Glauco Mauri in "Una pura formalità", in scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo dal 27 marzo

Scritto da  Redazione Teatro Sabato, 22 Marzo 2014 

In scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo, dal 27 marzo al 13 aprile, Glauco Mauri e Roberto Sturno in Una pura formalità, versione teatrale e regia di Glauco Mauri dal film di Giuseppe Tornatore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STAGIONE 2013/2014
TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO
dal 27 marzo al 13 aprile 2014
GLAUCO MAURI e ROBERTO STURNO in
UNA PURA FORMALITÀ
dal film di GIUSEPPE TORNATORE
versione teatrale e regia GLAUCO MAURI

e con Giuseppe Nitti, Amedeo D'Amico, Paolo Benvenuto Vezzoso, Marco Fiore
scene GIULIANO SPINELLI
costumi IRENE MONTI
musiche GERMANO MAZZOCCHETTI
produzione Compagnia Mauri Sturno
in collaborazione con la Fondazione Teatro della Pergola

 


Da oltre trent'anni la Compagnia Mauri-Sturno aggiunge nuovi capitoli alla sua storia di “ditta” all’antica italiana, che felicemente coniuga impresario, attore, regista. Nei teatri di tutta Italia ha portato i grandi classici: Sofocle, Shakespeare, Goethe, Molière, ma anche Ionesco e Beckett, Pirandello e Goldoni, Dostoevskji e Brecht, Mamet e Schmitt, Shaffer e Andreev, fino ad oggi con l'adattamento teatrale del film di Tornatore.


Uscito nelle sale nel 1994 (interpreti: Gérard Depardieu, Roman Polanski e Sergio Rubini) Una pura formalità, considerato uno dei lavori più belli, un “piccolo capolavoro”, del regista premio Oscar, è il racconto di una lunga, misteriosa, notte dove un uomo aiuta un altro uomo a cercare di comprendere "quel viaggio a volte stupendo e a volte terribile, ma sempre affascinante che è la vita".

Nell'allestimento teatrale, Roberto Sturno è lo scrittore Onoff e Glauco Mauri il Commissario, con loro in scena: Giuseppe Nitti, Amedeo D'Amico, Paolo Benvenuto Vezzoso, Marco Fiore. Le scene sono di Giuliano Spinelli, i costumi di Irene Monti, le musiche di Germano Mazzocchetti.


Tema centrale di Una pura formalità: la ricerca della memoria. Gli squarci che si aprono nella mente del protagonista durante il serrato interrogatorio in uno "strano" commissariato ricostruiscono il suo passato, risalgono alle sue origini con continui colpi di scena, e come in un thriller lo spettatore arriva alla verità con un inatteso finale.

 

"L’intensità del racconto, il suo ritmo, illuminato da emozionanti colpi di scena, una razionale e al tempo stesso commossa visione della vita – dice Glauco Mauri – mi hanno spinto, in pieno accordo con Tornatore, ad una libera versione teatrale.
Già il film ha una sua struttura sospesa fra cinema e teatro e questo mi ha molto aiutato nel lavoro. E come negli “incontri” fortunati, la storia così magnificamente raccontata nel film, ha fatto germogliare in me emozioni inaspettate che diventavano sempre più mie.
Un’opera tanto più è valida quanto più dona a un interprete la possibilità di scoprire sfumature umane e poetiche in essa nascoste.
Ho cercato di far rivivere tutta la forza drammatica della sceneggiatura modificandone quelle parti che si presentavano con dei connotati troppo cinematografici, preservandone al tempo stesso quell’intensità che dall’inizio ci avvolge nel suo misterioso intreccio. Il racconto rimane oscuro fino al suo sconvolgente epilogo dove i pezzi lacerati di una vita si compongono in una serenità inaspettata e commovente: un capovolgimento radicale di quello che sembrava un giallo.
Un delitto è stato commesso e ne viene accusato un celebre scrittore, Onoff.
Ma, pur con la tipica atmosfera di un thriller, Una pura formalità è un viaggio alla scoperta di se stessi, di quella che è stata la propria vita.
Gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita; e più sono sgradevoli e prima si apprestano a dimenticarle”. Ecco quello che scrive in uno dei suoi romanzi Onoff, che nella lunga notte di Una pura formalità cerca ansiosamente di ricordare... ricordare... cosa?
Un altro uomo aiuta Onoff in questa faticosa ricerca di un passato che si è voluto dimenticare: un inquietante Commissario di polizia, un personaggio duro e ironico, comprensivo ma implacabile...
Non può non sovvenirmi il ricordo del grande Dostoevskij e il rapporto tra Porfirij e Raskolnikov in Delitto e Castigo.
Tutto si svolge in una sperduta stazione di Polizia. Ma lo è veramente? E dove si trova? E quelle strane persone al suo interno, sono poliziotti? Cosa aspettano?
La storia fa nascere numerosi interrogativi ed è pervasa di “misteriosi perché”. Il cinema ha le sue ricchezze espressive, il teatro ne ha altre che sono sue proprie. E su un palcoscenico, nel nostro caso, la parola assume un valore non solo di racconto ma anche di invito alla fantasia e alle domande. Domande necessarie all’uomo per aiutarlo a cercare di comprendere quel viaggio a volte stupendo e a volte terribile, ma sempre affascinante che è la vita".

 


Teatro Parioli Peppino De Filippo Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040
www.teatropariolipeppinodefilippo.it

 

Prezzi platea 25,00 euro Galleria 20,00 euro

 

Orario spettacoli: lo spettacolo andrà in scena dal giovedi alla domenica; giovedi,venerdi e sabato ore 21, domenica ore 17
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti senza intervallo

 

Fonte: Ufficio stampa Maurizio Quattrini

 

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP