Basta Piangere! Storie di un'Italia che non si lamentava - Aldo Cazzullo presenta il suo nuovo libro al Teatro Argentina

Scritto da  Enrico Vulpiani Lunedì, 16 Dicembre 2013 

«Basta piangere»: Martedì sera, 26 novembre, al Teatro Argentina, Aldo Cazzullo ha presentato il suo ultimo libro con Matteo Renzi, Enrico Mentana e Massimo Popolizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo avere atteso pazientemente che si diradasse il nugolo di flash su Matteo Renzi, Massimo Popolizio, con la riconosciuta eleganza e presenza scenica, inizia a leggere l’introduzione del più recente libro dello scrittore e giornalista del Corriere della Sera.


Il sottotitolo è «Storie di un paese che non si lamentava»: “Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L'Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C'erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi, però il futuro non era un problema; era un'opportunità." Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, "che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un'assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto. La mia bisnonna sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta con cui lamentarmi per le prime pene d'amore. Mio nonno fece la Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi con lui per il morbillo. L'altro nonno da bambino faceva a piedi 15 chilometri per andare al lavoro perché non aveva i soldi per la corriera: come lamentarmi se non mi compravano il motorino?".


I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame; ma sapevano che c'erano state. Hanno assorbito l'energia di un Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno avuto le opportunità dell'era digitale...Basta piangere!


Alternati ai brani letti dall’attore le riflessioni dell’autore, di Renzi e Mentana, tre voci di generazioni differenti per lasciare un messaggio univoco: “diamoci da fare”! I ragazzi di oggi materialmente hanno tutto e forse, ma non solo per questo, hanno perso la voglia ed il coraggio (non tutti ovviamente) di sacrificarsi e di sognare in grande! La crisi è soprattutto una crisi di fiducia, sembriamo riflettere un azzeccatissimo passo di “Oceanomare” scritto da Alessandro Baricco: “Che cosa aspettiamo madame?” “Che sia troppo tardi”.


I media avallano questa scelta, intossicandoci con negatività, depressione, ineluttabilità, recitano un gioco delle parti, combattendo quelle cose e quelle persone di cui invece non fanno altro che parlare, sottacendo ciò che davvero dovrebbe essere messo in luce, ciò su cui dovremmo confrontarci apertamente in modo intergenerazionale. Ed è comodo lasciarsi cullare ed affossare da tale apparente rassegnazione. Gli italiani restano immobili aspettando che la classe dirigente faccia qualcosa. La classe dirigente resta immobile, perché naturale espressione del proprio popolo e non corpo alieno venuto da Marte. Ma gli alibi servono soltanto ai criminali! Noi invece siamo innocenti, se non scegliamo di essere conniventi con questo gioco al massacro!


La crisi economica dev’essere un opportunità per riflettere, lasciare le vecchie strade ed esplorarne di nuove. E’ inutile aspettare Godot, andiamo a cercarlo a casa sua! Il bravo imprenditore, politico ma soprattutto il bravo cittadino è quello che sa capire i cambiamenti e sa adeguarsi, modellarsi, reinventarsi. Esistono nuovi mestieri, nuove vite e un nuovo paese da scoprire e da vivere. Non si tratta di promuovere l’individualismo, non si tratta di deresponsabilizzare i governi, si tratta di questo: ognuno di noi ha l’obbligo morale, soprattutto per se stesso, di fare la propria parte! Questo Paese deve crescere, smettere di aspettare che Papà ci risolva i problemi, deve iniziare a pensare in che modo ci si può impegnare per risolvere le questioni delle quali quotidianamente ci lamentiamo.


Qualcuno ci ha fatto crescere con l’idea che saremmo diventati tutti ricchi e famosi senza colpo ferire, provando a farci diventare tutti più ignoranti. Ricominciamo ad essere consapevoli che gli unici responsabili dei nostri guai, ma soprattutto gli unici che possono risolverli siamo noi stessi, rispettiamoci e rispettiamo il prossimo, che non è altro che un noi stessi allo specchio. Il messaggio forte per i ragazzi di vent’anni, per gli uomini di trenta e quaranta (non sono più ragazzi, capiamolo e trattiamoli come tali, uomini, stabilendo le giuste proporzioni con chi ne ha 70 e più…) è: “Non lasciate l’Italia ma… riprendetevela! Il nostro Paese poggia su dei tesori infiniti, il mondo desidera fortemente tutto ciò che è italiano, facciamolo brillare e lasciamo che ci ammirino stupefatti.


Ringraziamo Cazzullo, Renzi e Mentana, le occasioni per riflettere non sono mai troppe e farlo tutti insieme ci rende consapevoli della forza che, uniti, possiamo e dobbiamo avere.

 

 

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro Argentina
Sul web: www.teatrodiroma.net - www.aldocazzullo.it

 

 

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