Al via “Interludio Valle”, la riapertura parziale del Teatro tra la prima e seconda fase dei lavori

Scritto da  Sabato, 07 Aprile 2018 

Prende il via “Interludio Valle”, la riapertura parziale del Teatro tra la prima e seconda fase dei lavori con una programmazione di installazioni, incontri e molto altro, curata dal Teatro di Roma. Si parte il 7 aprile con “Tracce di memoria” e “Paladino”.

 

Se nella programmazione della gestione commissariale una volta avviata la prima fase dei lavori necessari il teatro sarebbe dovuto restare chiuso fino alla conclusione degli interventi previsti nella seconda fase, l’Amministrazione capitolina tra la fase uno e la fase due dei lavori, “restituisce” il teatro ai cittadini che potranno visitarlo grazie al programma di attività creato su misura dal Teatro di Roma: un programma di eventi e visite speciali, mostre e creazioni site-specific in sala e nel foyer.

Vorrei cogliere l’occasione di questa prima volta del Teatro Valle come teatro di Roma Capitale per ricordare che Roma è diventata responsabile della gestione del Valle solo dopo il perfezionamento dell’accordo firmato nel giugno 2016 tra la gestione commissariale e il MIBACT. Dimenticarsene conduce a non prendere atto che per mantenere in mano pubblica il Teatro Valle a fronte di un diverso orientamento dello Stato, Roma Capitale si è fatta carico di responsabilità ed oneri che solo in piccola parte le sono riconosciuti. Attribuire perciò alla città e alla sua amministrazione la responsabilità integrale di tutto ciò che è accaduto tra lo scioglimento dell’ETI nel 2011 e l’inverno 2016 non solo è immotivato ma soprattutto oscura l’impegno delle istituzioni romane e prima ancora dei suoi cittadini per conservare alla comunità questo luogo unico” così la Sindaca di Roma Virginia Raggi.

Il Valle è un luogo storico amato da cittadini e artisti. Restituirlo – seppur temporaneamente e per attività culturali diverse – alla città era un impegno preso che oggi onoriamo e che riflette la nostra volontà di riconoscere l’ulteriore valore simbolico che il Teatro Valle ha assunto grazie all’impegno civico che ne aveva impedito la privatizzazione quando l’Ente Teatrale Italiano venne disciolto. La Sovrintendenza Capitolina ha svolto e sta svolgendo un delicato lavoro per far tornare il Valle alla piena operatività, rispettandone insieme la straordinaria qualità architettonica e la storia con l’innesto degli impianti moderni oggi necessari. Aprire una finestra per vivere il Valle nei tempi “morti” dei procedimenti amministrativi necessari per il bando e l’aggiudicazione della gara d’appalto della seconda fase, per realizzare consistenti lavori di adeguamento di impianti e strutture alle più recenti disposizioni che regolano le attività di spettacolo aperto al pubblico, può apparire una banalità. Viceversa, sebbene sia una decisione di buon senso, non è affatto banale e nel caso particolare ha richiesto un lavoro certosino, non visibile ma indispensabile per ricostruire la storia degli interventi che si sono susseguiti per decenni e di cui lo Stato aveva in parte perso la documentazione e talvolta dedicarsi letteralmente ad una “caccia al tesoro” per rintracciare allacci e impianti di cui ogni documentazione era irreperibile” spiega il Vicesindaco con delega alla Crescita Culturale Luca Bergamo.

LA PROGRAMMAZIONE DEL TEATRO DI ROMA. Il Teatro di Roma ha curato la programmazione che animerà gli spazi del Valle, con attività all’interno del foyer, rimesso in comunicazione con l’interno della sala (accesso precedentemente interrotto con l’inizio dei lavori), predisponendo il teatro ad ospitare e accogliere il programma di eventi di Interludio Valle. Si tratta di un “palinsesto” di attività, diversificate per linguaggi e discipline, che non prevede lo svolgimento di spettacoli teatrali, ma naviga attraverso differenti espressioni artistiche ed esperienze innovative dedicate alla storia della sala settecentesca – da installazioni a visite speciali, da mostre a creazioni site-specific – che consentiranno di svolgere attività nel rispetto dei limiti imposti dalle attuali condizioni e caratteristiche storiche dello stabile. È dunque una riapertura temporanea per far rivivere, abitare e tenere aperto il Valle con l’obiettivo di preservare la forte relazione identitaria tra la città e questo suo teatro.

Apertura sabato 7 aprile con l’inaugurazione di due mostre: la prima dedicata alla memoria del Teatro Valle, TRACCE DI MEMORIA – Il Teatro Valle riparte dal suo passato, una ricostruzione storica, tra cimeli, arredi e oggetti (ampliata e arricchita nel corso dei mesi di apertura), che sarà installata nel foyer, da cui entrerà il pubblico, il quale dopo essersi immerso nell’atmosfera del passato, potrà accedere alla sala e visitare la seconda mostra PALADINO AL TEATRO VALLE: 19 DRAMMATURGHI E UN SIPARIO IN SCENA, da un’idea del direttore Antonio Calbi, creazioni del maestro Mimmo Paladino. L’esposizione prevede l’installazione del grande SIPARIO DI ATTESA (lungo 14 metri), realizzato per il Teatro Argentina nel 2009, ora collocato in palcoscenico, e l’installazione di 19 DRAMMATURGHI, opere-ritratto (di cui 8 realizzate appositamente dall’artista per l’occasione) che si “affacceranno” da altrettanti palchetti del secondo ordine a raffigurare i drammaturghi che hanno fatto grande la storia del teatro: Antonin Artaud, Samuel Beckett, Carmelo Bene, Bertolt Brecht, Eduardo De Filippo, Eschilo, Euripide, Dario Fo, Carlo Goldoni, Sarah Kane, Tadeusz Kantor, Henrik Ibsen, Eugène Ionesco, Vladimir Majakovskij, Molière, Luigi Pirandello, William Shakespeare, Sofocle, August Strindberg. Una colonna sonora, composta di brani di interpretazioni delle pièce degli autori ritratti e brani di interviste agli stessi, completa questa “opera totale” che miscela spazio architettonico, arte visiva e ascolto. Così, l’arte entra in scena a testimonianza del valore culturale che il Teatro Valle ha svolto e continua a rappresentare per la città.

Il programma di eventi prosegue da maggio a luglio con la mostra-installazione SEI PERSONAGGI, sei sculture scelte dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea internazionale presente in Italia. Un progetto espositivo site-specific per il Valle che offre al pubblico la possibilità di avvicinarsi a sei opere di artisti internazionali. Proprio perché parte di un percorso di rinascita, la mostra riavvolge il nastro del tempo traendo ispirazione da uno dei momenti più simbolici della vicenda del Teatro Valle: la prima rappresentazione di “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, che proprio qui ebbe il suo movimentato debutto il 9 maggio 1921. Le sei sculture – riproducono sei corpi, alcuni con forme e dimensioni a scala reale, umana, altri rinviando a frammenti e sagome – saranno installate sul palcoscenico formando un gruppo di personaggi-presenze che portano in scena la ricerca, il linguaggio e la poetica dei loro autori. Così, l’immobile parata dei Sei personaggi non è una semplice illustrazione della commedia ma si consegna all’immaginazione del pubblico come una scena silenziosa da osservare dalla platea.

Si riparte da settembre a ottobre con l’omaggio al genio e all’arte di Paolo Poli attraverso la mostra multimediale a cura di Andrea Farri e Rodolfo di Giammarco, un percorso lungo i sessant’anni di carriera dell’artista testimoniato da video, bozzetti, scenografie, foto, audio in loop e 568 aggettivi con cui è stato descritto (da “acrobatico” a “zitellesco”). Una mostra-album per consentire ai visitatori di sfogliare le pagine della vita dell’amato Poli con 40 monitor allestiti in sala, uno per ogni spettacolo che ha realizzato (dal 1950 al 2014), in un percorso che copre 64 anni di attività teatrale; le scenografie realizzate da Lele Luzzati saranno collocate sul palcoscenico; i costumi di Santuzza Calì invece saranno installati in alcuni palchi di primo ordine; infine nel foyer il pubblico potrà leggere su un video wall gli aggettivi con cui la stampa ha descritto l’artista.

Inoltre, per l’intero periodo di apertura nel foyer si avvicenderanno: il ciclo di conferenze Gli anni perduti del Teatro Valle, a cura di Nicola Fano, incontri-spettacolo dedicati alle storie delle grandi attrici che hanno recitato e abitato il Valle; “visite guidate” per conoscere memoria e storia del Teatro e dei suoi luoghi più segreti grazie alle voci di giovani attori della Suola del Teatro di Roma che interpreteranno i grandi che ne hanno attraversato la storia; un nuovo progetto di formazione dell’Associazione Europa InCanto per avvicinare giovani, scuola e famiglie alla musica lirica; diversi incontri del Festival multidisciplinare Dominio Pubblico, dedicato alla creatività under 25, con meeting, attività laboratoriali e incursione di artisti; presentazioni di libri e laboratori della Scuola di Teatro e Perfezionamento professionale del Teatro di Roma. Inoltre, Biblioteche di Roma, istituzione presieduta da Paolo Fallai, contribuirà al palinsesto di appuntamenti con un programma di letture, incontri, workshop e presentazioni di libri. Infine, il foyer del Teatro Valle ospiterà anche le iniziative dell'Università Tor Vergata di Roma e dell’Istituto Pasteur Italia inserite nel programma della manifestazione scientifica di Roma Capitale Eureka Roma 2018.

L’ingresso al Teatro Valle è libero con apertura giovedì, venerdì, sabato dalle ore 17 alle ore 20, e domenica dalle ore 11 alle ore 18.
Il programma verrà aggiornato su www.teatrodiroma.net

 

PROGRAMMAZIONE TEATRO VALLE
APRILE – DICEMBRE 2018

ATTIVITÀ IN PROGRAMMA IN SALA

7 Aprile _ 13 Maggio 2018
PALADINO AL TEATRO VALLE
19 DRAMMATURGHI E UN SIPARIO IN SCENA
a cura di Antonio Calbi

7 Aprile _ Dicembre 2018
TRACCE DI MEMORIA
IL TEATRO VALLE RIPARTE DAL SUO PASSATO
installazione realizzata dal Settore Attività Culturali del Teatro di Roma

Maggio _ Luglio 2018
SEI PERSONAGGI
opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo

Settembre _ Ottobre 2018
PAOLO POLI È
mostra multimediale su Paolo Poli a cura di Andrea Farri e Rodolfo di Giammarco


ATTIVITÀ IN PROGRAMMA NEL FOYER

VISITE ANIMATE AL TEATRO VALLE

GLI ANNI PERDUTI DEL TEATRO VALLE

PROGETTO INCANTANDO 2019

DOMINIO PUBBLICO - LA CITTÀ AGLI UNDER 25 AL TEATRO VALLE

INCONTRI UNIVERSITÀ TOR VERGATA DI ROMA E ISTITUTO PASTEUR ITALIA IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE SCIENTIFICA “EUREKA”

PRESENTAZIONE LIBRI, INCONTRI, LABORATORI

ATTIVITÀ BIBLIOTECHE DI ROMA



7 APRILE _ 13 MAGGIO 2018
PALADINO AL TEATRO VALLE
19 DRAMMATURGHI E UN SIPARIO IN SCENA
a cura di Antonio Calbi

una installazione realizzata dal Settore Attività Culturali del Teatro di Roma
Sandro Piccioni, responsabile - Silvia Cabasino, Catia Fauci
Ricerche sonore e montaggio Catia Fauci, Paolo Albisinni, Andrea Brachetti
Settore Tecnico e Allestimenti Claudio Beccaria, responsabile - Sandro Pasquini, vice responsabile
Marcello Aiello, Antonio Borrelli, Andrea Brachetti, Dario Ciattaglia, Vincenzo Lazzaro, Marco Maione
Massimo Munalli, Massimiliano Pischedda, Alessandro Sorrenti
Luci Antonio Borrelli
Audio Andrea Brachetti
Comunicazione, Promozione e Marketing Paola Folchitto, responsabile, Federica Cimmino,
Valeria Daniele, Giancarlo Moscato, Cristina Pilo, Maria Rosaria Russo, Roberta Urbani
Ufficio stampa Amelia Realino
Grafica e impaginazione E45 – Gianluca Cheli, Gianni Parrella
Direzione di sala Maurizio Todaro
Trasporti e assicurazioni Arteria srl
Si ringrazia Mimmo Paladino e il tutto il suo studio, Claudio Parisi Presicce e la Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, con Anna Marendino e Tania Renzi; Elio Pecora, Gianluca Rame, AEM di Massimiliano Mantovani

Paladino al Teatro Valle: 19 drammaturghi e un Sipario in scena è la mostra-installazione che inaugura l’apertura straordinaria dello storico complesso del 1727, da un’idea del direttore Antonio Calbi, creazioni del maestro Mimmo Paladino. L’esposizione prevede il grande SIPARIO DI ATTESA (2009, lungo 14 metri), installato sul palcoscenico appena dietro il sipario. In questo primo intervento si specchia un secondo, questa volta in sala, con le opere-ritratto di 19 DRAMMATURGHI collocate in altrettanti pacchetti del secondo ordine, che si “affacciano” in guisa di spettatori-testimoni (11 dei quali già ritratti nel 2005 e 8 realizzati per l’occasione). Ne risulta un emiciclo luminoso e diversamente cromatico di figure e figurazioni, con drammaturghi più riconoscibili e altri con segnature più simboliche e metafisiche, con rimandi visivi, cromatici, figurativi e di senso fra le due opere che si fronteggiano, si parlano, si completano una nell’altra, e dove anche le tecniche adottate si rispecchiano. Completa l’opera una colonna sonora che miscela voci degli autori stessi e brani dal corpus di opere degli stessi drammaturghi attinti dal repertorio del Teatro di Roma o da altre edizioni. Ne risulta un’opera multidisciplinare (architettura, pittura, parola), che è un’esperienza da vivere in piedi, girando per la sala in penombra, o seduti in platea sulle vecchie poltrone di velluto rosso, immergendosi nella visione e nell’ascolto.

IL SIPARIO DI ATTESA DI MIMMO PALADINO
Dimensioni: 13,50 metri larghezza - altezza 8 metri - peso 124 kg - 108 mq di tela di iuta pesante dipinta, 2009

Arte in scena con il Sipario Storico di Mimmo Paladino, opera realizzata appositamente per il Teatro Argentina nel 2009, dopo un attento studio degli spazi e delle architetture della sala. Oggi in mostra sul palcoscenico del Teatro Valle a consolidare il valore culturale e artistico che il Valle ha per la città, restituendo l’identità di questo monumento molto amato dai cittadini e che molto ha contribuito alla storia dello spettacolo capitolino e italiano. In passato il Sipario Storico arricchiva il palcoscenico evocando scene eroiche e rappresentazioni storiche per intrattenere il pubblico prima dello spettacolo: “Il Sipario di attesa – racconta il maestro Mimmo Paladino – recupera la tradizione e la funzione del Sipario Storico, il suo significato è nel titolo stesso, è un sipario che è in linea con lo spazio essendo un'opera pensata e dedicata unicamente a questo teatro e dalla quale si colgono citazioni sia della tradizione teatrale che dei luoghi della città”. Le collaborazioni alle scenografie di importanti produzioni teatrali, quali l’Edipo Re e l’Edipo a Colono di Mario Martone, hanno messo in stretta relazione il Teatro di Roma con l’artista partenopeo, e hanno cosi visto nascere una fervida attività creativa sempre più intensa che si è trasformata in un vero e proprio percorso artistico con l’obiettivo di voler far interagire l’opera d’arte nello spazio teatrale. Dal mosaico sulle scale che portano dal foyer dell’Argentina alla Sala Squarzina, allestito nel 2006, dove ritroviamo anche una grande opera di Enzo Cucchi, al Teatro India dove negli anni sono stati realizzati diversi allestimenti di Paladino: l’intera facciata del vecchio fabbricato industriale punteggiata con centinaia di piedi in terracotta, oggetti di scena successivamente riutilizzati, le installazioni del Cerchio ampio più di tre metri, e del grande Portale Edipo, una maestosa opera pensata per lo spazio esterno. Tutte creazione d’arte contemporanea che conferiscono una forte identità al Teatro di Roma evidenziandone le singolari qualità di luogo d’arte e che rappresentano segni distintivi di un linguaggio universale che non vede differenze, barriere e confini e che è cultura nella sua accezione più ampia.

19 DRAMMATURGHI
Dimensioni: 100,00 x 70,00 x 3,00 cm, tecnica mista su cartone montato su legno

Antonin Artaud (2005), Samuel Beckett (2005), Carmelo Bene (2018), Bertolt Brecht (2005), Eduardo De Filippo (2005), Eschilo (2005), Euripide (2018), Dario Fo (2018), Carlo Goldoni (2005), Sarah Kane (2018), Tadeusz Kantor (2018), Henrik Ibsen(2018), Eugène Ionesco (2005), Vladimir Majakovskij (2018), Molière (2005), Luigi Pirandello (2005), William Shakespeare (2005), Sofocle (2018), August Strindberg (2005). Sono la serie di 19 opere-ritratto installate in altrettanti palchetti del secondo ordine a raffigurare i drammaturghi che hanno fatto grande la storia del teatro, molti dei quali furono straordinari attori ancor prima che drammaturghi, “attori che scrivevano” per il teatro. Veri e propri “manifesti” che invitano direttamente lo spettatore ad “entrare” a teatro per ripensare il rapporto con il pubblico e, tra vita e il suo doppio, giocano il ruolo di spettatori che guardano la scena, e dunque, il Sipario di Attesa. Figure emblematiche della vocazione teatrale di Mimmo Paladino, capace di utilizzare nelle sue opere tutti i linguaggi espressivi.

7 APRILE _ DICEMBRE 2018
TRACCE DI MEMORIA – Il Teatro Valle riparte dal suo passato

una installazione realizzata dal Settore Attività Culturali del Teatro di Roma
Sandro Piccioni, responsabile - Silvia Cabasino, Catia Fauci
in collaborazione con Alessandra Maria Giuri
Contributo di Andrea Porcheddu
Settore Tecnico e Allestimenti Claudio Beccaria, responsabile
Luci Antonio Borrelli
Comunicazione, Promozione e Marketing Paola Folchitto, responsabile, Federica Cimmino, Valeria Daniele
Giancarlo Moscato, Cristina Pilo, Maria Rosaria Russo, Roberta Urbani
Ufficio stampa Amelia Realino
Grafica e impaginazione E45 – Gianluca Cheli, Gianni Parrella
Direzione di sala Maurizio Todaro
Si ringrazia Claudio Parisi Presicce e la Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, con Anna Marendino e Tania Renzi.

Tracce di memoria – Il Teatro Valle riparte dal suo passato è la mostra storica dedicata alla memoria del Valle, installata nel foyer da cui entra il pubblico che, dopo essersi immerso nell’atmosfera del passato, accede alla sala per visitare la mostra “Paladino al teatro valle: 19 drammaturghi e un SIPARIO in scena”. Una ricostruzione storica, tra cimeli locandine arredi e oggetti (ampliata e arricchita nel corso dei mesi di apertura), che narra per immagini e documenti i tre secoli che hanno visto avvicendarsi sul palcoscenico La cenerentola di Rossini, i Sei personaggi di Pirandello, una Teresa Raquin che vide il debutto di una giovanissima Eleonora Duse sino fino al debutto di Luca Ronconi attore in Tre quarti di luna di Luigi Squarzina. La mostra è permanente e visitabile per l’intero periodo di apertura del Teatro Valle.

“LE MEMORIE DEL VALLE” DI ANDREA PORCHEDDU
Forse pochi ricordano che Edmond Dantès, il famoso Conte di Montecristo – durante il carnevale romano, subito dopo aver assistito a un’esecuzione capitale in Piazza del Popolo – andò al Teatro Valle dove aveva un “suo” palco. Per quella sera, racconta il romanzo, non scelse l’Italiana in Algeri in programma all’Argentina, ma optò, appunto, per il Valle. Non sappiamo cosa vide: questo Alexandre Dumas non lo racconta. Ma per lo scrittore francese, che pure visse in Italia, i teatri romani da citare erano quei due: Valle e Argentina. A metà ottocento, il celebre romanzo d’appendice sanciva – laddove ce ne fosse stato bisogno – il ruolo centrale del Teatro Valle nella scena romana. È, questo, solo un aneddoto dei mille che si potrebbero raccontare nella lunga storia del Teatro Valle: in quella platea sono passati mondi interi, epoche storiche si sono succedute all’ombra di quei palchetti. Qui, possiamo dire, si sono esibiti tutti. Dal 1727, anno dell’inaugurazione della sala creata dall’architetto Morelli su commissione del Marchese Capranica, sulle tavole del palcoscenico hanno messo piede i grandi compositori, gli attori, i comici, i musicisti, danzatori e danzatrici, gli autori, i registi, i tecnici, e scenografi, costumisti, suggeritori… Basti ricordare, tra questi, Luigi Pirandello e il faticoso debutto dei Sei personaggi in cerca d’autore. Episodio, com’è noto, decisamente non felice: pubblico spaccato in due, ma per la maggior parte decisamente critico contro la novità dell’autore siciliano. Pirandello fu fischiato, contestato, costretto a uscire dal retro per evitare ulteriori polemiche. Poi, si sa, la storia gli ha dato ragione: ma quella sera del maggio 1921 resterà nel ricordo, e segnerà, forse, anche la personalità del Teatro Valle. Perché il Valle, come molti teatri storici, ha un suo carattere. C’è un bel libro, riccamente illustrato, che ripercorre la lunga storia della sala, edito da Palombi, e curato da D’amico, Verdone, Zanella e Di Palma. Pubblicato nel 1998, il volume coglieva il Valle in uno dei suoi momenti di grande vitalità, quando era gestito dall’Ente Teatrale Italiano. Già, l’Eti: inopinatamente e bruscamente chiuso con un ottuso provvedimento politico, l’Eti aveva dato al Valle una identità forte, aperta ai codici del contemporaneo, nazionali e internazionali, alla drammaturgia italiana, a delle “retrospettive” – le prime in Italia – dedicate ai maggiori artisti in attività – e infine a tanti laboratori che ne fecero un luogo di formazione permanente, di incontro e discussione. Con la chiusura dell’Ente, si apre un’altra pagina, che porta il Valle agli onori della cronaca. È la nota, vitale, contestata, vibrante “occupazione”: un manipolo di lavoratori dello spettacolo occupò il teatro nel giugno del 2011. Il gesto doveva essere simbolico, legato all’amore per quella sala, ma si mutò presto in una forma di autogestione di quello che fu definito “bene comune”. Tra mille assemblee, confronti, contraddizioni, attacchi, prese di posizione, l’attività del Valle Occupato si protrasse fino al 2014, con momenti bellissimi e altri decisamente discutibili, eppure in un clima di costante, febbrile creatività. Di quell’esperienza resta il ricordo, a tratti la nostalgia: poteva rappresentare una modalità diversa, extra-ordinaria di gestione e di condivisione, però – per le insite debolezze e fragilità o per l’ostilità della politica – è rimasta più che altro nell’immaginario collettivo, forse come spina nel fianco oppure come utopica militanza. Il teatro fu sgomberato pacificamente e da allora, il Valle tornato alla normalità è un teatro chiuso.
Da quel momento, infatti, dal luglio 2014, le porte della sala sono sbarrate. Teatro in declino, fossile di se stesso: cupa memoria di un’arte che fu. Promesse, proclami, rinvii, timidi tentativi di usare gli spazi complementari non hanno sin qui cambiato lo stato delle cose.
Però, con pazienza e lavorio certosino, il Comune di Roma, la Giunta di Virginia Raggi e dell’assessore Bergamo, ha finalmente dato il via ai lavori. Ma ci vorrà ancora tempo perché il Teatro Valle possa affiancarsi – come era per Dumas – al Teatro Argentina nella vita culturale romana. Il Valle, dunque, è entrato nel patrimonio dello Stabile capitolino e il Teatro nazionale diretto da Antonio Calbi, è incaricato della futura gestione. Questa mostra è uno dei primi passi in tal senso. E sarebbe, inutile dirlo, un significativo ritorno, ritrovando e rinnovando il legame tra le due sale che ha avuto momenti illustri. È bello ricordare, in questa prospettiva, che il Valle fu sede del primo Teatro Stabile di Roma. Nel '62 la Giunta di centro sinistra diede vita all’istituzione teatrale della città e, nel luglio di due anni dopo venne chiamato a dirigerla il 47enne Vito Pandolfi, regista, critico, studioso di teatro. Pandolfi cercò subito di qualificare la proposta, articolando un cartellone di rilievo. Basta dare un occhio alle locandine in mostra per trovarvi nomi di tutto rilievo: lo struggente Giardino dei Ciliegi diretto da Luchino Visconti, oppure Vestire gli ignudi, regia di Patroni Griffi. E ancora, siamo già alla stagione successiva, una regia di Alessandro Fersen, un curioso Osborne diretto da Alberto Arbasino, la Fedra con la regia di un Luca Ronconi poco più che trentenne, fino a La professione della signora Warren di Shaw, con Paola Borboni, nel maggio 1970. Poi, quell’anno, riaprì l’Argentina, lo Stabile ritrovava la sua “casa” e il Valle proseguiva la sua storia singolare.
Ma in quegli anni, nel volgere di poche stagioni, il Valle era diventato una casa d’attori: Paolo Stoppa, Rina Morelli, Tino Carraro, Sergio Tofano, Ottavia Piccolo, Adriana Asti, Gabriele Ferzetti, Renzo Montagnani, Nora Ricci, Elena Zareschi, Gianrico Tedeschi, Ferruccio De Ceresa, Paolo Panelli, Bice Valori, Paolo Ferrari, Marianella Laszlo, Mariano Rigillo, Nando Gazzolo, Maria Fabbri, Ileana Ghione, Massimo Foschi, Franca Valeri, Renzo Giovampietro, Antonio Casagrande, Piero Sammataro, Renzo Palmer, Gianni Bonagura, Massimo Foschi, Gianni Santuccio, Gigi Proietti, Lilla Brignone…
Impossibile citarli tutti, evocare quei giganti che hanno calpestato le tavole del palcoscenico. E poi, da allora, quanti altri? Impossibile contarli. Accanto agli artisti, del Valle voglio ricordare altre anime, ugualmente sensibili anche se diversissime. I direttori di sala degli ultimi decenni, prima Giorgio De Angelis, poi Salvatore Aricò, infine Isabella Guidoni; e ancora il capo macchinista Mario Bongarzone, il capo elettricista Marco Alimenti e Antonio Gabioli, per tutti semplicemente Antonio, quel custode dall’aria paterna, sempre accogliente e amico. Per quel che mi riguarda, ci ho messo piede, per la prima volta, nella stagione 1992-1993, in occasione del Bicentenario Goldoniano: vennero compagnie da tutto il mondo. Il Valle, con la sua elegante architettura, con l’ottima acustica, con le sue forme aggraziate le accolse regalando emozioni. E ci accoglie ancora, ferito certo ma non sconfitto. Del suo passato, dell’enorme patrimonio del passato, restano tracce evanescenti, orme, piccoli segni, scalfitture. Scorie di passioni vissute tra le quinte che tornano alla luce, per la prima volta con questa esposizione. Lo scheletro di un camerino, quelle scatole per tenere i biglietti strappati, una macchina calcolatrice, le locandine: testimonianze mute che pure parlano, raccontano, commuovono ancora oggi. Da queste macerie, occorre ripartire.

MAGGIO _ LUGLIO 2018
SEI PERSONAGGI
Opere dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo

Sei personaggi è una mostra concepita appositamente per il Teatro Valle, un progetto espositivo site-specific che intreccia la storia e il presente, il teatro e l’arte contemporanea. Una sorta di intervallo, una pausa sospesa che anticipa la rinascita fisica e culturale della sala teatrale, offrendo al pubblico la possibilità di immergersi nel suggestivo ambiente segnato dal tempo e di avvicinarci a sei opere di artisti internazionali installate in uno spazio insolito, uno spazio narrativo, “drammatico”, diverso da quello consueto del musei e delle sale espositive tradizionali. Si tratta di sei sculture scelte dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea internazionale presente in Italia. Proprio perché parte di un percorso di rinascita, la mostra riavvolge il nastro del tempo traendo ispirazione da uno dei momenti più simbolici della vicenda del Teatro Valle: la prima rappresentazione di Sei personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello, il 9 maggio 1921. Basato sulla messa in trasparenza del meccanismo della creazione artistica e sul rapporto fra persona e personaggio, il contenuto della commedia solleva alcuni dei temi ancora oggi al centro della ricerca e della produzione artistica contemporanea: il rapporto tra realtà e finzione e tra individuo, gruppo, collettività. Le opere individuate sono sei figure, sei corpi, alcune hanno forme e dimensioni a scala reale, umana, altre richiamano il corpo attraverso frammenti e sagome. Installate sul palco del Teatro Valle formano un gruppo di personaggi: sono presenze che portano in scena la ricerca, il linguaggio e la poetica dei loro autori. La corrispondenza fra le sei sculture e i personaggi pirandelliani non è letterale. Ma come nel testo ci sono tre figure femminili e tre maschili, accostabili alla madre, il padre, la figliastra, il figlio, il giovanetto e la bambina. L’immobile parata dei Sei personaggi non è una semplice illustrazione della commedia ma un nuovo e potenziale nucleo narrativo, consegnato all’immaginazione e alla fantasia del pubblico. Sei personaggi è una scena silenziosa da osservare dalla platea. Come ha scritto Pirandello nella celebre Prefazione del 1924, i personaggi “vivono per conto loro; hanno acquistato voce e movimento; sono dunque già divenuti di per se stessi, in questa lotta che han dovuto sostenere con me per la loro vita, personaggi drammatici, personaggi che possono da soli muoversi e parlare; vedono già se stessi come tali; hanno imparato a difendersi da me; sapranno ancora difendersi dagli altri. E allora, ecco, lasciamoli andare dove son soliti d'andare i personaggi drammatici per aver vita: su un palcoscenico. E stiamo a vedere che cosa ne avverrà”.

SETTEMBRE _ OTTOBRE 2018
PAOLO POLI È
Mostra multimediale su Paolo Poli
a cura di Andrea Farri e Rodolfo di Giammarco

Il genio, la storia e l’arte di Paolo Poli in mostra negli spazi del Teatro Valle. Un percorso visivo lungo oltre sessant’anni di carriera teatrale dell’artista testimoniato dalla grande quantità di oggetti, video, bozzetti, scenografie. Una mostra-album, e non semplicemente una “mostra”, nella quale calarsi dal vivo e che consente ai visitatori di sfogliare le pagine di vita dell’amato Poli attraverso 40 monitor allestiti in sala, uno per ogni spettacolo che ha realizzato (dal 1950 al 2014), in una carrellata storica che copre 64 anni di progetti e attività teatrale. Sugli schermi scorrono loop di immagini, video, bozzetti di scene di Eugenio Guglielminetti, Anna Anni, Aldo Buti; bozzetti di costumi di Santuzza Calì, Danda Ortona; locandine e poster; le scenografie realizzate da Lele Luzzati sono collocate sul palcoscenico, mentre i costumi sono installati in alcuni palchi di primo ordine; infine nel foyer il pubblico può leggere su un video wall i 568 appellativi con cui la stampa ha descritto Poli, tutt’ora a rappresentare le facce multiformi del suo essere artista a tutto tondo.

PRESENTAZIONE DI RODOLFO DI GIAMMARCO
Non c’è metafisica o biologia muliebre, in Poli, anche se si è spogliato più di Rita Renoir, ha posato più di Greta Garbo, è caduto in estasi più di Rita da Cascia, ha suscitato brividi più di Carolina Invernizio, s’è trasformato più di Amanda Lear, ha sorriso più di Wanda Osiris, e ha sgambettato più di una Ziegfeld Gender a parte, non è mai stato zitto, in perenne equilibrio tra noi-siam-come-le-lucciole e gli incunaboli, i libelli, gli almanacchi, le storiche avanguardie letterarie, le abiette retroguardie virtuose, le criminalità dei sentimenti, gli spacci dei paradossi, le demagogie del kitsch, i cascami della maniera, i labirinti della sintassi, le bellurie romanzesche, le enigmistiche retoriche, gli ectoplasmi poetici. Sì, l’inventario patrimoniale della cultura di PP sarebbe infinito, ma dove mettere anche i suoi fascini difformi senza parole, le sue seduzioni fisiognomicamente compulsive, fantasistiche, camp, estatiche, profanatrici? […] La cosa che rischiamo di sottovalutare in PP, nella sua iperlaboriosa biografia, è il pragmatismo, l’opposto della cerebralità, e la vocazione che ne è stata testimonianza impeccabile è stata la sua perfetta vena di capocomico di compagnia, dote antica, istinto imprenditoriale che il nostro concentrava energicamente (ed efficacemente) accanto al suo istinto di cerca-autori e cerca-testi. […] Non può non aprirsi il capitolo prezioso, umano e privilegiato del rapporto raro, ma anche intimo e naturale, con un maestro pittore forgiatore di impianti fantasiosi e fantastici come Lele Luzzati, che arrivò a regalare i suoi giganteschi e tematici fondali a Poli. Il PP logorroico, magnetizzante pubblici, artefice di un fenomeno della ribalta e della mimetica cultural-epidermica, il PP che Alberto Arbasino aveva identificato, accostandolo a Carmelo Bene, come uno di cui s’era giovato la ripresa del teatro italiano, il PP padroneggiante lessici e arditezze, atletismi polifonici, sberleffi sessuali, coreografie febbrili, astrazioni travestite, contagi comici, ingordigie spudorate, dissacrazioni clamorose, eresie da camera, satire etiche e blitz scioccanti, questo PP a contatto ininterrottamente con generazioni, masse, soggetti colti, spettatori semplici, radicali, tradizionalisti e quant’altro dell’umana specie, è stato soprattutto, per sua scelta, un uomo solo, un teatrante incline alla solitudine eccezion fatta per i sodalizi con la sorella Lucia, votato a una quasi monastica esistenza che d’altra parte favoriva il disbrigo di tanti compiti, letture, approfondimenti, escursioni. E quindi al Poli sfacciatamente ‘spretato’ nella cognizione generale di tutti ha sempre corrisposto un Poli frugale, riservato, habitué. E non ha mai alimentato, il nostro, un’aura modaiola, un sapere per adepti, un sovversivismo fine a se stesso. Perché allora non dedicargli un album di reperti illustri, di rewind che ce lo restituiscano, di immagini folgoranti, di audio di piacevolezza imbarazzante, di video dinamici e metamorfici, di letterature-lampo, di 586 aggettivazioni che l’hanno riguardato?

ALTRE ATTIVITÀ IN PROGRAMMA FINO A DICEMBRE NEL FOYER DEL TEATRO VALLE

VISITE ANIMATE AL TEATRO VALLE
Un’occasione per conoscere il Teatro Valle, la sua memoria e i suoi luoghi più segreti grazie alle voci dei giovani attori del Teatro di Roma e della sua Scuola che interpreteranno i grandi che ne hanno attraversato la storia: Pirandello, Marta Abba e tanti altri. Sono visite guidate un po’ speciali, veri e propri piccoli spettacoli teatrali dove gli attori guideranno i visitatori/spettatori in alcuni dei luoghi più significativi dal punto di vista storico e archeologico. Storia e storie che si intrecciano, percorsi nel teatro e di teatro, tra passato e memorie.

GLI ANNI PERDUTI DEL TEATRO VALLE
incontri/spettacolo a cura di Nicola Fano e Sandro Piccioni

Inaugurato nel 1727, il Teatro Valle è uno dei più antichi teatri romani: qui sono passati tutti gli autori e tutti gli attori che hanno fatto grande il teatro italiano da allora fino alla sua chiusura, nel 2011, cui sono seguiti tre anni di occupazione. La storia di un teatro come il Valle, per oltre due secoli di proprietà della famiglia Capranica che lo gestì in prima persona (fino al passaggio all’Eti negli anni Cinquanta del secolo scorso), si offre come quella di un luogo nel quale il rito teatrale assume tutta la sua importanza storica e sociale: è in una sala come questa, infatti, che si incontrano i linguaggi scenici e le esigenze sociali. Auspice di questo incontro, naturalmente, è l’attore. E proprio come il palcoscenico di una storia d’Italia fatta dagli attori che si può vedere, oggi, il Teatro Valle. Il progetto Gli anni perduti del Teatro Valle intende riportare alla memoria dei romani la parabola più epica ma anche più lontana della sala, lungo il corso di due secoli, dall’inaugurazione alla Seconda guerra mondiale, ossia prima della recente stagione variamente definibile “a vocazione pubblica”. Il progetto si articola in un ciclo di incontri sulle storie delle grandi attrici che hanno recitato e abitato il Valle. Tra i nomi: Sarah Bernardt (in La signora delle Camelie – 1888), Eleonora Duse (in La signora delle camelie – 1882), Anna Magnani (in Quando meno te l’aspetti – 1940) e Adelaide Ristori (in Maria Stuarda di Schiller – 1866); inoltre un incontro dedicato alla storica prima dei Sei personaggi di Pirandello (1921).

PROGETTO INCANTANDO 2019
coro per docenti e coro per figli e genitori
a cura dell’associazione Europa InCanto

L’associazione Europa InCanto è da anni attiva nella formazione dei bambini al mondo della musica lirica e nella diffusione della cultura musicale attraverso piani didattici e laboratori di musica per le scuole e le famiglie. A tale scopo per l’anno accademico 2018-2019, l’associazione promuove un nuovo progetto di formazione nell’ambito di Scuola InCanto, un’occasione di condivisione unica e irripetibile. I nuovi percorsi progettuali riguardano la costituzione di un Coro d’Istituto che si divide in due gruppi corali: un primo formato interamente dai docenti e un secondo coro composto da genitori e figli. Entrambe le attività avranno sede presso il Foyer del Teatro Valle. Per quanto riguarda il coro formato da soli docenti, l’obiettivo è quello di approfondire e integrare la loro formazione professionale con laboratori e lezioni frontali finalizzate a perfezionare la loro preparazione. Il coro formato dagli alunni e i loro genitori nasce, invece, con lo scopo di coinvolgere le famiglie in modo da favorire la cooperazione all’interno del nucleo familiare attraverso incontri e corsi di formazione. Il progetto coinvolgerà entrambi i cori attraverso diverse figure professionali del settore teatrale e musicale provenienti da conservatori, università, istituti qualificati italiani e esteri. Oltre al supporto di figure professionali i partecipanti al progetto potranno usufruire di specifici materiali didattici che saranno distribuiti all’inizio del percorso progettuale. Portata a compimento la preparazione musicale, docenti, genitori e alunni saranno coinvolti in prima persona alla realizzazione dell’esibizione finale. Assieme alle famiglie che assistono come pubblico, vivranno l’emozione dello spettacolo finale, occasione di fruizione collettiva e di condivisione dell’esperienza maturata.

DOMINIO PUBBLICO - LA CITTÀ AGLI UNDER 25 AL TEATRO VALLE
Dal 2015 il Teatro Nazionale di Roma è main partner del progetto Dominio Pubblico, ospitando le attività all’interno dei suoi spazi principali: Teatro Argentina, India e dunque il Teatro Valle. Il Festival multidisciplinare Dominio Pubblico - La città agli Under 25 si propone di essere il più significativo evento italiano focalizzato sulla creatività under 25 negli ambiti di teatro, danza, musica, arti visive e cortometraggi. È anche un innovativo progetto di promozione e formazione del pubblico e delle discipline dello spettacolo dal vivo, grazie a un vero e proprio format originale in base al quale un gruppo di 30 ragazzi (provenienti da tutto il Lazio e dal territorio nazionale, con base a Roma) diventeranno la direzione artistica del festival e ne curerà ogni aspetto organizzativo, logistico, amministrativo, promozionale. Il Teatro India e il Teatro Valle saranno le location della quinta edizione, dal 29 maggio al 6 giugno 2018 grazie alla rinnovata collaborazione con il Teatro Nazionale di Roma. Tutti gli spazi saranno invasi da oltre 100 giovani artisti provenienti da tutta Italia e selezionati dalla Direzione Artistica Under 25: più di 50 eventi tra spettacoli-mostre-proiezioni-eventi speciali-workshop e concerti. Un progetto che porta sulla scena teatrale italiana un'energia di rinnovamento assoluta, vitale e unica. La riapertura dello spazio Valle, in questa nuova fase, offre l’occasione di ospitare parte dei meeting e delle attività laboratoriali del festival con incursione di artisti e azioni performative.

INCONTRI DELL'UNIVERSITÀ TOR VERGATA DI ROMA E DELL’ISTITUTO PASTEUR ITALIA IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE SCIENTIFICA DI ROMA CAPITALE EUREKA ROMA 2018 (19 APRILE – 3 GIUGNO)

INCONTRI, ATTIVITÀ, WORKSHOP, LABORATORI DELLA SCUOLA DI TEATRO E PERFEZIONAMENTO PROFESSIONALE DEL TEATRO DI ROMA

PRESENTAZIONI LIBRI E ATTIVITÀ BIBLIOTECHE DI ROMA

 

Fonte: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma

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