Corti teatrali a Castrovillari

Scritto da  Lunedì, 19 Ottobre 2015 

Una maratona con nove tappe al Calabbria teatro festival

Nove corti teatrali, della durata massima di mezz'ora l'uno, che si sono misurati con temi variegati e forme e stili molto diversi.

La giuria per restituire un panorama multicolore ha deciso di conferire una menzione speciale per il testo a "Volevo salire sull'altalena" di e con Marco Mitica per l'originalità e il carattere surreale che unisce un aspetto lirico ad una nota noir. Tra l'altro è stato il testo premiato dalla giuria popolare nella prima serata di Corti.

Il vincitore dell'edizione 2015 è stato "Un uomo giusto" di Davide Mattei per l'intuizione di aver raccontato una storia inedita con delicatezza, intensità e maturità professionale. La giuria ha apprezzato anche il gusto della romanità riscoperta e la capacità di aver colto lo spirito della cultura ebraica nella narrazione musicale.

Secondo classificato "Marocco" di Mirko Di Martino per il gusto della leggerezza e l'ironia nel trattare un tema amaro come l'immigrazione clandestina, di grande attualità. La giuria ha apprezzato la sfumatura giocosa e lirica a d un tempo.

Terzo premiato "Radio aut" di Pierpaolo Saraceno con Pierpaolo Saraceno e Maria Paola Tedesco per l'impegno sociale, l'originalità e il coraggio di essersi misurato con una storia arcinota, soprattutto dopo un film diventato un punto di riferimento; nonché per l'intensità dell'interpretazione.

La giuria tecnica è stata formata dalla giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni - direttore responsabile di Saltinaria.it, media partner della manifestazione - la regista cinematografica Diletta D’Ascia, e l’attore e regista teatrale Massimo Belli.

Le storie della prima serata raccontano il coraggio di un uomo che diventerà leggenda con una prospettiva insolita per parlare del dramma degli ebrei romani; genitori che smettono di diventare punto di riferimento per i figli e una scuola che va alla deriva; un padre mafioso che fa uccidere la figlia e che racconta da un punto di vista inaspettato il suo dramma colpevole; un racconto sulla vita dell'infanzia attraverso gli occhi di chi ha lasciato troppo presto quest'età acerba. Questi i temi della prima serata del Festival dei Corti Teatrali all’interno del Calàbbria Teatro Festival, organizzato da Khoreia 2000 nel Protoconvento Francescano di Castrovillari con la direzione artistica di Rosy Parrotta. Quattro le opere in visione nella prima delle due giornate.

"Un uomo giusto" con Davide Mattei narra la storia vera di un medico che riesce a salvare centinaia di ebrei dalle continue retate tedesche durante la seconda guerra mondiale è l'esordio. È Giovanni, un eroe di tutti giorni che nasconde cento ebrei durante un'infezione nazista all'ospedale Fatebenefratelli con l'eacamotage del mondo di "Kappa" contagioso quanto inesistente. Testo delicato e poetico, storia di lirica quotidianità che si ascolta d'un fiato come una canzone. La migliore tradizione ebraica del cantastorie musicale che lascia spazio anche ad una sottile autoironia perfino nei momenti più tragici. Lavoro raffinato e stilizzato.

"Scuola Discount" con Raffaella Agate, spettacolo selezionato per la 7ª edizione del Festival “Corteggiando” di Piacenza, affronta il tema della scuola in sui si vende e si promoziona tutto. L’insegnante che racconta la storia cerca di reagire all’apocalisse che la circonda fino a riaffermare la battaglia dalla parte degli insegnanti per reclamare il diritto all'autorevolezza, la difesa dalle pastoie burocratiche, la necessità di difendersi da genitori che, non essendo più autorevoli, divengono autoritari con gli educatori dei propri figli. Un'interpretazione brillante, strutturata quasi com un musical in versione monologo, dai toni pop e con accenti grotteschi.

"Sono le storie che fanno paura ai mafiosi" con Franco Bruno racconta la storia vera di Lia Pipitone, giovane donna palermitana fatta uccidere dal padre il 23 settembre 1983, perché i suoi comportamenti stavano mettendo a disagio lui e la cosca mafiosa a cui faceva riferimento. Una storia vera consumata negli stessi anni di Peppino Impastato, raccontata per non dimenticare, storie di ribellione, non note e strumentalizzate. Una prospettiva originale, la confessione di un padre innamorato quanto imbarazzato da una figlia "contro": le invenzioni sociali, familiari e, certamente, l'ordine mafioso. L'uso del dialetto, lontano dagli stereotipi, contribuisce a calare la vicenda nel suo terreno nell'ossessione per la verità, ben sapendo che ciascuno ha la propria versione.

"Volevo salire sull’altalena" di e con Marco Mittica ci riporta su una panchina, punto di osservazione della vita personale dell’autore. È un testo poetico, per certi versi strampalato, surreale, nel quale il tono lirico si rovescia tosto in una nota grottesca, perfino noir e talora deforme come quell'ansia che aveva indossato il lutto e non si lavò più per paura appunto che il lutto sbiadisse. Racconta, timidamente, con una performance che è una lettura più che un'interpretazione, la nostalgia per l'infanzia e per la mamma amata, per quel mondo di attesa e sogno raccolto tra una panchina e un'altalena. Decisamente originale nel suo attingere al mondo delle filastrocche.

La seconda serata ha proposto "Singletudine" con Fiorella Fruscio per la regia di Emanuele Drago narra di Jenny singola per scelta per il suo insopprimibile bisogno di libertà, un inno alla solitudine come scelta tanto sfacciata da essere poco credibile. Un femminismo 2.0 che come ogni lotta ideologica si avvita su se stessa. In questo caso infatti la donna resta prigioniera del mito della giovinezza e del corpo che invecchiando provoca orrore, anche se la condivisione non è letta come opportunità ma prigione.

"Le (S)confessioni" per il testo di Fabio Pisano con Ciro Giordano Zangaro e Antimo Casertano indaga le infinite verità che si rincorrono in un confessionale di un’anonima chiesa. Durante una confessione il fedele finisce per diventare il confessore del prete e del suo terribile segreto. Due anime perse alla ricerca dell'amore su una via malata che non trova redenzione. Un testo che affronta il dramma riportato alla luce dalla riflessione recente sulla pedofilia, all'interno della chiesa.

"Marocco" con Nello Provenzano premio miglior spettacolo alla 6ª edizione del Festival nazionale dei Corti teatrali “Teatri riflessi” di Catania nel 2015, è uno straniero, uno dei tanti altri clandestini africani che ogni anno sbarcano in Italia in cerca di una vita migliore. Una grande interpretazione nel segno della clownerie, raffinata e ironica, scherzosa e commovente ad un tempo. È Marocco il protagonista di una storia dal finale amaro, un senegalese che il capo chiama con il nome di un altro Paese perché un immigrato clandestino sembra non avere diritto neppure ad un nome. Originale il punto di vista della narrazione che inizia dalla morte di un operaio caduto da un'impalcatura. Solo che la storia che ci viene raccontata prende ad un certo punto un'altra piega, quando il protagonista scopre di essere vivo e di trovarsi in un ospedale. Alla gioia del risveglio seguiranno sorprese amare che però, pur nella delusione di un'Italia fatta di brava gente, che non esiste, non darà sfogo alla rabbia, quanto ad una serena accettazione della vita, che non è rassegnazione.

"Give me back my" di e con Luigi Ciccaglione e Cecilia Nocella è un processo di identificazione. Collettiva. Accompagnata dalle musiche di Alessandro Mastroianni certamente da menzionare. Il lavoro è nella linea della performance con tre spazi distinti rappresentati, rispettivamente, da un interprete, un danzatore ed un artista multimediale, che raccontano l'irreversibilità del tempo e la diversità delle dimensioni del tempo nel vissuto e nella percezione a seconda del punto di vista.

"Radio aut" con Pierpaolo Saraceno, Mariapaola Tedesco, Francesco Bellezza, Daniele Baffo, con le musiche originali di Concetto Fruciano porta in scena la storia di Peppino Impastato, attraverso la madre che ne racconta i suoi occhi pieni di amore, la sua forza d’animo e la lotta, e con alcuni flashback che ne riportano “in vita” la sua voce e le sue azioni. Due piani che si alternano con una divisione spaziale del palcoscenico, dove si alternano il racconto della madre, accorato, dolente ed orgoglioso ad un tempo, ben interpretato, sebbene da un'attrice giovane; e da una serie di flashback che ricostruiscono lo spirito più che la storia di un eroe per errore, di una battaglia per dignità. Un bravo attore ripropone stralci di alcune dirette da Radio aut, giornale di controinformazione radiodiffuso, con inserti musicali e la canzone Terra amara. Intensa e coraggiosa prova di riedizione della nota storia, il cui spirito non sembra tramontare. Il lavoro è dedicato a tutte le vittime di mafia, dal brigantaggio ad oggi.

Redazione Cultura

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