Italiani nel mondo. E in radio

Scritto da  Stefania Carulli Giovedì, 18 Dicembre 2008 
Si è conclusa a Roma la Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo. Un evento unico nel suo genere, e forse il primo di una lunga serie.

La Conferenza, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e ospitata nella sede romana della Fao dal 9 al 12 dicembre, ha visto la partecipazione di 400 ragazzi, dai 18 ai 35 anni di età, provenienti da 37 paesi esteri e di 200 ragazzi residenti in Italia: quattro giorni di lavoro con lo scopo di creare un momento di studio e di confronto tra una nutrita rappresentanza di italiani all'estero, i figli di chi ha lasciato il nostro paese nei decenni passati o i nuovi emigranti che hanno deciso di approdare in terra straniera per lavoro, e le istituzioni italiane.

Questioni come rappresentanza e partecipazione, cultura e lingua, informazione e comunicazione, mondo del lavoro, identità e multiculturalismo sono stati i temi centrali di cinque gruppi di studio che, presieduti da esponenti del mondo della cultura e del giornalismo, hanno lavorato durante le giornate della conferenza tra sedute plenarie e visite di numerose personalità politiche.

Tra i documenti conclusivi della conferenza, la relazione curata dal gruppo tematico dedicato all'informazione e alla comunicazione mostra alcuni interessanti spunti di riflessione.

Osservare i media italiani dal punto di vista di chi abita all'estero, e si confronta quotidianamente con diverse, e spesso più vivaci, realtà comunicative, potrebbe essere una buona occasione per riflettere sulla mancanza di una visione internazionale dei media italiani, a livello di contenuti come a livello di formule innovative (non basta adattare un format per dire di aver fatto il giro del mondo…).

Un’ulteriore occasione di riflessione arriva anche dal ruolo del web, considerato non solo il luogo privilegiato per creare una socialità più attiva tra persone che si trovano geograficamente agli antipodi e che condividono la medesima cultura ma un importante arricchimento dei media tradizionali.

Nei paesi esteri, infatti, dove vivono e lavorano numerose comunità italiane, spesso la radio continua ad essere per gli emigrati l’unico punto di contatto con il paese d’origine e, allo stesso tempo, un riferimento per gli italiani di seconda o terza generazione che in questo modo imparano a conoscere la lingua e la cultura della propria famiglia.

In alcuni casi sono radio gestite interamente da italiani, trasmettono musica, degli artisti italiani degli ultimi anni o i grandi successi del passato, programmi d’informazione e d’intrattenimento; altre volte sono singoli programmi che trovano ospitalità nelle stazioni commerciali locali.

Spesso hanno siti web, community e forum di discussione. Insomma, in epoca di web 2.0 e social network la radio continua ad essere più che mai viva e presente nella vita dei suoi ascoltatori. Con un orecchio al passato e con lo sguardo verso il futuro.

 

 

Articoli di: Stefania Carulli

Sul web: www.ideeradio.it

 

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