"Fratelli di cinema", Paolo e Vittorio Taviani in viaggio dietro la macchina da presa

Scritto da  Domenica, 02 Novembre 2014 

Saggi di: Marco Barabotti, Remo Bodei, Roan Johnson, Bruna Niccoli, Roberto Perpignani, con una «lectio magistralis» e due scritti autobiografici dei maestri.

Paolo e Vittorio Taviani rappresentano una grande lezione di cinema italiano. Dopo tanti film importanti, legati alla storia recente o ispirati a opere letterarie, sono riusciti ancora a emozionarci profondamente con Cesare deve morire, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino e di cinque David di Donatello nel 2012, tra cui quello al miglior film e alla migliore regia. E adesso sono impegnati nella sfida difficile, ma anche tanto congeniale alla loro sensibilità e cultura, di una trasposizione cinematografica del Decameron. In una sorta di autobiografia professionale, in cui prevale il racconto commosso e partecipato della loro giovinezza a Pisa, i fratelli Taviani ripercorrono in questo agile, ma denso libretto, le tappe di una straordinaria parabola esistenziale, facendoci entrare nelle pieghe del mestiere del cinema. Il racconto di due vite dove è impossibile tracciare un confine tra dimensione privata e dimensione professionale, di un cammino artistico d’eccezione che ha accompagnato la storia del nostro paese per oltre sessant’anni, regalando immagini che sono nella memoria di tutti noi. L’arrivo a Pisa dalla provincia, la scoperta dei Lungarni e della loro inesprimibile luce, gli anni dell’università, l’amore per il cinema e il rinsaldarsi di una fratellanza proprio nel nome di questo amore condiviso; con una postura di assoluta e rara generosità nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo del cinema e che vorrebbero farne una professione, i fratelli Taviani regalano più di un suggerimento: «scegliete tre o quattro film che più amate. Vedeteli e rivedeteli. E rivedeteli ancora: come ladri che spiano i movimenti di una banca da derubare. A poco a poco, ad ogni nuova visione scoprirete alcuni segreti del vostro amato regista. Non esitate ad abbandonarvi all’ammirazione: è un sentimento umile e forte, vi aiuterà a capire. Poi ricominciate tutto da capo, disfacendo e rifacendo il già fatto. Cercate in voi stessi».

Paolo e Vittorio Taviani, nati entrambi a San Miniato, in provincia di Pisa, esordiscono negli anni sessanta come documentaristi, sceneggiatori e registi di lungometraggi con Valentino Orsini. Il loro primo film, Un uomo da bruciare (1962), rivela la grande attenzione alla società e alla storia che percorre tutta la loro opera, che rappresenta quanto di più significativo abbia espresso il cinema italiano del dopoguerra. Da Allonsanfan (1974) a La masseria delle allodole (2007), i fratelli Taviani ci consegnano una grande lezione di cinema, fino al recente Cesare deve morire (2012), dove il teatro shakespeariano incontra la realtà carceraria dei nostri giorni. La loro prossima impresa è un sogno coltivato da tempo:Maraviglioso Boccaccio, ispirato ad alcune novelle del Decameron.

«Entrammo per caso al cinema Italia, nella sala semivuota veniva proiettato Paisà di Rossellini. Per noi due fu un’inaspettata emozione ritrovare sullo schermo quelle verità di guerra vissute pochi anni prima. Il cinema si rivelava come il mezzo più nuovo, più diretto per ricordare quell’esperienza e capirla fino in fondo. Se il cinema
– ci dicemmo tornando a casa – ha questa forza, sappiamo il lavoro che faremo: il cinema». Paolo Taviani

Saggine
A cura di Silvia Panichi
Introduzione di Marco Filippeschi. Prefazione di Lorenzo Cuccu
ISBN 978-88-6843-084-9
pp. 112 │ € 18,50

Fonte: Donzelli editore Ufficio stampa - Antonella Sarandrea

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