Stefano Benni, "Saltatempo". Il consiglio di SaltinAria

Scritto da  Sabato, 01 Novembre 2014 

Ci sono degli autori italiani, viventi e non, che devono essere letti almeno una volta nella vita, anche solo per dire: “Questo scrittore non mi piace, abbandono il libro”. Ribadire fortemente il sacrosanto diritto di ogni lettore di non finire un romanzo: "sprecare tempo a leggere un libro che non piace, quando potremmo impiegare lo stesso tempo a leggerne uno migliore?” non poteva essere più chiaro Pennac a esplicitare tale concetto. Però, da bravi lettori incalliti quali siamo, non possiamo non sperimentare, spaziare o andare alla ricerca di scrittori nuovi che non sono sempre vicini ai nostri gusti.

Il libro della settimana deve essere di Stefano Benni, autore bolognese a cui io sono affezionatissimo ed estimatore convinto. Benni, nel raccontare le sue storie, fa un sapiente uso di giochi di parole e neologismi acquisendo uno stile arzigogolato, ironico e pungete. Si rimane affascinati dal suo modo di raccontare e denunciare alcuni eventi della contemporaneità con una malinconica allegria o una pungente ilarità che lo rendono geniale e mai pesante.

Se dovessi indicare un libro che più di tutti ho amato di Benni non potrei trattenermi un secondo di più a rispondere con convinto entusiasmo: “Saltatempo”. Mi sono imposto, nella mia vita, di regalare o consigliare alle persone di avere una copia di questo libro, la mia è una specie di missione.

La prima immagine, leggendo il romanzo, è quella di una corsa giù per una rapida discesa del nostro protagonista Lupetto che, affrettatosi nel tentativo di arrivare puntuale a scuola, incontra un “Dio” che gli regala un arobilogio, un complesso orologio che permetterà a lui di correre “avanti” nel tempo: da questo momento in poi Lupetto diventerà Saltatempo. Il romanzo si sviluppa parallelamente alla crescita del protagonista narrando le sue avventure adolescenziali intrecciate da convinzioni politiche, estenuanti lotte contro un progresso distruttore e malvagio e soprattutto dell’amore che prova nei confronti della sua storica amica Selene.

“Guardavo Selene che preparava uno zufolo di canna e lo scolpiva coi dentini, i suoi occhi verdazzurri un po' strabici e i capelli di frumentone, e non avrei voluto che la lenza me la portasse via, magari usando come esca una fragolina, di cui era ghiotta. E lei mi guardava di sbieco, un po' rosicchiava la canna, e un po' sorrideva e io mi sentivo strano. Non sapevo se quello era l'amore, ma non avrei voluto essere in nessun altro posto.”

Un libro capace di regalare molteplici emozioni senza essere, almeno secondo il mio personale e discutibile parere, artificioso o pesante. E’ un libro di un grande autore che scrive storie senza la presunzione di aver scritto capolavori, dote che alcuni scrittori italiani contemporanei non hanno; voglio essere più esplicito: leggendo un suo romanzo non si ha mai la sensazione di ascoltate le parole dell’ennesimo presunto intellettuale di sinistra.

“La memoria non è fatta solo di giuramenti, parole e lapidi, è fatta di gesti che si ripetono ogni mattino del mondo. E il mondo che vogliamo noi va salvato ogni giorno, nutrito, tenuto vivo. Basta mollare un attimo e tutto va in rovina.”

Insomma, miei cari lettori, leggete Saltatempo e soprattutto fatemi sapere che ne pensate.

Saltatempo
Stefano Benni
2002, 265 p., 3 ed
Feltrinelli Editore, collana I narratori

Articolo di Alessandro Fabrizi

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