Premio Europa per il Teatro, la XVII edizione approda alla Dom Aktera di San Pietroburgo

Scritto da  Domenica, 18 Novembre 2018 

Il Premio Europa per il Teatro è giunto alla 17° edizione e conferma la sua volontà di dialogo tra i popoli, di ponte tra i Paesi dell’Europa in un momento nel quale l’attualità del confine torna prepotentemente alla ribalta come dimostrano i temi trattati negli incontri, che hanno ruotato intorno a libertà, responsabilità del dialogo e diritti della diversità ma, soprattutto, l’auspicio alla pace. Dopo l’edizione romana legata alla ricorrenza della firma del Trattato di Roma, è la seconda volta per San Pietroburgo, nel 315° anno dalla sua fondazione, che ribadisce la volontà internazionale di essere porta d’Europa, affermando pienamente il teatro russo sulla scena europea alla quale lo legano affinità di storia e struttura.

 

Un’occasione per gettare uno sguardo su un teatro nondimeno lontano da quello che si vede sulle nostre scene, almeno nazionali. Teatro di grande coralità, con un impianto di scenografie possenti e una schiera di personaggi da opera lirica, la regia preponderante sul protagonismo degli attori. Molto presente l’impiego di video che diventano parte integrante della scenografia e non semplice fondale, così come è decisamente protagonista la musica. Sono spettacoli di energia potente nei quali l’artigianalità si sposa con una grande professionalità.

Tra i premiati che abbiamo avuto modo di vedere Valery Fokin, oltre che direttore del Teatro Alessandrinskij, regista di “Schweik” che, per l’anniversario della prima Guerra Mondiale, riporta il grottesco militare e la lotta a qualsiasi forma di conflitto bellico, molto forte, scene spettacolari, un po’ lungo anche per la riproposizione del dialogo esasperato tra eros e thanatos di memoria brechtiana; e Sidi Larbi Cherkaoui, belga di origine marocchina, XV Premio Europa delle Realtà Teatrali con uno spettacolo di teatro danza, “Puz/zle”, dove il focus è sul dialogo e la composizione di un mosaico ricco proprio a partire dalle differenze, oltre ad affermare un no deciso a tutti i tipi di conflitto, anche quelli portati avanti in nome di Dio, con un lavoro sui corpi di grande complessità, intrecciati agli oggetti in scena e alla musica.

Un work in progress sul tema del confine tra libertà e rispetto delle istituzioni in “Burning the flag”, la creazione del portoghese Tiago Rodrigues, realizzazione ad hoc per questo premio; in scena anche con uno spettacolo interattivo con il pubblico, in linea con il suo percorso, “By Heart”, sull’importanza della narrazione e della memoria.

Due ritorni per Andrey Moguchy (o Mogouchi, si pronuncia Maguci): in primo luogo “Alicia”, lavoro di coralità interpretativa straordinaria con una scenografia onirica di grande suggestione anche per il montaggio dello spettacolo, una fiaba moderna che diventa un viaggio nel sogno e nell’inconscio della protagonista, un inno alla capacità di continuare a sognare; di tutt’altro genere il lavoro storico “The Governor”, sull’assassinio di Alexander Romanov, in cui torna l’impianto scenico livido e grandioso, la grande cura interpretativa della recitazione, una potenza che toglie il respiro per un dramma storico-sociale che diventa poi interiore: la solitudine del potere chiama alla compassione.

Il Premio Europa per il Teatro continua il suo percorso iniziato come luogo ideale di incontro tra culture e paesi. Nato nel 1986 come progetto pilota in campo teatrale della Commissione Europea, allora presieduta da Jacques Delors con Carlo Ripa di Meana primo Commissario alla cultura che ha supportato un’idea di Alessandro Martinez, Segretario generale del Premio, allora uno dei suoi collaboratori, ha visto la luce nel 1987. L’idea era di far convergere varie discipline artistiche nel teatro sotto il segno dell’interdisciplinarietà e dell’integrazione tra le arti sceniche. Dal 2002 è stato riconosciuto dal Parlamento e dal Consiglio d’Europa come organizzazione europea di interesse culturale e, dopo nove edizioni a Taormina, suo luogo natio, si è optato per la sua mobilità, per sottolineare la sua vocazione internazionale. La decima edizione si è svolta a Torino, quindi a Tessalonica, Wroclaw, San Pietroburgo, Craiova e Roma nel 2017, conclusa con il testo di Harold Pinter “Ashes to Ashes”, interpretato da Isabelle Huppert e Jeremy Irons, in occasione appunto dei sessant’anni dalla firma del Trattato di Roma.

Tornato in Russia, il premio con l’edizione 2018 si presenta nel quadro del VII Forum della cultura come un ponte che lega le diversità, con l’obiettivo di rendere l’Europa una grande famiglia culturale. I due riconoscimenti assegnati concernono in particolare il PET, Premio Europa per il Teatro, riconoscimento alla carriera e il PERT, Premio Europa Realtà Teatrali, a partire dalla terza edizione, per incoraggiare tendenze e forme del teatro europeo senza limiti di sorta. In particolare la giuria, assistita da una Consulta di 400 partecipanti, di cui fanno parte gli Organismi Associati al Premio - Unione dei Teatri d’Europa, Associazione Internazionale dei Critici di Teatro, Istituto Internazionale del Teatro Unesco, European Festivals Association, Convenzione del Teatro Europeo ed Europa: Unione delle Scuole e Accademie di Teatro - intende scoprire talenti emergenti che spesso poi si sono visti confermare sulle scene negli anni successivi.

Con questo spirito nell’edizione 2018 la Giuria, presieduta da Georges Banu, ha premiato il russo Valery Fokin (XVII PET), al quale si è già accennato, e la catalana Nuria Espert (Premio Speciale), eminente personalità mediterranea conosciuta in tutta la scena europea in ragione del suo ruolo poliedrico, del suo lavoro e dell’impegno civile in prima linea. La Giuria del Premio Europa Realtà Teatrali ha assegnato il XV PERT al belga Sidi Larbi Cherkaoui candidato dal 2007; alla compagnia svedese Cirkus Crikor candidata dal 2008; al francese Julien Gosselin candidato nel 2017; al polacco Jan Klata candidato dal 2008; allo svizzero Milo Rau, già candidato nel 2017, che non è stato presente perché non ha avuto il permesso per il visto; e a Tiago Rodrigues. Il Premio è stato organizzato con il sostegno del Governatore della città di San Pietroburgo e il Festival Teatro della Casa Baltica. La prima artista premiata nel 1987 dalla Giuria presieduta da Irene Papas fu Ariane Mnouchkine per la sua attività con il Théâtre du Soleil e l’impegno attraverso il teatro di abbattere le barriere allora ancora esistenti tra i due blocchi europei.

Oggi più che mai il panorama europeo ha bisogno di parole chiave come libertà, rispetto, dialogo che si ritrovano nei contenuti di molti di questi spettacoli, insieme ad un desiderio diffuso di pace che traspare inequivocabilmente. È un teatro che si rappresenta come luogo di incontro di arti diverse, di genti multiculturali e di dialogo vivo con i fruitori più di quanto avvenga in altre espressioni artistiche; per questo la rappresentazione ha un ruolo sociale centrale che è all’origine del teatro stesso anche se oggi è sempre più luogo di élite. In tal senso è significativa l’assegnazione dei Premi a Valery Fokin, per il rinnovamento teatrale e l’eclettismo del suo lavoro, e Nuria Espert - che Peter Brook ha definito “come un bicchiere d’acqua che in un istante può congelarsi o andare in ebollizione” - così come a Cherkaoui per il loro impegno fuori dalle scene oltre che sul palcoscenico.

Non è un caso che il 29° Congresso dell’Associazione dei Critici di Teatro, tenutosi come tutti gli incontri alla Casa dell’Artista, sulla Prospettiva Nevskj, abbia avuto come tema “Arti della scena: Libertà e (in)Tolleranza”. In tale contesto l’Italia è stata il Paese ospite del VII Forum Internazionale della Cultura che si è svolto in concomitanza con il Premio Europa al quale il nostro Paese ha partecipato, anche per il ruolo di apertura sulla scena culturale agli scambi internazionali dimostrato, tra l’altro con lo spettacolo “Elvira” di Toni Servillo nel duplice ruolo di regista e interprete di Jouvet, una produzione del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa.

Da menzionare la presenza del regista di grande calibro Lev Dodin con lo spettacolo “Amleto di Dodin”, una riscrittura e un viaggio nel mondo shakespeariano. Nell’incontro che ha tenuto ha sottolineato il valore del Premio Europa come strumento per unire la comunità teatrale internazionale e ha raccontato il suo teatro umanista nel senso dell’empatia con quello che sentono gli altri. In tal senso ha definito il vero teatro realistico, che trae la prima ispirazione dall’interiorità del regista, dal suo sguardo sugli altri e sul mondo prima che dal testo e dai personaggi.

Gli spettacoli, alla presenza di oltre 400 invitati stranieri, tra diplomatici, artisti e giornalisti, si sono svolti al Teatro Alexandrinsky, al Teatro Molodezhny sul fiume Fontaka, al Tovstonogov Bolshoi Drama Teatre, al Maly Drama Teatre - Teatro Europa, alla Divisione di San Pietroburgo dell’Unione dei lavoratori teatrali della Federazione Russa e alla K.S. Stanislavski Actors House.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Margherita Fusi
Sul web: www.premio-europa.org

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