La Machine de Turing di Benoit Solès

Scritto da  Lunedì, 21 Ottobre 2019 

Il matematico britannico Alan Turing precursore dell’Intelligenza Artificiale, discriminato sessualmente nell’Inghilterra degli Anni Cinquanta del Novecento, è al centro di un lavoro teatrale che ripropone alcune tematiche di grande interesse nella società attuale: la riflessione sull’Intelligenza artificiale, la discriminazione delle minoranze, in questo caso per l’inclinazione sessuale.

 

Il testo teatrale di Benoit Solès La Machine de Turing è stato portato in scena da Tristan Petitgirard, accolto con un’ovazione al festival di Avignone nel 2018, al Teatro Michel a Parigi sarà in scena da novembre. Si tratta di un lavoro ironico, graffiante, sottile che racconta il dramma di Alan Turing, celebre matematico che ha realizzato una macchina di calcolo, poi ritenuta il primo computer. E’ una storia di grande attualità, un omaggio collettivo a un rappresentante involontario di una minoranza sessuale. Alan Turing, nato nel 1912 e suicidatosi nel 1954, ha sviluppato il suo lavoro tra il 1936 e il 1952 ed ha contribuito con le sue ricerche alla vittoria degli Alleati, bistrattato e disconosciuto per la sua inclinazione sessuale. Il dramma teatrale racconta una storia di creatività originale perché troppo spesso la matematica viene ritenuta una disciplina arida e poco fantasiosa; come anche una storia di grande solitudine di un uomo per il quale gli unici amici erano le cifre.
Solès – commediografo e drammaturgo francese nato il 5 settembre 1972 ad Agen – è il primo artista a vedersi a vedersi conferire congiuntamente il Molière come autore e come interprete per la sua pièce La Machine de Turing nel 2019 e la sua interpretazione d'Alan Turing, personaggio principale dello spettacolo.
Petit Girard, classe 1976, è un commediografo e regista francese, uscito da una famiglia di musicisti, ha ricoperto circa 150 ruoli e ha ricevuto il Molière del teatro privato e il Molière per il regista di uno spettacolo di teatro privato.
«Di tutte le cose immateriali, il silenzio è una delle più pesanti da portar. E giustamente, la mia vita è riempita di segreti…».
All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il matematico e criptologo britannico a disinnescato la macchina Enigma e non era ancora così famoso quando nel 1952 viene derubato nel suo domicilio. Depone così una denuncia –l’inizio dell’azione teatrale – al commissariato di Manchester, dove il sergente incaricato dell’inchiesta Ross s’interessa meno all’argenteria derubata a casa del professore che al suo strano passato. Poco a poco, con un crescendo impercettibile, di grande finezza, si svolge il filo della vita d’Alan Turing, dal suo amore precoce per le cifre al suo ruolo cruciale nella decodificazione di Enigma, la macchina utilizzata dal servizio informativo dell’esercito tedesco, come alla sua omosessualità giudicata duramente dalla società sua contemporanea. In Inghilterra l’omosessualità è stata depenalizzata solo nel 1967 e solo nel 2016 la cosiddetta Legge Turing ha sollevato da ogni accusa le persone omosessuali. Il testo, breve e di grande sintesi, è molto denso e ricco di spunti come ad esempio in merito alla riflessione sull’Intelligenza artificiale, di grande attualità. A questo proposito Turing si interroga se il diritto di pensare sia riservato solo alle persone o anche alle macchine.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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