“Un nuovo giorno” – un film di Stefano Calvagna

Scritto da  Domenica, 13 Marzo 2016 

Una riflessione esistenziale, con il tono della commedia e un finale lieto che dà speranza, senza nessun semplificazione. Un film sulla ricerca autentica di noi stessi e del nostro posto del mondo, oltre qualsiasi falsificazione: il coraggio e l’umiltà di guardarsi dentro in quel nucleo più profondo senza toni di sfida, senza voglia di scandalizzare. Una storia paradossalmente e incredibilmente semplice di valori familiari, di desiderio di famiglia, di fede nonostante tutto e che, in un mondo alla deriva che preferisce la protesta e lo scandalo, vuole proporre che l’amore è ancora possibile anche se la strada è faticosa. Un’analisi attenta dei comportamenti umani, un film sul rispetto dell’altro, sulla complicità che è solidarietà, sulla complessità dell’identità. Interpretato con passione e attenzione dagli attori che non schiacciano mai il personaggio. Belli i dialoghi.

Esce il 10 marzo in sala distribuito da Poker Entertainment, "Un nuovo giorno", ultimo film di Stefano Calvagna, che, dopo il successo del film “Non escludo il ritorno”, dedicato alla figura di Franco Califano, torna dietro la macchina da presa per un lungometraggio ispirato ad una storia vera e di grande impatto sociale. Girato tra Roma e Bangkok e prodotto dalla Poker Entertainment, il film si si avvale di un cast composto da Danilo Brugia (“Non escludo il ritorno”, “Rossella”), Luca Filippi (“In fondo al bosco”), dal giovanissimo ma già affermato figlio del regista Niccolò Calvagna ("Anni felici", "Maraviglioso Boccaccio"), Imma Piro (“Il posto dell’anima”, “Viva l’Italia”), Franco Oppini(“Arrivano i gatti”, “Abbronzatissimi”) e Paola Lavini (“Anime nere”, “Sanguepazzo”) edall'esordiente Sveva Cardinale, cui si ispira la storia del film.

Non parlatene come un film sul cambiamento di sesso. E’ riduttivo e ingiusto. Dà adito ad una serie di fantasie che non hanno nulla a che vedere con il film. Nella sua tenerezza ha una volontà di chiarezza che Giulio che si fa chiamare Giulia fin da bambino proclama: si sente a tutti gli effetti donna ed è imprigionato in un corpo sbagliato; ama gli uomini da donna e non vuole essere una via di mezzo; non c’è desiderio di travestitismo. Non accetta neppure di sposare l’uomo con il quale vive all’estero perché non è un omosessuale. E’ solo una donna in un corpo sbagliato e non accetta compromessi. Trovo un film sull’autenticità e il coraggio reale di essere di versi senza nessuna arroganza, rivendicazione come troppo spesso si vede nei film che vogliono difendere il diritto – lecito – di essere quello che si è quasi contro gli altri, i cosiddetti “normali”. Giulio-Giulia è una donna che vuole un marito con il quale dividere tutto, al quale essere fedele e al quale poter dare dei figli. La vita lo ha messo in una condizione difficile, drammatica e non per questo inizia una vita raminga di avventure e deragliamenti, cerca solo la propria strada insindacabile per realizzare il sogno di molte bambine.

E' la storia di Giulio, che fin dalla tenera età si sente di appartenere a un corpo sbagliato: guarda le bambine e si sente una di loro. A 27 anni decide di operarsi e intraprende un viaggio a Bangkok, in Thailandia, per cambiare sesso e diventare 'finalmente' donna fisicamente e fisiologicamente. Un percorso che porterà la protagonista a rivalutare i propri rapporti con la famiglia e gli amici e a ricominciare una nuova vita in un corpo che la farà sentire finalmente a proprio agio nel mondo.
Il film inizia con una citazione dantesca, dal Canto XXIV dell’Inferno, sul tema dell’ermafroditismo che da sempre ha affascinato e turbato le menti e l’inquadratura sono le gambe di una donna che si muovono leggere a Bangkok come si capirà dopo qualche fotogramma. Una voce narrante traccia la strada che percorreremo con poche parole, sull’importanza di non nascondersi per capire chi siamo e qual è il nostro posto nel mondo, forse la cosa più difficile ed elementare che la vita ci chiede.
Poi la macchina da presa ci riporta ai tempi della scuola e a quel bambino così bello che vuole giocare con le barbie delle compagne ma è respinto dalle bambine, violato dai maschi, coetanei e perfino da un sacerdote senza che questo gli faccia perdere la fede. Giulio-Giulia continuerà a credere negli angeli, quando sarà usato da un compagno, nella malattia feroce, nel rischio di cambiare sesso, nel coraggio di affrontare il proprio corpo di donna a tutti gli effetti che all’esterno lo fanno sembrare un trans. Bello, poetico, ma credibile, il rapporto con la madre e la sua sofferenza di non poter proteggere abbastanza quel figlio; della sorella complice; del compagno che è il vero miracolo della vita e dell’amicizia in un ambiente professionale di solito feroce come quello della moda. Eppure il regista è sapiente nel rendere credibile, non sdolcinato, senza mai cedere al tono della fiaba.

Girato con grande fluidità, attenzione ai dettagli, senza estetismi e una naturalezza, quasi una nonchalance, che permette allo spettatore di concentrarsi sui dialoghi e il vissuto dei personaggi. Commovente e ironico a tratti con una scelta impeccabile degli interpreti, a cominciare dal gustoso Franco Oppini. Un film che invita a riflettere sull’utilità di attraversare la propria sofferenza senza sconti, accettando la vita senza rabbia, reticenza né arroganza, per costruire passo dopo passo quello che siamo veramente.

INFO
Uscita: 10 marzo 2016
Regia e sceneggiatura Stefano Calvagna
Direzione fotografia: Simone Zampagni
Montaggio: Roberto Siciliano
Musiche: Paolo Vivaldi
Location: Roma, Milano, Bangkok
Cast: Sveva Cardinale, Danilo Brugia, Luca Filippi, Niccolò Calvagna, Imma Piro, Franco Oppini, Paola Lavini, Sveva Cardinale.
Drammatico,
Ratings:Kids+13
Distribuzione: Poker Entertainment
Durata: 102'
Ufficio stampa: REGGI&SPIZZICHINO: Raffaella Spizzichino: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; port. 338.8800199

Articolo di Ilaria Guidantoni

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