Apre il Calabbria Teatro Festival

Scritto da  Venerdì, 17 Ottobre 2014 

Al via a Castrovillari l’appuntamento annuale organizzato da Khoreia 2000 con una mostra sui Falsi d’autore dedicata al Futurismo e dintorni che prende avvio nel centro della cittadina, al Protoconvento francescano. In mostra un lavoro senza carte disegnate con la volontà di curare artigianalmente il lavoro.

 

Domenica, nella giornata conclusiva della manifestazione, l’asta di beneficienza che in quest’edizione sarà dedicata all’associazione Liberi nella sclerosi multipla. Tra le installazioni una tela sulla quale è proiettata l’immagine di Adamo ed Eva accanto al ‘Pino lorricato’, un albero tipico del Monte del Pollino alle falde del quale sorge Castrovillari; e “Love knows no color” sull’amore senza barriere etniche dell’associazione IntegrandoSì. L’esposizione prosegue con l’artista romano Cristiano Quagliozzi con le sue Facce di pietra, maschere che vogliono recuperare il volto umano e farlo uscire dalla durezza della pietra, un messaggio metaforico di apertura realizzata a Castrovillari con una distribuzione delle opere itineranti, in vari punti della città, come sulla fontana vicino al Castello Aragonese, che affianca maschere antiche. Un’ispirazione che qui ha trovato assonanza, ci ha raccontato l’artista, non la sorgente iniziale. L’intento è di valorizzare luoghi d’Italia trascurati e degradati, per riportarli alla memoria.

A seguire una performance di danza della coreografa Rosi Pirrotta, sul tema Diversamente amore, includendo un bambino autistico che alla fine, vincendo la sua resistenza al contatto, gioca con le altre danzatrici, si lascia abbracciare, sfiorare e chiede di essere amato per quello che è perché l’amore non ha confini. Ha chiuso la serata la rappresentazione di una tradizione popolare, la Serenata alla zita, alla fidanzata, la notte prima delle nozze. L’idea, ci ha raccontato Angela Micieli, è di aprirsi a nuovi linguaggi senza perdere la memoria dei luoghi e del patrimonio dell’identità originaria: la lingua locale, la gestualità, i costumi e gli strumenti tipici, quindi la tarantella calabrese e i cosiddetti dolci della zita, ciambelline dolci ricoperte di zucchero che venivano distribuiti nei vicoli della città vecchia dove la vita familiare e sociale non aveva barriere.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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