Teatro Vittoria: il teatro di tutti e per tutti, la stagione 2017/2018

Scritto da  Sabato, 27 Maggio 2017 

Un teatro storico della Capitale rilancia una stagione con una proposta articolata e varia, dalla commedia alla magia, dalle incursioni culturali in teatro, a formule di teatro-studio di omaggio a grandi personaggi, con una forte presenza della musica dal vivo, fino ad un format di teatro immersivo, perché tutto quello che è racconto al pubblico da un palco è teatro. In fondo con “Rumori fuori scena” c’è posto anche per un classico, senza che la prosa classica sia citata. Il direttore artistico, Viviana Toniolo, passa in rassegna la sua proposta per la nuova stagione da uno dei palchi storici di Roma che non è mai stato solo teatro ma impegno per il pubblico in senso ampio, anche politico. Il cartellone racconta bene la metafora di un teatro inteso non solo come spettacoli in senso classico: prosa comica e tragica, ma ben altro. Esordisce affermando che il teatro non chiude - precisazione d’obbligo viste le tante recenti polemiche e troppe voci di corridoio, non è venduto ma resta in vendita.

 

L’apertura è nel segno della commedia con due novità italiane. La prima è “Segreti di famiglia” di Enrico Luttmann (dal 3 al 15 ottobre 2017), testo dedicato ad una donna, Grazia, caustica, con molti difetti e molti segreti che il figlio stesso non conosce. Gli spettatori li conosceranno solo ascoltando il racconto del figlio attraverso non un giudizio ma il dolore di chi ha molto sofferto e l’amore del narratore, a cominciare da una bottiglia di Coca-Cola che custodisce non solo una bibita gasata.

La seconda novità è “Il diavolo certamente”, adattamento teatrale di Claudio Pallottini da un libro di racconti del 2012 di Andrea Camilleri (in scena dall’11 al 28 gennaio 2018) che hanno come fil rouge la casualità della vita dove il diavolo mette lo zampino; sul palcoscenico si svolgerà tutto nello scompartimento di un treno (invenzione dell’adattamento).

Da segnalare la ripresa, dopo trentaquattro stagioni, di “Rumori fuori scena” di Michael Frayn (dal 12 al 23 dicembre 2017), per la regia di Attilio Corsini, sia perché il pubblico lo chiede sempre sia perché è uno spettacolo, ha raccontato il direttore, che è stato capace di portare in sala un pubblico non habitué e soprattutto di giovani.

Sul tema dolce-amaro della commedia che attraverso la comicità racconta problemi e drammi, “La Divina Commediola” con Giobbe Covatta, adattamento di Dante in napoletano immaginando l’inferno non come il luogo di detenzione dei carnefici ma delle vittime e in questo caso, delle vittime per eccellenza della società di oggi: bambini e giovani (dal 31 ottobre al 5 novembre 2017).

Nella stessa linea “Terapia di Gruppo” di Christopher Durang su traduzione di Giovanni Lombardo Radice (dal 26 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018), commedia sulla nevrosi della società contemporanea e le piccole e grandi contraddizioni di tutti i giorni, che torna nel periodo natalizio come lo scorso anno.

Sempre nel segno della risata amara, “Finché giudice non ci separi” (dal 30 novembre al 10 dicembre 2017) per la regia di Augusto Fornari che firma il testo ed è tra gli interpreti: commedia esilarante che racconta di quattro amici separati, uno dei quali reduce da un tentativo di suicidio (da segnalare che, a partire dal testo di Fornari, è in lavorazione anche un film che uscirà prima della formula teatrale). Si prosegue poi con “La cena perfetta” di Sergio Pierattini per la regia di Nicola Pistoia (dal 31 gennaio all’11 febbraio 2018), che racconta la vita di un piccolo ristorante italiano, il “Girgenti” della banlieue di Parigi, in attesa della visita di un ispettore della Guida Michelin: un racconto sui paradossi della vita odierna del mestiere di ristoratore, che ricorda alcuni paradossi del celebre cartone animato “Ratatouille”.

Tra le incursioni di personaggi della cultura nel mondo del teatro “Era d’ottobre”, tratto dall’omonimo libro del giornalista Paolo Mieli (11 e 12 novembre 2017) su un secolo di rivoluzioni a partire da quella dell’ottobre 1917 appunto, la rivoluzione sovietica, fino alla Corea, passando in rassegna la storia del comunismo e la sua disgregazione.

In questo senso anche “EsotericArte, I misteri dell’arte italiana medioevale” (dal 27 al 29 novembre 2017), un viaggio tra esoterismo, simbologia e numerologia, scritto da Elio Crifò che sarà in scena insieme con Vittorio Sgarbi nella parte dell’essoterico. Lo spettacolo nasce dalla richiesta del Festival di Anagni di un testo sull’arte medioevale italiana che l’autore scrivendo scopre non si possa capire senza il ricorso all’esoterismo. Il viaggio parte e torna a Ravenna in modo circolare, dal luogo dove fu deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente, lo stesso che accolse le spoglie del simbolo della cultura esoterica e della lingua del medioevo: Dante.

Altra presenza su questo filone “L’età del caos - Trump Blues” di e con Federico e Jacopo Rampini, con musiche eseguite dal vivo da Valentino Corvino e Roberta Giallo (il 29 e 30 gennaio 2018) che racconta con ironia la nuova era degli Stati Uniti.

Tra le incursioni culturali che il direttore ama introdurre a teatro, anche il progetto tratto dal libro di Aldo Cazzullo “Le donne erediteranno la terra” (il 3 maggio 2018) con l’autore in scena.

Un esperimento nuovo è con “Storie di fantasmi”, scritto da due maestri del macabro, Jeremy Dyson e Andy Nyman, nella versione italiana di Franco Ferrini, diretta da Gianluca Ramazzotti (dal 15 febbraio al 18 marzo 2018): è un esempio di teatro immersivo per la capacità di creare un effetto emotivo molto forte su chi guarda, ad oggi ha avuto cinquecentomila spettatori nel mondo. Autoprodotto, nasce dalla voglia di Ramazzotti di sprovincializzare il pubblico romano con una scommessa: una prova di lunga tenitura in sala con uno spettacolo che ha avuto successo in altre capitali e che diventa un vero e proprio format. E’ la storia di un parapsicologo che racconta ai suoi pazienti la differenza tra quello che credono di vedere e quello che vedono realmente, una sorta di giallo alla Tarantino.

La commedia che dà voce al sociale è “Tutto esaurito”, di Max Paiella (anche interprete) e Caterina Brigliadori, nata da un’idea di quest’ultima sul tema dell’esaurimento delle scorte, che va da quello che manca in casa alle risorse naturali evidenziando con ironia come ad ogni fine corrisponda un nuovo inizio, dalla fine delle buone maniere al trionfo di personaggi arroganti e grotteschi, per l’esaurimento dei cittadini (dal 20 al 31 marzo 2018).

Le donne sembrano le grandi protagoniste di questa stagione del Vittoria a cominciare da “La Divina Sarah” (dal 6 al 15 aprile 2018) con Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci per la regia di Marco Carniti, da Mémoir di Sarah Bernardt di John Murrel per l’adattamento di Eric-Emmanuel Schmitt. L’attrice ha raccontato che è sempre stata affascinata da questa donna anche perché ha modificato il teatro: intelligente, spiritosa ma anche ossessionata dal palcoscenico che per lei si identificava con la sua stessa vita. Nello spettacolo si raccontano gli ultimi anni quando recitò con una gamba di legno: la sua le era stata amputata dopo anni di sofferenza in seguito a un incidente tragicomico. Interpretando la Tosca al momento del suicidio il macchinista dimenticò di mettere il materasso per attutire la caduta dell’attrice.

Altro spettacolo tutto al femminile è “Omaggio a Fallaci, le parole di Oriana in concerto” (dal 4 al 6 maggio 2018), di e con Maria Rosaria Omaggio, che si occupa della giornalista fiorentina dal 2003 quando lei stessa le chiese di darle voce e volto con una serie di incontri e performance dalla radio al teatro. Lo spettacolo vede al pianoforte Cristiana Pegoraro, pianista italiana che vive a New York, eseguire le musiche amate dalla Fallaci oltre a due nuove composizioni frutto di ricerca. Inoltre ci saranno dei video montati per l’occasione da un videoartista presente alla Biennale di Venezia, Carlo Fatigoni.

Due gli spettacoli scritti e diretti da Valeria Patera, dedicati alle donne di scienza: “Le parole di Rita” con Giulia Lazzarini (dall’8 al 13 maggio 2018), omaggio a Rita Levi Montalcini che in questo testo rivive come donna e non solo donna di scienza, con la sua formidabile ironia, ricchezza di energia e giovinezza volitiva; e “La fata matematica, storia della donna che sognò il computer” con Galatea Ranzi (il 15 e 16 maggio 2018) che narra la storia di Augusta Ada Byron Lovelace, figlia del poeta romantico Byron dal quale la madre si separò dopo appena sei mesi di matrimonio, vista la vita errabonda e perversa del grande lirico. Dotata di grande cultura scientifica educò la figlia - alla quale impedì di vedere il padre - al rigore matematico sperando così di mantenerla su rigidi binari morali, lontana dalle pericolose divagazioni che associava alla poesia e al mondo letterario. La figlia si dimostrò geniale ma sviluppò una sua ribellione che la portò ad un’avventura esistenziale irrequieta e drammatica, morendo tra l’altro a soli trentasei anni per un tumore. Proprio in questi giorni ho sentito questa storia, coincidenze significative come direbbe Gustav Jung, al Caffè Letterario Le Murate di Firenze, in occasione della presentazione del libro di Teresa Campi D’amore e morte (Albeggi Edizioni) che racconta la Roma dei poeti dell’Ottocento, dove Byron è protagonista.

Dedicato a un uomo invece “Mittente: Wolfgang Amadé Mozart” con Tullio Solenghi e Trio d’archi di Firenze (dal 17 al 22 aprile 2018), ritratto umanissimo e sorprendente del grande compositore attraverso le sue lettere, non senza l’ironia e la stravaganza di un genio come quando bambino fu accompagnato a vedere degli animali e al verso di un maialino rispose “sol diesis”: il fattore che aveva in casa una spinetta verificò e confermò l’orecchio del bambino.

Alberto Giorgi con Laura Gemmi è “L’illusionista” (dal 24 al 29 aprile 2018), uno spettacolo dedicato alla magia e a un teatro per tutti, grandi e piccoli, che è un aspetto al quale tiene molto il direttore del Vittoria.

Infine da ricordare lo spettacolo di danza “Contemporary Tango” (dal 21 al 26 novembre 2017) con la direzione artistica di Roberto Casarotto, la coreografia e regia di Milena Zullo e le musiche di Astor Piazzolla: un modo per intrecciare tradizione e innovazione evitando una rappresentazione folcloristica del tango, privilegiandone l’essenza che è nell’abbraccio milonghero che unisce tutte le sfumature del tango in ogni parte del mondo.

Continuerà la Rassegna del Premio Attilio Corsini “Salviamo i talenti” che seleziona quattro spettacoli con una giuria di esperti. Da segnalare anche la prosecuzione dei Tè letterari con il professor Marcello Teodario e la realizzazione di una scuola di teatro, illustrata da Carlo Luzzatti, anche per professionisti e non più solo per spettatori.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

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