Il gusto dolce amaro della vita, Festival delle storie

Scritto da  Mercoledì, 27 Agosto 2014 

Quando la poesia incontra la pasticceria
Festival delle Storie della Valle di Comino, Fontechiari
26 agosto 2014
Colazione con l’autore è un’iniziativa nata sull’idea del Critico Enogastronomico Antonio Paolini: una mattinata per ascoltare versi e dialoghi in prosa – della Scrittrice sarda Giovanna Mulas – degustando le variazioni dell’unica italiana campione del mondo in pasticceria, Sonia Balacchi e i suoi dolci salati, nel segno del cioccolato.

 

L’origine dell’incontro è già una storia da raccontare per Antonio Paolini che non trova una camera libera e viene indirizzato al Bed&breakfast di Sonia Balacchi, in un paesino dell’entroterra riminese. La colazione è un viaggio nell’Eden e perfino per l’esigente Critico aquilano, non incline a facile entusiasmi, un’emozione meritevole di essere riproposta. Scopre tra l’altro che Sonia da tempo immaginava un incontro tra le sue creazioni e la poesia, soprattutto al femminile. Quando si propone Giovanna Mulas, dopo la prima lettura, ‘nostra signora dei fornelli’ è sconcertata, quasi presa dal panico. La scrittura sarda è un percorso senza sconti nelle ferite di una donna, a tratti quasi violenti come nel caso del monologo Di carne assente che ha ispirato la colazione d’autore. Sonia, su suggerimento di Antonio Paolini – che adora le sfide e gli abbinamenti inconsueti, perfino inconsulti – raccoglie il guanto e medita sull’effetto catartico della pasticceria dopo l’ascolto dei versi tragici. L’impresa è impegnativa: occorre evitare l’effetto anestetico del dolce zuccheroso senza dialettica. Il percorso è scandito a tappe: 4 specchi che sono una metafora della scrittura della Mulas e una candela, tovaglie damascate rosse come il sangue delle vittime, ma anche la passione e il coraggio di riprendere la propria vita in mano, sul crinale che affaccia sulla voragine. Questo tra l’altro è accaduto a Giovanna, come lei stessa racconta parlando della sua dolorosa esperienza di violenza subita, ma guardandola si legge solo la gioia di una mamma di tanti figli, alcuni di carta e altri di carne.

Il mood è ispirato alla dialettica della vita, un ossimoro come l’amore dolce amaro di Saffo, con un pizzico di sapidità e un gusto un po’ amaro, quello del cioccolato purissimo.

Se la cucina è estemporanea, racconta Antonio, è improvvisazione in stile jazz; la pasticceria è alchimia, rigore, una partitura scritta e il percorso di Sonia è proprio nel segno del rigore: si diploma al Liceo scientifico, si iscrive poi all’Università, ma rapita dalla professione, continua gli studi nel settore della pasticceria e si definisce un architetto del gusto. Cerca infatti di realizzare i desideri delle persone. Per la Mulas scandisce un viaggio in quattro tappe, da Selena, la mamma della protagonista che allude nel nome al sale con due variazioni di muffin salati; quindi un filo magico lega le due sorelle, gemelle ma molto diverse, soprattutto rispetto alla malattia della madre, tanto che una delle due l’abbandonerà. Per questa rappresentazione crea due biscotti con una stessa base, all’olio, ma in uno mette l’uvetta, nell’altro il cioccolato al 72% per dare volutamente un gusto amaro e associa un thè bianco, prezioso, che si sposa al primo meglio che al secondo. Non è una scelta di comodo, ma una rappresentazione del passo diverso delle due sorelle e di una disarmonia. Sul terzo specchio Margherita, la sorella della protagonista che si identifica con il momento della rottura rispetto ad Anna che se ne va, fino all’epilogo tragico che non svelo al lettore. Infine Giacomo, il compagno della protagonista, che è ancora un muffin in doppia veste, salato con gamberi, piselli e zafferano della Valcomino e integrale vegetariano con funghi e un abbinamento alla confettura di cipolle di tropea e pistacchi e un’altra variazione di peperone con una punta piccante. E’ lo specchio vuoto perché alla fine la protagonista viene sopraffatta e la candela si spenge. Man mano che si procede l’arditezza della costruzione va di pari passo al ritmo narrativo fino al climax: una gelatina di Ratafìa, il liquore di visciole tipico della zona, con un cioccolatino. E’ il passaggio nel quale il libro della Mulas interroga il lettore sul “Chi siamo” e Sonia racconta se stessa con uno strano inserimento nel racconto, estemporaneo. Sonia è il cioccolato, in tutte le sue declinazioni. Tra una tappa e l’altra Giovanna Mulas legge e interpreta il suo romanzo “Nessuno doveva vedere, nessuno doveva sentire”, storia commovente di un femminicidio nel quale una donna arriva in un paese sardo per incontrare e stare vicino alla sorella in procinto di partorire. Un uomo se ne infatua perdutamente, proprio della sua corporeità esuberante, insolita, rotonda. A poco a poco le consiglia di fare un piccolo sforzo, di dimagrire per diventare perfetta, come le donne presentate in tv. Inizierà un viaggio verso l’anoressia, atroce, che la puerpera, con una semplice domanda interromperà. Ma il percorso di risalita della protagonista purtroppo sarà interrotto brutalmente. Scritto con una partecipazione sconvolgente, abbiamo ascoltato tra l’altro il capitolo nel quale l’uomo racconta in un monologo la storia, in propria difesa, al giudice, dicendo di amare la donna. Un’emozione sublime che la voce di Giovanna riesce a restituirci con una grande capacità iconografica. La passeggiata gastronomica è in fondo una parafrasi insolita.

L’avventura continua il 27 agosto con Roberta Corradin che cucina il suo libro, La repubblica del maiale, allegoria dello Stato italiano pubblicato per un editore politico e impegnato come Chiarelettere nel quale si narra l’evoluzione di uno stile gastronomico di pari passo all’andamento politico.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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