Massimiliano Civica

prima nazionale
13 | 14 ottobre 2012 – Teatro Argentina
MASSIMILIANO CIVICA
Soprattutto l’anguria

di Armando Pirozzi
uno spettacolo di Massimiliano Civica
con Diego Sepe e Luca Zacchini
impianto illuminotecnico a cura di Gianni Staropoli
luci a cura di Gianni Staropoli
Romaeuropa Festival 2012 in corealizzazione con Teatro di Roma
si ringrazia Armunia/Festival Inequilibrio
orari spettacolo
13 ottobre ore 21 - 14 ottobre ore 17


giovedì 11 ottobre alle ore 18 alla Casa delle Letterature: primo appuntamento del ciclo di incontri Teatri di Carta
con Massimiliano Civica e Armando Pirozzi, coordina Chiara Valerio
per il ciclo Appena fatto! - Rai Radio3
Antonio Audino incontra il regista domenica 14 ottobre al termine dello spettacolo

 

La collaborazione tra il Teatro di Roma e Romaeuropa Festival 2012 continua con il debutto in prima assoluta di Soprattutto l’anguria di Massimiliano Civica, il 13 e 14 ottobre al Teatro Argentina, un testo di Armando Pirozzi dai tratti surreali e cinicamente grotteschi.
Lo spettacolo affronta il complicato tentativo di un uomo di ristabilire un dialogo con il proprio fratello; un dialogo fatto dai discorsi dell’uno e dai silenzi in cui l’altro si rinserra tra ricordi e buchi neri della coscienza per scandire una pulsazione ineluttabile, dove un universo surreale rischia di divenire specchio del presente.
La forte dimensione teatrale del testo di Pirozzi, fatta di parole e silenzi che chiamano la scena, ha attratto Civica che per questa mise en scéne punta a pochi ed essenziali elementi scenografici, ritrovando due attori come Diego Sepe e Luca Zacchini. Un lavoro sul testo e nel testo, dove la frase, il discorso e la sua assenza tornano a trovare peso e spazio.
Sul palcoscenico emerge sempre più evidente la difficoltà della relazione fra i due fratelli attraverso l’ostinato silenzio dell’altro, che trasforma questo tentativo in un paradossale monologo in cui, lentamente, anche se mai in modo esplicito, si comprendono quali siano i profondi motivi dell’uno per continuare a parlare e i profondi motivi dell’altro per insistere nel silenzio. E così, mentre la fantasia del primo prova e riprova a costruire percorsi più o meno immaginari, e a definire o a negare le gigantesche differenze che contraddistinguono le persone che costituiscono un nucleo familiare, il silenzio dell’altro diventa sempre più un silenzio necessario, una impossibilità di dire, che affonda nel dolore più antico e vero le su radici, e che non ha mai davvero parole per esprimersi. E pare quasi che, se dentro quella cascata di parole non può che rivelarsi un livore e un’amarezza che per poco non sconfina nell’odio, forse proprio quel proteggersi dalla risposta, da qualsiasi risposta, nasconde ancora una scintilla, se non d’amore, almeno di quella nostalgia di un antico affetto che è la più schietta emozione che resiste nel confronto tra le persone. E forse questa emozione aleggia nel silenzio che alla fine sommerge i due afflitti fratelli, ormai chiaramente incapaci di sfondare il muro che li separa, ma forse ancora in grado di essere partecipi di un turbamento che riecheggia qualcosa di più grande di loro.

 

Fonte: Ufficio stampa Teatro di Roma

 

La macchina dei desideri

PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI
9 ottobre | 4 novembre 2012
LA MACCHINA DEI DESIDERI
testo e regia Giampiero Rappa
con Silvia Ajelli, Cristina Cavalli, Fortunato Cerlino, Massimiliano Graziuso, Sergio Grossini, Francesco Guzzo,
Mauro Pescio, Antonio Zavatteri
scene Barbara Bessi
costumi Anna Coluccia
luci Gianluca Cappelletti
musiche originali Arturo Annecchino
assistente alla regia Stefano Patti
Teatro Eliseo / Gloriababbi Teatro

 

Il 9 ottobre, alle ore 20.45, si apre la stagione del Piccolo Eliseo Patroni Griffi con il debutto nazionale di La macchina dei desideri, il nuovo spettacolo di Giampiero Rappa, prodotto dal Teatro Eliseo e da Gloriababbi Teatro. Interpreti dello spettacolo sono Silvia Ajelli, Cristina Cavalli, Fortunato Cerlino, Massimiliano Graziuso, Sergio Grossini, Francesco Guzzo, Mauro Pescio, Antonio Zavatteri.
In concomitanza alla messa in scena dello spettacolo La macchina dei desideri, il Piccolo Eliseo ospita negli spazi del foyer la mostra di opere d’arte di Alessandra Amici, Veronica Botticelli, Marco Colazzo, Mauro Silvestre, Seboo Migone, Francesca Romana Pinzari e Caterina Silva. Questi sette artisti, che hanno tutti gli studi al secondo piano degli ex magazzini di Via Arimondi, sono stati invitati a realizzare ognuno un lavoro liberamente ispirato alla commedia.
La macchina dei desideri è una commedia divertente capace di far viaggiare lo spettatore in un luogo senza tempo. In un villaggio chiamato Obetrek, in piena crisi economica e con il problema della siccità, due commercianti stranieri costruiscono una macchina in grado di realizzare i desideri della gente. Cosa succederebbe se i desideri di ogni individuo si realizzassero ma fossero in contrasto gli uni con gli altri? E quali sarebbero le conseguenze per il villaggio se tra questi desideri ci fossero anche quelli di un Sindaco narcisista, assettato di potere e senza scrupoli? Da queste domande nasce la brillante e grottesca storia scritta da Giampiero Rappa nel 2007, dove otto attori interpretano tredici personaggi, riscostruendo la vita intera di Obetrek. L’eroe della favola è un bambino di nome Eliot che si adopera per la felicità degli altri. Nel suo animo ci sono ancora l’altruismo, la creatività e l’ottimismo che gli altri abitanti hanno perso, troppo impegnati a soddisfare i propri effimeri bisogni. Una metafora dei nostri tempi narrata con grande ironia e profondità dalla Compagnia Gloriababbi Teatro che ripropone una commedia dopo il grande successo di ”Sogno d’amore”.
All'ingresso del Teatro Eliseo
è stata posta una ricostruzione della macchina dei desideri per accogliere i desideri del pubblico. Alla fine di ogni replica dello spettacolo verrà letto dagli attori della compagnia un desiderio scelto tra quelli inviati.
Note di Regia
Ho scritto il testo de La macchina dei desideri nell’estate del 2007 e a cinque anni di distanza mi trovo a farne la regia, dopo che molti dei temi in essa trattati sono diventati di attualità, sia nel mondo che nel nostro Paese, tra cui l’avvento della crisi economica che pone dei limiti alla realizzazione dei desideri dei singoli. Anche il tema dell’acqua, che nella storia ha un ruolo prettamente simbolico, oggi spinge molti individui a unirsi e a lottare per un bene comune imprescindibile. Molti conflitti nel mondo riguardano proprio la gestione dell’acqua, infatti alcune persone non sono più disposte ad accettare la speculazione dei più potenti.
Nella messa in scena abbiamo lavorato sui personaggi cercando di non giudicare il ruolo dei “cattivi”. È vero, nelle favole esistono i buoni e i cattivi, ma ho chiesto agli attori di immaginare il proprio personaggio come vittima di se stesso, della propria ambizione. Il modo in cui il Sindaco gestisce il suo villaggio ci fa pensare ai leader apparentemente democratici oggi in carica, come il premier russo e quello ungherese, che stravolgono le regole della democrazia con l’indifferenza e l’accettazione della maggioranza del popolo e, nel caso ungherese, anche dei paesi della comunità europea.
Per raccontare la favola abbiamo utilizzato due registri recitativi. Nella casa del piccolo Eliot il tono è volutamente drammatico, mentre nella bottega il tono è da commedia, a parte alcuni punti di svolta nella storia dei personaggi. Era importante alternare i due stili per permettere al pubblico di arrivare nella fase finale senza sentire pressante la morale della storia. Le gag comiche non sono state trovate in fase di prova, ma sono state scritte prima e gli attori le recitano cercando di trovare la motivazione nel carattere del personaggio. Esempi di questo sono il militare Pavol, che parla spesso in modo inopportuno per conquistare ossessivamente la stima del Sindaco, così come il servo Orfice nei confronti del padrone Gherbò. La madre Naria invece, metateatralmente parlando,  è come un attrice convinta di recitare  in un dramma e non può fare diversamente, vista la sua povertà e condizione fisica, che poi scopriremo essere condizionata da un aspetto psicologico. I clienti rappresentano quella tipologia di persone che ha perso completamente la capacità di riconoscere i propri veri desideri. Entrano nella bottega infelici ed escono euforici, in apparenza soddisfatti di aver pagato caro il proprio desiderio. In realtà, come drogati in astinenza, sono costretti dopo breve tempo a tornare nella bottega per esprimere un nuovo desiderio ancor più costoso. I loro occhi sono simili a quelli della gente persa nei giochi delle slot machine o nelle scommesse dei cavalli. La loro concitazione è simile a quella di chi passa la notte in un sacco a pelo ad attendere le offerte del nuovo centro commerciale.
I costumi caratterizzano fortemente i personaggi e gli attori giocano come nella commedia dell’arte, eliminando il tono naturalistico e portando il personaggio più verso il pubblico che verso sé stessi, senza psicologismi.
Rimane poi un mistero: la macchina funziona veramente?  Guardando le azioni del camaleontico venditore Gherbò potremmo dire subito di no ma poi nella favola i desideri sembrano realizzarsi veramente. La verità non si conosce, la lasciamo all’inventore della macchina a quella parte creativa che è in ognuno di noi e che è in grado, credendoci fermamente, di realizzare i propri desideri più profondi.
Costruire la macchina dei desideri non è stato facile per tanti motivi. Nello spettacolo ci sono tredici personaggi recitati da otto interpreti. Due attori fanno tre ruoli a testa, di cui un uomo interpreta una donna, un attrice adulta recita il ruolo di un bambino, un attore non anziano il ruolo di un vecchio, un’altra interprete ha sia il ruolo della madre che della prostituta. I luoghi dove si svolge l’azione sono cinque. Solo tre elementi scenici essenziali sul palco per far rivivere i tre punti cardini dove si svolge la storia. L’ambientazione non è definita e i costumi non sono contemporanei. Il registro recitativo contiene sia il tono della commedia che del dramma e l’equilibrio e sempre  appeso sempre a un filo.
Giampiero Rappa


PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI
Via Nazionale, 183 −  00184 Roma  
tel. botteghino: 06 4882114 | 06 48872222
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.teatroeliseo.it
ORARIO SPETTACOLI: Martedì, giovedì, venerdì – ore 20,45 / Sabato ore 16,30 e 20,45 /Mercoledì e domenica – ore 17,00. Lunedì riposo
COSTO DEI BIGLIETTI: poltronissima 22 euro – poltrona 16 euro

 

Fonte: Ufficio stampa Benedetta Cappon

 

In Altre Parole

Dall’8 al 22 ottobre 2012
Teatro Argentina, Teatro India e Teatro del Carcere di Rebibbia
IN ALTRE PAROLE
drammaturgia internazionale  contemporanea - VII edizione

Ideazione e direzione di Pino Tierno

 

IN ALTRE PAROLE, rassegna di drammaturgia internazionale contemporanea, giunta quest’anno alla sua VII edizione, sarà in scena dall’8 al 22 ottobre negli importanti spazi del Teatro Argentina, Teatro India e Teatro del Carcere di Rebibbia.
La manifestazione realizzata con il sostegno di Roma Capitale – Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, e con la collaborazione il patrocinio del Teatro di Roma, dell’Accademia d’Arte Drammatica “Sivio D’Amico” e di numerose Ambasciate e Istituti di cultura stranieri, ha la finalità di promuovere la conoscenza di nuovi autori teatrali internazionali e favorire il confronto diretto fra culture diverse.
Dodici mises en espace e sette incontri di approfondimento e analisi sulla drammaturgia contemporanea e i suoi rapporti con la traduzione, produzione ed editoria. L’obiettivo è di dare voce e spazio a parole, storie, universi linguistici ed espressivi di autori stranieri non ancora affermati in Italia e di altri già affermati, da Luis Araujo a Herbert Morote, da Paloma Pedrero a Peter Colley, da Pere Riera a Ken Kameron, da Hanoch Levin a Ger Thijs, da Evelyne de la Chenelière, da Michel Tremblay a Nike Van Graan, da Alice Nellis a Josep M. Benet i Jornet.
I dodici testi proposti nell’edizione 2012, provenienti da numerosi paesi del mondo (Canada e Québec, Spagna e Catalogna, Repubblica Ceca, Sud Africa, Olanda e Perù) saranno letti e interpretati da quarantotto attori, nomi importanti della scena teatrale e cine-televisiva italiana, diretti da dodici registi. Si rincorre una diversità di voci che dà ampio respiro e varietà al programma presentato.
A inaugurare la rassegna sarà Un'impresa difficile, di Hanoch Levin con la regia di Emanuela Pistone. Questo testo, presentato in forma di lettura scenica nell’edizione 2011, viene presentato quest’anno in forma di spettacolo.
Non si trascura certo la drammaturgia italiana, rappresentata da due tra i suoi autori più significativi, Gianni Clementi e Sergio Pierattini, le cui rispettive opere, L’ebreo e Il ritorno, verranno tradotte in lingua ceca. Si tratta del progetto di Residenza per traduttori presso la Casa delle Traduzioni di Roma, un’iniziativa volta a diffondere testi italiani sul mercato teatrale internazionale.

 

PROGRAMMA

lunedì 8 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
UN'IMPRESA DIFFICILE
(MalachatHa Chayim)
di Hanoch Levin
traduzione Paola De Vergori
regia Emanuela Pistone
con Mauro Serio, Emanuela Pistone e Franco Mirabella
Scene e costumi Silvia Polidori
Disegno luci Gianni Giacco Trabalzini
Musiche Luca Madonia
Effetti sonori Alessandro Torraca
Aiuto regia Carmelo Motta
Un'Impresa difficile è stato presentato in forma di lettura scenica nell’edizione di IN ALTRE PAROLE 2011. Ha avuto un ottimo esito, perché il testo è straordinario, la lettura scenica di Emanuela Pistone sapeva già di spettacolo, Levin è uno straordinario autore israeliano morto prematuramente: tre ottimi motivi per dar corpo a un'idea che ci era balenata in testa già lo scorso anno, cioè dar modo a uno dei testi più significativi dell'edizione precedente di IN ALTRE PAROLE  di affrontare la vita del palcoscenico, presentandolo in forma di spettacolo compiuto. In questo modo la nostra rassegna si propone di creare ogni anno uno speciale " avviamento al palcoscenico", al di là del destino naturale di ogni testo, che noi ci auguriamo il più possibile felice.
Una scena disadorna, essenziale, grigia come la vita dei protagonisti: Yona e Leviva Popokh, due cinquantenni mediocri, banali, qualunque. Insonni. La visita di uno strano vicino: Gounkel, insonne anche lui, che irrompe in piena notte oltraggiando il letto matrimoniale.
La camera da letto diventa teatro tragicomico di scontri feroci in un momento in cui ci si sente più prossimi alla fine che non all’inizio della vita. Una fine che ci sorprende del tutto impreparati ma che implacabile, irriverente, si affaccia sotto forma di acidità di stomaco notturne, mal di testa feroci, insonnia, minacce di infarto, aneliti erotici, rimpianti dell’ultima ora. Tentativi patetici di allontanare l’ansia di non aver vissuto pienamente la propria vita, l’angoscia della morte.
“Quando ero bambino avevo il mondo ai miei piedi. Com’è possibile che tutto si sia stravolto, sgretolato fra le mie dita?” esordisce Yona all’inizio della sua notte insonne e la conclude considerando “Io pisciavo forte e lontano. Adesso mi sgocciolo sulle scarpe!”
Hanoch Levin usa un linguaggio diretto, crudo, informale.
I suoi protagonisti sono antieroi assetati d’amore, perdenti e umiliati, rappresentati attraverso caricature portate all’estremo.
Insieme ai miei due compagni di viaggio, Mauro Serio e Franco Mirabella, ho voluto sottolineare il grottesco, la comicità e la ferocia dei protagonisti il cui urlo è una freccia contro il perbenismo, scagliata con l’arco di una satira coraggiosa e morale che mai diventa moralista, e che non fa sconti a nessuno.

Yona e Leviva, insieme a Gounkel, sono tre personaggi memorabili.  Il dono che un grande drammaturgo, prematuramente scomparso, offre agli interpreti che ne vestono i panni e al pubblico che assiste a questo spettacolo. Ringrazio di cuore Pino Tierno che mi ha regalato questa opportunità, insieme a Fioravante Cozzaglio che ha voluto credere in questa Impresa difficile.    
Emanuela Pistone

 

martedì 9 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro Argentina – Sala Squarzina
LIBERO MERCATO
(Mercado libre)
di Luis Araujo
Traduzione Pino Tierno
regia Marcello Cotugno
con Paolo Zuccari e Alexandra Mogos
Assistente alla regia Nicole Calligaris
A è un ricco e influente avvocato che ha una relazione con B, immigrata clandestina e senza documenti la quale mantiene sé e i propri figli prostituendosi. A è abituato al successo e al potere ed è convinto che, in un mondo dove tutto è in vendita, persino i sentimenti,  gli sia possibile acquistare ogni cosa: corpi e piacere, comprensione e amore. Il rapporto fra A e B è una storia di potere, di sopraffazione, di denaro e di sesso che cresce e si trasforma poco a poco, fino a superare ogni limite, fino ad arrivare a un finale inaspettato.

 

mercoledì 10 ottobre 2012
ore 21:00 Teatro Argentina – Sala Squarzina
UNA STANZA PER NOI DUE
(En la otra habitación)
di Paloma Pedrero
traduzione Francesca Cornelio
regia Francesco Zecca
con Iaia Forte e Emilia Verginelli
E’ l’incontro di due donne che, per la prima volta, comunicano con sincerità in quanto madre e figlia, ciascuna con la propria vita, le proprie necessità e frustrazioni. Quali sentimenti possono nascere in una ragazza da poco maggiorenne quando scopre che la madre ha un appuntamento nella propria mansarda? Emozioni incontenibili animano uno scontro feroce. Potrà la rabbia essere placata da un chiarimento forzato? In gioco c’è l’elementare bisogno di entrambe di essere amate per come sono e l’esigenza di ricostruire su nuove basi il loro rapporto.

 

giovedì 11 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
IL BACIO
(De Kus)
di Ger Thijs
Traduzione Enrico Luttmann
regia Enrico Maria Lamanna
con Lunetta Savino e Maurizio Donadoni
Aiuto regia Michele Savoia
Una donna, con un paio di scarpe di ricambio in una busta di plastica, in pellegrinaggio alla ricerca della sua verità, si imbatte in un uomo, forse infelice per una  carriera mancata. Dalla diffidenza iniziale si passa alle confidenze più intime. I temi più seri sono affrontati con umorismo e delicatezza. Poche parole sono sufficienti per delineare due anime. Forse basterà un bacio per suggellare un’unione sincera ma provvisoria; forse il loro è solo un incontro all’insegna della comune, normale infelicità…

 

venerdì 12 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
QUANDO LA MORTE CHIAMA
(When the Reaper calls)
di Peter Colley
traduzione Pino Tierno con gli studenti del Master in Traduzione di Testi postcoloniali – Università di Pisa
regia Stefano Messina
con Claudia Crisafio, Elisa Di Eusanio, Massimiliano Franciosa, Carlo Lizzani e Viviana Picariello
Victor e Harlan sono due professori di filosofia, amici e rivali goliardi fin dai tempi del college. Ma adesso Harlan è diventato uno stoico che ha adottato uno stile di vita rigido e distaccato, per prepararsi alla vita ultraterrena; Victor, invece, si è trasformato in un edonista, e perciò intende spremere ogni goccia di piacere dall’attimo fuggente. Mentre sono in vacanza con le rispettive mogli, in una remota baita sulle coste della Columbia Britannica, Victor prepara ad Harlan uno scherzo per dimostrargli la falsità della sua filosofia. Il gioco, però, fallisce “mortalmente” e le vite dei quattro amici cambiano per sempre.

 

sabato 13 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
HENRI E MARGAUX
(Henri et Margaux)
di Evelyne de la Chenelière
traduzione Fabio Regattin
regia Marco Casazza
con Marta Altinier e Marco Casazza
Henri e Margaux, un ex attore e una scrittrice in blocco creativo, danno voce alle proprie cocenti fragilità e paure in un dialogo serrato che non risparmia accuse e rammarichi. Le delusioni reciproche trovano pace solo nella comunicazione della carne, in un continuo altalenarsi di tenerezze e scambi quasi crudeli. Ma è durante i festeggiamenti per il suo quarantesimo compleanno che Henri libera la sua rabbia, per non avercela fatta nella vita, scagliandosi contro un amico, attore anche lui ma di successo. Unica certezza della coppia resta la coppia stessa. E forse basta un bacio per cancellare tutto.

 

domenica 14 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
PER IL PIACERE DI RIVEDERLA
(Encore une fois, si vous permettez)
di Michel Tremblay
traduzione Marco Casazza e Pino Tierno
regia Francesco Brandi
con Elisabetta Pozzi e Fabio Troiano
‘Questa sera non vedrete in scena né Edipo, né Amleto, né tre sorelle che sognano Mosca’ – ci avverte il protagonista, autore di teatro – ‘questa sera voglio portare in scena mia madre, solo per il piacere di rivederla’. L’incanto del teatro si apre così a un teso dialogo tra un figlio e la madre, morta ancora giovane. Le esuberanti elucubrazioni, le fantasticherie e la comicità cattiva e sfrontata della donna duellano, quindi, con la pacatezza e la necessità del ricordo da parte del figlio e sprazzi di disappunto si alternano a momenti di tenerezza. Il teatro permetterà ad entrambi, forse per la prima volta, di entrare in un pieno ascolto reciproco.

 

martedì 16 ottobre 2012
ore 21,00  Teatro India
IL RACCOLTO
(Harvest)
di Ken Cameron
traduzione Danilo Rana e Pino Tierno
regia Andrea Baracco
con Giorgia Trasselli e Vittorio Viviani
Columbia Britannica, Canada. È una regione assai povera. A causa della crisi, moltissime famiglie abbandonano le fattorie e vanno a vivere in città, vendendo o affittando la loro casa di campagna. Allan e Charlotte, due fantasiosi signori in pensione, si mettono nei guai proprio con l’affitto della loro casa alla persona sbagliata. I due raccontano la loro incapacità di lasciarsi il passato alle spalle, e lo fanno con un vitalissimo gioco delle parti attraverso il quale animano tutte i personaggi incontrati nel corso della vicenda.

 

mercoledì 17 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
FRATELLI DI SANGUE
(Brothers in blood)
di Nike Van Graan
traduzione Danilo Rana
regia Marco Belocchi
con Marco Belocchi, Nino D’Agata, Eliana De Marinis, Germano Gentile e Carlo Vitale

Quartiere periferico di Città del Capo, fine anni ’90. Quartiere abitato da ebrei, musulmani, cristiani. Tutti a stretto contatto, anzi mischiati quasi, gli uni con gli altri. Il sopruso di un medico ebreo ai danni di un musulmano; il rapporto di lavoro tra un reverendo cristiano e una giovane musulmana messo in crisi dall’intolleranza religiosa del primo; una storia d’amore tra due musulmani che si consuma in pochi mesi e si conclude in maniera violenta.. Tutti i personaggi si troveranno coinvolti nella protesta e nella rabbia di un padre mancato nei confronti di coloro che lui ritiene colpevoli degli eventi che lo hanno reso infelice.

 

giovedì 18 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
ALLUVIONI
(Záplavy)
di Alice Nellis
traduzione Lara Fortunato
regia Emanuela Pistone
con Gaia Aprea, Danila Stalteri, Giovanni Carta, Giandomenico Cupaiuolo, Roberto Carrubba, Barbara Giordano, Carmelo Motta, Alessandro Torraca e Emanuela Trovato
Un’alluvione a Praga costringe due sorelle e i loro rispettivi mariti a ritrovarsi faccia a faccia, in casa di una di loro, con i propri conflitti personali e familiari mai affrontati prima di allora. Storie di tradimenti e di rancori, di segreti e di rabbia e ancora di silenzi rotti proprio dall’arrivo di uno sconosciuto muto. Un continuo avvicendarsi di scontri, inframmezzati da aggiornamenti del notiziario, porteranno a scelte coraggiose ma irreversibili. I fantasmi del passato che affollano la scena non sono altro che gli scomodi ricordi di una famiglia che vuole cambiare il proprio destino.

 

venerdì 19 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
DUE DONNE CHE BALLANO
(Dues dones que ballen)
di Josep M. Benet i Jornet
traduzione Pino Tierno
regia Veronica Cruciani
con Angela Pagano e Teresa Saponangelo
Una giovane insegnante di lettere, in un momento difficile della sua vita, si ritrova a dover badare a un’anziana signora, ossessionata dalla sua collezione di fumetti, anzi di ‘giornalini’. Da un iniziale rapporto di diffidenza e scontrosità si passerà lentamente ad un’inaspettata condizione di amicizia e condivisione dei propri dolori più profondi. Ma le asprezze e le infelicità a volte non si cancellano solo perché qualcun altro le comprende. Le due “amiche” resteranno vicine in un patto di sincera solidarietà fino alle estreme conseguenze.

 

sabato 20 ottobre 2012
ore 21,00 Teatro India
LONTANO DA NUUK
(Lluny de Nuuk)
di Pere Riera
Traduzione Davide Carnevali
regia Pietro Bontempo
con Mariano Rigillo,  Anna Teresa Rossini, Riccardo Ballerini, Ottavia Bianchi, Luca Bondioli, Patrizia Ciabatta, Francesca Cuttica, Dario Iubatti e Nicola Sorrenti
È tutto pronto per il matrimonio della figlia di un grande imprenditore dolciario. Tutta la famiglia è al completo. La sposa si materializza nel suo splendore. Eppure basta la rivelazione di un intruso, di un impiegato mandato via tempo prima dall’azienda, perché la riunione di famiglia si trasformi in una rivoltante lotta di tutti contro tutti. Raggiri, violenze e tradimenti, che sono alla base degli stessi rapporti familiari, esplodono in una rabbia collettiva. E anche quando si ha l’impressione di aver vomitato ogni cosa, c’è ancora spazio per scoperte sconvolgenti…
Questa lettura spettacolo nasce da un protocollo d'intesa stipulato tra l'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico e la Contemporanea. Un protocollo d'intesa è una parola molto formale, che nasconde però un fatto sostanziale, e cioè che i due enti contraenti hanno un progetto e un obiettivo comune, quello di creare un luogo di sperimentazione per la nuova generazione d'attori. In questo caso guidata da uno sperimentato regista che nasce nell'Accademia e condotta per mano da una autorevole coppia di attori, anch'essa di estrazione accademica. Noi ci auguriamo che questo sia il primo piccolo passo per un lungo cammino insieme.

 

lunedì 22 ottobre 2012
ore 16,00 Teatro del Carcere di Rebibbia
LA GUIDA DELL’ERMITAGE
(El guía del Hermitage)
di Herbert Morote
traduzione Francesca Cornelio
Compagnia La Ribalta – Centro Studi Enrico Maria Salerno
regia Fabio Cavalli
con Giovanni Arcuri, Vittorio Parrella
e con Daniela Marazita
musiche Franco Moretti
clarinetto Daniele Veroli
violoncello Tommaso Venanzi
violino Giorgia Martinez
Prima che i tedeschi potessero mai completare l’assedio a Leningrado, il governo sovietico era riuscito a trasferire negli Urali tutte le opere del Museo Ermitage, per evitare che venissero depredate. Una guida del museo, però, decide di continuare le visite alle sale, spiegando i quadri non più appesi alle pareti, e lo fa con tale bravura e passione che i visitatori finiscono per vederli, apprezzarli e commentarli… Non è importante se ciò che si ama sia visibile o meno. ‘L’importante è sentirlo…’
C’era un gruppo di uomini col presente e il futuro bruciati. Che si uniscono per cercare nell’arte una via di fuga. L’unica possibile. Immaginaria. La reclusione questo ti può offrire: un teatro. Nel gruppo dei teatranti senza meta c’ero anch’io. Inconsapevolmente. Abbiamo provato tante strade di fantasia: Dante, Shakespeare, Giordano Bruno, Pirandello, Aristofane. Soprattutto Shakespeare. Con il Giulio Cesare si sono aperte le porte dei loggioni, dei “ragazzi del paradiso”, e il mondo ha visto su uno schermo di cinema come  la passione per la bellezza può nascere sul più vile di tutti i palcoscenici. I “15 minuti di notorietà” che spettano a ciascuno possono essere spesi in molti modi. La Compagnia di Rebibbia, fresca di fama e sventura grazie a Cesare deve morire, incontra un progetto, un Autore vivo e vegeto: Herbert Morote. Un testo teatrale – La guida dell’Ermitage – che parla di paura, speranza, riscatto, arte e bellezza. Un’opera magnifica, completa, esemplare. La Compagnia se ne appassiona come di fronte ad una sfida non inferiore a quella dei “classici”. Due attori-reclusi (Giovanni Arcuri e Vittorio Parrella) si uniscono a un’attrice (Daniela Marazita) che condivide con loro molte più cose di quante non dividano due condannati da una donna libera. Insieme con chi scrive, affrontano il racconto di una lunga “notte della ragione” rinchiusi nel museo di Leningrado, l’Ermitage, assediato dalle armate di Hitler e dai fantasmi della libertà attesa e disperata. Li accompagna un’orchestra anch’essa immaginaria con le melodie di Franco Moretti (con Daniele Veroli al clarinetto, Tommaso Venanzi al violoncello, Giorgia Martinez al violino). Tutti quanti, liberi e detenuti, in attesa della sentenza del loro giudice naturale: il pubblico.
Fabio Cavalli

 

Fonte: Antonino Pirillo, Ufficio stampa rassegna In Altre Parole

 

 

 

 

Nudità

12 13 14 ottobre 2012 - h21
CENTRALE PRENESTE TEATRO

Via Alberto da Giussano 58 – Roma Quartiere Prenestino / Pigneto
06 27801063 – 25393527
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
NUDITA’
Trittico dello Spaesamento
(2° quadro  la metamorfosi)

Ideazione, drammaturgia e regia Roberta Nicolai
con Michele Baronio, Rosa Palasciano, Valerio Peroni, Arianna Veronesi
Costumi e scene Andrea Grassi
Disegno sonoro Gianluca Stazi
Disegno luci Gianni Staropoli
Scenotecnica Claudio Petrucci
Produzione hi-kari produzioni
Co-produzione triangolo scaleno teatro
In collaborazione con Kollatino Underground
Durata 63’
www.tritticodellospaesamento.it

 

Dal 12 al 14 ottobre debutta a Centrale Preneste in PRIMA NAZIONALE, Nudità, secondo quadro: La Metamorfosi del Trittico dello spaesamento di Roberta Nicolai, prodotto da hikari produzioni, co-prodotto da triangolo scaleno teatro in collaborazione con Kollatino Underground.
Gli interpreti sono quattro: padre, madre, figlio, figlia. La famiglia, un unico organismo complesso fatto di un archivio che si è costruito al tempo delle origini, negli archetipi e che si compone di gesti, memoria, abitudini, lessico, sentimenti. Ognuno è figlio e padre, figlia e madre. I confini individuali sono continuamente in costruzione e il tempo ha un andamento non lineare, i vecchi sono i figli di genitori adolescenti. Nella casa avviene un solo evento. Il figlio si ammala, poi muore. Quando uno dei componenti di una famiglia si ammala, tutta la famiglia si ammala e per continuare a vivere si trasforma, si adatta, si cura, ricorda e combatte. Affronta e si confronta con la più difficile delle crisi personali.
Lo spettacolo, ispirato all’omonimo libro del filosofo Giorgio Agamben, indaga lo stato della creatura messa a confronto con la sua possibilità di esistenza e l’identità personale all’interno dei legami familiari.
La trasparenza del testo filosofico è, in questo secondo quadro, con La Metamorfosi di Kafka,  luogo narrativo e uno dei livelli della scena. Le  pagine che seguono il più famoso incipit della letteratura del Novecento, non sono che il ritardo, lo spreco che ci separa dall’inevitabile conclusione. E tale spreco è la condizione della creatura, la sua finitezza, la sua possibilità, il suo dialogo con la vita.
Il tempo, materia del racconto e dello spettacolo, diviene circolare, fine e inizio dell’azione si avvolgono l’una sull’altro. Tale circolarità si riflette nel dispositivo della famiglia, del ricordo comune, dell’identità individuale che si costruisce all’interno delle dinamiche relazionali e affettive. Il cardine su cui tutto gira è il cuore, organo enigmatico in cui tempo e spazio si dilatano, si centrano e si avvolgono.
La famiglia è un linguaggio, una partitura fisica governata interamente da metafore. Questo è il testo. A tratti coincide con le parole ma quasi sempre scorre silenzioso nei gesti. Il testo è lo stesso per tutti ma il processo, la vita, è individuale, diversa in ognuno. I gesti si ripetono. Poi rimpiccioliscono. Nel gesto piccolo il contatto di ognuno con il proprio corpo si fa profondo, discende in verticale nel tempo. E quel punto è così sensibile che lì ognuno non è più solo se stesso, è anche suo padre e sua madre e suoi fratelli. È archivio vivente. Lì c’è una possibile salvezza e allo stesso tempo la percezione di sé come l’insalvabile, come pura corporeità, denudamento della pura funzionalità del corpo. La Metamorfosi di Kafka è il luogo narrativo della scena, la materia in cui le due sunan di Dio, la creazione e la redenzione, denunciano il loro scollegamento e l’impossibilità della salvezza corrompe la creazione. Di fronte a tale spettacolo l’angelo Iblis, che ha occhi soltanto per la creazione, non può che piangere l’inutile spreco. È una soglia, un punto esatto, del Trittico e di ogni corpo. Banalmente si potrebbe chiamarlo cuore.
Roberta Nicolai
www.tritticodellospaesamento.it
Note di regia, schede artistiche, immagini dei tre quadri del trittico, PROFANAZIONI (Il Minotauro) NUDITA’ (La Metamorfosi) L’UOMO SENZA CONTENUTO (L’infanzia di un capo) ed il forum. Entrare nel forum è accedere al work in progress per la realizzazione del lavoro, grazie a frammenti video, commenti, registrazioni e scatti in diretta dalla sala prove e vuole stimolare suggestioni, sensazioni, da condividere prima e dopo la visione.
Il 3° quadro del Trittico dello spaesamento, L’UOMO SENZA CONTENUTO, ispirato all’omologo testo di Agamben in trasparenza con Infanzia di un capo di Sartre, ha vinto il premio di produzione della Fondazione Campania Spettacolo e debutterà a giugno 2013 al Napoli Teatro Festival sezione Fringe.
Roberta Nicolai. Drammaturga, regista e direttore artistico. Dirige il triangolo scaleno teatro di Roma. Al lavoro di creazione personale (spettacoli, anno e luogo del debutto: Orlando furioso 2001, Sala Umberto, Roma; Circus Kafka Show 2003, Teatro Furio Camillo, Roma; Il castello 2004 Palladium, Roma; un altro Calderón 2007 Teatro Vascello, Roma; anima 2009, Teatro Furio Camillo e Palladium, Roma; Profanazioni 2010, Romaeuropafestival 2010, Cantieri Temps d’Images, Roma), dal 2005, affianca la cura e la realizzazione di progetti dedicati alla scena contemporanea:  teatrinvisibili (monitoraggio e convegno 2005/06), Teatri di Vetro festival delle arti sceniche contemporanee (cinque edizioni dal 2007 al 2011), OFFicINa, Cantiere di creatività contemporanea della Regione Lazio (vincitore per due bienni: 2008/09 e 2010/11 del bando Officine culturali della Regione Lazio).  Nel 2011 vince il premio Kilowatt-Ubulibri come migliore giovane curatore della scena contemporanea per essersi distinta per la qualità del proprio lavoro, per le idee messe in campo e per la forza della propria proposta artistica. Laureata in filosofia. Dopo una formazione artistica basata sulla pluralità degli insegnanti e degli insegnamenti, lavora presso compagnie teatrali e fa esperienza di pratiche di teatro in luoghi non convenzionali. Sperimenta continuativamente la didattica teatrale all’interno della propria compagnia e in contesti diversi: in campi rom, in Africa, dal 1990 al 2008 in moltissime scuole del territorio di Roma. E’ docente di recitazione presso il Centro Internazionale La Cometa dal 1998 al 2003 e il Centro Sperimentale di Cinematografia nel 2003.

CENTRALE PRENESTE – Teatro per nuove generazioni
Via Alberto da Giussano 58 – Roma Quartiere Prenestino / Pigneto
Biglietti unico 7
Informazioni e prenotazioni: Ruotalibera Teatro 06 27801063 – 25393527
lunedì/venerdì 10.00/17.00
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.centraleprenesteteatro.blogspot.com  - www.ruotalibera.eu 
per info e prenotazioni 339 2824889

Fonte: Benedetta Boggio, Ufficio stampa 369gradi centro diffusione cultura contemporanea

Alice's Room

12 13 14 OTTOBRE 2012
venerdi e sabato h.21 – domenica h.18
TEATRO VASCELLO
Via G. Carini 78
Info e prenotazioni 06 5881021 - 06 5898031
Ingresso € 15,00 ridotto € 12,00
COMPAGNIA IBICULTURA
presenta
ALICE’S ROOM
Coreografia: Giovanna Velardi
Costumi: Dora Argento
Luci: Danila Blasi
Con: Franz Cantalupo, Emanuela Fenech, Simona Miraglia, Giuseppe Muscarello,
Dario Tumminia, Giovanna Velardi, Alice Zanoni
Con il sostegno di: MIBAC, Regione Siciliana (Assessorato al Turismo e Spettacolo), Armunia, Nuovo Montevergini, Stage Centro Danza, Centro Teatro Danza
Durata: 60 minuti

 

Prendendo spunto da “Alice nel paese delle meraviglie” di L. Carroll, si indaga il contrasto tra il “potere” che si manifesta nell'oggi, incarnato da una regina, simbolo della borgesia desautorata ed una genuinità che è l'aprirsi alle molte possibilità di un mondo fantastico.
Alice sognante deve uscire dalla sua stanza per dare senso alla sua identità, si deve aprire al mondo interagendo con esso, attraverso l'ironia e la risoluzione del conflitto con la regina, che rappresenta la regola, il super io, risolvendo tale conflitto si apre ad un mondo reale.
La suddivisione di uno spazio tramite una rete metallica, la stanza di Alice, lo spazio della regina, in avant scene, che da il comando, due specchi a significare lo sguardo di un individuo sull'altro, la sottomissione, la sfera identitaria, i tanti pensieri di Alice, rappresentati da tanti Alice (danzatori uomini e donne vestiti come lei), un attore bruco, il saggio, colui che svela i codici, che anticipa l'accaduto, senza troppo svelare.
Un contrasto tra potere e potenza, una scena polarizzata da due simboli, norma e pratica di una relazione che è un possibile approccio con il mondo.
Giovanna Velardi e’ coreografa e direttrice artistica della Associazione I.B.I. Si è formata in Italia e in Francia e ha lavorato con alcuni coreografi della Nouvelle Danse Francese come Genevieve Sorin. In Francia sviluppa la propria tendenza a lavorare sull’improvvisazione e fonda la sua compagnia a Marsiglia collaborando con alcuni musicisti e compositori tra cui: Philippe Deschepper, Gianni Gebbia, Christophe Monniot, David Chevalier, Philippe Cornus, Jean Marc Montera, Kasper Toeplitz. Ha curato le coreografie di “Carmen” nell’allestimento di Vincenzo pirrotta per il Teatro V. Bellini di Catania. E’ stata membro del CID ( Concilio internazionale di danza) dell’ UNESCO, ha fondato il Tavolo Nazionale dei Coordinamenti e Reti della Danza Contemporanea ed e’ stata Presidente del CORE (Coordinamento Regionale Lazio della Danza Contemporanea e Arti Performative). Tra le sue creazioni e interpretazioni: Marionetta, Ophelia - ENORMOUS ROOM (Hamlet Machine), I tre studi, Versus, Cortocircuito, Pupidda, Clown, Alice’s Room, Live Vucciria e I Picciotti, Straw man, Carmen, Demetra.

 

Fonte: Benedetta Boggio, Ufficio stampa 369gradi centro diffusione cultura contemporanea

 

Zorro

MARTEDÌ 9 OTTOBRE DEBUTTA AL TEATRO SISTINA DI ROMA
W ZORRO

IL NUOVO MUSICAL DI STEFANO D’ORAZIO
e le musiche di ROBY FACCHINETTI
con MICHEL ALTIERI e ALBERTA IZZO

Martedì 9 ottobre al Teatro Sistina di Roma debutta “W ZORRO” (Medina Produzioni), il nuovo musical di STEFANO D’ORAZIO (autore di testo e liriche) con le musiche di ROBY FACCHINETTI, che farà rivivere, per la prima volta su un palcoscenico italiano, l’eroe mascherato che da sempre ha lasciato il segno nell’immaginario di diverse generazioni.
“W ZORRO”, che rimarrà a Roma fino al 21 ottobre, sarà in tournée fino alla prossima primavera cavalcando le scene dei più importanti teatri italiani: da Milano a Napoli, da Bologna a Palermo, da Torino a Firenze, passando per le isole e molte altre città.
Ad interpretare il misterioso e abile spadaccino dalla parte dei peones, protagonista di “W ZORRO”, è l’attore italo-francese MICHEL ALTIERI, protagonista della prima edizione del Musical Disney “La Bella E La Bestia” e a New York star del Musical “Dracula” accanto alla leggenda di Broadway George Hearn. Insieme a lui, la coprotagonista Alberta Izzo (Cecilia), Roberto Rossetti (Don Juan De Salvatierra), Jacqueline Ferry (Consuelo), Maurizio Semeraro (Henriquez Diego Pinto Garcìa), Fabrizio Checcacci (William Lamport e Fra Josè de La Cruz) e un ensemble di 6 danzatrici e 6 danzatori/acrobati (Bianca Balido, Gianluca Bessi, Federica Capra, Filippo Grande, Danilo Grano, Sara Marinaccio, Emiliano Palmieri, Carlo Pucci, Federica Rosati, Daniele Sibilli, Sara Telch, Gioia Vicari).
Gli attori, ballerini, cantanti e musicisti sono diretti da Fabrizio Angelini in collaborazione con Gianfranco Vergoni, sotto la direzione artistica di Lello Abate che con Barbara Rendano ne cura anche la produzione per conto di Medina.
I protagonisti di “W ZORRO” hanno imparato a tirare di scherma con un insegnante d’eccezione, il pluricampione del mondo di spada Stefano Pantano, mentre Rossana Casale è la vocal director dell’intero cast. La direzione musicale è affidata a Giovanni Maria Lori, le scenografie sono di Aldo De Lorenzo, i costumi di Zaira De Vincentiis e le luci di Umile Vainieri.
L’avventurosa storia dell’eroe dal cuore grande e la spada veloce torna così a vivere nel musical “W ZORRO”, dove nuovi personaggi si fondono con i protagonisti dei racconti che la tradizione ci ha abituato a conoscere e che non mancheranno di coinvolgere, emozionare, sorprendere e divertire una platea di adulti e bambini.
www.vivazorroilmusical.it

 

Fonte: Anna Pompa, Ufficio stampa Parole&Dintorni

 

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