Recami, giallista atipico si racconta

Scritto da  Domenica, 09 Agosto 2015 

A Lido di Camaiore la presentazione del suo ultimo libro, L’uomo con valigia

Un giallista atipico senza morti, indagini e soluzioni che racconta la suspense della vita, sullo sfondo di una casa di ringhiera come un teatro. Anti-narrativista, si definisce uno scettico il cui narrare non ha un finale.

A Villa Ariston, a Lido di Camaiore – nell’ambito della rassegna Camaiore d’autore – è stato presentato l’ultimo lavoro del fiorentino Francesco Recami, L’uomo con la valigia, edito da Sellerio, scrittore di gialli con lo zoccolo duro dei lettori tra Piemonte e Lombardia – sarà forse l’ambientazione nelle case di ringhiera – e in Sicilia, dove la casa editrice fa la sua parte. 

Gli ho detto che non saprei da dove cominciare a scrivere un giallo e mi ha risposto, «naturalmente dalla fine». Alla mia replica se si tratti di una regola che non ammette eccezione, ha ribadito che più o meno bisogna sapere dove di va a finire.

Definito dal conduttore della serata, Maurizio Filippini, un “giallista atipico”, con piglio spiritoso ha sottolineato come ogni giallista si definisca così. Certamente l’ambientazione scelta da Recami non è usuale, anche se nell’ultimo racconto sembra che il protagonista, Consonni – una sorta di antieroe – sia soggetto ad un movimento centrifugo e si allontani dalla quinta dello scenario usuale. Si sposta, ha sottolineato l’autore, «perché ho provato a spostare la centralità e la sicurezza del protagonista che ora viene del tutto meno, in linea con il suo lavoro di sgretolamento narrativo.» L’idea di Recami è di uscire dallo schema di genere, di non rassicurare il lettore e di non raccontare una storia. I narrativisti infatti, secondo l’autore, appartengono a coloro che credono che il mondo abbia un ordine e raccontano storie, come vicende che hanno un inizio e una fine per rassicurare e autoassolvere il lettore. Le storie si raccontano ai bambini la sera prima di andare a dormire non a caso. Soprattutto in Italia l’idea di autoassolversi sentendosi custodi di valori profondi al di là di quelle “scappatelle” che fanno parte dell’ordinario, rappresentano una mentalità diffusa alla quale Recami intende sottrarsi. Per lui tutte le storie sono menzogne come in qualche modo anticipò Jean-Paul Sartre nella Nausea. Nel quinto episodio del Consonni, quest’uomo che non ne azzecca una, è l’uomo con la valigia, in fuga. L’origine del titolo è Simenon che era detto l’uomo con la valigia, appunto, o piuttosto con le valige per i suoi traslochi compulsivi…eppure l’autore belga non ha questo titolo nel suo sterminato repertorio. Così Recami lo ha scelto anche con un tono di burla. In effetti nella sua atipicità c’è la voglia di scrivere della parodie del giallo, mutuate forse in parte dal mondo cinematografico.

L’impianto è anche teatrale e in questo senso usa la casa di ringhiera come un mondo dove si aprono e si chiudono porte con gente che va e viene, a più livelli ora paralleli, ora intrecciati, proprio per la struttura architettonica e organizzativa di questi condomini popolari che riproduce il teatro shakespeariano. Queste case, sorte a Milano ma non solo, con bagni, cucine e servizi in comune raccontano, secondo Recami, una solidarietà non di principio ma di fatto, a dispetto di quanto si possa immaginare. Venendo alla vicenda de L’uomo con la valigia Recami ci ha anticipato che come negli altri episodi non c’è né il morto, né il colpevole, né l’indagine e tanto meno una soluzione. Da scettico di sinistra – come si è definito nel corso della nostra conversazione – è la suspense che gli interessa raccontare, i caratteri della vita, e la centralità degli incontri con tangenti che partono staccandosi dalla vicenda, non arrivando da nessuna parte, come spesso accade nella vita: ma contrariamente ad ogni regola dello scrivere un romanzo, confessa. La vicenda del libro è tratta da una serie tv in 120 puntate che ha avuto molto successo negli Anni ’50 negli Stati Uniti, The fugitive, che poi è diventata al cinema Il fuggitivo con Harrison Ford (del 1993 diretto da Andrew Davis): un uomo accusato di aver ucciso ingiustamente la moglie se ne va in fuga in giro per l’America per cercare il colpevole ma nello stesso tempo racconta la provincia americana e una serie di incontri e di storie parallele. Nella vicenda originaria il medico protagonista scoprirà che sarebbe dovuto essere lui la vittima e che dietro questo assassinio c’è uno sporco gioco dell’industria farmaceutica, tratta oltre tutto da una storia realmente accaduta. Nel libro di Recami Consonni se ne va in giro, anch’egli in fuga, per aver scoperto e toccato imprudentemente un cadavere, per l’hinterland milanese, nella zona che da Milano scende verso Pavia. L’idea di Recami è di scrivere semplicemente la vita, non di spiegarla né di edificarla, ma semplicemente di ritrarne un pezzo, il suo essere commedia nel senso più alto, intrecciata ad elementi di tragedia. La sola differenza tra i due generi è che nel secondo il protagonista viene escluso o con la morte o attraverso altri espedienti come la cecità ad esempio mentre nella commedia si procede ad un’altra inclusione.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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