Una rete senza target

Scritto da  Francesco Anzalone Venerdì, 21 Novembre 2008 

rete senza targetNegli ultimi mesi ho spesso ascoltato Radio Due, approfittando del fatto che la corazzata “Viva Radio 2” non fosse in onda e che quindi si potesse finalmente parlare di radio e non di Fiorello.

Ero convinto di trovarmi di fronte ai soliti programmi precotti che ormai la rete pesca dal suo repertorio senza alcuna capacità critica e di rinnovamento.

Grande è stata la sorpresa nell’ascoltare due programmi che valgono il tempo che gli avevo dedicato.

Il primo “Sumo” è un piacevole scontro dialettico tra due soggetti che rappresentano due modi diversi di intendere la vita (ho ascoltato una gradevole conversazione che contrapponeva gli audiolibri, ai libri d’arte) e tutto questo condotto con intelligente disinvoltura in studio da una capace e garbata conduttrice. Il programma è curato da Giovanna Zucconi ed è realizzato dalla sede di Milano.

L’altro programma “L’altro lato” (scusate l’involontario gioco di parole), è un contenitore di strane avventure intellettuali, il conduttore in studio chiama al telefono i protagonisti di bizzarre storie e si intrattiene con loro con garbo e curiosità (ho ascoltato, ad esempio un intervista ad un autore che ha scritto un libro sulle vergini laiche, argomento di cui non sapevo niente e che mi ha seriamente incuriosito). Federico Taddia è il conduttore e la sede è sempre quella di Milano.

Ma c’è qualcosa da dire anche su questi programmi, che possono definirsi di eccellenza e sicuramente destinati ad un pubblico più maturo (maturo, non anziano).

Ogni 4-5 minuti la piacevole conversazione si interrompe e parte un disco da Hit Parade.

L’effetto è devastante, se eri riuscito ad emozionarti del mondo che ti era stato proposto, queste inqualificabili scelte musicali, ti portano verso il nulla e quando si ritorna al programma si fa una fatica incredibile a riallacciare il filo del discorso.

Mi tornano alla mente i tempi in cui le scelte musicali erano coerenti e logiche, fatte proprio per non far perdere quell’attenzione che si era così faticosamente guadagnata.

Ma in epoca di Play List questo è quello che capita.

Viene il dubbio che ci siano degli interessi dietro la proposta di una colonna musicale così incoerente, aggressiva e inadeguata al target dei programmi.

Sicuramente c’è distanza dall’amore e dalla conoscenza della radio, oltre ad un certo disprezzo per gli ascoltatori.

Ma gli ascoltatori non sono sempre così ingenui, l’ultima rilevazione ha visto Radio 2, crollare al sesto posto nella classifica delle radio più ascoltate, con un risultato così basso in termini di numero di ascoltatori, come non succedeva da oltre 10 anni.

Per molto meno in televisione, si invitano direttori e vicedirettori a prendersi delle pause di riflessione (che è un modo garbato per mandarli via).

A Radio 2 sono ancora tutti lì, incollati alle poltrone con un collante potente, misterioso e indistruttibile che, nei palazzi del potere, vorrebbero tanto conoscere per poterne approfittare anche loro. 

Speriamo in un solvente di nuova generazione!

 

 

Articolo di: Francesco Anzalone

Sul web: www.ideeradio.it


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