Shakespeare In Globe - La stagione 2011 del Silvano Toti Globe Theatre

Scritto da  Chiara Di Pietro Sabato, 18 Giugno 2011 
Silvano Toti Globe Theatre

Nel cuore di Villa Borghese, il Globe Theatre, unico teatro elisabettiano in Italia, apre le porte per presentare la nuova stagione. La nona per l’esattezza, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e G.V.sas. Presenziano Gigi Proietti, Direttore Artistico del Globe, l’Assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico Dino Gasperini, e Stefano Toti in rappresentanza della Fondazione Silvano Toti.

 

 

 

 

Proietti, in particolare, ci tiene a ricordare le origini di quando nel 2003, per una sua intuizione, nasce il Silvano Toti Globe Theatre grazie all’entusiasmo della Fondazione Silvano Toti che ne ha pienamente sposato l’idea e la sua realizzazione, tanto da ultimare la sua costruzione in poco più di tre mesi.

Si spende qualche parola in merito alla Fondazione, creata dalla famiglia Toti per onorare la memoria di Silvano Toti, mecenate e imprenditore. Con questa grande impresa la Fondazione ha voluto offrire il suo contributo alla crescita culturale della città e oggi, per voce di Stefano Toti, si dice orgogliosa di aver donato alla città una tale opera, in cui dopo anni si tiene ancora fede alla tradizione shakespeariana.

Il Silvano Toti Globe Theatre è anche sinonimo di numeri, di grandi numeri. Basti pensare che dal 2005 al 2010 sono stati più di 200.000 gli spettatori che hanno vissuto la magia di un luogo incantato come questo.

La nuova stagione, ricca di grandi ritorni e curiose novità, apre il 1° luglio con un intramontabile Giorgio Albertazzi in “La Tempesta”, in scena fino al 17 luglio con la regia di Daniele Salvo e la traduzione di Agostino Lombardo. Il protagonista della pièce, Prospero, come un direttore d’orchestra crea la realtà e poi la manipola, intervenendo sugli elementi naturali in una realtà che muta senza tregua, dove tutti i personaggi perdono l’orientamento e vagano privi di una meta, preda della follia e del dolore, per ritrovare se stessi con il crollo delle loro certezze di fronte alla sapienza sovrannaturale del demiurgo.

Dal 21 al 31 luglio sarà la volta di un altro grande testo shakespeariano, poco rappresentato, “Pene d’amore perdute” per la regia di Alvaro Piccardi (suoi anche traduzione e adattamento). Il re di Navarra e i suoi tre amici, per trionfare sulla morte che cancella il nostro passaggio, fanno solenne giuramento di dedicarsi per tre lunghi anni esclusivamente allo studio e alla contemplazione, lontani dai piaceri della carne e dei futili divertimenti. Ma il tempo della vita a volte ci narra storie che non riusciremo a raccontare, propositi che non saremo in grado di custodire. E’ così che l’entrata in scena della principessa di Francia e delle sue tre amiche sconvolge i piani di questi giovani eroi. E’ qui che vive la commedia, nello spazio di una sfida e del suo fallimento, espressi con un linguaggio fatto di schermaglie, rebus inestricabili, virtuosismi verbali.

L’intero mese di agosto vede la firma di Riccardo Cavallo, dal 3 al 13 per “Sogno di una notte di mezza estate” con la traduzione di Simonetta Traversetti. E’ questo un appuntamento fisso da ben cinque anni, che ha fatto e continua a fare grandi numeri di presenze. Una rappresentazione questa all’insegna del senso effimero della felicità, in un mondo folle dove folle è l’amore. La notte di mezza estate è una notte magica in cui tre mondi si contrappongono: il mondo della realtà – quello di Teseo, Ippolita e della corte, il mondo della realtà teatrale – gli artigiani che si preparano alla rappresentazione, e il mondo della fantasia – quello degli spiriti e delle ombre. In un’alternanza di versi sciolti, filastrocche, canzonette e liriche d’amore, un rimando alla melanconia accompagna l’intera vicenda.

Dal 18 al 28 agosto torna Riccardo Cavallo con “La dodicesima notte”, commedia dell’inganno e del travestimento. In un palcoscenico dove nulla è davvero quello che è, dove tutto è apparenza e non esistono passato e futuro. La commedia va oltre il puro intrattenimento e diventa strumento per esplorare il tessuto della vita, conservando la leggerezza della favola. Con essa si naviga in mare aperto, un mare ingannevole in cui nulla di ciò che è così, è così.

In chiusura “Riccardo III” per la regia di Marco Carniti e la traduzione di Enrico Groppali dominerà la scena dal 2 al 18 settembre 2011. Il protagonista, tra i più negativi del teatro shakespeariano, si macchia di crimini efferati in nome della sua brama di potere. Come da un obiettivo fotografico, Carniti sceglie di limitare lo spazio a un’unica passerella rossa, sorretta da corde e catene come un astratto ponte levatoio. Riccardo III è la tragedia della psiche, un lungo ed eterno incubo cui l’essere umano è condannato, il dramma dell’uomo che combatte il suo isolamento e che continuamente si confronta con la sua fragilità.

Ma non è tutto, la grande novità quest’anno sta nei due laboratori-studio di testi shakespeariani meno conosciuti, realizzati con il contributo di Jaguar Italia. I due laboratori rivolti a giovani attori si articoleranno in una fase di esercitazione pratica e in una di verifica scenica.

Si tratta di “Lucrezia”, poema giovanile di Shakespeare, condotto da Daniele Salvo e “I due nobili congiunti”, dramma recentemente attribuito a Shakespeare, condotto da Alvaro Piccardi. Questi laboratori nascono oltre che per la volontà di dare uno spazio importante alle nuove generazioni di giovani attori, anche dalla volontà di creare una compagnia stabile del Globe Theatre. Essi costituiscono quindi un “esperimento” importante, dove incontrare la creatività degli attori, darsi l’opportunità di sbagliare e incontrare i motivi per cui si sceglie di fare un tale mestiere.

Nell’ottica inoltre di creare sinergie tra eccellenze del territorio che collaborino in un sistema di rete, un’interessante novità sarà la collaborazione tra il Silvano Toti Globe Theatre e la Casa del Cinema di Villa Borghese dove sarà possibile vedere le versioni cinematografiche delle opere in calendario.

Si chiude la conferenza intorno a quanto si può fare ancora con una struttura come quella del Globe, con tante idee e propositi di espansione, ma per il momento rimane sicuramente la perla dell’estate teatrale romana.

 

Articolo di: Chiara Di Pietro

Grazie a: Ufficio Stampa Zetema Progetto Cultura

 

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