Controluce - Alberto Burri. Una vita d’artista di Alessandra Oddi Baglioni

Scritto da  Venerdì, 24 Aprile 2015 

Roma, martedì 21 aprile 2015, ore 18,00 - Banco Popolare - Palazzo Altieri, Piazza del Gesù

Una scelta dialettica tra il romanzo e il saggio, sul filo di due generi letterari diversi che l’autrice volutamente costeggia e intreccia lasciando al lettore – attraverso un escamotage – la possibilità di percorrere insieme o alternativamente il viaggio su binari diversi. Dal libro emerge l’uomo Burri, prima dell’artista, raccontato con le sue inclinazioni prima che attraverso le sue opere. Dallo sfondo emerge il ritratto di un’epoca, la mentalità e i luoghi, in primis Roma e Città di Castello che gli ha dato i natali.

Nella cornice di Palazzo Altieri, si è tenuta la presentazione del libro le cui pagine scorrono sul confine sottile e difficile da gestire che divide il romando dal saggio: attraverso la vita e la storia di Burri, ma anche l’uomo Burri, i relatori che hanno introdotto il testo leggono una cornice più ampia, quella di un’epoca. Alessandra Oddi Baglioni descrive un affresco che racconta alcuni luoghi dell’arte, centrali per l’artista, quali Roma e Città di Castello e una mentalità che emerge attraverso luoghi e personaggi compresi il cosiddetto “scandalo Burri” che, a distanza di anni, forse può far sorridere ma che bene illustra un mondo. Burri tra l’altro non è stato un uomo allineato – si dice che non votasse alle elezioni – ed è innegabile che abbia subito un certo ostracismo da parte del pensiero dominante.

Francesco Scoppola, direttore generale Mibact, ha evidenziato come il libro presenti almeno tre itinerari di lettura che ciascuno può scegliere, rispettivamente, la linea del romanzo; quello del documento storico; e, infine, quello suggerito dall’autrice di un intreccio tra le due dimensioni. Si tratta in ogni caso di una possibilità agevole che si può seguire con la scelta di seguire uno dei due caratteri grafici con il quale è scritto il libro, grazie ad un sistema senza forzature o cesure. Il testo non ha la pretesa di un saggio critico anche perché molto è stato scritto su questo autore, ma la voglia di restituirci a tutto tondo un uomo e un profilo.

Lorenzo Fonda, pittore e medico come l’artista, che vive in Umbria anche se non umbro, è stato amico di Burri, forse unito anche da questa duplice “professione”. Ce ne ha restituito un’immagine critica, per certi aspetti “spietata”, senza dorature, il ritratto di un’amicizia sincera che sa guardare con la giusta distanza un uomo difficile da avvicinare, come racconta Lorenzo che aveva la metà dei suoi anni circa quando incontrò Burri allora già oltre sessantenne. L’artista era inavvicinabile soprattutto da artisti e critici che teneva a debita distanza. Non voleva intorno a sé nulla che lo distraesse dalla sua professione e passione. Per questo non aveva voluto figli; vedeva la moglie più o meno una volta l’anno a Los Angeles dove lei abitava e dove lo stesso artista aveva un bello studio; così anche l’amicizia la riteneva ingombrante e sembra che scegliesse gli amici per avere una “corte” di comfort: il medico, l’avvocato e via dicendo. Non ne esce un ritratto lusinghiero, di un personaggio schivo, forse timido ma certo l’autrice dev’essersene in qualche modo incuriosita e averne apprezzato molti lati per dedicare un lavoro importante. Proprio questo incuriosisce, almeno chi scrive, verso un libro che non promette un innamoramento facile.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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