Vincent Van Gogh, viaggio visivo nel mondo di un artista straordinario

Scritto da  Giovedì, 09 Aprile 2015 

Il cinema ci sta prendendo gusto a occuparsi di visite museali e altri orizzonti e pure gli spettatori, così si assiste nuovamente a un evento eccezionale questo prossimo 14 aprile: in mille sale cinematografiche localizzate sui cinque continenti, ovvero in tutto il mondo e per un solo giorno, un omaggio dedicato a un pittore olandese che possiede ad Amsterdam, a suo nome, un grandissimo museo disegnato da architetti amanti dell’arte che contiene l’intera raccolta di dipinti, disegni, lettere e oggetti donati dagli eredi alla città. ‘Vincent Van Gogh, un nuovo modo di vedere’ è il titolo di questo prodotto straordinario, realizzato dal regista David Bickerstaff allo scopo di offrire uno sguardo completo sulla vita e il talento mai riconosciuto in vita a un giovane morto a soli 37 anni, nel 1890, tra le braccia del fratello minore Theo.

‘Una mostra sullo schermo’, questo il segreto dell’opera prodotta da Phil Grabsky che utilizza tecniche sofisticate e la passione per la verità, in modo da sfatare tante falsità sul conto del grande talento originario dei Paesi Bassi. ‘Vincent Van Gogh, a new ay of seeing’ è una magnifica pellicola che racconta cosa espone il museo, chi era l’artista partendo dalla famiglia d’origine, l’infanzia, la giovinezza e l’intera, breve, emozionante esistenza. Cosa lo ha reso un artista del suo tempo e cosa lo ha reso unico, le relazioni con altri artisti del suo tempo, gli amici fino al suicidio. La famiglia, a partire dal fratello Theo, conservò e cedette le opere raccolte con amore e ammirazione. Sarà la moglie di Theo a intuire l’importanza del materiale: lo riordina e, col consenso del figlio, prepara la cessione di metà dell’intera collezione a un museo di Amsterdam. Sarà infine un bisnipote, anni dopo, a cedere l’intero materiale in occasione dell’apertura di un museo dedicato per intero al grande artista, ormai divenuto celeberirrimo.

Inaugurato nel 1973 nella capitale olandese, tutto cominciò quando la moglie di Theo decise di leggere le lettere che il marito e il cognato si erano scritti per anni e anni, tutte conservate e capaci di riempire interi scatoloni. Lì si rende conto che c’è la storia della cultura, del sociale e dell’arte della fine dell’Ottocento, raccontato con commenti, critiche, racconti di personaggi dell’epoca e mille altri dettagli. Il contenuto, inoltre, è molto ben scritto, essendo entrambi i fratelli molto ben istruiti e spazia tra emozioni e i rapporti vissuti con il mondo che lo ha circondato negli anni, rivelando la sua vera natura. Il grande museo creato da un designer mostra nella hall d’ingresso 12 autoritratti eseguiti in tempi diversi che accolgono i visitatori. Van Gogh nasce nel 1853 da un prete protestante che avrà sei figli. Un suo fratello invece ha creato una casa d’arte, la Groupil, dove il primogenito Vincent sarà assunto appena finiti gli studi. Iniziando in Olanda, poco dopo si trasferisce a Londra e, nel 1875, va a Londra in uffici della Groupil dislocati e dove continua a sviluppare il lavoro di famigli.

Ma non ama questo lavoro e le persone che è costretto a frequentare. Decide di licenziarsi, tornare a Londra e andare a insegnare ai poveri. Scrive sermoni per evangelizzare i giovani ma non ha molto successo, è troppo prolisso. Torna a casa e i genitori lo trattengono per motivi di salute, finché Vincent tenta di studiare teologia ad Amsterdam. Non ci riesce e va a Bruxelles diventando prete. Il Belgio gli piace perché frequenta le zone più povere dove vivono i minatori che estraggono carbone vivendo malissimo e a rischio della vita. Van Gogh fallisce pure come evangelista, si dispera e sparisce. Theo invece è entrato pure lui alla casa d’arte Groupil e pensa di proporgli di dedicarsi all’arte, avendo ricevuto centinaia di lettere in cui, per meglio raccontare i luoghi che lo circondavano, Vincent aveva cominciato a disegnare con acquarelli per illustrare meglio i suoi racconti. Tentando di dargli fiducia, Theo spinge l’amato fratello a credere in se stesso e grazie a lui avremo un genio dell’arte unico e stupendo.

Vincent si rifiuta di andare in Accademia per conservare la sua innocenza e, dal 1880, inizia la dura strada dell’autodidatta. Non cerca né denaro né fama e per 5 anni vive nei Paesi Bassi, scegliendo le campagne, i ritratti di contadini e scene campestri, fino al 1885. Pratica molto ma ha già 27 anni quando ha iniziato. Lavora sulla prospettiva usando delle griglie, discutendo sempre col fratello le sue scoperte e i suoi pensieri. Tace a tutti però la scelta di ospitare in casa propria una donna incinta, prostituta con altro figlio con sé e l’aiuta a vivere. Quando i familiari lo scoprono, lo esortano a liberarsene. Così lui parte, lascia di nuovo tutto e vive sempre più in modo solitario. Inizia dipingere usando colori e grossi pennelli, osserva le contadine, la natura, il lavoro nei campi e la raccolta. Infine decide di andare in Francia, per ricongiungersi al fratello che lavora lì da tempo.

Da questo momento le sue opere cambiano radicalmente tonalità, diventano più limpidi, colorati, aerei, scopre l’impressionismo e il puntinismo che utilizza tantissimo in modo stupendo, visita musei e gallerie allo scopo di imparare le tecniche altrui, frequenta colleghi a Montmartre e decide di voler essere più moderno, di voler creare una pittura nuova e rivoluzionaria. Visita il Louvre e ama Parigi che a fine Ottocento è il centro del mondo per gli artisti, attirando talenti da ogni dove. Vincent però è cagionevole di salute e va a vivere fuori città, in una piccola stanza di campagna e spesso riprende a fare lunghe passeggiate all’aria aperta, dopo aver vissuto in città in casa col fratello. E’ invitato a esporre a Parigi nel 1888 con una personale e ormai la sua pittura è del tutto diversa da quella del periodo olandese. La relazione con una donna proprietaria di un bar di Montmartre, che ritrae più volte, sarà l’ultima perché, terminata questa piccola storia, frequenta solo bordelli, molto amati dall’amico Touluse Lautrec.

Grazie a Theo che gli mostra opere d’arte giunte da poco dal Giappone, scopre uno stile nuovissimo che lo impressiona tantissimo e decide di imitarlo, usando colori forti e osservando la natura con occhi nuovi. Si trasferisce in Provenza, ad Arles, vive in campagna e gode del sole che gli regala nuova luce per guardare la realtà. Sempre più affascinato dalle stampe giapponesi su tessuti e carta, ricerca colori assoluti e li trova in questa parte meridionale della Francia. Più che paesaggi però, Vincent vuol dipingere ritratti e affita 4 stanze su due piani per poter invitare altri pittori, nell’idea di poter creare una ‘colonia di artisti’. Solo Gauguin lo raggiunge e assieme passeggiano, dipingono, mangiano, parlano per un paio di mesi ma infine litigano e Gaugin se ne va, dopo che Van Gogh si è tagliato un orecchio al culmine di una lite e finisce in ospedale. Qui disegna con punte di canne e inchiostro e realizza opere magnifiche, alla ricerca di un stile personale che ha trovato ad Arles.

I restauratori oggi possono riportare maglifici dipinti alla reale pittura originale grazie all’opera di pulizia sui ritocchi eseguiti in precedenti restauri. Il film mostra la vita, gli eventi, la ricerca disponibile fra lettere e opere fino al ricovero in una clinica psichiatrica di Saint Remy, scelta dall’artista e dalla quale è libero di uscire se sta meglio. E’ in questo periodo che crea i suoi massimi capolavori. Credeva davvero che l’unico modo di guarire fosse continuare a dipingere e lavorare il più possibile. In soli 70 giorni crea 80 fra i suoi dipinti più celebri e, considerando che muore poco dopo a soli 37 anni, tutta la sua vita produttiva d’artista copre appena 10 anni di tempo, eppure solo negli ultimi 5 anni lascia oltre 500 quadri magnifici e innumerevoli disegni. Theo si è sposato e ha un bimbo ma continua a occuparsi del fratello. Tramite Pissarro, conosce un medico omeopata che ama l’arte e gli manda il fratello malato, sperando che possa stare un po’ meglio ma, il 27 luglio 1990, dopo essere scomparso per mezza giornata, Vincent torna a casa ferito in modo mortale.

Theo accorre e dopo due soli giorni gli muore il fratello tra le braccia. E’ tanto il dolore che dopo solo sei mesi anche Theo muore per un malattia perniciosa. La moglie lo vorrà seppellire a fianco di Vincent per farli restare vicini, uno a fianco all’altro, per l’eternità. Questo film è da non perdere se amate l’arte e se sapete di non poter andare di persona ad Amsterdam per una visita reale. Segnatevi anche i prossimi appuntamenti con il cinema che offre un nuovo modo di vedere: sempre per un giorno solo e in tutto il mondo, martedì 21 aprile ‘Cattedrali della cultura in 3D’, da un’idea di Wim Wendeers e martedì 26 maggio ‘Gli impressionisti’, un’immersione nel mondo di Cézanne, Monet e Degat, fra i tanti altri. Per saperne di più visitate il sito www.nexodigital.it che presenta la Grande Arte su Grande Schermo.

Grazie a Luana Solla – Nexo Digital

Articolo di Daniela Cohen

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