"Quello che le donne non dicono", scritto e diretto da Fabio Banfo, al Teatro Libero di Milano

Scritto da  Martedì, 22 Marzo 2016 

In scena al Teatro Libero di Milano, dal 21 al 26 marzo, "Quello che le donne non dicono", scritto e diretto da Fabio Banfo, con protagoniste in scena Monica Faggiani e Debora Mancini. Il testo è stato rappresentato a Santiago del Cile presso il Teatro della Universidad de Chile ed è risultato finalista al concorso di drammaturgia “Per Voce Sola” 2014, presso il Teatro della Tosse di Genova.

 

Al Teatro Libero di Milano
dal 21 al 26 marzo 2016
Quello che le donne non dicono
Lady Macbeth Vs Ophelia
scritto e diretto da Fabio Banfo
con Monica Faggiani e Debora Mancini
Assistente alla Regia Serena Piazza
Scene e Costumi Serena Piazza
Disegno Luci Fabio Banfo
Fotografia Michela Vernazza
Produzione Effetto Morgana Teatro
Grafica CromaZoo

Una donna in una soffitta si confida con la sua migliore amica.
E' appena tornata a casa dopo tanti anni.
Sembra felice.
Ripassa i suoi ricordi ad uno ad uno,
canta, suona il pianoforte.
Cerca la verità dentro se stessa.
Di verità ce n'è una sola.
Ma per lei il mondo è un doppio
dal quale non si scappa.

Uno spettacolo in cui si ride e si piange, si cantano vecchi successi di Sanremo, dove il rapporto delle donne con gli uomini viene sviscerato in tutte le sue diverse declinazioni: il primo amore, la prima volta, il rapporto con il padre, con le altre donne, le età di passaggio, il matrimonio, la maternità... fino alla fede e al rapporto d'amore con il Cristo. Il tutto in modo poetico e lucido, a volte comico a volte crudele, per raccontare i dolori di tutte le donne attraverso la storia di una sola donna.

NOTE DI REGIA “Ho scritto un monologo partendo da un dialogo. Immaginando l'impossibile incontro tra due personaggi femminili dell'universo shakespeariano: Lady Macbeth e Ofelia, la donna forte e algida contro la donna ingenua e fragile. In scena due attrici, a rappresentare la stessa donna, la stessa anima lacerata da una doppia personalità. Il tema del doppio è centrale nel testo e la regia lo ha declinato su due assi quello della memoria (presente e passato) e quello del dialogo interiore (Lady Macbeth Vs Ofelia). Il pubblico vede la protagonista sdoppiata in due entità, che sembrano non incontrarsi mai, non arrivare mai a dialogare, una come fosse l'ombra dell'altra, l'altra come fosse l'eco della voce della prima. Il finale non potrà che essere l'incontro/scontro di queste due parti, per arrivare, forse, ad una possibile pace, ad un possibile equilibrio, nel silenzio, e nella verità.
Mi interessava parlare attraverso di loro della relazione delle donne con gli uomini, prendendo due punti di vista estremi: la donna vittima e la manipolatrice, la dominante e la soccombente. Sullo sfondo il dolore dei legami di sangue, la follia, il suicidio. Ma anche i sogni più infantili, i desideri, le piccole favole di cui si nutre un'esistenza. Lady Macbeth, Ofelia e le loro storie, vengono costantemente citati, attraverso il metodo della rilettura in chiave moderna e degradata, secondo il principio di scrittura seguito da T.S. Eliot in Terra Desolata. Così laddove Ofelia impazzita cantava le sue lodi intrise di poesia, qui la protagonista canta accompagnandosi al pianoforte delle canzonette della tradizione popolare italiana, e in luogo degli stermini per la conquista del trono scozzese, abbiamo l'assurdo e in parte incosciente omicidio di una nonna gettata giù dalle scale.”

Fabio Banfo

 

Fonte: Ufficio stampa Francesca Romana Lino

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