Oreste da Euripide, di Marco Bellocchio con Pier Giorgio Bellocchio e la regia di Filippo Gili, in scena al Teatro Vascello di Roma

Scritto da  Redazione Teatro Venerdì, 15 Marzo 2013 

Un giovane uccide la madre, con la sorella complice, e nell’assenza del padre. E’ una storia che Euripide raccontava 2.500 anni fa nel Teatro Greco; fatalmente una storia molto simile la raccontava 48 anni fa Marco Bellocchio al cinema. Ecco perché Marco Bellocchio fa i conti con l’Oreste di Euripide: così il mito antico della tragedia euripidea si confronta e si (con)fonde con il mito moderno de “I pugni in tasca”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Associazione Marco Bellocchio presenta
“ORESTE da Euripide”
di MARCO BELLOCCHIO
regia di Filippo Gili
drammaturgia Marco Bellocchio e Filippo Gili
con Pier Giorgio Bellocchio, Massimiliano Benvenuto, Katia Gargano,Filippo Gili, Liliana Massari, Aurora Peres, Vanessa Scalera
e con Gianni Schicchi
scenografia Roberto Rabaglino - costumi Daria Calvelli
disegno luci Giuseppe Filipponio - fonica Jacopo Valentini
produzione esecutiva Paola Pedrazzini
una produzione: associazione Marco Bellocchio Festival di Teatro Antico di Veleia
in esclusiva al Teatro Vascello di Roma, dal 21 Marzo al 24 marzo 2013

 

 

Lo spettacolo nasce da uno studio presentato la scorsa estate al Festival del Teatro Antico di Veleia, da un’idea di Bellocchio, regia di Filippo Gili.
Protagonista nel doppio e difficilissimo ruolo di Oreste/Ale è Pier Giorgio Bellocchio, già apprezzato interprete nella versione teatrale de “I pugni in tasca” dello scorso anno e nel recente “A porte chiuse” di Jean Paul Sartre, regia e traduzione di Filippo Gili.
Argo 1200 avanti cristo e una piccola città di provincia ai nostri giorni. Due matricidi dialogano a distanza di 2500 anni. Oreste e Elettra in attesa di giudizio, sono affamati, stanchi… Dalle mura della città esce la madre, Clitennestra, già uccisa dai due figli, ma sotto le sue vesti si nasconde la madre di Ale. Oreste e Ale sono inizio e fine dello stesso Mito. L’attacco paranoide del fratello di Elettra è puntuale come gli insulti epilettici che Ale, il fratello di Giulia subisce dopo ogni assassinio. Nel Mito antico Oreste trova la salvezza grazie agli dei, al perdono di Pallade; nel Mito tutto moderno de I pugni in tasca, invece, non ci sono dei a salvare Ale. Marco Bellocchio colloca il suo antieroe, sconfitto dalla storia e dal suo individualismo adolescenziale, in una classicità che non ha tempo.

 

 

Note di regia di Filippo Gili
Si può essere fratelli nello spazio. Ma si può essere fratelli anche nel tempo. Fra discendenza e confluenza. Pugni in tasca e Oreste non sono certamente coevi: ma coeva è la splendida disgrazia che incombe l’uno sopra, l’altro, sembra, sotto. Come se un pavimento lungo 2500 anni separasse il condominio dei due.
L’abbiamo portato in scena come esperimento l’estate scorsa. Ora l’incontro di qualche mese fa fra due opere diventa integrale. Il coro, nell’esperimento degli inizi solo uccelli, diventano due zitelle di provincia; l’autorità prende il volto di Tindareo, prima omesso. Clitennestra resta luminosa e tronfia, ma entra in scena l’altro figlio di Bellocchio, quel Leone protesi di un dominio che fa dire a un uomo dalle ruote sgonfie “chi ha mamma non trema”. Come due matrioske, ora, si interpolano i silenzi e le grida di una bocca con due teste: e il matricidio de ‘I pugni in tasca’ diventa l’ultimo cerchio nel lago del sassolino gettato da Elettra e Oreste, una eco che lega il bianco e nero di una Bobbio neo-consumista, col rosso sangue che tinge tutta una Tebe ritornata dalla guerra. A far da sfondo a tutto, Oreste ed Ale, due enormi disgraziati rimasti in vita per duemila e cinquecento anni, eternamente giovani e colpiti dal bisogno di scansare epoche che non si muovono, e di distinguersi da quell’anelito eterno-puerperale che da sempre lancia, allunga, estende, nella voce di una madre, solo una volontà di potenza, solo il culto di un dominio. E nel nascere del matricidio per mano di Elettra e del fratello, nell’albore della psicosi di un ragazzo che scaglia frecce inesistenti, viene accolta la nevrosi di due giovincelli cui un matricidio, l’iniziazione erotica ed un twist, non bastano ad annullare il volto, la voce, la tragica bellezza di una madre che non conosce notte. Questo è il senso che fonde, in questa versione definitiva, le due opere: non un’agnizione, non il ritrovarsi in un abbraccio di fratelli, non la quadratura di una verità che può sentire sul groppone ogni epoca, ogni tempo: ma il terribile sviluppo con cui Bellocchio nega il transeat salvifico di Euripide, e ci dice come a conti fatti, dopo quasi tre millenni di esperienza, l’epilessia, il panico, l’isteria di un figlio, tolta la sua ‘premurosa’, materna causa, non scansa, non scoglie, non dribbla, la sua mortale conclusione. Nella reggia del Mito, le Erinni rimangono a secco; nella casa di Psiche, no.
Filippo Gili

 

Filippo Gili
Filippo Gili nasce a Roma nel 1966.
Dopo il diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, partecipa come attore a diversi spettacoli di Luca Ronconi: BESUCHER, GLI ULTIMI GIORNI DELL’UMANITÀ, LA PAZZA DI CHAILLOT, MISURA PER MISURA, STURM UND DRANG.
Nel 1998 produce e dirige il lungometraggio, trasmesso da Raisat Cultura, CASA DI BAMBOLA (co-regia con Roberto Freddi). Dal 2000 in poi scrive sette sceneggiature, una delle quali diventerà il film – da lui stesso diretto – PRIMA DI ANDAR VIA (presente al Cinemed 2004 di Montpellier). A partire dal 2008, come regista teatrale mette in scena SOLO PER ATTENDERTI (le ultime lettere di Eleonora Duse a Gabriele D’Annunzio), TRE SORELLE di Anton Cechov, DONNE DI VAPORE, DONNE DI SPIRITO (atto unico di Paolo Puppa tratto da Carlo Goldoni), L’URLO DI MAZZINI (drammaturgia di suo pugno dalle memorie di Giuseppe Mazzini) e SPETTRI di Henrik Ibsen, spettacolo da cui trae il film L’ULTIMO RAGGIO DI LUCE (co-regia con Andres Arce Maldonado). Su commissione di Marco Bellocchio, per il Festival di Teatro Antico di Veleia 2012, scrive e dirige un ORESTE che contamina la tragedia classica euripidea con il film I PUGNI IN TASCA dello stesso Bellocchio.
All’Argot di Roma, è andato in scena con A PORTE CHIUSE di Jean-Paul Sartre.

 

Pier Giorgio Bellocchio
Debutta sul grande schermo appena bambino in due film del padre Marco, Vacanze in Val Trebbia (1980) e Salto nel vuoto (1980). Torna a recitare sempre per Marco Bellocchio in La balia (1999) e in Buongiorno, notte (2003), a cui seguono Radio West di Alessandro Valori (2003), Melissa P. di Luca Guadagnino (2005), Vincere di Marco Bellocchio (2009), La pecora nera di Ascanio Celestini (2010), E’ stato il figlio di Daniele Ciprì (2012), Bella addormentata di Marco Bellocchio (2012). Presto lo vedremo sul grande schermo nel film distribuito da Filmauro Terzo tempo di Enrico Maria Artale.
Si afferma anche in televisione lavorando in Al di là delle frontiere di Maurizio Zaccaro (2004), R.I.S. - Delitti imperfetti di Alex Sweet (2004), La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa di Stefano Alleva (2007), A fari spenti nella notte di Anna Negri (2010), Il commissario Rex (2011).
Nella veste di produttore, oltre al lavoro svolto per molti film di Marco Bellocchio, firma H2Odio (2006) e Chi nasce tondo (2008), oltre ad alcuni videoclip musicali fra cui "Non resisto" di Irene Grandi.
Nel 2011 è stato il protagonista a teatro di I pugni in tasca, adattato dal film omonimo di Marco Bellocchio per la regia di Stefania De Santis. Infine è stato recentemente protagonista anche di A porte chiuse di Jean Paul Sartre, regia e traduzione di Filippo Gili.

 

Marco Bellocchio
Nasce a Piacenza nel 1939. Nel ’59 interrompe gli studi di filosofia alla Cattolica di Milano e si iscrive a Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia. Tra il ’61 e il ’62 realizza i cortometraggi Abbasso lo zio, La colpa e la pena e Ginepro fatto uomo e si trasferisce poi a Londra dove frequenta la Slade School of Fine Arts. Il suo lungometraggio di esordio I pugni in tasca, presentato a Locarno nel ’65, lo impone all’attenzione internazionale.
Nel 2011 è stato premiato con il Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
La sua filmografia comprende:
1965 – I pugni in tasca
1967 – La Cina è vicina
1967 – Discutiamo, discutiamo (episodio di Amore e rabbia)
1969 – Paola
1969 – Viva il primo maggio rosso
1971 – Nel nome del padre
1972 – Sbatti il mostro in prima pagina
1974 – Nessuno o tutti (poi noto come Matti da slegare) realizzato con Agosti, Petraglia e Rulli
1976 – Marcia trionfale
1977 – Il Gabbiano
1980 – Vacanze in Val Trebbia (docu-fiction)
1980 – Salto nel vuoto
1982 – Gli occhi, la bocca
1984 – Enrico IV
1986 – Diavolo in corpo
1988 – La visione del Sabba
1990 – La condanna
1994 – Il sogno della farfalla
1996 – Il principe di Homburg
1999 – La balia
2002 – L’ora di religione
2002 – Addio del passato
2004 – Buongiorno, Notte
2005 – Il regista di matrimoni
2006 – Sorelle
2009 – Vincere
2011 – Sorelle Mai
2012 – Bella addormentata
TV
1978 – La macchina cinema (realizzato con S. Agosti, S. Petraglia, S. Rulli)
1997 – Sogni infranti
1998 – La religione della storia
1999 – Sorelle, Un filo di passione, Nina
2000 – L’affresco
2001 – Il maestro di coro
2002 – Vania
2010 – Rigoletto (in mondovisione)

 

 

Fonte: Ufficio stampa Benedetta Cappon

 

 

 

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