Da questa parte

La drammaturgia di Emanuele Tirelli diretta da Iolanda Salvato
e interpretata da Assia Favillo

“Da questa parte (ovvero quello che manca)”
Dal 16 al 18 al Teatro Due di Roma e dal 19 al 21 a Caserta. A novembre a Napoli

 

Dopo il successo de “L’Incoronata”, il drammaturgo Emanuele Tirelli e la regista Iolanda Salvato tornano insieme a teatro con lo spettacolo “Da questa parte (ovvero quello che manca)” affidato all’interpretazione di Assia Favillo.
Tre, per adesso, gli appuntamenti già in calendario: il debutto cade il 16 ottobre al Teatro Due di Roma nell’ambito della rassegna “Sguardi S-Velati” (repliche il 17 e il 18), poi le recite campane al Teatro Civico 14 di Caserta (da 19 al 21 ottobre) e al Sancarluccio di Napoli (dal 29 novembre al 2 dicembre).
Prodotta da Tavole Da Palcoscenico, Eva Di Tullio e Blumalab, la pièce si avvale della preziosa collaborazione di Alessandro Tresa alla regia video, Daniele Mazzotta alle musiche e Marco Zara al disegno luci.
“Da questa parte” è un atto unico in tre movimenti che racconta la paura della solitudine, i canoni e le costrizioni sociali e familiari. L’attrice, una e multipla, descrive desideri rincorsi, morsi mancati e il tempo trascorso. La mente, che nulla può nascondere, mostra tutto il resto.
Una moglie fedele e devota arriva sul palcoscenico dichiarando di volersi nascondere: suo marito le ha chiesto di portare il figlio dai nonni e di restare in disparte mentre lui prende la decisione più importante della sua vita. E’ questa l’occasione per raccontare al pubblico una vita innamorata e felice, l’arrivo da un paese di provincia, il sogno sostenuto a gran forza dai suoi genitori di essere una buona moglie e di creare una famiglia unita. Nel secondo tempo entra in scena una nuova protagonista che dichiara di essere l’amante del marito. Anche lei vuole avere una famiglia. Per farlo, per non restare sola, è disposta a qualunque cosa.
In un tempo che non esiste, perché è di tutti i tempi, le due donne ripercorrono desideri e timori di una vita, fino alle rivelazioni finali. Le proiezioni, che a volte irrompono e altre accompagnano lo spettacolo, sono i pensieri che vorremmo tenere nella nostra mente, ma che non possono essere costretti: prima o poi, che lo desideriamo o meno, vengono fuori per spiegare agli altri il perché delle cose, quando e perché tutto è cambiato.

 

Per l’autore Emanuele Tirelli, “questo spettacolo si concentra sulla comunicazione e sugli eventi della vita che assumono la consistenza di un cortocircuito. “Da questa parte (ovvero quello che manca)” si affeziona alle conseguenze di un’educazione condizionata da canoni e costrizioni sociali/familiari che trovano terreno fertile nella più comune tra le paure: la solitudine”.
La forza di questo allestimento - afferma la regista Iolanda Salvato - è nelle immagini usate come strumento di racconto, elemento visionario, scenografia, costume e illuminazione. Un procedimento all’inverso: dalle proiezioni sullo schermo prende vita l’azione scenica dal vivo. Tracciamo un nuovo percorso avvicinandoci al nostro tempo, senza dimenticare i nostri punti di partenza”.

 

_da questa parte (ovvero quello che manca)
paese: Italia
lingua: italiano
drammaturgia: Emanuele Tirelli
con Assia Favillo
regia: Iolanda Salvato
video a cura di Alessandro Tesa
disegno luci Marco Zara
musiche Daniele Mazzotta
aiuto regia: Laura Pepe, Maia Salvato
illustrazioni: Gianfranco Cioffi
grafica: David&Golia
organizzazione Maia Salvato
produzione: Eva Di Tullio, Blumalab, Tavole Da Palcoscenico
durata: 55’

 

Fonte : Ufficio stampa Compagnia

 

Turandot

TEATRI DI CINTURA
Teatro Tor Bella Monaca
18 ottobre ore 21.00 - 19 ottobre ore 10.30 - 20 e 21 ottobre ore 17.00
Teatro Biblioteca Quarticciolo
23 ottobre ore 21.00 - 24 e 25 ottobre ore 10.30
La Piccola Compagnia 
del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli
presenta

TURANDOT
da Carlo Gozzi
adattamento Attilio Marangon
regia Roberto Gandini
musica Roberto Gori
scena Paolo Ferrari
costumi Loredana Spadoni
con Claudia Ascanio, Danilo Turnaturi,  Ettore Savarese, Fabio Piperno, Fabrizio Lisi, Gabriele  Ortenzi, Giulia Tetta, Livia Travia, Reka Horvàth, Sara Tosato, Simone Salucci, Valerio Perroni

 

Dal 18 ottobre nei Teatri di Cintura sarà di scena il mondo magico di Carlo Gozzi riproposto e raccontato da Roberto Gandini che firma la regia dello spettacolo TURANDOT, portando sul palcoscenico i giovani interpreti con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli.
A 250 anni dal debutto della celebre fiaba teatrale, scritta nel 1762 e andata in scena per la prima volta a Venezia, il miracolo della fantasia gozziana ritorna nuovamente a compiersi attraverso le storie d’amore e di potere che i ragazzi del Piero Gabrielli trasformano in innovativi giochi teatrali. Il racconto della principessa di Cina inizia a partire dal successo che all’epoca ne trasse la Compagnia Sacchi, poi riscoperta da Goethe e Schiller, e dal felice e irripetibile periodo russo di Meyerchol’d e Vachtangov, per arrivare a Brecht e Besson. Ritorna ora in scena per proporre una forma diversa di fare teatro e per dimostrare che sul palco le diversità non esistono: il teatro rimane la massima espressione creativa da esplorare e vivere come occasione di conoscenza, divertimento e integrazione.
La storia della principessa Turandot inizia quando Calaf, il principe di Astrakan, spodestato e costretto all'esilio, si rifugia a Pechino dove rincontra il suo tutore, Barach, che gli racconta la vicenda di Turandot, la figlia del Gran Khan Altoum. La principessa di Pechino rifiuta di sposarsi, sottoponendo i suoi pretendenti a una sfida crudele: otterrà la sua mano solo chi sarà capace di risolvere tre indovinelli, ma chi sbaglierà dovrà essere ucciso. Calaf, vedendo il ritratto della principessa Turandot, ne rimane ammaliato e decide di sottoporsi anch'egli alla prova. Tra la sorpresa e il giubilo generale, Calaf riesce a darne la soluzione ma la principessa, che non vuol darsi per vinta, chiede una rivincita. Il Gran Khan Altoum è contrario ma Calaf, non desiderando sposare una donna che lo odia, accetta la richiesta della principessa, sfidandola a sua volta a risolvere un enigma: deve indovinare la sua vera identità e se vi riuscirà, Calaf sarà decapitato. Turandot non accetta l'idea del matrimonio perché considera gli uomini tutti come intimamente traditori, pronti a trattare le donne come schiave e a tenerle deboli e sottomesse e quindi vuole risolvere a tutti i costi l'enigma del principe. Solo alla fine, Turandot vincerà la prova ma, accortasi di amare Calaf, deciderà di sposare il giovane principe e chiedere perdono per tutto il male che ha causato.
Il Teatro di Roma, da sempre sensibile alle problematiche inerenti la disabilità, attraverso il Laboratorio Piero Gabrielli vuole contribuire alla realizzazione di una comunità accogliente e inclusiva nella quale chiunque possa realizzare esperienze di crescita individuale e culturale. Il progetto è promosso e organizzato da Roma Capitale Assessorato alla Promozione Sociale e alla Salute, Teatro di Roma e Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio. L’iniziativa si rivolge a ragazzi con e senza disabilità con l’obiettivo di creare uno spazio in cui le “differenze possano convivere e diventare una ricchezza” attraverso un reale inserimento sia didattico-educativo che relazionale. Dunque, il teatro come modello di integrazione e collante di un progetto formativo condiviso intorno al comune valore di appartenenza civile di ogni essere umano. Dopo diciotto anni di attività laboratoriale il Piero Gabrielli è una delle realtà più significative del settore in Italia e all’estero.
Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Tor Bella Monaca il 18 ottobre (ore 21.00), il 19 ottobre (ore 10.30), il 20 e il 21 ottobre (ore 17.00). Al Teatro Biblioteca Quarticciolo replicherà il 23 (ore 21.00), il 24 e il 25 ottobre (ore 10.30).

 

Teatro Tor Bella Monaca - via Bruno Cirino Roma
Per informazione: ufficio promozione  06.2010579 
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Teatro Biblioteca Quarticcolo - via Ostuni 8, Roma
Per informazioni: ufficio promozione 06.45460705 
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Biglietti: € € 5,00

 

Fonte: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatri di Cintura

 

Kaput Mundi

TEATRO DELL’ANGELO
Dal 30/10/2012 al 18/11/2012
Break Art di Emilia Campanile e Valeria Ventrella
e Titania Produzioni
presentano

Kaput Mundi
Un progetto teatrale
Di Angelo Longoni
Con: Riccardo Francia, Lorenzo De Angelis, Valerio Morigi, Edoardo Persia
Aiuto regia: Eleonora Ivone

 

Sarà in scena al Teatro dell’Angelo dal 30 ottobre all’18 novembre lo spettacolo KAPUT MUNDI, un progetto teatrale di Angelo Longoni. Uno spettacolo composto da due atti unici: “Angeli” e “Bravi Ragazzi”; Il primo è una novità assoluta per l’autore e regista, mentre il secondo torna in scena a Roma dopo essere stato uno degli spettacoli di maggior successo degli ultimi anni. Protagonisti sono Riccardo Francia, Lorenzo De Angelis, Valerio Morigi, Edoardo Persia.
Kaput Mundi è un progetto teatrale dedicato a Roma in particolare e a tutte le metropoli italiane in generale, ai giovani che in esse abitano, al disagio che generano, alla difficoltà d’integrazione e all’impossibilità di vivere serenamente la gioventù.
L'espressione latina caput mundi, riferita alla città di Roma, significa capitale del mondo noto, e si ricollega alla grande estensione raggiunta dall'impero romano tale da fare della città capitolina il crocevia di ogni attività politica, economica e culturale mondiale.
Il significato della parola tedesca kaputt è tristemente noto e proviene dall'ebraico koppâroth che vuol dire vittima e che si allarga a: rotto, fuori combattimento, guasto, finito, distrutto, morto.
Il titolo del progetto, costruito da queste due parole, è quindi un chiaro riferimento alla passata magnificenza di Roma, alla sua storia, alla gloria eterna dei suoi fasti e della sua grandiosità. L’abbinamento a kaputt, nell’assonanza, invece mira ironicamente al contrario: ai difetti della città, al disagio che vive la sua popolazione, alla rottura del patto civile tra i suoi cittadini, alla difficoltà di essere giovani in una città difficile nella quale integrazione e occupazione sono due ideali mai veramente attuati.
Kaput Mundi è anche un omaggio da parte di un autore e regista milanese, residente da quasi vent’anni nella capitale, alle coloriture del linguaggio, alle costruzioni verbali, al modo di provare ed esprimere i sentimenti, alle parole per manifestarli e alle situazioni sociali che caratterizzano Roma e i suoi abitanti.
Kaputt Mundi è anche una denuncia nei confronti di un paese, l’Italia, che si sta progressivamente dimenticando dei giovani e del loro futuro impedendo loro di proiettarsi al di là di un presente molto deprimente, confuso e squallido che francamente non meritano.
Kaput Mundi è costituito da due spettacoli separati da un intervallo. Lo spettacolo è propdotto da Break Art di Emilia Campanile e Valeria Ventrella (anche organizzatrici dell’evento) e Titania Produzioni.

 

ANGELI
Quattro giovani disoccupati passano le loro serate senza la possibilità di permettersi nulla che non sia una birra, una sola, da sorseggiare lentamente nel parco del loro quartiere. I loro discorsi sono caratterizzati dalla frustrazione a causa dell’impossibilità di avere rapporti umani dignitosi con i propri coetanei e soprattutto con le ragazze alle quali non hanno nulla da offrire.
L’insicurezza rispetto al loro futuro economico li ha resi insicuri e chiusi ma ciò che maggiormente li debilita è la mancanza di un’identità sociale.
Il ruolo che ogni persona ha nella società è alla base della costruzione di un’autostima fondamentale per un’adeguata integrazione con gli altri
In questo caso l’incapacità di definirsi socialmente a causa della disoccupazione ha generato nei quattro amici una perdita di valore agli occhi degli altri e, di conseguenza, un doloroso senso di inadeguatezza.
La disoccupazione prolungata li ha portati, nel tempo, a svillupare la convinzione assoluta che dal loro stato non ne verranno mai fuori… ma una notte capita un fatto, un episodio che cambia la loro esistenza. Una bravata, un gioco nato come un dispetto, un’azione insensata che ha il sapore di un’avventura in grado però di rompere la monotonia e la rassegnazione.
I quattro amici compiono un furto tanto assurdo quanto inutile: rubano un’ambulanza credendola vuota.
Ciò che troveranno all’interno però li costringe a riflessioni nuove e ad affontare la vita con un rinnovato senso di speranza nei confronti della bellezza del mondo. L’incontro con un angelo potrà essere il loro punto di ripartenza.
ANGELI è una commedia surreale e poetica, un tenero apologo sulle speranze infrante dei giovani e sulla necessità di un cambiamento in grado di innescare la loro capacità di reazione.


BRAVI RAGAZZI
Sono anni ormai che le periferie delle città italiane sono sede naturale dei campi nomadi e sono anni che la tensione tra gli abitanti dei quartieri e gli “ospiti” di etnia Rom, albanese o rumena cresce in maniera esponenziale.
Anche in questo atto unico quattro amici compiono una bravata, un’azione insensata per vendicare un torto subito che però, in questo caso, coinvolge degli innocenti.
Ciò che si vuole indagare con BRAVI RAGAZZI è la percezione, da parte degli italiani, soprattutto giovani, di un mondo straniero e diverso che si sovrappone al nostro e che succhia linfa vitale provocando l’asfissia della nostra organizzazione sociale. La percezione del nomade, apolide, senza lavoro, senza dimora, senza leggi e regole è assimilabile a quella di un parassita che trae un vantaggio a spese dell'ospite creandogli un danno biologico.
BRAVI RAGAZZI racconta di come questa percezione da parte di un gruppo di giovani residenti nella periferia romana si possa trasformare in violenza e in dramma. Il vuoto dei loro discorsi, la vacuità delle loro opinioni, l’ottusità del loro conformismo, l’assenza di modelli di riferimento sono il paradigma di una società che lentamente sta abbandonando il mondo giovanile ad un destino di solitudine e di torpore culturale.
C’è la tendenza a pensare che le vittime di questo stato di cose siano unicamente le persone che subiscono violenze e ingiustizie ma in qualche modo lo sono anche coloro che le praticano. Il vuoto che circonda esteriormente i giovani e quello che pervade le loro teste e i loro cuori colloca anch’essi tra le vittime.
Prima caratteristica di questo vuoto è sicuramente il linguaggio che si è fatto, negli anni, sempre più povero, sempre più essenziale, sempre più piatto. Ed è proprio nel linguaggio che si trovano i primi segni di una violenza che fa presto a superare il livello puramente lessicale per trasferirsi sul piano fisico generando aggressività.
Bravi Ragazzi verrà presentato in matineè in esclusiva per le scuole.

 

Durata spettacolo: due atti unici della durata di 1 ora l’uno
Video Bravi Ragazzi:

http://www.youtube.com/watch?v=vO6-Vh2eTig&feature=youtu.be
Hanno scritto di BRAVI RAGAZZI:
“Longoni esplora le sorgenti del razzismo fino a un epilogo tragico e ragionevole: osserva come nel nulla l’odio nasce e si fissa su un bersaglio. La differenza fra la bravata e il crimine sta nella genesi delle motivazioni, nello scarto fra il non essere e il voler avere”.  Marcantonio Lucidi – Left
“Angelo Longoni e forse l’unico autore – regista che potesse elaborare da noi il corrispettivo violente, teppistico e razzista del branco che dava vita a FREDDO di LARS NOREN, e lo fa con il suo Bravi Ragazzi”. Rodolfo Di Gianmarco – La Repubblica
“Una commedia tipica dello stile di Longoni: drammaturgia ridotta al minimo, attenzione alle sfumature della lingua parlata analisi di comportamenti sociali patologici. Chi sono questi bravi ragazzi? Quattro bravissimi attori: Lorenzo De Angelis, Riccardo Francia, Valerio Morigi e Eduardo Persia”. Franco Cordelli – Il Corriere Della Sera
“Va via in un’ora, in un battito di cuore, Bravi Ragazzi scritto e diretto da Angelo Longoni. I suoi personaggi interpretati dagli ottimi Lorenzo De Angelis, Riccardo Francia, Valerio Morigi ed Eduardo Persia – sono scolpiti a cera persa nel fuoco dell’azione, quasi non hanno il te”po di raccontarsi. Ma è proprio questa stilizzazione tragica che permette a Longoni di andare dritto al cuore del problema che non è solo l’ordinario razzismo e la piccola banalità del male e la distanza (fisica, mentale, linguistica) che segrega la periferia. Attilio Scarpellini – L’unità
Bravi Ragazzi ha un obiettivo preciso: quello di focalizzare e analizzare, al di là delle polemiche politiche in tema di immigrazione, il punto di vista del mondo giovanile, per comprendere se il linguaggio dei giovani e i loro codici siano adatti per capire un fenomeno sempre più complesso che rischia di sfuggire di mano”. Giuliano Malatesta – Il Messagero
“Uno spettacolo spiazzante, disarmante duro ed dal forte impatto emotivo che fa riflettere i giovani e non solo. La storia è di quelli che rimbalzano sulla cronaca dei quotidiani con inquietante frequenza. Una storia di oggi, di Roma, di giovani seduti su un muro imbrattato da cui guardano le storture della società, i vuoti della politica, i falsi miti della tv, i vicoli ciechi del futuro, a du cui prendere coraggio per trasformarsi in teppisti”. Laura Novelli – Il Giornale
“Angelo Longoni racconta i disagi della cosiddetta “Generazione X” e lo fa con temi emotivamente forti, duri, spesso spiazzanti per scuotere i giovani e farli riflettere”. Barbara Nevosi – Metro
“Un testo asciutto e affilato che evidenzia le contraddizioni di un paese in perenne contrasto, scarico di responsabilità e crescente senso di impotenza. Bella prova morale dei quattro giovani attori che danno il giusto risalto ai singoli quadri con sapiente sottolineatura della tensione drammaturgica. Un intenso atto unico suggellato dai convinti e ripetuti applausi del pubblico”. Claudio Ruggiero – Latina Oggi
“Una storia ben scritta, con personaggi ben tratteggiati e ben interpretati dai quattro giovani attori”. Marcello Isidori – Dramma.it
“Bravi Ragazzi avvince e turba il pubblico grazie ad una tensione che cresce costantemente ed esplode nel dramma finale”. Gloria Bondi – Cinelab

 

Teatro dell'Angelo Via Simone de Saint Bon n°19, Roma 06.37513571 - 06.37514258
Informazioni:
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Biglietti: Poltronissima 23 € + 2 € di prevendita – Ridotto poltronissima 18 € + 2 € di prevendita – Poltrona 20 € + 2 € di prevendita – Ridotto poltrona 16 € + 2 € di prevendita. Altre promozioni sui biglietti a questo link: http://www.teatrodellangelo.it/biglietti-abb.asp
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00 - Domenica e festivi ore 17.30 (lunedì riposo)
Orario botteghino: dal lunedì al venerdì ore 10.00-13.30 / 15.00-20.00 - Sabato 10.00-13.30
PARCHEGGIO MERCATO TRIONFALE Via Tunisi Tel. 06/39754485
Parcheggio automatizzato, aperto 24 ore su 24

 

Fonte: Maya Amenduni, Ufficio stampa Compagnia

 

Favole

Teatro La Comunità
Favole di Oscar Wilde
“per cominciare a leggerle”  
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
Produzione Associazione Culturale Teatro La Comunità 1972
in collaborazione con Teatro Eliseo
Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma
con Gianluca Merolli, Ivano Picciallo, Selene Jovy Rosiello, Mario Scerbo, Federica Stefanelli, Luca Trezza
scene Carlo De Marino
e Bruno Di Venanzio, Stefania Vecchione
luci Perceval
musiche Harmonia Team    
ricerca musicale Pino Tufillaro
collaboratore alle musiche Davide Mastrogiovanni
foto Tommaso Le Pera
collaborazione ai costumi Rachele Terrinoni
datore luci Guido Pizzuti
macchinista Simone Zapelloni
macchinisti costruttori Pietro Pignotta, Guido Pizzuti
organizzazione Pino Le Pera
Regia GIANCARLO SEPE


Favole di Oscar Wilde
“per cominciare a leggerle”
uno spettacolo di Giancarlo Sepe

 

Più che narrare, si sondano i territori della favola. Gli umori che presiedono alla loro lettura. È come descrivere lo stato d’animo che porta alla necessità del racconto favolistico, la spinta a varcare quella soglia che divide l’uomo, immerso nella sua realtà quotidiana, dal realismo magico del sentimento, che pure ci attraversa nella vita di tutti i giorni e al quale non cediamo per pudore o per paura di sprofondare nell’analisi del nostro sentire.
È come una sequenza ininterrotta di immagini, di passaggi, di attori, che un po’ raccontano della loro vita e un po’ delle storie che hanno depositate nella propria memoria.
Un’iterazione di suoni come fosse una sola musica, con i relativi andante, largo, crescendo, diminuendo ecc.
A loro sono abbinati i colori, che cambiano con gli sfondi, l’alternarsi delle stagioni…
Piccoli cristalli di azioni che potrebbero essere viste dentro una casa, ma che non hanno niente di magico. La magia è il dolore del sentimento non corrisposto, dell’amore incapace di abbattere gli steccati della diversità. L’angoscia che diventa ansia e si muta in speranza. Il sacrificio che non aspetta e non vuole ricompensa. Favole: come dedizione, appartenenza, coraggio e visione tollerante e solidale della vita. Una palestra emotiva dove si attivano le sensazioni sopite e destate dalla confessione interiore, l’accorato pensiero di personaggi che, timorosi di esprimersi, grazie alla favola che irrompe e sovverte il sentimento prudente, trovano l’ardire per esercitare la loro passione.
Giancarlo Sepe

 

Associazione Culturale Teatro La Comunità 1972
via Giggi Zanazzo, 1  00153 Roma
Tel/Fax 06/5817413  e-mail 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Fonte: Ufficio stampa Compagnia

 

Marylin Monroe Fragments

Teatro Vascello
STAGIONE TEATRALE 2012-2013
sala Giancarlo Nanni
19-20-21 ottobre
Pierfrancesco Pisani e Trento Spettacoli presentano
Mariangela D'Abbraccio
Marilyn Monroe Fragments
tratto da Marilyn Monroe Fragments. Poesie, appunti, lettere di Marilyn Monroe
prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, 2010
musica dal vivo di Raffaele Toninelli (contrabbasso)
regia Carmen Giordano
Guarda il trailer
http://youtu.be/bDQv7LYuHxQ

 

«Mi aprono … e non trovano assolutamente nulla … è uscita soltanto segatura così
sottile – come da una bambola di pezza – e la segatura si sparge sul pavimento e il tavolo».
Un incubo agghiacciante. L’incubo di Marilyn Monroe, bellissima diva di Hollywood eternamente infelice.
Questo e molti altri pensieri fluiti dal suo sé più intimo si trovano in “Marilyn Monroe Fragments”, uno spettacolo che restituisce i pensieri e le confessioni che per anni l’attrice ha custodito in alcuni taccuini rimasti avvolti nel buio per anni.
Oggi, dopo il ritrovamento, rivedono la luce e plausibilmente andranno a confondersi in quel vortice di dicerie, ricordi, racconti che per anni ha alimentato il mito di Marilyn Monroe. Oppure no. Le verità che Marilyn ha annotato sulla pagina in modo disordinato, quasi convulso, forse la riscatteranno per sempre,
mostrandola così come realmente era: sensibile, sofferente, dotata di una vena poetica insospettabile.
«Oh Dio come vorrei essere morta/assolutamente inesistente/scomparsa da qui/da ogni posto», scrive negli anni cinquanta. Il decennio della svolta per lei, del successo a Hollywood e della fama internazionale. La sua vita sembra una favola: gira “Quando la moglie è in vacanza”, film indimenticabile che farà di lei un’icona sexy, sposa il famoso giocatore di baseball Joe Di Maggio, frequenta il jet set statunitense, compresa la famiglia Kennedy. Eppure i fantasmi del passato sono ancora concreti come blocchi di pietra sul suo petto, tanto che lei sente il bisogno di trasferirli nella pagina, come a volerli intrappolare per sempre nell’inchiostro: lo stupro subito a dieci anni per cui è stata brutalmente picchiata dalla zia, i giorni in orfanotrofio, l’uccisione del suo cagnolino Tippi, il tradimento del primo marito.
In “Marilyn Monroe Fragments” seguiamo passo, passo la vita pubblica e interiore della star di Hollywood, stupendoci di volta in volta dell’ossimoro che, insieme, le due dimensioni creano. Marilyn scrive e scrive, qualcuno a distanza di 50 anni leggerà. Si addentrerà in un mondo intimo fatto di confidenze lasciate alla carta, di lettere e vecchie fotografie e, abbandonato ogni comprensibile atteggiamento voyeuristico, si lascerà commuovere dalla dolcezza e dalla fragilità di una donna, di cui il mondo dorato di Hollywood ha sempre voluto vedere soltanto la disarmante bellezza.
http://www.mariangeladabbraccio.it/home.html

 

Biglietteria Teatro Vascello stagione Prosa
Intero € 20,00 - Ridotto € 15,00
Orari spettacoli: dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18
 
ABBONAMENTI
Abbonamento fisso (*): 8 spettacoli € 80,00
Abbonamento libero: 5 spettacoli a scelta € 60,00


(*)
Fratto_X - Rezza/Mastrella
Wordstar(S) - Pagliai/Gassman
‘Na specie de cadavere lunghissimo - Fabrizio Gifuni
La belle joyeuse - Anna Bonaiuto
La vita cronica - Odin Teatret
Clôture de l'amour - Lazzareschi/Della Rosa
Donna numero 4 tell the food, tell the life - Eleonora Danco
How long is now - Giorgio Colangeli

 

SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO
UNO SPAZIO DI LIBERTA’ DOVE L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTA’
Come raggiungerci
: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma tel 06 5800108; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma tel 06 5803217
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

 

Fonte: Ufficio stampa Teatro Vascello


Circus Klezmer

Le vie dei Festival 2012
XIX edizione
Roma -  16 ottobre // 20 novembre

 

Torna l’appuntamento con Le vie dei festival, diretto da Natalia Di Iorio - momento d’incontro, luogo di visioni privilegiate per gli spettatori più attenti che vogliono confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. “Festival dei festival”,  che da sempre presenta spettacoli e compagnie scelte tra le migliori delle manifestazioni dell’estate, Le vie dei festival,  realizzato dall’Associazione Cadmo con il sostegno di Roma Capitale -  Assessorato alle Politiche Culturali  e Centro Storico, e da quest’anno con il contributo della Regione Lazio  - Assessorato alla Cultura Arte e Sport e del MIBAC, ha sempre espresso la sua vocazione internazionale. Qui si sono incontrati per la prima volta artisti che oggi sono unanimemente considerati i maestri della nuova scena non solo europea (Eimuntas Nekrosius, William Kentridge, Alain Platel, Alvis Hermanis, solo per citarne alcuni) e qui negli anni si sono potute conoscere alcune delle esperienze recenti più innovative della drammaturgia contemporanea italiana, quelle che maggiormente si interrogano sulla forma del teatro che verrà.
Il Teatro Argentina ospita martedì 16 ottobre, alle ore 21.00 (replica il 17) l’apertura della manifestazione, affidata al Circus Klezmer della compagnia spagnola Aire Aire di Barcellona:  la musica klezmer, eseguita magistralmente dal vivo, e l’umorismo della cultura yiddish, si sposano con le abilità del circo e la comicità del teatro in uno spettacolo poetico ed esilarante. In scena, provenienti da tutto il mondo, musicisti e attori che sono anche acrobati, giocolieri, clown e Adriàn Schvarzstein. Ha vissuto in Spagna, Italia, Israele, ha lavorato con Dario Fo e Pina Bausch, è lui l’eclettico, comico, dirompente artista di origine argentina ideatore, regista e interprete dello spettacolo che da Barcellona approda  a Roma, grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma, dopo aver conquistato pubblico e stampa in tutta Europa.
In un villaggio ebraico dell’est europeo, in un tranquillo (ma non troppo) Shtetl, i musicisti stanno accordando i loro strumenti e la musica si diffonde ovunque. E’ un giorno speciale, si celebrerà un matrimonio: la sposa è incantevole, la zia è terribile, lo zio è stonato, lo sposo non vede l’ora che giunga il suo momento, il matto del villaggio combina guai e tutti sono protagonisti - con tanto di coinvolgimento di pazienti e divertiti spettatori - di fantasiose peripezie, complice la scomparsa degli anelli dei promessi sposi.
Nel Circus klezmer  vedrete quindi volare, luminosa di passione e bellezza, una fanciulla di Chagall dai lunghi veli bianchi,  e  un clown che canta in Yddish  schiantarsi senza danno come Jango Edwards; vi godrete l’esilarante danza di seduzione della zia brontolona che, da massaia alle prese con le patate da sbucciare, si trasforma (a modo suo) in pantera delle Folies-Bergéres.
I dipinti di Marc Chagall - capaci di trasportarci in una realtà distorta e fantastica  - costituiscono il riferimento visivo dello spettacolo, che ha i colori e l’atmosfera delle vecchie foto di ricordi, mentre la musica klezmer - una musica per matrimoni e feste, scatenata e vivace, ma anche a tratti malinconica - si adatta perfettamente a tutti i diversi registri che si alternano nello scorrere della vicenda.
Dopo l’apertura internazionale con il Circus Klezmer, Le vie dei Festival prosegue con altri significativi appuntamenti al Teatro Due e al Teatro Vascello dal 30 ottobre al 20 novembre: spettacoli dedicati alla drammaturgia contemporanea nelle sue molteplici declinazioni e alle nuovissime generazioni, alla scoperta di nuovi talenti e con uno sguardo attento alle proposte di due tra le più prestigiose Scuole di teatro italiane.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 06.684000346 // 331.2019941 -
www.leviedeifestival.com

 

Fonte: Ufficio Stampa Teatro di Roma

 

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