"L'Aminta" di Torquato Tasso, riletta da Sergio Basile, in scena al Teatro della Visitazione di Roma

Scritto da  Sabato, 21 Febbraio 2015 

Sergio Basile, dopo anni di incontri e visitazioni con Torquato Tasso, ha deciso di portare in scena L’Aminta insieme ad un gruppo di giovani attori neodiplomati. La messinscena parte dalla reclusione, durata sette anni, di Tasso nel manicomio di Sant’Anna, dalla sua follia, oggetto di secolari discussioni, che consegnò per sempre alla storia un personaggio e non più una persona.

 

L’AMINTA DI TORQUATO TASSO
Rappresentata dai filodrammatici del manicomio di Sant’Anna per opera del poeta medesimo

Adattamento e regia di Sergio Basile
Con Benedetta Corà, Paola Cultrera, Lorenzo Garufo, Teo Guarini, Fabrizio Milano, Stefano Patti, Giulia Pera

TEATRO DELLA VISITAZIONE
26, 27 e 28 febbraio ore 21.00, domenica 1 marzo ore 17.00

 

Proprio da Tasso-personaggio è partito Sergio Basile: un’Aminta immaginata e rivista da Tasso all’interno dell’universo manicomiale in cui è precipitato, fatto di sopraffazione e violenza; dove gli altri frenetici (come lui stesso è considerato) assumono nella sua mente allucinata i ruoli di Aminta e Silvia e Dafne, e dove lui stesso s’immagina come Tirsi, l’amante deluso e sfortunato, che solo nella poesia ha trovato rifugio al suo dolore.
Ormai il dramma bucolico pastorale, dove si narrano gli amori a lieto fine tra ninfe e pastori, scritto in uno degli ultimi momenti felici della sua vita, è solo una vaghissima, lontana memoria, una memoria corrotta dal dolore e dall’esaltazione.
La favola pastorale si è spezzata in frammenti, brandelli, ripetizioni, ossessioni, smarrendo per sempre l’olimpico ordine compositivo - perfetto! - con cui era stata scritta. Tasso riconosce i personaggi del dramma pastorale nei reclusi che presentano curiose similitudini psicologiche (e patologiche…) con gli originali; li riconosce in Veronica, Alighiero, Adalgisa, povere anime devastate dalla follia e mette in scena il suo personalissimo ed immaginario teatro, la sua impossibile rappresentazione.

 

Note di regia

Per aver gridato frasi ingiuriose contro il duca di Ferrara, l’11 marzo 1579 Torquato Tasso fu internato nel manicomio di Sant’Anna. Recluso nel reparto riservato ai pazzi furiosi e trattato come frenetico, vi rimase per sette anni, tre dei quali in assoluto isolamento, a volte persino alla catena. La follia del Tasso diverrà oggetto di secolari discussioni: la sua fu vera pazzia o un’amletica forma di mascheratura che il poeta stesso assunse per non rivelare qualcosa di inconfessabile e che aveva a che fare con la sfera dell’eros e del sesso? Qualcosa legato alla sua tormentata relazione con la sorella del duca, la malaticcia Eleonora? Possiamo fare solo delle congetture. Per pietosa concessione dei suoi ex protettori in manicomio ebbe comunque il privilegio di scrivere. Scrisse rime e prose ma soprattutto bellissime lettere attraverso le quali denunziò la propria miserevole condizione, alternando esaltazione e lucidità.

Nel momento in cui Tasso cancella la linea evanescente che separa la realtà dalla finzione, la follia e il disordine entrano nel suo mondo. Come Don Chisciotte egli si smarrisce da qualche parte, ai confini tra i libri e la realtà, fino a non percepire più chiaramente questa linea di separazione. “Non bisogna confondere” è il motto di Cervantes, che fonda quasi un’ etica del discernimento, e Tasso - sfibrato nei nervi dall’eterna revisione della Gerusalemme, il poema cavalleresco fallito perché troppo (inconsapevolmente…) moderno rispetto all’incomparabile modello ariostesco, dettato da una sensibilità diversa, epocalmente nuova - si confonde e si spezza nel rimpianto doloroso e tormentoso di un’armonia perduta, di un mondo agognato ma superato da nuove istanze sociali, politiche e religiose. L’abisso nel quale precipita, con comportamenti che sembrano quasi una profetica pre-rappresentazione dell’Amleto (il servo ferito dietro una tenda, la colluttazione con il cortigiano, gli insulti osceni rivolti al Duca d’Este durante una festa…), è un mondo dove l’etica del discernimento teorizzata da Cervantes non ha più posto. Come lo immaginerà circa duecento anni dopo Goethe, il quale ne farà il protagonista di un suo dramma, il Torquato Tasso, Tasso si smarrisce come persona per consegnarsi definitivamente alla storia come personaggio.

 

Info e orari:
TEATRO DELLA VISITAZIONE
Via dei Crispolti, 142 – Roma
26, 27 e 28 marzo ore 21.00, domenica 1 marzo ore 17.00

Fonte: Ufficio stampa Laura Belloni

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