“La fine delle bugie”. A Milano tornano gli Anni Ottanta con il nuovo libro di Angelica Russotto

Scritto da  Domenica, 30 Novembre 2014 

Milano - venerdì 28 novembre 2014 - ore 19,30 - al Circolo Ufficiali, presso Palazzo Cusani, ingresso da Via Del Carmine 8/ang. Via Brera - per la serie "Aperitivo con l'autrice", Angelica Russotto ha presentato il suo nuovo romanzo La fine delle bugie (e della Milano da bere).

Per una sera tornano gli Anni Ottanta, lì dove sono nati, nel cuore di Milano dov’è venuta alla luce anche l’espressione con la pubblicità dell’Amaro Ramazzotti, che ora italiano non lo è più. Un decennio rimpianto, goduto e denigrato. Sono stati gli anni della liberazione dopo quelli impegnati del 1970. Angelica Russotto con il sequel torna, in modo più riflessivo, a parlarne in presa diretta, facendo luce su se stessa oltre che su un angolo d’Italia e che oggi nessuno vuole più riconoscere. L’autrice sembra divertita e convinta di restituire a quel periodo dignità.

Anni non repressivi, ma certo oppressivi gli Anni di piombo”, come racconta Ugo Stella che firma la prefazione e ci riporta al clima di quegli anni. Il decennio precedente si può dire concluso con il rapimento e l’omicidio dell’onorevole Aldo Moro che apre una nuova stagione, quella dell’inflazione certo, di molte bugie e forse sarebbe meglio chiamarle dolci illusioni, voglia di frivolezza e di abbandono, ma anche di capacità e di possibilità nel senso della vitalità, di credere che tutto sia possibile, forse un po’ troppo. Sono gli anni nei quali la tecnologia si afferma pesantemente nella vita quotidiana e cambia il mondo della comunicazione, in fondo il nostro modo di essere.

La stessa scelta di Palazzo Cusani, nel centro di Brera, dove la cultura impegnata e ribelle degli anni ’70 ha lasciato il posto a quella sofisticata delle gallerie d’arte e dei negozi trendy fa rivivere quell’atmosfera che non c’è più. Il libro racconta la nascita di nuove professioni, come ricorda Stella, nell’ambito di quello che allora era detto il quaternario, il terziario del terziario, ovvero il mondo dei servizi, in esplosione, ai servizi: pubblicitari, figure del marketing e professioni improbabili di servizio all’immagine come i vetrinisti: una professione che arriva a Milano direttamente da Parigi. Sono anni disordinati quanto euforici che l’Autrice ha vissuto in presa diretta e che racconta nel libro attraverso i luoghi tipici dell’allora centro vitale del Paese, Milano, prima che Roma riprendesse la propria centralità (quando Silvio Berlusconi, ricorda Stella, decide di trasferirsi nella Capitale).

In particolare è l’espansione del mondo della ristorazione, del rito dell’aperitivo e del pranzo e cena fuori che poi darà un impulso al cibo come cultura che oggi, francamente, imperversa. Il romanzo li racconta in soggettiva attraverso la storia delle due protagoniste, Pam e Gloria, che Stella considera un po’ le due facce della stessa medaglia, alias l’autrice stessa. E per concludere, prima di aprire il libro, la copertina, ispirata ad un’opera di Magritte, “Gli amanti” che ha varie interpretazioni e che racconta l’incomunicabilità, quindi in fondo una bugia nel luogo dove la trasparenza dovrebbe essere più forte, l’intimità. La copertina rimanda al mercato dell’arte che in quegli anni ebbe una vera e propria esplosione – sono gli anni dell’affermazione di Vittorio Sgarbi – senza contare che già nel primo libro Gloria si occupa di una mostra di falsi d’autore, di Magritte e proprio il Surrealismo, con il suo mondo onirico e di evasione, anche dal volto inquietante, riscosse un grande successo.

Infine, il titolo che rimanda ad un verso del testamento musicale di quel decennio, la canzone di Raf su cosa resterà degli Anni Ottanta e delle sue bugie, che l’autrice spiega sono le illusioni collettive di chi ha scelto più o meno consapevolmente di vivere – e lo abbiamo fatto tutti – al di sopra delle proprie possibilità. Non ci resta che leggere il libro e aspettarne una sceneggiatura sul grande schermo perché forse è il momento giusto per una rappresentazione collettiva di quel periodo.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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