"The Rocket" di Kim Mordaunt al Milano Film Festival 2013

Scritto da  Caterina Paolinelli Giovedì, 12 Settembre 2013 

Nella categoria eventi speciali del Milano Film Fest 2013, abbiamo apprezzato l’emozionante film del regista australiano Kim Mordaunt. L’opera ha vinto il premo della giuria e del pubblico al Tribeca Film Festival di quest’anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

THE ROCKET
regista Kim Mordaunt
produzione Red Lamp Films
produttore Sylvia Wilczynski
distribuzione Level K - Freja Johanne Nørgaard Sørensen
sceneggiatura Kim Mordaunt
interpreti Sitthiphon Disamoe, Loungnam Kaosainam, Thep Phongam, Bunsri Yindi, Sumrit Warin, Alice Keohavong
musiche Caitlin Yeo
montaggio Nick Meyers
fotografia Andrew Commis
sound editor Sam Petty, Brooke Trezise

 

 

C’era una volta una donna bellissima che partorì in una capanna in mezzo alla foresta del Laos. La donna diede alla luce due gemelli: uno vivo e uno morto. C’era una credenza nella sua tribù: se nascono due gemelli uno è fortunato e l’altro maledetto, per questo vanno uccisi entrambi. La levatrice, madre di suo marito, vuole uccidere il bambino. Ma lei lo convince a tenerlo: “Visto che il gemello è morto - le dice- ho partorito un solo bambino.”
E così Ahlo cresce, molto amato dalla madre, la splendida Mali, e sotto lo sguardo severo (quasi d’odio) della nonna. Il padre è un uomo un po’ così, in balìa di sua madre e completamente innamorato della moglie. Ma tutto sommato, la bella famiglia indigena vive la sua vita in armonia con la natura nel villaggio immerso nella jungla. Quando un bel giorno arriva una ditta idroelettrica che, promettendogli una vita migliore e una casa con tutti i comfort in città, compra il loro terreno con l’obiettivo di costruire lì delle dighe per produrre energia. In realtà nessuno di loro ha molta voglia di lasciare il villaggio per la città, ma la scelta non è esattamente libera.
Il giorno della partenza Ahlo si impunta che vuole portare in città la sua canoa, tutti sono contrari perché pesa molto e il viaggio (a piedi) non è semplice, ma Mali vuole accontentarlo. Durante la risalita della collina, per una stupida distrazione, la canoa di Ahlo si sgancia dal traino e travolge la madre prendendola nello stomaco. La donna muore sul colpo a causa del violento urto. La nonna, ovviamente, punta il dito contro Ahlo rivelando al padre che è un gemello e che quindi è portatore di guai. Dopo una notte di disperazione e la consecutiva celebrazione del funerale di Mali, il padre riaccoglie a sè il figlio e tutti e tre (nonna compresa) partono per la città.
Le case non ci sono. Nessuna delle promesse fatte è mantenuta. C’è solo una baraccopoli fetida. Ahlo stringe amicizia con una ragazzina orfana dei genitori che vive con lo zio alcolista, detto zio Purple (si veste sempre di viola) reduce della guerra in Corea al fianco degli americani.
Nella baraccopoli ne succedono di tutte e la fama di “Ahlo portatore di guai” si accresce al punto che alcuni elementi del villaggio bruciano la loro baracca costringendoli a fuggire. Anche la ragazzina e lo zio Purple si uniscono a loro. E’ un gruppo abbastanza scalcinato, ma compatto. La storia trova il suo lieto fine nella gara di razzi: Ahlo costruisce il razzo più potente di tutti (sotto consiglio dello zio Purple, esperto di esplosivi) e vince un pacco di soldi, ma non solo: il suo razzo arriva talmente in alto da scatenare la pioggia. Questo evento è evidente segno di buona fortuna perché il ragazzo viene finalmente accettato dalla nonna e tutta la famiglia accolta con gioia nel nuovo villaggio.
E’ una storia davvero poetica e delicata, di un lutto ancestrale - la perdita della madre - e del coraggio e della determinazione di una nuova generazione, della giovinezza che non si arrende di fronte a niente e lotta anche contro la sua stessa famiglia.
I personaggi sono finemente disegnati e il bambino protagonista è meraviglioso. Immagini stupende di paesaggi selvaggi. Ottima sceneggiatura, montaggio invisibile che sostiene la storia in modo armonico. Gli attori sono splendidi.
Si trova molto spesso nella storia la presenza delle bombe e delle mine-antiuomo che sono diventate le nuove “belve delle Jungla”.
Bellissimo.

 

Kim Mordaunt è nato nel 1966, ha conseguito un BA in Comunicazione presso l'University of Technology, Sydney, e successivamente un diploma in recitazione presso la London Academy of Music and Dramatic Arts. Ha insegnato presso la United Nations International School in Hanoi e ha lavorato come cameraman, produttore, sceneggiatore e regista in produzioni di film internazionali.

 

 

Passaggi al Milano Film Festival
11-09-2013 20:30 / Teatro Studio
13-09-2013 22:00 / Triennale - Teatro dell'Arte

 

 

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Calabrese, Ufficio stampa Milano Film Festival
Sul web: www.milanofilmfestival.it

 

 

 

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