Calabbria Teatro Festival - la VI Edizione a Castrovillari dal 10 al 16 ottobre

Scritto da  Martedì, 11 Ottobre 2016 

E’ partita l’arca della cultura e della contaminazione della VI edizione del Calàbbria Teatro Festival, dedicata quest’anno al tema delle migrazioni. La premessa è che la cultura consenta di andare oltre le barriere con la complicità del territorio. Un’attenzione anche al tema dell’ambiente.

 

Decine di spettacoli, festival dei corti, incontri, mostre, dibattiti, confronti a tutto tondo, enogastronomia e contaminazione che ruotano attorno al tema dell’immigrazione e dell’accoglienza. Il Calabbria Teatro Festival, organizzato dall’associazione culturale Khoreia 2000, con il sostegno della Regione Calabria, del Parco Nazionale del Pollino, dei comuni di Castrovillari, San Basile ed Acquaformosa, in collaborazione con le associazioni Integrando.Sì, Mystica Calabria, Sprar di San Basile, Gruppo Archeologico del Pollino, Act, Castrovillari Città Festival, Cidis Onlus ed Agesci, si consolida patrimonio culturale della città. Dal 10 al 16 ottobre una serie di appuntamenti per “tutti i palati” con una particolare attenzione ai bambini ed ai giovani e un ricordo speciale dedicato ad Enzo Tortora.

L'inaugurazione di una settimana di spettacoli che si concluderà con le tre serate dedicate ai corti è nel segno dell'arte: al Castello Aragonese la collettiva di artisti locali sul tema delle migrazioni curata da Ines Ferrante, tra i quali Lucia Longo che lavora come poetessa sull’intreccio tra parole e immagini, con opere che raccontano usando la lingua dialettale, storie di tutti i giorni. Una sezione speciale è riservata all'artista cilena, svizzera di adozione, Gloria Antesana (curata da Ines Ferrante con Milena Filomia). L'artista, anch’ella autrice di racconti e poesia, legata da lunga data alla Calabria per l'accoglienza che ha ricevuto, ha scelto di raccontare qui la sua esperienza di migrante a 11 anni dal colpo di stato cileno nel 1973. Forte il suo impegno nel segno dell’integrazione in Svizzera e a favore di una cultura che superi il senso della migrazione come un fenomeno eccezionale. L’uomo in quanto tale è migrante e viaggiatore e da sempre si è mosso per varie ragioni e spesso scambievolmente a cicli alterni. I suoi quadri, acquarelli che nei colori ricordano l'arte tradizionale della sua terra, sono ispirati ad uno stile naïf con un tocco pop.

L’incontro e l’accoglienza della diversità come ricchezza è anche nell’immagine manifesto dell’edizione 2016 del festival: 3000 barchette di carta hanno accolto, nella sala consiliare del Palazzo di Città di Castrovillari, giornalisti e pubblico al lancio del Calabbria Teatro Festival, diretto artisticamente da Rosy Parrotta e curato nella direzione organizzativa da Angela Micieli assi portanti dell’associazione culturale Khoreia 2000. Emblematica l’immagine guida dell’edizione 2016 del festival: due bambini, Iacopo e Kevin - un italiano e un ospite dello Sprar di San Basile - che giocano insieme con le barchette di carta, al di là di ogni pregiudizio.

Diciassette spettacoli, un festival dei corti teatrali curato dalla giuria tecnica presieduta dalla giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni, accanto alla regista cinematografica Diletta D’Ascia e Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora alla cui figura verrà dedicato un ricordo speciale. Mercoledì 12 ottobre la presentazione del libro Lettera a un mare chiuso per una società aperta (Albeggi Edizioni) e giovedì 13 ottobre quella del libro Lettere a Francesca di Enzo Tortora (Pacini Editore) previste per le ore 18.30 nel Protoconvento Francescano.

Il Calabbria Teatro Festival si riconosce sempre di più per una poetica di impegno civile che vuole «tracciare una strada che inviti alla riflessione senza paura della diversità» - ha sottolineato il direttore artistico Rosy Parrotta - ed è per questo che «investiamo sempre più nelle giovani generazioni, non solo il nostro pubblico di domani quant’anche il futuro della società che vogliamo far crescere con una mentalità aperta alla condivisione».

L’esordio nel Teatro Sybaris è stato con il concerto di Stefano Saletti e Piccola Banda Ikona con “Soundscity. Suoni dalle citta di frontiera del Mediterraneo”, titolo del nuovo album del 2016 (produzione: Finisterre; Distribuzione: Felmay), un vero e proprio viaggio di incontri e voci che si mescolano, si stratificano. Citando lo scrittore marsigliese, di origini salernitane, Jean-Claude Izzo, dal romanzo Marinai perduti, “Il Mediterraneo…sono delle strade”, proprio perché è un piccolo mare chiuso che, come dice il nome, è un mare tra terre, un continente liquido dove le parole, le musiche e le idee si incontrano fluidificandosi. La strumentazione fa eco a questo mosaico di popoli con l’arabo oud, il bouzouki greco e ancora la chitarra (Stefano Saletti) oltre la voce che incontra quella di Barbara Eramo, accompagnati dal basso acustico di Mario Rivera e da Giovanni lo Cascio al drums set, percussioni. Un viaggio che parte simbolicamente da Lampedusa che dovrebbe essere la porta per l’Europa e che spesso diventa un muro, come racconta in apertura Saletti, narratore, cantastorie, oltre che compositore. Il viaggio continua a Istanbul, Tangeri, Sarajevo fino al Portogallo, paese atlantico dallo spirito mediterraneo dove si percorrono gli itinerari del grande scrittore Josè Saramago nato in un paese dal nome di origine araba, “piccola via”. Interessante, oltre la musica raffinato pastiche di sonorità che si intrecciano o si rispondono in un gioco di contaminazioni, il lavoro fatto sui testi, con una documentazione e una scelta culturale, di impegno e di analisi filologica che non è semplice suggestione emozionale. Perfetto esempio il brano dedicato ad un generale serbo che, a dispetto della propria etnia, ha scelto durante l’assedio dei mille giorni da parte dei Serbi di difendere Sarajevo semplicemente perché era la propria città.

Articolo di: Redazione Teatro

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