Presentazione del volume “Chiamarlo amore non si può” - Editore Mammeonline

Scritto da  Daniele Pierotti Lunedì, 02 Dicembre 2013 

Si è svolta a Roma, presso la Sala Conferenze della Mercede della Camera dei Deputati, la presentazione del volume “Chiamarlo amore non si può”, raccolta di 23 racconti opera di altrettante autrici, che ha come scopo quello di suscitare in ragazze e ragazzi una riflessione sulla violenza sulle donne, a pochi giorni dall’approvazione della legge sul “femminicidio” e nella ricorrenza della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La casa editrice Mammeonline, insieme alle autrici che hanno donato un racconto al progetto di educazione e prevenzione contro la violenza sulle donne, ha deciso di devolvere i ricavati della vendita del volume all’Associazione italiana donne per lo sviluppoAIDOS – ed in particolare al progetto “Salute e prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili in Burkina Faso”.


Il titolo della raccolta è stato scelto e tratto dalla canzone di Edoardo Bennato “La Fata”: lo stesso Bennato, ha confermato una delle autrici intervenute, Rosa Tiziana Bruno, ha voluto partecipare attivamente al progetto, non solo donando il titolo da una delle sue canzoni, ma anche offrendo una dedica particolare al volume.


Il nobile progetto tutto al femminile di promuovere un libro, in realtà una raccolta di racconti, con l’intento manifesto di educare e alla prevenzione contro la violenza sulle donne, è stato più volte sottolineato dai partecipanti alla presentazione del volume, prima fra tutte l’Onorevole Pia Locatelli, che è Presidente Onoraria dell’internazionale Socialista Donne. La Locatelli, all’inizio del suo intervento, parla di un SMS ricevuto dalla sorella la sera prima, che ben descrive quale sia la visione comune, figlia di una società maschilista, sulla violenza sulle donne: “Viviamo in una società in cui insegniamo alle donne come non subire uno stupro, ma non agli uomini a non stuprare”. È un’affermazione semplice, ma che porta dentro sé tutto il significato dell’iniziativa di Mammeonline; il libro, raccolta di racconti in cui si descrivono storie di violenza contro le donne, con l’intento di presentare il tema ad un pubblico di ragazze e ragazzi, non ha come finalità quello di colpevolizzare qualcuno, ma soprattutto quello di prevenire la violenza. Chi sbaglia deve pagare, ma si deve far sì che lo sbaglio non ci sia più, che si impari, fin dalla tenera età, che la violenza sulle donne è sbagliata, è un abomino. Proprio per questo, secondo Pia Locatelli, questo libro è importante, perché è uno strumento di prevenzione. I racconti sono tutti al limite tra realtà e finzione, tra immaginazione e verità, ma tutti, sia quelli più semplici da interpretare che quelli con messaggi più criptici, hanno insiti dei messaggi interessanti e la capacità di far pensare e riflettere su cosa sia realmente la violenza sulle donne.


Interviene poi Giorgio Zanchini, noto giornalista e conduttore di Radio3, che si definisce molto colpito dalla frase con la quale l’Onorevole Locatelli ha voluto aprire il proprio intervento. Zanchini racconta come lui in prima persona, ma anche la RAI stiano affrontando con determinazione e coraggio il tema della violenza sulle donne; più volte viene rimarcata la necessità di intervenire con la prevenzione e non solo con strumenti che mirano ad aiutare le donne-vittime successivamente alla violenza subita. Dalle trasmissioni dirette dallo stesso Zanchini sul tema della violenza sulle donne, è infatti trapelata una diffusa carenza di alfabeto sentimentale, fra gli uomini quanto fra le donne, di una educazione e una prevenzione alla tolleranza, alla convivenza pacifica ed al reciproco rispetto. Perché ad esempio si accusano, proprio in questi giorni, le baby squillo di Roma di non avere una morale, di essere prive di valori e di essere il simbolo del decadimento etico della società? Perché, ad esempio, non si cerca di vedere questa storia da un’altra prospettiva e non si accusano gli uomini che hanno sfruttato sessualmente queste ragazzine, che non si sono fatti scrupoli ad avere rapporti con giovani ragazze, poco più che bambine? In Italia un uomo su tre acquista il corpo di una donna a fini sessuali, perché questo tema non viene mai affrontato? Zanchini rivendica il fatto di aver trattato queste tematiche in radio ed elogia il progetto di “Chiamarlo amore non si può” perché, in un’Italia in cui i ragazzi hanno una forte immaturità sentimentale, questo libro può essere uno strumento di alfabetizzazione.


È il turno poi di Donatella Caione, editore Mammeonline, che ha voluto ringraziare personalmente tutte le 23 autrici che hanno donato un proprio racconto a questo bel progetto. La Caione ha voluto sottolineare che oltre alle violenze fisiche sulle donne, frequenti e meno facili da combattere sono le violenze psicologiche. Si sono voluti raccogliere nel libro dei racconti di sole autrici donne perché vuol essere un’opera fatta da donne, per dare una maggiore visibilità al mondo femminile. La maggior parte delle autrici è specializzata in racconti per ragazzi e proprio ai ragazzi è finalizzato questo progetto; questo libro, infatti, è l’unico a raccontare la violenza sulle donne ai giovani, ma soprattutto ai giovani maschi, definiti dalla Caione “portatori sani” della violenza sulle donne, a causa dell’educazione che, normalmente, ricevono in famiglia e dalla società. I ragazzi non devono aver paura di esprimere i propri sentimenti, ad esempio piangere, solo perché ciò vorrebbe dire comportarsi da “femminuccia"; i giovani devono essere educati ad essere liberi dagli stereotipi di cui la società, la cultura, la televisione, i giornali sono pieni. I bambini maschi devono essere cresciuti con un’idea di rispetto nei confronti delle bambine e le ragazze devono essere abituate fin da piccole ad essere libere ed autonome nelle proprie scelte. La violenza di genere deve essere affrontata attraverso un cambiamento culturale della società ed il libro “Chiamarlo amore non si può” potrebbe essere un valido strumento di educazione e riflessione in questo senso.


Alla fine del terzo intervento viene letto dall’attrice Katiuscia Magliarisi un breve estratto del racconto di una delle autrici che ha preso parte alla presentazione, Ilaria Guidantoni: un racconto ambientato in un paese del Mediterraneo del Sud nel quale, parole di Ilaria Guidantoni, “ci si dedica al femminile più che alle donne”. Per l’autrice non è necessario nascondersi per forza dietro la dicotomia i due categorie, uomo/donna, ma piuttosto parlare di due mondi, quello maschile e quello femminile, che possono entrare in contatto, che possono alimentare delle dinamiche di ascolto e di comprensione reciproca. Il libro, in questo senso, è utile per abbattere delle barriere, per allacciare dei rapporti interpersonali che la logica dello scontro di genere rischia di impedire. “L’uomo va salvato”, afferma Ilaria Guidantoni nel suo intervento, “perché se non ci fosse il carnefice non ci sarebbe la vittima”. La femminilità va quindi vissuta come accoglienza, aiuto e, soprattutto, incontro. Si deve portare l’altro dalla propria parte non con la costrizione, ma grazie all’incontro, alla contaminazione, all’accoglienza. La Guidantoni è dell’idea che la donna sceglie l’uomo, ma anche l’uomo sceglie la donna; “l’uomo spesso morde perché non sa baciare”, perché manca di educazione sentimentale ed in questo il ruolo della donna può essere fondamentale. Al termie del suo intervento Ilaria Guidantoni, profonda conoscitrice del Mediterraneo del Sud ed autrice di molti libri ambientati a Tunisi ed in Tunisia, ha annunciato che probabilmente nel gennaio del 2014 si riuscirà a portare il libro a Tunisi, in collaborazione con l’ambasciata italiana presso la capitale dello stato Africano.


A margine degli interventi principali, ha voluto ringraziare per l’iniziativa la vice presidente di AIDOS, Maria Grazia Panunzi. È inoltre intervenuta Rosa Tiziana Bruno una delle autrici, che ha presentato un contest dedicato a “Chiamarlo amore non si può” ed organizzato su Instagram: un progetto fotografico teso a premiare le più belle foto sul tema dell’amore. Un progetto che ha portato l’iniziativa di Mammeonline al di fuori dell’Italia, come ha confermato la responsabile di Instagrm Italia, che è intervenuta per un veloce saluto alla sala.


Chiamarlo amore non si può”, che sarà presentato nei prossimi giorni in molte biblioteche romane, principalmente della periferia, ed in numerose altre città italiane, ci fa ricordare quanto sia importante l’educazione e la prevenzione del fenomeno della violenza sulle donne, e come intervenire in questo senso debba essere un imperativo morale per tutti, soprattutto nei confronti dei più giovani.

 

Chiamarlo Amore non si può - 23 scrittrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne


ISBN: 9788889684672


Prezzo: € 13,00
pagine: 184


Data di pubblicazione: Novembre, 2013


Articolo di Daniele Pierotti.


Grazie a: Ufficio stampa Guidantoni – Adele Maddonni

 

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