"Ragazzi di vita" in scena al Teatro Argentina dal 26 ottobre, con la regia di Massimo Popolizio

Scritto da  Martedì, 25 Ottobre 2016 

A ideale completamento del progetto “Roma per Pasolini”, percorso iniziato dal Teatro di Roma per celebrare la ricorrenza del quarantennale della morte del grande poeta e drammaturgo, andrà in scena sul palco del Teatro Argentina dal 26 ottobre, in prima nazionale, “Ragazzi di Vita” con la regia di Massimo Popolizio.

 

Dal 26 ottobre al 20 novembre al Teatro Argentina di Roma
prima nazionale
RAGAZZI DI VITA
di Pier Paolo Pasolini
drammaturgia Emanuele Trevi
regia Massimo Popolizio
con Lino Guanciale
e Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Roberta Crivelli, Flavio Francucci,
Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli,
Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Cristina Pelliccia, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco,
Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
canto Francesca della Monica
video Luca Brinchi e Daniele Spanò
assistente alla regia Giacomo Bisordi
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale

 

Nella conferenza stampa di presentazione dello spettacolo, che si è tenuta nell’accogliente Sala Squarzina, il Direttore Antonio Calbi riassume il percorso che il Teatro di Roma ha dedicato al “poeta corsaro”. Un percorso iniziato due anni fa, in occasione della ricorrenza della morte di Pasolini, con la lettura di Ragazzi di Vita per voce di Fabrizio Gifuni. Successivamente, nel febbraio del 2015, il Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha istituito il “Comitato Pasolini” per coordinare le iniziative promosse per ricordare lo scrittore nel quarantennale della sua scomparsa, alla cui Presidenza nominò Dacia Maraini presente in conferenza. Fu lei stessa a condurre un evento memorabile, il 2 novembre 2015 - proprio nel giorno del quarantennale dalla barbara uccisione di Pasolini - la lunga maratona di letture tratte da Petrolio, interpretate dagli attori più vicini al grande scrittore.

Calbi ricorda gli altri spettacoli andati, o che andranno, in scena tra Argentina e India nel ricordo di Pasolini. Debutta al Teatro India, in concomitanza con Ragazzi di Vita, lo spettacolo di Giovanna Marini Sono Pasolini. Un paesaggio profondamente pasoliniano lo spazio circostante il Teatro India, che Calbi auspica di poter denominare Paesaggio Pier Paolo Pasolini e dove campeggia, sulla facciata di uno dei silos, il ritratto iconico dello scrittore (opera di Frederico Draw). Ricorda poi i due spettacoli andati in scena con grande successo nella recente stagione: PPP Ultimo Inventario Prima di Liquidazione di ricci/forte, e il Calderòn di Federico Tiezzi, uno spettacolo che Calbi definisce, e non si può non esser d’accordo, di grande visione e di grande orchestrazione.

Rivolge poi lo sguardo al prossimo futuro perché, anche se idealmente il progetto sta per terminare, il ricordo di Pasolini accompagnerà ancora gli spettatori del Teatro di Roma con lo spettacolo Ma, dedicato alla madre dello scrittore, con la regia di Antonio Latella. Sarà in scena a India in primavera. Calbi conclude il suo intervento con una notizia che consideriamo una piacevole e gradita anticipazione. Ritiene che “il teatro pubblico, quando accade qualcosa, deve farsene carico. Così come è accaduto per la morte di Luca Ronconi, a cui sono stati dedicate almeno dieci manifestazioni importanti, cosi accadrà nei prossimi mesi per Dario Fo”. Una bellissima notizia che il pubblico romano, così come fu per gli eventi su Ronconi, sicuramente apprezzerà con consistente partecipazione.
Prima di lasciare la parola ai suoi ospiti, il Direttore ringrazia Massimo Popolizio ed Emanuele Trevi (che ha curato la drammaturgia) esprimendo piena soddisfazione per la realizzazione dello spettacolo, che ha dovuto peraltro inizialmente superare gli ostacoli posti dai detentori dei diritti delle opere di PPP. Ma il percorso andava compiuto, e Calbi, con la sua determinazione e la sua “insistenza”, è riuscito ad ottenere il consenso, ma con l’impegno a non cambiare nessun elemento dei contenuti dell’opera.

Dacia Maraini, visibilmente e dichiaratamente scossa per un furto appena subito, si sofferma fin da subito sulla modernità del pensiero pasoliniano. Al centro delle sue opere il sottoproletariato romano, i ragazzi delle borgate, insediamenti nati in epoca fascista, quando chi veniva a lavorare a Roma aveva bisogno di un permesso speciale per poterci anche dormire. “Nacquero così - spiega la Maraini - gli accampamenti in periferia, le borgate appunto, un blocco sociale ai margini della società e molto molto vicino alla criminalità. All’epoca il rapporto con la criminalità era più ingenuo, oggi più consapevole, ma è questa la ragione della grande modernità del pensiero di PPP”. Elogia poi Calbi per aver avviato una tendenza, quella di riavvicinare il teatro alla letteratura. Com’era del resto nel passato e, finalmente - dopo le fughe dell’avanguardia che invece aveva quasi eliminato la parola dal teatro, riducendosi a teatro d’immagine - oggi è tornata in teatro la parola letteraria. “Ricreare un rapporto fitto, dialettico, tra la letteratura e il mondo teatrale è importante - afferma - perché è da lì che nasce la vitalità del teatro”.

Popolizio ammette una certa incoscienza nell’aver scelto di portare in teatro Ragazzi di Vita, opera letteraria che nasce come romanzo. Precisa subito che non è una trasposizione in sceneggiatura, ma che si tratta fondamentalmente di una commistione tra presa diretta, dialogica, e la terza persona. Diversa dal teatro di narrazione. Una drammaturgia divisa in capitoli, tenuta insieme da un filo canoro con le canzoni di Claudio Villa, e, dichiara “non c’è niente di più profondamente popolare che ricercare una possibile felicità nelle strofe melodiche delle canzoni di allora”.

Lo spettacolo, spiega, è pensato in versi, come se ci fosse una scansione, un tema preciso, uno “spartito emotivo”. Ma non è un Pasolini torbido, non c’è la rappresentazione della sofferenza. C’è piuttosto una sorta di ingenuità, di stupore verso ciò che succede, una linea di leggerezza. Con grande rigore è stata affrontata la questione della lingua. Al punto da mettere in scena, con un’idea registica sorprendente, persino il glossario. Non è il romanesco che sentiamo abitualmente, molto spesso è inventato (e qui il riferimento a Gadda e al Pasticciaccio, messo in scena da Ronconi con protagonista Popolizio, avviene automatico). E’ una lingua più simbolica, più espressionista che può dar luogo a infinite intonazioni, e che diventa potente perché affiancata dalla terza persona. Nello spettacolo, nella scena del tram, avviene che due o tre righe del romanzo siano divise in otto voci, è una costruzione a sé, un qualcosa che ha permesso di mantenere un personaggio che lega insieme le varie situazioni.

Ma il ruolo di Lino Guanciale, non è semplicemente quello di narratore. “Il narratore spiega cosa succede, in questa messa in scena - afferma Popolizio - Lino parte organicamente da qualcosa. E’ un po’ mercuriale, cioè cambia di situazione in situazione, certe volte è con noi, certe volte osserva qualcosa, certe volte è l’iniziatore della scena. Ci voleva un attore che avesse una capacità tecnica, istrionica e al tempo stesso capacità emotiva”.

Questa accurata e rigorosa attenzione alla lingua crea situazioni di dialogo - interviene Emanuele Trevi - “crea dei piccoli sketch. C’è un senso del comico straordinario che si sviluppa sempre all’interno di situazioni in cui le persone si incontrano. Il loro è un coro disperato quando è solitario, quando pensano da soli. Ma quando gli uomini si incontrano fanno ridere”. Gli fa eco la Maraini affermando che troppo spesso Pierpaolo Pasolini è stato drammatizzato. Si è caricato troppo l’aspetto provocatorio, l’aspetto ideologico, dimenticando a volte che c’è in lui una leggerezza, un candore, lo stupore di uno che guarda e si sorprende. Uno stupore e un’ingenuità che permeano di leggerezza l’intero spettacolo, dove tutto ciò che accade non si innalza mai ad asserzione negativa, ma è forte di una coralità brulicante di vita, di voci e di corpi.

 

INFO TEATRO ARGENTINA_Largo di Torre Argentina, Roma

Biglietteria: tel. 06.684.000.311/314 _ www.teatrodiroma.net
Biglietti:
intero da € 12 a € 32 _ under35 e over65 da € 12 a € 30
convenzioni da € 12 a € 26 _ scuole e studenti da € 11 a € 15
Ingresso con Libertina Card € 20 _ con Libertina Card feriale € 16 _ con Libertina Card under35 € 13/12,50

Orari spettacolo:
prima ore 21_ martedì e venerdì ore 21 _ mercoledì e sabato ore 19
giovedì e domenica ore 17_ 1 novembre ore 17_ lunedì riposo
Durata spettacolo: 1 ora e 45 minuti

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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