho cominciato a scrivere, a collaborare con altri autori. Ma che strada seguire? Quale argomento? Non volevo fare il solito disco di canzoni, volevo esprimere qualcosa che fosse realmente in me, una mia necessità artistica, ma per quanti sforzi facessi, il progetto non prendeva la forma giusta.
Fino a che, un pomeriggio di novembre, Ivano Fossati mi ha scritto un piccolo gioiello, Il Suono della voce: “Ne dice di cose il suono della voce”.
Come per magia si è composto il tutto ed ecco trovato il bandolo della matassa: un viaggio nel suono della voce attraverso alcune tra le più belle e particolari canzoni del mondo.
Non è stato facile scegliere un repertorio, quando si ha a che fare con la musica del mondo ti resta addosso una consapevolezza che ti trasforma in modo radicale, l’accogli con semplicità, ma al contempo con timore e rispetto, ne resti inevitabilmente affascinato e magicamente ritrovi in suoni “lontani” una incredibile vicinanza con i tuoi suoni, una grande affinità. Ed è proprio lì che sono andata a cercare: nelle affinità tra le mie radici e quelle delle altre culture.
L’ho fatto istintivamente, animalescamente, partendo dal centro della mia anima musicale, dai miei ricordi di “sangue”, dai tanti flash back depositati nella mia memoria, dalla mia maestra di canto delle scuole medie che mi insegnò la tradizione popolare, ai ricordi della mia infanzia di bambina cagionevole che si “salvava” con la musica, da tutti i miei viaggi reali e virtuali.
Ho provato a comporre un lungo “spartito di bordo” attraverso canzoni edite, inedite, adattate, in lingua originale, stralciate, in duetto, il tutto per raccontare la potenza della voce legata alle note, alla pronuncia e al suono di buona parte del mondo; Yiddish, Portoghese, Francese, Rumeno, Giapponese, Libanese, senza trascurare la mia musica “del popolo”: Nina se voi dormite (classico romano) si adatta a Nina se voce dorme in romanesco e portoghese, e ancora Catarì / Marzo di Salvatore di Giacomo si trasforma in Mars eseguita in napoletano e in francese, Sto core mio di Orlando di Lasso, autore del ‘600, adattata in volgo e tedesco con il titolo Dieses mein Herz.
È un meraviglioso percorso, un arricchimento, un privilegio, un viaggio appunto, che mi piace pensare non abbia un capolinea.

BIGLIETTI
Posto unico: 15€ intero, 12€ ridotto (over 60, under 26, abbonati Teatro della Pergola, soci Unicoop Firenze)
Biglietteria: Teatro della Pergola, via della Pergola 24, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 055.0763333
Orario: da lunedì a sabato, dalle 9.30 alle 18.30. Domenica chiuso.
Circuito regionale Boxoffice, online e, la sera del concerto, direttamente presso il Cortile del Museo Nazionale del Bargello, via del Proconsolo, 4.
Sito internet: www.teatrodellatoscana.it


Fonte: Matteo Brighenti, Fondazione Teatro della Toscana

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